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Full text of "Dialogo di Galileo Galilei Linceo matematico sopraordinario dello studio di Pisa. E filosofo, e matematico primario del serenissimo gr. duca di Toscana. Doue ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico, e copernicano; : proponendo indeterminatamente le ragioni filosofiche, e naturali tanto per l'vna, quanto per l'altra parte"

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Science  and  Tecìmology 

SMITHSONIAN  INSTITUTION  LIBRARIES 


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Gail  Enfmjian 

in  honor  of  the  Enfiajian 

Family  Grandchildren 


DI AL  O  G 

D    I 
GALILEO  GALILEI  LINCEO 

MATEMATICO  SOPRAORDINARIO 

DELLO  STVDIO  DI  PISA. 

E  Filofofo ,  e  Matematico  primario  del 

SERENISSIMO 

GR.DVC  A  DI  TOSCANA. 

Doue  ne  i  congreflìdi  quattro  giornate  fi  difcorre 

foprai  due 

MASSIMI  SISTEMI  DEL  MONDO 

TOLEMAICO,  E  COPERNICANO^ 

"Proponendo  indeterminatamente  le  ragioni  Filofifiche,  e  Naturale 
t Mito  per  l'vna  >  quanto  per  l'altra  parte . 


CON  PRI  B 


VILEGL 


IN  FIORENZA,  Per  Gìo.Batifh  Landini  MDCXXXII. 


CON  LICENZA  DM'  SVPEì{lQRI* 


Imprimatur  fi  videbitur  Reuexendifs.  P.  MagiftroSacri 
falatij  Apoftolici.' 

A.  Epifcopus  BelUcaftenfis  Vicesgerensi 

Imprimatur 

Fr.  Nicolaus  Riccardius 

Sacri-Palatij  Apoftolici  Magifter» 

Imprimatur  Fiorenti*  ordimbus  confutiti fcrmta» 
li.Septembris  1630. 

Petrus  fltiaolinusnc.  Gmet.  Fiorenti^ 

Imprimatur  àie  1 1,  Septcmbrififj*. 

Fr.  CkmsmEgidimlnqHk  G&mt*  Fiorentini 

$t&mptfì*$  12.  iì  Settembre  zÓjoj, 


ì 


' 


SERENISSIMO 

GRANDVCA 


% 


|3  A  differenza  clie  è  tra  gli  Imomirii,  e  gli  altri 
animali ,  per  grandifftma  che  ella  fiacchi  di- 
ceffe  poter  darfi  poco  diffimile  tra  gli  flellì 
fS^El^Sì!!  huomini,  forfè  non  pallerebbe  fuor  di  ragio- 
ne.Qual  proporzione  ha  da  vno  amille?e  pu- 
re è  prouerbio  vulgato,ehe  vn  iolo  huomo  vagliaper  mil- 
le^ oue  mille  non  vagliano  per  vn  folo.  Tal  differenza  de- 
pende dalle  abilità  diuerfe  degl'intelletti;  il  che  io  ridu- 
co alfeflere ,  ò  non  effer  filofofò  :  poiché  la  filofbfia,come 
alimento  proprio  di  quelli,  chi  può  nutrirfene,ilfepara  in 
effetto  dal  comune  effer  dei  volgo  ',  in  più,  e  men  degno 
grado ,  come  che  ila  vario  tal  nutrimento .  Chi  mira  piti 
alto,  li  diiìerenzia  più  altamente;  e'l  volgerli  al  gran  libro 
delia  Natura,  che  è'1  proprio  oggetto  della  filofofia.,  è  il 
modo  per  alzar  gli  occhi:  nel  qual  libro,benehè  tutto  quel 
che  fi  legge,come  fattura  d*  Artefice  Onnipotente,  fia  per 
ciò  proporziona  ti  llimoj  quello  nientedimeno  è  più  fjpe- 
dito,e  più  degno,oue  maggiore  ai  noftro  vedere  apparifee 
l'opera ,  e  l'artifizio ,  La  Coftituzione  dell' Vniuerfo,  tra 
i  naturali  apprenfibili,  per  mio  credere  ,  può  metterli  nel 
primo  luogo:  che  fé  quella  come  vniuerfal  contenente, 
in  grandezza  tutt  altri  auanza;  come  regola,  e  manteni- 
mento 


mento  di  tutto,  cfebbe  anche  auanzarli  di  nobiltà.  Però  l 
fé  a  niuno  toccò  mai  in  ecceffa^differenziarfi  nell'intellet- 
to fopra  gli  altri  hiiomini,  Tolomeo,  e'1  Copernico  furon 
quelli,  che  fi  altamente  lenero,  s'affisarono,  e  filofofarono 
nella  mondana  Coftituzione .  Intorno  all'opere  de  i  quali 
rigirandoli  principalmente  quefti  miei  Dialoghi ,  nonpa- 
reua  doueriì  quei  dedicare  ad  altroché  a  Voftra  Altezza . 
Perchè  pofandoiila  lor  dottrina  fu  quefti  due ,  ch'io  ftimo 
i  maggiori  ingegni ,,  che  in  limili  fpeculazioni  cihabbiàn 
lafciateloi'o  opere  -j  per  non  far  difcapito  di  maggioranza >. 
conueniua  appoggiarli  al  fauore  di  Quello  appo  di  me  il 
Maggiore,  onde  pofian  riceuere,  e  gloria,  e  patrocinio»  E 
fé  queixlue  hanno  dato  tanto  lume  al  mio  intendere,  che 
quefta  mia  opera  può  diri!  loro  in  gran  parte ,  ben  potrà 
anche  dirli  di  Voftr  Altezza,  perla  cui  liberal.  Magnifi- 
cenza non  folo  mi  s'è  dato  ozio,  e  quiete  dà  potere  ferine- 
re;  ma  permezo  difuo  efficace  aiuto ,  non  mai  fiancatoli 
in  onorarmi ,  s'èinvltimo  data  in  luce.  Accettila  dunque 
TA.  V.  con  la  fua  lolita  benignità :y  e  fé  citrouerrà  cofa  ai- 
curia,  onde  gli  amatori  del  vero  poflan  trar  frutto  di  mag- 
gior cognizione,e  di  giouamento;  riconofealà ,  come  pro- 
pria di  Se  medefima ,  auuezza  tanto  a  giouare,  che  perà 
nelfuo  felice  Dominio  non  ha  niuno,  che  dell' vniuerfali 
anguille,  che  fon  nel  Mondo,  ne  fen ta  alcuna  che  lo  di- 
flurbi:  con  che  pregandole  profferita,  per  crefcerfefnpre: 
in  quella  fua  pia ,  e  magnanima  vfanza  ,Je  fo  vmilifnm&i 
Eexierenza. 

Dell'Altezza  VoftraSerenifsima< 

VmitijJtmQy  ^.^suotijpmo  Seruo,  e  Vajf/alló. 

Galileo  Galilei*. 


AL    DISCRETO 

LETTORE. 


I  promulgò  a  gli  anni  paflati  in  Roma  vn  falliti- 
fero  Editto,  che  per  ouuiare  a'pericolofi  fcan- 
doli  dell'età  prefente,imponeua  opportuno  file- 
zio  all'opinione  Pittagorica  della  mobilità  della. 
Terra.  Non  mancò  chi  temerariamente  atteri 
quel  decreto  eifere  (tato  parto,  non  di  giudiziofo  elàme,  ma 
di  paffione  troppo  poco  informatale  fi  vdirono  qucrele,che 
Confultori  totalmente  inefperti  delle  ofleruazioni  Aftrono- 
michenò  doueuano  con  proibizione  repentina  tarpar  l'ale 
a  gl'intelletti  (peculatiui .   Non.potè  tacer'il  mio  zelo  in 
vdir  la  temerità  di  si  fatti  lamenti.  Giudicai,  come  piena- 
mente inftrutto  di  quella  prudentifiìma  determinazione, 
comparir  pubicamente  nel  Teatro  del  Mondo,  come  tefti- 
monio  di  fincera  verità.  Mi  trouai  allora  preferite  in  Roma? 
hebbi  non  folo  vdienze ,  ma  ancora  applaufide'i  più  emi- 
néti  Prelati  di  quella  Cortemè  sézaqualche  mia  anteceden- 
te informazione  leguipoilapublicazionedi  quel  Decreto. 
Per  tanto  è  mio  configlio  nella  prelente  fatica  inoltrare  alle 
Nazioni  foreftiere,  che  di  quella  materia  fé  ne  sa  tanto  in 
Iralia;  e  particolarmente  in  Roma,  quanto  polla  mai  hauer- 
ne  imaginato  la  diligenza  Oltramontana;  e  raccogliendo  in- 
fittile tutte  le  fpec illazioni'  proprie  intorno  al  Siftema  Co- 
pernicano, far  fap ere,  che  precedette  la  notizia  eli  tutte,  alla 
cenfura  Romana  ;  e  che  efeono  daquefto  Clima ,  non  iòlo  i 
Dogmi  per  la  fallite  dell'anima,  ma  ancora  gl'ingegno!!  tro- 
uati  per  delizie  degl'ingegni  . 

A  quello  fine  ho  prefa  nel  difeorfo  la  parte  Copernicana, 
procedendo  in  pura  Ipotefi  Matematica,cercando  per  ogni 
ftrada  artifiziofa  di  rapprcfentarla  fuperiorc,nò  a  quella  della 
fermezza  della  Terra  aìlolutamente»  ma  fecondo, che  Ci  di- 
fende da  alcuni; che  di  profellione  IJeripatctici,ric  ritengono 

folo 


folo  il  nome,  contenti  fenzapafieggìodi  adorar ì'Omtyfc;  nò 
filofofando con  l'aiiuerienza  propria  ;  macoli  foto  la  me- 
moria di  quattro  principi;  marinici! . 

Tre  capi  principal  ili  tratteranno .  Prima  cere ;  ero  di  mo- 
ftfare  tutte  le  (periéze  fattibili  nella  Terrai  fers-mezi  .niuifì- 
cientia  concluder  la  fua  mobiliti  ^  ma  inaidèrei  emerite 
poterli  adattare  còsi  alla  Terra  mobile,  come  anc^  .juicicé- 
te;  e  ipero,  che  in  quello  calo  li  paleferanno  rnol  .e  o tenta- 
zioni ignote  all'antichità-.  Secondariamente  li  etamineran- 
no  li  fenomeni  celem,rinforzàdo  l'ipoteli  Copernicana^  o- 
me  fé  aiiòlutamente  detiene  rimaner  vittorioia/aggiungen- 
do  nuoue  Ipeculazioni ,  le  quali  però  /crucino  per  facilità 
dy  Aftronomia,non  per  necci] irà  di  na  tura .  Nel  terzo  luogo 
proporrò  vna  rantafia  ingegnoia .  Mi  trouauo  hauer  detto 
molti  anni  fona,  che  l'ignoto  Problema  del  ftuffò  del  Mare, 
potrebbe  riceuer  qualche  luce,  ammeilb  il  moto  terr-eftre- 
Quello  mio  detto,  volando  per  le  bocche  degli  huomini,ha- 
uetia  tremato  padri  cadtatiui ,  che  fé  l'adottauano  per  prole 
di  proprio  ingegno.  Bora,  perchè  non  polla  mai  comparire 
alcuno  ftraniero  ,-che  fortificandoli  con  l'armi  nonre^ci  rin- 
facci la  poca  auuertenza  in  vno  accidente  cosi  principale» 
ho  giudicato  palefare  quelle  probabilità ,  che  lo  rendereb- 
bero pcrfuaìibile ,  dato  che  la  Terra  li  moueflè.  Spero,  che 
da  quelle  conflderazioni  il  Mondo  conciterà ,  che  fé  altre 
nazioni  hanno  nauigato  più ,  noi  non  habbiamo  fpeculato 
meno ,  e  che  il  rimetterli  ad  afferà  la  feimezza  della  Terra, 
e  prender  il  contrario  folamenteper  capriccio  Matematico 
non  nafte  da  non  hauer  contezza  di  quant'alrrieiliabbia 
penfatcr,  ma  quando  altro  non  fui 'è  da  quelle  ragioni ,  che 
la  Pictà,la  Religione,  il  conofeimento  della  Diuina  Onnipo- 
tenza, eia  coièienza  della  debolezza  dell'ingegno  humano 
ci  lònirniniirrano* 

Ho  poi  pelato  tornare  molto  a propofito  lo  {piegare  que- 
lli concerei  in  forma  di  Dialogo ,  che  per  non  ei^er  riftretto 
alla  rigorofa  ofeuanza  delle  leggi  Matematiche ,  porge 
campo  ancora  a  digreinoni  tal'hoia non  meno  curiofe  del 
principale  argomento- 

Ali  trouai  molt  anni  fono  più  Tolte  nella  marauigliofa 
Città  di  Venezia  in  conuerlazione  col  Signor  GiouanFran- 
cefeo  iagredo  IUuftrifsimo  di  nafrita,atutifsirno  d'ingegno* 

Venne 


Venne  1A  di  Firenze  il  Signor  Filippo  Saltuari ,  nel  quale  il 
minore  ipiendore  era  la  chiarezza  del  Sangue ,  e  la  magnifi- 
cenza delie  ricchezze  ;  fublime  intelletto  ,  che  di  ninna 
delizia  più  acidamente  il  nutriua>  che  di  (pecolazioni  eiqui- 
fite.CoiT  quelli  due  mi  trouai  ipelìò  àdiicorrer  di  quelle  ma- 
terie con  l'interuento  di  vn  Filosofo  Peripatetico ,  al  quale 
pareua,che  niuna  colà  oftaffe  maggiormente  per  l'intelli- 
genza del  vero ,  che  la  fama  accmiìtata  nell'interpretazioni 
Ariftoteliche . 

Hora,  poiché  morte  acerbifsima  ha  nerpiù  bel  (erenode 
gli  anni  loro  priuato  di  quei  due  gran  lumi  Venezia ,  e  Fi- 
renze,ho  rifoluto  prolnngar,per  quanto  vagliono  le  mie  de- 
bili forze,  la  vita  alla  fama  loro  fopra  quelle  mie  carte,intro- 
ducendoli  per  interlocutori  della  prefentecontrcuerfla .  Né 
mancherà  il  fuo  luogho  al  buon  Peripatetico ,  al  quale ,  pel 
iòuerchio  affetto  verfo  i  conienti  di  Simplicio ,  è  parfo  de- 
cente lenza  esprimerne  il  nome  lafciarli  quello  del  reuerito 
fcrittore .  Gradinano  quelle  due  grand'anime,  al  cuor  mio 
fèmpre  venerabili ,  quefto  publico  monumento  del  mio  no 
mai  morto  amore  ;  e  con  la  memoria  della  loro  eloquenza 
ini  aiutino  a  (piegare  alia  Pofterità  lepromeiTe  ipeculazioni. 

Erano  carnalmente  occorfì  (comeinteruiene)  varij  di- 
fcorli  alla  fpezzata  tra  quefti.Signori ,  i  quali  hauenano  più 
tolto  ne  i  loro  ingegni  accela,  che  confolata  la  fete  dellim- 
parare;  però  fecero  faggia  rifoluzione di  trouariì  alcune 
giornate  infieme,  nelle  quah,  bandito  ogni  altro  negozio, 
fi  attenderle  a  vagheggiare  con  più  ordinate  fpeculazionilc 
marauigliedi  Dione!  Cielo,  e  nella  Terra:  fatta  la  radunan- 
za nel  Palazzo  deirilluirrifsimo  Sagredo,  dopo  i  debiti ,  ma 
però  breui  complimenti,  il  Signor,  dàlmati  in.  quefta  maniera 

jafiomiociòi 


GIORNATA  PRIMAr 

Interlocutori , 

SALVI  ATI,  SAGREDO,  E 
SIMPLICIO. 


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&¥$.&#$) 


SALV.  43&^tì&>&'eJh^&2à   V  la  conclufione,  e  l'appuntamento 

di  ieri  ,  che  noi  douefiìmo  in  quefio 
l  giorno  di/correre,  quanto  più  di- 
6)^\   feS^^v^OT  fintamente ,  e  particolarmente  per 
noi  fi  potejfe ,  intorno  alle  ragioni 
naturali ,  e  loro  efficacia ,  che  per 
l'vna  parte ,  e  per  V altra  fin  qui 
fono  fiate  prodotte  da  i  fautori  del- 
la pofizione  lArifìotelica ,  e  Tole- 
maica, e  da  ifeguaci  del  Sifitma  Copernicano  .  E  perche  col- 
locando ti  Copernico  la  Terra  trai  corpi  mobili  del  Ciclo, 
viene  a  farla  ejfa  ancora  vn  Globo  fimile  a  vn  Pianeta,  farà 
bene,  che  ti  principio  delle  nofìre  confider  azioni fia  l'andare 
efaminando  quale ,  e  quanta  fa  la  forza  ,  e  l'energia  de  i 
progrejfi  peripatetici  nel  dimoftrare ,  come  tale  ajfuntofict—* 
del  tutto  impofiìbile;attefochefia  necejfario  introdurre  in  na- 
tura fufianze  diuerfe  tra  di  loro,  cioè  la  Celefie,e  la  Elemen- 
tare; quella  impajjibile ,  &  immortale ,  quefia  alterabile ,  e 
caduca  .  Il  quale  argomento  tratta  egli  ne  i  libri  del  Cielo  , 
inj inviandolo  prima  con  difcorfi  deptndenti  da  alcuni  af un- 
ii generali,  e  co?ìfermandolo  poi  con  efptrienze ,  e  con  dimo- 

A       fir  azioni 


Copernico  re 
puta  la  Terra 
effer  vn  Glo- 
bo fimile  ad 
vn  Pianeta. 


Suflanze  cele 
Ri  inalterabi- 
li, &  elemen- 
tari, alterabi- 
li necefìarie.-' 
in  natura  di 
mente  d'Arif. 


Ariftotile  fa 
il  mondo  per- 
fetto, perchè 
ha  la  trina  di- 
menfìone. 


Dimoftrazìo- 
nid'Arift.per 
prouare  le  di- 
menfìoni  effe- 
re  tre  ,  e  no» 
più. 

Numero  ter- 
nario celebre 
appretto  i  Pi- 
tagorici» 


x  Dialogo  primo 

firazìoni particolari.  Iofeguendo  l'ìfleffo  ordine, proporro,  e 
poi  liberamente  diro  il  mio  parere  ;  efponendomi  alla  cenfura 
di  voi ,  j£r  in  particolare  del  Signor  Simplicio ,  tanto  flrenuo 
Campione ,  e  mantenitore  della  dottrina  lAriftotclico-j - 
E  il  primo  pajfo  del  progreffo  peripatetico  quello  doue  Ariflotile 
prona  la  integrità !-,  e  perfezione  del  Mondo  ,  coli  additar- 
ci, com'ei  noti  e  vnafemplice  linea,  ni  vnafuperficie  pura-*, 
ma  vn  corpo  adornato  di  lunghezza ,  di  larghezza,  e  di  pro- 
fondità ;  e  perche  le  dimenjioni  non  fon  più  che  qziefle  irt^  ; 
auendole  egli,  le  ha  tutte ,  &  auendo  il  tutto  è  perfetto .   Che 
poi  venendo  dalla  femplice  lunghezza  cojiituiia  quella  ma- 
gnitudine, che  ji  chiama  linea,  aggiunta  la  larghezza  fi cojìi- 
tuifi ala fuperficìe,  e fopragìunta  l'altezza  ■,  ò  profondità,  ne 
rifiliti  il  corpo  ,  e  che  doppo  quejle  tre  dimenjioni  non  fi  dia 
pajfaggio  ad  altrayfiche  in  quefie  tre  fole  fi  termini  V  integri- 
tà, e  per  così  dire,  la totalità. ,  auerei  ben  defiderato ,  che  da—* 
Arifi.  mi  fujfe fiato  dimojirato  con  neceffità,e  majjìme  poten- 
do/i ciò  efequire  affai  chiaro ,  e  fpeditamente . 
SIMP.  tJMancano  le  dimojlr azioni  bellifjìme  nel  2.3.  e  4.  teJlot 
doppo  la  definizione  del  Continuo:  non  auete  primieramen~ 
te y  che  oltre  alle  tre  dimenjioni  non  ven'e  altra,perche  il  tre  ì 
ognicofa }  il  tre  e  per  tutte  le  bande  fé  ciò  non  vien'egli  con' 
fermato  con  l'autorità,  e  dottrina  de  i  Pittagorici,che  dicono, 
che  tutte  le  cofefon  determinate  da  tre,  principio,  mezo,  e  fine , 
che  e  il  numero  del  tutto?  E  doue  lafciate  voi  l'altra  ragione, 
cioè,  che  quafiper  legge  naturale  cotal  numero  fi  v fa  nefacri- 
fizj  degli  \DeiÌ  E  che,  dettante  pur  così  la  natura ,  alle  cofe  , 
che  fon  tre,enon  a  meno,  attribuì) 'cono  il  titolo  di  tutte  {perchè 
di  due  fi diceamendue ,  e  non  fi  dice  tutte ,  ma  di  tre  fi  bene: 
e  tutta  quefia  dottrina  l'hauete  nel  te/I.  2.  Nel  3.  poi  ad 
plcniorem  feientiam  fi  legge ,  chel'ogni  cofa  ,  il  tutto  ,  e'I 
perfetto  formalmente  fon  l'ijlejjò  ;  echeperòfolo  il  corpo  tra 
le  grandezze  e  perfetto  ,  perche  ejfo  foiose  determinato  da  3, 
cherè  il  tutto  ;  &  ejfendo  diuifibile  ih  tre  modi,  è  diuifibile  per 
tutti  i  verfi:  ma  dell' altre,  chi  e  diuifibile  in  vn  modo ,  e  chi  in 
dua,  perche  fecondo  il  numero ,  che  gli  e  toccato ,  così  hanno 
.  la  diui/ione,  e  la  continuità;  e  così  quella  e  continua  per  vns 
vtrfo,  qnefiaper  due.,  ma  quello,  ciò}  il  Corpo  ,per  tutti .  Di 
più  nel  Tejio  4.  doppo  alcune  altre  dottrine ,  non prou' egli 
l'iftaj/o  sor*  vn' altra  dimofir 'azione,  dot,  sbe  non  fi  facendo 

tra* 


Del  Galileo:  jf 

trapaffofe  non  fecondo  qualche  mancamento  (e  così  dalla  li- 
neajipaffa  alla  fuperficie,perche  la  linea  e  manchevole  di  lar- 
ghezza) &  ejfendo  imponìbile,  che  il  perfetto  manchi,  ejfendo 
egli  per  tutte  le  bande ,  però  nonjìpuòpaffare  dal  Corpo  ad 
altra  magnitudine ,  Or  da  tutti  quejìi  luoghi  non  vi  par' egli 
afujfcienza prouato,com' oltre  alle  tre  dimenjioni  lunghez- 
za, larghezza,  e  profondità ,  non  fi  dà  tranfito  ad  altra ,  e-» 
che  pero  il  Corpo,  che  le  ha  tutte  e  perfetto . 

SAL  V.  Io  per  dire  il  vero  in  tutti  qtnJH  difcorji  non  mi  fon  feti' 
titojìrignere  a  concedere  altro,  fé  non  che  queUo,che  ha  prin- 
cipio, me zo,  efinepojfa,  edeu*  dir/i perfetto  :tna  chepoiper- 
she  principio ,  mezo,  e  fine  fon  j.  Unum.  $.Jìa  numero  per- 
fetto ,  &babbiaad  hauer  facilità  di  conferir  perfezione  a 
chi  Ihauerà,  nonfento  io  cofa,  che  mi  muoua  a  concederlo  :  e 
non  intendo,  e  non  credo,  che  v.g.per  le  gambe  il  num^.Jia\ 
più  perfetto,  che'l^..  òil  2.  ne  sò,che'l  num.4.  Jia  d'imperfe- 
zione a  gli  Ekmenti;e  che  più  perfetto  fujfe,ch' e fujfer  3.  Me- 
glio dunque  era  lafciar  quefie  vaghezze  a  i  l{etori ,  eprouar 
ilfuo  intento  con  dimojìr azione  neceffaria ,  che  così  conuien 
fare  nelle  faenze  dimofiratiue . 

STMP.  Par  che  v  oi  pigliai  e  per  ifcberzo  quefie  ragioni,epure  e  tut- 
ta dottrina  de  i  Pittagorici,i  quali  tanto  attribuiuano  a  t  nu- 
merile voi,chefete  Matematico,e  credo  anco  in  molte  opinioni 
Tilofofo  Pittagorico  ,pare  che  ora  di/prezziate  i  lor  mijieri, 

SAL  V.  Che  i  Pitagorici  bauejfero  infommafìima  la  feienza  de 

i  numeri,  e  che  'Platone fieffo  ammirale  l'intelletto  bumano,  intelletto  r- 
e  lo  fìimajfe partecipe  di  Diuinità,folo per  l'intender' egli  la—>  mano  parteci 
natura  de'  numeri ,  io  benijfimo  lo  so ,  ne  farei  lontano  dal  pe  di  diuinità 
farn e  Vijiejfo giudizio  :  Ma  che  i  mijìerj ,  per  i  quali  Pitta-  Per(rne  inten- 
gora,  e  la Jua  fetta ,  haueuano  in  tanta  venerazione  lafiien-  opp^nion^di 
za  de'  numeri,  fieno  le f ciocche  zze,  che  vanno  per  le  bocche ,  e  piatone. 
per  le  carte  del  volgo,  non  credo  io  in  veruna  maniera  :  anzi  Mifterj  de  nu 
perche  so,  che  ejfi,  accio  le  cofe  mirabili  nonfuffero  efpofie  alle  me.n_  Pifag°- 
contumelie^  al  di/pregio  della  plebe,  dannauano,  comefacri-  ncl  ™U0*QÌU 
legio  il  public  ar  le  più  recondite  proprietà  de'  numeri ,  e  delle 
quantità  incommenfurabili,&  irrazionali  da  loro  inuefiiga- 
te,  e  predicauano,  che  quello  ,  che  le  hauejfe  manifejiate  era—* 
tormentato  nell'altro  mondo  ipenfo  ,  chetal'vno  di  loro  per 
dar  paflo  alla  plebe,  e  liberarfi  dalle  fue  domande,  gli  diceffe  i 
miftery  loro  numerali  ejfer  quelle  leggerezze,che poijifpar- 

A  2        fera 


Dimallrazio- 
tie  geometri- 
ca della  trina 
dimeniione . 


4  Dialogo  primo 

fero  tra  il  vulgo;  e  quejìo  con  ajiuzia,  fa'  accorgimtntojìmile 
armilo  del  fagace  gioitane,  che  per  torjì  dattorno  l'importu- 
nità, non  so,  fi  della  Madre,  o  della  curio/a  Moglie,che  Vaffe- 
diaua ,  acciò  le  conferire  i  fegreti  del  Senato  ,  compofe  quella 
fauola,onde  ejfa  con  molle  altre  donne  rima/ero  dipoi,  con~~> 
gran  rifa  del  medefimo  Senatofchernite , 

SIMP.  Io  non  voglio  ejfer  nel  numero  de'  troppo  curiofì  de'mi- 
Jlerij  de'  Pitagorici ,  ma  Jì andò  nel propojìto  nojìro,  replico, 
che  le  ragioni  prodotte  da  Ari/i.  per prouare  le  dimenjìoni  no 
ejfer,  ne  poter  ejfer  pia  di  tre,mi  paiono  concludenti;  e  credo , 
che  quando  cifujfe  fiata  dimoflr azione  più  necejfaria ,  Arjì. 
nonVhaurebhelafciata  in  dietro . 

SAGR.  lAggiugneteui  almanco  fé  l'hauejfe Caputa,  afe  la  gli fujfe 
fouuenuta .  Ma  voi  Sig.Saluiati  mi  farete  ben  gran  piacere 
di  arrecarmene  qualche  euidente  ragione ,  fé  alcuna  ne  haue- 
te  cosi  chiara,  chepojfa  ejfer  compre/a  da  me . 

SALV»  Anzi,  e  da  voi,  e  dal  Sig.Simp.  ancora;  e  non  pur  compre- 
fa,  ma  di  già  anche faputa,  fé  ben  forfè  non  auuertita  .  E  per 
più  facile  intelligenra  piglieremo  carta,  e  penna,  che  già  veg- 
gio quiperjimili  occorrente  apparecchiate,  e  ne  faremo  vyl-> 
poco  di  figura .  E  prima 
noteremo  quefli  due  pun- 
ti A.  B.  e  tirate  dall' vno 
all'altro  le  linee  curuc  A  • 
C.B.  A.D.B.  e  la  retta 
A.B.vi  domando  qual  di 
ejfe  nella  mente  vojlra  è 
quella,cbe  determina  la  dijlan^a  tra  i  termini  AJB.  e  perche. 

SAGR*  Io  direi  la  retta,  e  non  le  curue  ;  sì  perche  la  retta  e  la  più 
hreue,  sì  perche  l'è  vna,fola,  e  determinata,doue  le  altre  fono 
infinite,  ineguali, e  più  lunghe  ;  e  la  determinazione  mi  pare , 
che  fi  deua  prendere  da  quel  che  e  vno ,  e  certo . 

SALV.  Noi  dunque  hauiamo  la  linea  retta  per  determinatici 
della  lunghezza  tra  due  ter 
mini  ;  aggiungiamo  adejfo 
vn' altra  linea  retta,  e  parai 
tela  alla  A*B.  la  quale  fìa 
C.D.fchetraefère/iifrap 
:    pojìa  vna  fuperjzcie ,  della 


At 


quale  io  vorrei ,  che  voi  mi    qjj  "" V 

afegnajìe 


D 


Del  Galileo  :  f 

sfegnafte  la  larghezza;  pero  partendovi  dal  termine  A.  dite» 
mi  doue,  e  come  voi  volete  andare  a  terminare  nella  lineai 
CfD.per  augnarmi  la  larghezza  tra  effe  linee  ccmpr e/a ^di- 
co fé  voi  la  determinerete  fecondo  la  quantità  della  cuimL-» 
A.E.  opur  della  retta  A.F.  òpure 

SIMP.  Secondo  la  retta  A.F.  e  non  fecondo  la  curzia ,  ejfendofi 
già  efclufe  le  curue  da  fimiVvfo . 

SA GR.  Ma  io  non  miferuiret,  ne  dell' vna,  ni  dell' altra,vedendo 
la  retta  A.F. andare  obliquamete;Ma  vorrei  tirare  vna  linea, 
chefujfe  afquadrafopra  la  CD.  perche  quejia  mi  par  che fa- 
relbe  la  breuifjìma  ,  &  vnica  delle  infinite  maggiori ,  e  tra  di 
loro  ineguali,  che  dal  termine  A.fii  poffono  produrre  ad  altri, 
ed  altri  punti  della  linea  oppojìa  CD. 

SALV.  Farmi  la  vofira  elezione^  la  ragione,  che  n'adducete  per* 
feitiffima  ;  talché  fin  qui  noihabbiamo ,  che  la  prima  dimen- 
fone fi  determina  con  vna  linea  retta;  la  f  cor,  da,  cioè  la  lar- 
ghezza,con  vn'altra  linea  pur  retta3e  non folamète  retta,ma 
di  più  ad  angoli  retti  f opra  l'altra,  che  determino  lalunghez* 
za;e  così  habbiamo  definitele  due  dimenfioni  della  fuperficie  » 
cioè  la  lunghezza,  e  la  larghezza .  Ma  quando  voi  bauejleà 
determinare  vn'  altezza  ^  cerne  per  eftmpio  quanto  fa  alta 
quefto  palco  dal  pauimento,  che  noihabbiamo  fiotto  i piedi;  ef 
fendo,  che  da  qualfiuoglia  punto  del  palco  fi pojfiono  tirare  in» 
finite  linee ,  e  curue ,  e  rette  ,  e  tutte  di  diuerje  lunghezze  ad 
infiniti  punti  del  fottopoflo  pauimento  ,  di  quale  di  colali  li" 
nee  vi  fruire He  voi  i 

SAGR.  Io  attaccherei  vn  fio  al  palco ,  e  con  vn  piombino ,  cht^ 
pendeffe  da  quello,  li  lafcerei  liberamente  difender  e  fino ,  che 
arriuajfe  profifìmo  al  pauimento,  e  la  lunghezza  di  tal  fio  ef- 
fondo la  retta,  e  breuyfiima  di  quante  linee fpotejfero  dalme- 
defmo  punto  tirare  al  pauimento ,  direi,  chefujjè  la  vera  al- 
tezza di  queflajlanza . 

SALV.  BeniJJimo .  E  quando  dal  jjunto  notato  nel  pavimento 
da  quefto  fio  pendente  (pofio  ilpauimentoà  liuello,  e  ncn~* 
inclinato)  voi facef  e  partir  e  due  altre  linee  rette ,  vna  per  la 
lunghezza  ,  e  l'altra  per  la  larghezza  delle  fuperf  rie  di  effio 
pauimento  ,  che  angoli  conterrebbero lleno  con  ejjo  filai 

SAGR.  Conterrebbero feuramente  ahgoh  retn}  cadendo  effoflo 
a  piombo  ,  iy  ejfiendo  il  pauimento  ben  piano,  t  ben  liuti/alo* 

SALV.  lAdunqueje  voifabilirete  alcun  punto  per  capo,  e  turni- 

A  $         m 


4  Dialogo  primo 

ne  delle  mifure,  e  da  e  fi  farete  partire  vna  retta  linea ,  come 
determinatrice  della  prima  mifura,  cioè  della  lunghezza ,  bi~ 
fognerà  per  necejfità ,  che  quella ,  che  dee  definir  la  la.gber- 
za,fiparta  ad  angolo  ratto f opra  la  prima,  e  che  quella,  cb^> 
bada  notar  l'alte  £za,che  è  la  terza  dimenfione,  partendo  dai 
medefimo  punto  formi  pur  con  le  altre  due,  angoli  non  obli- 
qui, ma  retti  :  e  cosi  dalle  tre  perpendicolari  haurete ,  come  da 
tre  linee  vne,  e  certe,e  brem/fime,determinate  le  tre  dimenfio- 
niA.B.  lunghezza  A.G.  larghezza  A.D.  altezza  ;  eperchg 
chiara  cofa  e  che  al  medefimo  punto  non  può  concorrere  altra 
linea ,  che  con  quelle  faccia  angoli  retti ,  e  le  dimmJÌQui  dalla 
fole  linee  rette,  che  tra  di  loro 
fanno  angoli  retti,  deono  ef-  1> 
far  determinate ,  adunque  la 
dimenfioni  no  fono  più  che  3 . 
echi  ha  le  3.  le  ha  tutte ,  e  chi 
le  ha  tutte  è  diuifibileper  tut  ^s^ 
ti  i  verfi,  e  chi  e  tale  eperfet^    J^  "~B 

to,&c, 
$IMP.  E  chi  lo  dice,  che  nùnfipofian  tirare  altre  linee  l  e  perchè 
nonpofs'iofar  venir  di  fitto  vn' altra  lineafino  alpunto  A, 
chefia  afquadra  con  l 'altre  i 
SALV.  Voi  non  potete  ficuramenta  ad  vn'iftejfi  punto  far  con- 
correre altro ,  che  tre  linee  ratte  fole ,  che  fra  di  loro  coftitui- 
fcano  angoli  retti  » 
SAGR.  Sì  perche  quella,che  vuol  dire  ilSig.Simplicio  par' a  me,che- 
farebbe  l'iJlejfaD.  A.  prolungata  ingiù,  &  in  quello  modo  fi 
potrebbe  tirarne  altre  due,ma  farebbero  le  medefime  prime  ire 
no  differenti  in  altroché  doue  bora  fi toccano folameie,  all' '  ora- 
fi fegher  ebbero  ,  ma  non  apporterebbero. nuoue  dimenfioni . 
$|elfe  fto\ie$iJM[:ptj0nodirò,chequeJìa  vojìr a  ragione  no poffa  ejfer  conclu- 
«acurali ,  non  dente,  ma  dirò  bene  con  Arifiotile,che  nelle  cofa  naturali  no  fi 

«arl'efattezzà  deue  fempre  ricercare  vna  necejfitàdi  dimoftraziun  Mat.e- 

geoBietrica.  matica. 

SAGR^  Si  forfè  doue  la  non  fi  può  hauere  ,ma,fe  qui  ella  eie,  per 

chi  non  la  volete  voi  vfare  ì  cMaJarà  bene  non  i  [pender 

più  parole  in  quefìo particolare,  perche  io  credo ,  che  il  Signor 

.  Salutati  ad  Ar.ijìotile,<§'  a  voi,Jenza  altre  dimo flr azioni  ^à- 

urebbe  conceduto  il  Mondo  ejfer  corpo, &  ejfer  perfetto, e  per- 

fettiffimoj  come  opera  majfima  di  Dio . 

Salu.  Cesi 


De!  Galileo:  7 

&ALV.  Cosi  e  veramente.  Però  lafciata  la  general  contemplazio* 
ne  del  tutto,  veghiamj  alla  confider  azione  delle  parti,  le  qua- 
li .Arili,  nellaprima  diuifionefa  due,  e  tra  di  loro  diuerfijji-  Parti  del  M6% 
me,  <*T  in  cerio  modo  contrarie  ;  dico  la  Cele/le ,  e  la  Elemen-  do  ?" JPer  ^r* 
tare  :  quella  ingenerabde,  incorruttibile ,  inalterabile ,  impaf-  \^^xz  tra 
JlbiUj  ù'c  E  quefta  efpojìa  ad  vna  continua  alterazione,mu-  &  ioro  con, 
tazione,&c.  La  qual  differenza  caua  egli ,  come  dafuoprin-  trarie . 
oipto  originario,  dalla  diuerfità  de  i  moti  locali  :  e  camina  con  Moti  locali  di 

ialprogrefo.  to^Sart 

Vfcendoper  cosi  dire,  del  Mo  ndofenfìbile,e  ritirando/tal  Mo  n  -    £  ■  fìo  .  * 
do  Ideale,  comincia  architettonicamente  a  confederare,  che  ef-  Moti  retto ,« 
fendo  la  n atura  principio  di  moto,  conuiene,cbe  i  corpi  natu-  circolare  fem 
rali  fiano  mobili  di  moto  locale .  Dichiara  poi  i  mouimenti  l}lc*  >  Ferc"® 
locali  ejjer  di  tre  generi;  aoè  circolare,  retto,e  mifìo  del  retto ,  l  *  ?i2plki  * 
e  del  circolare:  e  li  duoi primi  chiama  femplici  ,perche,di  tutte 
le  linee,  la  circolare,  e  la  retta  fole  fon  femplici .  E  di  qui,rif- 
tringendofi  alquanto, di  nuouo  definifce  de  i  mouimenti  fem- 
plici 'uno  ejfer  il  circolare,  cioè  quello  ,  che  fi  fa  intorno  al  me- 
zo, <&T  il  retto  all'ima,  &  ali 'ingiù,  àoe  all' insù  quello ,  che  fi 
parte  dal  mezo ,  all' ingiù  quello ,  che  va  verfò  il  mezo  .  E  di 
qui  inferifce ,  come  necejfariamente  conuiene,  che  tutti  i  mo-  ■  ■  ■  • 

uimenti  femplici fi  rifìringano  a  quefle  trefpezie,  cioe,al  me- 
zo, dal  mezo ,  &  intorno  al  mezo ,  il  che  rijponde ,  dice  egli , 
con  certa  bella  proporzione  a  quel  che  fi  e  detto  di  fopra  del 
corpo ,  che  effo  ancora  è  perfezionato  in  tre  cofe ,  e  così  ilfuo 
moto  .  Stabiliti  quejìi  mouimenti,  fegue,  dicendo,  che  effendi 
de  i  corpi  naturali  altri  femplici  ,<&  altri  compofìi  di  quelli  (  e 
chiama  corpi  femplici  quelli ,  che  hanno  da  ?taiura  principi* 
di  moto,  come  il  /  uoco,  e  la  Terra)  conuiene,  chei  mouimen- 
ti femplici  fieno  de  i  corpi  femplici ,  <&  i  mifìide'  compofìi,  in 
fyiodoperu ,  che  i  compojlifeguano  il  moto  della  parte  predo- 
minante nella  compofizione. 

fAGR.  Digrazia  Sig.Saluiati  fermateui  alquanto  perche  io  mi  se- 
ta in  quefo  progrejfo  pullular  da  tante  bande  tanti  di.Lb) ,  che 
mi  far  à  f or  za, o  dirgli  s'io  vorrò  fentir  con  attenzione  le  cofe, 
the  voifoggiugnereie ,  o  rimuouer  l'attenzione  dalle  cofe  da 
dirfi,  fé  vorrò  conferuare  la  memoria  de'  diibbj . 

ZALV.  lo  molto  volentieri  mi  fermerà  ,ptrch'e  corro  ancor'io  fì- 
mil  fortuna  ,  efìo  di  punto  in  punto  -yer perdermi  mentre  mi 
e  muiene  veleggiar  tra  fogli }  &  onae  cosi  rotte ,  che  mi  fan* 

i-A  4    no, 


T)efinizicm 
della  natura , 
òdifettofa,  ò 
fuor  di  tempo 
indotta  da  A- 


Elica  incorno; 
s^l  Cilindro 
può  dirli  lin«; 

aXeraplice.. 


Arìftot.acGo» 
moda  i  pre- 
cetti d'archi- 
tettura alla__j> 
fabbrica  del 
Mondo,enon 
la  fabbrica  a," 
precetti,. 


t  Dialogo  primo 

no,  come  fi  dice,  perder  la  buffila:  pero  prima,che far  maggior 
cumulo  propo  nete  k  -vojlre  dijficultà . 
SA  JR.  Voi  infieme  con  Arijìotik  da  principio  mìfieparafie  alquato 
dal  Mondo fenfib'ie per  additarmi.  V architeitur a ,con  la  qua- 
le egli  doueuaejfier  fabbricato, e  con  miogujìo  mi  comincia/le  a 
dire,  che  ile orpo.naturak  e  per  natzira  mobile ,  ejfendo  chef} 
dijfinito  altroue  la  natura  ejfer principio  di  moto.Qui  mi  nac- 
que vnpoco  di  dubbiose  fu  per  qual  cagione  Arijiotile  no  diffe, 
che  de'  corpi  naturali  alcuni  fono  mobili  per  natzira ,  &  altri 
immobili ,  auuengache  nella  definizione  vien  detto  la  natura 
ejfer  principio  dimoio,  e  di  quiete;  che  fé  i  corpi  naturali  han- 
no.tutti  principio  di  mouimento ,  o  non  occorreua  metter  la—> 
quiete,  nefla  definizione  della  natura ,  ò  non  occorrezia  indur 
tal  definizione in  quefìo  luogo.  Quanto  poi  al  dichiararmi 
quali  egli  intenda  ejfer  i  mouimenti  femplici ,  e  come  ei  gli  de- 
terminalagli  Jpazj,  chiamando J 'empiici  quelli ,  chef  fanno 
per  linee fiemplici,che  tali  fióno  la  circolarle  la  retta  fidamente,. 
lo  riceuo  quietamente,  ne  mi  curo  di  fiottili rargli  Vinflanzà—* 
della  Elica  intorno  al.Czlindro,  che  per  ejfer  in  ogni  fua  parte. 
Jìmile  a  fé  flejfa,  par  chefipotejfie  annouerar  tra  le  linee  fem- 
plici.. Ma  mi  rifiento  bene,  alquanto ,  nelfientirlo  riftrignere 
(mentre  par  che  con  altre  parole  voglia.replicar  le  medefimts 
definizioni  )  a  chiamare  quello  mouimento  intorno  al  mezo , 
e  quefìo  furfum>&  deor  funi,  cioè  in  su,  e  ingiù)  li  quali  ter- 
mini, non  fi  vfiano  fuori  del  Mondo  fabbricato ,  ma  lofiup- 
pongono  non  pur  fabbricato,  ma  di  già  habitato  da  noi .  Che 
fé  il  moto  retto  efempliceper  lafemplicità  della  linea  retta,e  fie 
ilmotofiemplice  e  naturale,  fia  pur  egli  fatto  per  qualfìuogìia 
ver/ò,  dico  in  su,  in  giù,  innanzi,  in  dietro  ,adejir  a,  ixafini- 
Jiraj  e  fie  altra  differenza  fi  pub  immaginare,  purché  fia  retto, 
dourà  conuenire  a  qualche  corpo  naturakfiemplicc;  òfie  no,  la 
fuppofizione  d'Arifiotik  e  mancheuok .  Vedefi.in  olire,  che 
Arijìotik  accenna,<unfolo  ejfer  al  Mondo  il  moto  circolare,^ 
inconfieguenza  vn  fiolo  centro ,  al  quale  fiolo  fi riferife ano  i 
mouimenti  retti  in  su,  e  in  già . .  Tutti  indizj,  che  egli  ha  mi- 
ra di  cambiarci  le  carte  in  mano ,  e  di  volere  accomodar  l'ar- 
chitettura alla  fabbrica,  e  nonxoftruir  e  la  fabbrica  conforme 
a  i  precetti  defì "architettura:  che  fé  io  diro ,  che  neWvnizierfità. 
della  natura  ci  pojfin'  ejfer  e. mille  mouimenti  circolari ,  &  in 
GOnfiegueramilk  e  entravi  far  ano.  ancora  milk  moti.in.sà,em. 

già. 


Del  Galileo .  ?     ' 

giù.  In  oltre  eipone,  come  è  detto,  moti /empiici,  e  moto  inifiol 
chiamando  fempuci  il  Circolare, X?  il  retto ,  e  miBo  il compojio 
di  quejii  ;  de  i  corpi  naturali  chiama  altri/empiici  (  cioè  quel- 
li ,  che  hanno  principio  naturale  al  moto  femplice,  )  &  altri 


il  mtjìo  di  relto,e  circolare,  e  he  pub  ejfere  al  Mondo;  maintrO' 

duce  vn  moto  mijto  tanto  imp  tffibile ,  quanto  è  imponibile  a 

mefcolare  mouimenti  oppofìi  fatti  nella  medejìma  Imea  retta, 

sì  che  da  e/fi  r.e  nafea  vn  moto ,  che  Jìa  parte  in  su ,  e  parte  in 

giù;e,per  moderare  vna  tatafconueneuolezza,eimpqfJibilità, 

Ji  riduce  a  dire,  che  tali  corpi  miftijt  muouono  fecondo  la  par' 

te  femplice  predominante:  che  finalmente  neceffita  altrui  a  di- 

i  i      ,  r  2J         /       ]r      t  »  ^    iì       i      Motorette 

ve,  che  anco  il  moto  fatto  per  la  medefimalinea  retta  e  alle  voi-  taj  yo|    fem_ 

te  femplice,  e  tal'ora  anche  compojio  -.fiche  lafemplicità  del  pliche  tal  voi 

moto  nonfi attende  pia  dalla femplicità  della  linea  Jolamente.u  miilo   jpci- 

SJMP.  Oh  non  vi  par' ella  differenza  bafleuole,fe  il  mouimento  Arift. 

femplice,  ir  ajfoluto  farà  più  veloce  affai  di  quello,  che  vitn • 

dal  predominio  i  e  quanto  vien  più  velocemente  alV ingiù  vn 
pezzo  di  Terra  pura,  che  vn pezzuol  di  legno  ? 

SAGR.  BeneSig.  Simplicio,ma fé  la  femplicità  fi ha  da  mutar  per 
qufìo  y  oltre  che  ci  faranno  centomila  moti  mijìi ,  voi  non  mi 
faprete  determinare  il  femplice-;  anzi  di  più  ,fe  la  maggiore ,  e 
minor  velocità pojfono  alterar  la  femplicità  del  moto ,  nejfun 
corpo  femplice  fi  mouerà  mai  di  moto  femplice  ;  auuengache 
in  tutti  i  moti  retti  naturali  la  velocità  fi  va  fempr e  agumen* 
tando,  &  in  confeguenzafempre  mutando  la  seplicità,  la  qua-  , 

le  per  effer femplicità,  conuiene,  chefìa  immutabile  ;  e  quel  che 
più  importa  voi grauerete  iAri fiorile  d' vna  nuoua  nota,  come 
quello ,  che  nella  definizione  del  moto  compojio  non  ha  fatto 
menzione  di  tardità,  ne  di  velocità ,  la  quale  bora  voi  ponete 
per  articolo  necefario ,  &  efienziale:  aggiugnefi,  che  ne  anco 
potrete  da  cotal  regola  trar frutto  veruno,  imperocché  ci  faro- 
nò  de'mifti,  e  non  pochi ,  de' quali  altri  fi  mouer  anno  più. 
lentamente,  &.■ altri  più  velocemente  del  femplice ,  come  per 
efempio  il  Piombo,  e'I  legno  in  campar  azione  della  Terra  :  e—» 
ptro  tra  quejii  mouimenti ,  quale  chiamerete  voi  il  femplice ,  e 
quale  il  compojio  i 

ZIMP.   Chi amerajfi femplice  quello,  che  vien  fatto  dal  corpo  fem- 
plice, e  mijlo  quel  del  corpo  compojio  ♦ 

Sagr,  Benìf- 


linea  circo- 
lare pene  età 
fecondo  Ar.e 

la  retta  imper 
ìélC3j€  perche 


to'  Diàlogo  primo 

SAGR.  Beni/limo  veramente  ;  e  che  dite  voi  Sig.  Simplicio  ?  poco 
fa  vokui  j  che  il  moto  femplice ,  e  il  compojto  m'infegnajfero 
quali Jìano  i  corpi femplici,  e  quali  i  mijii  ,  <b"  bora  volete ,  che 
da  i  corpi femplici,e  da  i  mijii  io  vega  in  cognizione  di  qualjia 
il  motofemplicey  e  quale  il  compoHo;  regola  eccellente  per  non 
faper  mai  conofeer  ne  i  moti,  né  i  corpi.  Oltre,  che  già  venite  a 
dichiararui,  come  non  vi  bajlapiu  la  maggior  velocità,ma  ri- 
cercate vna  terza  condizione  per  definire  il  mouimento  fem- 
plice,per  il  quale  Arijlotileji  cotento  d'vnafola,cioè  della  fem- 
plicità  dello fpazio;  Ma  ora,  fecondo  voi,il  moto  femplice  fari, 
quello ,  che  vien  fatto  fopra  vna  linea  femplice,  con  certa  de- 
terminata velocità  da  vn  corpo  mobile  femplice.  Orfìa,  come 
a  voi  piace,  e  torniamo  ad  AriJlotile,il  qual:  mi  definì  il  moto 
mi/lo  ejfer  quello ,  che  Ji  compone  del  retto,  e  del  circolare; 
ma  non  mi  troub  poi  corpo  alcuno  t  che  fujìe  naturalmente 
mobile  di  tal  moto  . 
SALV.  T'orno  dunque  ad  Arìjlotile,  il  quale  bauedo  molto  bene,e 
metodicamente  cominciato  ilfuo  difeorfo ,  ma  hauendo più  la 
mira  di  andare  a  terminare,  e  colpire  in  vnofeopo prima  nel- 
la metiiefua  flabilitoji ,  che  doue  dirittamente  ilprogrejfo  lo 
conduceua,  interrompendo  il  filo  ciefee  trauerfalmente  a  por- 
tar, come  cofa  nota ,  e  manifefìa,  che  qzianto  a  i  moti  retti  in 
sa,  e  in  giu,quefli  naturalmente  conuengono  al  Fuoco,  {?  al- 
la 'ferra;  e  che  però  è  necejfario,  che  oltre  a  quefli  e  orpi,che fo- 
no apprejfo  di  noi,  ne  Jta  va' altro  in  natura,  al  quale  con- 
tenga il  mouimento  circolare,  ilqtiale  Jìa  ancora  tanto  più 
eccellente,  quanto  il  moto  circolare  e  più  perfetto  del  moto  ret- 
to; quanto  poi  quello Jia  più  perfetto  di  que/io  lo  determina** 
■dalla  perfezion  della  linea  circolare  fopra  la  retta,chiamando 
quella  perfetta ,  &  imperfetta  quejla  ;  imperfetta,  perche  fé  e 
infinita,  manca  di  fine,  e  di  termine;  fé  e  finita  ,  fuori  diìei  ci 
e  alcura  cofa  doue  ellajì pub  prolungare .  Quejla  e  la  prima, 
pietra,  bafe,  e  fondamento  di  tuttala  fabbrica  del  Mondo 
Ari jlotelico,  fopra  la  quale  Ji  appoggiano  tutte  V  altre  proprie- 
tà di  nongraue,  ni  leggiero,  d' ingenerabile,  incorruttibile,^ 
efente  da  ogni  mutazi  jne,  fuori  della  locale,  &c*  E  tutte  que- 
Jìepa'Jioni  afferma  egli  e/ìer proprie  del  corpo  femplice ,  emo- 
b  le  di  moto  circolare:  e  le  condizioni  contrarie  di grauità,leg- 
gere-^za,  corruttibilità,  &c.  Isa/legna  a  corpi  mobili  natu- 
falm^nte  di  mjuimenti  retti .  La  onde  qualunque  volta  nel- 
lo 


Del  Galileo .  , x  r 

lo  Fi  abilito  fin  qui  fi  fcuopra  mancamento ,  fi  potrà  ragione* 
uolmente  dubitar  dì  tutto  il  re  fio, che fopr a  gli  vkn  cojlrutto* 
Io  non  n ego,che  queJìo,chefin  qui  Arijtotik  ha  introdotto  con 
difcorfo  generale  dependente  da  principi  vniuerfali,e  primi, 
non  venga  poi  ?iel progrejfo  riconfermato  con  ragioni  parti" 
colari,e  con  efperienze;  le  quali  tutte  e  necefiarìo ,  che  venga" 
no  diftìntamente  confederate,  eponderate;  magià,che  nel  det* 
tofin  quìfi rapprefentano  molte,  enonpicciole dijficultà,(<L~» 
pur  conuerrebbe,  che  i  primi  principi ,  e  fondamenti  fujferO' 
ficuri,  fermi,  eslabili,  acciocché  più  ripetutamente  fi  poteJJLj* 
fopra  di  quelli fabbricar  e)  non  farà forfè,  fé  non  henfatto,pri* 
ma  chefiaccrefca  il  cumulo  de  i  dubbi  ,  vedere  fé  per  auuen- 
tura  (  si  come  io  fimo  )  incamminandoci  per  altra  Jìrada  ci 
indrizzafiìmo  a  più  diritto ,  eficuro  cammino ,  e  co??  precetti 
d'architettura  meglio  confiderai  poieffìmo  jlabilire  i  primi- 
fondamenti. Però  fojpendedoper  ora  ilprogrejfo  d' Aristotile, 
il  quale  afuo  tempo  ripiglieremo ,  e  patitamente  efaminere- 
mo  ,  dico  ,  che  delle  cofe  da  elfo  dette  fin  qui  conuengo  feco,. 
&  ammetto,  che  il  Mondofia  corpo  d  tato  di  tutte  le  dìmen-  yi^fo  e.  r;& 
fioni,  e  però  perfetti/fimo;  &  aggiungo,  che  come  taleeifiane-  pone  dall'au- 
cefariamente  ordinati/fimo ,  cioè  diparti  con  fommo ,  e  per-  toreefler  per- 
fettijjìmo  ordine  tra  di  loro  dìfpojle;  il  quale  afiunto  no  credo  dettamente  or 
chefiaper  ejfer  negato  ne.  da  voi ,  ne  da  altri .  amato . 

SIMP.  E  chi  volete  voi,che  lo  neghi?  la  prima  cofa  egli  è  d'Arifl. 
fiejfo;  e  poi  lafua  denominazione  non  par  e  he  fa  prefa  d'ai" 
fronde,  che  dall'ordine,  che  egli  perfettamente  contiene . 

%ALV.  Stabilito  dunque  cotal  principio ,  fi  può  immediatamente. 

concludere,  che,  fé  i  corpi  integrali  del  Mondo  deuono  ejfer  di     ]tyf  oto  retwr 
lor  natura  mobilile impojfibàe,cbeimouìmentìlorofiano ret-  -Émpoflìbilcéf 
ti,  b  altri,  che  circolari;  e  la  ragione  e  affai  facile ,  e  manifefìa  ;  ^er  Hel  Mon-. 
imperocché  quello  ,  chefimuoue  dimoto  retto ,  muta  luogo ,  e  J*°  benorck-, 
eoniin uar.do  di  muouerfifi  va  più,  epiufempre  allon  tanado 
dal  termine,  ond'  ei  fi  partì,  e  da  tutti  i  luoghi,  per  i  quali fuc- 
teffuamente  ei  va  pafiando;  e  fé  tal  moto  naturalmente  fé  gli 
conuiene ,  adunque  egli  da  principio  noti  era  nel  luogo  fuo 
naturale ,  e  pero  non  erano  le  parti  del  Mondo  con  ordirne 
perfetto  difpofìe  :  <SMa  noifupponghiamo  quelle  ejfer  perfet- 
tamente ordinate,adunque,come  tali,  e  impofjibile,che  habbia-  Mot©  retto  dì 
no  da  natura,  di  mutar  luogo,&  in  confeguenza  di  muouer-  fua  natura in- 
Jidi  moto  retto .  In  oltre  ejfendo  il  moto  retto  di  fua  natura  finito., 

infinito.)     . 


Moto  retto 
imponìbile  jf> 
natura . 

Natura  non 
intrapende  à 
fare  quello  , 
che  èimpofiì 
bileàederfae 
co. 


Moto  retto 
forfè  nel  pri- 
mo Gaos* 

Moto  retto 
accomodato  à 
ordinar  1  cor- 
pi mal 'ordina 
Ci. 


<Corpi  monda 
ai  motti  da_» 
principio  di 
moto  retto ,  e 
poi  circolar- 
mente fecóio 
alatone. 


Il  mobile  po- 
llo in  quiete 
non  fi  molle- 
rà quando  no 
habbia  incli- 
nazione àqual 
che  luogo  par 
Scolare . 


li  Dialogo  primo 

infinito, perche  infinita,e  indeterminata  e  la  linea  retta,  eim- 
po/Jìbile,che  mobile  alcuno  habbia  da  natura  principio  di  muo 
uerjìper  linea  retta,  cioè  verfo  doue  e  imponibile  di  arriuare , 
non  vi  effendi  termine prejìnito;  e  la  natura,  come  ben  dic<L~> 
Arifìotik  medefmo, no  intraprende  a  fare  quello  ,cbe  non  pub 
ejfer fatto,  ne  intraprende  a  muouere  doueì  impojfibile  aper- 
uenire .  E  fé  pur  alcuno  dicefle ,  che  fé  bene  la  linea  retta ,  & 
in  confeguenza  il  moto  per  ejfa  e  producibile  in  infinito  ,  ciol 
interminato ,  tuttauiaperò  la  natura  ,per  così  dire ,  arbitra- 
riamente  gli  ha  ajfegnatì  alcuni  termini ,  e  dato  ?2aturali  in- 
fanti a'  fuoi  corpi  naturali  di  muouerjià  quelli,io  ri/ponderò, 
che  ciò  per  auuenturafi potrebbe fauoleggiar  e,  chefujfe  auue- 
nuto  delprimo  Caos,doue  confufamente,  &  inordmatamento 
andauano  indistinte  materie  vagando ,  per  le  quali  ordinare 
la  natura  molto  acconciamenteji  fujleferuita  de  imouimentì 
retti,  i  quali,  fi  come  mouendoicorpiben  cojìituiti  gli  difor- 
dinano,  così  fono  acconci  à  ben' or  dinar  e  i  prauamente  difpo- 
Jii;  ma,dopo  l'ottima  difiribuzione  e  collocazione ,  è  imponì- 
bile, che  in  loro  refìì  naturale  inclinazione  di  più  muoutrji  di 
moto  retto,  dal  quale  ora  foto  neftguirebbe  il  rimuouerjì  dal 
proprio, e  naturai  luogo, cioè  ildifordinarsipojfiamo  dunque 
dire  il  moto  retto fruire  a  condur  le  materie  per  fabbricar  l'o- 
pera, ma  fabbricata,  ctìell'ì,  à  re Tiare  immobile,  b ,  fé  mobile, 
muouersi  folo  circolarmente .  Se  però  noi  non  volejjimo  dir 
con  Platone,  che  anco  i  corpi  mondani  dopo  Tejferejlati fab- 
bricati, e  del  tutto  fi  abiliti,  furon  per  alcun  tempo  dal  fuo fat- 
tore mejfìper  moto  retto,  ma  che  dopo  Fejferptruenutiin  cer- 
ti, e  determinati  luoghi ,  furon  nuoltià  vno  à  vno  in  giro  t 
pajfandodal  moto  retto  al  circolare,doue  poi  si  fon  mantenu- 
ti, e  tuttauia  si  e onftruano:  Pensiero  alti/fimo,  e  degno  ben  di 
Platone:  intorno  al  quale  mifouuienehauerfentito  decorre- 
re il  nofìro  comune  amico  ^Accademico  Linceo]  e  fé  ben  mi  ri- 
corda il  difcorfofù  tale .   Ogni  corpo  costituito  per  qualsivo- 
glia caufa  in  ì '/lato  di  quiete,  ma  che  per  fu  a  natura  sia  mobile f 
poHo  in  libertà  si  mouera, ,  tutta  voltaperò ,  ch'egli  habbia  da> 
natura  inclinazione  a  qualche  luogo  particolare ,  che  quandi 
e'  fujft  indifferente  à  tutti,  resterebbe  nella  fiua  quiete ,  non—» 
hauendo  maggior  ragione  di  muouersi  a  quefìo,  che  à  quello. 
Dall'hauer  queHa  inclinazione  ne  najce  necejfariamente,che 
egli  nelfuo  moto  sianderà  continuamente  accelerando  ;  e  co- 
minciando 


Del  Galileo.  13      Ilmobilcai 

minciando  con  mito  tardifsimo ,  no  acqui  fi  era  grado  alcuno  cejera  ^  mo2 

di  velocità,  che  prima  e  nonjiapajlato  per  tutti  i  gradi  di  ve-  t0  andàdo  ver 

locità  minori,  o  vogliamo  dire  di  tardità  maggiori  :  perchè ,  fo  il  luogo  da 

partendifi  dallo  fiato  della  quiete  (che  è  il  grado  di  infinita-*  ue  na  inclina- 

tardità  di  moto)  non  ci  è  ragione  niffuna,per  la  quale  é  deb-  j^^bile  par 

ba  entrare  in  vn  tal  determinato  grado  di  velocità,  prima,che  tena0fi  dalla 

entrare  in  vn  minore,  &  in  vn  altro  ancor  minore , prima,  quiete  parta-» 

che  in  quello;  anzi  par  molto  ben  ragioneuole  pafiar  prima- ■>  per  tutti  i  gra 

per  istradi  più  Ticini  a  quello  donde  ci  fi  parte ,  e  da  quelli  ai^±  djA"r^"  *' 
*  •>    &       ■  1         1     ii         1        71      •  i-  /»>  Quelle  il  era 

più  remoti  ;  ma  il  grado  di  doueil  mobile  piglia  a  muouerji  e  ^Q  ^-  cartgt| 

quello  della  fomma  tardità  ,  cioè  della  quiete  .     Hora—>  infinita . 
quejìa  acceltrazion  di  moto  nonfifaràfe  non  quando  il  mo-  Mobile  non  fi 
bile  nel  muouersi  acquifta,ne  altro  e  Vacquifìofuo,fe  no  Xau-  accelera  le  no 
uicinarsi  al  luogo  dtsiderato,cioe,doue  V  inclinazion  naturale  \    vicinicà  al 
lo  tira;  e  là  fi  condurrà  egli  per  la  più  breue,  cioè,  per  linea—'  termina . 
retta  .  P affiamo  dunque  ragioneuolmente  dire,  che  la  natu- 
ra,per  conferire  in  vn  mobile, prima  cofìituito  in  quiete  vna 
determinata  velocità, Jiferua  del  farlo  muouerper  alcu  tem-  ^atura  per  ift 
pò,  e  per  qualche  fpazio  di  moto  retto  .  Stante  quejlo  difcor-  dur  nel  mobi 
fo, figuriamoci  bauer' Iddio  creato  il  corpo,  v.  g.  di  Giòue,  al  le_->    qualche 
quale  babbia  determinato  di  voler  conferire  vna-tal  velocità,  Sras^  *», velcs 
la  quale  egli  poi  debba  conferuar  perpetuamente  vniforme  ;  j*^  °,-  a Jl^L 
potremo  co  Platone  dire,  che  gli  dejf  di  muouerji  da  principio  retco  t 
di  moto  retto, & accelerato  ,  e  che  poi  giunto  a  quel  tal  grado  Velocità  vni- 
di  velocità,  conutriiffe  ilfuo  moto  retto  in  circolare,  del  qua-  forme  conuie 
le  pei  la  velocità  naturalmente  conuien' 'effer'  vniforme.  ne     moto  ree 

SA  JR.  lofento  con  gran  gufio  quejlo  difcorfo,  e  maggiore  credo, 
che  farà  doppi, che  mi  babbiate  rimojfa  vna  dipcultà,la  quale 
tx  che  io  non  rtfio  ben  capace,  come  di  necejjiià  conuenga ,  che 
vn  mobile. partendojì dalla  quiete,^  entrando  in  vn  moto  al 
quale  egli  babbia  inclinazion  naturale , puffi per  tutti  i gradi  Trala5meJe> 
di  tardità  precedenti,  che  fono  tra  qualjiuoglia  fegn aio  grado  ^q  di  velocità 
di  velocitai  e  lo  flato  di  quiete ,  li  quali  gradi  fono  infiniti ,  fi  mediano  infi- 
che  non  babbi  a  potuto  la  natura  contribuire  al  corpo  di  Gio-  niti  gradi  dì 
uef libito  creato  ilfuo  moto  circolare,con  tak,e  tanta  velocità.  velocità  mmo 
SALV.  lo  non  ho  detto,  ne  ardirei  di  direbbe  alla  naturala  Dio    j»jatura  non 
fuffe  imponibile  il  conferir  quella  velocità ,  che  voi  dite  imme-  conferifce  ini 
alatamente ,  ma  diro  bene ,  che  de  facìo  la  natura  non  lo  fa  ;  mediatamen  - 
talché  il  farlo  verrebbe  ad  effe/ operazione  fuor  a  del  cor  fo  na- te  vn  d^rmi 
aU,epé*  mracolofa  ?  '         Xftttbl 

Sagr.  <Adun-     potrebbe . 


14  Dialogo  primo 

SAGR*  ^Adunque  voi  credetef  che  vn  f affo  p  art  endofi  dalla  quie- 
te  0-  te,  &  entrando  nel fuo  moto  naturale  ver/o  il  centro  della-* 
Terra-,  p affi  per  tutti  i  gradi  di  tardità  inferiori  a  qualfiuo- 
glia  grado  di  velocità  i 
SALV.  Credolo,anzi  ne  fonfìcuro,eficuro  con  tanta  certezza,che 

pojfo  render  ne Jicuro  voi  ancora  . 
SAGR.  Quando  in  tutto  il  ragionamento  d'oggi  io  non  guada- 
gnacialtro,  che  vna  tal  cognizione,  me  lo  reputerei  per  vn—> 
gran  capitale . 
SALV»  Per  quanto  mi  par  di  comprendere  dal  voftro  ragionare, 
gran  parte  della  v offra  dijfìcultà  confi  (le  in  quel  douerp affa- 
re in  vn  tempo,  &  anco  breuiffimo  ,  per  quelli  infiniti  gradi 
di  tardità  precedenti  a  qualfifia  velocità  aquijìatatadal  mo- 
bile in  quel  tal  tempo:  e  pero, prima ,  che  venire  ad  altro ,  cer- 
cherò di  rimouerui  queffo  fcrupolo ,  che  douerà  ejjer  ageuol 
Il  flj°j?1k  P*r  co  fa,  mentre  io  vi  replico,  che  il  mobile  pajfa  per  i  detti  gradi , 

quiete  paflk-»  ma  ilpajfaggio  e  fatto  fenza  dimorare  in  veruno;  talché,  non 

per  tutti  i  gra  ricercando  ilpajfaggio  più  di  vnfolo  inalante  di  tempo,  e  con- 

dì di  velocità  tenendo  qualfìuogliapiccol  tempo  infiniti  infìanti ,  non  ce  ne 

fenza  dimora  mancheranno  per  ajfegnare  ilfuo  a  ciafeheduno  de  gl'infiniti 

re  in  alcuno  .  gradi  di  tardità3  efia  il  tempo  quanto  fi  voglia  breue . 

SAGR.  Sin  qui  re  fio  capace;  tuttauia  mi  par  gran  coja ,  che  quel- 
la palla  d'artiglieria  (  che  tal  mi  figuro  ejfer'  il  mobile  caden- 
te )  che  pur ft  vede  fender  e  con  tanto  precipizio ,  che  in  man- 
to di  dieci  battute  di  polso  ,pajferà  più  di  dugento  braccia  di 
altezza;fifia  nelfuo  moto  trottata  congiunta  cofi picciolgra- 
do  di  velocità,cbe,fi  hauejfe  continuato  di  muouerfi con  quel- 
lo fenza  più  accelerar/i t  non  l'hauerebbe pajfata  in  tutto  vn 
giorno . 
SALV.  'Dite pure  in  tutto  vn'anno,  ni  in  dieci ,  ne  in  mille,  fi  co- 
me io  m'ingegnerò  di perfuaderui,  &  anco  forfè  fenza  voflra 
contradizione  ad  alcune  affai femplici  interrogazioni,  ch'io  , 
vi  farò .  Però  ditemi,  fé  voi  hauete  difficultà  nejfuna  in  con- 
cedere, che  quella  palla,nello  fendere  v  adiafempr  e  aquijì an- 
dò maggior  impeto,  e  velocità . 
SAGR.  Sonodiquefioficuriffimo. 

SALV.  E  fé  io  dirò,  che  l'impeto  aquijlato  in  qualfiuoglia  luogo 
delfuo  moto, fa  tanto,  che  baflerebbe  a  ricondurla  a  quell'al- 
tezza donde  fi  partì  ,melo  concedere/le  ? 
SAGR,  C'inceder  zio  fenza  cotradizione,  tuttauolta,che  la  potejjè 

applicar 


Del  Galileo.  if 

applicar fenz'ejfer  impedita  tutto  il  fuo  impeto  in  quella  fola 
operazione  di  ricondurfe  medefima,b  altro-eguale  afe-,  a  quel- 
la mede/ima  altezza;  come  far  ebbe  fé  la  Terrea  fujfe  perforata  II  mobile  gri 
per  il  centro ,  e  che  lontano  da  ejfo  cento,  o  mille  braccia  fila-  ue  fendendo 
fciajfe  cadérla  palla-,  credojìcuramente,  che  ella  pafferebbeol-  J*  lattante  3 
tre  al  centro,  falendo  altrettanto,  quanto  fefe  ;  e  cosimi  mo-  rjCondurfi  ia 
jìra  l'ejperienra  accadere  d'vnpefo pendente  da  vna  corda ,  altrettanta  al 
che  rimofo  dal  perpendicolo ,  che  e  il  fuo  fiato  di  quiete ,  e  la-  tezza.         t 
fiato  poi  in  libertà,  cala  verf  detto  perpendicolo,  e  lo  trapaf 
fa  per  altrettanto  fpazio  ;  òfolamente  tanto  meno,  quanto  il 
contrafto  dell'aria,  e  della  corda ,  ò  di  altri  accidenti  l'impedi- 
fono  .  AI  offrami  l'ijìejfo  l'^Acqua,che fendendo  per  vn  sifo- 
ne, rimonta  altrettanto,  quanto  fu  lafuafcefa . 

SALV.  Voi  perfettamente  di/correte .  E  perch'io  so,  che  non  ba- 
uete  dubbio  in  conceder,  che  lacquijio  dell'impeto  Jia  median- 
te V  allontanammo  dal  termine  donde  il  mobile  fi  parte ,  e  l'au- 
uicin  amento  al  centro,  doue  tende  il  fuo  moto ,  barete  voi  dif- 
Jìcultà  nel  concedere,  che  due  mobili  eguali,  ancorché  fenden- 
ti per  diuerfe  linee ,  fen^a  veruno  impedimento ,  facciano  ac- 
quifio  d'impeti  eguali ,  tuttauolta,che  l'auuicinamento  al  cen- 
trofa  eguale  i 

SAGR.  Non  intendo  bene  il  quefìto  . 

SALV.   Ali  dichiarcr  b  meglio  colfegname  vnpoco  difgura;per§ 
noterò  quejìali 

nea  <-A.  B.  pa-  ^St- 

ralicia  all' or  i- 
zonte,efopra  il 
punto  B. driz- 
zerò la  perpen- 
dicolare B.C.  e 
poi  congiugne- 
rò qrafìa  incli- 
nata C.  A.  In- 
tendendo bora  la  linea  Q.iA.  ejfer'vn  piano  inclinato  efqui- 
fll  amenze  pulito,  e  duro,  [opra  il  quale  fenda  vna  palla  pev- 
fettammte  rotonda ,  e  di  materia  durijjìma ,  &  vnafìmilv^ 
fender  ne  liberamente  per  la  perpendicolare  C.B.  domando  fé 
voi  conceder  efte, che  l  impeto  della fendente  per  il ]  piano  C.A. 
giunta  ,  che  lafufle  al  termine  lA.potelfe  effere  eguale  all'im- 
peto acquiftato  dall'altra  nelpUtQ Bdoppo lafcefaper laper- 
pen  dicolar  e  C.,3,  Sagralo 


1 6  Dialogo  primo 

SAGR.  Io  eredo  rifolutamente  di  sì  :  perche  in  effetto  amenduefi 
Impeti  fono         jòno  auuicinate  al  centro  egualmente^  per  quello,  che  pur  ho- 
bfli  eiualmé-  ra  ^°  conceduto  gl'impeti  loro  farebbero  egualmente  bafianti 

te  auuicinatifi  a  rie ondur  loro  fìefie alla  medefima  altezza. 

al  centro.       SALV.  Ditemi  hora  quello,  che  voi  credete ,  chefacejfe  quella  me- 
Sopra  il  mo-  defima palla  pofata  fui  piano  orizontale  <A.  B. 

le  fi  mobUe^  SAGR.  Starebbe  ferma,no  hauedo  effo  piano  veruna  inclinazione. 
ftà-fermo.       SALV.  Ma  fui  piano  inclinato  C.^A.  fenderebbe ,  ma  con  moto 
più  lento,  che  per  la  perpendicolare  C.B. 
SAGR.  Sono  fiato  per  rifponder rifolutamente  di  sì ,  parendomi 
pur  necejfario ,  che  ihnotoper  la  perpendicolare  C.  \B.  debba 
ejfer  più  veloce  ,  che  per  l'inclinata  C.  <-A.  tuttauia  ,  JL~j 
quejloe,  come  potrà  il  cadente  per  £ inclinata,giunto  al  punto 
^A.  hauer  tanto  impeto ,  cioè  tal  grado  di  velocità ,  quale ,  e_/ 
quanto  il  cadente  per  la  perpendicolare  haurà  nel  punto  Bi 
queHe  due  proporzioni,  par  che  fi  contr adicano . 
SALV.  ^Adunque  molto  pia  viparràfalfo  ,fe  io  dirò ,  che  afiolu- 
Velocità   Der  '         tamente  le  velocità  de' cadenti  per  laperpendicolare,e  per  l'in- 
il  piauo  indi  clinatafiano  eguali:  e  pur  quejìa  e  proporzione  verijfìma  ,fi 

nato  eguale^  come  vera  è  quefia  ancora,  che  dice ,  che  il  cadente  fi  muouz_j 

alla  velocità ,  pfò  Velocemen-  ^ 

moto  per  1  a.^       >  dicolare,  e  he  per 
perpendicol3  la  inclinata. 

re  più  veloce,  $AG.  Quelle  al  mio 
che  perincli-  orecchio  Tuona 

nata.  J  n  . 

no  proporzio- 
ni contr aditto- 
rie,<&  alvo/ir 'o  ■     -ff 

Sig.  Simplicio?  -"- 

SIMP.  Et  a  me  par  l'iftejfo  • 

SALV.   Credo,  che  voi  mi  burliate ,  fingendo  di  non  capire  quel , 
che  voi  intendete  meglio  di  me  {pero  ditemi  Sig.  Simpl.  quan- 
do voi  v'immaginate  vn  mobile  efier  più  veloce  a"  vn  altro, 
che  concetto  vi  figurate  voi  nella  mente  i 
SIMP.  Figuromi  l'vnopajfar  neliifieffo  tempo  maggiore  fpazio 

dell 'altro;  b  vero pafiare  fpazio  eguale,  ma  in  minor  tempo. 
SALV.  Benijìmo;  e  per  mobili  egualmente  veloci ,  che  concetto  vi 

figurate  I 
SIMP..  Figurami,  chepajjtnofpazj  eguali  in  tempi  eguali. 

%alu.Enon 


Del  Galileo  •  17 

SALV.  E  non  altro  concetto,  che  quefio  i 

SIMP.  Quefio  mi  par ,  che  fia  la  propria  definizione  de  moti  c- 
guali . 

SAGR.  Aggiungiamoci  pure  quefi altra  di  più  ;  cioè  chiamarji 

ancora  le  velocità  ejfer'  eguali,  quando  gli  Jpazj  pajfati  han-  Velocità  dico 
no  la  medejìma  proporzione,  chei  tempi,  ne' quali  fon  pajfati,  fi  eguali  qua* 
e  farà  definizione  pili  vniuerfle .  do  gli  Ipazj 

SALV.  Cosi  e,  perche  comprende  gli  Jpazj  eguali  pajfati  in  tempi  Pal^aa  fon  Fro. 
eguali,  e  gl'ineguali  ancora  pafsati  in  tempi  inegualità  prò-  £e°np°n*tiai 
porzionali  a  efsi Jpazj. Ripigliate  bora  la  medefima figura,  & 
applìcadoui  il  concetto, che  vi  figurate  del  moto  più  veloce.di* 
temi  perche  vi  pare,  che  la  velocità  del  cadente  per  C.  'B.fia-* 
maggiore  della  velocità  dello  fcendente per  la  C.  A. 

SIMP.  Farmi, perche  nel  tempo,  che'l  cadente pajferà  tutta  la  C. 
eB.  lo  fcendente  pajferà  nella  C.  <A.  vna  parte  minor  della—* 
C.  B. 

SALV.  Cosìfià;  e  così  fi  verifica ,  il  mobile  muouerfi  più  veloce* 
mente  per  la  perpendicolare,  che  per  V  inclinata  .  Con/iderate 
oraje  in  quefta  medefima figura  fi potefie  in  qualche  modo  ve 
rificarc  l'altro  concetto, e  trouare ,  che  i  mobili  fujfero  egual* 
mente  veloci  in  amendue  le  linee  C.A.  C.B. 

SIMP.  Io  non  ci  so  veder  coja  tale  ,  anzi  pur  mi  par  contradì* 
zione  al  già  detto . 

SALV.  E  voi ,  che  dite  Sig.  Sagr.  Io  non  vorrei  già  infegnarut 
quel,  che  voi  medefimi  fapete ,  e  quello  di  che  pur  bora  mi  ha* 
uete  arrecato  la  definizione  . 

SAGR.  La  defizione,  che  io  ho  addotta  e  fiata  f  che  i  mobili  fi  pò f 
fan  chiamare  egualmente  velocitandogli  Jpazj pajfati  da— * 
loro  hanno  la  medefima  proporzione,  che  i  tempi,  ne  quali  gli 
paf  ano: però  a  voler,  che  la  definizione  hauejfe  luogo  nelpre- 
fente  cafo,  bifognerebbe ,  che  il  tempo  della  Jcefa  per  C.  A.  al 
tempo  della  caduta  per  C.B.h&uejfe  la  mede/ima  propor- 
zione ,  che  lafiefìa  linea  C.%A.  alla  C.B.  ma  ciò  non  so  io  in- 
tender, chepojfa  ejfere ,  tuttauolta  che  il  moto  per  la  C.  lì. fia 
più  veloce,  che  per  la  C.A. 

SALV.  E  pur  Sforza,  che  voi  V  intendiate.  Ditemi  vnpoco;quefii 

moti  nonji  vann' eglino  continuamente  accelerando  i 
SAGR.   Vannofi  accelerando  :  ma  pia  nella  perpen  dicolare ,  ch^> 

nell'inclinata. 
SALV.  Ma  quefia  accelerazione  nella  perpendicolare  e  ella  pero 

B        tale 


18  Dialogo  primo 

tale  in  comparazione  di  quella  dell'inclinata  ,  che prefe  due 
parti  eguali  in  qualfìuoglia  luogùdi  effe  linee,perpendicolare, 
e  inclinata,  il  moto  nella  parte  della  perpendicolare  Jia  fem- 
prepiu  veloce,  che  nella  parte  dell  inclinata  » 

SAGR*  Signor  no  :  anzi  potrò  io  pigliare  vno  fpazio  nell'inclina- 
ta ,  nel  quale  la  velocitàjìa  maggiore  affai ,  che  in  altrettanto 
fpazio  pr  e f  nella  perpendicolare ,  e  quejìofarà-,  fé lo  fpazio 
nella  perpendicolare  farà  prefo  vicino  al  termine  C,  e  nell  in- 
clinata, molto  lontano  , 

SALV.  Vedete  dunque,  che  la  proposizione,  che  dice,  il  moto  per  la 
perpendicolare  e  più  veloce ,  che  per  linclinata,non  fi  verifica 
vniuerfalmente ,  fé  non  de  i  moti,  che  cominciano  dal  primo 
termine,  cioè  dalla  quiete  ;fenza  la  qual  condizione  la  propo- 
rzione farebbe  tanto  difettofa,  che  anco  lafua  contradittoria 
potrebbe  ejfer  vera;  cioè,  che  il  moto  nell'inclinata,  e  più  velo- 
ce, che  nella  perpendicolare:  perche  e  vero,  che  nell'inclinata—* 
pojjiamo  pigliare  vno,  fpazio  pajfato  dal  mobile,  in  manco 
tempo,  che  altrettanto  fpazio  pajfato  nella  perpendicolare  ♦ 
Hora,  perche  il  moto  nell'inclinata  è  in  alcuni  luoghi  più  ve- 
loce ,  &  in  altri  meno ,  che  nella  perpendicolare ,  \adunque  in 
alcuni  luoghi  dell'inclinata  il  tempo,  del  moto  del  mobile ,  al 
tempo  del  moto  del  mobile,  per  alcuni  luoghi  della  perpendico- 
lare, haurà  maggior  proporzione  che  lo  fpazio  pajfato  ,  allo 
fpazio  p  affato',  &  in  altri  luoghi  la  proporzione  del  tempo,  al 
tempo  farà  minore  di  quella  dello  fpazio,  allo  fpazio .  Come. 
per  efempio partendoji  due  mobili  dalla  quiete ,  cioìdalpuntd 
C.vno  perlaperpe- 

dicolare  C..B.  e  l'ai-  ^C 

tro  per  l  inclinata— » 
C*A.  nel  tempo,  che 
nella  perpendicolare 
il  mobile  haurà  paf- 
fata.tutta  la  C  E. lai 
tro  haurà  paflata  la 

C.T.  minore.  E  pero  **%£-  ^  [  £ 

il  tempo  per  C.  T.aì 

tempo  per  C:B.  (che  gli  è  eguale)  harà  maggior  proporzione, 
chela  linea  T.C.  alla  C.B,eJ/endo ,  che  la  medefima  alla  mi- 
nore ha  maggior  proporzione,  che  alla  maggiore .  E  per  lop- 
pùfiiOi  quando  nella  Q%^4.  prolungata  quanto  bifognaffe.,fi 

prendejfe 


Del  Galileo  7  19 

prendejfe  vna  parte  eguale  alla  C.B.  mapajfata  in  tempo  pia 
breue ,  il  tempo  nell'inclinata  al  tempo  nella  perpendicolare 
bar  ebbe  proporzione  minore,  che  lofpazio ,  allofpazio .  Si—» 
dunque  nell'inclinata ,  e  nella  perpendicolare pojfiamo  inten- 
der e  fpazj,  e  velocità  tali ,  che  le  proporzioni  tra  efii fpazjfia- 
noj  e  minori)  €  maggiori  delle  proporzioni  de*  tempi; pojjiamo 
ben  ragioneuolmente  concedere ,  che  vi  fieno  ancofpazj  per  i 
quali  i  tempi  de  i  mouimenti  ritengano  la  medejìma  propor- 
zione, cbcglifpazj . 

SAGR.  Già  mi  [enfio  leuato  lo  fcrvpolo  maggiore ,  e  comprendo 
ejfer  non  filo  pofibile ,  ma  dirò  necejfario ,  quello ,  che  mipa- 
reua  vn  contraddittorio:  ma  non  perà  intendo  per  ancora ,  che 
<vno  di  quejìi  cafipoj/ìbili,  ò  necefiarjfia  queJlo,del  quale  hab* 
biamo  bifogno  diprefente;  sì  che  verofia ,  che  il  tempo  della—* 
fcefaper  C.<-A.  al  tempo  della  caduta  per  C.B.  habbia  la  me- 
desima proporzione,cbe  la  linea  C.<A. alla  C.B.  ondee'fipof 
fafenza  con  tradizione  dire ,  che  le  velocità  per  la  inclinata—* 
C.A.  eper  la  perpendicolare  C.  B.Jìeno  eguali . 

SALV.  Contentateui per  bora ,  ch'io  v'habbia  rimoffa  l'increduli- 
tà; ma  la  faenza  afpett atela  vn' altra  volta,  cioè  quando  ve- 
drete le  cofe  dimojìrate  dal  nofiro  accademico  intorno  a  i  moti 
locali:  doue  trotterete  dimofìrato ,  che  nel  tempo ,  che'l  mobile 
cade  per  tutta  la  C.B.  V altro  fcende per  la  C.^A.  fino  al  pun- 
to T .  nel  quale  cade  la  perpendicolare  tirataui  dal  punto  B* 
eper  trottare  doue  il  mede/imo  cadente  per  la  perpendicolare 
fi  trouerebbe ,  quando  l'altro  arriua  al  punto  *A.  tirate  da—» 
e/so  <A.  la  perpendicolare /opra  la  C.^A.  prolungando  e/sa,  e 
la  C.B.  fino  alconcorfi:e  quello  farà  il  punto  cercato.  Intan- 
to vedete ,  come  e  vero  ,  che  il  moto  per  la  C.B.  e  più  veloce  , 
che  per  l 'inclinata  C.kA.  (ponendo  il  tei  mine  C '.  per principio 
de'  moti ,  de'  quali  facciamo  comparazione  )  perche  la  linea—* 
C.  B.  e  maggiore  della  C.T.  e  l'altra  da  C.  fino  al  cuncorjò 
della  perpendicolare  tirata  da  Afopa  la  C.A.  e  maggiore  del- 
la C.A.  e  pero  il  moto  per  efsa  e  più  veloce,  che  per  la  C.A.  ma 
quando  noi  paragoniamo  il  moto  fatto  per  tutta  la  C.A.  non 
con  tutto' l  moto  fatto  nel  medefimo  tempo  per  la  perpendico- 
lare prolungata,  ma  e  olfatto  in  par  te  del  tempo  per  la  fola— * 
parte  C.B.  non  repugna,  che  il  mobile  per  C.  o4.  cotinuando 
di  fendere  oltre  al  T.pojfa  in  tal  tempo  arriuare  in  <A.  che 
qualproporzionefitroua  tra  le  linee  C.utf.  CB.  talefia  tra) 

B  2         effi 


2,0  Dialogo  primo 

e^fi  tempi .  lì  ora  ripigliando  il  nojìro  primo  propofito,  cht~> 
era  ài  moftrare,  come  il  mobile  grane  partendofi  dalla  quiete 
pajfa  fcendendo  per  tutti  i  gradi  di  tardità  precedenti  a  qualfi- 
uoglia  grado  di  vdocità ,  eh .  egli  acquiììi ,  ripigliando  la  me- 
dejìma  figura  ricordiamoci,  cije  eramo  conuenuti,  che  il  ca- 
dente per  la  perpendicolare  G.H.  &  il  defeendente  per  l 'incli- 
nata C.  A.  nei  termini  B.A.fitrouaJfro  hauere  acquijìati 
eguali  gradi  divelocità:  horafeguitando  più  auanti.  non  cre- 
do, che  voi  habbiate  diffìcultà  veruna,  in  concedere ,  che/opra 
un'altro  piano  meno  eleuatodi  A.C.  qual  farebbe  v.g.  D.A. 
il  moto  del  de/tendente Jàrebbe  ancora  più  tardo,  che  nel  pia- 
no C.  A.  Talché,  non  e  da  dzibitar punto  r  cheji pojjano  notar 
giani tantopocoeleuati  fopra l'orizonte  A.\B.  e  he' l  mobile , 
cioè  la,  medefima  patta  in  qualjìuoglia  lunghijjìmo  tempo  fi 
condurrebbe  al  termine,  A.  giacche  per  conduruifiper  ilpiano 
B,A.non  hafia 

tempo  infinito:  ^a  £ 

&  il  moto  fifa, 
femprepiù  len- 
to, quanto  la~» 
decliuità  e  mi- 
nore ..  infogna 
dunque  necefi 
fariamente  co- 
fefiare  poterfi 
fopra  il  termi- 
ne E.  pigliare  vn  punto  tanto  ad  ejfo  B.  vicino ,  che  tirando 
da  ejfo  al  punto  A.  vn  piano ,  la  palla  non  lo  pafiaffe  ne  anco 
in  vn'anno  .  Bifogna  bora,  che  voifappiate,che  limpetojcioì 
il  grado  di  velocità^ he  la  palla  fi  troua  hauere  acqui/iato  qua- 
do  arriua  al  punto  A.  e  tale ,  che  quando  ella  continuaff  di 
muouerft  con.  queflo  medefimo  grado  vniformemente }  cioè 
fenza  accelerar/i, o  ritardar/i;  in  altrettanto  temporin  quan- 
to e  venuta  per  ilpiano.  inclinato.  }pajferehbe  vn.ojpazio  lun- 
go il  doppio  del  piano  inclinato  ;  cioè  (per  efempio  )  fé  la  pal- 
la hauefle  pajfato  ilpiano.  'D.A.  in  vn  bora  r  continuando  di 
muouerfi  vniformemente  con  quel  grado  di  velocità ,  che  ella 
fi  troua  hauere  nelgiugnere  al.  termine  A. pajferebbe  in  vn~~> 
ora  vnofpazio  doppio  della  lunghezza  D.A.  e  perchè  (come 
dicemmo)  i gradi  di  velocità  acqu fiati,  m  i  punti  B.A.da  ì 

mobilù 


Del  Galileo;  ai 

the Ji partono  da  qua  Ifiuoglia  punto  prefo  nella  perpendico* 
lare  C.B.  e  che  fendono,  l'vno  per  il  piano  inclinatoci'  altro 
per  e/la  perpendicolare  fon  fempre  eguali:  adunque  il  cadente 
per  la  perpendicolare pub  partirfi da  vn  termine  tanto  vicino 
al  B.  che  l  grado  di  velocità  acqui/iato  in  B.  nonfujfe  baflan- 
te  (  conferuandofi fempre  l'ifiejfo)  a  condurre  ti  mobile  per 
vno  fpazio  doppio  della  lunghezza  delpiano  inclinato  in  vn' 
anno,  ne  in  dieci ,  ne  in  cento  .  Pojfiamo  dunque  conclude- 
re ,  che  fé  e  vero,  che  fecondo  il  corfo  ordinario  di  natura  vn 
mobile,  rimo/fi  tutti  gl'impedimenti  efierni ,  &  accidentarif, 
fi '  muouafopra piani  inclinati  con  maggiore ,  e  maggior  tar- 
dità,fecondo,  che  ì  inclinazione  farà  minore,  sì  che  finalmen- 
te la  tardità  fi  conduca  a  efere  infinita,  che  e  quando  fi finifet 
l'inclinazione,  e  s'arriua  al  piano  orizontale;  e  fé  è  veropari- 
mente,che  al  grado  di  velocità  acquiftato  in  qualche  punto  del 
piano  inclinato  sia  eguale  quel  grado  di  velocità  ,  chefitroua 
hauereil  cadete  per  la  perpendicolare  nel  punto  fegato  da  vna 
parallela  all'orizonte,  chepajfaper  quel  punto  delpiano  incli- 
71  ato,bi  fogna  di  necejfità  confeffare ,  che  il  cadente partendofi 
dalla  quiete,pafa  per  tutti  gl'infiniti  gradi  di  tardità,  e  che  in 
confeguenza,  per  acquifiar'vn  determinato  grado  di  velocità, 
bifogna,cb 'e fi  muoua iprimaper  linea  retta,  defeendendo per 
breue,o  lungo  fpazio, fecondo,che  la  velocità  da  acquifiarfi  do- 
urà  e/fere  minorerò  maggiore,e  fecodo,chel  piano,  jul  quale  fi 
fcéde farà  poco  ,o  molto  inclinato;  talché  può  darfivn  piano  co 
fi  poca  inclinazione,  che,per  acquifìarui  quel  tal  grado  di  ve- 
locità,bifognaffe  prima  muouerfiper  lunghifiimofpazio,& in 
Itrngbijjìmo  ttmpo;sì  che  ndpiano  orizontale  qual fi  fi  a  velo- 
cita non  s'acquisterà  naturalmente  mai ,  auuenga,  che  il  mo- 
bile già  mai  vi  fi  muouerà:  ma, l  moto  per  la  linea  orinzunta- 
le  ,cùe  non  e  decime  ,  ne  eleuaja ,  e  moto  circolare  intorno  al  Mote  circola* 
centro,  adunque  il  moto  circolare  non  s  acquifera  mai  naiu-  re  ncn  i  ll°  a® 

talmente  fenza  il  moto  retto  precedente  ;  ma  bene  acqzafiaio  Ci      aic    niat 

,     •     ■  rJ  r  i-  i  natia  rr.tnte 

che  e  sijiaji  continuerà  egli  perpetuamente  con  velocita  vi.i-  lcn?a  ,j  moto 

forme,  lo  potrei  dichiararui,  <&  anco  dimojh  a?  ui  con  altri  reuo  {recede 

difeorfi,  qutfìt  medefimt  verità ,  ma  non  voglio  intet  rimper  ^  • 

confi  gran  cl.grej/.oniilprincjpalnofiroragiOhùminto,  e  pi,  Moto  circolar 

tolto  ci  ritornerò  con  altra  occafione  ;  e  ma/j,  me ,  che  Lciaji  ì  fì-^G  vnuor" 

venuto  in  qi.efio  propofito,non  per  ftnuirjene  per  vna  dimo- 

ftrazion  muffarla,  ma  per  adornare  vn  concetto  Platonico: 

B  3         al 


Grandezze  de 
gliorbi,e  velo 
cica  dei  moti 
dei  Pianeti  rif 
poniono  pro- 
porzioiutamé 
te  all'è  Ter  di- 
Ite  fi  dal  mede 


z  z  Dialogo  primo 

al  quale  voglio  aggiugnere  vr? altra  particolare  offeruaziont 
pur  del  nojìro  accademico ,  che  ha  del  mirabile .  figuriamoci 
tra  i  decreti  dd  diurno  architetto ,  ejfer  e  fiato penfiero  di  crear 
nel  Mondo  quefii  globi ,  che  noi  veggiamo  continuamente 
muouerjì  in  giro,  ir  hauere  fìabilito  il  centro  delle  lor  conuer- 
Jìoni ,  &  in  ejf>  collocato  il  Sole  immobile ,  £r  bauer  poi  fab- 
bricati tuttii  detti  ghbì  nel  medefimo  luogo  ,  e  di  lì  datali  in- 
clinazione di  muouerjì  ,  discendendo  ver/o  il  centro ,  finche 
acquijlajfero  quei  gradi  di  velocità-,  chepareua  alla  [medefima 
mente  diuina:  li  quali  acqui  fiati  fujfero  volti  in  giro,  ciafche- 
duno  nelfuo  cerchio ,  mantenendo  la  già  concepita  velocità  : 
fi  cerca  in  quale  altezza ,  e  lontananza  dal  Sole  era  il  luogo 
doue  primamente  furono  effi globi  creati:  e  fé  puh  ejfer  3  ch<L-> 
lacreazion  di  tutti  fu ffe  fiata  nellifiejfo  luogo .  Per  far  que- 
Jla  inuejì>gazìone,hijogna  pigliare  da  i  più  periti  Afironomi-, 
le  grandezze  de  i  cerchi,  ne  i  qualii  Pianeti  fi  riuolgono, e  pa- 
rimente i  tempi  delle  loro  reuoluzìoni  :  dalle  quali  due  cogni- 
zioni fi  raccoglie  quanto  v.g.  il  moto  di  Gioue  è  più  veloce 
del  moto  di  Saturno  ;  etrouato  (  come  in  effetto  e  )  che  Gioue 
fi  muoue  pia  velocemente,  conuiene,  che  jendofi partiti  dalla 
medefima  altezza,  Gioue fiafeefo più,  che  Saturno ,  fi  come 
purefappiamj  ejfere  veramente ,  ejfendo  VQrbefuo  inferiore 
a  quel  di  Saturno ..  Ma  venendopiu  auanti ,  dalla  propor- 
zione, che  hanno  le  due  velocità  di  Gioue-,  e  di  Saturno,  e  dal- 
la difianza,che  e  tra  gli  Orbiloro,e  dalla  proporzione  dell' ac- 
celerazion  del  mota  naturale  >  fi  può  ritrouare  in  quanta  al- 
tezz%,e  hntanaza  dal  centro  delle  lor  reuoluzjonifujfe  il  luo- 
go donde  é>fipartirono.Ritrouato,efiabilito  quefiojì  cerca  fé 
Marte  fendendo  di  là  fino  alfuo  Orbe,fitroua,che  la  gran- 
dezza dell'Orbe,  e  la  velocità  del  moto  cóuengono  con  quello , 
che  dal  calcolo  ci  vien  dato  »  &  il  fimilefi  fa  della  Terra ,  di 
Venere,  e  di  Mercurio,  de  i  quali  le  grandezze  de  i  cerchi ,  e  le 
velocità  de  i  moti  faccofiano  tanto  projjìmamente  a  quel ,  che 
ne  danno  i  computi,  che  è  coja  marauiglioja  . 

SAG  R.  Ho  con  e/Iremo  gufìofentito  quejlo  penfiero,  e  fé  non,ch'io 
credoyche  il  far  quei  calcoli  precif amente  farebbe  imprefa  lun- 
ga, e  laboriofa,  e  forfè  troppo  difficile  da  ejfer  comprefa  da  me-, 
io  ve  ne  vorrei  fare  infìanza  » 

SALV-  L'operazione  e  veramente  lunga ,  e  diffìcile ,  £?  anco  non 
m  ajjtcurerei di  ritrouarla  cast  prontamente ,  ppro  l<%  riferbe- 

vemo 


Del  Galileo .  23 

remo  ad  vrì  altra  volta;  e  per  bora  ritorneremo  alnoBroprU 
rno propn/ito,  ripigliando  li,di  doue  digredimmo ,  che ,  fé  beri 
mi  ricorda,  eramo  fui  determinare ,  cime  il  moto  per  linea-* 
retta  non  pub  effer  di  zfo  alcuno  nelle  parti  del  Al ondo  bene 
or  di /late;  efeguitauamo  di  direbbe  no7i  cgsì  auuiene  de  imo- 
tomenti  circolari;  de  i  quali  quello,  che  e  fatto  dal  mobile  infe 
fiefib,già  lo  ritien  fempre  nel  mede/imo  luogo,  e  quello  che  co- 
duce  il  mobile  per  la  circonferenza  d'vn  cerchio  intorno  al 
'  fuo  centro fiabile,  ejìffo,  non  mette  in  difordine  ne  se, ne  i  cir-  .,    ...    . 
conuicini;imperoccb'è  tal  moto  primieramente  efinito,e  termi-  ri  1^  ••  e  ter, 
nato,  anzi  non  pur  finito,  e  terminatola  non  epuntoalcu-  minati  non  di 
no  nella  circonferenza,  che  non fia primo,  &  vltimo termine  fordinanole^ 
della  circolazione  ;  e  continuandoji  nella  circonferenza  affé-  Partl  ^  ^°" 
gnatagli,  laficia  tutto  il  refio,dentro ,  e  fuori  di  quella ,  libero  j*j^j  moto  c-r 
per  i  bifogni  d' altri,  fenz' impedirgli,  b  difordinargligià  mai .  colare-»  ogni 
Quefio  ejfendo  vn  mouimento ,  che  fa,  che  il  mobile  fempre  fi  punto  della-» 
parte,  e  fempre  arriua  al  termine,  può  primieramente  effo  folo  circonferézae 
effer  e  vniforme ,  imperocché  l'accelerazione  del  moto  fi  fa  nel  PnnclP10>e«~ 
mobile  quando  e' va  verfo  il  termine,doue  egli  ha  inclinazio-  Moto  circola 
ne,  &  il  riiardamento  accade  per  la  repugnanza,cb  'egli  ha  di  re  folo  vnifor 
partirfi,  &  allontanarsi  dal  medesimo  termine,  e  perche  nel  me . 
moto  circolare  il  mobile  fempre  si  parte  da  termine  naturale,  e 
fempre  si  muoue  verfo  il  medesimo ,  adunque  in  lui  la  repu- 
gnanza  ,  e  l  inclinazione  fon  fempre  di  eguali  forze ,  dalla—* 
quale  egualità  ne  rifinita  vna  non  ritardatale  accelerata  ve-  Moto  circola 
locità,  cioè  Vvniformità  del  moto  .  Da  quefia  vniformità  ,  e  re  può  conti- 
daW  effir  terminato ,  ne  pub  feguire  la  continuazion  perpe-  nuarfi  perpe- 
tua  ccl  reiterar  fempre  le  circolazioni,la  quale  in  vna  linea—»  tuameHte« 
in  terminata ,  &  in  vn  moto  continuamente  ritardata  ,b  ac- 
celerato non  si  pub  naturalmente  ritrouare;  e  dico  naturai-  M°to  retton._ 
mente,  perche  il  moto  retto,  che  si  ritarda  e  il  violento ,che  non  menfe  eflèr  p 
può  efier perpetuo ,e  l  accelerato  arriua  neceffariamtnte  al  ter-  petuo. 
mine ,  fi  vi  e  ;e  fé  non  vi  e,  non  vi  può  ne  anco  eJfèrmoto} 
pache  la  natura  non  muoue  doue  è  imponibile  ad  arriuare . 
Concludo  per  tanto  il  folo  mouimento  circolare  poter  i»atu-  Moto  retto  af 
ralmente  conuenireai  corpi  naturali  integranti  l'vnimrfo,  e  fegnato  a  icor 

:ituiti  nell'ottima  di  [posizione;^  il  retto  al  pia,  che  sipoffa  Pi  nati'iraljFei" 

a        t?        *    j  fi        *  ■  r     •        J      \     .■  j-n-  ridurli  all'or- 

aire  ejlere ajsegnato  dalla  natura  a  ijuoi  corpi ,  e  parti  diejfi  ^-ne  perfetto 

qualunque  volta  si  ritrouaj] ero  fuori  de'  luoghi  loro  cofiitui-  quando  ne  ria 

te  aipraua  deposizione,  e  pero  bifiognofic  di  ridursi  per  la  più  no  nmoffi . 

B  4         breue* 


La  quiete  fo- 
la ,  e  il  moto 
circolare  atti 
alla  coferua- 
zion  dell'or* 
dine. 


Xe  fenfateef- 
perienze  fide 
ìxoao  ancepor 
re  a  i  difcorfi 
vniani. 
Chi  nega  il  se 
fo,merita  d'ef 
ferne  prillato. 


II  fenfo  ma- 
lira  i  granì 
muoueru  al 
«nero,  e  i  leg- 
gieri al  con- 
cane. 


1  grani  defcl- 
denti  è  dtib-j 
biofe  fi  m -to- 
nano di  moto 

recto* 


24.  Dialogò  primo 

breueallo  flato  naturale .  Di  qui  mi  par ,  che  affai  ragion e- 
uolmente  sipoffa  concluder^,  cheper  mantenimento  dell'ordi- 
ne perfetto  tra  le  parti  del  Mondo  bifogni  dire ,  che  le  mobili 
sieno  mobili  folo  circolarmente,  e  fé  alcune  ve  ne  fono,  che  cir- 
colarmente non  si  muouano ,  quejie  di  neceffità  sieno  immo- 
bili: non  effendo  altro ,  fatuo ,  chela  quiete ,  e'I  moto  circolare 
atto  alla  conferuazione  dell'ordine .  Et  io  non  poco  mi  ma- 
rauiglio,  che  Arijloiile,  il  quale  pure Jìimò ,  che  l  globo  terre- 
Jirefuffe  collocato  nel  centro  del  mondo ,  e  che  quiui  immobil- 
mente si  rimaneffe ,  non  diceffe ,  che  de  corpi  naturali  altri 
erano  mobili  per  natura,  &  altri  immobili;e  mafjime  hauen- 
do  già  definito  la  natura  efier  principio  di  moto,  e  di  quiete, 

SIMP.  lArtJiotile,  come  quello,che  non  siprometteuadelfuo  in- 
gegno, ancorché  per  fpicajfimo  >  più  di  quello ,  che  si  conuienet 
JUmo  nel  fuo  jilofofare ,  chele  fenfate  efperienze  sidouefsero- 
anteporre  a  qualsiuoglia  difcorfo ,  fabbricato  da  ingegno  li- 
mano, e  di/se,  che  quelli,  che  hauefsero  negato  il  fenfo,  merita- 
uano  di  efser  gafiigati ,  col  leuargli  quel  tal  fenfo  ;  bora ,  chi  è 
quello  così  cieco,  che  non  vegga  le  parti  della  Terra,  e  dell'Ac- 
qua muouersi,come graui,  naturalmente  all' ingià;cioìverfo 
il  centra  dell' vniuerfò,aJsegnato  dall' ijiefsa  natura  per Jìne,e 
termine  del  moto  retto  deorso>e  no  vegga  parhnete  muouersi 
UFuoco,e  l'Aria  all' insù  rettamente  verfo  ilconcauo  dell'Or- 
be litnare,come  a  termine  naturale  del  moto  furfum/e  veden- 
dosi tanto  manifejlamente  quefìo ,  &"  efsendo  noi  sicuri,  che} 
cadem  eli  ratio  totius,&  partiurn,  come  nojideue  egli  dire 
efser  propofìzion  verar  e  manifefìa,che  il  mouimeto  naturale 
della  Terra  e  il  retto  ad  mediti,?  del  Fuoco  il  retto  a  medio. 

SALV*  In  virtù  di  quefìo  voflro  difcorfo  al  più ,  al  più ,  che  voi 
potefie pretenderebbe  vifufse  conceduto,  è  che, fi come  le  par- 
ti della  Terra  rimofse  dal  fuo  tutto ,.  cioè  dal  luogo  doue  effe 
naturalmente  dimorano ,  cioè  finalmente  ridotte  inpraua^ 
e  difordinata  di/posizione,  tornano  al  luogo  loro  fponta- 
neam'ente  >  e  pero  naturalmente  con  mutamento  retto ,  così 
(conceduto ,  che  eadem  fìt  ratio  totius,  &  partium.)  si  po- 
trebbe inferire,  che  rimofsoper  violenza  il  globi)  terre/ire  dal 
luogo  a/segnatogli  dalia  natura,  egli  vi  intornerebbe  per  linea 
retta .  Quefìo,come  ho  detto  e  quanto  alpiu  vi  sipotefse  con- 
cedere, fattaui  ancora  ogni  forte  d'ageuoìezza;  ma  chi  volefse 
fiusder  con  rigore  quejie  partite,  prima  vi  negherebbe,  che  le 

parti 


Del  Galileo."  M 

parti  della  Terra,  nel  ritornare  al  fuo  tuttot$ìmottefsero per 

linea  t  etta,  e  non  per  circolare,  ò  altra  misi  a ,  e  voifcurame- 
te  bau  enfìe,  che  fare  affai  a  dimq/ìrare  il  con  trario ,  consta 
apertam  en  te  in  ten  derete  nelle  rifpofte  alle  ragioni,  ^7  zfperien- 
ze  particolari  addotte  da  Tolomeo ,  e  da  Arifictile .  Seconda- 
riamente, fé  altri  vidiceffe,  che  le  parti  della  Tetra  fi  muouo- 
no,nonper  andar' al  centro  d.el  Mondo,  ma  per  andare  a  riw 
nirficol  [no  tutto ,  e  che  per  ciò  hanno  naturale  incili,  azione 
verfo  il  centro  del  globo  terrejìre,per  la  quale  inclinaziows 
tonfpirano  aformarlo,  e  e  mferuarlo,  qual' altro  tutto,e  qual1 
altro  centro  trcuerejìe  voi  al  Mondo ,  al  quale  Unterò  globo  Terra  sferica 
terreno ,  ejfendone  rimojfo ,  cere  affé  di  ritornare ,  onde  la  ra-  per  la  cofpira 
gion  del  tutto  f uff fimile  a  quella  delle  partii  Aggiugnete,che  z.10"  <!elle  Pa* 
ni  Ariilotile,  ne  voi,  proueretegià  mai,  che  la  Terra  defaóio    ' 
Jìa  nel  centro  dell' vniuerfo;  ma,  fé  fi  può  ajfegnare  centro  al-  s0ie  più  pro* 
cuno  all'vniuerfo ,  iroueremo  in  quello  ejfer più prejìo  collo-  babilmétenel 
cato  il  Sole,  come  nelprogrejfo  intenderete .  centro  dell'y- 

H  or  a,  fi  come  dal  cofpirare  concordemente  tutte  le  parti  della**  "iuei^0»c^*8 
Terra  a  formare  ilfuo  tutto,  nefegue,che  effe  da  tutte  le  parti 
con  eguale  inclinazione  vi  concorrano,  epervnirfialpiù,cht 
fiapojjìbile  infìeme ,  sfericamente  vi  fi  adattano  ^perche  non 
doniamo  noi  crederebbe  la  Luna,  il  Solergli  altri  corpi  mon» 
dani  jjiano  e  (fi  ancora  di  figura  rotonda ,  non  per  altro ,  che 
per  vn  concorde  inftinto ,  e  concorfo  naturale  di  tutte  le  loro 
parti  componenti?  delle  quali ,  fé  tal' ora  alcuna  per  qualche "Nattìtàffij  In» 
violenza  fujfe  dalfuo  tutto  feparata ,  non  e  egli  ragioneuole  clonazione  del 
//  credere,  che  fpontaneamente ,  e  per  naturale  infinto  ella  vi  *|  Partl,  .    tu£ 
ritornerebbe  f  &  in  quefio  modo  concludere ,  che'l  moto  retto  "  J  |  andare  a 
competa  egualmente  a  tutti  i  corpi  mondani  l  j  jor  centri» 

SIMP.  E' non  e  dubbio  alcuno,cbe  come  voi  volete  negare  non  fo- 
llmente i prinapj  nelle feienze,  ma  efperienze  manifefìe,  &  i 
fnfiftefji,  voi  non  potrete  già  mai  ejfer  conuinto  ,  ò  rimojfo 
da  veruna  oppinione  concetta;  &  io  pia  lofio  mi  quieterò , 
(perche  con  tra  negantes  principia  no  eftdifpiuandnm) 
tbe  perfuafo  in  virtù  delle  voflre  ragioni .  Eflandofu  le  có- 
fe  da  voi  pur  bora  pronunziate  (già,  che  mettete  in  dubbio 
infino  nel  moto  de  i  grani  fefia  retto,  ò  no)  come  potete  voi 
mai  ragioneuolmente  negare,  che  le  parti  della  Terra,cioe,che  Moto  retta  di 
le  materie grauiffìme  dejcendano  verfo  il  centro,con  moto  ret- l  graui ,  com- 
to,fe  lafciate  da  vna  altiffima  Torre }  le  cui  parete  fono  dirti-  ?le*°  da* *en" 

tifjime^ 


±6  Dialogo  primo 

tìffìme,  e  fabbricate  a  piombo ,  effe  gli  vengono ,  per  così  direi 
lambendo ,  e  penocendo  in  terra  in  quel  medejtmo  punto  cu* 
capello-,  doue  verrebbe  a  terminare  il  piombo ,  chependeffe  da 
vnofpago  legato  in  alto  mi  per  l'appunto, onde  fi  lafciò  cadere 
ilfaffo  ì  non  e  queflo  argomento  più ,  che  euidente  cotal  [moto 
ejfer  retto ,  e  verfo  il  centro  ?  Nel  fecondo  luogo  voi  reuocate 
in  dubbio,  fé  le  parti  della  Terrafi  muouanoper  andar, come 
afferma  Ari/ioti  le ,  al  centro  del  Mondo ,  qua/i  che  egli  non 
Vioabbia  concludentemente  dimoflrato  per  i  mouimenti  con- 
trarj,mentre  in  coiai  gufa  argomentaci  mouimento  de  i gra- 
ni e  contrario  a  quello  de  i  leggieri ,  ma  il  moto  dei  leggieri  fi 
vede  effer  dirittamente  alVmsu,  cioè  verfo  la  circonferenza—* 
del  Mondo ,  adunque  il  molo  dei graui  è  rettamente  verfo  il 
centro  del  Mondo:  &  accade  per  accidens,  che  efìa  verfo  il 
centro  della  T erratotele  queflo  fi abbatte  ad  ejfcre  vnito  co 
quello .  Il  cercar  poi  quello  3  che  faceffe  vna  parte  del  globo 
Lunare,  b  del  Sole,  quando  fuffefeparata  dalfuo  tutto,è  va- 
nità; perche  fi  cerca  quello,  che  feguirebbe  i'n  confegueza  d'vn3 
impojfibile;  attefo  che,  come  pur  dimofìra  Arifìoiile  i  corpi  ce- 
lèfìifono  impajfìbili,  impeneirabilh  infrangibili;  sì  che  non  fi 
pub  dare  il  cafoie  quando  pure  ej?deffè,e  che  la  parte feparata 
ritornaffealfuo  tutto ,  ella  non  vi  tornerebbe  come graue,  ò 
leggiera,  che  pur  il  medefìmo  Ari fi botile prona ,  che  i  corpi  cele- 
fti  non  fono  ne  graui,  ne  leggieri . 
ui  3  ne  *?SQe~  SALV.  Quanto  ragioneuolmente  io  dubiti  ,fe  i  graui  fi  muouano 
per  linea  retta,  e  perpendicolare,  lo  fentirete ,  comepufora  ho 
detto,  quando  efaminero  queflo  argomento  particolare.  Circa 
il  fecondo  punto,  io  mi  merauiglio  ,  che  voi  habbiate  bifogno  , 
che3 1  Paralogifmo  d' Ariflotile  vi [fa /coperto ,  effendo  per /L-> 
fieffo  tanto  manifeflo;  e  che  voi  non  vi  accorgiate ,  che  Arifto- 
file  fuppone  quello,  che  è  in  quiflione: pero  notate . 
SIMP.  Digrazia  Sig.  Salutati  parlate  con  più  ri  [petto  d'Arifloti- 
le  .Et  a  chi  potrete  voi  perfuader  già  mai, eh  e  quello,  che  e  (ia- 
to il  primo,  vnico,  &  ammirabile  efplicator  della  forma  Silo- 
gijlica,  della  dimoflrazione,  degli  Elenchi,  de  i  modi  di  cono- 
fere  i  Sofismi,  i  Paralogismi,  '&  infomma,  di  tutta  la  Logica, 
equiuocaffepoifigrauemente  infupporper  noto-,  quello ,  che 
e  in  quiflione!  Signori  bifogna  prima  intenderlo  perfetta- 
mente ,  epoiprouarji  a  volerlo  impugnare . 
SAL  V>  'Signor  Simplicio  noijiamo  qui  ira  noi  difeo  rrendo  fami- 

Uar- 


Argomento 
d'Ariftot.  per 
prouar ,  che  i 
graia  fi  muo- 
uono  per  an- 
dare al  centro 
deH'vniuerfo. 
I  graui  fi  muo 
nono  al  cen- 
tro della  Ter- 
ra per  accidés 
Cercar  quel- 
lo che  fegui- 
rebbe  doppo 
vn'  imponibi- 
le è  vanità. 
Corpi  celelti 
116  fon  ne  gra 


Arifr.nonpuò 
equiuocare  ef 
fendo  inuen- 
tor  della  Lo- 
gica. 


Del  Galileo.  2.7 

Ilarmente  per  ìnueBìgar  qualche  verità  ;io  notrharò  mai  per 
malerbe  voi  mipalejiate i  miei  errali, e  quando  io  non  lauro 
confeguita  la  mente  d'AriJlotile.riprendettmipur  liberamen- 
te, che  io  ve  ne  baro  buon  grado  .  Concedetemi  in  tanto ,  che 
io  efponga  le  mie  dijficultà,e  ch'io  rifponda  ancora  alcuna  co- 
fa  a  le  voflre  vltime parole,  dicenàoui,  che  la  Lcg.ca  coirne  be- 
ni fimo  fapete,  ì  l'organo  col  qualejj  lojofa  ;n,afì  cerne  può 
effer,  che  vn' artefice  fa  eccellente  m  flbncare  crgani,ma  in- 
dotto nel fapergli fonare,  così  può  ejlr'vngran  logico,ma po- 
co e  (perì o  neljaperfifet  tur  della  Logica; Ji  come  ci  fon  molti  , 
che  fanno  per  lo  forno  a  mente  tutta  la  poetica-,  e  fon  poi  in- 
felici nel  e  omp  or  quattro  verjifolamète  :  altri pojfeggono  tut- 
ti i precetti  dd  Vinci ,  e  non  faprdber  poi  dipignere  vnofgOr 
bello  .  Il  fonar  l'Organo  n  on  s'impara  da  quelli ,  che  fanno 
far' Organi,  ma  da  ctAgL  sa  fonai  e:  la  Foefia  s'impara  dalla) 
contmua  lettura  de'  "Poeti  :  il  dipignere  s'apprende  col  conti- 
nuo difegnare  ,  e  dipignere  :  il  dimofirare  dalla  lettura  de  i 
libri  pieni  di  dimojh  azioni,  che  fono  i  M alematici  foli,e  non 
i  Logici .  Ora  tornando  alpropqfto  dico,  che  quello  ,  che  ve- 
de CÀriftotile  del  moto  de  i  corpi  leggieri  e  ilpartirfì  il  Fuoco 
da  qualun  que  luogo  della  fuperjicie  del  globo  terrejlre,e  dirit- 
tamente dìfcojìarjene,  falcndo  in  alto;  e  queflo  e  veramente 
muouerfi  verfo  vna  circonferenza,  maggiore  di  quella  della 
Terra  ;  anzi  il  mide/imo  Arijlotile  lo  fa  muouere  al  concaùo 
della  Luna;  ma,che  tal  circonferenza  fa  poi  quella  del  Mon- 
do, 0  concentrica  a  quella  ,fì  che  il  muouerfi  verfo  quefla  ,fia 
vn  muouerfi  anco  verfo  quella  del  Mondo ;  ciò  non  fi  può  af- 
fermare, fé  prima  nonfifuppone ,  che'l  centro  della  1  erra~->>  ParaWfmo 
dal  quale  noi  vediamo  difcoflarfìi  leggieri  afcendenti ,  fi  a  il  d'Anftoc.  nel 
medefìmo, che'l  centro  del  Mondo,che  è  quanto  dire,  che' Iglò-  prouar  la  Ter 
ho  terreftrefia  cofìituito  nel  centro  dd  Mondoiche  e  poi  quel-  ™  el^r  nel  ce 
lo ,  di  che  noi  dubitiamo ,  e  che  Ariflotile  intende  diprouare . tr0  ^  Mocto. 
E  queflo  direte,  che  nonfia  vn  manifflo  Paralogifmo  l 
SAGR.  Queflo  argomento  d' ariflotile  mi  eraparfo  anco  per  vn' 
altro  ri/petto  mancheuole,  e  non  concludente,  quando  bene  fé 
gli  concedeffe ,  che  quella  circonferenza ,  alla  quale  fi  muoue 
rettamente  il  Fuoco  ,fujfe  quella  ,  che  racchiude  il  ^Mondo . 
Imperocché,  prefo  dentro  a  vn  cerchio  non  folamete  il  centro, 
ma  qualfiuoglia  altro  punto ,  ogni  mobile ,  che  partendofi da 
quello  cammmeràper  linea  retta ,  e  verfo  qualfiuoglia  parte  > 

fenza 


Sciioprefi  il 
Paralogifmo 
d'Ariftoc.  per 
vn'altro  ver- 
fon 


J>rouafi  più 

jagioneuol- 
mece  dirli  che 
igraui  tendo- 
no a)  cenerò 
delia  Terra  , 
che  a  quel  del 
i'vnwerfo . 


à8  Dialogo  primo 

fenz' alcun  dubbio  andrà  ver/o  la  circonferenza, e  cotìnuatt» 
do  il  moto  vi  arriuerà  ancora;  fi  che  ver 'i/fimo  farà  il  direbbe 
egli  verfo  la  circonferenza  fi  muoua:  ma  non  farà  già  vero , 
che  quellOfCbe  per  le  medefime  linee  fi  moueffe  con  mouimento 
contrario, vadia  verfo  il  centro,  fé  no  quado  il pUto prefo  fujfe 
fijìejfo  centro  j)  chél  moto  fujfe  fatto  per  quella  fola  linea  ,cae, 
prodotta  dal  punto  affegnato  fpajfa  per  lo  centro  .  Talchi  il 
dire:  il  Fuoco  mouendofi  rettamente  va  verfo  la  circonferen- 
za  del  Mondo,  adunque  le  parti  della  Terra  ,  le  quali  ,per  le 
medefime  linee  fi  muouono  di  moto  contrario,  vanno  verfo'l 
eentro  del  Mondo,  non  conclude  altrimenti  ,fe  nonfuppoflo 
prima,  che  le  linee  del  Fuoco  prolungate  ,p  affino  per  il  centro 
del  Mondo;  e  perche  di  effe  noi  fappìamo  certo  ,  che  le  p  affano 
perii  centro  del  globo  terre/ire  {effendo  a  perpendicolo  Jbpra 
la Jua  fuperficie,  e  non  inclinate)  adunque  per  concludere  bi- 
fogna  fupporre,che  il  centroÀelìa  Terra  sia  Viftejfo,  che  il  cen- 
tro del  jAl  ondo,  ò  almeno,  che  le  parti  del  Fuoco,  e  della  Ter- 
ra non  afeendano,  edefcendano,fe  non  per  vna  linea  fola,che 
paffiper  il  centro  del  Mondo;il  che  epoifaljb,  e  repugna  all'ef- 
perienza,la  qual  ci  moJìra,che  le  parti  del  Fuoco,nonper  vna 
linea  fola,  ma  per  le  infinite,  prodotte  dal  centro  della  Terra, 
verfo  tutte  leparti  del  Mondo ,  afeendono  fempre per  linet-> 
perperdicolari  alla fuperficie  del  globo  terrejlre . 
$AVL,  Voi  Signor  Sagredo  molto  ingegnofamente  conducete  Ari- 
Jlotile  al  medesimo  incjnueniente,  mojlrando  V  equiuoco  ma- 
nifejlo;  ma  aggiugnete  vn  altra  fconueneuolezza .  Noi  veg- 
giamo  la  Terra  ejfere  sferica,  e  però  siamo  sicuri ,  che  ella  ha  il 
fuo  centro  :  a  quello  veggiamo ,  che  si  muouono  tutte  lefuz^j 
parti  ,  che  così  e  necejfario  dire ,  mentre  i  mouimenii  loro  fon 
tutti  perpendicolari  alla  fuperficie  terrejlre;  intendiamo, come 
mouendosi  al  centro  della  Terra,  si  muouono  al  fuo  tutto,  & 
alla  fua  madre  vniuerfale  :  e  siamo  poi  tanto  buoni,che  ci  vo- 
gliam  lafciar perfuadere ,  che  V infinito  loro  naturale  non  e  di 
andar'  verfo  il  centro  della  Terra,ma  verfo  quel\d 'dVVniuer- 
fo,  il  quale  nonfappiamo  doue  sia,  ni  fé  sia;  e  che  quando  pur 
sia,  non  è  altro,  ctivn  punto  imaginario ,  £r  vn  niente  fenza 
veruna  facultà  .  AWvltimo  detto  poi  del  Signor  Simplicio , 
che  il  contendere,  fé  le  parti  del  Sole ,  ò  della  Luna ,  ò  di  altro 
corpo  cele/le,  f eparate  dal  fuo  tutto,  ritornajfero  naturalmen- 
te, a  quello, sia  vna  vanità, per  ejfere  il  cafo  impoJJibiìe,effendo 

manifefto 


Del  Galileo .  19 

manifefioper  dimofìr azioni  di  Ariflotìle,che  i  corpi  celeflìfo-  ,    ^ 

no  impaffibili,  impenetrabili ,  impattiteli ,  à'c.  iti/pondo  ni-     ^  j"*1*®-1} 
.  una  delle  enn  dizioni  ,per  le  quali  Ariflotilefa  diff trite  t  cor-  £"  ^  ^elefti 
picekfli  dagli  Elementari,  hauere altra  fujfiflenza ,  che  quel-  difieriiccno: 
la,  cb'ei  deduce  dalla  diuerjìtà  de  i  moti  naturali  di  quelli,  e  di  da  gli  cJcmé- 
quejìi;  in  modo ,  che  negato ,  che  il  moto  circolare  flafclo  de  i  c?"?v^e^: 
corpi  Celefliy  ir  affermato,  ch'ei  ccnuenga  a  tutti  i  corpi  natii-  ^«natigli 
rali  mobili ,  bifogna  per  neceflaria  conseguenza  dire ,  chesii  ^  ^tiÀ» 
attributi  di  generabile ,  o  ingenerabile ,  alterabile ,  o  inaltera- 
bile ,partitelc,ò  impartitele,  à'c.  egualmente  t  e  comunemente 
conuengano  a  tutti  i  corpi  mondani,  cioè  tanto  ai  Cele/li , 
quanto  a  gli  Elementari ,  o  che  malamente^  con  errore  hab- 
bia  Arifìotile  dedotti  dal  moto  circolare  quelli ,  che  ha  afle- 
gnati  a  i  corpi  CelefiL 

SIMP.  Queflo  modo  di  fllofnfare  tende  alla  fouuerjìon  di  tutta 
lafdofojìa  naturale,  à  al  di/ordinare,  e  mettere  in  conquajfb 
il  Cielo,  e  la  Terra,  e  tutto  l'Vniuerfo;  ma  io  credo,  che  i fon- 
damenti de  i Peripatetici  fien  tali,  che  non  cijìa  da  temerebbe 
con  la  rouina  lorofl pojfano  conjìruire  nuouefeienze. 

SALV.  N  on  vi  pigliate  già  penfìero  del  Cielo ,  ne  della  Terra,  ne 
temiate  la  lor  fouuerfione,  come  ni  anco  della  jilofojìa,  perche 
quanto  al  Cielo  in  vano  e ,  che  voi  temiate  di  quello  ,  che  voi 
mede/imo  reputate  inalterabile ,  e  imponìbile  ;  quanto  alla—* 
Terra,  noi  cerchiamo  di  nobilitarla,  e  perfezionarla  >  mentre 
proccuriamo  di  farla  Jimile  a  i  corpi  Celefli ,  e  in  certo  modo 
metterla  qua  fi  in  Cielo ,  di  doue  i  vojlri  filo fb fi  l'hanno  ban-     T     -,  r  r 
dita.  Lajìlojojiamedejima  non  può  ,Je  noti  riceuer beneji-     v  nceuer* 
zio  dalle  no/Ire  difpute; perche  fé  i  nojlri penjìeri  faranno  ve-  accrefeiméto 
ti,  nuoui  acquiflifl faranno fatti; ft  falfl,col  ributtargliynag»  dalle  difpute, 
gior  mente  verran  o  confermate  le  prime  dottrine .  Jriglìateui e  ?ont?^z}°~ 
più  tolìo  penfiero  di  alcuni filofofij  e  vedete  di  aiutargli,  e  fa-  m      l 
flettergli;  ctie  quanto  alla  fcienzaflejfa ,  ella  non  può  ,fe  non, 
auanzaifì .  E  ritornando  al  noflro  propojìto ,  producete  li- 
beramente quello  y  che  vifouuiene  per  mantenimento  della—* 
fomma  deferenza ,  che  Ariflotile pone  tra  i  corpi  Celefìi,  e  la 
parte  Elementare,  nel  far  quelli  ingenerabili ,  incorruttibili , 
mailer  abili,  à'c.  e  quefla  corruttibile,  alterabile,  à'c. 

SIMp.  io  non  veggo  per  ancora ,  che  Anfìotile  Jìa  bifognofo  di 
flocco/ fo,  rflandj  egli  in  piede  sfaldo,  e  forte  ;  anzi  non  eflen- 
doper  ancora  pure  flato  ajjalito  j  non  che  abbattuto  da  voi  ♦ 

E  qual 


Dffcorfo  d'A 
rift.  per  prò- 
uarl 'incorrile 
tibilicàdelcie 
lo. 

Generazione, 
C  corruzione 
è  folamente-» 
tra  i  contrarj 
per  Arili. 
Al  moto  cir- 
colare, niun' 
altro  moto  è 
contrario. 
Cielo  abita- 
lo ,p  gli  Dei 
immortali. 

Immutabilità 
del  cielo  coni 
prefa  per  il  se 
lo. 

Prona ,  che  il 
moto  circola- 
re non  ha  con 
erario. 


io  Dialogo  primo 

E  qualfarà  il  voBrofchermo  in  quejlo  primo  ajfalto  ?  Scritte 
xAriflotile.  Quello, eh  e  fi  genera  fifa  da  vn  contrario  in  quaU 
chefubietto],  e  parimente  fi  corrompe  in  qualche  fubietto ,  da 
vn  contrariojin  vn  contrario;  fi  che  (notate  bene)  la  corruz- 
zione ,  e  generazione  non  e  fé  non  ne  i  contrarj  ;  ma  de  i  con- 
trarj i  mouimentifon  contrarj  ;fe  dunque  al  corpo  Celejle  n& 
Jtpuò  affegnar  contrario ,  imperocché  al  moto  circolare  niun* 
altro  mouimento  e  contrario  ,  adunque  benifiimo  ha  fatto  la 
natura  a  fare  efente  da  i  contrarj  quello,  che  doueua  ejfere  in- 
generabile ,  <&  incorruttibile .  Stabilito  quejlo  primo  fonda- 
mento, fpeditamente  fi  e  aua  in  confeguenza,ch'eifia  inaugu- 
mentabile ,  inalterabile ,  impajfibile ,  e  finalmente  eterno,  & 
abitazione  proporzionata  agli  Dei  immortali,conforme  alla 
opinione  ancora  di  tutti  gli  huomini ,  che  de  gli  Dei  hanno 
concetto .  Conferma  poi  Vijlejfo  ancor  per  ilftnfo  ;  auuenga, 
che  in  tutto  il  tempo paffato,  fecondo  le  tradizioni,  e  memorie 
nijjunacofafivedeejferfitrafmutata,  ne  fecondo  tutto  Vvl- 
timo  Cielo,  ne  fecondo  alcuna  fua  propria  parte .  Che  poi  al 
moto  circolare niuno  altro fia  contrario,  loproua  AriJlotil<Lj> 
in  molte  maniere;  mafenza  replicarle  tutte  ajfai  apertamente 
rejla  dimojlrato ,  mentre ,  che  i  motifemplìci  non  fono  altri  » 
che  tre,  al  mezo,  dal  mezo,  e  intorno  al  mezo,  de  i  quali  i  dua 
retti  furfum ,  &  deoriiim/ò#o  manifijlamenté  contrarj ,  e 
perchè  vn  foto  ha  vn  foloper  contrario ,  adunque  non  reffa 
altro  mouimento ,  chepojfa  effer  contrario  al  circolare .  Ecco- 
ni  il  difeorfo  di  Arijlotìle  argutijfimo,  e  concludentiffìmo,  per 
il  qualefiproua  l'incorruttibilità  del  Cielo . 
SALV.  Quejlo  non*  niente  di  più ,  che  il  puro  progrejfo  d'Ari- 
Jlotile,già  da  me  accennato,  nel  quale  tuttauolta,  che  io  vi  ne- 
ghi ,  che  il  moto ,  che  voi  attribuite  a  i  corpi  Celefìi,  non  con- 
-tenga ancora  alla  Terra,  la  fua  illazione  refìa  nulla .  Dicoui 
per  tanto ,  [che  quel  moto  circolare ,  che  voi  ajfegnate  a  i  corpi 
Celefii,  e onuiene  ancora  alla  Terra:  dal  che,poJlo,  che  il  re  fio 
del  vojlro  difeorfo  fia  concludente  ,feguirà  vna  di  qucjle  tre 
cofe;  comepocofàfiè  detto,  &  or  vi  replico,  cioè,  ò  che  la  Tèr- 
ra fia  ejfa  ancora  ingenerabile ,  e  incorruttibile ,  come  i  corpi 
Cele/li,  ò  che  i  corpi  Celeflifieno  ,  come  gli  Elementari  gene- 
rabili, alterabili,  &c.  ò  che  quefia  differenza  di  moti  non  hab- 
bia,  che  far  con  la  generazione ,  e  corruzione .  Il  difeorfo  di 
vAr t  fiatile  f  e  vojlro  contiene  molte propofizioni  da  non  effer 

di 


Del  Galilea  £| 

Hi  leggiero  ammejfe,  e  per  poterlo  meglio  e/ammare  >Jàrd  bene 
ridurlo  più  al  netto,  fa'  al  dijìinto ,  ebefia  pofiìbile  ;  efcufimt 
il  Sig.  Sagredo ,  fé  forfè  con  qualche  tedio  fente  replicar  più, 
volte  le  medefime  cofe,  e  faccia  conto  difentir  ripigliargli  ar- 
gomenti  nei  publici  circoli  de  i  dìfputanti .  Voi  dite  la  gene- 
razione) e  corruzione  non  fi  fa,  fé  non  doue  fono  i  contrari , 
i  contrarj  non  fono,  fé  non  tra  i  corpi fimplici  naturali,  mo- 
bili di  mouimenti  contrari;  mouimenti  contrari  fono  folamj- 
te  quelli ,  che  fi f Anno  per  linee  rette  tra  termini  contrari ,  e^ 
quejìi  fono  folamente  dua  ,  cioè  dal  mezo ,  &  al  mezo  ;  e  tali 
mouimenti  non  fono  di  altri  corpi  naturali ,  che  della  Terrat 
del  Fuoco,  e  degli  altri  due  Elementi;  adunque  la  generazio- 
ne ,  e  corruzione  non  è  fé  non  tra  gli  Elementi .  E  perche  il 
terzo  mouimento  femplice  y  cioè  il  circolare  intorno  al  mezo  > 
non  ha  contrario  (perche  contrari  fono  gli  altri. dua  ,e  vn — » 
folo  ha  vnfolo  per  contrario  )  però  quel  corpo  naturale ,  al 
quale  tal  moto  compete ,  manca  di  contrario ,  e  non  hauendo 
contrario,  rejìa  ingenerabile,  e  incorruttibile,  &c. perchè  do- 
tte non  è  contrarietà,  non  è  generazione ,  ne  corruzione,  &c. 
ma  tal  moto  compete  folamente  a  i  corpi  Cele/li:  adunque  foli 
quejìi  fono  ingenerabili,  incorruttibili,  &PV..  E  prima  a  mejì 
rapprefenta  affai  più  ageuol  cofa  il  poterjì afjìcurare  ,fe  la—> 
Terra  corpo  vajìifjìmo ,  e  per  vicinità  a.  noi  trattabili/fimo  fi 
mucua  di  vn  mouimento  majfimo ,  qual  farebbe  per  bora  il   Più  facile  è 
riuolgerfi  infefiejfa  in  ventiquattro  ore,  che  non  è  l'intende-  accorgerli  fé 
re,  à"  ajficurarfi ,  fé  la  generazione ,  e  corruzione  fi  facciano  muoua^chefe 
da  i  contrari;  anzi  pure  fé  la  corruzione,  e  la  generazione,^1  ja  corruzione 
i  contrari  fieno  in  natura .  E  fé  voi  Sig.  Simplicio  mifapefìe  fi  faccia  da  i 
ajfegnare  qualfia  il  modo  di  operare  della  natura ,  nel  gene-  contrarj. 
rare  in  breuijfìmo  tempo ,  centomila  mofcioni  da  vn  poco  di 
fumo  di  mofìo,  mofirandomi  quali  fieno  quiui  i  contrarj,qual 
cofa  fi  corrompa,  e  come,  io  vi  reputerei  ancora  pia  di  quello, 
eh' io  fo; perche  io  nejfuna  dì  quejie  cofe  comprendo  .  In  oltre 
barei  molto  caro  d'intendere,  come ,  e  perchè  quejìi  contrari 
corruttiui  fieno  così  benigni  verfo  le  cornacchie,  e  cosi  fieri 
verfo  i  colombi ,  così  tolleranti  verfo i cerni,  &  impazienti 
contro  a  i  caualli,  che  a  quelli  concedano  più  anni  di  vita,cioè 
d'incorruttibilità ,  cbefittimane  a  quejìi .  /  P efebi  ,gli  Vliui 
hanno  pur  radice  ne  ì  medefimi  terreni ,  fono  efpofii  a  i  mt- 
defimi freddi)  a  i  medefimicaldi,  alle  medefime pwggie,  e  ven~ 

thù;  * 


3  %  Dialogo  primo 

ti,  Ò*  infomma  alle  medefime  contrarietà ,e pur  quelli  vengo» 
no  deflrutti  inbreue  tempo ,  e  quefli  viuono  m  die  centinaia 
d'anni .  eDipià,  io  non  fon  mairejlato  ben  capace  di  quefìa 
tra/mutazione fufìanziale  (  reHandofempre  dentro  a  i  puri 
termini  naturali) per  la  quale  v?ia  materia  venga  talmente 
trasformatale fideua per  necefjità  dire  quella  tffèr/idtl  tut- 
to deflrutta,fi  che  nulla  del  fuo primo  ejfere  vi  rimanga ,  c-> 
eh' vn' altro  corpo  dìuerjìffimo  da  quella,  fé  ne  fi  a  prodotto;^ 
il  rapprefentarmifivn  corpo  fotta  vn  aJpetto,e  di  li  a  poco  fot- 
Semplìce  traf         to  vn' altro  differente  affai,  non  ho  per  imponìbile,  chepoffa—* 
pofìziò  di  par         feguìreper  vnafemplìce  trafpo/ìzione  di  parti  fenza  corrom- 
pi può  rappre-  pere,  ò generar  nulla  di  nuouo  :  perchè  dijimili  Metamorfoft 

re?,!?r  \r  ,?Ì5:  ne  vediamo  noi  tutto  il  giorno  .  Si  che  torno u  replicarui,che 

lotto    duierli  .     .  ., ••'.£„     ,         ,    ,    .-^  r    n      m 

afpecti.  nome  voi  mi  vorrete  perjuader ,  che  la  Term  non  fi  poffa—» 

muouer  circolarmente  per  via  di  corruttibilità,egener  abilità, 

bauerete  ,  che  fare  affai  più  di  me ,  che  con  argomenti  ben  pia. 

difficili,  ma  non  men  concludenti,  vijtrouerò  .il  contrario. 

SAGR.  Sign.  Saluiati  perdonatemi,  fé  io  interrompo  il  voflro  ra- 
gionamento ftl  quale,  fi  come  mi  diletta  affai, perche  io  ancora 
mi  trouo  inuolto  nelle  medefime  dijffcultà,  così  dubito ,  che  fa 
impojjibile  il  poterne  venire  a,  capo  ,/ènza  deporre  in  tutto ,  e 
per  tutto  la  no/ira  principal  materia  ;però  quando  fi poteffLs 
tirare  auanti  il  primo  difeorfo ,  giudicherei ,  chefuffe  bene  ri- 
mettere ad  vn  altro  feparato ,  &  intero  ragionamento  quejia 
quijlione  della generazione,e  corruzione^ fi come  anco,quan- 
do  ciò  piaccia  a  voi,  &  al  Sign.  Simplicio,  fi  potrà  fare  di  altre 
quiflioni particolari ,  che  il  corfo  de' ragionamenti  ci  porgeffe 
auanti;  delle  quali  io  terra  memoria  a  parte,  per  proporle  vn* 
altro  giorno ,e  minutamente  efaminarle .  Hor  quanto  alla—* 
prefente,già  che  voi  dite,  che  negato  ad  Aristotile ,  che  il  moto 
circolare  non  fìa  della  Terra,come  degli  altri  corpi  Cekfti,  ne 
feguìrà,  che  quello ,  che  accade  della  Terra ,  circa  ìeffèr  gene- 
rabile, alterabile ,  ifXc.fìa  ancora  del  Cielo ,  l  affiamo  far  fé  la 
generazione,  e  corruzione  sieno,  o  non  sieno  in  naturale  tor- 
niamo a  veder  d'inuejiigare,quelche  faccia  il  globo  terrefìre  . 

SIMP.  Io  non  pò  fo  accomodar  l'orecchie, a  fentir  mettere  in—* 
dubbio,  fé  la  generazione,  e  corruzione  sieno  in  natura^ffen- 
do  vna  co  fa ,  che  noi  continuamente  hauiamo  innanzi  a  gli 
occhj ,  e  della  quale  Arijìotile  ha  fritto  due  libri  interi .  Ma 
quando  si  babbiano  a  negare  i principi/  nelle  fcienjze ,  e  met- 
tere 


Del  Galileo  T  33 

fere  in  dubbio  le  cofe  manifejlijfime ,  chi  non  sa,  che  Jì potrà 
prouare,  quel  che  altri  vuole,e'foRener  qualfiuogliaparadof-    Neganclorf  i 
Jb  l  E  fé  voi  non  vedete  tutto  ti  giorno  generarfi,  e  corrom-  Pn^c.iP^  =liei* 
ferfi  erbe, piante,  animali,  che  altra  co/a  vedete  voi*  come  no  pu^0  fofienere 
vedete  perpetuamente  giojirarjtin  contro  le  contrarietà ,  e  la  qUal  fi  voglia 
Terra  mutarjiin  Acqua,  l'Acqua  conuertirjì in  Aria-,  V Aria  paradello . 
in  Fuoco,  e  di  ìiuouq  l'Aria  condenfarjiin  nuuole, in  piogge , 
grandini,  e  tempelìe  / 

$AGR.  Anzi  veggiamopur  tutte  quejle  cofe ,  e  però  vogliamo  co- 
cederui  il  dtjcorfo  d' Arijlotile,  quanto  a  quejlaparte  della  ge- 
nerazione ,  e  corruzione  fatta  da  i  contrarj  ;  ma  fé  io  vi  con- 
cluderò in  virtù  delle  medejìme  proporzioni  concedute  ad< 
Arifiotile,  chei  corpi  Celeftijleno  effì  ancora-,  non  meno ,  che 
gli  Elementari  generabili,  e  corruttibili ,  che  cofa  direte  voi  ( 

SIM  P.  Diro,  che  voi  habbiatefatto  quello  ^che  e  impojjìbi  le  a  far/i. 

SAGR.  Ditemi  vnpoco  Sign.  Simplicio,  non  fono  quejle  affezio- 
ni contrarie  tra  di  loro  i 

SIMP.  Quali! 

SAGR.  Eccouele .  Alterabile,  inalterabile ,  pajfìbile ,  impajpbilep 
generabile,  ingenerabile,  corruttibile,  incorruttibile  / 

SIMP.  Sono  contrarissime . 

SAGR.  Come  quejlo Jìa,  efìa  vero  ancora,  chei  corpi  Celejli  fieno 
ingeneragli,  e  incorruttibi,  io  vi  prono ,  che  di  necejjità  bifo- 
gna,  cheitorpi  Cele/li Jìen  generabili,  e  corruttibili  ♦ 

SIMP.  Quejlo  non  potrà  effer' altro,  che  vn  Sojjìsma . 

SAGR.  Sentite  l'argomento,  e  poi  nominatelo,  e foluetelo.  I  cor-  .         u 

pi  CeleRiyper  chi  fono  ingeneratoli ,  <&  incorruttibili ,  hanno  :ge^J?aSf-    e 

in  natura  dei  contrarj,  che  fono  i  corpi  generabili,  ecorrutti-  xrorrutib.  per~ 

.  bili  ;  ma  doue  è  contrarietà ,  quiui  e  generazione  ,  e  corruzio-  che  fonoinge 

ne,  adunque  itorpi  Celejlifon  generabili,  e  corruttibili.  nerabili,  e  in- 

SIMP.   Non  vi  difsio,  che  nonpoteua  eJfer'altro,ch'vn  Soffismaì  corrLlttlblil  • 
Quejlo  e  vn  di  quelliargomenti  cornuti,  cheji chiamano  So- 
rtii: come  quello  del  Candiotto,chedmua,che  tutti  i  Candiot-    Al'gurn^nco 
ti  erano  bugiardi, pero  ejfendo  egli  Candiotto  veniuaadir  la  altrimenti  So 
bugia,  mentre  diceua,cbe  i  Candiotti  erano  bugiardi ;bifovna  rite  . 
adunque,  che  i  Can diotti fujfero  veridici,^  in  conJcgmjnzaf 
ejfo,  come  Candiotto  veniua  ad  effer  verìdico;  e  però,  nel  dir, 
chei  Candiotti  erano  bugiardi,  diceua il  veroyc comprenden- 
do fe}-come  Candiotto,  bifgnaua,  che  efujfi,  bugiardo.  E  così 
in  quefla  forte  di  Sojjìsmi ,  fi  durerebbe  va  eterno  arigirarjl 
fenza  concluder  mai  niente ,  C         Sagr.  Voi 


|4  Dialogo  primo 

SAGR.  Voi  fin  qui  Vbauete  nominato,  rejla  bora,che lofcìoglìatt, 

mq/iran  do  la  fallacia  . 
SIMP.  Quanto  alfoluerlo,  e  moHrarlafua  fallacia ,  non  vedete 
voi  prima  la  contradizion  manifejìa  i  I  corpi  Celefifono  in" 
Tra  i  corpi        generabili,  e  incorruttibili ,  adunque  i  corpi  Celejìifon  gene- 
«  lefti  non  è         rabili,e  corruttibili?  E  poi  la  contrarietà  non  e  tra  i  corpi  Ce- 
•n  gmietà.  lejii;  ma  e  tra  gli  Elementi,  li  quali  hanno  la  contrarietà  de  ì 

moti  furfum,  &  deorfum;  e  della  leggerezza,  egrauità;  ma 
i  Cieli ,  cbejìmuouono  circolarmente ,  al  qual  moto  muri  al- 
tro è  contrario,  mancano  di  contrarietà  ,  e  pero  fono  incor- 
ruttibili, &c 
SAGR.  'Piano  Sign.  Simplicio:  quefta  contrarietà  ,per  la  qualz^ 
voi  dite  alcuni  corpi  f empiici  efter  corruttibili ,  rified'ella  nel- 
liffejfo  corpo ,  che  fi  corrompe ,  a  pur  e  ba  relazione  ad  vn' al- 
tro i  dico  fé  tvmidità,per  efempio,  per  la  quale  fi  corrompa 
vna parte  di  Terra,  rifìede  neirifiejfa  Terra,  opure  in  vn' al- 
tro corpo,  qual  farebbe  VAria ,  ò  l'Acqua  .  Io  credo  pur ,  che 
voi  direte,  che  fi  come  i  mouimenti  in  su  ,e  ingiù,  e  lagrauità, 
I  cStrari  che         e^a  ^g?erezzaJ c^  ^oi fate  i primi  contrari,  nonpojfòn'ejfen 
fon  cauli  di         nelmcdfimofuggetto,cosìne  ancol'vmido,elfecco,  ilcaldo* 
corruzione  n6         rifreddo:  bifogna  dunque,  che  voi  diciate,  che  quando  il  cor- 
j/k£§.cno  nel         pò  fi  corrompe,  ciò  auuengaper  la  qualità,  che  fi  troua  in  vn' 
che  fi  corrora  altro,  contraria  allafua  propriaipero  per  far ,  che'l  corpo  Ce- 

pC  t  lefìefia  corruttibile,  bafia ,  che  in  natura  ci  fieno  corpi ,  cht^ 

babbiano  contrarietà  al  corpo  Celefìe;e  tali  fono  gli  Elementi» 
fé  e  vero,che  la  corruttibilità  Jia  contraria  alt  incorruttibilità* 
SIMP.  Non  bafia  quefio  Sign.  mio ,  Gli  Elementifi  alterano ,  e 
.  '     _.        Jt  corrompono , perché fi  toccano,  e fi  mefcolano  tra  di  loro  ,e 
toccanoC€  ma  cosìpojfono  efercitare  le  lor  contrarietà  ;  ma  i  corpi  Celefiifo- 

*on  fon  tocca  no  J  eparati  dagli  Elementi ,  da  i  quali  non  fon  ne  anco  tocchi^ 

ti  da  gl'Eie-         fé  ben  effi  toccano  gli  Elementi .  Bifogna,  fé  voi  volete  prò- 
mzm  1°  $iar  la  gen  erazione, e  corruzione  nei  corpi  Celejii,  che  voi  mo- 

firiate,  che  tra  loto  rifuggano  le  contrarietà . 
SAGR.  Ecco,  ch'io  ve  le  trouo  tra  di  loro .  Il  primo  fonte,  dal 
quale  voi  cauate  le  contrarietà  degli  Elementi,}  la  contrarie- 
tà de'  moti  loro  in  su,  e  ingiù:  adunque  ì  forza ,  che  contrari 
fieno  parimente  tra  di  loro  quei principi/,  da  i  quali  dependo- 
no tali  mouimenti  :  e  perché  quello  ì  mobile  in  super  la  legge* 
rezza,  e  quefio  in  giù  per  lagrauità,}  necejfario,  che  leggerezr 
tAi  e  granitacene  tra  di  loro  contrarie  ini  menofìdeue  ere* 


Del  Galileo:  |f 

dere,  che  fon  contrarj  quegli  altri princìpi) ,  che  fon  cagioni , 

the  queslofa  graue,  e  leggiero  quello:maper  voi  medejimi  la  Grattiti,  e  ley 

legge  rezza, e  lagrauità  vengono  in  confeguenza  della  rarit  à,  f^eafo'^foa 

e  denfità,  adunque  contrarie  faranno  la  denfità,  eia  rarità*  le  qUaUcà  cótr*- 

quali  condizioni  tanto  ampiamente  fi  rìtrouano  nei  corpi  Ce  ne. 

ie/ìi,  che  voifimate  le  Stelle  non  ejfer* altro,  che  parti  più  den- 

fe  del  lor  Cielo  ;  e  quando  ciò  fa,  bifogna ,  che  la  denfità  delle 

Stelle  fuperi  quafi  d 'infinito  interuallo  ,  quella  del  refto  del  Stelle  f^P^ 

Cielo:  il  che  è  manifefìo  dall' ejfere  il  Cielo  fommamente  traf-  ja  fufl^nza  del 

parente,  eie  Stelle  fommamente  opache ,  edalnonftrouare  refto  del  cielo 

lafsù  altre  qualità,  che' l più,  él  meno  denfi,  ò  raro,  che  della  ianniuméw  • 

maggiore,  e  minor  trafparenzapofano  ejfer principi)  :  Effen- 

do  dunque  tali  contrarietà  irà  i  corpi  Celejti ,  è  necejlario ,  che 

tjji ancora  fengenerabili,e  corruttibili,  in  quel  medefìmo  mo- 

do,cbefon  tali  i  corpi  Elementari^  vero,cbe  no  la  contrarietà 

fa  caufa  delia  corruttibilità,  &c. 

$IMP.  Non  e  necejfario  ni  l'vn,  ni  l'altro, perche  la  densità ,  «_*» 
rarità  ne  i  corpi  Celefti  non  fon  contrarie  tra  loro ,  come  nei 
corpi  Elementari  ;  imperocché  no  dependono  dalle  prime  qua-  J>*ncaJ*  *\ 
liti  caldo,  e  freddo,  che  fono  contrarie;  ma  dalla  molta,  o  pò-  ceìeùidiaeri* 
ea  materia  in  proporzione  alla  quantità:  bora  il  molto,  elpo-  <ia  quelle  d« 
co  dicono folamente  vna  opposizione  relatiua,chee la  minor,  gì*  Elementi* 
the  sia,  e  non  ha,  che  fare  con  la  generazione,  e  corruzione .    Crera. 

SrfGR.  Talché  a  voler,  che  il  dehfo  ,  e'I  raro ,  che  tra  gli  Elementi 
deue ejfer  cagione  di  grauità,e  leggerezza,  le  quali  pojfanejjep 
taufe  di  moti  contrarj  furfum,&  dcox(\im,dai  quali  depen- 
dano poi  le  contrarietà  per  la  generazione,  e  corruzione,  non 
bafla ,  che  sieno  di  quei  densi ,  e  rari ,  che  fitto  la  medesima^* 
quantità,  o  vogliam  dir  mole,  contengono  molta ,  ò  poca  ma- 
teria, ma  e  neceJfario,che  e  siano  densi,  e  rari,  merce  delle  pri- 
me qualità  freddo,  e  caldo,  altramente  non  si  farebbe  niente  ; 
ma, /eque fio  e,  ^Arifìotile ci  ha  ingannati, perchè  doueua  dir- 
celo da  principio  ,  e  lafciar  e  fritto ,  che  fin  generabili ,  e  cor-  Ariftot.fi  ino* 
ruttibili  quei  corpi  J empiici,  che  fon  mobili  di  mouimenti  firn-  **ra.  diminiit* 
plici  in  su,  e  in  giù,  dependenti  da  legger  ezza,e  grauità,cauf a-  |e  caiifedel'F- 
teda  rarità,e densità,  fatta  da  molta,e  poca  materia,  merce  del  eifer  gli  Eie- 
caldo  ,e  del freddo;  e  non  si  fermare  fui  femplice  moto  furfum,  menti  genera- 
le deorlum:  perche  io  vi  ajficuro ,  che  quanto  al  fare  i  corpi  b.|M»  .e  co^uc- 
.     graui,e  leggieri,onde  €■  sien  poi  mobili  di  mouimenti  contrarj,  tlt>lii* 
qualsiuoglia  densità,  e  rarità  bafla  ,  venga  ella  per  caldo ,  <l*> 

C  2,        freddo, 


\ 


3<£  Dialogo  primo 

freddo ,  òper  quel  che  più  vi  piace  ;  perche  il  caldo ,  él  freddo 
non  hanno,  che  far  niente  in  quejla  operazione  :  e  voi  vedre- 
te, che  vn  ferro  infocato,  che  pur  si  può  chiamar  caldo  ,pefa  il 
medesimo,  e  si  muoue  nel  medesimo  modo ,  che  freddo .  cMa 
lafiiato  ancor  quejio;  chefapete  voi,  che  il  denfo,e'l  raro  Cele- 
He  non  dependano  dal  freddo ,  e  dal  caldo  i 

SIMP.  S  olio, perche  tali  qualità  no fono.tr a  i  corpi  Celejliyli  qua,' 
li  non  fon  caldi ,  n\ freddi . 

SALV.  Io  veggo,che  noi  torniamo  di  nuouo  a  ingolfarci  in  vn  pe- 
lago in-finito  da  non  ne  vfcir  mai, perche  queflo  e  vn  nauigar 
fe?iza  buffala,  fenza  Stellefenza  remi,fenza  timone;onde  co- 
zdenper  neceffità,  opaffare di foglio,  in  foglio ,  ò  dare  in  fic- 
co, ò  nauigar fempr  e  per  perduti .  Però,  fi  conforme  al  vofìro 
consiglio  noi  vogliamo  tendere  auanti  nella  nojìra  principal 
materia,  hifogna,  che.lafciata  per  bora  quefìa  general  consi- 
derazione, fi  il  moto  retto  sia  neceffario  in  natura ,  e  conuen- 
ga  ad  alcuni  corpi,  venghiamoalJe  dimojìr azioni, ofiferuazio* 
ni,  &  efperienze particolari  :  proponendo  prima  tutte  quelle, 
che  da  lAriflotile ,  da  Tolomeo ,  e  da  altri  fon!)* fiate  sin  qui 
addotte  per  proua  della Jìabilità  della. 'T^yva,  cercando fecon- 
dar iamente  di  foluerle  :  e.  portando  in  vltimo  quelle ,  per  1<lj> 
quali  altri poffa  refìàr  perfuafo,  chela  Terra  sianon  men,cbe 
la  Luna ,  o  altro  Tianeta  da  connumerar sitrài  corpi  natu- 
ralimobili  circolarmente,-  * 

SAGR.  Io  tanto  pia  volentieri  mi  atterrò  a  quejìo,quanto  io  reflo? 
affai  più  fodisfatto  del  vofìro  difiorfo  architettonico ,  e  gene- 
rale, che  di  quello  d'iAriflotikjperche  il  voflro  finza  intoppo 
veruno  mi  quieta  ,  e  l'altro  ad  ognipaffo  mi  attrauer fa  qual- 
che inciampo;  e  non  fio,  come  il  Sign.  Simplicio  non  sia  re/lata 
fubito  perfuafo  dalla  ragione.arrecata  da  voi  per  proua,  che  ili 
moto  per  linea  retta  non  pub  hauer  luogo  in  natura,tuttauol- 
tachesifupponga ,  che  le  parti  deWVniuerfo  sieno  difpqfte  in 
ottima  coflituzione,  e  perfettamente  ordinate \. 

SALV.  Fermate  digrazia  Sign.  Sagredo,  che pur'horamifouuie- 
ne  il  modo  di  poter  dar  fodisfazione  anco  al  Sign.  Simplicio, 
tutiauolta  però-,  che  e' non  voglia  refiar  talmente  legato  ad 
ogni  detto  dJ \Ariftoti le,  che  egli  habbia  perfacrilegio  il  difeofi 
tarfineda  alcuno  ..  E  none  dubbio ,  che  per  mantener  rotti- 
ma  difposizione ,  e  lordine  perfetto  delle  parti  deWVniuerfo,. 

•        manto  alla  locai  situazione^  non  ci  e.  altro,  che  il  mouimentù, 

circolare^ 


Del  Galileo.  37 

circolare  t  e  la  quiete,  ma  quanto  al  moto  per  lìnea  retta,  non 
veggo,  che  poffà  fruire  ad  altro ,  che  al  ridurre  nella  fua  na- 
turai coflituzione,  qualche  particella  dì  alcuno  de'  corpi  inte- 
grali, che  per  qualche  accidente fujfe fiata  rimofia ,  e  feparata 
dalfuo  tutto,  come  di /òpra  dicemmo  .   Consideriamo  bora—* 
tutto  il  globo  terrefìre,e  veggiamo  quelchepuo  effer  dì  lui,tut- 
tauoltache,  £T  ejfo,  egli  altri  corpi  mondani  si  deuano  confer- 
mare nell'ottima, e  naturai  di/posizione .  Egli  e  necejfario, di- 
re ,  ò  che  egli  refii ,  e  si  conferiti  perpetuamente  immobile  nel 
luogo fuo,ò  che  refiando pur  ftmpre  nellifiejfo  luogo, si  riuol- 
ga  m  fefieffo ,  o  che  vadui  intorno  ad  vn  centro ,  mouendosi 
per  la  circonferenza  di  vn  cerchio .  De  i  quali  accidenti ,  Ò* 
<Arif}otUe,  e  Tolomeo,  e  tutti  ilorfeguaci dicon pure,  che  egli  .  ..    -,  .  : 
ha  ojferuatofempre ,  &  e  per  mantenere  in  eterno  il  primo ,  m"co  .'otlp0no 
cioè  vna  perpetua  quiete  nel  medesimo  luogo  .  Hor,  perche  il  globo  'terre 
dunque  in  buon  bora  non  si  deuegli  dire ,  cbefua  naturala  &«  immobile 
affezione  e  il  refiare  immobile ,  più  tojlo ,  chefarfuo  naturale 
il  moto  all' ingiù ,  delqual  moto  egli  già  mai  non  fi  e  mojfo  , 
ned' e  per  tnuouerfi [i  e  quanto  al  mouimento  per  lìnea  retta  Naturale  de! 
iafeifi,  che  la  natura  fé  neferuaper  ridur  alfuo  tutto  le  par-  globo  terref- 
tkelle  della  Terra,  dell 'Acquaceli  Aria, e  del  tuoco,e  di  ogni tre  (iei,e  <|ir" 
altro  corpo  integrale  mondano ,  quando  alcuna  di  loro  ,per  ™,jcce   cy,c  ^ 
qualche  cafo  ,fene  trouajfe feparata ,  e  pero  in  luogo  difordi-  moto  retto  ai- 
nato  trajpofia;  fé  pure  anco,  per far  quefìa  refìituzione,  non  l 'ingiù. 
fi  trouajfe,  che  qualche  moto  circolare  fujfe più  accomodato  „ 
Parmi,  che  quefìa  primaria  pojizione  rijponda  molto  meglio, 
dico  anco  in  via  d'Ariflotìle  mede/imo,  a  tutte  le  altre  confe- 
guenze,  che  l'attribuire,  come  intr  infoco  ,  e  naturai  principia 
degli  Elementi  i  mouimenti  retti .  1 1  che  è  manifeflo  ,peì  eoe 
$io  domanderò  al  peripatetico,  fé,  tenendo  egli,  che  i  corpi  Ce- 
lejh fieno  incorruttibili,  &  eterni,  ei crede,  che' l globo  terref 
tre  nonfia  tale,  ma  corruttìbile,  e  mortale,  fi  che  egli  h abbia  a  ^otl*  retti  eoa 
venir  tempo  ,  che  continuando  fuo  ejfere ,  efue  operazioni  ti  aJfr  jf^VaUe 
Sole,  e  la  Luna,  e  le  altre  Stellerà  Terra  nonfiritrouipiu  al  parti,che  a  ^li 
Mondo,  mafia  con  tutto  il  reiìo  de  gli  Elementi  defirutta ,  e  metri  Llenìe- 
andata  in  niente,  fon  ficuro,  che  egli  rifponderà  di  no:  adun-n  » 
que  la  corruzione,  e  generazione  e  nelle  parti,e  non  nel  tutto, 
e  -nelle pay  ti  ben  mimme,e  fuperjìciali,  le  quali  fon,come  inse- 
J.bdi  in,  cóparazion  di  tutta  la  mole;  e  perche  Arifi.  argumèta 
la  generazione,  e  corruzione  dalla  contrarietà  de'  mouimenti 

C   3         retti, 


Peripatetici 
iffegnano ,  co. 
poca  ragione; 
per  naturali 
quei  moti  a 
gli  Elementi, 
de'  quali  non, 
fi  muouó  mai,. 
t  per  preter- 
naturali quel- 
li de'  quali  fi; 
xnuouoa  fem- 
pre.. 

Efperienze  sé 
fate  deuono  a 
tepori!  ai  dif- 
ferii vmani.. 


38  Dialogo  primo 

retti,  lafcinjl  tali  mouimenti  allegarti ,  che  fole  fi  alterano ,  e 
corrompono,  &  all'intero  globo  >  e  sfera  degli  Elementi  attri- 
buifcajì,  0  il  moto,  circolare ,  0  'una  perpetua  confluenza  nei 
proprio  luogo:,  affezioni, che  fole  fono  atte  alla  perpetuazione, 
&  al.  mantenimento  dell'ordine  perfetto .  QueJÌQ  rchefi  dice 
della  Terra, può  dirjìconjìmil  ragion  del  Fuoco,e  della  mag- 
gior parte  dell'Ariana  ì  quali  Elementi Ji fon  ridotti  i  Peripa- 
tetici ad  ajfegnareper  loro  intrinfeco3  e  naturai  moto,vno  del 
quale  mai  non Jì fono  mojji,  ne  fono  per  muouerfi,  e  chiamar 
fuor  della  natura  loro  quel  mouimento ,  del  quale  fi  muouo- 
no,  fi  fon  morti,  e  fon  per  muouerjì perpetuamente:  quejlo  di- 
co, perche  afjegnano  alVAria,  &  al  Fuoco  jl  moto  all'insà,del 
quale  già  maiji  e  mojfo  alcuno  dei  detti  Elementi ,  ma  folo 
qualche  lor  particella ,  e  quejia  non  per  altro  x  che  per  ridurfi 
alla  perfetta  cojlituzione, metre fi  trouaua  fuori  del  luogo  fuo 
naturale  ^  Ò"  all'incontro,  chiamano  a  lor  preternaturale  il 
moto,  circolare,  delquale  incejfabilmenteji  muouono  ifcorda- 
tifi  in  certo,  modo  di  quella ,  che  più  volte  ha  detto  %Arifiotiley 
che  nejfun  violento  può  durar  lungo  tempo  .. 

SIMP.  A  tutte  quefie  cofe  habbiamo  noi  le  rifpofìe  accomodatif 
/ime,  le  quali  per  bora  lafceSFÒ  da  parte  per  venire  alle  ragioni 
più  particolari,  &  efperienze fenfate ,  le  quali  finalmente  de- 
uono anteporfi,come  ben  diceAriJlotile  a  quanto  pojfa  ejferci 
fomminifìrato  dall' humano  difcorfo  .. 

SAG.R..  Seruanci  dunque  le.  cofe  dette  fin  qui  per  hauercìmejfo  in 
confìder azione  qual  de'  due  generali  difcorfì  habbìa  più  del 
probabile ,  dico  quello  di  Aristotile  per  perfuaderci  la  natura 
de  i  corpi  fullunari  ejfer generabile,  e  corruttibile ,.  &c..eperb 
diuerftfjima  dall' effenza  de  i  corpi  Celefli,per  ejfer  loro  impaf- 
Jibili ,  ingenerabili ,  incorruttibili  f,  &c.  tirato  dalla  diuerjità 
de  i  mouimenti femplici;  bpur  quefie  del  Sign.  Salutati  ,cbz^ 
fifppon.en.do le  parti  integrali  del  Mondo  efìere  dijpojle  in  ot- 
tima cojiituzione.  efcludeper  neceftaria  confeguenza  da  i  cor- 
pi femplici  naturali imouimenti  retti ,  come  di  nìunovfo  in 
natura,  e  slima  la  Terra  ejfer' effa  ancora  vnode.  i  corpi  Ce- 
le/li adornato  di  tutte  le  prerogative,  che  anquellÌconu:engono, 
Il  qual  difcorfo  fin  quìa  me  confuona  ajfaipìu ,  che  quell'al- 
tro ..  Sia  dunque  contmtoil  Sign., Simplicio  produr  tutte  le 
particolari  ragioni-,  efperienze,  &  ojferuazioni  tanto,  natura- 
UxqumtQ  agronomiche ,  per  le  quali  altri  pojfa  rejlar  per- 

fuafi. 


Del  Gali/eo .  3  9 

fuafo  la  Terra  efier  diuerfa  da  i  corpi  Celejìì,  immobile, collo- 
cata nel  centro  del  Mondo,efe  altro  vi  e,  che  l'efcluda  dall' ef- 
ferejfa  ancora  mobile,  come  vìi  Pianeta,come  Gioue,b  la  Lu- 
na y  Ìjc.  Et  il  Sign.  Saluiatiperfua  cortejia  Ji  contenterà  di 
rifpondere  aparte,  a  parte . 

SIMP.  Eccoui  per  la  prima  due  potentijjlme  dimofirazioni  per 
proua,  chela  Terra  e  dijferentifitma  da  i  corpi  CelefiL Prima, 
I  corpi,  che  fono  generabili ,  corruttibili  ^alterabili ,  à'c.fon 
diuerfifiimi  da  quelli ,  che  fino  ingenerabili ,  incorruttibili , 
inalterabili,  &c.  la  Terra  ì  generabile ,  corruttibile ,  alterabi- 
le,  <£?c.  e  i  corpi  Celefii  ingenerabili ,  incorruttibili ,  inaltera- 
bili, &c.  adunque  la  Terra  e  diuerfijpma  da  i  corpi  Celejli . 

SAGR.  Per  il  primo  argomento  voi  riconducete  in  tauola,quelh9 
che  ci  efiato  luti  oggi,  &  apena  fi  e  leuatopur*  ora . 

SIMP,  Piano  Signore,  jentite  il  refio,  e  vedrete  quanto  e'fia  dif- 
ferente da  quello:  nell'altro  fi proué  la  minore  a  priori,  &  bo- 
ra vela  voglio prouare  à  pofteriori; guardate  fé  quefio  è  efie- 
re il  medefimo: prouo  dunque  la  minore  {ejfendo  la  maggiore 
tnanifefiifiìma  )  lafenfata  efperienza  ci  mofira,come  in  Ter' 
rafi fanno  cótinue generazioni,  corruzioni,  alterazioni,  &c.   j.  *,.  .   , 
delle  quali  neper  fenfo  nofiro,  neper  tradizioni,  ò  memoriti  nuitabil^jf  che 
de'  nofiri  antichi  ,fe  n'e  veduta  veruna  in  Cielo ,  adunque  il  non  fi  è  vedu- 
Gielo  e  inalterabile,  face  la  Terra  alterabile,  &  e. e  pero  diuer-  ta  mutazione 
fa  dal  Cielo  ,  Il  fecondo  argomento  cauo  io  da  vn  pr  indo  ale,  *  e"°  S,a  ma,# 
&  efienziale  accidente,  <&  e  quefto .  Quel  corpo,  che  eperfua 
natura  ofeuro ,  epriuo  di  luce  e  diuerfo  da  i  corpi  luminqfi,  e 
rifplendenti,  la  Terra  e  tenebrofa,  efenza  luce ,  &  i  corpi  Ce-  Corpi  Incidi 
lejii  fpUndidi,  e  pieni  di  luce,  adunque,^  e.  rifpondafi  a  ^e-per^ia,tura 
/li  per  non  far  troppo  cumulo ,  e  poi  ne  addurrò  altri .  j,rofì  t 

SALV.  Quanto  al  primo  ,  la  forza  del  quale  voi  cauate  dall'  efpe- 
rienza ,  defidero  ,  che  voi  più  di/Untamente  mi  produciate  le 
alterazioni,  che  voi  vedete  farfi nella  Terra,  e  non  in  Cielo , 
per  le  quali  voi  chiamate  la  Terra  alterabile,  £T  il  del)  no. 

SIMP-  Veggo  in  Terra  continuamente generarfi ,  e  corromperfi 
berbz, piante,  animali, fufcitarfi  venti,  pioggie,  tempefie pro- 
celle, &  infimma  ejfer  quefio  a/petto  della  Terra  in  vna per- 
petua Metamorfofi,niuna  delle  quali  mutazioni  fi forge  ne* 
corpi  Celefii,  la  coflituzione,e figurazione  de '  quali  e puntua- 
li/fimamente  conforme  a  quelle  di  tutte  le  memorie ,  fenza  cf- 
feruifi  generato  cofa  alcuna  di  nuouo ,  ne  corrotto*  delle  an- 
tiche, C  4         Salu.Ma 


40  Dialogo  primo 

SALV.  M adorne  voi  vi  h abbiate  a  quietare  su  quefie  vifihil'hòper 
dir  meglio  3  vedute  efperienze  ,  è  forza ,  che  voi  reputiate  la 
China  >  e  l'America  ejfer  corpi  Celejii  ,  perche ficur amente  in 
efiìnon  hauete  vedute  mai  quefie  alterazioni ,  che  voi  vedete 
qui  in  Italia ,  e  che  pero  quanto  alla  vofira  apprenfione  e'fie* 
no  inalterabili  \ 
$IMP.  Ancorché  io  non  hahbia  vedute  quefie  alterazioni fenja- 
tamente  in  quei  luoghi-,  ce  ne  fon  pero  le  relazioni  ficur  poltre 
che,  cum  eadem  fit  ratio  totius  >  &  partium ,  ejjendo  quei 
paefi parti  della  Terrai,  come  i  nofiri ,  e  forzai  che  e' fieno  al* 
terabili,  come  quefii  * 
SALV.  E  perche  non  l hauete  voi  ,fenza  ridurui  a  douer  credere 
all'altrui  relazioni  oJ/eruate,e  vifie  daper  voi  con  i  vofiri  oc- 
cbiproprj  i 
SIMP.  Perche  queipaefi,  oltre  al  non  ejfer' efpoBi  agli  occhi  naf 
tri,  fon  tanto  remoti,che  la  vifia  nqfira  non  potrebbe  arriua' 
re.  a  comprenderci  fimili  mutazioni . 
SALV.  Hor  vedete,  come  daper  voi  medefimo  hauete  castalmen- 
tefeoperta  la  fallacia  del  voslro  argomento  ;  imperocché,  JL* 
voi  dite ,  che  le  alterazioni ,  chefi  veggono- in  Terra  apprejfb 
di  noi  non  le potrefie per  la  troppa  dfianzafeorger fatte  in—+ 
^America,  molta  meno  le  potrefie  vedere  nella  Luna ,  tariti 
centinaia  di  volte  più  lontana',  E  fé  voi  credete  le  alterazione 
Mefite ane  a  gli auuifi 'venuti  di  la ,  quai  rapporti  vi  fon  ve- 
nuti dalla  Luna  afignificaruì,ehe  in  lei  non  vi  e  alterazione! 
adunque  dal  non  veder  voi  le  alterazioni  in  Cielo, doue  qua" 
do  vi  fujfer  a  non  potrefie  vederle  per  la  troppa  difianza,e  dal 
non  ne  bauer  relazione,  mentre,  chehauer  nonfipojfa,  non 
potete  arguir,  che  elle  non  vi  fieno,  come  dal  vederle,  e  inten- 
derle in  Terra  bene  arguite,  che  le  ci  fono  . 
SIMP.  Io  vi  trouerò  delle  mutazioni feguite  in  Terra  così  gran* 
di;  che  fedi  tali, fé  nefacejfero  nella  Luna ,  benijjìmo  potreb- 
bero ejfer  ojferuatedi  qua  giù .  Noi  hauiamo  per  antichijjì- 
Mediterraneo  me  memorie,  che  già  allofiretto  di  Gibilterra,  Abile,  e  Calpis 

http  per  la  di  erano  continuati  infieme,  con  altre  minori  montamele  quali 

Wl10" Calpe  teneuano  l'Oceano  rifpinto  ;  ma  ejfendofi,  qualfe  nefujfe  lai 

3        "  caujàjfeparati  i  detti  monti,  &  aperto  V adito  all'acque  maru 

ne,,  quefie feorf ero  talmente  in  dentro,kbe  neformarono  tutto 
il  Mare  Mediterraneo  :  del  quale  ,fe  noi  confedereremo  la-* 
grandezza  9  e  la  diuerfiti  detf affretto  5  che  deuon  fare  tra  de 

kro 


Del  Galileo.  4* 

loro  la  fuperficie  dell'  Acqua ,  e  quella  della  T'erta ,  vedute  dì 
lontano^  non  ba  dubbio ,  che  vna  tale  mutazione  poteua  be- 
ni/fimo ejfer  comprefa  da  chi fufie  fiato  nella  Luna,  fi com<L*> 
da  noi  abitatori  della  Terra  fimili  alterazioni  dourebbero 
fc or gerjì nella  Luna  ;  ma  non  ci  è  memoria ,  che  maififia  ve- 
duta  co/a  tale,  adunque  non  ci  rejìa  attacco  da  poter dire ,  cbe 
alcuno  de  i  corpi  Celefìifia  alterabile,  &c. 

SALV.  Cbe  mutazioni  così  vafle fieno feguite  nella  Luna ,  io  non 
ardirei  di  dirlo,  ma  non  fono  ancoficuro ,  cbe  non  ve  nepof- 
fano  ejferfeguite;  e  perche  vnafimil  mutazione  non  potrebbe 
rapprefentarci  altro ,  cbe  qualche  variazione  tra  le  parti  più 
chiare,  e  le  più  ofcure  di  ejfa  Luna,  io  non  so,  cbe  ci  fieno  fiati 
in  Terra  Selinografi curiofi,  che  per  lunghi fima  ferie  di  anni 
ti  habbiano  tenuti  prouuijli  di  Selinografie  così  efatte,  che  ci 
pojfano  render  ficuri  nijfuna  tal  mutazione  ejfer  già  maife- 
guita  nella  faccia  della  Luna;  della  figurazione  della  quale , 
non  trouopiù  minuta  defcrizione,  che  il  dire  alcuno,  chela—* 
rapprefenta  vn  volto  vmano,  altri ,  cbe  l'efimile  a  vn  ceffo  di 
Leone,  &  altri,  cbe  le  Caino  con  vnfafcio  di  pruni  injpalla: 
adunque  il  dire  il  Cielo  e  inalterabile,  per  chi  nella  Luna,  ò  in 
altro  corpo  CeleRc  non  fi  veggono  le  alterazioni ,  cbe  fi  fior- 
gonoin  Terra,  non  ha  forza  di  concluder  cofa  alcuna . 

SAGR.  Et  a  me  refia  non  so  che  altro  fcrupolo  in  quefio primo  ar- 
gomento del  Sign.  Simplicio,  il  quale  defidero,  che  mifia  leua- 
to  :pero  io  gli  domandole  la  Terra  auanti  Vinnondaziom—» 
Mediterranea  era  generabile,  e  corrutibile,ò pur  comincio  al- 
lora ad  ejfer  tale . 

SIMP.  Erafenza  dubbio  generabile,  e  corruttibile  ancora  auan- 
ti, ma  quella  fu  vna  mutazione  tanto  vafia ,  cbe  anche  nella 
Luna  fi  far  ebbe  potuta  ojferuare . 

SAGR.  Oh  fé  la  Terra  fu  pure  auanti  tale  alluuione generabile,  e 
corruttibile,  perche  non  pub  ejfer  tale  la  Luna  parimente fen- 
za  vnafimile  mutazione  i  perche  e  neceffario  nella  Luna~» 
quello,  cbe  non  importaua  nulla  nella  Terra  ì 

SALV.  Argutijpma  infìanza .  Ma  io  vo  dubitando,  cbe  il  Sign» 
Simplicio  alteri  vn  poco  V intelligenza  de  i  tefii  dIArifiotile ,  e 
degli  altri  peripatetici ,  li  quali  dicano  di  tenere  il  Cielo  inal- 
terabile, perche  in  efio  non  fi  e  veduto  generare,  ne  corromper 
mai  alcuna  Stella,  cbe  forfè  e  del  Cielo  parte  minore,  che  vna 
Citta  della  7jrrafepuf  mnumerabiU  di quejìefifon  defirut- 


E  non  meno 
impofiìbile_-> 
corrompers'v 
ria  Stella,  che 
tutto  il  globo 
tenebre. 


Ariftot.mute- 
rebbe  opinio- 
ne vedendo  le 
nouità  del  no 
Aro  fecole 


41  Dialogo  primo 

te  in  modo,  che  ne  anco  i  vesligij  ci  fon  rimaslì . 

SAGR.  lo  certo (ìimaua  altramente,  e  credeua,  che  il  Sign.  Simpl. 
dijfimulajfe  quefta  efpofizione  di  tejlo ,  per  non  granare  il 
Jdaefiro,  &  ifuoicondifcepoli  di  vna  nota  ajjai  più  deforme 
dell  altra  <.  E  qual  vanità  e  il  dir  e  ,la  parte  Ctlejte  è  inalter  a- 
bile, perche  in  ejfa  non  fi  generano  ,  e  corrompono  Sitile  icie 
forfè  akuno ,  ebehabbia  veduto  corrompirfivn  globo  terre f- 
tre,e  rigeneracene  vn' altro h  non  è  egli  riceuuto  da  tutti  i fi- 
losofi, cbepocbifiìme  Stellejìeno  in  Cielo  minori  della  Terrat 
ma  bene  ajfaijfime  molto ',  e  molto  maggiori?  il  corr apersi  du- 
que  vna  Stella  in  Cielo  non  e  minor  cofa,cbedefìruggersi  tut- 
to il  globo  terreHre  ;  però  quando  per  poter  con  verità  intro- 
dur  nelTVniuerfo  la  generazione,  e  corruzione  sia  necefiario, 
che  si  corrópano,  e  rigenerino  corpi  così  vaili ,  come  vna  Stel- 
la, toglietelo  pur  via  del  tutto,  perche  viajficuro,  che  mai  non 
si  vedrà  corrompere  il  globo  terreHre  ,0  altro  corpo  integrale 
del  Mondo  :  sì  che,  ejfendocisi  veduto  per  molti  Jecoli  decorsi, 
ei  si  diffolua  in  maniera,  che  di  fé  non  lafci  vefìigio  alcuno . 

SALV.  Ma  per dar fopr abbondante  foddisfazione  al  Sig.Simpl, 
e  torlo,  Je  epo/fibile,  di  errore,dico  che  noi  hauiamo  nel  nolìro 
fecolo,  accidenti,  &  ojferuazioni  nuoue ,  e  tali ,  ch'io  non  du- 
bito punto,  che  fé  Aristotile  fufie  ali  età  nojlra,  muterebbe  op- 
pimone;  il  che  manifefìamente  si  raccoglie  dalfuofìeffo  modo 
dijilofofare  :  imperocché,  mentre  eglifcriue  di\Rimare  i  Cieli 
inalterabili,  &c.  perche  nijfuna  cofa  nuoua  si  e  veduta gene- 
raruisi ,  o  diffoluersi  delle  vecchie ,  viene  implicitamente  a  la- 
feiarsi  intendere ,  che  quando  egli  haueffe  veduto  vno  di  tali 
accidenti,  hauerebbe  filmato  il  contrario ,  dr  antepojlo ,  come 
conuiene,  la  fenfata  efperienza  al  naturai  difeorfo  ;  perche 
quando  è  non  haueffe  voluto  fare  Rima  de' f enfi,  no  baureb- 
be,almeno  dal  non  fi  vedere fenfatamente  mutazione  alcuna, 
argumentata  l'immutabilità . 

$JMP.  <AriJìotilefece  il  principaljuo  fondamento  fui  difeorfo  a 
priori,  mofirando  la  necejfità  dell  inalterabilità  del  Cielo,  per 
ifuoi  principi)  naturali,  manifejli ,  e  chiari  ,•  e  la  medefima—* 
flabili  doppo  à  pofteriori,/er  ti f enfio ,  epter  le  tradizioni  dz^ 
gli  antichi . 

SALV.  Cotefio,  che  voi  dite  e  il  ^Metodo ,  tal  quale  egli  baferitta 
lafua  dottrina,  ma  non  credo  già,  che  èjia  quello tcolqual^» 
egli  la  inueRigoi  perche  io  tengo  per fermo,  eh' è pi roccur affici 

prima 


Del  Galileo.  45 

prima  per  via  de f enfi,  dell' efperienze,  e  delle  offeruazìom ■>  dì 
ajjìcurarfi quanto  fujfe pojjìbile  della  conclufione,e  che  doppo 
andajje  ricercando  ì  mezi  da  poterla  dimoftrare  ;  perche  così  La  certezza-» 
fi  fa  per  Lo  più  nelle  faenze  dimofiratiue  ;e  quefia  auuienzs,  j!e^a  conclu- 
percbe  quando  la  conclusone  e  vera  ,feruendofi  del  Metodo  rj;(:roliai.1  coi 
refolutiuo  ageuolmente  fi  incontra  qualche  proporzione  già  Metodo  refo- 
dimofirata ,'  ofiarriua  a  qualche  principio  per  fé  noto  :  ma  fé  lutino  la  di-* 
la  concltifione  fiaf alfa  fi  può  procedere  in  infinito,  fenza  in-  moftrazione  . 
contrar  mai  verità  alcuna  conofciuta  ;  fé  già  altri  non  incon- 
trajfealcurìimpojjìbile,  o  ajfurdo  mamfejìo  .  E  non  habbiate 
dubbio  ,  che  Pitagora  gran  tempo  atlanti ,  che- e  ritrouajfe  la, 
dimofir azione,  per  la  quale  fece  l'Ecatumherfi  era  aJJìcurato>  Pitagora  fé* 
i hél  quadrato  del  lato  oppojlo  all'angolo  retto  nel  triangolo  ce  l'Ecatùbe 
rettangolo,  era  eguale  a  i  quadrati  degli  altri  due  lati  ;  e  la.~>  Per  Xna  dimo 
certezza  della  conclusone  aiuta  non  poco  al  ritrouamento  JS°? r!tr«* 
della  dimojlrazione ,  intendendo  fempre  nelle  faenze  demo-  uata  4 
Jlratiue .  Mafuffe  ilprogrejjo  di  AriJìotile  in  qual/ìuogUa—* 
modo,ficheildijcorfok^xìon,precedeffeilfenfoì.  pofterio 
Xì,  oper  Voppofito;  affai  ì  che  il  mcdefimo  ^AriBotile  antepone 
(  come  più  volte  s'è  detto  )  l  efperienze  fenfate  a  tutti  i  difcor- 
Jì;  oltre ,  cbequato  a  idifcorfiX  priori  già  fi  e  efaminato  qua- 
tafia  la  forza  loro  .Or  tornando  alla  materia,  dico ,  che  1<l~> 
cofefcoperte  ne  i  Cieli  a  i  tempi  nofìrifono ,,  e  fono  fiate  tali ,, 
t he  poffon  dare  intera  foddisf azione  a  tutti  ifilofofi;imper  oc- 
che  ,  enei  corpi  particolari ,  e  nell'vniuerfale  efpanfione  del 
Cielo  fi fon  vifii,efi  veggono  tuttauia  accidenti  Jìmili  a.  quel' 
li,  che  tra  di  noi  chiamiamo  generazioni,  e  corruzioni ,  effon- 
do, che  da  AJlronomi  eccellenti  fono  fiate  ojferuate  molte  Co- 
mete generate,  e  disfattela  parti  pia  alte  dell  Orbe  lunare ,  ol- 
tre alle  due  Stelle  nuoue  dell  anno  1 572.  e  del  1604*  fenza  Stelle  nuoue 
veruna  contradizione  altiffimefopra  tutti  i  Pianeti  ;&  ìyl-j  aPPante  1  Cie 
faccia  dell' ifìejfo  Sole  fi.  veggono,  merce  delTelef copio >•,  prò-  Macchie, che 
durre,  e  dijfoluere  materie  denfe,  Ò"  ofcure  ,,infemhianzi->  fi  generano,  e 
molto  Jìmili  alle  nugole  intorno  alla  Terra,,  e  molte  di  quefie  diffoluono  ia 
fono  così  vafie,  che  fuperano  di  gran  lunga,,  nonfolo  il  Sino  |acGJa  "ei  ^°" 
^Mediterraneo,  ma  tutta  l'affrica,  e  l'CAfia ancora  ..  Hora  Macchie  So- 
quandt  ^Arijìotile  vedejfe  quejle  cofe,,  che  credete  voi  Signor  iarj  maggiori 
Simplicio,  eh' e'  dicejfe,  efacejìe  i  di  tutta  l'A- 

&1MP.  Io  non  so  quello,,  che  sìfacejfe,  nedicejfe Arìjlotile,eheera  »$»&  Affrica, 
padrone  delle  fetenze^  ma  so  bene  in  parte  quello,  che  fanno,  e 

dicono^ 


Agronomi 
cornanti  dal- 
i'Anuticone. 


L'Antiticone 
accomoda  le 
oiTeruazioni 
aftronomiche 
a  i  fuoi  dile- 
gui. 


44  Dialogo  primo 

dicono,e  che  eonuiene,  che  facciano,  e  dicano  ifuoifeguaeì,pep 
non  rimaner  Jv..  'za guida, fenza /corta,  e.fenza  capo  ndlafi- 
lofifa .  Quanto  alle  Comete  non  fon  eglino  restati  cohumti 
quei  moderni  Astronomiche  le  voltuanofar  Celesti  dall' An- 
titicone,  e  conuinti  con  le  loro  medesime  armi ,  dico  per  via  dì 
'Paralajì,  e  di  Calcoli  rigirati  in  cento  modi ,  concludendo  fi- 
nalmente a  fauor  d  Aristotile,  che  tutte  fono  Elementari  i  e-* 
/piantato  questo,  che  era  quanto  fondamento  haueuano  ife- 
guaci  delle  nouità,  che  altro  più  resta  loro  per  f astenersi  iti—* 
piedi  t 
SALV.  Con  flemma  Sign.  Simplicio;  cotesto  moderno  autore ,  che 
cofa  dice  egli  delle  òtelle  nuoue  del  72,  e  del  604-.  e  delle  mac- 
chie filari  ?  perchè  quanto  alle  Comete,  io  quant'a  me  poca-* 
difflcultàfarei  nel  porle  generate  fitto,  ò fopra  la  Luna,nì  ha 
mai fatto  gran  fondamento  fopra  la  loquacità  di  I icone ,  n  è 
finto  repugnanza  alcuna  nel  poter  credere ,  che  la  materia  h' 
ro  sia  h  lamentare,  e  che  le pojj  ano  fubhmar si  quanto  piacelo- 
ro,fenza  trouare  oftacoli  neW  impenetrabilità  del  Cielo  /  eri- 
patetico,  il  quale  io  stimo  più  tenue,piu  cedente ,  e  più  fittile^* 
ajfai  della  nostra  aria  5  e  quanto  a  i  calcoli  delle  taralaffì, pri- 
ma il  dubbio  ,fe  le  Comete  sianfoggette  a  tale  accidente,  e  poi 
Vimonstanza  delle  ojferuazion  i  fopra  le  quali  fin  fatti  1  com- 
puti, mi  rendono  egualmente  fofpette  queste  opinioni,  e  quel- 
le; e  maffime,  che  mi  pare,  che  V  lAntiticone  taluoka  accomodi 
afuo  modo,  h  me  ita  per  fallaci  quelle  ojferuazioni  t  che  repu- 
gnano alfuo  difegno . 
SIMP.  Quanto  alle  Stelle  nuoue  V^Antìtìconefe  ne  sbriga  benif- 
simo  in jpuattro parole ,  dicendo ,  che  tali  moderne  Stelle  nuo- 
ue non  fon  parti  certe  de  i  corpi  Celesti,  e  che  bifogna ,  che  gli 
auuerjàrjjfi  voglion  prouar  e  lafsùefser'  alterazione ,  e  gene- 
razione ,  dimostrino  mutazioni  fatte  nelle  Stelle  deferitte  già 
tanto  tempo,  delle  quali  nijfuno  dubita,  che  sieno  cofe  Celesti) 
il  che  non  pofonofar  mai  in  veruna  maniera:  Circa  poi  alle 
materie,  che  alcuni  dicono  generarsi,  e  dijfiluer si  in  faccia  dei 
Sole,  ei  non  ne  fa  menzione  alcun  a;  ond'io  argomento,  eh' e* 
l'habèiaper  vnafauola,  òper  illusioni  del  Cannocchiale ,  0  al 
più  per  ajfizionceUe fatte  per  aria ,  &  in  firn  ma  per  ogni  al- 
tra cofa,  che  per  maiene  Celesti . 
SALV.  C/VLavoi,  Sign.  Simplicio ,  che  cofa  vìfete  immaginato  dì 
nfponden  all'opposizione  di  queste  macchie  importune ,  ve- 
nute 


Del  Galileo.'  45 

mite  a  intorbidare  il  Cielo,  e  più  la  peripatetica filofofia  !  egU 
e  forza,  che  come  intrepido  difenfor  di  quella3vi  habbiate  tro- 
ttato ripiego ^foluzio'nc,  della  quale  non  douete  defraudarci, 
SIMP.  lo  ho  mtefe  diuerfe  opinioni,intomo  a  quefio  particolare.^ 
„  Chi  dice ,  che  le  fono  Sielle,che  ne'  loro  proprj  orbi ,  a  guifa  di 
»  Venere,e  diMerc.fi 'volgono  intorno  al  Solere  nelpaffarglifot-  Qp;njoni-  ^„ 
„   tofi  mojìrano  a  noi  ofcure;  e  per  ejfer  moltiffìmefpefio  accade,  uerfe  t  cjj  ca  ]e 
„  che  pane  di  loro  fi  aggreghino  infieme  ,  e-che  poifi  fepar  ino  ;  macchie  fola- 
10  altri  le  credono  tfier '  vmpreffìo?ii per  aria;  altri  illufioni  de' cri-  ri  • 
„  Halli;  éT  altri  altre  cojc;  ma  io  inclino  affai  a  credere,anzi  te- 
„  go  per  firmo ,  che  le  fieno  vn' aggregato  di  molti,  evarjcorpi 
„  opachi, quafi  cafualmete  concorrenti  tra  di  loro, eperò  veggia- 
„  mofpeffi,che  in  vna  macchia  fi pojfon  numerare  dieci,epiu  di 
„  tali  corpicelli  minuti,  che  fono  di  figure  irregolari,  e  ci  fi  rap- 
„  presentano ,  come  fiocchi  di  neue,  b  di  lana,  ò  di  mofche  volan- 
3,  ti:  variano fito  tra  di  loro,  è?  horfi  difgregano,  ir  bora  fi  co- 
,,  gregano,  e  mafiìmame-nie  fiotto  il  Sole,  intorno  al  quale,  come 
})  intorno  afuo  centro  fi  vanno  mouendo  .  <SMa  nonpero  e  di 
„  necejfità  dire,  che  le  fi  generino,  e  fi  corrompanola  che  alcu- 
„  ne  volte  fi  occultano  doppo  il  corpo  del  Sole,  &  altre  voltis> 
„  benché  allontanate  da  quello,non  fi  veggono  per  la  vicinanza 
„  della  fmifurata  luce  del  Sole:  imperoccJje  nell'Orbe  eccentrico 
„  del  Sole  vi  e  costituita  vna  quafi  cipolla  campo fia  dimoiti 
„  grojfezze,  vna  dentro  all'altra,  ciafcheduna  delle  quali  ejfin- 
„  do  tempefiata  di  alcune  piccole  macchie  fi  muouc  ;  e  benché  il 
„  mouimento  loro  da  principio fia  parfo  inconfiante,  &  irrego- 
3)  lare,  nulla  dimeno fi  dice  effe rfi  vltim amente  cffèruato,ch<L^ 
i}  detro  a  tempi  determinati  ritornano  le  medefime  macchie  per 
V  appunto  .  Queflo  pare  a  me  il  più.  accomodato  ripiego,  chz~> 
fin  qui  fi  fia  ritrouaio  per  render  ragione  di  cotale  apparen- 
za, ir  infieme  mantenere  la  incorruttibilità,^  ingener  abilità 
del  Cielo;e  quando  queflo  non  bafìajfi,non  mancheranno  in- 
gegnipiù  eleuati,che  ne  troueranno  degli  altri  migliori. 
SALV,   Se  queflo  di  che  fi  dijputafuffi  qualche  punta  di  legge,  o  di. 
altri  flud)  vmani,  nei  quali  non  e  ne  verità,  ne  falfità,fi po- 
trebbe confidare  ajfai  nella  fottigliezza  dell'ingegno,  e  nella.-*  -^  i ,   *•  - 
prontezza  del  dire ,  e  nella  maggior  pratica  ne  gli  finitori ,  e  naturali  è  ine* 
fperare,  che  quello, che  eccede (fé  in  quefle  co  fi,  fu/fi 'per far 'ap-  ficace  l'arte-v 
parire,e giudicar  la  ragion  fua  fup.eriore;ma  nellefcicnze  na-  oratoria . 
turali;  le  conclufioni  delle  quali  fan  yen,  e  necejfar.k. ,  ne  vi 


Agométo3che 
iKceffariamé- 
tc  prona  le-» 
macchie  fola- 
ri  generarli,  e 
clinoluern"  . 
Dimoftrazio- 
ne concludete 
le  macchie  ef- 
fer  contigue—» 
al  corpo  fola- 
re 

Moto  delle-» 
macchie  ver- 
fo  la  circonfe- 
renza del  So- 
le appanfce-* 
cardo. 

Figura  delle 
macchie  ftret- 
ta  verfo  lacir 
conferéza  del 
duco  folare,  e 
perchè  appa- 
cifeataie. 


4<£  Dialogo  primo 

ha  che  far  nulla  V  arbitrio  h  amano,  bifigna guardar/i  dì  non 
Jì  porre  alla  difefa  delfalfo  ,  perche  mule  Demo  fieni,  e  milk 
Aristoteli  remerebbero  a  piede  contro  ad  ogni  mediocre  inge- 
gno, che  babbia  hauto  ventura  di  apprender/i  al  vero  .  c^trè 
Sìgn.  Simplicio  toglieteui pur  giù  dalpenJìero,e  dalla  fperan- 
za,  che  voi  hauete,  chepojfano  ejfr  huomini  tanto  più  dotti , 
eruditi,  e  verfati  ne  i  libri,  che  nonfìamo  noi  altri ,  che  al  dif- 
petto  della  natura fieno pjr  far  diuenir  vero  quello,  càcèfal- 
fo  .  E  già,  che  tra  tutte  le  opinioni ,  che  fono  fiate  prodotti^* 
fin  qui  intorno  aUejfenza  di  quelle  macchie  filari,  quefìa—» 
efplicata  pur' bora  da  voi  vi  par  la  vera ,  rejjta  (Je  queiìo  e  ) 
che  r altre  tutte Jìenf al  re,&  io  per  liberarui  ancora  eia  quejia^ 
che  pure  èfaljìjjima  chimera ,  lafciando  mili  altre  imptcàabi- 
lità ,  che  vi  fono  ,  due  fole  efperienze  vi  arreco  in  contrario  : 
l'vna  è,  che  molte  di  tali  macchie  Jì  veggono  nafeere  nel  mezo 
del  difeo  filare  f  e  molte  parimente  dijfoluerjì ,  efuanirepur 
lontane  dalla  circonferenza  del  Sole  :  argumento  necefjario  9 
che  le  Jì  generano,  ejì  dijfoluono  ;  cbefejenzagenerarji,e  cor» 
romper/ì,  compariffero  quiui  per  filo  mouimento  locale,tutte 
Jì  vedrebbero  entrare ,  e  vfeireper  la  efìrema  circonferenza  • 
L altra  ojferuazione  a  quelli  ì  che  non  fon  co/situiti  nell'imfi- 
mo grado  d ignoranza  di projhettiua ,  dalla  mutazione  del" 
r apparenti  Jìgur e  j  e  dall'apparente  mutazion  di  velocità  di 
moto,  Jì  conclude  necejfari&mente,  che  le  macchie  fon  contigui 
al  corpo  filare,  e  che  toccando  lafuafuperficie  con  ej/a ,  ufi» 
pra  di  ejfajìmuouono,  e  che  in  cerchi  da  quello  remoti  in  ve* 
run  modo  non  Jì  raggirano .   Concludelo  ti  moto  >  che  verfo 
la  circonferenza  del  dif co  folare  apparifee  tardij/ìmo ,  e  ver  fa 
il  mezo  più  veloce;  concludonlo  le  Jìgur  e  delle  macchie,le  qua- 
li verfo  la  circonferenza  appari/cono  JìrettijJìrne  in  compara- 
zione di  quello ,  chejìmojtrano  nelle  parti  dì  mezo  ,  e  queiìo, 
perchè  nelle  parti  di  mezo  Jì  veggono  in  maejtà ,  e  quali  t//e-* 
veramente  fono,  e  verfo  la  circonfetenza, mediante  lo  sfuggi- 
mento della  fuperficie  globofa,Jì  mojlrano  in  iscorciotf  l'vna, 
e  l'altra  diminuzione  di  Jìgur  a,e  di  moto',  a  chi  diligentemen- 
te l'hajapute  ojferuare ,  e  calculare ,  rifponde  preejamented 
quello  y  che  apparir  deue,  quando  le  macchie  Jien  contigzie  al 
Sole,e  di/corda  inefcufabilmente  dal  muouerjì in  cerchi  remo- 
ti, benché  per  piccoli  interualli,  dal  corpo  filare;  come  dìjfufa- 
mente  èjlato  dtmojìrato  dall'amico  nqjlro  nelle  lettere  àtli<u* 

macchie 


Del  Galileo.  47 

macchie  filari  al  Sign.  Marco  Velferi.  Baccoglìefì dalla  me- 
àefima  mutazion  ai  figura,  che  niffuna  ài  effe  e  Stella,  o  altro  Macchie  fola. 
il  /*'  'J&  •  »"  .r t  '£  ri    i~  ri  nonionodi 

ro/^o  difgura  sferica  ;  imperocché  tra  tutte  lepgure  ,Jola  la  ^„ura  sfenca^ 

sfera  nonji  vede  mai  in  iscorciotnìpub  rapprejèntarsi  mai,  fé  nia  diftefe,co« 
r.on perfettamente  rotonda;  e  così  quando  alcuna  delle  mac-  me  falde  ibi» 
ehie  particolari fuf se  vn  corpo  rotor  do  .quali  fi  filmano  ejfer  li  • 
tutte  le  Stelle,  della  medefima  rotondità  fi  mojlrertbbe  tanto 
nelmezo  del dijco filare,  quanto  verfo  V  eilrtmità:  doue ,  che 
lo /cornar  e  tanto  ,  e  mo/it  arfi  così fittili  verfo  tale  ejlremitàt 
£■  all'  incontro  fpaziof e, e  larghe,  verfo  il  mezo  ci  rende jicuri 
quelle  ejfer  falde  di  poca  profondità ,  b  grojfizza,  ri/petto  alla 
lunghezza,  e  larghezza  loro  .  Chepoijisia  ojferuato  vltima- 
vnente,che  le  maccoie  doppofuoi  determinati  periodi  ritornino 
le  medesime  per  V  appunto ,  non  lo  crediate  Sign.  Simplicio ,  e 
chi  ve  l'ha  detto  vi  vuole  ingannare  ;  e  che  ciò  sia ,  guardate  9 
che  ei  vi  ha  taciuto  quelle,  chef  generano,  e  quelle  ,  che  si  dif- 
foluono  nella  faccia  del  Sole  lontano  dalla  circonferenza ,  ni 
vi  ha  anco  detto  parola  di  quello  feorciare ,  che  e  argomento 
neceffario  dell' ejfer  contigue  al  Sole .  Quello,  che  ci  e  del  ritor- 
no delle  medesime  macchie,  non  e  altro,  che  quel,chepur  si  leg" 
gè  nelle  fipr  ad  dette  lettere,cioe,  che  alcune  di  ejfepuo  ejfer  tal- 
uolia  ,  cnefìano  di  così  lunga  durata  ,  che  non  'fi disfacciano 
per  vnajòla  conuerjìone  storno  al  Sole ,  la  quale  Jifpedifce 
in  rmno  di  vn  mefe . 

IIMP.  lo  per  dire  il  vero  non  ho  fatto  ne  fi  lunghe,  né  fi  diligen- 
ti oferuazioni ,  che  mipojfano  bajlare  a  ejfer  ben  padrone  del 
quodeft  di  quella  materia ,  ma  voglio  in  ogni  modo  farle ,  « 
poi prouarmi  io  ancora ,  fé  mifuccedejfe  concordare  quel  che 
et  porge  l'tfperienza,  con  quel,  che  ci  dimojìra  Ariflot.  perche 
chiara  coja  è,  che  due  veri  non  sipojfon  contrariare  . 

ZALV*  Tuttauolta,  che  voi  vogliate  accordar  quel  che  vimojìre- 

r*  ilfenfi,  con  le  più  falde  dottrine  d'Arifl.  non  cihaueretn^  j)ci  Cl*ci0  per 
vna  fatica  al  mondo,  e  che  ciò  sia  vero,  Arifi.  non  dicegli,che  la  gran  lonta- 
delle  coje  del  Cielo ,  mediante  la  gran  lontananza ,  non  fi  ne  nanza  non  fi 
può  molto  refolutamente  trattare  i  Può  re*°liua- 

S1M#.  D^h  apertamente.  ^"aiSL 

$ALV.  Il  medesimo  non  affermagli, che  quello,  che  Xefperìenza ,  e 

il  finfo  a  dtmoflra,  si  deue  anteporre  ad  ogni  dijcorfo,ancor-  jj  fenfQ  pr^ 
the  ne  parefie  affai  ben  fondato  i  e  quello  non  lo  die' egli  refi'  naie  al  difcor» 
lutamvtte,  ejenzapunto  titubare  i  fo  per  Ari*.  ' 

Simp.  'Dicelo, 


4  8  Dialogo  primo 

S1MP.  Dicolo  . 

SALF.  Adunque  di  queBe  duepropofizioni,  che  fono  ambedue» 
dottrina  d' Arisi .  quefl 'a feconda,  'che dice,  che bijogna ante- 
Ciclo  può dii         porre  ilfenfo  al  difeorfi,  è  dottrina  molto  più  firma, e  rifilu* 
h  alterabile.-»  ta,cbe  ì'altra,chefiima  il  Cielo  inalterabile;  e  pero  più  Arifio' 

più  conforme  turcamente  filo fif erete ,  dicendo  il  Cielo  è  alterabile ,  pei  etiè 

ad  Ariiìot.  di  XOÌl  m^  mojìra  ilfenfo,  che  fé  direte  il  Cielo  e  inalxerabiU,per- 

quella ,  nella  thè  cosìperfuadc  il  difeorfi  ad  Arijlotile  .  Aggiugnete,  cbz^* 

quale  fi  fa  i-  noipojjìamo  molto  meglio  di  Arifiot.  difeorrer  delle  cofe  del 

na  Lei  a  ile  .  Cielo ,  perche  confettando  e?li  cotal  cognizione  elfer'a  lui  dif- 

ce  del  Tele-         pale  per  La  lontananza  da  ijenji,  viene  a  concedere,  che  quei' 
fcòpio  difeor  lo,  a  chi ifenjlmeglio  lopotefiero  rapprefentare ,  con  ficureza 

rer  meglio  ài  maggiore  potrebbe  intorno  ad  ejfojilofofare.  H  ora  noi  merce 

feiir  i  C°  ^  ■■?  ^ftop?0  ce  lo fiam  fatto  vicino  trenta,  e  quaranta  volte 

più,  che  vicino  non  era  ad  Anfi.fi 'che pojjìamoj corgere  in— * 
efio  cento  cofe,  che  egli  non  potette  vedere,  e  tra  le  altre  quefie 
mac;hie  nel  Sole,  che  alfolutamente  ad  efio  furono  inufibili , 
adunque  del  del) ,  e  del  Sol: più  ficuramente  pojjìamo  noi 
trattare  che  uirifioùle. 
SAGR.  Io  fono  nel  cuore  al  Sign.  Simpliciot  e  veggo,chvey fi  finte 
muouere  affai  dalla  forza  di  quefiepur  troppo  concludenti 
ragioni;  ma  dall'altra  banda  il  veder  eia  grande  autorità,  che 
fi  è  acquifiata  Arifiot.  appreffo  Vvniuerfale ,  il  confiderai  il 
numero  degli  interpreti  famofi ,  che  fi  fono  affaticati  per  efi 
plicare  ifuoifinfi;  il  vedere  altre  fcienze,  tanto  vtili,  e  necefi 
fariealpublico  fondar  gran  parte  deUafiima,e  reputazione» 
loro  fopr a  il  credito  d' Arifi.  lo  confonde,?,  fpauenta  affai\e  me 
lo  par fentir  dire.  E  a  chi  fi  ha  da  ricorrere  per  definire  le  nofi 
■tre  controuerfie,ìe.uaio  chefujfe difeggìo  Arifi.  quaV  altro  au- 
jy    .        ,  torefi ha  da  feguitare  nelle  fcuoky  nelle  accademie,nellifiud)l 

•ne  di  Smipl.  Qualfilofifo  ha  fritto  tutte le  parti  della  naturai jilojofia ,  e 

tanto  ordinatamente,  fenza  lafciar  indietro  pur  vnapartico- 
lar  conclufione? adunque  fi  deue  defilar  quella  fabbrica, fotta 
la  quale  fi  ricuoprono  tanti  viatori  i  fi  deue  dtfirugger  quel- 
l'Jdfilo,  quel  Pritaneo,  doue  tanto  agiatamente  fi  ncouera- 
notanti  jìudiofi,  doue  fenza  efporfi all'ingiurie  dell'aria ,  col 
filo  riuoltar  poche  carie  fi  acquijiano  tutte  le  cognizioni  della 
natura?  Si  ha  dafpiantar  quel  propugnacolo,  doue  contro  ad 
ogni  nimico  ajfalto  in  ficurezza  fi  dimora  f  logli  compatì] co 
noumeno,  che  a  quel  Signore ,  che  con  gran  tempo ,  co-nfpefa 

immen- 


Del  Galileo .  4P 

immenfa,  con  ì 'operai  di  cento  ,\e cento  artefici  fabbricò  nohi- 
li/Jìmo  palazzo,  e  poi  lo  vegga  per  ejfer fiato  malfondato  mi- 
nacciar rovina ,  e  che  per  non  vedere  con  tanto  cordoglio  dis- 
fatte le  muraci  tante  vaghe  pitture  adornatele adute  le  colon- 
ne, fi/Ugni  delle  fuperbe  logge,  caduti  i  palchi  dor aii,r  orina- 
tigli fiipith  i  frontefpizì,e  le  cornici  marmoree  con  tanta  fpe- 
fa  condotte, cerchi  con  catene, puntelli  contraffort^barbacani, 
efirgozzoni  di  riparare  alla  rouina . 

£ALV,  Eh  non  tema  già  USign.  Simplicio  dì  finii  cadute  ;  io  con 
fua  affai  minore fpefa  torreiad  ajficurario  del -danno  ;non  ci 
spericolo ,  che  vna  moltitudine  fi  grande  difilofofi  accorti,  t 
fagacifi  taf  ci  fopr affare  da  vno,  o  dua, che  faccino  vnpoco  di  Pii0£bfìa  Pe« 
Jlrepito  ;  anzi  non  pure  col  voltargli  contro  le  punte  d  Ile  lor  ripacetica  in- 
penne,  ma  col  filo filenzio,  gli  metteranno  in  di/prezzo,  e  de-  alterabile, 
rifione  apprejfi  l'vniuerfale.  VaniJJÌmo  èilpenfierodichicre* 
deJJe  introdur  nuoua  filofofia  col  reprouar  auejio ,  ò  quello 
autore ibifogna prima  imparare a  rifer'ì  ceruelli  degli  huomi- 
ni,  e  rendergli  atti  adijìmguere  il  vero  dalfalfi:  cofa  che  filo 
Dio  la  può  fare .  M-ad'vn  ragionamento  in  vny  altro,  doue 
Jìamo  noi  trafcorfììio  nonfaprei  ritornare  in  fu  la  traccia-* 
fenza  la  fior  Ut  della  vojìra  memoria . 

SIMP.  Me  ne  ricordo  io  beni/fimo .  Eramo  intorno  alle  rìfpofie 
dell' Antiticone  all'obbiezioni  cotro  ali  immutabilità,  del  Cie- 
lo,trà  le  quali  voi  inferi fle  quefia  delle  macchie  filari  non  toc- 
cata da  lui ,  e  credo,  che  voi  volefie  conjiderar  la  fua  rijpofia 
aWinflanza  delle  Stelle  nuoue  , 

SALV.  fior  mifouuiene  il  rejiante;  efeguitando  la  materia, par» 
mi,  che  nella  rifpoHa  dell' Antiticone  fieno  alcune  cofe  degne 
di  riprenjione  .  E  prima  ;fe  le  due  Stelle  nuoue,  le  quali  e'  no 
può  far  di  manco  di  non  por  nelle  parti  altiffime  del  Cielo  ,  e 
che  furono  dilunga  durata,  e  finalmente  fuanirono,  non  gli 
danno  fa/lidio  nel  mantener  l'ine  'terabilità  del  Cielo,  per  no 
ejfer  loro  parti  certe  di  quello,  ne  mutazioni  fatte  nelle  Stelle 
-antiche^  chepropofito  metterfi  con  tanta  anfìetà,  <&  affanno 
contro  le  Comete ,  per  bandirle  in  ogni  maniera  dalle  regio- 
ni Celtfìi  ?  non  ballati  egli  il  poter  dir  di  loro  quel  medejimo, 
che  delle  Stelle  nuouei  cioè,  che  per  nò  ejfir parti  certe  del  Cie- 
lo ,  ne  mutazioni  fatte  in  alcuna  delle  fue  Stelle,  nejfun  pro- 
giudizio portano ,  ne  al  Cielo,  ne  alla  dottrina  d' Arijìotile  i 
fec  ondatamente ,  io  non  reflo  ben  capace  dell'interno  della- 

D        nim& 


i  q  Dialogo  prima 

wmofup,  mentre,  che  ey  confeffa,.chele alterazioni '.,  che fi 'fa- 
eeffero  nelle  Stelle  farcbber  deflruttrici  delle  prerogative  del 
Cielo  )  cioè  dell'incorruttibilità ,  &c.  e  queflo,  perche  le  Stelle 
fon  cofe  Celefli,  come  per  il  concorde  confenfo  di  tutti  e  mani- 
fefìo;  &  all'incontro  niente  lo  perturba ,  quando  le  medfime 
alterazioni  fi  facefiero  fuori  delle  Stelle  nel  re/io  della  Celefle 
efpanfione .  Stim  egli  forfè,  che  il  Cielo  nonfìa  cofa.  Celejìe  i 
io  per  me  credeua,  else  le  Stelle  fi  chiamajfero  cofe  Celefli ,  me" 
diante  l'ejfir  nel  Cielo,  b  Vejfer fatte  della  materia  del  Cielo:  € 
che  pero  il  Cielo fuffi più  Celejìe  di  loro,  in  quella  guifa,  chz^> 
non ft pub  dire  alcuna  cofa  ejìerpià  terrefìrej  òpm  ignea  del- 
la Terra,  b  del  Fuocojlejfo .  Il  non  bauer  poi  fatto  menzio- 
ne delle  macchie f alari,  delle  quali  e  flato  dimoflrato  conclu- 
dentemente produrle '  diffoluerjì  h  &  effer  prof/ime  al  corpo 
folare,e  con.  efiòyò  intorno  ad  effo  raggirar/i,  mi  dà  grand3  m- 
dizioyche poffa  ej/er3  cheque/lo \  Autore. firiuapiàjq/lo  a  com- 
piace za  di  altri,  che  a  foddisfazionpropriaie  quefìo  dico, per" 
eh}  dimoflrandofi  egli  intelligente  delle.  Matematiche ,  e  im- 
pojfìhile,  ctìei  non  refìi perfuafo  dalle  dimoftrazioni  >  che  tali 
materie  fono  neceffarìamente  contigue  al  corpo  filare }  e  fono 
generazioni,?  corruzioni  tanto  grandi,che  niffuna  così  gran* 
de,  fi  ne,  fa  mai  in  terrai  e  fé  tali,  e  tante ,  eji frequenti  fi  ne 
fanno  nelViflejfo globo  del; Sole ,  che  ragioneuolmentepuofli- 
tnarfi  delle  più  nobili  parti  del  Cielo  ,qual  ragione  refierà  po- 
tente a.  dijjuadercip  che  altre  neponffao  accadere  ne  gli  altri, 
globi  ì: 
r°.  $AGR.  Io  non  pojfbfinza  grande  ammirazione  3  e  dirò  gran  re^ 
liti*  e  altera-;         pugnanza  al  mìo.  intelletto,  fintir  attribuir  per  gran.  nobiltà% 
zioneè  perfe-  e  perfezione  ai \  corpi .naturali,^ integrati  deU>euniuerfoque- 

zion.  maggio-  fio  ejfir'impaffihile,immutabile,  inalterabile, &c  &  alVJncon- 
re->  ne  corpi  tyoflimar  grande  imperfezione  l'efter1 'alterabile, generabile , 

mondani  che.  mutabile ,  Ò"c  io  per  me  reputo  la  Terra  nobilifjima ,  <&  am- 

dìzio  ni.  *  mirabile,  per  le  tate,  efì  diuerfi  alterazioni,muta.zìonj,gene- 
Terra  nobilik-  razioni,  ÌXc  che  in  lei  ine  ejfabilmente fi  fanno;  e  quando  fin- 
fi  ma  p  ci  le  ta  -  za  ejfir  fuggetta  ad  alcuna  mutazione  ellafujfe  tutta  vna—> 

teu->  mutazioni  vafìa  foUtudine  d'arena,  b.  vna.  mafia  di  diafpro,  b  che  al  tem- 
fanno1.     *  P°  del  Diluuio,  diacciando/i  V acque,  che  la  copriuano,fUftt*> 

Terra  inutile^  r  e  fiata  vn  globo immenfidi  criflallo,  doue mainon  nafiefie, 

e  piena  di  o-  nefi  alter ajfiy  bfi  mutajficofa  veruna ,  io  laflimerei  vn  cor- 

no  ìeuate  i.^  pMQÌQ  inutile  al  Mondo,  pimo  di  ozio,  e  per  dirla  in  breuz^% 
stazioni.  *  *  fuper» 


Del  Galileo.  1 1 

fuperfluo ,  e  come  fé  nonfujfe  in  natura ,  e  quella  Beffa  dif- 
ferenza ci  farei,  che  e  tra  l'animai  viuo ,  e  il  morto ,  &  il  me- 
defimo  dico  della  Lunari  Gioue,e  di  tutti  gli  altri  globi  mon- 
dani »  Ma  quanto  più  m'interno  in  conjìdemr  la  vanità  de 
i  difcorsi popolari,  tanto  piagli  trouo  leggieri ,  ejiolti  :  e  qual 
maggior fciocchezza  si  può  immaginar  di  quella ,  che  chiama 
cofepreziofe  le  gemme,  l'argento ,  e  l'oro,  e  vilijjlmela  Terra, 
e  il  fango?  e  come  nonfouuiene  a  quejli  tali,  che  quando  fujfe 

tanta  fcarsità  della  Terra ,  quanta  e  delle  gioie  ,ò  dei  metalli  T<frra  P«J  n°- 
.s     J     ■     •  r      ni         '*.      1  7  1     *■     ■  bile  dell  oro, 

più  pregiati,  non  farebbe  principe  alcuno,  che  volentieri  non  e  jejje    --^ 

ifpendejfe  vnafoma  di  Diamanti,e  di  Rubini ,  e  quattro  car- 
rate di  Oro,  per  hauerfolamente  tanta  Terra,  quanta  bajlaf 
fe  per  piantare  in  vnpicciol  vafo  vngelfomino ,  bfeminarui 
vri 'arancino  della  Cina,  per  vederlo  nafeere,  crefeere,  e  pro- 
durre si  beile  frondi,fiori  così  odorosi ,  e  sì  gentil  frutti?  è  du- 
que  la  penuria  ,e  l'abbondanza  quella,  che  mette  in  prezzo,  Penun"a,&  ab 
iy  auuilifce  le  cofe  apprejfo  il  volgo ,  il  quale  dirà  poi  quello    °nn  ?nza  rmct" 
e/ìer'vn  belli  J/ìmo  diamante ,  perchè  ajjìmiglia  l'acqua  pura ,  &  auuilficono 
e  poi  non  lo  cambierebbe  con  dieci  botti  d'acqua  .  Que/ii  ,che  le  cofe  . 
ejaltano  ta  nto  l'incorruttibità,Vinalterabilità,^X^credojChe]sì 
riduchino  a  dir  quejie  cofe  ,per  il  desiderio grade  di  capare  af-  Incorruttibi- 
fai,eper  il  terr  ore,  che  hanno  della  mortele  noconsiderano,che  Htà   celebrata 
quando  gli  huomini  fujfero  immortali  a  loro  non  toccauaa—>  .    vulS°  Per 
venire  al  Mondo  .  Quejìi  meriterebbero  d'incontrarsi  in  vn  morte, 
capo  di  Medufa  ,  che  gli  trafmutajfe  in  iftatue  di  diafpro,  o  di      I  detrattori 
diamante  ,per  ditte ntar  più  perfetti,ch e  non  fono  .  della  corrut- 

SALV.  E  forfè  anco  vna  tal  Metamorfosi  non  farebbe,  fé  no  con11^1^  m,e,nr~ 
qualche  lor  va  ntaggio  ;  che  meglio  credo  io ,  che  siati  non  dif  feJ  cangi  arila 
correre,  che  di/co  rrere  a  rouefeio .  fìatiie  .& 

SIMP.  E  non  e  dubbio  alcuno,' che  la  Terra  e  molto  più  perfetta, 
eJfendo,come  ella  e,  alter  abile, mutabile, &  e.  che  fé  la  fujfe  vna 
maffk  di  pietra,  quando  ben  anco  fujfe  vrìintero  diamante 
durijjìmo  ,  &  impaffibile  .  Ma  quanto  quejie  condizioni  ar- 
recano di  nob  iltà  alla  Terra,  altrettanto  renderebbero  i  corpi  Corry[  Celeftì 
Celeslipiù  imperfetti,ne  i  quali  ejfe  farebbero fuperfiue;efsen-  ordinaci  per 
do,  che  i  corpi  Celejii,  cioè  il  Sole,  la  Luna ,  e  l'altre  Stelle  ,  che  feruizio  della 
non  fono  ordinati  ad  altro  vfo,  che  al  feruizio  della  Terra ,  Terra    "on-» 
non  hanno  bifogno  d'altro  per  confeguire  il  lor  fine ,  che  del  ^n°t^0    rno 
moto,  e  del  lume .  def  mòtò  fte 

SAGR.  ^Adunque  la  natura  ha  prodotti^  indrizzati  tanti  vaf-  del  lume . 

D  z        tijjìmi 


ti  Dialogo  primo 

tijfim^perféttifjìmi,  e  nobili/fimi  corpi  C  etesii Jmpa/pbMJm- 
mortali,  diurni,  non  ad  altro  vfo ,  che  al  feruizio  dèlia  Terra 
pajjìbile,  caduca,e  mortale?  al  feruizio  di  qudlo,  che  voi  chia- 
mate la  feccia  del  Mondo ,  la  fintino:  di  tutte  le  immondizie  f 
e  a  che  proposito  far"i  corpi  Celejìi  immortalile,  perfiruirs 
a>vno]caduco,ò'c.  Tolto  via  quejio  vfo  di firuire alla  Terra 
l'innumerabilefcbiera  di  tutti  i  Celejìi  corpi  rejla  del  tutto  i- 
nziiile,e  fuperjlua,già  che  no  hanno, ne  pò fionuhauere  alcuna 
fiambieuole  operazione  fra  di  lvro,poicbe  tutti  fono  inakera- 
Tl/K  biti,immzitabili,impaJ/ibili:cbefev.g.laLunaeimpa,/;b:lc,che 

mancano  di  o-  volete,  che  il  Sole ,  o  altra  Stella  open  in  lei  l  fari  fenz' alcun 

perazione  fca-~         dubbio  operazione  minore  afsai ,  che  quella,  di  chi  co  la  vijìa9 
bieuole  tra  d^  v  col  pensiero,  volefie  liquefare  vnagran  mafia  d'oro  .  In—* 

Jpr.Q..,.  oltreamepare,  chementre,  cheicorpi  Cele/li  concorrano  alle 

generazioni,  '&  alterazioni  della  Terra,  siafirza,che  ejfi an- 
cor a  sienoalterakiU>altr amente  non  so  intendere,  che  l'appli- 
cazione della  Luna  >  ò  del  Sole  alla  Terra  per  far  le  genera- 
zioni fiùfie  altro,, che  mettere  acanto  allafpofa  vna  fìatua  di. 
marmo,  e  datalcongiug-nimento  Bare  attendendo  prole . 
SIJMP.  La  corruttibilità,l 'alter azionerà  mutazione,^  e. non  fon, 
x  nell' intero  globo  ter  refir  e,  il  quale,  quanto-allafua  integrità^ 

*'  alterabilità,         nQn  m&nQ^tevno,cheilSole,ò,la-Luna,  ma  e  generabile,  e  cor- 
tem  Globo  ter  fattibile,  quanto  alle  [uè parti  efìèrne,  ma  e  ben  vero ,  che  in 

reih-e,  mi5  in  effe  la  generazione,  e  corruzione  fon  perpetue ,  e  come  tali  ri- 

alcune  parti.  cercano  l'operazioni  Celejìi  eterne.};  e  però  ìnecefiario  >  che  p. 

corpi  Celejìi  sieno  eterni  * 
SAGR.  Tutto  camminatene;  mafie  aireternità  dell'intero  gioirò 
terre/irej  no  e  punto  progiudiziale  Ha  corruttibilità  delle  parti 
Corpi  CeìeiM         fiuperficiali, anzi quejìoefser generabile,  corruttibile,  altera- 
alcerabil  i  nel-  bile,  &c>.  gli arreca  grand' ornamento^  perfezione,  perche  non 

le  parti  efter—         potete, e douete  voiammetteryalterazioni}generazioni,&c.pa- 
B<Lv  •  rimente  nelle  parti  efìerne  de  ì  globi  Celejìi,  aggiugnendo  loro 

ornamento  fenza\diminuirgli  perfezione, o  Ituargli  l'azioni} 
anzi  atcrefcendoglkle ,  col  far ,  che  non  filo  [opra  la  Terra  , 
ma,  cheficambieuolmentefra  di  loro  tutte  operino  ,ela  Ter- 
ra ancor&verfo  di  loro  t' 
SIM'P..  QueHonon  pub  ejfere,  perche  le  generazioni,  mutazione, 
&&  chefifacejfer  v.  g.  nella  Luna  fiarebber'  inutili ,  evane^ 
&  natura  nihil  fruftrA  facit. 
&A&R,  E  perche  farebbero,  elleno  mutili  f  e  vane  i3 

Simp*Terehk 


Del  Galileo  ♦  5  j 

tIMP.  Perche  noi chiaramente  veggiamo,e tocchiamo  con  mano, 

the  tutte  le  generazioni  mutazioni  ,^c.  che  Jì  fanno  in  Ter-  Generazioni  » 
ra  tutte,  b  mediatamente,ò  immediatamente  fono  indriz-zate  ^^n'' Terra 
sll'vfo ,  al  comodo ,  &  al  benefìzio  àeìThuomo  ;  per  comodo  \0Vi  Clltce  pcr 
degli  huomini  nafeono  i  cauaUi  ,per  nutrimento  de'  cauaUi,  benifizio  deiU 
produce  la  Terra  iljieno,  e  le  nugole  V adacquano  ;  per -corno- 1'  huomo  . 
do  ,  e  nutrimento  degli  huomini  nafeono  le  herbe ,  le  hi  ade ,  ì 
frutti,  le  fere,  gii  vccelli,  ipefei;  ^T  infomma  ,fe  noi  andere- 
mo  diligentemente  efaminando  ,  e  rifoluendo  tutte  queRe  co- 
fé,  tr  vaeremo  il  fine,  ài  quale  tutte  fono  indrizzate,ejferil  bi- 
fogno,  l 'vtile ,  il  comodo ,  e  il  diletto  degli  huomini .  Hor  di 
quale  vfo  potrebbe/ ej/er  mai  al  genere  humano  le  generazio- 
ni, chejìfaceffero  nella  Luna ,  ò  in  altro  Pianeta  i  fé già  voi 
non  volejle  dire,  che  nella  Luna  ancora fujfero  huomini,  che 
godejfer  de  fuoifrutti;penjìero,  bfauolofo,  v  empio . 

SAGR.  Che  nella  Lama, ,  b  in  altro  Pianeta  Jì  generino ,  ò  erbe ,  ò 

piante,  ò  animali Jìmili  a  i  noJìri,ò  vi  Jì  facciano  pioggie,ven-   £  una  manca 

ti,  tuoni,  come  intorno  alla  Terra,  io  non  lo  so ,  e  non  lo  ere-  di  generazìo- 

do;  e  molto  meno,  che  ellajìa  abitata  da  huomini:  ma  non  in- n*  ™M*  a^5r> 

tendo  già,  cornei  tuttauoltacbe  non  vi  Jt 'generino  cofe  fìmMnthhatad ' 

alle  noRre  tjìdeuadi  necejjìtà  concludere .,  che  niuna  altera-  huomini . 

zione  vi  Jì  facciaci  vipofsano  efere  altre  cofe,  chejì  mutino,    Nella  Luna 

Jì  generino,  eJìdiJfoluano,non  piamente  diuerfe  dalle  nojlr  e,  poflbno   efler 

ma  lontani/lime  dalla  noRra  immaginazione ,  &  in  Comma  generazioni  di 
.  o  ^     '  j  cote  u.iiicri(L-^> 

■del  tutto  a  noi  inefcogitabili .  EJìeomeiofonJìcuro,  che  <*—>  ^a||e  noftre  % 

vno  nato,  e  nutrito  m  vnafelua  immenfa  tra  fiere,  &vccd- 
li,e  che  non  hauejfe  cognizione  alcuna  dell'Elemento  dell'  Ac-  ^y  nianCaf?e 
qua  ,  mai non  gli potrebbe  cadere  nell'immaginazione  ejfeH  della  coeniz;6 
in  natura  vn  altro  mondo  diuerfo  dalla  Terra, pieno  di  ani-  dell'  Elemcn- 
mali,  li  quali  fenza gambe ;e  fen za  alevelocemmte  cammina- t0    ■"■'  acS"* 
no,  e  nonfopra  lafuperjìcie  folamente ,  come  le  fiere  fopra  la  beimaSar  le 
Terra,  ma  per  entro  tuttala  profondità  ;  e  nonfolamente  ca-  «aui,ne  i  felci 
minano ,  ma  douunque  piace  loro  immobilmente  Jì  fermano, 
cofa,  che  non  pojfon  far e  gì' 'vece Ili  per  aria  ;  e  che  quiui  di  più 
habitano  ancora  huomini,  evi  fabbricano  palazzi,  e  Citià,<kj 
hanno  tanta  comodità  nel  viaggiare ,  che  fenza  niuna  fatica 
vanno  con  tutta  la  famiglia,  e  con  la  cafa,  eeon  le  Città  infe- 
re in  lontanijfmi  patjì,jì  come  dico  iojonjìcuro ,  che  vn  tale, 
ancorché  di  per fpicacijjìm  a  immaginazione  non  Jì  potrebbe^ 
già  mai  figurare  i  Pefci,  l'Qceano}  le  Naui,  le  Flotte,  eleAr- 

D  3         mate 


5  4-  Dialogo  primo 

mate  di  Mare;  così,e  molto  più, può  accadere,  che  nella  Lnntt 
per  tanto  internatio  remota  da  noi ,  e  di  materia  per  autisti» 
tura  molto  dimrfa  dalla  Terra , fieno fkfìanze ,  e  fi  facciane 
operaziwhnAnffolamente lontane ,  ma  del  tutto  fuori d'ogni 
no/ira  immaginazione,  come  quelle,  che  non  babbuino  /imiti» 
tud'me  alcuna  con  le  no/ir  e>e perciò  del  tutto  inefcagitabili,au» 
uengacb'è  quello' \,  che  noi  ci  immaginiamo,  bifogna,  chefia ,  ò 
vna  delle  co/è  già  vedute,  o  vn  campojìa  di  e o/è,  òdi parti  del» 
le  co/e  altra  volta  vedute;  che  tati  fono  le  Sfingi ,  le  Sirene ,  U 
Chimere}  i  Centauri,  &v  „. 
;  SALV-.  la  fon  molte  volte  andato  fantaflicanda  ,/opra  quefle  co» 
fé,  efinalmente  mi  pare  di  poter  ritrouar  bene  alcune  delizi 
cofe,  che  non  fieno ,  ne  pofiarìeffer  nella  Luna  ;  ma  non  già 
veruna,  di  quelle,  che  io  creda,  che  vi  fieno,  epoffano  e/fere  ,fc 
non  con  vna  larghiffìma  generalità ,  ciò},  co/è ,,  che  l'adorni» 
noopSTcandQie.m.ouendo,  eviuenda  ;  e  forfè  con  modo  diuer» 
Nella  Luna         fi/fimo  dal  noflro,  veggendo ,  <&  ammirando  la  grandezza ,  e 
poflbno  effer         bellezza  del  Mondo.  x  e  del/uo  Facitore,  e  Rettore,  e  con  eneo» 
f    d  ile  noi  my  coritini*ì  cantando  la fua  gloria;  &  infomma.  (  che  è  quel» 

ftrc,"-  lo,  che  io  intenda)  facendo  quello  tanto  frequentemente  dz—* 

gli  fcrittor fiacri  affermato,  cioè  vna  perpetua  occupazione  di 
tutte  le  creature  in  laudare  Iddio*. 
$A3R:  Que/ie fono  delle  cofe ,  che  generalijjìmamente  parlando  % 
vipoffanoejfere;  ma,  io/èntirei  volentieri  ricordar  di  quelle,, 
che  elU  crede, che  non  vifieno,nepoJfano.  e/fere,  le  quali  ì  for- 
za, chepiuparticolarmentefipoJa.no  nominare.  «.■ 
S.ALV.  <Auuertite  Sig.  Sagredo  y  che  quejlafarà  la  terza  volta  * 
(  .      che noi  cosi dì pajfoinpa (fa,  non  ce ri  ancor gedo.,  ci faremo  de» 

uiati  dal n o/iroprincipale inflituti ,  e  che  tardi  verremo  a  ca» 
pò  de'  nofìri  ragionamenti ,  facendo  digrèjfioni  ;  pero  fé  va» 
gliamo  differir  quejìo  difeorfo  tra  gli  altri,che  ftam  conuenuti 
mmjsttére  ad  vna  particolar/è/sione, farà forfè  benfatto,  «. 
SAJ-R.  Digraziagià,chefiamo  nella  Luna ,  /fediamoci  dalle  co» 
fe,che  appartengano  alei,  per  non  hauere  a/are  vn*  altra  voi» 
tavnfi  lunga  cammino .,        '* 
SALV*  Sia  come  vi.piace .  JBper  cominciar  dalle  co/è più  genera» 
li,  io  credo,  che il [globo  lunare fia  differente 'a/sai  dal  terrefiret 
ancorché  in  alcune  cofe fi  veggano  delle  conformità;  diro  II-* 
conformità,  e  poi  le  diuerfità.  Confórme  e ficur amente  la  Lu»K 
uà  alla  Te.rra.ndla figura  3,  la  quale  indubitabilmente  è  sferi» 

tadorne 


Del  Galileo .  5  5 

eaf  come  di  neceffitàfi  conclude\dal  vederfi il fuO  difcoperfet-  fatà^tt^T 

tamente  circolare,e  dalla  maniera  del  riceuere  il  lume  dei  So-  £una  c  ja  jec 

le,  dal  quale,  fé  la  fuperficie fuafujfe piana ,  verrebbe  tuttiL**  ra:  che  è  c^uel- 

nell'iftejfo  tempo  vefiita ,  e  parimente  poi  tutta,  pur  in  Vti-j  la  della  hgu- 

iBe/To  momento  fpoeliata  di  luce,  e  non  prima  le  parti,  che  ri-**  '  ■  .,e  " 

"  ,  r*i  e   i       r       irL  f  t    r      f  +•     r   l       proua  dal  mo 

guardano  ver/o  il  Sole,  ejuccejjiuamente  lejegutnU  ,Jich<u>  £D  del|.  ei|-crc 

giunta  all' oppofìzione  ,[e  non  prima  refia  tutto  £  apparente  illuminata  dal 
difio  iUufirato  ;  di  che  all'incontro  accaderebbe  tutto  l'oppofi-  Sole  . 
to,  quando  lafua  vifibil fuperficie fujfe  concaua  ;  cioè  la  Mu- 
minazione  comincierebbe  dalle  parti  auuerfe  al  Sole .  Secon-  Seconda  Có- 
dariamente  ella  e  come  la  Terra,  per  fé  jlejfa  ofcura,&  opaca,  ^or?li^  è  *'"" 
per  la  quale  opacità  è  atta  a  riceuere ,  &  a  ripercuotere  il  lu-  ftYbrofr  corhc 
me  del  Sole;ilcbe,quando  ella  no  fu  [fetale,  far  non  potrebbe.  ja  Terra. 
Terzo  io  tego  lafua  materia  denfifiima,efolidifsima  no  meno  Terza.  La  ma- 
della  Terra,di  che  mi  e  argometo  affai  chiaro  ìejfer  lafua  fu- teri^  della  I  u 
perfide  per  la  maggior  parte  ineguale,  per  le  molte  eminenze,  tta  iaeTerra°c 
e  cauità ,  che  vijifcorgono  merce  del  Telefcopio,  delle  quali  e-  montuofa. 
minenze  ve  ne  fon  molte  in  tutto,eper  tutto  fimili  alle  no/ire 
più  afprej  efcofcefe  montagne^  vi  fé  nefcorgono  alcune  tira- 
te, e  continuazioni  lunghe  di  centinaia  di  miglia;  altre  fono 
in  gruppi  piii  raccolti  ;  e  fonui  ancora  molti  fogli  fiaccati ,  e 
folitarj,  ripidi  affai,  e  dirupati;  ma  quello,  di  che  vi  e  maggior 
frequenza  ,fono  alcuni  argini  (  vferò  quefìo  nome ,  per  non 
me  ne  fouuenir' altro,  che  piagli  rapprefenti  )  affai  rikuati,  li 
quali  racchiudono,  e  circondano  pianure  dì diuet fé  grandez- 
ze, e  formano  varie  figure ,  ma  la  maggior  parte  circolari , 
"molte  delle  quali  hanno  nel  mezo  vn  monte  rileuato  ajfai ,  & 
alcune  poche  fon  ripiene  di  materia  alquanto  ofcura  ,  cioefi- 
milea  quella  delle  gran  macchie,  chefiveggon  con  V  occhio  li- 
bero; e  queflefono  delle  maggiori  piazze  ;  il  numero  poi  delle 
minori,  e  minor  iì  grandiff imo ,  e  pur  quafi  tutte  circolari . 
Quarto,  fi  come  la  fuperficie  del  nofìro globo  e  difiinta  in  due  Quarta.  Luna 
majfime parti,  cioè  nella  terreftre,  e  nell'acquatica,  coù'nel  di-  dininta  in  dna 
fico  lunare  veggiamo  vna  difiinzion  magna  di  alcuni  gran  Pai£ldltfeien- 
eampipiìi  rifplendenti ,  e  dì  altri  meno  ;  all'afpetto  de  i quali  za  e  0fcurità 
credo  ,  che  farebbe  quello  della  Terra  ajfai  fimìglìante  a  chi  come  il  Glo- 
dalla  Luna ,  o  da  altrafimile  lontananza  lapotejfe  vedere  il-  ho  terrelt.  nel 
luflrata  dal  Sole ,  &  apparirebbe  la  fuperficie  del  Mare  più  ™are  >  e. tìe11* 
ofcura,  e  più  chiara  quella  della  Terra  .  Quinto  ,  fi  come  noi  re^a . 
.dalla  Terra  veggiamo  la  Luna  or  tutta  luminofa ,  or  mezat 

D  4        or 


$6  DìafogoprìmD 

SHpcrHcie  del  or  più ,  or  meno,  tafor  fatata ,  e  taluolta  ci  rejfa  del  tutto  in* 

rèbbe  da  lon-  wfibile,  cioè  quando  e/otto  i  raggi  filari;  fi  ebe  la  parte,  e  £e— » 

uno  più  ofeu-  riguarda  la  ferra ,  re/la  tenebrofa  ;  così  appunto Ji  vedi  <.  Li  e 

radi  quella-*  dalla  Luna  coli i/lejfò periodo  a  capello ,  ejottoU  mtdejim<_* 

r?     -1  C\£a"  mutazioni  di  figure  ,  l 'Illuminazione  fatta  dal  òolejoo,  a  Iti 

noni  di  figure        fama  della  jerra .  S0®« 

nella  Terra-i &4fèiti  & ianovn poco Sign «Salutati*  Chef  illuminazione  della 
fimiii  à  quelle  Terra,  quanto  alle  diuerfe figure  Ji 'rapprefentajfe  a  cbtfujfe 

della  Luna  ,  e  nella  Luna  Jimile  in  tutto  a  quello  ,  ebe  noi  feorgiamo  milt 

io  periodo     °  Luna-,  l intendo  io  benijfimo ,  ma  non  refìo  già.  capace  , 

come  ella  Ji  mojìraffe  fatta  coli  iBeJfo  periodo  ;  auuengaco^» 
quello,  chef  a  l'illuminaziondelSole  nella fuperjicie  lunaria* 
in  vnmefe,  lo fanello-  terra flre  in  ventiquattr' borei. 
$ALV.  E  vero >■,  chel 'effetto  del ÌSole- ,  circa-  l'illuminar  quejli  dut 
corpi,  e  ricercar  col fuofplendor e  tutta  la  lorfuperficie,fifpe* 
difee  nella  Terrain  vn giorno  naturale ,  e  nella  Luna  in  vi» 
rnefe3ma  non  da  queftofolo  depende  la  variazione  delle  figu- 
re, fitto  le  quali  dalla  Luna  Ji  vedrebbero  le  parti  illuminate 
della  terre fìre Juperficìe,  ma  da  i  dìuerji  af petti,  chela  Luna 
va  mutando  col  Sole  ,fichequando  v.g.  la  Luna  feguitajse 
puntualmente  il  moto  del  Sole, e  flejfe,per  cafo,fempre  linear* 
mente  tra  ejjo,  elaTèrrain  cmeW  afpetto ,  che  noi  diciamo  di 
congiunzione,  vedendo  ella  fèmpreilmedejimoemtsfèrio  del* 
la  Terra?  che  vedrebbe  il  Sole,h  vedrebbe  perpetuamente  tut* 
to  lucido  ;  come  per  VoppojitOy  quando- eUa  refiajfè fèmpre  al* 
VoppofizÀone  del  Sole,  non  vedrebbe  mai  la  Terrafdella  quale 
farebbe  continuamente  volta verfo  la  Luna  la  parte  tenebro* 
fa ,  e  perciò  inuijibile .  Ma  quando  la  Luna.  \  aliaquadratu* 
ra  del  Sole,  dell'emisfero  terre/Ire^  efpoBo  alla  vifìa  della  Lu- 
na  quelìaxmstà,  che  e  verfo jfSole ,  e  lumino  fa,  e  l'altra  verfo* 
l-oppojló.  del  Sole  e  oftura;  e  perà  la  parte  della  Terra  illumi* 
naia  ,JÌ,rapprefenterekbe  alla  Luna  fiotto  figura  di  mezQ  ccr* 
cbio  « 
$A3;R*.  Refìo  cabacìfjtmodeltuttoì  &".  intendo  già  benijjtmo  ,  che: 
partendo  fi la  Luna dall' oppojizione  del  Sole ,  di  do  uè.  ella  no 
veddua.nte.nte  dell'illuminato  della  terre/ir  e. fuperficie,  ève* 
nendo  di  giorno,  in  giorno verfi.il  Sole,  incomincia  a  poco,  a 
poco  a/coprir  qualche  particella  della  faccia  della  Terra  illu- 
minata; e  quefla  vede  ella  in  figuradi  fottìi  falce  ,pereffer  lai 
T&rarQtQndatà'  acquifìando  pur  la  Luna  colfuo  mouimé* 


Del  Galileo  l  $7 

to  di  dì  in  di  maggior  vicinità  al  Sole ,  viene 'J coprendo  più ,  f 
piufempre  ddìimisftr&ierrejèrè  illuminato  ,ji  che  alla  qua- 
dratiti a  >;efcuopi  e  la  mità  giufìo,Ji  cjme  noi  di  hi  veggiamo 
altrettanto  :  continuando  poi  di  venir  ver/o  la  congiunzio- 
n  e,  fcuopre  fuceejj-uamen  te  parte  maggiore  della  fuperjìcie  il* 
lumina. a  ,  ejìr  almenie  nella  cogiunzionevedt  l'intero  emis* 
fino  tutto  Inmmofo  .  Et  mfomma  comprendo  benijjimo,che 
quello y  che  accade  agli  abitatori  de'la  Terrat  n el  veder  le  va- 
rietà, della  Luna-,  accoderebbe  a  chi  fu  fé  nella  Luna  nel  veder 
la  Terra,  ma  con  ordine  contrario,  cioè,  che  quando  la  Luna 
ì  a  noipiena,Ì5  all'oppofzion  del  Sole, a  loro  la  Terra  fareb- 
be alla  congiunzion  col  Sole,  e  del  tutto  o/cura ,  &  wuifibile; 
all'incontro  quello  fiato,  che  a  noi  e  congiunzion  della  Luna 
col  Sole,  epero  Luna  /riente  ,enon  veduta ,  là  farebbe  oppoji- 
zion  della  2  erra  al  Sole,  e  per  così  dire,  Terra  piena,  cioè  tut- 
ta luminofa  .  E jin  algente  quanta  parte  a  not  di  tempo  in—* 
tempo  Jì  mojìra  dtlla  fuperjìcie  lunare  illuminata,  tato  dalla 
Luna  Jì vedrebbe  ej/èrneH'iJhffo  tempo  la  parte  della  Terra 
efeura,  e  quauto  a  noi  refi  a  della  Luaapriuo  di  lume,  tanto 
alla  Luna  e  l'illuminato  delia  Terra;  fiche:  folo  nelle  qua- 
drature quefìi  veggono  mezo  cerchio  della  Luna  lumino/o,  f 
e  quelli  altrettanto  della  ferra  »  In  v>-a  cofa  mi  par, che  dif- 
ferivano quejij  fcambkuiìv  operazioni;  @? è  che  dato,  e  non 
eoncejp>,  che  nella  Lunafujfe  chi  di  l  ìpotejfe  rimirarla  Ter- 
ra, vedrebbe  ogni  giorno  tutta,  la.  fuperjìcie  terrejire,mediante 
il  moto  di  e  fa  Luna  intorno  alla  Terra  in  ventiquattro ,  ò 
venticinque  bore,  ma  noi  non  veggiamo  mai  altro,  che  la  me* 
tà  della  Luna,poictiì  ella  nonji  riuolge  in  fé  fìejfa ,  come  bi- 
fognerebbe,  per  poterctfi  tutta  mofirare. 
$ALV.  rurctìe  quejìo  non  accaggiaper  il  contrario ,  cioè ,  che  il 
rigirar/iella  in  fé  fieffa^fìa cagione ,  ebe  noi  non  veggiamo 
mai  l'altra  metà,  che  così  farebbe  necefario,  ebefuffe,  quando 
tllahauejfe  V  Epiciclo  .  Ma  doue  la/ciate  voi  vn' altra  diffe- 
renza in  contraccambio  di  quefia  auuertita  da  voi  ?  Tutta  la  Ter- 
SAGR.  E  qual'  e  i  che  altra  per  bora  non  mi  Viene  in  mente  \  ra  vede  la  me» 
&ALV.  E  t  che  fé  la  Terra  [come  bene  bautte  notato)  non  vedi^*  tà  folamence_> 
altro,  che  la  metà  della  Luna  >  doue,  che  dalla  Luna  vien  vi-  ^ella  M'"a  > c 

(la  tutta  la  Terra,  all'incontro,  tutta  la  Terra  vede  la  Luna,  JJL !«?Ì.u,a" 
•        j  a     t  r  ì    i  i       V  f     — »  i  «     i-  i    ,  ■       mente  aeiix-- 

ma  della  Luna,  foto  la.  meta  vede  la  U  erra  ;  perche  gli  babita-  Luna  vede  tus 

tori  per  cost  dire,  dell  e.nisfcrofuperiore  della  Luna,cbe  a  noi  u  la  1  erra. 


nare 


58  Dialogo  primo 

vinuifibìk,  fon pr lui  della  vi/la  della  Terra,  e  qucfiìfonfof» 
fé  gli  Antictoni  »  <SM a  qui  mi  fcuuien  'bora  a  vn  particolare 
accidente,  nuouamente  offerziato  dal  nofìro  accademico  nella 
Luna,  per  il  quale  fi 'raccolgono  due  confeguenze  neceflarie, 
l'vna  e , che  noi  veggiamo  qualche  co/a  di. più  della  metà  della 
*-j  »,    -r.  Luna  ,  e  l'altra  è ,  che  il  moto  della  Luna  ha  giufiamente  re- 

ti, vedete  più  lazione  al  centro  della  Terra:  e  l'accidente ,  el'ojferuazione  è 

che  la  metà         tale .  Quando  la  Luna  h abbia  vna  corrifpondenza,e naturai 
del  Globo  lu-  •       fimpatia  con  la  Teiera,  verfo  la  quale ,  [con  vna  ialfua  àeter- 
minata  parte  ella  riguardi,  e  necejfario ,  che  la  linea  retta,  che 
congiugne  ilor  centri,  paffìfempre  per  ViJleJJo  punto  della  fu- 
perfide  della  Luna;  tal  che  quello, che  dal  centro  della  Terra  la 
rimirajfe,  vedrebbe  fempre  l'ifiejfo  di/co  della  Luna  puntual- 
mente terminato  da  vna  medefima  cirtQnfer£za;Madivnò, 
pojlituitòfipra  lafuperficie  terrefire ,  il  raggio,  che  dall'occhio 
fuo  andajfefino  al  centro  del  globo  limar  e,non  pajferebbe per 
V  iflefìo  punto  della  fuperficie  di  quella  ,per  il  quale pajfa  la  li" 
nea  tirata  dal  centro  della  Terra  a  quel  della  Luna ,  fé  non 
quando  ella  gli fujft  verticale  :  mapojla  la  Luna  in  oriente,  ò 
in  occidente,  il  punto  dell'incidenza  del  raggio  vifuale ,  reBa 
Juperiore  a  quel  della  linea ,  che  congiugne  i  centri,  e  pero  fi 
fcuopre  qualche  parte  dell 'emisferio  lunare  verfo  la  circonfe- 
renza di /opra,  e  fi nafconde  altrettanto  dalla  parte  di  fitto  ; 
fi  fcuopre  dico,  efinafcode  ri/petto  all'emisfero,  che  fi  vedreb- 
be  dal  vero  centro  della  Terra  :  e  perchè  la  parte  della  cireon- 
ferenza  della  Luna,che  efuperìore  nel  no/cere,  e  inferiore  nel 
tramontare , però  affai  notabile  douràfarfila  differenza  del- 
Vajpetto  di  effe  parti  Juperiore,  e  inferiore  ,fcoprendofi bora  , 
^yìjoraafcondendofi  delle  macchie ,  ò  altre  cofe  notabili  di  ejfi . 
parti.  Vna  fimil  variazione dourebbefcorgerfi ancora  verfo 
l'ejlremità  boreale,  &  auftr ale  del  mede/imo  dlfco,fecondo,che 
la  Lunafitroua  in  queBo,  b  in  quel  ventre  del  fuo  Dragone; 
perche  quàdo  ella  e  fettentrionale ,  alcuna  delle  fuc parti  ver- 
fo fettentrione  ci  fi  nafconde  ye  fi  fiuopr  e  delle  aufimli ,  e  per 
l'oppofito .  Hora,  che  queBe  confeguenze  fi  verifichino  in—*  _ 
fatto  fi  Telefcopio  ce  ne  rende  certi;  imperocché  fono  nella  Lu- 
na due  macchie  particolari,  vna  delle  qualì,quando  la  Luna 
e  nel  meridiano  guarda  verfo  MaeJlro,e  l'altra  gli  è  quafi  dia- 
metralmente oppojla;  elaprimaevifibile,  ancofenzail'Te- 
lej copio  f  ma  non  già  l'altra:  e  la  MaeBrak  vna  macchietta^* 

ouata, 


Del  Galileo  •  5  9 

cuata,  diuifa  dall'altre  grandi[Jìme%  Voppojìa  è  minore,  epa-  jjjjp  Luna!^ 
rimente  Jeparata  dalle  grandijjìme ,  ejìiuata  in  campo,  affai  per  je  qUajj  g 
chiaro;  in  amendue  quejlefi  offeruano  molto  manifeft amente  oflerua  lei  ha- 
le  variazioni  già  dette ,  e  veggonfi  contrariamente  l'vna  dal-  «er  riguardo 
l'altra,  ora  -vicine  al  limbo  del  di/co  lunare,  fa'  bora  allonta-  ^  centro  dcl- 
nate,  con  differenza  tale,  che  l'interuallo  tra  la  maejirale,  e  la  jUQ  mow  m 
circonferenza  del  difco  e  più,  che  il  doppio  maggiore  vna  vol- 
ta, che  l'altra  :  e  quanto  all'altra  maccbia  (perche  l'i  più  vici- 
na alla  circonferenza)  tal  mutazione  importa  più ,  che  il  tri- 
plo da  vna  volta  all'altra  .  Di  qui  e  manifejìo  la  Luna ,  co- 
me allettata  da  virtù  magneiic a yConji antemente  riguardare 
con  vna  fua  faccia  il  globo  ierrejire ,  ne  da  quello  diuertif 
mai . 

SAGR.  E  quando  fi  ha  apor  termine  alle  nuoue  ojferuazioni,  e-* 
fcoprimen ti  di  quejìo  ammir  abile Jlrumen toi 

SALJS*  Se  iprogrefsi  di  quefìa  fon  per  andar  fecondo  quelli  di  al- 
tre inuenzio  ai  grandi,  e  dafperare,  che  col  progrejfo  del  tem- 
po fi  fìa  per  arrtuar  a  veder  co/è  a  noi  per  bòra  inimmagina- 
bili .   Ma  tornando  al  nojlro  primo  difcorfo ,  dico  per  lafejìa  Sefta.La  Ter. 
congruenza  tra  la  Luna,e  la  Terra,chefi  come  la  Luna  gran  l?J,  ?     ,  "?] 
parte  del  tempo  fupplifce  al  mancamento  del  lume  del  Sole,e  ci  te  ^  iiiumina- 
rende  con  la  refefsione  del fuo  le  notti  afiai  chiare ,  così  Icl~>  no . 
Terra  ad  ejja  in  ricompenfa  rende  quando  ella  n'è  pia  bifo- 
gnofa\,  col  refletterle  i  raggi  folari  vna  molto  gagliarda  illu- 
minazione ,  e  tanto  per  mio  parere,  maggior  di  quella ,  che  a 
noi  vien  da  lei,  quanto  la  fuperficie  della  Terra  e  più  grande 
di  quella  della  Luna  * 

SAGR.  Non  più,  non  più  Sig.  Saluiatt,  lafciatemi  il gufìo  dimo- 
Jirarui ,  come  a  quejìo  primo  cenno  ho  penetrato ,  la  caufa  yii 
vn  accidente,  al  quale  mille  volte  ho  penfato ,  ne  mai  l'ho  pò,-  Lume  reflcflò 
tuto penetrare .  Voi  volete  dire,  che  certa  luce  abbagliata,  che  da!  ja  Terra-» 
fi  vede  nella  Luna ,  maf  imamente  quando  le  falcata ,  viene 
dal  rejkfsadel  lume  del  Sole  nella  fuperficie  della  Terra,  e  del 
%5M  are  ;e più  Jì  vede  tal  lume  chiara,  quanto  la  falce  e  più  fìt- 
tile, perche  allora  maggiore  e  la  parte  luminofa  della  Terra , 
che  dalla  Luna  e  veduta,  conforme  a  quello,  che  poco  fa fi con- 
clufe  ;  cioè ,  che  fémpre  tanta  è  la  parte  luminofa  della  Terra , 
chefi  mo[l*a  alla  Luna,quanta  lo/cura  della  Luna,cbe  guar- 
da verfo  la  Terra;  onde  quando  la  Luna  è  fottilmente  falca- 
t#}  &  ivconfeguenza  grande  è  la fua  parte tenebroj a ,  grande 

eia 


éo  Dialogo  primo 

e  là  parte  illuminata  dtlla  ferra ,  veduta  dalla  Luna,e  tanto 
più  potente  larejìejsion  dtl  lume . 
SALV.  Queflo  e  puntualmente  quello,  eh"  io  voleua  dire  .  Infom- 
ma  gran  dolcezza  e  il  parlar  con  pe> font  giudiziofe,  e  di  tuo- 
na apprenjìu-a;  e  majsime  quando  nitri  vàpaJ]eggiartdo,e  aifi 
correndo  tra  i  viri ,  io  mi  fon  più  volte  in  con  Uato  in  ceruelli 
tanto  duri, clw  per  mille  volte  ,che  io  babbea  loro  replicato  que- 
Jlo,  che  voi  hauetefubito per  voi  mede/imo penetr  ato,mai  non 
e  flato  pofsibile,  che  e  l'apprendano. 
■SI  MI3.  Se  voi  volete  dire  di  non  bau erlo  potuto perfuadere  loro, 
fiche  e'  l'intendine,  io  molto  me  nemarauigho ,  efonfìcuro  , 
che  ?ion  V intendendo  dalla  vojìra  ejplicazione ,  non  ^inten- 
deranno forfè  per  quella  di  altri ,  parendomi  la  vojìra  ejpref 
fìua  molte  chiara  ;  ma  fé  voi  intendete  di  non  gli bauer  per- 
fuafì,fi  che  e'  lo  credanoci que/Io  ncn  mi  mat  auiglio  punto, 
perche  io  flejfo  confefso  diefser  vn  di  quelli ,  che  intendono  i 
vojiri  difcorfirma  non  viji '  quietano, anzi mi  rejìano  in  que- 
Jla,e  in  parte  dell'  altre fei  congruenze  molte  di jj.cultà,le  quali 
promouero,quandohaurete finite  di  raccontarle  tutte  * 
$ALV.  Il  defiderio,  che  ho  di  ritrouar  qualche  verità ,  nel  qualt^ 
acquiflo,afsai  mipofaono  aiutare  k  obbiezioni  di  buomini  in- 
telligenti, qualfete  voi, ymi  farà  efser  breuifsimo  nello  Jpe  dir- 
mi da  quel,  che  ci  refla-.  Sia  dunque  la  fèttima  congruenza 
il  rifponderfi 'reciprocamente  non  mzno  alle ojfefi , chea  i fl- 
uori, onde  la  Luna ,  chehene  Jpefso  nel  colmo  della  fuà  illu- 
minazione,perl'interpofizi&n  della  Terra  trafe,e  il  Sole  vieti 
Settima.  Ter-  priuata  di  luce,  &  ecclifsata  >  €Osì  e/sa  ancora  per  fuo  nj catto 

ra,e  Luna  Ica-  Ji  interpone  traìa  Terra,  e  il  Soie,  econ  V ombra  jua  ofeura  la 

«elidano .  '  Terra;  e  fi  ben  la  vendetta  non  e  pari  all' ojfefa  ,  pere  hi  bene 

Jpefso  la  Luna  rimane,^' anco  per  a/sai  lun^o  tempo,immer* 
fa  totalmente  nell'ombra  della  Terra,  ma  non  già  mai  tutta 
la  Terra ,  ne  per  Uingofpazio  di  tempo  reità  ojcurata  dalla 
Luna,  tuttauia  hauendqfì  riguardo  alla picciolezza  del  corpo 
di  quefla,in  comparaziondella  grandezza  di  quello ,  non  fi 
può  dir,  fé  non  che  il  valore,  in  vn  certo  modo,  dell' animo fìa 
grandifsimo  .  Quello  è  quanto  alle  congruenze  .  Seguirebbe 
bora  il  difeorrer  circa  ledi/parità;  ma  perche  il  Sign.  Simpli- 
cio ci  vuolfauorire  de  idubbj  contro  di  quelle ,  farà  benefen- 
tirgli,  e  ponderargli  prima,  chepafsare  auanti . 
8AGR*  Si  perche  e  credibile,  che  il  Sign.  Simplicio  non  Jìa  J?er  ba- 
uer 


Del  Galileo:  €t 

iter  ripugnanze  intorno  alle  di/parità;  e  differenze  tra  la  Tcf 
ra,  e  la  Luua,  già  che  eglifiima  le  lorfufianze  diuerfij/ìme . 
SIMP.  Delle  congruenze  recitate  da  voi  nel  far  parallelo  tra  Ut 
Terra ,  e  la  Luna  non  fento  di  poter  ammetter  fenza  repu- 
gnanza,  'è  non  laprima%  e  due  altre  ;■. ammetto  la  prima— >% 
cioè  li figura  sferica,  fé  bene  anco  in  qutfia  vi  e  non  so  cbe, fil- 
mando io  quella  della  Luna  eJfep$uliti{fima,eterfa,QQme  vno 
fpecchio,  doue,  cheque/la  dtlla  Y  erra  tocchiamo  con  mano  ef- 
Jer fcabrofijìma ,  <$  afpra  ;  ma  quejia  attenente  all'inegua- 
lità della  fuperficie  va  confiderata  in  vn' 'altra  delle  congruen- 
ze arrecate  da  volperò  mi  riferbo  a  dirne  quanto  mi  occorre 
nella  cotifider azione  di  quella.  Che  la  Lunajìapoi ,  come  voi 
dite  ntlla  feconda  congruenza,  opaca-,  &  ofcura per  fé  fieffà* 
come  la  T'erralo  non  ammetto,  fé  non  il  primo  attributo  del- 
la opacità,  del  che  miajficurano  gli  ecliffi  filari',che  quando  lot 
Lunafujfe  trasparente,} 'aria  nella  toi  ale  ofcur  azione  del  So- 
le non  refierebbe  cosi  tentbrofa,come  ella  refia,maper  la  trafi 
parenza  del  corpo  lunare  trapalerebbe  vna  luce  re  fratta ,  co^ 
me  veggi  amo  farfi per  le  più  denfi  nugole .  Ma  quanto  ali of- 
curità,  io  non  e  redo, che 'la  Luna fia  del  tutto priua  diluce,co- 
me  la  Terra,  anzi  quella  chiarezza,  chef  forge  nel  rejio  del  _       r 
fuo  di/co,  oltre  alL •  fittili  corna  illujiratedal  Sole,reputo ,  ^^djrJ^ftiinaciL 
Jt a  fuo proprio,  e  naturai  lume,  e  non  vn  reflejfi  della  Terra,  propria  deiia 
la  quale  io  fimo  impotente ,  per  la  fuafomma  afprezza ,  &  Luna  .. 
ofeurità,  a  rejietterei  raggi  dtlSole .  Nel  terzo  parallelo  con-  Terra,  impo- 
uengo  con  voi  in  vna  parte,  e  nell'altra  dijfento  ;  conuengo tente  a  •■"".• 
mei  giudicar  il  corpo  della  Luna  folidijjìmo  ,  e  duro ,  come  la  del  Sole. 
Terra,  anzi  più  affai,  perche)  fé  da  Ari/i.,  noi  cauiamo ,  che  il  Suftanza  Ce- 
Cielofa  di  durezza  impenetrabile ,  eie  Stelle  parti  più  denfe^e^c.  impene-» 
del  ^ielo ,  e  ben  ntcejfa,  io ,  che  le  filano  faldifime ,  ^  impene-  T^/l^   ^er 
ti  abili,, ime . 

SAGR.  Che  bella  materia  farebbe  quella  del  Cielo  per  fabbricar1 
palazzi,  chi  nepo*efft  hauere ,  così  dura,  e  tanto  trasparente . 

SALV.  <^dnzipej'ima,  perche  fendo  per  lafimma  trafparenza  del 
tutto  inuif bile,  non  fi potrebbe ,  fenza  gran  pericolo  divrtar 
negli fiipiti,  e  fpezzarfiil  capo,  camminar  per  le /lonze. 

SAGfr.  Cotefio  pericolo  non  fi  correrebbe  egli,  fé  e  vero  ,  come  dia- 
cono alcuni  Peripatetici,  che  la  fia  intangibile;  e  fé  lawfipuQMzmAZ.  Cele- 
toecare,  molto  meno  fi  potrebbe  vrtare .  fte  imagibile . 

SALV*  Diniuno.  folltuamentofarebbe  cotefio  ;cociofiache fé  ben 

ti 


6i  Dialogo  primo 

ben  la  materia  celefiz  non  pub  efer  toccata,  perche  manca  del* 

le  tangibili  qualità,  puì)  beri  ella  toccare  i  corpi  elementari  ;e 

per  offènderci  tanto  e ,  che  dia  vrti  in  noi ,  &  ancor  peggio , 

che  fé  noi  vrtajfimo  in  lei .  Ma  lafciamojìar  quejìipalazzi,b 

per  dir  meglio,  cafieUiin  aria ,  e  non  impediamo  il  Sign.  Sim* 

plicio  » 

SIMP*  La  quìfiione,  che  voi  hauete  così  incidentemente  promof- 

fa  e  delle  difficili,  chef  trattino  injilofofia,  <&  io  ci  ho  intorno 

di  bellijjtmi  penfierì  di  vn  gran  cattedrante  di  Padoua ,  ma 

non  e  tempo  di  entrami  adejfo  ipero  tornando  al  nojìro  pro- 

pqfìto  replico,  che  Bimo  la  Lawafolidiffima  pia  della  Terra , 

ma  non  l'argomento  già,  come  fate  voi,dalla  ajprevza ,  efca* 

„       rc    ,,  brofìtàdeUafua  fuperficie,  anzi  dal  contrario,  cioè  dall' effere 

Superficie  <ael  Ja <.;r  »        J    ,J  r   J  k  ,,  ^-Mj 

la  Luna  terfa  aitaanceuere  (  come  veggiamo  tra  noi  nelle  gemme  più  du* 

più  d'vno  fpec  re  )  vn  pulimento ,  e  lufirofuperiore  a  qualfifiafpecchio  più- 

chio .  terfo;  che  tale  e  necejfario,  che  fa  la  fuajuperficie ,  per  poterci 

fare  fi  viua  reflefsione  de'  raggi  del  Sole .  Quelle  apparen- 
zepoi,  che  voi  dite,  di  monti,  di  fogli,  di  argini,  di  valli,  &c. 
fon  tutte  ìllufioni  j  $■  io  mi  fono  ritrouato  afentire  in  publi- 
che  difputefofiener  gagliardamente  contro  a  quefìi  introdut- 
tori di  nouità ,  che  tali  apparenze  non  da  altro  prouengono , 
che  da  parti  inegualmente  opache,  eperfpicue,  delle  quali inte- 
Eminenze  ,  e  riormente ,  &  Seriormente  è  compofia  la  Luna ,  comefpeffo 

cauità  nella-»  veggiamo  accadere  nel  crijlallo,  nell'ambra,^  in  molte  pietre 

lufioni  (tiopa-  preziofe perfettamente  lufimte;  doue per  la  opacità  di  alcune 

co,e  di  perfpi-  parti,  e  per  la  trasparenza  di  zdtre,apparifcono  in  quelle  varie 

cuo .  concauità,  e  prominenze ,  Nella  quarta  congruenza  conce* 

do,  che  lafuperficie  del  globo  ierreBre  veduto  di  lontano  fa- 
rebbe due  dìuerfe  apparenze;cioe  vnapià  chiara ,  e  l'altra  più 
ofeura,  majìimo  ,  che  tali  diuerfità  accaderebbono  al  contra- 
rio di  quel  che  dite  voi;  cioè,  credo,  che  lafuperficie  dell'acqua 
apparirebbe  lucida, perche  ì  lifcia,e  trafparente,  z  quella  della 
Terra  remerebbe  ofeuraper  lafua  opacità^ fcabrofità  male  ac- 
comodata a  riuerberare  il  lume  del  Sole .  Circa  il  quinto  ri- 
feontro  lo  ammetto  tutto,  e  retto  capace,  che  quando  la  Terra 
rifpìendejfe,  come  la  Luna,fimofirerebbe,a  chi  di  lafsù  la  ri- 
mirafie fitto  figure  conformi  a  quelle ,  che  noi  veggiamo  nel- 
la Luna\comprendo  anco,come  il perìodo  della  fua  illumina- 
zione^ variazione  di  figure,  far  ebbe  di  vn  me/è,  benché  il  So* 
lei*  ricerchi  tutta  in  ventiquattr'bore  ;  e  finalmente  non  ho 

dijfi- 


Del  Galileo  •  6$ 

affienita  nel? ammetter  e ,  che  la  metà  fola  della  Luna  vede** 
tutta  la  Terra ,  e  che  tutta  la  Terra  vede  filo  la  metà  dell&~> 
Luna .  Nel  reflo  reputa  faljìfsimo  ,  che  la  Luna  pojfa  rice- 
ver lume  dalla  Terra,  che  è  ofcurifsima,  opaca,  &  inetti/sima 
a  reflettere  il  lume  del  Sole,comeben  lo  rejiettela  Luna  a  noi; 
€  come  ho  detto fórno,  che  quel  lume!  eh  e  fi  vede  nel  reflo  della 
faccia  della  Luna ,  oltre  alle  corna  fplendidifsime ,  per  Villu- 
minazion  del  Sole,  Jìa proprio,  e  naturale  della  Luna,  e  gran 
cofa  ci  v  or  ebbe  a  farmi  credere  altrimenti .  Jlfettimo  degli 
eclifsifeambieuoli  fi  pub  anco  ammettere,  fé  ben  propriamen- 
teficoft urna  chiamare  Ecliffe  del  Sole,queJìo  che  voi  volete 
chiamare  Eclijfe  della  2'erra .  E  quejìo  e  quanto  per  bora  mi 
occorre  dirui  in  contradizione  alle  fette  congruenze;alle  qua- 
li infianze,  fé  vi  piacerà  di  replicare  alcuna  cofa  >  l'afcolterb 
volentieri . 
SALV.  Se  io  ho  bene  apprefo  quanto  hauete  rifp^Jlo,  parmi,  chz^> 
tra  voi ,  e  noi  refimo  ancora  controuerfe  alcune  condizioni , 
le  quali  iofaceua  comuni  alla  Luna  &  alla  Terra,efon  qui- 
tte .  Voijiimate  la  Luna  terfa,  e  lifeia,  comvnofpecchij ,  q~j 
come  tale  atta  a  re/ietterei  il  lume  del  Sole  ;  &  all'incontro  la 
Terra  per  lafua  afprezza  non  potente  a  far  fimile  reflefsio- 
ne .  Concedete  la,  Lunafolida,e  dura,e  ciò  argumentate  dal- 
l'ejfer' ella  pulita,  e  terfa,  e  non  dall' ejfer  montuofa  ;  e  dell'ap- 
parir montuofa  ne  ajfegnateper  caufa  Ve  fiere  di  parti  più  ,  e 
meno  opache,  eperfpicue  .  E  finalmente  lìimate  quella  Iuc<l~» 
fecondaria  ejfer  propria  della  Luna,e  non  per  rejiefsion  della 
Terra; fé  ben  par  che  al  Mare ,  per  ejfer  difuperficie  pulita , 
voi  non  neghiate  qualche  reflefsione .  Quanto  al  torui  di  er- 
rore, che  la  rejiefsion  della  Luna  non  fi  faccia ,  come  da  vno 
fpeccbio,ci  bopocafperanza,  mentre  veggo,  che  quello ,  che  in 
talpropofitoji  legge  nel  Saggiatore,e  nelle  lettere  filari  del  no- 
Jìro  amico  comune,  non  haprofittato  nulla  nel  vqfiro  concet- 
to, fé  pero  voi  hauete  attentamente  letto  quanto  vi  e  fritto  in 
tal  materia . 

S1MP.  loihotrafcorfo  così  Juperfcialmente ,  conforme  aìpoco 
tempo,  che  mi  vien  lafciato  oziofo  dafìud)  più  fidi,  però  ,f<L~> 
col  replicare  alcune  di  quelle  ragioni  t  a  colVaddurne  altre  voi 
penfate  rifiluermi  le  difficultà ,  le  afcolteròpiù  attentamente. 

SALV.  lo  dirà  quello,  che  mi  viene  in  mente  alprefente,e  potreb- 
b'ejere,  cbefujfe  vnamijiionedi  cocetti  mieiproprj,  e  di  quel- 
lij 


^4  Dialogo  primo 

//',  che  già  tè f sì  ne  i  detti  libri  ,  da  i  quali  mi'fouuknèent^p 
ch'io  reBaimteramcnteperfuafo,  ancorché  le  concktfioni  nel 
primo  a/petto  mi parejfer gran  paradofsi.  Noi  cerchiamo  Sig. 
Simplicio,  fé  per  fare  vnarefiefion  di  lumefimìlc  a  quello ,chc 
ci  vien  dalla  Luna,Jta  necefSar no •>  che  lafuperjicie  da  cui  vieti 
la  reflef sione Jìa  così  terfa,  e  li/cìa,  come  di  vno fpecchio, o pur 
fìapiù  accomodata  vnafupcrfìcìe  non  terfa,  e  non  lifcia  ,  ma 
,afpra,  e  mal  pulita  .  H  ora  quando  a  noi  veniffer  due  reflef- 
Jioni,  vnapiù  lucida,  e  V altra  meno  >  da  due  fuperfidc  oppo- 
Jieci,  io  vi  domando  qual  delle  due  fupcrjlcie  voi  credetetcbejt 
rapprefentafìe  a  gli  occhi  nq/iri  più  chiara,  e  qual  più  o/tura, 
SIMP.  Credo  fen za  dubbio ,  che  quella ,  che  più  viuamente  mi 
reflettejfe  illumemijìmojlrerebbe  in. affetto  più  chiara,e  Pol- 
tra più  ofcura  •» 
SALV.  Pigliate  bora  in  cortejìa  quello  Jpecchìo ,  che  e  attaccato  a 
quel  muro,  &  vfciamo  qua  nella  corte  »   Venite  Sìg.Sagredo* 
Prouafi  a  luti  Attaccate  lo  Jpecchìo  là  a  quel  muro  doue  batte  il  Sole  ;  difco- 

f°  ir  rna  Sa"         fiiamocii  e  ritiriamoci  qua  all'ombra .  Ecco  làdue  fuperficit 
cS  afpM  per  coffe  dal  Sole,  cioè  il  muro,  e  lofpecchio .  Ditemi  bora  qual 

vìjirapprefenta più  chiara,  quella  del  muro ,  ò  quella  dello 
fpecchio  /  voi  non  ùfpondete  ì 
SAGR.  Io  lafcio  rispondere  al  Sig-.  Simplicio ,  che  ha  la  difficoltà , 
che  io  quanto  a  me,  da  queflo  poco  principio  di  efperienzafon. 
perfuafo,  che  bifogniper  neceffìtày  cheia  Lunajia  difuperfi- 
cie  molto  mal  pulita  . 
SALV.  Dite  Sign.  Simplicio,  fé  voi  hauejle  a  ritrar  quel  murOjCS 
quello  fpecchio  attaccatoui ,  doue  adoprerefìe  voi  colori  più 
ofcurJ,nel  dipignere  il  muro,  bpur  nel  dipigner lo  fpecchio  t 
&IMP-.  AJfai  più  fcuri  nel  dìpigner  lo  fpecchio  * 
SALV.  Horjb  dalla  fuperficie,  chejìrapprefentapiuchìara,vien 
la  refltjjion  del  lume più .,  potente ,  più  viuamente  ci  refletterà 
i  raggi  del  Sole  il  muro,  che  lofpecchio . 
$IMP.  BeniJJÌmo  Signor  mìo  ;  hauete  voi  migliori  ejperienze  di 
quefle  ?  voi  ci  hauetepofìi  in  luogo  doue  non  batte  il  reuerbe- 
ro  dello  fpecchio;  ma  venite  meco  vn  poco  più  in  qua;  nò  ge- 
nite pure  . 
SAGR.  Cercate  voi  forfè  il  luogo  della  refezione  3  che  fi  lo  fpec- 
chio i 
SI MP.  Signorsì. 

SA GR,  Oh  vedetela  là  nel  muro  Qppofto?gra®de  giufto  quanto  lo 

Jpecchìo, 


Del  Galileo.  6f 

Jpeccbio  i  e  chiara  poco  meno ,  cbc  fé  vi  hattcffe  ti  Sole -diretta' 
mente . 

SIMP.  Venite  dunque  qua ,  e  guardate  di  ii  la  fuperficie  dello 
Jpeccbio,  e /oppiatemi  dire,  fé  Tèpiujcura  di  quella  del  muro* 

SAGR.  Guardatela  pur  voi,  che  io  per -ancora  non  voglio  acceca* 
re  ;  e  so  beni/fimo  fenza guardarla ,  che  la  fimo/Ira  viuace ,  e 
chiara  quanto  il  Sole  iFtejfo,  opoco  meno  . 

SIMP.  Che  dite  voi  dunque,cbe  la  refilejfiion  di  vno  fpeccbhfia 
men potente  di  quella  di  vn  muro  t  io  veggo ,  che  in  quefto 
muropppofìojdoue  arriua  il  rejleffo  dell'altra  parete  illumi* 
nata,  infieme  con  quel  dello  fpeccbio,quefio  dello  Jpeccbio  e  af- 
fai più  chiaro;  e  veggio  parimente,cbe  di  qui  lo  Jpeccbio  mede- 
fimo  mi  appari/ce  più  chiaro  affai,  che  il  muro . 

SAL  V.  Voi  con  la  v  offra  accortezza  mi  bauete preuenuto ,  perchè 
di  quejla  medejìma  ojferuazione  baueuo  bifogno  per  dichia- 
rar quelcbe  refia  .  Voi  vedete  dunque  la  differenza,  che  cade 
tra  le  due  reflejfioni,  fatte  dalle  due  fuperficie  del  muro,e  del- 
lo Jpeccbio  ,  per  coffe  nell'iBeffo  modo  per  l'appunto  dai  raggi 
filari;  e  vedete ,  come  la  refilejpon,  che  vien  dal  muro ,  fi  dif- 
fonde verfo  tutte  le  parti  oppofìeli ,  ma  quella  dello  Jpeccbio 
va  verfo  vna  parte  fola ,  non  punto  maggiore  dello  Jpeccbio 
medefimo  •>  vedete  parimente,  come  la  fuperficie  del  muro ,  ri- 
guardata da  qualfiuoglia  luogo ,  fimo/Ira  chiara  sepre  egual- 
mente afe  Jìejfa;  e  per  tutto  affai  pia  chiara ,  che  quella  dello 
Jpeccbio,  eccettuatone  quel  piccolo  luogo  fidamente  doue  batte 
il  refileffo  dello  Jpeccbio ,  che  di  li  appari/ce  lo  Jpeccbio  molto 
più  chiaro  del  muro .  Da  quefte  coùfenfate,  e  palpabili  efpe- 
rienze,  mi  par  che  molto  fp editamente  fi  poffa  venire  in  co- 
gnizione, fé  la  refi lefsione,che  ci  vien  dalla  Luna,  v)ga,come 
da  vno  Jpeccbio,  o  pur,  come  da  vn  muro ,  che  ,Je  da  vna  fu- 
perficie lifcia,  òpure  afpra . 

SAGR.  Se  iofufsi  nella  Lunafteffa,  non  credo ,  che  iopotefsi  con 
mano  toccar  più  chiaramente  Vafprezza  della  fua  fuperficie 
di  quel  ch'io  me  lafcorga  ora  con  l'apprenfione  del  difeorfo  . 
La  Luna  veduta  in  qualfiuoglia pofitura,  ri/petto  al  Sole,  e  a 
noi ,  ci  mojira  la  fua  fuperficie  tocca  dal  Sole  fempre  egual- 
mente chiara;  effetto ,  che  rifponde  a  capello  a  quel  del  muro  f 
che  riguardato  da  qualfiuoglia  luogo  apparifee  egualmente 
chiaro,e  difeorda  dallo  Jpecchio,cbe  da  vn  luogo  folofi mofira 
luminofo,  e  da  tutti  gli  altri  ofeuro .  In  oltre ,  la  luce,che  mi 

E         vien 


Specchi  Pia- 
ni mSdano  la 
refleffione  in 
vn  luogo  folo, 
magli  sferici 
per  tutto . 


Sfera  di  attl- 
ni tane i  corpi 
Celeiri  mag- 
giore che  ne- 

gl'elemétari . 


66  Dialogo  primo 

vie»  dalla  refilefsion  del  muro  e  tollerabile,  e  debile  in  campa' 
razìon  di  quella  dello  fpecchio  gaglìardif sima ,  &  ojfenjìua—» 
alla  vi/la  poco  meno  della  primaria ,  e  diretta  del  Sole..  E  così 
confuauttà  riguardiamo  la  faccia  della,  Luna,  che  quando  él- 
la fuJJe,come  vno  fpecchio,  mofìrandoci/t anco  per  la  vicinità 
grande  quanto  Vtjìejfo  Sole ,  farebbe  il  fuo  fulgore,  affoluta- 
mente  intollerabile ,  e  ci  parrebbe  di  riguardare  quajt  vn' al- 
tra Sole . 
SALV*  Non  attribuite  digrazia  Sig.  Sagr.  alla  mia  dimojlr  azio- 
ne più  dì  quello,  chele  Jìperuiene.  Io  voglio  muouerui  con- 
tro vn'injlanza,  che  non  so  quanto fia  diageuolefcioglimeto. 
Voi  portate  per  gran  diuerjìtà  tra  la  Luna ,  e  lo  fpecchio ,  che 
ella  rimandi  la  refllef sione  verfo  tutte  le  parti  egualmente,co- 
me  fa  il  muroj  doue,  che  lojpeccbiala  manda  in  vn  luogo  folo 
determinato;  e  di  qui  concludete  la  Luna  ejferjìmile  al  mit- 
ro, e  non  allojpecchio .  Ma  io  vidico,che  quello  fpecchio  ma- 
da  la  rejllefsione  in  vn  luogo  folo ,  perchè  lafua  fuperjìcie  e 
piana  t  e  douendo  i  raggi  reflefsi  partirjiad  angoli  eguali  a 
quelli  de*  raggi  incidenti ,  e  forza,  che  da  vna  fuperjìcie  piana, 
Jì partano  vnitamente  verfo  il l  mede/imo luogo  :  ma  effèndo, 
che  la  fuperjìcie  della  Luna  e,  nonpiana,  ma  sferica%  &  i  rag- 
gi incidenti, /òpra  vna  tal  fuperjìcie  trouano  da  refietterfi ad 
angoli  eguali  a  quelli  dell  incidenza  verfo  tutte  le  parti,  me- 
dtante  lainfinità  delle  inclinazioni,  che  compongono  la~* 
fuperjìcie  sferica ,  adunque  la  Luna  può  mandar  la  refleffio- 
ne per  tutto*  e  non  e  necefsitata  a  mandarla  in  vn  luogo  Jòlot 
some  quello  fpecchio,  che  è piano . 
SIMP.  Quella  e  appunto  vna  delle  obbiezioni,  che  io  voleuo  far- 
gli contro . 
SAGR.  Se  quejla  e  vna,  e  forza, [che  voi  ne  habbiate  delle  altreipc- 
rò  ditekjche  quanto  a  quejla  prima  mipar,che  ellajìaper  riu- 
feirepm  contro  dì  voi,  che  infauore . 
SIMP.  Voi  hauete pronunziato,  come  cofa  manifefla,  che  la  re- 
filefsion fatta  da  quel  murojìa  così  cbiara,&  illuminante,co- 
me  quella,  che  ci  vien  dalla  Luna,  &  io  la  /limo ,  come  nulla 
in  comparazion  di  quella  ;  imperocchejn  queflo  negozio  del- 
„  l  illuminazione,  hifogna  bauer  riguardose  dijlìnguere  la  sfe- 
„  ra  di  attiuità;e  chi  dubita ,cbei  corpi  Celejli  habbiano  maggio- 
„  re  sfera  di  attiuità,che  quelli  noslri  Elementari,  caduchi  >  e-» 
, ,  mortali?  e  quel  muro  finalmente, che  è  egli  altro, che  vnpoco  di 
w  Terra  ofeura,  &  inetta  all'illuminare  i       Sagr.  E  qui 


Del  Galileo.  €j 

SAGR.  E  qui  ancora  credo ,  che  voi  vi  inganniate  di  affai .  Ma 
vengo  alla  prima  inftanza  mojfa  dal  Sign.  Salutasi .  E  confi- 
derò, che  per  far,  che  vii  oggetto  ci  apparifca  tuminofb)kohÈ» 
bafìa,cbefopra  ejb  cafcbino  i  raggi  del  corpo  illuminante, ma 
ti  bifogna,  che  i  raggi  refilefsi  vengano  all'occhio  noftro  ;  co- 
me apertamente  fi  vede  nell e/èmpio  di  quello  fpecchio ,  /opra 
il  quale  non  ha  dubbio ,  che  vengono  i  raggi  luminofi  del  So- 
le, con  tutto  ciò  ei  non  cifimofira  chiaro,  &  illujlrato,  fé  non 
quando  noi  mettiamo  l'occhio  in  quel  luogo particulare,  doue 
va  la  refllefsione .  Conjideriamo  adeffo  quelcbe  accaderebbe 
quando  lo  fpecchio  fujfe  difuperficie  sferica  ;  che  fenz' 'altro 
noi  troueremo,cbe  della  refilefsione,cbefifà  da  tutta  lafuper- 
ficie  illuminata ,  piccolifsima  parte  e  quella ,  che  peruiene  al- 
l'occhio di  vnparticolar  riguardante,  per  effèr*  vna  minimif- 
fima  particella  di  tutta  la  fuperficie  sferica  quella ,  l'inclina- 
zion  della  quale  ripercuote  il  raggio  al  luogo  particolare  del- 
V  occhio:  onde  minima  conuien  chejia  la  parte  della  fuperficie 
sferica ,  che  all' occhio  fi  moftra  splendente  ;  rapprefentandofi 
tutto  il  rimanente  o/curo .  Quando  dunque  la  Lunafuffh**     La  Luna  fé 
terJà,come  vno  fpecchio,  pìccolijfima  parte  fi  mofirerebbe  a  gli  ^u^e  'f01*^ 
occhi  di  vn  particulare  illufirata  dal  Sole ,  ancorché  tutto  vn'  v?°.  ^P^00"^ 
tmisferiofujfe  efpojìo  a  raggi  filari;  &  il  re  fio  rimarrebbe  al-  beinuifibik. 
¥  occhio  del  riguardante,  come  non  illuminato,  e  perciò  inuifi- 
bile;  e  finalmente  inuìfibile  ancora  del  tutto  la  Luna,  auuen- 
gache  quella  particella,  onde  venijfe  la  riflefsione  per  lafua—* 
piccolezza  ,  e  gran  lontananza  fi  perderebbe  +  E  fi  come  al- 
l'occhio  ella  refierebbe  inuifibile ,  così  lafua  illuminazione 
refierebbe  nulla;  che  bene  e  impofsibile,  che  vn  corpo  lumino fo 
togliejfe  via  le  no/ire  tenebre  colfuo  fplendore ,  e  che  noi  non 
lo  vedefsimo . 

SALV.  Fermate  ingrazia  Sign.  Sagredo, perchè  io  veggo  alcuni 
mouimenti  nel  vifo,  e  nella perfona  del  Sign.  Simpltcio,che  mi 
fono  indizj,  efreinon  refìi,  ò  ben  capacelo  foddis fatto  di  que- 
fio,  che  voi  confomma  euidenza ,  ijy  af soluta  verità  hauett^ 
detto .  E  pur  bora  mi  efouuenuto  di  potergli  con  altra  espe- 
rienza rimuouere  ognifcrupolo  .  Io  ho  veduto  in  vna  came- 
ra difopra  vn  grande  fpecchio  sferico: facciamolo  portar  quàt 
e  mentre,  che  fi  conduce,  torniti  Sign.  Simplicio  a  confederare 
quanta  egrade  la  chiarezza,  che  vien  nellaparete  qui  fiotto  la 
loggia  dal  refilejfo  dello  fpecchio  piano . 

E  2        Simp.Io 


68  Dialogo  primo 

$IMP*  Io  veggo,  che  Ve  chiara  poto  meno  >  the  fi  VipercoteJJe  di* 
rettamente  il  Sole , 

$ALV*  Cosi e  veramente .  Hor  ditemi, fé  leuando  via  quel  picco» 
lo  /pecchie )  piano  metteremo  neUisleJfo  luogo  quel  grande  sfe- 
rico, quar  effetto  credete  voi,  chefiaper far  lafua  refiefsiont 
nella  mede/zma  parete  i 

S1MP.  Credo  ,  che  gli  arrecherà  lume  molto  maggiore ,  e  molta 
più  ampio . 

SALV*  Ma  fé  l illumi nazione farà  nulla,  ò  così  piccola^  che  appe* 
na  ve  ne  accorgiate ,  che  direte  allora  t 

SJMP+  Quando  baurh  vifio  V effetto,  penferò  alla  rijpofia. 

SAJLV.  Ecco  lo  fpecchio,il  quale  voglio,cbefia pojìo  accanto  alV al- 
tro; ma  prima  andiamo  là  vicino  al  reflefjo  di  quélpiano,e  ri- 
mirate attent  avente  lafua  cbiarezza;vedete  come  è  chiaro  qui 
doue  e  batte,  e  come  dtfiintamentefi  veggono  tutte  quefie  mi» 
nuziedél  muro . 

SIMP*  Ho  vislo,  e  offeruato  benifsimo  ?fate  metter  Patirò  fpec- 
chio a  canto  al primo . 

SALV.  Eccolo  là.  Vì fu  meffo  Jubito,cbe  comincia  fìt *a guardare 
le  minuzie ,  e  non  ve  nefete  accorto  > fi  grande  e  fiato  l'accre- 
feimento  del  lume,  nel  reslo  della  parete .  Hor  tolgafi  viah> 
fpecchio piano  ..  Ectouìleuata  via  ogni  refief sione ,  ancorché 
vifia  rima/lo  il  grande  fpecchio  conueffb »  T\imuouafi '  quefio 
ancora,  e  poi  vi  fi  riponga  quanto  vi  piace ,  voi  non  vedrete 
mutazione  alcuna  di  luce  in  tutto  il  muro .  Eecoui  dunque 
moflratoalfenfo,come  la  refilejsione  del  Sole  fatta  in  ifpecchìo 
sferico  conueffo  non  illumina  fenfibilmente  i  luoghi  circonut> 
cini .  Hor  a,  che  rifpondetete  voi  a  quefia  ejperienra  l 

SIMP.  Io  bopaura>  che  qui  non  entri  qualche  giuoco  di  mano;  io 
veggo  pure  nel  riguardar  quello  fpecchio  vfeire  vn  grande 
fplmàore,  che  quafi  mi  toglie  la  vtjia  ;  [e  quel  che  più  import -a, 
ve  lo  veggofempre  da  qualfiuoglia  luogo,  ch'io  lo  rimiri  ;  e-» 
veggolo  andar  mutando fito,fopr a  lafuperficie  dello  fpecchio^ 
fecondo,  ch'io  impongo  a  rimirarlo  in  quejio,ò  in  quel  luogo; 
argomento  necejfario  >  che  il  lume  fi  reflette  viuo.  affai  verjò 
tutte  te  bande,  &  in  confeguenza  così  potente fiopra  tuttau» 
quella  parete,  comefopra  il  mio  occhio  . 

SALV,  Hor  vedete  quanto  bifogni  andar  cauto ,  e  riferuato  nel 
prefiare  affènfo  a  quello ,  che  il  fola  difeorfo  ci  rapprefenta  * 
Non  ha  dubbiotfhe  quefio  ,  the  voi  dite  ha  affai  dell  apparerà 


Del  Galileo»  d> 

ìe,  ìuitauìapotete  vedere ,  come  la  fenfata  cjpericnza  mijirA 
incontrario  . 

SIMP*  Come  dunque  cammina  queflo  negozio  ì 

5ALV.  Io  vi  dirò  quel  che  ne  finto ,  che  non  so  quanto  vìjìa  per 
appagare  .  E  prima;  quello  fplendore  così  viuo ,  che  voi  ve- 
dete [opra  lo  fpecchio,  e  che  vi  par,  che  ne  occupi  ajfai  buon  a-» 
parte,  non  e.  così  grande  a  gran  pezzo,  anzi le  piccolo  afflai,  af- 
fai; ma  lafua  viziezza  cagiona  nell'occhio  vofìro ,  mediante 
la  refiefsione fatta  nell'vmido  degli  orli  delle  palpebrala  qua- 
le Jì  dijlendefopra  la  pupilla  vna  irradiazione  auuentizia—>t 
Jtmile  a  quel  capillizio,  che  ci  par  di  vedere  intorno  alla  fiam- 
mella di  vna  candela pofia  alquanto  lontana  ;  ò  vogliate  affi- 
migliarla  allo  fplendore  auuentizio  di  vna  Stella;  che  fé  voi 
paragonerete  il  piccolo  corpiccUo  v.g.  della  Canicola ,  veduto 
di  giorno  col  Tele/copio ,  quando  Jì  vedefenza  irradiazione , 
col  mtdejìmo  veduto  di  notte  coli' occhio  libero ,  voi  fuor  di      Carpiceli© 
orni  dubbio  comprenderete ,  che  l irraggiato  fi  mo/ira  più  di  rc*le  Stelle-* 
mille  volte  maggiore  del  nudo,  e  real  corpicello;^X  vnjìmile,  ò  parj£e  mi$e 
maggior  ricredimelo  fa  V  immagine  del  Sole,che  voi  vedete  in  volte  maggio- 
quello  fpecchio  ,dico  maggiore,per  ejfer'ellapiù  viua  della  Stel-  re,  che  nudo . 
tadorne  e  manifefto  dal  poter/i  rimirar  la  Stellalo  afflai  minor 
offefa  alla  vijla,cbe  quejìa  refiefsion  dello fpecchio  .  Il  reuer- 
bero  dunque,  chejìba  da  participare fopra  tutta  queffla  pare- 
te, viene  da  piccola  parte  di  quello  fpecchio ,  e  quello,  che  pur* 
bora  veniua  da  tutto  lo  fpecchio piano,  fi 'participaua ,  e  rijlri- 
gneua  a piccolijfìma parte  della  mede/ima  parete.  Qual  mera- 
ziiglia  e  dunque,  che  la  refleffione prima  illumini  molto  viua- 
mente,  e  che  quefì  altra  refi  quafi  impercettibile  ( 

SIMP.  Io  mi  trouopiu  inuiiuppato,  che  mai,  e  mi  fopraggiugne 
V  altra  difjcultà  ,  comepoffla  ejfire ,  che  quel  muro ,  ejfendo  di 
materia  così  ofcura,  e  dijuperjkie  cosi  mal  pulita,  habbia  a~~» 
ripercuoter  maggior lume ,  che  vno  fpecchio  ben  terfo  ,  e  pu- 
lito . 

SALV.  Maggior  lume  nò,  ma  ben  più  vniuerfale,che  quanto  alla 
viuezza,voi  vedetele  la  rejiefsione  di  quello  fpecchietto pia- 
no, doue  ellaferifce  làfotto  la  loggia,  illumina  gagliardamen- 
te; &  il  rejfante  della  parete,  che  riceue  la  rejiefsion  del  muro, 
doue  e  attaccato  lofptcchio;non  è  a  gran  fegno  illuminato,co- 
me  la  piccola  parte  doue  arriua  il  rejiejfo  dello  fpecchio  .  E  fé 
voi  dejìderate  intender  l'intero  di  queflo  negozio,  conJideratet 

E  3         come 


I.urre  reflcffo 
dei  corpi  afpe 
ri  più  vniuer- 
fale  che  quel- 
lo de  i  reriì  ;  q. 
perchè. 


Xtjna. ,,  Te  futfe. 
terfa,elifcja_», 
farebbe  inui- 
fibile .. 


7  q  Dialogo  primo 

eomel'efier  la  fuperjìcie  di  quel.muroafpr  a, e  l'iftejfo-,  cbefefi 
fer  compofìa  di  innumerabili  fuperjìcie.  piccoltjjìme ,  dìfpoìle 
fecondo  innumerabili  diuèrjità.  di  inclinazhni;trà  le  quali  di 
necejfità  decade,  cheMe fieno  molte  dijpofle  a  mandare  i  raggi 
reflejfi  da  loroyin  vn  tal  luogo }molte  altre  in  altro;  &  in  fom- 
ma  non  e  luogo  alcuno,al  quale  non  arriuino  moUijfimi. rag- 
gi reflejfi  da  moltijjime  fuperficiette  [par fé  per  tutta  l'intera 
fuperjìcie  del  corpo  fcabrofo,fopra  il  quale  e  afe  ano. i  raggi  lu- 
minoji .  Dal  chefegue  di  necefiìtà,  chefopra  qualjìuoglia par- 
te di  qualunque  fuperjìcie  oppojla  a  quella,  che  riceue  i  raggi 
prìmarij  incidati,  peruengano  raggi  refiejfi;,  &  in  confeguen- 
za  V illuminazione ..  Seguene ancora ,  che ilmedejìmo  corpo , 
fui  quale  vengono  i  raggi  illuminanti ,  rimirato  da.  qualjiuo- 
.       glia  luogo  fi  mojìri 'tutto illuminato,  e  chiaro:  e  però  la  Luna, 
per  ejfer  di  fuperjìcie  ajpra ,  e  non  terfa. ,  rimanda  la  luce  del 
Sole  verfix  tutte  le  bande,  &  a  tutti  i  riguardanti  fi  mojlr  a—* 
egualmente  lucida  ._  Che  fé  la  fuperjìcie fua ,  efendo,  sferica , 
jujfè  ancora  lifeia,  comevno  fpecchio ,  rejler ebbe  del  tutto  in- 
uifibile,  attefo  che  quella  pie  e olijfima  parte ,  dalla  quale  potejfc 
venir  reflejfa  V immagine  del  Sole ,  all'occhio  di  vn particola- 
re, per  la  gran  lontananza.refierebbeinuifibile,comegià  hak- 
hiam  detto.  s 
$IMP..  Re/lo  afiai  ben  capace  del.vojtro  difcorfo;tuttauia  mi  par 
di  poter  r.tfoluerlo  con,  pochijfima fatica;  e. mantener  bmifsi- 
mOychela  Luna  fio,  rotonda)  epulitifsima,  e  che  re/lètta  il  lu  - 
me  del  Sole  a  noi  al  modo,  di  vno  fpecchio:  ne  perciò  £  immagi- 
ne del  Solefideue  veder  nelfuo  mezo ,  auuetigache ,_  non  per 
le fpezie  dell' i/ìejfo  Sole  p  offa  vederfi in  fi  gran  dijìaza7  la pic- 
colafigura  del.  Sole,  mafia  compre/a  da  noi  per  il  lume  prò* 
dotto  dalSole  l'illuminazione  di  tutto  il  corpo  lunare;  vn_a~* 
talcofapofsiamo  noi  vedere  in,  vna pia/Ira  dorata ,e  ben  kru- 
„  niia  y  che  percofia  da  vn  corpo  luminofo.  ,fi  moflya.  a  chi  /#_-» 
3,  guarda  da.  lontano  tutta  rifplendente;  efolo  da.  vicino  fi feor- 
„  gè  nel  mezo  di  ejfit.  la  piccola  immagine  del  corpo  luminofo. ,, 
§ALV.  ConfeJ/an  do  ingenuamente  la  mia  mcapacità,di.co,  che  n5 
intendo,di  quejìo  vofìro  difeorfo  altro ,  che:  di  quella  piatirà, 
dorata;  e  fé  voi  mi  concedete  il  parlar  liberamente  y  ho  grande 
opinione,  che  voi  ancora  non  l'intendiate^  ma  habbjate  impa- 
rate a  mente  quelle  parole  fritte  da  qualcuno ,  per  desiderio 
di  contraddire  3  gmojìrfisfi  più  intelligente  dell' auuerfario  ; 

moftrarfi 


37 


ì) 


Del  Galileo.  71 

inoslrarfi perà  a  quelli ,  che  per  apparir  eglino  ancora  intelli- 
genti applaudono  a  quello ,  the  e'  non  intendono,  e  maggior 
concetto  fi 'formano  delle perfine  ,  fecondo  ,  che  da  loro  fi  n—> 
manco  intefe;  e  pur,  che  lo  finitore  Biffò  non  fa  (  come  molti 

cene  fono)  di  quelli ,  che  Ccriuono  quel  che  non  intendono,  e  *.       .r,  •■ 

,      J  v      '     ,/  /       -',    ,       ~.  ?•    .  _,     .   ,  ,~ .       ,     Alcuni icriuo 

che  pero  non  s  intende  quel  che  ej si  Jcr tuono  »  \Pero;la,jciando  no  quel  che_> 

il  rejio,  vi  ri/pondo ,  quanto  allapiaflrà  dorata ,  che  quando  non  intendo- 
ellafiapiana,  e  non  molto  grande ,  potrà  apparir  da  lontano  "o  ,  e  però  nò 
tutta  rifplendente, mentr  e fia ferita  da  vn lume  gagliardo,ma  "on.  *  intende 
però fi  -vedrà  tale/quando  V  occhio Jia  in  Vna  linea  determina-  ,{cl-ilK)no# 
ta ,  cioè  in  quella  de  i  raggi  refilefisi  :  e  vedraf si  più  fiammeg- 
giante, cbefefuffè  v.g.  d'argento ,  mediante  l'ejfer  colorata , 
&  atta  per  lafomma  denfità  del  metallo  a  riceuere  brunime- 
to perfettifsimo  .  E  quando  lafuafuperficie,  ejfendo  b  enifi 
fìmoluflrata,  nonfujfipoi  efattamente  piana,mahauejfe  va-  '''".'* 

rie  inclinazioni ,  all'ora  anco  da  più  luoghi  fi  vedrebbe  il  fio     Dia  mant1'  » 
fplendore;  cioè  da  tanti  a  quanti  per  uenijfero  le  varie  rejilef-  aUUQf?CCe~t 
foni  fatte  dalle  diuerfifuperficie  ';  che  però  fi lauoràno  i  dia-  perchè. 
manti  a  molte  ficee,  acciò  il  lor  diletteuol fulgore  fi  fio  fga  da 
molti  luoghi .  Ma  quando  la piafìr a  fuffe  molto grande,non 
pero  da  lontano ,  ancorché  ellafuffe  tutta  piana , fi  vedrebbe 
tutta  rifplendente  :  e  per  meglio  dichiararmi .  Intendafìvna 
piaflra  dorata  piana,e  grandifiima  efpofìaal  Sole;  moflrer af- 
fi a  vn1  occhio  lontano ,l 'immagine  del  Sole,occupare  vnapar- 
te  di  talpiafirafilamente  ;  cioè  quella  ,  donde  viene  la  refief- 
fione  dei  raggi  filari  incidenti;  ma  è  vero,  che  perla  viuacitì 
del  lume,  taV  immagine  apparirà  inghirlandata  di  molti  rag- 
gi, eperòfiembrerà  occupare  maggior  parte  affai  della  pia/Ira, 
che  veramente  ella  non  occuperà  :  e  che  ciò  fia  vero ,  notato  il 
luogo  particolare  della  piatirà,  donde  viene  la  reflefs  ione, e  fi- 
gurato parimente  quanto  grande  mifirapprefenta  lofpazio 
rifplendente,  cuoprafi  di  efiofpaziola  maggior  parte ,lafi  lan- 
dò folamente  Jcoptrto  intorno  al  mezo:  non  però  fi  diminui- 
rà punto  la  grandezza  dell'  apparente  fplendore  a  quello  ,  che 
di  lontano  lo  rimira;  anzi  fi  vedrà  egli  largamente  fi  arfi  fi- 
pra  ilpanno,  ò  altro ,  con  chef,  ricoperfe  .  Se  dunque  alcuno 
col  vedere  vna  piccola  piaR-ra  dorata  da  lontano  tutta  rifple- 
dente  7  fi  farà  immaginato ,  che  l'iflefio  douefie  accadere  anco 
dipiajlre  grandi  quanto  la  Luna  ,fiè  ingannato  non  meno, 
che  fi  credtjfe  la  Luna  non  ejftr  maggiore  di  vn  fondo  di  ti- 

E  4         no* 


Argento  Bru- 
nito apparifce 
più  ofcuroche. 
il  non  bruni- 
to, e  perchè.. 


Aeciaiòbru- 
aito  da:  alcu- 
ne vedute  ap- 
par  chiarim- 
mo, e  da  altre: 
gfciiriffimo  . 


7 1  Dialogo  primo 

no  .  Quando poilapìajlrafuffedifuperficìe  sferica  fvedreB- 
hefiin  vnafola  fua particella  il  rejiejfo  gagliardo-;  ma  ben—* 
•mediante  la  viuezza  fi  mofìrerebbe  inghirlandato  di  mol- 
ti raggì  affa*  vibranti  :.  il  re/lo  dellapallajì  vedrebbe ,  \comz_s 
colorato;  e  quejlo  ancofolamente  quando  e'  nofyfuj/e  in.  fum- 
mo grado  pulito,,  che  quando  e'fujfe  brunito  perfettamente 
apparirebbe  ofcuro  »  Ef empio  di  quejlo  bauiamo  giornalmen- 
te auanti  gli  occhi  ne  i  vajt  d'argento  ,,li  quali ,.  mentre,  fono 
follmente  bolliti  nel  bianchimento  ,fon  tutti  candidi  come  la 
neue  r.ne  punto  rendono  V  immagini;, ma  fé  in  alcuna  parte 
fi  bruni/cono ,  in  quella  fubito  diuentano  ofcuri ,  e  di  lì  ren- 
dono l 'immagini  ,.comeJpecchi  *-  E  quel  diuenireoJcu.ro  non. 
procede  da  altro ,  che  dall' efferfi  fpianata  vna  finisfima  gra- 
na, che  faceua  la  fup.erficie  dell'argento  fcabrofa,  e  però  tale, 
che  rifletteua  il  lume  verfo  tutte  le  parti 3  per  lo  che  da  tutti  i 
luoghi  fi mofiraua  egualmente  illuminata ::  quando  poi  col 
brunirla  fi  /pianano  efquifitamente  quelle  minime  inegua- 
lità yfi  che  la  reflesfione  da  i  raggi  incidenti  fi  drizza  tutta  in 
luogo  determinato xallor.a^da  quel  tal  luogo  fi  mojìra  la  parte 
brunita  affai  pih  chiara,e  lucida  del  restante,  che  e.  filamenti 
bianchito;  ma  da  tutti  gli  altri  luoghi  fi  vede  molto  ofeura*  B 
noto, che  la  diuerfità  delle  vedute3nej.rijnirarjuperficie  bruni- 
te,cagiona  diffèmm  tali  di  apparenze^chepsr  imitar  e,erapprt 
feniare  in  pittura.  v°g.,vna£orazza  brunita ,  bifogna  accop- 
piare nerijchietti,e  bianchi,  l'vn.&a  canto  all'altro  in  parti  Uè 
effa  arme,doue  iUume  cade  egualmente.* 

SAGR.  adunque  quando  quefii  Signori  filojofi si  contentale  ro-' 
di  conceder,  che  la  Luna,Venere ,  egli  altri  pianeti  fu  fero  dt 
fuperficie  noncosìlufira,e  terfa,  come  vnofpecchio}  ma  vn—* 
capello  manco,  cioè.,  quale  e. ,  vna  piatita  diargento  bianchi- 
ta folamente,ma  non  brunita,  quejlo  batterebbe  a  poterla  far 
visibile,  &  accomodata  a  ripercuoterci  illume  del  Sole? 

SALV.  Bajlerebbe  in  parie  ;,manon  renderebbe  vn  lume  così  pò* 
tente,  comefà,effendomontuofa,  ^X  in  fomma piena  di  emi* 
nenze,  e  cauità  grandi .  Ma  quefii  Signori  filofofi  non  la—> 
wncederanno  mai  pulita  meno  di  vno fpecchio;  ma  bene  affai 
pù,fepiùsipuo  immaginare  ;  perché filmando  eglino,  che  d 
iorpiperfettifsimisiconuenganofigurej?erfettifsime}bifognay 
the  la  sfericità  di  quei  globi  celefii  sia  afsolutifsima;  oltre,ch<L*» 
quando  e'  mi  somedejero  qualche  inegualità }  ancorché  mini*- 


Del  Galileo .  71 

ma,io  me  ne  prenderei fenzafcrupolo  alcuno  altra  afiai  mag- 
giore, perche  consi/lendo  tal  perfezione  in  indiuisibili,tantO  l& 
guafia  vn  capello^  quanto  vna  montagna . 
SAGR.  Qui  mi  nafcono  due  dubbj ,  l'vno  è  l'intendere ,  perchè  l& 


voglian  quefla  efatta  figura 

SALV.  Al  prima  rifpondero  io;^X  al  Sign*  Simplicio  lafcerb  lai-* 

cura  di  rispondere  al  fecondo .  Deuefi  dunque  auuertiret  che  Superficie  pi* 
le  medefime  fuperficie  vengono  dal  mede/imo  lumepiùr  e  me-  magm0  rcflef- 
no  illuminate  ,fecondochì  i  raggi  illuminanti  vi  cofano  fo-  fj0ne  di  lume, 
prapiù,  ameno  obliquamente-, fiche  la  majfima  illuminazio-  chela—»  mena 
ne  e  doue  i  raggi  fon  perpendicolari  *  Et  ecco ,  ch'io  ve  lo  mo~  fobrofa; 
firo  alfenfo  .  Io  piego  quello  foglio,  tanto ,  che  vna  parti-*  dicofar^iflu™ 
faccia  angolo  f opra  V  altra;  £r  e/ponendole  alla  refiefsion  del  mjnano  n  ìù 
lume  di  quel  muro  oppoflo,  vedete ,  come  quefla  faccia ,.  cho~>  che  gl'obbli-» 
riceue  i  raggi  obliquamente,  e  manco  chiara  di  quefi 'altra ,do-  qui.»  e  perchè». 
ne  la  refitjjione  viene  ad  angoli  retti  ;  e  notate,  come  fecondo 
che  logli  va  riceuendo  piùx  e  più  obliquamente  l'illumwaziQ* 
ne  fi  fa  più  debole  „ 

SAGR.  Veggo  l'effetto^  ma  non  comprendo  lacaufa . 

SALV.  Se  voi  cipenfajle  vn  centefimo  d'hora  la  trouereflc;maper 
non  confumare  il  tempo,  ecco- 
uene  vnpoco  di  dimofirazi^-^.       C 
ne  in  quefla  figura. , . 

SAGR.  La  fola  vijla  della  figura 
mi  ha  chiarito,  il  tutto,  pero  fé- 
guiu  ►      Q 

SJMP.  'Dite  in  grazia  il  rcfio*  a 
me  j  che  non  fono  di  si  veloce 
apprenfiua .  j^ 

SALV.  Fate  canta,  che  tutte  le  lì-  & 

n  ee parallele,  che  voi  vedete  partirfi  da  i  termini  A.  B.  fieno  # 
raggi,  cbejopra  la  linea  CD.  vengono  ad  angoli  retti  :  indi-    llP^'-P* 
mate  bora  la  medefima  CD.fi  chependa,  come  D.O.  non  ve-  mina™»"  jJJ^ 
dete  voi,  che  buona  parte  di  quei  raggi,  che  fermano  la  C.  D.  n0j  c  perchè  i 
pajfanofenza  tocar  la  D.O.  ?  adunque.  felaD.O*  e  illumina- 
ta da  manco  raggi,  e  ben  ragionevole,  che  il  lumerkeuuto  da 
ìeifiapiù  debole .  Torniamo  bora  alla  Luna,  la  quale,  effen- 
do  di  figura  sferka?quando  la fua fuperficie fuffi pulita,  qu& 


/ 


74-  -Dialogo  primo 

to  quefia  carta ,  le  parti  delfuo  emisferio  illuminato  dal  Sole, 
che  fon®  Verfo  Vejìremità ,  ricetterebbero  minor  lume  affaijfì- 
mo  j  che  le  parti  di  mezo  ,  cadendo  /opra  quelle  i  raggi  obli- 
qui/fimi ,  efopraqueBe  ad  angoli  retti  ;  per  lo  the  nel  Pieni- 
lunio,  quando  noi  reggiamo  quafì  tutto  V emisferio  illumina' 
to,  le  parti  ver/o  il  mezo,cifi  dourebbero  mo/irarepiu  rifplen- 
denti,  che  l'altre  verfo  la  circonferenza  :  il  che  non  fi  vede^j  • 
Figuratemi  bora  la  faccia  della  Limapienadi  montagne  ben 
alte,  non  vedete  voi,  come  ìe  piagge  ,  e  i  dorjiloro ,  eleuando- 
Argentp  bru-  Jìfopra  la  conueffità  della  perfetta  fuperfieie  sferica,vengono 
piùofcuo"che  eJfi°ft*  atta  vijia  del  Sole ,  C  accomodati  a  riceuere  i  raggi af- 

il  non  bruni-         fai  meno  obliquamente,  e  perciò  a  mojìrarfi  illuminati  quan- 
to* e  perchè,  to  il  rejio  l  _ 

SÀGR.  Tutto  bene:  ma  fé  vi  fono  tali  montagne,  evero,che  il  So* 
■le  le  ferirà  affai  più  direttamente ,  che  non  farebbe  l'inclina* 
zione  di  vna  fuperfieie  pulita  ■:  ma  è  anco  vero ,  che  tra  effL~> 
montagne  remerebbero  tutte  le  valli  ofeure,  mediante  l'ombre 
grandijjime,  che  in  quel  tempo  verrebberda  i  monti,  doue  che 
le  parti  di  mezo, benché  piene  di  valli,e  monti ,  mediante  l'ha- 
uereil  Sole  éleuato  rimarrebbero  fenz' ombre ,  e  pero  pia  luci" 
de affai ,  chele  parti  ejireme,  fparfe  non  men  di  ombre,  che  di 
lume;  e  pur  tuttauia  non  fi  vede  tal  differenza  . 
SIMP.  Vnafimil  diffuultà  mi  si  andaua  auuolgendo  per  la  fan» 

tasia* 
SALV.  Quanto  e  più  pronto  il  Sign.  Simplicio  a  penetrar  le  dif- 
ficultà,chefauorifcono  le  opinioni  d'AriJi. che  le  foluzionilmà 
io  ho  qualche  fofpetto,  che  a  bello  fiudio  è  voglia  anco  taluol- 
ta  tacerle  ;  e  nelprefe-nte  particulare  ,hauendo  daper  fé  potu- 
to veder  l'obbiezione,  che  pure  e  affai  ingegnofa,non  poffò  cre- 
dere ,  che  t  non  habbia  ancora  auuertitala  rifpofta ,  ond'h 
voglio  tentar  di  cauargliela  (comesi  dice  )  di  bocca  .Pero  di- 
temi Sign.  Simplicio:  Credete  voi ,  chepoffa  effere  ombra  doue 
fericono  i  raggi  del  Sole  ì 
SIMP.  Credo,anzi  fonficuro,  che  no ,  perche  efendo  egli  il  maf- 
fimo  luminare,  che  faccia  conifuoi  raggile  tenebre,  e  impòf- 
Aeciaio  bru-  Jìbile ,  che  doue  egli  arriua  refìi  tenebro/o  ;  e  poi  hauiamo  la 

futodaalcune  definizione ;che  Tenebrie  flint  priuàtio  luminis  . 

Vl  •  u^  aPPar  SALV*  Adunque  II  Sole  rimirando  la  Terra  ,  ò  la  Luna ,  o  altro 
da  altre  ofeu-  corpo  opaco  ,  non  'vedemai  alcuna  delle  jue  parti  ombroje  > 

riflìmo .  non  bauzndo  altri  ocùi  da  vidi? e ,  che  i  fuoi  raggi  apporta- 

tori 


Del  Galileo  •.  75 

tori  del  lume:  ifX  in  conseguenza  vno>%  chefuffe  nel  Sole  now 
vedrtbbemai  niente'*  di  adombrato, imperocché  i  raggi  fuoi  vi' 
fini  andrebbero  fempre  in  compagnia  de  i  Solari  illuminanti.. 

SIMT*.  Quejtaì  verijìmo.  fnza  contradizione  alcuna . 

§ALV.  Ma  quando  la  Luna  è  all'oppofizìon  del  Sole,  qual  defe- 
renza è.  tra  il  viaggio,  che  fanno  i  raggi  della  vojira  vifìa .,  e 
quello,  che  fanno  i  raggi  dd  Sole  .< 

SI  Mi1.  Ora  ho  iniefo;  voi  volete  dire,  che  caminando  i  raggi  del- 
la  vìfla,e  quelli  dJ  Sokper  le  mede/ime  linee,  noi  non  polia- 
mo J 'coprir  alcuna  delle  valli  ombrefe  della  Luna  *.  Digrazia 
toglietela  giù  di  quejla  opinione  ,  cì/io  Jia  fìmulatore,  o  dif- 
Jìmulatore;e  vi  giuro  da  gentilhuomo,  che  non  haueuo  pene- 
trata cotal  rifpojta ,  ne  forfè  Ibaurei  ritrouata.  fenza  l'aiuta 
voflro,  ò  fenza  lungo  pen fami .. 

SAGR.  La  foluzione ,  che  fra  tutti  due  hauete  addotta,  circa  que- 
B'vltima  dijfcultà  ha  veramente] od 'disfatto  a  me  ancor  a;ma 
nel  medefìmo.  tempo,  quejìa.  confider  azione  del  camminare  i 
raggi  della  vifìa  con  quelli  del  Sole  mi  ha  defato  vn  altro 
fcrupolo  circa  V  altra  parte,ma  non  so  fé  io.  lo  faprò  Jpiegare; 
perche  ejfendomi  nato  di  prefente. ,  non  l'ho  per  ancora  ordi- 
nato a  modo  mio  ;  ma  vedremo  fra  tutti  di  ridurlo  a  chia- 
rezza. E  non  e  dubbio  alcuno ,  che  le  parti  verfo  la  circonfe- 
renza dell  Emi  sferio  pulito  ,ma  non  hrunito,chefa  illumina- 
to dal  Sole,  riceuendo  i  raggi  obliquamente  ne  rie euono  affai 
meno,  che  le  parti  di  mezo,le  quali  direttamente  gli  riceuono; 
e  può  ejfere ,  che  vna  firifeia  larga  v.g.  venti  gradi ,  che  fa 
verfo  le  fremita  dell' Emisf  rio ,  non  riceua  più  raggi ,  che 
vn' altra  verfo  le  parti  di  mezo, larga  non  più  di  quattro  gra- 
di;onde  quella  veramente  farà  afaipiu  ofeura  di  quefa^e  ta- 
le apparirà  a  chiunque  le  »  imirajfe  amendue  in  faccia ,  o  vo- 
gliam  dire  in  maeftà  .  cMa  quando  l'occhio  del  riguardante 
fujfe  cofiituito  in  luogo  tale,  che  la  larghezza  de  i  venti  gradì 
della ftrif eia  ofeura  fé  gli  rapprefentajfe  non  più  lunga  d'una 
di  quattro  gradi  pof  a  fui  mezo  dell  emisfeno ,  io  non  ho  per 
impossibile ,  chefeglipotejfe  mofirare  egualmente  chiara,  t^> 
lumino  fa,  come  l  altra,  perche  finalmente  dentro  a  due  ango- 
li eguali,  cioè  di  quattro  gradi  l'uno,  uengono  ali  occhio  le  re- 
fezioni di  due  eguali,  moltitudini  di.  raggi  ;  di  quelli  ciocche 
fi  reflettono  dalla  firifeia  di  mezo,  larga  gradi  quattro  ,edei 
reflejfi  dall'altra  di  uenti gradi;  ma  ueduta  in  ifcor  ciò  fatto  la 

quantità 


y€  Dialogo-primo 

quantità,  digradi  quattro  ;  &  vn  Jtto  tale  otterrà  "Cocchio , 
1  quando  e'  fi  a  collocato  trai  detto  emisfero  ,  el  corpo,  che  V  il- 
lumina; perche  allora  la  vifta,ei  raggi  vanno  per  le  mede/ime 
linee .  Par  dunque,  che  nonjia  impofJìbile,che  la  Lunapoffa 
effer  difuperficie  affai  bene  eguale ,  e  che  non  dimeno  nel  Pie- 
niluniofimoBrinQnmenluminofanell'eJlremità,  che  nelle 
parti  di  mezo . 
SALV.  La  dubitazione  e  ingegnofa,  e  degna  d'ejjer  confiderata:  t 
comeebe  ella  vi  è nata pur  bora  improui/amente,  io  parimen- 
te ri/ponderò  quello  che  improui/amente  mi  cade  in  mente ,  e 
forfè  potrebb' effere,  che  colpenfaruipiù  mifouuenijfe  miglior 
rifpojìa .  Ma  prima ,  che  io  produca  altro  in  mezo  ,farà  be- 
nebbe noi  ci  affìcurìamo  con  tefperienza,fe  la  vofira  oppofi- 
xÀone  rifponde  così  in  fatto,  come  par  che  concluda  in  appa- 
renza ;  e  però  ripigliando  la  mede/ima  carta ,  inclinandone  , 
col piegarla ,  vna piccola  parte fopr a  il  rimanente,  prouiamo, 
fé  efponendola  al  lume , fiche f òpra  la  minor  parte  cafehino  i 
raggi  del  lume  direttamente,  e/òpra  l'altra  obliquamente, 
quefia  che  riceuei  raggi  diretti , fi  mofiri  più  chiara;  &  ecco 
già  l'efperienza  manifesta,  che  Te  notabilmente  più  luminofa: 
bora  quando  la  vofira  oppofizionefia  concludente  Mfbgnerày 
che  abbaffando  noi  X occhio  tanto ,  che  rimirando  l'altra  mag- 
gior parte,  meno  illuminata,  in  ifcorcio,ella  ci  apparifea  non 
più  larga  dell' altra  più  illuminata,  e  che  in  confegueza  nofia 
veduta fotto  maggior  angolo,cbe  quella  ;  bifogntrà  dico,che  il 
fùo  lumefi accrefca,fi  che  ci  sebri  così  lucida, come  l'altra.  Ec- 
co, cheiolaguardo,e  la  veggo  sì  obliquamete,  che  la  mi  appa- 
ri/ce più  firetta  dell' altra,ma  con  tutto  ciò  lafuaofcurità  non 
mifirifebiara  punto.  Guardate  bora  fé  l'iftefio  accade  a  voi. 
SAGR.  Ho  vi/ìo,ne  perche  io  abboffi  l'occhio  veggo  punto  illumi- 
nar^, ò  rìfcbiararfì  dauuantaggìo  la  detta  Jùperficie;anzi  mi 
par  più  tofio,  che  eUafi  imbrunifca . 
SALV.  Siamo  dunque  fin' bora  ficuri  dell'inefficacia  dell' oppofi- 
zione;  Quanto  poi  alla  foluzione,  credo,cbeper  efier  lafuper- 
Jìciedi  quefia  carta,  poco  meno,  che  ter  fa ,  pochi  fieno  i  raggi  v 
cbèfi reflettano  verfo gì' incidenti jn  comparazione  della  mol- 
titudine, ebe  fi  reflette  verfo  le  parti  oppofiéj  e  che  di  quei  po- 
chi fé  ne  perdano  fempre  più ,  quanto  più  fi  accojìano  i  raggi 
vifiui  a  effi 'raggi  luminofi incidenti  :  e  perche,  non  i  raggi  in- 
cidenti, ma  quelli,  ebe  fi  refettorio  all'occhio ,  fanno,  apparir 

?  oggetto     . 


Del  Galileo .  77 

ì oggetto  lumìnofo,perb,  nell'abbafiarVoccbh,pìùequello,cbt 
fi [perde,  eòe  quello,  che fi acqui  fi a ,  come  anco  voifiefiàditts 
apparirui  nel  vedere  il  foglio  più  ofeura . 

SAGR.  Io  dell' efperienza ,  e  della  ragione  mi  appago  .  Refia  bora 
ihe'l  Sign.  Simplicio  rifponda  all'altro  mio  quefito,dicbiaran~ 
dcmi,quali  cojt  muovano  i  Peripatetici  a,  voler  quefia  roton~ 
dita  ne  i  corpi  Cele/li  tanto  efatta  . 

SJMP.  L  ejfer  e  i  corpi  Celefli  ingenerabili  ,incorruttibiU,inaltt- 

r abili,  impajj.bili,  immortalile  *f a  che  e' fieno  affolutamente  Sfericità  per» 
perfttti;e  l  efiere  ajfolutamente perfetti  fi  tira  in  confeguenza,  pJSguIe  cor- 
ebe  m  loro  fa  ogni  genere  di  perfezione;  e  pero,  che  la  figura— *  pj  (jekfti  da  i 
ancora  fa  perfetta ,  cioè  sferica ,  e  ajfolutamente ,  e  perfetta-  Peripatetici. 
mente  sferica-,  e  non  afpera,  &  irregolare  . 

SALV.  E  quefia  incorruttibilità  da  chi  la  cauate  voi  t 

SIMP.  Dal  mancar  di  contrari  immediatamente,e  mediatamen- 
te dal  moto  ftmphce  circolare . 

SALV.  Talcbt,per  quanto  io  raccolgo  dal  vojlro  difeorfo ,  nel  co-  T    fi 

Jlituir  Vejfenza  de  i  corpi  Celefli  incorruttibile ,  inalterabile,  -  j^  dell'- 
&c.  non  v'entra,  come  caufa,  b  requifito  necefario  la  roton-  incorruttibili- 
dita;  che  quando  quefia  cagionale  l'inalterabilità ,  noipotre-  tà ,  ma  di  più 
mo  ad  arbitrio  nojìro  far  incorruttibile  il  legno ,  la  cera,  ed  l»nga-»  dura» 
altre  materie  Elementari,  col  ridurle  in  figura  sferica .  zione . 

SIMP.  E  none  egli  manifeflo ,  che  vna  palla  di  legno ,  meglio ,  e 
più  lungo  tempo  fi  conferuerà,  che  vna  guglia ,  ò  altra  forma 
angolare  fatta  di  altrettanto  del  mede/imo  legno  . 

SALV»  Cotefloe verifjìmo ,  ma  non  pero  di  corruttibile  diuerrà 

ella  incorruttibile,  anzi  rejìerà  pur  corruttibile, ma  ben  di  più 

iunffa  durata .  Pero  è  da  notar  fi,  che  il  corruttibile  e  capace  T.  „    _MM«t  : 
,.^v       ,.  i-7-  /in  r  II  corruttibi- 

di  pm,  e  di  meno  tale,  potendo  noi  dire  quejto  e  men  corruttt-  i^,  riceuc  il 

bile  di  quello ,  come  per  èfempio ,  il  diafproè  men  corruttibile  più  ,  e'1  me- 

della  pietra  S  rena  ;  ma  l'incorruttibile  non  riceue  il  più ,  el  no  »  ma  non-» 

meno,  fiche  fi  pojfa  dire  quefto  'e  più  incorruttibile  di  quell'ai-  {*  «rcorruttt- 

tro  ,fe  amendué'Jono  incorruttibili  >  à"  eterni .  La  diuerfità  £  *  perfezioi* 

dunque  di  figura,  non  può  operare,  fé  non  nelle  materie ,  che  di  figura  ope- 

fon  capaci  delpiù,  o  del  meno  durare;  ma  nelle  eterne ,  che  no  ra  nei  corpi 

pojfon'ejferefe  non  egualmente  eterne,cejfa  l'operazione  della  corruttibili  » 

figura  .  E  per  tanto,  già  che  la  materia  Celefie,non  per  la  fi-  JjjJ-jj  JJSJjJj, 

gura  e  incorruttibile,  ma  per  altro ,  non  occorre  ejfer  così  an-    5 

fiofo  di  quefla  per  fetta  sfericità;  perchè ,  quando  la  materia—» 

farà  incorruttibile ,  babbiapur  che  figura  si  voglia ,  ella  farà 

fempre  tale.  Sagr.  Ma 


7  8  .Dialogo  primo 

SAGR.  \  Ma  io  vò  considerando  qualche  co  fa  di  più;  e  dico,  che,  cti- 
tedtito,xhe  la  figura  sferica  baueffe  f acuità  di  conferire  l'in- 
Se  la  figura  corruttibilità  f tutti  i  corpi  di  qualsiuoglia  figura  farebbero 

sferica  confe-  eternit  incorruttibili:  imperocché  ejfendo  il  corpo  rotondo  in- 

tutti  i  corpi  '*  corruttibile ,  la  corruttibilità  verrebbe  a  consi fiere  in  quelli^» 
farebbero  e-  parti,  che  alterano  la  perfetta  rotondità  ;  come  per  efempio  in 
semi .  <vn  dado  vi  e  dentro  vna  palla  perfettamente  rotondai  come 

■■■    tale  incorruttibile  ;  rejìa  dunque ,  che  corruttibili  sieno  quelli 
angoli fCbe  ricuoprono,& afcondono  la  rotondità;  al  più  dun- 
que, chepotejfe  accadere ,  farebbe ,  che  tali  angoli ,  e  (per  così 
dire)  efcrefcenze  si  corrompefiero  .  xSMafepiù  internamente 
andremo  considerando,in  quelle  parti  ancora  verfo  gli  ango- 
li vi  fon  dentro  altre  minori  palle  della  medesima  materia ,  e 
però  effe  ancor  a,  per  ejfer  rotonde,  incorruttibili  ;  e  così  ne1  re- 
sidui, che  circondano  quefie  otto  minori  sferette ,  vi  fé  nepof- 
fono  intendere  altre;  talché  finalmente  rifoluendo  tutto  il  da- 
do in  palle  innumerabili,  btfognerà  confejfarlo  incorruttibile, 
E  quejlo  medesimo  difeorfo,  &  vna  simile  refoluzione  si  pub 
far  di  tutte  le  altre  figure  » 
SALVI  Ilprogrejfo  cammina  bmìJfimo,sì  che  quando  v.g.  vn  crì- 
Jlallo  sferico  baueffe  dalla  figura  V  ejfer' ine  orruttibile,cioe  la  fa 
cultà  ai  resijiere  a  tutte  le  alterazioni  interne,  &  ejlerne,njn 
si  vede,  che  Vaggiugnerli  altro  criJìallo,e  ridurlo  v.g.  in  cubo, 
V  baueffe  ad  alterar  dentro  tne  anco  di  fuori,  si  che  ne  diuenif 
fe  meno  atto  a  resifìereal  nuouo  ambiente ,  fatto  dell' ijlejfa-* 
materia,  che  non  era  all'altro  di  materia  diuerfa;e  majjìmefe 
e  vero,cbe  la  corruzione  si  faccia  da  i  cotrarj,  come  dice  Arijl. 
e  diqual  cofa  si  può  circondare  quella  palla  di  crijlallo,  che  gli 
sia  manco  contraria  del  crijlallo  medesimo  ?  Ma  noi  non  ci 
accorgiamo  del  fuggir  delVhore,  e  tardi  verremo  a  capo  de'no- 
Jtri  ragionamenti,  fé fopra  ogni  particulare  si  hanno  da  fare 
si  lunghi  di/corsi,  oltre  che  la  memoria  si  confonde  talmente 
nella  multiplicità  delle  cofe ,  che  difficilmente  pofio  ricordarmi 
délleproposizioni ,  che  ordinatamente  haueua  propojleM  Sig. 
Simplicio  da  considerarsi . 
SIMP*  Io  me  ne  ricordo  beniffìmo ,  e  circa  quejlo  particulare  del- 
la montuosità  della  Luna ,  rejla  ancora  in  piede  la  ^aufiz  ,  che 
io  addu/Jì  di  tale  apparenza,  potendosi  beni/fimo  jaluar  e  con 
dir  ch'ella  sia  vrì illusione  procedente  dall' ejfer  le  parti  della 
Luna  inegualmente  opache  feperjpicue  . 

Sagr,  Poco 


Del  Galileo.  79 

SAGR.  Poco  fa  quando  il  Sign.  Simplicio  attribuiua  le  àppartn* 
ti  inegualità  della  Luna,conforme  aU  opinione  di  certo  Peri' 
patetico  amico  fuo ,  alle  parti  di  efia  Luna  diuerfamente  opa- 
che y  eperfpicue ,  conforme  a  che  fimi  li  Mufloni  fi  veggono  in    Madreperle 
crijladt,  egtmme  di  più  forti,  mifouuennevna  materiamol-  atte  a   imitai* 
topiu  accomodata  per  rapprefentar  cotali  effetti ,  e  tale ,  <hz^>  |n2ESSdeI 
credo  certo,  che  quel  filo] ofo  la  pagherebbe  qualfiuogliaprezo;  ja  foperfick-* 
e  quefìefono  le  madreperle ,  le  quali  fi  lauor ano  in  varie  fi-  della  Luna. 
gure,  e  benché  ridotte  ad  vna  eflrema  lifeezza  ,fembrano  al- 
l'occhio tar.  to  variamente  in  dìuerfe  parti  cane ,  e  colme ,  che 
appena  al  !  atto JìeJfoJÌ può  dar  fede  della  loro  egualità  . . 

SALV.  Belli/fimo  e  veramente  queflo  p  enferò  ;e  quel  che  non  e [fla- 
to fatto "fin  bora, potrebbe  effer  fatto  vn' altra  volta;  e  fé  fono 
fate  prodotte  altre gemme,e  criHalli,cbenon  han  che  fare  con 
l'illufìoni  delle  madreperle,  faran  ben  prodotte  quejle  ancora: 
intanto, per  non  tagliar  Voccafione  ad  alcuno  tacerò  la  rifpo- 
Jla,  che  ci  andrebbe,  e  folo  proctirerò per  ora  difodisfareallt^ 
obbiezioni  portate  dal  Sign.  Simplicio .  Dico  per  tanto ,  chi^» 
quefìa  vojlra  e  vna  ragion  troppo  generale,e  come  voi  non~~» 
l'applicate  a  tutte  le  apparenze  ad  vna,  ad  vna  ,cbefiveggo- 
no  nella  Luna,  e  per  le  quali  io ,  &  altri  fi  fon  nmffi  a  tenerla 
montuofa,  non  credo  fcbe  voi  fiate  per  trouare  chifì foddisf ac- 
cia di  tal  dottrina;  ne  credo,cbe  voifieffo,  ne  l'autor  medefimo 
troui  in  ejfa  maggior  quiete,  che  in  qualjluoglia  altra  cofa  re-  o    . 

mota  dalpropqfito .  Delle  molte ,e  molte  apparenze'  varie,che  jn^Jf^S^cl 
Jtfcorgono  di  fera,  infera,  in  vn  cor fo  lunare,  voi  pur  vna—>  ja  £una  non 
fola  nonne  potrete  imitare  col  fabbricare  vna  palla  a  voflro  fi  poilòno    i- 
urbitrio  di  parti  più,  e  meno  opache,  eperfpicue,ech&fia.difu-  mjta.r>  Per  v*a 
perfide  pulita  ;  doue  che  all'incentro  di  qudjìuoglià  materia      PIU  '  e  me~ 
folida,  e  non  trajparentefi  fabbricheranno  palle,  l?  quali  folo  per  fpicud . 
con  eminenze,  e  cauità ,  e  col  rireutre  variamente  f  illumina-  Vedute  varie 
zione,  rapprefenteranno  li  fi  effe  vi  fé ,  e  mutazioni  a  capello ,  della  Luna  i- 
ehe  d'bora  in  bora  fi ' feorgono  nella  Luna .  In  effe  uedrete  i  "mobili  con- 
dorfi dell 'eminenze  efpofle  al  lume  del  Sole  chiari  affaire  doppo  dateria  Gpa- 
di  loro  le  proiezioni  dell  ambre  ofcuriffime;Vedr etele  maggio-  Ca_* . 
ri ,  e  minori,  fecondo ,  che  effe  etninenzefitrouerannopiù ,  o      Apparenze 
meno  diftanti  dal  confine,  che  diftingue  la  parte  della  Luna-*  varie.    dalle-* 
illuminata  dalla  tenebro  fa .  Vedrete  l'i/le fso  termine,e  confi-  5L"a  '   }- «5ST 

i  ì  ■  n    /*  e»        1  t     fi  r    /*»  i  •    rocnL4  ■***  moli 

ne,  non  egualmente  diftefo,  qual  farebbe  fé  la  palla jujsepult-  tuoficanelhus 
ta,  ma  anfrattuojò,  e  merlato .  Vedrete  oltre  al  detto  termine  Luna . 

nella 


r  ■.■■■> 


$ó  Dialogo  primo 

nella  parte  tenebro/a  molte fommità  illuminate ,  e  fiaccate  dal 
refiogià  lumino/o,  uedrete  l'ombre  fopr adette ,  fecondocbc 
.  j    l'illuminazione  fi  uà  alzado,  andàrfi  elleno  diminuendo, fin- 
che del  tutto  fuanifiono,ne più  veder/ine  alcuna  quando  tut- 
to l'emisferiofia  illuminato .  ^All'incontro  poi ,  nel  pafsare  il 
...    lume  verfo  l'altro,  emisfero  lunare    riconojcerete  ViBefse  emi- 
nenze ofseruate prima,  e  uedrete  le  proiezioni  dell'ombre  loro 
-  ,    farfi  al  contrario,  &  andar  crefcendo;  delle  quali  cofe,  torno 
a  replicarui ,  che  uoipur'una  non  potrete  rapprejentarmi  col 
uojlro  opaco,  eperfpicuo . 

SAGR.  Anzi  pur  fé  ne  imiterà  vna  ,cioè  quella  del  plenilunio  ,f 
quando  per  effer  il  tutto  illuminato  non  fi forge  più  né  om- 
bre, ne  altro,  che  dalle  eminenze ,  e  cauità  riceua  alcuna  va- 
riazione .  %3tt  a  di  grazia  S.  Salu.  non  perdete  più  tempo  in 
quefio particolare, perche  vn o  che  hauejfe  hauuto  pazienza  di 
far  V  ojferuazioni  di  vna,b  due  lunazioni, e  non  reHajfe  capa- 
ce di  quefia  fenfatijfima  verità ,  fi  potrebbe  ben  fentenziarc 
per  priuo  del  tutto  di  giudizio  ;  e  con  fimili,  a  che  confumat 
tempo ,  e  parole  indarno  ? 

SIMP,  Io  veramente  non  ho  fatte  tali  ojferuazioni ,  perchè  non 
ho  hauuta  quefia  curiofità ,  ne  menofirumento  alto  a  poterle 
fare;  ma  voglio  per  ogni  modo  farle  :  e  intanto  pojfiamo  la- 
feiar  quefia  quefiione  in  pendente  ;  e  pajfarea  quel  punto  9 
che  fegue,  producendo  i  motiui,per  i  quali  voi  Rimate ,  cbzs 
la  Terra  pojfa  reflettere  il  lume  del  Sole  non  men  gagliarda- 
mente ,  che  la  Luna ,  perche  a  me  parcella  tanto  ofeura ,  Ò* 
opaca,  che  vn  tale  effetto  mi  fi  rapprefenta  del  tutto  impof- 
fibilz-j . 

SALV.  La  caufa  ,per  la  quale  voi  reputate  la  Terra  inetta  all'il- 
luminazione, non  è  altramente  coteFìa  S.  Simp.  e  non  fareb- 
be bella  cojà,  che  io  penetrafsii  volìri  difeorfi  meglio ,  che  voi 
medefimo  l 

SIMP.  Se  io  midi/corra  bene,  ò  male  potrebti  effer,  che  voi  meglio 
dime  lo  conofeefie  ;  mah  bene ,  o  mal  ch'io  mi  difcorra,che 
voi  pofitate  meglio  dime  'penetrarli  mio  difeorfo ,  queBo  non 
crederò  io  mai . 

SALV*  Anzi  velfarò  io  creder  pur' bora .  Ditemi  vnpoco:  quan- 
do la  Luna  èjtrejfo  che  piena,fi  che  ella  fi  pub  veder  di  gior- 
no, &  anco  a  meza  notte  f  quando  vi  par  ella  piufplendente 
il  giorno,  q  la.  notte  t 

Simp,  La 


DelGaltieo.  St 

SIAfP.  La  notte  fcnza  comparazione,  eparmt,  che  la  Luna  imi- 
ti quella  colonna  dì  nugok,e  di  fuoco,  che  fu  /corèa,  a  i  figli-  ^un.A  *FF-*"* 
&oli  dì  Ifdraele ,  che  alla  prefetiza  del  Sole  fi  mojìraua ,  come  ^e  P1  V  otte 
vna  fiugoletta,ma  la  notte  poi  era  [pledidi/fitna. Così  ho  io  of-  c^\  eiorno  . 
feruato  alcune  volte  di  giorno  tra  certe  nugoìètte  la  Luna  ,  luna  veduta 
non  altramente ',  che  vna  di  efie  biancheggiante ,  ma  la  notte  di.  giorno  fi- 
poi  fi  mojlrafplendenti/fima  .  m  ^e  a  v  na-f 

SALV.  Talché  quando  voi  non  vi  fofte  mai  abbattuto  a  vederla  nagoictta» 
Luna, fé  non  di  giorno ,  voi  non  l'haurejle  giudicata-  più 
fplendidadi  vna  di  quelle  nuvolette . 
SIMP.   Cosi  credo  fermamente . 

SALV.  Ditemi  bora  ì  credete  voi  che  la  Luna  fia  realmente  più. 
lucente  la  notte ,  che'l  giorno  ,vpur  che  per  qualche  accidente 
ella  fi mofir itale  ì 
%IMP.  Credo,  che  realmente  ella  rifplenda  infifiefia  tanto  di 
giorno,  quanto  di  notte,  ma  che'l  fuo  lume  fimofiri  maggio" 
redi  notte,  perche  noi  la  vediamo  nel  campo  ofeuro  del  Cielot 
&  il  giorno  ,per  ejfer  tutto  V  ambiente  affai  chiaro ,  fiche  ella 
di  poco  lo  auanzadi  luce,  cifi  rapprefenta  affai  men  lucida. 
SALV.  Hor  ditemi  ;  hauete  voi  veduto  mai  in  su  la  meza  notte  il 

globo  terre/ire  illuminato  dal  Sole? 
SIMP.  Quefia  mi  pare  vna  domanda  da  non  farfi,fe  non  per 
burla ,  ò  vero  a  qualche perfona  conofeiuta per  infenfatx-* 
affatto  . 
SALV.  Nò,no~iovhoper  huomo  fenfaùjfìmo,  e  fola  domanda 
fulfaldo;  e  perà  rifpondetepure,  e  poi  fé  vi  parrà,  che  io  parli 
afpropofito ,  mi  contento  d' ejfer' io  l'injènfato  ;  che  bene  e  più 
fiocco  quello  che  interroga feioccamente ,  che  quello  a  chi  fi  fa 
l'interrogazione . 
SIMP.  Se  dunque  voi  non  mi  hauete  per  femplice  affatto  ,  fett^f 
conto,  ch'io  v'habbia  rifpofto,e  detto, che  e  impoJfibile,che  vnot 
che  fia  in  terra,  comefiamo  noi,  vegga  di  notte  quella  partii 
dtlla  Terra  doue  e  giorno,  cioè,  che  epercoffa  dal  Sole .  . 

SALV.  (Adunque  non  vi  e  toccato  mai  a  veder  la  Terra  illumi- 
nata ,ft  non  di  giorno ,  ma  la  Luna  la  vedete  anco  nella  più 
profonda  notte  rifplendere  in  Cielo .  E  quefta  Sig.  Simplicio, 
e  la  cagione,  che  vi  fa  credere,  che  la  Terra  non  rifplenda  ,co- 
me  la  Luna;chefe  voipztefle  veder  la  Terra  ■dlumir.ata,men- 
trecbè  voi  fujie  in  luogo  ientbrof) ,  come  la  noflra  not:e,  la 
vedrefie  fpkt.  dici  a  più  chi.  la  Luna .  Hor  a  fé  voi  volt  tJ  -che 

F       la 


8 1  Dialogo  primo 

la  comparazione  proceda  bene,  bifigna far  parallelo  del  lume 
della  Terra,  con  quel  della  Luna  veduta  di  giorno^  non  con 
la  Luna  notturna  '.poiché  non  ci  tocca  a  veder  da  Terra  illu- 
minata, fé  non  di  giorno  *  Non flà  così  / 
SIMP.  Così  è  douere  « 

SALV.  E  perche  voi  medefimo  hauete  già  confejfato  d'hauer  ve- 
-_  duta  la  Luna  di  giorno  tra  nugolette  biancheggianti,  ejimi- 

ad  effer/iflu-  Uffima,  quanto  allaJpetto,ad  vna  di  effe  ,  già  primamente  ve- 

minate  dal  So    '       n^e  a  confef areiche  quelle  nugqlette,che  pur  fon  materie  Ele- 
le  non  meno  mentari ,  fon 'atte  a  riceuer  l 'illuminazione  quanto  la  Luna, 

«he  la  Luna»  fò  ancor  più  ,fi  voi  vi  ridurrete  infantafìa  d'hauer  vedute 

taluolta  alcune  nugole  grandifsime ,  e  candìdìJJime,come  Icl~* 
neue  :.  e  non  fi  può  dubitare ,  che  fé  vna  talefipotejfe  confer- 
mar così  luminofa  nella  più  profonda  notte,,  ella  illuminereb- 
be ì  luoghi  circonuicini  più,  che  cento  Lune*  Quando  dunque 
Muro  illumì-  noi  fuffìmofìcurì,  che  la  Terrafiilluminajfe  dal  Sole,  al  pari 

nato  dal  Sole»  M  vna  dì  quelle  nugolette,  non  rejierebbe  dubbio,che  ellafuf- 

e  paragonato         fi -non  meno  rìfplendente  della  Luna  .  %5/ttadiquefiQeejfa~* 
con  la  Luna  ,  Qgni  dubbio  ?mentr  e  noi  veggiamo  le  mede/ime  nugole  nelTaf- 

meno  d '"oueU         ftnza  del  Sole  refiar  la  notte  così  ofcure,  come  la  Terra;e  quel 
\3_mi  .  che  epiùx  non  e  alcuno  dinoi,al  quale  nonfìa  accaduto  di  ve- 

der più  volte  alcune  tali  nugole  bajfe ,  e  lontane,  ejlare  in-** 
dubbio  fé  lefujfero  nugole,  ò  montagne:  fegno  euidente  le  m$~ 
tagne  non  effer  men  luminofe  di  quelle  nugole . 
SAGR.  Ma  che  più  altri  difeorfi  ?  eccouì  la  su  la  Luna,cbe  e  più  dì 
meza;  eccoui  là  quel  muro  altodoue  batte  il  Sole;  ritirateui  in 
qua,  fi  che  la  Luna  fi  vegga  accanto  al  muro,  guardate  bora; 
che  vi  par  più  chiaro  l  non  vedete voi  %  che  fi  vantaggio  vi  è 
l'ha  il  muroìll  Sole  percuote  in  quella parete;di  lìfireuerbera 
Illumina  più  nelle  pareti  della  fola,  da  quelle  fi  reflette  in  quella  camera  ,fi 

la  terza  refief-        ^che  in  ejfa  arriua  con  la  terza  reflejfione  ;e  ad  ogni  modo  fon 
**10n  h^'ìVn  mi1        Jicuro,  che  vi  e  più  lume,  che  fi  direttamente  uiarriuajfe  il  lu* 

modella  Lu-  me ^e^a ^-una  * 

na_» .  SIMP.  O  quefio  non  credo  io, perche  quel  della  Luna,  e  majjìme, 

quando  eli' e  piena  e  vn  grande  illuminare . 

SA  GR.  Par  grande  per  Tofcurità  de  i  luoghi  circonuicini  ombroji; 

Lume  della  ma  aJf°^ul!amente  non  *  molto,  &  e  minore ,  che  quel  del  cre- 

Luna  più  de-         pufcolo  di  mezbora  doppo  il  tramontar  del  Sole;ilche  e  manì- 

bole  di  quel         fejlo , perche  non  prima ,  che allora\vedrete  cominciare  a  di' 

del  crepufco-        fiinguerfiin  Terra  le  ombre  de  i  corpi  illuminati  dalla  Luna* 


Del  Galileo.  83 

Se  poi  quella  terza  rejleffione  in  quella  camera  illumini  più , 
che  la  prima  della  Luna ,  fi potrà  cono/cere  andando  là ,  col 
legger  quiui  vn  libro, eprouar poi Jlafera  al  lume  della  Luna, 
fefi  legge  più  ageuolmente,b  meno,  che credo fenz 'altro,  cbeji 
leggerà  meno . 

SALV.  Hora  Sig.  Simpl.  (fé però  voi  fete  fiato  appagato  )  potete 
comprender,  come  voi  medefimo  fapeui  veramete ,  che  la  Ter- 
ra rifplendeua  non  meno,  che  la  Luna,  e  che  il  ricordaruifi- 
lamente  alcune  cofefapute  daper  voi,  e  non  infegnate  da  me, 
ve  nha  refi  certo,  perche  io  non  vi  ho  infegnato ,  che  la  Luna 
fimojìrapiù  rifplendente  la  notte,  che' l  giorno ,  ma  già  lo  fa- 
peui daper  voi;  come  anco  fapeui ,  che  tanto  Jìmofira  chiara, 
vna  nugoletta,  quanto  la  Luna  :  fapeui  parimente,  che  l'illu- 
minazion  della  Terra  non  fi  vede  di  notte ,  &  in  fomma  fa- 
peui il  tutto ,  fenza  faper  difaperlo  .  Di  qui  non  douerà  dì 
ragione  ejferui  difficile  il  conceder, che  la  reflejfione  della  Ter- 
ra pojfa  illuminar  la  parte  tenebrofa  della  Luna ,  con  luce  no 
minor  di  quella ,  con  la  quale  la  Luna  illufira  le  tenebre  della 
notte,  anzi  tanto  più,  quanto ,  che  la  Terra  è  quaranta  volte 
maggior  della  Luna , 

S1MP*  Veramente  io  credeua,cbe  quel  lume  fecondarlo  fojfe pro- 
prio della  Luna. 

SALV.  E  quefio  ancorafapete  daper  voi,  e  non  v'accorgete  difa- 
perlo .  Ditemi  non  bauete  voi  per  voifiejfo  faputo ,  chela—»    I  corpi  illti- 
Luna  fi  moflrapiù  luminof a  affai  la  notte ,  che  il  giorno  ri-  Jpnati  appari 
fpetto  all'ofeurità  del  campo  ambiente  i  &  in  confeguenza-*  *conoPu£hia 
non  venite  voi  afapere  in  genere,  che  ogni  corpo  lucidofimo-  tc  0fcuro  . 
fira  più  chiaro ,  quanto  l'ambiente  e  più  o/curo  / 

S1MP.  Quetto  so  io  benijjìmo. 

SALV.  Quando  la  Luna  è  falcata ,  e  vimofira  affai  chiaro  quel 
lume  fecondarlo,  non  è  ella  fempre  vicina  al  Sole,  &  in  confe- 
guenza  nel  lume  del  crepufculoi 

SIMT.  Euui,  e  molte  volte  ho  defiderato,  che  Varia  fi fac effe  più 
fife  a  per  poter  veder  quel  tal  lume  più  chiaro,ma  l'è  tramon- 
tata auanti  notte  ofeura , 

SALV.  Voi  dunque  fapete  beni/fimo ,  che  nella  profon  da  nottt-* 
quel  lume  apparirebbe  più  i 

SJMP.  Signor  si  ;  ^T  ancorpiùfefipotejfe  tor  via  il  gran  lume 
delle  corna  tocche  dal  Sole ,  la  prejènza  del  quale  offufea  affai 
l altro  minore.  * 

V  z         Salu.  Ob 


84-  Dialogo  primo 

SALV.  Oh  non  accadagli  taluolta  di  poter  vedere  dentro  ad  ifcu- 
rijjìma  notte  tutto  il  dif co  della  Luna  fenza  punto  ejfere  illu- 
minato dal  Sole  i 

SI  MB.  Io  non  so,  che  quefloauuenga  mai,  fé  non  ne  gli  ecliffì  to- 
tali della  Luna . 

SALV.  Adunque  allora  dourebbe  queflafua  luce  mojlrarfi  vìuif- 
fimatejfendo  in  vn  campo  ofcurijfimo,  e  non  ojfufcatodallju* 
chiarezza  delle  corna  lumino/è  ;  ma  voi  in  quello  flato  t  come 
ìhauete  veduta  lucida  ? 

SÌMB.  Holla  veduta  taluolta  del  color  del  rame ,  &  vn  poco  al- 
bicante; ma  altre  volte  e  rimaflatanto  ofcura,cbe  l'ho  del  tutto 
perfadivifla  . 

$ALV.  Come  dunque  pub  ejfer  fua  propria  quella  hi.ce,che  voi  co- 
sì chiara  vedete  neìl'albor  del  crepufcolo ,  non  affante  l'impe- 
dimento dello  Jplendor  grande ,  e  contiguo  delle  corna  ;  e  che 
poi  nella  più  o/cura  notte ,  rimojfa  ogni  altra  luce  non  appa- 
rìfee  punto  ? 

SIMP.  Intendo  ejferci  flato  chi  ha  creduto  cotal  lume  venirle 
participato  dall'altre  Stelle ,  "#*  in  particolare  da  Venere  fu&* 
vicina*. 

SALV.  E  cotefla parimente  e  vna  vanità  ;  perche  nel  tempo  dell* 
fua  totale  ofeur azione  dourebbe  pur  moHrarfi  più  lucida  p 
che  macche  non  fl può dire,  che  V  ombra  della  Terra  gli  afeon* 
da  la  vifla  di  Venere,ne  dell'altre  Stelle  .Ma  ben  ne  rimari  eU 
la  del  tutto  priua  allora,  perche  V  emisferioterreftre ,  che  in-* 
quel  tempo  riguarda  ver/ola  Lunare  quellodoue  e  notte  ,do\ 
vn 'intera priuazion  del  lume  del  Sole.  E  fé  voi  diligentemen- 
te andrete  ojferuando  ,  vedrete  fenfatamente ,  che  fl  come  la 
Luna,  quando  e  fottilmentc  falcata  ,pocbisfimo  illumina  là 
Terra ,  e  fecondochì  in  lei  vien  crefeendo  la  parte  illumina-- 
ia  dal  Sole ,  crefee  parimente  lofplendore  a  noi,  che  da  quella 
vienci  rejìejfo  ;  cosi  la  Luna,mentre  efottilmente  falcata  ,  e 
che  per  ejjer  tra'l  Sole ,  e  la  Terra  fcuopre  grandijfìma  parte 
dell' emisferio  terreno  illuminato, fi  mofìra  affai  chiara;  e  di- 
fcjftandofi  dal  Sole,  e  venendo  verflj  la  quadratura ,  fi  vede 
tal  lume  andar  languendo;  &  oltre  la  quadratura  fi  vede  af- 
fai debile ,  perche Jempre  va  perdendo  della  visla  della  parte 
luminofa  della  Terra  :  e  pur  dourebbe  accadere  ileontrario  r 
quando  tal  lumefujfefuo ,  ò  comunicatole  dalle  Stelle;  perche 
allora  la  pojfiamo  vedere  nella  profonda  notte,e  nell'ambien* 
te  molto  tenebrojh  *  Simp,  Fe& 


Del  Galileo.  «5 

SIMP.  Fermate  digrazia ,  che  pur  bora  mi  fornitene  hauer  letto 
in  vn  libretto  moderno  di  conclufioni,  pieno  di  molte  nouità, 
che  quefìo  lume  fecondano  non  e  cagionato  dalle  Stette ,  rie  e     ^«ce  f  co  - 
,,  proprio  della  Luna,e  men  di  tutti  comunicatogli  dalla  Terra,  !jfana  del  *-* 
t,  ma  che  deriua  dalla  medefìma  illuminazion  del  Sole ,  la  qua-  nata  daj  <g)lCt 
t,  le, per  ejfer  lafufìanza  del  globo  lunare  alquanto  trafparen-  fecondo  alca- 
„   te,  penetra  per  tutto  ilfuo  corpo;ma  più  viuamente  illumina  *ù  e 
vi  lafuperjìcie  dall'emisfero  efpojìo  a  i  raggi  del  Sole;e  la  prof on- 
»  dita  imbeuendo,  e  per  così  dire ,  inzuppando/}  di  tal  luce  a—> 
,,  guifa  divna  nugola,  ò  di  vn  crifìallo,  la  tra/mette,  e  fi  rende 
t,  viabilmente  lucida  ,  E  quefìo  (fé  ben  mi  ricorda) proua. egli 
t,  con  V autorità,  con  V efperienza ,  e  con  la  ragione ,  adducendo 
t)  Cleomede,  Vitdlione,  Macrobio,  e  qualcb'altro  autor  moder- 
,,  no;  e  foggiugnendo  veder/i  per  efperienza,  ch'ella  fi  mofira^ 
„  molto  lucida  ne  i giorni profftmi  alla  congiunzione ,cioe  qua- 
„  do  e  falcata,  e  maffimamente  rifplende  intorno  alfuo  limbo  . 
„  E  dipiùfcriue ,  che  negli  Eclijfì filari ,  quando  ella  e  fitto  il 
7,  dtfeo  del  Soleji  vede  tralucere ,  e  majjìme  intorno  all'efiremo 
„  cerchio  .  Quanto  poi  alle  ragioni,  parmi ,  eh' e'  dica ,  che  non 
1P  potendo  ciò  deriuare  ne  dalla  Terra,  ne  dalle  Stelle,nè  dafi^» 
»  faffi1'  re^a  necejfariamente ,  cb'e  venga  dal  Sole .   Oltreché , 
i,  fatta  quefìa  fuppofizione  ,beniJfìmofi  rendono  accomodata 
i ,  ragioni  di  tutti  iparticulari  >  che  accafeano  .  Imperocché  del 
n   moflrarfìtal  luce  fecondaria  più  viuace  intorno  all'efiremo 
»  limbo,  ne  e  cagione  la  breuità  dello  fpazio  da  ejfer  penetrato 
*>  da  ir  aggi  del  Sole ,  efèndochè delle  linee,  che  trauerfano  vn 
f,  cerchio,  la  maffima  a  quella ,  chepajfaper  il  centro ,  e  delle  al- 
t,  tre,  le  più  lontane  da  quefìa ,  fin  fempre  minori  delle  più  vi- 
ti cine  .  1)al  medefìmo principio  dice  egli  deriuare  ,  che  tal  lu- 
t,  me  poco  diminuifee .  E  finalmente  per quefìa  via  fi '  ajfegna 
,,  la  caufa  onde  auuenga,  che  quel  cerchio  più  lucido  intorno 
„  all'efiremo  margine  della  Lunajifcorga  nell' EcliJJe  filare  in 
„  quella  parte,  che  fìà  fitto  il  difeo  del  Sole ,  ma  non  in  quella  , 
„   che  e  fuor  dei  difeo;  prouenendo  ciò ,  perche  i  raggi  del  Solts 
,.   trapajfano  a  dirittura  al  nofìro  occhio  ,  per  le  parti  della  Lu- 
, ,  na  fottopojìe  ;  ma  per  le  parti ,  che  fon  fuori ,  cofano  fuori 
»  dell'occhio . 
SALV.  Se  quefiofìlofifo  fujfe fiato  il  primo  autore  di  tate  opinio- 
ne, io  non  mi  marauiglierei,  che  e'  vifujfe  talmente  affezio- 
nato, che  e'  l' bau  effe  rmuutapev  vera  ;ma  ricevendola  da  al- 

F  s        tri} 


8£  Dialogo  primo 

tri,  non  fapreiaddur  ragione  baflante  per  ìfcufarlo  dal  non 
bauer  comprefe  le  fue  fallacie,  emajfimedoppo  l'hauer'egli  se- 
tifa  la  vera  caufa  di  tale  effetto,  &  hauer potuto  con  mille  espe- 
rienze, e  mamfejìi  ri/contri  ajficurarfi3  ciò  dal  refleffo  della— * 
Terra,  e  non  da' altro  procedere  ;  e  quanto  quefta  cognizione 
fa  defiderar  qualche  cofa  nell'accorgimento  di  quejìo  autore  » 
e' di  tutti  gli  altri,  che  non  le  preflano  V  affenfo,tanto  il  non  V- 
bauer  e  intefa  ,enon  effer  loro  fouuenuta ,  mi  rende feuf abili 
quei  più  antichi,  i  quali,  fon  benficuro,  che  ,feadefio  linten- 
deffero,fenza  vna  minima  repugnanza  V  ammetterebbero.  B 
fé  io  vi  deuofchiettamente  dire  il  mio  concetto ,  nonpojfo  cre- 
der, che  queff  autor  moderno  internamente  non  la  creda  ;  ma 
dubito,  che  il  non  poterfen' egli  fare  il  primo  autore ,  lo  slimoli 
vnpoco  a  tentare  di  fupprimèrla ,  òfmaccarla  almanco  ap- 
preffo  a  ifemplicì ,  il  numero  de  i  quali  fappiamo  effer  gran- 
dijfimo  ;e  molti  fono ,  che  godono  afiaipiù  deWapplaufo  nu- 
vmrofo  del  popolo,  che  dellaffenfo  de  i  pochi  non  vulgari. 
SAGR.  Fermate  vnpoco  Sign^  Saluiati,  che  mi  par  di  vedere ,  che 
voi  non  andiate  drittamente  al  vero  punto  nel  vojlro  parlai 
re, perche  quejii,  che  tendono  U pareti  alcomuneyJi  fanno  an- 
co fare  autori  dell' inuenzioni  di  altri, purché  nonjìeno  tanta 
antiche,  e  fatte  pubbliche  per  le  cattedre >  e  per  lepiazzey  che** 
fieno  pia  che  notorie  a  tutti . 
SALV.  Ob  io  fon  più  cattiuodi  voi,  che  dite  voi  di  pubbliche ,  o  di 
notorie?  Non  e  eglil'ijleffo  V  effer  l'opinioni ,  e  linuenzioni 
E  Tifteffo  cf-  nuoue  agli  huomini ,  che  l' effer  gli  huomini  nuoui  a  loro  Ift 

fer  le  opinio-  voj  vi  contefiate  della fiima  de  principianti  nelle  feienze ,  che 

«r  huomini""'  vengon  su  di  tempo  in  tepo, potrefiefarui  anco  inuentorefin 

&  elTer  gl'huo  dell  alfabeto ,  e  così  renderui  ad  e[JÌ  ammirando.  ;efe  ben  poi 

mini  nuoui  al-  colprogrejfo  del  tempo  fi feopriffe  la  vojirafagacità ,  ciò  poca 

le  opinioni .  pregiudica  al  voBro  fine  .perche  altri  fottentr ano  a  mante- 

nere il  numero  de  i fautori  :  ma  torniamo  amojlrare  al  Sign.. 
Luce  fccon-  Simplicio  la  ineficacia  de  i  difcorfidel  fuo  moderno  autore , 

dana  del  la_*  ne-  qUan  dfonofalfità^  e  cofe  non  concludenti,  &  inopìnabi- 

fee  informa-»  ^  •  Eprimaìfalfo  ,  che  quejìa  luce  fecondar  ia  fia.  più  chiara 

di  anelloicioè  intomo  alìefiremo  margine,  che  nelle  partì  di  mezo,  fiche  fi 

eh  iara  nell'e-  formi  quafi  vn' anello ,  ò  cerchio  più  rifplendente  del  re/lo  del 

?  rema  circo»-  campo  :  ben' e  vero ,  che  guardando  la  Luna  pojìa  nel  crepu- 

t  <?  T*cn73   p  non  ^  *■'"  **^  "-  • 

nel  mezo     &         pufcolo ,  fi  mofìra  nel  primo  apparire  vn  tal  cerchio ,  ma  con 
gef  ehè .  '  inganno.^  ohe  nafte  dalla  dmerfita  de  i  tonfine  con  i  quali  ter- 

mina 


Del  Galileo."  $7 

mina  H  Alfio  ìknate ,  fparfo  dì  quefìa  hi  ce  fecondarla  :  impe- 
rocché dalla  parte  verfo  il  Sole  confina  con  le  corna  lucia  tjfì- 
me  della  Luna ,  e  dall'altra  ha  per  termine  confì  nanfe  il  cam- 
po o/curo  del  crepa '[colo;  la  relazion  del  quale  ci  fa  parere  più 
chiaro  l'albore  del  difco  lunare ,  il  quale  nellapartc  oppojta—* 
viene  ojfufcato  dallo  fplendor  maggiore  delle  corna  ;  chefir 
l'autor  moderno  haueffe  prouato  afarfì  oflacolo  tra  l'occhio , 
e  lo  fplendor  primario  ,  col  tetto  di  qualche  cafa ,  ò  con  altro  ^    °  ?  d'  ai" 
tramezzoji che  vifìbile  refìaffefolamente  la  piazza  della  Lu-  £èc6daria  del- 
na  fuori  delle  corna ,  l'haurebbe  veduta  tutta  egualmente  lu-  la  Luna . 
minofa  . 

SIMP.  Mi  par  pur  ricordare ,  che  egli  fcriua  $  ejferfì feruitQ  di 
vnfìmile  artifizio -,  per  nafeonderfì  la  falce  lucida  * 

SAL  V.  Oh  come  quefto  e,  lafùa,  che  iojiimaua  inaztuertenza,  ài* 
uenta  bugia)  la  quale  pizzica  anco  di  temerità'-) poiché  ciafehe- 
duno  ne  pub  far  frequentemente  la  riproua  .  Che  poi  nelVE- 
clifie  del  Solefì  vegga  il  difco  della  Luna  in  altro  modo  }  chts    ^^c0  «*Ii* 
perpriuazione,  io  ne  dubito  ajfai  3  e  majjime  quando  l'Ecliffe  cj^e  jej  §Q^ 
nonfìa  totale,  come  necefariamentebifogna,cbefìano fiate  le  non  pUO  ve<. 
offeruate  dall'autore  ;  ma  quando  anco  e' fi feorgeffe  come  lu-  derfì  le  notu* 
cido,  quello  non  contraria  ,  anzi  fauorifee  l'opinion  no/ira  f  Per  priuazio- 
auuengache  allora  fi  oppone  alla  Luna  tutto  Vemisferio  ter-  41e-"'  * 
refìre  illuminato  dal  Sole ,  che  fé  bene  l'ombra  della  Luna  ne 
ofiura  vna parte,  quefiae pocbijfìma ,  in  comparazione  di 
quella,  che  rimane  illuminata .  Quello ,  che  aggiugne  di  più , 
che  in  quefio  cafo  la  parte  del  margine,  che foggiace  al  Solefì 
mofiri  affai  lucida ,  ma  non  così  quella],  che  refia  fuori ,  e  ciò 
deriuare  dal  venirci  direttamente  per  quella  parte  i  raggi  fo- 
lari  all'occhio,  ma  non  per  quefia,  e  bene  vna  di  quelle fauolet 
che  manifefiano  le  altre  finzioni  di  colui,  che  le  racconta;per- 
ch  e,  fi  per  farci  vifìbile  dilucefecondaria  il  difco  lunare^  bifo- 
gna ,  chei  raggi  del  Sole  vengano  direttamente  al  nofiro  oc- 
chio, non  vede  ilpouerino,  che  noi  mai  non  vedremo  tal  luce 
fecondarla,  fé  non  nelXEclifiedel  Sole  ì  E  fé  V  efser'vna  parte 
della  Luna  remota  dal  difco  filare folamente ,  manco  afsai  di 
mezo grado  pub  deuiare  i  raggi  del  Sole ,  fiche  non  arriuino 
al  nofiro  oc  e  biocche  farà  quando  ella  fine  troui  lontana  ven- 
ti, e  trenta,  quale  ella  ne  e  nella  fua prima  apparizione  ?  e  co.- 
rne  verranno  i  raggi  dèi  Sole?che  hanno  a  trapafsarper  il  cor- 
po della  Luna  a  trouar  V occhio  nofiro  i  QuefthuomofìvàM 

F  4        mano 


L'autor  del 

libretto  delle 
cóclufioni  va 
accomodando 
lecofeai  fuoi 
propofiri  3  e-/ 
non  i  propoli- 
ti  alle  cofe. 


Burla  fatta  a 
vno  che  vole- 
va vender  cer 
to  fegreto  da. 
poter  parlar 
con  vno  in_» 
lontananza  di 
mille  maglia  ., 


8  3  Dialogo  primo 

mano  in  mano  figurando  le  cofe,  qua  li  bifignerebhe ,.  eb'eU<L^ 
fufsero per  feruire  alfuopropofito  ,  e  non  va  accomodando  i 
fuoi  prnpofiti  di  mano  in  mano  allecofe,  quali  elle  fono. Ecco: 
per far ,  che  lofplendor  del  Sole  pof sa  penetrar  lafuFìanzcu* 
della  Lunari  la  fa  in  parte  diafana,qualeev,g.  la  trafpareza 
di  vna  nugola,  ò  di  vn  cnjlallo;  ma  non  so  poi  quello ,  ch'eifi 
giudicafse ,  circa  vna  tal  trafparenza ,  quando  i  raggi  filari 
bauefsero  apenetrare  vna  profondità  di  nugola  di  più  di  duo, 
mila  miglia  ;  ma  ammetta/i,  che  egli  arditamente  rifpondefse 
ciò  potere  efser  benijjìmo  nei  corpi  celefii ,  che  fino  altre  fac- 
cende;  che  quejìi  nojìri  Elementari impuri,efecciofi;e  conuin- 
chiamo  l'errorfuo ,  con  mezi,  che  non  ammettono  rijpofia,  & 
per  dir  meglio,  futterfugy .  Quando  ei  voglia  mantenere,cht 
lafuslanza  della  Lunafia  diafana,  bifogna,  cb'ei  dica,che  el- 
la  e  tale ,  mentrecjbì  i  raggi  dei  Sole  abbiano  a  penetrar  tutta 
la fua  profondità ,  che  ne  abbiano  a  penetrar  più  di  dua  mila 
miglia;  ma  che  opponendogliene  filo  vn  miglio ,  &  anco  me- 
no, non  la  penetreranno  più,  che  e' fi  penetrino  vna  delle  no* 
fire  mmtagne  * 

SAGR*  Voi  mi  fate fouuenire di  vno ,  che  mìvoteua  vendere  vn 
fegreto  di  poter  parlare,per  via  di  certa fimpatia  di  aghi  cala* 
mitaii,a  vno,cbefufse  /fato  lótano  due,  a  tre  mila  miglia,e  di- 
cendoli io ,  che  volentieri  l'haurei  comprato,ma  che  voleuo  ve- 
derne lefperienza,e  che  mi  bafiaua farla  /landò  io  in  vna  del» 
te  mie  camere.  ?  &  egli  in  vn' altra ,  mi  rijpofe  >  che  in  fi  piccola, 
difianza  non  fi  poteua  veder  ben  l'operazione:,  onde  io  lo  li- 
cenziai con  dire ,  che  non  mi  fintino  per  allora  di  andare  net 
Cairo,  b  in  Mofcouiaper  veder  tale  efperienza  ;  mafie  pur  z^ 
voleua  andare  ejfi,  che  io  harei fatto  V altra  parte  reììando  in 
Venezia  ..  Ma  fintiamo  come  va  la  confeguenza  dell'autore, 
e  come  bi  fogni ,  ch'egli  ametta  la  materia  della  Luna  ej/er per- 
meabili/sima dai  raggi  filari  nella  profondità  di  dua  mila 
miglia,  ma  opaci} sima più  di  vna  montagna,  delle  nofìre,nel  - 
lagrojfizza  divn  miglio  filo .. 

SAJLF.  Vilìeffi  montagne  appunto  iella  Luna  ce  ne  fanno  tefii- 
monianx.a,  le  quali  ferite  da  vna  parte  dalSole,  gettano  dal- 
l'oppofia  ombre  negrijfime,  terminate,e  taglienti  più  ajfai  del- 
l'ombre delle  nofire;  che  quando  elle fujfiro  diafane,  mai  non 
auremmo  potuto  conofiere  afprezza  veruna  nella  Juperficie 
della  Luna}  ne  veder  quelle  cufpidi  luminofi fiaccate  dal  ter- 
mine. 


Del  Galileo .  8? 

mine ,  che  di/lingue  la  parte  illuminata  dalla  tenebro/à;  anzi 
ne.  meno  vedremmo  noiquefìo  medejìmo  termine  cosi  difìin- 
to  ,  fefufic  vero ,  cvel  lume  del  Sole  penetrale  la  profonditi 
dtlla  Luna;anzà per  il  detto  medejìmo  dell  autore  bifognereb- 
be  vedere  il paffiggio ,  e  tonfine  tra  la  parte  vtfia,e  la  non  vi' 
jìa  dal  Sole  affai  confufo,  e  rntfio  di  luce ,  e  tenebre  ;  che  bene  ò 
necefiario,  cbe  quella  materia,  che  dà  il  tran/ito  à  i  raggi  fola- 
ri  nella  profondità  di  dna  mila  miglia  ,fia  tanto  trasparente^ 
che  pocùi fimo  gli  contraili  nella  centefima ,  o  minor  parte  di 
talgrofflzza  ;  tuttavia  il  termine,  chefepara  la  parte  illumi- 
nata  dalla  ofeura  è  tagliente,  e  cosi  difìinto,  quanto  ì  difìinto 
il  bianco  dal  nero, e  majjìmedoue  il  taglio  paffafopr  a  la  parte 
della  Luna  naturalmente  più  chiara  ,e  più  ajpra;  madouefe- 
ga  le  macchie  antiche,  le  quali  fono  pianure ,  per  andare  elle 
sj Incarnente  incliti  andojì, fi  che  riceuono  i  raggi  del  Sole  obli- 
qui/fimi, quiui  il  termine  'non  e  così  tagliente,  mediante  la  il- 
luminazione più  languida  .  Quello  finalmente],  eh' ei  dice  dei 
non  fi  diminuire ,  é?  abbacinare  la  luce fecondaria ,  fecondo, 
che  la  Luna  va  crefcendo ,  ma  conferuarfi  continuamente 
della  medefima  efficacia,  ìfaljìjfimo,  anzi  poco  fi  vede  nella--* 
quadratura  ,  quando  per  V  oppofito  ella  dourebbevederfi  più 
viua,  potedofi  vedere  fuor  del  crepufcolo  nella  notte  più  pro- 
fonda .  Concludiamo  per  tanto  ejfer  la  reflejfion  della  Terra 
potentifsima  nella  Li-ina;  e  quello,  di  che  douretefar  maggio- 
re filma,  cauaiene  vrì  altra  congruenza  bellifsima,  cioè,  che  fé 
t  vero,  che  i  pianeti  operino  fopra  la  Terra  col  moto,,  e  col  lu-  £a  Terra  può 
me,  forfè  la  Terra  non  -meno farà  potente  a  operar  reciproca-  reciprocarne!* 
mente  in  loro  col  medejìmo  lume ,  e  per  auuentura  col  moto  te  oberare  ne 
ancora;  e  quando  anco  ella  non  fi  mou  effe,  pur  gli  può  re/lare  cof  ?UIJl  ■ 
la  medefima  operazione  ;  per  chi  già  come  Jìev  duio  l'azione 
del  lume  t  la  medefima  appunto, cioè  del  lv.mt  del  Sole  rejlejfo; 
e'I  moto  non  fa  altro.,  chela  variazione  degli  afpetti,la  quale 
fgue  nel  modo  medejìmo  ,  facendo  muouer  la  Terra  ,  e  fìat 
fumo  il  Sole,  che  fé Jì faccia  per  V  oppofito  . 

SIMP.  Nonfitrouerà  alcuno  deifilofofi,  che  habbia  detto,  che 
quefii  corpi  inferiori  operino  ne  icelefii,  &  lArifiotile  dice 
chiaro  il  contrario . 

SALV.  Ariflot.  egli  altri,  che  non  hanfaputo,  cbe  la  Terra ,  e  la 
Luna  fi  illuminino fcambieuolmente,  fon  degni  difeufa  ;  ma. 
farebber  ben  degni  di  ripr enfiane,  fi  mentre  vogliono^  che.  noi 

sona- 


$  o  Dialogo  primo 

concediamo)  e  crediamo  a  loro,che  h  Luna  operi  in  Terra  col 
lume,é  volejfinpoi  a  noi,  che  gli  battiamo  infegnato ,  che  la—» 
Terra  illumina  la  Luna,  negare  l'azione  della  Terra  nella—» 
Luna» 
SIJWP.  In  fomma  io  fento  in  me vn'efiremarepugnanza  nel  po- 
tere ammettere  quefìa  focietà ,  che  voi  vorrefle  perfuadermi 
tra  la  Terra,  eia  Luna,  ponendola,  come  fi  dice, in  ifchiera  co 
le  Stelle  ;  che  quando  altro  non  cifuffe  la  gran  fepar azione,  e 
lontananza  traeffa ,  e  i  corpi  celefìi ,  mi  par  che  neceffaria- 
mente  concluda  vna grandijjìma  dijfimilitudine  tra  di  loro . 
SALV.  Vedete  Sign.  Simplicio,  quanto  pub  vn'inueterato  affètto, 
&  vna  radicata  opinione,  poiché  è  tanto  gagliarda,  che  vi  fa 
parer  fauoreuoli  quelle  cu/è  mede/ime,  che  voi  Beffo  produce- 
te contro  di  voi  :  che  fé  lafeparazione ,  e  lontananza  fono  ac- 
cidenti validi  per  perfuaderui  vna  gran  diuerfitàdi  nature  7 
Affinità  tra  la  conuien  che  per  Voppofìto  la  vicinanza ,  e  contiguità  importi- 

Terra,e  la  Lu  nofimilitudine:  ma  quanto  e  più  vicina  la  Luna  alla  Terra, 

na  rifpetto  ai-  cfre  a  qual/tuoalia  altro  de  i  globi  celefìi  ?  con  fé  fate  dunque 

li  VlPill SIITI  •*       l  *^  *\  *^      *-» 

per  la  vojira  medefima  concefsione  (  ir  hauerete  anco  altri 
filo fofi per  compagni  )  grandifsima  affinità,  effer  tra  la  Terra, 
eia  Luna  .  Hor  feguitìamo  atlanti  ?  e  proponete  fé  altro  ci 
refìa  da  conjìderare  circa  le  difficultà,che  voi  mouefie  contro 
le  congruenze  tra  quefìi  due  corpi . 
SIMP.  Ci  remerebbe  non  so  che  in propofito  della  folidità  della—» 
Luna ,  la  quale  io  argumentaua  dall' effer' ella  fommamente 
pulita ,  elifcia ,  e  voi  dall' effer  montuofa  ;  vn  altra  diffcultà 
mi  nafceuaper  il  credere  io?che  la  reflefsion  del  cMare  douefi 
fé  effer  per  V  egualità  della  fua  fuperficie più  gagliarda ,  che 
quella  della  Terra,  la  cui  fuperjicie  è  tanto  fcabrofa  ,  & 
opaca  -, 
SALV.  Quanto  al  primo  dubbio;  dico,  che  fi  come  nelle  parti  del- 
la Terra ,  che  tutte  per  la  lor  grauità  confpirano  ad  approfi 
Solfdità  del         fimarfi quanto  più  poffono  al  centro ,  alcune  tuttauia  ne  ri- 
Globo  lunare  mangano  più  remote  ,  che  l'altre,  cioè  le  montagne  più  delle 

iì   argomenta  pianure  ,  eque/lo  per  la  lor  folidità ,  e  durezza  (  chef  fuffr 

dell'eifer  mó-  di  materia  fluida  fi  fpianerebbero  )  così  il  veder  noi  alcune 

parti  della  Luna  refìare  eleuate  fopra  la  sfericità  delle  par- 
'    fipiu  baffe,arguifce  la  loro  durezza  :  perchè  e  credibile,  che  la 
materia  della  Luna  fi  figuri  in  forma  sferica  per  la  concorde 
.  confpir  azione  di  tutte  le  fue parti  al  medefimo  centro»  Circa 


Del  Galileo;  pi 

¥  altro  dubbi  o,parmi,che  per  le  co/e,  chehauìamo  confiderai 
accader  negli ' j pecchi, pojjìamo  inteder  benifsimox  che  la  refief 
fion  del  lume ,  che  vien  dal  mare  Jìa  inferiore  afiai  a  quella ,  Reflefllon  iel 
che  vien  dalla  Terra  ;  intendendo  però  della  reflefsione  vni-  lunie  P1U  de- 
uerjale:  perche  quanto  alla  particolare^  chela  fuperficie  del-  ghedalUTS 
l'acqua  quieta  manda  in  <vn  luogo  determinato  non  ha  dub-  r?  .  m 
bioyche  chiji  confiituirà  in  tal  luogo  vedrà  nell'acqua  vnre- 
fiejfo  potentifsimo,  ma  da  tutti  gli  altri  luoghijì  vedrà  lafu- 
perficie  dell'acqua  più  o/cura  di  quella  della  T  errale  per  mo- 
Jirarlo  alfenfo  andiamo  qua  in  Sala ,  e  verfiamo  vn  poco  di  . 

acqua  fui  pauimento  .  ditemi  bora  nonfimofir'egli  queslo  c^e  ^0^xz  ja 
mattone  bagnato  più  ofcuro  affai  degli  altri  afciutti  {  certo  refleflìon  del- 
ù  ,  e  tale  fi  mofirerà  egli  rimirato  da  qualfìuoglia  luogo  ,ec-  V  acqua  men 
eettuatone  vnfolo,e  quefìo  e  quello  douearriua  ilrefiejfo  del  c^|fra  di  quel 
lume,  che  entra  per  quella  fineftra  j  tirateui  adunque  indie-  a  a  cr" 
tro  pian  piano. 

SIMP.  "Di  qui  veggo  io  la  parte  bagnata  più  lucida  del  refìo 
del  pauimento ,  e  veggo,  che  ciò  auuiene  perche  il  reflejfo  del 
lume,cbe  entra  per  la  fin  e  (ir a  viene  verfo  di  me  . 

SALV.  Quel  bagnare  non  ha  fatto  altro ,  che  riempier  quelle  pic- 
cole cauità ,  che  fono  nel  mattone,  e  ridur  la  fua  fuperficie  a 
vn  piano  efquifito  :  onde  poi  i  raggi  reflejjì  vanno  vniti 
verfo  vn  medefimo  luogo :ma  il  re/io  del  pauimento  afciutto 
ha  la  fua  afprezza,  cioè  vna  innumerabil  varietà  di  indi- 
nazioni  nelle  fue  minime  particelle  :  onde  le  reflefjìoni  del 
lume  vanno  verfo  tutte  le  parti ,  ma  più  debili  che  fé  andaf 
fer  tutte /unite  infieme  ;  e  però  poco  ,  ò  niente  fi  varia  il  fuo 
afpetto  per  riguardarlo  da  diuerfe  bande  ;  ma  da  tutti  i  luo* 
ghi  fi  mojlra  l'ifiejfo  ,  ma  ben  men  chiaro  affai,  che  quella  re- 
Jieffìon  della  parte  bagnata ,  Concludo  per  tanto ,  che  la  fu- 
perficie del  mare  veduta  dalla  Luna  ,fi  come  apparirebbe  e- 
gualifima(trattone  le  ifole,egli  fogli)  così  apparirebbe  men\ 
cbiara,cbe  quella  della  Terra  mtìntuofa,e  ineguale. E  fé  non 
fujfe  ch'io  non  vorrei,  parer-,  come  fi  dice,  di  vokrne  troppo , 
vi  direi  d' auer  offeruato  nella  Luna  quel  lume  fecondano,    tiice  fccoa^ 
eh' io  dico  venirle  dalla  rcfleffion  del  Globo  terre/Ire ,  ejfer  "am  c!eilaT> 
notabilmente  pia  chiaro  due  ,o  tre  giorni  auanti  la  congiun-  ^  jijjSJJj  j*' 
zione,  che  doppo,  cioè  quando  noi  la  veggiamo  auanti  l'alba  cógiunzione, 
in  Oriente,  che  quando  fi  vede  la  fera  doppo  il  tramontar  del  che  doppo. 
Sole  m  Occidente)  della  qualdifierenza,  ne  ì  caufa}che  l'emis* 

ferk 


9%  Uiaiogo  primo 

SÌMP.  Ma  'credete  volferio  terrefire,  chef  oppone  alla  Luna  orientale,  ha  poco  ma- 
forfè ,  che  quelle  gran  re,&  affaifima  terra,hauendo  tutta  V Afa,doueche,  quando 
macc  fff  ^.vJ^"ellaè  m  Occidente,  riguard a grandifiimi  mari,cioe  tutto  V- 
Luna,  pano  mari  V/  Oceano  Atlantico  fino  alle  Americhe. argomento  affai  prò- 
refìopik  chiaro  Ter- labile  del  mofìrarfi  meno  fplendida  la  fuperjìcie  dell' acqua  t 
rat  ò  co/a  tale?        che  quella  della  Terra . 

SALV.  -Quejlo  che  voi  domandate  è  il  principio  delle  incongrue»- 
z.e,cb'io  slim  i  ejfer  tra  la  Luna ,  e  la  Terra ,  dalle  quali  fari 
tempo  che  noi  ci  sbrighiamo ,  che  pur  troppo  Jìamo  dimorati 
in  quefìa  Luna .  Dico  dunque ,  che  quando  in  natura  noti 
fuffe  altro  che  vn  modo  foto  per  far1  apparir  due  fuperjicie 
ìUujìrate  dal  Sole  vna  più  chiara  deU altra ,  e  che  quejto  fbffè 
per  ejfer  vna  di  terra,e  l'altra  di  acqua;  bifognerebbe  neceffa- 
riam'ete  dire,  che  lafuperfcie  della  Luna  fojfe parte  terrea ,  e 
parte  aquea;mà  perche  vi  fono  più  modi  conofcìuti  da  noi,che 
pojfon  cagionare  il  mede/imo  effetto  ;  &  altri  per  auuentura 
nepofforì  effere  incogniti  a  noi -,  pero  io  non  ardirei  di  affer* 
mare  qziejlo  più  che  quello  ejfer  nella  Luna  .  Già  fi  è  veduto 
di  fopra  come  vna  piajìra  d'argento  bianchito,  col  toccarlo 
colbrunitoio,di  candido  fi rapprefnìa  ofcuro;  la  parte  vmi- 
da  della  Terrafi  mojìr-apiù  ojcura  della  arida;  ne  i  dorfi del- 
le montagne  le  parti jiluofeapp-arifcono  ajìai  pia  fofcbe  delle 
nude,efterili;  ciò  accade,  perche  tra  le  piante  e  afa  gran  quan- 
tità di  ombra,  Ò'  i  luoghi  aprici  fon  tutti  illuminati  dal  Sole , 
*  que/ìa  miflionedi  ombre  opera  tanto  che  voi  vedete  ne  i 
velluti  a  opera  il  color 'della  Jet  a  tagliata  mojìrarfi  molto  più. 
ofeuro  j  che  quel  della  non  tagliata  }  mediante  le  ombre  diffe- 
minate  tra  pelo  ,e  pelo,  ^F  il  velluto  piano  parimente  affai  più 
fofco,chevn  ermijino fatto  della  medejìma  feta: fiche  quan- 
do nella  Luna  fofs ero  coje  che  imitajkro  grandifsime feluca  f 
l'ajpetto  loro  potrebbe  rapprefentarci  le  macchie,  che  noi  veg- 
liamo :  vna  tal  differenza  farebbero  /elle  fuffer  mari  ;  e  fi- 
nalmente non  repugna  che poteffe  ejfer, che  quelle  macchie  fof 
fer  realmente  di  color  più  ofcuro  del  rimanente,  che  in  quefìa 
guifala  neue  fa  comparir  le  montagne  più  chiare.  Quello  che 
Ji  vede  manifefìamente  nella  Luna  e ,  che  le  par  ti  più  ofeure 
fon  tutte  pianure  con  pochi  fogli,  e argini  dentroui;  ma  pur 
ve  ne  fon' alcuni  ;  il  rcjianiepiu  chiaro  e  tutto  pieno  dì  fo- 
gli, montagne,  argi  netti rotori  di ,e  di  altre  figure  ;  &  in  par- 
ticolare intorno  alle  macchie  fono  grandijjime  tirate  dimon- 

tagne* 


Le  partì  più 
ofeure  della—* 
Luna  fon  pia- 
ne ,  e  le  più 
chiare  mon- 
cuofe  . 


Del  Galileo  •  93 

gne .  TielVepr  le  macchie  fuperficie  piane  ce  ne  ajficura  il  ve-  roa"  ideila 
der,  corne  il  termine,  che  difiingue  la  parte  illuminata  dall' o-  £una  fono  lu« 
fc:tra,nel  trauerfzr  le  'macchie  fa  il  taglia  eguale ,  ma  nellzs  ghe  tirate  «fi 
parti  chiare fimo-Ira  per  tutto  anfrattuofo,  e  merlato  .  cMa  montagne . 
non  so  già  fé  quesla  egualità  di  fuperficie  pojfz  effer  bajlantc 
per  fé  fola  a  far  apparir  l'ofcurità,  e  credo  più  tosìo  di  nò.  Re- 
puto oltre  a  quefio  la  Luna  dijferehtijfima  dalla  Terra  ,  per- 
che, fé  bene  io  mi  immagino,  che  quelli  non  fien  paejì '  oziofi ',  e 
morti,  no  affermo  pero  ,cbe  vifie?io  mouimenti,e  vita,e  molto     -vreua  Lima 
meno,che  vi  fi  generino  piante,  ammalilo  altre  co  fé fimìli  alle  non  fx  genera* 
nosìre,ma,fe  pur  ven'e,fu fièro  diuerftjfime,e  remote  da  ogni  no  cole  limili 
nojlra  immaginazione .  E  muouomia  così  credere,  perche  alle  noftrcma 
primamente  (limo,  che  la  materia  del  globo  lunare  non  fia  diuernfli  me-» 
di  Terra,  e  di  Acqua  ;  e  qufio  /oh  baila  a  tor  via  le  gene-  ^^cnerazio- 
r azioni ,  e  alterazioni  Jìmili  alle  nofire;  ma,pofio  anco  ,  cht^, »  nc--, . 
lafsù  foje  .Acqua ,  e  Terra ,  ad  ogni  modo  non  vi  nafeereb-  Luna  non  có- 
bero  piante ,  &  animali  fimili  a  i  noftri  ;  e  quefio  per  dui^j  polla  di  1  er- 
ragioni  principali .  La  prima  è ,  che  per  lenofiregenerazio-  ™>e    a  * 
ni  fon  tanto  necejfarijgli  afpetti  variabili  del  Sole ,  chefenza         .      .•.-.. 
e/fi  il  tutto  mancherebbe  :  bora  le  habitudini  del  Sole  verfo  la  ~  j*  nSeffa- 
T erra  fon  molto  afferenti  da  quelle  verfo  la  Luna  .  Noit,  njiper  le  no- 
quanto  ali"  illuminazion  diurna  ,abbiamo  nella  maggior  par-  ftre  generazio 
te  della  Terra  ogni  ventiquattr  bore  parte  di  giorno,  e  parte  ni  non  fono 
di  notte  ,  il  quale  effetto  nella  Luna  jì  fa  in  vn  mefe;  e  quello  ta" 
abbaiamento  ,  £r  alzamento  annuo ,  per  il  quale  il  Sole  ci   q^^  natii- 
apporta  le  diuerfe  fiagioni,  e  la  difegualità  dei  giorni,  e  del-  rali  nella  Lu- 
le  notti,  nella  Luna  fifinifeepur  in  vn  mefe;  e  doueil  Sole  a  na  fono  di  vn 
noi  fi  alza ,  &  abbafa  tanto ,  che  dalla  ma  filma  alla  minima  me^e  l'vno* 
Altezza  vi  corre  circa  quaranta  fette  gradi  di  differenza ,  cioè 
quanta  e  la  difianza  dall' v  no  all'altro  tropici ,  nella  Luna  AH*  *-im?  x\ 
non  importa  altro ,  che  gradi  dieci ,  bpoco  più  ,  che  tanto  im-  r      L  aiz^J 
portano  le  ma/flme  latitudini  del  Dragone  di  qua  ,  e  di  là  con  diuerfìtà 
dall'Eclittica  .  Gonjìderifì  bora  qual  farebbe  l'azion  del  di  gradi  10.& 
Sole  dentro  alla  Zona  tor rida,quado  e  dura f/è  quindici gior-  alia  Terra  di 
ni  contìnui  a  ferirla  con  i  fuoi  raggi  ;  che  fenz' altro  s'inten-  Srac^  4?« 
derà,  che  tutte  le  piante,  le  herbe  ,  e  gli  animali  fi  di fper  pereb- 
bero $  e  fé  pur  vi  fi 'face  fro generazioni ,  farelber  di  erb<Lj> 
pìante,&  animali  diuer fi/fimi  da  iprefenti .  Secondariamen- 
te io  tengo  per  fermo, eh  e  nella  Luna  nonfiano  piogge;  perche 
quando  in  qualche  parte  vi  fi  congregafiero  nugole,  com?^ 

intorno 


94  Dialogo  primo 

Nella  ~una  intorno  alla  Terrari  verrebbero  ad  afcondere  alcuna  dì  quel 

non  iono  piog  tri  i  .  i  r  •  n    r  >     - 

gC  m  le  coje  f  che  noi  col  tele/copio  veggiamo  nella  Luna ,  &  Ms 

fomma  in  qualche  particella  ci  varierebber  la  vijìa  ;  effetto  9 
che  io  per  lunghe,e  diligenti  offèruazioni  non  ho  veduto  mai; 
mafempre  vi  ho  fcorto  vna  vniforme  ferenità purijfìma. 
SAGR.  *-A  quejìo  Ji  potrebbe  rifpondere,  b  che  vi  fojfero  grandif 
Jìme  rugiade ,  ò  che  vipioueffb  ne  i  tempi  della  lor  notte ,  cioè 
quando  il  Sole  non  la  illumina  . 
SALV.  Se  per  altri  ri/contri  noi  auejjìmo  indizij,  che  in  effajìfa- 
cejfer generazioni fimili  alle  no/Ire  ,  e  folo  ci  mancajfe  il  con- 
cor/o  delle  piogge ,  potremmo  trouarci  quello ,  ò  altro  tempe- 
ramento, chefupplijfein  vece  di  quelle,come  accade  neW Egit- 
to dell'inondazione  del  Nilo;  ma  non  incontrando  accidente 
alcuno,  che  concordi  co  i  nojlri ,  de' molti ,  cheji  ricercherebbe- 
ro per  produrui  gli  effètti  Jimili ,  non  occorre  affaticar/i  per 
introdurne  vnfolo,  e  quello  anco,  non  perche  fi rthabbia  Jl- 
tura  ojferuazìone,  ma  per  vna  femplice  non  repugnanza—*. 
Oltre  che  quando  mifojfe  domandato  quello ,  che  laprima~» 
apprenjione ,  &  il  puro  naturale  difcorfo  mi  detta  circa  il 
produrjìlà  cofe  Jimili ,  òpur  differenti  dalle  no/ire,  io  direi 
fempre  differentiffime ,  Ò'a  noi  del  tutto  in  immaginabili ,cbe 
così  mi  pare ,  che  ricerchila  ricchezza  della  natura ,  e  l'onni' 
potenza  del  Creatore }  e  Gommatore . 
SAGR,  Ejlrema  temerità  mi  è  par/a  fempre  quella  di  coloro,  che 
voglion farla  capacità  vmana  mifura  di  quanto  poffa,  efap- 
pìa operarla  natura, doue che  all'incontro  e'  non  è  effetto  al- 
TJ        ,  cuno  in  natura  per minimo,  che  e'Jìa,  all'intera  cognizione 

maUntefo  nul  del  quale pojfano  arriuare  i  più  fpecolatìui  ingegni .  Quejla 

laperfettamé-  cojivana\profunzione  d' intendere  il  tutto  non  pub  bauer 

te  fa  che  alcu-  principio  da  altro ,,  che  dal  non  hauere  intefo  mai  nulla  ,  per- 

ni credono  d'  c fè^  quando  altri  bauejfe  efperimentato  vna  volta  fola  a  in- 

intendenltut  tender  perfettamente  vna  fola  coja,  &  haueffe  gufiate  ve- 

ramente come  e  fatto  il  Japere ,  conojcerebbe  come  dell' infini- 
tà dell' altre  conclujìoni  niuna  ne  intende. 
SALV*  ConcludentiJJìmo  e  il  vojiro  difcorfo ,  in  confermazion-j> 
del  quale  abbiamo  Tejperienza  di  quelli ,che  intendono,  b  han- 
no intefo  qualche  co/a,  i  quali, quanto  più  fono  Japienti,tan- 
topiù  cono/cono ,  e  liberamente  confejfano  di  faperpoco  ;  <&* 
ìijapientijjìmo  della  Grecia,  t  per  tale  fentenziato  da  gli  o- 
racolijdiceua  apertamente  conofcer  di  non  faper  nulla . 

S1MP. 


Del  Galileo.  9$ 

SlMP.  Conuien  dunque  dire,ò  che  V Oracolo,  b  Ti/lejfo  Socrate-* 
fujfe  bugiardo,  predicandolo  quello  per  fàpientiffimo,  e 
dicendo  quello  di  conoicerfl  ignorantiffimo  . 

SALV.  Non  ne  feguita  ni  l'vno  ,  ne  l'altro  difendo  che  amendue 

i  pronunziati  pojfjn'ejler  veri  .  Giudica  l'Oracolo  fapien-  Refponfo del- 
ti/Jìmo  Socrate  foragli  altri  huomini ,  lafapienza  de  i  quali  l'Oracolo  ve- 
è  limitata  ;Jì  con of;e  Socrate  n on  faper  nulla  in  relaziona  J?  »n  giudicar 
alla  fapienza  ajjòiuta  ,  che*  infinita;  e  perche  dell'infinito^™^™?1*" 
tal\parte  n't.  il  molto,  che' l poco,  t  che  il  niente  (perche per  ar- 
riuar per  ef empio  al  numero  infinito,  tanto  è l' accumular 
migliaia  pianto  decine,  e  quanto  zeri  )  pero  ben  conofceua—» 
Socrate  la  terminata  fua  fapienza  ejfer  nulla  all'infinita— *  , 
che  gli  mancaua  .  M  a  perche  pur  tra  gli  huomini  Jì  troua—» 
qualche  faper  e ,  e  quejionon  egualmente  compartito  a  tutti  > 
potette  Socrate  batterne  maggior  parte  de  gli  altri,e  perciò  ve" 
rificarfiil  refponfo  dell'Oracolo  . 

SAGR.  Farmi  di  intender  beni/fimo  queflo  punto  .  Tra  gli  bitu- 
mini, Sig.  Simp.  e  la  potejià  di  operare ,  ma  non  egualmente 

participata  da  tutti  :  e  ìion  e  dubbio ,  che  la  potenza  d'vn » 

Imperadoreì  maggiore  ajfai ,  che  quella  d'vna  perfonapri- 
uata;ma  e  quefìa,e  quella  e  nulla  in  comparazione  dell'  onni- 
potenza diuina  .   Tra  gli  huomini  vi  fono  alcuni,che  inten- 
don  meglio  l 'agricoltura,  che  molti  altri  ;  ma  il  faper  piantar 
vn  fermento  di  vite  in  vna  fojfa-,  che  ha  da  far  colfaperlofar 
barbicare,  attrarre  il  nutrimento,  da  quello  feierre  quefìa 
parte  buona  per  farne  le  foglie ,  quel? altra  per  formarne 
i  viticci,  quella  per  i  grappoli ,  quell'altra  per  l'vua,  &  vn' al- 
tra per  i  fiocini ,  che  fon  poi  l"  opere  della  fapientifsima  na- 
tura i  Quefìa  e  vna  fola  opera  particolare  delle  innumera-  $aper  diiifHo 
bili ,  che  fa  la  natura,^  in  e/ìafola fi conofee  vn  infinita  fa'  Infinite  volte 
pienza,  talché  fi  pub  concludere  il  faper  diuìno  ejfer  infini-  infinito . 
te  volte  infinito . 

SALV.  Eccone  vn' altro  efempio.No  dire  noi  che'lfapere  [coprire 
in  vn  marmo  vna  bellifsima  fiatua  ha  fublimato  l'ingegno 
del  Buonarruoti  ajfai,aJfaifopra  gli  ingegni  comuni  degli' al- 
tri huomini  i  e  quefia  opera  non  e  altroché  imitare  vna  fola 
attitudine ,  e  difpofizion  di  membra  efieriore ,  e  fuperfìciale  _ 
dvn'buomo  immobileie  però ,  che  co  fa  e  in  riparazione  d*vrì  d'ingegnofob 
huomo  fatto  dalla  natura  ,  compojlo  di  tante  membra  efìer-  blime . 
ne,à"  internerei  tanti  mufcoli,  tendini,  nerui,  offa,  che  fer- 
vono 


$6  Dialogo  primo 

■  uonù  a  ì  tanice  fi  diuerfimouimìitif  ma  che  diremo  de  ì  fenfi, 
delle  potenza  dell' anima  ,  e  finalmente  dell'intendere  /  non 
pojfiamo  noi  dire  ,econ  ragione  la  fabbrica  d' vna  fiatua  ce- 
dere d'infinito  intervallo  alla  formazion  d'vn'huomo  viuo  % 
anzi  anco  alla  formazion  a"vn  vili/fimo  verme  ? 
SiAGT{.  E  qual  differenza  crediamo ,  che  fujfe  tra  la  Colomba. 

d'Archita,  &  vna  della  natura  l 
SIMP.  0  io  non  fono  vn  di  quegli  huomini,  che  intendano ,  o'n 
quejlo  vofiro  difeorfo  e  vna  manifefla  contradizione.  Voi  tra. 
t  maggiori  encomi],  anzi  pur  per  il  mafsimo  di  tutti,attribui- 
teall'buomo  fatto  dalla  natura  quefìo  dell'intendere ,  e  poco 
fa  diceui  con  Socrate ,  che'l  fuo  intendere  non  era  nulla ,  a- 
dunque  bifogner  a.  dire.,  che  ni  anco  la  natura  habbia  intejo  il 
modo  di  fare  vn' intelletto ,  che  intenda . 
SALV.  Molto  acutamente  opponete  ;  e  per  rispondere  ali* obbie- 
zione conuien  ricorrere  a  vna  difiinzione  filofofica,  dicendo, 
the  l'intendere  fi  può  pigliare  in  due  modi,  «oHntenfiuè ,  ò 
vero  extenfìuè;  e  che  extenfìuè ,  cioè  quanto  alla  moltitudi- 
LVomo  jn«  ne  degli  intelligibili ,  che  fono  infiniti  V intender' bumano  e 

tende  aliai  in-  come  nullo  ,  quando  bene  egli  intende (Te  mille  proporzioni  • 

poco  extenfì-  perche  mille yrtJpetto  ali  infinita ,  e  come  vn  zero  :  mapiglian- 

aè  .  do  l'intendere  intenfiuè ,  inquanto  coiai  termine  importa  in- 

tenfiuamente ,  cioè  perfettamente  alcunapropofizione ,  dico  9 
che  l'intelletto  bumano  ne  intende  alcune  così  perfettamente  9 
e  ne  ha  così  afolu'a  certezza ,  quanto  fé  n 'habbia  liftejfa  na- 
tura; e  tali  fono  le  fetenze  matematiche  pure ,  cioè  la  Geome- 
tria, e  l  ^Aritmetica  :  delle  quali  l'intelletto  diuino  ne  sa  bene 
infinite propofizioni  di pizi,perche  lesa  tutte,  ma  di  quelle  pò- 
cbejntefe  dall'intelletto  bumano,credo    che  la  cognizione  ag- 
guagli la  diuina  nella  eertezza  obiettiua,  poictil  arriua  a  com- 
prenderne la  necefsità  ,fopra  la  quale  non  par  cbepojfa  effe* 
ficurezza  maggiore . 
SIMT?.  Quejlo  mi  pare  vn  parlar  molto  refoluto,  &  ardito. 
SALV.  Quefìe  fon  propofizioni  comuni ,  e  lontane  da  ogni  om- 
bra di  temerità ,  o  d'ardire  ,  e  che  putiti  non  detraggono  di 
maefià  alla  diurna  fapieìiza,  fi  come  -niente  diminuì/ce  lafua 
onnipotenza  Udire ,  che  Iddio  non  può  fare,  che  il  fatto  non 
fia  fatto;  ma  dubito  Sig.  Simp.  che  voi  pigliate  ombra  per  ef- 
fer  fiate  riceuute  da  voi  le  mie  parole  con  qualche  equiuoca- 
zione;  però,  per  meglio  dichiarar  mi,  dico,  che  quarto  alja  ve- 
rità 


i  co- 


Dei  Galileo .  97 

rha  ,di  che  ci  danno  cognizione  le  dirhoftraziont 'matematiche, 
ella  e  l'ifieffa,  che  cono/ce  la  Sapienza  diuina;ma  vi  concederò  "frodo 
bene,  che  il  modo  col  quale  Iddio  cono/ce  le  infinite  propofi-  |j°ve^j:!ì  \\^ 
zioni,  delle  quali  noi  conofciamo  alcune  poche ,  efommamete  quen0  .je  nV 
più  eccellente  del  noftro ,  ti  quale  procede  co?i  difcorfi,  econ—>  huomiirri  . 
pajfaggi  di  conclufione\,  in  conclufione ,  dotte  ilfuo  e  di  vn—>    Intendere  v- 
femplice  intuito  ;  e  doue  noi, per  efempio  ,  j?er guadagnar  la  n3n0  *att0Pei' 
faenza  d'alcune  paJfio?ii  del  cerchione  ne  ha  infinite,comin- 
ciando  da  vna  delle  più /empiici',  e  quella  pigliando  per fu a** 
definizione, p affamo  con  difeorfo  ad  vn' altra.,  e  da  quefia  al- 
la terza,  e  poi  alla  quartale,  l'intelletto  diuino,  con  lafem- 
plice  apprenfone  della fua  ejfenza  comprende fenza  tempora- 
neo dtfeorfo  tutta  la  infinità  di  quelle  pajfioni  ;  le  quali  anco      Definizioni 
poi  in  effetto  virtualmente  fi  comprendono  nelle  definizioni  comprendono 
di  tutte  le  cofe,  e  che  poi  finalmente  per  ejfer 'infinite,  forfè  fi-  virtualmente' 
no  vna  fola  nell' ejfenza  loro ,  e  nella  mente  diuina  :  il  che  ne  ni  ^elle  cofe 
anco  all'intelletto  humano  e  del  tutto  incognito,  ma  ben  da—>  definite  . 
profonda,  e  denfa  caligine  adombrato;  la  qual  viene  inj/arte  Paflìoni  infi- 
affottigliata ,  e  chiarificata],  quando  ci fiamo  fatti  padroni  di  nite  fono  forfè 
alcune  e onclufioni  fermamente  dimofirate ,  e  tanto  fpedita-  vna      a* 
mente  pojfedute  da  noi,  che  tra  effe  pò  fiamo  velocemente  tra- 
feorrerc:  perche  in  fiamma ,  che  altro  e  l'effer  nel  triangolo  il 
quadrato  oppofio  all'angolo  retto  eguale  a  gli  altri  dzie,che  gli 
fono  intorno ,  fé  non  V e ficr  i parallelogrammi  f opra  baJ<L-> 
comune ,  e  tra  le  parallele  tra  loro  eguali  i  e  quefio  none  egli 
finalmente  il  medefimo ,  cheeffere  eguali  quelle  due  fuperficie, 
che  adattate  infieme  nonfiauanzano,  mafiracchiuggono  de- 
tro  al  medefimo  termine  f  Hor  quejìi paffàggi,  che  l'intelletto 
nofirofa  con  tempo ,  e  con  motodipaffo  inpafio ,  V intelletto 
diuino  aguifa  di  luce  trafeorrein  vrìinfìante,  che  e  Viftefso,  PafTaggi  fatti 
<he  dire,gli  hafe?npre  tutti pref enti.  Concludo  per  tanto,l'in-  ^°"  te™P°  de* 
tender  nofiro,  e  quanto  al  modo  ,  e  quanto  alla  moltitudine  no  HntellStò 
delle  cofe  intefe,  efser  di  infinito  interuallo  fuper aio  daldiui-  Diuino  fa  in 
no;ma  non  pero  l'auuilifco  tanto}ch'io  lo  reputi  afsolut amen-  incanti  ;  cioè 
te  nullo  ;  anzi  quando  io  vo  confederando  quante ,  e  quanto  gli  na  tempre 
marauigliofe  cofe  hanno  intefe,  inueBigate ,  &  operategli  Pre&nti  • 
huomini, pur  troppo  chiaramente  conofeo  io,  &  intendo  efser 
la  mente  humana  opera  di  Dio,  e  delle  più  eccellenti, 
SAGR,  Io  fon  molte  volte  andato  meco  medefimo  confiderando,in 
propofito  di  quefio,  che  diprefente  dite,  quanto  grande  fio-* 

G        Vacu- 


Ingegno  vma 
no  mirabile-* 


L*ìmìenzìone 
dello  fcriuere 
ftupenda_»  fo» 
pra  cucce  l'ai- 
tre . 


98  Dialogo  primo 

l'acutezza  dell'ingegno  humano;e  mentre  io  difeorro per  tan- 
te t  e  tanto  marauigliofe  inuenziom  trouate  da  gli  huomini , 
sì  nelU  arti  t  come,  nella  lettere ,  e  poi  fa  refieffìonefipra  il  fa» 
per  mio  tanto  lontano  dal  poter/i  promettere  t  non  filo  di  ri- 
trovarne alcuna  di  nuouo ,  ma  anco  di  apprendere  delle  già, 
ritrouate ,  con/ufo  dallo fiupore  t  &  afflitto  dalla  di/per 'azio- 
ne, mi  reputo  poco  meno  ,  ebe  infelice .  S'io  guardo,  alcuna—* 
Jiatua  delle  eccellenti ,  dico  a  memedejìmo ,  e  quando /apre/li 
leuare  ilfouerchio  da  vn  pezzo  di  marmale feoprire  fi  beila  fi- 
gura, che  vi  era  nafeofa  (  Quando  me/colare,  e  difienderefo- 
f>ra  vna  tela ,  ò parete  colori  diuerfi,  e  con  efii  rappre/entart 
tutti  gli  oggetti  vifibili,comevn  Michelagnolo,  vn  Raffaello^ 
%m  Tiziano  (Sì 'io guardo  quel  che  hanno  ritrouatogli  huo- 
mini nel  compartir gl'interualli  Muficiy  nello  Babilir precet- 
ti, e  regole,  per  potergli  maneggiar  con  diletto  mirabile  dell' v- 
dito,  quando  potrò  io  finir  di  slupire  l  che.  dirò,  de  i  tanti ,  e  fi 
diuerfi.  /frumenti?  La  lettura  de  i  Poeti  eccellenti  di  qual  me- 
rauiglia  riempie,  chi  attentamente,  confiderà  Vinuenzìon  de* 
concetti,  e  la /piegatura  loro  I  Che  diremo  dell' Architetturat 
che  dell'arte  Mauigatoria  l  Mafopra  tutte  le  inuenzionifiuf 
pende ,  qual'  eminenza  di  mente  fu  quella  di  colui ,  che  s'im- 
magino ai  trouar  modo  di  comunicare  i/uoipiù  reconditi  pe* 
fieri  a  qualfiuoglìa  altra perfona,  benché  diflanteper  lunghi/ 
fimo  internatio  di  luogore  di  tempoi 'parlare  con  quelli)  ch<L*i 
fon  netti  ndie;  parlare  a  quelli,  che  non  fino  ancora  nati ,  nò 
faranno  yfi  non  di  qua  a  mille,  e  dieci  mila  anni  ?  e  con  qual 
facilitai  con  i  varj  accozzamenti  di  venti  caratteruzzifipra 
vna  carta .  Sia  queflo  il  figlilo  di  tutte  le  ammirandt^ 
invenzioni  humane%  e  la  chiu/a  de  noftri  ragio- 
namenti di  queBo  giorno  ,•  &  efiendo  pafiàte 
le  bore  più  calde, il  Sign.  Saluiati  penjò) 
io,  che  hauràgufio  di  andare  à  go- 
dere de  i  nolìri  frefebi  iru* 
barca ,  e  domani  vi fia- 
rb  attendendo  a- 
mendue  pet 
con- 
tinuare ì  difeorfi 
cominciata 

GIORNATA 


99 


GIORNATA 

SECONDA. 


SALV.  ffèSsgjnR^  E  diuerfionì  di  ieri,  che  ci  tor fero  dal  dritta 

filo  de'  nojiri principali  difcorfi furon  tante  , 

e  tali ,  ch'io  non  so,  fé  potrò  fenza  Valuto  vo« 

Jiro  rimettermi  fu  la  traccia ,  per  poter  prece* 

dereauantì* 

SAGR,  Io  non  mi  merauiglio ,  che  voi,  che  battete  ripiena ,  e  in* 
gombratalafantafia,  tanto  delle tofi dette,  quanto  di  quelle 9 
che  refìan  da  dirjt,  vi  trouiate  in  qualche  confufione  ;  ma  io, 
che  per  ejferfemplice  afcoltatore ,  altro  non  ritengo ,  che  le  cofi 
vdite,  potrò  per  auuentura  col  ricordarle fommariamente,ri-> 
mettere  il  ragionamentoju'ljuofilo .  Per  quello  dunque,cb6 
tni  è  refiato  in  mete  ,fu  la  fontina  de  i  di/corfi  di  ieri  l'andar* 
cfaminando  da  i  fondamenti  loro,  qual  delle  due  opìnionifia 
più  probabile,  e  ragioneuole  :  quella,  che  tiene  lafùjlanza  de  i 
corpi  celefii  efier' ingenerabile,  incorruttibile,  inalterabile,  im- 
pajfìbile,  &  infomma  efente  da  ogni  mutazione  ,fuor ,  chi-» 
dalla  locale ,  e  però  effere  vna  quinta  ejfenza  diuerjìjfima  da 
quefia  de  i  nojtri  corpi  Elementari  generabili,  corruttibili,  al- 
terabili) &c.  òpur  l'altra ,  che  leuando  tal  difformità  diparti 
dal  Mondo ,  reputa  la  Terra  goder  delle  medtjìme perfezio- 
ni, che  gli  altri  corpi  integrati  delTvnìuerfo  '  &  efier'  infom- 
ma vn globo  mobile,  e  vagante  non  men,  che  la  Luna,Gioue, 
Venere ,  ò  altro  Pianeta  .  Fecerfi  in  vltimo  molti  paralleli 
particolari  tra  efia  Terra ,  e  la  Luna ,  e  più  con  la  Luna ,  che 
con  altro  Pianeta ,  forfè  per  hauer  noi  di  quella  maggiore ,  e 
più  fenfata  notizia,  mediante  la  fua  minor  lontananza  .  Et 
hauendo finalmente  conclufo  quefla  feconda  opinione  hauer 
pili  del  verifimile  delV  altra,  par  mi,  che'lprogrejfo  ne  tir  affé  a 
cominciare  a  efaminare,  fé  la  Terrafideua  Rimare  immobi- 
le,  come  da  ipiù  e  fiato  fin  qui  creduto ,  òpur  mobile,  com<L~» 
alcuni  antichi filofofi  credettero ,  &  altri  da  non  molto  tem~ 
pò  in  qua  Jiimano  j  e  fé  mobile,qual  pojfa  effere  ilfuo  moui- 
mento , 

G  2        Salu,  Già 


io3  Dialogo  fecondo 

SALV.  Già  comprenda,,  e  rkonofco  il  fegno  del  noftro  cammino  : 
ma  innanzi ,  che  fi  cornine  a  procedere  più  oltre ,  deuo  diruì 
non  so  che/opra  quefie  vltime  parole ,  che  hauete  detto  dell' ef 
ferfi conclufo  la  opinione,che  tien  la  Terra  datata  delle  mede- 
Jime  condizioni  dei  corpi  cele/li,  ejferpiu  verifimile  della  con' 
traria;  imperocché  quejio  non  ho  io  conclufo ,  fi come,  non  fon 
ne  anco  per  concludere  ver  un  altra  delle  propofizioni  contro- 
U$rfem,  nìa falò  ho hauta  intenzione  di.prodtirre,tanto peri v- 
na,  quanto  per  V  altra  parte,  quelle  ragioni,  e  rifpofìe,inJìan- 
ze,  e  finzioni,  che  ad  altri  fin  qui  fono  fouuenute ,  con  qual- 
che altra  ancor  a,.che  a  me,  nel  lungamente pen far ui,e  cafcatA 
in  mente,  lafciando poi  la  decifione  ali 'altrui giudizio . 
S^iGR.  Io  mi  era  lafciato  trasportare  dal  mio  proprio  fentimento$ 
e  credendo, ,,  che  in  altri  douejfe  effer  quel  che  io  fcntiua  in  me9 
feci  vniuerf ale  quella  conclufione,  che  doueua  far  particola- 
re', e  veramente  ho  errato  >,  e  mafjìme  nonfapendo,  il  concetto, 
del  Sign.  Simplicio  quìprefente . 
$IMP.  lo  vi  confejfo ,  che  tutta  quefia  notte  fono  andato  rumU 
nando  le  cofe  di  ieri,  e  veramente  trouo  di  molte  belle,  nuoue+ 
e  gagliarde  e -onfider 'azioni  ;  con,  tutto,  ciò.  mi  feniofiringer' af- 
fai più  dall'autorità  di  tanti  grandi  fcrittori,  &  in  partico- 
lare .  Voifcotete  latefta  Sign»  Sagredo  y  efogghignate ,  come 
fé  iodicefi  qualche  grande  eforbitanza .. 
8AGR.  Io  foggbigno  folamente,  ma  crediatemi,  ch'io  feoppio  nel 
voler  far  forza  di  ritener  le  rifa  maggiori ,.  perche  mi  hauets 
fatto,  fouuenire  di  vn  belli/fimo  cafo. ,,  al  quale  io  mi  trouai 
prefente  non  fono  molti  anni ,  infiems  con  alcuni  altri  nobili 
amici  mieiyi  quali  vi  potrei  ancora  nominare^ 
SALV,  Sarà  ben  che  voi  ce  lo  raccontiate,  accio  forfè  il  Sign.  Sim- 
plicio ?ion  continua  fé  di.  creder  d'hauerui  eja  mojfe  le  rifa  . 
SAGR.  Son  contento .  "Mi  trouai  vn  giorno  in  cafa  vn  medico 
moltojlimato  in  Venezia,  doue  alcuni  per  lorofiudio,^  altri 
per  curiofità  c.onueniuano  tal  volta  a  veder  qualche  taglio  di 
notomia,per  mano,  di  vno  veramente  non  men  dotto,  che  di- 
ligente ,  e  pratico  notomifia  «.  Et  accadde  quel  giorno.,  che  fi 
Rifpofla  ridi-  andaua  ricercando  l'o.rigine,e  no/cimento  de  i  nerui,fopra  di 

cola  di  vn  Fi-  c^e  }famoja  controuerfia  tra i  medici  Galenici,  &  i  P eripa- 

terminar  do -  tetici;  e  mofirando  il  notomifia,  comepartendofi dal  ceruello , 

oe  iìa  l' origi-  epajfando  per  la  nuca  il  grandi fsimo  ceppo  de  i  neruijfi  an~ 

ne  de  i  nexui  .  «         dampoi  difendendo  per  Ufpinak  t  e  diramandoci  per  tutta 

$Lc.orpQ$ 


Dei  Galileo.1  xor 

il  corpo;  e  che  filo  vn  filo  fottilijfimo,  come  il  refe  arriuaua  al 
cuore,  voltofiad  vn  gentil huomo  ,  ch'egli  conofceua per  fiio- 
fofo  Peripatetico ,  e  per  laprefenza  del  quale  egli  haueua  con 
e/ir  aord  maria  diligenza  /coperto ,  e  mofirato  ti  tutto ,  gli  do-    Origine  de  i 
mandò  sei  rejìaua  ben  pago  ,  e ficuro,V  origine  de  i  nerui  ve-  nerui  fecondo 
nir  dal  cerueUo,  e  non  dal  cuore  ;  al  quale  ilfilofofo,  doppo  ef-  Anft.e  fjcon 
fere  fiato  alquanto  j opra  di  fé ,  rifpofe .  Voi  mi  battete  fatto  do  l  mediC1  • 
veder  quefiatofa  talmente  aperta,  efenfaia,  che  quando  il  te- 
fio  d'Arifi.  nonfuffe  in  contrario,  che  apertamente  dice  i  ner- 
ui nafcer  dal  cuore,  bifognerebbe  per  forza  confeffarla  per 
vera . 

SIMP.  Signori  io  voglìo,cbe  voifappiate,cbe  quesla  dìfputa  del- 
l'origtne  dei  nerui  nonèmiga  così  fmaltita,e  decifa,come  for- 
fè alcuno  fi  per fuade . 

SAGR.  Ne  farà  mai  alficuro ,  come  fi  habbiano  dtfimili  contri 

dittori;  ma  quefio ,  che  voi  dite  non  diminuifce punto  la fira« 

uaganza  della  rifpofia  del  Peripatetico,  il  quale  contro. a  cosi 

fenfata  efperienza  non  produffe  altre  efperienze  ,  ò  ragioni 

d'Annotile,  ma  la  fola  autorità,  &  il  puro,  ipfe  dixit . 

SIMP.  ^Ari/iotile^onfi  è  acqui  fiata  fi  grande  autorità ,  fé  non 
per  la  forza  delle  fue  dimofiraziom ,  e  della  profondità  de  i 
fuoi  difcorfi; ma  bifogna  intenderlo  ye  nonfolamente  inten- 
derlo, ma  batter  tanta  gran  pratica  ne' fuoi  libri,  che  fé  nefia 
formata  vrìldeaperfetti/fima,  in  modo,  che  ogni fuo  detto  vi 
fiafempre  innanzi  alla  mente;  perche  e'  non  ha  finito  per  il 
volgo ,  nifi  e  obligato  a  infilzare  ifitoi  filogifmi  col  Metodo 
tnuiale  ordinato  ;anzi ,  feruendofi del  perturbato ,  ha  mefib 
taluolta  laproua  di  vnapropofizionejra  tefii,  che  par ,  cbts   Requisiti  per 
trattino  di  ogni  altra  vofa;  e  però  bifògnahauer  tutta  quella  poter  ben  fi- 
grande  Ideale faper  combinar  quefio paffo,  con  quello,accoz-    .  °J?^  .;}"-* 
zar  quefio  ttfio  con  vn  altro  remotifiìmo;  cbV  non  e  dubbio,  via        l 
che  chibauerà  quefìa pratica faprà  cauar  dd  fuoi  libri  le  di- 
mofir azioni  di  ogni  f cibile ,  perche  in  ejfie  ogni  cofa . 

SAGR.  tSMa  Signor  Simplicio  mio,  come  Veffer  le  co  fé  difieminate 
in  quà,e  in  là  non  vi  dafafiidio,e  che  voi  crediate  con  V accoz- 
zamento ,  e  con  la  combinazione  di  varie  particelle  trarne  il  Artifizio  ar- 
fugo,  quefio  che  voi,  egli  altri filofofi  braui  farete  con  i  te/li  gllto  per  ap- 
d  Arifiotile ,  farò  io  con  iverfidi  Virgilio,  òdi  Ouidio ,  for-  frrfij  fiT 
mandone  Centoni ,  <&  efplicando  con  quelli  tutti  gli  affari  de  g  voglia  li» 
gli  buomini ,  e  ifegreti  della  natura «  Ma  che  dico  io  di  Vir-  bro. 

G  3        gilio, 


Inuenzione 

de  Tcl.efcopio 
cauata  da  A- 
rift. 


101  Dialogo  fecondo 

giliOy  ò  di  altro  poetai  io  ho  vn  libretto  afiai.piu  breue  d'Ari- 

Jioiile,  e  d'Quidio ,  nel  quale  fi  contengono  tutte  le  fetenze ,  e 

conpochtfsimo  jìudio,  altri  fé  ne  può  formar  e  vna  perfetti/fi- 

ma  idea  :  e  quefio  e  l'alfabeto  ;  e  non  e  dubbio ,  che  quello }  che 

faprà  ben' accoppiare,  e  ordinare  quejia  ,  e  quella  vocale ,  con 

quelle  confortanti ,  o  con  quell'altre ,  ne  cauerà  le  rifpofie  ve" 

rijfime  a  tutù  i  dubbj  ,ene  trarrà  gli  infegnamentidi  tutte  le 

fetenze,  e  di  tutte  le  arti ,  in  quella  maniera \  appunta \,  che  il 

Pittore  da  ifemplici  colori  diuerfi ,feparat amente poftt '  fopra 

la  tauolozza  va,  con  l'accozzare  vnpoco  di  quefìoy  con  vn—* 

poco  di  quello,  e  di  quell 'altro j  figurando  huomini , pianttS) 

fabbriche^  vccelli,pefci,  <&"  infomma  imitando  tutti  gli  ogget- 

ti  vifibili  ,fenza  che  fu  la,  tauolozzafieno  ne  occhi ,  nepenne} 

nefquamme,ne  foglie,  ni \fajjt '..  lAnzipureeneceJfario,  che 

nejfuna  delle  cofe  da  imitarfi ,  ò parte  alcuna  di  quelle. ,  fieno 

attualmente  tra  i  colori-,  volendo,  che  con  ejjìjì pofpmorap- 

prefentare  tutu  le,  cofe;  chefevifuffero  v.g. penne,  quefie 

non  ferirebbero  per  dipignerealtrOiXhevcceUi,  o  pennacchi . 

SiALV.  E" fon  viui,  e  foni,  alcuni \  gentil ìbuomini ,  chefuronpre- 
fenti,  quando  vn  dottor  leggente  in  vno  fìudmfamofo  nel 
fentir  circoferiuere  il  Telefiopio,  dafe  non  ancor  veduto,dif> 
fé,  che  l'inuenzione  eraprefa  da  Arifiotiki  e  fattofi portami 
vn  tejloytrouò  certo  luogo  ydoue fi  rende  la  ragione»  onde  au- 
uenga ,  che  dal  fondo  d'vn pozzo  molto  cupo  fi  poffano  dì 
giomaveder  le  Stelle  in  Cielo  ;  e  diffe  a  i  circolanti ,  eccoui  il 
pozzo,  che  denota  il  cannone,  eccoui  i  vapori grofiì,  da  i  qua- 
li è  tolta  l'inuenzione  dei  crifialli,  &  eccoui  finalmente  forti' 
ficatdlavisla  nel  poffare  ir  aggi  per  il  diafano  più  denfo ,  e-* 
ofeuro^ 

SAGR.  Quefio  ì  vn  modo  di  contener  tutti  gli  Scibili  affai fimìle  a, 
quello,  col  quale  vn.  marmo  contiene  in  fé  vna  bellijjìma,  an- 
zi mille  bellt/pmefiatue,  ma  il punto  fio  a.faperlejcoprire;  ò 
vogliamdirey  che  e'fiafimile  alle  profezie  di  Giouacchino3ò  a, 
refponfi  degli  Oracoli  de  Gentili,  che  non  s'intendono,  fé  non 
doppogli  euenti  delle  cofe  prof etizate . 

$ALV.  Rdoue  lafcìate  voi  lepredizìoni de* Genetliaci;  che  tanto 
chiaramente  deppo  l'efito fi  veggono  nel  Tema,  ovogliam  di- 
re nella  figura  celefie  l 

SAGR.  In  quefio,  guifò  trouano  gli  %Alcbimìfiì>  guidati  dalVv- 
mo$  melmeQmcQi  tutti  ìpìu  ekuati  ingegni  del  Mondo,  non 


Del  Galileo .  103 

auer  veramente  ferino  mai  d'altro,  che  del  modo  dì  far  l'O- 
ro ;  ma  per  dirlo  finza  pai: farlo  al  -volgo  ,  effhra.yi.dati  ghiri-        a  Ich  •  n  'fiì 
bizando  chi  quesla ,  e  chi  quell'altra  maniera  di  adombrarlo  iterpi  etano  le 
fotto  varie  coperte  ;  e  piaceuoli/fima  co/a  è  il  fentirs  i  cornetti  fauole  de  Poe 
loro  /opra  i  Poeti  antichi,  ritrouando  i  mijìerj  importami/fi-  **  P.er  (egretì 
mi,  che  fotto  le  fauole  loro Jl  nafe ondano;  e  quello,  che  impor-     a  *ar  *  ^'18  • 
tino  gli  amori  della  Luna/lfuo  fendere  in  Terra  per  Eh7  di- 
mione;  l'ira  fua  contro  ^tteone  ;  e  quando  Giouejì corner- 
te  in  pioggia  d'Oro;  e  quando  in  fiamme  ardenti  ;e  quanti  gr  a 
fegreti  dell'arte  fieno  in  quel  ^Mercurio  interprete-,  in  quei 
ratti  di  Plutone;  in  quei  rami  d'Oro . 

SIMP.  Io  credo, e  in  parte  so,  che  non  mancano  al  Mondo  de'  cer- 
velli molto  firauaganti ,  le  vanità  de'  quali  non  dourebbero 
ridondare  inpregiudizio  d'Arifiotile ,  del  quale  mi  par ,  che 
voi  parliate  taluolta  con  troppo  poco  ri/petto ,  e  la/ola  anti- 
chità ,  e  l gran  nome ,  che  fi  e  acqui/iato  nelle  menti  di  tanti 
bu  omini  fognatati ,  dourebbe  bajiaVa  renderlo  riguardeuoU 
apprt/fo  di  tuttii  letterati* 

SALV.  Il  fatto  non  cammina  tosi  Sign.  Simplicio ,  sono  alcuni 
fuoi  feguaci  troppo pufillanimi,  che  danno  occafioneò per  dir 
meglio,  che  darebbero  occafione difiimarlo  meno,quando  noi 
volejfimo  applaudere  alle  loro  leggereze.E  voi,  ditemi  in  gra- 
zia, fete  cosi  femplice,  che  non  intendiate ,che  quando  Ari/iof.  Alcuni  fegt^i 
fujfe  fiato prefente  afenttr'il  dottor ,  che  lo  voleua  far  autor  cia  A.ri«>(c.;e 
del  Telefcopio  , fi  farebbe  molto  più  alterato  contro  di  lui,  che  p,ua/;on'e  1  j" 
contro  quelli,  che  del  dottore,  e  delle fue  interpretazioni  fi  ri-  quello   col 
deuano  i  <Auete  voi  forfè  dubbio  ,  che  quando  Arifi.  vedejfe  troppo  voler- 
le nonitàfeoperte  in  Cielo,?  non  fujfe  per  mutar  opinione,<L~>  p1?-1   accr.e- 


per  emendar  ifuoi  libri,  cper  accofiarfi  alle  più  fenfate  dottri- 
ne, difeacciando  da  fé  quei  così  poueretti  di  ceruello ,  che  trop- 
po pufillan imamente  s'inducono  a  voler  fofìenere  ogni  fuo 
detto; fenza  intendere,  che  quando  lArifiotilefuffè  tale,quale 
efii  fé  lo  figurano ,  farebbe  vn  ceruello  indocile,  vna  mente 
Olmata,  vn  animo  pieno  di  barbarie,vn  voler tirannico  ,che 
reputando  tutti  gli  altri,  come  pecore fiolide  volejfe,  che  i  fuoi 
decreti fufhro  antepofii  a  ifenfi,  alle  efperienze ,  alla  natura 
ifte/fa  ?  Sono  ifuoi  feguaci,  che  hanno  data  l"  autorità  ad  Ari- 
Jìotile,  e  non  e/fo,  che  fé  lafia  vfurpata,  oprefa  ;  e  perche  e  più 
facile  il  coprirfi fotto  lo  feudo  d'vn' altro ,  cheH  comparire  a—> 
faccia  aperta ,  temono ,  nifi  ardifeono  d! 'allontanar/i  vnfol 

G  4       PaJF°* 


ice  re 


io4  Dialogo  fecondo 

paffo  ;  e  più  toflo  che  mettere  qualche  alterazione  nel  Ck~ 
lo  di  ^A ri/I*  vogliono  impertinentemente  negar  quelle  ,.  che 
veggono  nel  Cielo  della  natura  . 
SAGl\j  Quejii  tali  mi  fanno  fouuenire  dì  quello  Scultore,  che 
Cafor'dirolo  hauendo  ridotto  vn  gran  pezzo  di  marmo  all'immagine  , 

di  certo  Seul-  non  fo  fe  dvn  Ercole ,  b  di  vn  Gioue  fulminante  ,  e  dato- 

toie .  gli  con  mirabile  artifizio  tanta  viuacità,  e  fierezza ,  chemo- 

ueua  fpauento  a  chiunque  lo  rimiraua  ,  effo  ancora  cominciò 
ad  hauerne  paura t,  fe  ben  tutto  lo  fpirito  ,  e  la  mouenza~~> 
era  opera  delle  fue  mani  ;  é l  terrore  era  tale ,  che  più  non  fi 
farebbe  ardito  di  affrontarlo  con  le  fubbie ,  e'I  mazzuolo] . 
SAL  V.  Io  mi  fon  più  volte  maravigliato,  come  poffa  effer  cb<L** 
queJU-punbuali  mantenitori  d'ogni  detto  d'\Arifl.  non  fi  ac- 
corgano di  quanto  gran  progiudizio  e*  fieno  alla  reputazio- 
ne-,  &  al  credito  di  quello ,  e  quanto  nel  volergli  accrefceri^ 
autorità  gliene  detraggno  ;  perche  mentre  io  gli  veggo*  ojìi- 
nati  in  voler  fojlener  proporzioni,  le  quali  io,  tocchi  con  ma- 
no effer  mamfesl amente f alfe;  &  in  volermi perfuadere ,  che 
cos'i  far  conuenga  al  verofibofofo\e  che  così  far  ebbe  Ari/ìotile  - 
medefimo,moltofì diminuifee  in  me  L'opinione,che  egli  babbitt 
rettamente  fìlofof aio  intorno  ad  altre  conctu/ioni  a  me  più 
recondite:  che  quando  io  gli  vedefsi  cedere,  e  mutare  opinione 
per  le  verità  manifefìerio  crederei,  che  in  quelle,  doue  é per/i- 
Jieffero, pot effer o  hamrefalde  àimoffrazÀoni  da  me  non  inte- 
fe,  òfentite .. 
SAGR.  0  vero  quando  gli  par  effe  di  metter  troppo  della  lor  repu* 
putazione ,  e  di  quella  d' Ari/I.  nel  confeffar  di  non  hauer  fa-' 
puta  quejìa ,  o  quella  conclujione  ritrouata  da  vri altro Ynon\ 
farebb'ei  manco  male  ilritrouarla  tra  ifuoi  telìi,  con  Raccoz- 
zarne diuerfi ,  conforme  aBapr attica  lignificataci  dal  Signor 
Simplicio!  perch'afe  vi  e  ogni fcibiU^e  ben  anco  forza,  che  vi  fi 
poffa  ritrouare , 
$ALV.  Sign.Sagr^non  vi  fate  beffe  di  quesito  auuedimento,ch<L^. 
mi  par,  che  lo  proponguiate  burlando,  perche  non  e  gran  tem- 
po, che  hauendo  vnjilofofo  di  gran  nome  campo  fio  vn  libro 
dell'anima,  nel  quale ,  in  riferir  l'opinione  d}  Ari  fi. circa  V  ef- 
fer, bnon  effère  immortaleradduceua  molti  tefii  (  non  già  dei 
eitati  da  Aleffandro,  perche  in  quelli  dìceua ,  che  Ariftit*  non 
trattaua  ne  anco  di.  tal  materia,  non  che  determin affé  cofa  ve- 
runa attenente  a  ciò)  ma  altri  dafe  ritrouati  in  altri  luoghi 

¥ÌQQd~ 


'Del  Galileo;  ioT 

reconditi,  che  piegavano  alfenfo  pernìziofo;  e venendo  auui* 
fato ,  che  egli  alerebbe,  auute  delle  difficultà  nel  farlo  licen-  O W™^ 
ziare,  rifcrijfe  all'amico,  che  non  però  reftajfe  di  procuramela  JjJ^^Jfofr 
fpedizione ,  perche  quando  non  fé  gli  intrauerfajfe  altro  ojia-  peppatetic«. 
eolo,  non  baueua  dijfcultà  niuna  ',  circa  il  mittare  la  dottri- 
na d'Ari/iotile,e  con  altre  efpofizioni,  e  con  altri  tefti  fojiener 
V opinion  contraria, pur  conforme  alla  mente  d'Arift. 
SAGR.  0  quejìo  dottor  sì,  che  mi  pub  comandare,  che  non  fi  vuol 
lafciar' 'in/inocchiar  da  lArijìot.  mavuol'ejfo  menar  lui  per- 
ii nafo,  e  farlo  dire  a  fio  mòdo  ;  vedete  quanto  importa  ilfa* 
per  pigliar  il  tempo  opportuno  :  ei  non  fi deue  ridurre  a  ne- 
goziar con  Ercole,mentre  e  imbizarrito,efu  lefurie,ma  quan 
dojìàfauoleggiando  tra  le  Meonie  Ancelle  .  Ah  viltà  inau- 
dita d' ingegni feruili  :  farfifpontaneamcnte  ^Mancipio ,  ac- 
cettar per  inviolabili  decreti^  ohligarji  a  chiamar/i perfuafo,  e 
conuinto  da  argomenti,  che  fono  tanto  efficaci,  e  chiaramente  Pufillanimiw 
concludenti ,  che  glijìejfi  non  fanno  rifoluerfi  sy  e1  fien  punt^*  e[  ac^d' Arift" 
fcritti  in  quelpropofito ,  e  fé  eferuanoper  provar  quella  tal 
conclufione .  Ma  dichiamo  la  pazzia  maggiore  ;  che  tra  lor 
mede/imi  fono  ancor  dubbj,fe  lislejfoautore  abbia  tenuto [la 
parte  affermatiua ,  ò  la  negatiua .  E  egli  quejìo  vn  far  loro 
oracolo  vnafìatua  di  legno ,  &  a  quella  correr  per  i  rejponfi, 
quella  temere,  quella  riuerire,  quella  adorare  i 
SIMP.  Ma  quando  filafci  ^Arifì.  chi  ne  ha  da  ej/erefcorta  nel- 
la Filofofia  l  nominate  voi  qualche  autore . 
SALV.  Ci  è bifogno  difcorta  ne  i  pacfi  incogniti ,  e  feluaggì,  m& 
ne  i  luoghi  aperti,  e  piani  i  ciechi  folamente  hanno  bifogno  di 
guida  ;  e  chi  e  tale  e  ben  cheji  refiiin  cafa  .  Ma  chi  ha  zìi  oc- 
chi nella  fronte ,  e  nella  mente,  dì  quelli  fi  ha  da  feruire  pef 
ifcorta  ;  ne  perciò  dico  io  ,  che  non  fi  deua  afcoltare  lArifl.  Il  troppo  adte 
anzi  laudo  il  vederlo ,  e  diligentemente  fìudiarlo ,  e  folo  bia-  ri.re  a  Arift.  e 
Jìmo  il  darfgli  in  preda  in  maniera ,  che  alla  cieca  fi J otto-  biafimeuole. 
fcriua  a  ogni  fuo  detto,  e  fenza  cercarne  altra  ragione  fi 
debba  bauere  per  decreto  inviolabile  .  Il  che  è  vn  abufo ,  che 
fi  tira  dietro  vrì  altro  di  [ordine  e/Iremo ,  &e  che  altri  non  fi 
applica  più  a  cercar  d'intenderla  forza  delle  fue  dima /tra- 
zioni .  E  qualcofaìpiù  vergognofa,  chel  fentìr  nelle  pu- 
bliche  difpute ,  mentre  fi  tratta  di  conclufioni  dìmojlr abili , 
vfcir  vn  di  trauerfo  con  vn  te/io,  e  bene  fpejfo  [critto  in  ogni 
altro  propofito  f  e  con  ejfo  ferrar  la  bocca  aWauuerfario  i 


Noti  conuìe- 
ne  che  chi  nò 
filofofa  mai  fi 
vfurpi  il  tito- 
lo di  filofofo , 
Mondo  fend- 
ibile. 


Mondo  /enfi- 
bile. 


i  o  6  Dialogo  fecondo 

Ma  quando  pure  voi  vogliate  continuare  in  quejìo  modo  dì 
fiudiare ,  deponete  il  nome  di  Filofofi,  e  cbiamateui ,  ò  Ilio- 
riti  ,0  ^Dottori  di  memoria  ,*  che  non  conuiene ,  che  quelli, 
che  nonfilofofiano  mai  sì  vfurpino  l onorato  titolo  di  Filofo- 
fo .  Ma  e  ben  ritornare  a  riuaper  non  entrare  in  vn pelago 
infinito ,  del  quale  in  tutfhoggi  non  Ji  vfcirebbe  .  Pero  Sig. 
Simp.  venitepure  con  le  ragioni,  e  con  le  dimofìrazioni  vo- 
Jlre,  o  di  Arili,  e  non  con  te/li ,  e  nude  autorità  ,  perche  i  di- 
fcorjì  nofiri  hanno  a  ejfere  intorno  al  mondo  fienfibile ,  <l-> 
non  fopravn  mondo  di  carta  .  E  perche  nel  difcorfo  diie- 
ri  fi  cauò dalle  tenebre ,  e  fiefpofe  al  Cielo  aperto  la  Terra, 
mojlrando  ,  chèl  volerla  connumerare  tra  quelli ,  che  noi 
chiamiamo  corpi  celejìi ,  non  era  proporzione  talmente  con- 
stinta,  e  prò  Arata ,  che  non  gli  rejìajfe  qualche  fpirito  vitale, 
feguita ,  che  noi  andiamo  esaminando  quelh ,  che  habbiadi 
probabile  il  tenerla  fifa ,  e  del  tutto  immobile  ,  intendendo 
quanto  alfuo  intero  globo ,  e  quanto poffa  auere  di  verifimi- 
litudine  il  farla  mobile  di  alcun  mouimento,e  di  quale. E  per- 
ette in  tal  quilìione  io  fono  ambiguo ,  &U  Sign.  Simpl.  rifio- 
luto  ìnjìeme  con  Arijì.j?er  la  parte  dell' immobilità,  egli  di  p af- 
fo inpajfo  andrà  portando  i  motiuiper  la  loro  opini  me  ,<&  io 
lerifpoHe,  e  gli  argomenti  per  la  parte  contraria,^  il  Signor 
Sagredo  dirà  i  moti  dell' animo  fuo ,  dr  in  qual  parte  e'fiifen^ 
tira  tirare 

SÀGR.  Io  fon  molto  contento,  con  quello  però,  che  a  me  ancora-* 
refti  libertà  diprodurre  quel  che  mi  dettaffe  talhora  il  difcorfo 
Jemplice  naturale . 

SALV,  Anzi  di  cotejio  io  in  particolare  ve  ne fùpplico;  perche  del- 
le conjtderazioni  più  facili,  e  per  così  dire ,  materiali ,  <;redo , 
che  poche  nejìenojlate  laficiate  indietro  da  gli  fcrittori,  talché 
folamente  qualcuna  delle  più  fiottili ,  e  recondite  può  dtfide- 
tarfìi  emancare:  e  per  inuejligar  quejìe,  qual' altra  fiottigli  ez- 
zapub  ejferpiu  atta  di  quella  dell'ingegno  del  Sign.  Sagredo 
acutìfifìmo,  eperfipicacijfìmo , 

SAGR»  lo  fon  tutto  quel  che  piace  al  Sign.  Salutati,  ma  di  grazia 
non  mettiam  mano  in  vn  altra  forte  di  diuerfioni  dì  cerimo- 
nie ;  perche  orafonjìlofofo ,  e  fono  in  Scuola,  e  non  al  Broio. 

SALV*  Sia  dunque  il  principio  della  nojlra  contemplazione  il  co- 
fiderare,  che  qualunque  moto  venga  attribuito  alla  Terra ,  è 
necejfiario,chesa  noi,  come  abitatori  di  quella,  &  in  confeguen- 

za 


Del  Galileo.  107 

za  partecipi  del  mede/imo,  ei  rejiì  del  tutto  impercettibile,  e  co- 
mi se  nonfujfe  ,  mentre  che  noi  riguardiamo  folamente  alle    Imon  «ella 

tofe  terre  flri;  ma  e  bene  all' incontro  altrettanto  neceffario,cbe  «jL^Lfu;?;11» 
■ii/-'  •  /->  r  •  /r»        7-         .  percettiuiii  a 

;/  meaejimo  mouimento  cijt  rapprejenti  comunijjimo  di  tutti  gl'abitatori  di 

gli  altri  corpi,  &  oggetti  vijìbili ,  che  ejfendo  feparati  dalla—»  quella . 
Terra  mancano  di  quello .  A  tal  che  il  vero  Metodo  per  in- 
uejiigarefe  moto  alcuno/? può  attribuire  alla  Terra,  e  potè- 
do/ì,  quale  e'Jìa,  e  il  conflagrare,  £jr  ojferuare,  fé  ne  i  corpi  fé-   Della  Terra 

parati  dalla  Terra ji  feorge  apparenza  alcuna  di  mouimen-  non_»poffono 
io ,  il quale  egualmente  compera  a  tutti; perche  vn  moto ,  che  effer 'altri  mo- 

folamìuii  fcrrgejjt  vg.  nella  Lunare  che  non  hauejfe,chefar  l^fi"cfte£j 
mente  con  Venerea  con  Gioue,  né  con  altre  Sielle, no  potrebbe  ,{0j  apparifco- 
in  veruna  maniera  efser  della  Ter  ra,ne  di  altri,cbe  della  Lu-  no  effer  eomu 
na  .  Hora  ci  e  vn  moto  generalifsimo  ,  e  mafsimofopra  tut-  ni  di.  tutto  '1 
ti,  &  e  quello  per  il  quale  il  Sole,  la  Luna,  gli  altri  Tianeti,  e  reft?  IqJJÌ 
le  Stelle jìjfe,  &  infomma  VVniuerfo  tutto,  trattane  la  fola—»  }a  Terra. 
Terra,  ci  appari/cono  ignitamente  muoucrji  da  Oriente  ver-  Moto,  diurno 

fo  Occidente  dentro  allo  fpazio  di  venti  quattr 'hore^e  quefìo,  fi  moftra  co- 
in  quanto  a  quejia prima  apparenza,  non  ha  repugnanza  di  munimmo  a-* 

potere  efìer  tanto  della  Terra  fola,  quanto  di  tutto  il  rejlo  del  ^Q   trattone  \\ 
Mondo,  trattone  la  Terra;  imperocché  le  mede/irne  apparen-  Globo  terre- 
zejì vedrebbero  tanto  nell'vnapojizione,  quanto  nell'altra  .  ftre . 
Quindi  e ,  che  ^Arijìotile,  e  Tolomeo,  come  quelli,  che  haueua-  Arift.e  Tolo- 
no  penetrata  quella  conjìderazionc ,  ?iel  voler  prouare  la—»  jj^°  COntro  ai 
Terra  ejìer  immobile,  non  argumeniano  contro  ad  altro  mo-  m0i0   diurno 
uimento ,  ebeaquefìo  diurno  '•>  saluopefó,  che  Arifìot.  tocca  attribuito  alla 
vn  non  so  che  cotro  ad  vn' altro  moto  attribuitogli  da  vrìan-  Terra . 
fico ,  del  quale  parleremo  afuo  luogo . 
SAGR.  Io  re/io  molto  ben  capace  della  necefsità,  con  la  quale  con- 
clude il  vofiro  difeorfo  ;  ma  mi  nafee  vn  dubbio,  del  quale  no 
so  liberarmi,e  quefìo  e ,  che  attribuendo  il  Copernico  alla  Ter- 
ra vn  altro  mouimento  oltre  al  diurno,  il  quale, per  la  regola 
pur  hora  dichiarata,  dourebbe  rejìare  a  noi,  quanto  alt  appa- 
renza, impercettibile  nella  Terra ,  ma  vijìbile  in  tutto  il.rejio 
del  Mo'ndo,p  armi  di  poter  necejfariamente  concludere ,  o  che 
tgli  babbia  manifejlamenteerraio  neWajfegnare  alla  Terra 
vn  moto  del  quale  non  apparijca  in  Cielo  la  fua general  cor- 
rijpondenza ,  ò  vero  che ,  fé  la  rifpondenza  vi  è ,  altrettanto 
fia  fiato  mancbeuok  Tolomeo  a  non  nprouar  queJlo,Jì  come 
reprpmi altro  0 

Salu.Moìto 


io  3  Dialogo  fecondo 

%ALV.  Molto  ragioneuolmente  hauete  dubitato,  e  quando  verre- 
--•-  mo  a  trattare  dell 'altro  mouimen  to,  vedrete  di  quanto  inter- 

vallo habbia  il  Copernico  fuperato  di  accortezza ,  eperfpica- 
sita  d'ingegno  Tolomeo-,  mentre  egli  ha  veduto  quello,  che  ef 
fo  non  vedde,  dico  la  mirabilcorrifpondenza,con  la  quale  tal 
mouimen  tojì  re  flette  in  tutto  il  rejlo  de  i  corpi  celejti.  Ma  per 
bora  fofpen diamo  quejla  parte  ,  e  torniamo  alla  prima  confi- 
derazione;intorno  alla  quale  andrò  proponendo,  comincian- 
domi dalle  co/è  più  generali,  quelle  ragioni,  che  par,  ebefauo- 
rifeano  la  mobilità  della  T erra, per  fentir poi  dal  Sig.Simplì- 
eio  le  repugnanti .  E  prima  fé  noi  confideremmo  folamente 
la  mole  immenfa  della  sfera  Stellata,in  comparazione  della-* 
J,       ,.  piccolezza  del  globo  terreftre ,  contenuto  da  quella  per tanti 

perchèpiii  prò  milioni  di  volte,  e  più  penfer  mo  alla  velocità  del  moto,cbe  de- 

babilméte  de-  uè  in  vn  giorno,  e  in  vna  notte  fare  vna  intera  conuerJìonet 

uà  effer  della  jo  non  mi  poffo  perfuadere,  che  trouarfi poteffe  alcuno ,  cbz-> 

Terra  ^^-t  »  mteffeper  cojapiù  ragioneuole,  e  credibile,che  la  sfera  celeflz^» 

dell' V  niuer-         fuJft  1ue^a  >  c^e  deffe  la  volta ,  &#  globo  terreslre  refiaffL* 
lo,  firmo, 

SAGRc  Se  per  tutta  Vvniuerfità  degli  effètti,  chepoffòno  batter1  in 
natura  dependenza  da  movimenti  tali,feguiJfero  indijferen-> 
temente  tutte  le  medejtme  confeguenzea  capello,tanto  dall' v- 
napofizione,  quanto  dall'altra ,  io  quanto  alla  mia  prima ,  e 
generale  apprenfione,Jlimerei,  che  colui,  che  reputaffepiù  ra- 
gionevole il,  far  muouer  tutto  ìvniuerfo ,  per  ritener  ferma 
la  T  erra,  fuffe  più  irragioneuole  di  queUo ,  che fendo  falito  in 
cima  della  vojìra  Cupola,  non  per  altro,  ebe  per  dare  vna  vi- 
jla  alla  Città,  &  alfuo  contado,  domandajfe,  che  fé  gli  fac  effe 
girare  intorno  tutto  il  paefè,accìo  non  haueJJeegliadbauerl& 
fatica  di  volger  latcfla*  E  ben  vorrebbero  effer  molte ,e gran- 
di U  comodità ,  che  fi  traejfer  da  quella  pofìzione ,  e  non  da—* 
quefta,  che  pareggiaffèro  nel  mio  concetto ,  efuperajfer  quefio 
affkrdo,fi  che  mi  rendefferpìù  credibile  quella  ,  che  queìla—* . 
Ma  forfè  Arifiotile,  Tolomeo ,  e  il  Sign.  Simplicio  ci  devono 
trouare  i  lor  vantaggi ,  li  quali  farà  bene ,  chefìenpropojìi  a 
noi  ancora,  fé  vi  fono,  ò  mijìa  dichiarato^  come  e'  non  vi  fie- 
no, nìpojfano  effere , 
$ALV*  lo,  fi  come  per  mollo ,  che  ci  abbia  penfato  non  ho  potuto 
trouar  diuersità  alcuna,  cosimi  par  d'auertrouatOj  ch<L-> 
dmersità  alcuna  non  vi  poffa  effere  ;  \  onde  io  Jtimo  il  più 

cer- 


Del  Galileo^  109 

ter  caria  efferin  vano: perì)  notate .  Il  moto  intanto  è  moto,e 
come  moto  opera,  in  quanto  ha  relazione  a  cofe,che  di  ejlo  ma-  **  "^f0  P^r  j.e 
cano;ma  tra  le  co/e,  che  tutte  ne  partecipano  egualmente  nien-  jj°  eeiulmen- 
te  operayO1  \  come  s'è'  nonfujfe ,  E  così  le  mercanzie,  delizi  te  fi  muouono 
quali  è  carica  I4  natte,  in  tanto  si  muouono,  in  quanto  lajcia-  è  come  fé  non 
do  Venezia  pafa  no  per  Corfù,per  Candia3per  Cipree  van-  faffc&intan- 
no  in  Aleppo ,  li  quali  Venezia,  Qorfu*  Candia,  &c*  reslano  to  -^ÌJ^ 
ni  sì  muouono  con  la  natie;  ma  per  le  balle,  caffè,  &  altri  col-  azione  3  cofc 
li,  de'  quali  è  carica,  efiiuata  la  nane,  e  rifletto  alla  natie  me-  che^*  di  elfo 
desima  il  moto  da  Venezia  in  Soria  è  come  nullo;h  niente  alte-  mancano , 
ra  la  relazione,  che  e  tra  di  loro  ;  e  quejio, perche  e  comune  a 
tutti,  Ò"  egualmente  da  tutti  eparticipata  ;  e  quando  delle  ro- 
be, che  fono  in  naue  vna  balla  si  sia  difcoflata  da  vna  cafsa-^ 
vnfol  dito,  quejio  folo  farà flato  per  lei  mouimento  maggiore 
in  relazione  alla  cajfa ,  chél  viaggio  di  dua  mila  miglia,fattQ 
da  loro  di  conferua  . 

SIMP.  Quefla  e  dottrina  buona,  foda ,  e  tutta  peripatetica . 

SALV*  Io  l'ho  per  più  antica  ;  e  dubito,  che  Arìft.  nel  pigliarla  da 

qualche  buona  fcuola,  non  la  penetrale  interamente,e  chepe-  Proporzione 
rò,  bauendola  fcritta  alterata ,  siajiato  caufa  di  confusione  P^^  .}?' 
mediante  quelli ,  che  voglionfojienere  ognifuo  detto;  E  qua-  ma  alterata'  / 
do  eglifcrijfe,  che  tutto  quel ,  che  si  rnuoue ,  si  muoue  fopra—» 
qualche  cofa  immobile ,  dubito  ,  che equiuocajfe  dal  dire,  che 
tutto  quel  che  si  muoue,Jì  muoue  ri/petto  a  qualche  cofa  immo 
bile  ,  la  qual proposizione  non patifcc  dijjiculià  veruna,  e  l* 
altra  ne  ha  molte  . 

SAGR.  Di  grazia  non  rompiamo  il  filo ,  e  feguite  auanti  il  di- 
fcorfo  incominciato . 

SALV.  Effendo  dunque  manifejlo,  che  il  motori  quale  Jta  comu- 
ne a  molti  mobili  e  oziofo  ,  e  come  nullo-,  inquanto  alla  rela- 
zione di  effi mobili  Ira  di  loro ,  poiché  tra  di  tjjì  niente  Jìmtt-  p  .      i-rcorm 
ta;efolamente  e  operatiuo  nella  relazione ,  che  hanno  effìmo-  f0  per  prCua- 
bili  con  altri,  che  manchino  di  quel  moto ,  tra  i  quali  Jìmuta.  r'if  moto,  di- 
jabitudine,&  auendo  noi  diuifo  Vvnmerfo  in  due  patti, vna  urno  effe*  àsl 
delle  quali  e  necejfariamente  mobile ,  e  t  altra  immobile,  per  "Terra. 
tutto  quello,  che  pojfa  depender  da  cotal  mouimento, tanto  e 
far  muouer  la  Terra  fola ,  quanto  tutto'l  refìo  del  monda  ; 
poiché  f 'operazione  di  tal  moto  non  e  in  altro ,  che  nella  rela- 
zione, che  cade  tra  i  corpi  cekfii ,  e  la  Terra ,  la  qual  fola  re- 
lazione e  queUa^be Jìmuta  ,  H  ora  fé  per  confeguire  ilmedt- 

Jtmo 


la  natura  no 
Opera  con  mol 
te  cole  quello 
che  può  ope- 
rar  con  po- 


Dal  mouimèV 
to  diurno  nif- 
funa  mutazio- 
ne nafce  tia_j 
tutti  i  corpi 
Celefti3ma  tut 
te  fi  refendo- 
no alla  Terra. 


Seconda  C5- 
fermazione-> 
che'l  moto  di- 
urno fia  della 
Terra. 


ito  Dialogo  fecondo 

fimo  effetto  ad  vnguem  tanto  fa  fi  Li  fola  Terra  fi  mnoua  f 
cejfando  tutto  il  rtfto  dellvniuerfo ,  che  fi ,  rt  fi  andò  firma 
la  T  erra  fola  ,tutto  Vvniuerfojimuoua  di  vnijiefso  moto>cbi 
vorrà  crederebbe  la  natura?  e  he  pur per comun  confinfo  non 
opcracontinteruento  di molte  cofi  quel ,  che fi può  fare  col 
mezo  di  poche  )  babbi  a  eletto  di  far  muoutre  vn  numero  im- 
menfo  di  corpi  vafli//imi,e  con  vna  velocità  inejìimabile  ,pet 
configuir  quello ,  che  col  mouimento  mediocre  di  vnfolo  in- 
torno al  fuo proprio  centro  poteua  ottener/i  { 

SIMP.  Io  non  bene  intendo ,  come  quefto  grandijfimo  moto  fia 
come  nullo  per  il  Sole;perla  Lunafper  gli  altri  Pianeti ,  e  per 
V innumerabile  fi biera  delle  Stelle  Jìffe:  e  come  direte  voi  ejfer 
nulla  ilpajfare  il  Sole  da  vn  meridiano  all'altro  ,  alzarjtfo- 
pra  quejio  orizonte ,  abbajfarfi  fiotto  quello  ,  arrecare  ora  il 
giorno,  ora  la  notte;fimili  variazioni  far  la  Luna }e gli  altri 
Pianeti ,  eie  Stelle  jìffe  ancora  i 

SALV,  Tutte  cotefite  variazioni  raccontate  da  voi  non  fon  nulla, 
fé  non  in  relaziona  alla  Terra;  e  che  ciò  fia  vero,rimouete  con. 
l'immaginazione  la  Terra ,  non  rejìapiu  al  mondo  ne  nafce- 
re,ne  tramontar  di  Sole,ò  diLuna,ne  orizonti3ne  meridiana 
ne giomìyne  notti\rìe  infommaper  tal  mouimento  nafce  mai 
mutazione  alcuna  tra  la  Lunari  Sole ,  o  altre  qualfiuoglino 
Stelkjfianfijfe ,  ò  erranti;  ma  tutte  le  mutazioni  hanno  rela- 
zione alla  Terra,  le  quali  tutte  in  fomma  non  importano  poi 
altro )Che'l  moflrareil  Sole  ora  alla  Cina,poi  alla  Perfia,dopo 
all' EgittOyalla  Grecia,alla  Francia,  alla  Spagna,  alliAmeri- 
ca  <&c.  e  far  l'ijieffo  della  Luna ,  e  del  rejìo  de  i  corpi  celejii  :  la 
qual  fattura  fegue  puntualmente  nel  modo  medefimofiefen- 
za  imbrigar  fi  gran  parte  dell' vniuerfo , fi faccia  rigirare  in 
fé  fìeffo  il  globo  Terrejlre  .  Ma  raddoppiamo  la  difficoltà  con 
vn  altra  grandifiima,  la  quale  e ,  che  quando  fi-  attribuifia 
quejio  gran  moto  di  Gielo,bifiogna  di  neceffità  farlo  contrario 
a  i  moti  particolari  di  tutti  gli  orbi  de  i  Pianeti ,  de  i  quali  cia- 
fchedunofenza  controuersta  ha  il  mouimento  fuo  proprio  da 
Occidente  verfo  Oriente,e  quejio  affai piaceuole,e  moderato^ 
conuien  poi  fargli  rapir  e  in  contrario)  cioè  da  Oriente  in  Oc- 
adente  da  quejio  rapidifisimo  moto  diurno;douechefacendofi 
muouer  la  Terrainjejleffa,fileua  la  contrarietà  de' moti,  <& 
il  jolo  mouimento  da  Occidente  in  Oriente  fi  accomoda  à  tut- 
te le  apparenze,efodisfà  a  tutte  compiutamente. 

Quanto 


Del  Galileo;  ut 

SI MP.  Quanto  alla  contrarietà  dei  moti importerebbe  poco,  per* 

chi  Arijìotile  dimaiìra,che i  moti  circolari  non  fon  contrari/  Moti  circola* 
fi  a  di  loro;  e  che  la  loro  non  Ji puh  chiamar  vera  contrarietà.  "j n°np°'1  Q\* 

SALV.  Lo  dunosi ra  Arifìotile,o pur  lo  dice folamente, perchè  co-  nft0t. 
sì  compiuta  à  certo  fuo  àifegno  ijè  contrari)  fon  quelli.,  come 
egli  Beffo  affermarne  fcambìeuolmente  fi  dflruggonojo  non 
so  veder  e, come  due  mobili,  cbe  s'incontrino  fopr  a  vna  linea-* 
circolare  fi  h  abbiano  a  offender  menjjche  incontrando/i  fb- 
pra  vna  linea  retta. 

SAGR.  T)i grazia  fermate  vnpoco .  Ditemi Sig.  Simpl.  quando 
due  caualieri  fi  incontrano  giofìr andò  a  campo  aperto ,  opurt 
quando  duefquadre  intere.,  o  due  armate  in  mare  fi  vanno 
ad  inuefìire ,  e  fi  rompono ,  efifommergono7  chiamerejìi  voi 
cotali  incontri  contrari/  tra  di  loro  i 

SIMT.  Diciamoli  contrari/ . 

SAGR.  Come  dunque  ne  i  moti  circolari  non  e  contrarietà  ?  que- 
lli efftndo  fatti  fopr  a  lafuperficie  della  Terra ,  o  deW  acqua  > 
chefonOjCome  voi  fapete,sf eriche ,  vengono  ad  effer  circolari  • 
Sapete  voi  Sig.  Simp.  quali  fono  i  moti  circolari ,  che  non  fon 
tra  loro  contrari/  i  fon  quelli  di  due  cerchj,cbe  fi  toccano  per 
difuora,  che  girandone  vnofa  naturalmente  muouer  l'altro 
diutrfamenteymafevnofarà  dentro  all'altro  e  impojfibil,che 
imoti  loro  fatti  in  diuerfe parti  non  fi  contraftmo  l'vru* 
Paltro. 

ZALV.  Ma  contrari/,  ò  non  contrari/, queBe fono  altere  azioni  di 
parole,  ^  io  sò,che  infatti  molto  più  femplice ,  e  naturai  cofà 
è  il  poter faluare  ti  tutto  con  vn  mouimento  foto ,  che  X  intro- 
durne due,  fé  non  volete  chiamarli  contrari),  ditegli  oppofìi  : 
né  io  vi  porgo  quejìa  introduzione  per  imponibile ,  ne  prete- 
dò  di  trar  da  epa  vna  dimofìr azione  necejjaria  ;  mafolo  vna 
maggior  probabilità  .  Si  rinterza  tinuerifìmile  col  difordi- 
<nare  fproporzionatiffimamente  l'ordine ,  che  noi  veggiamo 
Jìcurameate  effer  tra  quei  corpi  celesli,  la  circolazion  de' quali  Terza  C6fer- 
none  dubbia,  ma  certiffima.  E  i y  ordine  e,cbefecodo  che  vrìor-  mazione   per 
be  e  maggiore,  fini/ce  il  fuo  riuolgimento  in  tempo  più  lungot  "  medefìmo. 
Ì7  i  minori  in  più  breue  ;  e  così  Saturno  deferiuendo  vn  cer- 
chio maggior  di  tutti  gli  altri  Pianeti ,  lo  complifce  in  trenf  P!'?**"  maS* 

tinnii  Gioue  fi  riuotee  nel  fuo,  minare  in  anni  dodici  Mar-  fj^A^i"^?! 
,   •    j       i    -f  /ri/  -v      •      i    •  r  •         gior  tepo  ran» 

lem  dua-yla  Lunapajja  iljuo  tanto  ptu  piccolo  tn  vnjol  me-  n0  le  loro  con 

fé  t  e  non  menfenjìbilmente  vediamo  delle  Stelle  Medicee ,  la  ueriioni  • 

più 


Tempi  delle 
conerfìoni  de 
Pianeti  Medi 
cei.. 


Moto  delle 
24.  hore  attri- 
buito alla  sfe- 
ra altifìima  di 
[ordina  il  pe- 
riodo delk_j» 
inferiori. 

Quarta.  Con- 
fermazione . 

'  Difformità 
grande—  tra  t 
mouiméti  del 
le  Stelle  riffe 
particolari  , 
mentre  la  lo- 
ro sfera  fia_* 
mobile . 


Moti  delle 
Stelle  fiffe  fi 
accelerano ,  e 
ritardano  in 
diuerfitempi, 
quando  la  sfe- 
ra ftellatà  Ca 
mobile. 


ili  Dialogo  fecondo 

più  vicina  a  Gioucfar'ilfuo  riuolgimento  in  breuifiìmo  ter»' 
j?o,  cioè  in  bore  quarantadue/,  in  circa3  la fèguente  in  tregior* 
nije  mezOjla  terza  in  giorni  fette ,  e  lapin  remota  infedici.  È 
quefto  tenore  ajfai  concorde,  non  punto  verrà  alterato  ,  men- 
tre fi faccia  ,  che  il  mouimento  delle  ventiquattr  hore fia  del 
globo  terrestre  in  fé  Beffo ,  che  quando  fi  voglia  ritener  l%—> 
Terra.immobile,  enecejfario  ,  dopo  l'ejferpajfati dal  periodo 
breuijfimo  della  Luna  agli  altri confeguentemente  maggiori 
fino  a  quel  di  Marie  in  due  anniye  di  lì  a  quel  della  maggiore 
sfera  di  Gioueìn  anni  dodici,  e  da  quefta  all'altra  maggiora 
di  Saturno ,  il  cui  periodo}  di  trent'  anni  ,è  neceffario  dico 
trapajfare  ad  vn' altra  sfera  incomparabilmente  maggiore ,  e 
farla  finire  vn'intera  reuoluzione  in  vintiquattr'  hore .  E 
quefìopoi  e  il  minimo  difordi-namento,  chefipojfa  introdurr 
re;perchè,fe  altri  volejfe  dalla  sfera  di  Saturno  pafiarealla^ 
Jiellata}efarla  tanto  più  grande  di  quella  di  Saturno  ,quanto 
a  proporzione  conuerrebbe,rèfpetto  alfuo  mouimento  tardifi 
Jimo  di  molte  migliaia  d'anni ,  bifognerebbe,  con  molto  più 
fproporzionato  Jalto ,  trapajfar  da  quefta  ad  vrì altra  mag- 
giore^ farla  conuertibile  in  ventiquattr  hore .  Ma  dandofi 
la  mobilità  alla  Terra ,  lordine  deperiodi  vien  benif/ìmo  of 
feruato  >e  dalla  sfera  pigrifjìma  di  Saturno  fi  trapaffa  all<L~> 
Stelle" fiffe  del  tutto  immobili  f  e  vienfia  sfuggire  vna  quarta 
dìfficoltàjla  qual  bifogna  neceffària?nente  ammettere,  quando 
la  sferaftellata fi  faccia  mobile,  è  quefla  e  la  difparità  immen- 
fa  tra  i  moti  di  effe  Stelle ,  delle  quali  altre  verranno  a  muo~ 
uerfi  velocijfimamente  in  terchj  vafiiffìmi ,  altre  lentifiima- 
mente  in  cerchj  piccoli/fimi,  fecondo  chequefte ,  e  quelle  fi tro- 
ueranno  piu,ò  meno  vicine  a  i poli  ;  che  pure  ha  dell' ine  onue- 
niente,sì,perche  noi  veggiamo  quelle,del  moto  delle  quali  non 
Ji  dubita ,  muouerfi  tutte  in  cerchj  mafiimi ,  sf  ancora ,  perchè 
pare  con  non  buona  determinazione  fatto  il  conftituir  corpi  % 
€he  s 'babbuino  a  muouer  circolarmente ,  in  disianze  immenfe 
dal  centro,e fargli  poi  muouere  in  cerchj  piccolijfìmi .  E  non 
pure  le  grandezze  de  i  cerchj }  &  in  confeguenza  le  velocità 
de  i  moti  di  quefte  Stelle ,  faranno  diuerfijfìmi  da  i  cerchj ,  e 
moti  di  quell'altre ,  ma  le  medefime  Stelle  andranno  varian- 
do fuoi  cerchj,efue  velocità  {e  farà  il  quinto  ìnconuèniente  ) 
-  auuengachè  quelle,  che  due  mìl'annifà  erano  'nell'Equino' 
xiale,&  in  confegueza  deferiueuano  colmato  cerchj  mafiimi, 

tro- 


Del  Galileo.  ri"/ 

froudndoftne  ai  tempi  nojìri  foritene  p^r  molùgradi ,  bifo~ 
gna  chefiano fatte  più  iarde  di  moto,  e  ridotiejia  muouerfiin 
minore  cerchie  noni  lontano  dal  poter  accader  che  venga—* 
tempo ,nel  quale  alcuna  di  loro  ,  che  peri 'addietro  fi  fi  a  moffa 
fempre fi  riduca  congiugntndoji  col  polo  a  Bar  ferma  ,  e  poi 
ancora  dopo  la  quiete  di  qualche  tempo  torni  a  muouerfi,  do- 
uè  che  l'altre  Stelle ;  chefi  muouonoficuramete  tutte  defcrhio- 
no,comefi ì  detto, il  cerchio  maffimo  dell'orbe  loro,  &  in  cuci- 
lo immutabilmente fi '  mantengono. <~4ccrefc 'e  l'inuerifimile  (e 
Jìa  il  fé  fio  mconueniente)a  chi  più  fattamente  difcorre ,  l'ef- 
fere  inefcogitabile  qualdeua  efìer  la  folidità  di  quella  uà-  Se/h  Coafa?- 
flifsima  sfera  ,  nella  cui  profondità  fieno  così  tenacemen-  inazione,       « 
te  faldate  tante  Stelle  ,  che  fenza  punto  variar  /ito  tra  /o- 
ro  concordemente  vengono,confi gran  di/parità  di  motipor- 
tate  in  volta:Ofepure  il  Cielo  e  fluido ,  come  affai  più  ragh' 
neuolmente conuien  credere , fi che  ogni  Stella  per  fé  fleffa  per 
quello  vadia  vagando ,  qual  legge  regolerà  t  moti  loro ,  &  A 
che  fine  per  far  che  rimirati  dalla  Terra  apparifcano  comt^ 
fitti  da  vnafola  sfera  Ì  A  me  pare ,  che per  confeguirciò,fia 
tanto  pia  ageuole,&  accomodata  maniera  il  cojìifmrk  immo- 
bili che  l farle  vaganti ,  quantopiii  facilmenteji tengono  a—> 
fegno  molte  pietre  murate  in  vna piazza ,  che  lefchiere  d<L-t 
fanciulli ,  cbefopra  vi  corrono .  E  finalmente  per  lafettima  sm;ma  Ccn- 
inftanza-fe  noi  attribuiamo  la  conuerfion  diurna  al  Cielo  al-  fermazione  . 
tijJimOfbtfogna  farla  di  tanta  forzai  virtu,che  feco  porti  l'in 
numerabil  moltitudine  delle  Stelle fiffe,  corpi  tutti  vafiifiìmi , 
e  maggiori  affai  della  Terra,  e  di  più  tutte  le  sfere  de  i  J^iane- 
ti^zncorcbè ,  e  quefìi ,  e-quelle  per  lor  natura  fi  muouano  in 
contrario  5  &  oltr-e  a  qutflo  e  forza  concedere ,  che  anco  l'ele- 
mento del  fuoco,  e  la  maggior  parte  dell' aria  fiaao  parimente 
rapiti,  e  che  il  fu  lo  piccol  globo  della  Terra  refli  contumace ,  e 
renitente  a  tanta  virtù  ;  cofa,  che  a  mepare,che  habbia  molto 
del  dijfcile,ne  faprei intender  come  la  Terra  corpo penfile,  e  Terra  pernio, 
librato fopra'l  fuo  e  entro  ;in  differente  al  moto,&  alla  quiete ,  e  librata  in-* 
pofìo,e  circondato  da  vn'  ambiente  liquido,non  doueffe  cedere  \n  mezo  ^u*' 
ella  ancor  a,ij  effer portata  in  volta.  cMa  tali  intoppi  no  tro-  ^e  n°£a  r^ 
uiamo  noi  nel  far  muouer  la  Terra,corpo  minimo,  &  infen-  fjere  aj  rap^ 
fibile  in  comparazione  dell' vniuerfo,  e  perciò  inabile  al  fargli  mento  del  mo 
violenza  alcuna  .  to  diurno  «, 

SAGH,  lo  mijento  raggirar  per  lafantafia  alcuni  concetti  cosi  in 

H        con* 


ii4  Dialogo  fecondo 

confufo  defiatimi  da  i  difcorfi  fatti  ;  che  s'io  voglio  potermi  & 
attenzione  applicar' alle,  cofeda  dirfì7e forza,  ch'io  vegga  f^ 
mifucctdejfe  meglio  ordinargli},  e  trarne  quel  coftrutto,che  vi 
èjèperb  ve  ne  farà,  alcuno  ;  e  per  auuentura  il  procedere  per 
interrogazioni  mi  aiuterà  a  più  ageuolmentefpiegarmi.  Però 
domando  al  Sig.  Simp.prima,fe  e' crede,  che  al  medejimo  cor- 
po femplic  e  mobilepojfano  naturalmente  competere  diuerfi 
mouimenti,o  pure ,  che  vnfolo  conuenga ,  chejìa  il  fuopro» 
pria  j  e  naturale ,. 
„,  ...  SI  MB*  D'vn  mokik femplicevnfolo,e non  più  può effere ilmo» 

fem  plice  vrul  to,che gli  conuenga  naturalmente,  egli  altri  tutti  per  accide- 

C>lo  è  il  moto  te,e  per participarione;in  quel  modiche  a  colui ,  che  paleggia 

naturale ,  t->         per  lanaut,fuo  maio  proprio  e  quello  del  paleggio,  e  per  par  - 
gli  altri  per         ticipazioneqmUo,  che  lo  conduce  in  porto  }doue  egli  mai  col 
participio"         $a]figgio  non  farebbe  arriuato  ,fe  la  nane,  col  moto  fuo  non 
vetbauejè  condotto.. 
SAGÙ,.  D  itemi. fecondar iamente .  Quelmouimento,  che  per  par- 
tieìp  azione  vien  comunicato  a  qualche  mobile,mentre  egli  per 
fejiejlofi  muoue  di.  altro  moto,  diuerfi  dal  participato ,  e  egli 
necejfario  y  che  rifeggain  qualche fuggetto  per Jefiejò ,  opuf 
pub  ef/efancoin natura. Jenz  'altro  appoggio  t' 
SIMP.  lÀrift.  vi.rifponde  aJutte  quefte  domande,e  vi  dice,  che  fi 
Y  v  come  d'vn  mobile  vno  è  il  moto,così  di  vn  moto,vno  è  il  mo* 

fenza  *^l  fuc-  hile,&  in  confeguenza,, chefenza  l'inerenza  deljuofuggetto , 

gecto  mobilie  «         w°&  pub,ne.  e£ere,nè  anco  immaginarfi  alcun  mouimento. 

SAGR.  Io  vorreijcbe  voi  mi  dicefle  nelierzo  luogoje  voi  credete^ 
che  la  Luna,e gli  altri  Pianeti,e.  corpi  celefii  babkiano  hrmo* 
uimenti  propri),e  quali^e* Jtano .. 
SIMP.  Hannogli,  e  fon,  quelli,  fecondo  iqualt,i  vanno fcorren* 
do  il.Zodiacojla  Luna  in  vn  mefe3HSolein  vn'anno,  Marte, 
in  dua,la  sfera fiellata  in  quelle  tante  migliaiaM  queftifonQi 
ì  moti  loro proprij,e  naturali  * 
SAGI^.  Ma  quelmoto3col  quale  io.  veggo  le  Stelle  fife ,  e  con  effe 
tutti  i  Pianeti  andare  vnitamenteda  Iettante  a  ponete ,e  ritor- 
nare  in  Oriente  in  ventiquat.tr'  bore  y  in  che  modo  gli  capete  l 
SIMP..  H annoio  per participazione ., 

SAGR.,  Quefio  dunque  non  riftedtin  loro  :.  e  non  rifedendo  in  lo- 
ro,™ potendo  effer'fenza  qualche fuggetto, nel  quale  e'rifeggO) 
e  forza  farlo proprio,e  naturale  di.  qualche  altra  sfera,    , 
SIMP*,  Eerqueftorifpet^okannoritrouatagUAfìrQnomi,  &% 


Del  Galileo.  it$ 

jfìofofitm' altra  sfera  altijjìmafenza  Stelle ,  alla  quale  natu- 
ralmente compete  la  conuerjìon  diurna,  e  quejia  hanno  chia- 
mata  il  primo  mobile,  il  quale  poi  rapi/ce /eco  tutte  le  sfere  in- 
feriori contribuendo^  participando  loro  il  mouimentofuo . 

SAGR.  <JM a  quando  fenzn  introdurr' altre  sfere  incognite ,  e-> 
vaslijjìmc,fenza  altri  mouimenti,ò  rapimenti  participati;col 
lafciare  a  ciajcb eduna  sfera  il/uofolo,efemplice  mouimentox 
fenza  me/colar  mouimenti  contrari)  ,ma fargli  tutù  per  il  me- 
dejìmo  verfo,come  è  neceJ/ario,ch'e'  sieno, dependendo  tutti  da. 
vn  fol principio  ,tutte  le  co/è  caminano,e  rispondono  con  per- 
fetttjfima  armonia,percbè  rifiutar  quejlo partito,  e  dar  ajfen- 
fo  a  quelle  così  fìrane,e  laboriofe  condizioni  i 

SIMP*  Il  punto  Jlà  in  trouar  quejlo  modo  così  femplice ,  t** 
Jpedito* 

SAGR.  Il  modo  mi  par  belile  trouàto .  Pàté  che  la  Terra  Jìa  il 
primo  mobile ,  cioè  fatela  riuolgereinfe  ftejfa  in  ventiquattr* 
bore,eperil  medejtmo  verfo,  che  tutte  le  altre  sfere ,  che  fenza 
partteipar  tal  moto  a  neffun' altro  Pianeta ,  ojielle,  tutte  au* 
ranno  i  lor  orti,  occafi,  &  injòmma  tutte  l'altre  appa- 
renze . 

SIMP.  L'importanza  e  il  poterla  muouere fenza  mille  inconue- 
nientt\ 

MALV-  Tutti  gli  inconuenientift  torranno  via , fecondo ,  ebe  voi 
gli  andrete  proponendo  :  e  le  cofe  dette  fin  qui  fono  folamente 
i  primis  più  generali  motiui,  per  i  quali  par  cbeji  renda  non 
del  tutto  improbabile ,  che  la  diurna  conuerfìone  Jìa  più  tojlo 
della  Terra,che  di  tutto*!  rejlo  delP  vniuerf odi  quali  w  non—»  \rna  f0ia  efpe 
vi  porto  come  leggi  infrangibili, ma  come  motiui,  che  abbiano  rienza  ò  fer- 
qualcbe  apparenza.  E  perche  beniffìmo  intendo,  che  vna  fola  n?a  dimoflra- 
cfpericnza,o  concludente  dimofir azione, che  fi  bauejfe  in  con-  Z10ne  abba.£te 
trarioybajla  a  battere  in  terra  quefli ,  &  altri  centomila  argo-  nj  probabili.  "* 
menti  probabilip  ero  non  bifogna fermar/i qui,  ma  procedere 
auanti,e  fentire  quel  che  rifpodeil  Sig.  Simp.  e  quali  miglio- 
ri probabilitàyO  più  ferme  ragioni  egli  adduce  in  contrario . 

SIMP.  Io  diro  prima  alcuna  cofa  in  generale  fopra  tutte  quefte 
confi derazioni  infìeme,poi  verro  a  qualche  particolare.  'Par- 
mi  che  vmuerfalmete  voi  ui fondiate  fu  la  maggior  femplicità 
e  facilità  di  produrre  i  medejìmi  ejfetti,7nentre  Rimate ,  chz^> 
quanto  alcaufarglitantofìailmuouer  laT'errafola,quanto 
tutto' l  refìo  delmondO)trattone  la  Terra;ma  quanto  alVope- 

H    2.        razione 


DVna  virtù 
rn  fini ta_j  par 

che  ù.   debba 
efercitarne_-# 
più  co  fio  vna, 
gran  parte  eh®. 

poca . 


Dell'infinita 
non  è  vna  par 
so  maggior 
dell'altra  ben 
che  effe  fiàno 
tra  di  loro  di?* 


1 1 6  Dialogo  fecondo 

razione  voi  reputate  molto  pia  facile  quella,  che  quefla  .  iAt 

.  chi  io  vi  ri/pondo,  che  a  me  ancora  par  lifiejfo  ,  mentre  io  ri" 

guardo  alla  forza  mia  non  pur  fimta,ma  deboli/Jima  ;  ma  ri» 

i   fpetto  alla  virtù  del  Motore}che  è  infinita  ,  non  e  meno  age- 

uole  il  muouer  l'vniuer forche  la  Terra,e  che  vna. paglia,  E  fé. 

la  virtù  e  infinita  r perche  non  fé  ne  deue  egli  efer  citare  più 

tojìo  vnagranparte\  che  vna  mìnima  ì per  ianioparmi,  che 

il  difeorfo  in  generale  non  fi  a  efficace ,. 

SALK.  Se  io  auefiìmai  detta,che  l'vniuerfo  nonjìmuoueper.  man- 
camento di  virtù  nel  Motore,io  aurei  errato ,  e  la  vojìra  cor- 
rezzione farebbe  oportuna;  e  vi  concedo >che  a  vna  potenza— * 
infinita  tanto  e  facile  il  muouer  centomila,  quanto  vno  .  Ma 
queUo,  che  ho  detto  io  non  ha  riguardo  al  Motore  ,ma  fola- 
mente  ai  mobili,^  iniefi non  folo alla  loro  refifienzajlaqua- 
ìenon  e  dubbio  ejfer  minore  nella  Terra ,  che  nell'vniuerfo  9 
ma  a  i  molti  altri  particolari  pur*  bora  confiderai.  tAl  dir  poi 
ebe  d? vna  virtù  infinita  fia  meglio  efer  citar  ne  vna  gran-* 
parte,che  vnaìmnima,vi  ri/pondo,  che  dell'infinito  vnapar* 
te  non  e  maggior  dell' altrayquando  amenduefìen  finite;  nifi 
può  dire  f  che  del  numero  infinito  il  centomila  fia  parte  mag* 
giore,che'ldue,feben  quello  ì  cìnquatamila  volte  maggior  di 
quejlo  ;e  quando  per  muouer  l'vniuerfo  ri  voglia  vna  virtù 
Jinita,benche grandifsima  in  comparazione  di  quella ,  che  ba- 
fier 'ebbe  per  muouer  la  Terra  fola,  non  però  fé  n'impiegbereb- 
he  maggior  parte  dell'infinita ,  ne  minore  farebbe  che  infinita 
quella  che  reHerebbe  oziofa  :  talché  L'applicar  per  vrì effetto* 
particolare  vn  poco  più,  bvn  poco  m  no  virtù  non  importa 
nientepltreche  l'operazione  di  tal  virtù  non  haper  termine^ 
fine  il  folo  mouiméto  diurno;  mafonoal  modo  altri  mouimeti 
afsaì,che  noi  fappiamo,e  molti  altri  più  ve  ne  pQjfon'eJfere  in- 
cogniti a  noi;auendo  dunque  riguardo  a  i  mobilie  no  fi  dubi 
landò,  che,  operazione  più  breue  ye  Jpeditaè  il  muouer  leu* 
Terra,  cheVvniuerfo,e  di  più  auendo  l 'occhio  alle  tante  altre 
abbreuiazionh>&  ageuolezze  3cbe  con  queRofoloficonfegui- 
fconOjVn  verijfimo.  afsiama  d'iArifì.  che  c'infegna,  che ,  frut^ 
Ura  fitper  plura^quod  poteft  fieri  per  pandora  >  ci  rende 
più  probabile  il  moto  diurno,  ejfer  della  Terra  fola,  che  dell'v* 
n.iuerfo  trattone  la  Terra  * 

§IMP+  Voi  nel  referir  l'afsioma  hauete  lafciato  vna  claufula9 
che  importa  il  tuttofi  mafsime  mlprefentepropofito;  la  parti* 

sola 


o  Del,  Galileo .  07 

xfa  lafciata-e  ìow'sequè  bene  ,*  bifogna  dunque  hfimffi&af't*? 
fefipojfa  egualmente  bene  fodisfare  al  tutto  con  quefto ,  e»/ 
'  con  quello  ajfunto. 
%ALV.  Il  vedere  [e  l'vna,e  l' altra  pofizionefodisf accia  egualmen- 
te bene , fi  copr  edera  dagli  efami  particolari  dell' appareze,alh 
qualifiba  dafo  disfare  £chefin' orafi  e  difcorfo,efi  di/correrd 
ex  hypotbcfhfupponedo  >  che  quoto  al  fodisfare  all'appareze 


•< 


amenduelepofizsonifieno  egualmente  accomodate.  Làparti-  J^Qi   #    % 
cola  poi ,ch e  voi4 ite  ejfere  Hata  lafciata  da  me,hopià  toftofo-  per  piurl  *&c. 
fpetto, che fiafuper finamente  aggiunta  da  voi. Perche  il  dire ,  l'aggiugnere , 
egualmente  bene ,  e  vna  relazione ,  la  quale  necejjariamente  t9ue  iem  »  è 
ricerca  due  termini  almeno ,  non  potendo  vna  cofa  batter  re-  *upcrau© , 
lozione  afejhfia,  e  dirfiv.g.  la  quiete  effer  egualmente  buo- 
n.tycomela  quiete .  E  perche ^quando fi dice ,  inuano  fi fa  con 
più  mezi,quello  che  fi  può  fare  con  manco  mezi ,  s'intende,  che 
quel,chefi  ha  da  fare  deua  effer  la  medefima  cofa ,  e  non  dm 
cofe  differenti  ;  e  perche  la  medefima  cofa  non  può  dir/ì  egual- 
mente benfatta  ,  come  fé  medefima;adunque  raggiunta  della 
particola}egualmente  bene,è  fuperflìiafò  vna  relazione ,  che 
va  vn  termine  filo . 
SAGR.  Se  noi  non  vogliamole  ci  ìntevuenga  come  ieri,  ritorniji 
di  grazia  nella  materia ,  &  il  Sig.  Simp.  cominci  a  produr 
quelle  diff cult  à ,  che  gli  paiono  contrariane 'a  quefianuoua 
difpofizione  del  mondo . 
Z1MP.  La  difpofizione  non  è  nìioua,anzi  anticbijjtma ,  e  che  ciò 

„  fia  vero  Arijì.  la  confuta;  e  lefue  confutazioni  fon  quefie  .    Ragioni  d'A- 
„  Prima.Se  la  Terra  fi  mouefse  binfe  fìefsaftando  nel  centro ,  tìlh  per  Ia_l» 
„  ò  in  cerchio refendo fuor  del  centro}e  nècefiario ,  che  violente-  9!"ete  «tella—» 
„  men  te  ella  fi  mouejfe  di  tal  moto  ;  imperòebe  e' non  e  fuo  na-     C1  ra  " 
7,  tu  rale,  che  s'è f ufi' fuo,  Vaurebbe  ancora  ogni fua  particella— >; 
„  ma  ognuna  di  lorofimUoue per  linea  retta  al  centro.  EJfendo 
„  dunque  violento,  e  preternaturale ,  non  potrebbe  efiere ftm- 
„  piierno  ,  ma  l'ordine   del  mondo  e  fempiterno -7   adun- 
,}  que  &c.   Secondariamente  tutti  gli  altri  mobili  di  moto 
„  circolare,  parche  restino  indietro ,  e  fimuouano di  più  di 
„  vn  moto,  trattone  pero  il  primo  mobile  ,per  lo  che  farebbe  ne- 
j,  ceffario,cbe  la  Terra  ancora  si  mouejft  di  due  moti:  e  quando 
.j  ciofcjfe ,  bifognerebbe  di  necejfità ,  che  fifaceffero  mutazioni 
■>■>  nelle  :  ttlltfijfe,  il  che  non  fi  vede  ;  anzifenza  variazione  al- 
,)  cuna  le  medefime  Stelle  nafcor.o ftmpre  da  i  medefimi  luoghi*, 

H    3  "     &  ne   ' 


- 


118  Dialogo  pnnio 

£y  ne  i  medefimi  tramontano.*  'Terzo. il  pioto  delle -parti  e 
del  tutto}e  naturalmente  al  centro  dell' vniuerfo ,  e  per  queflo 
ancora  in  ej/bfi  /ià.Muoue  pii  la  dubiiazion.erfe  il  moto  del- 
le parti  e  per  andare  naturalmente  al  centro  dell' vniuerJb^Q 
pure,  al.  centro,  della  Terra  ;  e  conclude  effer  fuo  inJfintfi  pro- 
prio di  andare  al  dentro  deW.vnmetfo;ì  e  per  accidente  al  cen- 
tro della  Terranei  qual  dubbio  fi  dfèorfe  ieri  a  lungo  .  Con- 
:  ferma  finalmente,  li&ejfocvXquarto  argomento  prefodaW  e- 
Jperien?a,de'grauiJiq%4lic<àdendo  da  alto  a  baffi ritengono  a 
perpendicolo  fdpmAafuperfipk  della  Terra';e.  medesimamente 
i  proietti,  tirati  a  perpendicolo  m alto }  -a  perpendicolo  per  1<l-> 
medefime  linee  ritornano  a  baffo,  r,  quando  bene  fujfero  Flati 
tirati  in  immenfa  Altezza . .  Argomenti  necejfariamjinte  con- 
cluder! ti  il  moto.  Ityroì  effer' al  cen  tro  della  Terra  %  che.fenza 
puntò  muQU&rfigti  afpetta  ye  riceue ..  Accenna  poi  in,  vltimo 
effer  dagli  Agronomi  prodotte  altre  ragioni  in  confermazio 
ne  dell' ifieffè  c.onclufioniydico  dell' ejfer  la  Terra  nel  centro 
deU}.vniuerfoj&. immobile;: &  vnafola  neproduceycbe.  è  Uri 
Jponder  tutte  le  appareqzerchefiveggonQne'mouimentidel 
le  Stell.e,alla  posizione  di  effà  'Terra  nel.centroy  la  quahrìfpo- 
denzanonbaurebb^guando  ella,non  vifujfe,*  Lealtrerprì)- 
dotH [da^Tolo^eo  j  e-da altri  Agronomi le potrò  arrecare  bora 
fi  cosici  piace-,  ò,  dopo  che  bar  eie  detto  quanto,  vi  occorra  itu^ 
rijpqfia di quejte  di ^Arifiotik ... 
SALV*  Gli  argumen'thche  fi  producono  in  quefla  materia,  fon  dì 
Argomenti  due generkaltri hanno  riguardo' agli  accidenti  terrefiri,  fen- 

di dna.  generi  Za  relazione 'alcuna. alle  Stelle  }.&  altri [fi 'cattano [dalle  appa- 

intora-o  allau.»  reze.jò'  offèmazionidelle  coficelefii ..  Gli  argomenti  d'tArift* 

muco,  o  4H1C--  j        1 .  •*.  •    ■     \   r      \  i  r         -  r       •  n' 

te  della   Ter-  .  olii.  AJtronomt,peroJara  benefe  cosivi pare}ejammar  quejti 

n— » .  prefi dalle  ejpérienze  di  7 "erra;e poi  verremo  all'altrogenere* 

Argomenti  di  £ perche  da  Tolomeo,da  Ticone,  e  da  altri  lAfironomi ,  e  Fi- 

Toiomeo    di  lofofi  oltre,  a  gli  argomenti  dl%Arifi.  prefi,  confermati: ,  e forti- 

ni oltre  a_j,         ficati da loro}ne fon prodotti [degli altrh fi '  potranno. vnirtut 
quelli  A'  Ari-  ti  infieme>per  non  bauerpoi  a.réplicarle  medefimeyofimilit  ri- 

male, fpoflc  du&  volte  ;  Però  Sig,:  Simpi  ò  vogliate,  referirgli  voi ,  0 

vogliate jcb 'io  vi  leui  quefta  briga. } fon  per  compiacerui..  . 
SIMT.  Sara.  meglio,che,  voi gli  portiate ,  ebej?  bauercifàttor  mag- 
giore fiudio  gli  baretepiuin  proto,  &  anco  in  maggior  num. 
%Altf«  Ter  la più  gagliarda  ragione  fi  produce  da  tutti  quella, 

dei 


Del  Galileo .  119 

dei  corpi 'gratti ,  che  cadendo  da  alto  a  baffo  vengono  per  vna 
linea  retta ,  e  perpendicolare  alla  fuperjicie  della  Terra^argo-    Primo  argo- 
mentojiimato irrefragabile,che\a Terra  Jìia  immobile  pere tò,  metoPreìo dai 
quado  ella  haueffe  la  conuerjion  diurna,  vna  Torrefalla  so-  ja  a[to  a  ^f- 
tnità  della  quale Jìlafciaffe  cadere  vn  /affo  ,  venendo  portata  fo  . 
dalla  vertigine  della  Terra  nel  tempo  chel  f affo  confuma  Tizi 
fuo  cadere,fcorrerebbe  molte  centinaia  di  braccia  verfo  Orie- 
te,eper  tanto  Jpazio  dourebbe  il [affo percuotere  in  Terra  lon     Confermai! 
tano  dalla  radice  della  Torre\il  quale  effetto  confermano  con  con  l' efèmpio 
vn' altra  eJperienza,cioe  e  ollafciar  cadere  vna  palla  dipiom-  del  cadente^ 
bo  dalla  cima  dell'albero  di  vna  naue,che  Biaferma,notando  dalk«mw  del 
ilfegno  doue  ella  batte,  che  è  vicino  al  pie  dell' albero;  ma  JLs  IUUQ  ^ 
da  l  medejimo  luogo Jì  lafcerà  cadere  la  medejima palla,  quan- 
do la  naue  e  aminola fuapercoffa farà  lontana  dall'altra  per 
tanto  fpazio ,  quanto  la  naue  farà  feorfa  innanzi  nel  tempo 
della  caduta  del  piombo,  e  quejio  non  per  altro  ,fe  non,perche 
il  mouimento  naturale  della  palla  pofla  in  fua  libertà  e  per  li- 
nea retta  verfo 7  centro  della  Terra  .  Fortifica/i  tal' argometo  Secondo  Ar~ 
co  refperien^ad'vn  proietto  tirato  in  alto  per  gràdijjìma  di-  g°mento  Pre* 
Jlanza,  qual farebbe  vna  palla  cacciata  da  vna  artiglieria-^  ,  to  t;raJo  °/ne_^ 
drizzata  a  perpendicolo fopra  l'orizonte ,  la  quale  nella fali-  grand 'altezza. 
ta,e  nel  ritorno  confuma  tanto  tempo ,  che  nel  nojìro paralle- 
lo Vartiglieria,e  noi  infieme  Jaremmo  per  molte  miglia  porta- 
ti dalla  Terra  verfo  Leuante,talche  lapalla  cadendo  non  po- 
trebbe mai  tornare  appreffo  al  pezzo,  ma  tanto  lontana  verfo 
Occidente,quanto  la  T  erra  f offe  feorfa  auanti.  ^Aggiungono 
di  più  la  terza,  e  molto  efficace  efperienza ,  che  e  tirando/i  con  . 
vna  Colubrina  vna  palla  di  volata  verfo  Leuate,epoi  vn'al-  Terzo  A  rgo- 
tra  conegual  carica,  &  alla  medejima  eleuazione  verfo  Po-  "^i  tn-i  d' 
nente,  il  tiro  verfo  Ponente  riufeirebbe  ejlremamente  maggio  ti^lieria  verfo 
re  dell'altro  verfo  Leuante, imperocché  mentre  lapalla  va  ver  leuante3e  ver- 
fo  Occidente, e  l'artiglieria  portata  dalla  Terra  verfo  Oriente,  *°  ponente . 
lapalla  verrebbe  a  percuotere  in  terra  lontanatali  'artiglieria 
tanto  fpazio,  quanto  e  l'aggregato  de'  due  viaggi ,  vno  fatto 
da  fé  verfo  Occidente,  e  V  altro  dal  pezzo  portato  dalla  Terra 
verfo  Leuante  :  e  per  Yopp^fito  del  viaggio  fatto  dalla  palla 
tirata  verfo  Leuante ,  bifognerebbe  detrarne  quello ,  che  ha- 
uefìe  fatto  l'artiglieria  feguendolaipojio  dunque,per  ef empio, 
chel  viaggio  della  palla  per  fé jìeffo  f offe  cinque  miglia,e  che  la 
Terra  in  quel  tal  parallelo  nel  tempo  della  volata  della  palla 

H    4       fior- 


Confermai! 
1*  argomenta 
con  i  tiri  ver- 
fo  mezo  gio  r- 
no, e  verio  tra 
montana. 

Confermali 
riileflò  per  i 
tiri  verfo  Ie- 
ttante, e  verfo» 


%  %  o  Dialogo  fecondo 

fcorrefl  tre  miglia  nel  tiro  di  Ponente  la  palla  cadrebbe  in 
terra  otto  miglia  lontana  dal  pezzo ,  cioè  le  fue  cinque  verfo 
Ponente,e  le  tre  del  pezzo  verfo  Leuante;  mail  tiro  d'Orien- 
te non  riufeirebbe più  lungo  di  due  miglia ,  che  tanto  rejia  de- 
tratto dalle  cinque  del  tiro  ,  le  tre  del  moto  del  pezzo  verfo  la 
medefima  parte  .  Ma  Vefperienza  mojlra  i  tiri  ejkre  eguali , 
adunque  l' artiglierìajla  immobile,  e  per  confeguenza  la  Ter- 
ra ancora .  Ma  non  meno  di  quejìi  i  tiri  altrefi  verfo  mezo 
giorno, ò  verfo  tramontana  confermano  lavabilità  della 
Terra;imper  occhi  mai  nonjì  correbbe  nelfegno ,  che  altri  ha- 
■uefìè  tolto  di  mira ,  ma  fempre  farebbero  i  tiri\  cojlìeri  verfo 
Ponente,per  lofeorrere  >  che  farebbe  il  berf aglio  portato  dalla 
Terra  verfo  Leuante  mentre  la  palla  e  per  aria  .  E  non  fola  i 
tiri  per  le  linee  meridiane,ma  ne  anco  i fatti  verfo  Oriente  >  0 
verfo  Occidente  riufeirebber  giuflì  ma  gli  Orientali  riufeir  eb- 
bero alti,egli  Occidentali  baffi,  tuttauolta  ebefitiraffè  dipin- 
to in  biaco.  Perche fendo il  viaggio  della  palla  in  amendue  i  ti 
ri  fatto  per  la  tangente,  cioè  per  vna  linea  parallela  all'Ori* 
zonte,&  ejfendo  che  al  moto  diurno}quandofia  della  Terra  * 
lOrizonte fi 'va  fempre  abboffando  verfo  Leuante,  &  alzan- 
do^ da  Ponente  (che pero  ci  apparifeono  le  Stelle  Orientali  al- 
zarfi,e  le  Occidentali  abbaffarjt)  aduque  il  ber/àglio  Orienta- 
•  le  s'andrebbe  abbacando] otto  il  tiro,onde  il  tiro  riufeirebbz^» 
alto,e  l'alzamento  delberj aglio  Occidentale  renderebbe  bafso 
il  tiro  verfo  Occidente  palchi  mai  non  fi potrebbe  verfo  nifsu- 
na parie  tirar  giuftos  eperchìlefperienzaeincQtrario,  efor~ 
za  direbbe  la  Terra  Ha  immobile  « 

S1MP,  Oh  quefiefon  ben  ragioni^  alle  fuaWk  imponìbile  troua^ 
vifpofia  che  vaglia  * 

SALV,  Vi  giungono  forfè  nuoue  f 

SJMP,  Veramente  sì .  Et  bora  veggo  con  quante  belle  efperìen- 

*ze  la  natura  ci  e  voluta  efser  corte/è  per  aiutarci  a  venire  m 

cognizione  del  vero .  Oh  come  bene  vna  verità  fi  accorda-* 

con  l'altra,  etutteconjpirano  al  renderfi  inefpugnabiU. 

SAGR.  ChepeccatQjche  ì artiglierie  nonfufsero  al  tempo  di  Arift+ 
haurebbe ben  egli  con  efse  efpugnàta  l'ignoranza }  e  parlato 
fenza  punto  titubare  delle  cofe  del  mondo . 

SALV*  Hobauuto  molto  caro ,  ebe  queste  ragionivi  fien  giunte 
nuoue,  acciocbì  voi  non  vejìiatenell  opinione  della  maggior 
parte  de  è  PwipaWishche  sredonojcbefe  alcuno  fi  parte  dal~ 


Del  Galileo.  121 

la  dottrina  d'Arili,  ciò auucnga  da  non  hauereintefe  né pe- 

netrateben  le  (ut  dimoflr azioni .  Ma  voi  fentirete  sicura-  *  *eguaci  d« 

;  ,,-   1  •  \       r  1  n    r  ■  1  1  Copernico  no 

mente  dell  altre  nouita ,  ejenttreie  da  queju  jeguaci  del  nuo-  £ota  moiTi  per 

no  Stilema  produr  contro  a  fé  Beffi  oJftruazioni,eJperienze ,  ignoranza  del 
e  ragioni  di  forza  ajfai  ?naggiore,che  le  prodotte  da  Arisi,  e  le  ragioni  eoa 
Tolomeo }o  da  altri  opp tigri atori  delle  medejime  conclufioni,  e  N"aiie  c 
così  verrete  a  certificanti ,cbe  non  per  ignoranza,o  inefperie- 
zafifono  indotti  afeguir  tale  opinione . 
SAGR.  Egli  è  forza ,  che  con  quejìa  occajìone  io  vi  racconti  alcu- 
ni accidenti  occorfimi  da  poi  in  qua ,  ch'io  cominciai  a  fentir 
parlare  di  quejìa  opinione. EJfendo  aJfaigiouanetto,che  appe- 
na baueuo finito  tlcorfo  della filofojia ,  tralafciato  poi  per  ef- 
fermi  applicato  ad  altre  occupazioni,  occorfe,  che  certo  Oltra- 
montano di  T\o(ìecbio,  e  credo,  cbelfuo  nomefojfe  Crijiiano  £rìftian:>  Vur 
VvrHifioJeguace  dell'opinione  del  Copernico, capito  in  quejie  *   *°    jj^jj 

bande*  &  in  vna  Accademia  fece  duafo  ver  tre  lezzioni  in »  intorno  all'o- 

quefia  materia)  con  concorfo  di  vditori ,  e  credo  più  per  la  no-  pinione_-  dei 
ulta  delfuggetto,cbeper  altro;  io  però  non  vinteruenni ,  ha-  Copernico,  e 
uendo  fatta  vnafijfa  impreljìone ,  che  tale  opinione  non  pò-  °lue110  che  M 
tejje  ejfere  altroché  vna  foìenne pazzia;interrogatipoi  alcu- am 
ni,  che  vi  erano  flati  yfentij  tutti  burlar fene ,  eccettuatton<L-> 
vno,  che  mi  dijfe ,  cbe'l  negozio  non  era  ridicolo  del  tutto ,  z~> 
perche  quefìo  era  reputato  da  me  per  buomo  intelligente  af- 
fai,e  molto  circo/petto  ,pentitomidi  non  vi  ejfere  andato ,  co- 
minciai da  quel  tempo  in  qua  fecondo,che  m'incontrazto  in » 

alcuno ,  che  tenejfe  l'opinione  Copernicana  a  domandarlo  fi 
igii  era  fiato  fempre  dell' ijhjfo-  parere ,  neper  molti ,  ch'io  »' 
babbia  interrogati  bo  trouato  pur  vnfolo^  che  non  m  babbia 
detto  d' ejfere Jìato  lungo  tempo  dell'opinion  contraria ,  ma—* 
effer pajfato  in  quejìa  moffb  dalla  forza  delle  ragioni ,  che  la 
perfuadono:efaminatigli  poi,ad  vno,ad  vno  per  veder  quata 
bene  épojfedejfer  le  ragioni  dell' altra  parte,  gli  bo  trouati  tut- 
ti bauerleprontiffime,  talché  non  ho  potuto  veramente  dire,  1  fegiiaci  del 
ebeper  ignoranza,  o  per  vanitalo  per  far ,  cime  fi  dice  il  bello  Copernicojtut 
fpiritojfi fieno  gettati  in  quefìa  opinione.  All' incotro  dìquan*-1  .  *ono  "ati 
to  io  babbia  interrogati  de  i  Teripatetici,  e  Tolemaici  (  cb<L^  {-Ha  tale  opir» 
per  curiqfità  ne  ho  interrogati  molti)  quale  fìudio  babbiana)  mone  mai  fé- 
fatto  nel  libro  del  Copernico ,bo  trouato pochijjìmi ,  ebeappe-  guaci  d'Arift. 
na  rbabbiano  veduto,ma  di  quelli,  ch'io  creda,  che  Vhabbiano  e  *"  Tolomeo 
inte/o,  nefiuno\  t  de  ifiguaci\purdtlla  dottrina  peripatetica  ™£  ddhi  con 


12.2,  Dialogo  fecondo 

bo  cercato  d'intenderete  mai  alcuno  di  loro  ha  tenuto  V altra 
*  oj?inioney  e  parimente  nonne  ho  trottato  alcuno  .  La  ond<L~> 
confederando io  come  neffun'e,  chefegua  l'opinion  del. Coper- 
nico, che  non  Jìa  fiato  prima  della  contraria,  e  che  nonfi.t-* 
benijjtmo  informato  delle  ragioni  di  Ari/i.  e  di  Tolomeo ,  e 
che  all'incontro  niffuno  .è  de  feguaci  di  Tolomeo,  <e  d'<~AriJi. 
chejia  fiato  p^er  addietro  dell'opinione  del  Copernico,  e  quella 
habbia  lafciata  per  venire  in  quella  d'Arifi.  confederando  di' 
co  quefie  cofe,cominciai  a  credere ,  che  vno ,  thelafcia  vrì opi- 
nione imbeuuta  col  latte ,  efeguita  da  infiniti  per  uenir<u> 
in  un'altra  dapochiffimi  feguita  ,  e  negata  da  Uitte  lefcuole  , 
e  che  veramente fembra  vnparadoffb  grandijjìmo,  bifognajfe 
per  necejfità ,  che  fuffk  mojfo}per  non  dir  forzato,  da  ragioni 
più  efficaci»  Per  queflo  fori  io  diuenuto  curio fifpmo  di  toc- 
car ,  come  fi  dice ,  il  fondo  di  quefio  negozio ,  e  reputo  a  min 
gran  ventura  l'incontro di amendue  voi ,  da  i  quali  iopojfa 
fenza  verunafaticafentir  tutto  quel  eh' e  fiato  dettole  forfè , 
che  si  pub  dire  in  quefiamateria,  ficuro  di  douer' effer' in  vir- 
tù de  vofirì ragionamenti  <cauato  di  dubbio .,  epfofio  in  ifiato 
di  certezza, 

SIMT,  ilMa purché  Vopinione,e  lafperanza  non  vi  vadia  falli- 
ta, e  che  in  vltimonon  vitrouiate  più  confufo,che prima  » 

SAGR.  Mi  par  d' effer ficuro ,  che  cotefio  nonpofia  interuenin^f 
in  veruna  maniera, 

SIMT?.  E  perche  nò  i  io  fon  buon  tefiimonio  a  me  medefimo,  che 
quanto  più  fi  uà  auantipiu  mi  confondo  , 

SAGR,  Cotefio  e  indizio, che  quelle  ragioni ,  che  fin  qui  vi  erano 
parfe  concludenti ,  e  vi  teneuano  ficuro  della  verità  della— * 
vqjìra  opinione  i  cominciano  a  mutare  afpetto  nella  vofira 
mente,  fa  a  lafciarui  pian  piano ,  fé  nonpaffare ,  almeno  in- 
clinare verfola  contrariala  io,cbefono ,  e  fono  fiato  fin'  ora 
indifferente,  confido  grandemente  d'hauermi  a  ridurre  in—* 
quiete,e  inficurezza,e  voifiejfo  non  me  lo  negherete  ,fe  vole- 
te fentir  qualcofa  miperfuada  a  così  fper are. 

SIMPj  La  fentir  o  uolentieri,e  non  men  grato  mi  farebbe ,  che  in 
me  operajfe  il  medefimo  effetto  . 

SAGR.  Vauorìtemi  dunque  di  rifpondere  alle  mìe  interrogazio- 
ni .  E prima , ditemi  Sig.  Simp.  non  èia  conclusone  ,  della 
quale  noi  cerchiamo  la  cognizione  ;  fé  fi  deua  tener  co  lÀrifi. 
e  TolomeOfChefiando ferma  la  Terra  fola  nel  centro  dell' uni- 

uerfit 


Del  Galileo.^  113 

uerfo,i  corpi  celeftifi  muouano  tutti,o  pur, fé fiando ferma  la 
sfera  /iellata,  O"  il  Sole  nel  centro, la  Terra  ne fia  fuori ,  e  fra- 
no fa  oi  quei  mouimèii,  che.  ci  apparifcono  ejfer  del  Sole,e  delle 
Stelle  fijfe  ! 

SIMP.  Quejie  fon  le  conciti/ioni,  delle  quali  fi  difputa. 

SAGR.  Quejie  due  conclufioni  nonfon'ellen  tali,  che  per  neceffità 
bifogna,  che  vnafia  vera ,  e  l'altra  f alfa  ! 

SIMP,  Cofi e;  noifiamo  ili  vn  dilemma ,  vnaparte  del  quale  bi- 
fogna per  necejjità,chefia  vera,e l'altra  falfa;perchì  trai  mo- 
to^ la  quiete,che  fon  contradittorij ,nonfi  da  vn  terzo  ,  fi  che 
fi  pojfa  dire  la  Terra  non  fi  muoue,e  non Jia  ferma  ;  il  Sole , 
e  le  Stelle  non  fi  muouono,n\jianno  ferme  .. 

SAGR.  La  Terrari  Sole,e  le  Stelle,che  cofafono  in  naturai  fon-j 
co  fé  minime,  o  pur  confiderabili  l 

SIMP,  Son  corpi principalijjimi,  nobìliJfimi,integranti  dell' vni- 

uerfo,  vaftijfimi,  confiderabilijfimì ..  * 

SAGR.  RI  moto  ,  e  la  quiete  quali  accidenti  fono  in  natura  ?       Moto3e  quiete 

SIMP.  Tanto  grandi,  e  principali  ,che  la  naturafiajfa per  quel-  accidenti  prin 
Ufi  dejinifce  ..  cipali  in  natu- 

SAGR.  Talché  il.  muouerfi  eternamente ,.  e  Tejfer  del  tutto  immo-  ra-J  : 
bile  fono  due  condizioni  molto  confiderabili  in  natura ,  & 
indicanti  grandi jfìma  diuerfità  ;  e  maffime  attribuite  a  corpi  .  J      ., 
principali/fimi  deUvniuerfo,in  confeguenza.  delle  quali  non  - 
pojfon  venire  fé  non  euenti  difimi  lifsimi..  .,-..':'- 

SIMP.  Cosìeficuramente  .. 

SAGR.  H or  rifpondetemi  ad  vn' altro  punto ..  Credete,  voi,  che 
in  Dialettica,  in."l{ettorica,  in  Phifica,in  Metajìfica,  in. Ma- 
tematica, e  finalmente  nellvniuerfitì  de  difcorfi,  fieno  argo* 
menti  potenti  a  perfuadere ,  e  dimofirare  altrui  non  meno  le, 
conclusioni  falfe, che .leverei  Nonpoffono 

SIMP.  Signor  no,anzi  tengo  per  fermo-,  ejonficuro,,  che  per  la—*  efier'i  falfi  di- 
proua  di  vnaconclufion  vera,  e  neceffaria fieno  in  natura—*  moftrabili  co- 
nonfolo  vna,ma  molte  dimo jìr azioni potlfsim.e ,  e  che intor-  mei  veri  . 
no  ad  e]fa  fi  pojfa  difcorrere ,  e  rigirarsi  con  mille ,  e  mille  ri-  deii/ro^di- 
fcontri  ,fenza  intoppar  maiin  veruna  repugnanza  ;  e  chiù*  fl0n[  Vere  pof 
quanto  più  qualche  Soffia  v ole ffe  intorbidarla  ,  tanto,  più.  fono  effer  mol 
chiara  si  farebbe  fempre  lafua  certezza.  :  e  che  all' oppo sito  per  te  ragioni  có- 
far  apparir  vera  vnapropoùzionf alfa ,e p perfuaderla  non  cludentj, >  ma 
si  pojfa  produrre  altro,  che fallacie, Sofijmi,  Paralogifmi,  equi-  *v  ■ 
uocazioni,e  difcorsi  vani,  incQnsislentiy  e  pieni,  di  repugnan- 
•%e,e  contradizioni,.  Hora, 


t  i  4  D  ialogo  fe£o  n  do 

SAGR.  Hofa  fé  il  moto  eterno ,  €  la  quiete  eterna  fono  decidenti 
tanto  principali  in  natura ,  e  tanto  diversi ,  che  dà  efsi  non—* 
pojfon  dependere  fé  non,  diuersifsime confeguenze,  e  mafsimc 
Applicati  al  Sole ,  <£r  alla  Terra  corpi  tanto  vajli ,  &  insigni 
nell'vmuerfo  ,  &  ejfendo  dipiu  impoffibile ,  che  l'vna  dellts 
proposizioni  contradittorie  non  sia  verace  l' altra  falfa,  e  due 
non  si potendo  per proue  della  falfa  produrr 'altro,  che  falla- 
eie  ,<&  t /fendo  la  vera  perfuasibileper  ogni  genere  di  ragioni 
concludenti ,  e  demojìmtiue  ,  come  volete  ,  che  quello  di  voi 
che  si  farà  apprefo  afoflener  laproposizion  vera  non  mi  hab- 
bia  a  perfuadere  i  bisognerebbe  bene  ,  ch'io  fuffì  d'ingegno 
fìupido  di giudizio Jìrauolto,  ejlolido  di  mente,e  d'intelletto, 
e  cieco  di  difeorfò,  ch'io  non  bauèffìa  difeernere  la  luce  dallt^ 
tenebre -,le gemme  da  i  carbonici  vero  dal falfo . 
SIMT?.  Io  vi  dico,e  vi  ho  detto  altre  volte,che  il  maggior  maejlro 
per  infegnare  a  conofeere  i  SofiJmi,e  Paralogifmi,  et  altre  fal- 
lacie è flato  Arijl,  il  quale  in  quejìa  parte  non  si  può  mai  ef- 
fer 'ingannato . 
SAG\^j  VoiVbauete  pur  con  lAriìì.  che  non  può  parlare ,  ■&  io 
A   fi  o  fc'or-  v*  dicojchefe  lAriJl.fojfe  qui/ rimarrebbe  da  noiperfuafo ,  ò 

rebbe    pareo         fiiorrebbe  le  nojlre  ragioni,e  con  altre  migliori perfuaderebbe 
menti  |ontra-  noi. Ma  che  /  voi  medesimo  nelfentir  recitar  l'efperienze  del- 

Pi  »  o  mute-  V artiglierie  t  non  Vbauete  voi  conofeiute ,  &  ammirate  ,  e 

rebbe  opinio"  confejfate  più  concludenti  di:  quelle  d'Ariftotile  i  con  tutto 

ne*  ciò  non  fento ,  chel  Signor  Salu.  il  quale  le  ha  prodotta^  , 

e  sicuramente  efaminate ,  efeandaghate puntualijfìmamen- 
te,  confejfì  d  effer  perfuafo  da  quelle,ne  meno  da  altre  di  mag- 
giore efficacia  ancoraché  egli  accenna  d'efìer per  farci fentìre. 
E  non  so  con  che  fondamento  voi  vogliate  riprender  la  na- 
tura, come  queUa,che  per  la  molta  età  sia  imbarbogita  ,&  h ab- 
bia dimenticato  a  produrre  ingegni Jpecolatiui,neJ appio, far- 
ne più-Je  non  di  quelli,che  facendosi  mancipi/  d'Ari/t.  habbia- 
no  a  intender  colfuo  ceruello  ,  efentir  co  ifuoi  fensi .   cMa 
fentiamo  il  rimanente  delle  ragioni  fauoreuoli  alla  fua  opi- 
nione,per  venir  poi  al  lor  cimento -^coppellandole,  e  ponderan- 
dole con  la  bilancia  del  faggiatore. 
SALV.  'Prima ,  che  proceder  pia  oltre  deuo  dire  al  Sig.  Sagr.  che 
inqueJtinoJìridifcorsifodaCopernichiHa,  e  lo  imito  quasi 
fua  mafcherajma  quello  che  internamente  abbiano  in  me  ope- 
ratole ragionijchepar  ch'io  produca  infuofauorenon  uoglio 
>  the 


Del  Galileo  .  1 i  f 

che  voi  lo  giudichiate  dal  mio  parlare  mentre fiamo  nel  fcf* 

uor  della  rapprefintazione  della  fauola  }  ma  dopù  che  a- 
urò  <dcpofìo  l'abito  ,  che  forfè  mi  trotterete  diuerfo  das 
quello  ,  che  mi  vedete  in  fcena .  Ora  feguitiamo  auanti  * 
Produce  Tolomeo,  & ' i  fuoi feguaci  vn' altra  efperienzcu* 
simile  a  quella  de  i proietti,  <ÌF  e  delle  cofe,  chefeparate  dalla-* 
Terra,lungamente  si  trattengono  per  aria ,  quali  fono  le  nu- 
golc,egli  vccelli  volanti ,  e  come  che  di  quelle  non  si  può  dir ,      r^Tf  i 
£be  fieno  portate  dalla  Terra,  non  ejfendo  a  lei  aderenti,non  nugole  ,  e  da 
par poffibile  ,  ch'elle  pojjìnfeguire  la  velocità  di  quella  ;  anzi  gi'YCcelli» 
dourtbbe parere  a  noi ,  che  tutte  velocijfimamentefimoueffe- 
ro  verfo  Occidente  j  e  fé  noi  portati  dalla  Terra  paffiamo  il 
nofiro  parallelo  in  vintiquattr1  bore,  che  pure  e  almenofedì- 
ci  mila  miglia ,  come  potranno  gV vccelli  tener  dietro  a  vn 
tanto  cor/o  i  doue  all'incontro  fenza  veruna  fenjibil  diffe- 
renza gli  vediamo  volar  tanto  verfo  Leuante,  quanto  verfo 
Occidente, e  verfo  qualfiuoglia  parte .   Oltre  a  ciò  fé  mentri^» 
corriamo  a  cauallo fintiamo  afsai gagliardamete  ferirci  il  voi     Argomenta 
to  dall'aria,  aual  vèto  douremo  noi  perpetuamète  fentirdal-  Pre*?  dal  ven- 
l'Oriente, portati  con  fi  rapido  corfo  incontro  all'aria  i  e  pur  ferjrcj  mentre 
nulla  di  tale  effetto  fi  finte  .  Eccivrì altra  molto  ingegnofa  corriamo  a-» 
ragione prefa  da  certa  efperieza,&  e  tale.  Il  moto  circolare  ha  cauallo. 
facoltà  di  eff  rudere  difjipare,efcacciar  dal  fuo  centro  le  parti    Argomento 
del  corpo,cbefi muoue  qualunque  volta,o'l  moto  nonfia  affai  Prel?  .  a  *r** 
tardo  ,  ò  effe  parti  non  fan  molto  faldamente  attaccate  infìe-  ^a.  facilità  di 
me]  che  per  ciò ,  quando  v.g.  noifaceffìmo  velocifsimamente  eftrudere ,,  t^> 
girare  vna  di  quelle  gran  ruote ,  dentro  le  quali  caminando  dimpare. 
vno,  o  dua  buomini  muouono  grandi fsimipejt,  come  la  mafi 
fa  delle  gran  pietre  del  mangano  ,ò  barche  cariche,  che  dvn* 
acqua  in  vn' altra  fi  traghettano  strofinandole  per  terra  , 
quando  le  parti  di  ejfa  ruota  rapidamente  girata  nonfojfiro 
più  che  faldamente  conte/le  fi  dijfìpertbbero  tutte  »,  ne  per 
molto, che  tenacemente foffiro  fopra  la  fua  efìerior  fuperjick 
Attaccati  faf si  i  o  altre  materie  graui ,  potrebbero  refìfler<Lj> 
dB' impeto  2  che  con  gran  violenza  le  f coglierebbe  in  diuerfo 
parti  lontane  dalla  ruota ,  ^T  in  confeguenza  dal  fuo  centro  » 
Qjiando  dunque  la  Terra  fi  moueffe  con  tanto,  e  tanto  mag- 
gior velocità,  qualgrauità,  qual  tenacità  di  calcine,  o  difmaU 
ti,  riterrebbe  ifaffì-,  le  fabbriche ,e  le  Città  intere, che  àafipre~ 
tipitofa  vertigine  nonfujèr  lanciate  verfo'l  Cielo?  egli  huo° 


1 2, 6  Dialogo  fecondo 

mini  j  e  le  fiere,  che  mente  fono  attaccati  alh  Terra ,  comt-* 
re/ijìerebbero  a  vn  tanto  impeto  i  doue,  che  alToppofìio  ,  <lj 
quefle,  &  affai  minori  refijìen  ze  di  /affetti ,  di  rena,  di  foglie 
vediamo  quieti/Jimamente  ripoCarfìin  ferrale  [opra  qudla 
ridurfi cadendo ,  ancorché  con  lenti/fimo  moto .  Eccoui  Sig. 
Simp.  le  ragioni  poti f/ìmey  prefe  }per  così  dir  e, dalle  co/è  terre- 
Jlrì:  reflano  quelle  dell 'altro genere ,  cioè  quelle ,  che  anno  re- 
lazione  all'apparenze  cekflije  quali  ragioni  tendon  veramen- 
te più  a  dimofìrarVejfer  la  Terra  nel  centro  dell' vniuerfo,  $f]f 
a  fpogliarla  in  confeguenza  del  mouimento  annuo  intorno 
ad  ejfo,  attribuitogli  dal  Copernico ,  lequali ,  come  di  materia 
alquanto differente ,ft 'potranno produr  dopo,. che  aueremo 
efaminataia  forza  di  quefle  fin  quìpropofle , 

SAGR.  Che  dite  Sig.  Simp.  paru'egli  chel  Sig.  Salu.poffegga ,  e_-> 
fappia  esplicare  le  ragioni  Tolemaiche ,  e  lArifloteliche  i  cre- 
dete voi ,  che  nijfuno  peripatetico  Jia  altrettanto  pfojfeditors 
delle  dimoflrazioni  Copernicane  Ì 

SIMT.  Se  non  fujfe  il  gran  concetto,  che  per  i  difeorfi  bauutifìn 
qui  mi  fon  formato  della  faldezza  di  dottrina  del  Sig.  Salu. 
e  dell'acutezza  d'ingegno  del  Sig.  Sagredo,io  con  lor  buoncu* 
grazia  mi  vorrei  partire  fenza  piùfentir  altro ,  parendo- 
mi impofjìbil  cofa ,  che  contradir  fi  pofia  a  fi  palpabili  efpe- 
rienze ,  e  vorrei  fenza fentir' altro  refìar  nella  mia  opinione 
anticha,  perchè  mi  par,  che  quando  bene  ella  fuffef alfa,  l 'effe- 
re  appoggiata  fu  tanto  verifimtli  ragionila  renderebbe feufa- 
bile  :  e  fé  quefle  fon  fallacie ,  quali  vera  dimoflr azione furon 
mai  e  osi  belici 

SAGR.  ~Epur  bene,  che  noi  fentiamo  le  rifpofìe  del  Sig.  Salu.  /«_> 
quali,  fé  faranno  vere,  è  forza,  che  fieno  ancora  più  belle,  cj» 
r   r°peJ  a-  infinitamente  più  belle;  e  che  quelle  fien  brutte  ,  anzibrut- 

come  anco  feì  ti/fime  ,fi  e  vera  larpropjfizion  metafificale ,  cbe'l  vero  ,  el 

fo,e  bruteo  *  bello  fono  vna  cofa  medefima,come  ancora  H  falfo ,  e'I  brut- 

to .  lJerò  Sig.  Salu.  non  perdiamo  più  tempo  . 

SALV.  Fu  t  fé  ben  mi  ricorda ,  il  primo  argomento  prodotto  dal 
Sig.  Simp.  quello .  La  Terra  non  fi  può  muouer  circolar- 
mente perchè  tal  moto  gli  farebbe  violento  ,  e  però  nonperpC' 
tuo:  dell effer poi  violento  la  ragione  era  ,  perche  quando  fof- 
fe  naturale,  le  parti fue  ancora  fi  mouer  ebbero  naturalmente 
in  giro ,  il  che  è  impoffìbile ,  perchè  naturale  delle  parti  è  il 
muouerfi  di  moto  retto  all' ingiù ,  Qui  ri/pondo ,  che  auerei 

.     *   '       ha- 


Del  Galileo.  nj 

hauto  caro ,  che  lArijlotilefì fojfe  meglio  dichiarato,  quando 

dijfe  le  parti  ancora  si  mouerebber  circolarmente,  imperocché     K.ifpofta"  ai 

quello  muouersi  circolarmste  può  intendersi  in  due  modiivno  Prmi°  JJfFf 
ti  *•    n    r         .    -S  i  f         *  /r    ■      7      mento  d  An- 

e,cbs  ogni  particella  j 'eparata  daljuo  tutto  si  mouejje  circolar-  ftQK\%  } 

mente  intorno  alfuo  proprio  centro  ,defcriuen  do  i  fuoi  pie- 

coli  cercbiettini;  l altro  e,  che  muuendosi  tutto 7  globo  intorno 

al  fuo  centro  in  ventiquattr  bore  7  le  parti  ancora  girajfero 

intorno  al  medesimo  centro  in  ventiquattr*  bore  .  Ilprimo 

farebbe  vna  impertinenza  non  minore ,  che [e  altri  diceffe , 

che  di  vna  circonferenza  di  cerchio  ogni  parte  bifogna  ,.  che  sia 

vn  cerchio;  ouero  perche  la  Terra  e  sferica,  ogni  parie  di  ter» 

ra  bifogna ,  che  sia  vna  palla ,  perche  cosi  richiede  taf  stoma  r 

eademeft  ratio  tori us,  &partium..  Ma  s'egli  intefe  nel* 

l'altro,  ciocche  le  parti \a  imitazìon  del  tutto  st  mollerebbero 

naturalmente  intorno  al  centro  di  tutto  il  globo  in  venti" 

quattf  bore ,  io  dico ,  che  lo  fanno  ;  &  a  voi  in  vece  d'Arisi. 

toccherà  aprouar ,  che  no, 

SIMP.  Quefìoe prouato  da  Arifl.  nel  medesimo  luogo  ,  mentre 
dice, che  naturale  delle  parti  è  il  moto  retto  al  centro  dell' vni» 
uerfo,onde[il  circolare  non  gli  può  naturalmente  competere* 

SALV.  Manon  vedete  voi ,  che  nelle  medesime  parole  vi  tanto 
la  confutazione  di  quella  rifpojla  i 

SIMP,  In  che  modo  ì  e  doue  i 

SALV.  Non.  die' egli,  che'l  moto  circolare  alla  Terra  farebbe  vio- 
lento i  e  però  non  eterno  i  e  che  qUeflo  è  ajfurdo  perche  l'ordi- 
ne* del.  mondo  e  eterno  t 

SIMP,.  Dicelo .. 

SALV,.  cMa  fé  quello,  che  e  violento  non  può  ejfer  eterno  ,  pel 

conuerfo, quello ,  che  non  può  ejfer  eterno  non  potrà  ejfer  na-  „ 

turale,  ma  il  moto  della  Terra  all' ingiù  non  può  ejfere  altra-  y^JeIJJ0.  n»n 
mente  eterno,  adunque,  meno  può  effer  naturale  :  ne  gli  potranno  effere  c- 
ejfer  naturale  moto  alcuno,  che  nonglifìa  anco  eterno  .  Ma  cerno,  e  quel- 
fe  noi  faremo  la  Terra  mobile  di  motO'  circolare ,  queflo potrà  lo,«he  nò  pu« 
efer'etern  o  ad  e  fa,.  &  alle  partì ,  e  però  naturale .  nou'potrà1  et 

SIMP.  Il  moto  retto  è  naturaliffimo  delle  parti  della  Terra,  e fer  naturale? 

gli  \eterno,rìe  mai  accader  à,  che  di  moto  retto  non  fi  muoua- 

no;  intendendo  però  fempre  rimofftgli  impedimenti ,. 

SIMP.  Voi  equiuocate  Sig.  Simp,  &  io  voglio  pur  vedere  di  li» 

berarui  dall' equiuoco ,  Però  ditemi,credete  voi ,  che  vna  no- 

ve,cbe  dallojìretto  di  Gibilterra  andafe.  verfo  PaleJUna,  po- 

tefe. 


ri'B  Dialogo  fecondo 

te  fé  eternamente  nauigare  verjb  quella  /piaggia.  ì  mouen* 
dofi  fémpre  con  egual  corfo  . 
'    SIMP.  Non  altramente  . 
SALV..  E  perche  no  i 

SIMP,  Perche  quella  navigatone  e  rifiretta ,  e  terminata  tra  U 
colonne  ,el  iito  di  Pale/ima,  &  ejfendo  la  dijianza  terminata 
fi  p afta  in  tempo  finito ,  fé già  altri  non  volejfe  col  ritornare 
in  dietro  con  mouimento  contrario ,  tornar  poi  a  replicar  il 
medefimo  viaggio ,  ma  queiìo  farebbe  vn  moto  interrotto ,  e 
non  continuato . 
S*ALV.  Ver  if ima  rijpofla .  Ma  la  nauigazione  dallo  fretto  di 
Magaglianes per  il  mar  Pacifico,per  le  Moluccbe,per  il  capo 
di  buona  Speranza,edi  Vi  per  il  medefimo  fretto  ',  e  di  nuouo 
per  il  mar  Pacifico  &c.  credete  voi ,  ch'ella  fi  potejfe  perpe- 
tuare i 
SIM'P.  Potrebbefi ', perche  ejfendo  queHa  vna  circolazione ,  che 
ritorna  in  fefiejfa  ,  col  replicarla  infinite  volte,fi potrebbe 
.  perpetuare  fenzaverunointerrompimento . 
SALV,  ^Adunque  vna  naue  in  quefio  viaggio  potrebbe  durare* 

nauigare  in  eterno . 
SIMP,  Potrebbe,quando  la  nauefuffl  incorruttibile ,  ma  diJJhU 

uendofi  la  nauefi terminerebbe  di  necejfità  la  nauigazions . 
SALV*  iSMa  nel  mediterraneo ,  quando  anco  la  nauefujfe  incor- 
«.        -  ,.      '   ruttibile  non  però  potrebbe  muouerfi  perpetuamente  ver fo 
ricercano  ac-  *Pales7ina ,  per  ejfer  tal  viaggio  terminato  .  Due  sofe  adun- 

ciò  il    moto  que fi  ricercano,  acciochevn  mobile  fenzaintermifiione^pofa 

poffa  perpetu-  muouerfi  eternamente  ;  l'vna  e  che  il  motopofsa  di  fua  natu- 

arfi  ;  io  fpazio  ra  efiere  interminato,  e  infinito^  l'altra,cbe  il  mobile  fiapa- 

^mobilein---        rimente  incorruttìbile ;&  eterno . 
corruttibile*.    SJMP.  Tutto  quefio  è  necefsario . 

SALV.  Adunque  già  per  voi fi e/so  venite  ad  batter  confefsate  efi 
fer'impofiibde,che  mobile  alcuno  fi  muoua  eternamente  di  ma- 

\x  »     ìwìa!  to  retto ,efsendo  che  il  moto  retto,  o  uopliatelo  in  su,  b  uogliate- 

Moto  retto  ..      xJ     .■«>.,   i",  •     .    j  n  r  ji 

non  può  effe-  '        *°  mgiu,voiJteJso  lo  fate  terminato  dalla  circonferenza,  e  dal 

re  eterno,e  pe-    •    ; .  fentro.'Si  che  quando  bene  il  mobile  ,  cioè  la  'Ter rafia  eterna  , 

rò   non    può'    ..,.    tuttauia  per non  efiere  il  moto retto  dì  fua  natura  eterno,ma 

1 1  rTnatur  terminatifiìm^non  pub  naturalmente  competere  alla  Terra. 

AnzììComepureierifidìfseArif.medtfimoecoftrettoafar 

il  globo  della  Terra  eternamente fi x  abile  .  Quando  poi  voi  di- 

ì    .ter  che  le  parti  della,  Terrafempre  fi  mouerannoall!  ingiù,  ri' 

mofijì 


Del  Galileo.  n? 

rhnoffìglt  impedimenti)  equiuocate  gagliardamente  ,percbtJ 
*»//' incontro  bifigna  impedirle ,  contrariarle,  e  vio  tentarla 
fé  voi  volete ,  ch'elle  si  muouano  , perche  ,  cadute  ch'elle  fono 
vna  volta,  bifogna  con  violenza  rigettarle  in  ulto  ,  acciò  tor* 
nino  a  cader  la  feconda  :  e  quanto  a  gli  impedimenti,  quefìt 
gli  tolgono  folamente  l'arriuare  al  centro ,  che  quando  ci 
fojfe  vn  pozzo ,  che  pajfalfe  oltre  al  centro ,  non  pero  vna^* 
zolla  di  terra  fi  mouerebbe  oltre  a  quello ,  fi  non  inquanto 
traportata  dall'impeto  lo  trapajfajfe  per  ritornarui  poi ,  e 
finalmente  fermaruifi .  Quanto  dunque  al  poter  fojienere  f 
the  il  mouimentoper  linea  retta  conuenga ,  ò  pojfa  conuenir 
naturalmente  ne  alla  Terra,  ne  ad  altro  mobile ,  mentre  l'v- 
niuerfo  refìi  nelfuo  ordine  perfetto  ,  toglieteuene  pur  giù  del 
tutto,  e  fate  pur  forza  (fé  voi  non  le  volete  concedere  ti  mo- 
to circolare  )  di  mantenerle,  e  difenderle  l'immobilita  . 

SIMP.  Quanto  all'immobilità  gli  argomenti  di  <-AriBotile,e più 
gli  altri  prodotti -da  voi  mi  parche  la  concludano  necejfaria- 
rnentefinora,egran  cqfici  vorranno  per  mio  giudizio  t  a 
confutargli , 

3ALV.  Venghiamo  dunque  al  fecondo  argomento,  che  era,  che 
quei  corpi,  de  i  quali  noi  fiam  ficuri ,  che  circolarmente  fi 
muouono  hanno  pia  d'vn  moto,  trattone  il  primo  mobile  ,  ^iP0"*  al  fi> 
•e  perequando  la  Terra  fi  mouejfe  circo' armente,  dour  ebbe  ni€nc0  1**°* 
rnuouerfi  di  due  moti  ;  dal  che  ne  feguirebbe  mutazione  circa 
gli  orti,egli  occafi  delle  Stelle fifie,il  che  non  fi  vede  figuire,  a- 
dunque  &c.  La  rifpofìa  femplicijjima,  e proprijjjima  a  que- 
sta insìanza  e  nell'argomento  fie/So,  &  Arijt.  medtfimo  ce  la 
mette  in  bocca,  e  non  pub  ejfere,  che  voi  Sig.  Simp,  non  l'hab* 
biate  veduta . 

SIMP.  Ne  l'ho  veduta,  ne  ancor  la  veggo, 

SALV.  Non  può  ejfere,percbe  ella  vi  e  troppo  chiara . 

SIMP.  Io  voglio  con  vofìra  licenza  dare  vn' occhiata  al  Tefio  * 

SAGR.  Faremo  portare  il  te  fio  adejfo,  adejfo . 

SIMP.  Io  lo  porto  fempre  in  tafca ,  Eccoh  qui.  e  so  per  appunto 
il  luogOjche  e  nel  fecondo  del  Cielo  al  cap.  6.  eccolo  ;  tesi.  97. 
Praeterea  omnia, qux  fcruntur  lationc  circulari  mbde- 
ficere  vidcntur^  ac  moucripluribus  vnalatione,  praster 
primam  iphceram:  quare  &  Tcrram  neccf  àrium  cft ,  fi- 
li e  circa  medium,  fine  in  medio  pofita  fcratui',  duabus 
moueri  lationibus.  li  autemhoc  acciderit;neceflàrium 

i        cft 


Argomento 
d'  Arili,  con- 
tro al  moco 
della  Terra-* 
pecca  indue-* 
saauierc  .  .  , 


1 3  o  Dialogo  fecondo 

eft  fieri  mutationes ,  ac  conuerilones  fìxorum  aftroru . 
Hoc  autem  non  videtur  fieri ,  fed  femper  eadern  >  apud 
cadetti  loca  ipfìus ,  Se  oriuntur ,  &  occidunt .  Hor  qui 
non  veggo  io  fallacia  nìjfuna  ,  e  parmi  l'argomento  conclu- 
denti/fimo . 
SALV*  Età  me  quefla  nuoua  lettura  ha  confermata  la  fallacia-* 
nelV  argumentare ,  e  di  pia  fcoperto  vn' altra  falfità .  T?erb 
notate .  Due  pqfìziom ,  b  vogliam  dire  due  condufioni  fon 
quelle ,  che  Arifìotile  vuole  impugnare  :  l'vna  e  di  quelli ,  che 
collocando  la  Terra  nel  mezo  lafacejfer  muouere  in  feftefìa 
circa  l proprio  centro.  L'altra  e  di  quelli,  chi,  cojlituendola—* 
-  \  lo.tana  dal  mezo,  lafacejfero  andar  co  moto  circolave  intorno 
ad  ejfo  mezo  .  Et  amendm  quefie  pofìzioni  impugna-* 
congiuntamente  con  Yiftejfo  argomento.  Horaio  dico,cbe  egli 
erra  nell'una,  e  nell'altra  impugnazione;e  che  Terrore  contro 
la  prima  pojìzione  è  divno,  equiuoco,ò  paralogifmo;e  contro 
alla  fecondai  vna  confeguenza  falfa  u  Venghiamo  allapri- 
..ma  pojìzione ,  che  cofìtuifce  la  Terra  nel  mezo ,  e  la  fa  mO' 
bile  in  fé  Beffa,  circa  il  proprio  centro ,  &  affrontiamola  con 
l'ifianza  d'iAriflotile dicendo  :  tutti i  mobiliyCbefi 'muouono 
circolarmente  par  che  refìino  indietro  y e  fi  muouono  di  più 
d'vna  lazione  eccettuata  la  prima  sfera  (cioè  il  primo  mobile  ) 
adunque,  la.  Terra  mouendofi  circa  il  proprio  centro ,  effendo 
pojianel  mezo,  bifogna  chejimuoua  di  due  lazioni,  e  rejii  in 
dietro;  ma  quando  quejiofujfe  bifognerebbe,  cheji.  var'taffero 
gli  orti ,  egli  occafi 'delle  Stelle  fiffe ,  il  che  non  fi  vede  far ilj  > 
adunque  la  Terra  nonfimuoue  &c.  Quìi  il  paralogifmo  ; 
per[ifcoprirlo  9  difcorro,  con  lAriftotite  in  tal  moda.  Tu 
dìo  lAvijlotile  chela  Terra pofìa  nel  mezo non  può  muo- 
uerfi  in  fé  fiefa ,  perche  farebbe  necef sarto  attribuirle  dut 
lazioni  :  adunque,  quando  non  fujfe  necejfario  attribuir' 
le  altro,  che  vna lazion  fola,  tu  non  haureHi  per  impof 
Jìbile,  che  di  vna  tal  fola  ella  fi  mouefle  ;  perche  fuor  di 
propofito  ti  farefii  ri/fretta  a  ripor  X impojjìbilità  nella-* 
pluralità  delle  lazioni  5.  quando  anco  di  vna  fola  ella  muo- 
ver non  fi  potefle  .  E  perche  di  tutti  i  mobili  del  mondo  tu 
faìche  vnfolofimuoua  d'vna  lazion  fola ,,  e  tutti  gli  altri  di 
più  d*vna;e  quejìo  tal  mobile  ajfermì,che  è  la  prima  sfera,  dot 
quellopper  il  quale  tutte  le  Stelle  fijfe ,  &  erranti  ci  apparifco- 
m  maouerfi  concordemente  daLmante^  Tonente$,  quando 

la  Ter~ 


Del  Galileo.  131 

la  Terra  potejfe  efièr  quella  prima  sfera ,  che  col  muouerfi 
d'.vna  lazion  fila  facejfi  apparir  le  Stelle  nmouerfida  Leuci- 
te jn  Ponente ,  tu  non  gliela  negheresti  :  ma  chi  dice,  che  la—* 
Terra  pojìa  nel  mezo  fi  volge  in  fé  fiejfa  ,non  gli  attribui- 
fce  altro  moto, che  quello,  per  il  quale  tutte  le  Stelle  appariro- 
no muouerfi  da  Leuante,  a  Ponente ,  e  cosi  ella  viene  a  ejfef 
quella  prima  sfera ,  che  tu  Beffo  concedi  muouerfi  d'vn  a  la- 
zicne  fila .  Bifogna  dunque,  ò  xArifiotilefe  tu  vuoi  conclu- 
der qualcofa,  che  tu  dimoftri,  che  la  Terra pofia  nel  mezo  no 
pojfa  muouerfi  ni  anco  di  vnafola  lazione;ò  vero,cbe  ne  me- 
no la  prima  sfera pojfa  hauervnfolmouimeto,altrimentitt6 
nel  tuo  medefimo  filogifmo  commetti  la  fallacia ,  e  ve  la  ma- 
nifefii ,  negando,  &  infieme  concedendo  Vijìejfa  cofa .  Vengo 
bora  alla  feconda  pofizione ,  che  e  di  quelli ,  che  ponendo  la—» 
Terra  lontana  dal  mezo3la  fanno  mobile  intorno  ad  effo,  dot 
la  fanno  vn  Pianeta,^  vna  Stella  errante;  contro  alla-qual 
pofizione  procedei  argomento ,  e  quanto  alla  forma  è  conclu- 
dente, ma  pecca  in  materia  ;  imperocché  conceduto ,  che  la 
Terrafimuoua in  cotalguifa,e cbejt  muoua  di  due  lazio- 
ni ,  non  pero  ne  fegue  di  necefjità  ,  che  quando  ciòfia^s'hab- 
biano  a  far  mutazioni  negli  orti,e  negli  occafi  delle  Stelle fif- 
fe,  come  afuo  luogo  dichiarerò  ;  e  qui  voglio  fcujar  bene  V er- 
rore Ariflotile  :  anzi  lo  voglio  lodar  dbauer'egli  arrecato  il 
più  fittile  argomento  contro  alla pofizion  del  Copernico ,  che 
Arrecar  fi pojia;  e  fi  Vinjlanza  è  acuta ,  <iy  in  apparenza  ccn- 
tludenlifjima,  vedrete  tanto  più  efser  fittile ,  <£r  ingegnofa  la 
filuzione ,  e  da  non  ejfir  ritrouata  da  ingegno  mcn' acuto  di 
quello  del  Copernici  ;  e  dalla  difficultà  nell 'intenderla potrete 
argomentare  la  dijficultà  tanto  maggiore  del  rhrouarla .  La- 
fciamoin  tanto  per  bora  la  rifpojlain  pendente ,  la  quale  a     Kjfpofte  al 
fuo  luogo  ,e  tempo  intenderete  dopo  l hauer  replicata  Itnfian-  terzo  argomé» 
za  medefima  d 'frittotele ,  e  di  più  fortificata  grandemente  co  • 
a  fauor  fuo.  Hor  pafiiamo  ali argomento  terzo  pur  d'Ari- 
fiotile-tintorno  al  quale  non  fa  bifigno  replicar  altro,  ejfendo- 
fegli  a  bajìanza  nfpoflo  tra  ieri,  e  oggi:  imperocché  e'  replica , 
cbel  moto  de'gram  e  naturalmente  per  linea  retta  al  centro,e 
rercapoi.fi  al  centro  della  2  erra,  opur  dell' vniuer fi, ,  econ- 
tlude,che  naturalmente  al  centro  dell' vniuerfo ,  ma  per  acci-      t?  -r    ft     i 
dente  a  quel  della  7  erra.  Pero  poffìamo  pafsare  al  quarto  ,  qU3rCo  algo- 
se/ quale  converrà,  che  ci  trattengbiamo  afsai  ,per  efser  fon   mento  . 

/     2         dato 


1 3 1  Dialogo  fecondo 

dato  fopra  quella  efperienza,dalla  quale  prende  poi  forra  le 
maggior  parte  degli  argomenti ,  che  rejiano .  Dice  dunqut^ 
^AriHotile, argomento  certijftmo  dell'immobilità  della  Terra 
sfsere  il  veder  noi  i  proietti  in  alto  a  perpendicolo  ritornar  per 
l'ijiefsa  linea  nel medefimo luogo,didouefuron  tirati, Eque* 
fìo,quando  bene  ilmouimento  fufse  altijjìmo ,  il  che  non  pò» 
irebbe  accader-e,quando  la  Tevrajìmoutjfe; perchè  nel  tempa 
cbeH proietto Jtmuoue  in  sù,e'ngiù  f eparato  dalla  Terra ,  ih 
luogo ,dozie  hebbe principio  il  moto  deÌproietto,fcorrerebbi~>  , 
merci  del  riuolgimento  della  Terra ,  per  lungo  tratto  ver/a 
Leuante ,e per 'tanto fpazio,nel  cadere  il  proietto  percuotereb- 
be in  terra  lontano  dal  detto  luogo .  Si  chequi  s'accomodai 
l  argomento  della  palla  tirata  in  su  coli  artiglieria  ,  fi  ancora 
l'altro  vjàto  da  Ari/lotile ,  e  da  Tolomeo  del  vedere  i  graui 
sadenti  da  grandi  altezze  venir  per  linea  retta,  e  perpendico- 
lare alla  fuperficie  terre/ire  .  Hora,per  cominciar*  a  svilup- 
par quejii  nodi,  dimando  al  Sig.  Simp.  quando  altri  negafit 
a  Tolomeo,  e  ad  Arifi.  che  i  graui  nel  cader  liberamente  da 
alto  venijferoper  linea  retta,  e  perpendicolare  3  cioè  diretta  al 
centrn,con  qual  mezo  lo prouer ebbero-». 

ilMT.  Col  mezo  del  fenfo,il  quale  ci  ajpcura ,  che  quella  Tom 
$  diritta,e  perpendicolare ,  e  ci  mofira  quella  pietra  nel  cadere 
venirla  radendo >  fenza  piegar  pur'  vn  captilo  da  quejìa ,  à 
da  quellaparte,  e  percuotere  al  piede  giujìo  Jotto'l  luogo  don- 
defu laj Hata. 

SALV.  Ma  quando  per  fortunati  glòbo  terrefire  fi  mouejfe  in 
giro ,  éx  in  confeguenzaportafie  feco  la  Torre  ancora  ,  e  che 
ad  ogni  modofivedefse  la  pietra  nel cadere\venir  radedo  tifi- 
lo della  Torre,  qualbifognerebbe,che  fufse  il  fuomouimeto  l 

SIMPL.  infognerebbe  in  quejlo  cafo dir piùtofto[i  fuoi  moui- 
menti'-, perche  vno  farebbe  quello,col  quale  verrebbe  da  alto  a 
bafso,  e  vn  altro  converrebbe ,  ch'ella  n'hauefse  per  Jèguir e  il 
corfo  della  Torre . 

SALV*  Sarebbe  dunque  il  moto  fuovn  compoflodi  due,  cioè  di 
quello,  col  quale  ella  mifura  la  Torre, e  dell 'altro,col  quale  el- 
la lafegue*  Dal  qual  compofìone  rifugerebbe ,  vbe'ljàfso  de- 
fcriuerebbe  non  più  quella  femplice  linea  retta ,  e  perpendico- 
lare, ma  vna  trafuerfale,e  forfè  non  retta .. 

SJMP.  Del  non  retta  non  lo  so,  ma  intendo  bene,  che  di  ne- 
tejjità  farebbe  trafmrfale  ,  e  differente  adi  altra,  retta** 

per* 


Del  Galileo,  153 

perpendicolare  ,  che  ella  deferì/se  Banda  la  Terra  immo* 
èilzs . 

SALV.  Adunque  dal  /blamente  vedere  la  pietra  cadente  rader  la 
Torre  voi  non potetejtcuramente  affhrmare,che  ella  dtfcriua 
vna  linea  retta,  e  perpendicolare, fé  non  fuppoBo  prima ,  che 
la  T'erra  Bia  ferma . 

SIMP.  Cosi  e,  perche  quando  la  Terra  Jt  mouefse  il  moto  della 

pietra  farebbe  trafuerjàle,e  non  a  perpendicolo .  d' A^td* 

SALV.  Ecco  dunque  ti  paralogifmo  d'Arifiotile,  e  di  Tolomeo  e-  xoiòm'ecMicì 
uidente,e  cbiaro,e  feoperto  da  voimedejtmo  nel  quale  Jt  fup-  fuppor  per  no 
pon  per  noto  quello fibe  s  intende  di  dimojlrare .  to  quello  che 

SIMP.  In  che  modo  ?  ame  Jt  dimojlra  Jilogifmo  in  buona  for-  *  in^uiftione  « 
ma, e  non  vnapetizion  di  principio. 

SALV.  Eccoui  in  che  modo  .  Ditemi  vnpocoinella  dimojìrazio- 
ne  nonjt  pon' egli  la  conclusone  ignota  ? 

SIMP.  Ignota ,  perche  altrimentiil  dimojìr aria  farebbe  fuper- 
Kfluo. 

SALV.  *5Ma  il  mezo  termine  non  conuieh'egli ,  chejta  noto  ì 

SIMP.  E  necefsario,  perchè  altramente  farebbe  vn  voler  proua- 
re  ignotum  per  xque  ignotum  . 

SALV.  La  noJlracQndztJìon*  daprouarjt,  e  che  è  ignota ,  non  è 
la  /labilità  della  Terra  i 

SIMP.  Cotefae. 

SALV.  Il  mezo,  che  deue  ejfer  noto,  non  è  la  caduta  del  f affo  ret- 
ta, e  perpendicolare  i 

SIMP.  Quejlo  e  il  mezo  . 

SALV.  Ma  non  se  egli  poco  fa  conclufo ,  che  noi  non  poJJIamo 
bauer  notizia ,  eoe  tal  caduta J/a  retta ,  e  perpendicolare  ,f_^ 
prima  non  ci  e  noto ,  che  la  Terra  flia  ferma  {  adunque  nel 
voftro  Jìhgifmo  la  certezza  del  mezoji  caua  dall'incertezza 
della  conciufìone  .  Vedete  dunque  quale ,  e  quanto  è  il  pa- 
raiogifmo  . 

SAGR.  lo  vorrei  ingrazia  del  Sig.  Simp.  difender  fefujfe  pof 
Jtbile  lArifì.  b  almeno  rejlar  io  meglio  capace  della  forza  del" 
lavo/Ira  illazione.  Voi  dite ,  il  veder  rader  la  Torre  non 
lafta per  afjicurarjì,  che'l  moto  del  faffofìa  perpendicolare 
(  che  è  il  mezo  termine  del  Jilogifmo)  fé  nonjifuppone ,  che  la 
Jerrajìiaferma,che  è  la  conclujione  daprouarjt  ;  per  che  qua- 
do  la  Torre  fi moueffk  injìeme  co  la  Terra,&  ilfajfo  la  radef 
fé,  il  moto  ddfajfojanbbe  trafucrfale,  e  non  perpendicolare  • 

/    2        <Ma 


134  Dialogo  fecondo 

Ma  io  ri/ponderò,  che  quando  la  Torre fi 'moueffe ,  farebbe 
impofsibile,  che'l  fafio  cadefie  radendola,  e  però  dal  cader  ra- 
dendo s'inferifce  lajiabilità.  della  Terra  . 
SIMT.   Così  e  perche  a  voler  che'l  fajfo  veniffe  radendo  la  Torre, 
quando  ella fuffe portata  dalla  Terrajbifo^nerebbe^he'lfaffb 
baueffe  due  moti  naturali,  cioel  retto  verjol  centra ,  e'I  circo- 
lare intorno  al  centro,il  che  e  poi  impojjìbìle* 
SALV..  La  diftfa  dunque  dì. Anjiotile  cofifijìe  nell'effer'impofftbi- 
le,o  almeno  nelìì  hauer  egli  jlimato  imponìbile,  che'l  fatto  po- 
tejfc  muouerfi  di  vn  moto  miiìo  di  retto, e  di  circolare  ;  perchè 
quando  e' non  hauejfe  hauuto  per  impoJJìbile,che  la  pietra po- 
tejfe  muouerfi al  centro ,  éntornoal  centri  unitamente ,  egli 
hauerebbe  intefo  ,  chepoteua  accadere ,  che'l  fajfo  cadente  pò- 
tejfe.  venir  radendo  la  Torre ,  tanto  mouendojì  ella ,  quan- 
Jojlando \  ferma,  e  in  confeguenzafi farebbe  accorto,che  dt~* 
quejio  radere  non  fi  poteua  inferir  niente  attenente  al  mo- 
toso alla  quiete  della  Terra  .  Ma,  quejio  non  ifcufa  altra- 
mente Anjiotile,  non  follmente,  perche  doueua  dirlo  quando 
egli  auejfe  auto  tal  concetto ,  ejfendo  vn punto  tanto  princi-, 
pale  nel  fuo  argumento,ma  di.  più  ancora,  perche  non  fi  può 
dir  ne  che  tale  effetto  Jìa  imponibile  r  tà  che  Ari/lotile  Vhabbia 
fìhnato  imponìbile..  Non  fi  può  dire  il  primo,  perche  di  qui  a 
poco  moflrerò ,  ch'egli  e  non  pur  pojjìbile ,  ma  necejfario  ;  ni 
meno  fi  può.  dire  il  fecondo  ,percìù  Ari/lotile  medefimo  con- 
cede al.  fuoco  V  andare  in  su  naturalmente  per  lìnea  retta ,  è\ 
Àrift.  anniet-  muouerfi  in  giro  col  moto  diurno  participato  dal.  Cielo  a  tut- 

te che  il  fuo*  to  l'elemento  del  fuoco ,  $r  alla  maggior  parte  dell'aria  ;fLs 

co  fi  rauouLf  dunque  e' non  ha.  per  imponìbile  mefcolareil  retto  in  su  col 

là  n^J1  fuana"  circolare  comunicato  al  fuoco ,  &  all'aria  dal  concauo  luna- 

mrC&  indirò  re, a/fai  meno  dourà  reputare  imponìbile  il  retto  in  già  del 

per  parricida.-         fajfo  col  circolare,  chefujfe  naturale  di  tutto 'l globo  terrestre  8 
*ione  ,  del  quale  il  fajfo  è  parte  . 

SIMP.  A  me  non  par  cotefia  cofa , perchè  quando  l'elemento  del 
fuoco  vadia  in  giro  infieme  con  lìariafacilijfima  ,  anzi  necef- 
faria  cofa.  e,che  vna  particella  di  fuoco ,  che  da.  terra for  monti 
in  alto ,nelpajfar  per  Varia  mobile  riceua  l'iHejfo  mouimentot 
e/fenda  corpo  così  tenue,e  leggiero ,e  ageuolijjìmo  ad  ejfer  mof- 
fo;ma  che  vnfaffo  grauijjtmo^ò  vna  palla  d'artiglieria,che  dai 
alto  vega  a  bajfo,efiagiàpojla  infua  balìa  fi  lafci  traf portar^ 
ni  da  aria,nì  da  altro,  ha  del  tutto  dell' inopinabile .  0  lire  chi 

ti* 


Del  Galileo  J  135 

siìTefperìenza  tanto  propria  della  pietra  la/cfata  dalla  cima 
dell'albero  della  nane ,  la  quaìmentrela  naue jìa  ferma  cafea 
al  pie  dell'albero,  ma  quando  la  naue  cantina  cade  tanto  lon- 
tana dal  medejìmo  termine  quanto  la  naue  nel  tempo  della 
caduta  del  fa/so  è  fior  fa  auanti  ;  che  non  fon  poche  braccia  9 
quando  l  corfo  della  naue  e  veloce  . 
SALV.  Gran  di/parità  è  tra'l  cafo  della  naue,  e  quei  della  Terra  f 
quando'l  globo  terre/ire  hauejfe  il  moto  diurno  .  Imperoc- 
ché mani  fé ftif sima  cofa  e  che'l  'moto  della  naue,Ji  come  none  .  Disparità  tra, 

fuo  naturale,  cosi  e  accidentario  di  tutte  le  cofe  ,  che  fono  ;;2— »  l}  ,rCà^.  de* 
J  o  s  •  ;■       7  ì)        _,        u  ■*  iaiìo  dalla  ci- 

ejsa,  onde  non  e  merauiglia ,  eoe  quellapietra,  che  erantenu-  ma  dell'albe. 

ta  in  cima  dell' alberoflaJciata  in  libertà  feenda  a  bajfo  fenza  ro  della  nane, 
obligo  difeguireilmoto  della  naue .  Mala conuerfion  diur-  e  dalla sómità 
naji  dà  per  moto  proprio ,  e  naturale  al  globo  terre/ire ,  &  <*e^a  1  °^re. 
in  configuenza  a  tutte  le  fue partii e  come  imprejfo  dalla  na- 
tura e  in  loro  indelebile ,  e  però  quel  faffo ,  che  e  in  cima  della 
Torre  ba  per  fuo  primario  injìmto  l'andare  intorno  al  centro 
del  fuo  tutto  in  ventiquattr' 'bore ,  eque  fio  naturai  talento 
efercita  egli  eternamente  ,fia  pur pò  fio  in  qualfiuogliajiato  . 
E  per  rejìar perfuafo  di  quejio ,  non  hauete  a  far  altro ,  chis 
mutar  vri antiquata  imprejfione  fatta  nella  vojìra  meniti  ; 
e  dire  ,fì  come  per  auere  filmato  io  finora  ,  che  fìa  proprietà 
del  globo  terre/Ire  lo  (lare  immobile  intorno  al  fuo  tètro  non 
ho  mai  bauto  dijftcultà,o  repugnanza  alcuna  in  apprendere , 
che  qualfiuoglia  fua  particella  refìi  ejfa  ancora  naturalmente 
ri  ella  medejima  quiete;  così  e  ben  douere,cbe  quando  naturale 
infinto  fujfe  del  gì :bo  terreno  l'andare  intorno  in  venti- 
quattr' bore  ,fìa  d' ogni  fua  parte  ancora  intrinfea  ,  e  natu- 
rale inclinazione ,  non  lo ftar ferma ,  mafeguire  il  medfimo 
corfo.  E  così  fensavrtare  m  veruno  inconuenienteji  potrà 
concludere ,  che  per  non  ejfer  naturale  ,  ma  fìraniero  il  moto 
conferito  alla  nane  dalla  forza  de  remi,  e  per  ejfa  a  tutte  lt-j 
cofe,  che  in  la  fi rnrouanojìa  ben  douere ,  che  quel  fajfo  ,fe- 
■   parato  chee'fia  dalla  naue,fì riduca  alla  fua  naturalezza ,  e 

ritorni  ad  efer  citare  il  puro ,  efemplìce  fuo  naturai  talento  .  .,a  Plrtc  del~ 
Aggiugnefi,  che  e  necejfario  ,  che  almeno  quella  parie  d'aria  ,  v^\[t  piu  a|_ 
the  e  inferiore  aUe  maggiori  altezze  dei  monti ,  venga  dal-  te  montagne-» 
V  apprezza  della  fupcrjiae  terreftre  rapira,e  portata  in  giro  ;  o  fegue  il  moto 
'pure  che,  come  nafta  di  molti  vapori^  &  efalazioni  terre/tri,  lielia  itrr»' 
naturalmente  fediti  U  moto  diurno ,  //  che  non  auuiehedd- 

I    4.        l'aria , 


1 3  £  Dialogo  fecondo 

l'aria,che  ì  intorno  alla  nane  cacciata  da  i  remi  :  per  lo  cbtJ 
l'argumentare  dalla  natie  alla  Torre  non  ba  forza  d'illazio- 
ne; perche  quelfajfo ,  che  vien  dalla  cima  dell'albero  entra  in 
«un  mezOjChe  no  ha  il  moto  della  nauer  ma  quel  che  fi  parte  dal 
V,  altezza  della  Torre  fi  troua  in  vn  mezo,  che  ha  Viììejfo  mo- 
to ,cbe  tutto!  globo  terre/Ire ,  talchi fenz'ejfer  impedito  dall'a- 
ria, anzi  più  tofiofauor ito  dal  moto  di  lei  ypuofeguirel'vni- 
uerfal  corfo  della  Terra . 
SIMP.  Io  non  rejio  capace ,  che  Varia  poffa  imprimere  in  vvlJ* 
-,      j  IP  grandijjimo  fa/so,  o  in  vnagrojfa  palla  di ferrOyO  di  piombo  t 

ria  atto  avo*'-  chepafsafse  v.  g.  dugento  libre-,  il  moto,  col  quale  ejfa  medefi- 

tar  feco  cofe  mafimuouey  e  che  per  auuentura  ella  comunica  alle  piume  , 

kggicrifsime,  -alla  neue7  &  altre  cofe  leggierijjìme;  anzi  veggo ,  che  vnpefo 

nu  non  le  gra  di  quella  forte  efpofìo  a  qualfiuoglia  più  impetuofo  vento 

msimQ  *.  non  vien  pur  mofso  di  luogo,  vn  fol  dita  p  hor  penfate  fé  l'r  • 

ria  h  porterà  feco. 
SALV.  Gran  difparitàe  tra  la  voslra  efperienza,  fi  nojìro  cafo  » 
Voifatefopraggiugnere  il  vento  a  quel  fafsopojio  in  quiete  y 
e  noi  efponghiamo  nell'aria ,  che  già  fi  muoue ,  ilfafso ,  e j&o 
purfimuoue  efio  ancora  con  ViBejfa  velocità ,  talchi  l'aria-** 
non  gli  haaconferire  vn  nuouo  moto,mafolo  mantenerli ,  ò 
per  meglio  dire ,  non  impedirli  il  già  concepito  :  voi  volete** 
cacciar  ilfafso  d'vn  moto  Br aniero^e fuor  della  fua  natura^ 
e  noi  conferuarlo  nel  fuo  naturale ..  Se  voivoleui  produrre 
vnapiu  aggiujìata  efperienza,doueui  dire  y  che  sio/seruafse9 
fé  non  con  l'occhio  della  fronte,  almeno  con  quel  della  mente  f 
sib  che  accaderebbe ,  quando  vn' Aquila  portata  dall'impeto 
,  del  vento,  si  lafciafse  cader  da  gli  artigli  vna  pietra;  la  quale, 

perche  già  nelpartirsi  dalle  branche  volaua  alpari  del  vento , 
e  dopo  partita  entrain  vn  mezo,  mobile  con  egual  velocità  , 
ho  grande  opinione ,  che  non  si  vedrebbe  cader  già  a  perpen* 
dicolo ,  ma  chefeguendol  corfo  del  vento ,  &  aggtugnendouì 
quel  della  propria  grauità  3  simouerebbe  dì  vnmoto  tra- 
fuerfal^j, 
SIMP.  Bifognerebbt  poterla  fare  vna  tale  efperienza  ;  e  poi  fi- 
sondo  Veuento  giudicare  ;  in  tanto  l'effetto  della  nane  sin  qui 
mofira  di  applaudere  all'opinion  nojira . 
S'AL  V.  Ben  dice/le  sin  quì,perchì  forfè  di  qui  a  poco  potrebbe  mu- 
tar fembianza  .  E  per  non  vi  tener ,  come  si  dice,  più  fu  le 
à&ebette;  ditemi  Sig.  Simp.  parti 'egli  inttrnameteichefejper 

tknzA 


Del  Galileo.  137 

rienza  della  naue  quadri  così  bene  al  propoftto  nqftro ,  e Zk_> 
ragioneuolmente fi  debba  credere,  che  quello,  che Ji vede  acca* 
aere  in  lei ,  debba  ancora  accadere  nelglobo  tevreBre  { 

SIMP.  Sin  qui  vii  e  par  fa  disi;  e  benché  voi  habbiaie  arrecate^* 
alcune  piccole  dij uguaglianze  ,non  mipaion  dì  tal  momento^ 
che  bajìt  a  rimuouermi  di  parere. 

SALV.  lAnzì  dejtdero ,  che  voi  ci  continuiate ,  e  tenghiate  falda  f 
che  l'effetto  della  Terra  habbia  a  rifipondere  a  quel  della  naue*y 
purctie ,  quar.  do  ciò  fi  fioprijje  progiudiziale  al  vojiro  bifo- 
g?:o,  non  vi  venijfe  vmore  di  mutar penfiero.  Voi  dite  '.per- 
che, quando  la  naue  fio,  ferma,  il  f affo  cade  al  pie  delV  albe- 
ro, e  quando  eli' e  in  moto  cade  lontano  dalpiede,  aduquepet 
il  conuerfo,  dal  cadere  il f affo  al  piede,  fi inferifee  la  naue  Hat 
ferma,  e  dal  cadérne  lontano,*'  argumenta  la  naue  muouerfii 
e  perche  quello,  che  occorre  della  naue,  deue  parimente  accader" 
della  Terra  iperb  dal  cader  della  pietra  al  pie  della  Torre  fi 
inferifee  di  mceffìtà  l'immobilità  del  globo  terre/Ire .  Non  e 
quejìo  il  voflro  di f cor  fa  Ì 

SIMP.  E  per  appunto  ridotto  in  breuità,  che  lo  rende  ageuolifp- 
mo  adapprenderfi . 

SALV.  Hor  ditemi ,  fi  la  pietra  lafciata  dalla  cima  dell'albero  3 
quando  la  naue  cammina  con  gran  velocità ,  cadejfiprecifia- 
mente  nel  medefmo  luogo  della  naue ,  nel  quale  cafea,  quan- 
do la  naue  fa  ferma,  qualfiruizio  viprefterebber  quefle  ca- 
dute circa  l'ajficuraruifi'l  v  affilio  fìàfermo,ò  pur  fi  caminai 

SIMP.  lAJfolutamente  nijfuno:  in  quel  modo,cheper  efimpio  dal , 
batter  delpolfo  non  fi  pub  conofeerefi  altri  dorme  ,òe  defilo , 
poiché  il polfio  batte  nell'iflejfo  modo  ne'  dormienti ,  che  nei 
vegghianti  » 

SALV.  BeniJJÌmo;  auete  voi  fatta  mai  Vefiperienza  della  nauel 

SIMP.  Non  V  ho  fatta  ;  ma  ben  credo u  che  quelli  autori,  che  la~-> 
producono,  l'abbiano  diligentemente  ofieruata;  oltre  chefico- 
nofee  tanto  apertamente  la  caufa  della  di/parità  r  che  non  fa- 
feia  luogo  di  dubitare . 

SALV.  Cbepofa  ejfir ,  che  quelli  autori  la  portino  fienza  auerla 
fatta,  voijlejfo  nefeie  buon  tefiimonio,  che  fienza  auerla fatta 
la  recate  per ficura,  e  ve  ne  rimettete  a  buonafede  al  detto  lo- 
ro; fi  come  e  poi  non  filo  pojfibile ,  ma  necefiario ,  che  abbiano 
fatto  efii ancora  ;  dico  di  rimetterfi a  ifiuoi  ant  ec  efori ,  fienza 
arriuar  mai  a  v-no,  che  l'abbia  fatta  ;  perchè  chiunque  la  fard 

trotterà 


138  Dialogo  fecondo 

2 a  pie,jr:j] >C1"  trotterà  Xtfiperienza  moflrar  iutto'l  contrario  di  quel  che  vie- 

bero  delia  na-  ne  fritto  :  cioè  rnojlrerà,  che  la  pietra  cafcaftmpre  nel  medefiì- 

ue  batte  nell'-  ma  luogo  della  natie,  jìia  ella  ferma -,  0  muouafi  con  qualfiuo- 

ifìeflb    luogo-       ■  glia  velocità  *  Onde  per  effer  la  medefima  ragione  della  Ter- 
muouah  la-»  ra^  cfce  ^e//a  nau£)  c]a\  cader  la  pietra  fempre  a  perpendicolo  al 

frrma'#  pi}  della  Torre  non  fi  può  inferir  nulla  dei  moto,  0  della  quie- 

te della  ferra. 
SIMP.  Se  voi  mi  rimet  effe  ad  altro  mezo ,  che  all' efiperienza ,  io 
credo  bene,  che  le  dijpute  nofirenonfinirebberperf  crAa, per- 
che quejìa  mi  pare  vi:  a  cofa  tanto  remota  da  ogni  vman  di- 
f cor  fio  ,  che  nonlafci  mimmo  luogo  alla  credulità  ,  ballapro- 
babilità . 
SAL  V.  E  pur  l'ha  ella  laj ciato  in  me . 

SIMP.  Che  dunque  voi  non  nauete fatte  cento ,  no  che  vna pro- 
na, e  V  affermate  co  sì  francamente  per Jicur a  i  io  ritorno  nella 
mia  incredulità ,  e  nella  medefima  fìcurezza ,  che  i'e/perienza 
Jiafiata  fatta  dagli  autori  principali,  che  fé  ne firuono ,  e  che 
ella  moflri  quel  che  e/fi  affermano . 
SALV.  lofenza  efiperienza  fon  Jtcuro ,  che  l'effetto  feguirà  come 
vi  dico; perche  così  e  necefisario,  chefiegua  ;  e  più  v  aggiungo  , 
the  voijlefso  ancora  fiapeìe ,  che  non  pub fieguire  altrimenti , 
fé  ben  fingete ,  bjìmulate  di  fingere  di  non  lo  fiapere  .  Ma  io 
fon  tanto  buon  cozzondi  ceratili  ,  che  ve  lo  faro  confefsarea 
viua forza  .  *JMa  il  Sign.SagredoJìà  molto  cheto:  mi  par  eu  a 
pur  di  vederui  far  non  so  che  moto, per  dir  alcuna  co/a. 
SAGI^.  Voleuo  veramente  dir  non  so  che,  ma  la  curiqfità ,  che  mi 
ha  mojfa  quejlofientir  dire  di  far  tal  violenza  al  Sign.  Simp. 
che  pale/i  lajcienza  ,  che  e'  ci  vuole  occultare ,  mi  ba  fatto  de- 
porre ogni  altro  dejìderio  :  pero  vi  prego  ad  effettuare  il 
vanto * 
SALV.  Burchi  il  Sign.  Simplicioji  contenti  di  rifipondere  alle  mie 

interrogazioni,  io  non  mancherà . 
SIMP.  lo  rifponderb  quel  ctiefapro  ,fiìcuro ,  che  haurbpoca  bri' 
ga, perche  delle  co/e ,  che  io  te?;go  falfe  non  credo  ai  poterne 
fàptr  nulla ,  efiendoche  la  fetenza*  de  veri ,  enon  de  fal/i . 
.  SALV.  fon  non  dejìdero  ,  ebe  voi  d.cìate ,  0  ridondiate  di  faper 
niente  altro,  che  quello,  che  voificuramcaìenfiapete.  i-er-j  di- 
temi .  Quando  voi bauejìe  vna  fiuperjicie  pia?:,a  puhtijjimci 
tome  vnofpecchio,  e  di  materia  dura  comt  l'acciaio,  e  e  uè  fu  fi- 
fe non  parallela  airori&onte,  ma  alquanto  inclinata,  e  chejb- 

pra, 


De!  Galileo.  139 

pra  di  e  fa  voìponesìe  vna  palla  perfettamente  sferica ,  e  di 
materia  grane,  e  durijjìma,  come  v.g.  dì  bronzo  >  lafciata  in 
fjta  liberta ,  che  credete  voi ,  che  ellafacejfe  i  non  credete  voi 
(fi come  credow  )  che  ella  ftejfe  ferma  i 

SIMP.  Se  quella  fuperficìe  fujfe  inclinata  i 

StALV.  Sì;  che  così  gì. i  bofuppoflo  . 

SIMP.  Io  non  credo  ,  che  eliajì  fermajfe  altrimente  :  anzi  pur 
fon  ficuro ,  ch'ella  fi  menerebbe  verfo  il  decliue  Jpontanea- 
mente * 

SAL  V.  Auuertite  bene  a  quel  che  voi  dite  Sign,  Simplicio, perchì 
iofonjìcuro ,  ci/ e  Ila  fi  fermerebbe  in  qualunque  luogo  voi  la 
pofafle* 

SIMP.  Come  voi  Sign .  Saluiati  vi  fruite  di  quefta  forte  dì  fup- 
pofìzioni  ,  io  cumwciero  a  non  mi  marauigliar ,  che  voi  coti' 
eludiate  c^nclufiom  falfijfime . 

SALV.  Hauete  dunque  per ficurifsimo}  ch'ellajimouerebbe  ver» 
fo  il  decliue  fpontaneamente  ( 

SIMP.   Che  dubbio! 

SALV.  E  quejio  lo  tenete  per fermo,non  perche  io  veV  habbia  in- 
fegnata  (perchè  io  cercano  di  perfuaderui  il  contrario  )  ma 
per  voijiejjo,  e  per  il  vojìro  giudizio  naturale . 

SIMP.  H  ora  intendo  il  voflro  artifizio  ;  voi  diceui  così  per  ten- 
tarmi,e(come fi  dice  dal  vulgo)per  ijcalzarmi;ma  non  che  iti 
quella  guifa  credejìe  veramente  . 

SALV.  Così  sia  .  E  quanto  durerebbe  a  muouerfi  quella  palla  9 
e  con  che  velocità  i  E  auuertite,  che  io  ho  nominata  vna  pal- 
la perfetti  ([imamente  rotonda ,  &  vn  piano  efquifitamente 
pulito ,  per  rimuo-uer  tutti  gli  impedimenti  eHemi  ,  &  accì- 
dentary  .  E  così  voglio,  che  voi  aBraggbiate  dall' impedimen- 
to dell'Aria ,  mediante  lafua  refijienza  alVeJfere  aperta ,  e_-> 
tutti  gli  altri  oslacoli  accidentary  ,fe  altri  ve  nepotefsero  ef- 
fere . 

SIMP.  Ho  comprefo  il  tutto  benifsimo ,  e  quanto  alla  vojlra  do- 
manda ri/pondo,  che  ella  continuerebbe  a  muouerfiin  infini- 
to, fé  tanto  durajfe  la  inclinazione  delpiano,e  con  mouimen- 
to  accelerato  continuamente  ;  che  tale  e  la  natura  de  i  mobile 
grani ,  che  vires  acqnirant  eundo  :  e  quanto  maggior fufse 
la  decliniti,  maggior  farebbe  la  velocità. 

SAL  V.  Ma  quandi  altri  volefse,  che  quella  palla  fi  mouefse  ali*  in- 
sù fopra  quella  mede/ima  Juperficie ,  credete  voi ,  che  ella  vi 
éadafse  i  Spon- 


r  40  Dialogo  fecondo 

SIMP.  Spontaneamente  rio ,  ma  ben  Jlrafiinataui }  0  con  violerà 
za  gettai  atti . 

SALV.  E  quando  da  qualche  impeto  violentemente  imprejfole % 
ella  fufse  fpinta ,  quale-,  e  quanto  farebbe  ilfuo  motoi 

SIMP.  Il  moto  andrebbe  fempre  languendo  ,  e  ritardando/i,  pef 
effer  contro  a  natura ,  e  farebbe  più  lungo ,  a  più  breue  fecon* 
do  il  maggiore ,  0  minore  impuìfo  ,  e  fecondo  la  maggiore ,  ò 
minore  accliuità  t 

SALV.  Farmi  dunque fin  qui ,  che  voi  mi  h abbiate  cfplicati  gli 
accidenti  d'vn  mobile  [òpra  due  diuerji piani  ;  e  che  nel  piano 
inclinato  il  mobile  grauefpontaneamenie  defcende ,  e  va  con- 
tinuamente accelerandoji,e  che  a  riteneruelo  in  quiete  bifogna 
vfarui  forza  :  ma  fui  piano  afcendente  ci  vuol  forza  a  fpi- 
gneruelo  ,  &  anco  afermaruelo ,  e  cbel  moto  imprefsogli  va 

'  *  continuamente f:  emando ,  sì  e  he  finalmente  si  annichila  .  Di- 
te ancora  di  piti ,  che  nel'  on  cafo ,  e  nell'altro  nafee  diuerfità 
dalVeJfer  la  decliuità  fo  accliuità  del  piano  maggiore  fo  minore; 
Ji  che  alla  maggiore  inclinazione fegue  maggior  velocità,  e  per 
loppofito  fopra'l  piano  accliue  il  medefìmo  mobile  cacciato 
dalla  medef ma  forza  in  maggior  dijlanzajimuoue,  quanto 
l'eleuazione  e  minore .  Hora  ditemi  quel,  che  accaderebbe  del 
mede/imo  mobile  fopra  vnafuperjicie ,  che  nonfufse ,  rie  ac- 
cliue, rie  decliue . 

SIMP.  Qui  bifogna ,  co  io  peri  fi  vn  poco  alla  rifpofìa .  Non  vi 
efsendo  decliuità  ,  non  vi  pub  efsere  inclinazione  naturale  ai 
moto  ;  e  non  vi  ejfendo  accliuità,  non  vi  pub  ejer  reJijìenzcL-* 
■all' effer  mojfojalche  verrebbe  ad  effere  indifferente  tra  la  pro- 
pensione ,ela  rejifìenza  al  moto  5  parmi  dunque ,  che  e'  do- 
rrebbe rejlarui  naturalmente  fermo.  Ma  iofonofmemorato, 
perche  non  e  molto,  che'I  Sign.  Sagredo  mi  fece  intender ,  che 
così feguir  ebbe . 

SALV.  Così  credo  quando  altri  ve  lopofajfefermo;  mafeglifujje 
dato  impeto  verfo  qualche  parte,  che feguirebbe  i 

SIMP,  Seguirebbe  il  muouerfi  verfo  quella  parte . 

SALV.  Ma  di  che fòri e  di  movimento? di  continuamen te  accelera"» 
lo,  come  ne' piani  declini,  ò  difuccejjìuamcnte  ritardavo, come 
negli  accliui  ( 

SIMP,  Io  non  ci  sbfcorgere  caufa  di  acceltrazione,rie  di  ritarda.' 
mento ,  non  vi  ejfendo  riè  decliuità ,  rie  accliuità . 

SALV,  Si:  ma,  fé  non  vifujfe  caufa  di  ritardamene,  molto  mena 

vi  dou- 


Del  Galileo.'  ¥4? 

vi  dourebbe  efser  di  quiete .  Quanto  dunque  vorrefle  voi,ebc 
il  mobile  dura/se  a  muouerjì  i 

%1MP.  Tanto  quanto  dura/se  la  lunghezza  di  quellajuperficie, 
ni  erta,  ne  china. 

SALV.  Adunque  fé  tale/pazio  ju/fe  interminata,  il  moto  in  e/sa 
farebbe  parimente  fenza  termine ,  cioè  perpetuo  ? 

SIM  P.  Parmi  di  situando  il  mobile  fufse  di  materia  da  durare* 

$ALV*.  Già  qutjia  si  è  fuppojìo,  mentre Jì  è  detto,che  fi  rìmuoua- 
no  tutti  gli  impedimenti  accidentarij ,  ^7  efierm %  eia  fragilità 
del  mobile  in  que fio  fatto  e  vn  degli  impedimenti  accidentarij. 
'Ditemi  bora,  quale  /limate  voi  la  cagione  del  muouerjì  quel* 
la  palla  fpontaneamente fui  piano  inclinato^  nonfenza  vio* 
lenza  J opra  l'eleuato  ? 

SIMP,  Perche  Vinclinazion  de* corpi graui  e  di  muouerjì  verfo'ì 
centro  della  Terra,e  folo per  violenza  in  su  verfo  la  circonfe- 
renza: e  la  fuperfìcie  inclinata  e  quella  3  che  acquifìa  vicinità 
al  centro,  e  l'accliue  difcofìamento  » 

&ALV.  Adunque  vnafuperjìcie ,  che  doue/fè  ejfer  non  decliue ,  e 
non  accliue,  bifognerebbe,  che  in  tutte  le  fue  parti  fufse  egual- 
mente difiante  dal  centro  »  Ma  di  talifuperficie  ve  ne  egli 
alcuna  al  mondai 

SIMP.  Non  vene mancano;ecci quella delnajlro globo  terrefiref 
fé  però  ella  fufse  ben  pulita,  e  non  quale  ella  ejcabrofa,e  mon- 
tuofa  ;  ma  vi  ')  quella  dell  acqua,  mentre  e  placida ,  e  tran» 
quilla . 

SALV.  Adunque  vna  natte,  che  vadia  mouendojì per  la  bonac- 
cia del  <SMare,e  vn  di  quei  mobili ,  che  /corrono  per  vna  di 
quelle  fuperfìcie,  che  non  fono  ni  decliui,  né  accliui,  eperò  di- 
fpofìa,  quando  le  fufser  rimofsi  tutti  gli  oracoli  accidenta- 
rij, <tX  efìerni,  a  muouersi,còn  l'impulfo  concepito  vna\volta9 
incefsabiimen  te,  e  vniformemenU . 

SIMP.  'Par  che  deua  efser  così . 

SALV.  E  quella pietra,cb'e fu  la  cima  dell'albero,  non  si  muou'el- 
la portata  dalla  naue ,  efsa  ancora  per  la  circonferenza  dìvn 
cerchio  intorno  al  centro;  e  per  conseguenza  dvn  moto  inde- 
Ubile  in  lei ,  rimofsi  gli  impedimenti  efìerni  l  e  quejlo  moto 
none  egli  così  veloce,  come  quel  della  naue  ì 

SIMP.  Sin  qui  tutta  cammina  bene .  %J\ia  il  reflo  t 

SALV.  Cauatene  in  buonhora  Ivltima  confeguenza  dapervoiy 
fé  da  per  voi  hauetefapute  tutte  lepremefsc. 

Voi 


14*  /      Dialogo  fecondo 

$JMP*  Voi  volete  dir  per  vltima  concluJion,e,che  mouendqfi  quel- 
la pietra  d"vn  moto  indelebilmente  imprcjfole  ,\n;on  l'è  per  la- 
,      filare,  anzi  e  per  feguire  la  nme ,fj  in  ultimo  per  cadere^* 
nel  mede/imo  luogo,  doue  cade,  quando  la  nane  (là  ferma  ;  e 
così  dico  io  ancora,  che feguir  ebbe, quando  non  ci  fujftro  im- 
pedimenti ejìerni,cbe  flurbafìero  il  mouimento  della  pietra— >i 
dopò  effer  pofla  in  libertàri  quali  impedimenti  fon  due,Vvno 
e  lejfere  il  mobile  impotente  a  romper  laria  col  fuo  impeto  fo» 
lo,  ejfen dogli  mancato  quello  della  forza  de*  remi ,  del  qualzs 
era  partecipe,  some  parte  della  nane ,  mentre  era  fu  l'albero  ; 
l'altro  è  il  moto  nouello  del  cadere  a  baffo,  che  pur  bifogna,cha 
Jta  d'impedimento ali *  altro  progrejjtuo, 

$ALV.  Quanto  olì  impedimento  dell  aria ,  io  non  ve  lo  nego ,  e_-» 
quando  il  cadente fuffe  materia  leggiera  ,come  vna  penna,  ò 
va  fiocco  di  lana,  il  ritardamento  farebbe  molto  grande  ,  ma 
in  vnapjetra  grau.ee  piccolijjimoj  E  voi Jlejfo  poco  fd  hauete 
detto,  che  la  forza  del  più  impetuofo  vento ,  nonbajìa  a  muo- 
ver di  luogo  vna  grafia  pietra  ',  hqrpenfate  quelche  farà  l'a- 
ria quieta  incontrata  dalfajfo  non  più  veloce  di  tutto'l  naui- 
lio;  iutiauia,  come  ho  detto ,  vi  concedo  qziefìo piccolo  effetto , 
che  può  dependere  da  tale  impedimento  :  fi come  so  ,  che  voi 
concederete  a  me,  che  quando  laria  fi.  mouejfe  con  Vifleffa  ve- 
locita della  maue,  edelfajfo ,  l'impedimento  far ebbe\  afloluta- 
menìe  nullo .  Quanto  all' altro  del  foprauegnente  moto  in—* 
giù  ;  prima  e  manifesto,  che  quefti  due,  dico  il  circolare  intor- 
no al  centro,  el  retto  verfo'l  centro  ,  non  fon  contrari/ 3  ne  de- 
Jlruttiui  Ivn  dell'altro  ,  ni  incompatibili  ;  perche  quanto  al 
mobile  ei  non  ha  repugnanza  alcuna  a  cotal  moto,  che  già  voi 
Jlejfo  hauete  conceduto  la  repugnanza  ejftr  contro  al  moto,che 
allontana  dal  centro ,  e  l'ihc. inazione  verfo  il  moto ,  che  au- 
uicina  al  centro  ;  onde  newffariamente  fegue ,  che  al  moto, che 
non  apprefa,  ne  difcofla  dal  centro ,  nonba  il  mobile ,  ni  re- 
pugnanza ,  ne  propenfione ,  ne  in  confeguenza  cagione  di 
diminuirfiin  lui  la  facultà  imprt  fagli  ;eprche  la  caufa  mo- 
trice non  e  vna  fola,  chefìhabbiaper  la  nuoua  operazione  a 
ìnlanguidire  ;  ma  fon  due  tra  loro  difinte ,  (  delle  quali  li— » 
grauità  attende  foto  a  tirare  il  mobile,  al  centro,  e  la  virtù  itn- 
preffa  a  condurlo  intorno  al  centro,  non  resla  occajìone  alcu- 
na d'impedimento . 

SIMP*  Il  difeorfo  veramente  è  in  apparenza  afai  probabile ,  ma 

.   in 


Del  Galileo.  143 

in  efènza  turbato  vn poco  da  qualche  intoppo  mal'ageuolea 
fuperarfi;  voi  in  tutto  Iprogreffo  battete  fatta  vna  fuppofì- 
zione,  che  dalla  fcuola  peripatetica,  non  di  leggiero  vi  farà 
conceduta ,  efèndo  co/itraryffma  ad  Ari f  otite,  e  quefta  e  il    ■  ^f0ic5°- a" 
prender,  come  cofa  notoria  ,  e  manifefla,  cbe'l proietto  ftpara-  n£  £  moff0  da 
to  dalproiciente  >  continui  il  moto  per  virtù  imprecagli  dal-  virtù  impref- 
V ijìejfo proiciente ,  la  qual  virtù  impreffa  è  tanto  efofa  nella— >  fa,ma  dal  me-; 
peripatetica  f loffia ,  qu  anio  il  pajf aggio  d'alcuno  accidente10  • 
d'vnoin  vn' altro  fuggetio  ;  nella  qual  f loffia  fi  tiene3ccmc 
credo ,  che  vi  fa  noto,  e  bel  proietto  fa  portato  dal  mezo,cht 
nel  noftro  capì  viene  ad  effer  Varia  ;  e  però  fé  quelfafo  lajcia- 
to  dalla  cima  dell'albero  douefe  feguire  il  moto  della  naue,bi- 
'  fognerebbe  attribuire  taV effetto  all'aria ,  e  non  a  virtù  im- 
precagli; ma  voi  fupponete  ,  che  Varia  non  feguiti  il  moto 
della  natie,  mafia  tranquilla  :  oltre ,  che  colui,  che  lo  lafcia 
cadere,  non  Vba  a  fagliare,  ne  dargli  impeto  col  braccio,  ma 
deue  femplicemente  aprir  la  mano ,  e  lafciarlo  ;  e  così,  neper 
virtù  imprecagli  dal  proiciente^  neper  benefizio  dell'aria  pò- 
tra  il  fajfo  feguire  l  moto  della  naue ,  e  pero  refferà  indietro. 

SALV*  Parmi  dunque  di  ritrar  dal  vojìro parlare >  che  non  vene» 
do  la  pietra  cacciata  dal  braccio  di  colui  3  lafua  non  venga**     ' 
altrimenti  ad  e/fere  vna  proiezione . 

$IMP.  N  on  fi  può  propriamente  chiamar  moto  di  proiezione . 

SALV.  Quello  dunque,  che  dice  Arijìot.  del  moto,  del  mobìle,e  del 
motore  de  i proietti,  non  ha  che  fare  ndnofìro propofito  ;  ejè 
non  ci  ha  che  fare  yperche  lo  producete  i 

tIMP.  Troducoloper  amor  di  quella  virtù  impreffa,  nominata^ 
&  introdotta  da  voi,  la  quale  non  effendo  al  mondo, non  può 
operar  nulla, percheron  entium  nullas  funt  operationesj 
e  pero  non  folo  del  moto  de  i  proietti ,  ma  di  ogn' altro ,  ebes 
no  fa  naturale  bifogna  attribuirne  Va  caufa  motrice  al  mezo9 
del  quale  non  fé  hauuta  la  debita  confider azione  3  e  pero  il 
detto  fn  qui  refìa  inefficace . 

SALV.  Horsù  tutto  in  buon'ora  :  ma  ditemi,  già  che  la  vofìra  in- 
Jìanzaf fonda  tutta  fu  la  nullità  della  virtù  imprejfa,quan- 
do  io  vi  habbia  dimojlrato ,  cbe'l  mezo  non  ha  che  fare  nella 
continuazion  del  moto  de' proietti ,  dopo  che  fon  feparati  dal 
proiciente ,  lafcierete  voi  in  e/fere  la  virtù  impreffa ,  òpur  vi 
moutretecon  qualcti altf  affatto  alla  fua  deflruzione  ? 

\SIMP*  Eimojfa  l'azione  del  mezo ,  non  veggp  f  cheftpojfa  ricor- 
rere ad 


144  Dialogo  fecondo 

rete  ad  altro ,  che  alla  f acuità  impreffa  dal  mouenìtJ  • 
SALV.  Sarà  bene,per  leuare  il  più  che  fiapaffibile  le  caufe  delVan* 

darfene  in  infinito  con  le  altercazioni ,  che  voi  quanto  fi  pub 

diflint "amente /pianiate ,  qualfia  l 'operazione  del mezo ,  net 

c&ntinuar'il  moto  al  proietto  . 
SIMT.  llproiciente  ha  il  faffo  in  mano ,  muoue  con  velocità,  e 

forza  libraccio  ,  al  cui  moto,  fi  muoue  non  più  il  fajfu ,  cbt^ 

Operazione  Varia  circonuicina ,  onde  il  faffojnell  e  ffer' abbandonato  dalla 

del  mczo  nel  ~  .,,      .        ?  •»  .\   r    J->  . 

continuare  il  mano  ,Ji  troua  nell  aria,  che  già  Ji  muoue  con  impeto  ,  e  da 

moto  al  prò-  quella  vien  portato  :  che,  fé  Varia  non  operajfe,  ilfafso  e  A" 

-ietto .  drebbe  dalla  man  o  al  piede  del  proiciente  . 

SALV.  E  voi  fete  fiato  tanto  credulo,  che  vifae  la/ciato per/ua~ 
der  quejìe  vanità  ,-mentre  in  voifiefso  haueui  ifenjida  con- 
Efperienze ,  e         futarle,  e  da  intenderne  il  vero?  Però  ditemi ,  quella  gran—* 
cagioni  molte         pietra  ,  e  quella  palla  d'artiglieria,  che  pofatafolamentefopra 
contro  alla-»  vna  fau0Ja  reftaua  immobile  contro  a  qual/iuovlia  impetuO' 

cauta  del  mo-  r  r         j         i  ■  ^         r^     ir  a       r  r  r    a  *~ 

co  de'proietti,  J°  vento  fecondo,  che  voi  poco  fa  ajjermafie  ,Je  jujst fiata 
poftada  Ari-  vna  palla  di  fugherò  ^altrettanta  bambagia,  credete ,  che  il 

botile .  vento  Vhauefse  mofsa  di  luogo  i 

SIMP.  xAnzi  so  certo ,  che  Vhauerebbe  portata  via ,  e  tanto  più 
velocemente-,  quanto  la  materia  fufse  fiata  più  leggiera ,  che 
per  quejlo  veggiamo  noi  le  nugole  e/ser portate  con  velocità 
pari ,  a  quella  del  vento Jiefso,  che  lefpigne  . 

SALV.  E'I vento , checofa ti 

SI  MI?.  Il  vento  fi  definifee ,  non  efser* altro,  che  aria  mofsa, 

SALV*  Adunque  Varia  mofsa  molto  più  velocemente ,  e'n  mag~ 
gior  dijlanza  traporta  le  materie  leggieriffme ,  che  le  gna~ 
uiffìme. 

SIMP.  Sicuramente* 

SALV.  *ZMa  quando  voi  bauejle  a  fagliar  col  braccio  vn  fafso  , 
e  poi  vnjiocco  di  bambagia ,  chi  fi  moucrebbe  con  più  veloci- 
tà ,  e  in  maggior  lontananza  l 

SIMP.  La  pietra  afsaifjìmo,  anzi  la  bambagia  mi  cafeherebbea 
i  piedi. 

SALV.  <SMa  ,fe  quel  che  muoue  il  proietto ,  doppo  Vefser  lafciato 
dalla  mano ,  non  e  altro,  che  Varia  mofsa  dai  braccio  ,  e  Varia 
mofsa  più  facilmente  fpigne  le  materie  leggiere ,  che  le  grani, 
€ome  dunque  il  proietto  di  bambagia  non  va  più  lontano  ,  e 
più  veloce  di  quel  di  pietra  1  bifognapure,  che  mila  pietra  re- 
Jli  qualchl  coja  oltre  al  moto  dell'aria .  Di  più .,  Je  da  quella 

.  traue 


Del  Galileo  7  145 

tratte  pende/se  fo  duefpagbi  lunghi  egualmente)  e  in  capo  del- 
l'vnofufse  attaccata  vna  palla  di  piombo ,  e  vna  di  bambagia 
•nell'altro.,  & amendueji '  aSontanafsero  egualmente  dal  per- 
pendicolo ,  epoi  fi  lafiia/sero  in  libertà:  none  dubbio, che  l'v- 
na,  e  l'altra fi  mouerebbe  ver/o' l perpendicolo, e  che/pinta  dal 
proprio  impentolo  trapalerebbe  per  certo  interuallo,  e  poi  vi 
ritornerebbe.  Ma  qual  di  quejii  due  penduti,  credete voi,cbe 
dura/sepia  a  muouerfi ',  prima ,  che  fermar/i a  piombo? 

$IMP.  La  palla  di  piombo  andrà  in  quà,e'n  là  mille  vólte,e  que  l- 
la  di  bambagia  dua,  ò  tre  al  più  . 

SALV.  Talché  queW  impeto ,  e  quella  mobilità,  qualunque  fé  ne 
Jta  la  caufa  ,più  lungamente  fi  confierua  nelle  materie  graui, 
che  nelle  leggieri  ;  vengo  bora  a  vn' 'altro  punto ,  e  vi  doman- 
do: perche  l'aria  non  porta  via  ade/so  quel  cedro}  ch'i  su  queU 
la  tauola  / 

SIMP.  Per  chi  ella  Beffa  nonjtmuoue  » 

■SALV.  Bifogna  dunque,  che  il proiciente  conferifea  il  moto  alVa* 
ria,  col  quale  ella  poi  muoua  il  proietto .  Ma  fé  tal  virtù  non 
Ji  pub  imprimer»,  non  fi  potendo  far  paffar  e  vn3  accidente^» 
d'vn  fubbietto  in  vn  altro,  come  può  poffare  dal  braccio  nel- 
l'aria inone  forfè  Caria  vn  fubbietto  altro  dal  brace  io  ? 

SIMP.  Rifponde/ì,  che  l'aria  per  non  ejfer  ne graue ,  ne  leggiera 
nella  fua  regione ,  è  dìfpofia  a  riceuere  facilijjìmamente  ogni 
impulfo,  èT  a  conferuarlo  ancora. 

SAIàV.  Ma  fi  i penduti  adejfo  ,  adejfo  ci  hanno  molìrato ,  che  il 
mobile,  quanto  meno  participa  di  grauità  ,  tanto  e  meno  atto 
a  conftruare  il  moto,  come  potrà  ejfere,  che  l'aria,  che  in  aria 
non  ha  punto  di  grauità ,  ejìafola  conferui  il  moto  concepito? 
io  credo  ,  e  so  che  voi  ancora  credete  al  prefinte  ,  che  non  pri- 
ma Jì  firma  il  braccio  ,  che  l'aria  attor nogli .  Entriamo  ìyl-j 
camera  ,  e  con  vno  feiugatoio  agitiamo  quanto  più  fi poffa—» 
(aria  ,*  fermato  il  panno  ,  conduca/i vna  piccola  candeletta 
accefa  nella  stanza ,  o  lafciuiji andare  vna  foglia  d'oro  vo- 
lante, che  voi  dal  vagar  quieto  dell' vna,  e  dell' 'altra,  v'accor- 
gerete dell'aria  ridotta  immediatamente  a  tranquillità. Io  po- 
trei addurui  mille  efperienze ,  ma  doue  non  bajlajfe  vna  dì 
quejle  ,Ji potrebbe  bauerla  cura  per difperata  affatto  . 

SAG'Hj  Quando  Ji  tir  a  vna  freccia  contrai  vento ,  quanto  è  in- 
credibil  cofa,  che  quel  filetto  d'aria,fpinto  dalla  corda ,  vadia 
al  difpetto  della  fortuna  accompagnando  la  freccia  i  Ma  io 

K        ancora 


t\6  Dialogo  fecondo 

ancora  vorrei /opere  vn particolare  da  Ariftot.pettl  quaU3 
prego  il  Sign*  Simplicio}  che  mifauorifca  di  rifpofia .  Quando 
col  mede/imo  arco  fujfero  tirate  due  freccie,  vna  per  punta  al 
modo  confueto ,  e  X altra  per  trauerfì ,  cioè  pofandola  per  lo 
lungo  fu  la  corda ,  e  così  diBefa  tirandola ,  vorrei  J aperta» 
qualdi  ejfe  andrebbe  più  lontana  .fauoritemi  ingrazia  di  ri- 
jpojia )  benchì forfè  la  dimandavi  paia  più  tojlo  ridicola,  che 
altrimenti;  e fcufatemi,  perche  io,  che  boycome  voi  vedeteyanzi 
del  groJfettOjche  nox  non  arriuopiù  in  alto  con  la  miafpetu* 
latiua . 
SIMP*  Io  non  ho  veduto  mai  tirar  ìefreccieper  trauer/ò,tutta* 
uia  credo ,  che  intrauerfata  non  andrebbe, ne  anco  la  ventefi* 
ma  parte  di  quel  ch'ella  va  per  punta  » 
SAGR.  E  perche  fa  ho  creduto  l'iftejfi,  quindi  e ,  che  mi  e  nata  oc* 
cafione  di  metter  dubbio  tra' l detto  d*<Ari/2ot.  e  l'efperienza  ; 
perche  quanto  aWeJperienza}  s'io  metterò  fopr a  quella  tauola 
due  freccie  in  tempo  y  cbefpirì  vento  gagliardo  y  vna  pòfata 
per  tifilo  del  vento ,  e  V altra  intrauerfata ,  il  vento  porterà 
viafpeditamente  quesla ,  e  lafcierd  Jiav  V altra  ;  &  il  medefi* 
mo  par  che  douej/e  accadere ,  quando  la  dottrina  d"^4rifiotm 
fujjè  vera ,  delle  due  tirate  con  Varco  :  imperocché  la  trauerft 
vien  cacciata  da  vna  gran  quantità  dell' aria  moffa  dalla  cor- 
da y  cioè  da  tanta  quanta  e  la  fua  lunghezza  t  douecbe  l'altra 
freccia  non  riceue  impulfo  da  più  aria ,  chefijia  il piccoli/Jt' 
mo  cerchietto  della  fua  grojfezza  ;  &io  non  so  immaginarmi 
la  cagione  di  tal  diuerfità,  edejìdererei  difaperla . 
SIMP.  La  caufa  mi  par  affai  manifefia  ;  &  e  perche  la  freccia  ti* 
rataper punta  ha  a  penetrar  poca  quantità  d'aria,  e  l'altra  ne 
ha  da  fender  tanta  quanta  e  tutta  la  fua  lunghezza. 
SAGR*  ^Adunque  le  freccie  tiratey  hanno  a  penetrar  Variai  Oh  se 
l'aria  va  con  loro,  anzit  quella ,  che  le  conduce,  che  penetra* 
zione  vi  può  efiere  ?  non  vedete  voi ,  che  a  quejio  modo  bifb* 
gnerebbe,  che  la  freccia  Jimouejfe  con  maggior  velocità ,  che 
l'aria  (equefìa  maggior  velocità ,  chi  la  conferifce  alla  frec* 
cialvorrete voi  dir,che  l'aria  le  dia  velocità  maggiore  della  fua 
©ed'f?C  u'mo-         propria  l  Intendete  dunque  Signor  Simplicio ,  che'l  negozia 
co  de  proietti,         procede  per  V  appunto  a  rouefcio  di  quel ,  che  dice  ^Aristotile , 
s  non  lo  eoa-  e  che  tanto  efalfo ,  che'l  mezo  conferifea  il  moto  al  proietto  9 

fenice .  quanto  e  verot  che  egli  folo  e  t  che  gli  arreca  impedimento  ;  e-» 

mt  e/o  quejlof  intendente  fenza  trouar  difficoltà,  che  quandi 

l'ari* 


Del  Galileo.  147 

tariafimuoue  veramente ,  molto  meglio  porta  fico  la  freccia 
per  trauerfo ,  che  per  lo  dritto,  perche  molta  è  l'aria,  che  la /pi- 
gne in  quella pofìura,  epochiffima  in  quefia .  Ma  tirate  con 
l'arco,  perche  Variafià  ferma ,  la  freccia  trauerfa  percotendo 
in  molt'aria,  molto  viene  impedita ,  e  l altra  per  punta  faci- 
Ufi/imamente fupera  l'ojiac ola  della  minima  quantità  d'aria  t 
che  fé  le  oppone . 

SALV.  Quante  proporzioni  ho  io  notate  in  Arijlot.  (intendendo 
fempre  nella filofofia  naturale  )  che  fono  non  pur  f alfe ,  niA 
f alfe  in  manierat  chela fua  diametralmente  contrariale  vera, 
come  accade  di  quefia  •  tZMafeguitando  il  nofìro  propojìto  p 
credo,  che  il  Sig.  Simp.refìi  perfuafo ,  che  dal  veder  cader  la 
pietra  nel  mede/imo  luogo  fempre ,  nonfipojja  conietturare 
circa  il  moto ,  ò  la  fi abilità  della  naue  ;  e  quando  ti 'detto fin-. » 
qui  nonglibafiajjey  ci  e  V ejperienza  di  mezo ,  che  lo  potrà  del 
jlutto  aj/icurare;  nella  quale  ejperienza,  al  più  che  é  potejfe, 
vedere ,  farebbe  il  rimanere  indietro  il  mobile  cadente,  quan- 
do e1  f ufi  e  di  materia  afflai  leggiera,  e  the  Varia  non  feguijfe  il 
moto  della  naue  ;  ma  quando  Varia  fi  mouejfeton  pari  velo- 
cita ,  niuna  immaginabildiuerfiìtà fi  trotter  ebbe,  ne  in  quejìa, 
ne  in  qualfiuoglia  altra  ejperienza ,  come  apprejflo  fon  per 
drrui .  Hor,  quando  in  quefio  cafo  non  apparijca  diuerfitì 
alcuna ,  chefideue  pretender  di  veder  nella  pietra  cadente*» 
dalla  fommità  della  Torre ,  doue  il  mouìmento  in  giro  e  alla 
pietra  non  auuenùzio  ,€accidentario,  ma\naturale ,  ed  eter- 
no, e  doue  Varia  figue puntualmente  il  moto  della  Torre,  e  la 
Torre  quel  del  globo  ierrefire  ì  Hauete  voi  Sig.  Simp.  da  re- 
plicar altro  /opra  quefio  particolare* 

SIMP.  Non  altro,  fé  non,che  non  veggio  fin  quìprouaìa  la  mo- 
bilità della  Terra. 

SALV.  Ne  io  tampoco  hopretefo  diprouarla ,  ma  filo  di  mofira- 
re,  come  dall' ejperienza  portata  dagli  auuerfary ,  per  argo- 
mento della  fermezza  non  fi  può  cauar  nulla  ìji  come  credo 
mofìrar  dell'altre , 

SAGR.  Digrazia  Sig.  Salutati ,  prima  che  pajfare  ad  altro  ,  con- 
cedetemi,^ io  metta  in  campo  certa  dijflcultà,  che  mi  fi  è  rag- 
girata perla  fantafia  mentre  voi  flauìcon  tanta  flemma  Jmi- 
nuzolando  al  ^ign.  Simplicio  quefia  ejperienza  dalla  naue  i 

ZALV.  Noi  fiam  qui  per  dìfcorrerey  &  e  bene,  che  ogn'vno  muo- 
ua  le  dijjicultà,  cbtgiifouuengono ,  che  quefia  e  lafirada  per 

K  2        venir' 


Accidente 
marauigliofo 
nel  moto  de-* 
proietti . 


1 4  8  Dialogo  feconda 

venir  in  cognìzion  del  vero ,  Però  dite . 

SAGR.  Quando  fio,  vero,  che  l'impeto,  col  quale  fi  muoue  la  nauep 
resli  impreffo  indelebilmente  nella  pietra,  dopo  che  s'efepara- 
ta  dall'albero ,  efiain  oltre  vero ,  che  quejlo  muto  non  arre* 
chi  impedimento ,  ò  ritardamene  al  moto  retto  all' ingiù ,  na- 
turale alla  pietra , è  forza,  che  ne feguavn  effetto  meraui* 
gliofo  in  natura  .  Stia  la  naue  ferma ,  efia  il  tempo  della  ca- 
duta d'vn  faffo  dalla  cima  dell'albero  due  battute  di  polfo  ;. 
muoziafi poi  la  naue, .elafcifi andar  dal  medefimo  luogo  Vi* 
Jfeffo  faffo  ,  il  quale  ,per  le  cofe  dette ,  metterà  pur' il  tempo  di 
due  battute  ad  arriuare  a  baffo  ,  nel  qual  tempo  la  naue  ha* 
um  v.g.faorfo  venti  braccia,  talché  u  vero  moto  della  pietra 
farà  fiato  vna  linea  trafuerfale ,  affai  più  lunga  della prima 
retta,  e  perpendicolare ,  che  e  la  fola  lunghezza  dell'albero  9 
tuttauia  la  palla  Vhauràpaffata  nel  medefimo  tempo  ;  inten* 
dafidinuouo  il  moto  della  naue  accelerato  affai  più,  fi  che  la% 
pietra  nel  cadere  dourà poffare  vna  trafuerfale  ancor  più  IH* 
ga  dell'altra  ;  &  infomma  crefcendofi  la  velocità  della,  naue 
quanto  fi  voglia,  il  faffo  cadente  defcriuerà  le  fuetrafuer- 
fili  femprepiù ,  e  più  lunghe ,  e  pur  tutte  lepaffer.à  nelle  me* 
defme  due  battute  di  polfo  :  $"  a  queBa  fimilitudine ,  quan- 
do in  cima  di  vna  Torre  fufse  vna  colubrina  liuellata,  e  con 
efsafitirafsero  tiri  di  punto  bianco,  cioè  paralleli  all' Orizon* 
te ,  per  poca,  b  molta  carica:,  chefidefse  al  pezzo,  fi  che  lapaU 
la  andafse  a  cadere ,  bora  lontana  mille  braccia ,-  hor  quattro 
mila,  horfei  mila,  hor  dieci  mila ,  <&c.  tutti  quejìi  tirififpedi* 
r.ebbero  in  tempi  eguali  tra  di  loro ,  t  ciafcheduno  eguale  al 
tempOjche  la  palla sfumerebbe  a  venire  dalla  bocca  delpezzo^ 
fino  in  terra ,  lafeiata ,Jènz 'altro  impulfo ,  cadere  femplice* 
mente  giù  a  perpendicolo .  Hor  par  merauigliofacofa.,  che- 
nelVijìefso  breue  tempo  della  caduta  a  piombo,  fino  in  terra  », 
dall'altezza  v»g*di  ceto  braccia, pofsa  la  medefimo  paUa,cac- 
siata  dal  fuoco,  pafsarexhor  quattrocento,  hor  mille,hor  quat- 
tromila, &  hor  diecimila  braccia ,  fi  che  la  palla  in  tutti  i  tiri 
di  punto  bianca  ,fi  trattenga  fempre  in  aria  per  tempi  egualu 

$ALV.  La  confider azione  per  lafua  nauità  è  bellijfima,e  quando 

l'effetto  fio  vero,  è  merauìgliofo  :edellafua  verità  io  non  ne 

dubito  :  e  quando  non  ci  fufse  l'impedimento^  accidmtario 

dell' aria, io  tengo per fermo, che, fé  nell'vfcir  la  palla  del  pezzo 

filafciafse  eadefvtfaltra  dalla  medefimo.  altezza  giù  apiom* 


Del  Galileo.  149 

ho ,  amendue  arcuerebbero  in  terra  nel  medefino  inBaate  ? 
ancorché  quella  haueffe  camminato  diecimila  braccia  di  dif:a- 
za,e  quejìa  cento  foìamente;  intendendo ,  che  il  piano  del!& 
Terra  fuffe  eguale,  che  per  Jìcurezza  fi  potrebbe  tirare  /opra 
qualche  lago .  L'impedimento  poi)  cbepoteffe  venir  dall'aria, 
farebbe  nel  ritardar  il  moto  velocijjìmo  del  tiro.  Hor,fe  così 
vi  piace,  vanghiamo  alle  foluzioni  degli  altri  argomenti,  già% 
the  il  Sign.Sìmplicio  rejìa  (per  quanto  io  mi  creda)  ben  capa- 
te della  nullità  di  quejio  primo ,  prefeda  i  cadenti  da  alto  & , 
bajfo . 

SIMP,  Io  non  mifento  rìmojfi  tutti  gli  fcrupoli ,  e  forfè  il  difet- 
to e  mio,  per  nan  ejjèr  di  così  facile,  e  veloce  npprenflua,comt 
il  Sign.  Sagredo .  Eparmi,  the  quando  quejio  moto  partici- 
paio  dalla  pietra,  mentre  era  fu  V  albero  della  naue,$  haueffe  9 
tome  voi  dite,  a  conferuar  indelebilmente  in  lei,  dopo  ancora^ 
cbefitrouafeparata  dalla  naue,  bifognerebbe>cbejìmilmente9 
quando  alcuno  ,  fendo  fopra  vn  cauallo ,  checorrejfe  veloce- 
mente, ftlaf  e  iafle  cader  di  mano  vna palla ,  quella  caduta  in 
terra  continuaffeilfuo  moto ,  efeguitajfe  il  corfo  del  cauallo» 
fenza  rejiargh  a  dietro ,  il  quale  effetto  non  credo  io ,  che  fi 
vegga, Je  non  quando  Colui ,  ch'ejul  cauallo  la gettajfe  coru^ 
forza  verfo  la  parte  del  corfo ,  ma  fenza  quejio,  credo,  ch'ella 
re  fiera  in  terra  dou  ella  percuote . 

SALV.  lo  credo ,  che  voi  v'inganniate  d'affai  ;  efonjìcuro,  chz^t 
ly  e/per  ienza  vi  moftrerà  il  contrario ,  e  che  la  palla  arriuata  , 
the  fa  in  Terra,  correrà  infìeme  col  cauallo  ^negli  reflerà  in- 
dietro ,fe  non  quanto  Vafprezza ,  <b"  inegualità  della  fìrada 
l'impedirà:  E  la  ragione  mi  par  pure  affai  chiara:  imperocché, 
quando  voi,Jìando  fermo  ,  tit  afte  per  terra  la  medt/ìm  a  pal- 
la ,  non  continuerebbe  ella  il  moto  anco  fuor  della  voftra  ma- 
no i  e  per  tanto  più  lungo  interuallo ,  quanto  la  fuperfeiz^» 
fufiepiu  eguale ,  fi  che  v.g.  fopra  il  ghiaccio  andrebbe  lonta- 
nijjima  i 

SIMP.  Quello  non  ha  dubbio ,  quando  io  gli  dò  impeto  col  brac- 
cio, ma  nell'altro  cafofifuppone  ,  che  colui ,  che  e  fui  cauallo 
la  lafci  foìamente  cadere . 

SALV.  Cosi  voglio  io  ,  chefegua:  ma  quando  voi  la  tirate  col 
braccio ,  che  altro  rimane  alla palla,vfcita,  che  ella  vi  è  di  ma- 
no, che  il  moto  concepito  dal  voftro  braccio,  il  quale  in  lei  con- 
fettato ,  continua  di  condurla  innanzi  { bora ,  che  importa  9 

K  3        ebe 


1 5  ©  Dialogo  fecondo 

che  queir  impeto  fa  conferito  alla  palla  più  dal  vojfro  Braccio, 
che  dal  cauailo  /  mentre,  che  voijète  a  cauallo,  non  corre  lau+ 
vofìra  mano ,  &  inconfeguenza  la  palla  cosi  veloce,  come  il 
cauallo  Jlejfo  !  certo  sii  adunque  nell' aprir folamente  lama' 
no ,  la  palla  fi  parte  col  moto  già  concepito,  non  dal  voflro 
braccio  ,per  moto  vofìro particolare,  ma  dal  moto  dependen- 
te  dall' ijiejfo  cauallo ,  che  vien  comunicato  a  voi ,  al  braccio , 
alla  mano, e  finalmente  alla  palla .  Anzi  voglio  dirui  di  più, 
tbexJe  colui  nel  correre  getterà  col  braccio  la  palla  al  contrario 
del  cor/a]  ella  arriuata,  chefìa  in  terra,taluolta,  ancorché  fa- 
gliata al  contrario,  pur  feguiterà  il  corfo  del  cauallo,  e  taluol- 
ta  refìeràferma  in  terra  ;  efolamenteJìmuoueràalCoppofito 
delcorfo,quando  il  moto  riceuuto  dal  braccÌQ,fuperaJfe  in  ve- 
locità quello  della  carriera .  Et  ì  vna  vanità  quella  di  alcu- 
ni, che  dicono  poterjì  dal  caualiere  lanciare  vna  zagagliapet 
aria ,  verfo  la  parte  del  corfo ,  e  col  cauallo  feguirla,  e  raggiu- 
gnerla,  efinalmente  ripigliarla  *  E  dico  vna  vanità ,  per  chi 
a  far,  che  il  proietto  vi  torni  in  mano,  bifogna  tirarlo  a\Vinsh 
nel  modo  mede/imo,  che  fé  altri  Reffe  fermo ,  perche,  Jìa  pure 
il  corfo  quanto  fi  voglia  vehee ,  purché  Jia  vniforme  %  <&  il 
proietto  nonfìa  vna.  cofa  leggierifjìma ,  fempre  ricader à  in—> 
mano  al  proiciente,  e fia  pur  gettato  in  alto  quanto  fi  voglia* 
SA  GR.  Da  quejìa  dottrina  io  vengo  in  cognizione  di  alcuni  pro- 
blemi affai,  curio/i,  in  materia  di  quefti  proietti  ;  il  primo  de* 
quali  dourà parer  molto  Brano  al  Sign.  Simplicio  :  E  ilpro- 
ProMemi  di-         blemaì  quefio .  Ch'io  dico ,  che  è pojfibile,  chelafciata  cader 
«crfi.  e  curiofi         Jemplicemente  la  palla  da  vno,  che  in  qualjiuoglia  modo  cor- 
intorno  a  i  ma         ra  velocemente ,  arriuata,  che  ellafiain  terra,  nonfolofegua 
ti  e  proietti .  fi  C0TJq  fa  colui,  ma  di  affai  lo  anticipi:  il  qual problema  e  con  - 

,  nejfo  con  quefio ,  che  il  mobile  lanciato,  dal  proiciente f opra-  il 

piano  dell Qrizonte ,  può  acquijìar  nuoua  velocità,  maggiore 
affai  delia  conferitagli  da  efjo  proiciente ,  il  quale  ejfetto  ho  io 
piu  volte,  con  ammirazione  ofjeruato ,  nello  /lare  a  veder  co- 
>  fioro ,  chegiuocano  a  tirar  con  le  ruzzole ,  le  quali  fi  veggo- 
no ,  vfeite ,  che  fon  della  mano, andar  per  aria  con  certa  velo- 
sita,  la  qual  poi  fé  gli  ac  ere fc  e  af ai  netf arriuare  in  terra,  e  fé 
ruzzolando  vrtano  in  qualche  intoppo,  che  le  faccia  sbalzare 
in  alto ,  fi  veggono  per  aria  andar  affai  lentamente,  e  ricadu- 
te in  terra  pur  tornano  a  muouerfi con  velocità  maggior  e^ma 
quel  che  è  ancora piùjirauagante,  ho  io  ancora  ojferuato ,  che 

non 


Del  Galileo.  15 1 

con  folamcntc  vano  fempre  più,  velaci  per  terrai  che  par  aria, 
ma  dì  duefpazj  ,  fatti  amendueper  terra ,  tal  volta  vn  moto 
nel  fecondo  fpazio  e  più  veloce,  ebe  nel  primo .  Hor ,  che  di- 
rebbe qui  il  Sign.  Simplicio  ? 

$IMP.  ^Direi  la  prima  cofa,  di  non  bauer  fatta  cotale  ojferuazio- 
ne  .  Secondariamente  direi ,  di  non  la  credere  ;  direi  poi  nel 
terzo  luogo ,  che  quando  voi  me  ne  accertale,  e  che  demo/im- 
tiuamente  me  l'infegnajle  :  voi  fu/le  vn  gran  Demonio  » 

SAGR.  Di  quelli  però  di  Socrate ,  non  di  quei  dell'Inferno .  Ma 
voi  pur  tornate  fu  quejlo  infegnare;  io  vi  dico ,  che  quando 
vnonon  sa  la  verità  da  per  fé ,  è  imp  off  bile ,  che  altri  gliene 
faccia  fapere  ìpojf)  bene  infegnarui  delle  cofe,  che  non  fon, ni 
vere,  né  f alfe ,  ma  le  vere ,  cioè  le  neceflarie ,  cioè  quelle ,  ebe  è 
imponibile  ad  ejfer  altrimenti ,  ogni  mediocre  difeorfo ,  ole  sì 
da  fé  y  b  è  imponibile ,  che  ei  lefappia  mai  ;  e  così  so ,  che  crede 
anco  il  Sign.  Salutati:  e  però  vi  dico ,  che  deiprefenti  proble- 
mi le  ragioni fon  fapute da  voi,  ma  forfè  non  auuertite . 

SIMP,  Lafciamoper  bora  quejìa  difputa,  e  concedetemi,  ch'io  dì' 
ca,  che  non  intendo,  ne  so  quejle  cofe ,  cbejt  trattano  t  e  vede- 
te pur  di  farmi  refiar  capace  de*  problemi . 

SAGT^  Queslo  primo  depende  da  vn' altro ,  il  quale  è  ;  onde  au- 
uenga,  che  tirando  la  ruzzola  con  lo  fpago ,  affai  più  lonta- 
no, &in  confeguenza,  con  maggior  forza  va ,  che  tirata  con 
la  f empite  e  mano . 

SIMP,  Arijlotile  ancora  fa  non  so  che  problemi,  intorno  a  que- 
Jìi  proietti , 

SALV,  Sì ,  e  molto  tngegnofì,  4$  in  particolare  quello,  ondeau- 
uenga ,  che  le  ruzzole  tonde  vanno  meglio ,  che  le  quadre  . 

SAGR,  E  di  quejìo  Sign,  Simplicio  non  vi  darebbe  l'animo  di  fa- 
pere  la  ragione,  fenza  altrui  infegnamento  t 

SIMP.  Si  bene ,  fi  bene  ;  malafciamo  le  beffe \ 

SAGR.  Tanto  fapete  ancora  la  ragion  di quefi 'altro*  Ditemi 
dunque  ;  fapete ,  che  vna  cofa ,  toejìmuoua ,  quando  vien' 
impedita  fi  ferma  t 

SIMP.  Sollo  ,  quando  però  l'impedimento  è  tanto ,  chebafli . 

SAGR.  Sapete  voi,  che  maggiore  impedimento  arreca  al  rnobilz-j 
l' bavere  a  muouerfi per  terra,  che  per  aria ,  effendo  la  terra—* 
fcabrofa,  e  dura,  e  l'aria  molle,  e  cedente  i 

SIMP.  E  perchè  so  quejlo,  so  ebe  la  ruzzola  andrà  più  veloce  per 
aria ,  che  per  terra ,  talché  il  mio  fapere  ì  tuito  alloppojiio  di 
guel;cbevQÌjlimaui,  K  4         Adagio 


i  i  %  Dialogo  fecóndo 

$AGR.  ^Adagio  Sìgn.  Simplicio,.  Sapete  voi*  che  nette  partì  di 
vn  mobik ,  che  giri  intorno  al  fuo  centro,  fi  ritrouanomoui^ 
menti  verfo  tutte  le  bande  ?  fi  che  altre  afcendono ,  altre  de* 
fendono,  altre  vanno  innanzi,  altre  all' indietro! 

SIMP.  La  so ,  &  Arijìot.  me  l'ha  infegnato , 

SAGR.  E  con  qual  dimqftrazione ,  ditemela  digrazia t 

SIMP*.  Con  quella  del  Jènfo  . 

SAGR*  ^Adunque  Arijìot.  vi  ba  fatto  vedere,  quel  ebefenza  lui 
non  bauerefie  veduto  i  baurebbeu'eglipre fiato  maiifuoioCf 
shiì  Voi  voleùi  dire,  ebe  Arijìot.  ve  Vbaueua  detto ,  auuerti' 
io,  ricordato  ,  e  non  infegnato .  Quando  dunque  vna  ruz~ 
zolafenza  mutar  luogo  gira  ìnfejlejfa ,  non  parallela ,  wJ 
eretta  all' Qrizonte ,  alcune fue parti  afcendono,  le  oppofle  de» 
fendono,  lefuperiori  vanno  per  un  uerfo,,  l'inferiori  per  il 
contrario  .  Figurateui  bora  una  ruzzola ,  che  fenza  mutar 
luogo,  uelocemente giri  info  jlejfa,  efiia  fofpefa  in  aria,  echt 
in  tal guifa  girando fia  lafciata  cadere  in  terra  a  perpendico* 
lo ,  credete  uoi,  che  arriuata,  che  ella  farà  in  terra  feguitsrà 
di  girare  infefiefia,  fenza  mutar  luogo,come  prima  t 

SIMP.  Signornò.. 

SAGR.  rfMa  che  farai 

SIMP.  Correrà per  terra velocemente* 

SAGR.  E  uerfo.  qua! parte  i 

SIMP..  Verfo  quella  dotte  la  porterà  lafiua  uertìginel 

SAGR.  Nella fua  uertigine  ci  fon  delle  parti,  cioè  le  fuperìorì,cfc£ 

fi  muouono  al  contrario  delle  inferiori ,  però  bìfogna  dire  & 

quali  ella  ubidirà  ;che  quanto  alle  parti  accendenti,  e  defeen^ 

denti ,  lune  non  cederanno  ali  altre ,  nel  tutto  andrà  in  già 

impedito  dalla  terra,  ne  in  su  per  ejfer graue . 

SIMP.  <Andrà la  ruzzola  girando  per  terra  uerfo  quella  parte 
doue  tendono  le  parti fue  Jùperiori. 

SAGR.  E  perche  non  doue  tendono  k  contrarie r  cioè  quelle ,  che 
toccan  terra  l 

SlMP.  Perche  quelle  di  terra uengono  impedite  ddU'aJprezza  dei 
tocc amento  ,sìoedalliJlefiafcabrofità  della  terra,  ma  lefupe» 
rioriydhefono  nellar'n  tenue,  e  cedente,  fono  impedite pochif 
fimo ,  òmente,  e  però  la  ruzzola  andràper  il  loro  uerfo. 

SAGR.  Talché  quellattaccarfi,  per  così  dire ,  le  parti  di  fiotto  alla 
terra,  fa  cfrelle  refiano,  efolofifpingono  auanti  lefuperion. 

SALVo  Epsrò+  quando,  la.  ruzzola-  cadejè  fui  ghiaccio ,  ò  altra 

fuperfick. 


Del  Galileo i  tf$ 

JuptrfickpuMtìfsima ,  non  così  bene /correrebbe  innanzi,  ma 
potrebbe  per  auuentura  continuar  di  girare  in  fe.flejfa,fen* 
za  acquiftar  altro  moto progrefpuo  .. 

SAGR.  Efacil  co/a ,  che  casìfeguijfè  ;  ma  almeno  non  costjpedi- 
tamente  andrebbe  ruzzolando ,  come  cadendo  fu  la  fuperficis 
alquanto  a/pra .  Ma  dicami  il  Sign.  Simpl.  quando  la  ruz~ 
zola  girando  velocemente  in  fé  Beffa  vien  la/ciata  cadérti  % 
per  chi  non  va  ella  anche  per  aria  innanzi  ,  come  fa  poh 
quando  e  in  terra  ? 

SIMp.  Perche  battendo  aria  di  /òpra ,  e  di  fitto,  ni  quefiepartì* 
ne  quelle  hanno  doue  attaccar/i ,  e  non  hauendo  occafìone  di 
andar  più  innanzi,  che  indietro,  cade  a  piombo . 

SA  G'J\.  Talché  la  fola  vertigine  in  fé  fteflaffenz 'altro  impeto,puo 
fpigner  la  ruzzola,  arriuatafche/ìa  in  terra  a/fai  velocemen- 
te .  Hor  venghiamo  al  refìo.  Quello  fpago ,  che  il  ruzzolan- 
te fi lega  al  braccio ,  e  col  \quale ,  auuolto  intorno  alla  ruzzo- 
la, t  la  tira,  che  effetto  fa  in  e/fa  / 

SIMP.  La  cojìringe  a  girare  in  fé  sle/ìa,  per  ifuilupparjt  dalla-* 
corda . 

SAGR.  Talché,  quando  la  ruzzola  arriua in  terra,  ella  vi  giu- 
gne  girando  infejìefa ,  merci  dello  /pago  .  Non  ha  ella—» 
dunque  cagione  in/e  Jie/fa  di  muouerfì  più  velocemente  ,pev 
terra,  che  ella  nonfaceua ,  mentre  era  per  aria  ? 

SIMP.  Certo  sì  ,perchèper  aria  non  haueua  altroimpulfo,chz^» 
quel  del  braccia  del  proiciente,  e  fé  ben  haueua  ancor  la  verti- 
gine, que/ìa  (  come  fi  e  detto)  per  aria  non /pigne  punto ,  ma 
arrìuando  in  terra  al  moto  del  braccio  s'aggiugne  la  progref- 
Jìone  della  vertigine ,  onde  .la  velocità  fi raddoppia  ;  e  già  in- 
tendo beni/fimo ,  che  rimbalzando  la  ruzzola  in  alto ,  la/ita 
velocità  /cernerà ,  perche  l'aiuto  della  circolazione  gli  manca* 
€  nel  ricadere  in  terra  lo  viene  a  r  acqui/lare ,  e  pero  torna  & 
muouerfì  più  velocemente ,  che  per  aria .  Rejlamìfoloda  in- 
tender ,  che  in  qu:fly  fecondo  moto  per  terra  ella  vadia  più 
velocemente>cbe  nel  primo,  perchè  così  eUaft  mouerebbe  in  in- 
finito ^ccelerando/i fempre  » 

SAG  !{.  lo  non  ho  detto  a/ìolutamente ,  che  que/lo  fecondo  moto 
fiapìu  veloce  del  primo,  ma  che  può  taluolta  accader,  cb'e'Jza 
più  veloce . 

SIMT.  Queslo  e  qudb ,  ch'io  non  capifco ,  e  ch'io  vorrei  inten- 
dere » 

Mquefio 


154  Dialogo  fecondo 

SAGR,  E  quefto  ancora  fapete per  voi  fleffo  .  Terò  ditemi;quan~ 
do  voi  vi  la  folate  cadérla  ruzzola  di  mano,  fenza  che  ella  gi- 
raffe in  fé  Beffa ,  che  farebbe  percotendo  in  terra  ì 

SIMP,  Niente,  ma  rejierebbe  quiui . 

SAGR,  Nonpotrebbyegli  accader e,che  nel  percuotere  in  terra,  elle 
acquijiajfe  moto  i  penfateci  meglio . 

SIMP,  Se  noi  non  la  lafciajfimo  cadere  fu  qualche  pietra ,  che  ba- 
tieffe  pendio,  come  fanno  i fanciulli  con  le  chiofe,  e  che  batten- 
do a  sbiefciofu  la  pietra  pendente,acquijìafie  mouimento  infc 
Beffa  in  giro ,  col  quale  poi  ella  feguitajfe  di  muouerfì  pro- 
grejjiuamentein  terra,  nonfapreiin  quaV altra  maniera  ella 
poteffefar  altro ,  che  fermarjìdoue  ella  battejfe . 

$A(jtR.  Ècco  pure,  che  in  qualche  modo  ella  pub  acquiflar  nuous 
vertigine  .  Quando  dunque  la  ruzzola  sbalzata  in  alto  rica- 
de in  giù, perche  non  pub  ella  abbatter/i 'a  dare  fu  lo  sbiefcio  di 
qualche fàfo  fitto  in  terra ,  e  che  habbia  il  pendio  verfo  doue 
è  il moto,  & acquiflando per  talpercojfa nuouavertigine,  ol- 
tre a  quella  prima  dello  fpago ,  raddoppiar  il  fuo  moto,e farlo 
più  veloce,  che  non  fu  nel  fuo  primo  battere  in  terrai 

SIMP.  Hora  intendo,  che  ciò  può  facilmente feguire  .  E  vò  con- 
federando, che  quando  la  ruzzola  fi fac 'effe  girare  al  cótrarioy 
neirarriuare  in  terra , farebbe  contrario  ejfetto,  cioè  il  moto 
della  vertigine  ritarderebbe  quel  del proiciente . 

SAGl{.  E  lo  ritarderebbe,  e  l'impedirebbe  tal  volta  del  tutto,qua- 
do  la  vertigine  fujfe  affai  veloce  .  E  di  qui  nafce  lafoluzione 
di  quell'effetto  ,  che  i  giuocatori  di  palla  a  corda  più  efperti , 
fanno  con  lor  vantaggio  ;  cioè  d'ingannar  Vauuerfario  col 
trinciar  (  che  tale  è  il  lor  termine  )  la  palla  ;  cioè  rimetterla—» 
ton  la  racchetta  obliqua  ;  in  modo,  che  ella  acqui/li  vna  verti- 
gine infefìejfa  contraria  al  moto  proietto ,  dalchène  feguita , 
che  neìfarriuare  in  terra  il  balzo, che,  quando  la  palla  non  gi- 
raffe ,  andrebbe  verfo  Tauuerjario ,  porgendoli  il  confueto 
tempo  di  poterla  rimettere,  rtfìa  come  morto ,  eia  palla  fi 
fchiaccia  in  terra ,  ò  meno  affai  del  f olito  ribalza*,  e  rompe  ti 
tempo  della  rimeffa .  Ter  quefìo  anco  fi  veggono  quelli ,  che 
giuocano  con  palle  di  legno  a  chi  più  s'accojìa  a  vnfegno  de- 
terminato ,  quando  agiuocare  in  vna  Brada  fa  ffofa ,  e  piena 
,    diintoppi,  da  far  deuiafìn  mille  modi  la  palla  ,  ne  punto  an- 
dar verfo  ilfegno  ,  per  nfuggith  tutti ,  gettar  la  palla  no  ruz- 
zolando per  terra ,  ma  dipofìaper  aria ,  come  fé  baueffero  a 

gettare 


Del  Galileo.'    s  155 

gettare  vna  piafìra  piana ,  maperche  nel  gettar  la  palla,  ella 
tfce  di  mano  con  qualche  vertigine  conferitale  *  dalle  dita,  tuè~ 
taucltacbe  la  mano Jì  teneffef otto  lapalla,come  comuntmtn- 
teji  tiene,  onde  la  palla  nel  percuotere  in  terra  preffo  al fegnò 
trai  moto  del  proic lente ,  e  quel  della  vertigine -,  /correr*,  i  It^a 
affai  lontana;  per  far ,  cV  ella  Jì  fermi ,  abbrancano  artifizio' 
f amente  la  palla,  tenendo  la  matto  di  [opra  ,  e  la  palla  ài  fol- 
to, alla  quale  nello  fcappar  vien  conferita  dalle  dita  la  verti- 
gine al  contrario  f  perla  quale  nel  battere  in  terra  vicino  al 
Jtgno  qmui fi  ferma ,  o poco  più  auanti forre .  Ma  per  tor- 
nar'al  prix  cipal  problema,  che  e fiato  caufa  di  far  nafeer  que- 
Jli  altri  ;  dico  ,  che  epoffìbile ,  che  vno  moffo  veloci/f imamente 
Jilafa  vf  ir  vna  palla  dimano,la  quale  giunta,  che  fìa  in  ter- 
ra, non  folo  feguitt  il  moto  di  colui,ma  lo  anticipi  ancora  mo- 
vendo/con  velocita  maggiore .  E  per  vedere  vn  tal! effetto , 
voglio,  che  il  corfojìa  d'vna  carretta  ,  alla  quale  per  banda  di 
fuori fìa  fermata  vna  tauola  pendente,/  che  la  parte  inferio- 
re reììi  verfo  i  caualli ,  e  la  fuperiore  verfo  le  ruote  di  dietro» 
Hora  ,  fé  nel  maggior  corfo  della  carretta,  alcuno ,  che  vi  fìa 
dentro ,  lafcerà  cadere  vna  palla  giù  per  il  pendio  di  quella—* 
tauola ,  ella  nel  venir  giù  ruzzolando  acquifera  vertigine  in 
fejìejfa  ,  la  quale, aggiunta  al  moto  imprtjfo  dalla  carretta-*  , 
porterà  la  palla  per  terra  affai  più  velocemente  della  carretta: 
e  quando  fi  accomodale  vn' altra  tauola  pendente  alVop- 
po/to ,  fi  potrebbe  temperare  il  moto  della  carretta ,  in  modo, 
che  la  palla  feorfa  giù  per  la  tauola ,  nell' arriuare  in  terra—» 
reflajjè  immobile  ,  O'  anco  taluolta  correjfe  al  contrario 
della  carretta  .  cMa  troppo  lungamente  ci Jìam partiti  dalla 
materia ,  e  fé  il  Sign.  Simplicio  re/la  appagato  della  foluzìone 
del  primo  argomento ,  contro  alla  mobilità  della  terra  ,pre/o 
da  1  cadenti  a  perpendicolo ,  fi  potrà  venire  agli  altri» 
SALV.  Le  digrefjioni fatte  fin  qui,  non  fon  talmente  aliene  dalla 
materia  ,  che  fi  tratta ,  chefìpojfan  chiamar  totalmente  /pa- 
rate da  quella  ;  oltreché  dependono  i  ragionamenti  da  quelle 
cofe,  ebefi  vanno  demando  per  lafantafìa ,  non  a  vn  foiosa 
a  tre ,  che  anco  di  più  difeorriamo  per  nofìro  gufìo ,  ne  Jìa- 
mo  obhgati  a  quella  grettezza,  che  farebbe  vno ,  che  ex  pro- 
fello  tratta/e  metodicamente  vna  materia,  con  intenzione 
anco  di  publicarla.  Non  voglio,  che  il  nofìro  Poema  fi  astrin- 
ga tanto  a  quella  vniià ,  che  non  ci  lafci  campo  aperto  per  gli 

epijodi/, 


V 


15  £  Dialogo  fecondo 

gpifodij ,  per  ìintroduzion  de'  quali  dourà  ballarci  ogni  pie» 
colo  attaccamento ,e  quafìchenoicifufjìmo  radunati  a  contar 
fauole ,  quella  fìa  lecito  dire  a  me  ,  eoe  mi  farà  fouuenire  il 
feniir  la  vojlra . 

SAGR.  Queflo  a  me  piace  grandemente)  e  già ,  che  noifìamo  m 
quefìa  larghezza ,  fìamì  lecito,  prima  che  p  affare  più  innan- 
zi,  ricercar  da  voi  Sign.  Saluiati  ,fe  mai  vi  è  venuto penfato 
■qualfìpojfa  credere ,  chefìa  ìa  linea  deferitta  dal  mobile gr a' 
zie  naturalmente  cadente  dalla  cima  duella  Torre  a  baffo ,  e  Jc 
vi  hauete  fatto  fopra  rejiejfione ,  ditemi  in  grazia  ilvofìro 
pen/ìero . 

SALV.  Io  e3  ho  taluolta  penfato ,  e  non  dubito  punto,  che  quandi 
altri  fujfefìcuro  della  natura  del  moto ,  col  quale  il  graue  de' 
feendeper  condurfì  al  centro  del  globo  terre/ire ,  mefcolanda 
poi  col  mouimento  comune  circolare  della  conuerfìon  diurna^ 
Jìtrouerrebbe  precifamente  qual  forte  di  linea  fìa  quella ,  che 
dal  centro  della  grauità  del  mobile  vien  deferitta  nella  compo* 
Jìzion  dì  tali  due  mouìmenti . 

SAGR.  Delfemplice  mouimento  verfo  il  centro  dependente  dalla 
grauità,  credo, che  fìpoffa  ajfolutamentefenza  errore  credere^ 
che  Jìa  per  linea  retta,  quale  appunto  far  ebbe,quando  la  terra 
fujfe  immobile  * 

SALV.  Quanto  a  queRa  parte,  non  folamente  pojjìamo  crederla, 
ma  Vefperienza  ce  ne  rende  certi . 

SAGR.  CMa  come  ce  ne  affìcura  Vefperienza  ,ft  noi  non  veggia- 
mo  mai  altro  moto , che  il  compojlo  delli  due  circolare,  £r  in 
giui 

SALV.  <Anzipur  Sign.  Sagredo  non  veggiamo  noi  altro,  che  il 
femplicein  già  ;  auuenga  che  V altro  circolare  comune  alla—* 
Terra,  alla  Torre,  &  a  noi  rejla  impercettibile,  e  come  nullo, 
efolo  ci  rejla  notabile  quello  della  pietra  non  participato  da 
noi,  e  di  queBo  ilfenfo  dìmófira,  chefìa  per  linea  retta ,  ve- 
nendo fempre  parallelo  allajleffa  Torre ,  che  fopra  la  fuper- 
Jìcie  terre/Ire  è  fabbricata  rettamente,  &  a  perpendicolo. 

SAGR.  Hauete  ragione,  e  ben  troppo  dappoco  mi  fon  dimojìra-. 
to,  mentre  non  mefouuenuto  vna  cofa fi facile  ;  magia,  che 
queflo  e  noiijjìmo ,  che  altro  dite  voi  di  defìderare, per  inten- 
der la  natura  di  queflo  mouimento  a  baffo  ? 

SALV»  Non  bafìa  intender ,  che  fìa  retto,  mabifognafapere,fe 
Jìa uv#àfQrm£, o  pure  difforme  ;  sioe ,  fé  mantenga*  xfemprz^ 

vn'iììeffa 


Del  Galileo I  157 

vrììftejja  velocità ,  h  pur  fi  vadia  ritardando,  o  accelerando  » 

SAG1{.  Già  e  chiara,  cbefivà  accelerando  continuamente. 

SALV.  Ne  quejio  bafia,  ma  conuerrebbefapere fecondo  qual pro- 
porzione fi  faccia  tal  accelerazione  :  problema ,  che  fin  qui 
no  credo,  che fia fiato  faputo  dafitofofo,ne  da  matematico  al- 
cuno;ancorche  dafilofofi,  &  in  particolare  peripatetici  ,fie- 
no  fiati  volumi  intieri,  egrandijfimi  fritti  intorno  al  moto, 

SIMP.  Ifilofofifi  occupano  fopragli  vniuerfali  principalmen- 
te ;  trouano  le  definizioni,  &  ipiu  comuni  sintomi ,  lafcian- 
do  poi  certe fottigliezze,  e  certi  tritumi,  che  fon  poi  più  tofio 
furiofità,  a  i  matematici:  &  AriJiot.fi  e  contentato  di  defini- 
re eccellentemente ,  che  cojafia  il  moto  in  vniuerfale;  e  delia- 
cale  mofirare  i principali  attributi ,  cioè,  che  altro  e  naturale, 
altro  violento ,  che  altro  ìfemplice,  altro  e  compofìo,  che  altro 
e  equabile ,  altro  accelerato  ;  e  dell'accelerato  fi  e  contentato  di 
render  la  ragione  dell' accelerazione ,  lafciando  poi  l'inuefii- 
gazione  detta  proporzione  di  tale  accelerazione,  e  di  altri  pia 
particolari  accidenti  al  mecanico ,  ò  ad  altro  inferiore  artifia . 

SAGR.  Tutto  bene  Sign.  Simplicio  mio  .  Ma  voi  Sign.  Saluiati 
calandoui  taluolta  dal  trono  della  maefià peripatetica ,  hauete 
maifcherzato  intorno  alV  ìnefiigazione  di  quefla  proporzio* 
ne  dell  accelerazione  del  moto  de'  graui  defcendenti  i 

SALV.  Non  mi  e  fiato  bifogno  dipenfarui ,  attefoche  V  accademi- 
co nofiro  comun* amico,mi  mofìrogià  vnfuo  trattato  del  mo- 
to ,  doue  era  dimofirato  quefio,  con  molti  altri  accidenti  '■>  ma 
troppo  gran  digrefjìone farebbe ,  fé  per  quefio  vokfiìmo  inter- 
romper ilprefente  difcorfo ,  (  che  pure  ejfo  ancora  e  vna  di- 
grefjìone) e  far  come  fi  dice,  vna  commedia  in  commedia. 

SAGR.  Mi  contento  d'ajfoluerui  da  tal  narrazione  per  alprefen- 
te,  con  patto  però,  che  quefla  fia  vna  delle  proporzioni  rifer- 
uata  da  efaminarfi  tra  le  altre  in  altra particoìar  feJJìone,per- 
ebe  tal  notizia  e  da  me  defideratiffima  :  &  intanto  torniamo 
alla  linea  defcritta  dal  graue  cadente  dalla  fommità  della—» 
Torre  ,fin  o  allafua  bafe . 

SALV.  Quando  il  mouimento  retto  verfo  il  centro  della  terra  fuf- 
fe  vniforme ,  ejfendo  anco  vniforme  il  circolare  verfo  Orien- 
te ,fi verrebbe  a  comporre  di  amendue  vn  moto  per  vnalinea 
fpirale ,  di  quelle  definite  da  Archimede  ,  nel  libro  delle  fut*> 
fi  ir  ali  :  che  fono,  quando  vn  punto  fi  muouevniformemente 
Jopra  vna  lima  retta }  mentre  ejfapztr'vniformementefi gira 

intorno 


La  linea  de- 
fcrittadal  ca- 
dente natura- 
le, fuppofto  ii 
moto  della  ter 
ra,cìrca'l  pro- 
prio centro  , 
farebbe  pro- 
babilméte  cir- 
conferenza di 
cerchio . 


158  Dialogo  fecondo 

intorno  a  vn  de  ifuoi  eHremi  punii fijfo,  come  centro  del  fu» 
riuolgimento  .  Ala  perche  il  moto  retto  del  grazie  cadente ,  ìt 
continuamente  accelerato }  ì  forza ,  che  la  linea  del  compoHo 
dei  due  mouimentì , fi vadia  fempre  con  maggior  proporzio- 
ne allontanando  fuccejjiuamente  dalla  circonferenza  dì  quei 
cerchio ,  che  haurebbe  difegnato  il  centro  della  grauità  della 
pietra ,  quando  ellafujje  refiata  fempre  fopra  la  Torre  :  e  bi- 
fogna ,  che  quejìo  allontanamento  fui  principio  Jia  piccolo  f 
anzi  minimo,  anzi  pur  minimi/fimo  ,  auuengacbe  il  grauz^0 
defeendente,  partendo/?  dalla  quiete,  cioè  dalla priuazion  del 
moto  a  baj/o,  &  entrando  nel  moto  retto  ingiù ,  e  f anca  ,  che 
pafjìper  tutti  i  gradi  di  tardità ,  che  fono  tra  la  quieie,e  qual- 
Jiuoglia  velocità}  li  quali gradi  fono  infiniti  :  Ji come  già  a 
lungo  Ji e  di/co  rfo ,  e  conclufo . 
Stante  dunque,  the  tale  Jia  ilprogrejb  dell1  accelerazione ,  &  ef- 
fondo oltre  dì  rio  vero }  che  ilgraue  defendente  va  per  termi- 
nare nel  centro  della  terra ,  bifogna,  -che  la  linea  tkljuo  moto 
compojìojia  tale  ,  che  ben  Ji  vadia  fempre  con  maggior  prò* 
porzione  allontanando  dalla  cima  della  Torre ,  òper  dir  me-, 
glio,  dalla  circonferenza  del  cerchio  descritto  dalla  cima  della 
Torre ,  per  la  conuerfion  della  terra,  ma  che  tali  difcojìamen- 
ti  fieno  minori,  e  minori  in  infinito ,  quanto  meno  ,  e  meno 
il  mobile  Ji  troua  efierfifcojiato  dal  primo  termine  douepofa-. 
zia.  Oltre  dì  ciò  e  neceffarìo,  che  quejìa  tal  linea  del  moto  com- 
pofio  vadia  a  terminar  nel  centro  della  terra .  H  or  fatti  que» 
Jli  due  prejuppofiì ,  venni  già  deferiuendo  intorno  al  centro 
A.  coljemìdiametro  A\B.  il  cerchio  BI,  rapprefentantemi  il 
globo  terrefire ,  e  prolungando  il  femidiametro  <A\B.  in  G, 
defcrijJìV altezza  della  Torre  BG.  la  quale  portata  dalla—*  * 
terra,  fopra  la  circonferenza  BI.  defenue  con  lafua  fammi-  ' 
tà  Varco  CD.  diuifa  poi  la  linea  GA.  in  mezo  in  E.  col  cen- 
tro E.  ìnteruallo  EG.  deferiuo  il  mezo  cerchio  GIÀ. per  il 
quale  dico  bora ,  che  afiai  probabilmente  fi  può  credere ,  cbt~* 
vna pietra  cadendo  dalla  fommhà  della  Torre  G.  venga  mo- 
uendofi  del  moto  compofto  del  comune  circola?  a ,  e  delfuo 
proprio  retto; imperocché  fegnando  nella  circonferenza  GD, 
alcune  parti  eguali  Ci7.  J^'G.  GH.  HL.  e  da  i  punti  F. 
G.H.L.  tirate  verfo  il  centro  A.  linee  rette,  le  parti  di  ejfe  in- 
iercettefrà  le  due  circonferenze  GD.  BI.  ci  r appr e fenter an- 
no fempre  la  medefima  Torre  GB,  trafportata  dal  globo  ter- 

re/ire 


Del  Galileo  :  15? 

tejlre  verfo  DI.  nelle  quali  linee  i  punti  dotte  effe  vengono 
f egate  dall'arco  del  mezo  cerchio  CI.  fono  i  luoghi  doue  di 
tempo  in  tempo  la  pietra  cadente  Jìritroua  :  li  quali  punti  fi 
vanno  fempre  con  mag-  * 
gior  proporzione  allon- 
tanando dalla  cima  della 
Torre, che  è  quello  }che  fa, 
che  il  moto  retto  fatto  Iti- 
go  la  Torre ,  ci  fi  mofira 
fempre  più ,  e  più  accele- 
rato; vede/i ancora,  come 
merci  della  infinita  acu- 
tezza dell'angolo  del  co- 
tatto  dell'i  due  cerchi  DC 
CI.  il  difcoflamento  del 
eadente  dalla  circonfere- 
za  CFD.  cioè  dalla  ci- 
ma della  Torre ,  e  verfo  il  principio  piccolijjìmo,  che  e  quanta 
a  dire  il  moto  ingiù  ejfer  lentifjimo ,  e  più ,  e  più  tardo  in  in* 
finito,  fecondo  la  vicinità  al  termine  C.  cioè  allo  fiato  della—» 
quiete  ;  e  finalmente  s'intende ,  come  in  vltimo ,  tal  moto  an- 
drebbe a  terminar  nel  centro  della  terra  <^4. 

SAGR.  Intendo  perfettamente  il  tutto ,  nìpojfo  credere,  chél  mo* 
bile  cadente  defcriua  col  centro  della  fua  grauità  altralineat 
cbevnafimile . 

SALV.  Ma  pian  o  Sign .  Sagredo ,  che  io  ho  da  \portarui  ancora—» 

tre  mie  meditazioncelle ,  che  forfè  non  vi  difpiaceranno .  La 

prima  delle  quali  e ,  che  fé  noi  ben  consideriamo,  il  mobile  non  w  »>»       « 

fi  muoue  realmente  d'altro,  che  di  vn  moto  fèmplice  circolare,  m.m-,.1-  ,.:„, 
•/»  1         r        r        1    m-  •  f         te  aaIla  cima 

fi  come  quando  pojaua  Jopra  la  Torre  pur  si  muoueua  di  vn  della  Torre.fi 

moto  femplice,  e  circolare .  La  feconda  e  ancora  più  bella,im-  muoue  per  la 

perocché  egli  non  si  muoue  punto  più ,  b  meno ,  che  fé  fufiL~>  circonferenza 

re/lato  continuamente  fu  la  Torre,  ejfendo  chea  gli  archi  Non^muo- 

CF.  FG.  GH.  <&c.  che  egli  haurebbe  pajfati  /landò  fempre  ue  più,nème- 

fu  la  Torre  fono  preci] amente  eguali  gli  archi  della  circonfe-  no,  che  fé  fuf- 

renza  CI.  rifondenti  fittogli  Jlef/ìCF.  F.G.  G.H.  ère  fé  reflato  la-. 

dolche  nèfeguita  la  terza  merauigìia ,  che  il  moto  vero,  e  reale  Sli:  ,. 

della  pietra  non  vien' altrimenti  accelerato,  ma  e  fempre  equa-  moto  Cqliabi- 

hle  y  <ÙX  vniforme ,  poiché  tutti  gli  archi  eguali  notati  nella— *  le ,  e  non  ac- 

tirconferenza  CD.  à'i  loro  Qorrifpondentifegnati  nella  cir-  cekrato . 

confe- 


léó  Dialogo  fecondo 

conferenza  CI.  vengono  paffati  in  tempi  eguali  ;  falche  noi 
venghiamo  Uberi  di  ricercar  nuoue  caufe  di  accelerazione  >o  dì 
altri  moti , poiché  il  mobile,tanto  Jlando  fu  la  Torre ,  quanto 
feendendone ,  fempre  si  muoue  nel  modo  medesimo ,  cioè  cir- 
colarmente con  la  medesima  velocità ,  e  con  la  medesima  vni~ 
formità  .  Hor  ditemi  quel  che  vi  pan  di  quella  mia  biz,* 
zarria } 
.    SAGR.  Dicoui  r  che  non  potrei  a  baslanza  con  parole  efprimef 
quanto  ella  mi  par  marauigliofa  :  e  per  quanto  alprefente  mi 
Jirapprefenta  all' intelletto  ■>  io  non  credo  t  che  il  negozio pajjl 
altrimenti;  e  volefie  Dio,che  tutte  le  dimojìrazioni  de  jìlofojì 
bauejfer  la  metà  della  probabilità  di  quejia .  Vorrei  bene  per 
mia  intera  fodisf azione  fentir  laproua ,  come  quelli  archi  fo- 
no eguali . 
SALV.  La  dimolìrazion  e  facilijjìma .  Intendete  ejfer  tirata** 
quella  linea  IE.  Et  ejfendo  il  femidiametro  del  cerchio  CD, 
cioè  la  linea  CA.  doppio  del  femidiametro  CE.  del  cerchio  CI 
farà  la  circonferenza  doppia  della  eirconferenza,&  ogn'arco 
del  maggior  cerchio  doppio  di  ogni  arcojìmile  del  minore  :  & 
in  confeguenza  la  metà  dell" arco  del  cerchio  maggiore ,  eguale 
all'arco  del  minore  *  E  perche  l'angolo  CEI.  fatto  nel  centro 
E.  del  minor  cerchio ,  e  che  injìjiefu  l'arto  CI.  è  doppio  del- 
v  l'angolo  CAD.  fatto  nel  centro  A.  del  cerchio  maggiore ,  al 

quale  futtende  Varco  CD.  adunque  l'arco  CD.  e. la  metà  del- 
l'arco del  maggior  cerchiojìmile  all'arco  CI.  e  però  fono  li  due 
archi  CD*  CI.  eguali;e  neli'ijìejfo  modo Ji  dimojlì  erra  di  tut- 
te le  parti .  Ma  che  il  negozio, quanto  al  moto  de  i  graui  de- 
f tendenti,  proceda  così  puntualmente,  io  per  bora  non  lo  vo- 
glio ajfermare;ma  diro  bene,chefe  la  linea  defcrittadal  cadète9 
non  e  quejia  per  l'appunto ,  ella  gli  e  fommamente  projjìma  , 
SAGR.  Ma  io  Sign.  dalmati  vòpur  bora  conjìderando  vn  altra 
co/a  mirabile,  e  quejia  è,  che  ,Jìanti  quefìe  confi  derazioni ,  il 
moto  retto  vadia  del  tutto  a  monte ,  e  che  la  natura  mai  non 
Moto  retto         Jeneferua ,  poiché  anco  queli'zfo,  che  da  principio  glifi  con- 
par  del  tutto  cedette ,  che  fu  di  ridurre  al  fuo  luogo  le  parti  de  i  corpi  inte- 

ei     io  in  na"  grali  ,quando  fuffero  dal  fuo  tutto  fep  arate,  e  pero  in  praua 

difpqfìzione  coflituite ,  gli  vien  leuato }  &  ajfègn.ato  pur  al 
moto  circolare . 
SALV.  Qu e/lo fegu irebbe  neceffariammte, quando Jìfujfe  conclu- 
do il  globo  terre/ire  muouerji  circolarmente }  cofa ,  che  io  non 

pretendo 


Del  Galileo.  tòt 

pretendo,  che  /la  fatta ,  ma  follmente  fi  e  andato  fin  q&})  &jt 
andrà  confederando  la  forza  delle  ragioni',  che  vengono  afe' 
gnate  da  i  jìlofojì per  prona  dell 'immobilità  della  terra  ,  delle 
quali  quejla  prima  pH'tfi  da  i  cadenti  a  perpendicolo  patifee  k 
diffcultà  ,  chehanete  fentite  :.  le  quali  non  so  di  guanto  mo- 
mento fieno  par/è  al  Sign.  Simplicio ,  e  pero  prima  chepajfre 
al  cimento  degli  altri  argomenti ,  farebbe  hene,cb'ei  producef 
fé  ,fe  cofa  ha  da  replicare  in  contrario  - 

$JMP.  Quanto  a  quefìo primo >>  confe[Jh  veramente  hauer  fentì- 
to  varie  foìtigliezze ,  alle  quali  non  haueuo penfato ,  e  come 
clye  elle  mi  giungono  nuoue,  nonpoffo  hauer  le  rifpojle  così  in 
pronto ,  ma  quejìo  prefo  dai  cadenti  a  perpendicolo,  non  lb& 
per  de  ipiii  gagliardi  argomenti  per  l'immobilità  della  terra  > 
e  non  so  quello,  che  accadeva  dei  tiri dell'artiglierie,  e  ma-fimi 
di  quelli  contro  al  mòti )  diurno , 

$AGT{.  Tanto  mi  defic fajìidio  il  volar  de  gli  vccelli  ,  qtìàM'o  mi 
fanno  diffìcultà  le  artiglierie  7  e  tutte  le  altre  efperienze  arre- 
cate di  fopr  a  ,  ^M a  quefìi  vccelli ,  che  ad  arbitrio  loro  vola- 
no innanzi,  e'n  dietro .  e  rigirano  in  mille  modi ,  e  quelcb<Lj 
ihiportapiu,  (tanno  le  bore  intere  fofpefi per  aria,  quelli  dico 
vii  fcompigliano  lafantafìa  ,  ne  so  intendere ,  come  tra  tante 
girandole  e  no-n  ifmarrifeano  il  moto  della  terra  ,  o  cornee* 
poffin  Uner  dietro  a  vna  tanta  velocità,  ebe  finalmente fupe- 
ru  a  parecchi ,  e  pirretebi  doppi  il  lor  volo  * 

£  ALV.    Veramente  il  dubitar  voji'ro  non  è  fnzà  ragion? ,  e  forfè 

-il  Copernico  slejfo  non  ne  douette  trottar fioglimento  di  fua 

intera  fodisf azione  ;  e  perciò  per  auueniura  lo  tacque,  fé  ben' 

.meo  nellef'ammar  Maitre  ragioni  in  contrario  fu  affai  conci- 

fo  ,  credo  per  dirizza  cC ingegno  ,  sfondato  fu  maggiori,  e  più 

alte  contempi* zioni  -,  rtel  modo ,  ebe  i  konipbco  fi  muo-uono 

per  l' import u/i.0  abbaiar  de  i  picciol  cani  ■.   Serberemo  dunque 

l'injlanz-a  degli  vcceili  in  vltimo,e'n  tanto  cercheremo  di  dar 

fùdisfazionc al  Sign,  Sirtipl.  nell'altre,  col  mof ì  r  ar gli  almo  dj 

[olito  ,  che  egli  fìejfo  ha  le  foluzioni  in  mano  ,  fé.  bene  non  fé 

n'accorge  .  E  facendo  principio  da  i  tiri  di  vola ! a  ,  fatti  col 

mecìef imo  pezzo  ,poluere,epalla,l'vnO  Verfo  Oriente, e  l'altro 

VcrJÒ  Occidente,  dicami  qu al  cofa f la  quella  ,  che  lomuouea 

credei  e,  che  l  tiro  verfo  Occidente  (quando  la  rcuoluzion^*. 

iiurna  fujfe  del  ghbo  terrestre  )  dourebbe  rmfeir  piudunga 

Ajfai,  che  l'altro  verfo  Leuante  , 

.    L         Muoitàmì 


Motiiio  per  il 
quale  par  che 
'1  tiro  d'arti- 
gtieria_>  verfo 

ponente  deb- 
ba riufeir  più 
lago  che  quel 
lo  veri©  le- 
uance . 


Efperienza,  di 
vna;  carrozza- 
corrente--»  per 
vedere  la  dif- 
feréza  de.  tiri.. 


iti  Dialogo  fecondo 

SIMT"..  ^Muouomi  a  così  credere,  perchè  nel  tiro  verfo  Leuan~ 
te,  la  palla  mentre,)  che  e  fuori  dell'artiglieria ,  vien  feguita-* 
daWijhjfa  artiglieria  ,la  quale  portata  dalla,  terra,  pur  velo- 
cemente corre  verfo  la,  medefìma parta ,  onde  la  caduta  della 
palla  in  terra  vien  poco  lontana  dal  pezzo  ..All' incontro1  nei 
tiro  oc.ciden  tale,,  auanti,  che  la  palla  percuota  in  terra,  il  pez- 
zo Jìì  ritirato  ajjai  verfo  Leuante,onde  lofpazio  tra  la  palla* 
e 7 pezzo-,  cioè  il  tiro,  apparirà  più  lungo  dell  altro ,  quanta 
farà  fiato  ilcorfo  dell' artiglieria,  cioè  della  terrat  nftempijbe 
amen  due  le  palle  fono  fiate  per  aria* 

SALK.  lo  vorrei ,.  che  noi  trou affimo  qualche  modo  dì  faryvn  t-*- 
efpevienza  chrrifpondeteial  motodi  qttejìi  proietti,  come  queU 
la  della:  naue  al,  moto  de  i  cadenti  da  alto  >  a  baffo, ,  e  va  peti" 

v.    fando  la  maniera*. 

SAQ'H».  Credo,che  prona,  ajjai  accomodata  farebbe  il  pigliare  vna' 
carrozzata  f coperta ,  <è*  accomodare  in  effavn  balejlrone  da 
bolzoni  ameza  eleuaziane ,  accia  iltiro  riufcijfe  ilmaflìmo  di 
tutù ,  e  mentre  icaualli  corre/fero ,,  tirare,  una  volt  a  verfo  la 
parte  doue  fi  correre  poivny  altra  verfo  la  contraria ,  facen- 
do beni/fimo  notare  douefttroua  la  carrozza  in  quel  mome- 
to  di  tempo,  chél  bolzone  fiacca  in  terra ,  fi  nell-vno  ,  come: 
nell'altro-  tiro  ;.che  così  potrà,  vederfiper  appunto  quanto  l'v* 
no.  riefee  maggior  dell  altro,, 

SlMPo.  "Farmi  ',  che.  tale  efperienza  fio.  molto  accomodata  ;  e  non 
ho  dubbio,  cbel  tiro,cioe,che  lofpazio  tra  la  freccia ,  e  douefl 
troua  lacarrozzanelmomento,che  la  freccia/i  ficca  in  terra,, 
farà  minore  affai,  quddo  fi  tira  verfo  ilcorfo  della  carrozzar 
che  qua  do  fi  tira  per  loppofitoSìa  per  e/èmpio  il  tiro  ìnfefief- 
fo  trecento  braccia,  e  'l.corfo.  della  carrozza ,  nel  tempo,  che  il 
bolzone  fìà  per  aria,  fia  braccia  cento ,  adunque  tìrandoft 
verfo  il  corfo.  delle  trecento  braccia  del  tiro,  lacarrozzetta  nt 
pajfa  cento,  onde,  nella percof  a  del  bolzone  in  terra,  lo  Jpazio 
tra  effo,  e  la  carrozza  farà  braccia  dugentofolamente,.  ma-*1 
all'incontro  nell altro  tiro  correndo  la  carrozza  al  contrari» 
del  bolzone ,  quando  il  bolzone  harà  pajfate  lefue  trecento 
bracciale  la  carrozza  le  fu  a  cento  altre  in  contrariofa  diflan* 
za  trapoBaJitrouerà  effendi  braccia  quattrocento  •• 

SALV.  Sarebbec'egli  modo alcuno  per  far, che  quejìi  tiri  rìufcifferfr 
eguali  l 

SIM&*.  Zq  fionfagrdaltrfffjiodogcbecolfar^ar ferma  lacqrroz* 

m+  Q2eJ<» 


Del  Galileo.  163 

SALV*  Queflojìsà ,  ma  io  domando  facendo  covre?  la  carrozza. 
a  tutto  corfo. 

S1MP.  Chi  non  ingagliardife  Varco  ,nel  tirar  fecondo  ilcorfò:ì  4 
poi  Vindebolijfeper  tirar  contro  al  corfo  . 

SALV.  Ecco  dunque,che pur  ci ì  qualch' altro  rimedio. Ma  quan- 
to bifognerebbe  ingagliardirlo  di  più ,  e  quanta  poi  indebo- 
lirlo i 

SJMP.  NelVefempio  nojlro  doue  battiamo  fuppoHo,  the  l'arco  ti- 
ruffe  trecento  braccia ,bifognerebbe per  il  tiro  verfoil  corfo  in' 
gagliar dirlo  tJì  che  tirajfe  braccia  quattrocento ,  e  per  l'altro 
indebolirlo  tanto ,  che  non  tir  afe  più  di  dugento,  perchè  così 
fvno,  e  V  altro  tiro  riufc irebbe  di  braccia  trecento  inrelazio* 
ne  alla  carrozza  ,ìa  quale  col  fuo  corfo  di  cento  braccia ,  che 
ella  fottrarrebbe  al  tiro  delle  quattrocento,  eVaggiugnerebbe 
a  quel  delle  dugento,  verrebbe  a  rìdurgli amen due  al/c** 
trecento* 

SALV.  Ma ,  che  effetto  fa  nella  freccia  la  maggior ,  ò  minor  ga» 
gliardia  dell'arco  i 

SIA1P.  L'arco  gagliardo  la  caccia  can  maggior  velocitaci  più  de- 
bole con  minore;  e  Vtfleffa  freccia  va  tanto  più  lontano  vntt 
volta)  che  l'altra,  con  quanta  maggior  velocità  ella  ifcedMa 
cocca  Vvna  volta,  che  l'altra. 

SALV.  Talché  per  far,  che  la  freccia  tirata  tanto  per  Yvno,  quan- 
to per  V  altro  vtrfo,  s'allontani  egualmente  dalla  carrozza—» 
corrente,  bifogna,  che  Je  nel  primo  tiro  dell' efempio  propoflì 
ella  fi  parte  v*g.  con  quattro  gradi  di  velocità,  n  di altro  tiro 
ella  fi  parta  con  duefolamente  :  ma  fefì  adopra  il  medtfimo 
arco  da  ejfo  ne  riceue  ftmpre  tre  gradi .. 

•  SIMP,  Cosi  e  ;  e  per  queflo  tirando  con  l'arco  medtfmo,  nel  corfo 

dtlla  carrozza ,  t  tiri  nonpojfon  riufeire  eguali . 

SAL  V.  Mi  ero  f cor  dato  di  domandar ,  con  che  velocità  fi  fuppo- 
ne ,  puf  in  quefla  efperienza  particolare ,  che  corra  la  car- 
rozza . 

SI  AJP.  La  velocità  della  carrozza  bifogna  fupporla  di  vn  grado 
in  comparazione  di  quella  dell'arco ,  chtèlre , 

SALV.  Si ,  sì,  così  torna  il -conto  giù  fio  .  Ma  ditemi ,  quando  la 
carrozza  corre,  nonfimuouono  ancora  con  la  medejìma  ve- 
locità tutte  le  co  fé,  che  fon  nella  carrozza  l 

SIMP.  Senza  dubbio. 

•  S  ALV.  ^Adunque  il  bolzone  ancora ,  e  Varco  »  e  la  corda  +fu  /.*-» 

«-    quale  e  tefo  *  JL  2         Cosi  e% 


.,. 


1 6  4  Dialogo  fecondo 

.    SIMP.  Coste* 

SALF.  adunque  nello /caricare  il  bolzone  verfi  'ii  cor/o  detlzs 
^arrazza ,.  l'arco  imprime  ìfuoi  tre  gradi  di  velocità  in  vn—* 
bolzone,,  che  ne  ha  già  vn  grado  ,  merce  della  carrozza ,  che 
•ver/ò,  fucila  parte  con  tanta  velocità"  lo  porta  ;  talchi  ncll'v- 
fair  della  cocca  e' fi  trotta  con  quattro  gradi  di  velocitalo1  al- 
l'incontro ,  tirando  per  l'altro  verfo,  il  mede/imo  arco  confe- 
rì/ce i  fvoi  medefirm.tr  tgravdì  in  vn  h  ilzone,  che.fi  muove  in 
contrario-con  vn  grado,  talché  nel fepararfi  dalla  corda,  non 
vdireflano  altim ,.  che  dua  foli  gradi  di  velocità..  Ma  già  voi 
fiapO'haiM^e-  depo/ìa,  che  per  far  e  i  titieguai'z,.  infogna ,  che  il 
.     bolzone  fi *  parta vinta volta  con  quattro  gradi  yeValtra  con—* 
due ,  adunque) fenza  'mutar^arco^  X.iRejfo  corfo  della  carroz- 
s  .    \  za è  quello?  che  aggiufìa  le  partite ,  e  l  esperienza  e  poi  qveUay 
O&s  che  le  figtììku  coloro y  che  non  vokficro  fa  non  poteffero  ejfer 
capaci  della  ragione .  H ora  applicate  quejìo  difeorfo  all'arti- 
Scioglie  lì'  ì'ar*?-^  .gìienia ,  e ■■troverete,  che  mimuafi 'la  terra :,.-  ò  Hia ferma,  j  tiri 
«omento  pre-  fatti  dalla  medefima  forza ,  hanno  a  riufeir  fempre  eguali 

to  dai  tin  d  ^      :  z^f0-^ai£u0,r^a  parte  indrizzatì vt  L'error.editArijtotiky 
'irridi.! criii  ve?"  :  *■  *»  i'     * 

fo  lluaute  ,  «*  '  ■   ' i£h '-'^ clomeQ,di  Ticonc^voJè^óyrdi'tnttigUakri^b^pmicttrt- 

verfo  ponea---  •     qveUa>fi£à,  k  imLetcTat^impyefiione  r  che  ha  tevrafiia  ferma. y 
t£_  •  dilla  quale  nota,  vi  potete  >  b  fapete  fpogliare ,  ne  anco  qvan- 

.    do  volete  fbfofare  di  quel  che  feguirekbe  ,pofto  che  la  terra Jt 
<-  .     ■  tno-ue/Se-yè  così  nell'altro  argomento  non  confidevando i%  cht^r 
mentre,  che  la  pietra  e  fu  la  Torre,  fa  circa  il  muouerfiy  ò  non? 
muover  fi,  quel  che  fa  il globo  terre/Ire, perche  hauetefijfo  nel- 
la mente,  e lie. la  terra  firn  ferma,  ■>  dif correte  intorno  alla  ca- 
duta del  fisfjh  fempr^  mmc ,  fi; fi  pagti/Jc  dalla  quiete.,  dovey 
che  bfùgn&dtte  ,fc.  la  tenta  Uà  firma ,  il  fajfo  fi  parte  dalla, 
quiete-,  ef bende  perpendicolarmente;  mafie  la  terrafirnvoue^ 
la  pietra  alt-refi  fi  muove  con  pari  velocità  ,  ne  fi  parte  dalla? 
quiete)  ma.  dai  -moto eguale  a  quel  della  terra  ,  col  quale  me* 
fola  il  fopravegnenie  ingiù ,  e  ne  compone  vn  trafverfale, 
SIMP..  M'a Dìo  àvono*}  come ,  fé  ella  fi  muove  trafuerfalmente.  >. 
la  veggo  io  rniAn-'Vcxflretia:-nents-,-  e perpeniìso'lafmentei que- 
?A    .  Jìo-'h pvr.e  vn  negars.il  fenforj/sanifcfio.ps:finonfidcue  era- 
ì v,     '  Aere  alfenfoper.  quat  aHrarpwtafi 'deve entrare  afilofofare  t" 
SALlr.  Ri/petto  alla  terr.®rsMa.Torre:,  e>anoi,,chetvttidi  confer- 
va ci  moviamo  col  moto  diurno  infieme ,  con  la  pietra,  ilmoi- 
•  - p  !  *'  ìa  diurno ,  ì  come  fé  non  fvffe ,  refiainfenfibile ,  refi  a  impep^. 

fattikik^ 


Del  Galileo.  |*J 

tenibile,  efinza  azione  alcuna,  e  filo  ci  rejtd  tifferuabile  quel 
moto ,  del  quale  noi  manchiamo ,  che, ì  il  venire  a  bafio  lam- 
bendo la  Torre .  Voi  non  fiete  il  primo  -,  the  finta  gran  re- 
pugnanza  in  apprender  quejìo  nulla  operarci  moto  tra  le  co- 
fé  y  delle  quali  egli  è  comune  - 

£AGR.  Hora  mi  fouuiene  di  certo  mio  fantafìicamento  ,  che  mi 
pafsò  vn  giorno  per  l'immxginatiua  ,  mentre  nauigaua  nel 
viaggio  di  Aleppo, dotte  andaua  Cófolo  della  nofira  nazione,  ^ y®  *)ta"jJe 
t  forfè  perir  ebtiejfer  di  qualche aiuto ,  per  efplicar  queflo  nul-  per  moi|.raer  jj 
la  operare  del  moto  comune ,  & '  effir,  come,  fi  non  fujfe  per  nulla  fperare 
tutti  i  participanti  di  quello ,  e  voglio ,  fé  così  piace  alSign,  dei  moto  e». 
Simpl.difiorrerfieco  quello,cbe  alUrafantajlicaua  da  me  filo,  «une  t 

SIMP,  La  nouìtà  delle  cofi,  che  finto ,  mi  fa  curiofo,  non -che  tol- 
lerante di  afioliare  tperò  dite  pure. 

SAGR.  Se  la  punta  di  vnapennada  fcriuere  f  <cbe  fufie  fiata  m 
naue  per  tuttala  mia  nauigazione  da  Venezia  fino  in  Alefi 
fandretta ,  hauejfe  hauuto  f acuità  di  lafiiar  vìfìbd  figno  di 
tutto  il  fuo  viaggio  j  che  vejìigio,  che  nota3  che  linea  baurefc* 

S       brtfUa.lafiiatai '. 

jSIMJP.  Haurebbe  lafciato  vna  lìnea  diflefa  ddVenezia  fin  U,n& 
perfettamente  diritta ,  oper  dir  meglio ,  difltfa  in  perfetto  ar- 
co di  cerchio  ,  ma  duuepiù,  e  doue  meno  fìejfuofa,  fecondo,  che 
il  v 'affètti  fujfe andato,  or  più ,  or  meno  fluttuando  ;ma  que- 
Jlo  in/le  tterfi  in  alcuni  luoghi  vn  braccio,  o  due,  adejira,  o  a 
finiflra,  in  alto,  o  a  bafo  ,  in  vna  lunghezza  di  molte  centi- 
naia di  miglia,  piccola  alterazione  hartbbe  arrecato  ali  inti.ro 
tratto  della  linea ,  fi  che  a  pena  farebbe  flato  finjìbile  ;  efinza 
error  di  momento  fi  farebbe  potuta  chiamar*  vna  pariti 
d'are  oper  fitto  . 

&AGR.  Sicbt  il  vero  ,vero,  verijfimo  moto  di  quella  punta  dipa- 
na farebbe  anco  fiato  vn'arco  di  cerchioperfato  j  quando  il 
moto  del  vajfello  ,  tolta  la  fluttuazion  dell'onde  ~,  fujfe  flato 
placido ,  e  tranquillo .  E  fi  hhauejfi  tenuta  continuarne  a  te 
i  >qudla  mtdefma  penna  in  mano  ,  e  folamentef haueffì'taluol- 
,  ta  mojfa  vn  dito ,  o  due  in  qua,  ò  in  là  :  quaV  alter  azione  ba- 
rello arrecata  a  quel  fuo  principale ,  elunghijfimo  tralto  i 

SIMP.  Minore  di  quella,  che  arrecherebbe  a  vna  linea  retta, lun- 
ga mille  bracciali  declinar  in  varij  luoghi  dall 'afiòluta retti- 
.tudwe,quanto^  vn  occhio  di  pulce . 

£AGR.  Quando  dunque  vn  pittore,nelpartirfi  dal  porto,  hauejfi 

L  $        wmin~ 


t€6  Dialogo  fecondo 

€&>mnéatù}&  difegnar  fopra  vna carta con  quella  penna ,e  co- 
tmuato-t  ìt  dìfegno\  fino;  im  AUJfandretta  ,  haurebbe  potuta 
eauardakmoto  di  quella:  vninteraji'oria.  di  molte  figure  per* 
fèllamente,  dintor.nàte:,.  e  tratteggiate  per  mille ,  e  mille.  verfir 
cmpaejì,  fabbriche,  animali,  &T  altre  cofe,fe  ben  tutto,  il  ve- 
ro, realeify  ejenzial'mouimentofegnato.  dalla  punta  di  quel» 
la  penna,  non  farebbe,  fiato altro,,  che.vna  ben.  lunga,  mafem* 
plicijjìma  lineai.  E  quanto  alVoperazionpropria  del  pittore  p 
llifiejjo  a  capelta  haur.ebbe  delineato ,  quando  la.  naue.fuJpL^» 
fata- ferma:  ^  Che  poi  del  moto  lunghijjìmo  della  penna,  non 
vefiialìro  veftigio,  che  quei  tratti  fegnatifu  là  carta,  la  cagio» 
neneìl\eJfereftatoilgranmoto,da&enezàamA 
comunedélla.  carta >  e  della  penna?,  e  ditutta  quello,  che  era  ini 
naue  ;  Mal  moti  piccolini*  innanzi,  e*n\dietroyazdeJìra  >,£&' 
af nifi'r a  ^.comunicati  dalle,  dita  del  pittore  alla  penna:,  e. non* 
al  fòglio;,  per.  ejjer  propri/  di  quella,  potettero  lafciarrdifeve- 

, . .  .  fiigiofu  la  carta,  che  a  tali  mouimenti  reflaua  immobile.Così 
parimente  e.  vero,  che  mouendbf  la.  terra,  il.motà  della  pietra 
weLvenire.abajfo:3ÌLjìato;realmente:vn  lungo,  trattoci  molte 
centinaia  >j!X  anco  ai moltemigliaia:  di braccia,  efèhauejJL^ 

.  v.  potuto  Jegnarein.  vn'aria:fìabilé ,  ò  altra  fuperficie* ,  iHratto 
delfuo  corfo,  hauerebbe tajciataz vna: lunghijjimalinea.tr  af- 
sterfalè  ima  quella  parte  ditutto  queftòmoto;,cbeìcomum^*> 
delfaJfo^dla:Torre,edinoi,ci.refÌainfenfbilè,eco 
fujfe,  efolo  rimane  ojferuabile  quella  parte,  della  quale,  ne  la 
Torre ,  ne  n.oifiamo partecipi,  che  è  in  fine  quello  h  con  ch& 
la  pietra  cadendo^rmjura:  la;  Torre*» 

$A&V*  Sottilijlimo-penjìero  per  ejplicar  quefio  punto  ajìai  dijficfc 

elle,  per  ejlèt  capito  da  molti»  Hor ,  fé  il  Sign.. Simplicio  non 

>  vuol  replicar,  attiro-,  pojjiàmo poffare  ali y  altre  efperienze ,  lo 

feioglìmento  delle  quaìt,riceuerà  non  poca  ageuolezza.dall<L& 

cofe  dichiarate  fin  qui  » 

$£M7B.  Io  non: ho  che  dir  altro,  fa'  era  mezaaftrattoju  queldije- 
gno,e:fuVpenfàrey  comequei.tr attitirati  per  tanti  verjì,  di 
qua,  dì  tìy  imsù)  in  giù,  innanzi,  in  dietro,  intrecciati  con~j> 
centomìlatriiortole,  non  fono;  in  ejfenza,erealì[Jìmament?~* 
altro)  che pezzuolidi vna  linea  fola  tirata,tuttapenvn ver/a 
meàejìm&yfenzdverun'altra:  alterazione,che.'A.declÌnar  dal 
tmtfoìdirittiffimotalùolìavnpochettino r  adefrai  e  ajihiftra9 
«  BmuQuerJtla: punta  della  penna,  or  più  veloce  y&orpm 
ì  tarda» 


Del  Galileo  T  ìfj 

farda,  ma  con  minima  inegualità  .  E  considero ,  ehexnel  me- 
defimo  modo  Ji  firmerebbe  vna  lettera ,  e  cbequejli  fcrittorì 
più  leggiadri,  che  per  moBrar  la fiioltezza  della  mano,  fenza 
fiaccar  la  penna  dal  foglio,  in  vnfol 'inatto  Regnano con  mil- 
le ,  e  mille  rauuólgimentt  vna  vaga  intrecciatura  >  quando 
fujferoin  vna  barea ,  che  velocemente  fi  or  r  effe  conuerìireh- 
bevo  tutto  il  moto  della  penna ,  che  in  ejfenza  è  vnafolaiinea. 
tirata  tutta  verfo  la  mede/ima parte ,  epochiffìmo  infleffa9ò 
declinante  dalla  perfetta  drittezza,  in  vn  ghirigoro ,  Et  ho 
gran gu  fio ,  che  ti  Sign.  Sagredom' babbia.de/lato  quefiopen* 
Jìero  ipero  fegutiiamoànnanzi,  chela  fperanza  di  poterne^» 
fentir  de  gli  altri  vniterrà  piuMttento  » 

$AGR.   Quando  voi  Ùauefìe  auriofttà  di  fentir  di  Jìmili  ar* 

guzie  ,cbenonfouuengono  così  a  ognuno,  non  cene.manca-  SottHieze  ak 
no ,  e  majjime  in  quejiacofa  dellanauigazione;enon  vi  par-  fai  inlìpide  ì- 
rà  vn  bdpenfiero  quello  jche  mi fouuenne pur, nella  medejì-  ironicamente 
ma  nauigazione  i quando mi  accorfi,che  l ' albero éellamauè,  <<jette,!e  canate 
fenza  romperjt  /opiegarfi  ,baueua  fatto  più  viaggio  son  ^alc[QjQ^aQl"-' 
gaggia  ,  cioè  con  la  cima  ,-cbe  col  piede  ?  perche  la  cima  ejfindo    . 
più  lontana  dal.centro  della terra,  che  non  è  ti  piede ,  veniua, 
Ad  hauer.defiritto  v  filare  odi  vn  cerchio  maggiore  del  cerchio, 
per  il  quale  erapajfato  il  piede  Ì 

SIMJK^E.cojì^uandvribuomo.cammina  fa  più  viaggio  cól  ca* 
pò,  che  co  i predi  '** 

£AGR.  Lbauetedapervoi  Beffo ,  e  di  vqfiro  ingegno  penetrata 
btnijjimo  .  Ma  non  interrompiamo  ti  Sig.  òaluiatt ,. 

$ALV.  Mi  piace  di  veder,  che  il  Stgn.  SimpLcioJi va^ddefiran» 
do ,  fi  però  il  penjìero  èfuo ,  t£  non  Tua  imparato  (da  certo  li" 
brettodixondufioni ^douenefonoparecchialtrinon  men—* 
vaghi, e  arguti .  Segue ,r€he  noi parliamo Udiartigl  cria  erèt- 
ta a  perpendicolo  fopra  l'Orizonteicióèdd  tiro  verfo  il  nojbro  /Inflanjacon- 
vertice ,  e finalmente del ritornn:del/a  spalla pei \ì0efia.lmea,:tro^moto  di 
fopra  liftejfo  pezzo,  ancorché  n  élla  lunga  dimora ,  che  ellafià  "J110.   dd }*-* 
feparata  dal  pezzo  y  la  terra  T  babbia  per  molte  miglia  portato  &à\  .(tir0  per_ 
verfo  Leuante;  e  par,  che  per  tanto  fpazio  Mourebbe  la  palla  pendicolare_> 
cader  lontana  dal  pezzo  verfo  Occidente;  ilchenon^accade-;  dcU'^Vrtiglie- 
adunque  l'artiglieria  fenza  ejfirfì  màfia  l'ha  affrettata  .  La->  Vèm  l 1  ouc    • 
Joluzione  èl'ifìejfa,  che  quella  della  pietra  cad.en.e  dalla  Tor-  Jgf  fnfffnS^ 
re  ;  e  tutta  la  fallacia ,  e  ì equiuocazioneconfìfie  nel  fippor  mofuiindò  l'~ 
Jèmpreper  vtro  qudlo  che}  in  qui  filone;  perche  ìauuerfario  e^uiuoco» 

L  4.       ba 


srtf  8  Dialogo  fecondo 

•    ha fempre  fermo  nel  concetto ,  che  la  palla  fi  parta  dalla  quie» 
te  nel  venir  cacciata  dal  fuoco  fuor  del  pezzo;  e  partirfi  dallo 
flato  di  quiete  non  pub  ejfier,fie  nonfiuppofla  la  quiete  delgloba 
terreflre,  cìm'èpoi  la  èoncìufione  di  che  fi  quijltoneggia;  replico 
per  tanto ,  che  quelli,  che  fanno  la  terra  mobile,  rispondono  9 
(he  l'artiglieria,  elapalla,  che  vie  dentro particip ano  ilmede- 
wtomoto,  che  ha  laterra^  anziché  quefìo  infieme  con  lei  ban- 
n'eglinoda  natura,  e  che  pero  la  palla  non  fi  parte  altrimenti 
dalia  quiete  ;ma  congiunta  col fuo  moto  intorno  al  centro,  il 
quale  dalla  proiezione  insù,  non  le  Vienne,  tolto,  ne  impedì" 
io  ;.&  in  tal  guìfa  figurandoti  moto  vntuer fiale' fletta  terra  v 
tjerfio  Oriente fiopra  l'ijlejfiopezzodi  continuo  fi  mantiene,  fi 
nelV alzar  fi,  come  nèlfitom&  ,;e  ìifteffò  vedrete  voi  accader  e9 
facendo  Vefperienza  in  nane  di  vna  palla  tirata  in  su  a  per- 
pendicolo-con  vnabalefìr  a,  là  quale  ritorna  nelVifieffo  luogo]^ 
muouàfi  la  naue,òflia  ferma» 
"■  "     SAGR.  Que&o  fodisfà  benijfimo  al  tutto  *  ma  perchebh  veduto  p 
che  il  Sign,  Simplicio  prende  gufilo  di  certe  arguzie  da  chiappa* 
(  comejidice  )  il  compagno,  gli  voglio  domandare  ,fe  fiuppo- 
Akra  folaz  *  «         fi0  $èr  b°ra,  chela  T  erra filià ferma  >  e  fiopra  ejfia  l artiglieria 
ne  alla  mede-  '        eretiaperpendicolarmentexe  drizzata  al  noftro  Zenit,  egli  hot 
àraainftanza  „  difficultà  nejfitna  in  intender ,  che  quello  e  ilvero  tiro  a  per* 

pendicolo ,  e  che  la  palla nel  partir/i ,  e  nel  ritorno fità  per  afte 
darperlifleffa  linea  retta,intendendofiemprerimojjt  tutti  glk 
impedimenti  efie#mf;&accMmtari/.\ 
SIMP,  Io  intendo)  che  il  fatto  deuafiucceder  coslper  appunto* 
$AGJ{.  Ma  quando  tartiglierìaJlpiantaJfe,non  a  perpendicolo^ 
ma  inclinata  verfio  qualche  parte-,  qualdourebbe  efier'ilmot& 
della  palla  ?  andrebbe  ella  forfè  r  come  nell'altro  tiro  per  la~* 
linea  perpendicolare,e  ritornando  anco  poi  per  Viftefifia  i 
$IMP.  Quetìo  non farebb 'ella,  ma.  vficita  del  pezzo  fieguiterebbt 
ilfiuo  moto  per  la  linea  retta  y  che  continua  la  dirittura  della 
canna,  fenon  in  quanto  il  proprio  pefo  la  farebbe,  declinar  da 
tal  dirittura  verfio  terra . 
SAGR.  Talché  la  dirittura  della  canna  e  la  regolatrice  del  moto 
Proietti  conti1  dellapalla  : ne fuori  di  tal  linea  Jìmuoue,  òmuouerebbe,  fie'l 

nuano.il  mo-  •   <     pefo proprio  non  la  faceffe  declinare  in  giù  >  epero  poJlalcL** 
to£ei-  la  linea  tanna  a perpendicoh,e cacciata  la  palla  in  su,  ella  ritorna  pev 

gue  la  direnò  £0$a  linea  retta  ingiù ,  perche  il  moto  dellapalla  dependén.» 

oe  del  meco  ^         H  dalla fua  granita)  e  ingiù  per  la  mede/ima  perpendicolare^ 
>  1  tkvim- 


Del  Galileo  r 


il  viaggio  dunque  della  palla  fuor  del  pezzo,  Corinna  la  dirit-  fie^e  coJpr?- 
tura  di  quella  particella  di  viaggio ,  ctie  ella  ha  fatto  dentro  al  iCiente ,  men- 
pezzo  :  nonjti  così  /  tre  con  effo  e- 

SIMP.  Così  pare  ame.  ranocóguinti, 

SA \}R .  Bora  figurateui  la  canna  eretta  a  perpendicolo, e  che  la—» 
terra Ji volga  in  fé (ìejfa  co'l  moto  diurno  ,  e  /èco  porti  V arti- 
glieria-, duerni  qualfarà  il  moto  della  palla  dentro  alla  can~ 
na,  dato  cbejijìa  fuoco  i 
SIMP.  Sarà  vn  moto  retto,  e  perpendicolare,  ejfendo  la  canna-*» 

drizzata  a  perpendicolo  . 
SAGR.  Confidiate  bene, perch'io  credo,  ch'e*  non  farà perpen di- 
colare altrimenti:  farebbe  bene  a  perpendicolo  ,fe  la  terra  fìef- 
fe  ferma, perche  cosi  la  palla  no  haurtbbe  altro  moto,  che  quel- 
lo ,  che  le  venijfe  dal  fuoco  .  <SM  a  quando  la  terra  giri ,  la—> 
palla,  che  e  nel  pezzo,  ha  ejfa  ancora  il  moto  diurno,  talchi fo- 
prauuenendole  ìimpulfo  del  fuoco,  ella  cammina  dalla  culat- 
ta del  pezzo  alla  bocca  di  due  mouimeti,  dal  compoflo  de  qua-  r>  a    \ 
li  nerifulta,  il  moto  fatto  dal  centro  della  grauità  della  palla  t]r,jne  della_I 
ejfere  vna  linea  inclinata  .  E  per  più  chiara  intelligenza,Jìa  terra ,  la  palla 

neir  artiglie- 
ria eretta  a_» 
perpendicolo, 
non  fi  muoue 
per  linea  per- 
pendicolare , 
ma  per  vna  in 
cimata. 


l artiglieria  AC.  eretta, 
&  in  ejfa  la  palla  E.  e 
manifeììo,  chejiando  il 
pezzo  imobile,  e  datogli 
fuoco  ,  la  palla  vfcirà 
perla  bocda  A.  &  ha- 
urà  co'lfuo  centro ,  ca- 
lcinando per  il  pezzo , 
defcritta  la  linea perpe- 
dicolare  E  A.  e  quella—* 
dirittura  andrà  figuì- 
tadofuor  dtlpezzo,mo 
uendofiverfo  il  vertice. 
Ma  quando  la  terra— > 

andaffe  involta,  &  in  w  •** 

confeguenza  [eco  porta  fé  V  artiglierìa,  nel  tempo  ,  che  la  palla 
tacciata  dal  fuoco  fi  muoue f] e  per  la  canna ,  l 'artiglieria  por- 
tata dalla  terra  ,  palerebbe  nel  Jìto  T>E.  e  la  palla  B.  nello 
sboccare  far  ebbe  alla  gioia  D.  &  il  moto  del  centro  della  pal- 
la, farebbe  fiato  fecondo  la  linea  ED.  non  più  perpendicola- 
re ma  inclinata  ver/o  Levante}  e  donando  (  come  già  s'è  con* 


Ì70  Dialogo  fecondo 

citi/o)  continuar  la  palla  ilfuo  mofoper  l'aria  fecondo  la  dì* 
jrezion  dtl  moto  fatto  nel  pezzo  jl  muto  figa  ira  conforme  al* 
Vmclinazion  della  linea  £cD.e-cosìnon  farà  altrimenti  per* 
pendicolare,  ma  inclinato  verfo  Leuante ,  verfo  doue  ar.  cor '4 
€  amina  il  pezzo;  onde potr 'àia \pallaftguire  il  moto. della  ter* 
ra ,  e  del  pezzo .  Hof  eccuui  Sign.  Simplicio,  moslrato,  come 
il  tiro ,  che  p arena  .douer'effef.a  perpendìcolo,  non  e  altri* 
menti*  w 

SIMT,  -lononreflo  ben  capace  di  qziejto  negozio  ,e  voi  Signor 
lSàluìatiì 

SALV.  Jo  ne  reftoin  parte;  ma  vi  ho  non  sòchefcrupolojheDfo 
woglia,  ch'io  lo  fappìa  fpiegare ,  :E  mi  pare ,  che  conforme  a 
quejlo  ychefiì detto  .,  quando  il  pezzo  fia  a  perpendicolo,  eia 
ter  rajì  muoua,  la  palla  mon  i/olonon.baurebbe  a  ricader,  co* 
me  vuole  Ariftotile,  ;e  Ticone,iontana  dal  pezzo  verfo  Occi* 
dente  ,ma  ne  anco,come  voletewoi,  fopra  il  pezzo,  anzi  affai 
lontano  verfo  Leuante;  perchìtconfouxnejalìa  vojìra  efpUca* 
zione,ella  haurebbe  due  moti  Jìi  qudlmoncordementela  cac* 
perebbero  verfo  quella  parte  {dot  il  moto  comune  della  terra, 
the  porta  V  artiglieria,  e  la  palla  da  GA«~ver/ò  ED.  &  il  fuo- 
co ,  che  la  caccia  perla  linea  inclinata 'BD . .motiamenduL-* 
verfo  Leuante, *epero  fuperiori/al  moto  della  terra.. 

SAGR.  Nò  Signore.  Il  moto,  che  porta  la  palla  verfo -Leuante» 
■vien  tutto  dalla  terra,  <& il  fuoco  non  ve  ne  ha  parte  alcuna, 
ilmoto,  che fpìgne  la  palla  insàì  tutto  delfuoco,ne  vi  ha  che 
far  punto  la  terra  ;  e  che fia vero ,non  date fuoco ,  -.che  .mai 
non  vfeirà  la  palla  fuor  del  pezzo ,  ne pur \jì .alzerà  vn  ca* 
pello,  come  ancora  fermatela  terra  ,?edate  jfuoco^  ila  pallai» 
fenza  punto  inclinarft ,-andrà  $er  Ma  perpendicolare*,  Ha* 
wendo  dunqueìa  palla  due  moti,  vno  in  su ,  ei' altro  Un  giro, 
de'  quali  fi  compone  il  trauerfaU  BD.l'impulfo  in  sii  ,§.tutto 
del  fuoco ,  il  circolare  vien  tutto  dalla  terra,  &m  quél  della 
terra  e  eguale  ;  e  perche  gli  èeguaìetla  palla  fìmantien  fempr.e 
a  perpendicolo  fopra  la  bocca  dell  artiglieria ,  e  finalmente. in 
quella  ricade  ;  e  manienendojì femprefopra  la  dirittura  del 
pezzo ,  appari/ce  ancora  continuamente  fopra  il  capo  di  chi  è 
vicino  al  pezzo  ,e  pero  ci  pare,  ebe  èlhgiujio  a  perpendicolo, 
falga  verfo  il  nofìro  vertice. 

SlMP.  A  me  rejia  vn'altra  difficultà ,  &eycheper  éjfetfil  mdfo 
■della palla  nclpe^zo  vèlocyjìmOinonparpoJfìbile^che  in  quél 

momento 


Del  Galileo  r  zjt 

momento  di  tempo  la  trafpofìziom  delt  artiglieria  da  CA.  in 
ED.  conferifca  inclinazion.  tale  alla* linea  trafuerfale  CD, 
cb  emerce  di  ejfa  ,la  palla  poi  per  ariapojfa  tener  dietro  al  cor  fi 
della  terra .. 

SAGR.  Voi  errate  in  più  conti ;  e  prima  Vinclìnazion  della  traf- 
uerfale CD.  credo,  chejìa.  molto  maggiore  di  quello ,  che  voi 
vi  immaginate-, perche  tengo*  fenza.  anòbio,  chela  velocità  del 
moto  terrestre ,  non  foto  fitto  £  equinoziale,  ma  nel.  noflr» 
parallelo  ancora  fa  maggior  che  quella  della  palla  ,.mentre^* 
Jìmuoue dentro  al pezzo'Ji che  l  internatio  CE.  farebbe  ajfo- 
lutamete  maggior  e*  che  tutta  la  lunghezza  delpezzo,e  l  indi- 
zi azione  della trauerfale ,  maggiore  in confeguenza dimezza 
angolo  retta  :  maxofia  poca,  ojia  molta  la  velocità  delia,  ter- 
ra, in  comparazione  di  queUa  del  fuoco ,  quejìanon  importa, 
niente,  perche  y  fé  la  velocità  della  terra  e.  poca ,  &  in  confi* 
guenzapoca  Un  din  azione  della  trafuerfale;  di  poca  inclina' 
zione  ci  e  anco  di  bifogna ,  per  far  che  la  palla  continui  di 
mantenerli \  nella  fua  volatafopra  il  pezzo  .  Et  infomma ,  fi 
voi  attentamente  andrete  conjiderando,  comprenderete,che  il 
moto  della  terra,cdl  trasferir  fica  il  pezzo  da  C  A.  in  ED.cÓ~ 
ferifce  alla  trafuerfale  CD.  quel  di  meno,  o  di  più  mclinazio-- 
ne,  che  fi  ricerca  per  aggiuslare  il  tiro  al  fua  bifogno ..  ^Ma 
errate  fecondar lamente ,  mentre  vokfte  riconofcer  la  f acuità 
del  tener  dietro  la  palla  al  motadtlla.  terra,  dall'impeto  dei 
fuoco  ,  e  ricadete  ne/Terrore ,.  inche  par  euaefer'incorfo  poca 
fa  il  Sign.  ò aiutati '■ ,. perche  il  tener  dietro  alla  terra  el'anti- 
chiffimo,  e  perpetuo  motopartieipato  indelebilmente,  &  infe- 
parabilmente  da  ejfa palla  ,came  da  cofa  terrejire,e  che  per  fua 
natura  lopojfìede,  e  lo  pojfederà  in  perpetuo  .. 

$ALV.  Quietiamoci  pur  Sign.  Simplicio,,  perchè  il  negozio  cam- 
mina giuflamente  così  y  &  bora  daquejio  difcorfo  vengo  a 
intider  la  ragione  di  vn  problema  venatario  di  quejii  imber- 
tiatori ,  che.  con  l'archibufa  ammazzano  gli  vccelliper  aria  ;  Imberciatoti» 
e  perche  io  mi  era.  immaginato,  che  per  corre  rvccello,férmafic?mQ,*mm^~ 
fero  la  mira  lontana  dall' vccello ,  anticipando  per  certo  fpa-\x  per&ayia„  ? 
zio ,  e  più,  o  meno  feconda  la  velocità  del  volo,  e  la  lontanan- 
za delìvecello^accio,  che  [parando,  ^7  andando  la  palla  a  di- 
rittura della  mira,  venijfe  ad  arriuav  nellijiejfo  tempo  alme- 
defimo  punto,  ejfa  ctilfuo  mata,  e  VvcceUo  col  fua  valo,e  così 
Jl incanir afferò  ,*  domandando  advno  di  loro  7fe  la  lor pra- 
tica, 


17*  Dialogo  fecoftcìo 

tica  fu  {fetale  ,  mirifpofedi  nò,  ma  che  l'artifizio  era  affai 
•  .  più  facile,  eficuro;  e  che  operano  rullo  jiejfo  modo  per  appun- 
to, che  quando  tirano  all' vccello  firmo  ;  cioè ,  che  aggiujiano 
la  mira  ali vccel  volante,  e  quello  co'l  muover  l'archibufo  va* 
no  feguitandó,  mantenendogli  fempre  la  mira  adojìo  fin  che 
fparano  e  che  così  gli  imbercialo ,  come  gli  altri  fermi  :  bifo- 
gna  dunque,  che  quel  moto  ,  benché  lento,  che  l'archibufo  fa 
nel  volgerli,  fecondando  con  la  mira  il  volo  dell" vedilo,  fi  co* 
munichi  alla  palla  ancora,  e  che  in  ejfa  fi  congiunga  con  l 'al- 
tro del  fuoco  ;  fi  che  la  palla  h  abbia  dal  fuoco  il  moto  diritto 
in  alto  ,  e  dalla  canna  il  declinar  fecondando  il  volo  dell' vc- 
tello  tgiu/ìo,  come  puf  bora  fi  e  detto  deltiro  fi  artiglieria;  do- 
ue  la  palla  ha  dal  fuoco  l'andare  in  alio  vtrfo  il  vertice,  e  dal 
moto  della  terra  il  piegar  verfi  Oriente,  e  di  amendue  farne 
vn  compoBo,  cbejeguail  corfo  della  terra,echea  chi  la  guar- 
da apparifcafolo  di  andare  a  dritto  in  su ,  ritornando  per  la 
medejima  linea  dipoi  in  giù .  Il  tener  dunque  la  mira  conti- 
ttuamenteindirizza.ta\verfo  lofeopofà ,  .cheti. tiro  va  a  ferir 
giujio ,  £per  tener  la  mira  a  fegno ,  fé  lo  feopo  Bà  fermo,  an- 
%'  fc'orì'(L>  e0     canna  conuerrà ,  cheji  tenga  ferma  ;  e  fé  il  berzaglìojì 

l'iattanza  pre  muouerà ,  la  canna  fì  Urrà  a  fegno: co'l  moto;  e  di  qui  depen- 

£a  da  1  tiri  d'-  de  la  propria  rifpoBa  all'altro  argomentodel  tirar  con  l'arti- 

artigli ena  ver  glieria  al  berzaglio,  pojìo  verfo  M ezogiomo,  o  vtrfo.  Setten- 

fo  mezo  gior-  trione  ;  dotte  fi  infìaua ,  che  quando  la  terra  fi  mouelfe ,  i  tiri 

«io,  e  traino  a-  •    r  •    1 1  ■     n  •    ■       ■*/»  ^    •  ?  jT      » 

€aaa  (  !  riujcirebjber  tutti  cojtieri  ver/o  Occiaente ,  penne  nel  tempo  , 

.  the  la  palla  vfeita  del  pezzo  va  per  aria  alfegn&j.quetioporta- 
,  to  verfo  Leuante  7  fi  lafcia  la  palla  per  Ponente .'.  Ri/pondo 
dunque ,  domandando  ,fe  aggiuntata  ,  cbejijia  l'artiglieria 
M  fegno  y  e  lafciata  fìar  così,  ella  continua  a  rimirar  fempri^ 
l'ijiejjò  fegno  ,  muouaji  laterra,  ofiia ferma  ?  Cmuien  ri- 
fpondere,  chela  mira  non  fi  muta  altrimenti ,  perche  ,  fé  lo 
fcopojìà  fermo  t  l'artiglieria  parimente  fià  ferma  f  e  fé  quel- 
lo portato  dalla  terra  fi  muoue,  muouefi  con  l'ifiejfo  tenore 
l'artiglieria  ancora,  e  mantenendo  fi  la  mira,  il  tiro  riefcefem- 
pre  giù  fio  ;  come  per  le  cofe  dette  di  fipra  è  mamfejìo . 
SAG'R.  Fermate  vnpoco.in grazia  Sig.  Saturati.,,  fin  che  io  propa- 
ga alcun penjìero ,  che  mifiè  moffo  intorno  a  qzielìi  imbercia- 
toti d'vccelli  volanti ,  il  modo  dell' operar  de'  quali ,  credo  che 
Jìa  qual  voi  dite  t  credo  cbel' effètto,  parimente  fegua  del  fe- 
tfirì'vccUloi  ma  non  mi  par  già ,.  che  tale  operatone  fìa  del 

tutto 


Del  Galileo 7  173 

fatto  conforme  a  quefla  de  i  'tiri  dell' artiglierìa ,  lì  quali  deb* 
bon  colpire  tanto  nel  moto  del  pezzo ,  e  dello  fcopo ,  quanto 
nella  quiete  comune  di  amen  due  :  e  le  dijformiià  mi  paion — » 
quefìe .  Nel  tiro  dell'artiglieria ,  effa-,  e  lo  fcopo  Jì muouono 
con  velocità  aguale ,  fendo  portati  amendue  dal  moto del  glo- 
bo terre/ire  j  e  fé  ben  talvolta  l'effer  il  pezzo  piantato  pia 
verfo  il  Polo,  cheilberzaglio,  &  in  confeguenza  il  fuo  mota 
alquanto  più  tardo-,  come  fatto  in  minor  cerchio,  tal  differen- 
za e  wfe/fìbile,pcr  la  poca  lontananza  dal  pezzo  al  fegno  i 
ma  n  ci  uro  dell  imberci  ator  e  il  moto  dell  arclnbufo ,  col  quale' 
va  fcgu itand o  Ivscello  e  tardiflimoan  comparazion  del  vola 
di  quello  ;  dal  che  mi  par  che  nefeguiti ,  che  quelpiccol  'moto  r 
che  tonferifct  il  volger  della  canna  alla  palla ,  che  vi  e  dentroy 
non  pvfiuy  vfcita  che  ella  e  ,  multiplicarfì per  aria,  fino  alla—*' 
velocita  del  volo  ddlvccello,  in  modo  che  ejfa  palla  fegli  man- 
tenga fempre  indirizzata  ;  anzi  par  ch'e  debba  anticiparla,  e 
tafeiar/ila  alla  coda:  a-jgiiigncfì ' ,  che  in  quejlo  atto,  l'aria  per 
la  quale  dtbbe  pajfàr  la  palla  ,  non  Jì  fuppone ,  che  babbia  lì 
moto  dell' vccello  ;  ma  ben  nel  cafo  dell'artiglieria,  ejfa,  el  ber- 
zaglw  ,  t :l\ii ria  intei  media  partecipano  egualmente  il  moto 
vmuerfal  diurno  .  Talché  del  colpire  dellimberciatore  crede- 
rà, che  ne  fu/fer  cagioni ,  oltre  al  fecondar  il  volo  col  moia 
della  canna,  V anticipai  lo  alquanto,  con  tener  la  mira  innan- 
zi, £r  oltr  a  ciò  il  In  ar  (  com'io  credo  )  non  con  vna  fola  pal- 
la ,  ma  con  btion  numero  di  palline,  le  quali  allargar/  doji  per' 
aria  ?  oscupanofpazio  affai  gra>.  de  ,  &  oltre  a  queffo  »  l'ejire-' 
ma  velocita  con  la  qtiale  dall' vfcita  della  canna Ji  conducono 
ali  vcctllo  r 

SALV.  Et  seco  di  Gzh'ntu  il  Volo  dell'in  gem  ó  del  Sz</.  Sagr.  anti- 

■  •  ir' 

cipa,  e preuitne  la  tardità  del  mio,  il  quale  forfè  hartbbe  au- 

UertìU  quejle  difparità,ma  nonfenza  vna  lunga  applicazion 

di  mente .   Ora  tornando  alla  materia  ,  ci  re/la  no  da  confule- 

rar'  i tiri  di  punto  bianco  verfo  I,<cuà"U,c  ver folPon'tP^i  pi  i- 

mi  de'  quali,  quando  la  terra  fi  muove  Ife  dourebbon  riufeir   Rffpofta  al- 

ftmpre  alti  fopra  il  berzaglió,  e  i  fecondi  baffi;  auuengache  le      argomento 

parti  della  terra  Orientali , per  il  mulo  diurno  ?Jì  Vano  conti-  *y  pimto  bià- 

nvamète  abboffando  fotto  la  tangente  parallela  all'  Orizonte,  Co,  Orientali, 

che  pero  ci  appari/cono  le  Stelle  Orientali  eleuarjì,  &  all'in-  &  Occkteiita-» 

conirt)  le  parti  Occidentali  fi  vengono  alzando ,  onde  le  Stelle  "  4 

Oc-àdQntalì  mojlrano  di  abbaffarfr-,  e  pero  i  tiri,  che  fon  ag- 

giupù 


Soluzione  dd 
l'inflanza  pre- 
fa  da  i  tiri  ver 
fo  Leuante ,  e 
verfo  Ponete. 
I  legnaci  del 
Coperti. trop* 
pò  largamen- 
te annettono, 
come  vere  al- 
cune propor- 
zioni a(ìfaidub 
foiofe . 


*74  Dialogo  fecondo 

giù  flati  fecondo  la  detta  tangèie  allo  feopo  Orientale  ('il  qual 
mentre  la-  palla  vien  perla  tangente  fi, abboffa  )  doutrebber 
riufeir'  alti ,  egli  Occidentali  baffi,  mediante  l'jilzamento  del 
berzaglio}mentre  la  palla  corre  per  la  tangcnie;la  nfpojla  ìfì- 
mde  all'altre  ■>  perchè  fi  come  lo  feopo  Orientale  per  il  moto 
[della  terra  fi  va  continuamente  abboffando  fatto  vna  tan- 
gente ,  cberejìafe  immobile  ;  così  anco  il pezzo  perla  medefi- 
.ma  ragione  fi  va  continuamente  inclinando ,  e feguitando  di 
rimirar  fmpre  V ijìejfo  feopo  ;  onde  i  tiri  ne  rie/con  giufii . 
xlMa  qui  mi  par'  opportuna  occafione  di  auuertir  .certa  lar- 
ghezza ,  che  vien  fatta  forfè  con  fouerchia  liberalità  da  i  fe- 
guàci del  Copernico  alla  parte  auuerfa;dicodi  concedergli, co- 
me Jicure  ,  e  certe, alcune  esperienze ,  che  gli  auuerfary  vera* 
mente  non  hanno  mai  fatte;  come  v.g.  quella  dei  cadenti  daU 
ì  albero  della  naue ,  mentre  e  in  moto ,  &  altre. molte  ;  tra  le 
quali  tengo  per  fermo ,  che  vnafta  qitejìa  del  far proua ,  fé  i 
tiri  d 'artiglieria  Orientali  rie] cori  alti,  egli  Occidet ali  baffi;  e 
perche  credo ,  che. non  riabbiano  mai fatta ,,  vorrei  che  mi  di- 
ceffero  qual  dmerfità  e'  credono,  che  fi  dourebbe  feorgere  tra 
i  medejìmi  tiri,poJìa  la  terra  immobile,  òpojiala  mobile;  epet 
loro  rifponda  adeffo  il  Sign..  Simpl. 

SIMP.  Io  non  mi  voglio  arroger e~di  rijponder  così  fondatamen- 
te ,  come  forfè  qualche  altro  più  intendente  di  me  ;  ma  diri* 
quello ,  che  penfo  così  ali improuifo  >  che  ri  fionderebbero  ;  che 
f  in  effètto  quello ,  che  già  e  fiato  prodotto*;  cioè,  che  quando 
la  terraJimoueffe,i  tiri  Orientali riufeirebber fempre alti}te)  e, 
dolendo ,  come  par  verifimile,  muouerfi  la  palla  per  la  tan- 
gente > 

$ALV.  Ma  s'io  dicejjì,  che  così  fegue  in  effetto ,  come  far  ejle  a  fe- 
prouareil  mio  detto  ? 

SIM  \P,  Qonuerrebbe  venir1  all' efperienza per  chmrirfene , 

SALV,  Ma  credete  voi ,  che Ji  trouaffe  bombar  dier  così  pratico  f 
chetoglieffe  a  dar  nel  berzaglio  ogni  tiro ,  nella  diffama  v*g, 
di  cinquecento  braccia  ( 

SIMP,  Signor  no  ;  e  credo ,  che  non  farebbe  alcuno  per  efperto  , 
chefujfe ,  che  Jì  prometteffe  di  non  errar  ragguaglzatamente 
più  d'vn  .braccio , 

SALV,  Come  dunque  ci  potremmo  con  tiri  così  fallaci  off  curar* 

in  quello ,  di  che  dubitiamo  i 
$IMP.  ÀJotremmQciaj/rtcurar'm  due mcd.;l\no co'ltir^r  molli 

tirìi 


Del  Galileo.  175 

tiri  ;  e  l'altro ,  perchè  ?i /petto  alla  gran  velocità  del  moto  della 
terra  la,  deuiazion  dallo  fcopo ,.  farebbe  per  mio  parer  gran- 
dijjima  . 

SALI .  Kjì\\ndiffìmar  cioè  affai  più  dyvn  braccio ,  già  che  il  varia* 
di  tanto?  &  anco  dipiùji  concede ,  cheaccafcbi  ordinariame- 
te  anco  nella  quiete  delglobo  terre/ire  .• 

SIMp.  Credo  fermamente  >  che  la  variazion  farebbe  ajfai  mag~ 
giore  ~ 

SALi^.  Hor  voglio ,  eh  e  per  noff roguflo  facciamo  co  sì  alla  gr  offa 
v  ti  poco  di  calcolo  rfe  così  vi  piace ,  che  ci  fruirà  anco  (  fé  il 
computo  batterà,  come /pero)  per  auuertimento  di  non. fé  ne 
andar  in  altre  occorrenze  r  come  fi  dice  >  così  falcimente  prefo 
alle  grida  y  e  porger  lajfenfy  a  tutto  quello  7.  che  prima  ci  fi 
rapprefenta alla  font  afta .  E  per  dare  ancora,  tutti  ì  vantag- 
gi a  i  "Peripateci,  e  Ticonici,voglio,che  ci  figuriamo  effer  fotto 
•  l  Equinoziale  per  tirar  con  vna  colubrina  di  punto  bianco 
verfo  Occidente  al  berzaglio  fn  cinquecento  braccia  di  difì'an- 
za .  Prima  cerchiamo  così  (  come  ho  detto  )  a  vn  diprejfb  > 
quanto  può  effere  il  tempo  nel  quale  la  palla  vfeita  dal  pezzo 
giugne  alfegno  ;  chefappiamo  ejfer  breuifjimo ,  fòt  aljicuro- 
non  e  più  di  quello  nelquale  vn  pedone  cammina  duepaffiy  e 
qutjto  e  ancor  manco  di  vn  minuto  fecondo  d' bora ,  perche 
pofioy.  cheti  pedone  cammini  tre  miglia  per  bora  y  che  fono 
braccia  nouemila  ,  ejfendo  che  vnhora  contiene  tremila—* 
feicento  minuti  fecondi ,  vengono  a  far/Un  vn  fecondo  paffì 
dua,  e  mezOy  vn  fecondo  dunque  è  più ,  che  il  tempo  del  moto 
della  palla  .  E  perche  la  riuoluzion  diurna  è  veniiquattr' bo- 
re y  l'Orizonte  Occidentale  fi  alza  quìndici  gradi  per  bora  ; 
fioe  quindici  minuti  primi  di  grado, per  vn  minuto  primo  di 
bora;cioe  quindici  feóndi  di  gradopervn  feudo  d'hora;e  per-     ~.    .     ,'. 
che  vn  fecondo  e  il  tempo  del  tiro,  adunque  in  qutjto  tempo tfi quanto  ;   tiri 
alza  l'Orizonte  Occidentale  quindici  fecondi  di  grado  ,  e  fa-  d'artiglieria-» 
io  ancora  il  berzaglio  :  quindici  fecondi  pero  di  quel  cerchio ,  dourebbero 
del  quale  il  femidiamttro  fia  di  braccia  cinquecento -,  {che  fcf-iuanardal  fe« 
ta/t  e  polio  effer  la  lontanaza  del  berzaglio  dalla  colubrina.)  5noJo-  deliaci 
}i or  guardiamo  nella  tauola  de  gli  archi ,  e  corde  (  che  ecco  tara.. 
qui  appzmto  il  libro  del  Copernico)  qual  parte  e  la  corda  di 
quindici  fecondi  dtlfemidiametro,  che  fia  braccia  cinquecen- 
to ;  qui  fi  vede  la  corda  di  vn  minuto  primo effer  manco  dì 
trenta  parti  di  quelle ,  che  il  femidiametro>e  centomila  >  adun^ 


17  £"  Dialogo  fecondo 

quc  delle  mede/irne  la  corda  di  vn  minuto  facondo  farà  man* 
CO  di  mezo  }  cioè,  manco  di  vna parte-, di  quali  il  femidiametrO 
Jìa  dugentomila,eperb  la  corda  di  quindici  fecondi,  farà  man- 
•  co  di  quindici  delle  mede/ime  dugentomila  parti  ;  ma  quello  , 
*  -  •>  che  di  dugentomila  è  manco  di  quindici)  è  ancor  più  di  quello, 
che  di  cinquecento  e  quattro  centefìmi,  adunque  V alzamento 
delberzaglio  nel  tempo  del  moto  della  palla  e  manco  di  quat- 
tro  centefimi,cioè  di  vn  venticinque/imo  di  br 'accio -far 'a  dun- 
que circa  vn  dito  ;  &  vnfol  dito  in  conferenza  farà  lofua- 
rio  diciafeun  tiro  Occidentale ,  quando  il  moto  diurno  fufie 
della  terra'}  Hora  s'io  vi  dirò,  che  quefio  fuario  ctfeitiuame- 
te  accade  in  tutti  i  tiri  (  dico  di  dar  più  baffo  vn  dito  di  quel 
che  darebbonOffe  la  terra  non  fi  moueffe  )  comefarcfle  Sign. 
Simplicio  a  conuincermi,  moftrandomi  con  refperienzc  ciò 
non  accadere  l  non  vedete  voi,  che  non  è pojjìbile  ributtarmi, 
feprima  no  trottate  vna  maniera  di  tirar  a  fegnò  tanto  efat- 
ta  ,che  mai  non  s 'erri  d'vn  capello  ?  perche  -mentre,  che  i  tiri 
riufeiranno  variabili  di  braccia ,  come  de  facto  fono,  io  diro 
fèmpretche  in  tiafebeduno  di  quelli  fuarij  vi  e  contenuto  quel- 
lo di  vn  dito  cagionato  dal  moto  della  terra . 
SAGR.  'Perdonatemi  Sign.  Salutati  :  voi  feti:  troppo  libcrateper* 
Con  **ra»  fot-  '        c^e  l0  ^/m  a  *  £*tripateci ,  che  'quando  bene  ogni  tiro  inuejlijfc 
tigl.iezza  fi  mo  '         il  centro  fleffo  del  berzaglio ,  ciò  non  contrarierebbe  punto  al 
ftra, 'che  porto  moto  della  terra;  imperocché i  bombardieri Jì  fono  efer citati- 

li moto  dalla         fempre  in  aggiuflar  la  mira  al  berzaglio,  &  hanno  fatto  Li—> 

£"r  ra-.f .,  -a^Cì"  pratica  di  mettere  il  pezzo  a  fevno  in  modo ,  che  ci  dien  den- 

alienano  de-  f  \  J  ó  ,'-/•;  n  r         r 

«e  variar  più,  trottante  il  moto  della  terra  ;  e  dicoy  che  fé  la  terra  fi  fermaj- 

che  nella  quie         fé  i  tiri  non  riufeirebbon  giujli  ;  magli  Occidentali  riufeireb- 
«&  -  hon  baffi i  &  alti  gli  Orientali  ;  hor  conuincami  il  Sign.  Sim- 

plicio » 
SALK  Sotùglkzz-6  degna  del  Sign ,  Sagredo  *   Ma  habbiafi  a  ve- 
dere qucjht  variazione  nel  r^oto ,  o  nella  quiete  della  terra  « 
Contiiciie    ef-  non  potendo  ella  ajpr  ,fe  non  picsoUflima*  non  piidfe  non  ri- 

fa molto  cau-  maner  fommerfa  nelle  g'MttdiJfimg  >  ch'i  per  molti  accidenti 

to  nel  conce-  continuamente  accafeano  -,  È  tutto  quefìofìa  detto ,  e  conce* 

i  ci  pe  ^fx^~f  duto  per  buona  mifura  ai  Sign.  Simplicio ,  e  foto  per  auuer-- 

a  quelli  3  che-         timenio  di  quanto bij Fogni  andar  tcauto  nel  conceder,  com<Ls 
snai  non  l'hir  vere  molte  efperienzt  <$  quelli  >  che  mai  non  Ih  anno  fatte,  ma- 

so*)  fatte  ,  animofamente  le  producono ,  quali  bifogneribbe ,  chefufero» 

perfèrur/alla  cau  fa  loro  :  dico,  che  quello  fi  dà  per  giunta  al 


Sten* 


Del  Galileo  :  177 

$ìgn.  Simplicio,  per  che  la  verità  fcbietia  e ,  che  circa  gli  ejfèti? 

diquefiì  tiri,il  medefimo  deue  accadere puntualmete  tanto  nel 

moto,  quanto  nella  quiete  del  globo  terre/Ire:  fi  come  accader à  F.Cpcùcnzz,  e 

di  tutte  l'altre  efperienze  addotte  ,  e  che  addur fi pojfono;  lt^>  *|glom  cótro 

qualijntanto  hanno  nel  primo  afpetto  [qualche  fembianza  di  ^^imante 

vero ,  in  quanto  l'antiquato  concetto  dell'immobilità  della—*  apj-arifeono 

terra  ci  mantiene  tra  gli  equìuoci .  concludenti  , 

SAGR.  Io  per  la  parte  mia  rejlojìn  qui  Jbdisfatto  apieno,  <£T  ìn~  in   quanto  ci 
tedobenijfimo,  che  chiunque  fi  imprimerà  nella  fantafia  que~  ^ng°no  uf-f 
Jla general  comunicanza  della  diurna  conuerfione tra  tutte  le  *     *  * 

toft  terrejìri ,  alle  quali  tutte  ella  naturalmente  conuenga,\in 
quel  modo,cbe  nel  vecchio  concetto  flimauano  conuenirgli  la 
quiete  intorno  al  centro  ,fenza  veruno  intoppo  di/cernerà  la 
fallacia ,  e  l'equiuoc  azione ,  che  faceua  parer  gli  argomenti 
prodotti  ejfer  concludenti  »  Re/lami fi lamente  qualche  ferzi» 
polo ,  come  di  /opra  ho  accennato,  intorno  al  volar  de  gli  Ver- 
celli ;  i  quali,  bauendo  come  animati /acuità  di  muouerfi  a  lo? 
piacimetodi  cetomila  moti,e  di  trattenerfif eparati  dalla  terra 
lugamete  per  aria,e  qui  con  difordinatijfimi  riuolgimenti an~ 
dar  vagando ,  non  rejlo  ben  capace,  come  tra  fi  gran  mefeo- 
lanza  di  mozamenti ,  non  fi  babbi  a  a  confondere ,  efmarrir* 
il  primo  moto  comune  ;  &  in  qual  modo,ref?ati ,  che  nefieno 
fpogliati,  e*  hpojfano  compensare ,  e  ragguagliar  co'l  volo ,  e 
tener  dietro  alk  Torri ,  &  agli  alberi,  che  di  cor/o  tanto pre* 
lipitofo  fuggono  verfo  Leuante,  dico  tanto precipitofo ,  cbt~* 
nel  cerchio  ma/fimo  del  globo  e  poco  meno  di  mille  miglia  per 
bnra,delle  quali  il  volo  delle  rondini  non  credo,  che  ne  jaccU 
cinquanta . 

$ALV.  Quando  gli  vccelli  hauejero  a  tener  dietro  al  corfo  de  gli 
alberi  con  l'aiuto  delle  loro  ali  /farebbero  frefehi  ;  e  quando  e* 
venijfr priuati  dell' vniuerf al  conuerfione ,  refier ebbero  tan- 
to in  dietro ,  e  tanto  furio  fo  apparirebbe!  il  corfo  loro  vevfb 
Ponente,  a  chi  pero  gli  potejfe  vedere,  chefupererebbe  di  affai 
quel  a*vna  freccia  ;  ma  credo ,  che  noi  non  gli  potremmo  Scor- 
gere, fi  come  non  fi  veggono  le  palle  d'artiglieria,  mentre  cac- 
ciate dalla  furia  del  fuoco  feorron  per  aria;  ma  la  verità  e  che 
il  moto  proprio  degli  vccelli ,  dico  del  lor  volare ,  non  ha  che 
far  nulla  co'l  moto  vniuerfale ,  al  quale  ne  apporta  aiuto ,  ne 
dif aiuto  :  e  quello ,  che  mantiene  inalterato  cotalmoto  ne  gli 

1        vestili,*  Xariajlejfa,per  la  quale  e'  vannovagando ,  la  quali 

M      -figui* 


*  7  5  Dialogo  fecondo 

fluitando  naturalmente  la  vertìgine  della  terra,  fi  carne  con- 
duce /eco  le  nugole,  così  porta  gif  uccelli ,  &  ogn'altra  cofa , 
che  tn  ejfaji  riirouàffe pendente  ;  talché ,  quanto  al  feguir  la 
terra  ,gli  uccelli  non  v'hanno  apenfare}eper  quejloferuizio 
potrebbero  dormir  fempre . 

SA  QR.  Che  Varia  puffo  condurfeca  le  nugole ,  come  materie  faci* 
Lf /ime  per  la  lor  leggerezza  ad  effer  moffe ,  e  come  fpogliati^j 
d'ogn altra  mdin'àzìòne  in  contrario;  anzi  pur  come  materie 
partecipanti  effe  àncora  delle  condizioni ,  e  proprietà  terrene  t 
Capifco  ìofenza  difficulià  veruna  ;  ma  che  gli  vccelli ,  che  per 
ejfer  animati  pò  (fon  muouerfi di  moto  anca  contrario  al  di- 
urno,  interrotto, che  l'habbiano,  l'aria  lo  paffa  loro  reflituire, 
mi  par.e  alquanto  dureito ,  e  mafjime ,  che  fon  corpi  folidi ,  e 
gratti  ;enoi,  come  difopra  s'è  dettotl  veggiama  ifafft,  egli  al- 
tri corpi  grani  rejìar  contumaci  contro  all'impeto  dell'aria  ;  e 
quando  pure Jìlafc'ma  fuper are ,  non  acquijlano  mai  tanta 
velocità,  quanto  il  vento,  che  gli  conduce .. 

SALV.  Non  diamo  Sign.  Sagr.fi poca  forza  all'aria  mojfa,  la 

quaVì potente  a  muouere,  e  condurrei  nauiljben  carichi,  & 

.:.  a  sbarbar  le  felue ,  e  rouinar  le  Torri,  quando  rapidamente 

ella  fi  min  uè  ;  ne  però  in  qu  e  fi  e  fi  violenti  operazioni  fi  pub 

\..  ■  dire ,.  che  il  moiofuofia  a  gran  lunga  così  veloce ,  come  quello. 

della  diurna,  reuoiuzìone . 

SIMP.  Ecco  dunque,  che  Varia  mojfa  potrà  ancora  continuar1  il 
moto- a  iproiettìy  confórme  alla  dottrina  d'Ariflotile,  e  ben  mi 
pareua  slrana  cofa,  che  egli  hauejfe  hautoa  errar  e^n  quefta 
.  particolare. 

SALV-  Potrebbe  fenza  dubbio ,  quando  ella potefjè  continuarlo 
in  fé  jìvjfa  ,  ma  Jt  come  ceffata  il  vento  x  ne  le  naui.  cammina- 
no i  nì gli  alberi  fi  [piantano ,  così  non  fi  continuando  il  mo- 
to nelVaria,  doppo  che  la  pietra  è  vfeita  della  mano ,  e  ferma- 
toci-il  braccio ,  rejia ,  che  altro  fia ,  che  l'aria  quel  che  fa  muo- 
uer  il  proietto,. 

S1MJP*  E  come  ceffata  il  vento ,  ceffo,  il  moto  della  naueì  anzi  fi 
vede ,  che  fermato  fi  vento,  £r  anco  ammainale  le  vele,il  vaf- 
f elio  dura  afeorrer  le  miglia  intere  .. 

SALV.  ^M a  quejìo  è  contro  di  voi  Sign.  Simplicio, poiché ferma- 
tal'aria ,  che  ferendo  le  vele  conduceua  il  nauilÌQy  ad  ogni 
mòdo  fenza  V aiuto  del  mezo  ei  continua  il  corfo . 

S1MP..  Si  potrebbe  dìre;chefuffe  l'acqua  il  mezo,  che  conducefse  la 
&me  3elemmtenefse_ilmQtQ*.  Totr^ 


Del  Galileo;  279 

SALV.  Potfebbefi  veramente  dire  ,per  dir  tutto  Voppofito  del  ve* 
ro;J?ercbè  la  verità  è ,  che V acqua ,  con  hfitagtàn\efiMenza 
ali \t 'fer 'aperta  dal  corpo  del  vajfdlo ,  con  gran  fornito  gli  co 
-     trofia  ,  negli  la/eia  concepir' agrari  pezzo  qutila  velocita,  che 
il  vento  gli  conferirebbe,  quando  i  ofìaioìò  ddV  acqua  non  x& 
fujfe  :  Voi  Sign.  Simplicio  non  douete  mai  bauer pojìo  mente, 
con  qual furia  l'acqua  venga  Hrifcianào  intorno  alla  barca, 
mentre  ella  vdoc emente Jpmta  da  i  remi ,  o  dal  vento,  forre 
per  V  acqua /lagnante;  che  quando  voi  baue/ie  badato  a  v>i—* 
tal' effètto ,  non  vi  verrebbe  bora  inpenfiero  di  produr  jìmil 
vanità  \  e  vb  comprendendo  ,  che  voi  fiate  fin  qui  fiato  del 
gregge  di  coloro,  che  per  apprender  come  paffino  f imiti  negozjt 
e  per  acquifiar  le  notizie  degli  effetti  di  natura  e'  non  vada* 
no  su  barche,  h  intorno  a  baie/ire,  e  artiglierie ,  ma  fi  ritirano 
infìudio  a  fcartabellar  g*in  dici ,  e  i  repertori  per  trouar ,  fi 
Arijiotile  ne  ba  detto  niente ,  &  affìcurati,  che  fi  fono  del  ve- 
ro fenfo  del  tejio  ,  ne  più  oltre  defiderano ,  ne  altro  Rimano , 
j  .  ebefaperfe  nepoffa ,  v         ,4 

SAGR.  felicità  grande,  e  da  ejfer  loro  molto  inuidìata  ;  perche,  fi 
il  fapere  e  da  tutti  naturalmente  de/iderato  ,  e  fi  tanto  e  l'efi 
fere  quanto  il  darfiad  intender  d'cjere,  e,fji godono  di  vnben  de  eT  gff^ 
grandijfimo,  e pojfon  perfuaderfi d'intendere,  edifapertut-  mui^^d! 
te  le  cofi,  alla  barba  di  quellitcbe  conofeendo  di  nonjaper  quel  quelli  che    fi 
cb'e'  non  fanno ,  ij  in  confeguenza  vedendofi  non  fapcr  ne  Per^'-Jonodi 
anco  vna  ben  mmimiffima particella  dello  f cibile, s'ammazza-  Nsrfe-«  °Sni 
no  con  le  vigilie,  con  'le  contemplazioni ,  e  fi  macerano  ini  or-  COia  * 
no  a  efperitnze,  &  ofieruazioni  .  Ma  di  grazia  torniamo  a 
nojiri  vccdlnnelpropofito  dt  quali  voi  baucuidetto,cbe  l'aria 
mofa  congrandyfima  velocità  polena  loro  rcjlituir  quelli-^ 
parte  del  mouimento  diurno ,  che  tra  gli  feberzi  de  ior  voli 
poteftro  battere  fmarrita  ;fopra  di  che  io  replico  ,  che  l'aria 
mojfa,  non  par  che  pò  fa  conferire  in  vn  corpo  folido,  e  grane 
vna^  velocita  tanta ,  quanta  eia  fua  propria  ;  e  perchè  quella 
ddl'aria  e  quanto  quella  ddla  terra,nópareua,che  Varia  fujfe 
bafiate  a  ri  fi  orar' il  dann  o  della  perdita  n  el  volo  degli  vccelli. 

SALI/,  lldfcorfo  vojlro  ba  in  apparenza  molto  del  probabile,  & 
il  dubitar  a propof ho  non  è  da  ingegni  dozinali  ;  tuttauia 
Uuaiane l 'apparenza,  credo^ che mfijknza e  non  habbia  vn 
pi  io  più  dt  forza ,  che  gli  altri  già  confederati ,  efciolii ., 

SAGR.  h  r.  on  t  dubbio  alcuno ,  che  quando  e.  nanfa  eonclvden-  * 
5,  JVl   z    tene- 


Si  rifolue  Par 
eomento  pre- 
io  dal  volar 
de  gì*  vccelli 
contro  al  mo- 
to della  terra. 


Efperìenza  e& 
la  qual  loia  fi 
moftra  la  nul- 
lità di'  tutte  le 
prodotte  con- 
tro al  mot© 
steli*  terra. 


1 8  o  Dialogo  fecondo 

te  necejfarìamente,la  fiua  efficacia  non  può  efief\  fi  non  nuU 
la  ajfilutamente ,  perche,  quando  la  conclufìoneè  necejfaria- 
mente  in  quejlo  modo  filo ,  nonfipuò  produr  per  l'altra^» 
parte  ragion  che  vaglia . 
S^éLF.  L'hauer  voi  maggior  difficultà  in  quesla ,  che  nell'altre 
infìanzSjparea  me,  che  dependa  dall' ej/èr  gli  vccelli  anima- 
ti^ poter  per  eia  vfar forza  a  lor  piacimento  contro  al  prima' 
rio  moto  ingenito  nelle  cofe  terrene;  nel  modo  appunto7  chzs 
gli  veggiamo  mentre  fon  viui  volar' anco  all'insù ,  moto  im- 
pof/ìbilead  efifì  come  graui  ;  doue  che  morti  nonpojfon  ,/e  no 
cadere  a  baffo  ;  e  perciò  fìimate  voi ,  che  le  ragioni,  che  hanno 
luogo  in  tutte  le  forti  de  i  proietti  detti  difopra ,  nonpoffano> 
bauerlo  negli  vccelli  ;  e  queJì'è  verffimo ,  e  perchè  è  vero ,  pe- 
rò non  fi  vede  Sign.  Sagredo fare  a  quei proietti,  quekbe fan- 
no  gli  vccelli  >  che  fi  voi  dalla  cima  della  Torre  lafierete  ca- 
dere vn'vccel  morto,  e  vn  vivo ,  il  morto  fard  quell'ifteJfo,cbt 
fa  vn  a  pietra  ;  cioè fiegviterà  prima  il  moto  generale  diurno,  e 
poi  il  motoabajfo,  come  graue;mafe  l'vccello  Inficiato  farà,  vi- 
tto, chi  gli  vieta  ,  che  rejlando  Jempre  in  lui  il  moto  diurnoy  e* 
non  fi  getti  ca'l  batter  le  ale  verfio  qual  parte  dell Qrizontcs 
più  gli  giacerà  i  e  quejlo  nuouo  moto ,  come fiuo particolare,  t 
non  participato  a  noi}cifi  deuefarfenfibile;e  quando  e'  sifia 
ca'l  fiuo  volo  mojfio  verfio  Occidente,  chiglì  ha  da  vietare ,  che 
ton  altrettanto  batter  di  penne ,  e*  non  ritorni  in  su  la  Tor- 
re i  "Perche finalmente  lofipiccar'il  volo  verfio  Ponente,  no» 
fu  altroché  vn  detrar  dal  moto  diurno,cbe  ha  v.g.dieci gradi 
di  velocitàjVn  fiolgrado,  onde  glie  ne  rimanevano  noue  men* 
tre  volaua ,  e  quando fi fiujfepofato  in  terra,  gli  ritornavano 
i  dieci  comuni  ;  a  i  quali  co  7  volar  verfio  Levante ,  pò* 
teua  aggiugnerne  vno,  e  con  li  vndici  ritornar  fu  la  Torre , 
Et  infomma ,  fi  noi  ben  confedereremo ,  e  più  intimamente 
contempleremo  gli  effètti  del  volar  degli  vccelli  non  diffèri» 
ficono  in  altro  da  i  proietti  verfio  tutte  le  parti  del  mondofial- 
un,  che  nelVejfer  quefii  moffida  vnproiciente  eJterno,e  quelli 
da  vn  principio  interno .  E  qui  per  vltimo  figillo  della  nul- 
lità di  tutte  le  efperienze  addotte,  mi  par  tempo ,  e  luogo  di 
moftrar*  il  modo  di  fperimentarle  tutte  fiacilijjimamente .  Ri- 
fierrateui  con  qualche  amico  nella  maggiore  fìanza,  cbejìa-» 
fiotto  coverta  di  alcun  gran  nauilio,  e  qviui  fate  d'bauer  ma- 
fiche, farfalle*  e Jìmiti  animaletti  volanti  ijtauì  anco  vn  gra& 

vai* 


Del  Galileo.  1S1 

&afo  d'acqua,  e  dentroui  depefceiti'->fofpéndajf  anco  inatto 
qualche fecchiello ,  che  a  goccia  ,  a  goccia  vadia  -vzr fan  do  del- 
l'acqua  in  vn  altro  vafo  di  angiifia  bocca ,  che  fa  pò  fio  a  baf- 
fo ;  e Jlando  ferma  la  nane  offeruate  diligentemente  ,  com<L~* 
quelli  animaletti  -volanti  con  pari  velocità  vanno  verfo  tutte 
le  parti  della  fìanza  ;  ìpefcifi vedranno  andar  notando  in- 
differentemente  per  tutti  i  verfi ,  le  Jiille  cadenti  entreranno 
tutte  nel  vafo  fottopofìo  ;  e  voi  gettando  all'amico  alcuna  co- 
fa,  non  più  gagliardamente  la  [dovrete  gettare  verfo  quella.-* 
parte ,  che  verfo  quejìa ,  quando  le  lontananze  fieno  eguali  ; 
efaltando  voi,  come  fi  dice,  a  pie  giunti,  eguali  fpazìjp  affere- 
te verfo  tutte  le  parti .  Offeruate ,  che  haurete  diligentemente 
tutte  quefìe  eofe  ;  benché  niun  dubbio  cifìa,  che  mentre  il  vaf- 
fello  Uà  fermo  non  debbano  fucceder  così)  fate  muouerla  na« 
uè  con  quanta  fi  voglia  velocità  :  che  (pur  che  ilmotofìa—» 
vniforme ,  e  non  fluttuante  in  qua ,  e  in  là)  voi  non  ricono- 
fcerete  vna  minima  mutazione  in  tutti  li  nominati  effetti',  riè 
da  alcuno  di  quelli  potrete  comprender  fé  la  naue  camminat  ò 
pure  fìà  ferma  .  Voi f aitando p afferete  nel  tauolato  i  medtjì- 
mi  fpazv,  che  prima;  ne  perche  la  nauefimuoua  velocijfìma* 
mente,  farete  maggior fitti  verlo  la  poppa ,  che  verfo  la  prua, 
benché  nel  tempo,  che  voi  fiate  in  aria,  il  tauolato  fottopoftoui 
forra  verfo  la  parte  contraria  al  vojlrvfalto  ;  e  gettando  al- 
cuna cofa  al  compagno,  non  con  più  forza  bifognerà  tirarla. 
per  arriuarlo  ,/e  egli  farà  verfo  la  prua ,  e  voi  verfo  poppa , 
che  fé  voi  fufefìtuati  per  l'oppofito  :  le  gocciole  cadranno ,  co- 
me prima  'nel  vafo  inferiore ,  fenza  cadérne  pur  vna  verfa 
poppa  ,  benché ,  mentre  la  gocciola  e  per  aria ,  la  naue  forra 
molli  palmi  ;  i  pefci  nella  lor'acqua,  non  con  più  fatica  note- 
ranno verfo  la  precedente ,  che  verfo  la  fuffequ ente  parte  del 
vafo;  ma  con  pari  ageuolezza  verrano  al  cibo  pò  fio  su  qual- 
fiuoglia  luogo  dell  orlo  del  vafo  ;  e  finalmente  le  farfalle ,  e  le 
mofcbe  continueranno  i  lor  voli  indifferentemente  verfo  tut- 
te le  parti  ;  ne  mai  accaderà,  chef  riduchino  verfo  la  parete , 
che  riguarda  la  poppa,  quafì,  che  fuffero  (Ir  acche  in  tener  die- 
tro al  veloce  corfo  della  naue  ,  dalla  quale  per  lungo  tempo 
trattenendoli  per  aria,  faranno  fiate  f parate;  efeatb.  velan- 
do alcuna  lagrima  d'incenfo  fi  farà  vn  poco  di  fumo  ,vedr  af- 
fi afcmdef  in  alto,  <£? a  gufa  di  nugolctia  tratteneruiji  -,  e  in- 
differentemente muouerfi ,  non pm  verfo  quejìa  ,  che  quella 

M     3        pane; 


1 %  % . .  Dialogo  fecondo 

jtarJe  :  f  <#  f»fto  queRa  corrifpondenza  d'effetti  ne  e  cagione 
l'effluii  moto  della  naue  comune  a  tutte  le  cofe  contenute  in 
ejja,  ér  all'aria  ancora ,  che  per  ciò  di//ìio,  che fifieffe  fitto  co~ 
uerta  ?  che  quando  fi Jleffe  di/opra ,  e  nell'aria  aperta  3  e  non 
fèguace  del  corfo  della  naue ,  differenze  più ,  cmen  notabili fi 
vedrebbero  in  alcuni  degli  effetti  nominati ,  e  non  e  dubbio , 
che  il  fumo  rejìenbbe  in  dietro ,  quanto  l'ariafleffa^  le  mofcbt 
parimente  ,  e  le  farfalle  impedite  dall'aria  non  potrebber  fé* 
guiril  moto  della  natte ,  quando  da  eflaper  fpazio  affai  nO" 
t abile Jì  fepar 'afferò ,  ma  trattenendoti^  vicine , perchè  la  na~ 
ueJìeffa,come  di  fabbrica  anfrattuifa ,  porta  feco  parte deU 
.    l'aria  fua projjìma  tfenza intoppo  ,ò fatica feguirebbon  /<*— » 
naue;eperjlmil  cagione  veggiamo  tal  volta  nel  correr  la  pò* 
Jìa,  le  m.ofche  importune  h  e i  tafani  feguir  i  caualli ,  volando- 
gli bora,  in  quejlay&  bora  iti  quella  parte  del  corpo  ;  ma  nelle 
gocciole  cadenti  pochiffima  farebbe  la  differenza  ;  e  ne  i fatti)* 
ne  i  proietti  graui  del  tutto  impercettibile .. 

$AGR.  QueBeofferuazioni,  ancorché*  navigando, non  mista  ca* 
duto  in  mente\di  farle  apofia,  tuttauiafonpiù  che.  sicuro,che 
fuccederan.no  nella  maniera  racsontata  ;  in  confermazioms 
di  che  mi  ricordo  affermi  cento  volte  trouato,effèndo  nella  mia 
camera  a  domandar  fé  la  naue  caminaua ,  òjiaua  fermale  tot 
volta  eflendo  fopr a  fantasia. }  ho  creduto ,  che  ella  andaffepet 
vn  verfi  r  mentre  il  moto  era  al  contrario .  Per  tanto  io  sin- 
qui  reflo  fodisfatto  j  e  capacijjìmo  della  nullità  del  valore  d» 
tutte l'efperienze prodotte  in  prouar più  la  parte  negatiùa—>  p, 
che  Xaffirmatìua  della  conuersion  della  terra.  Resi  a  bora  l'in" 
Jlanza fondata  fui  veder  per  efperienza,  come  una uertigine 
uelose  ha  j acuità  di  efìrudtre ,  edijfftpare  le  materie  aderenti 
alla  machina ,  che  uà  in.  uolta  ;  per  lo  che  pareua.  a  molti  %  &* 
anco  a  'Tolomeo  ,  che  quando  la  terra  si  rigiraffe  in  JèJleffà—»: 
con  tanta  uelocità ,  ifajjìy  egli  animali  doueffero  effèrjcaglia^ 
tìtierfo  le  Stelle ,  e  che  le  fabbriche  non  poieffero  con  sì  tenace 
calcina  effef  attaccate  ai  fondamenti)  che  ejse  ancora.  nonpa* 
tiferò  un  tale  eccidio . 

BALV.  Prima ,  che  venire  allo  fcioglimento  diquefiainftanza—>  p 
nonpoffb  tacer  quello  che  mille  volte  ho  offeruatoye  nonfenz& 
tifo,  cadere  nella  mente  qua/idi  tutti  gli  huominit  nel  primo* 
motto ,  cbefentono  di  queflo  muouerfi\la  terra ,  creduta  d& 
loro  talmente  jìffa;  &  immota,  che  nonfolamente  ditalquk^ 

te  mai 


Del  Galileo  7  1S3 

tfe  mai  non  hanno  dubitato,  ma  fermamente  creduto t_  che  tut- 
ti gli  altri buomìni in/teme  con  loro  Yhabbiauo  /limata  crea- 
ta immobile,  e  tuie  mantenuta/i in  tutti  i fecali  desàr/t  ;  e  fer- 
mati/? in  quejlo  concetto,  fìupifcono poi  nelfeniire ,  che. alcu- 
no le  conceda  il  moto,  quafiche,  dopo  hauerla  egli  tenuta  im~ 
mobile,  fciocc -amente penfi 'alt  'bora,  e  non  prima  ejfeì \fi ella-*    „  , 

mejfa  in  moto,  quando  Pitagora ,  a  chi  altro fi fup.il primo ,  alcuni  che  pf- 
a  dir  che  ellafi  muoueua.  fiora,  chetale  fioltiffìmo  penfiero  mano  Ja  terra 
.(dico  di  credere  ebe  quelli,  ebe  ammettono  il  moto.della  terra ,  eiierlì  comin- 
Ih  abbiano  prima  creduta  jìabile  dalla  fua  creazione  fino  al  ciacaàmuouc 
tempo  di  Pitagora  ,  e folo fattola  poi  mobile  ,  dopo  ebe  Tifa-  ~  J*  °  ^/c"* 
gora  la  filmò  tale  )  troui  luogo  nelle  menti  de  gli  huomini  cj§  àdfrerche 
vulgati,  edifenfo  leggiero,  io  non  me  ne  marauiglio  ;  ma  che  ella  fi  «ioue« 
gli  Arinoteli ,  e  i  Tolomei  siano  efsi  ancora  incorfiin  quefìa  ua~* , 
puerizia  ,  mi  par  veramente  affai  più  Jlrana ,  &  inefcufabil 
femplicità .  .  ' 

SAGR.  Adunque  Sig.Salu.  voi  credete  ebe  Tolomeo  penfajfe  di. 
douerMfputando  mantenerla  {labilità  della  terra  contro  a—» 
buomini ,  li  quali ,  concedendo  quella  efferefiata  immobile  fi- 
no al  te  npo  di  Pitagora  ,  ali  bora  folamente  affermajfero  ef- 
ferfi  ella  fatta  mobile  ,  quando  ejfo  Pitagora  le  attribuì  il 
moto  Ì 

%ALV.  Honfipub  credere  altrimenti ,  fé  noi  ben  confideriamo  U 
maniera  co 'e tiene  in  confutare  il  detto  loro  ;  la  confutazione 
del  quale  confile  nella  demolizion  delle  fabbriche,  e  nello  fc a-  Arift.e  Tolo~ 
gliamento  delie  pietre ,  de  gli  animali  ,  e  de  gli  huomini  jlefsi  meo  par  che 
verfo  il  Cielo  :  e  perchè  tal  rouina ,  e  sbaleftramento  ,  non  fi  confutino    la 
può  fare  di  edifizy,edi  animali,  che  prima  nonfieno  in  terra,  ^bilìxì  dei 
ne  in  terra  poffono  collocarfi  huomini  ,  e  fabbricar  fi  edifizy  ,  ^hi^hà^fTe 
fé  non  quando  dia  fleffe ferma ,  di  qui  dunque  e  manifejio  ,  creduto ,  che 
che  Tolomeo  procede  contro  a  quelli  ,  che  bauendo  per  alcun  eflTendo  ella—» 
)ttmpo  concedutola  quiete  .alla  terra,  cioè  all' hjra,  che  gli  ani-  ^at?  lungo  té. 
mali,  le  pietre,e  i  muratori  potetter  dimorami ,  e  fabbricaci  ?°-  crnì?'  co* 
Palazzi,  e  le  Citta,  la  fanno  poi  precipito] amente  mobile  alla  muouf»-fi  al  té 
rouina,edi(lruzione  delle  fabbrichete  de  gli  animali,^ e-  Che  podi  Pi  rag, 
quando  egli  hauejfe prefo  ajfunto  di  difputar  contro  a  chi  ba- 
ite fé  attribuito  alla  terra  tal  vertigine  dalla  fua  prima  crea- 
zione ,  Vbaurebbe  confutata  co'l  dire ,  che  fé  la  terra  fi  fùffts 
fempre  mojfa ,  mai  -non  fi  farebbe  potuto  coflituir'in  eff'a ,  ni 
fiere,  ne  huomini,  ni  pietre, e  molto  meno  fabbricare  e.difìzijt 
e  fondar  Città  &c.  %^\1    4        Non 


i  #4  Dialogo  fecondo 

SIMT*.  Non  refio  ben  capace  di  quefia  Ariftoielica >  e  Tolemaica 

fconueneuolezza . 
&ALV.  Tolomeo,  barguifce  contro  a  quelli  rchthanno  filmata  la 
terra  mobile  fempre;  b  contro  a  chi  ha  filmato,  che  ella  Jìa  fia- 
ta per  alcun  tempo  ferma  >  e  che  poi  fi  t  mejfa  in  moto.  Se  con- 
irò  ai  primi  doueua  direna  terra  no  fi  e  mojfa  fempre,  perche 
mai  non  farebbero  fiati  huomini,ne  animarne  edifizij  inter- 
ralopermettedo  loro  la  terre/ire  vertigine  il  dimorarui. Ma 
già  che  egli  argomentando  dice  la  terra  non  fi  muoue,  perchè 
lefiere^gli  huomini,  e  le fabbriche  già  pofie  in  terra  precipite* 
rebbono,  fupponela terra  effei fi 'ima volta-  trouata in tal^r 
fiato,  che  habbia  ammeffo  alle  fiere  ,,e  a glihuomini  il  dimo- 
rami, e' l fabbricami  ;  il  che  fi  tira  in  confeguenza  l'efierefia- 
ta  ella  alcun  tempo ferma ,  cioè  aita  alla  dimora  degli  anima" 
li,  &  alla  fabbrica  de  gli  edifizij  *  Refiate  noi  bora  capace  di 
quanto  io  ho  uolutodire  }: 
S1MP.  TieBò)  e  non  refio  :  ma  quefiòpoca  importa  al  merito  del* 
lacaufa  fnè  un  erroruzzo  di  Tolomeo ,  commefio  per  inau- 
uertenza , può  ejfèr  bafiante  a  muouer  la  terra ,  quando  ella, 
Jìa  immobile:.  Ma  lafciatiglifcherzi,  uengbiamo pure  al  net" 
no  dell argomento,,  che a  me  pare  infolubile .. 
&ALV.  Et  io  Sign.  Simplicio  lo  uoglio  ancora  annodare,  efiri- 
gner  da  uaMaggioco'l  mofirar  ancor  più  fènfatamente,còme 
fia  uerOfChe  i  corpi graui girati  conuelocita  intorno  a  un  cen- 
tro fiabile  acqui/iano impeto  di muouerfiy  aUonianandofi  da 
quél  centro,  quando  ance re-  fieno  in flato  dibauerpropenfio- 
ne  di  andar  ui  naturalmente  leghifiin  capo  di  una  corda  un 
fecchiellodentroui  dell"  acqua,  e  tenendo  forte  in  mano  l'altro 
La  Tertigìne  capo,  e  fatto  femidiametro la  corda  ■,  e  l  br accio  r  e  centro  la 

veoc«  ha  fa-  fnodatma  della  JpaUa?facciaJÌ  andare  intorno uè locemente' 
eulta,  di  e*Jr"^  ji  uaf0 ,  fi  che  egli  defcriuala  circunferenza  di  un  cerchio,  il 
pare»'     *    '  quale  ,òfid parallelo ^  aWOrizOnte' ,bfiagìi erettolo  in  qualfi- 

uoglia  modo  inclinato  y  in  tnttii  casi  feguir a,  cbeV acqua  non 
eajcherà  fuoridel  uafo;  anzi  colui ,  che  lo  gira  fentirà firn* 
pre  tirar  la  cor  da,e far  forza,  per  allontanarsi  più  dalla fpaU 
la  ;efe  nel  fondo  del  fecchiello  fi  farà  vn  fòro) fi  vedrà  lofi" 
qua zampillar y fuori  non 'meno verfo il Cielo >,che  lateralmen- 
te, e  verfo  la  terra  ;  e  fi  in  cambio  d'acqua  fi  metteranno  pie* 
trozze,  girando  neWifìefio  modo  fi fentirà far  loro  Vìjleffk-v 
jwza  GWfm  atfoewd#y  efinalmenU  fi  veggono*  fanciulle 

tixa.W 

W9VMr 


Del  Galileo T  i$f 

tirar'  i /affi  in  gran  lon  tananza,  co'l  muouer*  in  giro  vnpez* 
di  canna,  in  cima  della  quale  Jìaincajìrato  il  fajfo;  argomen- 
ti  tutti  della  verità  della  conclusone ,  cioè  ,  che  la  vertigine 
con  feri/ce  al  mobile  impeto  verfo  la  circonferenza,  quando  il 
motofìa  veloce  :  E  perchè,  quando  la  terra  giraffe-  infejtej3at 
il  moto  della  fuperjicie,  e  majjime  verfo  il  cerchio  mafftmo,co» 
rae incomparabilmente  più  veloce,  che  i  nominati ,  dourebbc' 
eftrudef  ogni  cofa  contro  al  Cielo . 

SIAIP.  Linfìanza  mi  par  molto  bene  Jlabilitay  e  annodata,  <u> 
gran  cofa  ci  vorrà  per  mio  credere  a  rimuouerla,  efciorla  . 

SALV.  Lo Jcio'jlhnt'tito  fuo  dipende  da  alcune  notizie,non  meno 

fapute,  e  credute  da  voi,  che  da  mei  ma  perche  e^c  non  vifou- 

uengono.pero  non  vedete  le rfciog}imentò,fenza  dunque, ch'io 

ve  lo  infegni  (perche già  voi  lefapete  )  co'lfemplice  ricordar^ 

uelefaro  yche  voi  fìejfo  rifoluerete  Vinfìanza  . 

SIMT**  Io  hopojio  mente  più  volte  al  vojìra  modo  di  ragionare? 

il  quale  mi  ha  defletto  qualche  p'enfìero ,  che  voi  incliniate  ci->  lì  tìoftro  fape 
quella  opinion  di  Platone,  che  noftrum  feire  fit  quoddam  r?  è  ,Xnrccrf£0 
feminifd;^m>  di  grazia  cauatemi  di  quefo  dubbio,dicendo-  còtido^Platd» 
mi'lvojlro  fenfo  <  fte  #. 

SALV*  Quel  ch'io  fenta  dell'opinion  di  Platone  pojfo  fìgnific ar- 
itelo con  parole ,  ^7  ancora  con  fatti.  Già  ne'  ragionamenti 
bauutijin  qui  mi  fon  io  più.  d'vna  volta  dichiarata  confattiy 
feguiro  VisìejfùfliU nel  particolare,  che  hauiamop  le  manf,ch€ 
potrà  poi  fruir  ui,  come  efempio  a  più  ageuolmente  compren* 
deve  il  mio  concetto  circa  l  acquijìo  d  di  a  fetenza  >  quando  pe« 
ro  ci  auanzi  tempo  per  vn altro  giorno,  e  non  fi  a  di  noia  al 
Sign.  Sagredo,  che  noi  facciamo  quejla digrejfìóne . 

$AGR.  ^AnzÀ  mi  farà  graftjjìmo  ,  perché  mi  ricordò ,  che  quando 
fìudiauo  logica  mai  non  potetti  rtjìar  capace  di  quella  tanta 
predicata  dimoflrazion potijjima  di  Arijtot. 

SALV.  Seguitiamo  dunque,e  dicami  il  Sig.Siffip*  qualfìa  il  motoy 
che  fa  quel f affetto  Br  etto  nella  cocca  della  cana  mentre  il  fan* 
ciullola  muoue per  tirarlo  lontano  i 

SIMPo  II  moto  del  fajfo  fin  che  e  nella  cocca  e  circolare,  ciocca 
per  va  arco  di  cerchio,  il  cui  centro  ììabite  e  lafnodatura  del' 
lafpalla  i  eilfemidiametrola  Cannacori  tiracelo . 

SALV.  E  quando  la  pietra  '/cappa  dalla  canna)  quale  ilfuó  motot 
feguit'ella  di  continuaci  fuo  precedente  circolare?  opur  vg 
pef  altra  linea  „• 

Jsfm 


1 8  £  Dialogo  fecondo 

SIMP.  Non  feguif  altrimenti  di  muouerfi  in  giro  ,  perche  così 
non  fi '  difco  Ber  ebbe dalla  fpalla  del  proiciente ,  doue  che  noi 
la  veggiamo  andar  iontanijjtma . 
SALV.  i  Diche  moto  dunque  Jì  muoue  ella  i 
SIMP.  Lafciate ,  ch'io  ci  penfi  vn  poco  , perche  non  cihopiùfat* 

tofantafia . 
SiALV.  Sign.  Sagr.  vdite  all'orecchio:  ecco  il  quoddam  remi* 
nifci  in  campagna  bene  intefo .  Voi  cipenfate  molto  Signor 
Simplicio . 
SIMP.  Secondo  me  il  moto  concepito  nelVvfcìr  della  cocca  non—* 
può  ejferfe  non  per  linea  retta;  anzi  pur' e  egli  necejfariamett 
per  linea  retta>,inUndendo  del  puro  impeto  auuentizio .  Mi 
.^      .  .daua  vnpoco  difafìidio  il  vedergli  defcriuer'vn  arco ,  ma 

fo  "dal*^  perchè  taV  arco  piega fempr e  all' ingiù,  e  non  verfo  altra  parte, 

enteè  folo  per  comprendone  quel  declinare  vien  dalla  grauità  della  pietra, 

linea  eretta.  -che  naturalmente  la  tira  albajfo  .  L'impeto  imprefio  >  dicQ 

fenz *  altro ,  ch'i  per  linea  retta  . 
SALV.   Ma  per  qual  linea  retta? perche  infinite ,  e  v.erfo  tutte  lz^* 
-  ■    -bande  fé  ne  poj/on produrre Jalla  cocca  della  cana,  e  dalpun* 
to  della feparazion  della  pietra  dalla  canna  . 
SIMP,  Muouefiper  quella,  che  e  alla  dirittura  del  moto ,  che  ha 

fatto  la  pietra  con  la  canna  . 
SALV.  Il  moto  della  pietra  ,metre  era  nella  cocca  già  hauete  detto, 
vbeì fiato  circolare;  bora  repugna  l'ejfer  circolare ,  e  a  dirittu- 
ra,non  ejfendo  nella  linea  circolare  parte  alcuna  di  retto. 
SIMP.  Io  nonJntendOjChe'l  moto  proietto  jia  a  dirittura  di  tutta 
il  circolare,ma  di  quell'vltimoputo,  doue  termino  il  moto  cir- 
colare. Io  mi  intendo  dentro  di  me,  ma  non. so  ben'e/plicarmL 
SAL  V.  Et  io  ancora  mi  accorgo,  che  voi  intendete  la  cofa,  ma  non. 
bauetei termini proprij  da  efprimerla;  hor  quefii  vegli pojjb 
beninfegnario',  infegnarui  cioè,  delle  parole ,  ma  non  delizi 
verità,  che  fon  co/è;  e  per  fami  toccar  con  mano,  che  voifape» 
tela  cofa ,  e  folo  vi  mancan  o  i  termini  da  efprimerla  ;  ditemi, 
quando  voi  tirate  vna palla  con  Varcbibujò ,  verfo  che  parte 
acquifieUu  impeto  di  andare  i 
SIMP.  lAcquijìa  impeto  di  andare  per  quella  linea  retta,  chefk- 
gue  la  dirittura  della  canna,doe,  che  nondeclina  ne  a  defira, 
ne  afinifira,  ne  in  su-,  ne  ingiù . 
SALV.  Che  infomma  è  quanto  a  dire,  che  non  fa  angolo  nefiuno 
€on  la  linea  del  moto  retto  fatto per  la  canna  * 

Così 


Del  Galileo.  187 

SIMP.  Così  ho voluto  dire  * 

SALV.  Se  dunque  la  linea  del  moto  del  proietto  fi  ha  da,  cotinuaf 
fenzafar  angolo  f opra  la  linea  circolare  defcritta  da  lui  men- 
ti e  fu  co'lproiCÌentt;.efe  da  quello  moto  circolare  deuepajfaf" 
al  moto  retto,  qual  dourà  effer  quejìa  linea  retta  Ì 

SIMP.  Non  potrà  effer,  fé  no  quella,  che  tocca  il  cerchio  nelpun- 
to  delia  fepar  azione,  perche  tutte  l'altre  mi  par  che  prolunga» 
tefeqìjtrebbonola  circonferenza, e però  conterrebber  con  ejft 
qualche  angolo  * 

$ALp.  V  01  bemjjìmo  hauete  dijcorfo ,  e  vifete  dimostrato  mez& 
Geometra.  Ritenete  dunque  in  memoria ,  che  il  vofìro  con- 
cetto reale  fifpitga  con  quejie  parole  ;  cioè  ,  che  il  proietto  ac- 
quista impeto  di  muouerjì  per  la  tangente  l'arco  defcritto  dal 
moto  delproicicnte  nel  punto  della  fepar  azione  di  ejfo  proiet- 
to dal  proicientt '~ 

SIMP.  InUn  io  beniffmo,  e  quesl'e  quel  ch'io  voleuo  dire. 

SALV.  cD'vna  linea  retta,  che  tocchi  vn  cerchio,  quale  de  fuoi 
punti  è  il  più  vicino  di  tutti  al  centro  di  quel  cerchio  l 

SIMP.  Quel  del  contatto  fenza  dubbio  ;  perche  quello  è  nella  cir- 
conferenza del  cerchio,  e  gli  altri  fuor  a  ;  &  i  punti  della  cir* 
conferenza  fon  tutti  egualmente  lontani  dal  centro . 

SALV.  Adunque  un  mobile partendoji dal  contatto,  e  mouendqfi 
per  la  retta  tangente, fina  continuamentente  difcojìando  dal 
contatto,  &  anco  dal  centro  del  cerchio  . 

SIMP.   Cosièficur  amente. 

SALV.Horfe  uoi  hauete  tenuto  a  mete  lepropofizioni,che  mi  batte 
te  dette,ricÓgiugnetele  infieme,  e  ditemi  ciò  che  fé  ne  raccoglie . 

SIMP.  Io  non  credo  pero  dejfcr  tanto  fmemorato  3  ch'io  non  me 

n'babbia  a  ricordare .  Dalle  cofe  dette  fi  raccoglie,  che  il  prò-  Proietta  fi 
ietto  mofio  uelocemente  in  giro  dal proiciente,  nel  fepararfi da  muoue  per  1* 
quello ,  ritiene  impeto  di  continuare  il  fuo  moto  per  la.  linea  tangéte  il  cer- 
retta  ,  che  tocca  il  cerchio  defcritto  dal  moto  del  proiciente  nel  ciì*°  *~?  mot<J 
punto  della fepar  azione,  per  il  qual  moto  il  proietto fi  uàfem  £^0  della  fé 
pre  difcojìando  dal  centro  del  cerchio  defcritto  dal  moto  del  parazione. 
proiciente . 

SALV.   Voi  dunque  fin  bora  fapef e  la  ragione  del  uenir'efir ufi  i 
graui  aderenti  alla  fuperficie  duna  ruota  mojfauelocemente, 
ejirufi  dico, e  lanciati  oltre  alla  circonferenza}femprepiù  lon~ 
tant  dal centro . 

SIMP,  2>/  quefto  mi  par  di  reftar'  ajfai  ben  capace  ;  ma  que^ 

fi* 


f  8  8  Dialogo  fecondo 

Ha  nuoua  cognizione  più  tojìo  mi  accrefce ,  che  mìfcemi  Yìn» 
credulità  ,  che  la  terrà  goffa  muouerfìingiro  con  tanta  velo* 
"      cità;fenza  ejlruder  verfo  il  Cielo  le  pietre  gli  animali ,  &c. 

SALV.  N eli' ijhfio  modo ,che  voi  bautte faputo fin  qui  ,  faprete  „ 
anzifapete anco  ilrefio  ;  e  co'lpenfaruifopra  vene  ricorde- 
re/le  ancora  da  peruoi  ;  ma  per  abbreviarti  tempo  vi  aiuterà 
io  a  ricordamelo .  Sin  quìhaueieper voi  flejfo  faputo ,  che  il 
moto  circolare  del proiciente  imprime  nel  proietto  impeto  di 
muouerjì ,  (  quando  auuiene,  ch'efifeparino  )per  la  rettju* 
tangente  il  cerchio  del  moto  nel  plinto  della  fepar  azione  ,  t-* 
continuando  per  ejfa  il  moto  vien  fempre  allontanando/} dal 
proiciente  &  frauete  dettole  per  tal  linea  retta  continuereb- 
be il  proietto  di  muouerjì  ,  quando  dal  proprio  pefo  non  gli 
fujfe  aggiunta  inclinazione  all'in  giù  ;  dalla  quale  deriua~* 
l'incuruazione  della  linea  del  moto .  Farmi  ancora  ,  che  voi 
barbiate fiiputo  dapervoi,che  quefia piegatura  tende  fimprc 
verfo  il  centro  della  terra-,  per  chi  là  tendon  tutti  igraui.  Ho- 
rapajfo  yn  poco  più  atlanti,  e  vi  domando  ,  fé  il  mobile  dop9 
la  fepar  azione  nel  continuar  il  ftto  moto  retto  fi  vi  fempre 
allontanando  egualmente  diti  centro ,  o  volete  dalla  circonfe- 
renza di  quel  cerchio  del quaV  il  moto  precedente  fu  parts3ehe 
tanto  è  a  dir,fevn  mobile,  che  partendefi  dal  punto  della  ta* 
gente }  e  ynouendofi per  ejfa  tangente  fi  allontani  egualmente 
dal  punto  del  contatto,  e  dalh  circonferenza  del  cerchio  Ì 

$IMP,  Signor  nq  ;perch) la  tangente  vicino  al  punto  delcontaU 
to  fi fcofìapochijfimo  dalla  circonferenza,  con  la  quale  ella, 
contiene  vn' angolo  BrettiJJtmo ,  ma  nell' allontanarli  più ,  £ 
piùjl  'allontanamento  crefce fempre  con  maggior  proporzione; 
fiche  in  vn  cerchio^  che  hauefie  v.g.  dieci  braccia  di  diametro  r 
vn  punto  della  tangente,  chefufie  lontano  dalla  circonferen- 
za del  cerchio  tre ,  ò  quattro  volte  più ,  che  vn  punto ,  che  fu  fi- 
fe difcofio  dal  toccamento  vn  palmo  ;  e'ipunto,  che  fujfe  lon- 
tano mezo palmo,  parimente  credo,  che  apena  fi  difcojierebbe 
la  quarta  parte  della  difianza  del  fecondo  ]  fi  che  vicino  al 
contatto  per  vn  dito}ò  due,  appena  fi  forge  che  la  tangente  fi  a, 
fepar ata  dalla  circonferenza  , 

SALV.  Talchi  il  difcoR amento  del  proietto  dalla  circonferenza 
del  precedente  moto  circolare  in  sul  principio  e  piccolijfimo  l 

S1MP.  Quafi  infenjìbile , 

&4LV*  H  or  ditemi  vn  poco  :il  proietto  9  che  dal  moto  del  proici- 

ciente 


Del  Galileo*  189 

ente  ricette  ìmpeto  di  muouerfi  per  la  retta  largente  ,  e  che  vi 
andribbe  ancor  a, fi  ii proprio pefo  non  lo  tir  affé  ingiu,quan« 
tojià  doppo  la fepar  azione  a  cominciar  a  declinare  a  baffo? 

SIMT.  Credo ,  che  cominci fubito,  perchè  non  battendo  chilo  fo* 
fienti ,  non  può  ejfer ,  che  la  propria  granita  non  operi . 

SALF.  Talchi,  fi  quel  fajfo  ,  che  f cagliato  da  quella  ruota  mofia 

in  giro  con  velocità  grande,  hauejfecost  propenjìon  naturale  Proietto  gra« 

di  muouerfi  verfo  il  centro  dell'ifieffa  ruota ,  Jìcome  e'  l'ha  di  Vc  ^u^ito>  c"* 

muouerjiverfo  il  centro  della  terra ,  farebbe  fac  il  cofa ,  che  e5  *fJ5J2Sf^ 

m     ji  \s       n         i      ,  r  *.'/r     proiciente  co- 

ritornajje  alla  ruota  ,opiu  tojto ,  che  e   non  JeneparUJje  ;  mjncja  a  4^ 

perche  ejfendo  fu  l principio  della  feparazione  l'allontanarne-  clinare, 
to  tanto  minimiffimo  ,  mediante  l'infinita  acutezza  dell'an- 
golo del  contatto, ogni  poco  poco  d'inclinazione,  che  lo  ritiraf 
fe  verfo  il  centro  della  ruota ,  bacerebbe  a  ritenerlo  fopra  la 
circonferenza . 

91 MP.  Io  non  ho  dubbio  alcuno,  chefuppofìo  quello,  che  non  e, 
ne  può  ejfer  e-,  cioè,  che  l'inclinazione  di  quéi  corpi  grani  fuffe 
di  andare  al  centro  di  quella  ruota,  e'  non  verrebbero  e/lrufif 
ne  fcaghati . 

SALV.  Ne  io  ancora  fuppongo,  ne  ho  bifogno  difuppore,  quel  che 
non}  :  perche  non  voglio  negare,  che  i  fa/fi vengano  fagliati* 
Ma  dico  cosi ptr  fuppoj ìzione  ,  acciò  voi  mi  diciate  il  refio . 
JFigurateui  bora,  che  U  terra  Jìa  la  gran  ruota,  chemoffa  con 
tanta  velocità  h  abbia  a  fagliar  le  pietre  .  Già  voi  mi  battete 
molto  ben  faputo  dire ,  che  il  moto  proietto  dourà  ejfer  per 
quella  linea  retta ,  che  toccherà  la  terra  nel  punto  della  fepa- 
razione :  e  quefla  tangente,  come  fi  va  eìla.alloì  stanando  »0- 
iabilmente  dalla  fupcrp  eie  del  globo  terrejtre  i 

SIMJP.  Credo,  che  in  milk  braccia  non  s  allontani  vn  dito  . 

SALV.  Et  il  protetto  noti  dite  voi ,  che  tirato  dal  proprio  pefo  de- 
cima dalla  tangente  verfo  il  centro  della  terra  { 

SJJWP,  Hollo  detto,e  dico  anco  il  refio;  e  intendo  perfettamente, 
che  la  pietra  non  fi  feparerà  dalla  terra ,  poiché  ilfuo  allonta* 
naifene  su' l principio  farebbe  tanto,  e  tanto  minimo,  che  ben 
mille  volte  più  vien"ad  ejfer  f  inclinazione ,  che  ha  il  faffo  di 
muouerfi  verfo  il  centro  della  terra  ;  il  qual  centro  in  quefio 
eafo  e  amo  il  centro  della  ruota .  E  veramente  e  forza  con' 
eedere,  che  le  pietre ,  gli  animali,  e  gli  altri  corpi grani  non—* 
fofion'efier  eftrufi  ;  ma  mi  fanno  bora  nuoua  difpcultà  le  cofit 
UggieriJJìmei  le  quali  hanno  debolijpma  inclinatone  di  calar 

re  al 


x?q  Dialogo  fecondo 

re  al  centro;onde  mancando  in  loro  la.  f acuità  di  ritirar/!  alta 
fupirfcie,non  veggo,cbe  elle  non  hauejfero  a  eferefrufe:  voi 
poifapete,  che  ad  deftruendum  futfìcit  vnum  . 

SALV.  Daremo  fodisf azione  anco  a  quefio .  Pero  ditemi  in  pri- 
ma, quel  the  voi  intendete  per  cofe  leggiere,  cioè  ,fe  voi  inten- 
dete materie  così  leggiere  veramente }  che  vadano  all'insu ,  b 
pur  non  a/volutamente  leggiere,  ma  così  poco  graui,  che  ben 
vengano  a  baffo,ma  lentamente;  per  chi,  fé  voi  intendete  delle 
affolutamente  leggiere ,  ve  le  la/cerò  effer'ejirufepiù  ,  che  voi 
r.on  volete  . 

SIMP.  Io  intendo  di  queRe  feconde ,  quali farebbono  penne,  la- 
na,bambagia  ,  e Jtmili ,  a  folleuar  le  quali  bajia  ogni  mi?2Ìma 
forza:  tuttauia  fi  veggono  Jìarfene  in  terra -molto  ripofata- 
mente-, 

SALV.  Come  quella  penna  habbia  qualche  naturai  propenfione 

difender  verfo  la  fuperjìcie  della  terra  ,  per minima  ,ch 'ella 

fia,  vi  dico,  c,he  eWì  bajìante  a  non  la  lafciar folkuare;  e  que- 

Ho  non  e  ignoto  ni  anco  a  voi  ;però  ditemi,  quando  la  penna 

fuffe  efìru fa  dalla  vertigine  delia  terra, per -che  Unea  fi  moue^ 

rebb'ella  f 

SIMP.  'Per  la  tangente  nel  punto  della  fepar azione . 

SALV.  E  quando  ella  doueffe  tornar  -a  rtunirfi  ,per  qual  lìnea  jì 
muouenébe  i 

SIMP.  Per  quella ,  che  va  da  lei  al  centro  della  terra  -. 

SALV.  Talchi  qui  cafeano  in  e  onfider azione  due  moti,  vno  della 
proiezione ,  che  comincia  dal  punto  del  contatto  ,  e  fegueper 
la  tangente ,  e  V  altro  dell"  indi  nazione ali 'ingiù ,  che  comincia 
dal  proietto ,  e  vxperlafegante  verfo  il  centro  ;  ■&  a  voler  che 
la  proiezione fegua.,  bifogna  cheì'  impeto  per  la  tangente  pre- 
uaqììa  ali 'inclinazione per la  fegante:-  non  fa  così  f  ■ 

SIMP.  Così  mi  pare. 

SALV.  <JMavhe  sofà  pare  a  voi ,  che  fa  necefaria  ,  che  fi  troui 
nel  moto  proiciente  ;  uccio  che  e  preuaglia  a  quel  dell  inclina- 
zione, onde  ne  fegua  lo  fiaccamente  l'allontanamento  della 
penna  dalla  terra  £ 

SIMP,  lononlo  so.  -  '       .     ■■■■- 

SALV.  Come  non  lo  Japete? qui  il  mobile}  il  'mede/imo, cioè  la  me- 
de/ima penna  ;  horcomepuo  il  mede/imo  -mobile  Ju perai  e  nel 
,  -moto ,  epreualere  afefìefo  ? 

SIMP.  Io  non  intendo  >  che  e3  pò  fa  preualere  ,  o  cedere  a  fé 

mede- 


Del  Galileo.  19  t 

mede/imo  nel  moto,  fi  noti  col  rnuouerjt  hor più  veloce,  e  bop 
più  tardo  . 

SAIJf.  Ecco  dunque ,  che  voi  pur  lofapeui .  Se  dunque  dette  fc- 
guir  li  proiezione  della  penna ,  e  preualere  il  fuo  moto  per  la 
tangmte*al  moto  per  la  fegante ,  quali  bifogna ,  cbejhno  li** 
velocità  loro  / 

SIMP.  Bifogna,  che  il  moto  per  la  tangente  Jìa  maggior  di  quel* 
l'altro  per  la  jegante  .  Oh  povero  a  me:  b  non  e  egli  anco cen* 
tornila  volte  maggiore  ,  e  non/blamente  del  moto  ingiù  della 
penna  ,  ma  anco  di  quello  della  pietra  /  &  io  ben  dafimphce. 
dauut.ro  mi  ero  lafciato  persuadere ,.  che  le  pietre  non  potreb* 
bert(fe.r\Jìrufe  dalla,  vertigine,  della  terra .  Torno  dunque 
a  udirmi  y  e  dico ,  che  quando  la  terra  Jì '  muouejfi ,  le  pietre, 
gli  elefanti  ,  le  torri ,  e  le  Città  volerebbero  verfo  il  Cielo 
per  necefjìtà  ;  e  per  eoe  ciò  non  figlie ,  dico  che*  la  terra  non  Jì 
muoue.  » 

SALV.  Oh  Siga.  Simplicio  :  voi  vi  folleuate  così pre fio ,  ch'io  co- 
mincerò a  temer  più  di  voi,  che  della  penna  .  Quietateui  vn 
poco  ,  e  afcoltate  ..  Se  per  ritener  la  pietra  ,  ò  la  penna  annefi 
fa  alla  fuperf  eie  della  terra  ci  Tujfi  di  bifogno ,  chè'l  fuo  de- 
fender  a  baffo  fuffipm  ,  o  tanto  quanto  e  il  moto  fatto  per 
la  tangente  ;  voi  harejle  cagione  a  dir,  che  bifognafse ,  che  ella 
Jì  mouefse  altrettanto,  bpiu  velocemente  per  la  fegante  attin- 
giti, che  per  la  tangente  verfo  Innante:  Ma  non  mi  hauete 
voi  detto  poco  fa  ,  che  mille  braccia  di  di/ianzaperla  tangen- 
te dal  contatto,  non  rimuovono  appena  vn  duo  dalla  circon- 
ferenza ?  Non  balìa,  dunque,  che  il  moto  per  la  tangente ,  che 
e  quel  della  vertigine  diurna  ,/ia  femplic  emente  più  veloce 
del  moto  per  la  fegante ,  che  e  quel  della  penna  all' ingiù  ,  ma 
bifogna,  che  quello  Jìa  tanto  più  veloce,  chel  tempo  ,  che  bafìa 
a  condur  la  penna  vg.  mille  braccia  per  la  tangente  Jìa  poco 
per  il  muouerjìvn  fai  dito  all' ingiù  per  la  fegante  ;  //  che  vi 
dico  ,  che  non  farà  mai  ,fate  pur  quel  moto  veloce ,  e  quello 
lardo  quanto  vi  piace  . 

SJMP.  E  perche  non  potrebbe  efser  quello  per  la  tangente  tanto 
veloce ,  che  non  defse  tempo  alla  penna  d'arcuar* alla  fuperfi- 
eie  della  terra . 

SALV-  Trouate  a  mettere  il  cafo  in  termini ,  &  io  vi  ri/pondero. 
Dite  adunque  quanto  vi  par  che  baftafse  far  quel  moto  pia 
veloce  dt  quejlo  i 

Dirò 


Dimoftrazio- 
*ie  Geometri- 
ca per  proua- 
rel'impofiìbi- 
litàdeH'eftru- 
iione  median- 
ce  la  vertigi- 
ne terreftre  • 


t$&  Dialogo  fecondo 

SI  MI*.  Diro  per  e/empio  ,  che  quando  quello  fufse  'vn  millon  ài 
volte  più  veloce  di  quejlo ,  la  penna  ,  e  anco  la  pietra  ver- 
rebbero ejirufi. 
'  _/".  Voi  dite  così,  e  dite  ilfalfi ,  filo  per  difetto  ,  non  di  Logi~ 
ta  ,  o  di  Fifica  ,  ò  di  Metàfifìca ,  ma  di  Geometria;  perche ,  fi 
voi  intende/te  filo  i  primi  elementi ,  faprefìe  >cbe  dal  centro 
del  cerchio  fi  pub  tirare  vna  retta  linea  f  no  alla  tangente, 
che  la  tagli  in  modo ,  che  la  parte  della  tangente  trai  contat- 
tore la  fegante,  fìa  vno,  du?,e  tre  milioni  di  -volte  maggiorai 
quella  parte  della  feganie,  che  re/la  tra  la  tangente  ,  e  la  cir 'con- 
ferenza ;  e  di  mano  in  mano,  che  la  fegante  farà  più  vicintt 
al contatto ,  quesla  proporzione  f  fd  maggiore  in  infinito  ; 
onde  non  e  da  temere ,  che  per  veloce,  che  fa  la\vertigine,e  len- 
to il  moto  ingiù,  la  penna ,  ò  altro  più  leggiero  pofi  a  comin* 
dare  a  filleua/ft ,  perchè firnpre  I inclinazione  ingiù  fupers 
la  velocità  della  proiezione . 
rl{j  Io  non  reflo  interamente  capace  di  quejlo  negozio . 

SALV*  Io  vene  farò  vna  dimoflrazione  vniuerfalijjìma  ,  e  ancs 
af sai  facile;  Sia  data  proporzione ,  quella  che  ha  laBA.alU 


SA 


C,  tfta  BA.  maggior  di  C.  quanto  efserjt  voglia  ;  ejìa  il  e  et» 
tbio  il  cui  centro  1).  dal  quale  bifigni  tirare  tvna  fegante ,  fi 
«he  la  tangente  ad  efsa  fegante  habbia  la  proporzione ,  che  ha 
*BA.  alla  C.  prenda/ideile  due  BA.  C.  la  terza  proporziona* 
k  AI.  e  come  ELad  IA.  così  fi  faccia  il  diametro  FE*ad  EG. 

e  dal 


Del  Galileo.  ip3 

9  dal  punto  G.  tirifila  tangente  GH.  Dico  ejfer fatto  quanta 
bifognaua  ;  e  come  BA.  a  C.  così  ejfere  HG.  a  GB.  imperoc- 
chi  eJfend<j,come  31.  ad  IA.così  FÉ.  ad  E  G.  farà  compone  do 
come  'jBA*  ad  AI.  così  FG.  a  GÈ.  E  perchè  la  C.  e  media—» 
proporzionale  tra  "B.A.  %Al.  e  la  GH.  è  media  irà  FG» 
GB.  però,  come  Tì^A.  a  C.  così  farà  FG.  a  GH.  cioè  HG.  a 
GÈ.  che  è  quel  che  bifognaua  fare . 
$AGR.  1{eFìo  capace  di  quejla  dimojirazione  ;  tuttauia  non  mi 
Ji toglie  interamente  ogni  fcmpolo;  anzi  mifento  rigirar  pei* 
la  mente  certa  confusone,  la  quale  aguifa  di  nebbia  denfa}i!f 
ofeura  non  mi  lafcia  difeerner  con  quella  lucidità ,  chefuol?—* 
ejfer propria  delle  ragioni  matematiche, la  chiarezza  ,e  necef 
Jità  della  conclusone .  E  qtiello  in  che  io  mi  confondo  è  que- 
Jìo .  E  vero,  cheglìfpazy  tra  la  tangente,  e  la  circonferenza 
fi  vanno  diminuendo  in  infinito  verfo'l  contatto ,  ma  e  anco 
vero  all'incontro ,  che  la  propenfione  del  mobile  al  defendere 
..  fi  yà  facendo  in  ejfofempre  minore,  quanto  eglifi troua  pik 
vicino  al  primo  termine  della  fuafcefa ,  cioè  allo  fiato  di  quie- 
te -,  fi  come  è  manifejìo  da  quello,  che  voi  ci  dichiarafte,mofira- 
do,cbe  ilgraue  difendente  partendo/i dalla  quiete,  debbepaf 
far  per  tutti  i gradi  di  tardità  mczani-t:\t  ejfa  quiete ,  e  quaU 
Jiuogliafegnato  grado  di  velocità  ,  li  quali  fono  minori,  e  mi- 
non  in  infinito .:  <Aggiugnefi ,  che  ejfa  velocità,  e  propenfio- 
ne al  moto ,  fi 'va  per  vn  altra  ragione  diminuendo  pure  in 
infinito  ;  e  cibauuiene  dal  poter/i  in  infinito  diminuire  la—» 
grauità  di  effo  mobile  ;  talché  le  cagioni ,  che  diminuifeono  la 
propenfione  allo  fendere ,  & in  confeguenza  fauorifcono  la 
proiczio>ie,fon  due,  cioè  la  leggerezza  de!  mobile,e  la  vic'mità 
al  termine  di  quiete ,  &  amendue  agumentabìli  in  infinito  ; 
le  quali  hanno  all'incontro  il  contrailo  divnafola  caufa  dei 
far  la  proiezione,  la  quale  benché  effa  parimente  agume?itabi- 
le  in  infinito,  non  comprendo^  come  ejfa  fola  non  pojfa  refìar 
vinta  dall' vnione ,  &  accoppiamento  dell  altre ,  che  fon  due  p 
pure  agumentabìli  in  infinto  . 
SALV.  Dubitazione  degna  del  Sign.  Sagredo  ,  e  per  dilucidarla, 
si  che  più  chiaramente  venga  da  noi  comprefa ,  poiché  voi  an- 
■£9ra  dite  d'zuerla  in  confufo ,  la  verremo  diBwguendo ,  con> 
ridurla  in  figura;  la  quale  anco  forfè  ci  arrecherà  ageuolezza 
nelrifoluerla  .  Segniamo  dzmqué  vna  linea  perpendicolare 
verfo  il  centro,  efia  quefìa  .AG.  &  ad  ejfafia  ad  angoli  ret' 

'  N        ti  la 


*94  Dialogo  fecondo 

fila  Orizonfale  <AB.fopra  la  quale  fi  farebbe  il  moto  della 
proiezione ,  e  vi  continuerebbe 
d'andare  il  proietto  con  mouime- 
to  equabile ,  quando  la  grauità 
nonio inclìnajje a bajjò .  Inten- 
da/? ora  dal  punto  <-A.  prodotta 
vna  linea  retta-,  la  quale  con  la~~» 
AB.  contenga  qualfiuoglia  an- 
golo, e  fia  quefia  L4E.  e  notiamo 
fopra  la  ^AB.  alcuni fpazdj  egua- 
li Afifh.  hk.  e  da  efii  tiriamo  le  perpendicolari fg.  hi.  kl.  fina 
allaAE.    E  perche ,  come  altra  volta  fi e  detto }  ilgraue  ca- 


P 


pò  uà crefcendo;  pofiiamo figurarci  gli JpazJj  Affh.  hk.rap- 
prefentarci  tempi  eguali  ;  e  le  perpendicolari  fg.  hi.  kl^gradi 
diuelocità  acqui/iati  in  detti  tempi  ;  fi  che  il  grado  dì  uelocità 
.acqui/iato  in  tutto  iltempo,tAk.  fia  come  la  linea  kLriJpetta 
al  grado  h  i.  acqui/iato  nel  tempo  <Ah.  e'igradofg.  nel  tempo 
±Af.  li  quali  gradi  kl.  hi.fg.  hanno  (come  e  mantfefio)  la  me~ 
defima  proporzione,  che  i  tempi  kA*  hA.  fA.  e  fé  altre  per' 
pendicolari  fi  tireranno  da  i punti  ad  arbitrio,  notati  nella  li~ 
neafA^femprefi  trouerranno gradì  minorile  minori  inin- 
fimto,procea$ndo  verjb  ilpunto  A.rapprefentate  il  primo  in- 
frante del  tempo ,  e  il  primo  fiato  di.  quiete .,  E  quefio  riti- 
r amento  verfo  A.  ci  rapprefenta  la  prima  propensione  al  mo- 
to ingiù,  dìminuìta\in  infinito  per  V auuicinamento  del  mo~ 
bile  al  primo  fiato  di  quiete ,  il  quale  auuicinamento  e.  agu- 
mentabile  in  infinito  .  Troueremo  adejfo  l'altra  diminuzione 
ài  velocità ,  che  pire  fi  può  fare  in  infinito ,  per  la  diminu- 
zion  della  grauità  del  mobile  ;  e  quello  fi  rapprefenterà  col 
produrre  altre  linee  dal  punto  A.  le  quali  contengano  angoli 
minori  dell'angolo  BiAE.  qualfarebbe  quefia  AD.  la  quale 
fegando  le  parallele  kl.  hi.fg.  né  punti  m.n*o.  ci  figurai  gra- 
di fo.  hn*  km.  acqui/iati  ne  i  tempi  %Af.  *Ah.  Ak.  minori  de 
gti  altri  gradi  Jg.  hi.  kl.  acqui/iati  nei  medefimi  tempi,  ma~* 
quefii,  come  da  vn  mobile  più  graue ,  e  quelli  da  vnpiù  leg- 
giero ;  Et  è  manifefio ,  che  col  ritirar  la  linea  E  A.  verfo  AB, 
tìfirìgnendo  V angolo  E  AB.  (  il  che  fi  pub  fare  in  infinito  ,fi 
some  la  grauità  in  infinito  fi  può  diminuire)  fi  vkn  parime- 
le & 


xs  wx  vj  uinvu  •  I  y  y 

te  a  diminuire  in  infinito  la  velocità  del  cadente ,  &  in  confe- 
guenza  la  caufa,  che  impediua  la  proiezione  ;  e  però  pare,  che 
dall' vnione di  quefte due  ragioni  contro  alla  proiezione,  di- 
minuite in  infinito ,  nonpojfa  ella  ejfer'  impedita .  E  ridu- 
eendo  tutto  l  argomento  in  breui  parole  diremo  col  rìììrignet 
V  angolo  EAB.fi  diminuifcono  i  gradi  di  uelocità  Ik.  ih.  gf 
^7  in  oltre  col  ritirar  le  parallele  kl.  hi.fg.  ver/o  l'angolo  A, 
Jì diminuiscono  pure  i  medefimi  gradi,  e  l'vna,  e  X  altra  dimi- 
nuzione fi  ejlende  in  infinito  ;  ^Adunque  la  velocità  del  mo- 
to in  giufi potrà  ben  diminuir  tanto,  e  tanto  ( potendofi dop- 
piamente diminuire  \in  infinito  )  che  ella  non  bajli  per  rejti- 
tuire  il  mobile  /opra  la  circonferenza  della  ruota ,  e  per  fare  » 
in  confeguenza ,  chela  proiezione  venga  impedita,  e  tolta. 
All' incontro  poi,  per  far ,  the  laproìezion  nonfegua ,  bifogna9 
cbeglifpazij ,  per  i  quali  il  proietto  deue  fendere  per  riunir - 
Jì  alla  ruota , fi  facciano  così  breui,  &  angufii ,  che  per  tar- 
da ,  anzi  pur  diminuita  in  infinito ,  chefia  lafcefa  del  mobi- 
le, ella  pur  bafli  a  riconduruelo  ;  e  però  bifognerebbe ,  che  fi 
trouafie  vna  diminuzione  di  ejfi  Jpazij,  non  fòlo  fatta  in—* 
infinito,  ma  di  vna  infinità  tale,  chefuperajfe  la  doppia  infi- 
nità, che  fi  fa  nella  diminuzion  della  velocità  del  cadente  in 
giù  .   Ma  come  fi  diminuirà  vna  magnitudine  più  di  vn' al- 
tra, chef  dimìnuifce  doppiamente  in  infinito  ?  Hora  noti  il 
Sign.  Simpl.  quanto  fi pojfa  ben  filofof are  in  natura  fenza 
Geometria .  I  gradi  della  velocità  diminuiti  in  infinito ,  fi 
per  la  diminuzion  della  grauiià  del  mobile,  fi  per  Xauuicina- 
mento  al  primo  termine  del  moto ,  cioè  allo  fiato  di  quieta , 
fempre  fon  determinati ,  e  proporzionatamente  rispondono 
alle  parallele  comprefe  tra  due  linee  rette  concorrenti  hi  vn* 
angolo  conforme  air  angolo  BAE.ò 'BAD. ò  altro  in  infini- 
to più  acuto,  ma  pero  fempre  rettilineo .  Ma  la  diminuzio- 
ne degli  fpazij  ,  per  li  quali  il  mobile  ha  da  ricondurfi  fopra 
la  circonferenza  della  ruota ,  e  proporzionata  ad  vn 'altra—* 
forte  di  diminuzione ,  comprefa  dentro  a  linee',  che  contengo- 
no vn' angolo  infinitamente  più  flretto,  &  acuto  di  qualfiuo- 
glia  acuto  rettilineo  ,  quale  farà  quefìo .  Piglisi  nella  per- 
pendicolare <JiC  qualsiuoglia  punto  C.  e  fattolo  centro  ,  de- 
formasi con  Xinteruallo  CiA.  vn  arco  AmP.  il  quale  taglierà 
le  parallele  determinatici  de  i  gradi  di  velocità  ,  per  minimey 
the  elle  siano  ,e  comprefe  dentro  ad  anguBifiìmo  angolo  ret- 

N  2         tilineO) 


196  Dialogo  fecondo 

tilirieo;  delle  quali  parallele  le  parti,che  reflano  tra  Varco,  e  la 
tangente  Ali.  fono  le  quantità  de  gli  fpazij  ,  e  de  i  ritorni 
Jòpra  la  ruota.,  fempre  minori,  e  con  maggior  proporzione 
minori  -,  quanto  più  s'accojiano  al  contatto,  minori  dico  di  ef- 
fe parallele ,  delle  quali  fon  parti .  Le  parallele  compre f^j 
tra  le  linee  rette  nel  ritirarsi  verfo  V angolo  diminuirono  se- 
precon  la  medesima  proporzione ,  come  v.g.  efendo  diuifa  la 
*Ah.  in  rnezo  nel  punto  f.  la  parallela  hi.  farà  doppia  della—* 
fg.  e  fuddiuidendo  lafA.  in  mezo,  la  parellela  prodotta  dal 
punto  della  diuisione  farà  la  metà  della  fg.  e  continuando  la 
fuddiuisione  in  infinito,  le  parallele fujfequenti faranno  fem- 
pre la  metà  delle  profiime  precedenti  :  ma  non  cosi  auuiem—* 
delle  linee  intercette  tra  la  tangente ,  e  la  circonferenza  dei 
cerchio  ;  imperocché  fatta  Vijleffa  fuddiuisione  nella  f A*  e  po- 
lio per  efempio,  che  la  parallela,  che  vien  dal  punto  b.  fujf<L*> 
doppia  di  quella,  che  vien  daf.  quefìafarà  poi  più ,  che  dop- 
pia  della  fegu  ente,  e  continuamente  quanto  verremo  verfo  il 
toccamento  A.  troueremo  le precedati  lineecontenere  le  prof/i- 
me feguenti  tre,  quattro, dieci,  cento,  mille,  centomila,  e  cento 
milioni,  e  più  in  infinito .  La  breuità  dunque  di  tali  linee  si 
riduce  a  tale,  che  di  gran  lungafupera  il  bifogno  per  far ■,  che 
il  proietto  per  legger iffìmo,  chejia  ritorni }  anzi  pur Ji  man- 
tenga fempre  la  circonferenza  .. 

§AGR.  Io  refìo  molto  ben  capace  di  tutto  il  difcorfo,e,della forza 
ion  la  quale  eglijlrigne,  tuitauia  mi  pare,  che  chi  volejfe  tra' 
cagliarlo,  ancora  potrebbe  muouerci  qualche  difficultà,  con—* 
dire,  che  delle  due  caufe ,  che  rendono  la  fcefà  del  mobile  più, 
epiù  tarda  in  infinito,  emanifefìo,  che  quella,  che dependz-? 
dalla  vicinità  al  primo  termine  della  fcefà ,  crefce  fempre  con 
la  medejima  proporzione  ,Ji  come  fempre  mantengono  Vifief-^ 
fa  proporzione  tra  di  loro  le  parallele-,  &c.  ma  che  la  diminu- 
■zjon  della  medejima  velocità,  dependente  dalla  diminuzione»: 
d ella grauità  del  mobile  (  che  era  la  feconda  caufa  )  Ji  faccia; 
ejfa  ancora  con  la  medejima  proporzione ,  non  par  così  ma- 
nifejlo  .  E  chi  ci  ajjicurayche  ella  non  Ji  faccia  fecondo  lapro- 
porzione  delle  linee  intercette  tra  lafegante,e  la  circonferen- 
za  ;  opur  anco  con  proporzion  maggiore  i 

$ALV.  Io  baueuopnfo ,  come  per  vero ,  che  le  velocità  de  ì  mobi- 
li naturalmente  defcendenti,  feguitajfero  la  proporzione  delfe 
loro gramtà9in grazia  deLSig.  Simpligio^e.  d' Arijìotile,  cheim 

pia, 


Del  Galileo v  tyy 

più  ìtioghì  V afferma,  come  proporzione  'mantfejìa  ;  voi  UèJfi 
grazia  dell' auuerfarioponete  ciò  in  dubbio ,  &  artrite  poter' 
tjfer,  che  la  velocità  fi '  accrefca  con  proporzion  maggiore  ;  & 
•anco  maggiore  in  infinito  di  quella  della grauità:onde  tutto  il 
dif cor fo  p  affato  vadiaper  terra:  refla  a  megfofìenerloyil  dire* 
cbe  la  proporzione  delle  velocità  e  molto  minore  di  quella  del- 
le grauità  :  e  così  non  /blamente  folleuare  ma  fortificar  equa- 
tofie  detto  ;  e  di  quefio  ne  adduco  perproua  Vefperienza ,  la, 
quale  ci  mofìrerà ,  che  vngraue  anco  ben  trenta  e  quaranta 
volte  più  di  vn' altro ,  qu  al  far  ebbe  per  efempio  vna  palla  di 
piombo,^"  vna  di  fugherò, no  fi  mouerà  ne  anco  a  gran  pezzo 
più  veloce  il  doppio .  Hora}fe  la  proiezione  non  fi  farebbe  B 
quando  ben  la  velocità  del  cadente  fi  diminuijfe  fecondo  Ia~j> 
proporzione  della  grauità,  molto  meno  fi  farà  ella  tutta  voi* 
ta,  cbe  poco  fi  [cerni  la  velocità,per  molto  ,  che  fi  detragga  dei 
pefo  .  Mapofìoanco,  cbe  la  velocità  fi  diminuijfe  con  pro- 
porzione affai  maggiore  di  quella ,  con  che  fi  fc  emafie  la  gra- 
uità, quando  ben  anco  ellafujfe  quella fieffa  ,  conia  quale  fi 
diminuirono  quelle  parallele ,  tra  la  tangente ,  e  la  circonfe- 
renza ,  io  non  penetro  neceffìtà  veruna ,  che  miperfuada  do- 
uerfi far  la  proiezione  di  materie  quanto  fi  vogliano  le igie- 
rifime,  anzi  affermo  .pure ,  cbe  ella  non  fi  farà '-,  intendendo) 
pero  di  materie  non  propriamente  leggieriffime ,  cioè  prìue  di 
ogni  grami à1  e  che  per  lor  natura  vadano  in  alto,  ma  cbe  Itn- 
tifón. amente  dc/cendano,  &  h abbiano  pochijfima  grauità  e 
fc  quedo,cbe  mi  muoue  a  così  credere  e,  che  la  diminuzione  dì 
granita, fatta  fi  condola  proporzione  delle  parallele  trala-j» 
tangente,  e  'a  arconferenzafba per  termine  vliimoj  &  aiti/fi- 
•>nrj  la  nullità  di  pefo,  come  quelle  parallele  hanno  per  vltimo 
termale  della  lor  diminuzione  l'i/iefio  contatto, che  e  vnpun- 
fj  ir  dwifibile:  Hora  la  granita  nonxfi  diminufee  mai  fino 
a l  e /  rmnt  vl:imo  >  perche  così  il  mobile  [non  farebbe  graue9 
ma  ben  lo  fpazio  del  ritorno  del  proietto  alla  circonferenza 
fi  riduce  ali  vltima piccolezza ,  il  che  e ,  quando  il  mobile  pò  fa 
[opra  la  circonferenza  nell'i fìefso  punto  del  contatto  ;  talché 
per  ritornami  non  ha  bifogno  di  fpazio  quanto;  e  però  fa 
quanto  fi  voglia  minima  la  propenfìone  al  moto  ingiù,fem- 
pre  e  ella  più  che  a  baftanza  per  ricondurre  il  mobile  fu  la—» 
ciy  confi  enza ,  dalla  quale  et  d.ifia  per  lo  fpazio  mimmo  ,  cioè 
per  niente.  ... 

N  s         Vera- 


1 9  &■  Dialogo  fecondo 

SAQR.  Varamente  il  difcorfa  e  molto  fittile ,  ma  altrettanto  con* 
eludente  ;:$  e  forza  confejfare ,  che  il  voler  trattar  le  quijìio- 
ni  naturali  fenza  Geometria  e  vn  tentar  di  fare  quello  ,  che  ì 
imponìbile  ad  effèr fatto . 

SALV,  Ma  il  Sign.  Simplicio  non  dirà  cosi;  fé  bene  io  non  credot 
ch"ei.  Jìa  di  quei  Peripatetici,cbe  diffuadono  i  lordifcepoli  dal- 
lofiudio  delle  matematiche,  come  quelle,  che  deprauanoil  di" 
feorfo,  e  la  rendono  meno  atto  alla  contemplazione , 

SIMP.  lo  nari  farei  quefta  torto  a  'Platone,  ma  direi  bene  con 
Arifiot.  che  ei  sUmmerJe  troppo, e  troppo  s'innagbì  di  quella-* 
fua  Geometria  ;  perche  finalmente  quefìefittiglìezze  matte- 
matiche  Sign.  Salu.fon  vere  in  asìratto ,  ma  applicate  alla 
materia  fenfibile ,  e fisica,non  rifpondono  ;  perchè  dimoftrer- 
ranno  berti  mattematici  con  i  lor principi)  ,per  efempio ,  che 
Sph^ra  tangit  planum  in  pun&Q  ;  proporzione  Jimile  alla 
prefente  ;  ma  come  fi  viene  alla  materia,  le  cqfe  vanno  per 
vn  altro  verfo;:  e  così  voglio  dire  di  quefi 'angoli  del  contatto, 
€  di  quefie  proporzione  che  tutte  poi  vanno  a  monte,quand9 
fi  vien  e  alle  co/è.  materiali ,  e  fenfibili  «; 

SALV.  Adunque  voi  non  credete  altrimenti ,  che  la  tangente  toc- 
chi lafuperficie  del  globo  terrefìre  in  vn  punto  / 

SIMP,  Non  fola  in  vn  punto ,  ma  credo,  che  molte ,  e  molte  de- 
cine ,  e  forfè  centinaia  di  braccia  vadìa,  vna  linea  retta  toc* 
cando  lafuperficie  anco  dell' acqua,non  che  detta terra,prima9 
chefepararfi  da  lei .. 

SALV.  dM a  s'io  vi  concedo  quefia  cofa ,  non  v* accorgete  voi ,  che 
tanto  peggio  è  per  la  caufa  vofira  :  perche ,  fé  polio ,  che  leu. » 
tangente  da.  vnfol punto  in  fuori  fujfc  f eparata  dalla  fuper- 
fide  della  terra  ,fi  è  ad  ogni  modo  dimojirato ,  che  per  lagra- 


Il  vero,  talora 

acqinira  forze  n0  haurà  egli  caufa  difepararfi,  fé  quell'angolo  fi  chiuda-* 

dalle  coacrar  affatto,  e  lafuperficie,  e  la  tangente  procedano  vnitamente  l 
Non  vedete  voi,  cheaquefio  modo  la  proiezione  fi  farebbe  Jìi 
ViJìeJJafuperficie  della  terra,  che  tato  e  quoto  a  dire,che  ella  no, 
fi  farebbe  ì  vedete  adunque  qualfia  la  forza  del  vero,  che  me- 
tre  voi.  cercate  d'atterrarla,  i  vqflri  medefimi  afialti  lofolle- 
Mano,  e  Vauualorano ..  Magia ,  che  vi  ho  tratto,  di  quejio  er- 
rore ,,non  vorrei  già  lafciarui  in  quefì'altro,cbe  voijlimafie% 
shz.  vna  sfera  materiale  non  tocchi yn  piano  in  vnfol  punto% 

tvoxni 


Del  Galileo.  fejyy 

4  vorrei  pur,  che  la  conuerfazione  >  ancor  che  di  poche  orts  » 
battuta  con  perfine ,  che  hanno  qualche  tognizion  di  Geome- 
tria y  vi  faceffe  comparir'  vn  poco  più  intelligente  tra  quei , 
ci?e  »o«  ne  Janna  niente ,  H  or  per  mojlrarui  quanto  Jìa—* 
grande  l'error  di  coloro,  che  dicono,  che  vna  sfera  v.g.  di  bro- 
zo  non  tocca  vn  piano  v.  g.  d'acciaio  in  vn  punto;  ^Ditemi 
qual  concetto  voi  viformerejli di  vno,  che  diceffe ,  e  cofiante-  . 
mente  afienerajfe ,  che  la  sfera  nonfuffe  veramente  sfera  { 

SIMP.  Lo  filmerei  per priuo di  difeorfo  affatto, 

SALV  In  quefio fiato  e  colui,  che  dice,  che  la  sfera  tnaUriale  non 

tocca  vn  piano ,  pur  materiale ,  in  vn  punto  y  perche  il  dir  £.a  sf«a,bcn- 
quefio  e  l'ijleffb ,  che  dire ,  che  la  sfera  non  e  sfera ,  E  che  ciò  che  materiale 
Jìa  vero ,  ditemi  in  quello ,  the  voi  tofiituite  ieffènza  della—*  tocca  'J  pian» 
sfera,  cioè,  che  co/a  è  quella,  the  fa  differir  la  sfera  da  tutti  gli  JJf  S5f  ^unro" 
altri  corpi  solidi . 

SIMP.  Credo,  che Yejfere sfera  confifianelVhauer tutte ìelìnez^f    r>ec  •     ae 
rette  prodotte  dal  fuo  eentro  fin' alla  circonferenza  eguali .      ^m  gfera 

SALV*  Talchi,  quando  tali  linee  non  fuffero  eguali,  quel  tal  foli- 
do  non  farebbe  altrimenti  vna  sfera  * 

SIMP.  Signor  nò . 

SALV.  Ditemi  apprejfo  ,fe  voi  credete,  che  delle  molte  linee ,  cbe~* 
fipoffon  tirar  tra  due  puntile  ne  pqfsa  efsere  altro ,  the  vna 
retta  fola . 

SIMP,  Signornò. 

SALV.  Ma  voi  in  ten  detepure ,  che  qu  e/la  fola  retta  farà  poi  per 
necejjìtà  labrcuijfima  di  tutte  l'altre . 

SIMP.  L'intendo,  e  ne  ho  anche  la  dimofirazion  chiara,  arrecata 
da  vngranfllofofo  Peripatetico ,  eparmi,fe  ben  mi  ricorda  , 
cb'ei  la  porti  riprendendo  Archimede ,  che. la fuppone  tornii 
nota  potendola  dimofirare . 

SALV.  Qutfij  farà  fiato  vngran  Matematico ,  hauendo potuto 
dimofirar  quel  che  ne feppe,n  e  potette  dimofirare  Archimede; 
efevenefouuenijfelàdimofirazione ,  lafentirei  volentieri; 
ptrche  mi  ricordo  beniJ[ìmo,che  iAi  chìmede  ne  i  libri  della  sfe- 
ra, e  del  Cilindro  mette  cotefia  proporzione  tra  i pofiulati ,  e 
Ungo  per- fermo,  che  l'hauejfeper  indimofìrabihe . 

SIMP.   GV*  da,  che  mi  fouuerà,  perch'  ella  e  affai  facile,  *  breue , 

SAL  V.  Tari  tofarà  maggior  la  vergogna  d'Archirhode,  e  la  gloria 
di  cotejlojilofofo , 

SIMP,  1  ojaro  la  fu  a  figura ,  Tra  i  punti  AT,.  tira  la  lìnea  ret- 

N  4    ta 


&©&  ,  dialogo  fecondo 

ta AB. eia turtta  <-A£B. delle 

quali  ei  vuolprouare  la  retta 

ejfer  più  breue;  e  la  pronai  ta-  »  / 
tJimoftrazio-à  &}  nella  curua  piglia  vn  punto,  -***= 
ne  d'vn  peri-         che  farebbe  G.  e  tira  due  altrui 

^fT  '  Pi f"  rette  AC'  C3,  k  1ualì  àue  fon*Piu  lunghe  della  fola  ABI 
ìinea^rera  è"  C^K cost  ^'imofira Euclide .  Ma  la  curua  ACB.  e  maggiore^ 
la  brc-iuilima  dtlle,  due  rette  AC.CB.  adunque  à  fortiori  ila  curua  ACBm 

di  urte.,  farà  mol  o  maggiore  della  retta  AB.  che  e  quello ,  ebefidoue» 

•  iiadimofìrare  ».\ 
SALV.  Io  non  credo,  che  a  cercar  tuttiJTaralogi/mi  del  mondo9 
ParaJbgifmo         fipotejfe  trouare  il  più  accomodato  di  q&efioper  dare  vn  eie* 
delmede^mo         pio  della  più  folenne  fallacia  ,ehefia  tra  tutte  le  fallacie,  cioè 
-pcifpatetico  ,         di  quella,  che 'prouaign.Qtwxi  per  ignotius» 
^fr^fc^SIMP.  In  che  modo  i 

^  ?ir  '&*  h.$AIuXr.,  ComeJn  the  modo  ?  la  conclufione  ignota ,  che  voi  volete 
\\  prouare ,  non  è ,  che  la  curua  ACB.  fi  a  più  lunga  della  retta 
.  }  AB.  il  m.ezo  termine,  che  fi  piglia  per  noto,  non  e.  che  lucurua 
ACÈ.fia  maggior  delle  due  AC.CB.  le  quali  e  noto  ejfer 
maggior  della  <~4Bi  E  fé  vi  è  ignoto,  che  la  curuafia  maggior 
-  -,  mdellafohz  retta  AB.  còme  non  farà  egli  affai  più  ignoto,cbe 
s>$  .   ella '  fiamaggiore  delle 'due  rette AC  GB. che  fi 'fa  ejfer mag- 
giori della  fola  AB?  e  voi  lo  prendete  per  notai 
SIMP.  Io  non  intendo  ancor  bene  doue  confifìa  la  fallacia. 
SALF.  Gpm:e  le  due  rette  fìen  maggiori  della  iAB.{  fi  cornei  na- 
to per  Euclide)  tuttauolta,  che  la  curua  fia  maggior  delle  due 
r  et  ce  ACB.  non  farà  ella  molto  maggiore  della  fola  retta 

..      .       AB(  .  :' 

■SIMCP.,  Signorsì.. 

SALV*  Ejfer  maggiore  la  curua  %ACB.  della  retta  AB.  e  la  con- 
clufionepiù  nota  del  meso  termine ,  che  e  V ejfer  la  mede/ima- 
surua  maggior  delle  due  rette  AC  GB.  bora  quando  ilmezOr 
ì  manco  noto  della  conclufione  ,.fi.domanda  prouare  igno 
tum  per  ignotius .  Hor  torniamo  al  noflro propofito;baflat, 
che  voi  intendete  la  retta  ejfer  la.breuijfìma  di  tutte  le  Une<L->* 
che  fi,  pojfon  tirare  fra  due  punti .  E  quanto  alla  principale 
conclufione,  voi  dite}  che  la  sfera  materiale  non  tocca  .il piano 
in  vnfol  punto. ..  Qualrè  dunque  ilfuo  contatto  i 

SIMP. .  Sarà  vna parte  della  fuafuperfìcie . 

§A;Ly9  E  il  contatto  parimente  d'va  altra  sfera  eguale  alla  prfa 


• 


Del  Galileo ."  io-i 

~mi ,  farà  pure  vna  Jimil  particella  della  fua  fuptrficie  ? 

!  SIMP.  Non  ci  e  ragione ,  che  non  deua  efier  così . 

SALV.  Adunqtte  ancor  le  due  sfere  toccandoji ,  si  toccheranno 
con  le  due  mede- 
sime parìk 'ellt-j 
difupe)fcie,per 
che,  adattandosi 
ciafcheduna  di 
efie aiCfuffo  pia- 
no, e  forza  cu  e  si 
adattino  a?. cor 
fradìlcro.lma- 


Dimofirazio^ 
ne  come  la—» 
sfera  tccca  '1 
gìnateui  bora  le  due  sfere ,  /'  cui  centri  AB.  che  si  tocchino  :  e  piano  in  viu» 
congiungasi  i  lor  centri  con  la  retta  linea  AH.  la  quale paffe-  iol  punto.^ 
ràper  il  tocc amento  .  Pajftper  il  punto  C.  eprefo  nel  tocca-  % 

mento  vn' altro  punto  D.  congiungasi  le  due  rette  AD.'BD. 
si  che  si  onjìitutfca  il  triàgolo  AD B. del  quale  i  due  lati  AD. 
DB.  faranno  eguali  all'altro  filo  iACB.  contenendo  tanto 
quelli-,  quanto  quefli  due  femìdiametri ,  che  per  la  definizion 
della  sfera  fono  tutti  eguali:  e  così  la  retta  AB.  tirata  trai 
due  centri  uìB.  non  farà  la  breuiffima  di  tutte  >  effendochh 
due  AD^DB.  eguali  a  lei;  il  che  perle  vojlre  concejjìoni  e 
ajfurdo . 

S1MP.  Quejla  dimoflr azione  coelude  delle  sfere  in  ajl •rattoìe  non 
delle  materiali . 

SALV.  Affegnatemi  dunque  in  che  cofa  consifte  la  fallacia  del  mio 
argomento  ,gid  che  non  conclude  nelle  sfere  materiali y  ma  si 
tene  nelle  immateriali,  e  afiratte . 

SJMP.  Le  sfere  materiali  fon  foggiate  a  molti  accidenti,  ai  quali 

non  foggiai dono  le  immateriali;  E  perche  non  puh  effer,cht^> 

pofandosi  vna  sfera  di  metallo  fopravn  piano ,  il  proprio  pe*  Perchè  la  sfo- 

fo  non  calchi  in  modo,  che  il  piano  ceda  qualche  poco.  ,ò  vero,  ra  in  attratto 

che  Ville  fa  sfera  nel  contatto  si  ammacchi? In  oltre  quel  piano  toccni  "  Pia* 

7  ■  n-  Jy  M     J  *    m  r  i  ».  i    no  in  vn  pun- 

docilmente  potrà  ejjer  perfetto  ,  quando  non  per altro ,  al-  t0  ma  no'n  ja 

meno  per  ejfer  la  materia  porofa;  e  forfè  non  farà  meh  diffi-  materiale,e  in 

cile  il  trouare  vna  sfera  così  perfetta ,  che  habbia  tutte  le  linee  concreto  « 

dal  cen  tro  alla  fuperflcie  egualiffìme  per  V  appunto . 

SALV.  Oh  tutte  quefie  cofe  ve  le  concedo  io  facilmente ,  ma  ellt^ 

fono  affai  fuor  di  propofìto  ;  perche  mentre  voi  volete  mo~ 

firarmi)  che  vna  sfera  materiale  non  tocca  vn  piano  materia* 


m 


■* 


*o  t  Dialogo  fecondo 

te  in  vn  puntò ,  voi  uì  feruite  a*  una  sfera ,  che  non  e  sfera ,  • 
d'un  piano,  che  non  e piano  tpoicae  per  vojir^  detto,  ù  queflè 
eofe  non  fi  ìrouano  ai  mmdo,  o  fé  fi 'trottano  fi ' guafìano  nel» 
l' applicar/i 'a  far l'effetto .  Era  dunque  manco  male  >  che  voi 
concedile  la  conclufione ,  ma  condizionatamrntc  ,  cioè,  cbeje 
Jidejfein  materia  vna  sfera ,  e  un  piano,  che  fuJfero,e fi  con» 
feruaffero  perfetti ,  si  toccherebbero  unfol  punto ,  e  nega/le 
póitio potersi  dare* 

SIMP-j,  Io  credo,  che  la  proporzione  de  ijtlofofi  uadià  intefa  iti 
cotejlo  fenfo;  perche  non  e  dubbio}chelimperfezion  della  ma' 
feria  fi  che  le  cofeprefe  in  concreto -non  rifpondono  -alle  con* 
siderate  in  a/tratto  ■. 

SALV.  Come  non  si  rijpondonoì  Anzi  quel  che  uoi  fiejfo  dite  al 
prefenteproua, chetile  rifpondon puntualmente . 

SIMP*  In  che  modo  i 

SALV.  Non  dite  uoi ,  'che  per  Timperfezion  della  materia ,  quei 
corpo ,  che  dourebbe  ejfer  perfetto  sferico ,  e  quel  piano ,  cbz^* 
dourebbe  ejfer  perfetto  piano ,  non  riefeonopoi  tali  in  concre- 
to, quali  altri  fé  gli  immagina  in  aftr  atto  { 

SIMP-  Così  dico. 

SALV*  Adunque  ìuìtauolta  the  in  concreto  uoi  applicate  una  sfe» 

ra  materiale  a  un  piano  materiale,  uoi  applicate  una  sfera  n& 

Le  cole  in  a-  perfetta  a  un  piano  non  perfetto;  e  quejti  dite',  che  non  si  toc» 

ftratco  riefeo-  riK.  ,  r  .  •       **  ■  j         7  •       a     ^ 

no  prtcìfamé-  cano  in  un  punto .  Ma  io  ut  dico ,  che  anco  in  a/tratto  una 

te  quali  in-»  sfera  immateriale,  che  non  sia  sfera  perfetta  può  toccare  un 

.concreto .  piano  immateriale,che  non  sia  piano  perfetto,  non  in  un  pun- 

to, ma  con  parte  della fua  fuperficie ,  talchi  sin  qui  quello, che 
accade  in  concreto^  accade  nell'ijlejfo  modo  in  a/ìratto .  E  fa» 
rebbeben  nuoua  cofa,  che  i  computi ,  e  le  ragioni  fatte  in  nu» 
t  fneriajiratti,  non  rìfpondejfero  poi  alle  monete d' Oro,e  d'Ar- 
gento, e  alle  mercanzie  in  concreto  ;  Mafapete  Sign.  Simpl. 
quel  che  accade  ?  Si  come  a  uoler ,  che  i  calcoli  tornino  fopra  i 
Zuccheri,  le  Sete,  e  le  Lane,  bifogna,  che  il  computista  faccia  le 
Jue  tare  dì  caffè ,  inuoglie ,  ^7  altre  bagaglie  :  Così ,  quando 
iljilofufo  Geometra  uuol  riconofeere  in  concreto  gli  effetti  di- 
moHrati  in  ajiratto ,  bifogna ,  che  difalchi  gli  impedimenti 
della  materia ,  che  fé  ciò  faprà  fare  io  vi  ajficuro,  che  le  cofefi 
tifeontr  eranno  non  meno  aggiu Ratamente ,  che  i  computi 
Aritmetici .  Gli  errori  dunque  non  confifiono,  nèneWafirat  - 
to,  ne  nel  concreto,  ne  nella  Geometria  amUa  Fifica,  ma  nel 

calco- 


Del  Galileo.  zoj 

calcolatore ,  che  non  sa  fare  i  conti  giujlì .  Pero*,  quando  voi 
bauejìe  vna  sjera,  <£r  vn  pi  ano  perfetti ,  benché  materiali,  n3 
babbiate  dubbio-,  che Jì  toccherebbero  in  vn  punto.  E  fé  quello 
era ,  £r  \  imponìbile  ad  hauerfi,  molto  fuor  dipropofito  fu  il 
dire,  che  SphVra  amea  non  tangitinpun&o.  Ma  più  vi 
aggiungo  Sign*Simpl  concedutoui ,  che  non  Jì  poffa  dare  in 
materia  vna  figura  sferica  perfetta,  ne  vn  piano  perfetto  ,cre* 
dete  voi,  cheji '  pojfano  dare  due  corpi  materiali  di  fuperjìcie 
in  qualche  parte,  e  in  qualche  modo  3  incuruata  a/jco  quanto. 
Jì  voglia  irregolatamente  i 

SIMP.  r£>i  quejti  non  credo ,  che  ce  ne  manchino . 

SALV.  Come  ve  nejìano  di  tali ,  quefii  ancora  Jì  toccheranno  in 
vnprìnto  ;  che  il  toccarjìin  vnfol punto  non  e  migapriuile- 
gio  particolare  del  perfetto  sferico,  e  del  perfetto  piano*  Anzi 
chi  più  fottilmente  andajfe  contemplando  quejìo,  negozio  tro-       ° CCir  *  *jj 
zzerebbe,  che  più  difficile  ajjai  e  il  trottar  due  cor  pi, che  Jì  tocchi-  e  proprio  del» 
no  con  parte  delle  lor fuperjìcie ,  che  con  vn  punto  foLo;perche  le  sfere  .per 
a  voler  che  due  fuperjìcie  combagino  bene  infìeme,  bifogna ,  ò  fette  folameit 
che  amendue  fieno  efattamente  piane,  o  che  fé  vna  e  colma , te  \m  ^     tut" 
i 'altra Jìa  concaua,  ma  di  vna  incauatura ,  che  per  appunto  curlie    , 
rifponda  al  colmo  dell'altra, le  quali  condizioni  fon  molto  più  e  più  difficile 
difficili  a  trouarfiper  la  lor  troppo Jtretta  determinazione  ,  il  troiiar  figu- 
re le  altre,  che  nella  cajual  larghezza  fono  infinite  *  XQ>  c^e  " toc* 

SIMP*  Adunque  voi  credete ,  che  duepittre ,  o  due  ferri  prefì  a  S^S?  i°~  *jjj* 
e  afe ,  e  accoftati  infìeme  il  più  delie,  volte  fi  tocchino  in  vnfol  perfiCJie  ,  che 
punto  l  con  vn  punto 

SALV*  Negli  incontri  caufalì credo  di  no.  ;  si  per  chi  ,per  lo  più  felo  * 
fepra  ej/ì farà  qualche  poco  d'immondizia  cadente ,.  sì  perche 
nonfivfa  diligenza  in  applicargli  infìeme  fenza  qualche  per- 
iojfa  ;  &  ogni  poca  bajìa  a  far  che  l 'vna  fuperjìcie  ceda  qual- 
the  poco  ali altra  ;sì  che  fcambieuolmenteji  figurino ,  almeno 
in  qualche  minima  particella ,  l'vna  all'impronta  dell  altra  ; 
ma  quando  le  fuperjìcie  lorofujfero  ben  terfe  ,  e  che  pofati 
tmendue fepra  vna  tauola,  acciocché  l'vno  non  grauajfe  fe- 
pra all'altro  ,  si  jpingejfero  pian  piano  l'vno  verfe l'altro ,  io 
non  ho  dubbio ,  che  potrebbero  condursi  al  femplice  contatto 
in  vnfol  punto  » 

$AG7{~  Egli  e  forza,  che  con  voftra  licenza  io  proponga  certa-* 
mia difficultày.natami  nel  fentir  proporre  alSign.  Simpl.  la 
wpojjìbilitàtcbe. }  nelpoteni  trottare  vn  corpo  materiale,efo~ 

lido, 


Figura  sferica 
più  facilmen- 
te -s'imprime 

di  og ti  alerà. 


r- 

£ìgura  circo- 
lale porta  fo- 
la tra  i  pofhi- 
lari. 
Figure  sferi- 


che  di  diuerie 
grandezze  fi 
pQflb.no  for- 
mare con  yn 
folo  itruaiétos 


&  o  $  Dì  alogo  feco  n  do 

lido,  che  hàbbia  perfettamente  la  figura  sferica  ;  t  ne!  vedergli 
-Sign.  Sahi. predargli  in  certo  modo,  non  contradicendo,  Vaf- 
fenfo;perb  vorrei  fapere,  fé  la  mede/ima  diffcultàfi  troni  net 
figurare  vn  folido  di  quale  ne  altra  figura,  cioè  per  He  hiar ar- 
mi meglio ,  fé  maggior  difìcultà  fi  troni  in  voler  ridurre  vh 
pezzo  di  marmo  in  figura  d'vna  sfera  perfetta ,  che  d'vna—* 
perfetta  piramide  ro  d'vn perfetto  cauallo ,  ò  d'vna  perfetta 
iocufta-, 
$ALV«  Per  quefta  prima  rifpojla  la  darò  io  ;  e  prima  mi  feuferh 
dJl'affenfo ,  the  vi  pare,  ch'in  habbiapreiìato  al  Sign.Simpl, 
il  quale  era  folamente  pera  tempo  ;  perche  io  ancora  hauenò 
in  animo,  auanti  che  entrare  in  aiti  a  materia ,  dir  quello  jebe 
per  auuentura  farà  l'ifleffo ,  o  affai  conforme  al  voslro  pen- 
fiero  ;  e  rifondendo  alla  voBra  prima  interrogazione  dico  f 
che  fé  figura  alcuna  fi  può  dare  a  vn  folido ,  la  sferica  e  ìafa- 
cili/fimafopra  tutte  d'altre , fi  come  e  anco  la  femplicijjima  ,  e 
tiene  tra  le  figure  folide  quel  luogo ,  che  il  cerchio  tiene  tra  le 
Juperficiali  :  la  deferizion  del  qual  cerchio  ,  come,  più  facile  di 
tutte  le  altre,  effa  folade  fiata  giudicatala  i  matematici  degna 
d 'effer pofìa  tra  i pofìulati attenenti ajle  deferizioni dituttzs 
l'altre  figure:  Età  talmente  facile  laformazion  della  sfera  f 
$he  fé  in  vna  pia/ira  piana di  metallo  duroficauerÀ  vn  va- 
cuo ùr  colar  e, dentro  al  quale  fi  vadia  riuolgendo  cafualmen- 
te  qualfuoglia  folido ,  affai  grofamente  tondeggiato  ,  per  fa 
iìeffo,fenz  altro  artifizio, fi  ridurrà  in  figura  sferica, quanto 
più  fia  pojfibile perfetta  ;  purché  quel  tal  folido  non  fia  mi- 
nore  della  sfera,  chepaffajfeper  quel  cerchio ;e  quel  che  ci  e  an- 
che di  più ,  degno  di  confìderazionee  yche  dentro  a  quel  me- 
defimo  incauo  fi  formeranno  sfere  di  diuerfe  gradezze. Quel- 
lo poi,  che  ci  voglia  per  formare  vn  cauallo,  e  (  come  voi  dite) 
vna  locufta,  lo  lafcio giudicare  a  voi ,  chef  ape  te ,  che  pochi/fi- 
mifinitori  si  trouerranno  al  mondo  atti  &  poterlo  fare .  E 
credo,  che  il  Signor  Simplicio  in  quefio particolare  non  diffen- 
tira  da  me . 
SIMP^  Non  so  fé  io  diffentapunto  da  voi .  Uoppinion  mia  e,che 
nejfuna  avelie  nominate  figure  si  pofia  perfettamente  ottenere* 
ma  per  auuicin  arsi  quanto  sipofsa  al  più  perfetto  grado,  cre- 
do -,  che  incomparabilmente  sia  più  ageuole  il  ridurre  il  folids 
in  figura  sferica ,  che  informa  di  cauallo,  b  di  locusla. 
SAGR.  E  quefia  maggior  difficuìtà  da  che  credete  voi,  chetila  de* 
,.  penda  ì  Sì  come 


Del  Galilea.  2.0-f 

SIjMP.  Si  come  la  grand' ageuolezza  nel  formar  la  sfera  deriuà 

i.ada  fu  a  a'JoiutafimpiicìtàjÓ'  vniformìtà,  così  la  fortuna  ir- ,    ?*?£  ,!r.^0> 
'  legatati:  a  >  ei.ae  cLfftcJi/fmo  iintrodur  V  altre  figure  .  -1    V  ,Cr  l  * 

SASIi.  Aapriqiùpi  come  l'ir rtgolarìtà  è caufa  di  di]pcultà,anco  la 
figura  tu  ynfiajfo  i  quo  con  vn  martello  a  cafo,farà  delle  dif- 
ficili a  introdurci ' ,  efjtnào  cjfa  ancora,  irregolare  forfè  più  di 
quella  del  e auaUo  ( 

SIM  P.  Così deue  efere  . 

SA&R.  c?da  dittmi  :  quella  figura  qualunque  ellajtfia ,  che  ha 
quel  f affo,  ball  'egli  per fai  f/j imamente  ,  à  pur  no  i 

SIMfr  Quella  che  egli  ba,  l'ba  tanto perfettamente, che  nefiurìal- 
tra  iefiajfesìa  tanto  puntualmente  .. 

SA&R.  Adunque  fé  delle  figure  irregolari ,  e  perciò  diffidila  co» 
Jeguirfi,  pur  fé  ne  trouano  infinite  perfetti/firn  amente  otte- 
nute ,  coti  qual  ragione  fi  potrà  dire-,  che  la  femplìcìfiìma  ,  e 
per  ciò  facilijfìma  più  di  tutte ,  fi  a  impojfibìle  a  ntrouarfii 

SA  L  ff.  Signori  e  on  voflrapace,  mi  par  che  noifiamo  entrati  in—* 
vna  dfputa  non  molto  più  rikuànteycbe  quella  della  lana  ca- 
prina, e  doue,che  i  noflri  ragionamenti  dourebber  continuar 
di  ej/er' 'intorno  a  cofe  ferie ,  e rileuanti,  noi  confumiamo  il        _. 
tempo  in  altercazioni  friuole,  e  di  nejfun  rìlieuo .  Ricordia-  jejp  yniuerfo 
moci  in  grazia  ,  che  il  cercar  la  costituzione  del  mondo  e  d<L*>  e  dei  più  no* 
maggiori ,  e  de  più  nobil  'Problemi ,  che  fieno  in  natura  ;  <l~>  biliproblemi. 
tanto  maggior  poi ,  quanto  viene  indrizzato  [allo  fcioglimen- 
to  dell'altro  ;  dico  della  caufa  deljiujfo ,  e  refiujfo  del  marz^j  , 
cercata  da  tutti  i  grand'  huomini,  che  fono  fiati  fin  qui, e  fior- 
fé  da  mun  ritrouata  :però  quando  altro  non  ci  refiida  pro- 
durre peri 'afioluto feioglìmento  dell'in fìazaprefa  dalla  ver- 
tigine della  terra-,  che  fu  l'vltìma  portai  a  per  argomento  della, 
fu  a  immobilità  circa  il  proprio  centro ,  potremo  pafire  allo 
fcrutinio  delle  cofe,  che  fono  in  prò ,  e  contro  al  mouimento 
annuo . 

SAGR.  Non  vorrei  Sign.  Saluiati,  che  voi  mifura/le  gl'ingegni 

di  noi  altri,  con  la  mifura  del  vojiro  :  voi  auuezzo  fempre  ad  G3  ' 

occuparui  in  contemplazioni  altìjfime  , filmate  friuole,e  bajje 
tal'vna  di  quelle,che  a  noipaiono  degno  cibo  de'  no  (Ir  i  intel- 
letti  :però  t  aluolt  a  per  fodis fazione  nofira  non  vi /degnate  di 
tbbajfaruìa  cocedere  qualcofa  alla  nofira  curiofità.Quàto  poi 
allo  feioglìmento  dell' vltima  infianza  ,  prefa  dallo  fcaglia- 
mento  della  vertigine  diurna ?  perfodisfare  a  me}  bajlaua  af- 
fiti 


La  caufa  del- 
la proiezione 
non  crefee  fe- 
condo la  pro- 
porzione del- 
la velocità  ac- 
crefeiuta  per 
far  la  ruota—» 
maggiore.    ■ 


tog  -Dialogo  fecondo 

fai  meno  di  quello,  che  si  e  prodotto;  tuttauia  le  co/è,  che Jt  fon 
dette  foprabbondantemente ,  mi  fon  parfe  tanto  curio/è ,  che 
non  polo  non  mi  hanno  fiancata  la  fantafìa,  ma  me  l'hanno 
con  le  loro  nouità  trattenuta  fempr e  con  diletto  tale,che  mag- 
gior nonfaprei  defìderarne; pero  ,fe  qualche  altra  fpecolazio- 
ne  rejìa  a  voi  da  aggìugnerui, producetela  ptire ,  ch'io  per  la 
parte  mia  molto  volentieri  la  fentirb  * 

SALV.  Io  nelle  cofe  trouate  da  me  hbfempre  fentito  grandijfìmo 
diletto,e  doppo  que  fioche  e  il  ma/fimo,  prouo  gran  piacere  nel 
conferirle  con  qualche  amico,  che  le  capifea,  e  che  mofìri  digu- 
Jiarle  :  hor,  poiché  voi  fé te  vno  di  quejii,  allentando  vn  poco 
la  briglia  alla  mia  ambizione ,  che  gode  dentro  di  fé  7  quando 
io  mi  mojiro  pia  perspicace  di  qualche  altro  reputato  di  acuta, 
vifìa,  produrrò,  per  colmo,e  buona  mifura  della  difcujfìon—» 
paffata,  vtf  altra  fallacia,  de  ifeguaci  di  Tolomeo  }e  d'AriftoU 
prefa  nel  già  prodotto  argomento . 

SAGR.  Ecco,  che  io  auidamente  mi  apparecchio  afentirla . 

SiALV.  Noi  hauiamojin  qui  trapalato,  e  conceduto  a  Tolomeo, 
come  effetto  indubitabile ,  che  procedendo  lo  fc  agitamento  del 
fajfo  dalla  velocità  duella  ruota ,  mojfa  intorno  alfuo  centro 
tantoft  accrefcala  caufa  di ejfo  fcagliamento,  quanto  la  velo- 
cita  della  vertigine  si  agumenta;  dal  che  si  inferma ,  che  effen- 
do  la  velocità  della  terreflre  vertigine  fommamente  maggiore 
di  quella  di  qualsiuoglia  macchina ,  che  noi  artijiziofamente 
poffiam  far  girare;  l'efirusio'ne  in  confeguenza  delle  pietre ,  e 
de  gli  animali,  &  e.  douejfe  efier  violeniijjìma .  Hor  a  io  noto-, 
che  in  quejto  difeorfo  e  vna  grandiffìma  fallacia,  mentre  noi 
indifferentemente,  <&"  afìolutamente  paragoniamo  le  uelocità 
tra  di  loro  .  E  vero  ,  che  s'io  fo  comparazione  delle  velocità 
della  medesima  ruota ,  ò  di  due  ruote  eguali  tra  di  loro ,  quel- 
la ,  che  pia  velocemente  farà  girata,  con  maggior  impeto fca- 
glierà  le  pietre,  e  crefeendo  la  velocità ,  con  la  medesima  pro- 
porzione crefeerà  anco  la  caufa  della  proiezione  ,•  ma  quando 
la  velocità  sifacefe  maggiore,  non  con  l'accrefeer  velocità  nel- 
Vifìeffa  ruota ,  che  farebbe  co' l fargli  dar  numero  maggiore  di 
conuerfìoni  in  tempi  eguali  ;  ma  cò'l  crefeere  il  diametro, e  far 
là  ruota  maggiore,fi  che  ritenendo  ilmedefimo  tempo  di  vna 
conuerjìone,  tanto  nella  piccola ,  quanto  nella  gran  ruota ,  e 
fo  lo  nella  grande  la  velocità fuffe  maggiore ,  per  effer  la  fua 
;■'•  dir  conferenza  maggiore,  nonjìa  chi  creda  ■,  che  la  caufa  dello 

faglia- 


Del  Galileo.  2,07 

fc  agli  amento  nella  gran  ruota  crefcejje,  fecondo  la  proporzio- 
ne della  velocità  della  fua  circonferenza ,  verfo  la  velocità 
della  circonferenza  della  minor  ruota ,  perche  quefìo  ìfalsif- 
Jtmo,  come  per  adejfo  vna  fpeditijfìma  efperienza  ci  potrà  mo* 
Jìrar  così  alla  grojfa;che  tal  pietra  potremmo  noi  fagliare  coti 
vna  canna  lunga  vn  braccio ,  che  con  vna  lunga  fei  braccia 
non potremo,ancorchè  il  moto  dell 'ejtremità  della  canna  lun- 
ga, cioè  della  pietra  incajìrataui,fujfepìu  veloce  il  doppio  del 
moto  della  punta  della  canna  più  corta ,  xbe  farebbe ,  quando 
le  velocità  fujfero  tali ,  che  nel  tempo  di  vna  co nuerfione  inte- 
ra della  canna  maggior 'e,  la  minore  nefacefse  ire . 

SAGH^.  Qutjlo  Sign.  Salutati ,  che  voi  mi  diteggia  comprendo  io 
douere  necef  arsamente  fucceder  così  ;  ma  non  mi foutùen già, 
prontamente  la  cauf a, perche  eguali  velocità  non  babbiano  a 
operare  egualmente  in  ejlrudefi  proiettila  ma  af sai  più  quella 
della  ruota  minore ,  che  £  altra  della  ruota  maggiore  ;perh  vi 
prego  a  dichiararmi}  come  il  negozio  cammina  » 

SIMP.  Voi  Sign.  Sagr.  quejìa  volta  vi  fete  dimojirato  dij/ìmile  a 
voi  medefìmo,che  folete  in  vn  momento  penetrar  tutte  le  co/è, 
&  bora  trapafsate  vna  fallacia  pojìa  nell' efperienza  delle  ca- 
ne ,  la  quale  ho  io  potuto  penetrare  :  e  quefia  e. la  diucrfa  ma' 
niera  di  operare  nel  far  la  proiezione  hot  con  la  canna  breue, 
&  hor  con  la  lunga  ;  perche  a  voler ,  che  la  pietra  fc appi  fuor 
della  cocca,non  bifogna  continuar  vniformemente  tlfuo  mo- 
to, ma  alt  bora  ch'egli  e  veloci/fimo  conuien  ritenere  il  brac- 
cio ,  e  reprimer  la  velocità  della  canna  ;perloche  la  pietra,  che 
già  e  in  moto  velocijjìmo-,  frappa,  e  con  impeto  Jì  muoue  ,  ma 
tal  ritegno  non  fi  pub  far  nella  canna  maggiore,  la  quale  per 
la  fua  lunghezza-,  ejlejjìbilità  non  vbbrdtfre  interamente  al 
freno  del  braccio ,  ma  continuando  di  accompagnare  il  fajfo 
per  qualche  Jpazio ,  co'l  dolcemente  frenarlo  ,fe  lo  ritten  con- 
giunto, e  non,come  ,fe  in  vn  duro  intoppo  hauejfe  vrtato,  da 
fé  lo  lafcia  fuggire  ;  che  qucndo  amendue  le  canne  vrtajfero 
in  vn  ritegno,  che  lefermaffr,  io  credo,  che  la  pietra  parimen- 
te frapperebbe  dall' vna,  e  dall'altra,  ancorché  imouimenti  lo- 
ro fujfero  egualmente  veloci . 

SAGR.  Con  licenzia  del  Sign.  Salutati  ri/pondero  io  alcuna  cofa 
al  Sig.  Simplicio,  poiché  egli  a  me  fi  e  riuoltato;edìco  ,  che  nei 
fuo  difcorfo  vi  è  del  buono ,  e  del  cattiuo;  buono,  per  chi  quafi 
tutto  e  vero  ,*  cattiuo  ? perche  non  fa  in  tutto  al  proposto  no- 

pò, 


Dato  che  la 
Vertigine  di- 
urna filile  del» 
la  terra,  e  cne 
ella  per  qual- 
che repentino 
ollacolo,ò  in- 
toppo fi  fer- 
male le  fab- 
briche ,  e  le.-* 
mótagne  ftef- 
fe ,  e  forfè  tut- 
to'! Globo  fi 
dilToluerebbe, 


2/oS-  Dialogo  fecondo 

Jiro^  veri/fimo  e,  che  quando  quello  ,  che  con  velocità  pòrta  là 
pietre ,  vrtafe  in  vn  ritegno  immobile,eJ/è  con  impeto  ferre- 
rebbero innanzi;  feguendone  quell'effetto  ,  che  tutto  il  giorno 
fi  vede  accadere  in  vna  barca ,  che  [correndo  velocemente  ar- 
:  -  veni ,.  &  vrti  in  qualche  oracolo,  che  tutti  quelli ,  che  vi  fon—* 
-dentro,  colti  allimprouuifo  repentinamente  traboccano,  e  ca- 
lcano verfo  dotte  correua  il  nauilio  ;  E  quando  il  globo  ter- 
re/lire incontrale  vn  intoppo  tale,  che  del  tutto  refijlejfealla—» 
Jua  vertigine,  €  lafermajfe,  ali" bora  sì  ch'io  credo  che  nonfo- 
lamentele  fiere,  gli  edijizij,ele  Città,  ma  le  montagne,  i  laghi, 
e  i  marififouuertirebbero ,  e  pur  che  il  globo  jiejfo  nonfidif- 
Jtpajfe;  ma  niente  di  queBofà  alpropofito  nojlro,  che  parlia- 
mo di  quelche  pojfafeguire  al  moto  della  terra  girata  vnifor- 
memente  ,  e  placidamente  in  fefiejfa,  ancorché  con  velocità 
grande .  Quello  parimente ,  che  voi  dite  delle  canne  è  in  parte 
vero;  ma  non  fu  portato  dal  Sign.  Salu.  come  coja ,  che  pun- 
tualmente Jì'aJJejll  alla  materia  di  cui  trattiamo  y ma  folamen- 
te,  come  vn'efempio,  che  così  alla  grojfapojfa  desiarci  la  men- 
te a  pia  accuratamente  confiderare  ffe  crefeendofi  la  velocità) 
in  qualjìuoglia  modo,  con  Vifiejfa  proporzione  fi  accrefea  la 
caufa  della  proiezione  : fiche  v.g.  fé  vna  ruota  di  dieci  brac- 
cia di  diametro,  mouendofi in  maniera,  che  vn  punto  della—» 
fua  circonferenzapajfajfe  in  vn  minuto  d'hora  cento  braccia, 
e  perciò  hauejfe  impeto  di  fagliare  una  pietra ,  tale  impeto  fi 
accrefee  centomila  volte  in  vna  ruota,  che  hauejfe  vn  milion 
di  braccia  di  diametro  ;  il  che  nega  il  Sign.  Saluiati,  &■  io  in- 
clino a  creder  Vifleffo  ;  ma  non  ne  f apendo  la  ragione,  l'ho  da 
effo  richieda,  e  con  defiderio  la  fio  attendendo  . 
SALV.  Eccomi  per  dami  queUafodisf azione ,  che  dalle  mie  forze 
mi  farà  conceduta  ;  E  benché  nel  mio  primo  parlare  vifiaper- 
parer,  eh' io  vadia  ricercando  co  fé  aliene  dalpropofito  nojtro  , 
■       tuttauia  credo ,  che  nel  progrejfo  del  ragionamenio,trouerre- 
■'   .  .  mo,  che  pur  non  faranno  tali .  Pero  dicami  il.Sign.  Sagredo 
-««      .  in  quali  cofe  egli  ha  offeritalo  confìfier  la  refijienza  di  alcun—» 
•  -  i     mobile  all' ejfer  mojfo . 

SAGR.  Ioperadejfo  non  veggo  ejfer  nel  mobile  refijienza  inter- 
na allejfer  mojfo ,  fé  non  la  jua  naturale  inclinazione ,  e  pro- 
lì  -..  :   penfione  al  moto  contrario ,  come,  ne'  corpi  gratti  ,\che  hanno 
fti  "  ìpTopenfion&almoiùjriygiu ,  la  refijienza è  al  moto  injà  ;  <&* 
-©ss i'--%p detto, refislsnzdHnUma, percbì'.diquejìa  credo^che voi 

inten-' 


Del  Galileo?  toj 

intendiate ,  e  non  dell'eterne ,  che  fono  accidentali ,  e  molte! 

tALV.  Cosi  ho  voluto  dire ,  e  la  vofira perfpicacità  hapreualfo  al 
mio  auuedimento ,  ma  sto  fono  fiato  fcarfo  nelV  interrogare, 
dubito,  che  il  Sign.  Sagr.  non  habbia  con  la  rifpofìa  adequata  I  'incllnm<*l 
4  pieno  la  domanda;  e  che  nel  mobile ,  oltre  alla  naturale  in-  ne  de  i  graui 
flinazione  al  termine  contrario  Jìa  vn  altra  pure  intrinfeca,  a*  m°t0  in  gin 
e  naturale  qualità ,  che  lo  faccia  renitente  al  moto  .  Ferodi-  l^fc^J^Ì 
temi  di  nuuno  ;non  credete  voi ,  che  l'inclinazione  v.g.  de  i  mow  m  g^ 
granì  di  muouerfì  ingiù  ,  fa  eguale  alla  fefìjienza  de  i  mede* 
simi  ali  efftre  fpmù  in  sui 

$AGR.  Credo,  chetila  sia  tale  per  Vappu^to;  e  per  quefto  veggo 
nella  bilancia  due  pesi  eguali  refìar  fermi  nell'equilibrio ,  re- 
sìjìendo  lagraziità  dell' vno  ali 'ejfef 'alzato ,allagrauità,con  la 
quale  l'altro  premendo  in  giù  alzar  lo  vorrebbe . 

tALV.  'Benijfimo ,  sì  che  a  voler,  che  ì'vno  alzajfe  V altro  bisogne- 
rebbe accrefeer pefo  al  premente,  o  fcemarlo  all'altro  .  Ma,  fé 
nella  folagrauità  consiRe  la  resiflenza  al  moto  in  su  ,  onde 
auuiene,  che  nella  bilancia  di  braccia  di/eguali,  cioè  nella  Ha- 
dera,t  aiuoli  a  vnpefodi  cjl>libbre,col  fio  graziare  in  giugno 
i  bajlante  a  alzar  ne  vno  di  quattro  libbre ,  che  gli  contrare- 
rà ;  e  potrà  quejto  di  quattro ,  abbafsandosi,  alzare  quello  di 
tento,  che  tale  e  l'effetto  del  romano  verfo -il  grane  pefo ,  cbz^t 
noi  vogliam pefare  i  fé  la  resiflenza  aWefser  mofso  risiede  nel- 
la folagrauità  ,  come  pub  il  romano  col  fuo  pefo  di  quattro 
libbre  fole  resijìere  al  pefo  di  vna  balla  di  lana ,  o  di  feta ,  che 
farà  ottocento ,  b  mille  ;  anzi  pure  potrà  egli  vincere  co'ljuo 
momento  la  balla,  efalleuarla  i  Bifogna pur  Sign.Sagr.  dire, 
the  qzù  si  lauori  con  altra  resijlcnza}e  con  altra  forza,  che  con 
quella  della  femplice  granita . 

SA GR.  E  necef sarto ,  che  sia  così: pera  ditemi  quale  qziefia  fecon» 
da  virtù . 

tALV.  E  quello,  che  non  era  nella  bilancia  di  braccia  eguali;  con' 
siderate  qual  nonità  e  nella  Jìadera;  <tx  in  quejta  di  necejfìtà 
tonsifle  la  caztfa  del  nuouo  effètto  . 

SAGR.  Credo,  chel  voRro  tentare  mi  habbia  fatto  foumnir  non 
soche*  In  amendue  gli  Brumenti  si  lauora  co'lpefo,  e  co'l 
moto  ;  nella  bilancia  i  monimenti  fono  eguali ,  eperò  Ivn pe- 
fo bifogna,  che  fuperi  l'altro  in  granita  per  muouerlo  ;  nell* 
Jìadera  ilpejo  minore  non  mouerà  il  maggiore,  fé  non,quan* 
io  quejlo  si  muouap  oc  offendo  appefo  nella  minor  difianzjf^ 

e    f\ 


li  o  Dialogo  fecondo 

e  quello  Jtmuoua  molto, pendendo  da  diflanza  maggiore  ;  bt* 

fogna  dunque  dire ,  che  l  minor  pefo  fuperi  la  rejijtenza  del 

maggiore  co'l  mziouerfì  molto,  mentre  V altro Jì  muoua poco . 

SALV.  Che  tanto  e  quanto  a  dire ,  che  la  velocità  del  mobile  men9 

grazie  cópenfalagrauità  del  mobile  più  graue,  e  meno  veloce. 

■  t.—      .     SAGR.  Ma  credete  voi,  che  la  velocità  rifiorì  per  l'appunto  la~~» 

La  maggior  .  ,,   .  v     ,  -   .,  f  n    *r  ,. 

velocità  com-  granita?  cioè-,  che  tanto Jia  il  "momento ,  e  la  forza  di  vn  mo- 

penfa  preci  fa-  bile  v.g.  di  quattro  libbre  dì  pefo,  quanto  quella  divn  dicent9 

mente  la  rnag-  qualunque  volta  quello  hauejfe  cento  gradi  dt  velocità^  que- 

gior  gramea.  jjQ  quattro  gradi  folamente  ? 

SALV.  Certo  sì,  come  io  vi  potrei  con  molte  efperienze  mojirare  ; 
ma  per  bora  bajliui  la  confermazione  di  quefìa  fola  della--» 
Jladera;nella  quale  voi  vedrete  il  poco  pefante  romano  all'ho- 
ra  poter  fa Bene re,  &  equilibrare  la  grauijfìma  balla,  quando 
lafua  lontananza  dal  centro, /opra  il  quale fi  fojliene ,  e  vol- 
ge/ila Baderà ,  farà  tanto  maggiore  dell'altra  minor  dijìan- 
za,  dalla  quale  pende  la  balla ,  quanto  il  pefo  a  (fiuto  della-* 
balla  e  maggior  di  quel  del  romano .  E  di  qztefio  non  poter  la 
gran  balla  colfuopefo ,  follcuare  il  romano  tanto  men gra- 
ne, altro  non fi vede  poterne  ejfer  cagione,  che  la  di/pariti  de  i 
mouimenti ,  che,  e  quella ,  e  quejlo  far  dourebbero,mentre  che 
la  balla  con  l'abbaffarfì  vn  fol  dito  ,  facejfe  alzare  il  romano 
cento  dita  ;  (pò  fio,  che  la  balla pefajfe  per  cento  romani ,  e  la 
diflanza  del  romano  dal  centro  deUaJiaderafuJfe  cento  volte 
più  della  diflanza  tra'l  medeftmo  centro ,,  è l punto  della  fo- 
fpenfion  della  balla  )  il  muouerfì poi  lofpazio  di  cento  dita  il 
romano,  nel  tempo,  che.ld  balla  fi 'muoue  per  vnfol  dito,  è  l'i- 
fiefi°  >  £be'l  dire  ejfer  la  velocità  delmoto  del  romano  cento 
volte  maggior  della  velocità  del  moto  della  balla.  Hora-~> 
fermateuì  bene  nella  fantafìa,  come  principio  vero,  e  notorio, 
che  la  refìflenza ,  che  viene  dalla  velocità  del  moto-,  compenfa 
quello ,  che  depende  dalla grauiià  d'vn' altro  mobile  ;  sì  che,  in 
eonfeguenza  ,tantorififle  ali  ejfer  frenato  vn  mobile  d'vna 
libbra,  chefimuuua  con  cento  gradi  di  velocità  ,  qztato  vn  al- 
tro mobile  di  cento  libbre ,  la  cui  velocità  fa  d'vn  gradò  j oh . 
Et  all' ejfer  moffì,  dzie  mobili  eguali  reffìeramio  egualmente , 
fefìhaurannoafar  muouere  con  egzial  velocità  ;  ma  fé  vno  - 
douerà  ejfer  mojlo  più  velocemente  dell'altro,  farà  maggior 
rejìjlenza,  fecondo  la  maggior  velocità ,  che fé  gli  vorrà  con- 
ferire .    'Dichiarate  quefìe  cofe,  venghìamo  all'efplicazion  del 

nofìro 


Del  Galileo;  iti 

noRro  problema ,  e  per  più  facile  intelligenza  facciamone  vn 
poco  di  figura .  Ejìano  due  ruote  difeguali  intorno  a  quejto 
ceniro  A.  e  della  minore  fa  la  circonferenza  BG.  e  della  mag- 
giore CEH .  <tx ilfemidiametro  ABC.fia  eretto  all'Orizonte, 
e  peri  punti  \BC.  fogniamo  le  rette  linee  tangenti  *BF.  CD.  e 
negli  archi  BG.  CE.  fieno prefe  due  parti  eguali  BG.  CE» 
c7  intenda/}  le  due  ruote  ej/èr  girate  fopra  t  lor  centri  con 
eguali  -velocità ,  fiche  due  mobìli ,  li  quali  fariano  verbigra* 
zia  due  pietre  pofìe  ne  punti  B.  e  C.  vengano  portate  pei* 
le  circonferenze  \BG.  CE.  con  eguali  velocità ,  talché  nel' 
l'ifteffò  tempo ,  che  la  pietra  B.fcorrer  ebbe  per  Varco  BG.  Icl~> 
pietra  C.  pafferebbe  Varco  CE.  Dico  adejfo ,  che  la  vertigi- 
ne  della  minor  ruota ,  e  molto  più  potente  a  far  la  proiezione 
della  pietra  CB.  che  non  e  la  vertigine  della  maggior  ruota  del- 
la pietra  C.  Imperocché  douen  do  fi ,  come  già  fi  e  dichiarato 
far  la  proiezione  per  la  tangenie,quando  le  pietre  B.C.  douef 
fero  f epara  rfi  dalle  lor  ruote ,  e  cominciare  il  moto  della  pro- 
iezione da  i punti  B.C.  verrebbero 
d ali  impeto  concepito  dalla  vertigine 
fagliate  per  le  tangenti  BF.  CD. 
'Per  le  tangenti  dunque  'BF.  CD. 
hanno  le  due  pietre  eguali  impeti  di 
feorrere  ,  e  vi  feorrer  ebbero  ,fe  da-* 
qualche  altra  forza  non  ne  fujfero 
deuiate  ;  nonjìà  così  Sig.  Sagredo? 
SAGR.  Così  mi  par  ±  che  cammini  il  ne- 
gozio . 
SALIS.  Ala  qual forza  vi  par ,  chepojsa 
elfer  quella  ,  che  deuij  le  pietre  dal 
muouerfi  per  le  tangenti,  dous  l'im- 
peto delia-vertigine  veramente  k^> 
caccia  t 

SAGR.  E ,  ola  propria  grauitàt  ò  qual- 
che colla,  che  le  ritienpofate ,  b  attaccate  fopra  le  ruote . 
SALV.  Ma  a  deuiare  vn  mobile  dal  moto,doue  egli  ha  impeto,non 
ci  vuoVegli  maggior  forza))  minore,  fecondo  che  la  deuiaziO' 
ne  ha  da  ejfer  maggiore,  b  minore  i  cioè ,  fecondochì  nella  de- 
viazione egli  dourà  nell'ifìejfo  tempo paffar  maggiorerò  mino* 
re  fpazio  ? 

SAGR,  Sì,  perchè  già  di  fopra  fa  conclufo  >  che  a  far  muovere  vn 

O  *       mobile. 


tt£  Dialogo  fecondo 

mobile;  con  quanta  maggior  velocità  Jì  ha  da  far  muonenJ^ 
tanto  bi fogli  a  ,  chejìa  maggiora  la  virtù  mouente . 

%ALV.  tìora  confederate ,,  come  per  dentarla  pietra  della  minor 
ruota  dal  moto  della  proiezione  f  che  ella  farebbe  per  la  tan- 
gente  BF.  e  ritenerla  attaccata  alla  ruota,  bifogna,  che  la  prò» 
pria  granita  la  ritiri  per  quanto  è  lunga  lafeganteFG.  ò  ve* 
ro  la  perpendicolare  tirata  dal  punto  G.fopra  la  linea'BF» 
doue  che  nella  ruota  maggiore  il  ritìr amento  non  ha  da  effe* 
pia ,  che  fi Jìa  la  ft gante  'DE.  ò  vero  la  perpendicolare  tirata 
dal  punto  E.  fipra  la  tangente  DC.  minor' affai  della  FG.  e 
Jempre  minore,  e  minoretfecondot  che  la  ruota  Jì  face ffe  mag- 
giore $  e  perche  quelli  ritiramenti  Jì  hanno  a  fare  in  tempi 
eguali,  cioè  mentre^  chefe paffano  li  due  archi  eguali  BG.  CE» 
quello  della  pietra  B.  cioè  il  ritiramento  FG,  donerà  e/Jer  pia 
veloce  dell'altro  DE.  e  però  molto  maggior  forza  Jì  ricercherà 
per  tenerla  pietra  B.  congiunta  alla  fua  piccola  ruota,  che  lai 
pietra  C.  alla  fua  grande,  ctìeilmedejìmo,  che  dire,  che  tal  po- 
ta cof  a  impedirà  lofcagliamento  nella  ruota  grande,  che  non 
lo  proibirà  nella  piccola .  E  manifeflo  dunque ,  the  quanta 
piùfìcrefce  la  ruota, tanto Jì  feema  la  caufa  della  proiezione» 

§AGR.  Da  quejlo,  che  bora  intendo  ,  merce  del  vojlro  hingofmi- 
nuzzamento  mi  par  'di poter  far  rejìar pago  il  mio  intelletto 
ton  affai  breue  difcorfo; perche  venendo  dalla  velocità  eguale 
delle  due  ruote  impreffo  impeto  eguale  in  amendue  le  pietre^ 
per  le  tangenti  tjì  vede  la  gran  circonferenza  co'l  poco  fepa- 
rarjì  dalla  tangente,  andar  fecondando  in  vn  certo  modo ,  e 
son  dolce  morjofuauemente  raffrenando  n  ella  pietra  l'appe- 
tito,  per  cosi  dire,difeparar(ì dalla  circonferenza;  sì  che  qua- 
lunque piccol  ritegno,  ò  della  propria  ìnclinazìo-ne,  ò  di  qzial- 
che  glutine,  bafia  a  manieneruela  congiunta  ;  il  quale  poi  re- 
ità invalido  a  ciò  poter  fare  -nella  piccola  mota,  la  quale  co'l 
poco  fecondar  eia  direzione  della  tangente,  con  troppa  ingor- 
da voglia  cerca  ritenere  afe  la  pietra  ;  e  non  effhuio  il  freno, 
e'I  glutine  più  gagliardo  di  quello ,  che  manteneva  V  altra  pie- 
tra vnita  con  la  maggior  ruota ,  Jì  Strappa  la  cavezza }  ejì 
eorreper  la  tangente .  Ter  tanto  io  non  jolamenie  rejlo  capa- 
ce dèll'hauer  tutti  quelli  errato,  che  hanno  creduto  crefcerjìla 
xagione  della proiezionej'econdo  chejì  accrefee  la  velocità  del- 
la vertigine;  ma  di  più  vo  confederando ,  chefcemandojì  Uu* 
proiezione  nell'accrefcerjila  ruota  ,  tuttauokactiejì  manten- 
ga 


Del  Galileo.  atj 

ga  la  meàejima  velocita  in  ejfe  mote:  forfè  potrebbe  effer  vero» 
chea  voler,  che  la  gran  ruota  fcagliajfe  come  la  piccola ,  tifo* 
gnaffe  crefcerle  tanto  di  velocità ,  quanto  fé  le  crefce  di  dia- 
metro, chefarebbe,quando  le  intere  conuerfionifìfiniffero  in 
tempi  eguali;  e  così  fi  potrebbe  Jlimare,  chela  vertigine  della) 
terra  non  piufufie  bafiante  a  fagliare  le  pietre ,  che  qualfi- 
uoglia  altra  piccola  ruota,  che  tato  lentamente  fi  gir ajj e, che  im 
ventiquatt'hore  dejfe  vnafola  riuolta. 

SALV.  Non  voglio  per  bora ,  che  noi  cerchiamo  tani *  oltre',  bafla* 
che  ajfai  abbondantemente  habbiamo  (  s'io  non  m'inganno) 
mofirato  l'inefficacia  delVargumento ,  che  nel  primo  afpetto 
pareua  concludentiffimo,  e  tale  era  flato  fornaio  da  grandini- 
mi huomini  :  &  affai  benefpefo  mi  parrà  il  tempo,  e  le  parole* 
fé  anco  nel  concetto  del  Sig.  Simp.  hauerb  guadagnato  qual- 
che credenza,no  diro  della  mobilità  della  terra,ma  almanco  del 
non  ejfer  l  opinion  di  coloro ,  che  la  credono ,  tanto  ridicola ,  e 
fìolta,  quanto  le f quadre  de3 fìlofofi  comuni  la  tengono . 

SIMP.  Le  foluzioni  addotte  fin  qui  airinjlanze  fatte  contro  tt~* 
quefia  diurna  reuoluzion  della  terra  prefe  da  igraui  cadenti 
dalla  fommità  d'vna  Torre ,  e  da  i proietti  a  perpendicolo  in 
su ,  o  fecondo  qualfiuoglia  inclinazione  lateralmente  verfo 
Oriente,  Occidente,  Mezzogiorno,  b Settentrione ,  &c.mè 
hanno  in  qualche  parte  fcemata  l'antiquata  incredulità  con- 
cepita contro  «  tale  opinione  ;  ma  altre  maggiori  difficultà  mi 
Jì aggirano  adejfo  perlafantafia  ;  dalle  quali  io  affolutamen- 
te  non  mi  [apra  maifuiluppare,  ne  forfè  credo ,  che  voi  me-  Altre  oppofì- 
defimi  ve  ntpoirie  difciorre  ;  e  pub  anco  ejfer  e ,  che  venute  zioni  di   du® 
non  vi  fimo  all'  orecchie,  per  chi  Jòno  affai  moderne.  E  quefie  autori  moder- 
fono  le  opp»jìziòm  di  due  autori ,  che  ex  profefìò ,  fcriuono  "'  contro  a^ 
contro  al  Copernico  ;h  prime  fi 'leggono  in vn  libretto  di  con-       P    ni     • 
clufìoni  naturali  ;  k  altre  fono  d'vngran  Filofofo ,  e Mate- 
matico infieme, infera  in  vn  trattato,  che  egli  fa  ingrazia—» 
d'Arifiotile,  e  della  fifa  opinione  intorno  alì inalterabilità  del 
Cielo,  doue  eiproua,  che  non  pur  le  comete,  ma  anco  le  Belle 
tiuoue ,  cioè  quella  del  j :7tantadua  in  Cajfiopea ,  e  quella  del 
ficentoquatiro  nel  Sagittario  non  erano  altrimenti  fopra  le 
sfere  de  i  Pianeti,ma  ajfolutamente  fotto  il  concauo  della  Lu- 
na nella  sfera  elementare,  ecibdimoflra  egli  contro' a  Ticone, 
Keplero-,  e  molti  altri  ojferuatori  aflronomi  ;  e  gli  abbatte  con 
le  loro  armi  mèdefìme ,  cioè  per  via  delle  par  allafjì  :  Io,  fé  vi  e 

0  3        in  pia- 


Prima  oppo- 
iìzione  dell'- 
autor moder- 
no del  libret- 
to delle  con: 
elulioni . 


Vna  palla  d'- 
artiglieria có« 
fumerebbe—» 
più  di  otto 
giorni  nel  ca- 
der dal  con- 
cauo  della  Lu 
na  iìno  al  cen- 
tro della  ter- 
ra 3  fecondo 
l'opinione  del 
V  autor  mo- 
derno del  le-* 
conclufioni  • 


2  t  4  Dialogo  fecondo 

in  piacere,  produrrò  le  ragioni  dell' vno,  e  dell'altro ,  perchè  le 
ho  lette  pia  d'vna  volta  con  attenzione^  voi  potrete  efiaminar 
la  hr  forza  3  e  dirne  il  vojlro  parere . 

SALV,  Ejfendoche  il  nojìro principal fine  e  di produrre ,  epon- 
derar tutto  quello,  che  e  flato  addotto  in  prò ,  e  contro  a  i  due 
Siflemi,Tolemaico,e  CopernicanOjnon  ìbenepafiar  cofa  alcu- 
na delle  ferine  in  cotal  materia . 

SIMP.  Comincerò  dunque  dall' injìanze  contenute  nel  libretto 
delle  conclufioni,  e  poi  verrò  all'altre .  'Primieramente  dun- 
que l'autore  con  grand'  acutezza  va  calcolando  quante  miglia 
per  bora  fa  vn  punto  della  fiuperficie  terrefìre ,  poflo  fitto 
l'Equinoziale,  e  quante  Jì  fanno  da  altri  punti pofli  in  altri 
paralleli,  e  non  contento  di inuefligar  tali  mouimenti\in  tem- 
pi horarìj  ,gli  troua  anco  in  vn  minuto  d'bora;  ni  contento 
del  minuto,  lo  ritrouafino  a  vno  fcrupolo  fecondo:  ma  più  e* 
va  infino  a  moflrar'  apertiffimamente  quanie  miglia  farebbe 
in  tali  tempi  vna  palla  d'artiglieria  ,  pofla  nel  concauo  delV 
Orbe  Lunare,  fuppofiolo  anco  tanto  grande ,  quanto  Viflejfo 
Copernico  fé  lo  figura,  per  leuar  tutti  ìfutterfugy  all'auuer- 
fario;efatta  quefì'ingegnqfiJfima,^X  efiquijìtijjìma  fupputa- 
zione,  dimoflra ,  che  vn  grazie  cadente  di  lafsu  confumerebbe 
af sai  pia  di fiei  giorni,  per  arriuar fino  al  centro  della  terra , 
doue  naturalmente  tendono  tutte  le  cofegraui .  Hora,quan* 
do  dall' afeolutapoteza  diuina,ò  da  qualche  Angelo  fufse  mi- 
racolofamente  trasferita  lafsu  vna  grofipjjtma  palla  di  arti- 
glieria,e pofla  nel  nojìro  punto  verticale,e  di  lì  lafciata  ìnfiua 
libertà,  è  benperfuo ,  e  mio  parere  incredibilijfima  cofa ,  cbo 
ella  nel  dejcendzre  a  bafsofi andafse  fiempre  mantenendo  nel- 
la noBra  linea  verticale,  continuando  di  girare  con  la  terrat 
intorno  al fuo  centro,  per  tanti  giorni^  deferiuendo fiotto  l'E- 
quinoziale vna  linea  fpirale  nel  piano  di  efso  cerchio  mdfft- 
mo  ;  e  fotta  altri  paralleli,  linee fpir ali  intorno  a  Coni,  e  fiotto 
i  Poli  cadendo  per  vnafemplice  linea  retta .  Stabilifcepoi ,  e 
conferma  quefta  grand' improbabilità  co'lpromouer  per  mo- 
do di  interrogazioni  molte  difficultà  impofipbili  a  rimuouerfi 
da  ifeguaci  del  Copernico  >  e  fono ,  fé  ben  mi  ricorda . 
$tALV.  Piano  vnpoco  di  grazia  Sig.  Simp.  no  vogliate  auuilup- 
parmi  con  tante  nouità  in  vn  tratto  ;  io  ho  poca  memoria ,  t 
però  mi  bifogna  andar  dipajfo  inpajfo  .  E  perche  mifiouuie- 
mhauergià  voluto  calcolare  in  quanto  tempo  vn  Jtmil  grò* 

uè  ca* 


Del  Galileo.  215 

uè  cadendo  dal  concaio  della  Luna  ,  arriuerehbe  nel  centra 
della  terra  t  e  mi  par  ricordare ,  che  il  tempo  non  farebbe Ji 
lungo  ;farà  bene,  che  voi  ci  dichiate  con  qual  regola  queflau^ 
tore  h  abbia  fatto  ilfuo  computo . 

SIMP.  Hallo  fatto  ,perprouare  ilfuo  intento  à  fortiori ,  van- 
taggiofo  affai  per  la  parte  auuerfa,fupponendo,  che  la  veloci* 
tà  del  cadente  per  la  linea  verticale  verfo  il  centro  della  terra, 
fujfe  eguale  alla  velocità  delfuo  moto  circolare  sfatto  nel  cer- 
chio majfìmo  del  concauo  dell'Orbe  Lunare  ;  al  cui  raggua- 
glio verrebbe  a  fare  in  vnbora  dodicimilafeicento  miglia  te- 
defche  ;  cofa ,  che  veramente  ha  dell' imponibile  ;  tuttauia  per 
abbondare  in  cautela ,  e  dar  tutti  i  vantaggi  alla  parte ,  ei  la 
fupponeper  vera  ,  e  conclude  il  tempo  della  caduta  douere  ad 
ogni  modo  ejferpiu  di  fei giorni . 

SALV.  E  quejì'è  tutto  ilfuo progrejfo  ?  e  con  queBa  dimofìrazio- 
neproua  il  tempo  di  tal  cafcata  douer%  ejferpiu  di  fei  giorni? 

SAGR.  Parmi ,  che  e'fijia  portato  troppo  difcretamen te  , poichì 
effendo  in  poter  delfuo  arbitrio  dar  qual  velocità  gli  piaceua 
a  vn  tal  cadente*;  &  in  confeguenza  farlo  venire  in  terra  in 
fei  mefi ',  &  anco  in  fei  anni,  Ji  e  contentato  di  fei  giorni.  Ma 
digrazia  Sig.  Saluìati  racconciatemi  vnpoco  il guJìo,co"l  dir- 
mi in  qual  maniera proccdeua  il  vojiro  computo  ;  già  che  voi 
dite  hauerlo  altra  volta  fatto  ;  che  benfonjicuro,  chefelque- 
Jìto  non  ricercaua  qualche  operazione  fpiritofa ,  voi  non  v$ 
barefle  applicata  la  mente . 

SALV.  Non  bafìa  Sig.  Sagr.  che  la  conclusone  fi à  nobile,  e  gran- 
de, ma  ilpuniojià  nel  trattarla  nobilmente .  E  chi  non  sà,cbe 
nel  refecar  k  membra  di  vn  animale,fì pojfono  fcoprìr  mera- 
uiglie infinite  della prouida,  efapientijfima  Natura-,  tuttauia 
per  vno,  che  ti  notomiffa  ne  tagli,  mille  nefquarta  il  beccaio} 
C7  io  nel  cercar  bora  di  fodisfare  alla  vojira  domanda,non  so 
con  quale  delli  due  habitifiaper  comparire  in  Scena  ;purpre~ 
fo  animo  dalla  comparfa  deli" autor  del  Sig.  Simp.  non  rejkrb 
di  recitarui  (fé  mifouuerrà  )  il  modo,  che  io  teneuo.  Ma  pri- 
ma ,  ch'io  metta  mano  ad  altro ,  non  pojfo  lafciar  di  dire ,  che 
dubito  grandemente,  che  il  Sig.  Simp.  non  habbìa  fedelmente 
ref erito  il  modo,  col  quale  quejlofuo  autore  troua,  che  la  pal- 
la d'artiglieria  nel  venir  dal  concauo  della  Luna  ,fino  al  cen- 
tro della  terra  ,  confumerebbe  più  di  fei  giorni  ;  perche,  s'egli 
bauejfefuppojio ,  che  lafua  velocità  nello  fendere  fujfe  fiata 

0  4         eguale 


) 


z 1 £  Dialogo  fecondo 

eguale  a  quella  del  coricano  (  come  dice  il  Sig.Sìmp.  che  e*fup-> 
pone  )  ji farebbe  dichiarato  ignudi/fimo  anco  delle  prime ,  e_-» 
più/empiici  cognizioni  di  Geometria;anzi  mi  marauiglio,  che 
Vijlejfo  Sig.  Simp.  neW  ammetter  la  fuppojìzione ,  ch'egli  dice, 
non  'vegga  l'eforbitanza  immenfa ,  che  in  quella  Ji  contiene, 
SIMP.  Ch'io  habbia  equiuocato  nel  riferirla , potrebbe  eJJere;  ma 

che  io  vifcuopra  dentro  fallacia-,  non  e Jicur amente . 
SALV.  Forfè  non  ho  ben'apprefo  quel  che  hauete  riferito .  Non 
dite  voi,  che  quejì 'autore  fa  la  velocità  del  moto  della  palla-** 
nello  fendere  eguale  a  quella  ,  ch'ell'haueua  nello  andare  in 
volta,Jlando  nel  concauo  Lunare,  e  che  calando  con  tal  velo- 
cità, Ji condurrebbe  al  centro  in  fei giorni  i 
SIMP.  Così  mi  par ,  ch'egli  fcriua . 

SALV.  E  non  vedete  vrìeforbitanza  fi  grande  f  ma  voi  certo  Is 
dijfimulate:  che  non  può  effer,  che  non  fappiate,  chél  femìdia* 
m  Esorbitanza-         metro  del  cerchio  e  manco,  che  la  fejìa parte  della  circonferen- 
areom&o  ore-  za> e  c^e  tn  €0nfi^uenza  $  tempo,nel  quale  il  mobile  pafferà  il 

fo&dalla  palla  fhmidiametrojarà  manco  della  fé  fìa  parte  del  tempo  nel  qua.' 

cadente.-»  dal  lemojfo  con  la  medejìma  velocità  palerebbe  la  circonferenza} 

concauo  della  e  che  pero  la  palla  feendendo  con  la  velocità ,  con  la  quale  Ji 

*,un*'      ■  muoueua  nel  concauo  ,  arriuerà  in  manco  di  quattr'hore 

al  centro, poJìo,che  nel  concauo  compie jfe  vna  reuoluzìone  in 
bore  ventiquattro,  come  bifogna ,  ctfeifupponga per  mante* 
nerji  fempre  nella  medejìma  verticale . 
SIMP.  Intendo  bora  beniffìmo  l'errore;  ma  non  glie  lo  vorrei  at- 
tribuire immerit amente ,  &  t 'forza,  eh 'io  habbia  errato  nel 
recitar*  il  fuo  argomento,  e  per  fuggir  di  non  gli  rìaddoffav 
degli  altri,  vorrei  hauere  ilfuo  libro  ;  e  fé  cifujfe  chi  andajffr 
a  pigliarlo,  l'hauerei  molto  caro  . 
SAGPyj  Non  mancherà  vn  lacchi ,  cheanderà  volando  ;  &  ap- 
punto Ji  farà  fenza  perdimento  di  tempo  ;  che  intanto  il  Sig* 
Salu.  cifauorirà  delfuo  computo . 
SIMP.  Potrà  andare,  che  lo  trouerà  aperto  szìl  mio  banco,  injìe- 
me  con  quello  dell'altro,,  che  pur  argomenta  contro  al  Coper- 
nico . 
SAGR.  P  aremo  portar  quello  ancora  ,perpiùjicurezzaj  <ÙX  ìyl~* 
tanto  il  Sig.  Salutati  farà  il  Juo  calculo  ;  hofpedito  vnferui- 
tore. 
SALV.  Auantìdiognì  altra  co  fa ,  bifogna  confederare ,  come  ili 
mowmeoto  de  ìgraui  defeendenti,  non  g  vniforme,,  ma  par- 

tmdofi  J 


Del  Galileo.  Ì17 

tendo  fi  dalla  quiete  vanno  continuamente  accelerando/i  ;  ef-  £«0  djl  tenuf 
fato  conofcìuto  ,  &  oferuato  da  tutti ,  fuor  che  dal  prefato  po  della  ca- 
autore  moderno ,  il  quale  non  parlando  di  accelerazione  lofi  duta  della  pai 
equabile .  Ma  quefìa  general  cognizione  e  di  niun  profitto  ,  la  d' artiglie- 
quando  non  fi  fappia ,  fecondo  qual  proporzione  fia  fatto  r    jaiiC<J"car 
quejto  accrefctmento  di  velocità:  conclufione fiata  fino  a  i  th  finoai  centro 
pi  nojhi  ignota  a  tzitti  i  Filofofi;  e  primieramente  ritrouata,e  della  terra . 
dimojìraìa  dall'accademico  nofiro  comun' amiconi  quale  in  al- 
cuni Cuoi  fcritti  non  ancor  pubblicati ,  ma  in  confidenza  mo~ 
Hrati ame,ij  ad  alcuni  altri  amici fuoi,dimoJira,  come  l'ac-    Accelerazio- 
selerazione  del  moto  retto  de  igraui,  fi  fa  fecondo  i  numeri  ne  del  moto 
impari  ab  vnitate,  cioè,  che fegnati  quali  ,e  quanti fi  voglino  naturale  de  i 
tempi  eguali  ,fe  nel  primo  tempo partendofi il  mobile  dallas  gra»i  »  p  *e" 
quiete  bauerà pafiato  vn  tale  fpazio ,  come  per  e/èmpio  vna  J^*!.:0  [m^A 
canna,  nel  fecondo  tempo  pa  fera  tre  creine ,  nel  terzo  cinque  cominciando 
nel  quarto  fette,  e  così  conseguentemente,  fecondo  ifuccedenti  dall'vnità . 
numeri  caffi',  che  infomma  e  iifìefio ,  che  il  dire,  che  gli  fpazij  Gli  fpazij  pak 
pajfati  dal  mobile,  partendofi  dalla  quiete ,  hanno  tra  di  loro  feudal  gpu« 
proporzione  duplicata  di  quella ,  che  hanno  i  tempi,  ne'  quali  come  j   qua. 
tali  fpazij  fon  mifurati;  b  vogliam  dire,  cheglifpazij  pajfati,  drati  de  tem» 
fon  tra  di  loro,  come  i  quadrati  de  tempi .  pi , 

SAGR.  Mirabil  cofa  finto  dire;  e  di  queslo  dite  ejferne  dimnflra* 
zion  Matematica  ? 

SALV.  Matematica  purifiima ,  e  non  folamente  di  quefla ,  ma  di 
molte  altre  belltjfime  paffioni ,  attenenti  a  i  moti  naturali,  e  a 
i  proietti  ancora,  tutte  ritrouate,  e  dimofìrate  dall' amico  nor  jntera  cmro3 
firo,  &  io  le  ho  vedute,  e  ftudiate  tutte  con  mio  grandijfimo  uafcienzadel- 
gufio,  e  merauiglia,  vedendo  fu/citata  vna  nuoua  cognizione  V  accademico 
intera ,  intorno  ad  vnfuggetto,  del  quale  fi  fono  fcritti  centi-  intorno  al  mo 
naia  di  volumi  ;  e  ni  puf  vna  fola  deli  infinite  conclufioni  to  *ocaie- 
ammir abili ,  che  vi  fon  dentro  >  è  fiata  offeruata ,.  e  intefa  da 
alcuno  prima ,  che  dal  nojìro  amico  . 

SAGR.  Voi  mi  fate  fuggir  la  voglia  d'intender  pia  oltre  de  i  no~ 
Jiri  cominciati  difeorfi ,  e  filo  fentire  alcuna  delle  dimofira- 
zioni,  che  mi  accennate; però,  ó  ditemele  alprefente,  b  almeno 
datemi  ferma  parola  di  farne  meco  vna  particolare fejfione  > 
&  anco  prefente  il  Sign.  Simplicio  ,fe  haurà  gufo  di  fentire 
le  paffioni,  <£?  accidenti  del  primario  effetto  della  Natura  . 

$JMP.  Hauerollo  indubitatamente }ancor che, per  quanto  appar* 
tiene  alJHofofo  naturale,  io  non  credo,  che  il  defeenderea  cer* 

temi' 


1 1 8  Dialogo  fecondo 

te  minute  particolarità  Jìa  necefarìo ,  bafìando  vna general 
cognizione  della  defnizion  del  moto  ,  e  della  diflinzione  di 
naturale,  e  violento,  equabile-,  e  accelerato,  eflmili;  che  quan- 
do quejio  non  fujfeba flato,  io  non  credo ,  che  Ari/lot.  hauejfe 
pretermejfo  di  ingegnarci  tutto  quello ,  chefujfe  mancato. 
SALV.  'Può  ejfere .  Ma  non  perdiamo  più  tempo  in  queJlo,ch'io 
prometto /penderci  vna  meza  giornata  appartatamente  per 
voflrafodisfazione,  anzi  puf  bora  mifouuiene  hauerui  vrì 
altra  volta promejfo  di  darui  quejia  medesima  fodisfazione . 
E  tornando  al  nojlro  cominciato  calcolo  del  tempo  nel  quale- 
il  grazie  cadente  verrebbe  dal  concauo  della  Lunarino  al  cen- 
tro della  terra ,  per  proceder  non  arbitrariamente ,  eacafo% 
ma  con  metodo  concludenti/fimo,  cercheremo  prima  di  ajfìcu- 
rarci  con  l'efperienzapiu  volte  replicata  in  quato  tempo  vna, 
palla  v.gr.  di  ferro  venga  in  terra  dall'altezza  di  cento  brac- 
cia. 
SAGR.  Pigliandoperò  vnapalla  di  vn  Ital  determinato pe/ò ,  e-* 
quellajìefa  /opra  la  quale  noi  vogliamo  far  il  computo  del 
tempo  della  fcefa  dalla  Luna  . 
SALV.  Quejio  non  importa  niente, perche palle  di  vna ,  di  dieci  > 
di  cento,  di  mille  libbre,  tutte  mifureranno  le  medesime  cento 
braccia  neWifieffb  tempo . 
S1MP.  Oh  quejio  non  cred'io,ne  meno  lo  crede  AriJlotile,ch  e  feri- 
ne ,  che  le  velocità  deigraui  defeendenti  hanno  tra  di  loro  la 
mede/Ima  proporzione  delle  loro  grauità . 
SALV.  Come  voi  Sjg.Simplicio  volete  ammetter  cote  fio  per  vero, 
p  ,,._  bifogna,che  voìerediate ancora,  che lafciatenell '  ijìejfo  mome- 

tiftotile  nelP-  ^°  cader  due  palle  della  medesima  materia ,  vna  di  cento  lib- 

affermare^   i  bre,  e  l'altra  d'una,  dall'altezza  di  cento  braccia ,  la  grande 

graui  cadenti         arriui  in  terra  prima ,  che  la  minore  sia  fcefa  vn  fot  braccio  ; 
muóuerfi    fé-  hora  accomodatele  voi  potete,  il  voflro  ceruello  a  imaginar- 

Dorz'one  ^deù  J/  ^  ve^er  la  gran  palla  giunta  in  terra,  quando  la  piccola  sia 

le  grauità  lo-'         ancora  a  men  d'vn  braccio  vicina  allafommità  della  Torre . 
ro .  SAGR.  Che  quejia  proposizione  sìa  falsijjìma,  io  non  ne  ho  vn—j> 

dubbio  al  mondo,  ma  che  anco  la  vojira  sia  totalmente  vera , 
non  ne  fon  bzn  capace  ;  iuttauia  la  credo,  poiché  voi  rifoluta- 
mente  l'affermate  ;  il  che  fon  sicuro ,  che  non  farejle ,  quando 
non  ne  hauejìe  certa  efperienza ,  ò  ferma  dimofir  azione  ; 
SALV.  Monne  l vna,  è  l'altra,  e  quando  tratteremo  la  materia 
dei  motifeparatamente  ve  la  comunicherò;  intanto,  per  non 
"...  kaue- 


Del  Galileo.  zip 

battere  occasione  di  pia  interrompere  tifilo ,  ponghiamo  di 
voler  fare  il  computo  fopravna  palladi  ferro  di  cento  lib- 
bre,  la  quale  per  replicate  esperienze  ,fcende  dall'altezza  di 
cento  braccia  in  cinque  minuti  fecondi  d'hora  :  E  percbì,come. 
vi  ho  detto,  glifpazij,  cbefimtfurano  dal  cadente,  crefcono  in 
duplicata  proporzione;  cioè fecondo  i  quadrati  de'  tempi,  ef 
fendo  che  fi  tempo  di  vn  minuto  primo  e  duodeclupo  del  tempo 
di  cinque  fecondi  ,fe  noi  multiplicberemo  le  cento  braccia,  pei1 
il  quadrato  di  12.  cioè  per  144.  baueremo  14400.  che  farà  il 
numero  delle  braccia ,  che  il  mobile  medefimo p afferà  in  vn 
minuto  primo  d'hora;  efeguitando  la  medejima  regola,perchì 
vnhorae  60.  minuti  multiplic andò  14400.  numero  delizi 
braccia  pajfate  in  vn  minuto, per  il  quadrato  di  60.  cioè  per 
7.600.  ne  verrà  j  1 840  000.  numero  delle  braccia  da  pajfarfi 
in  vrìbora,  che  fono  miglia  17280.  E  volendo  fapere  lofpa- 
zio ,  che  fi palerebbe  in  4.  bore  multiplicberemo  172X0.  pet 
1 6.  [che  e  ti  quadrato  di  4.)  e  ce  ne  verranno  miglia  2/6480. 
il  qual  numero  e  affai  maggiore  della  dìjìanza  dal  concauo 
Lunare  al  centro  della  terra,  che  e  miglia  1 96000.  facendo 
la  disianza  del  concauo  f  6.  femidiametri  terrefiri ,  come  fa 
V autor  moderno;  &ilfemidiametro  della  terra  3500.  miglia 
di  braccia  3000.  Vvno,  quali  fono  le  nofire  miglia  Italiane . 
^Adunque  Sig.  Simplicio  quello  fpazio  dal  concauo  della  Luna, 
al  centro  della  terra ,  che  ti  vofìro  computiHa  diceua  non  pò* 
terfip affare,  fé  non  in  affai  più  di  fei  giorni;vedete  come,  fa- 
tendo  il  computo  fopra  l'efperienza ,  e  non  su  per  le  dita ,  fi 
p  afferebbe  in  affai  meno  di  4.  bore;  e  facendo  il  computo  efat- 
to Jìpajfa  in  bore  3.  min. primi  22.  e  4.  fecondi. 

SAGR.  Digrazia  caro  Signor  non  mi  defraudate  diqueslo  cai» 
culo  efatto, perche  bifogna,  chefia  cofa  beBtJJìma . 

SALV.  Tale  e  ver  amente,  pero  battendo  (  come  ho  detto  )  con  di* 
ligente  efperienza  ojferuato ,  come  vn  tal  mobile  pajfa  caden- 
do l'altezza  di  100.  braccia  in  $  .fecondi  d'hora,  diremo  ,JLs 
700.  braccia  fi  pafiano  in  $.fecodi,  braccia  j88oooooo.  (cbt 
tante  fono  f  6,  femidiametri  della  terra)  in  quanti  0.  fecondi 
fi  paleranno  l  La  regola  per  queff  operazione  e ,  chefimuU 
ttpUcbi  il  terzo  numero  ,per  il  quadrato  del  fecondo  ne  viene 
j4700000000.il  quale  fi  deue  diuidereper  il  primo ,  cioè, per 
io 0.  e  la  radice  quadrata  del  quoziente,  che  e  12124.  e  il 
num.  cercato,cioe  i2i24.min.fecon,  d'hora,  che  fono  horej9 
min. primi  22>  e.  4,  fecondi*  Uh 


ll-Q. 


Dialogo  fecondo 


14700000000 

3S9SÓ 
io 


1212.4, 

202, 

l 


SAGR.  Ho  veduta  l'o- 
perazione ,  ma  non  100.     $.     $88000000 
intendo  niente  del-  A       "B         C         2$ 
la  ragione  del  così    — — — 
operare,  ne  mi  par  1 
tempo  adejfo  di  do-    « 
mandarla  »                          22 

SALV.  %Anzi  ve  la  vo-     — 

glio  dire,  ancorché  24.1 

non  la  ricerchiate ,     -•  > do 

per  chi  e  affai  facile .  24.22 

Segniamo  quefii  tre    — 

numeri  con  le  lette-        24240 
re  A  primo,  B  fico- 

do,  C  terzo  *  A.C  fono  ì  numeri  degli  Jpazfj*  55  VI  numera 
del  tempo; Ji  cerca  il  quarto  numero  pur  del  tempo ,  E  perche 
noifappiamo  ■>  chi '  qual proporzione  ha  lofpazio  A.  allo  fpa- 
zio  C.  tale  deue  hauere  il  ■quadrato  del  tempo  B.  al  quadrato 
del  tempo,  chef}  cerca;  però  per  la  regola  aureafì  multiplìche- 
rà  il  numero  C.per  il  quadrato  del  numero  B.  &  il  prodotto 
fi  diuidera  per  il  numero  <-A.  &  il  quoziente  farà  il  quadra- 
to del  numero,  che  fi  cerca,  e  lafua  radice  quadrata  ,farà  l'i- 
,  ftejfo  numero  cercato .  H  or  vedete,  come  e  facile  da  inten- 
derfi. 

SAGR.  T'ali  fono  tutte  le  cofe  vere,  doppo  che  fon  irouaìe ,  ma  il 
punto flà  nelfaperle  trottare .  Io  re/io  capaciffìmo ,  e  vi  rin- 
grazio .  E  fé  altra  curio  fifa  vi  rejìa  in  quejla  materiali pre* 
go  a  dirla  {perche  s'iodt:  7o  parlar  liberamente ,  dirò  con  lice- 
zia  del  Sig.  Simp.  che  da  i  voftri  difcorfi  imparo  fempre  qual- 
che  bella  nouità,  ma  da  quelli  de  fuoifilofofi ,  non  so  d'hauer 
fin  bora  imparato  cofe  digran  rilieuo . 

SALV.  Pur  troppo  ci  remerebbe  da  dire  in  quefii  mouìmenti  loca- 
li;  ma  conforme  al  conuenuto  >  ci  rifirberemo  ad  vnafeffìont 
appartata  ;  e  per  bora  diro  qualche  cofa  attenente  ali s autor 
propoflo  dal  Sign.  Simplicio ,  al  quale  par  d'hauer  dato  vn—> 
gran  vantaggio  alla  parte ,  nel  concederle ,  che  quella  palla 
d'artiglieria  nel  cader  dal  concauo  della  Luna  jpojfa  venir 
con  velocità  eguale  alla  velocità,  conia  quale  fi  farebbe  moffiz 
ingiro  reflando  lafsu ,  e  mouendofì alla  conuerfìon  diurna . 
Hora  togli  dico,  che  quellapalla  cadendo  dal  concauoftno  al 

centro 


Del  Galileo.'  tzt 

Cèntro  acquifera  grado  di  velocità  affai  pia  ,ehe  doppio  detti.' 
velocità  del  moto  diurno  del  concauo  Lunare  ;  equejto  ma* 
Jtrerò  io  confuppojli  veri/fimi,  e  non  arbitrari}.  Douete  dun- 
que fapere,  come  ilgraue  cadendo,  &  acqui/landò  fempre  ve-  Umobile  wk< 
locità  nuoua,  fecondo  la  proporzione  già  detta,in  qualunque  dente  quand* 


memente  fenza più  crefeerìa  ;  in  altrettanto  tempo ,  quanto  è  co"  per  lltr«c« 

Jiato  quello  della  fuafcefa,paJfèrebbeJpazio  doppio  \delpaffa-  tanto    tempo 

to  nella  linea  del  precedente  moto  ingiù  .  E  cosi  per  e/empio, con  m°to  vni 

fé  quella  palla  nel  venir  dal  concauo  della  Lunaalfuo  centro  ™f  ?e   paue- 
JL*rr         i  •  ■     •  r        j-    j-        1       rebbe    ipazio 

va  confumato  bore  3 .  mm.  primi  22.  e  4.  fecondi ,  dico,  ebe  jopio  del  paf» 

giunta  al  centro fi troua  cojìituitain  tal  grado  di  velocitante  fato  col  mot« 

fé  con  quella ,  fenza  più  crefcerla ,  continuale  di  muouerfi accelerate.* 

vniformemente ,  pajertbbe  in  altre  bore  3.  min*  primi  22* 

e  4-fec.  il  doppio  diJpazio>  cioè  quante  tutto 7  diametro  intero 

dell  Orbe  Lunare  ;  e  perche  dal  concauo  della  Luna  al  centra 

fono  miglia  1  gó  000.  le  quali  la  palla  pafia  in  bore  3.  min, 

primi  22.  e  4fec.  adunque^ fiate  quello  eh" e  detto)contimian- 

do  la  palla  di  muouerfi  con  la  velocità,  ebe fi  troua  bauerenel- 

l' arrivare  p.l  centro,  paffer  ebbe  in  altre  bore  3.  min. primi 22* 

fafcc.fpazio  doppio  del  detto ,  t  óè  miglia  3  g  20  00. ma  la  me» 

dfimajiando  nel  concauo  della  Luna  ,  che  bà  di  circuito  mi' 

glia  1232000.  e  mouendofi  con  quello  al  moto  diurnofareb- 

be  nel  medefimo  tepo,cioe  in  bore  3. min.  primi  22.  e  4-fec.  mi" 

glia  172SS0.  ebefono  afsaimanco,  che  la  metà  delle  miglia—* 

3Q2000.  Ecco  dunque  >  come  il  moto  nel  concauo  noni  qual 

dice  l 'autor  modemo,cioe  di  velocità  imponibile  a  partictparfi 

dalla  palla  cadente,  &c. 

SAGR.  Il  difeorfo  camminerebbe  benìf/imo ,  e  mi  quieterebbe  , 
quando  mi  fu/se  faldata  quella  partita  del  muouerfi  il  mobile 
per  doppio  fpazio  del  paffato  cadendo  in  altro  tempo  eguale 
a  quel  della  fee/à, quando  e  coniinuaffe  di  muouerfi  vnifor- 
memente col  mafiìmo  grado  della  velocità  acqui/tata  nel  de-  . 
fce>?dere,propofizione  anco  vn  altra  volta  da  voi  fuppojla—* 
per  vera >ma non  dimofirata. 

ZALV.  Quefìe  vna  delle  dimoFirate  dalnoftro  amico,  e  la  vedrete 
afuo  tempo  ;  ma  intanto  voglio  con  alcune conieiture  -,  non 
inftgnarui  cofa  nuoua,ma  nmuouerui  da  vna  certa  opinione 
sortir  aria,  mofìrandoui ,  che  forfè  così  pofja  efiere  .  SoJptn~ 

dendo/i 


11  moto  de  i 

endul*  grani 
perpetuert  b 
be  rimoffi  gì' 
impedimenti. 


I 


^Quando  il 
Globo  terre- 
Are  furie  per- 
forato vn  gra- 
*e  defcenden 
te  per  tal  foro 
pulserebbe  a- 
icédendo  poi 
oltre  al  cen- 
tro per  altret- 
tanto fpazio 
quatofù  quei 
4aJ.la.fc.efa. ,. 


i£i  Dialogo  fecondo 

dendoficon  vnfilo  lungo,  efottik  legato  al  palco  vna  palla  di 
piombo,  fé  noi  la  allontaneremo  dal  perpendicolo,  lafciandola 
poi  in  liberta ,  non  battete  voi  ojferuato  ,  che  dia  declinando 
pajftràfpontaneamente  di  là  dal  perpendicolo  poco  meno ,  che 
altrettanto  ? 
SAGR.  L'ho  ojferuato  benìjfìmo ,  e  veduto ,  (  mafsimefe  la  palla 
faràgraue  affai  )  che  ellaformonta  tanto  poco  meno  delljL^ 
fcefa',  che  ho  taluolta  creduto ,  che  Varco  afcendentefia  eguali 
al  defendente,  e  però  dubitato ,  che  lefue  vibrazioni  potejfc- 
ro  perpetuarfi  ;  e  crederò  ,  che  lo  farebbero  ,fefi  potejfe  leuar 
^impedimento  dell'aria ,  la  quale  refifiendo  all' ej/er' aperta^ > 
ritarda  qualche  poco.  y  <kj,  impeàifce  il  moto  delpendolo  ;  ma 
t  impedimento  e  ben  poco;  di  che  e  argomento  il  numero  gran' 
de  delle  vibrazioni  r  che  fi  fanno  auantii  che  il  mobile fifer» 
mi  del  tutto ... 
£ALV.  Nonfi perpetuerebbe  il  moto  Sign.  Sagr.  quando  ben  fi 
leuajfe  totalmente  l'impedimento  dell'aria ,  perche  verìevrù 
altro  più  recondito  affai». 
SAGR.  Equal'ì  che 'altro, non  menefòuuieneì. 
&ALV»  Vigufierà  ilfentirlo ,  ma  ve  lo  dirò  poi  ;  intanto feguitia* 
mo, .  Io  vi  hòpropoHa  V  ojferuazione  di  quefio pendolo ,  accio 
khe  voi.  intendiate  ,  che  l'impeto  acquijìato  nell'arco  defcen- 
dente ,  doue  il  moto  ì  naturale,  e  per  fé  Beffo  potente,  a  fofpi* 
gnere  di  moto  violento  la  medefimq  patta  per  altrettanto  fpa- 
zio,  nell'arco  fimile  afcendente-,  e  tale  dicoperfefiefso,  rimofsi 
tutti  gì' impedimenti  efierni  :  Credo  anco  chefenza  dubitarne 
s'intenda ,  che  fi  come  nell'arco  defcen dente  si.  va  crefcendo  la 
velocitàfino  al  punto  infimo  del  perpendicolo  ;  così  da  quefio 
per  l'altro  arco  afcendente  fi  vadia  diminuendo  xfino  all' e» 
/iremo punto  altifsJmo ,  e  diminuendo  con  l'ifiefseproporzio- 
ni  con  le  quali  fi  venne  prima  agumentando  ,fi  che  i  gradi 
delle  velocità ,  ne  i punti  egualmente  dislanti  dal  punto  infi- 
mo, fieno  tradì  loro  eguali .  Di  qui  par  mi  (  difcorrendoco» , 
vna  certa  conuenienza  )  di  poter  credere  r  che  quando  il  Glo~ 
bo  Terre/tre fufseperforato  per  il  centro  ,  vna  palla  d'arti- 
glieria fendendo  per  tal  pozzo  acquifierebbe  fino  al  centro 
taVimpeto  di  velocità .,,  che  trapalato  il  centro  la  /piglerebbe 
m  super  altrettanto  fpazio, quanto  fujfe fiato  quello  della  ca« 
duta,  diminuendo fempre  la  velocità  oltre  al  centro  con  de- 
znmmtifimili  a  gl'incrementi  acqui/iati  nello  fendere  fa'ti 

tempo, 


Del  Galileo .  223 

tempo  che  fi  confumerebbe  in  quefio  fecondo  moto  afctndenie 
credo,  che  farebbe  eguale  al  tempo  della fcefa.  Horafe  il  mobi- 
le co'l  diminuir  fuccefsiuamente, fino  alla  totale  ejlmzione,  il 
fommo  grado  della  velocità  f  che  hebbe  nel  centro ,  conduce  il 
mobile  in  tanto  tempo  per  tanto  Jpazio ,  per  quanto  in  altret- 
tanto tempo  era  venuto  con  lacquifio  di  velocità ,  dalla  total 
priuazione  di  ejfa  ,  fino  a  quel  fommo  grado  ;par  ben  ragia- 
neuole,  che  quando fimouejfefempre  co'l fommo  grado  di  ve- 
locità trapajfafse  in  altrettanto  tempo  amendue  quelli Jpazij  | 
perche  fé  noi  andremo  co  la  mete  diuidédo  quelle  velocità     t 
in  gradi  ere/centi,  e  calati, come  v.g.  quejli  num.  fiche  ì     & 
primi  fino  alio  .fien  o  i  crefeenti ,  e  gli  altri  fino  all'  i.i     $ 
calanti ,  e  quelli  del  tempo  della  fcefa ,  egli  altri  del  tem-     4 
pò  della  fedita  fi  vede ,  che  congiunti  tutti  infiemefan-     £ 
no  tanto  ^quanto,  fé  vna  delle  due  parti  di  lorofufsefia-     6 
ta  tutta  digradi  majjìmi ,  e  pero  tutto  lo  Jpazio  p  affato     7 
con  tutti  i  gradi  delle  velocità  crefeenti^  e  calanti  (che  e     S 
tutto  il  diametro  intero)  deu'effer'  eguale  allo  Jpazio     p 
pajfato  dalle  velocità  majfime,  che  in  numero  fono  la  io 
metà  dell'aggregato  delle  crefeenti ,  e  delle*  calanti .  Io  io 
mi  conofeo  ejfcrmi  aJJai  duramente  Jpiegato ,  e  Dio  vo-     p 
glia ,  ch'io  mi  lafci  m tendere .  8 

SAGR.  Credo  d"hauere  intefo  benifiimo ,  &  anco  di  poter  in  7 
breui  parole  moflrar ,  ch'io  ho  intefo  .  Voi  haueie  volu-  S 
io  dire ,  che  cominciando  il  -moto  dalla  quiete,^  andan-  / 
do  fu 'te ejjìu amente  crefeendo  la  velocità  con  agumentì  4 
eguali ,  quali  fon  0  quelli  de'  numeri  conJegucnii,comin-  £ 
aando  dall' v  ni  tà  ,  anzi  dal  zero,  che  rapprefenfa  lo  fa-  2. 
to  di  quiete ,  d:  '-ponendogli  cosi  ,  e  cc?Jegutpttment<Ls  1 
quali  nepiaceffe,  fiche  il  minimo  grado  Jìa  il  z^,eì  ma  fimo- 
v.g.  s  •  tutti  questi  gradi  di  velqcità^con  i  quali  il  mobile  o 
fi  e-  moJpOyfiznno  lajòmma  di  1  j". ma' quando  il  mobilefi  1 
:.  lotte,  fé  con  tanti  gradi  in  numero,  quanti  fon  quejli ,  e  2 
che  eiafebedunofuffe  eguale  al  mgfjìmo,  che  e  /.  l'aggre-  3 
gaio  di  tutte  quefìe  velocità  farebbe  doppio  dell'altre^)  4 
cioè  3  0 .  e  pero  mouendofi  il  mobile  per  altrettanto  tem~  / 
po>  ma  con  velocità  equabile,  e  qual'e  quella  del  fommo  grado 
$ .  donerà  poffare Jpazio  doppio  di  quello',  chcpafsb  nel  tempo 
accelerato,  che  comincio  dallo  flato  di  quiete . 

SALV.  Voi  conforme  alla  voslra  velocifima ,  e  fottilijfima  ap- 

prenfiuO) 


ne  de  i  grani 
naturai  menti 
decèdenti  ere 
fee  di  sgomi- 
to ia  m®meB«» 


<$%$  Dialogo  fecondo 

prenftua,  bautte  Jpiegato  il  tutto  affai  pia  lucidamente  di  mtt 
sfattomi  amo  venire  in  mente  di  aggiugnere  alcuna  co/a  di 
più  ;  imperocché  effendo  nel  moto  accelerato  l'agumento  con* 
tinuo,  non  fi pub  compartire  i gradi  della  velocità ,  la  quali** 
tempre  ere/ce,  in  numero  alcuno  deter- 
minato, perche  mutando/i  di  momento  M  i — ',,agr"  ■■■■*■  A 
in  momento  fon  fempre  infiniti  ;  pero 
meglio  potremo  efemplificare  la  noflra 
intenzione  figurandoci  vn  triangolo*, 
qual  farebbe  quefìo  ABC.  pigliando 
nel  lato  AG.  quante  parti  eguali  ?i<l~> 
piacerà  AD.  *DE.  EF.  FG.  e  tirando 
per  ì  punti  DEFG.  linee  rette  paral- 
lele alla  bafe  BG.  doue  voglio ,  che  ci 
émaginiamo  le  parti  fegnate  nella  linea 
%AG.  ejfèr  tempi  eguali,  e  le  parallela 
tirate  per  i  punti  'DEFG.  rapprefen- 
tarci  i gradi  delle  velocità  accelerate ,  e 
srefe  enti  egualmente  in  tempi  eguali,  &' 
il  punto- A.  effer  lo  Rato  di  quieterai  quale partendofi  il  ma» 
bile  habbia  v.g.  nel  tempo  <SdD.  acquifiato  il  grado  di  veloci" 
tà  DH.  nelfeguente  tempo  hauer  crefeiuta  la  velocità  fopr* 
il  grado  DH.  fino  al  grado  EI.  e  confeguentemente  fattoi» 
maggiore  ne  i  tempi  fuccede.nii,fecoiìdo  i  ere/cimenti  delle  li* 
net  FK.  GL>  &c ,  ma  perche  l'accelerazione fi fa  continuami* 
te  di  momento  in  momento-,  e  non  intercifamente  di  partii 
quanta  di  tempo  in  parte  quanta  :  ejfendopofio  il  termine  A* 
some  momento  minimo  di  velocita,  cioè,  come  Rato  di  quiete  , 
g  come  primo  injiantedel  tempo  fujfeguente  iAD.  tmanife* 
j?o;  che  -Manti  l'acqui  fio  del  grado  di  velocità  DH.  fatto  nei 
tempo  .AD.  fi  epa/fato  per  altri  infiniti  gradi  minori ,  e  mi* 
&ori  guadagnati  ne  gli  infiniti  injìanti,  che  fono  nel  tempo 
DA.  corrifponde?2tiagU  infiniti  punti)  che  fono  nella  linea—* 
£>  A.  però  per  rapprefentare  la  infinità  de  i  gradi  di  velocità, 
sbe precedono  al  grado  DH.  infogna  intendere  infinite  linee 
fempre  minori,  e  minori,  che  fi  intendano  tirate  dagl'infiniti 
punti  della  linea  DA. parallele  alla  DH.  la  qual  infinità  di 
Unse  ci  rappresela  in  vltimo  lafuperfide  del  triagoloAHD* 
t  cosi  intenderemo  qualfiuogliafpaziopajfato  dal  mobile,  con 
mpt$  i  sbi  Mminùando  dalla  quiete  Jivadia  vniformemenU 


Del  Galileo  i  àì> 

gltelerado,  hautr  confumato,  àrcfierfiferuìto  di  infiniti gtfr 
di  di  velocita  ere/centi,  conforme  all'infinite  linee,  che  comin*  \ 
dando  dal  punto  A,  fi  intendono  tirate  parallele  alla  linea~* 
HD.  &  allei  E.  KF.  LG.  BC.  contìnuandofi  il  moto  quatto 
to  ne  piace . 
Hot 'a  finiamo  finterò  parallelogrammo  *AMBC.  e  prolun* 
ubiamo  fino  alfuo  lato  BM.  non  filo  le  parallele  fegnate  nel 
triangolo,  mala  infinità  dì  quelle ,  che  fi  intendono  prodotti 
da  U.'itii punti  del  lato  AC.  eficome  la  BC.  era  majfima  del* 
U  infinite  del  triangolo,  rapprefenianteciilmajjìmo  grado  di 
velocità  aequifiato  dal  mobile  nel  moto  accelerato,  e  tutta  la—* 
.  Juperficie  di  ejfo  triangolo  era  la  mafia,  e  lafomma  di  tutta  la* 
velocità,  conia  quale  nel  tempo  AC.pafsò  vn  talefpazio,  cosà 
il  parallelogrammo  viene  ad  ejfer'vna  majfa,  ir  aggregato  di 
■altrettati  gradi  di  velocità,ma  ciafeheduno  eguale  al  mafiìmo) 
BC.la  qual  majfa  di  velocità  viene  a  ejfer  doppia  della  majpt 
dtlle  velocità  crefeenti  del  triangolo ,  fi  come  ejjo  parallelo» 
grammo  e  doppio  del  triangolo;  eperò,Je  il  mobile,che  cadedo 
fi  e  [erutto  de  i  gradi  di  velocità  accelerata,conforme  al  trian* 
golo  ABC.  ha  palpito  in  tanto  tempo  vn  talefpazio,}  ben  ra* 
gioneuoìe,  e  probabile,  che f emendo ji  delle  velocità  vniformif 
t  rifpondenti  al  parallelogrammo,  pajfi con  moto  equabile  nel 
meàefimo  tempo  fpazio  doppio  alpajfato  dal  moto  accelerato  • 

SAGR.  Re/lo  interamente  appagato .  E  fé  voi  chiamate  quefio  vn 
difeorfo  probabile,  quali  faranno  le  dimofir  azioni  necejfariet 
Voleffe  Dio,  che  in  tutta  la  comune filofofia ,  fé  ne  trouajft** 
pufvna  delle  fi  concludenti . 

SIMP.  Nonbifogna  nella  fetenza  naturale  ricercar  VefquiptA 
euidtnza  matematica . 

SAGR.  Ma  quejìa  del  moto  non  e  quifiion  naturale?  e  pur  non-* 

trotto,  che  di  ejfo  ^Arijlotile  mi  dimofiri\pufvn  minimo  acci-  Nelle  fciefl?# 
dente.  Ma  non  diuertiamo  pia  il  nofiro  razionamento ,  e^>  naturali  n°  ft 
voi  Sig.  Saluiati  non  mancate  in  grazia  di  dirmi  qztello,  che  [>eniféZÌ  ma„ 
mi  accennajìe  ejfer  cagioni  del  fermare  il  pendolo ,  oltre  alla  tematica 
refifienza  del  mezo  alV  ejfer' aperto  . 

SALV.  Ditemi:  di  due  pendenti  da  difìanze  dìfeguali,  qudlo,  che 
e  attaccato  a  più  lunga  cordaio  fa  lefue  vibrazioni  più  rarel 

SAGR.  Sì  quando  fi  mouejfero  per  eguali  difianze dal  perpen* 
dicolo  . 

SALV*  Coteslo  allontanarfi piu,o  menofion  importa  niente,per» 

P         cbt 


f!  pendete  d* 
corda  più  Ina 

fa  fa  le  fue  \b+ 
razioni  più 
raderne  il  pc 
dolo  da  corda, 
breue. 

Vibrazione 
del  medefimo 
pendolo  fi  fi- 
no con  la  me- 
definia  feequé 
tz. ,  fiano  effe 
grandi,  ò  pic- 
cole. 


Cagione ,  che 
impedifee  il 
pendolo,  e  lo 
riduce  alla_^ 
^uiere , 


Coronò  care- 
na doue  è  at- 
caccaco  il  pé- 
dolo ,  fi  piega 
in  arco  uelle 
librazioni  di 
quello ,  e  non 
fi  diltende  di* 
mcaratnte  , 


*>%6  Dialogo  fecondo 

ttìè  il mede/Imo  pendolò  fi  le  fue  reciprocazioni femprc  fot 'fé 
tempi  egiiàliyjìeno  quelle  lunghijfimefo  breuijfìmeycwe  rimuo- 
uafi  il  pendolo  ajfaijjìmo  ,  o  pochi/fimo  dal  perpendicolo  ,  e  fé 
pur  non  fono  del  tutto  eguali,  fon  elleno  infenfibilmente  dif- 
ferenti, come  l' esperienza  vi  pub  mojlrare:  ma  quando  ben  le 
fujfero  molto  dif eguali,  non  disfauorirebbe ,  ma  fauorirebbe 
la  caufa  noftra;  Imperocché  fegniamo  il  perpendicolo  AT>.  e 
penda  dal  punto  A.  nella  corda  AC.  vn  pej'o  C.  &  vn  altro 
pur  nella  mtdefima  più  alto,  chefia  E.  e  dfcojìata  la  cordii~> 
AC.  dal  perpendicolo ,  e  lafciata  poi  in  libertà  i  pefi  CE.  Ji 
moueranno  per  gli  archi  CB.D.  EGF*  &  Upefo  E.  come  pèr- 
dente: da  minor  difianza,  &  anco ,.  come  (per  vojiro  detto  ) 
allontanato  meno,  vuol  ritornare  indietro  più  prejìo,  e  far  Is. 
fue  vibrazioni  più  frequenti, che  II  pefo  C.  e  però  gli  impedir. ì 
il  tra/correre  tant' oltre  verfo  il  termine  D.  quanto  farebbe f& 
fujfe  libero*;  e  così  recandogli  in  ogni  vibrazione  continuo  im** 
pedimenio,  finalmente  lo  ridurrà  al- 
la quiete,  lì  ora  la  corda  medefima 
(  leuando  ì  pefi  di  mezo  )  e  vn.  com- 
pofio  di  molti  pendoli  graui  ,  cioè  eia- 
fcheduna  delle  fue  parti  e  vn  tal  pen- 
dolo attaccato  piu,e  pia  vicino  alpu- 
io  A.eperb  dijpojio  a  far  le  fue  vibra 
zioni/ètnpre  più,  e  più  frequenti;  & 
in  confeguenza  e  habile  ad  arrecare 
vn  continuo  impedimento  al  pefo  C* 
fegno  di  quefio  ne  e ,  che  fé  noi  offer- 
ueremo  la  corda  AC.  la  vedremo  di- 
Jiefa  non  rettamente,  ma  in  arco;,  e  fé 
noi  in  cablo  di  corda piglieremo  vna 
tatena ,  vedremo  tale  effetto  affai  più 

manifejto  ;  e  maffime  con  l'allontanar 'affai  il  vraue-C.  dai 
perpendicolo  AB.  imperocché  per-ejfer  la  catena  compofìa  di 
molte  particelle fnodate  %  e  ciafeheduna  affai  grazie  >  gli  archi 
AEC.  AFD.fi  vedranno  notabilmente  incuruati .  Per  qut- 
fio  dunque,  chele  parti  della  catena,  fecondo  che  fon  più  vici" 
ne  al  punto  A.  voglion  far  le  lor  vibrazioni  più  frequenti, 
non  lafcianofc.orrer  le  più  bafie,quanto  naturalmente  far 'eb- 
bero ;  e  con  il  continuo  detrar  dalle  vibrazioni  del  pefo  Cri- 
nalmente lo  fermano,  quando  ben  l'impedimento  dell' aria fi> 
gQteJfe  tor  via  *  tAppunt& 


Del  Galileo.  2.2/7 

9ÀG1{.  ^Appunto  fono  arrivati  i  Uhi; pigliate  Signor  Simplicio^ 

e  trottate  il  luogo?  del  quale  fi  dubita . 

SIMP.  Eccolo  qui,  doue  egli  incomincia  ad  argumentar  contro  al 

moto  diurno  della  terra ,  hauendo  egli  prima  confutato  Van* 

mio  .  Motus  terr|  annuus  aiìcrcre  Copernicanos  cogit 

coiuie;  £  oncia  eiu&em  quo  ridia  nani  >  alias  idem  terra? 

Hcmìij-hciium  ce  milieu  ter  ad  Solcrn.efietconucxfum 

obu  morato  km^pei  auerìò  ,  E  cesi  la  metà  della. terra  non 

vedrebbt  mai  il  ..ole . 

SALV.  Parm:  lo  primo  ingrejfo  ?  chequefibuomononjì 

f.a  ben  figurate  Lrpa/ìzton  dd  Copernico,perche  s'egli  bauefi 

U  àu  ueruto  cerne  e  fi  far  l'afe  dd  Globo  terre/Ire  perpetua- 

te  parallelo  a  fejfefso  ;  non  harebbe  detto  ?  che  la  metà 

della  terra  non  vedrebbe  mai  il  Sole ,  ma  che  Vanno  farebbe 

fato  vn  fot  giorno  na.ìu?  ak,  cioè ,  che  per tiitte  le  parti  delta? 

terra jì  Jan  bbe  haute,  fi  me/i  di  giorno  ,  e  fei  mrjì di notte , 

come  bora  accade  agli  h  abitatori  fattoi  Polo:  ma  quefiofìagU 

perdonato  ,  e  venghiamo  al  rejìo . 

SIMP.  Segue .  ISane  autem  girationem  Terr§  impoiììbilem 

ef  e  fic  dcmonflramus.  Quefìo  apprefso  è  la  dichiarazioni 

della feguente  figura  .,  douefi 'veggono  dipinti  molti grauide- 

feenden  ti,  e  leggieri  afeendenti ,  e  vccclli  chef  trattengono  per 

aria,  &c. 

SAGR.  Moflrate  di  grazia  .  Oh  che  belle  fgure ,  che  vcceUi ,  che 

palle,  e  che  altre  belle  cefi  fon  q-uefìe  f    - 
SIMP,  Quefìe fon  palle ,che  vengono  dal  confuto  ddLi  Luna . 
SAGR.  Equeflacbce. 
SIMP.  E  vna  chiocciola,  che  qua  a  Venezia  chiam'an  buouolì;  che 

ancor  ef  a  vien  dal concauo  della  Li,  '^a  . 
SAGR.  Si  fi:  quefì'e  che  la  Luna  h  ì  cosi  g/and'ejf cada fopra  que^ 

flipefi  q/ireacei,  che  nói  chiamiamo pefei  armai, 
SIMP.  Queffe poi  quel  calcolo  ch'io  diceuo  di  quello  viaggio  in 
vn  giorno  naturale,  in  vnbo.  a ,  in  vn  minuto  primi ,  (j  in 
vn  fecondo  ,  che  farebbe  vn  punto  della  terra,  pojlo  folto  l'E- 
quinoziale ,  &  anco  nel  parallelo  di.j-i.gr.  fi  piifigue  que- 
llo ,  dou'io  dubito  non  hauere  errato  nel  referir  lo  ,pero  leg- 
giamolo .  Kis  pofitismecefse  euVcrra  eiixuJamer mora, 
omnia  ex  acre  eidem ,  &c.  Qupd  fi  hafee  pila,  equales 
ponemus  pendere,  magnitudine  granii  ate  ?  &  in  con- 
cilio :  ri.cr::  lunaris  pofltas  libero  deicenfui  permuta* 

Pz       '  mus 


itfif*  Dialogo  fecondo 

tnus  ,6.  mótum  deorfum  sequemus  ccleritatc  motul 
circum(  quod  tamen  fecus,eft  cum  Pila  A.  &c.  elaben- 
tur  minimum  (  vt  multum  cedamus  adueriàrijs  )  dies 
fex  :  quo  tempore  fexies  circa  terram,  &c. 

9ALV.  Voi  pur  troppo  haueui  fedelmente  referita  Cinslanza  dì 
quejl'huomo*  Di  qui  potete  comprender  Sig.  Simp.  con  quan- 
ta cautela  dourebbef  andar  quelli ,  che  vorrebber  dar' a  crede* 
re  altrui ,  quelle  co/è  ,  che  forfè  non  credono  ejjìmedefi- 
mi  .  Perche  mi  pare  impoffibilcofa  ,  che  quejt 'autore  non fi 
bauejfe  ad accorceresti  t fjifiguraua  vn  cerchio,  ilcuidiame* 
tro  (  che  apprejfo  i  Matematici  è  manco ,che  la  terza  parte  del- 
ia circonferenza  )  fufsepiu  di  72.  volte  maggiore  della  me* 
deJtma:errore,che  pone  efser' afsai  più  di  200*  quello  ch'i  man» 
CQtPvno-,, 

SAG'l^.  Forfè,  che quejle proporzioni 'Matematiche \che fon vere 
in  aftratto ,  applicate  poi  in  concreto  a  cerchififtci  ,  &  elemen- 
'.  tari  ,  non  rifpondon  così  per  appunto^  Se  ben  mi  pare ,.  che  t 
Bottai  per  trouare  ilfemidiametro  del f odo  dafarjiper  la  bot~ 
terJìferuono  della  regota  in  aftratto  de*  Matematica  ancorché 
tali  fondi jìen  cofe  afsai  materiali,  e  concreteiperb  dica  il  Sign* 
Simplicio  lafcufa  di  quefi 'autore  ;  e  fé  gli  par  e  che  lajlficapof 
fa  differir  tanto  dalla  Matematica .. 

SIMP»  La  ritirata  non  mìpa,rfuffiziente,perchì  lofuario  e  trop- 
po grande;  e  in  quefto  cafó  nonjaprei,  che  dire  altro,  fé  non 
the  quandoqs  bonus  ,  &c.  Mapojlo  che  il  calcolo  del  Sign» 
•    Salu.fiapiugiuBo ,  e  che  il  tempo  della  fcefa  della  palla  non 
fufsepiu  di  tre  bore  ;  parmìad  ogni  modo  ,  che  venendo  dai 
toncauo  della  Luna  dlftante per Jtgr and' inieruallo  ,  mìrahii 
tofa  farebbe,  che  ella  hauefse  infìinto  da  natura  di  mantener- 
fijemprefopra'lmedejimo  punto  della  terra,  al  quale  nella^* 
fua partita  ellafopraBaua  ,  e\non  più.  toBo  reftar  in  dietro 
per  lunghi/fimo  internatio .. 

$<ALV-  L'effetto  pub  effer  mirabile ,  e  non  mirabile ,  ma  natura- 
le, e  ordinario,  fecondo,che  fono  le  cofeprecedeniiiimperoccbè^ 
fé  la  palla  (  conforme  a"  fuppofìi>  che  fa  l'autore)  mentre  fi 
tratteneua  nel  con.cauo  della  Luna  haueua  il  moto  circolarti 
delle  ventìquattfbore  infieme  con  la  terra,  e  co'l  reflo  del  con* 
tenuto  dentro  ad  effo  concauo}  quella  medefima  virtù ,  che  1$ 
faceua  andare  in  volta  auanti  lo  fendere ,  continuerà  di  far- 
le mia/amo.  mllofandere^x  tantum  abdìfcbeelki  nonfia. 

pev 


Del  Galileo .  iì> 

^r fecondati  ti  moto  della  terra ,  ma  debita  reììare  indiare  P 
■the più  tofìo  dourebbepreuenirlo;  effendocbi  nelVauuicinarfi 
4tlla  terra  il  moto  in  giroba  da  ejfer  fatto  continuamente  pcfi 
ter  chi  minori;  talchi  maìenendofi  nella  palla  quella  medejim^ 
melodia,  cbe  ell'baueua  nel  concauo,  dourebbe  anticipare ,  co* 
m:bò  desto,  la  vertigine  della  terra  ;  ma  fé  la  palla  nel  conca* 
no  mansaua  deU%  circolazione,non  ì  in  obbligo  nello  fender* 
di  mantenerfiiperptndkolarmenttfopra  quel  punto  della  ter* 
ra,  che  gli  erafottopofo,  quando  la  fcefa  cominciò  :  Mi  il  Co* 
pernico,  ni  alcuno  de  fuoi  aderenti  lo  dirà , 
$1MP.  Ma  V  autore  farà  inftanza,  come  voi  vedete ,  domandar** 
do  da  qual  principio  dependa  queflo  moto  circolare  de'grauìj, 
e  de  leggieri ',  cioè  ,fe  da  principiò  intemo,  ò  e/lemo  » 
%ALV*  Stando  nel  Problema  di  che  fi  tratta>dico,  cbe  quelprìnci» 
pio,  cbefaceua  andar  kt  palla  in  volta,  mentre  era  nel  conca* 
■uo  Lunare,*  il  medefim.Q,cbe gli  mantiene  la  circolazione  an- 
to  nello  fendere;  la] cerò poi ,  cbe  l'autore  lo  faccia  interno  ,è 
efierno  a  modofuo  , 
VIMP.  L'autore prousràicbc  non  pub  efier  ne  interno,nì  efterwu 
$ALV.  Et  io  ri/pondero  ,che  la  palla  nel  concauo  nonfimuoueua% 
e  faro  libero  dal  douer  dichiarare,  come  difendendo  refi  firn- 
pre  verticale  al  medefmo  punto  ,  atiejGCÌjè  ella  non  vi  r§* 
fiera . 
$IMP.  'Bene;  ma  come  ìgraui,  e  i  leggieri  nopofono  bautrprìn* 
cipio  ne  intemo,  ni  efierno  di  muouerf  circolarmente,  ni  an- 
co il  globo  ttrreftrejì  muouer  a  di  moto  circolare  ;  e  così  ha» 
uremot  intento* 
QALV.  Io  non  ho  detto,  cbe  la  terra  non  habbia  princìpio, ni  efier- 
no, ni  interno  al  moto  circolare,  ma  dico ,  che  non  so  quii  de* 
dua  ella  fi  rabbia;  &  il  mio  non  lo  fapere,  non  ha  forza  di  le- 
uà? glielo;  ma  fé  queflo  autore  sa  da  che  principio  fieno  moffi 
in  giro  altri  corpi  mondani  >  che ficur  amante  fi  mu  mono;  di- 
to ,  cbe  quello,  cbe  fi  muouer  la  terra,  e  vna  cofafimilt  a  quel- 
la, per  la  quale  fi '  muoue  Marte  ,  Gioite  ,  e  che  e'  crede ,  che  fi 
muoua  anco  la  sfera  Stellata  ;  e  f  egli  mi  ajficurerà  chi  fìa  il 
mouente  di  vno  di  quefli  mobili ,  io  mi  obbligo  a  fizpergli  dire 
ehi  fa  muouer  la  terra .  Ma  più,  ;  io  voglio  far  l'islej/ò ,  s'ei 
mt  sa  inftgnare  chi  muoua  le  parti  della  terra  ingiù . 
%1MP.  La  caufa  di  queft' ejfetto  i  notiJfimate  ciafehedun  sa ,  che  è 
lagrauità  » 

¥  2        Voi 


a  3  •  Dialogo  fecondo 

SiALV.  Voi  errate  Sìg.  Simpl.  voi  doueui  dire,  che  cìafcbedun  sft, 

ch'ella  fi  chiama  granita  ;  ma  io  non  vi  domando  del  nome , 

ma  dell' ejfenza  della  co/a:  dilla  quale  efienza  voi  non  fapete 

punto  più  di  quello,  che  voi  fappiate  dell' ejfenza  del  mouentt 

le  S  ielle  in  giro  ;  eccettuatone  il  nome,che  a  quejìa  ì fiato  pofo, 

NÒ  fi  ha  mag  e  fatto  familiare,  e  domejiico  per  la  frequente  efperienza  ,  che 

gicr  cognizio  mille  volte  il  giorno  ne  vcggiamo;ma  non  e  che  realmente  noi 

ne  di  chi  muo  intendiamo  più,  che  principio,  ò  che  virtù fìa  quella,cbe  muo* 

iia  i  graui  al-  ue  la  pietra  ingiù,  di  quel  che  noifappiamo  chi  la  muoua  in-^ 

chi  muoua  le  sù,feparata  dalproicunte,  ò  chi  muoua  la  Luna  ingiro,eccet~ 

Stelle  in  <?n  o:  foche  (  come  ho  detto  )  il  nome ,  che  più  Jìngulare ,  e  proprio 

rè  di  c^ueiie.-»  gli  babbi  amo  augnato  di  grauità  -,  doueche  a  quello  con  ter-' 

cai.le  lappia-  mine  più  generico  ajfegnamo  virtù  imprejìa ,  a  quello  dia- 

f!^»?  ?«SLq  m0  intelligenza,  o  affiliente ,  o  informante  ;  &  a  infiniti  altri 

fiiali  da  noi,  moti  t  diam.o  loro  per  cagione  la  natura . 

$IMB«.  Parmi,  che  quejì 'autore  domandi  affai  manco  di  quello,  S- 
che  voi  negate  la  rifpofta;  poiché  e'  non  vi  chiede  qualjìa par» 
ticolarmente,  e  nominatamente  il  principio,  che  muoue  i  gra- 
tti ,  e  i  leggieri  in  giro;  ma  qualunque  e'  si  sia,cercafolamentef 
fé  voi  lojtimate  intrinfeco,  ò  eJìrinfeco;cbe  fé  bene  v-g>  io  non 
so,  che  cofa  sia  lagrauitàper  la  quale  la  terra  defeende  ;  s ope- 
rò, eh' ell'è  principio  interno , poiché  non  impedito fpontanea* 
mente  muoue;  $r  all'incontro  so,  che  il  principio ,  che  la  muo» 
uè  in  su,  e  eJier?io;ancorche  io  nonfappia,  che.  cofa  sia  la  virtù, 
ìmprejfale  dal proiciente . 
%ALV>.  In  quante  quiftioni bifognerebhe divertire,  fé  noi  volem- 
mo decidere  tutte  le  diffìczilià ,  che  si  vengono  attaccado  l'vna 
in  confeguenza  dell'altra;  voi  chiamate  principio  eHemo ,  (fr- 
anco lo  chiamerete  preternaturale^  violento  quello,che  muo*- 
ve  il  proietto  grane  all' insù  ;  ma  forfè  non  e  egli  meno  *jnter* 
I  a  vìrvh ,  ch«  no.  ,e  naturale,  che  quello,  che  lo  muoue  in  giù;  può  chiamar  fi 

conduce  i  prò  per  auuentura  efìerno,e  violento,  mentre  il  mobile  e  congiun* 

ietti  graui  in  to  col  proiciente,mafeparato,che  cofa  ejlevna  rimane  per  mo* 

°3  non  »  ,  e  tore  della  freccia ,  ò  della  palla  ?  bifocna  pur  necefariamenU. 

meri  naturale,  ,.         ,     J     ..       .     .     ,    f  ,  J  «      £      r      JJ 

che  ia  grameà  ®ire,  che  quella  virtu,che  la  conduce  in  alio,Jia  non  meno  in- 

che  gii  muoue.  terna,  che  quella-,  che  la  muoue  in  giàj  &  io  ho  così  per  natur 

«i  baili»  r  ale  il  moto  in  su  de  i  graui  per  l'impeto  concepitOjCome  il  mos- 

to in  giù  dependente  dalla  granita  . 
$JMP.  Qntjìo  non  ammetterò  io  mai,  perche  queflo  ha  ilprincipi* 
interno  naturale f  perpetuo^  quello  eJlerno,violento,e finità.. 

Sevo* 


Del  Galileo."  fkft 

SALV.  Se  voi  vt  ritirate  dal  concedermi ,  che  i principi)  dei  moti 
dei  gratti  ingiù,  &  in  su,  fieno  egualmente  interni ,  e  natu- 
rali, cbefarejte  s'io  vi  diceffi,  che  ìpoteffero  anco  [ejfère  il  me- 
de/imo in  numero  ? 

SIMP.  Lo  lafcio  giudicare  a  voi . 

SALV.  Anzi  volito  io  voi  ftcffo  per  giudice;  *? 'ero  ditemi ,  ere-  -^  .    . 

dete  voi,  che  n  el  mede  imo  corpo  naturale  poi  ano  rifeder  prm    tnr„   r  '      r 

.    ..  .      7      .     ,     ~    J        \  j,  -,  J         *  trai  ij  non  t  o  t- 

api)  interni,  cbejiano  tra  di  Loro  contrari/  $  fono     rileder 

SIMP.  Credo  a (folut amente di  no .  naturalmence 

SALV.  Della  torà,  del  piombo,  dell'oro,  Ò'  in  fomma  delle  male-  "el  medeiiin» 
rie  grauiffìme  ,  quale  Rimate  voi,  cbejìa  la  lor  naturale  in-     t&eu*« 
trinfeca  inclinazione ,  cioè  a  qual  moto  credete  voi,  che'l  lor 
principio  interno  le  tiri  i 

SIMP.  Al  moto  ver/o  il  centro  delle  cofe gravi,  cioè  al  centro  del- 
l'vniuerfo  .,  e  della  terra ,  doue  non  impedite  fi  condurreb- 
bero ~ 

SALV  Talché,  quando  il  globo  terrestre  fujfe perforato  da  vn—j 

pozzo ,  cbepafaffeperil  centro  di  ejfo,vna  palla  d'artiglieria 

lafcia  a  cader  per  e Jfo,  moffa  da  principio  naturale,  O  intrin- 

feco,  fi  condurrebbe  al  centro  ;  e  tutto  quello  moto  farebbe  ella 

fpontaneamente,  e  per  principio  intrinjeco  :  non Jìà  costì 

SIMP.   Così  tengo  io  per  fermo, 

SALV.  Ma  giunta  al  centro,  credete  voi,  cbf  ella  paffafìe  più  oltre, 
bpur,  che  quiui  cejfer ebbe  immediatamente  dal  moto' 

SIMP.  Credo,  che  ella  continuerebbe  di  muouerjiper  lunghe/imo 
fpazio . 

SALV.  Ma  qucflo  moto  olire  al.  centro,  non  far  ebb"  egli  all'insti,  e 
per  vojìro  'detto  preternaturale,  e  violenti}  e  da  qual' altro 
principio  lo  farete  voi  dependere,  faluocbe  da  queìl  ifìejfo,  che 
ba  condotta  la  palla  al  centro ,  e  che  voi  hauete  chiamato  in- 

t ,  e  n  aturale  l  trottate  voi  vn  proiciente  e/hrno,  che  gli 

foòraagiunga  di  nuouo  per  cacciarla  ih  su  ,  E  questo  ,  che  fi  T, 
aice  dei  moto  per  il  centro,  fi  vede  anco  quajsu  da  noi  :  impe-  raje  ^  couuer. 
)    .     \  ^impeto  interno  di  vngraue  cadente  per  vnafùperfi-  te  per  fé  iteffo 
ce  decliue  ,fe  la  mede/ima  piegando  fi  da  bajjbfi 'refletterd  in  in  quello,  che 
su,  lo  porterà  fenza  punto  interrompere  il  moto  anco  all' insù:  "  Ci  iamapre- 
Vna  patta  a  piombo  pendente  da  vno  Jpago  rimo -fa  dui  per-    •  , 
pendicelo ,defcende jponianeamente  tirata  dall'interna  meli- 
nazione ,  e  fenza  interpor  quiete  trapaffa  il  punto  infimo  ;  e 
jtnz' alti  o Jcp-, .-.ì.uegt. tnie  motore Ji  muouein  su.  io  sojhts 

P  4         voi 


%%&  Dialogo  fecondo 

.  noi  non  negherete,  the  tanto  e  naturale,  &  interno  de  t  grati 
jlprincipio,  che  gli  muoue  ingiù  ,  quanto  de  i  leggieri,qutllo^ 
itbegli  muoue  in  su  :  onde  ia  vi  metto  in  conjìd  erazione  vns 
galla  di  legno ,  la  quale  feendendo  per  aria  da  grande  aitez* 
g,a,eperb  mouendojì da  principio  interno ,  giunta  fjpt  'a  vna~J 
profondità  d'acqua,  continua  lafuafcefa,  e  sentì  altro  moto-" 
re  eHcrnoper  lungo  tratto Ji  fommer gè;  e  pur  e  il  moto  ingizà 
per  l'acqua  gli  è  preternaturale,  e  co  tutto  ciò  dtpende  da  prin- 
cipio, che  è  interno,  e  non  ejìerno  della  palla  .  Éccoui  dunque 
dimofìrato,come  vn  mobile  pub  ejfer  mofio  da  vnojhjfo prin* 
cipio  interno  di mouimenticontrarij  ». 

$IMP.  lo  credo,  che  a  tutte  quefteinflanze  ci  fieno  rifpojle ,  ben* 
sheper  bora  non  mi  fouuengano  ;  ma  comunque  ciojìa,  con* 
tinua  l'autor  di  domandar  da  qual principio  dependa  quejto 
moto  circolare  de  igraui,  e  de  i  leggieri;  ciò}  %,fe.da  principio 
intemo ,  b  efterno:  efeguendo  dimojlra ,  che  non  può  ejfer  n\ 
i'vno  ,n\  l'altro ,  dicendo .  Sì  ab  extcrno  ;  Deus  ne  illuni. 
excitatpercQntmunmnikaculum?  an  vero  Angelus» 
an  aer  ?  Et  hunc  quidem  multi  aflìgnant .  Sed  centra. 

$ALV.  Non  li  affaticate  in  legger  l'in  fìanze,  perch'io  non  fou. 
di  quelli,  che  attribuife  a  tal  princìpio  altana  ambiente .  Quan- 
to poi  al  miracoloso  all' Angdo)piu  tojìo  inclinerei  in  quella-*, 
parte; perche  quello,  che  comincia  da  diurno  miracolo ,  b  da^* 
operazione  angelica,  qual'ì la  trafport  azione  d'vna  palla  d* 
artiglieria  nelconcauo  della  Luna,  non  ha  deli f  improbabile  * 
ibe  tn  virtù  del  medcfiwo principio  faccia  anco  il  rejlo .  Mav, 
quanto  all' aria,  a  me  hajìa,  che  ella  nonimpedifea  il  moto  cir- 
colare de  i  mobili,  ebeper  ejfafìdkt,  cheji  muouono  he  perciò 
fare  balìa  (  tu  più Ji  ricerca  )  che  ejjg  fimuoua  dell' i/ìejjb  mo*. 
'to,  e  che  con  la  medefma  vdocitajìnifca  le  fue  circolazioni  + 
che  il  globo  terrefire . 

MlMF*  BtegU  injurgerà parimente  contro  a  que si  o;db  mandando 
(hi  conduce  intorno  l'aria,  la  natura  yb  la  vioìenzaì  e  confuta 
la  natura  con  dire,  che  ciak  contro  alla  verità,  all'efpmenz^,^ 
alVifteffo  Copernico , 

$AJLV*  Contro  al  Copernico  non  e  altrimenti,  il  quale  non  ferme: 
tal  cofa,equeJi' autor  glie  l'attribuifct  con  troppo  eccejjb  di  cor^ 
tefia;  anzi  egli  dice,  e  per  mio  parer  dice  bene,  che  la  parte  del- 
l'aria vicina  alla  terra,  efjendo  più  prejìo  euaporazion  terre- 
ilrtjgw  batter  la  mede/ima  natura^  naturalmente feguir  e  ik 


Del  Galilea!  *$j 

pio  moto  ;  o  vero  per  ejfrgli  contigua ,/eguirfa  'ih  quella  ma- 
niera, che  ì  Peripatetici  dicono  ,  aie  laparteftiperiore,e  Véle* 
mento  ad  fuoco-,  feguono  il  moto  del  concauo  della  Luna ,  fi 
tbe  a  loro  tocca  a  dichiarare ,  fé  cotal  moto Jìa  naturale,  o  vio- 
lento * 

$IMP.  Replicherà  fautore,  che  fé  l  Copernico  fa  muouere  vna-> 
parte  dell'aria  inferiore folatnente,mancando  di  cotal  moto  la 
fupertore ,  non  potrà  render  ragione ,  come  quell'aria  quieta 
fia  per  poter  condurf eco  i  mede/imi  grauit  e  fargli  fecondare 
il  moto  della  terra  . 

fALV.  Il  Copernico  dirà ,  che  quejla  propenfiion  naturale  de  i 

corpi  elementari  difeguire  il  moto  ievrejire  ha  vna  limitai -l-*  £a  propenf  #* 
sfera,  fuor  della  quale  cejferebhe  tal  naUtraleinclinazk>ne;ol  ae  de  i  corpi 
trecbè,  come  bó  dettj,  non  e  l'aria  quella  ,  che  porta  feco  i  mo-  elementari  m 
bili,  i  qiialt, fendo  fep  arati  dalla  terrafeguono  ilfuo  moto  ;fi  £§Uir  «  tcrr*t 
the  cajeano  tutte  le  injìanze,cbe  quejìo  autor  produce  per  prò-  cf  JLa  \mi  ' 
.  uar,che  l'aria  pub  non  cagionar  cotali  ejfetti  * 

SIMP.  Come  dunque  ciò  nojia  bìfognerà  direbbe  tali  ejfetti  dept* 
dano  da  principio  interno,  contro  alla  qual  pofizione  obori* 
unturdifficiriimx,  immò  inextricabiles  quxftiones  fc- 
c\mdx,chefonolefeguenti.  Principiumilludinternum 
vcl  eft  accidens,  vel  fubftantia ,  fi  primum,  quale  nani 
illud?namqualitas  loeomotiuacircii  ha&enus  nuila 
videtur  efle  agnita . 

fiALV.  Come  nonjì  ha  notizia  di  alcuna  tnon  ci  fono  quefìe ,  the 
muouon  intorno  tutte  quefìe  elementari  materie  infieme  co» 
la  terra  i  vedete,  come  quell'autore  fuppon  per  vero  f  nello  > 
eb't  in  quijìione . 

SIMP.  Et  dice,  che  ciò  non  fi  vede,  e  pai  mi,ehe  babbia  ragione  m 
quejìo. 

SAL  V.  Non  fi  vede  da  noi ,  perche  andiamo  in  volta  infieme  to# 
loro  * 

SIMP.  Sentite  l'altra  in Flanza*  Qua:  etiam  fi  efTct,  q  noman- 
do tamen  inueniretur  in  rebus  tam  con  trarijs?  in  igne* 
vrin  aqua  ?  in  aere,  vt  in  terra  ?  in  viuentibus,  vt  inani- 
ma carentibus  ?  r. 

SALV.  Toftoptr  bora,  che  Y  acqua,  e  il  fuoco fien  tonttaftj l,  t9me 

anche  Caria,  e  la  terra  (  che  pur  ci  farebbe  da  dire  affai)  il  più* 

tbe  da  quefio  nepoflafeguire,farà,  che  ad  ejji non pojfono  ef 

Jer  comuni  i  moti ,  the  Prà  loro  fien  eontraryìfithx  vg.ilme.' 

- 


2-3  4-  Dialogofecondo 

to  in  su ,  chi  naiu? limante  compete  al  fuoco  ,  non  pojfa  cor** 
petere  all'acqua;  ma  che  fi  come  c/fa  e  per  natura  contraria  al 
fuoco ,  così  a  ìsì  Gónumga  quel  moto ,  che  e  contrario  al  moto 
del  fuoco,  eoe  [arili  maio  dcoi'imn;  ma.il  moto  circolare,cht 
non  e  contrario  }  ne  al  furi  Uni ,  ne  al  deoriiim  >  anzi  che  Ji 
può  mefcolare  con  amendue ,  come  il  medtfimo  Arifìot.  affer- 
ma ,per  che  no  potrà  egualmente  competere  a  i  grata  y  &  a  i  leg- 
'     gkm  ?  1  moti  poi,che  non  pò ffon  ejfer  comuni  a  i  viuenti,  &  a 
i  non  vizienti,  fon  quelli,  che  dependon  dall'anima  ;  ma  quel- 
li, che  fon  dil  corpo, iti  quanto  egli  ^.elementare  ,&.  in  confi- 
'  guenzapariìcipante  delle  qualità  deglielementi  ,  perche  non 
hanno  ad  ejfer  comuni 'al  cadauero  ,  d9"  al  vìuenle  ?  lì  però  , 
quando  il  moto  circolare fia  proprio  degli  elementi  ,  dourà  ef 
^fir  comune  dei  miììi  ancora, 

BAGJt.  E  forza ,  -che  quzfì  autor  creda ,  che  cadendo  vna  gatta—* 
moria  da  zrnafinflra  ,  non  pojfa  ejfer ,  che  anco  viua  cipo- 
tejfe  cadere ,  non  e/fendo  cofacDnueniente  ,  che  vn  cadauero 
partecipi  delle  qualità,  che  conuengono  ad  vn  viuente .. 

SALV.  Non  conclude  dunque  il  difeorfo  di  queff  autore  contro  a 
chi  die  effe  il  principio  del  moto  circolare  de  i  gratti ,  e  de  i  leg- 
gieri,ejfervnaccìdente.inierno;  non  so  quanto  e 'Jìaper  dimo- 
firare.,  che  non  pojfa  ejjèf, Tina  fujlanza,  .... 

SJMP.  Infurge  contro  a  quejlo  con  ?nolte  oppofizioni .  La  pri- 
ma delle  quali  e  que  fi  a .  Si  fecundum  (  nempe  fi  dicas  tale 
principium  elle  lùbftantiam  )  illud  dì  aut  materia ,  aut 
torma ,  aut  còmpoiìtum  5  fed  repugnantiterum  tot  di- 
uerfee  rerum  natura ,  quales  funt  aues ,  limaces ,  faxa, 
fagittae.,  niues,  fumi,  gran  din  cs,  pifees ,  &c.  qua;  tamen 
omnia  ipeae ,  &  genere  difterentia  mouerentur  a  natu- 
ra fua  circulari  tejr;  ipia  naturis  diiierfìflìma ,  &c. 

SALV.  Se  quejk  cofe  nominate  fono  di  nature  diuerfe  ,  eie  co  fé 
di  nature  diuerfi  non  poffono  batter' vn  moto  comune ,  bijo- 
gnerà ,  quando  fi  debba  jbdisfare  a  tutte,  penfar 'ad  altro,  che 
a  due  moti  folamtnte  i?i  su  ,  e  in  giù  ,  e  fé  fine  deue  trottar 
vno  per  le  freccìe,vno  per  le  lumache,  vn'  altro  per  ifaJ]i,vno 
per  ipèfcij  bìfogn  era  penfar  e  anco  a  i  lombrichi  ,eai  topazi/  , 
e  all'agarico,  c'ae  non  firn  men  di  ferenti  di  natura  tra  di  loro, 
■  che  la  gragnolila,  e  la  nette  . 

SIMP.  Par  eoe  voi  ve.  ne  burliate  dì quejlì  argomenti . 

SALV-  ^Anzi  nò  signor  Simplicio ,  ma  giàjie  rifpofìo  difopra , 

cioè, 


Del  Galileo.  235 

ti  de,  che  fé  vn  moto  ingiù,  b  vero  in  sii  può  ccnuenire  alle  ca- 
ie nominate, potrà  non  meno  co'nuenir  loro  vn  circolare  ■  e 
Jìando  nella  dottrina  Peripatetica,  non  porrete  voi  diuerf  i 
maggiore  tra  vna  cometa  elementare,  e  vna  jiella  celesle ,  chi 
ti  a  vnpefee,  e  vn'vccello  i  e  pur  quelle  fì  muouono  amen  due 
Circolarmente.  H  or  feguite  il  fecondo  argumento  . 
SIMT.  Si  terra  ftarei  per  voluntatem  Dei ,  rotarent  ne  es- 
tera an  non:  li  hoc  ralliim  e!l  A  natura  gyrari,iì  illud,  re- 
deunt  priores  quailiones  ?  oc  lane  mirimi  eiiet,  quoj 
Gauia  pifciculo,  Alauda  nidulo  ilio ,  &  Corims  limaci, 
petreeq;  edam  volens  imminere  non  po.net . 

%ALV.  lo  per  me  darei  vna  rifpoBa  generale  ,che  dato  per  volon- 
tà di  Dio,  che  la  terra  cejjajfe  dalla  vertigine  diurna ,  quegli 
vccellifanbber  tutto  quello,  che  alla  medefìma  volata  di  Dio 
piacejfe.  Ma  fé  pur  cote/lo  autore  def derafie  vna  più  partico- 
lar  rifpoJla,gh  direi,  che  e'  fare b ber  tutto  l'oppo/ito  di  quello, 
che  e  facejfero,quado  ,metre  eglino  feparati  dalla  terra  fi  trat- 
tenejfer  per  ariaal  globo  ttrreflre per  volontà  Diurna,  fìmet* 
tejfe  inafpettatamente  in  vn  moto prccipitofijfimo:  tocca  bora 
a  que fì autore,  ad  ajfìcurarci  di  quello,  che  in  tal  cafo  accade- 
rebbe  * 

SAGR.  'Digrada  Sign.  Saluiati  concedete  a  mia  richieda,  a  que* 
Jt 'autore,  che  fermandofì  la  terra  per  volontà  di  Dio ,  l'altre 
cofe  da  quella  f eparate  continuajfer  di  andar  in  volta  del  n  ot- 
turai mouimento  loro ,  e  f enti  amo  quali  imponibili ,  o  incon- 
uenienti  ne  feguirebbero:  perche  io  per  me  non  so  veder  difor- 
dini  maggiori  di  quefli,  che  produce  l'autor  medefimo,cioe,cbi 
l'allodole,  ancorché  le  volejfero ,  nonfipotrebber  trattener fo- 
pra  i  nidi  loro,  ne  i  corbifopra  le  lumache ,  ofopra  ifaffi:  dal 
che  ne  feguirebbe,  che  a  icorbi  conuerrebbe patirfi  la  voglia—» 
delle  lumache,  egl'alludolinifi  morrebber  di  fame ,  e  di  fred- 
do, non  potendo  efier  ne  imbeccati,  ne  couati  dalle  lor  maàrì^. 
Quejia  e  tutta  la  rouina  ch'io  so  ritrar ,  che  feguirebbe  fi  ante 
il  detto  dell 'autore .  Vedete  voi  Sign.  Simplicio ,  fé  maggiori 
inconuenienti  feguir  ne  douejfero  . 

$lMp.  lo  non  ne  so  feorger  di  maggiori ,  ma  e  ben  credibile ,  che 
V autore  cifeorga  oltre  a  quefìi  altri  difordini  in  natura  ,  che 
forfè  per  fuoi  degni  ri/petti  non  ha  volfuti  produrre .  Segui* 
rò  dunque  la  terza  inììanza .  In  fuper  qui  fit  vt  iftae  res  ta 
variai  tantum  moueantur  ab  Occafuin  Ortum  paralle- 
la» 


*3  £  "  Dialogo  fecondo 

Ise  ad&qttatorem?  vt  iempcr  xnoueantur,  numquafli| 

quieilant  ? 

$ALV.  cMuouonfìda  Occidente  in  Oriente  parallele  aW  Equino» 
zialefenzafermarfi,  in  quella  maniera  appunto  ,  che  voi  «•#• 
deie ,  che  le  Stelle jìffe fi  muouano  da  Leu  ante  a  Ponente  pah 
ralk  le  ali 'Equinoziale  ferìza  fermarfi . 

tlMP.  Quare  quo  font  altiores  celerius  ,  quo  humiliorcs 
tardius  ? 

%ALV.  Perche  in  vna  sfera,  ò  in  vn  ter  ch'io ,  che  fi  volga  intorni 
alfuo  centro ,  le  parti  più  remote  deferiuono  cerchi  maggiori* 
t  le  più  vicine  gli  deferiuono  nelVifieffo  tempo  minori , 
IMP.  Quare  quae  iEquin  odiali  propiores  in  maiori ,  qux 
remotiores  in  minori  circolo  feruntur  ì 

S4JLV.  Perimmitar  la  sfera  HtUata,  nella  quale  le  giù  vicine  ai- 
V Equinoziale  fi  muouorì  ìri  cerchi  maggiori ,  che  le  più  lon- 
tane . 

&IMP.  Quare  Pila  cade  fub  ^Equinoziali  tota  circa  ccntru 
terrs  ambitu  maximo ,  celeritate  incredibili  >  fub  polo 
vero  circa  centrum  proprium  gyro  nullo ,  tarditate  i  u- 
prema  volueretur  ì 

SALV.  Perimmitar  le  Stelle  deljirmamento,  chefarebbon  Vijtef* 
fojjel  moto  diurno  fuffe  loro . 

SIM'P.  Quare  eadem  rcs?pila  vgr.  plumbea,*!  femel  ferrar» 

circuiuit  deferipto  circulomaximo,eamdem  vbiq;  non 

circummigret  fecundum   circulum  maximum  ,  fed 

translata  extra  ^quinodialcm  in  circulis  m'iAoribus  a- 

^getur  / 

SALV.  Perche  così  farebbero ,  anzi  pure  hanno  fatto  in  dottrine 
di  Tolomeo  alcune  Stelle fiffe,  che  già  erano  vìcinijfme  all' E" 
quinoziale ,  e  deferiueuan  cerchi  grandijjìmi ,  &  bora  che  nò 
fon  lontane  gli  deferiuon  minori* 

SAGR.  Oh  s  io  poteffi  tenere  a  mente  tutte  quejle  belle  cofe,mi par- 
rebbe pur  d'bauer fatto  il  grand 'acqui/io  ;  bifogna  Sig.  Sim- 
plicio, che  voi  me  lo  prejìiate  quefìo  libretto ,  perche  egli  e  for- 
za ,  cheperentro  vijìa  vn  mare  di  cofe peregrine $  ^T  efquifi- 
ÙJJÌme . 
$JMP.  Io  ve  ne  faro  vnpreftnte . 
SAGR.  Oh  quejio  nò,  io  non  ve  nepriuerei mai  \  ma  fon  Jìnittjf 

ancora  le  interrogazioni  i 
SJMP*  Signor  no:  finite  pure ,  Si  latio  circularis  grauibus,  oc 

kuibus 


Del  Galileo?  tif 

fcuibus  efl:  naturalis,  qualis  eftea  quse'fit  fecudu  linear» 
re&am  ?  nam  il  naturalis ,  quomodo ,  &  is  motus  qui 
circuiti  eft,  naturalis  eft,  cum  ipecie  difFerat  à  redo.* 
li  violcntus ,  qui  fit  vt  miilìle  ignitum  furfum  euolans 
(cintilloium  caput  iurfum  à  terra,  non  autemjcircum 
voluatur ,  &c. 

$ALV*  Già  mille  volte  fi  e  detto ,  che  il  moto  circolare  e  naturale 
del  tutto,  e  delle  parti ,  mentre  fono  in  ottima  difpofizione ,  il 
retto  e  per  ridurr  all'ordine  le  parti  difordinate;fe  ben  meglio 
4  dire  3  che  maini  ordinate ,  ne  di/ordinate  nonfimuouon  di  Del  moto  mi- 
moto  retto ,  ma  di  vn  moto  mifto ,  che  anco potrebb yejfer  circo-  ft°* noi  non-^ 
iarefehietto  ;  ma  a  noi  rejìa  vifibile,  e  ojferuabile  vna  partii  pS^^ircola* 
fola  di  quefio  moto  mifìo2cioè  la  parte  del  rettor  recandoci  l'ai'  £e  t  perchè  d» 
tra  parte  del  circolare  impercettibile,  perchè  noi  ancora  lo  par-  quella    fìamq 
ticipiamo  :  e  quefio  rifponde  a  i  razzi ,  //  quali  fi  muouono  in  partecipi» 
su-,  e  in  giro  ;  ma  noi  nonpojjìamo  difiinguer'il  circolare,per- 
(he  di  quello  ci  mouiamo  ^m'ancora  :  ma  quefi  autore  non** 
credo,  che  habbia  mai  capita  quejia  mijìioneì poiché  fi  vede  co- 
me egli  refoluiamente  dice,  che  i  razzi  vanno  in  su  a  diritto  p 
e  non  vanno  altrimenti  in  giro  ► 

S1MP.  Quarecétrumlpherfdelapraerub  iEquatore  ipiram 
deferibit  in  eius  plano,  liib  alijs  parallelis  ipiram  deferì- 
bit  in  cono  2  mb  polo  deicendit  inaxe  lineam  giralem> 
decurrensin  fuperficie  cilindrica  coniignatam  ì 

SAL  V.  Perchè  delle  linee  tirate  dal  centro  alla  circonferenza  della 
sfera  j  che  fon  quelle  per  le  quali  ìgraui  defcendono,queUa^*  » 
che  termina  nell'Equinoziale  difegna  vn  cerchio,  e  quelle,cht 
terminano  in  altri  paralleli  defcrìuon  fuperficie  coniche  ;  e-» 
Vajfe  non  deferiue  altro ,  ma  fi  refi  a  nell'efserfuo .  E  fé  io  vi 
debbo  dire  il  mio  parer  liberamente,  diro ,  che  non  so  ritrarre 
da  tutte  quetfe  interrogazioni  cojlrutto  nijfuno  ,  che  rilieui 
contro  al  moto  della  terragerebe  s'io  domàdajfi  a  quefi  auto» 
re  (  concedutogli ,  che  la  terra  nonfimuoua  )  quello ,  che  ac- 
cader ebbe  di  tutti  quefii  particolari ,  dato  che  ella  fi  mouefie9 
tome  vuole  il  Copernico  :fon  benficuro,  che  e*  direbbe,  che  nt 
feguirebbon  tutti  quefii  effetti,  che  egli adejfo  oppone,  cometa 
inconuenienti  per  rimuouer  la  mobilità  ;  talchi  nella  mente  di 
quefi'huomo  le  confeguenze  necejfarie  vengon  reputate  affùr» 
ai:  ma  digrazia  Jè  ci  è  altro,  fpediamoci  da  quefio  tedio  * 

9jMP»  In  quefio,  ebefegue  ci  g  contro  al  Copemico,efuoiJègua* 

tijht 


*3$  Dialogo  fecondo 

ci,  che  voglion,cheil  moto  delle  parti  feparate  dal  fu  o  tutto J?4 
folo  per  riunir  fi  al  fuo  ttitto  ;  ma  che  naturale  ajfolutamente 
Jìa  il  muouerfi  circolarmente  alla  vertigine  diurna  ;  contro  a 
i  quali  in  fi  a  dicendo,  che  conforme  all' oppinion  di  cojloro;  Si 
tota  terra,  vnà  cum  aqua  in  nihilum  redigere  tur,  nulla 
grando,  aut  pluuia  è  nube  decideret,  fed  naturaliter  ta- 
tuili circumferrctur,  neq;  ignis  vllus ,  aut  igneum  afeé- 
deret,  cum  illorum  non  improbabili  fentètia  ignis  nul- 
lusiltiupra. 

%ALV.  La  prouidenza  di  queflo  fìlofofo  e  mirabile  ,  e  degna  di 
gran  lode  ;-attef oche  e'  non  fi  contenta  dipenfare  alle  cofe ,  che 
potrebbon  accadere,Jìante  il  corfo  della  natura,  ma  vuol  tro- 
var fi  prouuiflo  in  occafione ,  chefeguìjfero  di  quelle  cofe ,  che 
f  Mutamente  fi  sa,  che  non  fono  mai  per feguire  .  Io  voglio 
ique, per  fentir  qualche  bella  fottigliezza,  concedergli ,  che 
quando  la  terra,e  l'acqua  andajfero  in  niente,  ni  le  grandini, 
ne  la  pioggia  caclejfero  più,  ne  le  materie  ignee  andajfirpiu  in 
alto,  ma  fi  trattenejfer  girando;  che  farà  poi  i  e  eh  e.  mi  oppor- 
rà ilfilofofo  { .  y  ■ 

SIMT.  Loppqfìzione  e  nelle  parole  che feguono  immediatamen- 
te; eccole  qui .  Quibus  tamen  experientia,&:  ratio  aduer- 
fàtur . 

$ALV.  Hora  mi  conuien  cedere ,  poiché  egli  ha  fi  gran  vantaggio 
fopra  di  me ,  qua Tè  l'ejperienza,  della  [quale  io  manco  ;  perche 
fin  bora  non  mi  fon  mai  incontrato  invedereì.cke'liglpbo  ter- 
rejtre,  con  l'elemento  dell' acqua  fa  andato  in  niente,  fi  ch'io 
habbià  potuto  ojferuare  quelche  in  queflo  piccol finimondo  fa- 
ceva lagragnuola,e  l 'acqua.  ^Ma  ci  die' egli  almanco  per  no- 
fìra  fetenza  quelche  faceuano  / 

SIMP.  Non  lo  dice  altrimenti . 

SALV.  Cagherei  qualfiuoglìa  coja  a  potermi  abboccar  con  quella 
per  fona ,  per  domandargli  rfe  quando  queflo  globo  fparì ,  e' 
porto  via  ano  il  centro  comune  della grauità,ficom'io  credo, 
nelqual  cafo,penfo,  che  la  grandine,  e  l'acqua  reftajfero,come 
,  infenfate,  efelide  tra  le  nugole fin za  faper,  chefarfidi  loro; 
ì     pottrdbe  anco  ejfer ,  che  attratte  da  quel  grande  fpazio  va- 
cuo, lafciato  mediante  la  partita  del  globo  terreflre  ,fi  rarefa- 
.  ceffer  tutti  gli  ambienti,  &  in  p  articolar  laria,cbe  e  sommamen- 
te difiraibile,e  concorrefero  con  fomma  velocità  a  riempierlo; 
e  forfè  ì  corpi  più foUdi,  e  materiali ,  come  gli  vccelli ,  che  pur 

di  ra- 


Del  Galileo.  t$'$ 

di  ragione  ne  doueuano  efser\molti per  aria  jì\rìtirarorto  pia 
verjò  il  centro  della  grande  sfera  vacua  (  che  par  ben  ragio- 
neuole,  che  alle  fuflanze,  che  [otto  minor  mole  contengono  af- 
fai materia,  fieno  a/segnati  i  luoghi  più  angufti,  lafciando  al- 
le  più  rarei  più  ampli  )  e  quiui,mortijì finalmente  di  fame ,  e 
rifiuti  in  terra,  f or  mafserovn  nuouo  globettino,  con  quella 
poca  di  acqua  ,  chejìtrouaua  all' bora  tra'  nugoli .  Potrebbe 
anco  effere,  che  le  medefime  materie,  come  quelle,  che  non  veg- 
gon  lume  non  s '  accorgejfero  della  partita  della  terra,  e  che  al- 
la cieca  fcendejfero  al j olito penj andò  d' incontrarla^  apoco  a. 
poco  fi  conducejfero  al  centro ,  doue  anco  di  pref ente  andreb- 
bero, fé  l'ijlefb  globo  non  l'impedifle .  E  finalmente  per  dare 
a  quefìofilofofo  vna  meno  irrifoluta  rijpojìa ,  gli  dico ,  che  so 
tanto  di  quel  che  feguirebbe  dopo  V annichilazione  del  globo 
terrejire,  quanto  egli  haurebbe  faputo,  che fujfe per feguir  di 
ejfo,  &  intorno  ad  ejfo  ,  auanti ,  che  fujfe  creato  :  e  perchè  io 
fonficuro,  eh' e  direbbe,  che  nonjifarebbe,ne  anco  potuto  im- 
maginare nijfuna  delle  cofefeguite ,  delle  quali  la  fola  efpe- 
rienza  l'ha  fatto  feienziato,  dourà  non  mi  negar  perdono ,  e 
feufarmi  s'io  non  so  quel  che  egli  sa  delie  cofe,  che  feguirebbero 
doppo  l 'annichilazione  di  eflo globo  ;  attefoche  io  manco  di 
quefi' efperienza  ,  che  egli  ha  .  'Dite  bora  fé  ci  e  altra  cofa . 

HMP.  Ci  e  quejla  figura ,  che  rapprefenta  il  globo  terrejire  con 
vna  gran  cauità  intorno  alfuo  centro ,  ripiena  d'aria  ;  e  per 
mojlrare ,  cheigrauinonji  muouono  in  già  per  vnirji  co'l 
globo  terrejire ,  come  dice  il  Copernico ,  cojlituifce  quejla  pie- 
tra nel  centro',  e  domanda  pqfta  in  libertà  quel  che  ellafareb- 
be',  &  vn  altra  ne  pone  nella  concauità  di  quejla  gran  cauer- 
na ,  e  fa  l'iflejfa  interrogazione .  Dicendo  quanto  alla  prima» 
Lapis  in  centro  conftitutus  aut  afeendet  ad  terram  in 
punitimi  aliquod,  aut  non.  Si  fecundum  :  falfum  eft 
partes  ob  folam  ieiunótionem  à  toto  ad  illud  moucri.Si 
primum  omnis  ratio,  &  experientia  renititur,  neq;  gra- 
ma in  fuaegrauitatis  centro  conquiefeent.  Item  flfuf- 
penius  lapis  liberatus  decidat  in  centrimi,  fepara  bit  fé  i 
toto  contra  Copernicum,  ììpendeatrefragatur  omnii 
expericntia,  cum videamus integro s  fornices corruere. 

SiALV.  Ri/ponderò,  benché  con  mio  di fauuant aggio  grande,  già 
che  fon  alle  mani  con  chi  ha  veduto  per  efperienza  ciò  ,  cht^ 
f armo  quejìi  fa/fi  in  quejla  gran  cauerna  ;  cofa  che  non—* 


£$5  Dialogofecondó 

bò  vedutalo;  t  diro,  che  credo,  che  prima  fiano  le  eojegrauìf 
^f  ima  fono  le  (be  n  centro  comune  della  grauità  ;  fi  che  non  vn  centro ,  e  bq 
«afe  le  graia ,  ^     nQn  n    c^e  vn  punìQ  j^diui/tbile ,  e  pero  di  nelfu  na  effi<* 

«he  il  centro  .     c         „       ,  *  J,       r  *.  .  Jf      ,    -v* 

«iella  aranità»         tacui,fia  quello,  che  attragga  aje  le  materie graut,  ma  che  e/Se 

materie  cofpirando  naturalmente  alXvnione ,  fi  formino  vn 
eomun  centro,  che  e  quellojntorno  al  quale  confifiono  parti 
ài  eguali  momenti  :  onde  filmo ,  che  trasferendo/i  il  grandi^» 
aggregato  de  i graui  in  qualfiuoglia  luogo,  le  particelle,  ch<Lu 
dal  ttiìto fujfer  ftp  arate  lo feguir  ebbero,  e  non  impedite  lo  pe- 
Trafponédofì  netrer  ebbero  fin  doue  trcuajfero  parti  men  graui  di  loro  :  ma\ 

%\  grad  a.o|r^*  geruenuiefin  doue  i  ine  onìr afferò  in  materie)più  graui ,  non 
ui  le  particel-  Jèenderebber  più  .  Eperòfiimo ,  che  nella  cauerna  ripiena—* 
le  feparate  da  d'aria  tutta  la  volta  premerebbe ,  e  filo  violentemente  fi  fo- 

ttìo lo  fegui*  denterebbe  fopra  quell'aria,  quando  la  durezza  nonpotefss 
teobono .  tfser  fuperata ,  e  rotta  dallagrauità  ;  mafia/fi  fiaccati,  credo, 

she  fenderebbero  al  centro ,  e  non  foprannoterebbero  all' a* 
ria  ;  ni  per  ciò  fi  potrebbe  dire ,  che  non  fi  mouefsero  alfua 
tutto ,  mouendofilà,doue  tutte  le  parti  del  tutto  fi  mouer  ebbe* 
ro,  quando  nonfufsero  impedite* 
Si MP. Quel  che  refiaecerto  errore,chyeì  nota  in  vnfeguacedel  Co- 
pernico, il  quale  facendo ,  che  la  terra  Jìmuoua  del  moto  an- 
nuo,e  del  diurno  in  quella  guifa,ch  e  la  ruota  del  carro  fi  muO' 
uè  fopra  il  cerchio  della  terra,  <txinfefiejsa,  veniua  a  fare ,  ò 
il  globo  terrefire  troppo  grande ,  o  l'orbe  magno  troppa  picco- 
lo; attefoctìè  $  6$ .  r  evoluzioni  dell' Equinoziale, fon  meno  af- 
fai, che  la  circonferenza  dell'orbe  magno . 
ZALV.  Auuertite  ,  che  voi  equiuocate  ,  e  dite  il  contrario  di 
quello,  che  bifogna,chefiafc ritto  nel  libretto;  imperocché  bifo- 
gnadire ,  che  quel  tale  autore  veniua  a  fare  il  globo  terrefire 
troppo  piccolo ,  ò  l'orbe  magno  troppo  grande ,  e  non  il  terre- 
fire troppo  grande,  e  l'annuo  troppo  piccolo . 
SIMP.  L'equiuoco  non  e  altrimenti  mio  :  ecco  qui  le  parole  del 
libretto.  Non videt,quodvelcirculum animimi  a*quo 
minorem,  vel  orbem  tcrreumiufto  multò  fabricer.  ma* 
iorem . 
SALV.  Se  il  primo  autore  h  abbia  errato,  io  non  lo  pofso  fapere> 
poiché  V  autor  del  libretto  no  lo  nomina,  ma  bene  mamfefio,  e 
inef cuf abile  Verr  or  del  libretto ,  kabbia,  b  non  habbia  errata 
quel  primo  feguace  del  Copernico  ,  poiché  quel  del  libretto 
trapafiafenza  accorgerai  vnerror fi  materiale,  e  non  lo  nota, 

e  non 


Del  Galileo 1  H* 

t  non  lo  emenda  .  Ma  queflofìagli  perdonato,  come  errore** 

più  toslo  d'inauertenza  ,  che  d'altro .  Oltre  che,  fé  non,ctìio 

fono  ornai  /fracco,  efazio  di  pia  lungamente  occuparmi ,  e  Non  remi  gaa 

con  fumare  il  tempo ,  con  affai  poca  vtilità  in  quelle  molto  leg- l}  P.oter»  con 

.  J .    ,  .    r.  ■  JJ  rf  v  ■''       ,n  i      /    la  circonderei! 

gieri  aUercaziom, potrei  mojtrare,  come  non  e  tmpoj/tbUe,cbe  za  dl  yn  cer. 

vn  cerchio,anco  no  maggior  d'vna  ruota  d'vn cartolo  l  dar  dio  piccolo  , 

no  pur  3  6  $  .ma  anco  meno  di  2,0 .  reuoluzioni,può  deferiuere,  e  poche  volte' 

o  mifurare  la  circonferenza  non  pur  dell'orbe  magno ,  ma  di  riuolcaco  mi- 

vno  mille  volte  maggiore  ;  e  queììo  dico  per  mofirare ,  che  no  jjljjj^  Vna_J 

mancano  fottigliezze  affai  maggiori  di  quejla,  con  la  qualts  linea  maggio- 

que R autore  nota  l'errordel  Copernico:  ma  digrazia  re/pi-  re  di  qual   fi 

riamo  vnpoco ,  per  venir  poi  a  quefi altro  filofofo  oppojìtor  voglia  gradii* 

del  mede/imo  Copernico.  fimo  cerchi®, 

SAGR.  Veramente  ne  ho  bifogno  io  ancora;  benché  habbìa  fola* 
mente  affaticato  gli  orecchi  ;  e  quando  iopenfajfì  di  non  ha- 
nera  fentir  cofe  piuingegnofe  in  que  fi' altro  autore ,  non  so 
s'io  mi  rifolueffì a  andarmene  ai frefehi  in  gondola  . 

SI  MT.  Credo,  chefentirete  cofe  di  maggior  polfo  ;  perche  quejl'ì 
flofofo  confumatiffìmo,  e  anco  gran  matematico ,  &  ha  con* 
futato  T icone  in  materia  delle  comete ,  e  delle Jìelle  nuoue* 

"SALV.  E  egli  forfè  l'autor  medejimo  dell'  Antiticone  ? 

S1MP.  E  quello  /iefo;  ma  la  confutazione  contro  alle  Belle  nuo- 
ue  non  e  nell'  Antiticone  ,fe  non  in  quanto  è"  dimojlra ,  ch<L-* 
elle  non  erano  progiudiziali  all'  inalter  abilità,  <&?  ingenerati- 
lità  del  Cielo,  Ji  come  già  vidiffi;  ma  doppo  V  Antiticone  ha- 
uendo  trouato per  via  di  Tarallaffe  modo  di  dimoftrare,  che 
ejfe  ancora  fon  cofe  elementari,  e  contenute  dentro  alconcauo 
della  Luna,  ha  fritto  quejì' altro  libro;  De  tribus  nouis 
ftellis,&c.  & '  inferitoui  anco  gli  argomenti  contro  al  Co- 
pernico :  io  falera  volta  vi  produfsi  quello ,  ch'egli  haueua—» 
fritto  circa  quefìe  (Ielle  nuoue  nell'  Antiticone,  doue  egli  non 
negaua,  che  le  f afferò  nel  Cielo;ma  dimoflraua,  che  la  hr pro- 
duzione non  alteraua  l'in  alter  abilità  del  Cielo,e  ciò  facci/ egli 
eon  dfeorfo puro  flofof/co ,nel  modo,  ch'io  vi  diffì.  E  non  mi 
fouuene  di  dir  ui,  come  dipoihaueua  trouato  modo  di  rimuo- 
utrlt  dal  del); perche  procedendo  egli  in  quesla  confutazio- 
ne pr  V;a  di  computi, e  di  ^Parallajfì,  materie  poco  b  niente^ 
comprtftda  me  ,  non  l'haueuo  lette;  efolo  haueuo  fatto  fìu- 
diofopra  quefìe  injlanze  contro  al  moto  dilla  terra ,  che  fon 
pure  naturali . 

2^       Intendo 


Nella,  opi- 
nion del  Co- 
pernico n"  gua 
Ha  il  criterio 
della  fUoioria, 


Il  moto  co- 
rniate è  come 
fc  non  f  alfe. 
Si  confuta  in 
altra  maniera 
1!  argomento 
prelo  da  i  ca- 
denti a  per- 
pendicolo . 


a  4  *  Dial  ogo  fecondo 

SALIT.  Intendo  beni/fimo,  e  conuerrà  doppo  ,  che  hauremofentite 
le  oppqftzioni  al  Copernico ,  chefentiamo  ,  b  vergiamo  alme- 
no la  maniera)  con  la  quale  per  via  diparallajfedimofira  ef- 
férejiate  elementari  quelle  nuoue  fielle ,  che  tanti  Aflronomi 
dì  gran  nome.cojlituiron  tutti  altifjlme ,  e  tra  le  fielle  del  fir- 
mamento ;  e  come  quefì 'autore  conduce  a  termine  vna  tanta 
tmprefa  dì  ritirar  di  Cielo  le  nuoue  felle,  fin  dentro  alla  sfe- 
raelementare,  fari  bm  degno  d'efser grandemente  efaltato,  e 
trasferito  ejfo  tra  lejieUe,  b  almeno,  che  per  fama  fìa  tra  quel- 
le eternato  ilfuo  nome  .  TPeròfpediamici  quanto  prima  da, 
quefia  parte,  che  oppone  ali 'oppinion  del.  Copernico^  comin- 
ciate a  portare  lefueJnJianze.. 

SIJUP.  Quefienon  occorrerà  leggerle  ad  verbum,  perche  fono 
molto  proliffe;  ma  io ,  come  vedete,  nel  leggerle  attentamente 
più  volterò  contrajfegnato  nella  margine  le  parole  doue.  con- 
JÌJìe  tutto  il  neruo  della  dimojir  azione ,  e  quella  ba  fiera  legge- 
re .  Il  primo  argomento  comincia  qui .  Et  primo  il  opinio 
Copernici  recipiatur  Criterium  naturalis  Philofophiae 
ni  prorfus  tollatur  ,  vehementer  faltem  labefàdari  vi- 
detur  ...  //  qualGriterio  vuole  fecondo  r opinione  di  tutte  le 
fette  de1  Filofof ,  cheilfenfo,  e  l' efperienza  Jiano  le  nojirz^- 
forte  neljilofofare  ;  ma  nella  pqfìzion  del  Copernico  i  fenfi 
vengono  a  ingannar/i  grandemente ,  mentre  viabilmente 
feorgono da.vicino  in  mezi.purij]ìmi,i  corpi  grauijjìmì  fen- 
der rettamente  a  perpendicolo  ,  ne  mai  deuiar  vnfol  capello 
dalla  lìnea  retta;  contuiiocià  per  il  Copernico  la  vifia  in  coft' 
tanta  chiara  s'inganna ,  e  quel  muto  non  e  altrimenti  retto  f 
ma  mi  fio  di  retto,  e  circolare . 

SALV.  Quefio  è  il  primo  argomento,  che  Arijìotile,.e  Tolomeo  ,  e 
tutti  i  lor  feguaci producono ,  al  quale  si  e  abbondantemente 
rifpofio,  e  mofirato  il  paralogifmo  -,  <£j"  a  fai  apertamente  di- 
chiarato) come  il  moto  comune  a  noi,ÌX  agli  altri  mobili,  è -co- 
me fé  non  fufe;ma  perche  le  conclufìonì  vere  Hanno  mille  fa- 
uoreuoli  rincontri,  che  le  confermano ,  voglio  in  grazia  di 
quefio filofofo  aggiunger  qualche  altra  co  fa;  e  voi  Sign.  Sim- 
plicio facendo  la  parte  fua,  rispondetemi  alle  domande.;  e  pri- 
ma ditemi,  che  effetto  fa  invoiquella-pietraj  la  quale  cadendo* 
dalla  cima  della  Torre ,  e  cagione ,  che  voi  di  tal  mouìmento 
vi  accorgiate;  perche fé l  fuo cadere  nulla  dì  più ,  ò  di  nuouo* 
operaffein.voi.di  quello,  cbejt  operaua  la  fua  quiete  in  cimai 

della 


Del  Galileo .  2,43 

de  Ha  Torre ,  voificur Amente  non  vi  accorgere/le  della  fuo—» 
/cefo,  ne  diBinguerefte  il  fuo  muouerfi  dal  fuo  fear ferma . 
SIMP.  Comprendo  il  fuo  difendere  in  relazione  alla  Torre, 
perche  hor  la  veggo  a  canto  a  vn  tal  fegno  diejfa  Torre  ,poi 
ad  vn  bajfv}  e  cosi  fuc  ceduamente  fin  che  la f cor go  giunta  in 
terra  . 
SALV.  ^Adunque  ,fe  quella  pietra  fit fé  caduta  dagli  artigli  d'v- 
na  volante  Aquila  ,  efcendejfepcr  lafmplice  aria  inuifìbile, 
e  voi  non  bauc/ìe  altro  oggetto  vifìbile,  efiabilecon  chi  far  pa- 
rallelo di  quella,  nonpotreBe  il  feto  moto  comprenderei 
SIMP.  lAnzipur  men' accorgerei ,  poiché  per  vederla  mentre  èCndefìcom- 
altijfima,mi  conuerrebbe  alzarla  tejia,  e  fecondo  ,  ch'ella  ve-  prenda  ilmo- 
nife  calando  mi  bifogn  crebbe abbacarla,  £r in  fommatnuo-1®  "'  vn  ca~ 
iter  continuamente ,  p  quella ,  agli  occhi,  fecondando  il  feto 
moto . 
SALV.  lì  ora  bautte  data  la  vera  rìfpojìa  ;  voi  conofeete  dunque 
la  quiete  diquelfajfo,  mentrefenza  muouer  punto  l'occhio  ve 
lo  vedtte fempre  aitanti ,  econofceie,  eh' ei fi  muoue ,  quando   \\  motodellv 
per  non  lo  perder  di  vijla,  vi  conuien  muouer  l'organo  della  occhio  ci  ar~ 
vifìa ,  cioè  rocchio  .   Adunque  ititi au olia che  ,•  'fenza  muouer  gujfce  d  moto 
mai  l'occhio  voi  vi  vedejle  continuamente  vn  oggetto  nell'i-  V  J?» 
flefo  afpetto,  fempre  lo  giudicherete  immobile  . 
SIMP.   Cndo,  che  cosi  bifognajfe neccjfariamente  . 
SALV.  Figurateui bora  d'ejfefin  vna  naùe>e  d'hauerf fiato  l'oc- 
chio alla  punta  dell'antenna  ;  credete  voi,  che  ,  perche  la  natte 
fi  muoue  fé  anco  vtlociffìmamenie,  vi  bi fogna/Se  muouer  l oc- 
chio per  mantener  la  vifìa  fempre  alla  punta  dell'antenna ,  e 
feguitare  il  fuo  moto  t 
SIMP'.  Sonficuro,  che  non  bifogner  ebbe  far  mutazion  nefuna , 
e  che  non  fio  la  vijìa,  ma  quando  io  v'hauejjì  drizzato  la.^> 
mira  d'vnarcbibufo  ,  mai  per  qualsiuoglia  moto  della  naue  , 
non  mi  bifognerebbe  muouerla  vnpclo  ,per  manteherutl'X-> 
aggiuflata . 
SALV.  E  quesìo  auuiene,pefthì  il  moto  ,  che  confr'fce  la'  naue 
all'antenna ,  lo  confrifce  anche  a  voi,  ffi  al  voBrò  occhio  ;Jì 
che  non  vi  conuien  muouerlo  punto  per  rimirar  la  cima  del- 
l'antenna; (ir  in  confguenza  ella  vi  apparifee  immobile. No- 
ra trasferite  quejlu  difeorfo  alla  vertigine  della  terra  ,  &  al 
fajfo  pò  fio  in  cima  della  Torre,  riti  quale  voi  non  potete  di- 
fcernereil  moto ,  perche  qutl  mouimentQ i)  che  bifogn  a ,p£rfe~ 

Q^_2        guido  ■ 


*44-  Dialogo  fecondo 

guirlol  bautte  voi  comunemente,  con  lui  dalla  terra  y  ne  vt 
conuien  muouer  l 'occhio  .  Quando  poi  gli  fopraggiugne  il 
moto  all'ingiu ,  che  e  fuo  particolare ,  e  non  vojlro ,  e  che  fi 
me/cola  co' 7 circolare,  la  parte  del  circolare ,  che  e  comune  del- 
la pietra,  e  dell'occhio,  continua  d'effer "impercettìbile,  efolofi 
fdfnfibile  tiretto  , perche , per feguir la ,  vi  conuien  muouer 
l'occhio  abbuffandolo .  Vorrei  per  tor  d'error  quejìo  filofofa 
potergli  dire ,  che  vna  volta  andando  in  barca  ,  facejfe  d'uà' 
Efperiéza.che'  uerui  vn  va/o  affai  profondo  pieno  d' acqua,  <£r  haueffe  acco- 
iTioKra,  come  modato  vna  palla  di  cera  ,  od 'altra  materia,  che  lenti/sima- 

1J:OCOC  mu  mente  [tende Ile  al  fondo  ,  fi  che  in  vn  minuto  d' bora  appena 

iLuie,  calajje  vn  braccio,  e facendo  andar  la  barca  quanto  più  velo- 

: , ■  !  ;    03      .    cernente  poteffe, talché  in  vn  minuto  d'hora  facejfe  più  di  cèto 
•         » ■  braccia,leggiermente  immergeffè  nellacqua  la  detta  palla,e  la 
lafciaffe  liberamente fendere ,  e  coti  diligenza  offeruaffe  il  fuo 
moto .  Egli  primieramente  la  vedrebbe  andare,  a  dirittura 
verfo  quel  punto  del  fondo,  delvafo,  doue  tender  ebbe,  quan- 
do la  barcajìeffe ferma  ;  &  adocchio  fuo  -,  &  in  relazione  al 
vafo,  tal  moto  apparirebbe  perpendicolarifsimo  ,  e  rettifimo , 
,  e  pure  non Jì può  dir  che  nonfuffe  compoìfo  dtl  retto  in  giù,  e 
del  circolare  intorno  all' elemento,  dell' acqua  :  E  fé  quefte  cofe 
accaggiono  in  moti  non  naturali ,  ex  in  materie ,  che  noipof- 
fiamo  farne  l'efperienze  nel  loro  fiato  di  quiete,  e  poi  nel  con" 
trario  dtl.moto  ,  e  pur  quanto  ali  apparenza  non  fi  forge  di- 
uerfìtà  alcuna,  e  par  che  ingannino  il  fenfo ,  che  vogliamo  noi 
dijìinguere  circa  alla  terra ,  la  quale  perpetuamente  è  fata—* 
nella  medefìma  coftituziom  quanto  al  moto  ,  0  alla  quietts  ? 
Et  in  qual  tempo  vogliamo  in  effafperimentare.,fe  differen- 
za alcun  a  fi  forge  tra  quefli  accidenti  del  moto  locala  ne'fuoi 
diuerji flati  di  moto,e  di  quiete,  fé  ella  in  vnfolo  di  quejìi  due. 
eternamente  fi  mantien e  l 
SAQR.  Quejli  difeorfi  m'hanno  racconciato  alquanto  lo fiomacof. 
il  quale  queipefei,  e  quelle  lumache  in  parie  mi  haueuano  co- 
turbato;^  il  primo  m'ha  fatto  fouuenire  la  correzione  d'vn" 
errore,  il  quale  ha  tanto  apparenza  di  vero ,  che  non  sa ,  fé  dì- 
mille  vno  non  V ammetteffe per  indubitato .  E  quefìofù,  che 
nauigando  inSoria,e  trouandomi  vn  Telefcopio  affai  buonoy 
Jlatomi  donato  dal  nofìro  comune  amico ,  che  non  molti  gior- 
ni auantiVhaueuainueJìigato,propofì  a  quei  marinari,  che 
.  :     farebbe Jtato idi gran  hnejìzìo  mila  nauigaziom  LadoperarlU* 

sua* 


Del  Galileo .  £41 

sii  la  gaggìa  della  naue,per  i/coprir  vaffellì  da  fontano,  e  rieo- 

nofcergli  :fu  approvato  il  benefizio  ,  ma  oppoBa  la  difficultà    .  Confiderà* 

del  poterlo  vfare,  mediante  il  continuo  fluttuar  della  natie ,  e  f10"6,,0"     ^ 

r-        -ri-        j  li»   //  j         r      •*      ■        *  ..      *    circa '1  pocerfi 

majsims-m  Ju  la  cima  dell  albero  ,  doue  l  agitazione  e  tanto-  yfare  -$  cc]c„ 

maggiere,e  che  meglio  farebbe  fiato  chi  l'baziejfe  potuto  ad  jpe-  feopio  cou  la 
rjrt?  al  piede,  doue  tal  mouimeto  è  minore,  chejn  qual/ìuoglia  medefrma  fa- 
udirò  luogo  del  uaffello .  Io  (non  voglio  afeondere  l'errar.1*™}®  lrt 
mio  )  concorfi nel  mede/imo parere ,  e  per  aÙ  bora  non  repli-  bero  denana- 
cai  altro:  n  e  fiprci  dirui  da  che  muffo  tornai  tra  me  jìejfo  a  ru-  ue  quaas«  ai 
minar /òpra  quello/atto ,  e  finalmente  m  accorfi  della  mia—»  piede  . 
femplicità  (ma  però Jcuf abile  )  fieli  ammetter  per  vero  quello, 
che  è falfifsimot  dico  fai  fo,,  che  lagitazion  majìima  Ideila  gag- 
gia, in  campar azion  della  piccola  del  piede  dell'albero  ,  debba 
render  più  difficile i'v fi  del  Telefiopio  neW incontrar  l'og- 
getto , 
SALV.  Io  farei  fiato  compagno  de  i  marinari ,  $P  anche  vofirQ 

fui  principio  . 
SIMP.  Et  io  parimente  farei  fiato,  e  fono  ancorarne  crederei  co'l 

penfarui  cent'anni  intenderla  altrimenti', 
SA3R.  Potrò  dunque  io  quefìa  volta  farui  a  tut  'i  due  (  come  fi 
dice  )  il  maefiro  addojfo .  E  perche  il  proceder  per  interroga- 
zioni mi  par,  che  dilucidiaffai  le  co  fé),  oltre  al  gufi  o ,  che  fi  ha 
delio J e alzare  il  compagno,  cavandogli  di  bocca \,  quelche  non 
fapeua  difapere,  mi  fruirò  di  tale  artifizio.  E.  prima  iofup- 
pongo,  che  le  naui, fu/te,  ò  altri  legni,  cheficercadifcopnre9 
e  rie  onofe  ere  fieno  lontani  affai ,  cioè  4.  6.  io. ò  20.  miglia , 
perchè, per  nconofeer  i  vicini ,non  e* e  bifogno  d'occhiali:^  in 
sonfeguenza  il  Telefcopiopuo  in  tanta  diftanza  di  4.  b  6.  mi- 
glia comodamente fioprire  tuttofi  vaffello  ,  &  anco  machina 
affai  maggiore.  Hora  io  domando  quali  in  ifpezie,e  quanti  in 
numero  fiano  i  mouimenti ,  che  fi  fanno  nella  gaggia,  depen- 
denti dalla  futiuazion  della  naue . 
SALV.  Figuriamoci,  che  la  naue  vadia  verfo  Leuanie: pri  na  nel 

mar  tranquilli/fimo  non  ci  farebbe  altro  moto,che  queftopro-  \f  nu'menrf 
grejfìuo,  ma  aggiunta  l'agitazion  dell'onde  cenefaràvno,à\$tttVLx\  de- 
che  alzando ,  &"■  abbafsando  vicendeuolmente  la  poppa ,  e  l.i—>  pendenti  dal- 
prua,fa  che  la  gaggia  inclina  innanzi,  e  indietro  ;  altre  onde  *a  fluttuazio- 
facendo  andare  il  va/sello  alla  banda,  piegano  l'albero  a  ^.fle della  naue» 
Jira,  e  afiniftra;  aire  pofson  girare  alquanto  la  naue,  e  farla 
defletter,  diremo  con  l'artimone  dal  dritto  punto  Orientale , 

su 


a  46  Dialogofecondo 

horvtrfo  Greco,  hor  ver/o  Sìrocco  :  altre,  folkuando  per  di 
fitto  la-carina potrebber far  che  la  naue,  fenza  deflettere -,  fi* 
lammteji alzafse,  &.  abbafsafse;&  ìnfimma  par  mi }  che  in 
Due  mutazìo-         fpezie  quefti  mouimentijìen  due,  vnocioe,  che  muta  per  an- 
m  fatte  nel  1  e         gQ\0  la  direzion  del  Tele/copio,  e  l'altro,  che  la  muta ,  diremo 
pendenti  dall'         ?er  ^tnea>fenza  mutar  angolo,  cioì\mantenendo fempre  la  ca- 
aeitazìon  del*-        na- dello  finimento  parallela  afiftefsa  . 
U  nàue .         SA3R. .  Ditemi  apprefio  ;fi  noi  battendo  prima  drizzato  il  Tele- 
fiòpio  lì  a  quella  Torridi  Btirano,lontana  di  quàfii  miglia, 
lo piegafsimo per  angolo  a  de/ira >  ò afini/ira,  ò  -vero  in  su  ■>% 
in  giù  afillamente  quato  evn  nero  d'vgna>che  effetto  cifarcb- 
be  circa  l'incontrar'  efsa  Torre  ? 
$ALV>.  Ce  la  farebbe  immediati  [par  ir  dalla  vifta,perche  vna  tali 
declinazione,  benché  piccoli/sima  qui  >può  importar  là  le  cen- 
tinaia] e  le  migliaia  delle  braccia . 
SAGCI{1  Ma  fi  fenza  mutar  V angolo,  conferuando  fempre  la—» 
cannaparallela  afe  fleffa,  noi  la  trasferi/fimo  10.012.  brac- 
eia  più  lontana  a  dejira,  ò  afini  fira,  in  alioT  ò  a  baffo,  che  ef- 
fetto ci  cagionerebbe  ella  quanto  alla  Torre  i 
SALV. .  tAJfolut amente  impercettibile  ;  perche  fendo  gli fipazìj  qui, 
e  la  contenuti  tra  raggi  paralleli,  le  mutazioni  fatte  qui ,  e  là,, 
conuien  che  fieno  eguali ,  e  perche  lo  fpazio ,  che  fiuopre  là  lo 
Jtrumento  e  capace  di  molte  di  quelle  Torri;  pero  non  la  per- 
deremmo altrimenti  di  vifta . . 
SAGR.  Tornando  bora  alla  naue,pofftàmo  indubitabilmente  af-  - 
fermare ,  che  il  rnuouere  il  Tele/copio  a  dtflra,  ò  afiniflra,  in 
su,  ò ingiù,  ifX  anco  innanzifo  indietro  20.  b  2j.  braccia,ma- 
ienendolo  pero  fempre  parallelo  a  fi  fìefìo,  non  può  fidare  il 
raggio  vifiuo  dal  punto  ojjeruato  nell'oggetto, più  che  le  mede- 
Jìme  2$.  braccia;  e  perche  nella  lontananza  di  8.  ò  io.  miglia- 
la fioperta  dello  firumento  abbrac  e  eia  fpazio  molto  più  largo, 
the  lafufìa ,  0  altro  legno  veduto  ,però  tal  piccola  mutazione  ■ 
non  me  lo  fa  perder  di  villa .  L'impedimento  dunquc,ela—* 
saufa  dello fmarrir  l'oggetto  no  ci  pub  venire,  fi  non  dalla^* 
muiazion  fatta  per  angolo;  già  che  per  l'agitazton  della  naue, 
la  trafportazion  del  Telef copio  m  alto,  ò  a  bajfo,  a  dejira,  b  j* 
fìnifìra ,  non  pub  importai  gran  numero  di  braccia  .  Hor  a 
fupponete  d'hauer  due  Telefiopij  fermati  vno  all'inferiore 
parte  dell'albero  della  naue,e  l'altro  alla  cima  non  pur  dell' aU 
hero,  ma  anco  dell'antenna  altijfima,  quando  con  ejjafifà  la* 

penna. 


Del  Galileo."  147 

penna,  e  che  amenduefien  drizzati  al  va  (fello  dijcojlo  i  o  .mi- 
glia, ditemi,  fé  voi  credete ,  che  per  qua  l  fi  fia  agitazion  del- 
la nane-,  e  inclinazion  dell'albero,  maggior  mutazione, quan- 
to all' angolo, Jì faccia  nella  canna  alti ff ima ,  che  nella  infimaì 
Alzando- vìi  onda  lapmafarà  ben  dare  indietro  la  punta-* 
dell'antenna  30.0  4.0.  braccia  più  che  il  piede  dell'albero  ,  e_> 
verrà  a  ritirar  indietro  la  canna fuperiorc per  tanto  fpazio,e 
la  inf e,  iore  vn  palmo  fol amente  ;  ma  l'angolo  tanto  Ji  altera 
nell'vno  finimento,  quanto  nell'altro,  e  parimente  vn'onda, 
the  venga  per  banda  tra/porta  a  delira,  &  afinifìra  cento 
volte piu  la  canna  alta,  che  labajfa  ;  ma  gli  angoli ,  0  non,  fi 
mutano ,  ojìalterano  egualmente  .  Ma  la  mutazione  a  de- 
fìra,o  afinifìra,  innanzi,  0  in  dietro ,  in  sii ,  ò  ingiù ,  non 
reca  impedimento fenjìbilc  nella  veduta  de  gli  oggetti  lontani) 
ma  fi  bene  grandi  ff  ima  l' alterazione  dell'  angolo  ;  àdunquCs 
bifogna  necejfariamete  confejfare,  che  l'vfo  del  Tclefcopio  nel- 
la fommità  dell'albero  non  e  più  difficile,  che  al  piede',  auuenga 
che  le  mutazioni  angolari  fon  eguali  in  amenduei  luoghi . 

3ALV.  Qzianto  bi fogna  andar  circofpetto  prima ,  che  a-ff amare , 
0  negare  vna proporzione;  io  torno  a  dire,  che  nel fentir pro- 
nunziar refcìutamenfe,  che  per  il  mouimento  maggiore  fatto 
nella  fommita  dell'albero,  che  nel  piede  ciafeuno  fi  perfuade- 
rà,  che  grandemente  fa  più  difficile  l'vfo  del  Tele] copio,  su  al- 
to, chea  baffo  .  E  così  anco  voglio  feufar  qzieifìojoji ,  che  Ji 
dijperano,  efigettan  via  contro  a  quelli,  che  non  gli  voglion 
concedere,  che  quella  palla  d' artiglieria ,  che  e  veqgon  chiara- 
mente venire  a  baffo  per  vna  linea  r£tta,e perpendicolare,  af- 
folutamente  fi muoua  in  quel  modo;  ma  voglion  che  l moto 
fuofiaper  vn'arco,  O"  anco  molto j  e  molto  inclinato ,  e  trafi 
tierfale;  maialiamogli  in  quefl'anguflia ,  e fentiamo  l'altre 
oppofìziom,  che  l'autore ,  che  hauiamo  a  mano  ,  fa  contro  al 
Copernico . 

SJ/rfT.  Continua  pur  l'autore  di  moslrare,  come  in  dottrina  del 
Copernico  bifogna  negare  ifenfi,  e  le  fenfazioni  maffìmt-j , 
qualfantbefe  noi, che  fintiamo  il  ventilar  d'vna  leggierifsi-    Voto  arimi* 
ma  aura,non  habbiamo  poi  afentire  l'impeto  d'vn  vento  per  delia    terra-* 
petuo,  che  ci  firifee  con  vna  velocità ,  che  forre  più  di  2  $20.  deurebbe  ca- 
migha  per  bora,  che  tanto  e  Ij  fpazio ,  che  il  centro  della  tir-  |e1Detuo  -^ 
ra  co'l  moto  anr.  uo  trapafìa  in  vn'horaper  la  circonferenza  gaollardilsi- 
dell'orbe  magno  ,  come  egli  diligentemente  calcela;  e  perche  ,co-  mo  . 

Q^4        me  et 


24$  Dialogo  fecondo 

me  zi  amputai  parer  del  Copernico ,  cum  terra  monetar 
circumpofitus  aer,  motus  tamen  eius  velocior  licet,  ac 
rapidior  celerrimo  quocumq;  vento  a  nobis  non  fenti- 
retur,  feci  lumma  tu  tranquillitasreputaretur,  nifi  alius 
motus  acc edere t .  Quid  eft  vero  decipi  fenliim^niil  h^c 
efletdeceptio? 
SALK.  E  forza,  che  quejìo  filo fofo  creda ,  che  quella  terra ,  che  il 
Copernico  fu  andare  in  giro  injiemecon  Varia  ambiente  per 
la  circonferenza  dell' orbe  magno,  non  Jia  quefìa  doae  noi 
babitia?no  ;  ma  vn' 'altra  feparata  ,  perche  que/ìa  nofira  con- 
duce fico  noi  ancora  con  la  medejima  vdncitàfua  ,  e  dell" aria 
eirco/iantei  E  qual ferita pofsiam  noifentire,  mentre  fuggia- 
j  ,    .      ^  mo  coti  egual  corfo  a  quello  di  chi  ci  vuol  giojir  are  i  quejìo  Si- 

deri femore.-*         gnor  e  se,  [cordato,  che  noi  ancoravamo  non  men,  che  la  ter- 
con  la  mede-  fa,  e  laria  menati  in  volta,  e  che  in  confeguenza  fempre  fia- 

fima  parte  no*  mo  toccati  dalla  medejima  parte,  d'aria  x  la  quale,  pero  non  ci 

ci  fenice.  feri/ce . 

SIMP.  Anzi  nò,  ec  conile  parole,  che  immediatamente  feguono. 
Praterea  nos  quoq>  rotamur  ex  circunductione  ter- 
rai, ócc. 
SALV+  Hora  nonio  pojfo  più  ne  aiutare  rnì  feufare  ;  ftufatela 

voi ,  e  aiutatelo  Sig.  Simplicio  . 
SIMP.  "Per  ora  così  improuuifamente  non  mifouuien  difefadi 

mia  fodisfazione . 
SALV.  Ombe  ci penfercte flanoìtt ,  e  difenderetelo  poi domarivjn- 

tanto f enfiamo  l'altre  oppoflzioni  » 
SIMP.  Seguita  pur  Vifiejfa  infìanza ,  moftrando  T  che  in  via  del 
In  via  del  Co        .  Copernico  bifogna  negar  le  jenfazioni  proprie  ;  imperocché 
permeo  bifo-  quejìo  principio,  per  il  quale  noi  andiamo  intorno  con  la  ter<- 

gna  negar  lt  ra  ,oe  noBro  intrinfeco  ,òcie  efterno  ;  cioè  vn  rapimento  di 

&Jfa  terra  ;  e  fé  quefio  fecondo  e,  non  fentendo  noi  cotal  rapi' 
mento  ,  conuien  dire ,  chel  fenfo  del  fatto  non  fenta  il  pro- 
prio obietto  congiunto,  ne  lafuaimprefsione  nel  fenforioima 
fé  il  principio  e  intrinfeco,  noi  non  fentiremo  vn  moto  locale 
deriuante  da  noi  medejìmi ,  e  non  ci  accorgeremo  mai  di  vna 
propenfione perpetuamente annefsa  con  efso  noi . 
$ALV.  Talchi  l'inftanza  di  quefio  filofofo  batte  qua  ,  chefia  quel 
principio,  per  il  quale  noi  ci  mouiamo  con  la  terra,  0  efierno,b 
interno ,  douremmo  in  ogni  maniera  fentirlo ,  e  non  lo  fen- 
Unio ,  non  e  ni  ìvtiQ  >  ni  l'altro ,  e  pero  noi  non  ci  moviamo? 

min 


Del  Galileo.  249 

ne  in  conseguenza  la  terra .  Et  io  dico,  che  può  e  fiere  neWvn„  *  ™°r°efl?I 
modo ,  e  nell'altro,  fenza  che  noi  lo  fentiamo  .  È  del  poter' 'e/Ve  ò  interno^  ò 
fefejìerno  l'efperienza  della  barca  rimziGue  ogni dijficult.ìfo-Q^cmo  fenz'- 
prabbondaniemente,  e  dico  fopr abbondantemente- perche, pò-  eifer  da  noi 
tendo  noi  a  tutte  V  bore  farla  muouere ,  &  anco  farla  Jiarfer-  compreio  ,  <a 
ma,  e  con  grand' accuratezza  andare  ofìeruando  ,fe  da  qual- 
che dtuerjità,  che  dal  fenfo  del  tatto  pof sa  efser  comprefa,  noi 
pof  slamo  imparare  ad  accorgerci,  fé  lafìmuoua  ,bnò,  veden- 
do, che  per  ancora  nonjìì  acquijìata  tale  faenza,  a  che  mara- 
vigliar jì,  fé  l'ifìefso  accidente  cirefìa  incognito  nella  terra  ,  la 
quale  et  può  bau^r  portati  perpetuamente,  fé  nza  potere  mai     Moto  della 
jperimentar  lafua  quiete  Ì  Voifetepur  Sig.  Simpl.  per  quel  barca  infenfi- 
ch'to  credo, andato  mille  volte  nelle  barche  da  Padoua,  e  fé  voi  j.      • a  Ail&l 
volete  confefsafil  vero,non  hauete  mai  fentita  in  voi  la  par-  ^ZXìKXO  quan- 
ticipaztone  di  quel  muto,  fé  non  quàdo  la  barca,  arrenandolo  to  al  fenfo  dcj 
vrtando  in  qualche  ritegno, fi  e  fermata ,  e  che  voi  cogli  altri  tatto. 
pajj  egg.tr  t  colti  alt improuuifofete  con  pericolo  traboccati. Bi- 
fogner^bbe  >  che  il  globo  terre/tre  incontrale  qualche  intoppo, 
che  larrejìajfe,  che  vi  affìcuro,  che  all' bora  vi  accorgerete  del- 
l'impeto,  che  in  voi  rj/iede ,  mentre  da  ejfo  farefìe fagliato  jyfoto  della-» 
verfo  le  /felle  .  Ben  e  vero,  che  con  altro  fenfo ,  ma '.'accampa-  barca  fenfibi- 
gnato  co'l  difeorfo,  potete  accorger  ut  del  moto  della  barca,cioì  le  alla  viita_» 
con  la  vtfla,mentre  riguardate  gli  alberi,e  le  fabbriche  pojlts  congiunta  col 
nella  campagna,  le  quali  ejfen do  fep arate  dalla  barca, par  che   y^^  j.errc. 
Jìmuouano  in  cotrarioimafeper  vna  tale  esperienza  volefìe  fl.re  compren- 
reslare  appagato  del  moto  terreftre ,  direi ,  che  riguardale  le  deft  nelle  ilei- 
/ielle ,  che  per  ciò  vi  apparifeono  muouerfi  in  contrario  .  Il  le  • 
marauigltarfipoi  di  nonfentir  cotal principio,  pofo,chefufe 
nofìro interno ,  è penfìeromen ragioneuole iperchefe noi  no 
fentiamo  vnfimile,  che  ci  vien  di  fuori,  e  che  frequentemente 
Jì parte,  per  qual  ragione  douremmo  feniirlo,quando  immu- 
tabilmente rifedejfe  di  continuo  in  noi  {  Hora  tea  altro  ìyl~» 
quefto primo  argomento . 

S1MP.  Ecciquefia  efclamazioncella .  Ex  hac  itaq;  opinione 
necelTeefrdiffiderenoftrisfenfibus,  vtpenitus  fallaci- 
bus,vel  ftupidis  in  fcnfibilibus,etia  coniun&ilTìmis  diiu- 
dicahdis;  quam  ergo  veritatem  fpcrare  poffumus  a  fa- 
cilitate adeo  fallaci  ortum  trahentem  ? 

SALV.  Oh  io  ne  vorrei  dedur  precetti  più  vtiti)  cpiùjicurì ,  im- 
parando ad  ejferpiù  circujpetto,  e  rnen  confidente  circa,  quel- 

lo,che 


t  $  o  Dialogo  fecondo 

lo,  che  a  prima  giunta  ci  vien  rapprefeniato  da  ì  fenfìt  che  ci 
pofono facilmente  ingannare .  E  non  vorrei ,  che  quejio  au- 
tore fi ajfannajfe  tanto  in  volerci  far  comprender  co'ljenfo 
quejio  moto  de  igraui  defendenti  efferfcmplic.e  rettole  non—* 
di  altra  forte,  ne  Ji  riferitile,  &  ejclamajfv ,  perche  vna  cofa—* 
tanto  chiara,  mdnifefta  ,  e  patente  venga  mejfa  in  diffcultà  ; 
perchè  in  quejio  modo  dà  indizio  di  credere,  che  a  quelli,  ch<Ljf 
dicon  tal  moto  non  effer' altrimenti  retto,  anzi  più  tofio  circo- 
lare,paiadi  veder J'enfatamente  quel  fajfo  andar"  in  arco  ,già 
che  egli  inuitapiu  il  lorfenfo ,  che  il  lor  difeorfo  a  chiarir/i  di 
tal' effetto  :  il  che  non  è  vero  Sig.  Simplicio ,  perche  fi  come  io , 
che  fono  indifferente  irà  quejìe  opinioni ,  efolo  aguifa  di  co- 
mico mi  immafche.ro  da  Copernico  in  quefle  rapprefentazioni 
no/ire,  non  ho  mai  veduto,  ne  mi  eparfo  di  veder  cader  quel 

fajfo  altrimenti,  che  a  perpendicolo ,  così  credo ,  che  a  gli  occhi 
di  tutti  gli  altri  fi  rapprefenti  l'ijlejfo .  Meglio  è  dunque,  che 
depofta  l'apparenza  nella* quale  tutti  conuenghiamo ,  faccia- 
mo forza  co'l  difeorfofo  per  confermar  la  realtà, di  quellafopev 
ifeoprir  la  f uà  fallacia. 
iSAGT^.  Se  io potejji vna  volta  incontrarmi  in  quefloflofofo,  che 
pur  mi  pare,  che  fi  eleui  affai  fopra  molti  altri  fguaci  dtWi- 

jtejje  dottrine ,  vorrei  infegno  di  affetto  ricordargli  vn  acci- 
dente ,  che  aftolutamente  egli  ha  ben  mille  volte  veduto  ;  dal 
quale,  con  molta  conformità  di  quefto,  che  trattiamo ,  /ipub 
comprendere  quanto  facilmente  pofa  altri  reftar 'ingannato 
dalla  femplice  apparenza  ■>  ò  vogliamo  dire  rapprefenrazione 
delfenfo .  E  l'accidente  e  il  parere  a  quelli ,  che  di  notte  carni- 
nano  per  vna  ftrada  d effer feguitati  dalla  Luna  con  paffo 
eguale  al  loro,  mentre  la  veggono  venir  radendo  le  gronde  de 
i  tetti,  fopra  le  quali  ella  gli  apparifie,in  qtteìlaguifa  appun- 
to, che  farebbe  vna  gatta,  che  realmente  camminando  fopra  i 
tegoli3te?ieJfe  loro  dietro  .  Apparenza,  che  quando  il  difeorfo 
non  s  interponejfe, pur  troppo  maràfejlamente  ingannerebbe 

i  lavijìa  .  '  :  l 

SI  MI?.  Veramente  non  mancano  Vefperìenze,  le  quali  ci  rendo- 
noJ,  'curi  delie  fallacie  de  i  f empiici fenjì '  ;  pero,  fofperidedo  per 

Argomenti .         ^Qra  CQ^an  sj fazioni ,  ftntiamo  ili  ar?omenti,che  feeuonoxhe 
Contro  almo-  -  n       J       .  ,.    J  "        l>  ■: '      y  &  ,  ,     '    ,. 

to  della  terra         Jonprefi,  come  e  dice,  ex  rerum  natura .  Il  primo  dei  quali 

preiì  ex  retata  e ,  che  la  terra  nonpuòmuouerjidifua  natura  eli  tre,  meui- 

#<itvra  .,  menti  grandemente  dmerjij  ò  vero  bifognerebbe  rifiutar^ 

molte 


Del  Galileo .  1 5 1 

molte  dignità  manifefle .  La  prima  delle  quali  e  \  che  ogni  ef- 
fetto depende  da  qualche  caufa.  La  feconda,  che  nejfuna  co/a  Tre  dignità, 
■produce  se  mede/ima  :  dal  che  ne-fegue,  che  non  èpofsibile ,  che  iuppon- 

il  mouente ,  e  quello  che  e  mojfo  fi  ano  totalmente  lìfìejfa  co-  ^e 
fa'.  E  quefio  non  foto  nelle  cofe,  che  fon  mojfc  da  motoria 
€]ì'rìnfcco3  e  maniffto,  ma  fi 'raccoglie  anco  da  i  principe '•  pro- 
poli Viiìefo  accadere  nel  moto  naturale  dependente  daprin- 
ci  no  intrinfeco  ;  altrimenti,  effendo  che  il  mouente,  come  ma- 
Mente  e  caufà,eH  mojfo,  come  mojfo  e  effètto,  il  mede/imo  total-- 
mente fr  Job1:  caufi ,  &  ejfetto  .  ^Adunque  va  corpo  noìt^r 
muoue  lutto  se,  cioè,  che  tutto  muoua-,  e  tutto  jìa  mojfo  ;  ma 
bi  fogna  ueJa  co  fa  mojìa  distinguere  in  qualche  modo  il  prin- 
cipio e  f  dente  della  mozione ,  e  quello,  che  di  tal  mozione  fi 
muoue  .  La  terza  dignità  e ,  che  nelle  cofe  fuggette-  a  ìfenfì 
vno  in  quanto  vno, produce  una  cofafula ,  cioè  l'anima  nel- 
l'animale produce  ben  diuerfe  operazioni ,  ma  con  ijìrumenù 
diuerfì ,  cioè  la  vi/ta,  Xvdito,  V  odorato ,  la  generazione ,  ma 
con  iftrumenti diuerfì .  Et  in  fommafi  forge  nellecofe-  fen- 
fibili  le  diuerfe  operazioni  deriuar  da  dmerfità ,  chefìa  n ellaVh corpo  fera > 
caufa .  Hora  ,fefi  congiugneranno  quejìe  dignità,  farà  cofa  pliee ,  quale  è 

chiari fsima,  che  va  corpo  femplice ,  qual'c  la  terra ,  non  fi  pò-  *a  terra>non  « 
l    i  j-  r  j  :    e        J •  u.  j     può  miiouere 

tra  di  uà  natura  muouer  interne  di  tre  mouimenti  '/rande-  Jj,-;,..  mn1.:  ,t; 

J  1 .         >>    •  ;  \       '    7     r  /»■■'•/•  ul  tre  inou  ui- 

mente diuerji;  imperoccheper  Lejuppojiztoni  fatte,  tutta  non  lieril. 
muoue  se  tutta  ;  bifogna  dunq;  dijtinguere  in  lei  tre  principi] 
di  tre  moti  ;  altrimenti  vn principio  mede/imo  produrrebbe^* 
più  moti;  ma  contenendo  in  fé  tre  principe  di  moti  naturali , 
oltre  alla  parte  mojfà,  non  farà  corpo  femplice ,  ma  compojìo  T  „- - 

di  tre principij  mouenti,  e  della  parte  mojfa .  Se  dunque  la—>    uo  mu0Uere 
terra  e  corpo  femplice ,  non  Jìmouerà  di  tre  moti  ;  anzi  pur  d'alcuno  de  i 
non  fi  mouerà  ella  di  alcuno  di  quelli  ,  che  le  attribuifee  il  moti  attribui- 
Copemico,  douendofì  muouer  d'vnfolo ,  efsendo  manifejìo,  ciS^  .^al  ^o- 
per  le  ragioni  di  Ariftotile,  che  ella  fi  muoue  alfuo  centro,  co-  Pernico  • 
me  mofirano  le fue  parti ,  che  fendono  ad  angoli  retti  alla fu- 
perfeie  sferica  della  terra  . 
8JLF.  tSMolte  cofefarebbon  da  dirfi,e da  confiderarfi intorno  aU 

la  tejlura  di  quefio  agomento  ;  ma  già  che  noi 'lopofsiamo  in  Rifpofte  agli 
breui  parole  rifoluere ,  non  voglio  per  bora  fenza  necefsità  arg°men"  ce 
diffondermi  ;  e  tanto  più,  quanto  la  rifpojla  mi  viendal  me-  della  tempi© 
defìmo  autore  fomminifìrata  ',  mentre  egli  dice  nell'animale  fe  ex  rerum  *s: 
da  vn  fot  principio  efser prodotte  diuerfe  operazioni  ;  onde  io  tara, 

per 


Quarta  di gnì 
ti  cótro  al  rao 
Co  della  terra. 
BÌeiTure  negli 
animali,  necef 
Xarieper  la  di 
uerfìtade'mo 
uimenti  loro . 
Altro  argo- 
meato  contro 
al  triplicato 
moto  della_j 
terra. 


te  fleflìom  ne 
gli  animali  nò 
fon  fatte  per 
la  diuerfità  de 
i  mouimenti . 
Moti  degli  a- 
nimali  so  tut- 
ti d'vna  forte. 
I  capi  de  gli 
oflì  mobili  fo- 
no tutti  roto- 
ndi. 


à  5  %  Dialogo  fecondo 

per  oragli  ri/póndo ,  con  vn  Jìmil  modo  da  vn  fol  prìncipi* 
deriuare  nella  terra  diuerfi 'mouimenti . 

$IMP.  A  quejla  rifpojla  no  Jì  quieterà  punto  V autore  dell' in/ìa- 
za,  anzi  vien  pur' ella  totalmete  after  ata  da  quello,  che  eifog- 
giugne  immediatamente  per  maggiore  ftabiltmeto  dell' impu- 
gnazion  fatta;  Jì  come  voìjentirete .  Corrobora  dico  V argo- 
mento con  altra  dignità,  che  e  quefìa .  Che  la  natura  non—* 
manca,  ne  Jopr  abbonda  nelle cofe  necejfarie  .  Quejìoì  mani- 
fejìo  a  gli  o Rematori  delle  cofe  naturali,  e  principalmente  de- 
gli animali, ne1  quali, perche  doueuano  muouerfi  di  molti  mo- 
uimenti ,la  natura  ha  fatte  loro  molte  flejfure ,  e  quiuì  accon- 
ciamente ha  legate  le  parti  per  il  moto,  come  alle  ginocchia,  a  i 
fianchi  per  il  camminar  de  gli  ammalile  per  coricar /t  a  lor  pia- 
cimento .  In  oltre  neWbuomo  ha  fabbricate  molte flejfioni ,  e 
fnodature  al  gomito ,  &  alla  mano ,  per  poter1  efercitar  molti 
moti .  Da  quejìe  cofejìcaua  l'argomento  contro  al  triplicato 
mouimento  della  terra .  0  vero  il  corpo  vno,  e  continuo  fen- 
ica ejferefnodaio  daflejfura  nejfuna,puo  efer citar  diuerfi  mo- 
uimentito  vero  nonpub,Jenza  hauer  le  flejfure;  fé  pub  fenza, 
aduque  indarno  ha  la  natura  fabbricate  le  flejfure  negli  ani- 
mali; che  e  contro  alla  dignità  :  maje  non  può  fenza*  adunqs 
la  terra,corpo  vno ,  e  continuo,  epriuo  di  flejfure,  e  di  fnoda- 
meti,non  pub  dijua  natura  muouerfi  di  più  moti.Hor  vedete 
quanto  argutamente  va  a  incotrarla  vojìra  rijpofla ,  che  par 
qua  fi,  che  l'hauejfepreuìjla . 

S^ALV.  Dite  voifu'lfaldo,  ò  pur  parlate  ironicamente  i 

SIMP*  Io  dico  dal  miglior  fenno  ch'i  m'habbia  . 

SALV.  Bifogna  dunque,  che  voi  vi  fentiate  d 'hauer  tanto  buono 
in  mano ,  da  poter' anco  fojìener  la  diftfa  di  quejlo  Jilofofo  , 
contro  qualche  altra  replica,che  gli fujfe fatta  in  contrario;pe- 
rb  rijpondetemi  vi  prego  in  Jua  grazia ,  già  che  non  pojfìamo 
bauerlo  prefente  .  Voi  primieramente  ammettete  per  vero , 
chela  natura  habbia  fatti  gli  articoli ,  lefleflure ,  e  fnodature 
a  gli  animalì,accìocbeJìpojfano  muouer  dì  molti,e  diuerfi  mo- 
uimenti; &  io  vi  nego  qujìa  proporzione  ;  e  dico ,  che  leflef- 
Jioni  fon  fatte,  acciocchì  V  animale  poffa  muuuere  vna,  òpiìt 
delle  fue  parti,  reflando  immobile  il  re  fio  ;  e  dico,  che  quanto 
aUefpezie,  e  differenze  de'  mouimenti  quelli  fono  di  vna  fola, 
cioè  tutti  circolari  ;  e  per  quello  voi  vedete  tutti  i  capì  de  gli 
oj/ì  mobili  ejfer  colmi,  ò  caui ,  e  di  qujlt  altri  fono  sferici ,  che 

fon 


Del  Galileo."  z$ 

fon  quelli,  che  hanno  a  muouerjì per  tutti  iverfijcomef 


fX  net- 


la  fnodatura  della  [palla  il  braccio  deT  Alfiere  nel  maneggiar 
Vwfegna-,  e  dello  firozziere  nel  richiamar  co'l  logoro  il  falco- 
ne ;  e  tale  lafejfura  del  gomito  ,fopra  la  quale  fi  gira  la  ma- 
no nel  forar  col  fucchiello;  altri  fon  circolari  per  vn  folver- 
Co  ;  e  quali  cilìndrici ,  cùe  feruono  per  lemembr 'a,  che  fi pie-    „.       n     . 
gano  in  p»  (ol  modo,  come  le  parti  delle  dita  l  vna  /opra  l  al-  neceffità  <jei- 
tra,ijc~  Ma  fé  a  ~a  più  particolari  incontri  vn  fola  general  Teiìer'  i  capi 
difcorfo  ne  può far  conofer  qutfta  verità  ;  e  quejìo  e  ,  che  di  de  gli  offi  tuo* 

qjn  corpo  lolla:) ,  che  fimuoua,  refìandovno  de  Cuoi  eflremi  ^\  rotontil  • 

r  ■•  -\      .  i  J  -     rr       r  i  Et  1  moti  del- 

fenza  mutar  luogo,  il  moto  non  può  ejjer  ,Je  non  circolare;  e  pàmmaje  ttlt_ 

pei  chi  nel  muouer  Inanimale  vno  dille  fue  membra  non  lo  fé-  u  circolari. 

para  dall' alti  ofuo  conterminale,  adunque  tal  moto  e  circola' 

re  di  neceJJitX . 

SIMP.  Io  non  l'intendo  per  quejìo  verfo;  anzi  veggo  io  l'anima- 
le muouer  fi  di  cento  moti  non  circolari ,e  diuerjijjìmi  tra  loro, 
e  correre,  e f altare,  e  falere,  e  fendere ,  e  notare,  e  moli' altri . 

SALV.   Sta  bene. ;.  ma  cottjìi  fon  moti fecondarij ,  dependenti  da  i 

primi,  che  fono  degli  articoli,  e  delle  jiejfure  :  al  piegar  delizi  Moti  feconda 
gambe  alle  ginocchia,  e  delle  cofee  a  if anch'i ,  che  fon  moti  cir-  f.1J  'f e  amm* 
colati  delle  parti  ;  ne  viene  in  confeguenza  il  fatto  ,  a  ilcorjo  ,  ^i  ^Xìm^ 
che  fon  mouimenti  di  tutto  l  corpo ,  e  quejìi  pojfon  ejjer  non  per  il  moto 
circolari .  H  ora, perche  del  globo  terrefìre  non f  ha  da  muo-  della  terra  nò 
.  uere  vna  parte  fopra  vn  altra  immobile  ;  ma  il  mouimento  J?  ncercanei- 
deue  efier  di  tutto  il  corpo,  non  ci  e  bijogno  di  jiejfure . 

SIMP.  Quejìo  (dirà  la  parte)  potrebbe  ejfer,quando  il  motofuf 
fe  vnfolo,  ma  V ejjer  tre,  e  diuerf /fimi  tra  di  loro ,  non  e pof 
fbile,  che  s' 'accomodino  in  vn  corpo  inarticolata. 

SALV.  Cotejìa  credo  veramente ,  che  farebbe  la  rifpofìa  delflofo- 
fo .  Con  tro  atta  quale  io  infurgo per  vn' altra  banda;  e  vi  do- 
mando, je  voijtimate,  che  per  via  di  articoli ,  eflejjureJìpO' 
tejje  adattare  il  globo  terrefìre  alla  particip  azione  di  tr<L~* 
moti  circolari  diuerf  i  Voi  non  rijpondete  ?  Già  che  voi 
tacete  rijpondero  io  per  il  flofojo ,  il  quale  ajfolutamente  du 
rtbbe  di  sì;  perche  altrimenti  far  ebbe  fato  fuperfuo  ,e  fuori 
del  cafo  il  metter  m  confi 'derazione,  che  la  natura  fa  le  fiefjìo' 
ni,  acciocché  il  mobile  pojja  muouer  fi  di  moti  differenti,  e  che 
pero  non  hauendo  il  globo  terrefìre jiejfure ,  nonpuòhauer'i 
tre  moti  attribuitigli  '.perche,  quando  egli  hauefie  fìimato,ch& 
m  anco  per  via  di  jiejfure  fi potejfe  render' atto  a  tali  mouime* 


1 5  4  Dialogo  fecondo 

Si  defìdera  fa-  ^  -  harebbe  lìberamente  pronunziato  il  globo. non  poter  muo- 

eT^iiali  Aerili-  uerfidi  tre  moti .  Horaftante  que fio. io  prego  voi ,  e/?er  ^o/, 

re  il  globo  ter  fefujfepofjìbìle  iljilofofo  autor  delìargometo,  ad  efermi  cor- 

reftre  potreb-  te/è  d'infegnarmi  in  qn tal  maniera  bifognercbbe  accomodar  le 

be  rhouerlì  di  fic/fure,  acciocchì  i  tre  moti  comodamente poteffero  efercitarfi: 

l' motl      a  "  e  vi  concedo  tempo  per  la  rifprofia  quattro ,  e  anco  fei  me/I . 

Intanto  a  me pare ,  che  vn  principio  folo  poffa  cagionar  nel 
Vn  folo  prin-  globo  ierrefìre  più  moti,  in  quella guifa  appunto ,  come  dian- 

cipio  può  ca-  zi  rifpofi ,  che  v.nfol  princìpio  col  mezo  di  varij  Jirumenti 

gionar  più  mo  produce  moti  ryiultiplici ,  e  diuerfi  nell  animale  ;  e  quanto  al- 

ti nella  terra..  l'articolazione  non  ve  nebifogno,  douendo  ejfer'i  mouimentì 

del  tutto,  e  non  di  alcune  parti  ;  e  perche  hanno  ad  ejfer  circo- 
lari, la  femplice figura  sferica  e  la  pia  bella  articolazione ,  che 
domandar  fi  poffa , 
SIMP.  Al  più,  che  vifidouejfe  concedere  farebbe ,  che  ciò  potejfe 
accader  d'vn  mouimentofolo ,  ma  di  tre  diuerfi  al  parer  mio, 
e  dell'autore  non  epojfibile;  come  egli  pur  continuandole  cor- 
roborando Vinjìanzafeguefcriuendo  .  Figuriamoci  co 7  Co- 
pernico, che  la  terra  fi 'muoua  per  propria facultà,e  da  princi- 
Altra  infissa         p0  jntrjnf€C0  da  Decidete  in  Qriéie  nel  piano  dell' E  clinic  a;à? 
e  Rato  amoto  oltre  a  ciò  che  ella  fi  yiuolga  pur  da  principio  intrìfeco  intorno 

citila  terra.  al  fuo  proprio  centro  da  Oriete  in  Occidente-^ per  il  terzo  mo- 

to cV  ella  per  propria  inclinazione  fi  pieghi  da  Settentrione  in 
Au/iro,,  Ò  all'incontro .  Effendo  ella  vn  corpo  continuo,^ 
non  collegato  con  fle/fioni,  e  giunture,  potrà  mai  la  nojìra—» 
Jìimatiua,  e 7  nojìro giudizio  comprendere ,  chevn  medefimo 
principio  naturale,  e  indi/Unto,  cioè ,  che  vna  medefima  pro- 
pensione Jì dijìragga  infieme  in  diuerfi 'moti ,  e  quafi contra- 
rilo nonpoj/o  credere,  che  alcuno  Jìa per  dir  tal  co/afe  non 
chi  a  dritto ,  e  a  torto  hauefie  prefo  a  fofìenere  quejìa  pofi- 
zione  » 
$ALV.  Fermate  vnpoco  :  e  trouatemì  quefio  luogo  nel  libro;  mo- 
Hraie .  Fingaauis  modo  cum  Copernico  terram  siliqua 
fua  vi,  &  ab  inclito principio  impelli  ab  Occam  ad  Or- 
tum  in  Eclip tica?  piano ,  tmn  rurius  reuolui  ab  indito 
etiam  principio  circa  mini  et  centrimi  ab  Qrt'u  in  Occa- 
r  funi .  tertio  deiledi  ruiiits  luopte  nutu  a  iepteiitrione 

dell'  impugna  in  A  uiirum,  &  vicimm  .  lo  dubitano  big.  Simplicio,  chas 

tor  del  Copci  voi  non  hauefie  prefo  errore  nel  riferirci  le  parole  deWsiuto- 

nico.  ?  e,  ma  veggo,  che  egli  sltjfo,  e  pur  troppo  grammente,  fi  ingan- 

nai 


Del  Galileo.  25  5 

na,  e  con  mio  di/piacere*  comprendo  ,  cb'e' fiepojlo  ad  impu- 
gnar vna  porzione,  la  quale  e'  non  ha  ben  capita;  imperocché 
quefli  non  fon-ji  movimenti,  chél  Copernico  attribuifce  alU 
terra.  E  donde  caua  egli,  che'l  Copernico  faccia  il  moto  an- 
nuo per  l'Eclittica  contrario  al  mito,  circa  il  proprio  centro  / 
bi  fogna  che  e'  non  habbia  letto  il  fuo  libro,  che  in  cento  luoghi, 
ÌX  anco  ne  i  primi  capitoli  ferine  tali  movimenti  e Ifer  amen- 
due  verfo  le  mede/ime  parti,  cioè  da  Occidente  -ver/o  Oriente  . 
Mafenzafenlirlo  da  altri ,  non  dovev  egli  per  se  ftefjb  com- 
prender e\  che  attribuendofi alla  terra  i  movimenti ,  che  Jì  le- 
vano l  uno  al  Sole,  e  l 'altro  al  primo  mobile,  bi  fognava,  cht^r 
fujfero  nece/fanamentefittipJ  mtdifimaverfo  .. 
SIMP.  yjuar date-pur  di  non  errar  voi ,  &  il  Copernico  injìeme. 
Il  moto  diurno  del  primo  mobile  no  e  egli  da  Levate  a  Ponete) 

C7  //  moto  annuo  del  Sole  per  l'È  eclittica ,  non  e  per  Voppofito  A-i'gute,  &  in1' 
7  T  ,    r        ,  \  r.     .     rr,  L    .  hemeiempli- 

da  Ponente  a  Leuante  i  come  dunque  volete ,  che  i  medejimi  cc  in:ftaZa  coti 

trasferiti  nella  terra,  di  contrari}  diuengan  concordi  i  troal  Coper- 

se? 7^.   Certo,  che  il  Sig.Simpl.  ciba  fcopertal  origine  dell' error  meo. 
di  quefìojìlofofo  :  e  forza,,  che  ejfo  ancora  habbia  fatto  l'ijief- 
fo  difcorjo .- 
SALV.  H  or  che  fi  pub  cauiamo  d'errore  almanco  il  Sigi  Simpli- 
cio, il  quale  vedendo  le  Relle  nel  nafeere  alzarjì  [opra  l'Ori- 
zzonte Orientale,  non  hard  difRcultà  nell  intendere ,  che  qua-  c-  m^n-c^a~ 

j  r  m  1  n    n  ,,     ì  r  11  m  01  manireita—* 

do  tal  moto  non  jujje  delle  /relle,  bijognerebbe  necejjariamen-  i'err0re  dell' 

te  dire ,  che  iOrizonte  con  moto  contrario  fi abbajfafie;^  in  oppofiton-* , 

confeguenza,  chela  terra  fi  volgejfe  in  se  fìejfa  al  contrario  di  dichiarando  , 

quel  che  ci  fembrano  muouerfi  le  Belle,  cioè  da  Occidente  ver-  come  l  niotl 

fo  Oriente,  che  e  fecondo  ly ordine  de  fegni  del  Zodiaco.Quan-  no  efs^0  del- 

topoi  all'altro  moto,  ejfendo  il  Sole  fifso  nel  centro  delZodia-  la  terra  fono 

co,  e  la  terra  mobile  per  la  circonferenza  di  quello  ,perfar  che  per  il  medefi- 

/*/  Sole  ci  apparisca  muouerfi  per  e  [so  Zodiaco,  fecondo  l'or  di-  mo  ver">  »  V 
1    ■  r      ■     1  r      ■        1     1    *  •■'■'/         j    -,  non  contrari). 

ne  de  i  Jegni ,  e  necejsario,  eoe  la  terra  cammini ,  Jecondo  il 

mede/imo  ordine,  attefoche  il  Sole  ci  apparifee  fempre  occupar 
nel  Zodiaco  il  grado  oppoflo  al  grado ,  nel  quale  fi  troua  la-» 
terra;  e  cosìfeorrendo  la  terra  verbigrazia  l'Ariete,  il  Sole  ap- 
parirà feorrer  la  Libra  ,  epafsando  la  terra  per  il  fegno  del 
Toro,  il  Sole  feorrer  a  per  quello  dello  Scorpione;  la  terra  per 
%  Gemini ,  //  Sole  per  il  Sagittario  ;  ma  quefi'e  muouerfi  per  il 
medefimo  verfo  amendue ,  cioè  fecondo  V  ordine  de' fegni:  co- 
me anco  era  la  revolvzion  della  terra  circa  il  proprio  centro, 

m 


Da  vn'altro 
più  graue  er- 
rore lì  m'oflra 
l'oppciìtore—' 
auer  fatto  po- 
co iludio  nel 
Copernico . 
Si  d.:bita,che 
l'oppofitore_-> 
non  abbia  iu- 
te fo  il  teizo 
moto  attribui- 
to dal  Coper- 
nico alla  tema 


i  i  6  Dialogofecondo 

SIMP.  Hb-mtefo  benì/j?mo,nefaprei  qual  cofaprodur per  ìfgr&~ 
uio  d'vn  tanto  errore  . 

SALV.  fJMa  spiano  Sign.  Simplicio  ,  che  cen'è  vn'altro  maggior 
di  quejio:  &ìf  cb'e'fà  muoueria  terra  per  il  moto  diurno  in- 
tomo  al  proprio  centro  da  Oriente  ver/o  Occidente  ;  e  non  co- 
prende,  che  quando  quefìo  fujfe,  il  mouimento  delle  z^.hore 
dell' vniuerfo  ci  apparirebbe  fatto  da  Ponente  verfo  Leuantei 
perloppofìio  giujio  di  quel-che  noi  veggiamo  . 

SIMP.  Oh  io  ,  che  appena  ho  veduti  i primi  elementi  della  sfera 
fonjtcuro,  che  non  harei  errato Jì grauemente  . 

SALV.  Giudicate  bora  quale  fludio  fi  pub  fìimare}  che  habbia  fat- 
to quejìo  oppofìtore  ne  i  libri  del  Copernico,  fé  e  prende  al  ro- 
uefeio  quefìa  principale ,  e  majjìma  Ipotejì,  fopra  la  quale  fi 
fonda  tutta  la  fomma  delle  cofe ,  nelle  quali  il  Copernico  dif- 
fente  dalla  dottrina  d'Ari/ìotile  }e  di  Tolomeo .  Quanto  poi 
a  quefìo  terzo  moto,  che  l'autore  pur  di  mentedel  Copernici* 
affegna  al  globo  terre/ire,  non  so  di  quale  e' Jì  voglia  intende- 
re :  quello  non  e  egli  Jìcuramente ,  che  il  Copernico  gli  attri- 
buifee  congiuntamer.te  con  gli  altri  due,annuct  e  diurno ,  che 
non  ha  che  fare  co'l  declinare  verfo  Aujìro ,  e  Settentrione;ma 
fòloferue  per  mantener  V  affé  della  reuoluzion  diurna  conti- 
nuamente parallèlo  afefìejfo  ;  talché  bifògna  dire ,  ò  che  l'op- 
Jjofitore  non  habbia  comprefo  quejio ,  ò  l 'habbia  diflìmulato* 
Ma  benché  quejio  falò  graue  mancamento  bajiajfe  a  liberarne 
dall' obbligo  di  più  occuparci  nella  con ftder azione  delle  fue  op- 
pqfizioni;  tuttauia  voglio  ritenerle  in  Jìimayjì come  veramen- 
te meritano  di  eflef  apprezzate  affai  più,  che  mille  altre  di  al- 
tri vani  oppojitori .  Tornando  dunque  aUinJlanza,dico,che 
i  due  mouimenti  annuo ,  e  diurno. non  fono  altrimenti  con- 
trari/j  anzi  fon  per  il  medejìmo  verfo ,  eperopojfon  -depende- 
re  da  vn  mede/imo  principio  .  Il  terzo  vien  talmente  in  con- 
feguenza  dell'annuo ,  da  perfejiejfo  ,  efpontaneamente  >  che 
non  vi  bifogn  achiamar  principio  interno,  ne  efierno  {come  a 
fuo  luogo  dimojìrero)  dal  quale  }  come  da  caufa  venga—» 
prodotto, 

:SAG'I{.  Vogliopufio  ancora,  feorto  dal  difeorfo  naturale ,  dire  a 
■  quefìo  oppojitore  qualche  cofa;il  qual  vuol  condennare  il  Co- 
pernico, fé  io  non  gli  so  puntualmente  rifoluere  tutti  i  dubbi/  9 
e  risponderà  tutte  le  oppojìzioni,  che  ei  gli  fa  ;  quajt  che  in — » 
sonfegumza,  della  mia  ignoranza  fegua  n  te  efsar tornente  la-» 

faljìtà 


Del  Galileo.  t$? 

Jaljttà  della  fua  dottrina .  Ma  fé  quejìo  termine  di  con  dm- 
nar  gli  feriti  ori  gli  par  luridico,  non  dourà parergli  fuor  di 
ragione ,  fé  io  non  approuero  Art  fiutile ,  e  Tolomeo  ,  quando 
egli  non  rijolua  meglio  di  me  le  dijficultà  mede/ime ,  ch'io  gli 
promuouo  nella  loro  dottrina .  È'  mi  domanda  quali  Jiano  i 
principi/  per  i  quali  il  globo  terre/ire  fi  muoue  del  moto  an-  „  .  _ ,     '!", 
nuo  nel  z.oatacc ,  e  del  diurno  per  l  equinoziale  m  jejtejjo .  mC£jefima  ;n. 
Dicoglt,  che  e  fono  vna  cofajìmilea  quelli, per  i  quali  Satur-  ftenza}con  esé 
no  fi  muoue  per  il  Zodiaco  in  30.  anni;&  infeftefso  in  tempo  pi  di  mouimé- 
moltopiu  breue,  fecondo  l'Equinoziale ,  comelofcoprirfi,  <ÙX  ll  /'nuli  dì  al- 
afeonderfì  de  ìfuoi globi  collaterali  ci  mojìra*  E  vna  cofajì-  'j.1  C0XPl  Ge 
mi  le  a  quella  per  la  quale  ei  concederebbe  fenza  fcrupolo ,  che 
il  Sole feorrej/e  l'Eclittica  in  vn'a-ano;  <o  .in  fé  fìejfo fi  riuol- 
gejfe  parallelo  ali  Equinoziale  in  manco  d'vn  me/è;  comefèn- 
fatamente  mo frano  le fue  macchie .  E  vna  cofafìmil'a  quel- 
la,  per  la  quale  le  felle  medicee  feorro no  il  Zodiaco  in  12.  an* 
ni ,  e  tra  tanto  fi  volgono  in  cerchi  piccolifjìmi ,  &  in  tempi 
breuijfìmi intorno  a  Gioue* 
SIMP.  Que 'fi 'autore  vi  negherà  tutte  queflecofe ,  'tome  inganni 

della  vifta,  mediante  i  crifialli  del  Telefcopio  .  , 

SAGR.  Oh  que  fio  farebbe  vn  volerne  troppo  per  fi,  metre  e*  vuo- 
le, che  l'occhio  femplice  non  fi pojfa  ingannare  nel  giudicar  il 
moto  retto  de  grani  de feen  denti ,  e  vuol  che  e  fi  inganni  nel 
comprendere  qutjh altri  mouimenti,mentre la  fua  virtù  vien 
perfezionata  ,  cF  accrefeiuta  a  trenta  doppi/  .   Diciamogli 
dunque,  chela  terra  partecipa  la  pluralità  di  mouimentiin—* 
vn  modofmile  ;  e forfè  il  medefìmo,co'l  quale  là  calamita  ha 
il  muouerfi  in  giù ,  comtgraue,  e  due  moti  circolari, vno  Ori- 
zontale  ,  e  l'altro  verticale  fotto  il  Meridiano  .  Ma  che  più, 
ditemi  òign.  SimpL  tra  £  hi  credete  voi,  che  que f  autore  met- 
te jfe  maggior  diuerftà ,  tra  il  moto  retto,  el  circolare,  a  tra  il 
moto ,  e  la  quiete  / 
SIMP.  Tra  il  moto ,  t  la  quiete  fìcuramente  .  E  quefì'ì  manife-  p,^  differente 
fio, perche  il  moto  circolare  non  è  contrario  al  retto  per  Arift.  è  il  moto  dal. 
anzi  è  concede,  che  fi '  pojfano  mef colare  i  il  che  è  ingoffitila^  *a  c]"iete  >  cne 
del  moto,  e  della  quiete  .  jj  moto  retto 

SAGR.  Ac.unquepropofi zione  meno  improbabile  e  il  porre  in  vn 
corpo  naturale  due  principi/  interni,  vno  al  molo  retto  ,  e_-» 
l'altro  al  circolare  ,  che  due  pur  interni  vno  al  moto ,  e  l'altro 
alla  quiete .  H  ora  della  naturale  inclinazione ,  che  rifegga—* 

R  nelle 


z  5  8  Dialogo  fecondo 

nelle  parti  della  terra  di  ritornar al  fuo  tutto -,  quadop'er  vio- 
l  rl^oncX  lenza  ne  vengono  ftparate ,  concordano  infame  amendue  le 
pollano  aitri-  pofizioni  ;  e  filo  diffentono  nell'operazion  del  tutto  ;  che  que- 
huire  alla  ter-  Jia  vuole,  che  per  principio  interno Jìia  immobile ,  e  quella  gli 
ra  due  princi-  attribuifee  il  moto  circolare'-,  ma  per  la  voiìra  conce/pone,  e  di 
pi)  in^nn  ai  queflojìlofifo,  due principi/ ,  vno  al  moto,  e  l'altro  alla  quie- 
ti cu  colare  ie  fon>incompatìbili  injìeme ,  fi  come  incompatibili  fono  gli 
che  aite  al  mo  $ff&tù  >  wa  non  già  accade  quejio  de  i  due  mouimenti ,  retto ,  e 
to,.&  alla  tiuie  circolare-,  che  nulla  repugnanza  hanno. fra  di  loro  . 
te-  SALV*  ^Aggiugnete  dipiù,  che  probabiliffìmainente pniò  ejfere,che. 
Moto  delle  ^  mouimento,  che  fa  la  parte  della  terra  fcparata  ,  mentre  fi 
para  dtila  ter  .  ,  iCj.xj.rtr  ■  f  j-  •»  r* 
ra  ritornando  riconduce  aLJuQ  tutto ,Jia  eJJo.anc.Qra circolare .come  digiaji  t 

al   fuo    tutto.  dichiarato  ;.talchì  per  tutti  i  ri/petti  yinquàto-  appartiene  al 

può  efler  cir-  prefente  cafo,  la  mobilitài/embsapm  accettabile,  che  la  quiete .. 

colare  ».  Horafeguite  Sign.  Simplicio  quello  che  refia  .. 

SLMP.  Fortifica  l'autore  linfianza  con  additarci  vn'alireajfur- 
do.,  cioè.,  che  gli  ftefii  'mouimenti  conuengano  a  nature  firn* 
mamente  diuerfe;  ma  l'offeru azione  ci  in fegna, l'operazioni  f 
Diueriìtà  di  e  i  moti  di  nature  diuerfe  efler  diusrfi  pela  ragione  lo.  confett- 

inoti con  eri-  ma, perche  altrimenti  non  hauremmo  ingrejjò  per  co'/iofiere,e 

ice  a  conoiccr  diftinmer  le  nature,  quando  elle  non  haueffero  i  lor  moti ,  & 

k  diueriica  dr  ù        ■     ,       ■  r     3    /?  n  ■    ■    JJ  j  n    r  n 

nauu-e(>  operazione  che  ci  Jcorgefero  al/a  cognizione  delle  Jujtanze , 

$AGR.  lo  ho  dna ,  à  tre  volte  offeruato  ne  i  difeorfidt  quefì auto- 
re, che  per  prona)  che  lacaja  jlia  nel  tale ,  e  mi  tal  modo  ,  e' fi 
feruedel  dire,  che  in  quel  talmodofi accomoda  alla  no/ira  in- 
telligenza ,  a  che  altrimenti  non  hauremmo  adito  alla  cogni- 
zione di  queiìo;?  adi  quel!!  ahropar  cicalare ,  ò  she  il  Criterio- 
&  atura  nri-  della filofofiafi guaderebbe ,  quafi  che  la  natura  prima facejfe. 

ma.-  icce  k  co-  -^  cerutn0  a  „n  huamìni   e  poi  dilponefft  k  co  fé  conforme  alla 

le  a  modo  Ino,,  •   v   »  ,  ,         -       ,,      ■         ■    -..•  ■    ■  ni 

e  i  oi  fabbricò  i  capacita  de  loro  intelletti;  ma  io  filmerei  più  pre/te  la  natura 

diicori?  dt  gli;  bauer fatte  prima  le  cofe  a  fuo  modo,  e  poi  fabbricati  i  difeorfi 

huomim  abili  humanih  ab  ili  a  poter  capire  (  ma  pero,  con  jatica  grand<Ls  ) 

a  intenderle.  ale  un  a- e  of ade' ' fuoi  fegreti*  . 

SALV*.  lo  fin  dell' ifiejfa  opinione^  UMadifeSign.  Simpl.  quali 
fimo  quefle  nature  diuerfe ,.  alle  quali  contro  all' ojjeru azio- 
ne, &  alla  ragione  il  Copernico. ajfegna  moti).  <ÙX  operazioni 
medfirne  i 
$JMi\  Eccole .  L'Acqua,  e  l'Arra  l(  che  pur  fino  nature  diuerfe 
dalla  terra  )  e  tutte  le  cofe,  che  in  tali  elementi  Jì  trouano  ha- 
tanno  ciafcbedtma  quei  tre  mouimenti ,  che  il  Copernico  fin* 

gend 


Del  Galileo*  t$? 

gè  nel  globe  terre/ire  ;  tfegue  di  dimojirar  Geometricamente , 
come  in  via  del  Copernico  vna  nugola,cbeJìafoJpefam  aria;  H  Copernico, 
e  che  per  lungo  tempo  ci  foprajìia  al  capo,fenza  mutar  Luogo,  a"eEna  con-» 
bifogna  necejfariamente, eh' eli' h  abbia  tutti  ti  e  què  mouimen-  delìmeopera- 
ti,  che  ha  ti  globo  terre/tre  ;  ladimojlmzioneequejla ,  e  voi  la  z\om  a  nature 
potete  legger  da  per  voi ,  c/fio  non  lafaprei  riferir  a  mente,     diuerfe. 

%ALV.  Io  non  ijiar.à  altrimenti  a  leggerla ,  anzi  /limo  fuperjluo 
ihauer^elapojla-,  pereti  io  fon  Jìcuro,.  che  neffuno  degli  aderi- 
ti del  moto  delia  terraglie  la  negherà .  Pero  ammejfagli  la  di- 
mofì razione  pai  U amo  ddlin/lanza  :  la  qual  non  mipare,cbe 
ìyabbia  molta  forza  di  concluder  nulla  contro  alla pofizio-  \ 

ne  del  Copernico,  auuengacbè  nien  te  Jì  deroga  a  quei  moti,  e  a  ^,x 

quelle  operazioni, per  i  qualijì  viene  in  cognizione  delle  na- 
ture, &c.  Rifondetemi  in  grazia  Sign.  Simplicio .  Quelli  ac- 
cidenti ne*  quali  alcune\cofe  puntualifsimamente  conuengo- 
no,  ci pojfon 'eglin  feruire per 'farci conofier  le  diuerfe  nature 
di  quelle  tali  cofe?  ^         :         *  Dagli  acet. 

SIMP.  Signor  nò  :  anzi  tutto  Toppo/ito,  perebe  dall'identità  delle  denti  cernimi 
operazioni,  e  degli  accidenti  non  Jì, può  argumentaretJàluo  ,  non  fi  pò  (fon© 

.  .      che  vna  identità  di  nature .  conofecre  Ir—» 

SALV.  Talché  le  diuerfe  nature  del? acqua,  della  terra, ,  dell'aria,  J?.ature     xU€r" 
e  dell'altre  cofe,  che  fono  per  quejh  elementi,  voi  non  l'arguite 
da  quelle  operazioni ,  nelle  quali  tutti  quejìi  elementi,  e  loro 
Anne  fi  conuengono,  ma  da  altre  operazìonhjlà  costi 

SIMP.  Così*  in  effetto. 

SALV.  Talché  quello ,  che  lafciaffe  negli  elementi  tutti  quei  moti, 
operazioni ,  &  altri  acadentiper  i  quali  Jì dijlinguono  le  lor 
nature,  non  ci  priucrebbe  del  poter  venire  in  cognizione  di  ef- 
fe j  ancorché  e  rimoueffe  poi  quella  operazione,  nella  qualt^* 
unitamente  conuengono,  e  che  perciò  non  ferue  nulla  per  la 
dijlinzione  di  tali  nature  . 

SIMP.  Credo,  che  il  difeorfo  proceda  benifsimo . 

SALV.  otta ,  che  la  terra  ,  l'acqua,  e l 'aria  Jìano  da  naturai 
egualmente  cojìituite  immobili  intorno  al  centro  ,  non  e  opi- 
nione voftra,  dell'autore^  di  Arijlotile ,  di  Tolomeo,  e  di  tutti 
i  lor  feguaci  l 
SIMP.  E  riceuuta,  come  verità  irrefragabile . 
SALV.  --Adunque  da  quefla  comune  naturai  condizione  di  quie- 
tare intorno  al  centro  ,  non  Jì  trae  argomento  delle  diuerfe 
nature  di  quefti  dementi,  e  cojè  elementari  ;  ma  conuieriap- 

R  2,       pren- 


TI  conuenir 
gli  eleràéti  in. 
vn  moto  co- 
mune0iaoaim- 
portipiù,  3  ò 
meno  che  il 
ccawtnire  in 
vaaqujececó» 
tienicnit^ . 
Corpi  del  me- 
jdefìmo  gene- 
re banuo  moti 
cbe.conutngo 
Doingenere^ 


Altro  argo- 
mento pur  co- 
irò al  v,oj.er- 

n:co. 


^rgumentaiì 
dal  eher  per 
natura  tene- 
troia  la  terra, 
e  lucido  riso- 
le ,  e  le  frelìé 
fifie ,  quella^* 
e  (Ter  mobile, e 
quefti  immo- 
bili. 


1 60  Dialogo  fecondo 

prender  tal  notizia  da  altre  qualità  non  comuni;  e  però  chi  le- 
uafte  agli  elemeti  folamete  quefta  quiete  comune,*  gli  lafciaf- 
fé  loro  tutte  V  altre  operazioni  non  impedirebbe  punto  laftra- 
da,  che  ne  guida  alla;  cognizione  delle  loro  ejfenze.  Ma  U  Co- 
pernice  non  leua  loro  altro,  che  quefta  comune  quiete  }e  glie  la 
tramuta,  in  vn  comunifimo  moto,  lafciandogli  lagrauità ,  la 
leggi  erezza,  i  moti  in  sù,,in  giu,piu  tardi,  più  veloci,  la  rari' 
tà,  la  denfìtàx  le  qualità  di  caldo,  freddo,  (ecco,  humido ,  &  in 
fomma  tutte  l  altre  cofe .  Adunque  vn  tal  aj/urdo,  qual  s'im- 
magina quefto  auto.re,non  e.  altrimenti  nella  pofizion  Coper- 
nicana :.  ne  il  conuenir  e  in,  vna  identità  di  moto,  importo--» 
più,  ò  meno,  che  il,  conuenirein  vna  identità  di  quiete ,  circa  l 
diuerffeare,  0  non  diuerjìficar  nature  *  Hor  dite  fé  ci  e  altra 
argomento  incontrario  «. 
SIMT.  Seguita  vna  quarta  inftanzaypreja  pur  da  vna  natura- 
le ojferu  azione, che  e' ,  che  i  corpi  del  medefimogenere,hanna 
moti,  che  convengono  in  genere,  ò  vero  couengona  netta  quie- 
te .  Ma  nella  porzione  del  Copernico,  corpi,  ch£  conuengo- 
■■  no  in  genere  t.  e  tra  di  loro/ìmflijfJìmiharebbono  in  quanto  al 
moto  vna  fomma  feonuenìenza  r  anzi  vna  dìametral  repu* 
gnanzay  imperocché  Jìelle  tanto  irà  di  loro f miti  t,nulladime~ 
no  net  mota  farebbero  tanto  dirimili ,  poiché  fei  pianeti:  an* 
drebbonoin  volta  perpetuamente,  ma  ti  Sole,e  tutte,  le  Beliti 
jìjfe  perpetuamente  farebbero  immote  » 
SALV.  La  forma  dell'argomentare  mi  par  con  eludente  ;  ma  credo 
bene,,  che  l applicazione  t.  a  la  materia  fa  difeitofa  ;  e  purché 
V autore  voglia perfìfìere  nelfuoa/Sunto,  la  e  onfeguenza  ver- 
rà fnz'altro  direttamente  contro  di  lui,ilprogreJp>  dell'argo- 
mento e  tale;  tra  i  corpi  mondani  fi  cene  fono,  che  perpetua- 
mcntefì  muouona,  e  fono  i  fei  pianeti;  degli  altr  *  cioè  della—» 
terra,  del  Sole ,  e  delle  fìelk fife  fi  dubita  chi  di  loro  fimuoua , 
e  chìflia fermo, ejfendo  nectjfario.  »  che  fé  la  terra  fià  ferma ,  il 
Sole ,.  e  le  flette fijfefi  muouano ,  e  potendo  ancìf  ejere ,  che  il 
Sole,  e  le  fife  Hefsero  immobili ,  quando  la  ierraji  muouefset 
tercafi,  in  dubbio  del  fatto.,  a  chi  più  convenientemente  fi 
pofsa  attribuire  il  maio ,  &a  chi  là  quiete  .  Detta  il  naturai 
difcorfo,  che  il  moto  debba  fìimarfi "e/sere  di  chi  più  in  genere  % 
&  in  efsenza  conuìene con  quei  corpi,  che  indubitatamente  si 
muouono\e  la  quitte  di  chi  da  i  medesimi  più  difsente;  &  ef- 
fendi) che  vn  eterna  quiete,  e  perpetua  moto fono accidenti 

diuer- 


Del  Galileo .  16 1 

diuersìfsimie  manìfjìo,  che  la  natura  del  corpo  fempremobi' 
le,  conuien,  che  sia  dìuersifima  dalla  natura  del  femprejla-. 
bile .  Cerchiamo  dioique1mentrejììa'mo  ambigui  del  moto ,  e 
della  quiete ,  fé  per  ina  di  qualche  altra  rileuante  condizione 
potefirno  inue  fugare  chi  più  conuenga  con  i  corpi  sicuramen- 
te mobili,  ò  la  terra,  o pure  il  Sole,  eie  felle  fife. M  a  ecco  la~-> 
natura,fau or euole  al  noftro  bifogno ,e  desiderio,  cifomminì- 
ftra  due  condizioni  insignì,  e  differenti  non  meno,  cbe'lmoto-, 
e  la  quiete,  e  fono  la  luce ,  e  le  tenebre  -,  cioè  Vefser  per  natura' 
fpkndidifsimo,  e  l'efer  ofeuro,  epriuo  di  ogni  luce  :fon  dun- 
que diuerfìjjìmid'efenza  i  corpi  ornati  d'vrì  interno, ed  eter-, 
no fplendore,  da  i  corpi priui  d'ogni  luce  .  Triuadi  luce  è  lai 
terra,fplendidiffìmoperfeJiefsoì  il  Sole ,  e  non  meno  le  flette 
fife  .  Ifei pianeti  mobili  mancano  totalmente  di  luce,  come 
la  terra;  adunque  Vejfenzaloro  conukn  con  la  terra,  e  diffen- 
te  dal  Sole,  e  dalle  Belle jijje  ;  mobile  dunque  eia  terra ,  im* 
mobile,  il  Sole, e  la  sfera  /iellata  . 
:SJMT.  Ma  l'autore  non  concederà,  e  be  ifei  pianeti fien  tenebro- 
fi ,  e  sùtal  negatiuaji terrà  faldo  ;  ò  vere  egli  argomenterà  la 
■conformità  grande  di  natura  trafeipianeti,e  il  Sole,  e  le  felle 
fife,  e  la  difformità  tra  quejii ,  e  la  terra  da  altre  condizioni  > 
che  dalie  tenebre,  e  dalla  luce;  anzi  hor  c/fio  maccorgo,neWin- 
Jìanza  quinta,  che  fegue,  ci  e  pò  fi  a  la  di f par  ita  fomma  tra  la 
■terra,  e  i  corpi  celefìi  ;  nella  quale  eglifcriue ,   Che  gran  con-  Altra   diffe- 
fufìone,  e  intorbidamento  farebbe  nel  Sijiema  dell' vniuerfo ,  renza  tra  ìa._t 
e  tra  le  fue parti,  fecondo  VIpoteJi  del  Copernico  ;  imperocché  terra,  e  i  e:  i  ^i 
irà  corpi  celejli  immutabili,  &  incorruttibili ,  fecondo  Ari/io-  ?^!e^~  £v3 
tile,  e  Ticone,  &  altri,  tra  corpi  dico  di  tanta  nobiltà, per  con-  [^J^à^  * 
fejjìonc  di  ognzino,  e  dell' ifiejfo  Copernico  y  che  a  ferma  quel- 
li effer  ordinati, e  difpofìi  in  vn  ottima  cojìituzione ,  e  che  da 
quelli  rimuoue  ogni  inconjìanza  di  virtù  ;  irà  corpi  dico  tan- 
to puri,  cioè  tra  Venere,  e  Marte  collocar  lafentina  di  tutte  le 
materie  corruttibili,  cioè  la  terra }  l'acqua  ,  l'aria,  eiuttii 
mijìi. 
Ma  quanto  più  prejìante  diflribuzione,e più  alla  natura  conue- 
niente ,  anzi  a  Diojlefb  architetto ,  fequefìrari  puri  dagV 
impuri  ,i  mortali  da  gl'immortali ,  come  infegnano  l'altr^j 
fcuole,  che  ci  infegnano  ,  come  quejle  materie  impure,  e  cadu- 
che fon  contenute  nell angujìo  concazio  dell'Orbe  Lunare  ,fò- 
pra'l  quale  con  ferie  non  interrotta  s'alzano  poi  lecofe  Ce- 
ùfli*  R  3        E  vero, 


Copernico 
mette  pertur- 
bazione-*  nel 
Vniuerfo  d'- 
Ariftotilc. 


Paralogismo* 
dell'autor  del 
l'Antiticone . 
Stoltamente 
par  detto  la_i 
terra_»  efler 
fuor  del  Cie- 
lo. 


Argomento 
prefo  dagli  a- 
nimali  cht-/ 
hano  bifogno 
di  ripofo,  ben- 
ché il  moto  lo 
ro  fia  natura- 
le. 


26"  a  Dialogo  fecondo 

SALV.Evtro,che'l  Sijlema  Copernicano  mette  perturbazione  nel- 
Vvniuerfo  d 'Arifiotileimainoiirattiamo^deUvniuerfonoflro 
vero,  e  reale.  Quando polla di/parità  d'ejfenza tra  la  terra, 
e  i  corpi,  Celejii.  la:  vuol  quell'autore,  inferire  dall'incorrutti- 
bilità di.  quelli,  e  corruttibilità\di  quefìa  in  via  d'Ariflot. dalla 
qualdifparità  e!  concluda  il  moto.douer 'efler  del  Sole,  e  delle 
fijfe ,  e  l'immohilit.à:deUa,ter.ra,và  vagando  nel  Paralogifmo, 
fupponendo  quel.che  e  in.  quiBione;  perche  Arifìotileinferifce 
Ijncorruttib/litàde!  corpi  Celefii  dal  moto  ,,del  quale  fi  di/pu- 
ta,fefia  loro,  ò  della  terra .  Della  vanità  poi  di  quejie  reto- 
riche illazioni,  fé  n 'e parlato  a  baftanza  .  E  qual.cofapiu  in-  . 
fulfa,  che  dire  la  terra ,  egli  elementi,  ejfer  relegati  h  efeparati 
dalle  sfere  Cele/li,  e  confinatidtntro  alt  Orbe.  Lunare)  Ma  no 
e  lyQrbjeLunare,vna.delle  Cele/li  sfere ,  efécondoM  confenfi' 
loro  compre/a  nel  mezo  di  tutte  l'altre  i  Nuoua  maniera  di 
feparare  i  puri  da  gl'impuri,  e  gli.  ammorbati dà 'J ani ,  dar' a. 
gì  'infetti ftanza nel  cuore,  della.  Città  ::io,  credeua,  che  il.laze- 
r.ettofe  ledouejfefcoftarepiu.chsfùjfepojfìbìle •.-..  ILCoperni- 
co  ammirala  dijpofizione  delle  parti  dell' vniuerfoper  hauer' 
Lddiojcoftìtuitaia  gran  lampada ,  che  doueua  rendere  ilfom- 
mo  fplend'ore  atuttoilfuo.  Tempio  nel.  centro  dì  efio,  e  n  on.  da: 
lina  banda.DeireJ/erpoiil globo  terreftre.tràYen.er,ee,M  ar- 
te, ne.tratteremo  in.breue  ;e/voijiej/o  in  grazia,  di.queff au- 
tore farete  pnoua  di.  r.imuouemelo  ..Ma. digrazia  non  intrec- 
ciamo quefti fioretti  rettomi,  con  la  faldezza,  delle,  dimoftra- 
zioni3je  lafcìamogli  agli  oratori,, opiu  tofto  ai  poeti. ,  li  quali, 
hanno  faputo  con  lor piaceuolezze  inalzar  con  laude  cofe.  vi- 
li/fine., &  ancorai  volta  perniziofe ..  E  fé  altro  cirefta  fpe~ 
diamoci  quantoprima.. 

SIlMP.Cièilfè/to,  &vltimo  argomento,  nel  qualìei pone  per  cofà 
molto  inuerifimile,che  vn  corpo  corruttìbile,e  difsipabilejipof 
fa  muouereÀlvn,  moto  perpetuo, e  regolar  eie  quefto conferma: 
con  Fe/èmpio  degli  animali,  li  quali.mouendofidimoto\aloro 
naturale,  pur  fi  ftr accano,  &  hanno  bifogno  di  ripofo  per  re- 
ftaurar.e.le forze;  ma cke.hadaifaretalmouimento  con  quel 
della  terra  immenfo  alparagon  del loro  ?  ma  pia  :  farla  muo- 
uere  di tre moti difcorrentk,\e.diftraenti.in  parti,  diuerfe.  /  chi 
potrà  mai  offerir  tali  cofe.,faluo  che  quelli,  che  fi  fusero  giu- 
rati lor  difenforii  Ne.vale  in  quefto. cafo,  quelcbe  produce  il 
Copernico,  che  per \effere quefto moto ^naturale  alla  terra,  e  no 

violento 


Del  Galileo  T  ±6$ 

violento  opera  contrari/  effetti  da  i  moti  violenti)  échefidif 
Jbluon  bene,  nepojlon  lungamente  fuffìfter  le  cofet  alle  quali 
fifa  impeto ,  ma  le  fatte  dalla  natura  fi  confermino  neW  otti- 
ma loro  difpofizione; non  vai  dico- quefta  riJpofta,che  vierì 
atterrata  dalla  noftra  .  Imperocché  X animale^  è  pur  corpo 
naturale,  e  non  fabbricato  dall'arte,  &  ilmouimento  fuo  ìi 
naturale ,  deriuando  dall'anima,  cioè  da  principio  intrinjèco; 
e  violento  e  quel  moto ,  il  cui  principio  è  fuori ,  &  al  qualz^j 
niente  conferifee  la  cofa  mojfa:  tuttavia,  fé  V animai  continua 
lungo  tempo  il  fuo  moto  fi Jlr acca ,  &  anco  fi  muore,  quando 
fi  vuole  sforzare  oftmatamente ,  Vedete  dunque,  come  in—* 
natura  fi  incontrano  daiutte  le  bande  vefìigij  contrariane 
alla  pofizìom  del  Copernico  ,  ne  mai  de' fauor abili .  E  per 
non  bauer'-a  ripigliar più'la parte  di  quefìo  oppofitorefentite 
quel  ch'ei produce  contro  al  Keplero  (  coH  quale  ei  difputa)  in 
propofito  di  quello,  che  ejfo  Keplero  ifiaua  contro  a  quelli ,  a 
i  qualipare  inconueniente ,  anzi  impofifibilcofa  Vaccrefcer'  in 
immenfo  la  sfera  jlellata,  come  ricerca  la  pofizion  del  Coper- 
nico .  Infià  dunque  il  Keplero  dicendo  .  Difficilius  eft  ao 
cidens  pr? ter  modulimi  fubie&i  intendere, quarti  fobie-  .  Argomento 
cium  fincaccidcntcaugere.  Copernicus  igitur  veri-  faUordeieco- 
fìmilius  facit ,  qui  auget  Orbem  Mcllarum  fìxarù  abfq;  pernico . 
motu,  quam  Ptol?meus  qui  auget  motùfìxarum  ini- L'autor  dell'- 
menià  velocitate .  La  qual'infianzafcioglie  V autore ,  ma-  Antiticone  in- 
rauigliandofidi  quanto  il  Keplero  s'Inganni  nel  direbbe  nel-  V?  contro   al 
l  Ipotefidi  Tolomeo  fi  crefea  ti  moti)  fuor  del  modello  del  fu- 
bietto  :  imperocché  a  luipare,che  non  fi  accrefea ,  fé  non  con- 
forme  al  modello  ,  e  che  fecondo  il  fuo  accref cimento  fi agu- 
menti  la  velocità  del  moto,  il  che proua  egli  configurarsi  vna 
macina ,  che  dia  vna  r^uoluzione  in  24..  bore ,  il  qual  moto  si  Crefce  la  ve- 
chiamtrà  tardijfimo  ;  intendendosi  poi  il  fuo  femidiametro  l0cica    ^   mo~ 
prolungato  sino  alla  difianza  del  Sole ,  la  fitta  efìremità  ag-  códoche  cre- 
guaglierà  la  velocità  del  Sole;prolungatolo  sino  -alla  sfera Jlel-  fee  il  diame- 
tata3  agguaglerà  la  velocità  delle  fife ,  benché  nella  circonfe-  tr0.   <tel   cer- 
renza  della  macina  sta  tardi/fimo  .  Applicando  bora  quefia      °* 
considerazione  della  macina  alla  sfera  fteliat a,  intendiamo 
vn  punto  nel  fuo  femidiametro  vicino  alceniro,quantfe  il  fe- 
midiametro della  macina  :  il  medesimo  moto,  che  nella  sfera—* 
[iellata  e  veloci/fimo ,  in  quel  punto  farà  tardijfimo  ;  Ma  la 
grandezza  del  corpo  e  quella,  che  di  tardijfimo ,  lo  fa  diuenir 

R  4-        velo- 


Efplicazione 
del  >  ero  fenfo 
iel  detto  del 
}<  splero^eiUa 
Uiìefa. 


Iagrandeza,e 
piccoleza  del 
corpo  fanno 
diuerficà  nel 
moto,  ma  non 
nella  .quiete.. 


Ordine  della 
natura  è  il  far 
circolare  gli 
orbi  minori  in 
tempi  più  bre 
ui  ,&i  mag- 
giori intempi 
più  lunghi. 


264  Dialogo  fecondo 

velocì£ìmo,ancorche  e  continui  d'ejfer'il  medefìmo,  e  così  lou* 
.  velocitò  crefee  non  fuor  del  modello  del fubietto, anzi  crefee  fe- 
condo quello^  la  fua  grandezza,  molto  diuerfamente  da  quel 
che  ft ima  il  Keplero . 
SALV.  Io  non  credo,che  que fi*  autore  fifa  formato  cocetto  del  Ke- 
fiero  così  tenue,e  baJfo,cbe  e'  pojfa  perfuaderfi,che  è  no  habbia^ 
Ìntefo,che  il  termine  altijjìmo  d'vna  linea  tirata  dal  cetrofìrì 
ali  Orbe  (iellato fi  muoue  più  velocemente,  che  vn  punto  della 
medefima  linea  vicino  al  centro  a  due  braccia  .  È  però  è  for- 
za ,  che  e}  capifea,,  e  comprenda,  che  il  concetto ,  e  l'intenzione 
,         del  Keplero  e  Baia  dì  dire,  minore  inconueniente.ejfer  l'accre- 
fcefvn  corpo  immobile  afomma grandezzate  l'attribuire 
vnafomma  velocità  a  vn  corpo  pur  vajìif/imo ,  hauendo  ri' 
guardo  al  modulo,  cioè  alla  norma  ,  &  aWefempio  degli  altri 
corpi  naturali:  ne  i  quali  fi  vede,  checrefeendo  la  difìanzadal'. 
centro, fi  diminuifee  la  velocità;  cioè,  che  i periodi  delle  lor  cir- 
colazioni ricercano  tempi  più  lunghi.  Ma  nella  quiete,  che  no 
è  capace  difarfi  maggiore,  ò  minorerà  grandezzata  piccolez- 
za del  corpo  non  fa  diuerfità  veruna.  Talchi , fé  larifpofta—»- 
dell'autore  debbe  andar' ad  incontrar  l'argometo  del  Keplero,, 
è  necejfario,  che  ejfo  autore  fimi,  che  al  principio  mouente  l'i- 
Jlejfo  fia  muouer  dentro  almedefimo  tempo  v  n  cotfpo  piccolif 
Jimo, &  vno  immenfo,  effendoche  l'augumento  della  velocità 
vienfenz  altro  in  confeguenza  dell' accrefcimento  dellamole.. 
Ma  quejì  e  poi  contro  alle  regole  ^Architettoniche  della.  natu~ 
m,la  quale  ojferua  nel  modello  delle  minori  sfere,  fi  come  veg- 
giamo  ne  i  pianeti,  e.fenfati/fìmamente  nelle  felle  medicee ,  dì 
far  circolare  gli  orbi  minori  in  tempi  più  breui;  onde  il  tempo 
della  reuoluzion  di  Saturno  e  più,  lungo  di '-.tutti  i.  tempi  del- 
l'altre sfere  minori,  ejfendo  di 30.  anni;  bora  ilpajìar  da  que- 
fìa  a  vna  sfera  grandemente  maggiore ,  e  farla  muouer'in — » 
2uf.hore  ,puo  ben  ragioneuolmente  dir/i  vfeir  delle  regole  del 
modello  .  Siche,  fé  noi  attentamente  confider.eremo,  larifpo- 
Jla  dell'autore  va  non  contro  al  concetto,  e  fenfo  deli  argomen- 
to, ma  contro  allafpiegatura,  el  modo  del  parlare;  doueanco 
l'autore  ha  il  torto,  ne  può  negare  di  non  hauer'ad  artedifji- 
mulato  Vintelligeza  delle  parole,  per  graziar' il  Keplero  d'vna 
troppo  crajfa  ignoranza;  ma  Vimpoflura  e.fìata  tanto grojfo- 
lana,  che  non  ha  potuto  confi  gran  tara  difalcar  del  concetto^ , 
che  ha  della  fua  dottrina  imprejfo  il  Keplero  nelle  menti  de  i 

UtiSr 


Del  Galileo .  i€$ 

liti  era ti .  Quanto  poi  allinBanza  contro  al  perpetuo  moto' 
della  terra,  prefo  dall' efftr'impojjìbilcofa,  che  ella  continua  ffe 
fenza  jìraccaìfì,  efendo  che  gli  animali  Befsi,  che  pur  fi  muo- 
uon  naturalmente-,  e  da  principio  interno  Jì  Braccano^  ba- 
rio bifogno  di  ripofo  per  relajsar  le  membra . 

SAG'l^  Ali  par  di fentire  il  Keplero  rifondergli,  chepur  ci  fono  R.f     „    fi 
degli  animali,  che  fi 'rinfrancano ^  dalla  Jìanchezza  co' l  volto-  je^    Keplero 
lar/iper  terra  ;  e  che pero non  fi deue  temer,  che  il globo  terre-  con  certa  ar- 
Jirefì  jlraccbi  ;  anzi  ragion  euolmente  fi  pub  dire ,  che  e'  goda  guzia  coperta. 
d'vn  perpetua,  e  tranquillifsimo  ripofo ,  mantenevi doji in  v rì 
eterno  rmoltolamento .  / 

SALV.  Voi  Signor  Sagredo  fete  troppo  arguto ,  e  fatirico  :.  ma—f' 
lafciamo  pur  gli  fcberzi  da  vna  banda  y  mentre  trattiamo  di 
cofe  ferie . 

SAGR.  Perdonatemi  Sig.  Salu.  quejlo ,  ch'io  dico  non  e  miga  così 
fuor  del  cafo,  quanto  forfè  voi  lo  fate,  perche  vn  mouimentOy 
che  ferua per  ripofo,eper  rimuouer  la  franchezza,  a  vn  corpo 
defatigato  dal  viaggio, pub  molto  più  facilment&feruire  a  non 
la  lafciar  venire;Ji  come  più  facili  fono  i  rimedi/  preferuatiui,    Gli  animali- 
che  i  curatiui.  E  io  tengo  per  fermo,  che  quando  il  moto  degli  non  fi  llanche- 
animali  proceda jfe  come  queJio,che  viene  attribuito  alla  terra,  ^eb^no  <ìua" 
é  non  fi  fiancherebbero  altrimenti;auuenga  che  lofiancarfi  il  D°0cederTe°co 
corpo  dell?  animale ,  deriua  per  mio  credere,  dal  l'impiegare  meouello,che 
'Dna  parte  fola  per  muouer  fejìejfa ,  e  tutto  il  rejlo  del  corpo  :  viene  attribui 
come  v.g.per  camminare  fi  impiegano  le  cofce  ,  e  le  gambe  fo-  to  a*  gl°D0  ter 
lamerfteper  portar  loro jlejfe ,  e  tutto  il  rimanente;  all'incon-  i^    •  '     dej_ 
travedrete  il  mouimento  delcuore efler ,  come  infatigabile ,  i0  ftancarfi  gli 
perche  muoue  fi  folo .  In  oltre  non  so  quanto  fa  vero ,  ch<Lj>  animali . 
il  mouimento  dell '  animalefìa  naturale ,  e  non  più  tofìo  vio-  Moto  dell'a- 
le» fo  5  anzi  credo  ycbejipojfa  dir  con  verità ,  che  l'anima—*  jj*  > -? plLu-?" 
muoue  naturalmente  le  membra  dell  animale  di  moto  preter-        ^  violen- 
naturale  r  perche ,  fé  il  moto  ali  insiti  preternaturale  ai  cor-  to3che  natura- 
ci graui '■ ,  l'alzar  le  gambe,  e  lecofcie,  che  fon  corpi  graui  le. 
per  camminare  non  fi  potrà  far  fenza  violenza  ,  e  pero 
non  fenza  fatica  del  mouenie  ;  il  falir  su  per  vna  fiala— » 
porta  il  corpo  graue  contro  alla  fua  naturale  inclinazio- 
ne ali  in  su  y  onde  ne  fegue  la  Banchezza  ,  mediante  la 
naturai  repugnanza  della  grauità  a  cotal  moto  ;  ma—» 
per  muouer'  vn  mobile  di  vn  mouimento ,  al  quale  e'  non 
ha  repugnanza  nijfuna  ,  qual  lajfezza  ,  ò  diminuzione» 

di  virtù. 


"Non  fi  fcema 
la  forza  doue 
non  iene  efcr- 
,cìta  punto .. 


L'inftanzadei 
Chi:  fi.ritorce 
contro  a  iui 
iteifo  . 


Per  le  propo- 
rzioni vere  sì 
incontrano  ar- 
gomenti con- 
cludenti ,  ma 
non  perlefal- 
fe. 


z66  Dialogo  fecondo 

di  virtù-,  e  di  forza  si  deue  temer  nel  manente  ?  e  perche  sì  de~ 
uefvemarlaforma.,  dotte  non  fen  efercit  a  punto  i 

SIMF.  Sono  t  moti  contrarij,dei  quali  il  globo  terr.eR.re  sì  figura 
muo.uer.si,  quelli  /opra  i  quali,  l'autore  /onda  la  /uà  in/iàza  • 

SAGR.  Già  si  è. detto,  che  non /ono  altrimenti  contrari} ,  e  che  in 
qmfìo  l'autore  si  ì  grandemente  ingannato ,  talché  il  vigore 
di  tutta  l'inftanza  si  volge  contro  l'impugnator  medesimo , 
mentre  é  voglia,  che  il  primo  mobile  rapi/ca  tutte. le  sfere  infe- 
riori contro , al  moto ,  il  quale  ejje  nell'i  fkejfo  tempo,  e  conti- 
nuamente >efer  citano  ,  Al  primo  mobile  dunque  tocca  a  fian- 
carsi, che  oltre  al  muouere/ejkjfo  deue  condurtant' altre  sfe- 
re, le  quali  di  più  con  mouim.ento  \contrario  gli  contrajlano  » 
Talché  queU'vltima  conclusione,  che  X  auto  f inferma,  con  dir 
che  .dif correndo  per  gli  effetti  di  natura  s'incontrano  fempre 
cofe  fauor abili  per  V  opinion  d  Ariflotìle,  e  Tolomeo,  e  non—» 
mai  alcuna,  che  non  contrari/ al  CopernicOfhabifogno  d'vna 
gran  confederazione;  e  meglio  e  dire,  che  fendo  vna  di  queRe 
duepofizioni  vera,  e  V altra  necejfariamente /alfa ,  e  impo/Jì- 
bile,  che  per  la /aX/a  s'incontri  mai  ragione,  esperienza, ò  retto 
di/cor/o  ,j  chele  fea  fauoreuole  ,  fi  come  alla  vera  neffuna  di 
quefte. cofe può zffer ripugnante.  Grandiuerfetà  dunq;  con* 
mm,  icbje/itrom.trÀidi/corfii  (egli  argomenti,  che  fi produco' 
no  dMVvna,  €  dalV  altra  parte  in  prò ,  e  contro  a  quejle  duz^> 
opinioni,  la/orza  de  i  quali  la/cerò,  che  giudichiate  voi  ììejh 
Sign.  Simplicio . 

SALV,  Voi  Sig.Sagr.tr aportato  dalla  velocità  del  vofiro  ingegno 
mi  taglìa/ie dianzi  il  ragionamento,mentre  io  voleuo  dire  al» 
cuna  co/a  in  rìfpofi&diquejl'vltimo  argomento  dell* autore;  e 
benché voi  gli  bajbbiate più ,  cbeafujficìmza  nfpofeo,  voglio 
ad  ogni  modo  aggiugner  non  so  che ,  che  All' bora  haueuoirL-* 
mente .  Egli  pone  per  co/a  molto  inuerifimile ,  che  vn  .corpo 
difsip  abile,  e  corruttibile,qual'£  la  terra,  pojfa  perpetuamente 
muouerfe  d'vn  mouim.ento  regolare ,  ma/sime  vedendo  noi 
gli  animali  finalmente ftancarfi,  &  hauer  necefsità  di  ripofo; 
egli  accrefce  l'inuerifemik  il  douer'effere  tal  moto  di  velocità 
mtomparabile ,  eìmmenfa ,  ri/petto  a  quella  de  gli  animali . 
H orato  non  fo  intendere,  perche  la  velocità  della  Terr%~* 
Vhabbìa  di  prefente a  perturbare  ;  mentre  quella della  sftr.a.^> 
stellata  tanto,  e  tanto  maggiore  non  gli  arreca  di/turbo  più 
confederante  >  che  fé  gli  arrechi  la  velocità  d'vna  macine }  la 

quale 


Del  Galileo.  2,67 

quale  in  24>hore  dia  vnafola  reuoluzione .  Se  per  efier  l  .i—> 
velocità  della  conuerfion  della,  terra  fui  modello  dì  quelli—» 
della  macine.  ,.nonfi'tira.in  confeguenza  cofe  di  maggior  effi- 
cacia di  quella,,  ce/si  l'autore  ditermr  lo  [tane arji della  terra  ; 
perche  ne.  anc.oqualfiuoglia  ben fiacco » ,  e  pigro,  animale ,  dico 
x'è.anco.vn  Camaleonte.}fi foraccherebbe  colmuauerfinon più   Più  è  da  te- 
dì cinque ,  òfet braccia: in  24.  bore  ;  ma  fé  è  vuol  confederar  mer^  *J  tìzii- 
la  velocità  nonpiùful.modello  della  macine  yma  afoìutame-f13/1^^* 
te  ,  &  in  quanta  in  24.  bore  il  mobile  ha  da  pajfarevno  Jpa-ciìQ  nej  qiqI 
zio  grandi/sima,  molto  più fi dourebbe  moftrar  renitente  a~ho  .-terreftrc . 
concederla:  alia  sfera: stellata:,  la  quale,  con,  velocità. incompa- 
rabilmente maggiore  di  quella  della  terra ,  deue  condurfeco 
migliaia  di  corpi, ciafebedun  grandemente maggiore  del  globo 
terre/tre .. 
befferebbe  ora,  che  noi  veàefsimo  leproue,  per  le  quali  V autore 
concludele ftellenuDue del.y 2.  e  del  6 0 4^ejfereftate.fubluna- 
ri,  e  non  celefti,  come.comunemente.fiperfuaferagli  Aftro- 
nomi  di  quei  tempi  i.imprefa  veramente  grande,:  mahòpen- 
fatOjpereJfermi  talefcrittura  nuoua,  e  lunga  per  i  tanti-  cal- 
coli,cbefarà\pik  efpedìenie,  che  io  trafiafera,  e  domattina  ne 
vegga  quel  più,  ch'io  potrò,  e  domani  poi ,  tornando  a  i  /oliti  t 

ragionamenti ,  vi  rferiefea  quello  che  baurò  ritrattole  fé  ci  a- 
uanzerà  tempo  verremo  a  di/correre  del  mouimento  annuo 
attribuito  allaterra ..  Intanto  ,fe  voi  bauete  Ida  dire  alcuna 
cofi,  &  in  particolare  il  Sign.Simpl.  intorno  alle cofe  attenen- 
ti al  moto  diurno,  ajfai  lungamente  dà:meefaminato,  ci  aua- 
za  ancoravn  poco  ditempo  da  poter  difeorrere  . 

SIMP.  ^Ame non  refia  altro,chedìre:,je  non  cheidifeorfi hauti 
in  qttefio giorno ■>  mi  fon  ben  parfi  ripieni  di  penfieri  molto 
acuti,  e  ingegnofi,  prodotti  per  la  parte  del  Copernico"  in  con- 
fermazion  del  moto  della  terra,  ma  non  mi fento  già  perfua- 
foa  crederlo;percbìfinalmente.lecofedette  nonconcludori al- 
tro, fé  non  che  le.  ragioni  per  la fiabilità.  della  terra  non  fon— > 
necejfarie  ;manon  pero  fi  e  prodotta  dimofir azione  alcuna 
per  la  parte  contraria ,  la  qualenecejfariamente  conuinca,  e 
concluda  la  mobilità  . 

SALV.  Io  non  ho  mai  prefo  Sig.  Simpl.  a.  rimuouerui  dalla  vo- 
Jìra  opinione;ne  meno  ardirei  didefinitiuamevte  fentenziar 
foprafigranlìtigio;mafolamente  èfiata,efarà  anco  nelle  di- 
fput  azioni feguenù,  mia  intenzione  dijarui  manifejio ,  che 

quelli. 


2 £  8  Dialogo  fecondo 

quelli,  che  hanno  creduto,  che  queflo  moto  velocifsimo  delizi 
2,4.  horefla  della  terra  folade  no -dell' vnìuerfo  grattane  la  fola 
terra,  non  fi  erano  perfuafl,  che  in  cotalguifa  pote/Ie,e  douef 
>fe  ejjère,  come  Jt  dice,  alla  cieca;  ma  che  bemfsimo  autunno  ve- 
:àute,fenùte,  &  efaminate  le  ragioni  della  contraria  opinio- 
ne, &  anco  non  leggiermente  rifpoHole .  Con  quella  -mede- 
sima intenzione,  quando  cosìjìa  digujlo  vojlro  ,  e  del  Signor 
Sagredo,  potremo  paffare  alla  e  onjìder  azione  dell'  altro -moui- 
mento,pnma  da  Arìjlarco  Samio,  e  poi  da  Niccolo  Copernico 
attribuito  al  medefemo globo  terre/ire,  il  quale  e ,  come  credo  , 
che  voi  già  abbiate  feritilo  ,  fatto /òtto  il  Zodiaco  dentro  allo 
fpazio  a" vrì anno  intorno  al  Sole  immobilmente  collocato  nel 
centro  di. ejfo  Zodiaco . 

SIMP.  La  qmjlione  e  tanto  grande ,  e  tantonobile,  che  molto  cu- 
riofametefentirò  difcorrtrne?preJupponendo  d'hauer'afentiv 
tutto  quello,  che  in  tal  materia  Ji  pojfa  dire .  <Andròpoi  me- 
co mede/Imo  facendo  con  mio  comodo  rejhfion  maggiore  fo- 
pra  le  cofefentite,  e  dafentirjì;e  quando  altro  io. non  guada- 
gni, non  farà  poco  il  poterne  con  più  fondamento  di/correre . 

SAGR.  Adunque  per  non  fiancar  più  il  Sign.  Salutati ,  faremo 
punto  a  i  ragionamenti  d'oggi  3  e  domani  ripigliamo  ,  con- 
forme  alfolito  i  difcorJt,con  ifperanza  d'auefafintirgrarujf 
nouità., 

SIMP'  Io  lafcio  il  libro  delle  Belle  nuoue ,  ma  riporto  queflo  del* 

le  conclujìoni ,  perriueder  quello ,  che  vi  e  ferino  contro 

al  moto  annuo ,  che  deue  ejfer  la  materia  de* 

ragionamenti  di  domani  • 


GIORNATA 


i6$ 

GIORNATA 

TERZA. 


SAQR. 


*2S^n^?£J  ^  dejìderio  grande,  con  che  fono  flato  af 
53' '^^"a?  pettando  la  venuta  di  V.  Signoria ,  per 
fc?  pel  fentir  le  nouttà  de  ipenfieri intorno  alla 

4j/>  conuerjione  annua  dì  queslo  noflro  glo- 
bo ,  mi  ha  fatto parer  lungbijfime  le  bore 
notturne  p  affate ,  <kx  anco  quefte  della 
mattina }  benché  non  oziofamentetrafcorfe ,  anzi  buona  par- 
tevegliatein  riandar  con  la  mente  i  ragionamenti  di  ieri; pon- 
derando le  ragioni  addotte  dalle  partì  afauor 'delle  due  con- 
trark pofizioni T quella  d'AriJìotilc „  e  Tolomeo*  equefia  dì 
Arifìarco,  e  dd  Copernico  :  e  veramente  parmì ,  che  qualun- 
que di  queRiJìì  ingannato  -,  fi  a  degno  difcufa  ;  tali  fono  in 
apparenza  le  ragionile  gli  pojfono  bauer  perfuasi?tuttauol~ 
ta perir x  che  noi  e i ferma/fimo  fopra  le  prodotte  da  ejfì  primi 
autori  grauijJSmi  ;Ma  come  che  l'opinione  peripatetica, per  la        , 
fua  antichità  ha  auti  molti  feguaci,  e  cultori  >  d'altra poc biffi- 
mi ,  prima  per  l  ofiurità,  e  poi  per  la  nouità,mi  pare  fiorger~ 
ne  tra  quei  molti  r  &  in  particolare  tra  i  moderni  efserne  al~ 
cum  ,  che  per  fojlentamento  dell' oppìnione  da  e[fi  iìimatave* 
ra,  abbiano  introdotte  altre  ragioni  afsai  puerili  yper  non—* 
dir  ridicole  r 
SAL  V.  Uiflefso  è  wcorfo  a  me ,  e  fan  to  più ,  che  a  V.  S.  quanto  io 
ne  ho  fentite  produrre  di  tali*  che  mi  vergognerei  a  ridirle,  no 
Àirh  yper  non  denigrare  la  fama  dei  loro  autori  yi  nomi  dei  .. 
quali  si  pofsonftmpre  tacere,  ma  per non auuilir  tanto  Tono-  renXnprimafi 
re  del  genere'  bum  ano *  Doue  io  finalmente  ofseruando ,  mi  fififana  nella—? 
fono  accertato  efset  tra  gli  huomtni  alcuni ',i quali prepo  fiera-' mente  la  con- 
mente  difeorrendo,  prima  si  slabili/cono  nel  ceruello  la  con-  elulione  dalor 
elusione,  e  quella,^ perche  sia  propria  loro,  &  diperfona  ad  ef  e|"ecìllca  »  e  P01 
si  molto  accreditata,  si  fifsamente s'imprimono,  che  del  tutto 'quella  i  difeor 
e  impojfìbile  l eradicarla  giamai:  &  a  quelle  ragioni,  ebe  a  lor  a  loro» 
medesimi  fouuengonOj  b  che  da  altri  fentono  addurre  in  con- 
formazione  ddh  Jì abilito  concetto, per f empiici,  fàìnfulfis, 

che 


zjq  Dialogo  terzo 

che  elkfìano,  prejlano  fubito  ajfenfo ,  &  applaufo  :  \<&  alVìn- 
contro  ,  quelle ,  che  lor  vengono  opposi  e  in  contrario ,  quan- 
tunque ingegno/e,  e  conclùdenti-,  non  pur  riccuono  con  nau- 
jèa  3  ma  non  if degno  ,\&  ira  acèrbi/sima  ,  e  taluno  di  co  fioro 
fpinto  dal  furore  non  farebbe  anco  lontano  dal  tentar  qualjt- 
voglia  machina,  perfupprimere ,  e  far  tacer  l'auuerfarto  ;  <& 
io  ne  ho  veduta  qualche  efperienza , 
SAGR.  Quefii  dunque  non  deducono  la  conclusone  dalle  preme/i 
fé,  ne  là \  fi  abili f cono  per  le  ragioni,  ma  accomodano-,  oper  dir 
meglio fiomodano,e  trauolgon  lepremejfe,  e  le  ragioni  alle  lo- 
ro  già.flabiUte,e in€.hiodat£conclu/ioni .  N^n  e  ben' adunque 
àmen  tarfì, con  fìmili  ;  e  tantomeno ,  quanto  la  pratica  loro  è 
non folamente  ingìoc  onda  rmapericolòfa  ancora .  Ter  tari' 
to  feguiteremo  col  nojlrp  Sign.  Simplicio,  conofeiuto  da  m<L*» 
di  lunga  mano,  per  fruom$ idi '  fimma  ingenuità, e  fpogliato  ii% 
tutto  te  per  tutto  d'imalignitàioltre  che  e  affai  pratico  nella  pe- 
ripatetica dottrina; fi  che  iopojfo  afficurarmi,  che  quello ,  che 
non  fouuerrà  ade£operfoj}entamento_  del?  opinione  d'Arift. 
non  potrà  facilmente fouuenire  ad  altri.-  Ma  eccolo  appun- 
.  to  tutto  andante  il  quale  quefìo  giorni Jì  e  fatto  dejìderar<~* 
*un gran  pezzo; -fi/tuamo  appunto  dicendo  mal  di  voi, . 
SIMF.  "Bifogna  non  accufarme,  ma  incolpar  Nettunno  di  que- 
jla  mia  così  lunga  dimora  ;che  nel  rejtujfo  di  quejla  mattina 
ha  in  maniera  ritirate  V acque,  che  la^gondola^.sé^micQndu- 
.  ceua\,  entrata  non  molto  lontano  di  qui  in  certo  canale,  doue 
non,  fon  fondamenta,  ère/lata  infecco  ,emièbifògnato  tar- 
dar lì  più.d'vna  grojfa  ora  in afpettare  il  ritorno  delmare  :  e 
quiuijìando  così fenza potere fmontar  di  barca,  che  quqfi re- 
pentinamente-arrenò  ,Jèno  andato  ojferuando  vn particola- 
re, che  mie  pan fc \  affai i-mar 'auigkofo:  & 'l Ycbt 'nel  calar l'acque 
Ji  vedeuan fuggir  via  molto  velocemente per  diuerfì  riuoletti9 
Motedeirac-        ftndo  già  il  fango  in  più  parti feoperto;  e  mentre  io  attendo  A 
qua  tra'l  re-  confiderar  quejl '  ejfetto,veggo  in  vn  tratto  cejfar  queflo  moto, 

fìuifo ,  el'  iiui-.  efenza  interualló  alcuno  di  tempo  cominciar* a  tornar  la  me- 
te non  niter-  Jeftma  acquain  dietro,  e  di  retrogrado  far/i  il  mar  diretto,  se- 
*,  "■■■"     ,      %a  re  ftar  pure  %rn  momento  Ba  donarlo:  ejfetto,  che  per  tutto 

il  tempo ,  che  ho  praticato  Venezia  non  mi  e  incontrato  il  ve- 
derlo altra  volta.  ,/     > 
SAGR.  Non  vi  debbe  anco  efler  molte  volte  accaduto  il  refiar  così 
infecco  trapiccolijjìmi  riuoletti  ;per  li  quali, par  auerpochif- 

jima 


Del  Galileo.  271 

Jtma  decliuìtà  V abbaiamento ,  ò  alzamento  foto  di  quanto  l 
gfojfa  vna  cavia,  che  faccia  lafuperfìck  del  mare  aperta,  ì  af- 
fai per  fare /correre,  e  ricorrer  l'acqua  per  tali  nuolettiper  ben 
lunghi  fpazij  ;  fi come  in  alcune  fpiagge  marine:]  V  alzamento 
del  mare  di  4.0  6.  braccia  folamente  fa  fparger  l'acqua  per 
quelle  pianure  per  molte  centinaia ,  e  migliaia  di  pertiche. 

SI  Mi3.  Qutjio  intedo  beni/fimo,  ma  haurei  creduto,cbe  tra  ìvlti- 
mo  termine  dell'abbaiamento ,  e  primo  principio  deli  alza- 
mento douejfe  interceder  qualctie  notabile  mueruaUo  di 
quiete . 

SAGR,  Quefto  vifirapprefenterà,  quando  voi  porrete  mente  alle, 
mura,  0  a  ipali ,  dotte  quefle  mut azioni Ji fanno  a  perpendi- 
colo 7  ma  non  è  >  che  -veramente  vi Jìa  flato  di  quiete . 

SIMP*.  Mipareua,  che  per  effer  qztefli  due  moti  contrari),  douejfe 
tra  di  loro  effefin  mezo  qualche  quietej.  conforme  anco  alla—» 
dottrina  d Aristotile,  che  dimoflra  1  che  in  pun&o  jregrefìus 
mediar  quies. 

SAG'l^.  Ali  ricordo  beni/fimo  di  cottflo  luogo:  ma  mi  ricordo  an- 
cora ,  e  he  quando  fìudiauojilofojia  non  reflai  perfuafo  della 
dimo^r  azione  d Àrifiotile  ;  anzj  ebebaueuo  molte  efperienzt 
in  contralio:  le  quali  vi  potrei  anco  addurre,  ma  non  voglw9 
the  entriamo  in  altri  pelaghi,  ejfendo  couenuti  qui  per  difcor- 
rer  della  materia  nojira  ,fefaràpoJJibi\e  ,fenza  interromper" 
la,  come  abbiamo  fatto  queft  altri  giorni  pajfati  ~ 

ZlM'T^  .E pur  conuerràyfe  non  interromperla,  almanco ^prolun- 
garla affai,  perche  ritornato  ierfera  acafa  mi  mejjìa  rileggere 
il  libretto  delle  conclufìoni,  douetrouo  dimofìr azioni  contro 
a  quefio  monumento  annuo-,  attribuito  alla  terra ,  molto  conr 
eludenti;  e  perche  non  mijìdauo  di  poterle  così  puntualmen- 
te riferire, ho  voluto  riportar  meco  il  libro .. 

SAGR..  Hauete fatto  bene  ;  ma  fé  noi  vogliamo  ripigliare  ì  ragio- 
namenti conforme  all' appuntamentodi  ieri ,  cjnuerrafentir 
prima  ciò,  che  aura,  da  riferirci  il  SSalu  .intorno  allibro  delle 
[ielle  nuouttf  poi  fenz  altri  inter  rapimenti  verremo  al  moto 
annuo  ►  Ora ,  che  dice  il  Signor  Salutati  in  propofito  di  tali 
Jielle  ifonelkn  veramente  fiate  traportate  di  deh  in  quefìe 
più  bafi e  regioni ,  in  virtù  de  calcoli  dell' autore  prodotto  dal 
Sigi.  Simplicio  i 

&ALV*  Io  mi  me/fi  ierfera  a  legger' i  fuoi progrejji^  equefia  matti- 
na ancoragli  badata  yn' altra feorfa  per  veder  pure, fé  quel 

che 


%jz  Dialogo  terzo 

the  mi pareua  hauer  letto  la  ferivi  era  fcritto  veramente-,  oft 
eranojìate  mie  larue,e  imaginazioni fantaftiche  della  notte: et 
infomma  trouo  con  mio  gran  cordoglio  ejferui  veramente 
fritto,  ejlampato  quello,  che  per  riputazion  di  quejìojìlofofo 
non  h aurei  voluto ,  Che  e*  non  conofea  la  vanità  della  fua 
imprefa  ,  non  mi  par  pojfìbile  ;  sì  perche  Te  troppo  J coperta ,  sì 
perche  mi  ricordo  hauerlofentito  nominar  con  laude  dall'ac- 
cademico amico  nojtro  iparmì  anco  co/a  troppo  inuerijtmile  , 
che  egli  a  compiacenza  di  altri Ji  pojfa  efer  indotto  ad  hauer* 
in  così  poca  Jlima  la  fua  riputazione,  cb*e'jìjìa  indotto  a  far 
pubblica  vn opera,  della  quale  nonpoteua  attenderne  altro* 
chebiafìmo  apprejjo  gì  intelligenti* 
SA GR.  Soggiugnete  ,  chefarann u  a/fai  manco .,  che  vn  per  cento 
a  ragguaglio  di  quelli,  che  Io  celebreranno,  <&  ef alter  anno fo- 
pra  tutti  i  maggiori  intelligenti ,  che  fieno ,  ò  fieno  fiati  già 
;      mai  :  vno  che  habbia  faputo  foflener  la  peripatetica  inaltera- 
bilità del  Cielo  contro  a  vnafebiera  d  Aflronomì,  e  che  per  lo? 
maggior  vergognagli  habbia  atterrati  con  le  lor  proprie  ar- 
mi; e  che  volete jchepojfano  quattro,  ofeiper  prouincia,  chts 
feorgano  le fueleggierezze,  contro a  gV  innumerabili  ,che  non 
fendo,  aiti  a  poterle  fcoprire,n£  comprenderete  ne  vanno  pre- 
fi  alle  grida,  e  tanto  più  gii  applaudono ,  quanto  manco  V  in- 
tendono i  aggiugnete).che anco  quei pochi ,  che  intendono  ,fi 
after  r  anno. 4i  dar  rifpofìa  a  fritture 'tanto  bajfe,e  nulla  con- 
-        eludenti;  e  ciò  con  gran  ragione,  perche  per  gì  intendenti  non 
a  >      cene  bifogno,  e  per  quelli ,  che  nonintendono  è  fatica  butta- 

<ta  via* 
&ALV*  Il  più  proporzionato  ga/ìigo  al  lor  demerito  farebbe  vera- 
mente ilfilenzio,  fé  non  fujfef altre  ragioni,, per le  quali  e  for- 
fè quaft  n ecefsario  il  rifentir/i:  l 'vna  delle  quali  e .,  che  noi  al- 
tri Italiani  ci  facciamo  fpacciar  tutti  per  ignoranti y  e  diamo 
da  ridestagli  Oltramontani;  e  ma/june  a  quelli,  chefonfepa- 
rati  dalla  nojìr a  religione  ;&  io  potrei  moliraruenedita.lt  af- 
fai famofìythe  si  burlano  del  nofìro  Accademico  >  e  di  quan  ti 
Matematici  fono  in  Italia,  per  hauer  la  fiato  vj ciré  in -luce,  e 
manieneruisi fenza  co 'tradizione  le feiocchezze  dì  vntal  JLo- 
renzini  contro  gli  AIiror,omi;ma  quefio  pur 'anco si potrebbe 
pafsare,  ri/petto  ad  altra  maggior  occasione  di  rifa ,  che  si  po- 
tè].} e  porger  loro  dependen  te:  da  Ila  difjimul  azione  degl'intelli- 
genti intorno  alle  leggerezze  di  quejìi  simili  oppositori* oII<lj 
-  ..dottrine  da  loro  non  mtefe .  Io  non 


Del  Galileo  r  *?£ 

SACR.  Io  non  voglio  maggior*  e/empio  della  petulanze*  di  co  fio* 
ro,e  dcW  infelicità  d'vnpari  dd  CopernJeo,Jbttopofio  ad^Jèr* 
impugnato  da  chi  non  intende  ne  anco  la primaria  fu*  pofi-. 
zione^per  la  quale  gli  Vmoffa  la  guerra  . 
$ALV.  Vowon  meno  refierete  marauigliato  delia  maniera  del con- 
futar gli  Agronomi,  che  a  firmano  le  fieUe  nuout  ejfere  fiate 
fuperioria  gli  urbi  de  pianeti  ;  e  per  auueniura  ndfirma- 
mcntofieffo* 
SASR.  cMacome  potete  voi  in  fi  hrette  tempo  bauercfaminat& 
tutto  cote  fio  libro,  che  pure  e  vngran  volume^  i^ìforzafitìà^ 
le  dimojir  azioni fien  o  in  gran  numera  i 
SALV.  Io  mi  fon  fermato  su  qutfte  prime  confutazioni fue,  nelle 
quali  con  dodici  dimoRr  azioni  fondate fopra  leofieiuazìora 
Idi  dodici  Afironomi,  che  tutti  /limarono ,  che  la  fella  nuou* 
dd  72.  apparfa  in  Caffìopeafujfe  nel firmamento, prouaper 
l'oppofito  lei  ejfere  fiata  fullunare ,  conferendo  a  due  a  due**. 
i 'altezze  meridiane, prefe  da  diuerfi '  ofjeruatort  in  luoghi  di 
■digerente  latitudine  procedendo  nella  maniera  ,  che apprejf® 
intenderete  .  E  perche  mi  par  nell'efaminar  queftq  primo  fio* 
progrejfo  dhauere  feoperto  in  quefi  autore  ztna  gran  Ionia* 
nanza  dal  poter  concluder  nulli  contro  a  gli  Afironomi  in—* 
fauor  de' filo fofi peripatetici,  e  che  molto ,  e  molto  più  conclu- 
dentementefi  confermi  l'opinion  hro ,  non  ho  volfutoappli- 
tarmi  con  vnafimil  pazienza  nell'efaminar  gli  altri  fuo' mè- 
todi, magli  ho  dato  vnafeorfa  ajfai /uperfiaale?ficuro ,  ch<L-» 
quella  inefficacia,  che  e  in  quitfte  primeimp&gnazjaniyfia'pjt? 
rimente  nell'altre  :  E  fi  come  vedrete  in  fatta ,  p  ocòifime  pa- 
role baftano  a  confutar  tutta  quefC opera  f-éencòè  confiniti* 
ton  tanti, e  tanti  labonofi  calcoli,  come  vOiVt-dete  «.  l'ero  feti-  -vfer0(*-  arr  - 
t'ite  H  mio  progrejfo  .  tifila  quefi 'autore  per '■  trafigger %  come  lutj  ^  (  ^j^. 
dico,  gli  auuer farli  con  lt l>r proprie  armi ,vn  hutnero gran-  m  cóintar  gii 
de d 'ofieruaziom  fatte  da  l  >r  mtdtfimi  jciitpurfoym  da  12..0  Aiuwnomi ,  9 
/  j.  auto:  i  m  numero,  e  jopra  v>  a  parti  ai ■■  untile  fa  fuoi  cai-  a   .f  m 

tali,  e  conclude  talij Ielle  ejfere fiate  itftììori  alia  Luna.  Ho-  *"    " 

r  a  perche  il  proceder  per  intefroga-óoni  xnipiace&ifai i.,:già  che 
non  ci  e  l'autore  fteffo ,  rifpondami  il  $i§;  òiwfUMk  doman- 
de eh' io  far  àcquei  ch't  creder àtcke fu ffe  per  rifpotì&ereeffo  .  B 
fupponendo  di  trattar  ddla  già  detta  fltlla  dèi  7Z..,ap  afa  in 
Cafiopea,  dittrm.Sig.  .SJwpL-  fe^vot credete ,  che  ella  poteffiu 
tjfer  nellifiefib  tempo  collocata  in  diuerfi  lunghi,  cìoetfier  tra 
[X  S        gli 


£7  4-  .Dialogo  terzo 

gli  ekmsnti ,  &  anco  tra  gli  orbi  de'  pianeti,  <&  anco  fòprtL~> 
qucHi,  e  tra  le  /ielle  fife,  &  anco  infinitamente  più  alta.. 

SlMJt3.  Non.  e  dubbio,  che  bifogna  direbbe  ellafujfe  in  vnfol  luo- 
go, i7  in  vn a  fila,  e  determinata  diBanza  dalla  terra  . 

SALVs  adunque,  quando  le  ojferuazioni fatte  dagli  Ajtronomi 

fujfer giu/ie ,  e  che  i  calcoli  fatti  da  quejio  autore  non  fujfer  o 

.  trrati,  bifognertbbenecejfariamente ,  che  da  tutte  quelle ,  e  da 

tutti  quejii  fé  ne  raccoglitjfe  la  medejìma  lontananza  fempre 

per  appunto:  non  e  vero  { 

$IMP.  §m  qua  arriua  intendere  il  mio  difeorfo,  che  bifognereb- 
be  )  chefujfe  così  di  necejjìtà  ;  ne  credo ,  che  l'autore  contro-' 
dicejfe* 

SALF.  Ma  quando  de'  molti ,  e  molti  computi  fatti ,  non  ne  riu- 
i  ■:  f ci  fero  pur  due  folamentej  che  t  accorda jfero ,  che  giudizio  ne 
.     fareBe  t 

SIMP*  Giudicherei,  che  lutti  fujfer  o  fallaci ,  bper  colpa  del  com- 
putifiax  oper  difetto  degli  ojferuatari  ;  &  al  più,  die  fi  potejfe 
dire,  direi,  che  vnfolo,  e  non  più  fujfegiujlo  ;  ma  nonfaprei 

*  V   già  elegger  quale  ^  . 

SALF..  Vorrefie  voi  dunque  da  fondamenti  falfi  dedurre  ,  e  fi  a- 

*-      bilir  per  vera  vna  conclufione dubbia  i  certo  nò  .  Hora  i  cal- 
coli di  quejio  autore  fon  tali,  che  nejpmo  confronta  con  vn>* 
altro,  vedete  dunque  quanfedaprefiarior fede  > 

SIM'JP.  Veramentercome  la  cofajtacoù,  quejio  ì  vn  mancamen- 
to notabile . 

$AGR.  Voglio pure  aiutare [$Sign*  Simplicio,  è  l'autore:  con  dire 
al  Sign .  Saluiati,  che  ilfuo  motiuo  concluderebbe  fa  n  mcejfa» 

h     .  riamente,  quando  l  autore  haUejf è  mtrappeforavokr-.deter- 

- .   '    minatamente  ritrouare  quanta fujfe  la  lontananza  della  fel- 
la dalla  terra,  iithe  non  credo,  chefia  fiato  il  fuo  intento;ma 
folo  di  dimofirare,cheda  quelle  o/feruazioni  fi  iiratua  lafiella 
effere fiata  fullunare .  Talchi,  fi  dalle  dette  ojferuazioni ,  e 
-  v. da  tuttii  computi j ?atti fopra  di effe, fi 'raccoglie  l 'altezza  del* 
la  Bella  fempre  minor  di  quella  della  Luna  ,  tanto  bafia  alt 
i.  autore per 'cnnuincerdfvùd crajfi£ìnia  ignoranza  tutti  quelli 
\j4fironomi,  che  per  difetto di  Geometria,  od' \Aritmetica—>% 
non  battevano  f apulo dalle  ter  faedifime  ofseruaziont dedur- 
re vere  Cónclufionì. 

&ALV.  Sara  dunque  conueniwtc,  ch'io  mìvolgaa  vpi  Sig.  Sagr, 
cfje  tanto  accortamente  Jojìenete  la  '4ottrìm4i  quefio  autore  • 

E  per 


Del  Galileo.  *7l 

Bper  veder  di  fare,  ebe  anco  H  Sig.  Simpl.  hencht  inefperto  di 
calcoli,  e  dimofir  azioni,  reffìi  capace  almeno  della  non  conclu- 
denza dille  dimo  lira  zio  ni\di  quejio autore ,  prima  metto  it» 
eonjìder  azione, comc,&  ef so, e  gli  ABronomi  tutti ,  con  i  qua- 
li egli  e  in  controuerjìa,  conuengono,  che  la /iella  nuoua  fufsQ 
P'tua  di  moto  proprio ,  e  foto  andafse  in  giro  al  moto  diurno 
ad  primo  mobile;  ma  di!  sentono  circa  il  luogo  ,  ponendola-* 
quelli  nella  region  Gelejìe,  cioè /opra  la  Luna,  eper  auuentu- 
ra  tra  le  /ielle  jifse ,  e  que/ìi  giudicandola  vicina  allajterras , 
fioè  fatto  al  cohcauo  dt  li'oi  he  Lunare  .  B perchè  il  j ito  della, 
fieila  nujua,  ddla  quale  fi  parla  yfuverfo  ^edentnone^enon 
in  gran  lonlanan-ui  dal  Polo,in  modo/bea  noi  Settenir  Ozia- 
li ella  non  tramontaua  mai  ,fu  ageuol  co/a  il  poter  prendere 
con  frumenti  Agronomici  le  fue altezze  meridiane,  tant%U 
minime  fotto  il  Polo,  quanto  le  maffimefopra  ;  dalla  conferen- 
za delle  quali  altezze ,  fatte  da  diuerfi  luoghi  della  ierra,pojli 
in  varie  dtfìanze  dal  Settentrione ,  cioè  tra  di  loro  differenti 
quanto  all' altezze  'Polari ,  fi potcua  argomentare  la  lonta- 
nanza della /iella:  Imperocché,  quando  ella  fu  jfe  /lata  nel fir- 
mamento tra  le  'altre fife,  le  fue  altezze  meridiane  prefe  iti—* 
dmerfe  eleuazioni  di  Polo,  conueniua ,  chefuffero  tra  di  loro 
differenti  con  le  mcdefme  differenze ,  che  tra  effe  tleuazionijl  i,c  efeuazJo- 
ritì  ouauano;cioe  per  efempio,  fé  l'tleuazione  della  /iella  fopra  ni  minime,  e 
V Orizonte era  30. gradi, prefa  nel  luogo,  doue  l'altezza  Po-  roaflime  dell* 

lare  era  v. 7.  gradi  44 .  conueniua  >  che Celeuazione  ddla  me-      •     ,nuoi:a» 
j  r        ci,,      /•  ir        r     *  7    •  '/•  •■•■«-  «    nrn  dj  fenico 

dejima  stella,  Juffe  crejciuta  4.0  ;. gradi  in  quei pacffipmòet-  ROira  adoro 

tentrionali ,  ne  quali  ti  Polo  fu  jfe  più  alio  gli  jìef/ii  ,4.  0  ;.  più,  che  k  ai- 

gradi .  Ma  quando  la  lontananza  della  /iella  dalla  terrcL->  te/ze  Molari, 

fuffe  affai  piccólajn  cemparazion  di  q  ut  Ila  del  firmamento,  J5  [d  *  "H°.u^ 

le  altezze  fue  meridiane  ,  conuien  che  accofland  ci  al  itttcn-   AX*  n  "À     ,r* 

r  il  ■      ■    j,   1  ,     ■       -,    mamento. 

trione  ,  crejeano  notabilmente  più  che  l  altezze  Polari  :  e'du 

quel  maggiore  aca  efcmienio  ,  cioè  dall' ecceffb  ddl'accrefcme- 
to  dell' tleuazion  della  /iella,  fpra  l'accrtj'ciwentu  dell'altez- 
za Polare  (  che  fi '  e  marna  differenza  di  pai  atiajft  )  ff  calcala 
prontamente  con  metodo  cuiaro.,  eficuro  ,  la  lontananza  dd- 
la f,ella  dal  centro  della  terra  .  Hora  que/to  cutore  Mglia  le 
offeruazio  ni  fatte  dù  /_?.  Affli  onomi  indiuerfe  ti.  nazioni  di 
Polo,  e  conferendo  Vna particella  di  qudleafi; a  elezione,  cal- 
cola con  dodici  accoppiamenti  l'altezza  ddLa /Iella  r.uozta  ef- 
fe? e  Jlataftmpr  e  fotto  la  Luna  \  ma  ciò  confeguifce  egli  con  *. 

u  2  pigmei- 


'  '     - 


tjé  Dialogo  terzo 

prometter/i  tanto  erajfa  ignoranza  in  tutti  quelli ,  alte  mani 
de'  quali potefe pervenire  il  fuo  libro  ,  che  veramente  mba—* 
fatto  naufea  ;  éX  io  fio  a  vedere  comeglt  altri  AHronowit  >  & 
in  particolare  il  Keplero  3  contro  al  quuk  principalmente  in- 
ueifce  queJl"autore  ,Jì  contenga  in  fìlenzio }  che  pur  non  gli 
fìtol  mot  ir  la- lingua  in  bocca  ;  fé  già  egli  non  ha  fìimato  tal* 
imprefa  troppo  bajfa:  Hora per fame  auuertiti  voi ,  ho  tra- 
fritte  fopra  quejto  fgko  U  conclufom f,  che  e  raccoglie  dalle 
fue  hz^indag  n>,  delle  quali  la  prima  e  delle  due  ojferuazioni 

là  Del  Maurolico,  e  dell Hainzelio  9  onde  f  racco- 
glie la  fella  ejfere  fiata  lontana  dal  centro  man- 
co di  3 v  ^femi  diametri  terrefri ,  ej/èndo  la  diffe- 
reza diparallaj/e gr.  4.42.  m.pri,  e 3 o.fec. — —3 »  femid- 

X.  E  calculata  dall' o/feru azioni delVH.aìnz.el'10 co» 
parali.  &.  mipr.  e  jo.fec.  eji  raccoglie  lafua  U- 
tanan&adalcentr&pm  di 2$..  femid* 

j..  E fopra  le  ojferuazuni  di-Ticone }  e  dell' Hain- 
zeho  con  paralLdi  io.,  m.pn.  e  f  raccoglie  la  di- 
fìanza  del  centro  poco  menadi 19.  femià*. 

4..  E  fopra  l'ojleruaùoni  di  T icone ,  e  del  Land- 
grazio  con  para  IL  di  1  4.  m,pr^  e  rende  la  diman- 
dai centro  circa io*  femick 

/.  E  fopra.  Vojferuazioni  dell' Hainzelio,  e  di  Gem- 
ma conparaU.di  42.rn.pr.. e 30.fec.per  la  quale 

fi  raccoglie  la  dijì&za  circa :     — 4.  femii» 

,     é,.  E  fopra  l'ofìeruazioni  del  Landgrauio  ,  e  del 
Camerario-co  parali,  di  8 .  m.pr.  e  fi  ritrae  la  di^ 
flaza  circa 4,  femid*. 

f.  E  fopraXojferuazifmì  di  T icone ,  e  dell' Hagecio 

conparalLdi  6,  m.pr.  eji raccoglie  la  difìanza 31 .  Jcmid». 

$.  E  con  lojfer  nazioni  dell' Hagecior  e  dell'  Vrfno 

con  paralLdi  jj.m.pz^e  rende  ladifanza della _£ 

fella  dallafuperficie  della  terra ■ 2».  Jeniidl 

p.  E  fopra  Le  ojferuazioni  del  Landgravio  r  e  del 
Bufchio  con  parali,  di  re.  m.pri.  e  rende  la-di-  * 

ftanza  dalla  fuperf eie  della'  Urrà -48 ..  difimid'* 

IO.  E  fopra  l'ofseruazioni  del  Mauirolico,  e  del  Mu-. 
nofo  con  parali,  di  4^  m^pr.  e  30  .Jec.  e  rende  la  fc 

diftanza  dalla  fùperjicie della  terra /.  dijèmid* 

il.  EconleofseruaziojjiddMunq/iof  e  di  Gemma, 

«a» 


Del  Galileo.  ijj 

.  ton  parali,  di  jf.m.pr.  e  redono  la  diftanza  dal 
centro  circa  ■     ■  /j.  [ernia . 

li.  E  con  le  ofseruazioni  dd  Munofto  ,  e  ddVrfi- 
no  con  parali,  digr.i.  e  36.  m.pr.  e  fi  ritrae  la 

diftanza  dal  cemro  meno  di 7.  fimid, 

Quffte  fono  12.  inuefigazio  ni  fatte  dall'autore  a  jua  elezione9 
tra  moltifime,  che, come  egli  dice, poieuano  farfi,con  le  com- 
binazioni delle  ojferuazioni  di  quefii  13.  offcruatork  le  quali 
12.  e  cred. bile,  che  J/eno  le  più fauoreuoli  per  prouare  il  fan 
intento . 
£.  1 3R.  Ma  io  vorrei  /opere ,  fé  tra  le  altre  tante  indagini  pre- 
termejfe  da'!  autore  ve  ne  fono  di  quelle  t  che  fujfero  in  JuQ 
disfauore,cioe  dalle  quali  calcolando  fi  raccogliere  la  Jìelia.~> 
nuoua  efere  Hata  [opra  la  Lunatfìcome  mi  par  così  a  prima 
fronte  di  poter  ragioneuolmente  dubitare  ;  mentre  io  veggo 
quefìe  prodotte  e/fer  tanto  tra  di  loro  differenti ,  che  alcuna 
mi  danno  la  lontananza  dellajìella  nuoua  da  terra  4.  6.  io, 
100.  e  mille,  e  millecinquecento  volte  maggiore  l'vna  ,cbe  L' 
altra;  talché  pò  fo  ben  fofpettare,cbe  tra  le  non  calcolate  ve  ne 
fujfc  qualcuna  in  fauor  della  parte  auuerfa  ;  e  tanto  più  mi 
pare  di  poter  creder  ao, quanto  io  nonpenjò,  che  quelli  Ajlro- 
nomi  oferuatori  mayicafero  della  intelligenza.,  e  pratica  di 
quelli  computi,  che  non  penfo,  che  dependano  dalle  più  afìru- 
fe  co/è  del  mondo  .   E  ben  mi  parrà  co  fa  pili  che  méÀstcolofaifè 
mentre  in  quefìe  12.  fole  indagini  ce  ne  fono  di  quitte ,  ch*L~> 
rendono  lajìdla  vicina  alla  terra  a poc/je  miglia,  a  altre,  che 
per  piccoli  fimo  internatio  la  rendono  inferiore  alla  Luna,  ni 
fé  ne  troui  alcuna,  che  a  fauor  della  parte  auuer fa  la  renda—* 
almanco  per  20.  braccia  fopra  Corbe  Lunare .  E  quel  che  farà 
poi  p:u  firauagante ,  che  tutti  quelli  tAfirùnomì  fi  ano  flati 
cosi  ciecbi,  che  non  babbiano  fiotta  una  lor  fallacia  tanto  pa- 
tenie  . 
tALV.  Cominciate  bora  a  preparanti  l 'orecchie  a  fentir  con  injì~ 
nita  ammirazione  a  quali  ecce  n'  di  ipnfìden  tu  della  propria 
autorità,  e  dell'altrui  bedordagg.ne  trafporìa  il  defìderio  di 
contradire ,  e  mofirarfi  pm  intelligente  degli  altri .    Tra  lts 
indagini  tralafciate  dall'autore  ce  ne  fono  di  qudle ,  che  ren- 
dono la  fella  nuoua  non  pur  fjpra  la  Luna,  ma  fopra  le  jieU 
kjìffì  ancora,  e  quefìe  nonfon  p  )C,ie  ,  ma  la  maggior  parte , 
tQmz  vedrete  in  qucyf  altro figLo  djue  io  l'ho  vegflrate . 

S  3      _  Ma, 


17  &  Dialogo  terzo 

SAJR.  <SMa ,  che  dice  fautore  di  quesle  i  forfè  non  le  ha  confi- 

derate  ) 
SALV.  Le  ha  confederate  pur  troppo,  ma  dice',  che  le  ojferuazioni 
fopra  le  quali  i  calcoli  rendon  iajìella  infinitamente  lontana^ 
fono  "errate,  e  che  non  pojfono  tra  di  loro  combinarfi '. 
SIMT.  Oh  quejìa  mi  par  bene  vna  ritirata  debole  %  perche  la  par- 
te potrà  con  altrettanta  ragione  dire,  che  errate  fiano  quelle 9 
onde  eglifottrae  la /iella  ejfere  fiata  nella  regione  elementare, 
SALV.  Oh  Sign.  Simpl.fè  mifuccedeffe  difarui  rejlar  capace  del- 
l'artifizio, benché  nongran  cofa  artijiziofo  di  quefìo  autoret 
vorrei  defiaruimerauigUa}  <tX  anco  fdegno,mentre forge fte , 
come  egli  palliando  lajuafagacità  co' i  velo  della  voftra  fem- 
plicità,  e  de  gli  aLri  puri filofof,fi  vuole  infinuare  nella  vo- 
fìr a  grazia  cd'lgrattarm  le  orecchie ,  e  co' l  gonfiar  la  voffìra 
ambizione ,  moflrando  dihauer  conuinti,,  e  refi  muti  quejli 
AfìronomettijCbehano  voluto  ajfalir  e  linefpugn  abile  inalte- 
rabilità del  Ciclo  peripatetico,  e  quel  che  e  più  ammutitogli ,  e 
tonuinti  con  le  lor  proprie  armi .  lo  ne  voglio  fare  ogni  sfor- 
no; <ÙX  intanto  il  Sign.  Sagr.  condoni  al  Sign.  Simpl.  &  a  me 
il  tediati  j  forfè  vn po'  troppo, mentre  con  Jo.ucrcbiu  circuito  di 
parole  (fouerchio  dico,  allafua  veiocif/ima  apprenfìua)ande- 
ro.  cercando di  far  pakfe  cqfa,che  ì  bene,  che  non  gli  re/ti  afeo- 
fa  t  e  incognita . 
$.A<i  J^.  la  non  fohfenza  tedio,  ma  con  gu/ìo  fentirh  i  vofìri  di- 
•     feorfi;  e  così  cipotejfero  interuenire  tutti  i  jilofoji piripatetititt 
accio potefèro  comprendere  quanto  deuano  reiiaf  obbligati  a. 
quei  io  lor  protettore .. 
BALV*  Ditemi  Sign.  Simpl.f  voifete  ben  reflato  capace ,  comt^% 
fendo  la /iella  nuoua  collocata  nel  c<.  rsuio  meridiano,  là  verfo 
Settentrione ,.  a.  vno,  che  da  mezzo  giorno  cammina/f  vecfo 
Tramótana  tanto  fé  gli  andrebbe  eleu  andò  [opra  l'Qrizonte 
V.ifiejfa  fella  nuoua ,  quanto  il  \Polo,  tuttauolia  che  ella  fufse 
veramente  collocala  tra  le felle  fife  ;  ma  ,  che  quando  ella—» 
fufse  notabilmente  più  bafsa,  cioè  più  vicina  a  terra,  ella  ap- 
parirebbe ej,euarfipiù  del  mede/imo  2' olo  ;  efemprepiù,quan- 
-     to  la  vicinan  za  fufse  maggiore  t 
SlMlJ.  Tarmi  d'efserne  capaci/fimo,  infogno  di  che  miprouero  *. 
far  ne  vna  figura  matematica ,  &  in  quefto  cerchio  grande 
noterò  iltolo  P.  e  in  queftì  due  cerchi  più  baffi  noterà  du^^»- 
felle  vedute  da  vn  punto  in,  terra,,  chejia  A»  e.  le  due  felle fie* 

no 


Del  Galileo  ♦ 

noquc/leBC.vc- 
dure  per  la  mede- 
Jima  linea  ABC, 
incontro  a  vna 
fella  fifa  D.  cam- 
minando poi  in 
Urrà  fino  al  ter- 
mine E.  le  du<L-> 
ftelle  mi  appari- 
ranno ftparate^s 
dalla  fi/sa  D.  es 
auuictnatefi     al 
Polo  P.  e  più  la 
più  bafia  B.  che 

mi  apparirà  in  G.  emanco  la  C.  che  apparirà  in  F.  ma  lafifx 
D.  batterà  mantenuta  la  medefima  lontananza  dal  Polo  . 
8ALV.   Veggo,  che  voi  intendete  benijjìmo  .  Credo,  che  voi  com- 
prendiate ancora,  come,  per  efser  laftella  \B.  più  bafsa  della-** 
C.  l'angolo,  che  vien  co/titztito  da  i  raggi  della  vifta ,  che  par- 
tendoli dai  due  luoghi  AE.  fi  congiugono  in  C.  cioè  queft* 
angolo  AC  E.  è  più  fretto, b  vogliam  dir  più  acuto  dell'ango- 
lo coftituito  in  B,  da  i  raggi  <AB.  EB. 
SIMP.  Si  vede  alfnfo  beni/fimo  „ 

SALV.  Et  anco  per  efser  la  terra  pìccolijjima ,  e  quafi  infenfbiU 
rifpetto  al  firmamento,^'  in  conftguen za  per -efser brtuijj 'imo 
lo  fpazio  AE.  che  fi  può  camminare  in  terra  ,in  eomparazion 
dell'  immen  fa  lunghezza  delle  linee  EG.  E  P,  da  tetta /ino  al 
firmamento,  venite  a  intenderete  .eia  fella  C.  fi potrebbe  al- 
zare, e  allontanar  tanto,  t  tanto  dalla  terra  »  tue  l'angolo  co- 
futuito  in  efia  da  i  raggi,  che  partono  da  i  med^fimi  punti 
iAE.  diuenife  acuii  fimo ^  e  come  afsolutammte  inferifitetle,  e 
nuli  ■> . 
SIMP.  E  quefto  ancora  intendo  io  perfettamente  . 
SALV.  Horafappiatt  Sign.  SimpL  che  gli  Afronomi,  e  Mate- 
matici  han'no  trouate  regole  infallibili  per  via  di  Geometria , 
ed  Aritmerica,da potere,merce  delle  quanti  à  di  quefti  angoli 
2?.C.  e dùlehro  difftrenze,cohgwgt>endoui  la  notizia  della 
dìftanza  de  i  due  luoghi  ~A.  E.  ritrouare  a  vn palmo  la  lon- 
tananza delle  cofe  fublimì  ;  tuttau  dia  però ,  che  detta  di/ian- 
&*,  e  detti  angoli fiano prefi giufii . 

S  4-        Talchi, 


iSo  Dialogo  tèrzo 

$IMP.  Talchi,  fé  le  regole  dependenti  dalla  Geometrìa ,  e  dalTA- 
ritmetica  fongiufte ,  tutte  le  fallacie  ,  &  errori ,  che  s  incan- 
ir afsero  nel  volere  inueftigar  tali  altezze  di  fteìle  nuoue,  o  di 
comete ,  o  di  altro ,  conuien,  che  dipendano  dalla  diftanza-* 
iA.E.  e  dagli  a'ngoli  \B.  C.  non  ben  mifurati .  E  così  tuttt^ 
quelle  dìuerfìtà  ,  che  Jì  veggono  in  quefte  iz.  indagini,depen- 
dono  non  da  difetti  delle  regole  de  i  calcoli,  ma  da  errori  com- 
mejfì  nell' inueftigar  tali  angoli,  e  tali  diftanze,per  mezo  del» 
le  ofseruazioniiftrumentali  » 

SALV.  Qosìì ,  ni  di, quefio  cafca  diffidata  veruna.  Hora  con- 
uien, che  attentamente  notiate,  come  nell  allontanar  la  ftella 
da  B.  in  C.  onde  l'angolo  Jì  fa  Jempre  più  acuto ,  il  raggio 
E  BJ.fi  va  continuamente  allontanando  dal  raggio  <AKD. 
dalla  parte  di  fotio  l'angolo;  come  moftra  la  linea  ECF.  la—* 
cui  parte  inferiore  EC*  è  pia  remota  dalla  parte  AC.  che  non 
è  la  EB*  ma  non  pub  già  mai  accadere ,  che  per  qualunq;  im- 
menfo  allontanamento  le  linee  ^AD.  Ef.  totalmente  Ji  dif- 
giunghino,  douendoji finalmente  andare  a  congiugner  nella 
ftella  :  e  folamentejì potrebbe  dire,  chele  Ji feparafsero  ,  eji 
riducefsero  ad  efser parallele,  quando  l' allontanamento fufse 
infinito,  il  qual  cafo  non  Ji  può  dare  .  Ma  perche  (?iotate  be~ 
ne)la  lontananza  del  Firmamento >in  relazione  alfapiccolez- 
za  delia  terra,  come  già  s'è  detto,  fi reputa,  come  inJinita\pero 
V angolo  contenuto  dai  raggi  ,  che  tirati  da  i  punti  A. E» 
andajfero  a  terminare  in  vna  fella  fi  (fa ,  fi  filma  cornea 
nullo  ,.  <tXeffìraggi  ,  come  due  lince  parallele  :  e  pero  fi 
conclude ,  che  aii'aora  folameniejì  potrà[a  fermare  la  slella 
nuoua •e/fere  fiata  nel  Firmamento, quando  dalla  collazione 
delle  ojferuazioni  fatte  in  diuerji  luoghi,  Jì  raccolga  co'l  calco- 
lo? angolo  detto  ejfer'infenfìbile,  e  le  linee,  come  par  alide.  Ma 
quando  V angolo  Jìa  di  notabil  quantità  -,  mriùten  necejfaria- 
mente  la  fella  nuoua  efser  più  bajfa  d.  llejffi  :  &  anco  dells 
Luna,  quando  però  l'angolo  ABE.fujJe  maggiore  di  quello  , 
che  fi  cojìixuirebbe  né  centro  della  Luna . 

SIMT3.  Adunque  la  lontananza  della  Luna  non  ì  tanto  grande^ 
che  vn final *  angolo  in  lei  refìi ìnfenfibìle  ? 

SALV*  Signor  no  :  anzi  è  egli fenfibile  non  folo  nella  Luna,  mcL-> 
nel  Sale  ancora , 

SIMP.  Ma  fé  quefio.  è ,  potrà  anco  ej/ere,  che  tale  angelo  Jìa  ofser- 
uabìle  nella  Bella  nuouaffenza  che  ella  Jìa  inferiore  al  Sole^ 
non  che  alla  Luna,  Cotefto 


Del  Galileo.  281 

SALI*.  Chiedo  può  efiere,  &■  e  anco  ne  i  prefenti  cefi,  come  vedre- 
te a  fuo  luogo  ;  che ,  quando  bauero  /pianata  la  fìrada  in—> 
pianterà ,  eoe  voi  ancora ,  benché  non  intelligente  di  calcoli 
Ajtronomici-,  pojfìate  refìar  capacele  toccar  con  mano,quanìo 
quefi  autore  ba  uauutoptu  la  mira  diferiuere  a  compiacenza 
de  i  Peripatetici  co  l palliare,  e  dijfìmular  varie  cofe,che  afta* 
bili mento  del  vero-,  co' l portarle  con  nuda  fincerità  ;  però  fe- 
guìawo  oltre .  "Dalle  cofe  dichiarate  fin  qui ,  credo ,  che  voi 
rejìiate  capaci/fimo ,  come  la  lontananza  della  Bella  nuoua 
non  fi  può  malfar  tanto  immenfa  >  che'l  più  volte  nominata 
angolo  interamente  fu  anifea,  e  che  li  due  raggi  de  gli  ofserua- 
tori  da  i  luogbi  A.  E.  diuengano  linee  parallele  :  e  venite  in 
confeguenza  a  comprender  perfettamente ,  che  quando  il  cal- 
colo ritraefse  dalle  ofseruazjoni, tal  angolo  efser  totalmente 
nullo,  0  le  linee  efser  veramente  parallele, faremmo ficuri  Vofi 
feruaziom  efser' almeno  in  qualche  minimo  che ,  errate  :  Ma, 
quando  il  calcolo  ci  defse  le  medefime  linee  e fserfi  dif separate 
non  folamente fino  all'  equidifianza,  cioè  fino  all' efser  paral- 
lele, ma  bauer  trapafsato  oltre  al  termine ,  &  efser  fi  allargate 
più  ad  alto,che  a  bafso,  all' bora  bifogna  rifolutamente  conclu  • 
dere  le  ofseruazioni  efsere  fiate  fatte  con  meno  accuratezza , 
&  mfomma  efsere  errate;  come  quelle,  che  ci  códucono  ad  vn 
mamfcfto  impo/j.'btle .  Bifogna poi,  che  voi  mi  crediate,e  fup- 
ponghiate  per  cofa  verijfima,  cioè  due  linee  rette,  che  fi  partono 
da  due  punti  ftgnati  fopra  vn  altra  retta ,  all' bora  fon  più 
larghe  in  alto,  cijeabafso,  quando  gli  angoli  comprefi  dentro 
di  efse  fopra  quella  retta,  fon  maggiori  dt  due  angoli  retti  ì  e 
quando  quefìi  fufsero  eguali  a  due  retti  ;  efse. linee  farebbero 
parallele;  ma  fé  fufsero  minori  di  due  retti  ,  le  linee  farebbero 
concorrenti,  e  prolungate  ferrerebbero  il  triangolo  indubita- 
bilmente. 

SIMP.  lofenza  prefiaruifede  ne  ho  faenza  ;  e  no  fon  tanto  nu- 
do di  Geometria,  cìSio  non  fappia  vna proporzione,  che  mille 
volte  ho  bauuto  occafione  di  leggere  in  Arijlot.  cioè ,  che  i  tre 
angoli  d'ogni  triangolo  fono  eguali  a  due  retti  ;Jalche  s'io  pi' 
glio  nella  mia  figura  il  triangolo  ABE.pofto,che  la  linea  E  A, 
fu/se  retta,  comprendo  benijfimo ,  come  ifuoi  tre  angoli  %A.E. 
*B>  fono  eguali  a  due  retti;  e  che  in  confeguenza  li  due  foli 
E  A.  fon  minori  di  due  retti ,  tanto  quanto  e  i  angolo  B.  On- 
de allargando  le  linee  AB. EB.  (  ritenendole  però  ferme  nt^ 

punti, 


tfi  Dialogo  terzo 

punti  <y£E.  )Jìn  che  V  angolo  contenuto  da  efse ,  vevfo  le  partì 
B.fuanifca ,  li  due  da  bafso  ref  eranno  eguali  a  due  retti ,.  $T 
effe  linee  faranno  ridotte  aWejfer  parallele  :  Bfejì  feguitajjc 
di  slargarle  più ,  gli  angoli  a  i  punti  E.  A,  diuerrebbero  mag- 
giori di  due  retti . 

BALV.  Voifete  vrì Archimede;  e  mi  hauete  liberato  dallo  jpendet 
più  parole  in  dichiararui,come  tuìtauolta  che  da  i  calcoli fi ca- 
i/aj/e  li  due  angoli  A. E.  ejfer  maggiori  di  due  retti ,  iojkrua- 
zionifenz  altro  vengono  ad  ejfer  e  errate ,  Qiiejì  e  quel  tanta 
ti/io  dtfìderauo,  cae  voi  capijie  perfettamente ,  e  eh  io  dubita- 
no di  non  hauer'a poter  dichiarar  in  modo ,  che  vnpuro  filo- 
fofo  Peripatetico  ne  acquifìajfefcura  intelligenza  .  Horafe- 
gmtiamo  quel  che  refìa  ,  E  ripigliando  quello,  che  poco  fa  mi 
concedefìe ,  cioè ,  che  non  potendo  ejfer  la  fiella  nuouain  pia 
luoghi,  ma  in  vnfolo ,  tuttauoltacbèi  calcoli  fatti  fopra  li-* 
ojferuazioni  di  quejìi  Afronomi  non  ce  la  rendono  nel  mede- 
fimo  luogo,} forza,  e  he  fa  errore  nelle  offruazioni,  cioe,ò  nel 
prender  l'altezze  polari,h  nel  prender  l'eleuazioni della fella, 
è  nelPvna,  e  nell  altra  operazione ,  Hora,  perche  nelle  molte 
indaginijfatte  con  le  combinazioni a  due  a  due ,  dell  ojferua- 
zioni pochìffìme  fono  ^  chef  rincontrino  a  render  la  /Iella  nel 
medefimòjito  ^adunque  quejìe  pochij/ìme fole  potrebbero  ejfèf 
le  non  errate ,  ma  le  altre  tutte  fono  afsolutamente  errate, 

SAGR.  'Bifognerà  dunque  credere  a  quejìe pochifjìme  fole, più  che 
a  tutte  l'altre  infeme;  e  perchè  voi  dite ,  che  quejìe ,  chef  con- 
cordano fon pochijjìpie  y  &  io  tra  quefìe  12.  ne  veggo  duL~>t 
che  rendon  ladffianza  della  /iella  dal  centro  della  terra—* 
amendue  ^..femidiametri,chejono  quejìa  la  quinta,  e  lafefia, 
adunque  più  probabile  e ,  che  lajìellanuouajiajlata  elemen- 
tare, che  celefìe .    .     - 

SALV.  Non  fa  così;  perche  fé  voi  notate  bene  non  ci  e fritto  /«-» 
dijianza  efsere  fiata  puntualmente  4..  fmidiametri ,  ma  circa. 
4femidiametri,maperò,voi  vedrete,cbe  tali  due di/ianze dif- 
feriuano  tra  diloro  per  molte  centinaia  di  miglia .  Eccouele 
qui  ;  vedete ,  che  quejìa  quinta , 'che è  13 3  h  p.  miglia ,  fume- 
rà lafefta ,  che  è  miglia  13100.  qua/i  di  300.  miglia . 

SAGR.  Quali  fon  dunqm \quefte poche,  che  s'accordano  in  por  la 
.  fella  nel  mede  fimo  luogo} 

SALV.  Sonper  difgrazia  di  quefto  autore  cinque  indagini  ycht^ 
tutte  la  ripongono  neljirmamento)  come  voi  vedrete  in  que- 

Ji 'altra 


Del  Galileo.  -     183 

f? altra  nota,  doueio  regiftro  molte  altre  combìnazìo?ii .  M& 
io  voglio  concedere  all' autore  pia  di  quello ,  che  per  auuentu- 
fa  mi  domanderebbe',  che  e  infomma  >  che  in  ciafcuna  combi- 
nazione delle  ofseruazionijìa  qualche  errore  ;  il  che  credo  , 
eòe  afs  olut  amente  Jia  necef sarto  \  per  chi \  fendo  4.  in  numero   ' 
le  ofseruazioniy  che feruono per  vna  indagine3cioe  duediuer- 
fe  altezze  di  Polo^  e  due  diuerfe  eleuazioni  di  [iella ,  fatte  da    Strumenti  a- 
diuerfi ofseruatori,  in  diuer/i  luoghi  >  e  con  diuerfi  frumenti)  fo^2jjfta  er 
chiunque  babbia  qualche  cognizione  di  tal  pratica  dirà  non  rar  faciline  t«.. 
potere  efsere,  e  uè  tra  tutte  4.  nonjìa  caduto  qualche  errore:  e 
majjime  men  trecche  noi  veggiamo  %che  nel  prender"  vna  fola 
olezza  di  Polo  co'l  medejimo  ftrumento,nel  medejìmo  luogo, 
e  dal  mede/imo  ofseruatorejhe  l'ha  potuta  far  mille  volte,tut- 
tauiajivà  titubando  di  qualche  minuto^  efpefso  anco  di  mol- 
ti) come  in  quefto  medesimo  libro  potete  vedere  in  diuersi  luo- 
ghi. Suppa/ie  quefte  cofe'%ì  io  vi  domando  Sign.Simpl.Jt  voi 
credete*y  chequtfto  autore  tenga  i  13*  ofseruatori  m  concetta 
d buommi accorti 3  intelligenti)  e  defiri  nel  maneggiare  tali 
Jtrumentiy  0  pur  per  huomini  grojfolani->  e  inejperti  t 

$1MP*  Non  può  ej[èrjchye'  gli  reputi  Je  non  molta  cauti  ,  &  in- 
telligenti ;  perche  quando  e'  gli  fiimafse  inetti  a  tal 'efercizio  , 
potrebbe  dar  bando  alfuojìefso  libro ,  come  nulla  concluden- 
te, per  e  fftr  fondato  f opra  fuppojìzioni  piene  di  errori  ;  epet 
troppo  femplicifpaccer ebbe  noi ,  mentre  ey  credefse  con  l'ine- 
fperienza  di  quelli perfuaderci per  vera  vna  fua  f alfa  propa- 
Jiziom^j  » 

ZALV.  ^Adunque  comequejli  oJpruatorìjTen  tati  J,  e  die  pur  con 
tutto  ci'jhabbiano  errato  ,  e  pero  conuenga  emendar  loro  er- 
rori ,  per  poter  dalle  loro  ofstruazioni  ritrar  quel  più  di  noti- 
zia j  chejiapofsibde ,  conueniente  cofa  e  che  noi  gii  applichia- 
mo le  minori ,  e  più  vicine  emende ,  e  correzioni ,  cheftpoffa  ; 
purch'ellt  baflino  a  ritirar  l " ofseruazioni daltimpojfbilita  al- 
ia pojfi'biliià  ; fiche  vgr.fe  fipuo  temperar 'vn  manifflo  er- 
rore ,  &  vn  patente  impaljìbile  di  vna  loro  ojftruaziane,  con 
ìaggiugnere,  0  detrarr.  0  ver  3 .  minuti  >  e  con  tale  emenda 
ridurlo  al  pojJìbile-,non[ì  deua  volerlo  aggiujìare  con  la  giun- 
ta ,  afuttrazione  del  1  ;.  020.  0  /<?.. 

tlMP.  Non  credo,,che  l'autore  contradicejje  a  quefto; perche  con- 
ceduto, che  e'fìano  buomini  giudizio/! ,  <S?  efperti  >JÌ deuzs 
creder  più  prejìo  che  egli  habbiano  errato  dipoco,che  d'affai  «. 

Hot 


( 
2,84-  Dialogò  terzo 

&ALV.  Hor  notate  appre/Io  .  De  i  luoghi,  doue  collocar  la  fletta 
nuQ.ua ,  alcuni  so  manifeBamete  impof}ibili,<kx  altri po/fibili  • 
lmùj[Jìbile  acutamente  e ,  che  ella  fufie  per  infinito  inter- 
uallofuperiore  alle  flette Jijfe,  perche  vn  tal  filo  n,on  ealjnon- 
do;  e  quando  fujfe  la  Bella  pò fla  là,  a  noi  farebbe  fiata inuijì- 
hile  :  e  anco  impo/fibile ,  che  ella  andajfe  Jer pendo  foprajafu- 
pcrjicie  della  terra  ;  e  maino  più,  che  e ila  fu]) 'e  dentro  all'ijtejfò 
globo  terreno  .  Luoghi pojjì bili  fono  queBt ,  de'  quali  sì  e  in* 
oontrouerfia.,  non  repugnando  al  noflro  intelletto ,  che  va9 
oggetto  vifibile,in  afpetto  di  fletta,  potejfe  e jfer  f opra  la  Luna, 
non  men  che  [otto .  Mora  mentre  fi  va  cercando  di  ritrarper 
via  ài  ojferuazioni}  e  di  calcoli  fatti  con  quella  jicurezza,  alla 
quale  la  diligenza  humanapuo  arriuare ,  qual  veramente^* 
Jujfe  ilfuo  luogo  ,Jìtroua  \  che  la  maggior  parte  di  ejji calcoli 
la  rendon  piaghe  per  infinito  internatio  Juperiore  al  Firma- 
mento,  altri  la  rendon pruffima  allafuperjìcie  della  term ,  & 
alcuni  anco  fotta  tal  fuperficie;e  degli  altri,  che  la  ripongono 
in  luoghi  non  impofsibili,  nifsuni  fi  concordano  tra  di  loro  : 
dimodoché  conuien  dire  tutte  le  ojferuazioni  ejfer  necejfaria- 
mente  fallaci;  tale  he, fé  noi  vogh  arno  pur  da  tante  fatiche  ri* 
irar  qualche \  frutto >>  bi fogna  ridurji  alle  correzioni  \  emen- 
dando, tutte l'ofseru azioni . 

SIMP.  Ma  l'autore  dirà ,  che  delle  ojferuazioni ,  che  rendano  la 
Bella  in  luoghi  impofsibilì,nonJi  deuefar  capitale  alcuno,co" 
me  quelle,cbe  infinitamente  fono  errate ,  e  fallaci;  e  folojì  deb- 
bono accettar  quelle,  che  la  cojlituifcono  in  luoghi  non  impof- 
jìbili;  e  tra  quefle  /blamente  andar  ricercando  per  via  dei  pi  fa 
probabili,  e  più  numerofi  rincontri  ,fe  non  il f ito ^particolare, 
egiuflo,  cioè  lafua  vera  diflanza  dal  centro  della  terra,  alme- 
no divenire  in  cognizione  ,  fé  ella  fu  tra  gli  dememi  io  pur 
tra  i  corpi  Celejli. . 

SALV.  Il  difeorfo ,  che  fate  voi  adejfo  fé  quell'iflefto  ,  che  ha  fatto 
l'autore  afauor  della  caufafua ,  ma  con  troppo  irragioneuol 
difauuaniàggio  della  parte;e  quefl'è  quel  punto  principale  che 
mi  ha  fatto  fopramodo  marauigliare  ddla  troppa  confidenza, 
cb'e'jie  prefa,nonmen  della  propria  autorità ,  che  della  ceci- 
tà, &  inauuertenza  degli  'uòfironomi; pei  t  quali  io  parlerà, 
e  voi  rijponderete  per  l'autore. E  prima  io  vi  domando,  fé  gli* 
Aflronomi  nell'offeruave  con  lorojlrumeii.e  cercar  v.g.quà'ta 
Jla  l" ekuazione  d'vna fletta  fij^r  a  l'Jnzonte  ,pofso;. o  dtmar 

dal 


Del  Galileo.  sSj 

dal  vera  tanto  nel  più ,  quanto  nel  meno  ;  cioè  ritrar  con  er- 
rore, che  e'Jafia  taluolcapiù  alta  del  vero-,  e  taluolta pia  baffa; 
9  pure  fé  l'errore  non  può  mai  efser  ,fe  non  d'zm  genere ,  cioè* 
the  errando  fempre pecchino  nelfouercbio,  e  non  mai  nel  me~ 
no,  e fempre  nel  meno,  ne  già  mai  mhfouerchio  t 

tIMP.  lo  non  ho  dubbio,  cbejia  egualmente  pronto  l'errare  nel' 
Ivno,  ebe  nett  altro  modo  . 

$ALV.  Credo,cbe  l'autore  risponderebbe  il  medefimo,hora  di  que- 
Jii  due  generi  d'errori  >  che  fon  contrari/ ,  e  ne'  quali  pofsono 
efiere  egualmente  incorfìgli  ofseruaiori  della  fletta  nuoua,ap- 
plicati  al  calcolo,  l'vn  genere  renderà  La  ft  ella  più;  alt  a  del  ve' 
ro,  e  l'altro  più.  bafsa:  ti  perchè  già  noi  conuengbiamo,che  tut- 
te  le ofseruaziom fan' errate , per  qualragione  vuol\quefl'au» 
tore,cbe  noi  accettiamo  per  più  congruenti  ca'l  vero  quelle,cbt 
mo/ìrano  la /iella  efere  /tata  vicina,  che  l'altre,  che  la  moflra- 
nofoztercbiamente  lontanai 

&JMT*.  Per  quel ,  che  mi  pare  bauer  ritratto  dalle  cofe  dette  finì 
qui ,  io  non  veggo,  ebe  l'autore  vi  vfi  quelle  ofseruazioni,  & 
indagini,  tbe  potcj ter  renderla  fletta  lontana  più  ebe  la  Lu- 
na, 43 anco  più  del  Sole ,  ma  /diamente  quelle,  che  la  fanno 
remota  (  come  voijìefo  bauete  detto  }ptu  che  per  vn 'infinito 
interuallo ,  la  qual  di/lanza, perchè  voi  ancora  recufàte,come 
imponibile,  però  egli  trapaf sagome  per  infinitamente  conuin- 

\  te  difil/ità:  e  di  impofìibilità  cotali  ofseruazioni  :  parmi  dun- 
que, che  fé  voi  volete  conuincer  l'autore,voi  debbiate  produrr 
re  indagini  più  efatte,optù  in  numeroso  di  più  diligenti  ofser- 
ttatori,  te  quali  coflituifiano  la  jieìla  in  tanta ,  e  tanta  lonta- 
nanza fopr  a  la  Luna,  ofopra  al  Sole  r  in  luogo  infommapof- 
flbile  ad  efserui,  fi come  egli  produce  quefle  12.  che  tutte  ren- 
dono la  fella  fiotto  la  Luna  m  luoghi ,  che  fono  al  mondo ,  e 
doue  ella  poteua  efserc  . 

fALV.  Ma  Sign .  Simplicio  qui  conjtfle  l'equiuoco  voflró,  e  dell7 
autore;  voflrùpervn  rifpetto ,  e  dell' autore  per  vn' altro . 
Jofcorgo  dal  voflro parlare,  che  voi  vi  fete formato  concetto* 
ebe  l 'eforbitanzeycheJi  commettono  nello flabilir  la  lontanaz* 
della  fella  ,  vadano  crefeendo  fecondo  laproporziont  degli 
irrori,  che  fi  fanno  fopra  lo  frumento  nel  favi' ofseruazioni; 
e  ebe ,  per  il  conuerfo ,  dalla  grandezza  delle  eforbitanze  rfi 
fofa  argomentar  la  grandezza  degli  errori  ;  e  che  pero,  fin- 
tendo  dire  ritrarji  dalla  tale  ofseruazione  la  lontananza  del* 

laftdUt 


z%6  Dialogo  ferzo 

la  Fidia  ejfir  infinita,  fa  neccjfario  t'error  nelVoJferuare  effe- 
re  fiato  infirmilo,  e  perciò  inemendabile ,  e  come  tale  recufabde; 
mail  negozio  Sign.  Simplicio  mio  non  cammina  cosi,  tacine 
bauer  comprefo,come  /ha  que/lo  fatto,  nefcufo  voi,come  mefi 
perto  ai  tali  maneggi ,  ma  non  pojfo  già  fiotto fimil  manteS» 
palliar  lerror  detf  autoreti  quale, dij_j emulando  l  intelligenza 
&  quefio,  che  fi  e perfuafo,tm  noi  veramente  non  fuffimo  per 
tri  tender  e,  ha  fperato  feruirji  della  noslra  ignoranza,  per  ac- 
ereditar  maggiormente  la  fua  dottrina, apprejfo  la  moltitudi- 
ne de  ipoco  intelbgenti  :  pero  per  auuertimento  di  quelli ,  che 
fon  più  creduli,  che  intendenti  }e  per  trar  voi  d errore,  fiappia- 
te,  che  pub  ejfere  (  e  che  il  più  delie  volte  accadeva  )  che  vna—* 
ojferuazione,  la  quale  vi  dia  la  fletta,  per  efempio  t  nella  lon- 
tananza di  Saturno,  con  l'accrefeere,  o  detrarre vnfiol  minu* 
to  dall' eleuazione  prefa  con  lo  flrumento ,  la  fard  dmemr'm 
dijlanza  infinita;e pero  dipojfibile  impoj]ibile;e  per  il  conuér- 
fio,  quei  càlcoli,  che  fabbricati  fopra  tali  ojferuazÀonivi  reft* 
dono  la  (Iella  infinitamente  lontana  >  molte  volte  può  efière  0 
che  con  ì  aggiugnere,  òfeemare  vnfol  minuto ,  la  ritirino  in 
fito pofifbile:e  quefio, eh* io  dico  d'vn  minuìo,puo  accadere  an- 
cora con  la  correzione  d'vn  mezo,  e  d'vnfefio ,  e  di  manco  « 
Hora  fifiateui  ben  nella  mente ,  che  nelle  difianze  altiffìmz^ 
qual'e  v.g.  l'altezza  di  Saturno,  ò  quella  delle  flette  fife  ,  mi* 
n  imifjìmi  errori  fatti  dall' ojfètuatore  fopra  loflrumetQjredo* 
noti  (ito  determinato,  epojfibile,  infinito,  ér  imponibile ,  Ciò 
non  così  auuiene  delle  di/lanze  fubtunari,  e  victne  allajerra9 
douepuo  accadere,  che  l'oJferuazione,dalla  quale  fifia  raccol- 
to la  fletta  ejfer  lontana  v.g.  4.  femidiametri  terrefirijt  potrà 
crefeere,  ò  diminuire  nonjolamente  d'vn  minuto,ma  di  diecip 
e  di  cento,  e  di  affai  pia  ,fenza  che  il  calcolo  la  renda  non  pur 
infinitamente  remota,  ma  ni  anco  fuperiore  alla  Luna.Lom» 
prendete  da  quefio ,  che  la  grandezza  de  gli  errori,  (per  così 
dire)  jlrumentali,  nonfihadafiimare  ddl' efito  del ^calcolo # 
ma  dalla  quantità  fìejfa  de  i  gradi,  e  de'  min  uti ,  e  he  fi  nume* 
rano  fopra  lo  frumentone  quelle  ojferuaziom  s' hanno  a  chia- 
mar più  giujìefo  meri  errate,  le  quali  con  la  giunta ,  ò  figura- 
zione di  manco  minuti,  reflituifcono  la  /fella  in  luogo pofi/- 
bile  ;  e  tra  i  luoghi  pojfibili  il  vero /ito  conuien  credere ,  cbz^» 
fuffe  quello,  intorno  al  quale  concorre  numero  maggiore  del- 
le difianze  fopra  lepiùgiufie  ojfcrm&ìQni  calcolate .  . 

io  non 


Del  Galileo.  _.    1S7 

SI M7.  Io  nonrefio  bzn  capace  di  quello  ,  che  voi  dite  ;  ni  so  per 
mz  fìejfo  comprédere,  come  pò  fa  e  fere,  che  nelle  diflanze  muf- 
firne maggior  eforbiianza  po/Ja  nafeere  dall' error  d'vn  fai 
minuto,  eoe  nelle  piccole  da  io. oda  100. e  pero  harei  caro  di 
intenderlo . 

jALV.  Voi  ìfe  non  per  teorica, alme  no  per  pratica,  lo  vedrete  da 
quejìo  biette funto,  ch'io  ho  fatto  di  tutte  le  combinazioni ,  e 
di  parte  delle  indagini  tralafciate  dall'autore ,  te  quali  io  ho 
calcolate,  e  notate /opra  qutfto  medefimo  foglio. 

SAGR.  Conuien  dunque,  che  voi,  da  ieri  in  qua,  che  pur  non  fon 
paffute  più  di  iS.  hore,  non  habbiate fatto  altrot  che  calcolarti 
fenza  prender 3  n  è  cibo,  n  èfonno . 

SALV,  Anzi  ho  io  prefo  l'vno,e  l 'altro  rifloro;  ma  io  fòfimili  cal- 
coli con  gran  breuità;  e  s'io  debbo  dire  il  vero  mi  fon  maravi- 
gliato non  poco,  che  quefi' autore  vadia  così  per  la  lunga ,  & 
interponendo  tante  computazioni  no  punto  necejfarie  al  que- 
Jito,  che  fi  cerca  .  E  per  piena  intelligenza  di  quejìo ,  <£r  anco 
acciò f pedtt  amente  fi polfa  conofeer  quanto  dalle  ojferuazioni 
degli  Afironomi,de  i  quali  fi ferue  Fautore,  più  probabilmen- 
te fi  raccolga  la  fiella  nuoua potere  ejfere fiata  fupenòre  alla 
Luna,~&  anco  a  tutti  t pianeti,  e  tra  le  (ielle  fi/se,  e  più  alta—» 
ancora,bo  traferittefopra  quefia  carta  tutte  iofseru  azioni  re- 
gtfirate-dal  medefimo  autore,  che furon  fatte  da  13.  Afìrono- 
mi,douefon  notate  le  eltuazioni  Molari,  e  le  altezze  della /iel- 
la nel  Merid:ano,  tanto  le  minime  fiotto  il  Polo ,  [quanto  k-p 
majfime.)  efuperiori,  e  fon  queììe . 

_ bicone. 

Altezza  del  Poh  gr.  SS-S^-  mi. prì 
Altezza  della  *  gr.  $4.    u.la  mafsima. 

2.7.  ^7. mi. pr. laminimi, 
E  queftefono  del  prì-        . 

mofirkio  :  ma-dei 

fecodo  la  majimae  27.4j.mi.pri. 

Ainzjelio. 
^Altezza  Polare gr.  48.22.  mi  prì. 
*Alte&za- della* gr.  76.54.  mi.pri. 

76.33.jni.pri.  e  4S.fa 

76.3j.mi.pri. 

20.  g.mi.pri.  e 40.fec* 


&SS 


Dialogo  terzo 

2Q .  9.  mi.pri.  e  30 ./et. 
20.  9.  mi.pri.  e  zo.fec. 


PmurQsQ  Scalerò  « 
Altezza  PoLfi.  $4.  mi.pr. 
Altez.  ddla 
fletta  79.;  $.  m'uprL 


Landgrauio , 
Altezza  Polare  fi.iB. mi.prh 
altezza  della 
Jlella  79.30.mi.pru 


^Altezza  Polare  gr* 

Dellajiella 


Camerario* 
$2.24.  mi.prL 
%  0.30*  mi.prL 
£,0.27.  mi.prh 
So. 26.  mi.prL 
24.2%.  mi.prL 
24.20*  mi.prL 
24.17.  mLprL 


Agecio . 
Altezza  Pol.gr. 48. 22.rn.pr. 
Dellajiella        20.  r  j.m.pr. 

Munojìo . 
Altezza  Poi.  30.30* mi.pri. 
Stella  6  7. 30. mi.pri. 

j  1.30. mi.prL 


Vrjtno . 
Altezza  ToL     49*24.171  pr» 
Stella  79. 

22. 


Gemma* 
Altezza  Poti*  ■  $>o . 5  0  mupri. 
Stella  7  9. 4$. mi.pri. 


Maurolico * 
Akez.Pol.gr.  3 8. 30. mi.prL 
Dellajiella       62. 

Bufcbio * 
Altezza  Poi.    $  1*10. mi.prL 
Stella  7 9. 20. mi.prL 

2  2. 40. mi.prL 


Altezza  Poh 
Stella 


Reinoklo . 
fi.18.  mi.prL 
79.3Q.  mLpri. 
2.3.  2.  mipri. 


plora  per  veder  tatto  il  mio  progrefso ,  potremo  cominciar  dm 

quefti  calcoli ,  che  fon  4.  trapajsaii  dall'autore ,  forfè  ,  per  chi 

Janna  contro di Uà j  aUefoube cm.iiu-fcoholajìellafopra  la 


Del  Galileo.  289 

Luna  per  molti  femidiametri  terrejìri .  21  primo  de'  quali  l 
quejìo  calcolato /opra  V  offeruazioni  del  Landgravio  d'Affla  s 
e  di  Ticone;  che  fono  -, -anco  per  conceffion  dell' autore-,  de  ipiù 
efquifiti  o/feruatori,  &  in  quejlo  primo  dichiarerò  l'ordimsi 
cbe  tengo  nelVinueiìigazione ,  la  qual  notizia  vi  fruirà  per 
tutti  gli  altri ,  attefo  cbe  -vanno  con  la  mede/Ima  regola  ,  non 
variando  in  altro,  cbe  nella  quantità  del  dato,cioe  ne  i  nume- 
ri de  i  gradi,  dell'altezze  Polari,e  delle  eleuazionifopra  l'Ori- 
zonte  della  /iella  nuozta ,  della  quale  Jl cerca  ladifianza  dal 
centro  della  terra  in  proporzione  al  fimidiametro  del  globo 
terre/ire;  del  quale  in  quejio  cafo  niente  importa  ilfaper  quit- 
te migliafìa  ;  onde  il  rifoluer  quello ,  e  la  disianza  de'  luoghi 
doue  furon fatte  l' ofleruazioni,  come  fi  quefi 'autore,} fatica, 
e  tempo  gettato  via,  ?i e  soperchi  l'babbia  fatto ,  emajjlme,  che 
in  vltv.no  e  torna  a  riconuertir  le  miglia  trouatem  fcmidia- 
metri  del  globo  f  erre/Ire . 
SIMP.  Forfè f:  quello  per  ritrovar  con  tali  mifurepiu piccole ,  e 
con  le  loro  frazioni  la  diflanza  ddla  (iella  determinata  fino  a 
4.  dita;  per  chi  noi  altri,  che  non  intendiamo  levo/ire  regola 
■^Aritmetiche^  e fliamoflupef atti  nel  fentir  le  e oncìujloni men- 
tre leggiamo  vgr.  ^-Adunque  la  cometa,  ò Ut jìellanuoua era 
lontana  dal  centro  della  terra  trecento fettantaf  remila  otto* 
centofette  miglia  ,  e  più  dugeni'vndici,  quattromila  nouanta 
fettejlmi         „       a  i    e  {opra  quelle  tato  preci  fé  puntualità, 
•*  ■*        4097  doue  fi  regifirano  tali  minuzie ,  for- 
miamo concetto,  chejla  impojjìbd  cofa,£he  voi  ,  che  ne'  vojìri 
calcoli  teneteconto  d'vn  dito,pottjle  in  vltimo  ingannarci  di 
100.  miglia , 
SALV.  Qu<jia  vofira  ragione,  e  feu  fa  farebbe  accertabile ,  quando 
in  vna  difianza  di  migliaia  di  miglia  vn  braccio  di  più ,  b  di 
meno  fu/fé  di  gran  rilieuo,  e  quando  le  fuppofìziom ,  che  noi 
pigliamo  per  vere,fufer  cosi  certe,  che  ci  ajjicur  afferò,  che  noi 
fujflmo  per  ritrarre  in  vltimo  vn  indù bitabil  verità  :  ma  qui 
voi  vedete  nelle  12.  indagini  dell'autore  le  lontananze  della 
Jìdla,  che  da  efle  fi  raccolgono  ejfer  differenti  l' vna  dall'altra 
(e pero  lotane  dal  vero)  di  molte  cetinaia,  e  migliaia  di  miglia: 
borametre  iojia più  cheficuro,che  quel  ch'io  cerco  deue  neceffa 
riamente  differir  dal  giù  fio  di  centinaia  di  miglia,a  che  propo- 
sto affannar/i  nel  calcoloper •la gelofia  di  non  ifmagar  d'vn 
ditoì  Ma  venghiamo  finalmente  all' operazione  y  la  qual' io 

T        rifoluo 


z  <?  *  Dialogo  terzo 

rifoluo  in  tal  modo.,  Ticone  >  come Jì  vede  nella  nota>oJferub 
la  /iella  nelV  altezza!?  olare  di  gr.  Sf'S%-  mi.pri.  E  l 'altez- 
za Polare  del.  Landgravio  fa  jj.jÉ.  mi.pri.  L  altezza  della 
JìellanelmeridianOjprefa  da  Tic  onefùgr.  27.4$.  mi.pri.  lì 
Landgravio  Ifc  trovò  altagr.  23.  $.  mi.pri- Le  quali  altezze 
fon  queflè  notate  qmf  Ticone  To./ $.$8.m.p.*  2j.4.$.m.p. 
appreffò\c<ome.vedete\Land.  TPo.siuS.m.p.*  23.  s.m.p. 

Fatto,  qrudrto  fottraggo  le 

mmori  dalle  maggiori,ereJiano  — 4.40. m.p.       4.42. m.p.. 
quejle  differenze  qui  fitto.   \  Parali..    2. m.p. 

Douela  differe- 
za  delV  altez- 
ze Polari  4. 
40.  mi.pri.  e 
minore  della 
dijfereza  del- 
l'altezze,  del' 
la  * -4.42.rn.. 
pri.  e  pero  c'è 
differenza  di 
parallajfe  gr.. 
0.  2.  mi.pri. 
Trovate  que 

Jìècofe, piglio  Ang.BAU.  4.40 .m.p.cordafuaZi 42. parti  dì 
Vijìejfa  figu-\     BDF.  p2.20.m.p.(qualiils?.AB.hooooo 
ra  dell'auto-^      BDC.j*$4.4$,m.p.\    r  .      426 $7.. 
reidoe  quejia      BCD.     0.  2.m.p.J "Jtm        $8. 


nella-  quale  il- 
punto  B.  e  il 
luogo  delLad 
gramo. 'D.  il 
luogo  di  Ti* 
cone.C.  luo- 
go della*  A., 
centro  della 
terra .  AB  E., 
linea  vertica- 
le del.Land- 
grau.  ADF. 
di  Ticone ,  e 
fan-    - 


/*. 


42657. 
&142. 


8142, 


8; 3*4- 
170628. 

426 )7> 
34x2  $fà. 


s* 


S9> 

34T3- 

S7i> 


13*94* 


Del  Galileo.  291 

t  angolo  'BCD.  differenza  di  parallaffk .  E  perche  l'angolo 
BAD.  compre/o  tra  le  •Verticali  e  eguale  alladijìanza  dell'al- 
tezze 'Polari farà  g.  4.40.  mi.pri.  eh  noto  qui  da  parte:  e  di 
ejfo  trono  la  corda  dalla  tauola  degli  archi ,  e  corde  ;  e  la  noio 
apprejfo ,  chee  8142. parti  f  di  quali  il  fimi 'diametro  Ah.  e 
100000.  Trouo  poi  l'angoloBDC.  facilmente ,  imperacene 
la  metà  dell'angolo  B-AD.  che  e  2.  20 .mLpìi. giunta  a  v,z^» 
retto  dà  l'angolo  BDF.  Q2.20.  mi.pri.  al  quale  grugnendo  l' 
angolo  CDfr.  che  e  la  dijianza  dal  vertice  della  maggiore  al* 
tezza  della  f  eliache  qui  e  62.1  f.mipri.  ci  dà  la  quantità  dtU 
Ì  angolo  BDC.  15  4.4  5.  mi.pri.  il  quale  noto  irfìeme  co'lfuo 
fino,  prefo  dalla  tauola  ,  il  quale  e  42  6 57.  efòtto  qziefìo,  noto 
Ì  angolo  della  parallajfe  BCD^  0.  2. mi.pri. co  Ifuo fino  58. 
eperefò  nel  triangolo  BCD.  il  lato  D'B.  allato  BC.è  come  il 
Jino  dell'angolo  oppojlo  BCD.  al  fino  dell'angolo  oppojlo 
'BDC.  adunque,  quando  la  linea  HD.fujfe  58.  BC.  farebbe 
42657.  E  perche  la  corda  DB. è  8142.  de'  quali  il  Jemidia- 
metro  BA.e  1 00000.  e  noi  cerchiamo  di  fapere  quante  delle 
medefime  parti fìa  BC.  perà  diremo  per  la  regola  aurea  ,fi~* 
quando  BT).  e  58.  "BC.  e  42657.  quando  la  medefìma  DB, 
fujfe  8142.  quanto  farebbe  la  BCfpero  moltiplico  d  fecondo 
termine, per  il  terzo  mi  viene 3473294.  il  quale fi '  deue diui- 
dereper  il  primo, cioè  per  58.  &  ti  quoziente  farebbe  il  nume- 
ro delle  parti  dilla  linea  BC.  di  quali  dfemidia<netro  -lAD.  e 
j  00000.  e  per  fapere  quanti fonidiametriB  A  contende/le  la 
medefìma  linea  !/>  C.  bifugnerebbe  di  nuozto  dtuidere  il  niùde- 
Jìmo  quoziente  trottato  per  iooooo.  &  haremmo  il  numero 
de  femidiametri  compre/i  in  BC.  Hot  a  Unum.  34731 3*34* 
diuifo per  $8.  da  59881 6oj__.   comeji vede  qui  . 

5988160  \ 
S$  \  347?i3294* 
S7L7W£ 
S4  3 

88160 


E  quefìo  diuifo [per  1 00000.  ci  da  dà  59. 
i  1  00000. 1 59  \  88160. 


100000 


T  2        Ma 


*  $  z  Dialogo  terzo 

M  a  notpiffamo  abbreuiare  ajfai  l'operazione,  dìuidendo  ilprì* 
mo  quoziènte  trovato  ,  cioè  3  473 132  94.  per il  prodotto  della 
multipl.cazione  delli  due  numeri  j8.  e  j 00000,  eòe  e 

I  I     *9\ 

f8  I  00000  [3473  I  132^4.  e  ne  vien parimente* 
S7* 
S 

$113294 

w 

jSoaooa 

E  tanti femidiam  etri  fon  contenuti  nella  UneaBC.  ai  quali  ag- 
giuntone vnoper  la  linea  AB.  baueremo  poco  meno }  che  61* 
Jèmidiam.per  le  due  lince  ABC.  e  però  la  diHanza  retta  dal. 
eentro  A.. alla  Bella  C  farà  più  di  óo.femidiam.  adunque-* 
viene  ad  ejfer  fuperiore  alla  Luna ,  fecondo  Tolomeo  ,piu  di 
27 .  femidiam.. e  fecondo  il  Copernico  più  di  S. polio  che  la—» 
lontananza  della  Luna  dal  centro  della  terra  in  via  diejfo 
Copernicofta ,  qual  dice  V autore  ,femidiam.  $2.  Con  quella 
Jimile  indagine  trouo  dall' oferuazioni  del  Camerario ,  e  del 
Munojto  lajiella  tornar Jttuata  in  vnajimil  lontananza—»  t 
iioe  efla  acorapiù  di  óo.femidiam.  e  quejlefono  le  ojferuazia- 
ni  3  e  quelìo  apprejfo  il  calcolo  . 

Altez.  J~Camer.f2.24.mp.  altezza  24.2$. m. pi 
I*ol.del\mMuno.3 g.30 .m.p.  della  *  jj.30.mp, 

Dijfer&ze  dettai-  J2.j4.m.p.  j.2.;8.m.p.  diffr.  della 

Uzze  1?ùL  J2.s4.m.p.  alt.della  * 

Differenza  ài  par allajfe      0.  4.m.p.et ag.BG\D.± 

{BAD~  I2.$4.m.p..e  lafua  corda  22466*. 
BDC.j6j.;p.m.p.\  R .  .  30930, 
BCD.     0,  4.™>$JJ       uà* 


Del  Galileo  « 

pegola  aurea . 
22466 
116.   30930     22466 


*?3 


673980 

2021 94 
6739$ 


116 


-Diftanza  2?C.  femid* 


S9 

694&  |  733&0.     J9.equaJi6o, 
1144 
io 


La  indagine  apprejfo  efaitafopra  due  ojferuazioni  di  T icone ,  e 
del  jMunojìo;  dalle  quali Jì  calcola  lajìella  ejfere fiata  lonta- 
na dal  centro  della  terra  femidiam.  478,  e  più. 
Altezze  fT icone  $$.$&. m.p.  altezza  84.  o« 
Tol.di  "\Mun.  39.30+m.p+ÀeUa*  67.30.mp. 
Differeze  dell'ai-  ■  j  6.30.m.p.  dìffèrJelU 

Uzze  Poi*         jó.28.m.pt  j  6. 28. mp. (alt. della* 

Differenza diparallaffe,       o.  zjn.p.  et  ag.BCD 


{BAD,  1 6.28.mp.  lafua  corda  2>b 640* 
BDC,J04.i4.m:p.\  « .  .  96930, 
BCD,     o.  2.mp.fJ*m  j8. 


-■--»« 


"Pegola  aurea . 

gS.    96Q30    28640 
2S640 


3877200 
■S8t>8 
77S44 
193M 


i 


!       47* 
$8  I  27760  \  7S*OQ 
4S06 
SS 


T  3        Qg+ 


i?4  Dialogo  terzo 

Quefì  indagine ,  ehefegue  dà  la  falla  remota  dal  eentro  più  di 
3  $8.  femidiamsirì . 

•Altezze  f  Peuc  ero   fT.s4.mp*  altezza  ?p.f ó.m.p* 
poteri  \Munofio  3<fr3Q.m.f*  della  *  67.30.mp. 

l  &,24-m.p*  J2.2  ó.m.p. 

j2.24-.mp» 


O.  2,mp, 


{BA&.  J2^z4.m>pt  corda  21600, 
BDC.Lo6,i6>mp.\  n  .  9S99Ó» 
BCD.    o.  2,m#.ftm      $:& 

Regola  aurea . 

/£— P/^ptf — 21  tf09 
21Ó00 

$7  S  97  60Q  ~'r~- 

9S99<5 
191992 

uni       .  11  nini  ai»M»ni     j 

I  ^    I  ^ 

X*  I  207J/  \  IJÓOQ, 
3339 
4* 


VDa  queft' altra  indagine  la Jìellajtritroua  ejfer  lontana  dal  cen- 
tro più  di  7/  6.femidiametri . 
tjiluzze  fLandgr,  $1.1 8.m.p.  della  7 9 '3  0 .tn$* 
goUÙ    \Ainzel.  48.22.m.p.Jìella.  76.33.mp  e4j.fee> 

2.j  6,mp,  2.s  6,m.p*.e  ij.  feu 

2,5  6. mp. 

0.  0*  *}•/**• 

BAD.    ■&*ffan.p.  eorda  $120* 
BDC.mr.s8.mp»  \  r  . 

8C£.    0,0,  l$-foJJm 


ì  97U£ 
Bei 


Del  Galileo T  ip$ 

Regola  aurea . 
f    97US     $t*° 

$129 

fa    i .  i  r      i  i  I     i    •   ■—»«■■ 

9784$ 

4S022J 


71  ) 

$009 
4 


66400 


Quelle,  come  vedete  fon  cinque  indagini, le  quali  rendon  Infici- 
la ajfaì  fuperiore  alla  Luna,  doue  voglio,  che  voi  facciate  con- 
Jìder  azione  fopr  a  quel  particolare,  chepoeofà  vi  diffì>cioe,cbe 
nelle  di fìanze  grandi,  la  mutazione,  0  vògliam  dir  correzio- 
ne di  pocbi/}ìmi  evintiti  rimuoue  la  Jìella  per  gradifilmifpa- 
z.ij  ;  come  per  efempio,  nella  prima  di  quefìe  indagini ,  doue  il 
t.ilcolo  refe  la  fella  60*  fèmidiamitri  remota  dal  centro  con  la 
parallaffedi  2.  minuti;  chivolejfe  fojlencre ,  cheeUafuffe  nel 
Firmamento ,no  ha  a  corre  ger  nelle  offruazioni  aUro,che  2. 
minuti,  e  anco  meno ,  percuè  all' 'h ora  eefia  la  paratìa  (fé -,  ò  di- 
uien  e jù  piccola ,  che  rende  la  Jìella  in  lontananza  immenfa% 
quale  fi  ricette  da  tutti  ejfer  quella  del  Firmamèto.  Nella  fecó- 
da  indagine  V  emèda  di  màio  di  ^..mi.p.fà  ìtfiejfò.  Nella  terza, 
t  nella  quarta ,  pur  come  nella  prima,  due  minuti  foli  ripon- 
gon  la  Jìella  anco  fopr  a  le  fife  .  Nella  precedente  va  quarto 
d'vn  minuto,  cioè  1 5  .fecondi,  ci  danno  Vifieffo.  cManon  co- 
sì auuerrà  nelle  altezze fublun ari)  imperocché ■,  fgur attui pu- 
re qual  lontananza  più  vi  piace ,  e  fate  proua  di  voler  correg- 
ger le  indagini  fatte  dall'autore ,  &  aggiufìavle  ,  fi  che  tuttis 
rifpondano  nella  med. firn. %  determinata  lontananza,  voi  ve- 
drete quanto  maggiori  emende  vi  bifogneràfare . 

SAGR.  Non  farà  fé  non  bene  per  nofìra  piena  intelligenza  veder 
qualche  eftmpijdi  quefìo,  che  dite . 

SALV.  Stabilite  voi  a  voftro  beneplacito  qual  fi  fia  determinata 
lontananza  fublunare  doue  cofiiiuir  la  Bella ,  che  conpoca.~» 
briga  potremo,  affìcurarci ,  fé  correzioni \  finirti  a  quefle ,  cbz-* 
babbiamo  veduto  baFìarper  ridurla  ira  lefijfe ,  la  ridurran- 
no nel  luogo  da  voi  si  abilito  • 

T  4,        Ptt 


x<)6  Dialogo  terzo 

SAGR.  Per  pigliare  lapiùfauoreuole  difìanzaper  Vantare,  por* 
remo,chef/a  quella,  che  e  la  maggiore  di  tutte  le  inuefiigate  da 
efio  nelle fue  1 2.  indagini  ;  imperocché,  mentre Jt  è  in  contro* 
uerfìa  tra  gli  Aflronomi,  ed  ejfo,  e  che  quelli  dicono  lajiclla—» 
ejfere  fiata  fuperiore  alla  Luna-,  e  quefìo  inferiore,  ogni  poco- 
jpazio,  che  e'  laproui  ejfere  fiata,  fiotto,  gli  dà  la  vittoria , 

SALV.  Pigliamo  dunque  lafieitima  indagine  fatta  /opra  Le  oJJer~ 
nazioni  di  Tkone,e  di  Taddeo  Agecio,per  le  quali  troua  l'au- 
tore lajiella  ejfere fiata  lontana  dal  centro  $2.fiemidiametri ,. 
il  qual  /ito  e  il \piu  fauoreuole per  la  parte  fina  :  e  per  dargli 
ogni  vatagghjvoglio,  che  oltre  a  quefìo  la  paghiamo  nella  più 
disfauoreuole  lontananza  per  gli  AJlronomi,  quali  e  il  colla* 
caria  anco  [opra  il  Firmamento  .  Pofìo  dunque  ciò ,  andiam 
ricercando  quali  correzioni  farebber  necejfarie  applicare  al- 
X  altre  fue  ri.  indagini ,  accio  fiublimafisero  la  fie.Ua  fino  alla^* 
dijìanza  di  jz.jèmidiam.  E  cominciamo  dalla  prima  calco* 
latafopra  l-ofiser nazioni  dell'  Aitizelio,  e  del  Maurolicomella 
quale  l 'autore  troua  la  dijìanza  dal  centro  circaj.jemidiam*. 
con  la parallafse  digr.  4.  42.  mi.pri.  e  jo.fiec.  reggiamo  ho- 
ranfie  co'lritbrarla  a  20.  mi.pri.folame.ntc  fi  ekuafino  alle 
^z.femidìametri  1  ecco  l operazione  brcuiffìma ,  egiufta'.mut- 
tiplico  il  fino*  dell  '^Angolo  MDC.per  il  fino  della  corda** 

%Ainz.  P0/.48.32.- *  j6.5^.mp^e so.fec. 

Maur.„PoL3$-3o.— — *  62. 


9.52.  14.34.w2-j>.  eso.fec. 

9.52.. 
Parallaffk  ^.^z.rmp.  e  so.fec. 

*BAD\     g.^z.m.p.  corda  17200. 

'BDC.ioS.2i.mp.  e  so,fec.Jino  94910..  9491  o 

SCI),     Q.iQ.m.p.  fino   582,  17200 


1 8982000 
66437 
9491 


2* 
5S2  I  16324  I  520QC» 
468  & 


t    Del  Galileo  l  2^7 

2?D.  e  parto  Tauuenimento  detrattone  le  ^.vltimt figure, per 
tifino. delia  ParaUaffe  ne  viene  z%.femidiam-  e  mezo,  talché 
ne  anco  per  la  concezione  di  gr.  ^.zz.m.p-  8  so.  fecondi ,  tolti 
dagr.  4^.2.m.p.  e so^fecojj.ditfi eleua.  lafiellafino  all'altez- 
za di  $z.  f emidi ametri-,  la  qu  al  correzione  per  intelligenza-* 
del  Signor  Simplitivhdi  mintiti  primi  zóz.  e  mezo . 

Nella  feconda  operazione  y  fatta  fopr  a  Vofferuazioni  dell' <yHn- 
zelio, e  dello  Scutero,co&parallaJ/e  digr.  o.S.mi.pr.  e  so.fec. 
trouafi  la  Bella  in  altezza  di  2  5  .femidiam.  in  circa.  x  come  fi 

/  vede  nella  feguenie  operazione  .. 
BD.  Corda  616.6. 

BDC'\fìni  -T      979*7' 
2Cn.JJmt  \  247* 

979*7 
6166 


■ 

587922. 
587922. 
979-87 
587922 
J  ■   ' 


247 


24 

• 

6041 

8784.2 

1103 

II  . 

E  ritirando  la]  Paràflajfe  0..  8 .  mi. 'pri.  e  s o.fec.  a  y.mp.  il  cui 
fino  e  204.  fi veletta  lafiellaa  so.  femidiametri in  circaynon-» 
bafla  dunque  la  correzione  di  1  .mi. pri..  e  30.  fecondi. 

I       20  ' 
204  I  6041     87842 
1965 
12- 

H or  reggiamo  qual correzione  bifogna  per  la  terza  indagine^* 
fatta  su  V  ojferuazioni  dell' Ainzelio,  e  dt  Ticone,  laqualren- 
de  lafiella  alta  circa  19.  femi/iiametri,  con  laParallajfe  io.m~ 
pri.  Gli  angoli  folìtiy  e  lor finire  corda  trouati dall'autore fon 
quejli;  e  rendono  (  come  anco  nell'operazione  dell'autore) 


AngoB 


t$t  Dialogo  terzo 

{■'BAD.gr.    7.36.        corda  13254. 
*BDC.      i$$.')Z.m.p.Jtno      40886. 
ÌBGIX         o.io.m.p.  fino  291. 

15254 

40886 

—1  '■    "■■'  '  ' 


79524 
106032 
106032 
53016 


18  j  II       30 

291  1  5419  I  03044  1  175  I  5419 
250  16 

ISI 


tabella  lontana  circa  19.  fimi diametri  ,Ì?ifogna' dunque  per 

alzarla  fcemar  là  Parallajf  conforme  alla  regola,  cbe  egli  an* 
Torà  ojferua  nella  nona-indagine  : ponghiamo  per  tanto  io-* 

Parallajfe  ejfir  6.  rki.pri.it  cui  fino  e  175.  e  fatta  la  diuifionc, 
fitfoua  ancor  Meno  di  31  .femidiametriper  la  diRanza  dell* 
Jlella .  E  dunque  la  correzione  di 4.  mi.jr.pocajter  HMfogna 

dell'autore . 


funghiamo  alla  quarta  indagine  r  fa'  al  U  rimanenti  con  la  me- 
dejlma  regola,  e  con  k  corde ,  è  fini  ritrovati  àaWaUtormede- 
Jtmoiin  queRa  la  cParallaffee\àe.mii  pri.  e  l'altezza  trouata 
manco  di  lo.fimidiametri ,  e  dimin  uendo  la  Parallajfe  da-~> 
14.  mi.pl  a  ^.m.p.  ad  ogni  modo  vedete ,  come  la  fella  non fi 
tleua  ne  ancofrpoa  3  i.femidiam.  non  hajia  dunque  la  cor* 
nzJoneJi  lo.m.p.  fopra  i^.m.p. 

:.      ■    ,.         :,.'■-  \   ■.    !    W        ''"         -  '     -       "  .     "        '        ■  •  ■-■■    SÌ 

-v-  SD.     sorda     8142. 

,■--■■  e ■;  "■■  ■■■■>   >BD"C.  fitt®    43235.       ,-:  .  •-  •  .iAV>..-.' 

.'.  v.  BOB.  fmi>'-'-'~  '.^Qfi  ;■    -  ■  .vo  '  " 


Del  Galileo.  t$$ 

4323$ 

8142 

864701 
172940 
-4323  5 


34.5&8Q 


16  l 


iw 


30 
3520  | 
4 


^T##*  quinta  operazione  dell autore  babbiamo  ijtniy  e  la  corda, 
carne  vedete.,  e  la  Parallajfe  e  0.42.  mi.pri.  e  30.fec.  la  quale 
rende  l'altezza  della -fella  circa  ^.femidiametri^e  correggendo 
la  Parallajfe\  con  ridurla  da  i  àfZ.mi.pru  e  3oJfeca  5. mi.pri. 
f olaments  non  bafìa  per  alzarla  ne  anche  Jino  a  28  .femid. 
l'emendazione  dunque  di  37. mi.pri*  e  so.fec.  època. 

s 


TT>. 

còrda   4034» 

BDC.Jìna 

97998. 

f  CD*  fin* 

12,36. 

. 

9790* 

. 

4034 

. 

39199* 

:293994 

391992 

A 

. 

1       27l 
H5  1  3953  I  23932 

—  — 

1058 

3 

Neil* 


$<$o  Dialogo  terzo 

Neliafejta  operazione  iaeoràa,  ifini,  e  la  Tarallaffefon  tali ,  d 
lajldlafi  troua  ejfer'-alìa  circa  4.  fer,ii diametri  ,  veggbiama 
douvlnfiTÌdnce)calandoria£>a<'aliaJ'e  daS.a  vri/olo  mi.pri. 
ecco  l 'operazione fé  la fletta  non  più  alzata ,  che  fino  a  27.  fé- 
vnidiametri  in  circa  ;non  bajìa  dunque  la  correzione  di  7-ra» 
pri.fopra  S.m.pri. 

BD.  corda     1920. 

-   B&G.   -fino-    40248. 

B.CD.  8,       fino,  Oi  zs^ 


cs. 


"     '    ,    "     '      ...     I  .     .  '        '       .'.: 


4024$ 
-     I920™" 


,- 


■."".?    ì  '  8O496O       •  ^ 

>  ■...,.;*-.-, 36223 i- 

40248- 


.  ..    ^. '...-... a.  U.':, 


:-  '■   t&akb 


29  I   772 
&Vwì  19S 


— 


76160 


Nell'Ottawa  operazione  la  corda,  ifini  ;  e  la  ParallaJJè,  come  ve- 
dete fon  tati  7  x  dà  qui  calcola  l' autore  V  altezza  della Jlella  fé- 
midiametrpti*Amezo,  con  la  Parallajfe  di^.mp.  la  qualz^» 
ridottala  ijjfcprda-tuttauia  la Jiella  lontana  manco  di  24. Jè* 
midiametri}  la  correzion  dunque  di  42.  m.p.  non  bafia  • 
BD.        corda     1804^ 
BDC.     fino  0136643. 
11»   BQD*     fina-  29, 

Ì6643 


*    -  ,  f       ■   }  h  1 

■'■   I  '- 1  ' 

1804 

e 

146572 

293144 
36643 

29 

22 
661 

03972 

35 

z 


Vegr 


.  Del  Galileo.  30T 

Vediamo  bora  la  nona .  Ecco  la  corda  ,  i  fni ,  e  la  PuraBàffi  » 
eoe  e  1  f.mi.pr.  Onde  Factor  calcola  h  lontananza  della  fleUd 
dalla  fuperjìcie  delia  terra  ej'Jer  manca  di  vn  quaratafetiefimo 
difemidiamctro,  ma  quejìo  e  con  error  dtl  calcolo,  imperocché 
la  vien  veramente ,  come  no*  vedremo  qui  adefio  più  divn—» 
quinto: ecco,  che  vengono  arca  90    cbejònpùdi  vn  quinto,. 

43  6* 

BD.     (orda     232.. 
BDC.  fino    39046*. 
BCD^fino        436. 

232 


r 


78092 
117138 
78092 


456  |  90  |  58672 


Quello,  ebefoggittgne  poi  V autore  in  emenda  delle  ojferuazioni , 
cioì,cbe  no  bafìa  ritirar  la  differenza  della  Parallajfe,ne  a  vn 
Jol  minuto,  ne  anco  aWottaua  parte  di  i.m.p.  e  vero .  <SMa  io 
dico ,  che  ne  meno  la  decima  parte  di  i  mi.pri.ridurrà  V altez- 
za della Jlella  a-32-.femidiametri,  imperocché  il  fino  della  deci~ 
ma  parte  di  i.mi.pri.  cioè  di  ó.fec.  e  3 .  per  il  quale, fé  nellcL-» 
nojtra  regola ,  noi  diuideremo  pò.  ò  vogliam  dire  ,fe  noi  di- 
uideremo per  300000.  9058672.  ne  verrà  jofS67*  cioè 
poco  più  di  3  0  .femidiam.  e  mezo.  io  0000. 


La  decima  dà  l'altezza  della  (itila  vn  quinto  di/èmidiametro,c8 
quefi  angolo,  fini,  e  Paraìlajfe,  ebeegr.  4.30.  m.p.  la  qual<L^ 
veggo,  ebe  ridotta  dagr.  4.3o.m.p.  a  2.m.p,  ad  tigni  modo  n& 
Qromuoue  lajìellafino  a  29. femidiam, 

*BT>.  corda-    1746* 

BDC.  fino       92050.. 

B^D.  4,50.    fino         7846*- 


o 


$©3  Dialogo  terzo 

1746 

Q20S0 


87300 

349* 

IS7I4 


27 
j8  |  1607  |  19300 
441 
4 


Uvndecima  rende  la JUlla  all'autore  remotaprca  1 3 .  femidìam* 
con  la  Parallajfedv$$.m.p*  veggiamo,  ridicendola  a  20.m, 
pn.  doue  innalzerà  la /iella;  Ecco  il  calcolo  Xtleua  apoco  me- 
no  di  33  .femidiam.la  correzione  dunque  e  di  3$, poco  men% 
foprajs.mp. 

BD.  eorda    1974$* 

BDC.  Jìno      96166. 

BCD.    0.55.     Jina        i6qq* 

p6i66 
19748 


639328 
384664 
673 1 6z 

86 $494 
$6166 


3* 
$82  I  18990 

IS3$ 
S6 


S6168. 


La  duodecima,  con  la  PanallaJ/edijrr.  1.36.  m.p.  rende  lajlella 
alia  meno  di  6 .femìdiametri\>  ritirando  la  ParaUafìe  a  20.m. 
pri.  conduce  la  fìella  a  meno  di  jo„  fimi  diametri  di  lontana»* 
za,  non  bajla  dunque  la  correzione  digr.i  .1 6.mp* 


Del  Galileo . 

303 

2?D.                   corda  17258. 

'BDC.               Jtno     961 50. 

22CD..  1.36.     Jtno       2792. 

17258 

96150 

862900 

17258 

105548 

155322 

1          28  1 

5S2  1  16593  1  56700 

4957 

29, 

Quejlefono  le  correzioni  delle  Tarallajfe 
~~  delle  io.  indagini  dell'autore ,  per 
ridur  la  Jlella  in  altezza, 
di  3  z.femid. . 
Gr.     i.ii..  Gr.     1.11. 


^.zi.m.p.e  so.fec. 
4. 

io. 

37. 

7- 

42. 

14.  e  so.fec. 

4.28. — — — 

35. , 

I..16.  ■       ■■  — 


-fop.  4.42.50. 
-Jop.  0.10. 
-fpp.0.14.. 
-fop.  0.42.30. 
-fop.  0.18. 
-Jop.  0.43. 

'-fip.O.K,. 

-fop-  4.30. 

^.0.55. 

-yò/;.  1.36.. 


216. 
540. 


756.. 


296.    60. 
540.     9- 

836.540. 


Di  qui  Jz  vede,  come  per  ridur  la  * ■  aW.alìez.  di 32- 
femid.bifogna  dalla  fomma  delle Earall.%  36.  de- 
ttarne 7$6.e  ridurle  a  %o*ne.acobajla  tal  corez* 


3,04  .  Dialogo  ter zo 

T>i  qui  fi  vede  (fi  come  bò  notato  qua  dreto  )  che  quando  Vati» 
torefiabiliffe  di  voler  riceuer per  vero  filo  della  Bella  nuoua 
la  dtflanza  di  \2.fiemid.  la  correzione  dell' altre fue  io.  inda» 
gim(e dico  io. perche lafèconda,effindo  ajj'ai beri altajì ridu- 
ce all'altezza  di  32.femid.  con  2.m.p.  di  correzione) per  far ', 
che  tutu  refìituijfcro  detta  /Iella  in  tal  diBanza  ,  ricerchereb- 
be un  ritiramenio  di  Par  alla/fi  tale,  che  tra  tutte  le  futtr  azio- 
ni importerebbero  più  di  7 fò.  mi.pri.  doue  ctie  nelle  /.  calco- 
late da  me,che  rendono  la  Bella  /opra  la  Luna}  per  corregger- 
le sì,  che  la  cojìiiuifcano  nel  Firmamento,baBa  la  correzione 
-  di  min.  iG^ezm  quarto folamente  * 

Hora  aggiugnete  a  quejle,altre  /.  indagini,  che  rendono  la /Iel- 
la preci/amente  nel  Firmamento  ,/enza  bifogno  di  veruna—» 
correzione ,  &  hauremo  io.  indagini  concordi  a  coBituirla 
nel  Firmamento,  con  la  fola  correzione  di  /.  di  loro  (come  s'h 
veduto  )  di  min.  io.evn  quarto^  Doue,  che  per  la  correzio- 
ne dell'altre  io.  dell'autore  per  ridurla  in  altezza  di$2.fe- 
midìam.  vi  bisogneranno  l'emendazioni  di  min.  7  sa.  /òpra 
-min.  836.  cioè  bifogna,  che  dalla  fomma  di  83  6.  fi  ne  detrag- 
gano 7/  6.  a  voler  che  la/iella  fi  ekui  all'altezza  di  3  z.femid* 
&  anco  tal  correzione  non  bajìa . 

Le  indagini,  poi  the  immediatamente  fenz*  altra  correzione  ren- 
don  lajhlla/enza  Par  alla/fi ,  e  perciò  nel  Firmamento ,  &* 
anco  nelle  più  remote parti dì  ejfo .,  àxmjòmma  alta  quanto 
tìBe/fo  Polo, fon  quefie  /.  notate  qui . 

fnin.pri. 

>-J  \Gr.$i.S4j  \79'S<f- 


'Paucero. 


•o.ja  0.30. 


Landgra.\Al  ,  fGr.sr.i8.\  dettaci79'30' 

lAinzel.  JAlUz"Fol\Gr.^.22.S     tz"^U      \7*-3.4- 


2. fé.  2,$\6. 


T  icone,. 
Peucero 


\Altez.Poi:{<tr's^{8'\Altez. della  «f*f  A 
J  \.Gr.si.S4-S  \79.S6- 


4'  4*  .  4-  4* 


Del  Galileo.  *3©S 

R«noUory  fGr.SuiS.\Al UZ,MÌ^Ì  79-30. 

%Amzel.  J  \^Gr.4ò.22.j  {.30.34. 


2. $6.  i.$6. 


Cr^ar\Aluz.Pol.XQ/;^\AUezMna*X^; 

xAgttlQ*    J  \Qr.4o.22.j  \^2Q.t$, 


4.    2.  4.    2, 


Del  refio  degli  accoppiamenti ,  che  fi  pojfon  fare  delle  ojferua- 
■zioni  di  tutti  qttefti  Agronomi, quelli, che  rendon  la  Fidia  per 
infinito fpazio  fublime, fon  molti  più  innumero  yrioecina—* 
30.  di  più,vhe  gli  altri,  che  danno  calcolando  la  Bella  fotto  la 
Luna;  e  perche  (  fi  comefiam  conuenuti)  è  da  credere ,  che  gli 
offèruatori  babbiano  errato  più  prefio  di  poco,  che  d' ajfai,ma- 
nifefìa  cofa  e ,  che  le  correzioni  da  applicar/i ali 'ofseruazioni, 
che  danno  la  *  alta  in  infinito  nel  ritirarla  a  baffo ,  prima  ,  e 
eon  emenda  minore,  la  conduranno  nel  Firmamento,  che  fot' 
to  la  Luna  ,  talché  tutte  quefìe  applaudono  aW opinione  di 
quelli-,  che  la  mettono  tra  lefijfe:  aggiugnete,che  le  correzioni, 
chefi  ricercano  per  tali  emende,  fono  ajfai  minori,  che  quelle, 
per  le  quali  lajiella  dall' inuerifimil  vicinità  fi  può  ridurrti 
all' altezza  più  fauoreuole  per  quejio  autore,  come  per  gli  ese- 
pipafatifii  veduto;  tra  le  quali  imponìbili  vicinità  ce  ne  fon 
j.  che  par  che  rimuouano  la  Bella  dal  centro  della  terra  ,per 
manco  dijlanza  d'vnfemidiametro  ,  facendola  in  certo  modo 
andar'in  volta  fiotto  terra ,  e  quefiefon  quelle  combinazioni , 
nelle  quali  effindo  l'altezza  Polare  d'vno  de  gli  ojferuatori , 
maggiore  dell'altezza  Polare  dell'altro ,  l'eleuazion  della Jìel- 
iaprefa  da  quello,  e  minore  dell' eleuazione  della  fella  di  que- 
jio .  E  fono  tali  combinazioni  le  notate  qui  apprefso. 

QueRa  prima  e  del  Landgrauio  con  Gemma  ;  Doue  Valtez.Pol. 
del  Landgrauio  fi.i8.mi.pri.  e  maggiore  dell'altezza  Pola- 
re di  Gemma ,  che  e  ;o.;o.mi.pri.  ma  l'altezza  della  /Iella  del 
Landgrauio  7  0.30. mi.pri.  e  minore  di  quella  della  Jiella  di 
Gemma  7 0.4$. mi.pri. 


Gelt'}^^l     ^}Altez.della* 


L"ndZr\Alt^Pnl      Sr-iS.\ÀJ^  Jo„^     7p.jo. 

79-4-S- 
V        Le  altre 


fo9  Dialogo  terzo 

Le  altre  due  fono  quejìe  ài  folto  • 


*±bio\Mez.Pol.    S'-I0-\Altcz.MU*    "f0' 
Xjemma.J  S°-i°'J  79-4S* 


Eeinoldo. 
Gemma 


°'\Altez.Pol.     U'l8-\AltezJella*    ***** 
•  S  /o./o.jT  19>4$- 


Da  quello j  chejìn  qui  v'ho  mojìrato, potete  comprendere,  quan- 
ta quefia  prima  maniera  d'inuefiigar  la  difianza  citila  fidiate 
prouariafublunare,  introdotta  dall' autor  e, Jìa  disfauoreuolc 
per  la  caufafua  „  e  quanto  più  probabilmente ,  e  chiaramente 
Jì  raccolga  la  lontananza  di  quella  ejfer  fiata  fra  le  più  remo- 
te JleUejìfte  .. 

$IMP..  Sino  a  quefia parte ,  mi  par  che  affai  manifejìamente  Jìét 
/coperta  la  poca  efficacia 'delle  dimoflr azioni  dell' autor  e;ma  io 
veggo,  che  tutto  quejìo  vien  comprefo  in  non  molte  carte  del. 
libro ,  e potrety e/feti  che  altre  fue  ragioni  fuffer  pia  conclu- 
denti x  che  non  fon  quejìe  prime . 

$ALV*  <Anzì  non  pofìon'  effer,fenon  men  valide  fé  vogliamo,che 
lepajfate  cijìano  efempioper  le  rimanenti;attefoche  (Jt  come  e 
manifefìo  (  l'incertezza,?  poca  concludenza  di  quelle,  chiara- 
mente Jì  comprende  deriuar  dagli  errori  commeffì  nelle  offer* 
nazioni  firummtali, dalle  quali  si  e  creduto  le  altezze  Polari, 
e  della/iella  effcre fiate prefegiujìamente,  ejfendo  in  effetto  er- 
rate facilmente  tutte,-  e  pur  per  trouar  H  altezze  del  Polo  han- 
no hauuto  gli  Afironomi  fecoli  ditempo  da impiegaruifia  lor* 
agio  ;  e  le  altezze  meridiane  della Jìella  fono  più  ageuoli  da—» 
o/Ieruarfi,  come  quelle,  che  fono  terminatijfìme ,  e  concedono 
qualche  fpazio  all' offkruatore  di  poterle  cotimiare,  come,  quel- 
le, che  non  fi  mutano fenjìbilmente  in  tempo  hreuiffìmo  t  comt 
fanno  le  remote  dal  Meridiano .  E  fé  quefio  e ,  fi  cornei  ve- 
rijfìmo,  qualfde  vorrem  noi  prefìare  a  calcoli  fbndatifopra 
ojferuazioni  più  in  numero, più  difficili  afarfi,piu  momenta- 
nee nel  variarjì,co  la  giunta  appreffo  di  fìrum'etipiu  incorno* 
di ,  e  pi?)  fallaci  i  Per  vnafemplice  occhiata ,  che  ho  data  alle 
dimoflr  azioni  feguenti,  i  compiiti  fon  fatti fopra  altezze  dell* 
Bella  prefe  in  diuerfi cerchi  verticali ,  che  chiamano  con  voce 
^Arabica  ^Azimutti ,  nelle  quali  off eru azioni  Jì  adopran» 
frumenti  mobili,  nonfolone  i  e  èrebi  ver  tic  ali,  ma  nell'Ori- 

zonte 


Del  Galileo:  }#f 

t.onte  ancora  nel  mede/imo  tempo  ;  in  modo  che  conuien  nelì 
ifleffb  momento,  che  fi  prende  l '  altezza,bauer  neW  Qrizontz^j 
offeruata  la  difianza  del  verticale,  nel  quale  lajìella,dal  Ale' 
ridiano;  in  oltre  dopo  notabile  mieruallo  di  tempo  conuien—» 
reiterar  l'operazione,  e  tener  minuto  conto  del  tempo  decorfòp 
fidandolo  d'horiuzioli,b  d'altre  ojfruaziuni  dijìelle:vna  tal 
mataffa  di  offimazioni  va  poi  conferendo  con  vri  altra Jtmile 
fatta  da  vn' altro  ojferuatore,  in  vn' altro  paefe,  con  dìuerfo 
iìrumentn  ,  &  inaiuerfo  tempo;  e  da  quefìa  cerca  l'autore  di 
ritrar  quali  farebbono  fiate  l'altezze  della fiella,  e  lelatitudi- 
ni  Qnzontali  accadute  nel  tempo,  &  bora  dell' altre  prime  of- 
feruazioni,  e /opra  vn  tale  aggiuftamento fabbrica  in  vltimo 
tlfuo  calcolo .  Lafcio  bora  giudicar  a  voi  quanto Jìa  da  pre- 
Jiarfede  a  ciò,  che  da fimili  indagini  fi  ritrae ,  Óltre,  che  io 
non  dubito  punto ,  che  quando  altri Ji  volejfe  martirizare  fo- 
fra  tali  lungblffìmi  computi  fi  trouerebbe  ,Jicome  nei  paffa- 
ti,  ejferpiu  quali,  chefauorijfero  la  parte  auuerfa ,  che  l'auto- 
re: ma  non  mi  par,  che  metta  conto  prender/i 'vna  tal  fatica , 
per  cofa,  che  non  e  tra  le  primarie  intefe  da  noi . 
8AGR.  Io  fon  dalla  voflra  in  quefia  parte:  ma  fendo  quefìo  nego- 
zio circondato  da  tante  confufionì,  incertezze ,  &  errori  ,fo- 
pra  qual  confidenza  hanno  tanti  Aflronjmi  afleuer antemen- 
te pronunziato  la  nuoua  (iella  ejfere  fiata  altijfimaì 

%ALV.  Sopra  due  forte  di  ojferuazioni femplicijfime,  facìlififime,  e 
verijjìme  ;  vnafola  delle  quali  e  pia  che  a  bafianzaper  àlficu* 
rame  dell' ejfere  fiata  locata  nel  Firmamento  ,  ò  rimeno  per 
lunghijjìmo  tratto  fuperiore  alla  Lunayvna  delie  quali  eprefa 
dalV  egualità,))  poco  differente  inegualità  delle  fue  lontananze 
dal  Polo,  tanto  mentre  eli 'era  nell'infima  parte  del  Meridia- 
no, quanto  nella  fuprema:  l'altra  e  l'bauer  lei  conferuato per- 
petuamente le  medefime  dijianze  da  alcune  flette  fife  ,fue  cir- 
circonuicine ,  &  in  particolare  dall' vndecima  di  Caffìopea,rìo 
p'm  da  efsa  re-mota  digr.  i.e  mezo  dalli  quali  due  capi  indu- 
bitabilmente fi  raccoglie,  ol'afsoluta  mancanza  di  Parallajfè, 
b  vna  piccolezza  tale ,  che  ne  affìcura  con  calcoli  fpeditiff imi 
della  fua gran  lontananza  dalla  terra  . 

SAGR.  Ma  quefie  co  fé  non  fono ftate  comprefe  da  quefìo  autore  Ì 
e  fé  egli  le  ha  veci  zite,  in  che  modo  fé  ne  difènde  ? 

SALV.  Noi  fogliamo  dire,  che  quando  altri,  non  trouando  ripie- 
go, che  vaglia  contro  a  ifuoi falli, produce friuolifimefcufe, 

V  2         cerca 


3  o  8  Dialogo  terzo 

cerca  di  attaccar/ì  alle  farri  del  cielo  ;  ma  queft  autore  ricorri 
non  alle  corde}  ma  alle  fila  de'  ragliateli  del  ciclo  ;  come  aper- 
tamente vedrete  nell'  andare'  efamir  arido  quefti  due  punti 
pur  bora  accennatiui .  E  prima  quello  ,  che  ci  moftnno  le  di- 
Jianze  Polari,advno  advno  de  gli  ojferuatori  l'ho  io  notate 
in  quefti  breui  calcoli  ;  per  piena  intelligenza  de'  quali  deuo 
primamente  auuertirui ,  come  tuttauolta,  che  la /iella  nuoua-, 
o  altro  fenomeno Jì a  vicino  a  terra ,  girando  al  moto  diurna 
intorno  al  Polo,  più  di /tante fi  mo  Brera  da  eJfoymentrefi  tro- 
tti nella  parte  di  /otto  nel  meridiano  ,che  quando  è  nella  fupe- 
riore ,  come  in  quefìa figura  fi  vede  :  nella  quale  il  punto  T. 
denota  il  centro  della  terra;  0.  il  luogo  dell'  oJferuatore;il  Fir- 
mamento l'arco  VPG.il  Polo  P.  il  fenomeno  muouendoji per 
il  cerchio  FS.  vedefi  hor  fitto  il  Polo  per  il  raggio  OFCÒ* 
horfopra,  fecondo  il  raggio  OSD.fi  che  i  luoghi  veduti  nel 
Firmamento, fiano  D.Cima  i  veri ,  ri/petto  al  centro  T .  fo- 
no B.A.  lontani  egualmente  dal  Polo .  1)ouegid  è  manifefio 
il  luogo  apparente  del  fenomeno  S..  cioè  il  punito  D .  ejfer  pia 
vicino  al  Polo, che  non  è  l'altro  apparente  luogo  C.  veduto  per 
il  raggio  OFC*  che  e  la  prima  cofa  da  notar/i.  Conuiene ,  che 
neljecondo  luogo  voi  notiate,  come  Veccejfo  della  apparente 
inferior  difìanza  dal  Polo,fopra  V  apparente  fuperiore  dijla- 
zapur  dal  Polo,  e  maggiore,  che  non  e  la  ParaUajfe  inferiore 
del  fenomeno;  cioè,  dico,  che  Vecce jfo  dell' arco  CP.  (diBanza 
inferiore  apparente  )fipra  l'arco  PT).  (  difìanza  apparente 
fuperiore  )  è  maggiore  dell'arco  CA.  (  che  e  la  ParaUajfe  infe- 
riore. )  Il  che  fi  raccoglie  facilmente^  imperocché  di  più  eccede 
l'arco  CP.ilTD.  cbeilPB.  t fendo  PB.  maggiore  di  P2X 
ma  PB.e  eguale  a  PA.e  l'eccejjo  di  GP.fopra  PA.e  VarcoCA» 
aduq;l'eccejfi  dell' arco  CP  fop. Varco  PD. è  maggiore  dell'arco 
CA.  che  e  la  Parallajfe  del  fenomeno  po/to  in  F\  che  è  quel,che 
bifognaua  fapere  *  E  per  dar  tutti  i  vantaggi  all'autore,  vo- 
glio,che  Jupponghiamo  la  ParaUajfe  della  /Iella  in  F.  ejfer  tut- 
to Veccejfo  dell'arco  CT*.(cioì  della  difìanza  inferiore  dal  Po- 
lo) fopra  Varco  T2>.  (  difìanza  fuperiore  .  )  Vengo  adej/oad 
efaminare  quel  che  ci  danno  le  ojferuazioni  di  tutti  gli  Agro- 
nomiprodotti  dall' autorey  tra  le  quali  non  ce-n'epurvna,che 
nonglifiain  disfauore,  e  contraria  al  fuo  intento .  E. faccia- 
mo principio  da  que (ledei  cBufchio,  il  quale  trouo  la  difìanza 
Mia  Bella  dal  Toh,  quando  gli  era  fuperiore  ejfer  gr. 28.10. 

mipri. 


Del  Galileo.  309 

mi.prt.  e  la  inferiore  efiergr.2S.30.mi.pri.  sì  che  Feccefisoegr. 
o.zo.mi.pri.  il  quale  voglio,  che  prendiamo  (  a  f attor  dell  au- 
tore )  come  fé  tutto  fu/se  Parallafse  della  Beila  in  F.  cioè  Vari" 

golo  TFO.La  diftan-  Vh- *^— j?^> 

za  poi  dal  vertice ,  cioè 
l'arco  CV.ègr.  67. 20. 
mipri.  Trouate  quefite 
due  cofe  prolungbifi  la 
linea  CO.  efupraefsa 
cafchi  la  perpendicolare 
TI.  e  confederiamo  il 
triagolo  TOI.  del  qua- 
le l  angolo  I.  e  retto,  el 
I OT.  noto  per  efscr  al- 
la cima  dell'angolo  vo  V 
C.  diftanza  della fella 
dal  vertice  ;  inoltre  nel 

triangolo  TIF. pur  rettangolo,}  noto  l'angolo  F.prefo  per  la 
rParallafse,notinJì dunq;  da  parte  li  due  angoli  IOT.  l'Jr'T. 
e  diefi fi  prendano  ifini,  che  fino,  come  fi  vede  notato. E  per- 
che'nel  triangolo  IOT.  di  quali  parti  il  fino  tutto  TO.  e 
1000  00. di  tallii  fino  TI.  e  91276.  e  di  pia  nel  triangolo 
IFT.  di  quali  il  fino  tutto  TF.  e  x  000  00.  di  tali  tifino  'i  \ . 
e  $%2.  per  riirouar  quante  par  tifa  TF.  di  quelle ,  eoe  TL. 
e  1  ooo 00.  diremo  per  la  regola  aurea  .  Qj^ando  TI.  e  / 8 2 . 
TF.  è  100000.  raa  quando  T I .  fife 92276.  quanto  firtvoe 
TF. moltiplichiamo  9227  6.  p  iooooó.ne  viene  9217600^10 
e  quefto  fi  deue  partire  per  s%2.  he  viene  ìcQm.ejìyed<L~> 

1 $854982.  e  tante  parti  faranno  in  TF.  di  quelle, eh  e  in  TO. 
fono  /ooooo.  Onde  per  voler  fapere  quante  linee  TO.  fono 
tn  TF.  divideremo  1 58 s4.982.per  1  ooooo. n everrai  Jò.  e 
mezo  proffimamente,  e  tanti femidiam.  farà  la  diftanza  dilla 
fella  F.  dal  centro  T.  e  per  abbreuiar  l'operazione ,  vedendo 
noi,  come  il  prodotto  del  multiplicato  di  92276. per  rcoooo. 

ti  deue  diuider prima  per  $82.  e  poi  il  quoziente  per  jooooq. 
potremo  fenza  la  multiplic azione  di  92276.  per  100000.  e  co 

vnafnla  diuisione  del  sino  92276. per  il  sino  $8z.  confguir 
fubito  Vìftefso ,  come  si  vede  lì  fiotto  ;  doue  92276.  diuifo  per 

$8 2.  ci  dà  Viftefs6'ilt8.  e  mezo  in  circa  .   Tenghiamo  dunque 

memoria ,  come  la  fola  diuisione  del  sino  TI.  come  sino  dell1 
*  V  3         ango- 


1 1  o  Dialogo  ferzo 

.  angolo  TGL  diuisoper  il  sino  Ti.  come  sino  deWàgolo-IFT* 
ci  dà  la  difianza  cercata  TF.  in  tanti  femidiam.  TQ. 


Arsoli  f10T.67.20.m.p.-\ri  92276. 

m&m   \lfT.    0.20.W.p.fJmt         S82. 


ri. 

tf 

ri. 

TP. 

~\$u2»           _  ■  IO 0.0 00-.           92276. 

0. 

i;8$4(>8z 

$82 

9227600000. 
$407002746 

49297867 

32S4*4 

xooooQ  |  j $8  1  S4982 

m 

§82 

92276 

34070 

492 

3 

Vedete  bora  quel  che  ci  danno  le  ojferuaztoni  del  Penetro  •,  del 
quale  la  dijìanza  inferior  dal  Poloegr.  28.21.mi.pn.  e  la—> 
Jupesior-e.gr.  28.2.  mi.pri.  la  differenza gr.0.1 9 .  mi.pri.  e  la 
dijìanza  dal  vertice gr. 6.6. 22.mi.pri.  dalle  quali  cofeji  racco* 
glie  la  dijìanza  dellajhlla^dal  -centro  quafi  16  6. femidiam». 

Anolì  fI4C.66.27.?*p.'Yi/ùi  9167*. 


tS3 

•      I 

•   •  ■■ 
■  •  "  a«àk 


91672.  s  SS 

36397' 
312 

■  4 


■Esc* 


Del  Galileo.  jit 

Ecco  quel  che  ci  moflra  Vcfèruazione  di  bicone  prefa  la  più  fa- 
uoreuole  per  l'auuerjario  :  cioè  la  difìanza  inferiore  dal  To/a 
gr.  2S.13.mpri.  e  la  Juperiore  iS.i.mi.pri.  lafciando  la  diffe- 
renza ;cbe  ìo,.\\  .mi.pri.  come J e  tutta  fujfe  Parallajfe  :  la  di* 
Jìanza dal  vertice gr.62.1  ymi.pri.  Ecco  quzjòtto  l'operazio- 
ne, e  la  lontananza  della  jìcUa  dal  centro  ritrovata  :Jemidta+ 
metri  276    9 

16. .'  -  ■    '   '     * 


'mi  .     - 

■    ?20. 


Angoli  l1/^:0^'^ /ir, 


■    -276     9 


S8SOO    16, 
2418 

Vojfèruazìone  del  T\einold.  ctie-lafeguentecirendela  diftanz* 
della  /iella  dal  ceìitrofemidiam.  7 p^ 


.      ...  \lAC.b6.s%.m.p.C  r  .  92026. 
^*0hJlEC.o;w\fim       1,6. 


ilo  |  92Ò2Ó..1  16. 
I  10SS8.  • 

Dalla feguente  ojfenuazion  del  Landgravio  Jì  ritrae  la  dijlanzA 
della fella  dal  centro  femidiam.  1057. 


Angeli  VItf^7,&-fki  92°'2' 
«*       JIEG,  o.   ì.m.p.\f  87. 


f057  »' 
"87  I  92012.87 
I     5663. 

5 


'Prtfe  dal  Camerario  due  'delle  fue  ojferuazionì  più  fauoreuoli 
pei  l'autore,  fi  troua  la  lontananza  della  jìella  dal  centra  fé- 
midiametri  314J. 

■ 

V  4        ^Angoli 


"Sff  Dialogo  terzo 

■ 

29  I  9H53. 
I    4295 

Lofpri"  azione  del  Munofio  non  dà  Parallafse ,  e  pero  rende  la 
fi  ila  nuoua  tra  le  fife  altiffìme:  quella  dell '^Ainzelio  ce  la  dà 
rv:vo:aper  infinito  Jpazio ,  ma  con  emendazion  di  vn  mezo 
minuto  primo  la  rìpon  tra  lefifse:  e  Vifiefso  fi  ritrae  dallVr fi- 
no, con  Scorrezione  di  12,  m.pr.  De  gli  altri  lAJlronomi  no 
afono  le  dfianze  fopra, e  fiotto  il  Polo,  onde  nonfipuò  ritrar 
co/a  veruna .  Hor  vedete,  come  tutte  le  ofseruazioni  di  tut- 
ti conusngono.  in  disfauor  dell'autore  in  collocar  lajìella  nelle 
:,-•    regionì.CeleJli,  ealtijfime. 

SAGR.  tSMa  che  difefa  trou'egli  contro  a  fi  patenti  contrarietà  ) 
SALV.  Vno  di  quei  deboliffìmifili  :  dicendo,  che  le  Parallajfi  ven- 
gono diminuite  merce  delle  refrazionije  quali  operando  con- 
tràriamente fublimano  il  fenomeno  ,doue  le  ParallaJJì  lab* 
bafsano .  Hora  quanto  vaglia  quefio  miferabil  refugio , giu- 
dicateloda  quefio ,  che  quando  quefi effetto  delle  refrazioni 
fu/se  di  quella  effìcacia,che  da  non  molto  tempo  in  qua  alcuni 
lAJlronomi  hanno  introdotto ,  al  più  chepotefse  operar  circa 
ìekuarpiu  del  vero  vn  fenomeno  fopra  l'Orizonte ,  mentre, 
tghfiadigià  altozj.  0,  24. gradi,  farebbe  il  diminuirgli  circa 
3 .  minuti  di  Parallafse,il  qual  temperamento  e  fcarfijjìmo per 
rilrar  lajìella  fiotto  la  Luna  y  &  in  alcuni  cafi  e  minore ,  che 
non  e  il  vantaggio  conceduto  da  noi  nell' ammetter,  chel'eccefi 
fi  della  disianza  inferior  dal  Polo  fopra  lafuperiorefià  tutto 
parallafse,  il  qual  vantaggio  }  cojk  a/sai  più  chiarate  palpabi- 
le,  che  l  effetto  della  ref razione ,  della  grandezza  del  quale  io> 
dubito,  e  nonfenza  ragione .  Ma  più ,  io  domando  quefi  au- 
tore s'ei  crede ,  che  quelli  lAJlronomi ,  delle  ofseruazioni.  dei; 
quali  egli  fiferue,  hauefisero  cognizione  di  quefti  effètti  delizi 
refr  azionile  vi facefsero  fopra  confider  azione ,  0  nò: fé  gli  co- 
...  nobbero,e  confider  afono ,  eragioneuol  credere ,  che.  di  ejfite- 
nefser  conto  nell' afsegn  are  le  vere  eleuazioni  della  ftella—>  *, 
facendo  a  quei  gradi  di  altezze ,che fopra  gli frumenti fi fior- 
geuano  ;  quelle  tare  che  erano  c.onuenienti.  merci  dell'altera- 

tuoni 


Del  Galileo^  313 

zioni  delle  reflazioni;  immodo  che  le  diftanze pronunziata 
da  loro  fu  fiero  poi  le  corrette,  e  giù  fé,  e  non  le  apparenti ,  <l~* 
falfe  .  Ma  sei  crede  ,  che  tali  autori  non  facefsero  refieffìone 
/opra  le  dette  refrazioni ,  conuien  confefsare ,  che  eglino  hab* 
hi  ano  parimente  errato  in  determinar  tutte  quelle  cofe,le  qua- 
H  non  fi pof sono  perfettamente  aggiufare  fenza  la  modifica- 
zione  delle  refrazioni  ;  tra  le  quali  cofe  vna  e  l'inuefigazione 
precifa  delle  altezze  polari, le  quali  comunemente  fi  prendono 
dalle  due  altezze  Meridiane  di  alcuna  delle  felle  fife,  fempr  e 
apparenti,  le  quali  altezze  verranno  alterate  dalla  refrazio- 
ne nell'ifefso  modo  appunto,cbe  quelle  della  fella  nuoua;tal- 
ebe  l "altezza  polare,che  da  efsejì  deduce,verrà  difettofa,e  par- 
tecipe dell' ifefso  mancamento ,  che  queft' autore  afcriue  alle 
altezze  afsegnate  alla  fella  nuoua;  cioè,  e  quella ,  e  quefe  po- 
fte  con  pari  errore  più  fublimi  del  vero .  M a  tale  errore ,  per 
quanto  appartiene  al  noftro prefente  negozio,  nonprogiudica 
punto  -.perche  non  hauendo  noi  bifogno  di faper' altro ,  che  la 
differenza  tra  le  due  diftanze  della  fella  nuoua  dal  Polo,me- 
tre  ella  glifi  inferiore,  e  poi fuperiore,  chiara  cofa  e,  chetali 
diftanze  far an  l'ifefe,pofta  l 'alter •azion  della  reflazione 
comunemente  per  la  fella ,  e  per  il  Polo  ,  che  comunemente 
emendata  per  quefio,  e  per  quella  :  udrebbe  qualche  momento, 
benché  dtbolfsimo,l 'argomento  dell' autore,  fé  egli  ci  hauefie 
ajjìcurati,  che  l'altezza  del  Polo  fufse fata  afsegnata  precifa,. 
v       e  emendata  dall' error  dependente  dalla  reflazione ,  dal  quale 
non  fi  fufsero poi  guardati  imedefimi  tAfìronomi  nell'afse- 
gnarci  l'altezze  della  fella  nuoua',ma  egli  di  ciò  non  ci  ha  fat- 
ti ficuri,  ne  forfè  ce  ne  poteuafare,ne  forfè  (e  quefto  è  più  ere- 
dibile)  tal  cautela  e  fiata  tralafciata  dagli  oferuatori .. 

5AGR.  P armi  fopr abbondantemente  annullata  quefta  infianza;; 
pero  ditemi  in  qual  maniera  e'  fi  libera  poi  da  quelVhauer  ma- 
tenuta  fempre  la  medefima  diftanza  dalle  felle  fife  fue  clr- 
conuicine . 

SALV.  Apprendendofifimìlmente  a  due  fili  ancor  più  deboli  del- 
l'altro: l'vno  de'  quali  e  pur  legato  alla  refrazione ,  ma  tanto 
men  faldamente,  quanto  e'  dice,che pur  la  reflazione  operan- 
do nella  fella  nuoua ,  efublimandolafopra  il  vero  fito  rende 
incerte  le  diftanze  vedute  dalle  vere,  comparate  alle  felle  fife 
fue  vicine:  ne pofio a  bafanza  maravigliarmi ,  cornee  difft- 
nudi daccorgerfi, chela  medefima r ef razione  lauorerà  nell'i- 

ftefsa 


514-  Dialoga  terzo 

fejfo  modo  nella  /iella  nuovi ,     je  nùì'aatha  fua  vicinai 
fubllmando  amendue  egualmente  ,o:,dt  da  tale  accidente) 
l'mteruallo  tra  effe  refh  inalterato  ,  JJ  alerò  refugio  ì  ancor  A 
più  infelice ,  e  tiene  affai  dèi  ridicolo  ;  fondandoci  fopra  l'er- 
rore, che  può  nafeere  nell'operazione  pejfa  strumentale;  men- 
tre che  l' ojferuazione  non  potendo  cosluuire  il  centro  della—» 
pupilla  dell'occhio  nel  centro  del  fejtante  (Jirumenio  adopra- 
to[nell 'oj/eruare  gVinterualli  tra  due  (ielle  )  ma  tenendolo 
cleuatofopra  detto  centro  quant'e  la  diflanza  diejfa  pupilla 
da  non  so  cheojfo  della  gota  doue  s'appoggia  il  capo  dello  fru- 
mento, fi  viene  a  formar  nell'occhio  vn' angolo  più  acuto  di 
quello  y  che  fi forma  da  i  lati  del  fé  fi  ante  ;  il  qual'  angolo  de* 
raggi  dijferifc  e  anco  dafe  fiejfo  ,  mentre  fi  riguardano  Jiellc 
poco  cleuate  [opra  l'Orizonte,e  le  medefìme poi pofie  in  gran- 
de altura  ;fi 'fa  dice  tal' angolo  differente ,  mentre  fi  vadia-* 
eleuando  lo  frumento ,  tenendo  ferma  la  tefla  ;  me  fé  nell' al- 
zar il  fef  ante  fi piegajfe  il  collo  indietro ,  e  (ìandaffe  eleuan* 
do  la  tefla  infieme  con  lo  frumento  ,  l'angolo  all' bora  fi  con* 
feruerebbe  l"ifleJfo .  Suppone  dunque  la  rifpofìa  dell 'autor 'e—»» 
che  gli  ojferuatori  nell'ufo  dello  flrumento  non  habbiano  al- 
zato la  tefla  conforme  al  bifogno  ;  co/a  che  non  ha  del  verifi* 
mile  .  fM. a  pò /lo  anco  ,  che  cosi  fujfe  feguito ,  lofio  giudica- 
re a  voi  qual  differenzapuòeffere  tra  due  angoli  acuti  di  due 
triangoli  equicrun ,  i  lati  dell' vno  de  i  quali  triangoli  fi  ano 
lunghi  eiafeuno  quattro  braccia,  e  quelli  dell'altro  quattro 
braccia,meno ,  quante  il  diametro  d'vna  lente  ;  che  affoluta- 
mente  non  maggiore  può  efere  la  differenza  tra  lalunghezzA 
dell'i  due  raggi  vifìui ,  mentre  la  linea  vien  tirata  perpendi- 
colarmente dal  centro  della  pupilla ,  fqpra  il  piano  dell' 'afl<L~* 
del  fef  ante  (  la  qual  linea  non  è  maggiore ,  che  la groffezza-~> 
del  pollice  )  e  la  lunghezza  de  i  medefimi  raggi  ,  mentre  ele- 
uandofì  il  fef  ante ,  fenza  alzar  infieme  la  tefla ,  tal  linea—» 
non  cade  pm  a  perpendicolo  fopra  detto  piano,  ma  inclinafa- 
€endo  Vangalo  verfo  la  circonferenza  alquanto  acuto  .  Mot 
per  liberare  in  tutto ,  e  per  tutto  quefio  autore  da  quefìe  infe- 
iici/Jime  mediata  ,fap pia  {già  che  fi  vede,  che  egli  non  ha  mol- 
ta pratica  nell'vfo  de  gli  frumenti  agronomici  )  che  nei  lati 
delfefiante,  ò  quadrate  fi  accomodano  due  traguardi,  vno  nel 
centro,  e  l'altro  nell 'ejiremità  oppofta ,  i  quali  fono  eleuati  vn 
ditOy  òpiu  dal  piano  dell'aliene per  lefommità  di  talitraguar- 

difi. 


Dei  Galileo.  31$ 

dìjìfàpaffar'il  raggio  dell 'occhio,  il  quale  occhiò  sì  tiene  an co 
•  remoto  dallo  finimento  vìi  palmo,  ò  due,  òpiù  ancora  ;  talchi 
ne  pupilla,  ne  ojfo  di  gota ,  ni  di  tutta  la  per  fona,  tocca  ,rìejt 
appoggia-  allo  finimento ,  il  quale  finimento  ne  menojìfojiie- 
nt,  0  fìekua  in  braccia,  e  majjìme ,  fé  far  anno  dì  quei  grandi, 
come  [icoftuma,  li  quali  pefando  le  decine,  e  le  centinaia  ,  ÌT 
anco  te  migliaia  delle  libbre Jìfojiengono  fopr  a  bajijaldijjìme: 

-  ■  falche  tutta  l Hnjlanza  fuamfee  .  Queftifono  i  futierfugìj  dì 
quefto  autore,  i  quali  quando  ben  fuffero  tutto  acciaio, non  lo 
potrebbero folkuare  dyvn  centefìma  di  minuto  ;  e  con  quefiifi 
perfuade  di  darci  a  credere ,  dhauer  compenfata  quella  diffe- 
renza, che  importa  più  di  cento  minuti  ;  dico  del  nonjì  eJSer* 
QJferuata  notabil  diuerjìtà  nelle  diftaze  tra  vnaffìa,e  la  nuo- 
uaftella  in  tutta  la  lor  circolazione;  che  quado  e  Ciaf  uff  fiata 
projfima  alla  Luna,doueuafarJÌ  grandemente,  cofpicua  anco 
allafemplice  vifta,fenzaftrumeto  veruno,e  ma//ìme parago- 
nandola co  L'vndecima  di  Cajfìopeafua  vicina  agr.i  .e  mezo, 
che  di  più  di  due  diametri  della  Luna  doueua  variarJÌ,come 
ben  auuertirono  i  più  intelligenti  Aftronomi  di  quei  tempi ., 

SAGR.  cMipar  di  vedere  quell'infelice  Agricoltore,che  dopo  l'ef 
fergliftate  battute,e  deftrutte  dalla  tempejta  tutte  lejue  af pet- 
tate ricolte  y  va  con  faccia  languida ,  e  china  raggranellando 
reliquie  così  tenui  ,  che  non  fon  per  baftargli  a  nutrir  ne. 
anco  vn  pulcino  per  vnfol giorno  . 

$ALV.  Veramente,^  con  troppo  fcar fa  proui/ione  d'arme  s'è  le- 
vato quell'autore  contro  a  gì' impugnatori  della  inalterabili- 
tà del  Cielo, e.  con  troppo  fragili  catene  ha  tetato  di  ritirar  dal- 
le regioni  altiffìme  lajìella  nuoua  di  CaJJìopea  in  quejlebaffe-, 
&  elementari .  E  perche  mi  pare,  che  affai  chiaramente  fi ' Jìa 
dimostrata  la  differenza  grande ,  che  è  tra  i  motiuidi  quelli 
AHronomi,e  di  queflo lorooppugnatore, farà benebbe lafcia<- 
ta  quejia parte,  torniamo  alla  nojìra  principal  materia  ;  nella- 
quale  fegue  la  considerazione  del  mouimento  annuo  comune- 
mente attribuito  al  Sole,  ma  poi  da  Ariflarco  Samio  inprima, 
e  dopo  dal  Copernico,  leuato  dal  Sole,  e  trasferito  nella  terra; 
contro  alla  qual  posizione  fento  venir gagliardameteprouijlo 
il  S.Simp~<&  in  particolare  con  lo. ftoc co,  e  con  Infeudo  del  li- 
bretto delle  conclusioni ,  a  difquisizioni  matematiche  ,l 'oppu- 
gnazioni del  quale  farà  bene cominciare  a  proporre , 

&IMP.  Voglio,  quando  così  vi  piaccia ,  riferbarU  in  vltimo,  conm 
quelk,che fono,  levitimi  ritrattate*.  J  Sarà 


3  t  6  Dialo  pò  terzo 

SALV.  Sarà  dunque  necefjario,  che  voi ,  conforme  al  modo  tenu- 
to fin  qui  3  andiate  ordi/ia.amtKte  propu^ndo  le  ragioni  in 
\    .     contrario y  jì  dArìfiotile  3  come  di  altri  an nchi ,  il  che  fon  per 
far" io  ancora,  acciò  no.ircfii  nulla  indietro  ftnza  ejfef  atten* 
tamente  confiderai  &  efaminato,  e  parimente  USign.Sagr* 
con  la  viuacità  delfuo  ingegno,  fecondochè  fi fentiràfueglia* 
re,  produrrà  in  mezo  i  fuoi  penfieri . 
SAGR.  Lo  j 'arò  con  la  miafolita  libertà  ;  e  perche  voi  così  comari' 

date,  farete  anco  in  obbligo  difcufarla  . 
SALV.  lìfauore  obbligherà  a  ringraziami,  e  non  afcufarui.Ma 
l  cominci  hor  mai  il  Sign. Simplicio  apromuouer  quelle  difficul- 
tà  3  che  lo  rifpingono  dal  poter  credere ,  che  la  terra  aguifade 
gli  altri  pianeti  fi pojà  muouer'  ingiro  intorno  ad  vn  centro 
flabile . 
SIMP.  La  prima ,  e  maffìma  diffimltà  è  la  repugnanza ,  &  imo- 
patìbilità,che  e  tra  l'effer  nel  centro}e  Vefferne  lontano; perche, 
quando  il  globo  terreslrefi  babbia  a  muouer*  in  vrì anno  per 
la  circonferenza  di  vn  cerchio ,  cioè  fiotto  il  Zodiaco,  e  imponì- 
bile 3cbe  neWijìeffo  tempo  éfìa  nel  centro  del  Zodiaco;macbe  la 
terra  fa  in  tal  centro  e  in  molti  modi  provato  da  AriiìùL  da 
Tolomeo,  e  da  altri . 
SALV.  Molto  bene  difcorretey  e  non  e  dubbio  alcuno,  che  chi  vor- 
rà far  muouer  la  terraper  la  circonferenza  di  vn  cerchio  ,  bi- 
fogna  prima ,  che  e'  proui ,  che  ella  non  fa  nel  centro  di  quel 
tal  cerchio;  feguita  dunque  bora,  che  noi  vegghiamo,fe  la  ter* 
rafia,  ò  nonfia  in  quel  centro ,  intorno  al  quale  w  dico>ch<L*> 
ella fi gira,  e  voi  dite,  ch'elle  collocata  -,  e  prima ,  che  quefo ,  è 
necejfario  ancora  y  che  ci  dichiariamo ,  fé  di  quefio  tal  centro 
habbiamo  voi,  &  io  l'ifiejfo  concetto,  ò  nò .  T?e rò  dite  quale,  e 
douee  quefo  voflro  intefo  centro  .  •  ■      . 

SIMP.  Intendo  per  centro  quello  deUvniuerfo ,  quello  del  mon- 
do, quello  della  sfera  fellata,  qziel  del  Cielo  . 
SALV.   Ancorché  molto  ragioneuolmente  io poteffi 'metterui in—* 
.  _     ,  r  ,  controuer/ia,  fé  in  natura  ha  vn  tal  centro;eììendo  che  ni  voi, 

flato  prouato         ne  a^n  bamaiprouatOjJe  il  mondOjtafimto,efiguraio,opu- 
da  alcuno  fé  ve  infinito  ,  e  interminato  ;  tuttauia concedendovi  per 'bora , 

il  Mondo  fia  che  et  fi *a  f nito,  e  dì figura  sferica  terminato,  e  che per ciò  hab- 

finito  ,  ò  infi-   .      fca  n  fiu0  centro,  conuerrà  vedere  quanto fia  credibile  \  che  la 
*It0  *  terra,  e  non  più  tofto  altro  corpo,  fi rifroui  in  ejfo  centro. 

SIMP.  Che  il  mondo  fia  finito,  e  terminato,  e  sferico  %  lopfouas 
'^Arìfiotile  con  cento  dimoHr azioni .  Le 


cce    ne- 

che  ey 
ila  mobile  . 


Del  Galileo.  517 

fALV.  Le  quali  fi  riducono  poi  tutu  ad  vnafola,  e  quella  fola  ài 

niente, pò  c:jì  fé  togli  negherò  ilfuo  ajfnnto  >  cioè  ,  che  ìvm~  J-c  -  ^"f** 
uerjo  Jia  mobile,  tutte  le  fue  dimojìr  azioni  cafeano  .  perche  t  Z™l'^zx  \ 
non  prona  ejjer finito,  e  terminato,  fé  non  qudlo  dell "ve  me  r-  c>ìe  i'vnjllCrfo 
Co  ,  che  e  mobile  .  Ma  per  non  muliiplicar  le  difvuie-x.oaceda-  fa  finito  cafea 
Jìper  bora}  che  il  mo'ndojì a  finito,  sferico,^  habbia  il  few  cen~  no  tacer 
tro  .  E  già  che  tal figura,  e  centro fi  e  argomentato  dalla  mo-  pl  ,*V 
bilità,  non  farà,  fé  non  molto  ragioneuole ,  fé  dagfifieffi  mo- 
ui?nenii  circolari  de corpi  mondani,  noi  andremo  alla  parti-  _, 

colar  inuesligazione  del  fìto proprio  di  tal  centro: Anzi  Arifi.  tr0  jej|.  yn^ 
medefìmo  ba  egli  pur  neW  ifiejfa  maniera  difeorfo  ,  e  deterrai-  llerfo  quel  pù» 
nato  ,facedo  centro  dell' vniuerfo  queWifiejfo, intorno  al  qua-  to  intorno  al 
le  tutte  le  Cele/li  sfere  fi  girano  ',  e  nel  quale  ba  creduto  venir  quale  tutte  le 
collocato  il  globo  terrefire .  Hora  ditemi  Sign.  Sirnp.  quando  L~L£€  e 
Arijìotilefi  irouafie  coslretto  daeuidentifiìme  efperienze  &-*  Si  dubita  di 
permutar  in  parte  quejìafua  difpofizione,&  ordine  dell  vai-  z,  jppofizioni 
uerfifÒ1  a  confejfare  d efifer fi  ingannato  in  vna  diquefie  due  repugnati  alla 
prjpofizionijCioe,  ò  nel  por  la  terra  nel  centro,  ò  nel  dir, che  le  iua  dottrina., 
sfere  Celejìifimouejfero  intorno  a  cotal  centro,  qual  delle  due  teret>be  Anf. 
confejìoni  credete  voi,  eh" egli  elegejfe  /  neceflitato  a__» 

$IMP.   Credo,  che  quando  il  cafo  accade  ffe ,  *  Peripatetici  riceuerne  vna- 

$ALV.  N on  domando  de  i  Peripatetici, domando  d'Arijl.  mede- 
fimo,  che  quanto  a  quelli  so  beni/fimo  ciò  che  rijpondercbbcrOy 
ejfì  corner  euerentijfimi,  &  humilijfimi  mancipi/  d' Ari  fi.  ne- 
gherebbero tutte  l 'ejperienze,e  tutte  l'ojfiruazioni  del  mondo, 
e  recherebbero  anco  di  vederle ,  per  no  le  hauere  a  confeJfaref 
f  direbbero,  che  il  mondo  sia ,  comeferifie  Arifi.  e  non  comt^> 
vuol  la  natura,perche  toltogli  l'appoggio  di  quelV  autorità,con 
che  vorrefìe,  che  comparijfero  in  campo  ?  E  pero  ditemi  pure 
quel  che  voi  filmate,  che  fujfe  per  far  Arifi.  medefìmo  . 

$1MP.  Varamente  non  mifaprei  rifoluere  qual  de'  due  inconue* 
nienti  é  fujfe  per  reputar  minore , 

&ALV.  Non  vfate  digratia  quefio  termine  di  chiamar*  ìnconue- 
niente  quel  chepotrebb'ejfer  necejfario',  che  fujfe  cosi .  Incon- 
uenientefu  il  voler  por  la  terra  nel  centro  delle  celefii  reuolu- 
zioni;  magia  che  voi  nonfapete  in  qual  parte  é  fujfe  per  in* 
tlinare-,  filmandolo  io  huomo  di  grand" igegno ,  andiamo  efar 
minando  qual  delle  due  elezionifia  la  più  ragioneuole,e  quel- 
la  reputiamole  fujfe  la  riceuuta  da  Arisi otile .  Ripigliando 
dunque  ilnofiro.  ragionamento  da  principio ,e pofio  ingrazia 

à'vArifi» 


Ji8  «  Dialogo  terzo 

d"Arifi.  che  il  mondo  (della grandezza  del  quale  non  hahbta» 
tnofenfata  notìzia  àlwe  alle  Hdlefifie  )  come  [quello ,  che  e  dì 
figura  sferica  ,  e  circolar  mete Ji  muoiie  habbia  nectjfariami-te% 
e  ri/petto  alla  jìgura ,  e  ri/petto  al  moto  vn  centro ,  &  ejfèndo 
noi  oltre  a  ciò  (curi ,  che  dentro  alla  sfera  (iellata  fono  molti 
orbi  l'vno  dentro  all' 'altro  con  loro  felle,  che  pur  circolarmen- 
te fi  muouono,  fi  cerca  quel  chef  a  più  ragioneuol  credere ,  c_> 
dire ,  che  quefii  orbi  contenuti  fi muouano  intorno  all'ifiejfo 
centro  del  mondo  fo  pure  iìitor no  ad  altro  affai  lontano  da—* 
quello  ì  'Dite  bora  Sign.  Simplicio  il  parer  voflrotcirca  que* 
fio  particolare 
P'ù  conueni-  SIMP.  Quando  noi  potè/fimo  fermarci  f opra  quefio  folo  prefup- 
ente  è  che  il         pofìo,e  chefujfimofi-cìirì dì  non  poter incontrar qualche  altra 
contenente  ,  e  cofa,  che  ci  d'ifiurbajfe,  io  direi,  che  molto  pia  ragioneuol  fuffe 

il  contenuto  fi  fì  ^jre>  cjos  ji  continente ,  e  le  parti  contenute  Jimouejfer  tutte 

muouano  m-  c-na  vn  comt{n  centro,  chef  opra  diuerfi . 

fo  centro,  che  $Mfe?  Hora  quandofia'vero ,  chel  centro  del  mondo  fa  Yi/ìeffo , 
lopra  diuerfi  .  che  quello  intórno  alqualefir/iuoziono  gli  orbi  de  i  corpi  mo~ 

Se  il  cétro  del  dani,cioe  de* pianeti,  cerìijjìma  cofa  e,  che  non  la  terra,mapik 

mondo  è  l'i-  tofìoìl  Solefitroua  collocato  nel  centro  del  mondo  .  Talché 

ilo  "r  toi>  quanto  a  quefìaprima/èmplice,e  generale  apprenfione,il  luo- 

no  al  quale  fi  g°  di mezoe  del  Sole,  e  la  terra fitroua  tanto  remota  dal  cen-* 

nuio'jonoi  pia  tro,  quanto  daWìfiejfo  Sole . 

netUl  Sole,  e  SIA1P.  Ma  da  che  argomentate  voi,  che  non  la  terra,  ma  il  Sole 
non  la  terra,  e         j}^  mi  centro  defle  conuer  sioni  de" pianeti  i 
e^0    .  SALV.  '  Concludesi  da  euìdeniiffìme,  e  perciò  necejfariamente  con- 

cludenti,o/ìeruazioni  ,  delle  quali  ie  più  palpabili ,per  efcluder 
la  terra  da  coiai  centro  ,  e  collocami  il  Sole ,  fono  il  ritrouarsi 
n~        .     .  tutti  i  pianeti  bora  più  vicini,  &  bora  più  lontani  dalla  terra 

dalle  quali  fi  con  differenze  tanto  grandi ,  che  v.gr.  Venere  lontanijftma  si 

raccogliete  il  trouàfei  volte  più  remota  da  noì,che  quando  eli' e  vicinifsima, 

Sole,  e  non  la  e  Marte  si  inalza  quasi  otto  volte  pia  in  vno  ,  che  in  vn  altro 

terra  effer  nel         fiato  .   Vedete  intanto  fé  lArifiot.  s  ingannò  di  qualche  poco, 

cetro   e  e  1  e-  .    creder,  che  e  fulTero  fempre  egualmente  remoti  da  noi. 

uoluzioni  ce-  '.../.    M     „•;     ,*..<-* ,  .  .  , 

letti .  S1MP.  Quali poijono  gì  indìzi/ ,  che  i  mouimenti  loro  Steno  in- 

torno al  Sole? 
SALV.  Si  argomenta  ne  ì  tre  pianeti fuperiorì ,  Marte ,  G'wut~>  > 
e  Saturno,  dal  trouarsifempre  vicmijjìmi  alla  terra ,  [quando 
fono  aWopposizion  del  Sole,  e  lontanifsimì  quando  fono  ver- 
fo  la  congiunzione ,  e  que  fio  auukinamento  f  &  allontana- 
mento 


Del  Galileo!  319 

mento  importa  tanto,  che  Marte  vicino  si  vede  ben  60.  volte  £a  mut*f %f 

r     1  ivi  ,r.  ■         >•  ligure  in  ve* 

maggiore,  che  quando  e  hntamjsimo .  Di  Venere  poi,  e  di  ngre  arg0mé- 

Mercurio  si  ha  certezza  citi  rivolgersi  intorno  al  Sole,  daino  ta  il  ino  moto 

si  allontanar  mai  molto  da  lui3  e  dal  veder/egli  borfopra,  &  effer'  intorno 

bor  Cotto,  come  la  mutazion  di  figure  in  Venere  conclude  ne-  al  Sole. 

rn  -.^  1.     -  <■  J  i      11  •  j.   ^  •  La  Luna  non 

ceratamente ,  Della  Luna  e  vero ,  che  ella  non  si  può  m  ve-      ,  fepararg 

run  modo f parar  dalla  terra  per  le  ragioni  3  che  più  di/tinta-  ^\\A  tcrr*. 

mente  nelprogreffo  si  produrranno. 
$AGR*  Io  mi  afpetio  tihauer  afentir  co/e  ancor  più  merauigliofè 

dependenti  da  que  fio  mouhnento  annuo  della  terra  >  che  non 

fono fiate  le  dependenti  dalla  conuer sione  diurna . 

$ALV.  Voi  non  v'ingannate  punto  ;  perche  quanto  alt  operar  il 

moto  diurno  né"  corpi  cetefii  non  fu,  ne  potette  e ffef  altro ,  che  ,^.oto  annim 
•  !/»•  •»■       /*  ••»/*  .    r  »■  j        della  terra  mtt 

tifarci  apparir  l  vniuerjo precipito] amente Jcorrer  in  contra-  fcojant}0fi  Cq 

rio  ;  ma  quefto  moto  lannuomefiolandq/i  con  i  moti partico-  j  motj  de  gli 
lari  di  tutti  i pianeti, produce  moltifsimeftrau  aganze  >le  qua-  altri    pianeti 
li  hanno  fatto  j/n/jora  perder  la  fcherma  a  tutti  i  maggiori  produce  appa 
buomini  del  mondo  .  Ma  ritornando  alle  prime  apprenjìoni  renz?  "rau2~ 
generali,  replico  che  il  centro  delle  cele/ti  conuerjìoni  de  i  cin-  ° 
que pianeti,  Saturno,  Gioue,  cMarte,  Venere,e  Mercurio ,e  il 
Sole;  e  farà  del  moto  della  terra  ancora,  fé  cifuccederà  dimet- 
terla in  Cielo  .  Quanto  poi  alla  Luna  queftaha  vn  moto  cir- 
■     tolare  intorno  alla  terra ,  dalla  quale  (come  ho  già  detto)  in—j 
modo  alcuno  nonjìpuofeparare,ma  non  pero  refta  ella  d'an- 
dare intorna  al  Sole  t  insieme  con  la  terra  e  ol  mouimento  an- 
nuo . 

HMP.  Io  non  refto  ancora  ben  capace  di  queftaftrutturafeforfc 
co 'l farne  vn  poco  di  difegno  s  intenderà  meglio  ,  e  più  ageuol- 
mente  si  potrà  decorrere  intorno  ad  ejìa  . 

SALV.  E  così  sia  ;  anzi  per  voftra  maggior  fodisfazione ,  e  mera- 
uiglia  injieme ,  voglio  ,  che  voi  fu J so  la  difegniate ,  e  veggiate 
come,  non  credendo  d'intenderla,  ottimamente  la  capitele  foto 
co'l  rifponder' alle  mie  interrogazioni  la  de fcriuerrete puntu- 
almente .  Pigliate  dunque  vn  foglio,  e  lefefte;  Ejìa  quefta—» 
carta  bianca  l'immenfa  efpanjìone  deììvniuerfo ,  nella  quale 
voi  bau  et  e  a  dif tribù  ire ,  &  ordinar  le  fue  parti ,  conforme  a  ~R"e&n  ^   *; 
che  la  ragione  vi  detterà  .  E  prima  éfsendo,chefenza  mio  in-  vniuerfo  dalle 
fegnameto  voi  tenete  per fermo_  la  terra  efser  collocata  in  que-  apparenze  . 
fto  vniwjrfoyperb  notale  vn  puntò  à  voftro  beneplacito  intor- 
no al  quale  voi  intendete  ella  efser  collocata,  è  conirafsegnaie- 
io  con  qualche  caf attere ,  ''  '    -        Sia 

■ 


Jio  Dialogo  terzo 

BIM*P.  Siaqueftofegnato  A.  ti  luogo  del  globo  terre/ire. 

SALV.  Benefta  .  So  feconda  riamente  ,  che  voi  fapete  beni/fimo}, 
che  efsa  terra  non  e  der  ro  al  corpo  folare  ,  ne  meno  a  quello 
contigua,  ma  per  certo  Spazio  di/tante,  e  però  af segnate  at  So- 
le quaX  altro  luogo  più  vi  piace  remoto  dalla  terra  a  voftro  bt* 
neplacito,  equefto  ancora  contrafsegn'ate . 

&IMP.  Beco  fatto  :  Sia  ti  luogo  del  corpo  folare  qutfto  fegnato  Q* 


SALV.  Stabiliti  qttefti  due ,  voglio,  che  penjtamo  di  accomodarti 
corpo  di  Venere  in  tal  maniera,  che  lo  fiato ,  emouimentofuo 
pofsafodisfar'a  ciò ,  che  dì  eflicì  mojtrano  lefenfate  apparen- 


Del  Galileo .  3  2,  i 

ze;  e  pero  riduceteui  a  memoria  quello,che,  òper  i  difcorfi pafi- 
fati)  òper  vo/ire  proprie  offeruazioni  hauete  comprefo  accade- 
re in  tale/iella:  e  poi  affìggatele  quello  fiato, che  vi  parrà  con- 
ttenirfele . 

SIMP,  Po/io  che  fieno  vere  le  apparenze  narrate  da  voi,  e  che  ho 
lette  ancora  nel  libretto  delle  conclufionì,  cioè,  che  talejiella  no 
fi  difcojii  mai  dal  Sole,  oltre  a  certo  determinato  internatio  di 
40 .  e  tanti  gradi, fi  che  ella  gii  mai  non  arriui  non  /blamen- 
te alloppofizion  del  Sole,  ma  ne  anco  al  quadrato,  ne  tampoco 
ali  a/petto  fejlilese  più,  che  ellafimojìri  in  vn  tempo  quafi 40.  Venere  gran- 
volte  maggiore,  che  in  altro  tempo,  cioè  grandiffìma ,  quando  diflima  verio 
fendo  retrograda  va  alla  congiunzion  vefpertina  del  Sole ,  e  Vefpe"f/n1"^ 
piccoli ffima,  quando  con  mouimento  diretto  va  alla  congiun-  piccoliffima_» 
zion  mattutina  ;  e  di  più  fendo  vero ,  che  quando  ella  appar  verfo  la  mat- 
grandifsimafi  mojiri  di  figura  cornicolata ,  e  quando  appar  tutina. 
piccolifsimafi  vegga  rotonda  perfettamente,  fendo  ,  dico,  vere 
totali  apparenze,  non  veggo,  chefipojfa  sfuggire  di  affermare 
talejiella  raggirarfi in  vn  cerchio  intorno  al  Sole ,  poiché  tal-  Si  concluder 
cerchio  in  ninna  maniera  fi  pub  dire,  che  abbracci,  e  dentro  di  neceflariamé- 
fé  contenga  la  terra,  ni  meno,  chefia  inferiore  al  Sole,  cioè  tra  te  Ve"ei!e  raS 
ejfo,  e  la  terra,  ne  ancofuperior'al  Sole  ►  Non  può  tal  cerchio  „0  ai  50]c , 
abbracciar  la  terraperche  Venere  verrebbe  taluolta  alloppofi- 
zion del  Sole,  non  pub  effer  inferiore ,  perchè  Venere  cir cai  v- 
na,e  l altra  cogunzione  co' l  Sole  fi  mostrerebbe  falcata;  né  pub 
ejfer  Juperiore,  perche  fi  mostrerebbe  fempre  rotonda ,  né  mai 
cornicolata  ;  e  però  per  il  ricetto  di  leifegnerò  il  cerchio  QH* 
intorno  al  Sole,fenza  che  egli  abbracci  la  terra  ► 

SALV*  Accomodata  Venere yè bene ,  che penfiate a  Mercurio, il 
quale  ,  come  fapete,  trattenendo/i  fempre  intorno  al  Sole  mol- 
to meno  da  lui  fi  allontana,  che  Venere  ;però  confiderate  qual 
luogo  connenga  a/degnargli * 

SIMP.  None  dubbio,  che  immitando  egli  Venere,  accomodati^- T]   .  „ 

ma  ftanza  farà  per  lui  vn  minor  cerchio  dentro  a  quelio  di  J  ?;U?Jl"™" 

■wr  ■  1  et   1      ir      1  rr>  i  11     r>    J    •  '    to  ai  iviercii- 

Venere,  e  pure  intorno  al  Sole  ej/endo  maj/ime  della Jua  vici-  t\o  fi  concia- 
nità  al  Sole,  argomento,^  indizio  affai  concludente  la  viua-  de  effer  intor- 
cità  delfuofplendorefopra  quello  di  Venere,  e  degli  altri  pia-  noal  Sole  dé- 
neti: potremo  dunque  con  tal/ondamentofegnare  il  fuocer-  y  1 orbe"1 
ch'io,  notandolo  con  li  caratteri BG. 

SALV.  Marte  poi  doue  lo  metteremo  / 

SIMP,  Marte, perche  viene  all' oppofizion  del  Sole,  è  neceffàrio, 

X        che 


M-srte  Dccef- 
Variamente  co 
prende  détro 
al  fuo  orbe  la 
terra  ,  e  anco 
iiSoìe* 


Matte  alPop- 
polìzion  del 
Sole  lì  morirà 
feifanta  volte 
maggiore,  che 
ver  lo  la  con- 
giunzione » 


Gioite ,  e  Sa- 
tiirno  circon- 
dano effì  anco 
ra  la  terra,  e'] 
Sole* 


fappreflamé 
to ,  e  difcolla- 
mento  de  i  tre 
pianeti  fupe- 
riori  importa 
il  doppio  del- 
la diitanza  del 
Sole- 
Pi  uerfìtà  del 
1'  apparente-* 
grandezza  mi 
cor'  in  Satur- 
no, che  in  G  io 
uè  j  e  in  Gio- 
ue,cheinMar 
te,  e  perchè. 
Orbe  della__» 
Luna  abbrac- 
cia la  terrai, 
ma  no  il  Sole. 


3  2,x  Dialogo  terzo 

che  coli  fuo  cerchio  abbracci  la  terra;  ma  veggo,  eh*  é  bifogntù* 
per  necefità  ch'egli  abbracci  il  Sole  ancor  a;imper  occhi  venen- 
do alla  congmnzion  ctfl  Sole  ,fe  é  non  gli  pajfafe  difopri—>> 
ma  gli fufse  inferiore,  apparirebbe  comicolato,  come  fa  Vene-' 
pe,  e  la  Luna  :  ma  eglifi  moftr  a  fempre  rotondo ,  adunque  è 
■nccefsario ,  che  egli  includa  dentro  al  fuo  cerchio  non  meno  il 
Sole,  che  la  terra  „  E  perchè  mi  fornitene,  che  voi  babbiate  det- 
to, che  quandoefo  e  aU'oppofizion  del  Sole,fimoftra  60.  vol- 
te maggiore,  che  quando  e  -verfo  la  congiunzione,  parmi ,  che 
molto  bene fi 'accomoderà  a  qztefte  apparenze  vn  cerchio  intor- 
no al  centro  del  Sole,  e  che  abbracci  la  terra,  quale  io  noto 
adefsd ,  e  contro/segno  DI.  doue  Marte  'nel punto  D.  e  vici- 
nifsimo  alla  terra,  &  ì  oppojìo  al  Sole:  ma  quando  è  nel  pun- 
to I.  e  alla  cangimi  zion  col  Sole,  ma  lontani/fimo  dalla  terra. 
E  perche  Tifi  effe  apparenze  fi  of sentano  in  Gioue ,  £r  in  Sa- 
turno, fé  ben  con  afsai  minor  diuerfìtà  in  Gioue,  che  in  Mar- 
te, e  con  minor"  ancora  in  Saturno,  che  in  Gioue:  mi  par  com- 
prendere, che  molto  acconciamente fodisfaremo  anco  a  quejìi 
due  pianeti,  con  due  cerchi  pur  intorno  al  Sole,  e  queflo  prima 
per  Giouefegnandolo  EL.  &  vn  altro  fuperiore per  Saturno 
-     notato  FM» 

SALV.  Voi  fin  qui  vi fete  portato  egregiamente .  E  perchè  (come 
vedete)  V  appref samento,  e  difcojìamento  de'  tre fuperiori vieti 
mifurato  dal  doppio  della  dijìanza  tra  la  terra,  e  l  Sole,queJla 
fa  maggior  diuerfìtà  m  Mar. che  in  Gioue,  per  e/sere  il  cerchio 
DI.  di  Marte,  minore  del  cerchio  EL.  di  Gioue,  efimilmente, 
per  chi  quejlo  EL.  e  minore  del  cerchio  FAI.  di  Saturno ,  la—> 
medefima  diuerfìtà  e  ancor  minore  in  Saturno ,  che  in  Gioue; 
e  cìo  puntualmente  rifponde  all'  apparenze .  Rejìa  bora ,  che 
penfiate  di  afsegnare  il  luogo  alla  Luna  . 

SIMP.  Seguendo  l'ijiefso  metodo ,  che  mi  par  concludenti/fimo , 
poiché  reggiamo,  che  la  Luna  viene  alla  congiunzione,  &  al- 
l'oppofizione  del  Sole ,  e  necessario  dire ,  che  il  fuo  cerchio  ab" 
bracci  la  terra,  ma  non  bifgnagià ,  che  egli  abbracci  il  Solt^>t 
perche  quando  ella  fufse  verfo  la  congiunzione,  non  fi  mo- 
strerebbe fidcata,  mafempre  rotonda  ,  e  piena  di  lume .  Oltre 
che  già  mai  non  potrebbe  ella  farci ,  comcfpefse  volte  fà,V  eciif- 
fe  del  Sole,  con  finterporfitra  efso,  e  noi;  è  dunque  necefsario 
afsegnarle  vn  cerchio  intorno  alla  terra,  qual farebbe  queflo 
NrP.fiche  cojììtuita  in  T.  ci  apparifea  dalla  terra  A.  cógiun- 

ta  ca'l 


Del  Galileo.  323 

taco'l  Sole,  ùndcpofsa  talboraeclifsarlo,  epofia  in  N.fiveg* 
ga  oppo/tJ  al  Sole,  &  in  tale  fiatopofsa  cadere  nell'ombra  del- 
la terra,  &  ofcurarfi . 

SALV.  Hora,  che  faremo  Sig.  Simplicio  delle /ielle  fife  l  Voglia- 
mole por  difseminate per  gì' immenfi  abijji  dell' vniuerfo  in—» 
diuerfe  lontananza  da  qualfiuoglìa  determinato  punto;  bpuf 
collocate  in  vna  fupcrficie  sfericamente  difefa  intorno  a  vn 
fuo  centro'ificbecìafchedunadi  lorofia  dalmedejìmo  centro 
egualmente  difiante  ? 

SIMT.  Più  tofto  torrei  vnaftrada  di  mezo  ;  egli  af segnerei  vn* 

erbe  defrìtto  intorno  a  vn  determinato  centro , e  comprefo  Situazione 
dentro  a  due fuperficie  f eriche ,  cioè  vna  alùffìma  conuefsa,  e  probabile  del 
l'altra  inferiore ,  e  concaua,  tra  le  quali  coftituirei  V innume-  ^  ,  *eJ?  TV 
rabil  moltitudine  delle  felle -,  ma  pero  in  diuerfe  altezze,e  que-  /^~,ajg  jasfe- 
fta  fi  potrebbe  chiamar  la  sfera  dell  vniuerfo  continente  den-  ra  dell'viiiue» 
tro  di  figli  orbi  de  i  pianeti,  già  da  noi  difegnatì .  fo  « 

$ALV*  adunque  già  bauiamo  noi  Sign.  Simp.fin  qui  ordinati  i 
corpi  mondani giufto  fecondala  difribuzion  del  Copernico  ,. 
e  ciò  fi e  fatto  di  propria  mano  voftra;  e  di  più  atuttibauete- 
voi  afsegnati  mouimtnti propri/,  eccettuatone  il  Sole,laterray, 
e  la  sfera  ftellata;  O"  a  Mercurio  son  Ven.  bauete  attribuitogli 
moto  circolare  intorno  al  Sole,  seza  abbracciar  laterraiintor- 
no  al  medefimo  Sole,  fate  /nuouer  li  tre  Juperiori,  Mar.  Gio.e 
Saturjomprendédo  la  terra  detro  a  i  cerchi  loto,  ha  Lunapoì 
nò  pub  muouerfi  in  altra  maniera,cbe  intorno  alla  terrazza 
abbracciar  il  Sole, e  pure  in  quefti  moti  couenite  voi  ancora  co'l 
medefimo  Copernico  .  Rejiano  bora  da  decidere  tra  il  Sole,  la  ^a  qln-cte    jj 
terra,  eia  sferaJleUata  tre  cofe,  cioè  la  quiete,  che apparifce  ef-  moto  annuo, 
fer  della  terra-,  ti  mouimento  annuo  fiotto  il  Zodiaco ,  cheap-  &  il   diurno 
parifce  effer  del  Sole  ;  e  il  mouimento  diurno ,.  che  apparifce  ef-  ^ei.l0"°  7^" 
fer  della  sfera flellata,  con participarlo  a  tutto  il  refio  dell' vni-  {Sj^S  *  S^ 
uerfo,  eccettuatone  la  terra  .  Et  ejfendo  vero,  che  tutti  gli  or-  firmamento. 
hi  de'  pianeti,  dico  di  Mercurio,  Venere,  Marte,  Giouei,  e  Sa-  Di  vna»  sfera 
turno  fi  muouono  intorno  al  Sole,come  centro  loro;di  ejfo  So-  mobile,più  ra 
le  par  tanto  pia  ragioneuole,  che  fiala  quiete ,  che  della  terra ,  S10"611*?1  co& 
quanto  di  sfere  mobili,  e  più  ragioneuole, che  il  centro  fìiafer-  [\  [uo  centro- 
mo,  che  alcun  altro  luogo  da  ejfo  centro  remoto  ;  alla  terra-*  fìa  frabile,chc 
àunque,la  qualrefia  cofiituitain  mezo  aparti  mobili,dico  tra  q»al  fi  uoglia 
Venere,  e  Marte,  che l 'vna  fa  lafua  reuoluzionein  noueme-  altra  ftapar- 
fit  e  l'altro  in  due  annit  molto  acconciamente  fi  pub  attribuire    * 

X  a        il.m& 


£24  Dialogo  terzo 

iìmouimento  d,vri>anno,lafciando  la  quiete  al  Sole.  E  quan- 
do ciò  fia  yfigue  per  necejfaria  ccnfiguenza ,  che  anco  il  moto 
Dadofi  il  mo-  diurno  Jta  delia  terra;  imperocché ,  fé  Bando  fermo  il  Sole ,  la 

to  annuo  alla  terra  no  fi  riuolgejfe  in  fé  fìejìa,  ma  filo  hauejfe  il  moutmento 

terra  conine-  annuo  intorno  al  SoleJl  nofiro  anno  non  farebbe  altroché  vn 

anco  il  diui>         giorno ?  &  vna  notte,  cioefii  me/idi  giorno,  efei  mejì  di  not* 
no.  te,  com' altra  volta  s'è  detto ,  Vedete  poi  quanto  acconciamen' 

te  vien  leuato  daWvniuerfo  il precipitofijfimo  moto  delle  24» 
bore,  e  come  lejìelle fife ,  che fono  tanti  Soli,conforme  alno- 
Jiro  Soìe,godono  vna perpetua  quiete  .  Vedete  in  oltre  quan- 
ta ageu  olezza  fi  troui  in  quejioprimo  abbozzamento  ,per  re* 
der  le  ragioni  di  apparenze  tanto  grandi  ne'  corpi  celejìu 
SAGR.  Io  lafcorgo  benijjìmo ,  ma  Jt  cime  voi  da  quejlafimplicità 
raccogliete  gran  probabilità  per  la  verità  di  cotalfiflema,altri 
forfè  per  V  oppoftto,  ne  potrebbe  far.  contrarie  deduzionv,dubi- 
tando  nonfenza  ragione,  come  ejfendo  talcoftituzione  anti- 
'hijjìma  de  Pitagorici,  e  tanto  bene  accomodata  all'apparen- 
ze habbiapoi  nelprogrefso  di  migliaia  d'anni  hauto  così  pochi 
feguaci,efiafin  da  Arijlot.  medefimo  fiata  rifiutata-,  e  doppo 
Viftefso  Copernico,  vadia  continuando  neWiftefsa  fortuna . 
8ALV.  Se  voi  Sig,  Sagr.  vifojle  alcuna  volta  abbattuto ,  fi  cori  io 
molte,  e  molte  volte  incontrato  mi  fono,  afentir  quali  forte  di 
Jcempiezze  bajlano  a  render  contumace ,  & '  imperfuafibile il 
vulgo  alprejlar  V orecchio ,  non  che  Vajfenfo  a  quefle  nouità, 
credo,  che ajfaiin voi Jl diminuirebbe  la  merauiglia del  tro- 
-uarfi  così  pochi  feguaci  ditale  opinione,ma  poca Jlima  per  mio 
■  parer e  fi  deuefare  di  ceruelli,  a  i  quali  per  confermagli,efijfa* 
Difcorfì  più ,         mente  ritenergli  nell'immobilità  della  terra,  concludenti/fimo) 
che  puerili  ba         dimoFlr  azione  è  il  vedere,  comejlamani  non  faranno  a  defi- 
fìanti  per  nte         naf  in  Costantinopoli,  nejìafera  a  cena  nel  Giappone ,  e  che 
lieiP  ^d  '       e        fon  certì->  c^e  ^a  ierra)  comegrauiffìma  non  pub  montar  sufo- 
della  labilità         Pra  &  ^o/e  >  e  poi  a  rompicollo  calare  a  baffo ,  di  quefli  tali ,  il 
della  terra.  numero  de'  quali  e  infinito,  non  bifogna  tener  conto,  ne  regi- 

firar  le  lorofiiocchezze ,  e  cercar  di  fare  acqui/lo  d'buomim, 
nella  cui  difinizione  entra  filo  il  genere,  e  manca  la  differen- 
za, per  hauergli per  compagni  nette  opinioni  foitilijfjtme ,  e  de- 
lie atijjtme .  In  oltre  qual  guadagno  crederete  voi  di  poter 
malfare  con  tutte  le  dimofirazioni  del  mondo ,  in  ccrue'iìi  ta- 
to flolidi,  che  non  fono  per  fi  jìefiìbajtsmtiaconofar  lelàr 
così  eftreme pazzie  /  JMa  la  mia  Sig.  Sagr.  e  molto  dijfirente 

dalla, 


Del  Galileo;  }z$ 

dalla  voftramerauiglia,  voi vi marai/iglt4té  y  yhe  così 'pochi 
Jianofeguaci  della  opinione  de"  'Pitagorici  ;  &  ìoftupìfco ,  co- 
mefèjta  maijln  qui  trottato  alcuno,  che  Vbabbid  abbracciata) 
tfeguita  :  nepoffb  a  bajìanza  ammirare  l 'eminenza  dell' inge-  : 
gno  di  qudli,  che  l'hanno  ricevuta*  e  iìimata  vera,  &  hanno  Goffrali  qua- 
con  la  vivacità  dell'intelletto  loro  fatto  forza  tale  a  i  propru  to  fia  ìmpro- 
fenfi ',  che  habbiano  pò  futoantepor  quello ,  che  il  dijc&rfj  gli  babile    i'opi- 
dettaua,a  quello <,cbe  U 'fenfate  esperienze gli  moffì  auanó aper-  nion  ^e*  Co* 
tijjìmamenie  m  contrario .  Che  le  ragioni  contro  alla  verti-  Peai*g0  • 
gì  ne  diurna  della  terra  già  efaminate  da  voi  habbiaho  gran- 
difsima  apparenza  , già  l'habbiamo  veduto ,  e  Yhauerle  rice- 
uute per  concludent'ifsime i  l 'olemaici, gli  Arijìot elici ,  e  tutti  ' 
i  lorfeguaci,  è  ben grandifsimo  argomento  della  loro  efficacia; 
ma  qudle  efper lenze,  the  apertamente  contrariano  àlmoui- 
mento  annuo  fon  ben  di  tantopiù  apparente  repugnanza,  e  he  j  a  ragione ,  % 
(  lo  torno  adire)  [non  poffò  trouar  termine  alVammirazhn  il  ciliegio  \r\ 
mia,  come  habbiapojfuto  in  Arijìarco ,  e  nel  Copernico  far  la  A  nitauco,  eJj* 
ragion  tanta  violenza  al  fenfo ,  che  contro  a  qmftoeìtu  (ì  Zia  nr     Pp™1-* 
fatta  padrona  della  loro  credulità.  ►  H  no  alféio  ma-» 

SAOR.  Jddunquejìamo per  hauere  altri  contrafti gagliardi  con-  nifeflo. 

tro  a  quedo  mouimento  annuo  ancora  \ì 

SALV.   Siamo',  e  tanto  euidenti,  efenfati,.che  fie fenf)  fuperiore ,  e 

più  eccellente  de  i  comuni  ,  e  naturali  non  siaccompagnaua 

c:n  la  ragione,  dubito  grandemente \,  che  io ancora  fa:  ei fiato 

affai  più  ritrofo  contro  al  siftema  Copernicano,  di  quello ,  che 

ftaio  non  fono,  doppo  che  pia  chiara  lampada,  chelaconfueta 

mi  ha  fatto  lume  . 

SAGR.   Hor  dunq;  Sig.  Salu.  vegnamo ,  come  si  dice  alle frette  , 

eòe  ogni  parola,  che  si f pende  m  ahro  mi  par  gettata  via-, 
SALV.  Eccomi  afruirui .  Già  vi  ho  difegnato  la  forma  delfìfie- 
ma  Copernicano  ;  contro  alla  venta  del  quale  muoue prima 
Jierifsimo  affatto  Alarte  ifleffb,il  quale,  quando  fujfe  vero,che  Marte  muou« 
variajfe  tanto  le  fue  diflanze  dalla  terra,  che  dalla  minima  al-  ^ei"°     affako 
la  maf sima  lontananza  ci  fufse  differenza  quanto  e  due  voi-  c^nt^°  a*  &&% 
te  dalla  terra  al  Sole,  farebbe  ntcejfario,cbe  quatzdo  e  a  noi  vi-  u"       °Pern» 
cinij/rmo  fi  moflraffe  ilfuo  difeo piudi  60.  volte  maggiore  di 
quello  ,  che  fi  moslra  quando  e  lontani/fimo  ;  iuttama  tal  di- 
uerjità  di  apparente  grandezza  non  ciji forge;  anzi  nella  op- 
pofzioneal  Sole,  quando  e  vicino  alla  terra,  non  fimojìra  ne 
anco  4.  0  j.  volte  più  grande, e  he  quado  vèrfo  la  congiunzio- 

X  3         ne  vie- 


Apparenze  di 

Venere  fi  mo» 
ftrano  difeor- 
di  dal  fiitema 
Cop  arnie. 


Altra  difficili 
tà  molla  da_» 
Venere  còno 
al  Copernico8 
Venere  fccon 
do  il  Coper- 
nico, ò  lucida 
per  fé  ftefla .,  ò 
di  iuftanza  tra 
fparente. 
11  Copernico 
tace  la  pòco 
variata  gran- 
dezza in  Ve- 
nere, &  irw 
Marte . 


La  Luna  per- 
turba affai  1' 
ordine  [de  gli 
litri  pianeti  . 


Ìi6  Dialogo  terzo 

ne  viene  occultato  fotto  i  raggi  del  Sole.  Altra,  e  maggior  difit- 
alitaci  fa  genere,  che  fé  girando  intorno  al  Sole,come  afferma 
il  Copernico  gli  fu  fé  horafopra ,  &  bora  fotto ,  allontanan- 
àojì,  éX  apprejfandofia  noi ,  quoto  verrebbe  ad  efkfil  diame- 
tro del  cerchio  da  lei  de  fritto, quando  fu] fé  fotto  il  Sole  ,  e  a-* 
noi  vicini] jlma  ,  doterebbe  il  fuo  difeo  moììr arci/i  poco  meno 
di  40.  volte  maggiore  ;  che  quando  hfuperiore  al  Sole ,  vicina 
all' altra  fua  congiunzione,tutta  via  la  differenza  e  quafìim- 
percettibile .  Aggiugneji  vn' altra  dijjicultà  ,  che  quando  il 
corpo  di  Venerejia  per  fé  fìeflo  tenebrofo ,  e  foto  rifplendd,  co- 
meta Luna,  per  rilluminazion  del  Sole,  come  par  ragioneuo- 
le;quando.  ella  fi  ritrouafotto  il  Sole  dourebbe  moBrarcifi fal- 
cata, comèta  Luna,  quando  parimente  elle  vicina  al  Sole  :  ac- 
cidente, che  in  ieinan  apparijce;  per  lo  che  il  Copernico  prò- 
.  nunzìbi  che  eliaco  fujfe  lucida  per  fé  medefìmajo  che  lafua  'ma- 
.  teria fu/se  tale. ,  cheputefse  imbeuerfi  del  lumefolare ,  e  quello 
tra/mettere  per  tutta  la  fzi  a  profondità,  Jì  che  potef se  mojlrar- 
cijìfempre  rifplendente;.  &  in  quejio  modo  fuso  il  Copernico 
il  non  mutar  figura  in  Venere  5  ma  della  poco  variata  gran- 
dezza  di  lei  non  difse  cofa  veruna,  e  di  Marte  afsai  meno  del 
fuo  bifogno;credo per  non  poter  afua  fodisfazion  faluare  vn* 
apparenza  tanto  repugnante  alla  fua ':pofizione,e  pur per  fuo* 
fo  da  tanti  altri  rincontri  ci  Jì  mantenne ,  e  Ihebbe  per  vera  », 
Oltre  a  quejle  cofe,.  il  far  che  tutti  i  Pianeti  infìeme  con  la  ter- 
ra Jìmuouano  intorno  al  Sole ,  come  centro  delle  lor  conuer- 
sioni ,  e  che  la  Luna  fola  perturbi  cotale  ordine ,  &  habbia  il 
fuo  mouimento proprio  intorno  alla,  terra;  e  che  insieme  insie- 
me, &  efsa,  eia  terra,  e  tutta  la  sfera  elementare  si  muouà  in 
vrìanno  intorno  al  Sole, par  che  alteri in gttifa  lordincrche  lo 
renda  inuerisimile ,  e  falso .  Quefìefon  quelle  dijfcultà ,_  che 
mi  fanno  marauigliare,come  AriJìafCo,e  il  Copemico,che  non 
puòefser,  che  non  Ih  abbiane  ofseruaie,non  le  hauendo  poi  po- 
tute rifoluert ,  ad  ogni  modo  habbiano  per  altri  mirabili  ri- 
feontri  confidato  tanto  in  quello, che  la  ragione  gli  dettaua,che 
pur  confidentemente  habbiano  affermato  non  poter  la  ftrut- 
tura  dell' vniuerfo  hauere  altra  forma,  che  la  da  loro  dijigna- 
ta .  Ci  fono  poi  altre  grauijjìme,  e  bellijìime  dijjicultà, non  co- 
li ageuoli  da  efser  rifoluU  dagli  ingegni  mediocri,  ma  pero  pe- 
netrate, e  dichiarate  dal  Copernico. ,  le  quali  noi  rimetteremo 
£ìù  di  fotto,  doppo  che  hauenmo  rifpojio  ad  altre  opposizioni 

di 


Del  Galileo  .^  32,7 

dì  altri,  che  si  mofirano  contrarie^  quefi a  posizione .  Hora 

venendo  alle  dichiarazioni,  e  rìfpqftemlle  tré  addotte grauijfi-  Si  rifponde  al 

meobiezioni,dico,cbe le due  prime non  folamente  non contra-  Ie  $nJ?e  tr^ 

,     r  A  r  1  ;~    r   1    x      opposizioni 

nano  al  si/tema  Copernicano,  ma  grandemente ,  (ty  aj soluta-  c£„tro  aififtt 

mente  lo  fattori/co  no  ;  perchè ,  e  Marte ,  e  Venere  si  moftrano  nu  Coper. 

difeguah  a  fi  fiefsi,  fecondo  le  proporzioni  afegnate;  e  Venere  . 

fatto  il  Sole  si  moftra  falcata,  e  va  puntualmente  mutadofue 

figure  nello ftcf so  modo,  che  fa  la  Luna  . 

SAGR.  Ma  coni  e  fiato  quefto  occulto  al  Copernico ,  e  manifefio 
a  boi  l 

SALV.  Qtiejle  cofe  non pojfono  ejfer comprefifie  non  colfenfo  del* 
la  vifìa,  il  quale  da  natura  non  e  Rato  conceduto  agli  buomi- 
ni  tanto  perfetto,  ebefia  potuto  arriuare  a  di/cerner  tali  diffe- 
renze; anzi  pur  lojìrumenio  fìeffo  del  vedere  afe  medejimo 
reca  impedimento;  ma  doppo  che  all'età  nojìra  e  piaciuto  a  Dio 
di  concedere  aWbumano  ingegno  tanto  mirabiC  inuenzion  di 
poter  perfezionar  la  nojìra  vifia  colmultiplicarla^..6.io.20 . 
30.  e  4.0.  volte,  infiniti  oggetti,  che  ò  per  la  loro  lontananza, 
oper  la  loro  efirema  piccolezza,  ci  erano  inuifibili , fi  fono  col 
mezo  del  Telefcopio  refi  vifibilifiimi . 

SAGR.  Ma  Venere,  e  Marte,  non  fono  de  gli  oggetti  inuìfibìli per- 
la lor  lontananza,  ò  piccolezza,  anzi  pur  gli  comprendiamo 
noi  coti  lafmplice  vifìa  naturale: pei  chi  dunque  non  difìin- 
rruiamo  noi  le  differenze  delle  grandezze ,  e  figure  loro  .<* 

SALV.  In  quello  ci  ha  gran  parte  l'impedimento  dd  nofìro  occhio  ,\     . 

n  r?  ìi-  ti        1     ,  ■    ■  Kapione  on- 

sre/So,  come  pur  bora  vi  ho  accennato ,  dal  quale  gli  oggetti  ri-  ^e   aiuicnga 

Jplzndtnti,  e  lontani  non  ci  vengono  rapprefentati ' J empiici ,  e  che  Venere,  e 
febietti;  ma  ce  gli  porge  inghirlandati  di  raggi  auuentizij ,  e_^  Marte  non  ci 
Stranieri,  cosi  lunghi,  efolti,cheil  lor  nudo  corpicello  cifimo-  appariicano 
Jìra  ingrandito  io.  20.10  0.  e  mille  volte  più  di  quello,  cb<Lsya'u*1  £raclc* 
ci  fi  rapprefenterebbe,  quando  fé  gli  leuaffe  il  capellizio  radio-  uiene. 
fo  nonfuo . 
SAGR.  Hora  mi fouuiene  d"hauer  letto  non  so  che  in  quefla  ma- 
teria, non  so  se  nelle  lettere  solari  ,fi  nel  Saggiatore  del  nofìro 
amico  comune,  ma  non  farà  fé  non  bene,  fi  per  ridurlo  in  me- 
moria a  me, /i per  intelligenza  del  Sig.  Simp.  che  forfè  non  ha 
vifle  tal:  fritture,  dichiararci  più  dif tintamente, come  flà  que- 
fto negozio,  la  cui  cognizione penfo  ,  ebefia  molto  neceffaria } 
per  ben  rtjiar  capace  di  quello,  che  horafi  tratta  . 
SlMjr\  A  me  veramente  giugne  nuouo  tutto  quello ,  che  dì  prese- 
ci 4         tevien 


Operazioni 

del  Telefco- 
pio  reputate-* 
Fallacie  da  i 
Peripatetici  . 


318  Dialogo  terzo 

te  vien  portato  dal  Sìg.  Salu.  che  per  direil  vero  non  ho  hauto 
curio/ita  di  lègger  cotefii  libri, né  ho  fin  qui  preflato  molta  fede 
all'occhiale  nuouamete  introdotto  ;  anzi feguendo  le  pedate  de 
gli  altri [filofofi Peripatetici  miei  conforti)  ho  creduto  ejfer  fal- 
lacie, e  inganni  de  i  crijlalli  quelle ,  che  altri  hanno  ammirate 
per  operazioni  Ftupende  :  e  però  quando  iofiafìn  qui  fiato  in 
errore)  mi  farà  caro  d'eterne  cauato  ;  e  allettato  dall'altre  no- 
uità  udite  da  voi  farò  più  attentamente  aftntire  ilrefto  . 
SALV.  La  confidenza)  che  hanno  quefti  tali  huomini  del  proprio 
loro  accorgimento  e  non  meno  fuor  di  ragione,di  quel  chefia 
lapocajlima,  che  fanno  del  giudizio  altrui;  &  e  gran  cofa,cbc 
fi  Rimino  atti  a  poter  giudicar  meglio  d'vn  tale  frumento  se- 
za  hauerlo  maijperimentato,  che  quelli)  che  milk)  e  mille  efpe- 
rienze  ne  hanno fattet  e  ne  fanno  ogni  giorno .  Ma  lafciamo 
di  grazia  quefìafirta  di  peruicaci,chenonfi  pojfono  ntanco 
tajfare,  fenza  hon  orar  gli  più ,  che  non  meritano .  E  tornai 
do  al  noflro propojito  dico,  che  gli  oggetti  rifplendenti)òfìa  che 
il  lor  lume  fi  refranga  nella  humidità)Che  èfopra  le  pupille,  o 
fi  reflettane  gli  orli  delle  palpebre,  fpargendo  i  fuoi  raggi  re- 
fieffifopra  le  mede/ime  pupille ,  òfiapur  per  altra  cagione ,  Jì 
mojlrano  aW  occhio  noflro  circondati  di  nuoui  raggi ,  e  perca 
maggiori  affai  di  quello,  che  ci  fi  rapprefenter  ebbero  i  corpi  lo~ 
rofpogliati  di  tali  irradiazione;  e  quejìo  ingrandimento  fi  fa 
con  maggiore)  e  maggior  proporzione,  fecondo  che  tali  oggetti 
lucidi  fon  minori,  e  minori  ;  in  quella  guifa  appunto,  cbeJLa 
noi  fupponejfimo ,  che  il  ricrefcimvnto  d,é  crini  ri/plendentì, 
fuffe  v.g.  quattro  dita,  la  qua) [giunta  fatta  intorno  a  vn  cer- 
chio ,  che  haueffe  quattro  dita  di  diametro  accrefeerebbe  noue 
volte  lafua  apparente  grandezza  ;  ma 

più  piccoli..   SIMP,  Dubito,  che  voi  habbiaie  voluto  dir  tre  volte  ;  per  chi  ag- 
giunto quattro  dita  di  qua ,  e  quattro  di  là  al  diametro  d'vn 
cerchiO)Chefia  pur  quattro  dita,  fi  viene  a  triplicar  lafua  qua- 
lità, e  non  a  crefcerla  noue  volte  i 
SALV«  Vnpoco  di  Geometria  Sign,  Simp.  E  vero,  che'ldiametrOt 

re         r  ere/cetre  volte ,  ma  lafuperficie  ,  che  e  quella  della  quale  noi 

parliamo,  crefee  noue  volte: perche  Sìg.  Simp.  le  fuperficie  de  i 
cerchi  fon  fra  di  loro  ,  come  i  quadrati  de  ilor  diametri;^  va 
cerchio ,  che  habbia  quattro  dita  df  diametro ,  ad  vn  altroché 
ne  habbia  dodici,  ha  quella  proporzione ,  che  ha  il  quadra- 
to di  quattro  al  quadrato  7édi  dodici,  cioè  ?  che  hai  6.  a  144.  e 

però 


:  Oggetti  ri- 
fplendenti  fi 
móftrano  cir- 
condati di  rag 
gì  auuentizij. 
Ragione  per 
la  quale  i  cor 
fi  luminofi  il 
inoltrano  in- 
granditi tanto 
più  quanto  sa 


f  erfìciali  cre- 
feono  in  pro- 
dorzion  dupli 
cata  delle  lo- 
to linee... 


Del  Galileo.'  31? 

pero  farà  maggior  di  quello  none  volte,  e  non  trecche  fi  a  par 
auuertimento  al  Sig.Simp.  E  feguendo  atlanti,  fé  noi  aggiu- 
gneremo  la  capellatura  medejìma  di  quattro  dita  a  vn  cerchio 
ci/e  bauejp  due  dita  di  diametro  folamente  ,  già  il  diame* 
tro  della  ghirlanda  farebbe  dieci  dita  ,  e  la  piazza  del  cerchio 
ali  area  del  nudo  corpicello  farebbe  come  100.  a  4..  chetali  fo- 
no i  quadrati  di  io.  e  di  2.  l'ingrandimento  dunque  farebbe 
di  2j.  volte  tanto  ;  e  finalmente  le  4.  dita  di  crini  aggiunte  a 
vn picchi  cerchio  d'vn  dito  di  diametro ,l' ingrandirebbero  Si. 
volta:  e  così  continuamente  i  ricrefeimenti fi  fanno  con  mag- 
gior, e  maggior  proporzione,  fecondo  che  gli  oggetti  reali ,  che 
fi '  rierefeono,  fon  minori,  e  minori . 

$AG7{j  La  dijficultà,  che  ha  dato  faiìidio  al  Sig.  Simp.  veramen- 
te non  l'ha  dato  a  me ,  ma  fon  bene  alcune  altre  co  fé ,  delizi 
quali  io  defidero  più  chiara  intelligenza  ;  &  in  particolare^ 
vorreiintenderefopra  qual fondamento  voi  affermate, che  ta- 
le ricrefcimentofiafempre  eguale  in  tutti  gli  oggetti  vifibi  li. 

SALV.  Già  mi  fon  io  inparte  dichiarato,  mentre  ho  detto  ricrefeer 

folamente  gli  oggetti  lucidi ,  e  non  gli  ofeuri  ;  bora  aggiungo      Gl'oggetti 
il  rimanente, che  degli  oggetti  rifplendenti  quelli  che  fon  di  lu-  qUato  fono  Jdi 
ce  più  viua,  maggior  fanno  >  e  più  forte  la  rejìeffione  fopra  la  luce  più  viua, 
no  fi  r  a  pupilla;  onde  molto  più  mojìrano  d'ingrandirfi,  che  i  tanto  più  mo- 
manco  lucidi;  e  per  non  mi  dijlenderpiu  lungamente  fopras  j.tran0  diriere 
queflo  particolare  venghiamo  a  quello,  che  la  vera  Maefira  ci 
tnfegna  .  Guardiamo  quejiafera,  quando  l'ariafia  benejcu- 
rita,la  [iella  di  Gioue;  noi  la  vedremo  raggiante  affai,  e  molto 
grande; facciamo  poi  pajiar  la  vifla  nofìra  per  vn  cannello,  a 
anco  per  vn  piccolo  fpir aglio ,  chefirignendo  il  pugno  ,&  ac-  Esperienza  fa 
co/iandocelo  all'occhio  lafceremo  tra  la  palma  della  mano  ,e  le  ^lie  ' c  .  m?~. 
dita,  over  amente  per  vn  foro  fatto  con  vn  fiottile  ago  in  vna  mento  nelle_-» 
carta,  vedremo  il  difcodel  medefimo  Gioue Jpogliato  de  irag-  ftelle,  median 
gi,ma  cosìpiccolo?cbe  belo  giudicheremo  minore  anco  della fefi  te  i  raggi  au-p 
fantefima parte ,  di  quello  che  ci  apparifee  lafuagran  fiaccola  uentizij . 
veduta  con  l'occhio  libero  :  potremo  doppo  riguardare  il  Cane  r     meno^del 
Jìella  belliffima ,  e  maggior  di  tutte  V  altre  fife ,  la  quale  all'oc-  Qàtìe 
ch'io  libero  fi  rapprefenta  non  gran  fatto  minor  di  Gioue;  ma 
toltagli  poi  nel  modo  detto  la  capellatura,  fi  vedrà  ilfuodifco- 
così  piccolo  ,  che  ben  non  fi  giudicherà  la  ventefima  parte  dì 
quel  di  Gioue ,  anzi  chi  none  di  vifia  perfettìjfima  a  gran—» 
fatica  lo  forgerà  ;  dalchefipuò  ragionevolmente  concludere^ 

ch& 


Il  Sole,  eia 
Luna  ricrefco 
no  poco. 


Mofrran*  con 

euidente  efpe 
rienza  i  corpi 
più  rifplendé 
ti  irraggianti 
più  affai  de  i 
manco  lucidi. 


Telefcopio  ot 
timomczoper 
leuar  la  capei 
latura  alle  ilei 
le. 

Altra  fecoda 
cagione   del 
poco  ricrelci- 
mento  appare 
te  di  Venere . 


330  Dialogo  terzo 

-che  tale  (iella ,  come  quella  eoe  e  di  vn  lume  grandemente  più 
vitto,  che  quel  di  Gioue,  fi  lafua  irradiazione  maggiore ,  che 
Gioue  lajua  :  l'irradtazhm  poi  del  òole ,  e  della  Luna  e  come 
nulla.,  mediante  la  grandi  z  ra  loro,  la  quale  occupa  per  fé  fola 
tanto  fpazio  neìl.occbio  y.o/lro  ,  che  non  lafcia  luogo  per  1  rag- 
gi auuentizif;  tal  che  ì  dfchi  loro  fi  veggono  tqfi,  e  terminati. 
Potremo  a/f curarci  della  rnedefl>na  verità  con  vn  altra  efpe" 
rienza  da  me  più  volte  fattà;a// /curarci  dicotome  i  corpi fple- 
denti  di  luce  più  viuact fi 'irraggiano  affai  più  che  quelli,  cì>L~* 
fono  di  luce  più  languida .  Io  ho  più  volte  veduto  Gioue ,  e_> 
Venere infieme  lontani  dal  Sole  2 $.  0  3 0. gradi, &  ejfendo  l'a- 
ria affai  imbrunita ,  Venere  pareva  bene  8.  &  anco  io .  volte 
maggior  di  Gioue ,  mentre  pero  fi  riguardauono  con  l'occhio 
libero;ma guardati  poi  co'l  Telefcopìo  il  di/co  di  Gioue Jifcor- 
geua  veramente  maggior  quattro,e  più  volte  di  quel  di  Vene- 
re; ma  la  viuacità  dello  splendor  di  Venere,  era  incomparabil- 
mente maggiore  della  luce  languidijjìma  di  Gioue;il  che  da  al- 
tro non procedeua,  che  dall' effer  Gioue  lontanijfìmo  dal  Sole, 
e  da  noi,  e  Venere  vicina  a  noi ,  Ò~  al  Sole ,  Dichiarate  quefìe 
cofe  non  farà  diffeile  a  intender  comepojfa  ejfer,  che  Martes 
quand'e  àWoppoJìzion  del  Sole,  e  però  vicino  a  terra  fette  vol- 
te, epiùf  che  quando  e  verfola  congiunzione,  appena  cifìmo- 
Jlri  maggiore  4.0  /.  volte  in  quello  fiato, che  in  quefio, mentre 
lo  doueremmo  vedere  più  di  50.  volte  tanto  ;  di  che  la  fola  ir- 
radiazione e  caufa  ;  ebe  fé  noi  lofpoglieremo  de i  raggi auue- 
iizij ,  lo  trouereyno  precfamente  ingrandito  con  la  debita  pro- 
porzione: per  Iettargli  poi  la  chioma  il  Telefcopio  e  Vvnico,  e* 
V ottimo  mezo  £il  quale  ingrandendo  ilfuo  difeo  poo.  ò  mille 
volte,  ce  lo  fa  veder  nudo,  e  terminato,  come  quel  della  Luna, 
e  differente  da  fé  fkeffo  nelle due  pojìzioni,  fecondo  la  debita— * 
proporzione  a  capello  .  In  Venere  poi,  che  nella  fua  congiun- 
zion  vefpertina,  quando  e  fotto  il  Sole  fi  dourebbe  mofirar 
qua/14.0,  volte  maggiore ,  che  nell'altra  congiunzion  mattu» 
tina ,  e  pur  non  fi  vede  ne  anco  raddoppiata;  accade,  oltre  al- 
l'effetto della  irradiazione,  ch'elle  falcata  ;  e  lefue  corna  oltre 
all' effer fottili ,  riceuono  Ultime  del  Sole  obliquamente ,  e  pero 
affai  languido;  talché  per  ejfer  poco,  e  debile , meno  ampia,  z~> 
viuacefi  fàla  fua  irradiazione,  che  quando  fi  mofìra  a  noi 
co'lfuo  emisferio  tutto  lucido  ;  ma  pero  il  Telefcopio  aperta- 
mente ci  mojira  lefue  coma  così  terminate  7  e  dijìmte ,  comzm^ 

quelle 


Del  Galileo .  331 

quelle  della  Luna,e  veggonfi  come  di  vn  cerchio  gran di/fimoy 
©*  a  proporzione  maggiore  quelle  qua/i  40.  volte  del  J ito  rne- 
dejhn)  difcoy  quando  efuperioreal  Sole  neWvltimafeia  appa- 
rizh/i  m.ittutina . 

SAG-R.  Oh  Niccolò  Copernico  qual gujlo  farebbe flato  il  tuo ,  nel 
veder  confi  chiare  èfperienze  confermata  quefia  parte  del  tuo 
fi,  tema  i  . 

SALV.  Si,ma  quanto  minore  la  fama  della  fublimità  del  può  inge- 
gno apprejfo  agl'intendenti  (  mentre  fi vede ,  come  pur  difsi      Copernico 

dianzi ,  tiauer  e  Ai  collantemente  continuato  nel?  affermare ,  Periuaio  MiT 

r  1   .1  •      •         .1     t      -,    r    r        r      •  n       le  ragioni  co- 

Jcorto  dalle  ragioni,  quello  di  cui  lejenjate  ejperienze  ynostra-  tro  aj le  fenfa„ 

nano  il  contrario;cbe io  non pojfo finir  di  fìupire\ch'egli  hab-  te  esperienze. 
biapur  coftantemente  voluto  perfifìere  in  dir,  che  Venere  giri 
intorno  al  Sole,  £r  a  noi  fa  meglio  di  fei  volte  più  lontana—» 
vna  volta,  che  vri  altra  ,  e  pur  femprefl  mofìri  eguale  a  fi— » 
Jìejfa ,  quando  ella  dourebbe  mofirarfi  quaranta  volte  mag- 
giore » 

SAGR.  In  Gioue,  in  Saturno  t  &  in  ^Mercuria  credo  pur,  che  fi 
deuano-  veder' ancor  le  differenze  delle  lor grandezze  appa- 
renti puntualmente  rifpondere  alle  lor  variate  lontananze.. 

SAL  V.  Ne  duefuperiori  le  ho  io  preci  famete  ojferuate  qua/i  ogni 
anno  da  ventidua  anni  in  qua.  :  in  Mercurio  non  si  può  fare 
ojferuazione  di  momento  per  non  si  lafciar  egli  vedere,fe  non  Mercun°  non 
nelle] uè  majsime  digrefsioni  dal  Sole,nelle  quali  lejue  difìan-  re  offeniazio- 
z.e  dalla  terra  fono  infensibilmente  difiguali ,  e  però  talidiffe-  nj  fc 
renze  inojfèruabili;  come  anco  le  mutazioni  di  figure,  che  af- 
folutamente  bifogna,  che  feguano,,come  in  Venere;  e  quando 
lo  vediamo  dourebbe  ma jirarfi  in  figura  di  mezo  cerchio ,  co- 
mefi  Venere  ancora  nelle fue  majfime  digrefsioni  ;  ma  il  fuo 
di/co  e  tanto  piccolo ,  elfuo  splendore  tanto  viuace  ,per  ejfevr 
egli  cosi  vicino  al  Sòie,  che  non  bafla  la  virtù  del  Telefcopio  a  ?^n?"e^  *a 
radergli  il  crine ,  si  che  egli  apparifca  tutto  tofato ..  Reftaci  da  ta  j^muoiier 
rimuouer quella,  che pareua grande fconueneuolezza nel mo-  fila  terra  ia- 
to della  terra,cioe  che  volgendofi tutti i pianeti  intorno  al  Sole  torno  al  Sole, 
ella  folamente  nonfolitaria  come  gli  altri ,  ma  in  compagnia  non  folitaria  3 
della  Luna  infìeme  con  tutta  la  sfera  elementare andaffe  in »  ma-  lr\c?ìmKZ" 

>  ■    *  1  e    1      ju,  •     r  ■     r  n  ir\-  n   /r   gnu  della  Lll 

vn  anno  intorno  al  Sole;  i$  infieme  infiemefi  mouejje  l  ijtejja  £a  d 
Luna  ogni  mefe  intorno  alla  terra.  Qui  e  forza  efclamar'vn* 
altra  volta,  &  e  [aitar  e  l '  ammirabil  perfpicaciià  del  Copernu 
CO),  &  infìeme  compiagner  la  fua  difauuentura}  poiché  egli  no 

VI  US 


Il  i  Dialogo  terzo 

vìzit  al  nojlro  tempo,  quando  per  tor  via  l 'apparente  affur di- 
ta del  mouimeto  in  coferua  delta  terra,  e  della  Luna  vediamo 
Gioue,  qua/ì -un' altra  terra ,  non  in  conftrua  di  vna  Luna  , 
ma  accompagnato  da  quattro  Lune  andare  intorno  al  Sole  in 
12.  anni ,  con  tutto  quello,  che  può  efftr  contenuto  dentro  a, 
gli  orbi  delle  quattro  (ielle  Sttedìcee  .  / 
SAGR.  Per  qual  cagione  chiamate  voi  Lune  i  quattro  pianeti 

Giornali  / 

SALV.Tali /ìrapprefentarìellenoacbifìado  in  Gioue  le  riguar" 

Stelle   medi-  dajjl;  imperocché  ejftperfe  Beffe  fon  tencbrofe,  e  dal  Sole  rice- 

cee  fono  come  nono  il  lume,  il  che  e  manifeflo  dalfuo  rimaner'  eclijfate,  qua- 

cuattro  Lune  j0  eniran0  nei cono  dell 'ombra di  Gioue;e perde  di  effe  viefo- 

iie  °l  n°    °ia  lamHe  illuminato  l'emisfer:oy:be  riguarda  ver/o  il  Sole,a  noir 

che  siamo  fuor  de  i  loro  orbi  ,epiu  vicini  al  Sole Jlmojìr ano 

fempre  tutte  lucide  ,  ma  a  chi  fu  (fé  in  Gioue  fi mo/lrertbbero 

tutte  lumìnofe ,  quando  fu  fero  nelle  parti fuperiorì  de  i  lor 

cerchi;  ma  nelle  parti  inferiorucioe  tra  Gioue,  el  Sole,daGio* 

uefìfcorgerebbon  falcate  ;  &  in  fomrna  farebbero  a  i  Giouia- 

li  le  mutazioni  Beffe  di  figure ,  che  a  noi  terreflrifà  la  Luna . 

Vedete  bora  quanto  mirabilmente  fi  accordano  co' Ifi/ìema^* 

Copernicano  queflre  tre  prime  corde}cbe  da  princìpio  par  euan 

Jìdijfonanti .  \Di  qui  potrà  intanto  il  Sig.  Simp.  vedere  con 

quanta  probabilità  sipoffa  concludere,  che  non  la  terra ,  ma  il 

Sole  sia  nel  centro  delle  comtersioni  de  i pianeti .  E  poiché  la 

terra  vien  collocata  trai  corpi  mon dani ,  che  indubitatamente 

si  muouono  intorno  al  Sole,  cioefopra  Mercurio ,  e  Venere ,  e 

/òtto  a  Saturno  ,  Gioue,  e  Marte;  come  parimente  non  fari 

probabilijjimo,  e  forfè  neceffario  concedere,  che  effa  ancora  gli 

vadia  intorno  i 

SIMP*  Quefli  accidenti  fon  tanto  grandi ,  e  cofpìcuì ,  che  non  e 

poffìbile,  che  Tolomeo^  gli  altri  fuoifeguaci  non  ne  babbiano 

■  hauuto  cognizione,  ^  bauendol  bauta ,  e  pur  necejfario  ,  che 

babbiano ancor  trouaia  maniera  dì  render  ditali ,  e  così  fen- 

fate  apparenze  f ufficiente  ragione,  &  anco  affai  congrua,e  ve* 

risimile ,  poiché  per  si  lungo  tempo  e  Hata  riceuuta  da  tanti ,  e 

Principale  tanti. 

%°ì°   c€  ?■  j  SALV.  Voi  molto  ben  di/correte;  mafappiate,  che  il  principale feo- 

render  ra<no-  P°  ^e  ^Pur^  Afìronomi  e  il  render  jolamente  ragione  delle  ap- 

ne  deli'appa-         parenze  ne  ì  corpi  cekjlì ,  ^r  ad  ejfe  ,0  ai  mouimenii  ddl^» 

irenze .  jlelle  adattar  tali jjr  ut  ture,  e  composizioni  di  cerchi,  che  i  moti 

fecondo 


Del  Galileo.  333 

fecondo  quelle  calcolati  rispondano  alle  mede/ime  apparenze , 
poco  curandojìdi  ammetter  qualche  eforbitanza ,  che  in  fatto 
per  altri  ri/petti  bauejfe  del  difficile .  E  Vifiejfo  Copernico  feri-  Copernico  re 
uè  hauer  egli  né 'primi fuoi  fludij  refiaurata  la  fetenza  Affra-  #aur.°  {.'  Altro 
nomicafopra  le  medefimefuppofizioni  di  Tolomeo ,  e  in  ma-  SSSJ^^?  C 
mera  ricorretti i  mouimenti  de  i  pianeti ,  che  molto  aggiufla-  di  Tolomeo . 
tamente  rifpondeuano  ì  computi  alV  apparenze,  e  V  apparenze 
a  i  calcoli ,  tuttauiaperò  che  fi  prendeua  feparatam  ente  pia- 
neta per  pianeta  .  Mafoggiugne,  che  nel  voler  poi  comporre 
infieme  tutta  la  Bruttura  delle  fabbriche  particolari,  ne  riful- 
iaua  vn  mojìro  ,  £y  vna  chimera  compofta  di  membra  tra  di 
loro  fproporzionatijfime,  e  del  tutto  incompatibili; fi  che  qua- 
lunque fi  fodisfacefe  alla  parte  delV  Afironomo  puro  calcola- 
tore; no  pero  ci  era  lafodisfazione>e  quiete  dell '  AJlronomofi-  Quello  ,  eh© 
lofofo  .  E  perche  egli  molto  ben"  intendeua ,  che  fé  con  ajfunti  motte  il  Co- 
falfiin  natura  fi  poteuanfaluar  le  apparenze  celeRi ,  molto  Peirnic<?  f    2" 
meglio  ciò  fi farebbe  potuto  ottenere  dalle  verefuppofizioni,fi  fl-ema  *    U° 
mejfe  a  ricercar  diligentemente  ,fe  alcuno  tra  gli  antichi  huo- 
minifegn alati  bauejfe  attribuita  al  mondo  altra firuttura—>, 
che  la  comunemente  riceuuta  di  Tolomeo,  e  trouando ,  che  al- 
cuni Pitagorici  haueuano  in  particolare  attribuito  alla  terra 
la  conuerfion  diurna ,  &  altri  il  mouimento  annuo  ancora , 
cominciò  a  rincontrar  con  quejle  due  nuoue  fiippofizioni  le 
apparenze,  e  le  particolarità  de  i  moti  de  i  pianeti,  le  quali  tut- 
te cofe  egli  baueua prontamente  alle  mani ,  e  vedendo  il  tutto 
con  mirabil  facilità  corrifponder con  le fue parti,  abbraccio 
quejla  nuoua  cofiituzione,  &  in  efiafi  quieto . 
SJMT.  cMa  quali  eforbitanzefono  nella  cofiituzione  Tolema- 

ica,che  maggiori  non  ne  fieno  in  queiìa  Copernicana . 
SALV.  Sono  in  Tolomeo  le  infermità ,  e  nel  Copernico  i  medica- 
menti loro .  E  prima  non  chiameranno  tutte  le  fette  dei  filo-  Sconnenetio- 
fofi grande  fconueneuolezza,  che  vn  corpo  naturalmente  mo-  lezze  •>  c'ne  fo- 
bde  in  giro  fi  muoua  irregolarmente  f opra  il  proprio  centro }e  "?  ney 
regolarmente  [opra  vn  altro  punto  i  e  pur  di  tali  mouimen  ti 
difformi  fono  nella  fabbrica  di  Tolomeo ,  ma  nel  Copernico 
tutti  fono  equabili  intorno  al  proprio  centro  .  In  Tolomeo  bi- 
fogna  ajfgnare  a  i  corpi  cele/li  mouimenti  contrari/ ,  e  far  che 
tutti  fi  muouano  da  Leuante  a  Ponente  ,et  infieme  infieme  da 
Ponente  verfo  Leuante  ;  che  nel  Copernico  Jon  tutte  le  reuo* 
luzion  cele/li  per  vnfol  verfo  da  Occidente  in  Oriente .  dMa 

che 


Grarrdiflìmo 
argomento  a 
fauor  del  Co- 
pernico è  il  ri 
muouer  le  fra- 
zioni 3  &  i  re- 
greffi  da  i  mo 
ci  de'  pianeti  » 

Il  folo  mota 
annuo  della—s- 
serra cagiona. 
le  {grandi  ine- 
gualità dì  ma 
to  ne'  cinque 
pianeti. 

Dimorfr-azio* 
ne  delle  ine- 
gualità de  i  3. 
pianeti  fupe- 
riori  dependé 
ti  dal  moto  à- 
m:o  della,  ter- 


334.  Dialogo  terzo 

che  diremo* noi  dell'apparente  mouimento  dei  pianeti  tanta 
difforme ,  che  nonfolamente  bora  vanno  veloci ,  <&  bora  più 
tardi,  ma  taluolta  del  tuttofi 'fermano;^  anco  dopo  per  mol- 
to/pazio  ritornano  in  dietro  i  per  la  quale  apparenza  falua- 
veintroduffe  Tolomeo  grandinimi  Epicicli ,  adattandone  vn 
per  vno  a  ciafcbedun pianeta,  con  alcune  regole  di  moti  inco- 
gruenti ,  li  quali  tutti  con  vn /empiici/fimo  moto  della  terra 
Jì tolgono  via .  E  non  chiamerete  voi  Sig.  SimpL  grandi i/fi- 
mo ajfurdo  ,fe nella  coBruzion  di  Tolomeo ,  doue  a  c'iafcun 
pianeta  fono  ajfegnatiproprìj  orbi,  Vvno  fuperior' all'altro, 
bifognajfe  benefpejfo  dire ,  che  Marte,cofiituito  fopra  la  sfera 
del  Sole,calafie  tantoché  rompendo  V orbe folare fatto  a  quello 
fcendejfey,  &  alla  terra  più,  che  il  corpo  folare  fi auukinalfe ,  e 
poco  appreffo  fopra  ilmedefìmo  Jmlfuratamentefi  alzajfei  E 
pur  queBa,  &  altre  eforbitanze  dal.  folo,  efemplicijffimo  mo- 
mmeto  annuo  della  terra  vengono  medicate.. 
$AGM>  QueBe  Razioni  regre/Jì,  e  direzioni ,  cbefempre  mi  fon— * 
parfe  grandi  improbabilità,vorrei  io  meglio  intender 'troomL** 
procedano  nelfijiema  Copernicano .. 
SALV^  Voi  Sig.  Sagredo  le  vedrete  proceder  talmente ,  che  queBa 
fola  coniettura  dourebbe  ejfer  bafìante  a  chi  nonfujfe,più  che 
proteruo,  0  indifciplinabile ,  afarloprejlar  l'afienfo-  a  tutto  il 
rimanente  di  tal  dottrina .  Vidic&dunq;  che  nulla  mutato 
nel  mouim£to  di  Saturno  di  $  osanni,  in  quel  di  Giouedi  iz*. 
m  quel  di  Marte  di  2.in  quel  di.  Venere-  di  ^.  mefi,  e  in.  quel  di 
Mercurio  di  So.  giorni  incirca,  iLfolo  mouimento.  annuo  del- 
la terra  tra  Marte ,  e  Venere  cagiona  le  apparenti  megualità- 
né  moti  di  tutte  le  /.  Belle  nominate  ^  E  per  facile,  zpiena  in* 
tslligenza  del  tutto  ne  voglio  defcriuer  lafuafigura^Ber  tan- 
to fupponete  nel  centro  O.ejfer  collocato  il  Sole ,  intorno  al 
quale  noteremo  l'orbe  defiriito  dalla  terra  col  mouimeto  an- 
nuo HGM.& ilcer 'chio  defcriiiovgr.  da  Gioue  intorno  al 
Sole  in  12. anni  fia  queflo  bgm.  e!nelìa  sfera  fìellata  inten- 
diamo il  Zodiaco  j/us.  In  olire.neìX  orbe  annuo  della  terra  pre- 
deremo alcuni  archi  eguali  BG .CD .D E '.E '1 \FG.GH .H I \. 
IK.KE.EM.  e  nel  cerchio  di  Gioue  noteremo  altri  archi paf 
fati  ne*  medefimi  tempi,ne'  quali  la  terra  pajfa  ifuoi,  che  fieno 
bc.cd.de.ef.fg.gh.hi.ik.kl.lm.  che  faranno  a  proporzione  eia- 
fcheduno  minor  di  quelli  notati  nell'orbe  della  terra,  fi  come  il 
mouimejitodi  Gioue  folto  il  Zodiaco  e  più  tardo  dell'annuo ,. 

SuppQr 


Del  Galileo  : 

yxn    pz  u  qa     rtt 


Hi 


Supponendo  bora ,  che  quando  la  terra  e  in  B.  Gìouejìa  in  b» 
ci  apparirà  a  noi  nel  Zodiaco  eflere  in  p.  tirando  la  linea  retta 
Bbi.  Intenda  fi  bora  la  terra  mojfa  da  CB.  in  e.  e  Gioue  da  b. 
in  e.  nefijìejfo  tempo  ;  ci  apparirà  Gioue  ejfer  venuto  nel  Zo* 

diaco 


Rcgrem*  pia 
Irequéti  in  Sa 
turno  ,  meno 
in  Gicne ,  e_^ 
meno  ancora 
in  Marte  ,  e-* 
jperehè . 

Regrefiì  di 
Venere  ,  e  di 
Mercurio  di- 
nioflrati  da_j 
Apollonio,  e 
dal  Coper„ 


33$  Dialogo  terzo 

diaco  in  q.  e  moffo  direttamente,  fecondo  l'ordine  defegnipq, 
pajfando  poìla  terra  in  D.  e  Gioue  in  d.  fi  vedrà  nel  Zodìaco 
in  r.  e  da  E.  Gioue  arriuato  in  e.  apparirà  nel  Zodiaco  in  s. 
mojìo  purjempre  direttamente .  Ma  cominciando  poi  la  ter' 
ra  a  interporjì più  dirittamente  tra  Gioue,  e'I  Sole,  venuta^* 
che  ellajìa  in  F.  e  Gioue  in  f.  ci  apparirà  in  t.  già  hauer  co- 
minciato  a  ritornare  apparentemente  in  dietro  fotto  il.Zodia- 
€0 }  &  in  quel  tempo ,  che  la  terra  bauerà pajfato  L'arco  EF* 
Gioue Jì farà  trattenuto  dentro  a  i  punti  st.  e  mojìratojì  a  noi. 
quaji  fermo,  e  jlazionario .  Venuta  poi  la  terra  in  G.  e  Gioue 
ing.  ali  oppofizion  del  Sole  fi  vedrà  nel  Zodiaco  in  u.  e  gran- 
demente ritornato  indietro  per  tuttofano  dei  Zodiaco  tu* 
ancorché  egli feguendofempre  il fuo!  cor/a vnif òrme  fìa  ve- 
ramente andato  innanzi  non  foto,  nelfuo  cerchio ,  ma  nelZo- 
diaco  ancora  rifpetto  al  centro,  di  ejfo  Zodiaco ,  &  al  Sole  in. 
quello  collocato ..  Continuando  poi,  e  la  terra ,  e  Gioue  i  mo« 
mmenti  loro*  venuta ,  chejìa  la  terra  in  H.  e  Gioue  in  h.fi 
vedrà  grandemente  tornato  indietro  nel  Zodiaco  per  tutto 
l'ano  ux.  Venuta  la  terra  ini*  e  Gioue  in  il  nel  Zodiaco  fi 
farà,  apparentemente  mojfoper  il  piccolo  fpazìo.  xy*  Ò"  iui  ap- 
parivafiazìonarioiQuando  poi  confeguentemente  la  terra  fa- 
rà  venuta  in  K.  e  Gioue  in  k.nel  Zodiaco  haurà  pajfato  l'ar- 
sa yn*  con  moto  diretto-,  efeguendo  il cor fo fuo,  la  terra  da  L, 
vedrà  Gioue  in  L  nel  punto  z*.  E  finalmente  Gioue  in  m.fi 
vedrà  dalla  terra  M.  pajfato  ina,  con  moto  pur  direttole  tut- 
ta lafua  apparente  retrogradazione  nel  Zodiaco  farà  quanto 
e  Parco  sy Sfatta  da  Gioue  mentre,  che  egli  nel,  proprio  cerchio- 
pajfa  l'arco \èL  e  la  terra  nelfuo  l'arco  El*  E  quefìo,  che  fi  e. 
detto  di  Gioue,  intendafi di  Venere,  e  di  Marte  ancora ,  $2  in 
Venere  tali  regrefiì  ejftr  alquanto  più  frequenti,  che  in  Gioue,. 
per  ejfer'il  moto  fuo  più  tardo  dì  quel  di  Gioue ,  fiche  la  terrai 
in  più  breue fpazio  di  tempo  lo  raggiugne  :  in  Marte  poi  fon 
più  rari  per  ejfereilmotofuopiu  veloce,cbe  quel  di  Gio.  Onde 
la  terra  più  tempo  fpende  in  r  acquili  arto  .  Qzianto  poi  a  Ven* 
&  a  Mercur^  i  cerchi  de  i  quali  fon  comprefi  da  qtiel  della  ter- 
ra,apparifcono  pur  le  lorofiazioni,  e  regrefiì  cagionati  non  da 
imotidi  quelli, che  realmente fien  tali,  ma  dal  moto  annuo  di 
ejfa  Terra,  come  acutamente  dimofira  il  Copernico  con  ApoU 
Ionio  'Pergeo  nel  Uh.  j,  delle fue  reuoluzioni  al  Cap.  SS' 


Voi  ve.- 


Del  Galileo.  f0 

Voi  vedete  SS.  con  quanta  ageuolezza ,  e /implìcita  il  moto  an* 
nuoy  quando  fujfe  della  Urrà ,  fi  accomoda  a  render  ragione 
delle  apparenti  eforbitanze,  chefiojfèruanone  imouimenti 
de  i  cinque  pianeti,  $aturno>Gioue}Martet  Venere,  e  Mercu-   Moto  anni» 
rio,  leuandole  via  tutte,  e  riducendole  a  moti  equabili ,  e  rego-  della    tcrra_» 
lari .  E  di  quejìo  marauigliofo  effètto  è  fiato  Niccolò  Coper-  «tiffimo  a  re- 
ni  co  il  primo,  che  ci  ha  re/a  manifefìa  la  cagione  .  Ma  di  vn*  ^die™  tfr'rL»!» 
altro  non  men  dì  quejlo  ammirando  ,  e  che  con  nodo  forfè  di  can;e<le  i  eia* 
più  difficile  fcioglimento  firigne  l'intelletto  humano  ad  am-  que pianeti . 
metter  quefia  annua  conuerjìone ,  e  lafciarla  al  nojlro  globo  U  Sole  ifleflò 
terre/Ire,  nuoua ,  &  inopinata  cornatura  cen  arreca  il  Sol<L->         n«o  <Se* 
ffejfo  ,  il  quale  mofira  dì  non  auer  voluto  ejfo  falò  sfuggir  j^j^  terra, 
V  atte  fi  aziona  dì  vn-z  conclusone  tanto  in/igne,  anzi,come  te- 
Jiìmonio  maggior  di  ogni  eccezione, ci  e  voluto  ejferea  parte* 
Sentite  dunque  l'alta,  e  nuoua  marauiglia  . 

Fùii primo feopritore,  &  o/Jeruatore delle  Macchie ffòlari,Ji  co- 
me di  tutte  l'altre  nouìtà  ctUlìi ,  il  no/ho  academico  Lìnceo;  e     "C  ccadcrrn~ 

j     '         j  r    qq  Linceo  ITI» 

quelle fcopers'egli  Canno  1610.  trouandofi  ancora  alla lettu-  mo  fCOpr,core 

ra  delle  ^Matematiche  ntllo  iludio  di  Padova];  e  quivi,  &  in  dell.  Macchie 
Venezia  ne  parto  con  diuerfljde  i  qualìalcuni  vivono  ancora:  folari  ,  e  di 
&  vnanno  doppo  le  fece  vedere  in  '7{pma  a  molti  Signori,  co- tutte  \  a*[r^n* 
me  egli  affé  ri  [ce  nella  prima  delle  fa  e  Ut  tire  al  Sig.  Marco  Vel-  n°il\Q^  fè*! 
ftro  Di-ùviro  d'^Augujìa .  Ejfofu  il  primo,  che  contro  alle  progrellì  dell* 
opinioni  de  1  troppo  timidi ,  e  troppo  gdoji dell  'inalterabilità  Academico 
del  Cielo  ,  affermo  tali  -iMacchìe  cjfcr  materie,  che  in  tempi per  lungo  té- 
ir  eui  fi  produceuano,  ejìdijfolueuanG  :  che  quanto  al  luogo,  P°  ìa*ftrioal* 
erano  contigue  ai  corpo  del  Sole  >  e  che  intorno  a  quello  jì  ligi-  nj  'fella  Mao 
rauanoio  vero  portate  da /l'i  f  te/Io  globo  folare,  che  in  fèjlejfochk  folari. 
circa  il  proprio  centro  nello  [pazzo  quaffi di  vn  mefe  J?  riuol- 
geffe, finivano  loro  conuerfioni;  il  qual  moto  giù  dico Jzd  prin- 
cipio f  a-/ffi  dal  Sole  intorno  ad  vrìAjfc  eretto  al  piano  dell' E- 
cLtiica  :  aitt/o  che  gli  archi  deferitti  da  effe  Macchie  fopra  il 
difeo  del  Sole  appariuano  ali  occhio  nofìro  lince  rette  ,  &  al 
piano  dell  Eclittica  parallele:  le  quali  pero  venivano  alterate 
in  parte  di  alcuni  movimenti  accidentary ,  vaganti ,  ò'  irre- 
golari, a  1  quali  elkn1:  fon  fottopojie ,  eper  i  quali  tumvliua- 
piamente,  e Jinza  ordine  alcuno  fi  vanno  tra  di  loro  mutan- 
de di  (ito ,  bora  accozzando/}  molte  infieme,  horadijfeparan- 
dqfit  éx  alcuna  in  più  diuidendofi,  e  grandemente  mutando  fi 
dijigureper  lo  più  molto  Urauaganti .  E  benché  tali  ircefa- 

T         ti  mu- 


3  3  8  Dialogo  terzo 

**'  mutazioni  alter  afferò  in  parte  il  periodico  primario  eorfo 
dicjfe  Macchie,  non  fecero  perì)  mutar penjìero  all'  Amico  no» 
Jlrojiche  ei  credejfe}cht  di  tali  deuiazionifuffe  alcuna  cagioni 
effènziale,  e  ferma ,  ma  continuo  di  credere ,  che  tutta  l'appa- 
rente alterazione  deriuajffe  da  quelle  accidentale  mutazioni: 
in  quella  guifa  appunto ,  che  accader  ebbe  a  chi  da  lontane  re» 
gioni  ojfiruajfe  il  moto  delle  nofìre  nugole  ;  le  quali  Ji 'Scorge- 
rebbero muouerfìdi  moto  velocijjìmo  ,  grande,  e  coftante por- 
tate dalla  vertigine  diurna  della  terra  (quando  tal  moto  fu/» 
fefuo )  in  vtnùquatt' bore  per  cerchi  paralleli  air  Equinozia- 
le, ma  però  alterati  in  parte  da  i  mouimenti  accideniarij  cagio» 
natigli  dai  venti ,  //  quali  ver/ò  diuerfe  parti  del  mondo  ca» 
Jualmente  lefpingono  .  Occorfe  in  quejlo  tempo,  che  il  Signor 
Velferogli  mando  alcune  lettere  fritte  da  certo  fìnto  <-Apelle 
in  materia  di  queffle  Macchie ,  ricercandolo  con  injlanza ,  che 


^Macchie  ;  al  che  egli  fodisfece  con  tre  lettere  x  mojìrando  pri» 
ma  quanto fuf ero  vani  ipenffìeri  di  Apelle;  efioprendoglife» 
condiariamente  leproprie  opinioni:  con  predirgli  apprefo,che 
tifolutamente  Apelle  confìgliatofì  meglio  col  tempo,  era  per 
.venire  nella  fua  opinione ,  fi come poi figuì  .  E  perche  parut 
gì  noBro  Academico  (fi  come  parue  anco  ad  altri  intelligenti 
delle  cofe della  natura  )  d"auere  inuejìigato,  e  dimojirato  nelle: 
dette  tre  lettere,  fé  non  quantoffìpoteua  dalla  curio/ita  huma» 
na  defiderare,  e  ricercare,  almeno  quanto  fi poteua  per  huma» 
ni  difiorfìconfeguire  in  cotal  materia ,  intermejfe  per  alcun—* 
tempo  (occupato  in  altri Jludij)  le  continuate  ojferuazioni ,  € 
filo  per  compiacere  a  qualche  amico  ,faceua  fico  tal  volta  al» 
cuna  ojferuazione  alla  fpezzata: fin  che  in  coir  aioffì  meco  dop» 
pò  alcuni  anni-,  ejfendo  noi  nella  mia  villa  delle  Selue,  in  vns. 
delle  filari  ^Macchie  folitaria  affai  grande,  e  denfa ,  inuitati 
anco  da  vna  chiariffìma,  e  continuata  ferenità  di  Cielo  ,  fi  fe- 
cero a.  mia  richiefla  ojferuazioni  di  tutto  il  tran/ito  di  quella  f 
appuntando  diligentemente,  fipra  la  carta  i  luoghi  di  giorno 
ingiorno  nell'ora  ,  che  il  Soleffttrouaua  nel  ^JVleridiano  ;  iy 
accortici,  come  il  viaggio  fua  non  era  altrimenti  per  linea  ret» 
ta,  ma  alquanto  incuruata,  venimmo  iti penffìero  di  fare  altre 
o/Jerudzioni  di  te?npo  in  tempo:  alla  quale  imprej a  gagliarda» 
manie.  cijUmulh  vn  cornetto  ,  che  repentinamente,  c^fio  in—»: 

mente. 


Del  Galileo.  33$ 

Mente  alVOfpìte  mio,  e  con  tali  parole  mei  conferì . 
Filippo  a  gran  confeguenza  mi  par  che  ciji  apra  laftrada.  Im-  Concetto  re- 
perocché.  Ce  l'Alfe  intorno  al  quale  si  riuoke  il  Sole  non  è  eret-  pentinarnente 
*  i-    1         --.      /    •         j  ;i>  tt  in-  r  j-        1    caduto  ;n  me- 

toperpendicolarmeteal piano  dell  hclitUca,majopra  di  quel-  ■    ^^,  pc^ 

lo  e  inclinato  t  come  il  pur' ora  ofieruato  pajfaggio  incuruato  demico   Lin- 

mi  accenna,  tal  contestura  auremo  degli  fiati  del  Srie ,  e  della  ceo  intorno  a 

terra,  quale  ne  si  ferma, né  si  concludente  da  verun  altro  rin-  *a  Eran  confe^ 

tonirononne  e  sin  qui  fiata  Commini/irata .  Io  rifuezliato  Sutn7a  c  ie~^. 

f    _   .  n     i- r   ■  ■    a  -\  .  -r      veniuaapprei 

da  fi alla  promefa  gli  feci  injtanza,  accio  apertamente  mijco-  f0  a,  moto  del 

prijfe  ilfuo  concetto  .  Et  egli .  Quando  il  moto  annuo fìa~~>.  le  Macchie-* 
della  Terra  per  £  Eclittica  intorno  al  Sole  ;  e  che  il  Solefìa  co-  folari . 
flit  ulto  nel  centro  di  ejfa  Eclittica,  &  in  quello Ji  volga  in/Ls  p    M^tazjoni 
sìeJfo,non  intorno  all'Afe  di  ejfa  Eclittica  (  che  farebbe  l'Afe  c^icn"|rlj   nei 
delmouimento  annuo  della  terra)  ma  fopravno  inclinato,  mpiiuhéti  del- 
Jirane  mutazioni  conuerrà ,  che  a  noi  fi  rapprefentino  ne  i  le  Macchiti  . 
mouimenti  apparenti  delle  Macchie  folari,qu  andò  ben  fi  pò-  pr^ue^ute  ^ 
ga  tale  Afe  del  Sole ptrfìiìer perpetuamente ,  &  immutabil-         i  m™^ 
mente  nella  medefìma  inclinazione ,  &  in  vna  medefìma  di-  ^0  annuo  di- 
rezione verfo  l'ijìejfo  punto  dell' Vniuerfo  .  Imperocché  cam-.  fé  della  terra. 
minandogli  intorno  il  globo  terre/ire  al  moto  annuo  ,  primie- 
ramente conuerrà,  che  a  noi,  portati  da  quello,  ipafaggi  del" 
le  Macchie  ben  talvolta  apparifeano  fatti  per  linee  rette ,  ma 
quejìo  due  volte  l'anno  folamente  ,  ex  in  tutti  gli  altri  tempi 
fi  migreranno  fati:  per  archi  fenfbilmenie  incuruati.  Secon- 
dariamente la  curuità  di  tali  archi  per  vna  metà  dell'anno  ci 
apparirà  inclinata  al  contrario  di  quello  ,  chef  forgerà  nel' 
l'altra  metà;  cioè,  per fei  mefilconuejfo  de  gli  archi  j ara  ver- 
fo lapartcfuperiore  del  difeo filare  e  per  gli  altri  6. mefì  verfo 
l'inferiore.  Terzo  cominciando  ad  apparire ,  e  per  così  dire ,  a 
nafeere  ali  occhio  nofiro  le  Macchie  dalla  parte fìnifir  a  del  dì- 
feo  folare,ij  andando  ad  occultarfì,  e  a  tramontare  'nella par- 
te delira ,  i  termini  Orientali ,  cioè  delle  prime  \comparite  per 
fé;  mefì ,  faranno  più  bafjì  de  i  termini ìpppofìi  delle  occulta- 
zioni,  e  per  altri  fei  mefì  accadeva  per  l'oppofito,  cioè ,  che  na- 
feendo  effe  Macchie  da  punti  più  eleuati ,  e  da  quelli  defeen- 
dttìdo  7  ne  i  corf  loro  verranno  ad  afcónderjì  in  punii  più 
baffi:  e  per  due  giorni  foli  di  tutto  V  anno  faranno  tali  termi- 
ni degli  orti,  e  degli  occafì  equilibratiidoppo  i  quali  libramene 
ti  cominciando  pian  piano  l'inclinazione  dei  viaggi  delizi 
Maccbie,e  di  giorno  m  giorno  facendof.  maggiorenti  tre  mefì 

T  2.        giugne- 


Primo  acci- 
dente da  fcor- 
gerfi  nel  mota 
dell'*-*  Mac- 
chie folan  :  e 
confeguente- 
mcnte  fi  efpli 
cano  tatti  gli 
«-lai  ; 


#40  Dialogo  terzo 

giugnerà  alla  omma  obbliquità ,  edili  cominciando  a  dimì* 
nuir/t,  in  altrettanto  tempo  fi  ridurrà  all'altro  equilibrio. 
Accaderàper  la  quarta  marauiglia ,  che  il  giorno  della  mxffì- 
ma  obbliquità  farà  l'tslejfo ,  che  quello  del pa (faggio  fatto  per 
Unea  retta ,  e  nel  giorno  della  librazione  apparirà  Varco  del 
viaggio  più  che  mai  incurvato  .  Negli  altri  tempi  poi  fecon- 
do, che  la  pendenza  fi  andrà  diminuendo >,  e  incamminando/i 
verfo  l' equilibrio  >  V  incuruazione  degli  archi  de  i  pajfaggi  per 
l  oppofito fi  andrà  agumentando .. 

$AGR.  loSign.Saluiati  mio  conofèo ,  che  l'interr&mperui  il  di- 
feorfo  è  mala  creanza ,  ma  non  men  cattiua  iiimo ,  che  fia  il 
lafciarui  diffonder  più  lungamente  in  parole  ,mentre  elle  ven- 
gano >  come/i dice,  buttate  al  vento:  imperocché  3  adirla  li' 
ber  amente ,  io  non  mi  so  formar  concetto  alcuno  di/tinto  pur 
di  vna  delle  conclufiani,  che  hauete pronunziate  ;  ma  perche^ 
apprefe  così  ingenerale,  &  inconfufo  mi  fi  rappre/èntano 
tofe  di  amm  r abili  confèguenze  3  vorrei  pure  in  qualche  ma* 
niera  efferne fatto  capace  . 

SALV.  Uijìejfo ,  che  accade  a  voi ,  auuenne  a  me  ancora  ,  mentre 
con  nude  parole  mi  furon  portate  dal  mio  ofpite  r  il  quale  mi 
ageuolopoi  l'intelligéza  col  figurarmi  il  fatto  fopra  vnó "fru- 
mento materiale ,  che  non  fu  altro  t  che  vnaftmplice  sfera—*  p 
feruend.ofi  di  alcuni  de'  fuoi  cerchi ,  ma  in  altro  vfo  di  quello^ 
al  quale  comunemente  fono  ordinati .  Ora  in  difetto  dello—* 
sfera  ifuppliro  con  farne  difegni  in  carta ,  fecondo ,  che  bifo- 
gnerà ..  E  par  rapprefentare  il  primo  accidente  da  me  propo» 
fìo,  il  quale  fa ,  che  ipaffaggi  delle  Macchie ,  due  volte  Van- 
nofolamente,  poteuano  apparir  fatti  per  linee  rette  sfiguria- 
moci quejio punta  O.  ejfer  centro  dell  orbe  magno ,  0  vogliam 
4ire  dell' Eclittica ,  e  parimente  ancora  del  globo  dell' ifiejfo 
Sole  ;  del  quale  mediante  la  gran  dijia.nza ,  che  e  tra  ejfo ,  e  la 
ferra, pojfiamo  fuppor  noi  terreni  di  vederne  la  metà  1  per§ 
deferiueremo  quejio  cerchio  ABC1D.  intorno  al  medeftmo  es- 
tro O.  il  quale  ci  rapprefenti  il  termine  ejiremo  ,  che  diuide ,  $ 
fepara  l'emisferio  del  Sole  a  noi  apparente  dall'altro  occulto  , 
E  perchè  l'occhio  nojìra ,  non  meno ,  cbe'l  centro  della  terra , 
ì  intende  ejfer  nelpiano  dell'Eclittica ,  nel  quale  e  parimente  il 
sentro  del  Sole,  pero  rfe  ci  rapprej enferemo  il  corpo  solare  ef- 
fer fegato  dal  detto  piano ,  la  fazione  all' occhio,  noflro  appari* 
$Àvm  linea,  retta,  quale fia  la  2?Q23.  epojiafopra  di  ejfo-* 

Upet* 


Del  Galileo»  34* 

U perpendicolare  AOC.farà  l'^Ajk  di efla  Editika3e  aei  mot- 
to annuo  delglobo  terrefìre .  Intendiamo  ora  ti  corpo  joì&rs 

a  A 


(finza  mutar  centro  )  riuolgcrf in  fefitfo,  non  già  intorno 
-aÌI'  A  fé  AOC*  {  che  e  V  eretto  al  piano  dell'Eclittica  )  ma  in- 
torno ad  vno  alqu.it o  inghiaio,  qual  fa  qr.ee/Io  EOI.  ilqua- 
le  Afcfi'To,  & *  immutabile fi mantenga  perpetuamente  nella 
mede/ìma  inclinazione ,  e  direzione  verfo  i  mede/imi  punti 
del  Firmamento,  e  deW-vn'merfo  .  E  perche  nelle  reuoluzioni 
del folar globo,  ciafehedun punto  della fua  fuperjicie(trattom 
ìpoli  )  de  ferine  la  circonferenza  d'vn  cerchio ,  ò  maggiore  ,  ò 
minore,  fecondo  eh 'e' fi 'ritratta più  b  men  remoto  da  effìpoli, 
prefo  il  punto  j? \  egualmente  di fiante  da  quelli ,  fegniamo  il 
diametro  FOG.  che  farà  perpendicolare  ali  Affé  EI.  e  farà 
diametro  del  cerchio  majjìmo  deferitto  intorno  a  ipoli  EI.Po- 
Jìo  ora ,  che  la  terra ,  e  noi  con  lei  ,fia  in  tal  luogo  dell'Eclitti- 
ca, che  Perni*  ferio  del  Sole  a  noi  apparente  -venga  terminato 
dal  cerchio  AB  CD.  il  quale paffandu  (  come Jhnprefì  )  per  i 
poh  AC.  paffì  ancora  per  li  EI.  e  manifejìo,cht  il  cerchio  maf- 
Jìm  ;  //  cui  diametro  e  FG.  farà  eretto  al  cerchio  ^A'ECD.  al 
quale  e  perpendicolare  tiraggio,  che  dall' 'occhio  nofiro  cafea—* 
Tòpra  ti  centro  0.  onde  il  mede/imo  raggio  cad,e  nel  piano  del 
cerchio ,  il  cui  diametro  e  FG.  e  perù  la  fua  circonferenza  ci 
apparirà  vna  linea  retta }e  lifiejfz,  che  FG.perlo  che  qualun- 
que volta  nel  punto  F.fuJJe  vna  Macchia  ,  venendo  poi  por- 
tata dalla folar  conuerfione,  fegnerebbefopra  lafuperjìciedel 
Sole  la  circonferenza  di  quel  cerchio  ,  che  a  'noi  appare  vna  li- 
nea retta  .  Retto  dunque  apparirà  il  fuo  paffaggio .  Eretti 
ancora  appariranno  imouimenti  di  altre  Macchie  t  le  quali 
ntWifìeJfa  reuoluzione  defcriuejfero  minor  cerchi,  per  effe? 

T  %        tutti 


34*  Dialogo  terzo 

<-  tutti  paralleli  al  majjìmo ,  e  l'occhio  noflropojìo  in  diffanz* 

immenfa  da  quelli .  Orafe  voi  confidersrete ,  come ,  doppo 

cbe  auràfcorfo  la  terra  infei  mejìla  metà  dell'orbe  magno,efi 

farà  cojìituìta  incontro  all'emisferio  del  Sole,  cbe  ora  ci  e  oc- 

à  culto  ,fi  che  il  terminator  della  parte,  che  allorfarà  veduta fia 

Vifìejfo  cerchio  ABCD.  chepurpajferàper  UpoliEI.inten' 
derete ,  che  Vifìejfo  accader à  de  i  viaggi  delle  Macchie,  cioè,  che 
tutti  appariranno  fatti  per  linee  rette .  JM  a  perche  tale  acci- 
dente non  ha  luogo  ,fe  non  quando  il  terminator pajfa  peri 
poli  Eli  &  ejfo  ttrminatore  di  momento  in  momiìo,  median- 
te  ti  moto  annuo  della  terra  ,fiva  mutando ,  pero  momenta- 
neo e  il  Juopaffar  per  i  poli  fìjjì  EI .  &  in  confeguenza  mo- 
mentaneo e  il  tempo  dell'apparir  diritti  i  moti  di  ejfe  Macchie* 
Da  quefìo,  che  fin  qui  fi  e  detto  ,  fi  viene  a  comprendere  an- 
cora, come ,  ejfendo  l 'apparizione ,  e  principio  del  moto  delizi 
Macchie  dalla  parte  F.  procedendo  verfo  G.ipajfaggi  loro 
■  fono  dallafiniflra,  afcendendo  verfo  la  defìra  ;  ma  pofia  la 
terra  nella  parte  diametralmente  oppofìa,  la  comparfa  delizi 
^Macchie  intorno  a  G.farà  bene  alla  fini jir a  del  riguardan- 
te, ma  ilpajfaggiofarà  defendente  verfo  la  defìra  F.  Figu- 
riamaci  bora  la  terra  ejjerfiiuataper  vna  quarta  lontana  dal 
prefente  fiato ,  efegniamo  in  quejì'  altra  figura  il  terminator  e 
*ATÌC\D.  e  V  Affé,  come  prima,  -^iC.per  il  quale  palerebbe  il 
piano  del  nofiro  Meridiano }  nel  qual piana  farebbe  ancora 
l'Afe  della  reuoluzion  del  Sole,  con  ifuoipoli ,  vno  verfo  di 
noi,  cioè  nell' Emhferio  apparente,  il  qual  polo  rapp refe lutere- 
mo col  punto  E.  e  l'altro  cadcrà  nel! 'Emufìrio  occulto ,  e  la 
noto  I.  Inclinando  dknq;  l'A/fe  EI.  con  la  fuperior  parte  E. 
verfo  noi,il  cerchio  majjìmo  defritto  dalla  conuerfion  del  So- 
le farà  quejio  BFDG.  la  cui  metà  da  noi  veduta ,  cioè  BFD. 
non  più  ci  apparirà  vna  lìnea  retta  ,per  non  effipoU  EI. 
nella  circonferenza  ABCD.  ma  fi  mofìrerà  incuruata ,  e  col 
fuo  conueffò  verfo  la  parte  inferiore  C.  Et  è  manifefio  ,  chi^r 
Xifìejfo  apparirà  di  tutti  i  cerchi  minori  paralleli  al  majjìmo 
'BFD,  Intende/i ancora,  che  quando  la  terra  farà  diametral- 
mente oppofia  a  quejio  fiato, fi  che  vegga  l'altro  Emisferio  del 
Sole,  il  quale  ora  è.  occulto,  vedrà  del  rmdefimo  cerchio  majjì- 
mo la  parte  DG\B.  incuruata  col  fuo  conuefso  verfo  la^» 
parte  fuperiore  A.  e  i  corfiì  delle  Macchie  in  quejìe  cofìi- 
tuzÀonifaràno  prima  per  l'arco  BFD.  e  poi  per  l'altra  D  GB* 

ek 


Del  Galileo.  343 

ek lor  prime  apparizioni ,  eVvltime  occultazioni  fatte  intona' 
no  a  i punti  BD.  faranno  equilibrate,  e  non  quelli più,  ò  me- 
no eleuate  di  quefie.Mafe  noi  porremo  la  terra  in  tal  luogè 
dell'Eclittica ,  che  ne  il  finitore  ABCD.  ni  il  Meridiano  AG» 
pafi  per  ipoli  deW^Afe  EI.  comeadeffo  vi  mojlro  difegnan- 
dò  quejìa  ter  za  figura  ,  doue  il  Polo  apparente  E.  cafca  tra—* 
ìarco  dei  terminatore  ^A\B,  e  lafezaone  del  ^Meridiano  AQ^ 
il  diametro  del  cerchio  maf- 
fimofarà  FOJ.  c7  U  femi- 
cercbio  apparente  F  MG.  è 
l'occulto  GSF.  quello  incur 
uato  colfuo  coutjfo  N..  ver- 
_/©  la  parte  inferiore ,  e  que- 
Jlo  piegato  colfuo  colmo  S, 
vtrfo  la  parte  fupcriore  del 
Sole  .  Gl'ingre/fi ,  e  Vvfcìte 
delle  Macchie  ,  cioè  i  termi- 
ni F.G.  non  faranno  libra- 
ti ,  come  i pafati  BD,  ma 
FF  .più  baffo,  e"  l  G. più  al- 
toimaben  con  minor  differenza,  che  nella  prim  a  figura. L'or* 
co  ancora  F NG. farà  imuruato,ma  non  tanto  quanto  ilpre- 
tedents  BFT),  onde  in  tal  coflituzione  i  pafiaggi  delle  lìlac- 
thie  faranno  afcendenti  dalla  parte  fini  fra  t,  verfo  ladefira 
G.  e  far  anno  fatti  per  linee  cur  uè  ,  Et  intendendola  terra  ef- 
fer  collocata  nel  fio  diametralmente  nppofìo ,  fi  che  l'Emù fe- 
ria del  Soleadeffj  occulto  fia  il  vedutole  dal  medefimo  finito- 
re --ABCD.  terminato  ,  manifeflamente  fìfcorge ,  cheti  cor/o 
delle  Macchie  far. ì  per  Varco  GCF.  cominciando  dal  punto 
fubblime  G.  che  pur  farà  dalla  fìnijira  del  riguardante,  & 
andando  a  terminare  detendendo  verfij  la  de/Ira  nel  punto 
F.  Intefo  quanto  fin  qui  ho  efpofìo ,  non  credo  )  che  refli  dififì- 
eultà  veruna  in  comprender  ,  come  dalpaffare  il  terminator  e 
dei  folari  Emisferi  per  i  Poli  della  conuerfion  del  Sole,  ò  a-* 
quelli  vicino,  o  lontano  n  afono  tutte  le  dìuerfità  ne  gl'appa- 
renti viaggi  delle  Macchie ,  fi  che  quanto  più  ejffiT  oli  f.ì  an- 
no lontani  da  ejfo  terminatore  tanto  più  i  detti  viaggi  faran- 
no incur uati,  e  meno  obbliqui:  onde  nella  mafiima  lontanan- 
za ,  che  è  quando  detti  Poli  fono  nella  fezion  del  Meridiano, 
la  airuita  e  ridotta  alfommo ,  ma  fobbliquità  al  minimo  fcióh 

T  4.         all'equi- 


344  Dialogo  terzo 

all'equilìbrio ,  eomcdìmofira  la  feconda  figura.  Ali*  incontro* 
quando  i  Poli  fono  nel  terminatore ,  come  mofìra  la  prima  fi- 
gura, V inclinazione  e  mafiìma ,  ma  la  curuità  e  minima ,  e  ri- 
dotta alla  rettitudine .  Partendo/iti  terminator  da  i  Poli,co- 
rnincia  la  curuità  a farfif enfi  bile ,  con  andar fiempre  crefeen- 
do,  e  obbliquità,  e  inclinazione  fi  va  facendo  minore . 
Quefiefono  lefirauaganti  mutazioni,  chemidiceua  lofpite  miot 
che  farebbero  apparfe  di  tempo  in  tempo  ne  iprogre/fi  dell<L-> 
u74,acchiefolartytuttauolta ,  che  fufft fiato  vero,  che  il  moui- 
mento  annuo  fufse  della  terra ,  e  che  il  Sole  cofiituito  nel  cen- 
tro dell'  Eclittica  fi  fufse  girato  in  fé  Refsofopr  a  vn' Afe  non 
eretto  ,  ma  inclinato  al  piano  di  e/sa  Eclittica .. 
$AGR.  Io  re/io  afsaì  ben  capace  di  quefte  confeguenze ,  e  meglio 
credo ,  che  mei imprimerò  [nella  fantafia  nell'andark  rincon- 
trando con  accomodar  vn  globo  con  tale  inclinazione, riguar- 
dandolo poi  da  diuerfe  bande .  Re/la  bora,cbe  ci  diciate,  quel- 
lo,cbe  dipoifeguì  circa  gì eueti  delle  immaginate  confeguenze^ 
SALV.  Seguinne,cbe  continuando  noi  per  molti ,  e  molti  mefi  a 
^y  .  far  diligentijjìme  ofseruazioni ,  notando  con  fomma  accura- 

che  fi  offerua-  Uzza  i  pafsaggi  di  varie  Alacchie  in  diu.erfì  tempi  dell'anno,, 

reno  furon_*         fi \trouarono  gì 'euenti  puntualmente  rifpondere.  alle  predi- 
xifpondéti  al-  zioni .. 

|e  predizioni .  $AG1{.  Signor  Simplicio:  come  que/h  ,  ebedice  il  Signor  Salutati. 
fia  vero;  (  ne  già  conuiene por  dubbio  fopra  le  fue  parole  )  dì 
faldi  argomenti ,  e  di  gran  canietture ,  e  difermijfime  efperi- 
enze  bar  anno  bifognoi  Tolemaici ,  e  gli  Arijlotelici ,  per  bi- 
lanciare, vn' incontro  di  tanto  ptfo ,  e  far  sì  ,  che  la  loro  opinio- 
;Blche  il  moto  ne  non  ^a  Ivliimo  tracollo  .. 

annuo    attri-  SIMP..  Piano  Signor  mio,  ebe  forfè  voi  nonfite  ancora  doueper 
buito  alla  ter»  auuentura  vtperfuadcte  d 'efsere '.  peruenuto ..  Imperocché  iot 

ra  rifponda— »         fé  ben  non  mi  fono  interamente  impadronito  della  materia-* 
ze  deHe^Mac-  ^el.  difiorfo fati a  dal  Sig.  Salmati,  non  trono  che  la  mia  logi- 

chiefolari  nò  ca ,  mentre  riguardo  alla  forma, .m.infegnì,  che  tal.  maniera 

però  ne  fegue  d'argomentare  m'induca  necejfità  veruna  di  concludere  afa- 

cheperilcon-  uqr  d.eWipotefi  Copernicana  ,  cìoì  delia  /labilità  del  Sole  nel 

uerfo  dal™-  centro  delZodiaco ,  e  della  mobilità  della  terra,  foito  la  di  lui 

Je  Macchie-*  circonferenza  .   'Perche ,  fé  bene  e.  vtm}  che  po/ia  la  tal  con- 

fi debba  infe-  nerfion  del  Sole  ,  eia  tal  circuizion.  della  terra,  fi  debban  ne-' 

xire  il   moto  cefsariamentefcorger  nelle  Macchie  filari  le  tali ,  e  tali  flra-- 

?""  °  e  er  ^e*         uaganze.  %.  non  perù  nejeguita  r  che  argomentando  per  il  corir 

td&rjOf., 


Del  Galileo.  34$ 

nerfo,  dallo  fcorgerjì  nelle  M  accbie  tali  ftrauaganzc  ,Ji  debba 
necefsariamente  concludere  Interra  muouer/i  per  la  circonfe- 
renza ,  e'I  Sole  efser polio  nel  centro  del  Zjdìaco  .  Imper  occhi 
cbima.fìcura,  che  limili  fìrauaganze  nonpofsano  anco  efser 
vedute  nel  Sole  mobile  per  l'Eclittica  da  gii  abitatori  della  ter- 
ra f  abile  nel  centro  di  quella  /  Se  voi  non  mi  dimofìrate  pri- 
ma ,  che-di  tale  apparenza  non/ìpqfsa  render  ragione,  quan- 
do Jì  faccia  mobile  il  Sole,  e  [labile  la  terra ,  io  non  mi  rimoue- 
rò  dalla  mia  opinion  e,e  dal  credere^  cbe'l  Solejì  muoua ,  e  las 
terra jìia  immobile . 

$AGRK  Strenuamente  si  porta  il  Signor  Simplicio ,.  e  molto  acuta- 
mente s'oppone,  efojìien  laparte  d'Arijiotile ,  e  di.  Tolomeo  : 
e,  sto  debbo  dire  il  vero,  mi  par  che  la  conuerfazione  del.  Sign* 
Saluiati,  ancor  che  siajiata  di  tempo  breue,  l'babbia  addsjìra- 
to  a/sai  nel  di/correr  concludentemente .  Effètto,  che  intendo 
e/sere  jìato  cagionato  in  altri  ancora .  Quanto  poi  all'inue- 
Jìigare  ,  e  giudicare ,  fé  delle  apparenti  eforbitanze  ne  i  moui- 
menti  delle  Macchie  folari  sipofea  render  competente  ragio- 
ne lanciando  la  terra  immobile  >  e  mantenendo  mobile  il  Sole , 
afpetterò,  chelSign.  Saluiati  ci  mamfefìi  il  fuo  pensiero ,  che 
ben  e  credibile^  he  egli  v  babbi  a  fatto  f opra  rcfiejJìone,e  ritrat- 
tone quanto  in  tal  proposito  si  può  produrre . 

$ALV.  lo  ci  ho  più  volte  penfato ,  &  anco  difcorfone  con  V  amico, 
&  o/pile  mio  :  e  circa  quella,  che  siano  per  produrre  i  Filofojì-, 
egli  AJlronomi  in  mantenimento  dell 'antico  sijìema  ,per  vna 
parte  siamo  sicuri ,  sicuri  dico ,  chei  veri,  epuri  "Peripatetici  j       •  ^{^ 
ridendosi  di  chi  s'impiega  in  tali  ,  algujìo  loro ,  insipida  Peripatetici 
fciocchezze,  fpaccieranno  tutte  quejie  apparenze  per  vane  il-  fi    rideranno 
lusionide  crifìalli  :  &  in  quejìa  maniera,  con  poca  fatica  si  li-  delle-»-  Mac- 
bereranno  dall' obbligo  di  penfar  più  oltre  .  Quanto  poi  aiFi-cnlc  J  e       ° 
lofofi  Afìronomi,djppo  bauer  noi  con  qualche  attenzione fpe-  jjj^.  mufloni 
colato  ciò  che  si potefse  addurre  in  mezo  ,  non  habbiamo  inue-  de  crifìalli  del 
Jligato  ripiego,  che  bajìi per  fodisfare  vnitamente  alcorfo  delle  Tekfcopio;, 
Macchie,  t?  al  difcorfo  della  mente .  Io  vi  efporrb  quello  che 
si  e  fouuenuto  ,  e  voi  ne  farete  quel  capitale ,  che  il  giudizio 
voBro  vi  detterà . 
Pojio  che  gli  apparenti  mouimenti  delle  Macchie  folari  Jìano 
quali  difoprafi  e  dichiarato,  epojìa  la  terra  immobile  nel  cenr 
ir 0  dell'Eclittica  ,  nella  cui  circonferenza Jia  collocato  il  cen~ 
ira  del  Sole  >  e  necejfario  che  di  tutte  le  diuerjìtà  ehejìfc.orgo^ 

na'm 


(Quando  la 
tèrra  fìa  immo 
hi  Le  nei  cen- 
tro del  Zo- 
diaco bifogna 
aceri b u ire  al 
Sole  quattro 
mouimenii  di- 
»er(ì ,  come  lì 
dichiara—»  al- 
hijìgp . 


3  4d?  Dialogo  terzo 

no  in  ejt  mouimenit  le  cagioni  rifeggano  in  moti  che  Jtanù 
nei  corpo  folcire  :  il  quale  primieramente  conuerrà,cbe  in/Ls 
Jie/fò  fi riuolga  portando  fecole  Macchie  ;  le  qualifi  èfuppo- 
fio ,  anzi  pur  dimojtrato  e/sere  aderenti  allafolarfuperficie , 
Infognerà fecondarmmente  dire  ,  che  l'Afe  dilla  Jolar  con- 
uerjione  non  fìa parallelo  ali  Afe  dell'Eclittica,  che  è  quanta 
a  dire  ,  che  non  fìa  eretto  perpendicolarmente fopral  piano 
dell'Eclittica , perche, fé fujfe  tale,  ipafaggidi  efse  Macchia 
ti  apparirebber fatti  per  linee  rette,  e  parallele  ali  Eclittica.  E 
dunque  tale  Afe  inclinato ,  poiché  ipafaggiper  lo  più  appa- 
ri/con  fatti  per  linee  curue .  tiara  nel  terzo  luogo  neceffario 
dire  che  ImcUnazion  di  quejìo  Affé  non  fi  a  fi  fi  a,  e  riguardan- 
te di  continuo  verfo  ti  mede/imo  punto  dell  i^niuerfo  ,  anzi 
ohe  di  momento,  in  momento  vadia  mutando  direzione  ;  per- 
che ^quando  la  pendenza  riguardale  continuamente  verfo  Vi- 
fìejfo  punto  ,  ipàffàggi  delle  Macchie  non  cangerebbero  già 
mai  apparenza  ;  ma  retti ,  o  curiti , piegati  in  su  ,  ò  ingiù ,  of- 
fendenti, ò  defeendenti,  che  apparijfero  vna  volta,  tali  appa- 
rirebber fempre  .  E  forza  dunque  dire  tale  Afe  ejfer  conuer- 
tibile  ;  e  talora  trouarfì  nel  piano  del  cerchio  e/Iremo  termina- 
tor dell  Emisferio  apparente ,  allora  dico  quando  i  pajfaggi 
delle  A'Jaccbie  apparì/cono  fatti  per  linee  rette ,  e  più  che  mai 
pendenti  ,  il  che  accade  due  volte  l  anno  :  altre  volte  poi  tro- 
uarfì nel  piano  del  meridiano  del  riguardante,  in  modo  fate 
che  Ivno  defuoi  Policafhi  nel  folate  Emisferip  apparente,c 
l'altro  nell'occulto  ;  & amendue  lontani  da  i punti  ejiremi ,  o 
vogliam  dire  da  i  Tali  d'vn  altro  Ajfe  del  Sole  ,  il  quale  fio— » 
parallelo  ali  Afe  dell'Eclittica'-,  (  il  qual  fecondo  Affé  conuer- 
rà  necejfariamenie  ajfegnare  al  Globo  del  Sole  )  lontani  dico 
tanto  quanto  importa  l inclinazione  deWiAjfe  della  reuolu- 
zione  delle  Macchie  ;  e  di  più  che  il  polo  cadente  nell  Emisfe- 
rio apparente  vna  volta  fìa  nella  parte  fuperiore  ,  e  l'altra^» 
nell'inferiore  :  perchè  del  cosi  accadere  neceffario  argomento 
eme  danno  ipajfaggi  quando  fono  equìhbrati,e  nelle  lor  maf- 
Jìme  curuità,hora  col  conuejfo  loro  verfo  la  parte  inferiore,^/ 
altra  volta  verfo  la  fuperiore  del  difeo  folate.  E  perchè  tali  fìa 
tifi  vano  contìnuamete  mutado?facendofì le  inclinazioni ,e  le 
incuruazioni  or  maggiori,  &or  minori;  e  talora  riducendo/i 
quelle  all'  equilibrio  perfetto  ,e  queflt  alla  perfetta  dirittezza,có 
ttien  necejfariamenie  porre  VtjieJJò  Affé  della  reuoluzione  me- 

Jìrua 


Del  Galileo  .  3  47 

Jirua  delle  Macchie  bauere  vna fua  propria  conuerjioneper  la 
quale  i  fuoi  'Poli  defcriuano  due  cerchi  intorno  a  i  Polid'vn' 
altro  Afe,  il  quale  per  ciò  conuiene  (  come  ho  detto  )  ajfegna- 
re  al  Sole ,  il  fhmdiametro  de  i  quali  cerchi  rifponda  alla  qua- 
tit.ì  dell' 'inclinazione  del  medejtmo  AJJe .  Et  e  necejfario ,  che 
il  tempo  delfico  periodo fia  d' vn'anno,  auuengache  tale  è  il  te- 
po,  nel  quale fi '  reBituifcono  tutte  l'apparenze ,  ediuerfità  ne 
i paraggi  delle  Macchie .  E  delfarjila  conuerjione  dì  quejìo 
CÀjfefopra  i  Poli  dell  altro  AJ/e  parallelo  a  quel  dell' Eclitti- 
ca}  e  non  intorno  ad  altri  punti ,  ne  fon  manifefìo  indìzio  le 
maffìme  inclinazioni,  e  lemajftme  incuruazioni,  le  quali  fon 
fempre  della  medejlma  grandezza  .  Talché  finalmente  per 
mantener  la  terra Jìabile  nel  centro  ,farà  necejfario  attribui- 
re al  -ole  due  mouimenti  intorno  al  proprio  centro,  fopra  due 
differenti  Affi,  l'vno  de  i  quali finifca  la  fua  conuerjìone  in 
vn'anno,  e  l'altro  la  fua  in  manco  di  vn  mefe;  il  quale  ajfun- 
to  all'intelletto  mio  si  rapprefenta  molto  duro ,  e  quafi  impof 
fibile  :  e  quejìo  depende  dal  douerji  attribuire  allijiejfo  corpo 
folare  du  altri  mouimeti  intorno  alla  terra  fopra  diuerfi  Af- 
fi, defertuendo  con  l'vno  l'Eclittica  in  vn'anno  ,  e  con  l'altro 
formando  fpire ,  b  cerchi  paralleli  all'Equinoziale  vno  per 
giorno  :  onde  quel  terzo  mouimento ,  il  qualfi  debbe  ajfegna- 
realglobo  del  Sole  injejiejfo  (non  parlo  di  quello  quafi  me- 
fìruo ,  che  conduce  le  Macchie ,  ma  dico  dell  'altro ,  che  deue 
trasferir  l'Afe ,  &  i  Poli  di  quejìo  meflruo  )  non  fi  vede  ra- 
gion nejfunaper  la  quale  ei  debbafinire  il  fuo  periodo  più  to,+ 
jio  in  vn'anno,  come  dependente  dal  moto  annuo  per  l'Eclit- 
tica, che  in  ventiquattrhore3  come  dependente  dal  moto  diur- 
no  fopra  i  Poli  dell'Equinoziale  .  So,  che  quefìo,  che  dico  al 
prefente  e  afsai  ofeuro  ,  ma  vi  fi  farà  manifefìo  quando  par- 
leremo del  terzo  moto  annuo  afsegnato  dal  Copernico  aìla-~> 
terra  .  Ora  quando  quelli  quattro  moti  tanto  tra  di  loro  in- 
congruenti (  li  quali  tutti  per  neceffìtà  conuerrebbe  attribui- 
re all'ijìefso  corpo  del  Sole  )Jìpofsano  ridurre  avnfolo,e  fem- 
plìci (fimo  afsegnato  al  Sole  [opra  vn'Afsenon  mai  alterabile , 
e  ebefenza  innouar  cofa  veruna  nei  mouimenti per  tanti  al- 
tri rincontri  afsegnati  al  globo  terrejlreji  pofs.a  così  ageuol- 
mente  faluar  tante  Brauaganti  apparenze  nei  mouimenti 
delle  Macchie  filari  7par  veramente^  che  il  partito  non  Jìa  da. 
ncufarji% 

Quejla 


34-8  Dialogo  terzo 

Queslo  Signor  Simplicio  è  quanto  fn' or  a  èfouuenuto  alVamU% 
nofìror<&  a  me  dapoterfi prodttrre  ,  in  efplicazion  di  quejia 
apparenza  ,  dai  Copernicani ,  e  da  i  Tolemaici  per  manteni- 
mento dille  loro  opinioni .  Voi  falene  quel  capitale,  che  il  giù* 
dizio  vo/lro  viperfu'ade . 

SIMP.  Io  mi  conojci)  inabile  a  potermi  intromettere  in  vna  decì- 
sone tanto  importante .  E  quanto  al  concetto  mio  me  nefìa- 
ri)  neutrale;  con  ifperanza  per  o ,  chejìaper  venir  tempo ,  cbt 
■illuminati  da  più  alte  contemplazioni ,  che  non  fono  quejli 
no  fin  vmani  difcorfì,  ci  debba  efsere  suelaia  la  mente ,  e  tolta 
via  quella  caligine,  che  bora  cela  tiene  ojfufcata  . 

:SAGR.  Ottimo,  efanto  e  il  conjìglio,  al  quale  si  attiene  il  Sig.  Sim- 
plicio, e  degno  d'efser  da  tutti  riceuuto,  efeguito,  come  quello, 
che  dreriuandodallafommafapienza^efuprema-autoritàfSO- 
lo  pub  con  sicurezza  efsere  abbracciato  .  Ma  per  quanto  à 
permefso  di  penetrare -al  difcorfo  birmano ,  contenendomi  de- 
tro  a  ì  termini  delle  conietture,  e  delle  ragioni  probabili  ■>  dirb 
bene  vn  poco  più  refluamente-,  che  no?ifà  il  Sign.  Simplicio, 
non  hauerira  quante fottigliezze  io  mai  mi  habbiafentit<L~>, 
incontrato  mai  co  fa  di  maggior  marauiglia  al  mio  intelletto, 
riè  che  più  grettamente  m'babbia  allacciata  la  mente  (tratto- 
ne le  pure  Geometriche ,  &  Aritmetiche  dimoflr azioni  )  di 
qtiefle  due  cometture,prefe  l'vna  dalle fazioni,  e  retrograda- 
zioni de  i  cinque  pianeti ,  e  l'altra  da  quefìe  firauaganze  de  i 
mouimenti  delle  Macchie  folari  :  e  perche  mi  pare ,  che  elleno) 
tanto  facilmente ,  elucidamente  rendala  vera  cagione  di  ap- 
parenze tanto  flrauaganti ,  mojìr arido  ^come  vn  folo  femplice 
■moto ,  mefcoìaio  con  tanti  altri  pur  femplici ,  ma  tra  di  loro 
differenti  s  fenza  introdur diffcultà  alcuna ,  anzi  con  leu ar 
tuttexpueUe,  eh"  accompagnano  l' altra  posizione ,  vb  meco  me- 
desimo concludendo  necefsariamentebifognare,che  quelli,  che 

rejìano  contumaci  contro  a  quejìa  dottrina  fo  non  habbian » 

fen titefònnn  habbian o in tefe  quejìe  tanto  manifejla mentii 
concludenti  ragioni . 

SAL  V.  Io  non  gli  attribuirò  titolo  ne  di  concludenti,  ne  di  non—t 
concludenti,  attefochè ,  come  altre  volte  ho  detto  ,  rintenzio» 
mia  non  è  fiata  di  rifoluer  cofa  veruna  fopra  così  alta  quis- 
tione ,  ma  folo  di  proporre  quelle  ragioni  naturali ,  &ajlro- 
nomiche,  le  quali  per  l'vna,  e  peri  altra  posizione  pofsono  da 
me  addursi ,  lafiando  ad  altri  la  determinazione ,-  la  qual<L-> 

non 


Del  Galileo.  3  4-? 

non  dourà  in  vltimo  efser 'ambigua,  attefoche^nztenendo-vnm 
delle  due  coftituzioni  efser  nec  e  [saviamente  vera ,  t  l'altra  nt- 
ce  Isa  riamente  falfa  ,  impoffibil  co  fa  e,  che  ( Handù pero  trai 
termini  detfe  dottrine  bumane)  le  ragioni  addotte  per  la  par* 
te  vei  a  nonfimamfejiino  altrettanto  concludenti ,  quanto  le 
in  contrario  vane ,  C  inefficaci . 

SA  S .  ì .  Sarà  dunque  tempo,cbe /enfiamo  le  opposizioni  del  libret- 
to deiU  conclusioni^  à  difquisiziom  che  il  signor  Simplicio  ba 
riportata . 

S1MP.  Ecco  il  libro ,  &  ecco  illuogo  doue  l'autore  prima  breuc~ 
mente  defcrtue  Usifìema  mondano  conforme  alla posizion  del 
Copernico,  dicendo  terram  igitur  vna  cu  Luna,totoq;hoc 
elementari  mundo  Copernicus,&c. 

SALV.  Fermate  vn  poco  Signor  Simplicio ,  che  mi  pare ,  che  que- 
Jìo  autore  in  quefìo  primo  ingrefso  si  dichiari  molto  poca  in- 
telligente della  posizione)  la  quale  egli  intraprende  a  voler  con- 
futare ,  mentre  dice,  che  il  Copernico  fa  che  la  terra  insieme 
con  la  Luna  va  deferiuendo  in  vn'anno  l'orbe  magno  mom- 
doji  da  Oriente,  verfo  Occidente:  cofa,  che  si  come  e  falfa ,  & 
imponibile,  cosi  non  fu  mai  profferita  da  quello  ;  ma  ben  la  fa 
egli  andare  al  con tr aio,  dico  da  Occidente  verfo  Oriente ,  cioè 
fecondo  l'ordine  de  ifegni;  onde  tale  apparifee  poi  efser  il  mota 
annuo  del  Sole  coflituito  im  n  obi  le  nel  centro  del  Zodiaco..  Ve- 
dete troppa  ardita  confidenza  di  vna.  ^Mettersi  alla  confu- 
tazione della  dottrina  di  vn  altra  »  &  ignorare  i  fuoi primi 
fondamenti fopra  i  quali  s'appoggia  la  maggiore,  e  più  impor- 
tante parte  di  tutta  lafabrica  *  Quefìo  e  vn  cattiuo  principia 
per  guadagnarsi  credito  apprefso  il  lettore:  mafeguitiamopiù 
auanti . 

SJMP.  EfplicatoVvniuerfalsifiema  ,  comincia  a propor  fue  in- 
Jìanze  contro  a  quefìo  mouimenta  annuo t  e  le  prime  fon  que- 
Jìe  eh' e'  pro'ferifce  ironicamente^  inderisione  del  Copernico^ 
e  defuoi  flguacifcriuendojcbe  in  quefta  fantafticacoftituzia- 
ne  del  Mondo  conuien  dir  folenniffimefc iocchezze  ;  cioè,  che 'l    T  .         •», 
Sole  ,  Venere,  e  jvter  curio  fon  folto,  alla  terra ,  e  che  le  mate-  certo  ]jt>retta 
riegraui  vanno  naturalmente  all'in  sù,e  le  leggiere  all' ingiù:  proporte  iro- 
e  che  Crifto.noftro  Signore,  e  Redentore  fall  agli  inferi ,  efeefe  nicamente  e® 
in  Cielo  ,  quando  s'auukina  al  Sole  ,.  e  che  quando  Iofue  co-  trP  a*  Copejf? 
mando  al  Sole ,  che  si  ferma/se,  la  terra  si  fermò ,  ò  vero  il  Sole  nico* 
ùmof se  al  contrario  della  ttrrah  e  che  quando  il  Sole  ì  in  Catf* 


$$o  Dialogo  terzo 

ero,  la  terra  feorreper  il  Capricorno  .  E  che  i  fegni  Iemali 
fanno  laftate}  egli  tfìiuah  ti  verno;  e  che  non  Lf itile  alla  ter- 
ra ,  ma  la  Urrà  alle  felle  nafee ,  e  tramonta ,  e  che  l'Oriente 
comincia  in  Occidente ,  e  l uccidente  in  Oriente;  & 'in  fomma 
che  quasi  tuttofi  corfo  del  <ShL  ondo  si  travolge  •    . 

SALV.  Ogni  cofa  mi  piace  fuor  che  Vhauermefcolaii  luoghi  della 
fiera Jcrittura,fempre  veneranda  ,  e  tremenda^  tra  que/te^j» 
puerizie  purtroppo  fcurrdi ,  e  volfuto ferire  con  cofe  f acro- 
fante,  chi  per  if e  terzo,  e  da  burla  flofof andò,  non  afferma  ne 
nega  ,  ma  fatti  alcuni  prefuppoJii,ò  ipotefì  familiarmente  ra* 
giona . 

SIM'P.  Veramente  ha  fcandaUzato  me  ancora ,  e  non  poco  ;  <lj 
majjime  co' i  foggiu gner  poi,  che  fé  bene  i  Copernìcbiflì  rifpo- 
dono,bencbe  affai  fìrauolt  amente  a  quejle,ejimili  altre  ragio- 
ni, non  pero  potranno  f disfare ,  e  rifpmdere  alle  cofe,  chz^ 
feguono . 

SALV*  Quefìèpoi  peggio  di  tutto;  perchè  mofìra  d'hauer  cofe  più 
efficaci,  e  concludenti,  che  le  autorità  delle  Sacre  Lettere  ;  ma 
di  grazia  r ineriamo  quejle,  epajjiamo  a  i  difcorji  naturali,  & 
humani  ;  anzi  pure  quando  e'  non  produca  tra  le  ragioni  n  a- 
turali  cofe  di  miglior  fenfo, eh  e  quejle  fin  qui  addottepotremo 
lajciar  da  banda  tutta  qutjìa  tmprefa , perchè  io  fìcuramentt 
non  fon  per  fpender  parola  in  rifponde, re  a  inezzie  così  feem- 
pie  :  e  quello  che  egli  dice ,  che  i  Copernicbijii  rifpondono  a-* 
quefìe  injìanze  èfalfijfimo,  né  fi  può  credere,  che  huomo  alcu- 
no/i metteffe  a  co?i/umar  il  tempo  tanto  inutilmente  . 

SIMP.  Concorro  io  ancora  neWijteffo  giudizio:  però  fentiamo 
l'altre  infìanze,  che  egli  arreca  per  molto  più  gagliarde .  Et 
ecco  qui,  come  voi  vedete  egli  con  calcoli  efaitijjìmi  conclude , 
Ponendoli  il  c]oe  quando  lorbe  magno  della  terra  nel  quale  il  Copernico fò 

f10^  n"110  c^e  t^afcorr^  *&  vrìanno  intorno  al  Sole,fuffe  come  infenfi- 

bifoena ,  che  ^e  ri/petto  alVimmenfità  della  sfracellata,  fecondo  ,  ebe  l'i- 

vna  itllea  fitta  fieff°  Copernico  dice,  che  bìfogna  porlo  ,conuerr  ebbe  dì  necejji- 
lìa    maggiore  fa  dire,  e  confermare,  chele  Belle fife fajferoptr  vnadijian- 

<ìi  tutto  1  orbe  za  inimmaginabile  lotane  da  noi ,  e  che  le  minori  dì  loro  fuf- 

£n  *  fero  più  grandi,  che  non  è  tutto  l'ifìefo  orbe  magno,  <fc?  alcu* 

ne  altre  maggiori  affai  di  tutta  la  sfera  di  Saturno  ;  moli 
veramente  pur  troppo  vaile  ,&  incompren/ibiiì  ;  ò"  incre- 
dibili . 

SALV.  logia  ho  veduto  vna  cofafimile portata  da  Ticone ,  con- 
tro 


Del  Galileo .  351 

tro  al  Copernico, e  non  è  bora,  che  bo  /coperta  ìa  f aliaci  a, b  per 
dir  meglio  le  fallacie  di  quefìo  difcorfo  fabbricato  /opra  lpo-  Argométo  'di 
tefifal/ìjfìme, e/òpra  vn pronunciato  delmedefimo  Coperni-  tofopra  jpoM 
to.pnfo  da  i  puoi contraddittori ,  con  vnapun,  ualijjìma  Jlret-  fi  taife. 
tezza,  come  fanno  quei  litiganti,  chehauenda  il  torto  nel  me-  Litiganti,  che 
rito  principale  della  caufa  ,fi  attaccano  a  vna  fola  par viuzza  hanno  il  rotto 
incidentemente  prò  ferita  dalla  parte ,  e  su  quella  Strepitano11  attaccano  a 
fin  za  prender Joita  :  E  per  vofirapiu  chiara  intelligenza^;  della  parte.-» 
bauendo  il  Copernico  dichiarato  quelle  mirabili  confieguenze,  detta  accidf- 
the  dcrw.ano  dal  mouirmto  annuo  della  terra  negli  altri  piai-  temente  . 
neti ,  cioè  le  direzioni ,  e  retrogradazioni  de  i  tre  fuperiori  m 
particolare;  foggiunfi ,  che  queBa  apparente  mutazione  (ebe 
più  in  Marte,  che  in  Gioue  ,per  ejkr  Gioue  più  lontano ,  e-» 
meno  ancora  in    aturno  per  ejfierpiu  totano  di  Gioue,  Jì  fior-    L'apparente 
geud)  nelle  felle  fi JfereBau  a  infienfibile  perla  loro  immtnfia  diuerfìtà  di 
lontananza  da  noi  in  comparazion  della  difianza  di  Gioue,b  moto  de  i  pia- 
di  Saturno  .  Qui  fi  leu  ano  su  gli  auuerfarij  di  quejìa  opinio-  j?oetJ..  rf      V?~ 
ne,  eprefa  quella  nominata  infienfbilità  del  Copernico ,  come  f^eile.  iilfe» 
preja  da  lui  per  cofa ,  che  realmente ,  &  affolutamentefia—» 
nulla  ,  e  foggiugnendo ,  che  vna  Bella  fifa  anco  delle  mi- 
nori e  pur  fènfbile,  poiché  ella  cade  fiotto  il  fenfo  della  vifia  , 
vengono  calcolando  ,  con  linteruento  di  altri  fialfi  ajfiunti ,, 
e  concludendo  ,  bi fognare  in  dottrina  del  Copernico  ammet- 
tere,  che  vna  Beìhfijfa  fi  a  maggiore  affai ,  che  tutto  l'orbe 
magno.  Ora  io  per  dtficoprir  la  vanità  di  tutto  quefìo  prò-  _ 
grejfo ,  mofirerò ,  che  dal  porre,  che  vna  Bella  fissa  della  fi-  fi^a  jg]]a  Vf"f 
Jìa  grandezza  non  Jìa  maggior  del  Sole ,  fi  conclude  con  di- {fa  grandezza 
mojlrazion  veracc,che  la  dijìanza  di  efjejìelle fisse  da  noi  vie-  non  fi'a  mag- 
ne  ad  efier  tanta,  che  bajìa  per  far ,  che  in  effe  non  apparifca—>  por  ^c}  -Sole,, 

notabile  il  mouimento  annuo  della  terra ,  che  ne  i  pianeti  ca-    u         .    .  lta 

r  j-  j~    rr        ir         •      •      •    v~  •    rr  •       che  nei  piane 

gionaji grandi,  iy  ojjeruabili  variazioni;  <&r  mjieme partita-  tj  £  gride  nel 

mente  mofirerò  le  gran  fallacie  negli  ajfiunti  de  gli  auuerfarij  le  fìfle  refta_*. 

del  Copernico  .  come  infenlì- 

B prima fuppongo  con  Vifìefso  Copernico,  e  concordemente 

con  gli  auuerfarij ,  che  il femediametro  dell  orbe  magno  t  ch'è.   Difianza  dei 

la  diBan^a  della  terra  al  Sole,  contenga  1208.  fiemidiametri  Sole  contiene 

di  ejfia  terra  .  Secondai  iamente pongo,con  l 'affenfi rde 'i  mede-  \z?f\  femid» 

fimi,  e  con  la  verità,il  diametro  apparente  del  Sole  nella  fua—>  Diametro^el 

mediocre  difianza  effier  circa  vn  me fo grado, cioè  minuti  prì-  Sole_>   me*©. 

vù 3 Q.cbe fono iSQQ.ficQndiiCiQÌiQXooO' terzi  •  Eperche  grado*. 

m 


tìforfhrtfo  dì 
«rtfa  fìifa  delia 
.prima  gran- 
«ezzàj  e  d'vna 
biella  itila . 
Diametro  àp- 
parcce  dei  vo 
le,  tjiLKo  tnag 
gioie  di  cpueì 
5.' vu*  iuia  „ 


©iftanza  d'v» 
na  fiifa  ddla 
(élla  gradezza 
quanto  fìa  pò 
fio  la  ikltaèf 
fer  eguale  al 
Sole. 

Nelle  ftelk-» 
fiffe  la  diuerfi 
tà  d'afpettò  ca 
gionata  dall' 
orbe  magno, 
poco  maggio- 
re della  cagio 
nata  dalla  ter 
ra  nel  Sole. 
Stella  della-» 
fella  grandez- 
za pofta  da  Ti 
(Coneje  dall'au 
tor  del  libret- 
to centofeimi- 
lioni  di  volte 
maggiore  del 
bifogno . 
Computo  del 
la  grandezza 
della  fifia  ri- 
fpetto  all'or- 
be magno. 


5'5i  Dialogo  terzo 

il  diametro  apparente  a"  vna  filila  fi  fisa  della  prima  grandez* 
za  non  è  più  di  $.fiec.  cioè  300.  ter.  ó'  il  diametro  di  vna  fi.fi- 
fa  della  (ejla  grandezza  j  oJer.  (e  q  ut  e  il  ma/fimo  errore  d<L~* 
gli auuerfarij del  Copernico)  Adi. nque  il  diametro  del  Sol* 
contiene  il  diametro  d'vna  fifa  dilla  Je/ia  grrdezza  2160* 
volte  .  E  pero  quado  fi pò  ne/ se  vna  fi/sa  dilla fefla  grandez- 
za  ejfier  realmente  eguale  al  Sole,  e  non  maggiore,  e  bei  il  me- 
defimo,  che  dire.quavi  do  fi  allori  innaffi  il  òole  tati  to,  che  ilfiua 
diametro  fi  mofìraffe  vna  delle  21 60.  parti  di  quello  ,  che  ci  fi 
mofira  adeffo ,  la  dijìanza  fina  converrebbe  ejhr  2160.  volte 
fnaggiore  di  quello,  che  e  bora  in  effetto,  che  't  quanto  dire ,  chi 
la  diiìanza  delle  fisse  della  fi  fìa  grandezzafia  2160.  fiemi» 
■diametri  dell'erbe  magno .  È  perche  la  diflanza  del  Sole  dalla 
terra  contiene  di  comune  ajjènfio  1 20 8 '.  ficmidiametri  di  efisa 
terra  ,ela  difìanza  delle  fisse  (  come  fi  s  detto  )  2160.  fimi" 
diametri  dell'orbe  magno,adunque  molto  maggiore(cioè  qua- 
fili  doppio  )  ì  il  fimidiametro  della  terra  in  comparaziont^* 
dell'orbe  magri  0 ,  cbe'l  fimidiametro  dell'orbe  magno  in  rela- 
zione-alia  diflanza  delia  sfera  stellata  ì  e  per  eie  la  diuerfiià 
di  appetto  nelle fìjfie  cagionata  dal  diametro  dell'orbe  magno 
poco  più  ojferuabile  può  ejfier  di  quella,  che  fi offèrua  nel  Sole  t 
der  mante  dal fimidiametro  della  terra . 

SAGR.  Queftaper  il  primo  fiatino  fa  vngran  calare . 

SALV,  Fallo  veramente  poi  che  vna  filetta  fifa  della  fiefia  gran* 
dezza-,  che  al  iompuiodi  quefìo  autore  bifognaua per~mante- 
nimento  del  detto  del  Copernico ,  che  fuffe grande  quàto  tut- 
to Vorbe  magno ,  tot  porla  fidamente  eguale  al  Sole ,  il  quaì 
Sole  è  minore  affai  della  centofieimilionefima  parte  di  ejfio  orbe 
fnagrio,,rende  la  sferajìellata  tanto  grande ,  e  alta ,  che  bafif& 
per  rknuouere  l wììanza fatta  contro  ejfio  Copernico . 

SAGJ\.  Fatemi  digrazia  quello  computo , 

SALV.  Il  computo  e  facile,  ebreuijfimo.  Il  diametro  del  Sole  ì 
vn dici  fimidiametro  della  terra  ,  $T  il  diametro  dell'orbe 
magno  contiene  dei  medefimi  241 6.  per  ditto  comune  delizi 
parti;  talché  il  diametro  dell'orbe  contiene  quel  del  Sole  220, 
volte  profiìmamente;  E  perche  le  sfere  fono  tra  di  loro ,  come 
i  Cubi  de  i  lor  diametri ,  facciamo  il  Cubo  di  220.  cbe\ 
1064S0000.  & haueremo  Vorbe  magno  maggior  del  ScI<l~* 
ttntofiejmilioni ,  e  quattrocent 'ottantamila  volte ,  al  qual  or- 
ile magno  diceva  quefi' autore  douef  efere  eguale  vn a  fella 
della  fiefia  grandezza .  L'erro? 


Dei  Galileo.  flf? 

ÌAGR.  Verfdr  dunque  di  cofìoro  confijle  nelf  ingannar  fi  JòraZ 
mamente  nel  prender  il  diametro  apparente  delle  fi  elle  fife . 

^ALV.  Cotejlo  e  l'errore,  ma  non  efolo;  e  veramente  io  rejio  gran- 
demente ammirato  ,  come  tanti  ^Afironomi ,  e  pur  di  gran-^ 
nome,  quali  fono  Jilj agrano,  Albategno,  Tebizio ,  e  più  mo-  Inganno 
ternamente  i  Ticoni ,  i  Cla-ui/,  &  in  fomma  tutti  i  predecef  munc  di  tute» 
fon  al  nojtro  accademico, fifien  così  altamente  ingannai  i  ne  l^1  aitronom» 
determinar  le  grandezze  di  tutte  lefitlle ,  tanto fijfè ,  quanto  SSdczxèiill 
Mobili,  trattine  i  dua  luminari};  ne  babbiano  pojto  cura  alla  fe  Hgiie, 
irradiazione  xiuuentiziajche  inganneztolmente  le  rnoflr-a  cen- 
to, e  più  volte  maggiori ,  che  quando  Ji  veggono  fenza  crini  ; 
tnonfipuofcufare  quefla  loro  inauuertenza ,  perche  era  in 
lorpotefià  il  vederle  a  lor  piacimento  fenza  i  -crini ,  che  bajia 
guardarle  nella  lor  prima  apparizion  delia  fera  ,  ò  vltìma  oc-  Venere  rend* 
cultazion  dell'aurora;  e  fé  non  altro  Venere ,  che  pure  fpejfe  mefciifabUe  i' 
volte  fi  vede  di  mezo  giorno  cosìpiccoia,  chebè  bifognaaguz-  error  degli  *- 
zar  la  vifia,  e  che  pur  poi  nelLi  feguente  notte  comparifee  vna  fonefd^ternlì 
grandi ffìma fiaccola,  gli  doueua fare  accorti  della  lor  fallacia ,  nar  ie  gfandea 
che  no  crederò  già  che  eglino  jiimajfcro  il  vero  difeo  ejfèr  quel-  ze  delle  itelk» 
lo,  chefìmofir  a  nelle  profonde  tenebre,  e  non  quello,  che  fi 
forge  nell'ambiente  luminofo, perche  inofiri  lumi,  che  vedu- 
ti la  notte  di  lontano  apparifcon  grandi  >  e  da  vicino  mofira- 
no  la  lor  vera  fiammella  terminata,  e  piccola,  poteuano  a  fuf- 
ficieuza  fargli  cauti  ,•  anzi  s'io  deuo  liberamente  dire  il  mio 
parere ,  credo  ajfolutanente  ,  che  nejfun  dicofìoro  ,  ne  anco 
T  icone  fìejfo  tanto  accurato  nel  maneggiare  flrumenti  Afiro- 
nomici,  e  che  tanto  grandi,  {7  efatti ,  fenza  rìfpiarmo  di  fptfc 
grandi  [[ime  ne  fabbrico,  fi  fieno  mejfimai  a  voler  prendere ,  9 
mfurare  l'apparente  diametro  d'alcun-a  /Llla,  trattone  il  So- 
ie ,  e  la  Luna  ;  ma  penfo,  che  arbitrariamente,  e  come  fi  dice  a 
occhio ,  vno  di  loro  de  ipiu  antichi  pronunciale  la  co  fa  ejfer 
tosi,  e  che  ijeguaci  poi  fenza  altro  rìfeontro ,  fé  ne  fieno  fiati 
al  primo  detto  ;  che  quando  alcuno  di  loro fi fujfe  applicato  al 
fame  qualche  i  iproua fi farebbe  fenza  dubbio  accorto  dell 'in- 
ganno . 
$AG£L  Ma  fé  eglino  macauano  del  Tele/copio,  e  voi  di  già  hauete 
detto,  ctie  l'amico  nofiro  con  tale  flrumento  e  venuto  in  cogni- 
zione della  verità,  deuono gli  altri  reilare  feufati^e non  accu~ 
fati  di  negligenza . 
SALV*  Qutjiofeguinbbe,  quando  senza* IT elefcopio  nonfipottfi 

Z»       fé  otte- 


Modo  per  mi* 
furare  il  dia- 
jnetro  appa- 
rente d'vna— » 
iìeUa,. 


$  5  4  Dialogo  terzo 

fé  ottenere  V'intento .  E  vero,  che  talefirumento.co*l  moslrar 
il  di/co  della  fella  nudo,  &  ingrandito  cento,  e. mille  volte , 
rende  l'operazione  più  facile  afrai,.  ma  fi  pub <anco fenza  lo 
frumento  confeguir,fe  ben.  non  così  efattamente  J'iftejfo ,  & 
io  più  volte,  l'ho  fatto  ,  e'I  modo ,  che  ho 'tenuto  è.  quejìo .  Ho 
fatto  pendere,  vna  cordicella  verfo  qualche jlella,&  io  mi  son 
fruito  della  lira,  che nafce tra.  Settentrione,  e  Greco,  e  poi  con 
l 'apprejfarmi ,e slontanarmi da  ejfa  corda  trapojia  tra  me ,  e 
la  fella,  ho  trouato  il pojlo,  dal  quale  lagrojfezza  della  corda 
puntualmenteminafconde  la Jiella:  fatto  qnefto  hoprefo  la 
lontananza  dall'occhio  alla.corda,  che  viene  a  ejfer'vn  de  lati, 
che  comprendon  l'angolo,  chejì forma  nell'occhio ,  e  che  infijic 
fopra  lagrojfezza  della  corda,  e  cheìfimile ,  anzi  l'ifiejfo ,  che 
l 'angolo,  cbe.nella  sfera Jìellata  ìnfijiè fopra  il  diametro  della, 
Jiella,  e  dalla  proporzione  della  grojf  zza  della  corda  alla  di' 
Jianzadall\Qcchìoallacorda,con  ìatauola  degliarchi,e  corde, 
ho  immediatamente,  trouata  la  quantità  dell'angolo  :  vfando 
però  la  [olita,  cautela,  che.  si ojfevuamel. prendere  angoli  così 
acuti  di  non  formare  il  concorfo  de.  raggi  vifuali  nel.  centro 
dell'occhio ,  doue  non  vanno  fé  non  refratti,  ma  oltre  all'oc» 
chio,  doue  realmente  la  grandezza,  della,  pupilla  gli  manda  a» 
concorrere.. 

SAGI^  Capi/co  quefla  cautela,  fé  ben  vi  h'ovn.non  so,  eh  e.  di  dub- 
bio, ma  quelchemidàpiufaftidio  e ,  che  in  quejìa  operazione, 
quando  fi  faccia  nelle  tenbere  della  notte,, mi  par  che  fi  mifuri 
il  diametro, del  difeo  irraggiato ,  e  non  il.vero,e  nudo  della- 
fella:. , 

$:ALV.  Signor  nò ,  perchè  la  corda  nel:  coprir*  il  nudo  corpicelh 
della  fella,  leua.via  i  capelli,  che  non  Jonfuoi ,  ma  del  nojtro  * 
occhio,  dei  quali  rimanpriuofubito,  chef  gli  nafeonde  il  ve- 
ro di/co;  e  voi  nel  far  l'o/Jèruazione  vedrete ,  come  inajpetta- 
tamente  vi  si  cuopre  da  vna.  fottil  cordicella  quella  affai  . 
granfiaccola,chepareua non  douerfi nascondere,  fé  non  dop- 
pò  ofiacoloafiai  maggiore  \per  mifurar  poi  efatttjjìmamentey: 
eritrouar  quantedi .  tali grojfezze  di  corda  entrino  nella  di- 
ftànzà  dell'occhio , piglio ,  nonvn  foto  diametro  della  corda,, 
ma  accoppiando  molti  pezzi  della  medefima fopra  vna  tauola, , 
sì  che  fi  tocchine?,  prendo  con  vncompafso  tutto  lo  fpazio  oc- 
cupato dai $.020.  di  loro,  e  coniai  mifur a  rnifuro  la  lènta* 
nanzagtà  con  altro  più  fottil Jìlo,prefa  dalla  corda  alconcor*- 

fode] 


Del  Galileo  r  ì$J 

fi  de'  rag&*  vìfuali .  Econquefta  afsaì  efatta  operazione  tro* 

no  il  diametro  apparente^' vn ra  fifsa  della  prima  grandezza  , 

fumato  comunemente 2.  min.pri. <& anco 3. min. pri.  da'Ti-  Dkmetro  «P* 

toue  nelle  fue  lettere  Agronomiche  e ap.i  67 .  non  efser più  di  vna  ti*'a  delia 

S.ftc.cbeevna:Mle24.-òdeUe-s6.partidi  quello,  che  #£"™*Sp*ù dì 

ban  creduto  :hor  vedete fopraxbeigrauUrrorifoii  fondale  le  cnrHie  *m;nll. 

lor  dottrine .  kti4tcondi. 

JfAGR.  Veggo ,  e  comprendo  benìfjimo,  ma  prima  ,chepafsarpiù 
oltre  vorrei  proporre  il  dubbio ,  che  mi  nafee  nel  ritrouare  il 
concorfo  de'  raggi  vifuali  oltre  ali  occhio,  quando  fi  rimirano 
oggetti  comprejìfùtto  angoli  molto  acuti ig  e la-dijfUultìmia-j* 
procede  dai  parermi,  che  tal  concorfo pofta  éfserthorpiù  lon- 
tano, &  bormeno ,  e  quejto  non  tanto  mediante  la  maggiore, 
ò  minor  grandezza  dell'oggetto  ,  che Jì  riguarda ,  quanto  che 
nel  riguardare  oggetti  dell' iftif sa  grandezza  mi  pare,  che'l  co- 
corfo  de*  raggi  per  certo  altro  rijpetodeua  far/i  più ,  e  meno 
remoto  dal? occhio . 

SALV.  Già  veggo  doue tende  la  perfpicacità  del  Sig.  Sagr.  diligen- 
ti/fimo ofseruatore delle  cofe  della  natura ,  e  farei  benqualfì- 
uogliafcommefsa,  che  tra  mille ,  che  hanno  ofseruato  ne  gatti 
ftrigncr/i ,  &  allargar/i afsaijjimo  la  pupilla  dell'occhio,  non  ^°.T.G  7  ,,,  f* 
ve  ne  fono  due,  ne  forfè  vno,  chehabbia  ofseruato  vnfimilzs  %\^llQ  ft  allar" 
ejfctto far/i dalle  pupille  degli  huomini  nel  guardare,  mentre  ga  ,  e  li  rutri- 
#7  mezojia  molto  ,  0 poco  illuminato  ,  e  che  nella  aperta  Inceli  gne. 
cerchietto  della  pupilla  fi  diminuif ce  afsai;fichend  riguarda- 
a  e  il  difeo  del  iole,  fi  riduce  avna  piccolezza  minore  divn—* 
grano  di  panico ,  che  nel  mirare  oggetti  non  rifplen  denti  ,<l~» 
dentro  a  mezo  men  chiaro  fi  -allarga  alla  grandezza  di  vna\ 
L,tte,  opiu,  o  in  fomma  quefio  allargamento, -e Jìrignimenio 
Ji  diuerjijicapiù  ajfai ,  che  in  decupla  proporzione  :  Dal  che  è 
tnamfejto,  che  quando  la  pupilla  e  dilatata  molto,*  neceffàrio, 
eoe  l'angolo  dd  concorfo  de  raggi  fia  più  remoto  dall'occhio  ; 
il  rhe  accade  nel  riguardare  gli  oggetti  poco  luminoji.  Dottri' 
na  fomminijiratami  nuovamente  dal  òign.  Sagr. per  la  qua- 
li ,  quando  fi  h  abbia  a  fare  vn  ojferuazione  efattijjima ,  e  di 
gi  dn  confcgueììza,  venghiamo  auuertili  a  douerfare  l'inue-  % 

fi  ignizione  di  tal  concorfo  nell'atto  dell' ijleffia /)  di  molto  jimi- 
le  operazione ;  ma  in  quéRa  per  mani  fé  far  l'errore  degli 
Ajfronomi ,  non  vii  ncceffaria  tanta  accuratezza  ;  perche, 
■qua/. do  anco  afauor  della  parte  noi fupponeffmo  tal  concor- 

Z  z        fifarfi 


Come  fi  troia, 
ladiftanzadel 
concorfo  de  i 
raggi  della  pu 
pilla, 


5  5*  Dialogo  terzo 

fo  farfifopra  Tifiefa  pupilla  poco  importerebbe ,  per  efer  U 
fallacia  loro  tanto  grande .  Non  sòSign.  Sagr.fe  quefio  vo- 
kua  ejfere  il  vofiro  motiuo  . 

SAGR,  Quefl'eper  appunto,  &  ho  caro ,  che  nonjiajlatùirragio* 
neuole,  come  m'ajjìcura  Vejfermi  incontrato  con  voi;  ma  ben 
con  quejia  oc  e  afone fentir  et  volentieri  in  che  modo  fipofsa^* 
inuefitgare  la  dijianza  del  concorfo  de'  raggi  vifuali .  ; 

SALV.  Il  modo  e  afsai  facile ,  &  e  tale .  Io  piglio  duefìrifee  di 
carta,  vna  nera,  e  V  altra  bianca ,  e  fa  la  nera  larga  per  la  me- 
tà della  bianca:  attacco  poi  la  bianca  in  vn  muro,  e  lontana-* 
da  efsa  férmo  l'altra fopra  vna  bacchetta,  o  altro  fofiegno  ,  m 
dijianza  di  ij.020.  braccia ,  e  allontanandomi  da  quejia  fe- 
conda per  altrettanto  fpazio  per  la  medejima  dirittura,cbiara 
co/a  e ,  che  in  tal  lontananza  concorrerebbono  le  linee  rette , 
che  partendofì da  i  termini  della  larghezza  della  bianca—*  > 
pajjaffero  toccando  la  larghezza  dell'altra  Jirifcia  pojia—» 
inmezo:  ondenefeguitay  che  quando  in  tal  concorfo  fi  pò» 
nefse  l'occhio ,  la  Jirifcia  nera  di  mezo  affonderebbe  precifa- 
mente  la  bianca  oppo/ia ,  quando  la  vijìa  Ji  facefse  in  vnfot 
punto:  ma  fé  noi  troueremo3che  l'ejiremità  della  Jirifcia  bian- 
ca apparifeafeoperta  ,farà  necefario  argomento  >  che  non  da 
<vn  punto  fola  efeono  i  raggi  vifuali;  E  per  far  che  la  Jirifcia 
bianca  refi  occultata  dalla  ner a  }bi fognerà  auuicinar  l'occhio: 
accoftatolo  dunque  tanto ,  che  la  strifeia  di  mezo  occupi  la  rè~ 
mota,  e  notato  quanto  e  bifognato  auuicinarji  ,farà  la  quan^ 
tità  di  tale  auuicinamento ,  mifura  certa  di  quanto  il  vero  co- 
corfo  de'  raggi  vifuali  Ji  fa  remoto  dall'occhio  in  tale  opera- 
zione, &  haueremo  dì  più  il  diametro  della  pupilla,-,  b  vero  di 
quelforoy  onde  efeono  i  raggi  vi/uali  :  imperocché  tal  parto-* 
farà  egli  della  larghezza  della  carta  nera,  quale  la  dijianza—» 
dal  concorfo  delle  linee ,  che  fi produjfero  per  Vejiremità  delle 
sarte,al  luogo, doue  flette  V  occhio,qttando  prima  vedde  occul- 
tar/ila carta  remota  dall'intermedia,  qual'e  dico  tal  dijianza 
della  lontananza  tra  le  due  carte .  E  pero,  quando  voleffimo 
con  efquifitezza  mifurare  il  diametro  apparente  d'vna/iella9 
fatta  Vojferuazione  nel  modo  fopr  ad  etto  bifognerebbe  far  pa- 
ragone del  diametro  della  corda,  co 7  diametro  della  pupil- 
la; e  trouato  v.g.  il  diametro  della  corda  efer  quadruplo  di 
quel  della  pupilla ,  e  la  dijianza  dell'occhio  alla  corda  efèrpep 
ej empio  2  e.  ir  accia }  diremo  il  vero  concorfo  delle  linee  prò*. 


Del  Galileo*  §$j 

dotte  da  i  termini  del  diametro  della  fletta  per  i  germini  dei 
diametro  della  corda  andare  a  concorrer  lotane  dalla  corda—* 
40.  braccia,  che  così  sarà  oJferuata,comeJideue  la  proporzio- 
ne tra  la  dijìanza  della  corda  al  concorfo  delle  dette  linee,  eia 
diBanza  da  tal  concorfo  ,  el  luogo  dell'occhio ,  che  debbe  effer-  • 
la  mede/ima,  che  cade  trai  diametro  della  corda ,  eH  diametro 
della  pupilla  . 

ZAGR,  HòintefobeniJ/tmo,  e  pero  fentiamo  quel  che  adduce  il  Si* 
gnor  Simplicio  in  dìfefa  degli  auuerfary  del  Copernico . 

SIMP.  Ancorché  quello  inconueniente  majjìmo ,  e  del  tutto  in" 
credibile  indotto  daquefii  auuerfary  del  Copernico Jìa per  il 
difeorfo  del  Sig.  Salu.  modificato  ajfai ,  non  però  mi  par  tolta 
via  in  maniera,  che  non  gli  rimanga  ancora  tanto  di  vigore  „ 
che  basii  per  atterrar  cotal  opinione; perchè  ,Jè  ho  ben  capito  f 
lafomma,  &  vltima  conclusone-,  quando ji ponete  lejiellz^f 
della  fejla  grandezza  ejfer grandi  quanto  U- Sole  ( che  pur  me 
par  gran  co/a  a  crederjì)  tuttauia  remerebbe  vero  \  che  torbe 
v"  magno  bauejfe  a  cagionar  nella  sfera  fìellata  mutazione }  o 
diuerfità  tale,  qual'è  quella ,  che  il femidiametro  della  terra-* 
produce  nel  Sole,  che  pure  ì  ojferuabde;  onde  nonjtfcorgendo 
ne  vna  tale,  ne  tampoco  vna  minore  nelle Jijfe,  parmi,  che  pet 
quello  il  movimento  annuo  delta  terra  re/ti pur  defolato ,  t-/ 
diftr ut to . 

SALV.  Voi  ben  concludere/te  Sig.  Simp.  quando  non  cifuffe  altro  >, 

da  produr  per  la  parte  del  Copernico;  ma  moli"  altre  cofe  ci  re- 

Jlano  ancora;  e  quanto  alla  replica  fatta  da  voi ,  nejfuna  cofa 

ci  ojìa,  che  noi  non  pojjiamo  fuppor  la  lontananza  delle  fijfe 

ejìer  ancor  molto  maggiore  di  quello,  cheJìefatto,e  vnijìejfo., 

e  chi  fifa  altro,  che  non  voglia  derogare  alle  proporzioni  am- 

meffe  da  i  fevuaci  di  Tolomeo,  hi  fognerà,  che  ammetta  per  co-  A"ronomif<» 

•     j.- rr  r    io.      1      e       n.  n  *        rr  •  ,r-  •       uengono    che 

uenientijjima  coja  il  por  la  sfera  stellata  ajjaijfmo  maggiore  jej^  mapOj0r 

■ancora  di  quello,  che  pur  bora  habbiamo  detto  douerfj,  ttima-  tardàza  delle 
re  :  Imperocché  conuensdo  tutti  gli  Agronomi,  che  della  mag-  cóuerfioni  ne 
gior  tardanza  delle  conuerfloni  de' pianeti ,  nefìa  cagione  la  «a  cagione  la 
maggioranza  delle  loro  sfere,  e  che  per  ciò  Saturno  fìa  più  tar-  Teaz||  10j  Pjd] 
do  di  \jioue,  e  Gioue  del  Sole, perche  quello  ha  a  deferiuer  cer-  orbi . 
<hio  maggiore  di  quejto,  e  quejio  di  que/f  altro,  &c*  confidera- 
do,  che  saturno  v.g.  I altezza  del  cui  orbe  ènoue  volte  mag- 
giore ,  che  quella  del  Sole ,  e  che  per  ciò  il  tempo  di  vna  reztolu- 
zaone  di  Saturno  e  30.  volte  più  lungo,che  quello  di  vna  con- 

Z  j         uerfion 


3  5  8  Dialogo  terzo 

uevjton  del  Sole,  ejfendo  che  nella  dottrina  di  Tolomeo  vneu* 
eonuerfion  della  sfera Bel  lata  fi  fin  ifia  in 36000.  anni%doue 
quella  di  Saturno  fi 'fimi/ce  in  30.  e  quella  del  Sole  in  vno , 
argumentando  con  fimile  proporzione ,  e  dicendole  l'ofbe  di 
Con  altra  fu»         Saturnoperefierp.  volte  maggiore  dell'orbe  del  Sole,firiuòl- 
porzione  pre-  .,     gè  in.  tempo  30.  volte  maggiore, per  la  ragione  euerfa  quanto 
la  da  gli  aftro  douerà  ejfer  grande  quell orbe,che  fi 'riuolge  36000.  volte più- 

nomi  ii  calco-  tardo  £  fi  trouerà  la  difianza  della  sfera  Jlellata  douere  \ejftr 
za'  deUe  "fiffé  10800  .femididmetri  dell"  orbe  magno ,  che  farebbe  ; .  voltz^* 
douere  efiere  appunto  maggiore  di  quello,  che  poco  fa  la  calcolammo  doue- 

10800.  femid.  :  s  reefier  quando  vnafijfa  della  fefia  grandezza  fufie  quanto  e 
dell'orbe  ma-  #  Sole,  bor  vedete  quanto  minore  ancora  dourebbe  per  tal  ri- 
£™  •.  ^     fpetto  ejfer  la  diuerfità  cagionata  in  ejfe  dal  \mouimèto  annuo 

porzione.!»  di  \  della  terra  *  E  quando  con fimil  relazione  noi  volejfimoar- 
Gioue  >  e  di  '.  gumentar  la  lontananza  della  sfera JleUaia  da  Giouey$fla—» 
Marte  fi  troua  Marte ,  quello  ce  la daneb.be  ijooo.  e  queBo  2700 o*  femid* 
la  sfera  fìella-         dell'orbe  magno ,  cioè  ancora  maggior  quello  7 .  e  que]to\  1 2+ 

più  lontana  )         vo*te  '  c^c  nm  ce  ^  ^aua  la&randez,za  della  fijfa  fuppofia^* 
eguale  al  Sole .. 

SJMT.  fJMipar,  che  a  quefiofi potrebbe  rijpondere,  cbe'lmoto 
della  sfera /Iellata  si  e  doppo  Tolomeo  ojferuaio  non  ejfer  cosi 
tardoycomeejfo  lofiimò;anzi  mi  pare  hauere  intefor  che  l'iftef- 
fo  Copernico  e  fiato  Vojferuatore  .. 

$ALV°  Voi  dite  beni/fimo,  ma  non  producete  co  fa ,  che  fauorifca 
puntola  caufa  de  i  Tolemaici,  li  quali  no  hano  mai  recufato  il 
.:  moto  dei 3600 o.anni  netta  sfera  Bellataperche  tata  tardità 

lafacejfe  troppo  vafia,  &  immenfa,  chef  talimmenfità  non 
era  da  concederli  in  natura,  doueuano prima  che  bora  negare- 
vna  conmrfione  tanto  tarda,  che  nonpotejfe  con  buona  pro- 
porzione adaitarjtjfe  non  ad  vna  sfera  digrandezza  intoir 
lerabile  .. 

SAGR.  Digrazia  Sig.  Saluiati  noperdiampiù  tempo  in  proceder 
per  via  di  tali  proporzioni  congente,  che  fono  accomodate  ad 
ammetter  cofe  fproporzionatifiime,  talché  ajfolutamete  co  loro 
per  queBa  Brada  non  e  pojfìbile guadagnar  nulla;  e  qualpiù 
Jproporzionata  proporzione  fi pztb  immaginare  di  quella,  che 
quefii  tali  trapàjfan  0 ,  &  ammetto  n  0,  men  tre  che  fcriuendo 
non  ci  ejfer  più  conueniente  modo  di  ordinar  le  celeBi  sfere •> 
che'l  regolar/i  con  le  diuerfità  de'  tempi  de'  periodi  loro,,  mette- 
da  digrado  in  gradone  più.  tard£.,fopra  le  pia  veloci,  coBitui- 

ta^che. 


Del  Galileo;  $~i) 

ia,che  hanno  altifiima  la  sfera fieUata ,  come  tardìfftma  pia 
di  tutte  glie  ne  coììituifcono  vna  fuperiore,e  per  ciò  maggiore, 
e  la  fanno  muonere  in  ventiquattr  bore }mentre  che  lafua  in" 
feriorejì muoue  in  36000.  anni  t  Ma  di  quefìejpropor&io» 
n alita,  fé  ne  parlò  a  baftanza  il  giorno  pacato  , 
$ALV*  Vorrei  Sign.  Simp.  chefofpefaper  vnpoco  l 'affezione ,  che 
voi  portate  a  ifeguaci  delia  voslra  opinione ,  mi  diceilefince- 
r amente,  fé  voi  credetele  efifì  nella  mente  loro  comprendano 
quella  grandezza,  che  dipoi  giudicano  non  poter  per  lafua 
immenfità  attribuirfi  all'vniuerfo  ;  perche  io  quanto  a  we_?  Grandezze ,  e 
tredo  di  nò;  e  mi  pare,  che fi come  neWapprenfion  de"  numeri,  numeri  immé 
tome fi  comincia  a  pajfar  quelle  migliaia  di  milioni l'immagi-  pre°fu-,]-Cjn» 
nazionfi  confonde,  ne  può  più  formar  concetto,co$ìauumga  noltio    incei* 
Ancora  neW apprender  grandezze,  e  diflanze  immenfe  ,  fiche  letto, 
interuenga  al  difeorfo  effetto  filmile  a  quello,  che  accade  alfen- 
fo ,  che  mentre  nella  notte  frena  io  guardo  verfo  le  fìelle,giu- 
dico  alfenfb  la  lontananza  loro  effèr  di  poche  miglia,  ne  efiei* 
le  (Ielle fiffe  punto  più  remote  di  Gioue,ò  di  Saturno, anzi  pur 
rie  della  Luna .  ^Mafenza  più  ;  confiderete  le  controuerfie 
pafiate  tra  gli  Afironomi,  <&  i filo fofi  Ter ipatetici  ,per  cagio- 
ne della  lontananza  delle  /Ielle  nuoue  di  Gajfiopea  ,  e  del  Sa- 
gittario, riponendole  quelli  tra  le  fiffe,  e  quefìi  credendole  più 
baffe  della  Luna .  Tanto  e  impotente  il  noftrofenfoa  difiin- 
guerc  le  diftanze  grandi  dalle  grandi ffìme, ancor tcbe  quefte  in 
fatto  filano  molte  migliaia  di  volte  maggiori  di  quelle .  Ba- 
nalmente io  ti  domando,oh  buomo  fiocco  :  Comprendi  tu  co 
V  immaginazione  quella  grandezza  dell' vniuerfo, la  quale  tu 
giudichi  poi  ejfer  troppo  vafta  i  Se  la  comprendi  ;  vorrei  tu 
ftimar, chela  tua  apprenfione fi eftenda pitiche  la  potenza—* 
Diuina,  vorrai  tu  dir  d'immaginarti  cofe  maggiori  di  quelle^ 
che  Diopoffa  operare  ?  Mafie  non  la  comprendi , perche  vuoi  r 

apportar giudizeo  delle  cofe  da  te  non  capite  ì 
SIMl\  Qutftì  difcorfi  camminari  tutti  beni/fimo ,  e  non  fi  nega , 
cbe'l  Cielo  nonpoffa  fuperare  di  grandezza  la  noftra  imma- 
ginazione, come  anco  Vbauer  potuto  Dio  crearlo  mille  volte-» 
maggiore  di  quello,  che  e  ;  ma  non  deuiamo  ammettere  neffu-  ' 
na  co  fa  effèr ftata  creata  in  vano, &  effèr  oziofa  nel  vniuerfio; 
lì  ora  mentre  ,  che  noi  vtggiamo  quefto  bell'ordine  di  pianeti 
difpofti  intorno  alla  terra  in  di ftanze proporzionate  al  pro- 
durre fopra  di  quella fuoi  effetti  per  benefizio  noftro ,  a  chi-» 

Z  4.       fine. 


La  natura  }  e 
Dio  fi  occu- 
pano nella  cu- 
ra de  gli  huo- 
mini  come  fé 
altro  non  cu- 
rafseró. 
Efempio  del- 
la cura  di  Dio 
fopra  il  gene- 
re ymano  tol- 
to dal  Sole  „ 


3  6&  Dialogo  terzo 

fine  interpardipoi  tra  Vorbefupremo  di  Saturno,  e  la  sfera-J 
/iellata  vnofpaziq  vajiiffimojenza  /iella  alcuna fuperfiuo ,  e 
vanoì^a  zhefin&lper  comodo,  <&,  vi,ik  di  chi  i 
SALV..  Troppo  mi  par,  che  ci  arroghiamo  Sig.  Simp.  mentre  vo- 
gUamo ,  che  la  fila  cura  di  noijta  l  opera  adequata ,  &  il  t$r- 
mine,  oltre al  quale laTZiumafapienza,  e  potenza  niuna  al- 
tra qofa faccia ,  q dijponga  ;. maio  non  vorrei,  che  noi  abbre* 
uiajfimo  tanto  lafua  mano,  ma  ci  contentammo  Ai  ejfer  cer- 
ti) che  Iddio,  eia  natura  talmente  fi  occupa  al  gommo  delle 
cofe  humane ,  che  più  applicar  non  ci  sipotrebbe,quando  altra 
eura  non  hauejfe,  che  la  fila  del  genere  hzimano  ;  il  che  mipa? 
%e  con  vrìaccomodatiffimo,  enqbili/Jìmo  efempio  poter  dichia- 
rare, prefi  dall'operazione  del  lume  del  Sole ,  il  quale  mentre 
attrae  quei  vapori ,  ò  rifcalda  quella  pianta ,  gli  attrae ,  e  la 
ri/calda in  modo,  come  fé  altro  non  hauejfe  che  fare  ;  anzi  nel. 
maturar  quel  grappolo  d*vua,anzi  pur  quel  granella  filo  ,vi 
fi  applica,  che pia  efficacemente  applicar  non  vi  fi  potrebbe  r 
quado  il  termine  di  tutti  ifuoi  affari fujfe  la  fila  maturaziO' 
ne  di  quel  grano.  Mora,  fi  quefìo  grano  riceue  dal  5o/c-» 
tutto  quello ,  che  riceuer fi  può ,  ne  gli  viene  vjurpato  vn—» 
mìnimo  che  dal  produrre  il  Sole  nelPiJieJfo  tempo  mille ,  c-> 
milV  altri  effètti  $  d'inuidia,  0  difìoltizia  farebbe  da  incolpar 
quel  grano,  quando  e '  credeffe  ,  òchìedejfe  , chenelfuo  prìt 
Jòlamentefi  impiegajfe  V azione  de  raggi  folari .  Son  certo ,. 
che  niente  fi  lafcia  indietro  dalla  dìuina  prò  uidenza  di.  quel- 
lo ,  che  fi ajpetta  al  gouerno  delle  cofe  humane  ;  ma  che  non—*- 
pojfano  ejfere  altre  cofe  nelEvniuerfi  dependenti  dall'infini- 
ta fua fapienza,  non  potrei  per  me  jiejfo  ,  per  quanto  mi 
detta  il  mio  difeorfo  accomodarmi  a  crederlo  ;  tuttauia—»- 
quando  pure  il  fatto  fiejfe  in  altra  maniera -,  nejfuna  re- 
mìtenza  farebbe  in  me ,  di  credere  alle  ragioni ,  che  da  più 
alta  intelligenza  mi  venìjfero  addotte .  In  tanto  ,  quando 
mi  vien  detto,  che  farebbe  inutile  evanovnimmenfijpa- 
zio  ìntrapoHo  tra  gli  orbi  de  i  pianeti  ,  e  la  sfera  [iella- 
ta priuo  di  Belle ,  &  oziofi»  come  anco  fuperfua  tanta- 
immenfità,  per  ricetto  delle  fiellefijf e  y  che  fuperi  ogni  no- 
Jìra  apprenfione ,  dico ,  che  è  temerità  voler  far  giudice  ìl: 
nofiro  deboliffimo  difeorfo  delle  opere  di  Dio  ,  e  chiamar^ 
vano,  ò  fuperfluo,  tutto  quello  dell  vniuerfo ,,  chenonfer-, 
uè  per  noi* 

Dite 


Del  Galileo!  jtfi 

SÀGI^  Dite  ture,  e  credo,  che  direte  meglio ,  che  noi  non  fappia~ 

mof  cbe/erua  per  noi,  fàioflimo  vna  delle  maggiori  cirro-  E  j>ran  temr- 
ganze,  anzi  pazzie ,  che  introdur fl xpo/fano,  il  dire ,  perch'io  nta.  al  ,phl*" 
non  so  a  quel  cbemiferua  Gioue,  b  Saturno ,  adunque  que-  uerfa  flj-pfluo 
fli fon  fuper 'fluì,  anzi  non  fono  in  natura  ;  mentre  che,  oh tutto  quello , 
flolti/Jìmo  huomo ,  io  non  so  ne  anco  a  quel  che  miferuanole  che  non  inté- 
arterie ,  le  cartilagini  ,  la  milza,  b  il f eie ,  anzinèfaprei  d'ha'  diamo     efler 
nere  ilfele ,  la  milza, ò  i  reni,  fé  in  molti  cadaueri  tagliati  no      °  ^  noi* 
mi  fu/fero  flati  moftrati  ;  &  alt bora /blamente  potrei  inten- 
der quella^  che  operi  in  me  la  milza ,  quando  ella  mi  fujfe  Ie- 
ttata .  Per  intender  quali  cofe  operi  in  me  queflo ,  b  quel  cor-    ^.If"? 
pò  celefle  (già  che  tuvuoi,cbe  ogni  loro* operazione  fiaindriz-  qJ,ajche  ftella 
xata  a  noi  )  bifognerebbe  per  qualche  tempo  rimuover  quel  g  potrebbe-» 
tal  corpo;  e  quell'effètto,  ch'iofentijfi mancare  in  me,  dire,  che  venire  in  co- 
dependeua  da  quella  fletta.  Di  più  chi  vorrà  dire ,  che  lojpa-  gmzione-»  di 
zio,  che  co  fioro  chiamano  troppo  vaflo,  &  inutile  tra  Satur- .?         f  ;  «of. 
no,  eie  Rette fijfefiapriuo  d'altri  corpi  mondami  forfè  perche       " 
non  gli  vediamo?  adunque  i  quattro  pianeti  Medicei,  e  i  com<* 
pagnì  di  Saturno  vennero  in  Cielo ,  quando  noi  cominciami  ~ 

mo  a  vedergli ,  e  non  prima  ?  e  così  le  olire  innumerabili  flette  ~oKox!o  <Sfcztz 
jijfe  non  vi  erano  auanti,  che  gli  huomini  le  vede/fero  i  le  ne-  fn  fcielo  irtai- 
bulofe  erano  prima  folamente  piazzette  albicanti,  ma  poi  noi  fibilia  noi . 
t o'I  Telefcopio  Xhauiamo  fatte  diuentare  drappelli  di  moliti* 
flette  lucide,  e  beUiJJìme .  Profuntuofa ,  anzi  temeraria  igno- 
ranza degli  huomini . 

SALV.  Non  occorre  SigSagt  .diftenderfi più  in  quefìe  infruttuo* 
fé  efager •azioni  ifeguitiamo  il  noftro  inflituto ,  che  e  di  efami' 
nave  i  momenti  delle  ragioni  portate  dall' vna ,  e  dall' altra 
parte,  fenza  determinar  co  fa  alcuna,  rimettendone  poi  il  giù* 
di  zio  a  chi  ne  fa  più  di  noi;  e  tornando  su  i  noflri  difcorfi na- 
turali, &  humani,dico,  che  quefio grande, piccolo,  immenjò  f  C 
minimo,  &c  .fon  termini  non  a]foluti,ma  relatiuiji  che  là  me-  e 
defima  cofa  paragonata  a  diuerfe ,  potrà  bora  chiamarfiim-  ° 
menfa  ,  etal'borainfenfibile ,  non  che  piccola .  Stante  queflo 
io  domando  in  relazione  a  chi  la  sfera  /tettata  del  Coperni- 
co si  può  chiamare  tròppo  vafta  ;  quefta  per  mìo  parerti* 
non  pub  paragonarfl  ,  ne  dirfl  tale  ,  fé  noi  in  relazione-* 
a  qualche   altra  co/a  del  medeflmo  genere  ;  hor  pigliamo 
la  minima  del  medeflmo  genere  ,   che  farà  l'orbe  luna-- 
ff  j,  e  fé  l'orbe  ftellato  fi  deue  Jèntenziare  per  troppo 

vaftOy 


Vanita  del  di 
icorfo  di  quel 
li ,  che  giudi- 
cano la  sfera 
ilellata  trop- 
po vaila  nella 
pofizion—»  del 
Copernico. 


362,  Dialogo  terzo 

va  fio,  ri/petto  a  quel  delia  Luna  ogn  altra  grandezza,  che  t$ 
Jtmile ,  ò  maggior  proporzione  ecceda  vn*  altra  del  medefimb 
genere ,  donerà  dirfi troppo  va/la,  &  anco  per  quetta-ragione 
negarfi,  che  ella  fi 'ritroui  al  mondo ,  e  cosigli  Elefanti ,  e  1<l* 
Balene ,  faranno  fenz 'altra  chimere ,  e  poetiche  immagina* 
zioni  , perche  quelli ,  comi  frappo  vafliin  relazione  alle  f or* 
miche ,  le  quali  foxo  animati  tcrrefiri ,  e  quelle  rifpctto  allt-* 
fpillancole,  che  fono pefci?c  veggonftdificuro  effere  in  rerum 
natura  ,/arebbono  troppo fini  furati ,  perche  afiòlutamentt^» 
V  Elefante ,  e  la  *£ alena fuper  ano  la  formica ,  e  la  f pillane  ola 
con  affai  maggior  proporzione ,  che  non  fa  la  sfera  fìellatz-* 
quella  della  Luna  sfigurandoci  noi  detta  sfera  tanto  grande f 
quantobafia  per  accomodarfi  alfifiema  Copernicano;  di  pia 
quanto  $  grande  la  sfera  di  Gioue,  quanto  quella  di  Saturno, 
ajfgnateper  recett  acolo  di  vna fiellafola\,  e  ben  pìccola ,  ;#_-» 
comparazione  di  vnafijfa  ì  cerio],  che  fé  a  ciafeunafifiafi do» 
uejfe  confegnar  per fuo  ricetto  tal  parte  dello  fpazìo  modano  f 
bisognerebbe  far  l'orbe  douefìanzia  Vìnnumerabil  moliitudi* 
ne  di  quelle  molte.,  e  molte  migliaia  di  volte  maggiore  di  quel- 
lo, chebaflaptr  il  bifogno  del  Copernico .  In  oltre  non  cbia~ 
mate  voi  vna  Bella fifsa  piccolijfima ,  dico  anco  delle  più  ap- 
parenti, non  che  di  queUe,che  fuggono  la  noflra  vifia;e  le  chia- 
miamo  così  in  comparazione  dello  fpazio  circonfufo  5  Hora  f 
quando  tutta  la  sfera  fìellatafufse  vn  corpo  folo  rijplendente 
chi  è  che  non  capifea ,  che  nello  fpazìo  infinito  fi  può  af segna* 
re  vna  diftanza  tanto  grande ,  dalla  quale  tale  sfera  lucida-* 
apparifie  così  piccola,  &anco  minore  di  quefto,  che  dalla  ter* 
ra  cipare  ade/so  vnaftellajìfsal  dì  lì  dunque  giudicheremmo 
alì hora  piccola  quella  medefima  cofa ,  che  bora  di  qui  cbia* 
miamo  fmifuratamente  grande , 
li  quanto  vna  SAGB.  Grandìjjìma  miparl'inezzia  di  coloro ,  che  vorrebbero, 
fola  ilelia.  che  Iddio  hauejse fatto  Vvniuerfo  più  proporzionato  alla  pic- 

cola capacità  del  lor  difeorfo ,  cbeaWimmenfa ,  anzi  infinita 
fua  potenza . 
SIMP.  Tutto  quefto,  che  voi  dite  va,  bene1;  ma  quello  fopra  di  che 
lapartefà  inftanza,  e  Vhauerea  concederebbe  vna  ftélla fifsa 
babbiaad  efser  non  pure  eguale,  ma  tanto  maggiore  del  Sole, 
che  pure  amendue fono  corpi  particolari fituati  dentro  all' or- 
be [iellato:  E  benparmì,  che  molto  aprqpofito  interroghi  que- 
ff autore ,  e  domandi»  A  che  fine,  & a  benefizio  di  chi  fona 

macchine. 


Xo  fpazìo  affé 
gnato  per  vna 
fifià  è  molto 
minore-*  di 
quello  d'va-» 
pianeta  , 


Vna  ftella  fi 
chiama  picco- 
la rifpetto  al- 
la grandezza 
dello  fpazio, 
che  la  circon- 
da- 

Tutta  la  sfera 
ilellata  da  16- 
tananza  gran- 
de potrebbe.-» 
apparir  picco 


Del  Galileo.  363  / 

n  macchine  tanto  vafte  i  prodotte  forfè  per  la  terra,  cioè  per  vn  Inftan*e  &e}? 

*;....„/•//-  ,       r  7\         J    J  r  .-V>A       r    ■/*      autor  del   li- 

»>  piccolij/imo  punto?  e  perche  tanta  remote,acaoccbe  apparijca-  eretto  per  in- 

»  »o  tantine,  e  niente  afsolutamentepofsano  operare  in  terra  ?  terrogazioni  . 

»>  tf  cbepropojìto  vnajpropojitata  immenfa  voragine  tra  efse,  e 

t>  Saturno  ìfrufratorie  fino  tutte  quelle  co/e ,  che  da  ragioni 

•>  probabili  non  fon  foftenute . 
SALV.  JDairinterrogazioniychefà  queft'huomo,  mi  par  chef  pò f  R^pofte  aue 
fa  r accorre ,  che  quando  si  lafciftare  il  Cielo ,  le  felle ,  e  le  di-  interrogazio- 
ftanz£  della  quantità ,  e  grandezze,  ch'egli  ha  sin"  bora  credu-  ni  dell'  autor 
to  C  benché  nifsuna  comprensivi  grandezza  egli  già  mai  non  del  libretto  » 
fé  ne  sia  sicuramente  figurata  )  ei penetri  benifsimo,  e  refi  ca- 
pace de  i  benefizi}  y  che  da  efse prouengano  fopra  la  terra ,  la 
quale  non  più  sia  vna  cofetta  minima,ne  che  efse  sienpiu  tan- 
to remote,  che  apparifcano  così piccoline ,  ma  tanto  grandi 
quanto  bafta per  potere  operare  in  terra  ;  e  che  la  diftanza  tra 

effe,  e  Saturno  fa  proporzionata  beni/Emo ,  e  che  ej^li  di  tutte  T  r         ,  .  .. 
M    a       ri    ir-    r    1  7    / -i-        •      •  j  11  r       ;  L'autor  del  h 

quejte  coje  habbia  molto  probabili  ragioni;delle  quali  ne  haue-  t,rett0  fi  e0iv. 

rei  volentieri  fentito  qualcuna;ma  ilvedere>che  egli  in  quefte  fonder  e  fi  có- 

pocbe  par  oleji  confonde^ fi  contraddice,  mi  fa  credere  ch'enfia  tradice   nelle 

molto penuriofo ,  efearfo  di  quefìe probabili  ragioni  %  e  chts  *\ie  interroga- 

quelle,  ebeei  chiama  ragioni, fieno  più  tojlo fallacie,  anziom-  Z10ni  " 

tre  di  vane  immaginazioni .  Imperocché  io  domando  ade  (Io  _ 

ir        a-  in-  *    r  ^      i   ±     *     Interrogazio- 

a  lui  ,Je  quejti  corpi  cekjtt  operano  veramente  J  opra  la  terra,  ni  £atce  |ji>att. 

e  fé  per  tale  effètto  fono  fati  prodotti  delle  tali,  e  taligrandez-  tor  del  libret- 
te, &  in  tali,  e  tali  difanze  dijpofii,  b pure,  fé  non  hanno,che  to,eon  le  qua- 
dre con  le  cofeterrene.Senon  han  che  fare  con  la terra; feioc-  J*  *Lmo?r5*t 
ebezza  grande  è  il  voler  noi  terreni effer1 arbitri  delle  gradez-  jnefncacia  cie* 
Z£  >  e  regolatori  delle  loro  locali  difpofiziom ,  mentre  fìamo 
ignoranti/fimi  di  tutti  i  loro  affari,  e  interefjì;  ma  fé  dirà ,  che 
operano ,  e  che  a  quejlofinefìano  indrizzati,  viene  ad  affer- 
mare  quello >  che  per  vn 'altro  verfo  egli  medefimo  nega ,  &  a 
laudar  quello ,  che  pur  bora  ha  dannato ,  mentre  diceua  che  i 
corpi  celefli  locati  in  tanta  lontananza  >  che  dalla  terra  appa- 
rifean  fantini,  non pojfono  in  lei  operar  cofa  alcuna,  jMar 
buomomio  r  nella  sfera  ftellata già [ftabilita  nella  diftanza  che 
ellafitroua,  e  che  da  voi  vien  giudicata  per  ben  proporziona- 
ta per  gì  infiuffi  in  quefte  cofe  terrene  ;  moltifpme felle  appa- 
rifono  piccoliffi me,  e  cento  volte  tante  ve  ne  fono  del  tutto  a- 
noi  inuifibili  (  che  e  vn' apparire  ancor  minori,  che  tantino} 
adunque  bifogna  che  voi  (  contradicendo  a  voi  medefimo  } 

neghiate 


Che  gli  ogget 
-ti  lontani  ap- 
parivano pic- 
coli è  difetto 
dell'  occhio  , 
come  fi  dimo- 
ftra. 


Ticoncò  fuoi 
aderenti  non 
hanno  tentato 
di  vedere  ,  fé 
nel  Fir-memé- 
to  fia  apparé- 
za  alcuna  con 
tro,  ò  in  fauo- 
re  del  moto 
annuo . 


364  Dialogo  terzo 

neghiate  bora  la  loro  operazione  in  terra;  b  vero,cbe  (contri 
.dicendopure  a  voi  fìejfo  )  concediate ,  che  l'apparir  iantine , 
-non  detrae  della  loro  operazione;  bfiveramente(e  queftafarà 
piàjìncera,  e  modefìa  concezione)  concediate ,  e  liberamente 
confettate,  cbè',1  giudicar  nojìro  circa  le  loro  grandezze ,  e  di- 
Jianzejia  vna  vanità ,  per non  dir  prò/unzione  ,ò  temerità  • 

S1MP.  Veramente  veddi  ancor  io  fubito, nel  legger  quefìo  luogo, 
la  contradizion  manifefìa ,  nel  dir  che  lejtelle  (per  così  dire  ) 
del  Copernico  apparendo  tanto pkcoline  non  potrebbero  ope- 
rare in  terrai  no Ji accorgere  d'hauer  coceduto  l'azione  Jòprs 
la  terra  a  quelle  di  Tolomeo,  efue.,  che  appari/cono  non  pur 
fantine ,  ma  fono  la maggior  parte inuifibili . 

SALV*  ìlMà  vengo  ad  vn  altro  pu  n  to  yfopra  chefondament  odi- 
te  egli,  che le Jielle  apparifeano  tosi  piccole  ì  forfè  perchè  tali  le 
veggiamo  noiìe  non  fa  egli ,che  quefìo  viene  dallo Jìrumento, 
che  noi  adoperiamo  in  riguar 'darle. ,  cioè  dall'occhio  nqftrot 
e  che  ciò  fia  vero ,  mutando  jìrumento  le  vedremo  maggiori,  e 
maggiori  quanto  ne  piacerà  ;*chi  sa  che  alla  terra  tche  le  rimi' 
rafenza  occhi ,  elle  non  fi  mofìrinograndiffìme ,  e  quali  real- 
mente elle  fono  i  dMa  è  tempo,  che  taf  date quefie  leggerezza 
venghiamo  a  cofe  di  pia  momento  %  e pero  hauendo  io  già  di» 
mofìrato  quefie  due  cofe  :  prima  quanto  bafiipor  lontano  il 
Firmamento ,  fi  che  in  lui  il  diametro  dell  orbe  magno  non—» 
faccia  maggior  dìuerfità  di  quella^  chef à  l'orbe  terrefire  nella, 
lontananza  del  Sole;  e  poi  dimojlmto  parimente ,  come, per 
far  che  vhafìeUa  del  Firmamento  ci  apparifea  della  grandez- 
za■,  che  noi  la  veggiamo,no  ì  neceffario  porla  maggiore  del  So- 
le ■:  vorrei  Japer,  fé  T icone ,  b  alcuno  de"  fuoi  aderenti  ha  ten- 
tato mai  di  inuefìigare  in  qualche  modo ,  fé  nella  sfera  falla- 
tafi feorga  veruna  apparenza,per  la  quale  fi pojfa  più  refoUi- 
tamente  negare,  b  ammettere  il  moto  annuo  della  terra» 
IGR.  lo  per  loro  rifpondereidinb,  né  tanpoco  hauerne  bauuto 
bìfogno  ;  già  che  il  Copernico  fìejfo  è ,  che  dice  tal  diuerfità  no 
vi  ejfere  :ed  ejji,  argomentando  ad  hominem ,  glie  l'ammet- 
tono ;  efopra  quefìo  ajfunto  mojìrano  l'improbabilità ,  che  ne 
fegue,  cioè,  che  farebbe  neceffario  far  la  sfera  tanto  immenfa  9 
che  vna  (iella fifa  per  apparirci  grande, come  ci  apparifce,co&+ 
uerrebbe,  che  in  realtà  fu  fé  vna  mole  così  immenfa  ,  che  ecce- 
dere la  grandezza  di  tutto  l'orbe  magno  zcofa  che  è  poi ,  come 
ejfì  dicono ,  del  tutto  incredibile .  ; 

lo  fon 


Dei  Galileo  7  3^ 

SALV.  lo  fon  del  mede/imo  parere,  e  credo  appunto,  ch'egli  argo* 
mentino  contro  all'buomo ,  più  per  difefa  d'vrì  altro  b  uomo  9 
cbeper  brama  di  venire  in  cognizion  del  vero  ;  e  nonfolame- 
tt  non  credo ,  che  alcun  di  loro  fi ft  a  applicato  al  far  tal'offer-      Aftronoitti 
nazione,  ma  non  fonficuro  ancora ,  fé  alcuno  di  ejfì  fappia~~»  forfè  non  nari 
quale  diuerjìtà  d  ou  effe  prò  dur  nelle jìffe  il  mouimento  annuo  no    auuertito 
della  terra,  quando  la  sferajìellata  nonfujfe  in  tanta  diftan-  Seguano*! 
za,  che  in  effe  tal  diuerjìtà  per  lafua  piccolezza  fuanifie  jper-  m0to    annuo 
(beilcejfare  da  taVinquifizione ,  e  rimetter/i  al  femplice  detto  della  terra . 
del  Copernico, puh  ben  bafiare  a  conuincer  Vhuomo,  ma  non 
già  a  chi arirfì  del  fatto  ;  potendo  ejfer ,  che  la  diuerjìtà  ci  Jìa  f 
ma  non  cercata  ;  oper  la  fua  piccolezza,  òper  mancamento  di  Alcune  cofe_^' 
Jìrumenti  efatti,  non  comprefa  dal  Copernico  ;  chenonfareb-  non  comprefe 
be  quefìa  la  prima  cofa,che  egli  per  mancanza  di  Jìrumenti,  ò  &  Coper.  per 
peraltro  difetto  non  hafaputa  :  e pur fondato fopra  altre  fai-  S^aSS? 
diffìme  conietiure  affermo  quello,a  cuipareuano  cotrariare  le  s 

cofe ,  non  comprefe  da  lui;  che  come giàji dilfe ,  fenza  il  Tele- 
feopio,  ne  Marte poieua  comprender/i  crefeer  60.  volte,  e  Ve- 
nere 40. piti  in  quella,che  in  quefìa pofitura;anzi  le  differen- 
ze loro  apparifeono  minori  affai  del  verojtuttauiafiepoi  ve- 
nuto in  certezza,tali  mutazioni  efferuia  capello ,  quali  ricer-  Ticone,&  al- 

caua  il  si/iema  Copernicano .  Hor  così  farebbe  ben  fatto  ri- tri  arg°ment* 
11      r      Tj.  l    r^  ir?  •        r  no    contro  al 

cercare  con  quella  ejquiJiUzza,  cbejipotejse  maggioreje  vna  moto  annuo 

tal  mutazione,  che  dourebbefeorgerfì  nelle ' Jìffe  ,poflo  il  moto  per  la  inuaria- 

annuo  della  terra,  effettiuamentejìofferuafie,  cofa  che  affolu-  bile  eleuazicyj 

tamente  credo  non  effer fin  borafiata  fatta  da  alcuno  ,  e  non.  ^  i>0l°» 

fot  amente  fatta ,  ma  forfè  (  come  ho  detto  )  ne  anco  da  molti 

benintefo ,  quel  che  cercar Jì dour ebbe .  Ne  mi  muouo  a  cafo 

adir  cosi ,  perche  già  veddi  certa  frittura  a  penna  di  vno  di 

quefii  anticopernicani,  che  diceua  neceffariamete  douerfegui- 

re,  quando  tal 'opinion  fuffe  vera,  vn  continuo  alzamento, <& 

abbaiamento  del  Polo  di  6.  mejìin  6.  mefì,  fecondo ,  che  la—> 

terra  in  tanto  tempo ,  per  tanto  fpazio ,  quante  il  diametro 

dell  orbe  magno  fi  ritira  hor  verfo  Settetrione,  hor  verfo  Au- 

fìro  ;  epurglipareua  ragioneuole,anzineceffario,chefeguen- 

do  noi  la  terra,  quando  fujjìmo  verfo  Settentrione,doueJJÌm& 

bauere  UTolo più  eleuato ,  che  quando fiamo  verfo  ilmezQ 

giorno  .  In  queflo  medefimo  errore  incorfe4vno  per  altro  affai 

intelligente  matematico  , pur  feguace  del  Copernico  ,  fecondo 

fbe  riferifee  Tifane  néJ'uQÌ  Froginnafmiafac%684.  il  qualq 


§  6ó  Dialogo  terzo 

diceva  hauer'offeruato  mutar  fi \V  altezza  Polare,^ ejjer aiuti 
fa  la  fiate  dal  verno:  e  perche  T.icone^nega  il  merito  della  cau* 
fa ,  ma  non  danna  l'ordine ,  cioè  negati  vederfi  mutazione» 
nell'altezza  polare  ,ma  non  condanna  tale  inquifizione ,  co» 
tne  non.accumodata  a  conftgvirqvel  che  fi  cerca,  viene  a  di- 
ehiararfi,  che  egli  ancora  jlima  l'altezza  Colare  variata,  b  no 
variata  di  ó.mefiin  6.  mefì efStr buona  riprova  per  efclvde- 
re,ò  introdurre  il  movimento,  annuo  .delia-terra  , 

$IMCP.  Veramente  Sign.  Salviati^che  a  me  amora  par  che  dovejfc 
feguirl'ijieJp)_rimperocche.io  non  credo ,  che  voi  mi  negherete^ 
ebefe  noi  camminiamo  folamente  60.  miglia  verfo  Tramon- 
tana il  Palo  ci  fi  alzerà  vn grado  ,  &  accojlandofi parimente 
per  altre  60.  miglia  al  Settentrione  ci  fi  alzerà  il  *Polo  vn  al- 
tro grado,  Ò'.c.  H ora,  fé V  accoflarfi  ,,e  dìfcojiarfi 60 .  miglia—* 
folamentefàsìnotabìl  mutazione  nell'altezze  Polari,  che  do- 
tterà far 'e  il  trafportaruiXa  terra ,  e  noi  injieme  non  diro  óo* 
miglia,  ma  60.  migliaia  i 

MALV.  Pioverà  fare  (fefi deve  fegvir  cotefìa  proporzione  )  che  il 
Tolo  ci  fi  alzerà  mille  gradi..  Vedete  Sign.  Simplicio  quanto 
pvo  vrìinveterataimprifiÌQne..  Voi  per  ejferuififfato  nella—» 
fantafia  pertanto anniyxke  il  Cielo fia  quello,  che  fi  rivolga  in 
ventiquattr'hore  fe  non  la  terra ,  e  che  in  confeguenza  i  Poli 
di  tal  r  evoluzione fiano  nel  Cielo ,  e  non  nel  globo  terre Pire  > 
non  potete  ne  anco  per  vn  bora  fpoglìarviqvefi' abito ,  e  ma- 
fchtrarui  del  contrario  ,  figurandovi  -,  .che  la  terra  fio—» 
quella  ,  che  fi  muoua  folamente  per  tanto  tempo ,  quanto 
bajla  per  concepir quello ,  ahe  ne  fegvirxjbbe ,  quando  q  velia 
bvgia  fvjfe  vera .  Se  la  terra  Signor  Simplicio  è  quella  , 
.che  fi  mvove  in  fefiejfa  in  ventiqvattf.hore ,  .in  lei  fono  i 
Poli)  in  lei  e  l  Affé ,  in  lei  ì  l' Equinoziale ,  cioè  M  cerchio 
vnajfìmo  deferitto  dal  pvnto  egualmente  diftante  da  ìJJoli ,  ini 
lei  fonagli  infiniti  paralleli  maggiori  ,,e  minori  defcritti  da  $ 
pitti  della  fuafuperficie  piu,e mei,  o.difiati 'dai  Poli '-in  lei  fono 
tutte  quefiecofe ,  e  non  n  ella  sfera Jiellata  ,  che  per  tjfere  im- 
mobile manca  di  tutte,  e folo con  l'tmaginazionevi  fi poffono 
■  figurare ,  prolungando V  Affé  della  terra  finlà ,  dove  termi- 
nando ftgnerà  due  punti  foprapofli  ai  no  fìri  Poli,  fa'. il  pia- 
vo dell  equinoziale  difìefo  t figurerà  in  Cielo  srn  tene  hi  0  a  fe 
gorrifpon dente .  Hot  a ,  fe  il  vero  Affé,  i  veri  Poli ,  //  vero 
equinoziale  UrreBri  non  fi  mutano  in  terrattuttauolta,  cbg, 

voi 


Del  Galileo .  3  6y 

voi  ancora  reHereie  nel  mede/imo  luogo  in  terra ,  trasportate 
pure  la  terra  doue  vi  piace,  che  -voi  già  mai  non  cangerete  abi- 
tudine,^ ai  Poli,  ne  ai  cerchiane  ad  altra  cof  7  terrena;eque-  Il  moto  doue 
Jìoper  effir  cotal  tra/portamento  comune  a  voi ,.&'a  tutte  le  è  comune,è  co 
coje  terrefiri;  (£r  //  mota  doue  e  comune,  e  come  [e  no  vìfùfìe;e  ?«•  non  V1 
Ji  come  voi  non  muterete,  abitztdine  a  i  Poli  terreni(dbitudine 
dico  fi  che  vi  fi  alzino,  o  vi  s'abboffino  )  così  parimente  non  la 
muterete  a  i  Poli  figurati  in  Cielo,  tuttauoltache  per  Poli  Ce- 
le/li intenderemo  (  comegiàfi  è  definito  )  quei  due  punti ,  che 
dall' affi  terref  reprolungato  fin  là,vì  vengono  fegnatLE  ve- 
ro, che  fi  mutano  tali  puntinelCielo,  quando  il tra/portarne- 
io  della  terra  vien  fatto  in  tal  modo ,  che  ilfuo  '-Affi  vadia  a 
ferire  in  altri ,  &  altri  punti  della  sfera  cdejte  immobile ,  ma 
non  fi  mutala  nofira  abitudine  ad  efii,  sì  che.  il  fecondo  ci  fi 
ehm  più  che.il  primo  ..  Chi  vuole ,.  che.  de  i  punti  del  Firma" 
mento,  rifpondenti  a  i polì  della  terra ,  Xvnofegli  alzi,  e  l'al- 
tro fi  gli  abboffi,  bifogna  camminare  interra  verfo  l'vno 
allontanandofi  dall'altro,che  il  tra/portar  la  terra ,  e  co  lei  noi 
medefimi  (come  ho  già- detto  )  non  opera  niente  .- 

SAGR.  Concedetemi  ingrazia  Signor  Saluiatr,  cb'hfpiani  affai 

chiaramente  quefìo  negozio, convn  efempìo,fe bengroffiola*  tempio acco 
no  altrettanto  però  accomodato  a  quefìo  propofito  .Figurate-  modatoperdi 
ui  Sig.  Simpl.  d'ejferein  vn  a  galera ,  e  che  fiondò  in  poppa— >  chiarar,  come 
babbiate  drizzato  vn  quadrante,  ò  altro  fìrumento  AJìrono-  l'altezza    del 
mico  allafommità  dell'albero  deltrinchetto,comefevoi  vole-  P      n.on 
fte prender  lafuaeleuazìone,la  quale  fuffie  v.g.40.gradi,non'  diante  il  moto 
e  dubbio^,  che.  camminando  voi  per  corfia  verfo  l'albero  2  j.  ò  annuo  della^ 
j  0  .paffiytornando  a  drizzare  il  medefimofirumento  alla  me-  terra . 
defìma  fommità  dell'albero ,  trouerete  lafua  elèuazioneeffier 
maggiore,  <&  effir  crefcìuta  v.g.  1 0 .  gradi  ;  ma  fé  in  cambio  di 
camminar' i  detti  2$.  0  30.  p  affi  verfo  l'albero ,  voi  refiando 
fermo  in  poppa  ,facefie  muouer  tutta  la  galera  verfo  quella 
parte,  crederete  voi ,  che  mediante  il  viaggio,  che  ella  haueffi 
fatto  de  i  2/:  0  30.  paffi,leleuazio  del  trinchetto  vi  fi  mofiraf 
fe  di  10.gr.  accrefeiuta  Y 

$IMP.  Credo,  &  intendo,  che  ella  nonfivantaggierebbe  ne  anco 
vnfol  capello  per  ilviaggio  di  mille ,  ne  di  centomila  miglia  9 
non  che  di  3  o.pafsi',  ma1:redo  bene,  che ,  fé  traguardando  la 
fommità  del  trinchetto  fi  fufse  incontrato  vna  Jìella fissa  ad 
tfser  nella  medefima  dirittura,  credo  dico  t  che  tenendo  ferma 

il  qua- 


$:£"$  Dialogo  terzo 

il  quadrate  doppo  hauer  navigato  ver/o  laftella  6o.mtglìa,ta 
mira  batterebbe  bene  alla  punta  del  trinchetto ,  come  prima , 
ma  non  giàpiù  alla /iella,  lattiate  mi  si  farebbe  eleuata  vn 
grado  . 
%AGR.  lAla  voi  non  credete  già  chél  traguardo  non  hattefse  a-* 
quel  punto  della  sfera  fìellata,  che  rifponde  alla  dirittura  del» 
la  fommità  del  trinchetto  ì 
SIMP.  Queilo  nò)  ma  il  punto  farebbe  variato^  rimarrebbe  fot» 

to  alla  /iella prima  oj 'semata . 
SAGR.  Cosìfià per  appunto  .  ^Mafìcome  quello ,  che  in  queffe* 
fempio  rifponde  aWeleuaziondella  fommità  dtli 'albero,  non 
e  la  ftella,  ma  il  punto  del  firmamento ,  chefitroua  ridia  di» 
pittura  dell 'occhio,  e  della  cima  ddl 'albero  ,  cosi  nel  cafo  efm» 
plif  'cato ,  quello ,  che nd  Firmamento  rifponde  al  Polo  della 
terra ,  non  e  vnaftella}h  altra  cofaffsa  del  Firmarne?} to,ma 
e  quel  punto  nel  quale  va  a  terminar  l'Afse  ìerreftre  diritta- 
mente prolungato fin  là}  il  qu  al  punto  non  e  fisso ,  ma  vbbidi» 
Almoto  anno  f€e  a$e  mutazioni,  che  face/se  il  rPolo  terreno  ;  E  però  Ticone, 

della  terra_j»  ò  altri,  che  haueuano portato  quefia  inftanza ,  doueuano  di- 

pub  feguir  mu  re }  cbe  a  fal  mouimento  della  terra,  quando  vero  fufe,fi do» 

tazione  i  qual-  crebbe  conofeere,  &  ojjeruar  qualche  diuerfità  neWalzamen- 

aon  nel  i  olo  !  *°>  &  abbaiamento,  non  del  Polo ,  ma  di  alcuna  fella  ffa 

verjb  quella  parte,  che  rifponde  al  nofro  Polo  . 
SIMP.  Già  interi  do  bemffimo  l'eqmuocoprefo  da  co  fioro ,  ma  no 
però  mi  fi toglie  la  forza,  che  mipargrandijjima  dtW  argomen- 
to portato  in  contrario ,quando fi riferifea  alla  mutazion  del» 
le  felle,  e  non  più  dtl  Polo  ;  attefo  che,  fé  il  mouimento  della 
galera  di  60  .miglia  folamente mi fa  alzarfi  vna ftella fifa  per 
vn  grado,  come  non  potrà  molto  più  venirmi  vnafimd  mu- 
tazione, iy anco  maggiore  affai/fimo, quando  la  galera fi traf- 
portajjè  verfo  la medefima  ftella  per  tanto  fpazio ,  quante  il 
diametro  dell'orbe  magno}che  voi  dite  ejfer'il  doppio  di  quello, 
che  e  dalla  terra  al  Sole  i 
Si  riuolge  1  e  <j^q  j£,  QZìi  $}?.  Simplicio  ci  ì  vn* altro  equiuoco,  il  quale  verame- 
crede    che  al  &  vot  intendete ,  ma  non  vijoumene  l  intenderlo ,  &  to  cer- 

nioco  annuo  fi  cherodi  ricordamelo:  però  ditemi .  Se  quando,  doppo haz^ere 

de'far  grà  mu  aggiu fiato  il  quadrante  a  vna  ftella  fi fa,e  trouato  v.g.  lafua 

tazione  cica  situazione  ejjèr  40.gr.  voifenza  muoueruidi luogo  melina» 

d'Vna^klial»  fte  ^  ^at0  ^e  q&adrante,si  che  la  fella  rimanejfe  deuatafpra 

Uffa.  quella  dirittura ,  direte  voi  perciò  la  Jtdla  hauer' acqui] tato 

maggior  eUuazione  i  Lerto 


H  v...,  '.  ■ 

■   :    ', 


Del  Galileo l  ^69 

S1MP.  Certo  no,  perche  la  mutazionefi  e  fatta  nello Jìrumento,  e 
non  neU  ojferuatore ,  che  babbia  mutato  luogo,  mouendojì 
-ver/o  quella . 
SAGR^  cM a  quando  voi  nauigate,  o  camminate /òpra  la  fupet» 
ficie  della  terra ,  direjìe  voi,  che  nelmedefimo  quadrante  non 
fifacejfe  mutazione  alcuna,maficonferuajfefempre  la  mede- 
fima  eleuazione  rifpeito  al  Cielo,  tuttauolta ,  che  voi  fiejfo  no 
V  inclina/le,  malo  lafciajìejè  are  nella  prima  cojìituzione H 
$IMP.  Lafciate,  ch'io  ci penfivn poco .  Direi  fenz  altroché  non 
la  confèruajjes  per  ejfer'il  viaggio,  eh  'io  fò, non in  piano }  ma 
■   -   /opra  lacircunferenza  del  globo  terrestre,  la  quale  dipajfo  in 
paffo  muta  inclinazione  rifpetto  al  Cielo  >  &  in  conseguenza 
.  la  fa  mutare  allo  finimento,  chef  opra  di  lei  la  conferita  . 
SAGR.  Voi  beni/fimo  dite;  &  anco  intendete,  che  quanto  maggio»  z  ' 
re,  e  maggiore  fujfe  quel  cerchio  ,fopra  il  quale  voi  vi  mone» . ,.  __' . 
Re,  ta ntepiù  miglia  bìfognerebbe  camminare,perfar  che  quel- .   < 
la  Bella  viji  alzajfe  quel  grado  di  più;  e  che  finalmente-^  qua»    •  •  ••  l 

do  il  moto  verfo  la  fleUafttffeper  linea  retta  ,  più  ancora  con-  '  - 
uerrebbe muouerfi ,  che  per  la  circonferenza  di  qualfiuoglia 
grandi/fimo  cerchio  .  -,  ,,  ..      - 

SALV.  Si,  per  chi  finalmente  la  circonferenza  <kl cerchio infinito,  •■....  y.., 

e  vna  linea  retta,  fono Vijìefla-cofa  .  L.ipea  rettale 

circo  nrcrcnzcL 
SAGR,  Oh  quefìo  non  intendo  io  ,  ne  credo,  che  Vintendaanco  il  de]  cSjiielia 

Sig.  Simp.  ebifogna,  che  cifia  fotta  qualche  miflerio  afeofio    finito  fon  l'i- 
perche  fappiamo,cht  il  Sig.  Salu.  non  parla  mai  a  cafo,nì  met-  /teifa  cofa,,  . . 
•   '     te  m  campo  par  adojfo, che  non  riefea  in  qualche  concetto  non  •    ••  •      • 
punto  triuiale,  pero  a  luogo ,  e  tempo  vi  ricorderà  la  dichiara- 
zion  di  quefìo  efser  la  linea  retta  Vifiefso,  chela  circonferenza*  •', 
del  cerchio  infinito  ,  che  per  adefso  non  voglio,  che  interrom- 
piamo il  difcorfo,  che  hauiam  per  ternani .  E  tornando  alca-  -  ■•-. 
fo,  metto  in  confidsrazioneal  Sig.  Simp.  come l 'aveofìamento,            -  ' '■  '" 
■    '  edtfcoflamento,  che  fa  la  terra  a  quella fletta  fisi ta ,'chee vicina    '   '       y  '  '; 
al  Polo ,  fi  fa  come  per  vna  linea,  retta ,  che  e  il  diametro  dell'     ,    ' .'  ',  %  ;..''.,' 
orbe  ma%no ,  talché  il  voler  regolare  l'alzamento  ,<&  abbafsa-  . ,;  .     ^     . 
mento  della  jl  ella  polare  col  moto  per  tal  diametro  ,  come  pel  •>, 
moto  fopra  il  cerchio piccoli/fimo  delia  terra  j  ègranfegnd 'di 
poca  intelligenza . 
SIMP.  tSM-a  purreftiamo  ancora  nelle  medefime  difficultà ,  già 
the-nì  anco  quella  poca  diuersità,che  efser  vidoUrebbe,  ti  for- 
ge efserui  ;  e  fé  quejìa  inulta  ?  nullo  ancora  bifogna  confefi* 

;■■-•■■     Afr-  *  far 


Si  cerca  quali 
mutazioni,  & 
in  quali  (Ielle 
£  debban  feor 
gere  median- 
te il  moto  [an- 
nuo della  ter- 
ra-». 

Il  non  hauer- 
gli  Aftrono- 
«m.ipccificate 
quali  mutasi© 
ni  potiamo  dc- 
siuar  dal  mo- 
to anno  della 
terra-  dà  kgno 
chceflì  non_* 
l'h abbiano  bt 
ne  intefe . 
le  'mutazioni 
nelle  (ielle  fif 
fc  denono  ef- 
ier  in  alcune 
maggiori  ,  in 
altre  minori , 
Se  in  altre  nui 
le. 


37°  .  Dialogo  terzo 

far  che  sia  il  moto  annuo  per  torbe  magno  attribuito  aìla~* 
terra . 

SAGB.  Hor  qui  lafcio  feguìre  al  Sig.  Salu.  il  quale  mi  par ,  ehi-* 

non  trapajfaua per  nullo  l'alzamento,  b  abbaiamento  della-* 

Jlella polare,  b  di  altra  delle  fijje ,  ancorché  non  compre/o  da 

alcuno,  edall'iflejfo  Copernico  pojìo  non  dirò per  nullo ,  me 

per  inojferuabilepex  la fua  piccolezza . 

$ALV.  Già  ho  detto  difopra,  che  non  credo,  che  alcuno  fi fia  mejfo 
ad  ojjeruarefe  ne  i  diuerfi  tempi  dell 'anno fi feorga  mutazio- 
ne alcuna  nelle  fife,  chepojfa  dependere  dal  mouimento  an- 
nuo della  terra;  efoggiunto  di  più ,  che  ho  dubbio , fé forfè  al* 
cuna  babbia  bene  intefo, quali  fieno  le  mutazioni,  e  tra  quali 
flette  debbano  apparire; pero  e  bene,  che  andiamo  con  diligen- 
za ef aminando  que fio  punto  »  Lhauer trouato  fritto  fola* 
piente  in  genere  nonfidouere  ammettere  il  mouimento  an- 
nuo della  terra  nell'orbe  magno, perchè  non  ha  del  verifimile, 
chef  ejfo  no  fi  vedefie  alcuna  apparente  mutazione  nelle  felle 
fijje,  e  il  non  fentir poi  dire  quali  douejfero  e ffer' in  particolare 
cotali  apparenti  mutazioni,  &  in  quali fieue ,  mi  fa  molto  ra- 
gioneuolmentefiimare,  che  co/loro ,  eh  e  fu  quel  generico  pro- 
nunziato fi  fermano,  non  habbiano  intefo ,  ne  anco  forfè  cer- 
cato di  intendere ,  come  cammini  il  negozio  di  quefie  muta- 
zioni ,  ne  che  cofefiano  quelle,  che  dkono,cbe  veder  fi  doureb- 
bero;  &  a  così  giudicare  mi  muoue  ilfapere,  che  il  moUimenta 
annuo  attribuito  dal  Copernico  alla  terra,quando  debba  far- 
fi  fenfibile  nella  sfera  (iellata ,  non  rispetto  a  tutte  le  Jlell<La 
egualmente  ha  da farfi  apparente  mutazione,  ma  tale  appa- 
renza in  alcune  d  tue farfi  maggiore,  in  altre  minore,  in  altre 
ancor  minore,  e  finalmente  in  altre  ajfolutamentè  nulla  ,per 
grandijfimo,  chefiponejfeil  cerchio  di  quello  moto  annuo . 
Le  mutazioni  poi;  che  veder  fi  dourebbero,  fono  di  due  generi, 
l'imo  e  il  mutarhjfe  felle  l  apparente  grandezza ,  e  l'altro  il 
variar' altezze  nel  ^Meridiano;  che  fi  tira  poi  in  confeguenza 
il  mutargli  orti  ycglioccafi,  e  le  disianze  dal  vertice,  &c. 

SAGR*  Mi  par  di  vedermi  apparecchiare  vna  matajfa  di  qutfii 
riuolgimenti,  che  Dio  voglia ,  ch'io  me  nefia per  poter  diftri- 
gar  mai ,  perche  a  confejfareil  mio  difetto  al  Srg.  Salutati*,  io 
ci  botai  yoltapcnfato,nè  mai  ne  ho  potuto  ritrovare  Hbandór 
lo,  e  non  dico  tanto  di  qutfio  ,  che  appartiene  alle  felle  fifis* 
quanto  di  vn' altra  più  terrai faccenda ,  che  voi  mi  haueit^ 

fatta 


Del  Galileo.  37? 

fitta  fouuentrt ,  co'l  ricordar  quefte  attezze  Meridiane ,  lati- 
tudini ortiue,  e  disianze  dal  vertice,  &c.  e'imio  rauuolgime- 
t*  di  ceruello,  nafce  da  quello  ,cb 'io  vi  dirò  adejfu  .  Il  Caper-  Difficultà  maf 
nicoponela  sfera  /iellata  immobile ,  &  il  Sole  nel  centro  di  fona  contro  al 
elTa  parimente  immobile .  ^Adunque  ogni  mutazione  \chea  _°£f  llì1?'  Per 
noi  appanfcajarji  nel  Sole,  o  nelle  ftelle fijj e,  e  necej sarto ,  cbt  parjfcc  nei  So 
fia  della terra,  cioenojlnr.  Ma  il  Sole  fi  alza,  cjtabbafsa—>  le,e  nelle  fiic. 
nel  noftro  Meridiano  per  vnarco  grandijjìmo  quafidi  47. 
gradi,  e  per  archi  ancora  maggiori ,  e  maggiori  varia  lefues 
larghezze  ortiue ,  Ò1  occidue  negli  Orizonti  obliqui:  horcome 
può  mai  la  terra  inclinarfi,  erileuarfitanto  notabilmente  al 
Sole,  e  nulla  alle  fielle fisse,  0  per  fi  poco ,  che  sia  cofa  impercet- 
tibile l  Quefto  e  quel  nodo ,  che  non  epofsuto  mai  pafsare  al 
mio  pettine  ;  e  fé  voi  me  lo fcìoglierete,vt fumerò  più ,  che  vn' 
%Alefsandro . 
SALV.  Quefte  fono  difficultà  degne  dell  ingegno  del  Sig.  Sagredo, 
ed  e  tale  il  dubbio ,  che  sino  Viftefso  Copernico  diffido  quasi  di 
poterlo  dichiarare  in  maniera ,  che  lo  rende/se  intelligibile ,  il 
che  si  vede  si  dal  confefsare  egliftefso  lafua  ofeurità,  sì  dal  ri- 
mettersi due  volte  in  due  diuerfe  maniere, per  dichiararlo:  Et 
io  ingenuamente  confefso  di  non  hauere  capita  la  fuafpiega- 
tura  ,fe  non  doppo ,  che  con  altro- diuerfo  modo  afsai  piano,  e 
chiaro, lo  resi  inielligtbilej  ma  non  pero  fenza  vna  lunga,  e  la- 
boriofa  applicazion  di  mente. 

SIMP.   Ariftotile  vedde  la  difficultà  medesima  ,  e  fé  ne  feruì  per  .  ,, 

.       J-  ,  ,  *■  l-  ■        i-      >  1    ,  J      rr    Argomento tF 

redarguir  alcuni  antichi,  1  quali  voleuano  ,  che  la  terra jufse  a  ri  ih  contro 

fin  Pianeta;  contro  a  i  quali  argomenta,  che  fé  cibfufse ,  con-  gii  .uichi,  che 

uerrebbe,  che  efsa  parimente,  come  gli  altri  pianeti  hauefse  pia  voleuano,  che 

divn  mouimento,  dal  chenefeguirebbe  quefta  variazione  ne  *a  te.rra  "■"$* 

gli  orti,  iy  occasi  delle  ftelle fife,  e  nell'altezze  Meridiane  pa-  vnPianea  • 

rimente  .  E  poiché  eipromofie  la  difficultà ,  e  non  la  rifoluet- 

te,  e  forza  che  ella  sia  ,fe  non  d' imponìbile ,  almeno  di  difficile 

fcioglimento . 

SALV.  La  grandezza ,  e  forza  dell'annodamento ,  rende  lofcio- 

glimento  più  bello ,  e  ammirando ,  ma  io  non  ve  lo  prometto 

per  hoggi,  e  vi  prego  a  difpenfarmi  sino  a  domani ,  e  per  bora 

andremo  considerando,  e  dichiarando  quelle  mutazioni,  e  di- 

uersità,  che  per  il  mouimento  annuo  dourianofeorgersi  nelle 

ftelle  fife ,  sì  come  pur  bora  diceuamo ,  nell'efplicazion  delizi 

quali  vengono  a  proporsi  alcuni  punti  preparatori! ,  per  lo 

Aa  2       j dogli- 


Moto annuo 
fatto  dal  cen- 
trò della  ter- 
rà fottò  rtclit 
cica  :  e  moto 
diurno  fatto 
dalla  terra  cir 
ca  il  proprio 
centro . 


L'affe  della-» 
terra  fi  mantié 
fempre  paral- 
lelo a  fé  fleflòj 
e  deferiue  vna 
fuperficie  ci- 
lindrica, &  in 
«cimata  all'or- 
be magno  . 

L'orbe  della 
terra  già  mai 
aion  s'inclina, 
Bia  immuta- 
bilme.ntft-.fi  c& 


Le  Ilei  le  fifle 
poile  nell'E- 
clittica—» mai 
non  fi  alzano, 
sé  abbaffano 
per  caufa  del 
moto  annuo 
della  terra,ma 
ben  fi  auuici- 
aano,  &  alloa 
tanano  .. 


3.72*  Dialogo  terzo 

fiiegUmento  della  maffìma  difficoltà .  Hora  ripigliando  i\dnt 
mouimenti  -attribuiti  alla  terra  (  e  dico  due,  perche  il  terzo  no 
ì  altrimenti. vn  moto ,  come  a  fuo  luogo  dichiarerò)  cioè  l'an- 
nuo, &Jldiumo,  quello  fi  deue  intendere  fatto  dal  centro  del- 
laJerra&eUa  circonferenza  dell'orbe  magno,cioe  di  vn  cerchio 
maffimodeferitto  nel  piano  dell 'Eclittica fijfa,&  immutabile; 
.,  l'altro,  che  il. diurno >e fitto  dal  globo  della  terra  in  fé  ftejfo 
.  circa  il  proprio centro, e  proprio  Ajfenon  eretto,  ma  inclinata 
.  al  piano  dell'Eclittica-,  con  inclinazione  digradi  23 .  e  mezo 
-.  ^incirca.,, la  qualeincìinazione fi  mantiene  per  tutto  l'anno  :  e 
3  ^quello  ,-chefommamentefideue  notare  ,JÌ  conferua  femprz-* 
•  &.erfo  la  medefima parte  del  Cielo;  talmenteche  V  Affé  del  moto 
diurno fi mantien perpetuamente  parallelo  afejieffo;  sì  che,/è 
noi  ci  immagineremo  tale  Afe  prolungato  fino  alle  felle fijje9 
mentre  che  il  centro  della  terra  circonda  in  vn'anno  tutta—*'. 
^EcUitica,  liiftejfoAjfedefcriue  la  fuperficie  di  vn  Cilindro, 
obliquo,  eòe  ha  per  vna  delle fue  bafi'tl  detto,  cerchio  annuo,  t 
peri' altra  vnfimil  cerchio  imagi nariametedeferitto  dalla fua 
e/lremità,ò  vogliamo  dir  Polo,tra  le  felle fijfe;  &  e  tal  Cilin- 
dro obliquo  al  piano  dell'Eclittica ,  fecondo  V-inclinazion  del- 
•   HAfsGi  che  io  deferiue,  che  hauiamo  detto  efier  gradi  z.$.  e  me- 
zo,Ja quale sonferuandofi perpetuamente  Viftefa  {Jknon^> 
quanto  in  molte  migliaia  di  anni  fa  qualche  piccoliffi.ma>mu*r 
fazione ,  che  alprefente  negozio  niente  importa  )  fa  che'lglo- 
shoterreFtm,  ne  più  s'inclina  già  mai  ,nefifolleua,.maimmu± 
labile  fi  conferua  t  .Dal  che  mfeguita,  che  per  qitanto  appar- 
tiene alle  mutazioni  rdaoferuar  si  nelle  fifse  dependenti  dal' 
Jblo  mouimento  annuo,l ijìefso  accader  à  a  qualsiuoglia  punto 
della  fuperficie  terrena ,  che  all' islefso. centro  della  terra  ;  e  pe- 
rò nelle prefenti  efpUcazioni  ci  [eruiremo-  del  cen  irò ,  come  di' 
qualsiuoglia  punta  della  fuperficie  .   E  per  pia  facile  intelli- 
genza del  tutto  ne  difegneremo  le  figure  lineari;  e  prima  fe- 
gniamo  nel  piano,  dell' Eclittica  il  cerchio  A.N.'B.O.  &  inten- 
diamo i  punti  A*B  .ef sere  gli  efìremi  verfo  "Borea,  e  ver/o  Au~ 
èro,  cioè  il  principio  di  Cancro,  e  di  Capricorno,  &il  diame- 
tro A.11.  prolunghiamolo  indeterminatamente  per  D -e  C 
-verfo  la  sfera  fiellat  a  ..  D-ico  bora  primieramente,  cheniuna 
delle  Belle  fifse  pofie  nell Eclittica,  per  qualsiuoglia  mutazion 
fatta  dalla  terra,  per  efso  piano  dell' Eclìttica,varierà  mai  ele- 
vazione, ma  fempre  si  forgerà  nella  medesima  fuperficie ,  ma. 

bene 


Del  Galileo  ; 


57& 


henefegli  auuicìnerà-,  $?  allontanerà  la  terra  per  tanto  fp^h 
zio,  quanto  e  il  diametro  dell  orbe  magno ,  il  che fmfatamen- 
te  si  vede  nella  figura;  imperocché  sia  la  terra  nel  punto  <^i.  a 
sia  in  B,fempre  la  Bella  C.  si  vede  per  la  medesima  linea-* 
iA.B.C.  ma  bene  la  lontananza  B.  G.  si  e  fatta  minore  della 
C.A.  per  tutto  il  diametro  B.A.  il  più  dunque,  che  si  .pofsa 
fcorgere  nella  fieli  a  C.&  in  qualsiuoglia  altra pojla  nell'Eclit- 
tica ,  e  la  accrefciuta,  b  diminuita  apparente  grandezza  jper 
V auuicinamento ,  ò  allontanamento  della  terra, 
SA  GR.  Fermate  vn  poco  in  cortesia , perche  fento  non  so  chefcru- 
polo  ,  che  mi  dàfafiidio,  &  è  quefìo .   Che  lajìella  C.  venga 
vedutaper  la  medesima  linea  ^A.B.C.  tanto,quando  la  terra 
sia  in  A.  quanto  fé  ella  sia  in  B.  l'intendo  benijj 'imo,  'come  an- 
co di  più  capifco,  che  l'ifìefso  auutrrebbe  da  tutu  i  punti  della 
linea  A.  B.  mentre  che  la  terra  pafsafse  da  ±A.  inrB.  per  efsa 
Unta;  mapafsandoui ,  come  sifuppone,per  Varco  iA.N.B.  e  Tn?*anze  con» 
manifcfta  e  afa,  che  quando  ella  farà  nel  punto  N.  &  in  qua- cro  Hn]?to  an 
lunque  altro,  fuori,  che  li  due  A.B.  non  più  per  la  linea  A.  B.  ra       ^   daJlé 
ma  per  altre,  &  altre  fi  forgerà  ;  talché ,  fé  il  mofirarfì  /òtto  j.eUe  fiffe  ro- 
diuerfe  linee  deue  cagionar' apparente  mutazione,  qualche  di   fte  nell'i. elit- 
uerfità  conuerrà  chefì  fcorga.  Anzi  più  diro  con  quella  liber- tica» 
tàjìlofojìca,  che  tra  ijìlofojì  amici  debbe  efflr  permtjfa,  parer- 

Aa  3        mi,che 


374  Dialogo  terzo 

'ymi,che  voi  contrariando  a  voi  Beffo,  neghiate  bora  quello ,cbe 
pur' b  oggi  ci  bauete  con  no/ha  marauiglia  dichiarato  ejfer  co- 
fa  verijjìma,  e  grande;  dico  di  quello,  che  accade  ne  i  pianeti , 
&  in  particolare  nei  tre  Superiori,  che  ritrouandoji  continua- 
mente nell'Eclittica ,  ò  a  quella  vic'mijfìmi,,  non  folamente  fi 
mojirano  bora  a  noi  propinqui-,  &  bora  remoujjìmi,ma  tan- 
to nei  regolati  lor  mouimenti  difformi  ,  che  taluolta  immobili, 
e  tal  ora,  per  molti  gradi,  retrogradi  ci  fi  rapprefentano  ;  o^» 
tutto  non  per  altra  cagione,  che  per  il  mouimento  annuo  del" 
la  terra . 

SALV*  Ancorché  per  mille  rif contri  io  fi  a  fiato fatto  certo  dell'ac- 
cortezza del  Signor  Sagredo,pur  ho  voluto  con  quefi  altro  ci- 
mento a/Jicurarmi\maggiormente  di  quanto  io  poffa  promet- 
termi dell'ingegno  fuo,  e  tutto  per  vtil  mio,  che  quando  le  mie 
proporzioni  potranno  Bar  falde  al  martello ,  ò  alla  coppella 
del  fuo  giudizio,  potrò  Barfìcuro  ,  che  ellefìen  di  lega  buona 
41  tutto  paragone .  Dico  per  tanto ,  che  a  bello  Jìudio  haueua 
difpmulata  cotejìa  obiezzione,  ma  non  pero  con  animo  di  in- 
gannami, ediperfuaderuialcunafalfìtà,  come  farebbe  potu- 
to accadere ,  quando  l'inBanza  da  me  dijjìmulata  ,  e  da  voi 
.trapaffata  ,fuffè  fiata  tale  in  effetto ,  quale  in  apparenza  fi 
mqftra,  cioè  veramente  gagliarda,  e  concludente;  ma  ella  non 
e  tale;  anzi  dubito  io  adeJJo,cbe  voi  per  tentar  me,finghiate  di 
non  conofeer  lafua  nullità;  ma  voglio  in  quefìo  particolare^* 
ejferpiu  maliziofo  di  voi, co' l  cauarui  a  forza  di  bocca  quellot 
che  artifiziofamente  voleui  nafconderci \;  e  pero  ditemi,  cht^ 
cofa  e  quella  t  onde  voiconofeete  lajlazione ,  e  retrogradazio- 
ne de  pianeti  deriuante  dal  moto  annuo ,  e  che  è  cosi  grande  ± 
che  pure  almeno  qualche  vefìigio  difimile  effetto  dourebbe  ve- 
der/inelle  Belle  dell'Eclittica  i 

SAGR*  Due  quefiti  contien  quefla  voflra  domanda,  a  i quali  con- 
uìen,  ch'io  rifponda;  il  primo  riguarda  V  imputazione,  che  mi 
date  difimulatore;  l'altro  e  di  quello,  chepofsa  apparir  nellts 
Jtelle,  &c.  Quanto  al  primo,  diro  con  voftra  pace,  che  non  e 
vero,  ch'io  habbiafimulato  di  non  intender  la  nullità  di  quel- 
la inftanza;  e  per  ajìcurarui  di  ciò ,  vi  die  bora,  che  beniffimo 
capifeo  tal  nullità  „ 

$ALV.  Ma  non  capifeo  già  io,  comepofsa  efere ,  che  voi  non  par- 
lafiefimulatamente,quando  diceui  di  non  intender  quella  tal 
fallacia)  la  quak  confefsate  bora  di  intender  benijjìmo . 

La  con- 


Del  Galileo.  37/ 

SAGR.  La  confinone  slefia  di  intenderla  ,può  afiìcurarui ,  cb'iù 
nonfimulauo,  mentre  dicmo  di  non  V  intendere;  pere  he  qua* 
do  io  hauejfi  volutole  volejfi fimulare,chi potria  tenermi,cb'io 
non  continuaci  nella  medcfimafimulazione ,  negando  tutta- 
via di  intender  la  fallacia  / Dico  dunque}che  non  l'intendeuo 
all'ora,  ina  che  ben  la  capi/co  alprefente ,  merce  dell' bauermi 
voi  defiato  l'intelletto,  prima  co'l  dirmi  rifolutamente,cbe  ella        . 
non  e  nulla,  e  poi  co'l  cominciare  a  interrogarmi  così  alla  lar-  ^ta?10ne  *  di" 
ga,  che  co/a  fu/le  quella,  per  la  quale  io  conofceua  lajlazione,  trogradàtione 
e  retrogradazione  de' pianeti;  e  perche  queslo  fi  conofee  dalla  dei  pianeti  fi 
conferenza,  che  fi  fi  di  ejficon  le  Belle jifie ,  in  relazion  delle  co  no  (ce  in  re- 
qualifi  veggono  variare  lor  mouimenti  bor  verfo  Occidente ,  ft/i°  nr 
&  bor  verfo  Oriente,  e  tal'hora  rejlar  come  immobili;e perche   e  e* 1     * 
fopra  la  sjerajlellata  non  ve  n'è  altra  immenfamente  più  re- 
mota ,  <&  a  noi  vìfibile ,  con  la  quale  pof/iamo  conferir  le  no- 
Jìre  felle  fi jfe  ,però  vefìigio  niuno  pojfiamo  noi  feorger  nelle 
fife,  che  riìponda  a  quello ,  che  ci  apparifee  ne' pianeti .  Que- 
llo penfo  io ,  che  Jia  quel  tanto  t  che  voi  mi  voleui  cauar  di 
bocca . 

SALV.  Quefto  e  con  la  giunta  da  vantaggio  della  vojlra  fottilijfi-  jncjj2£0  nt\\% 
ma  arguzia;  e  fé  io  con  vnpiccol  motto  viaperfila  mente,  voi  ftelle  fifle  fimi 
con  vn  altro  fate fuuenire  a  me  non  ejfer  del  tutto  impojfibi-  le  a  quel  che 
le,  che  qualche  cofa  in  qualche  tempo  fi  trouajfe  ojferucbile  tra  **  vet^e  ne'  Pia 
lcfijfe,per  la  quale  comprender  fi potejfe  in  chi  rifegga  l'annua  nen  £f  jSS'q 
conuerfione,  talché  efè  ancora  non  men  de  i pianeti ,  e  del  So-  to  annilo  dei- 
te  Beffo,  volejfer  comparire  in  giudizio  a  render  tefìimonian-  la  terra . 
za  di  tal  moto  a  fauor  della  terra  :  perch'io  non  credo ,  che  le 
Jìtlle  fano  fparfe  in  vna  sferica  fuperficie  egualmente  dijìan- 
ti  da  vn  centro ,  mafHmo,che  le  loro  lontananze  da  noi fiano 
talmente  varie,  che  alcune  ve  nepojfano  ejfer  2.  e  3.  volte  più. 
remote  di  alcune  altre  ;  talchi  quando  fi  trouaffe  co'l  1  elefco- 
pio  qualche  piccoli/f ma /iella,vicini/fìma  ad  alcuna  dellt  mag- 
giori, e  che  però  quella  fujfe  altijfìma,  potrebbe  accadere ,  cb<Ls 
qualche  fenfibil  mutazione  fuccedefie  tra  di  loro ,  rifpo/.  dente 
a  quella  de  i pianeti  fuperìori .  E  tanto  f: a  detto  per  bora  cir- 
ca il  particolare  delle  /Ielle  pofie  nell'Eclittica  .  Vengbiamo 
bora  alle Jijfe  pofie fuor  a  dell  Eclittica,^  intendiamo  vn  cer- 
chio majjimo  eretto  al  piano  di  quella,efia  per  efempio  vn  cer- 
chio ,  che  nella  sfera fitllata  rijponda  al  Coluro  de'  Solftizij,  e 
fogniamolo  CE. H,  che  verrà  infiemead  efser'vn  Meridia- 

Aa  4        no}& 


Le  fi  fife  fuori 
dell'Eclittica. 
fi  eletiano  j  & 
abbacano  più 
e  meno,  fecó- 
do  ia  lor  di- 
fìanza  da  efla. 


57#  Dialogo  terzo 

no,  &in  efso  pigliamo  vna fella  fu  ori  dell'Eclittica,  qual  fa- 
rebbe la  E.  Hor  quefìa  al  mouimento  della  terra  varierà  be- 
ne eleu azione; perche  dalla  terra  in  A.  farà  vedutafecondo  il 
ràggio  AE.  con  leleuazione  dell'angolo  E  AC.  ma  dalla-* 
terra  pojìa  in  B.fi  vedrà  ella  per  il  raggio  BE.  con  equazio- 
ne dell'angolo  EBC.  maggiore  dell'altro  E  AC.  per  efser 
quello  efìerno,equeJto  interno,  &  oppofto  neltriang.E.A.B, 
vedrafsi  dunque  mutata  la  diftanza  della  fella  E.  dall'Eclit- 
tica; <b"  cinco  lafua  altezza  nel  Meridiano  farà  fatta  mag- 
giore nello  fato  B.  che  nel  luogo  <JL.  fecondo ,  che  l'angolo  E 
BC.  fupera  l'angolo  E  AG.  che  e  la  quantità  dell'angolo  A 
EB.  imperocché  efendo  del  triangolo  E.  A.B.  prolungato  il 
iato  Ali.  in  C.Yefierior e  angolo  EBC.  (per  efser' egualt-> 
alli  due  interiori,  &oppofiiE.A.)  fupera-  efso  ^A.  per  la-* 
quantità  dell'angolo  E.  Eft  noi  piglieremo  vn' altra  fella—* 
nel  mede/imo  Meridiano  più  remota  dall'Eclittica ,  qual  fa- 
rebbe vg.  la  /iella  H.  maggiore  anco  farà  in  ejfa  Va  diuerfità. 
dall' ejfer  vijia  dalli  due  luoghi  A.B. [fecondo ,  che  l'angolo  A 
HB.  Jifà  maggiore  dell'altro  E.  il  quale  angolo  anderàfem- 
pre  crefeendo ,  fecondo,  che  lafiella  ojferuata  più  farà  lontana 
dall' Eclittica;fin  che  finalmente  la  majjìma  mutazione  appa- 
rirà in  quella  fella ,  chefujfepofla'nell'ifiejjh  Polo  dell'Eclit- 
tica .  Come  fper  totale  intelligenza , potremo  dimofirar  così* 


Sia  il  diametro  dell'orbe  magno  A.H.  il  cui  centro  G.  &  in- 
tendafi  prolungato  fino  alla  sfera  (iellata  ne  i  punii  D.C.  t-? 
fia  dal  centro  G.  eretto!' \A fé  dell' Eclittica  G. E.  fino  alla  me- 
defima  sfera ,  nella  quale  s'intenda  defritto  <un  Meridiano 
*D.F.C.  che  farà  eretto  ?.l  piano  dell'  Eclittica,  e  prefi  nell'arco 
F.C.  qualfiuoglino punti  H.E.  come  luoghi  di  /ielle fife,con- 
giunganfi  k  linee  FA.FB.AH.HG.HB.AÈ..GE.BE.  Si 


Dei  Galileo:  377 

the  f  angolo  della  diuerfìtà ,  ò  -vogliati  dire  là  parallajfe  della 
jìella  pojìa  nel  Polo  F.Jìa  AFJ3.  quello  della  /iella  polio—» 
in  H.jìa  l'angolo  AHB  e  della  Bella  in  E.  fa  ì  angolo 
AEB.  dico  l'angolo  della  diuerfià  della  /iella  pelare  F.  ejfè- 
re  il  majfìmo,  e  de  gli  altri  il  più  vicino  al  majjìmo  ejfer  mag- 
giore delpiù  remoto:  cioè  l'angolo  F.  ejfer  maggiore  dell' an» 
golo  H.  equtjio  maggiore  dell'angolo  E.  Intenda/i  intorno 
al  triangolo  r A\B _  descritto  vn  cerchio.  E  perche  V  angolo  F» 
g  acuto' per  ejfer  lafua  bafe  A\B.  minore  del  diametro  DC.del 
mezjo  cerchio  DFC.  )  farà pojio  nella  porzione  maggiore  del 
sircofcritto  cerchio  tagliata  dalla  bafe  AB.  E  perche  efsa  A\Bt 
e  diuifa  in  mezo ,  &  ad  angoli  retti  dalla  FG.  farà  ti  centro 
del  cerchio  circofc.ritto  nella  linea  FG.fìa  il  punto  I.  E  perche 
delle  linee  tirate  dal  punto  G.  che  non  e  centro  fino  alla  circo- 
ferenza  del  cerchio  circofcr.itto,  la  ma/fìma  e  quella ,  chepafsa 
per  il  centro ,  farà  la  GF.  maggiore  di  ogn' altra,  che  dal  pun- 
to G.  fi  tiri  fino  alla  circonferenza  del  mede/imo  cerchio  ;  e_-> 
però  tal  circonferenza  taglierà  la  linea  GH.  (che  e  eguale  alla 
linea  GF.  )  e  tagli  a  do  la  GH.  taglierà  ancora  la  Ahi.  taglila 
in  L.  e  congiungafi la  linea  LB.  faranno  dunque  li  due  an- 
goli AFB.ALB.  eguali , per  ejfer  nella  medefima  porzioni^? 
del  cerchio  circoferitto  :  ma  ALB.  ejlerno,  e  maggiore  dell'in- 
terno H.  adunque  l'angolo  F.  e  maggiore  dell'angolo  H.  e  co 
lijìejfo  metodo  dimojir  eremo  V angola  H.  ejfer  maggiore  del- 
l'angolo E.  perche  del  cerchio  deferitto  intorno  altriangolo 
<AHB.  il  centro  e  nella  perpendicolare  GF.  al  quale  la  linea 
GH.  e  più  vicina  della  GÈ.  e  pero  la  circonferenza  di  ejfo  ta- 
gliala GÈ.  &  anco  la  .AE^  onde  e  manife/lo  ilpropofito  „ 
Concludiamo  per  tantoché  la  diuerfìtà  di  apparenza(la  qua- 
le con  termine  proprio  dell'arte , potremo  chiamar parallaj/hs 
delle  Belle  jìjfe  )  e  maggiore,  e  minore],  fecondo  che  lefidle  of- 
feruate  fono  più,  o  meno  vicine  al  Polo  dell'Eclittica  ,fì  cbz^> 
finalmente  d  die  felle  ,  che  fono  neW  Eclittica  jìejfa;  tal  diuer- 
fìtà fi.  riduce  a  nulla.  Quato  poi  ali 'auuicinar 'fi \ò >  allontanar-  J&  ^r-ra  fi  a«~ 
fi  P  tal  moto  la  terra  alle,  (ielle,  a  quelle,che  fono. nell'Eclittica  ^ft^&alloa 
r  ìi  r  j  r    a     ^  \     ^ \  •/  j         j      tana  dalle  fifle 

//  auuicwa  ella ,  e  Ji  dijcojta  per  quanto  e  tutto  il  diametro  ^ejj»  £ci;ttjca 

dell'orbe  magno.come  puf  bora  vedemmo;  ma  alle  /ielle  intor-  quanto  è  '1  dia 
no  al  Polo  dell'Eclittica  tale  accoramento,  ò  allontanamento  metro  dell'oc 
*  quafi  nullo  ,  &  all'  altre  quejì  a  diuerfìtà  fi  fa  maggiore  ,fe-  ^e  magno-*. 
tonda  ebe  elle  fono  più  vicine  all'Eclittica .  Tojjìamonelter^ 

za  J 


Maggior  di- 
uerfìtà  fanno 
le  ilelle  più  vi 
cine ,  che  le_< 
più  ^remote  # 


378  Dialogo  terzo 

zo  luogo  intendere,  come  quella  diucrfità  d'afpettojìfì  magi 
giore,  0  minore ,  fecondo  che  lajlella  ojferuata  fuffe  a  noipizt 
vicina,)  opiu  remota  ;  perche,  fé  noi  fegneremo  vn' altro  Me» 
ridiano,  men  lontano  dalla  terra ,  qual  farebbe  qu$fto  DFJ* 


Epìlogo  delle 
apparenze  del 
le  riffe  per  ca- 
gione del  mo- 
to annuo  del* 
la  terra . 


vna  Jlella  pofta  in  F.  e  veduta  per  il  medejtmo  faggio  AFE, 
Jiantela  terra  in  A.  quando  poi Jì ojferuafie  dalla  terra  in  B* 
fi forgerebbe,  fecondo  tiraggio  12  F.  e  farebbe  l 'angolo  delitti* 
diuerjìtà,  cioeBFA.  maggiore  dell  altro  primo  AE'B.  efèndo 
ejleriore  del  triangolo  HFE. 
SAGR.  Con  gran  gujio,  &  anco  profitto  hbfenttto  il  vofirodi» 
feorfo  ;  e  per  ajf {curarmi  s'io  ben  l'habbia  capito ,  diro  lafom» 
ma  delle  conclujtonifotto  breui parole.  Farmi,  che  voi  ci  bab- 
biatefpiegato  due  forte  di  diuerfe  apparenze  ejfer  quelle,  che 
mediante  il  moto  annuo  della  terra  pojjiamo  noi  offeruar^» 
nelle felle fife ,  Lvna  è  delle  lor  variate  grandezze  appareti, 
Jecondo  che  noi,portati  dalla  terra,  a  quelle  ci  auuiciniamo ,  0 
ci  allontaniamoci'  altra  (che  pur  depende  dal  medejtmo  allon- 
tanamento ,  0  auuicinamento  )  è  il  mojlrarcift  nel  medtjìmo 
Meridiano  bora  più  eleuate,&  bora  meno .  Di  pia  voi  ci  di" 
te  (  &  io  benijfìmo  V intendo  )  che  l'vna,e  l'altra  di  tali  muta- 
zioni non  fifa  egualmente  in  tutte  le  felle ,  ma  in  altre  mag- 
giore,  &  in  altre  minore,  &  in  altre  niente .  Uapprejfamen* 

tote 


Del  Galileo.  379 

to,  e  dìfcofi amento  per  il  quale  la  med  esima Jìella  ci  debba  ap- 
parire bor  più  grande,  <£r  bor più  piccola,  e  infensibileye  quasi 
nullo  nelle  jìelle  vicine  al  Polo  dell'Eclittica ,  ma  e  mafsimo 
nelle Jìelle  pofìe in  e/sa  Eclittica,  mediocre  nelle  intermedie  ? 
il  contrario  accade  dell'altra  diuersità ,  cioè,  che  nullo  e  l'alza- 
mento, ò  abbaf samento  nelle/Ielle pojle  nelVEclittica,ma('simo 
nelle  circonuicine  al  Polo  di  efsa  Eclittica ,  mediocre  nelle  in- 
termedie :  Oltre  di  ciò  amendue  quejie  diuersità  fono  V' 4.  fen- 
sibili  nelle  Jìelle,  chefufsero  più  vicine,  nelle  più  lontane  fon— * 
fensibili  meno,  e  finalmente  nelle  ejiremamente  lontane  fu a- 
nir ebbero .  Quefio  è  quanto  alla  parte  mia;  rejìa  bora  per  quel 
ci/io  mi  auuifo  difodisfare  al  Sign.  Simp.  il  quale  non  credo , 
che  facilmente Jì accomoderà  apaffar,come  cofe  infenfibilì,  co- 
tali  diuerjìtà  deriuanii  da  vn  mouimento  della  terra  tanto 
vafìo ,  e  da  vna  mutazione ,  che  tra/porti  la  terra  in  luoghi 
tra  di  loro  dtslanti  per  due  volte  tanto,  quanto  e  da  noi  al 
Sole . 

SIMP.  In  vero  io  liberamente  parlando  fentogran  repugnanza 
nell'hauere  a  conceder  la  dijianza  delle  fife,  douere  ejfer  tan~ 
ta ,  che  in  ejfe  le  dichiarate  diuerjìtà  deuano  efier  del  tutto  im- 
percettibili . 

SALV.  Non  vi  gettate  del  tutto  al  difperato  Sign.  Simp.  che  for- 
fè ci  e  ancora  qualche  temperamento  per  le  vofire  difficultà.  E 
prima,  che  V  apparente  grandezza  delle  Belle  non  fi  vegga  al- 
terarfenjìbilmente ,  non  vi  deue parer  punto  improbabile—* , 
mentre  che  voi  vedete  Vefìimatiua  degli  huomini  in  cotal  fat- 
to tanto  altamente  ingannar/i ,  e  majfime  nel  riguardare  og- 
getti rifplendenti  :  e  voijìejfo  rimirando  v.g.  vna  torcia  ac- 
cefa  dalla  dijianza  di  zoo.  pajfi,  nelV apprejfaruifi ella  3.04.  ™ e.  S1  °Sget^ 
br accia,  creder eRe di  accorgeuene, perche  maggior  e  vi  fimo-  n-   e]umjno« 
Jirajfe)  Io  per  me  non  me  ne  accorgereijìcuramente ,  quando  Vn  piccolo  au 
ben  mi  fé  rìauuicinajfe  20.0  so.  anzi  tal  volta  mi  fono  imo-  uiciharaento  , 
trato  a  vedere  vn  fimil  lume  in  vna  tal  lontananza ,  ni  fa-  °  diicoftamé.- 
permi  rifoluere  ,fe  e3  veniua  verfo  me ,  0  pur  fi allontanaua ,  *?  <y mPerc* 
mentre  egli  realmente  mi  fi  auuicinaua .  Ma  che  ?fe  il  mede- 
fimo  apprejfamento,  e  allontanamento  (dico  del  doppio  della 
dijianza  dal  Sole  a  noi  )  nella /iella  di  Saturno  e  quafi  total- 
mente impercettibile  ,  Ò"  in  Giouepoco  ojferuabile,  che  doue- 
rà  efere  nelle felle fijfe  ,  che  non  credo,  che  voifojie  renitente 
a  porle  più  lontane  il  doppio  di  Saturno  ì  In  Marte,  che  per 
Guuicinarfi a  noi»  V* Ì.non 


Quando  nelle 
«elle  fiffe  fi 
feorgefie  alcu 
uà  mutazione 
annua  il  moto 
della  terra  no 
patirebbe  con 
tradizione* 


Proti  afì^co  me 
poco  è  da  fi- 
darli de  gli 
linimenti  A- 
fironomicinel 
le  minute  of- 
feruazioui. 


Tolomeo  no 
fi  fida  d'vno 
finimento  fat- 
to da  Archi- 
mede. 


3  g  a  Dialogo  terzo 

SIMP.  V.S.  non  fi  affatichi  più  in  queflo  p  articolar  e,che  già  velia 
■capace  poter  benifiimo  accadere  quanto  fi  e  detto  circa  la  non 
alterata  apparente  grandezza  delle felle  fiffe  ;  ma  che  diremo 
dell'altra  diffcultà  y  che  nafce  dal  nonfijcorger  variazione^* 
alcuna  nella  mutazion  di  afpetto  i 

SALV.  1)iremo  co/a  per  auuentura  da  poterui  quietare  anco  in 
quejìa  parte .  E  per  venire  alle  breui ,  nonfarefie  voi  fodis- 
fatto ,  quando  realmente  fi forge ffr  nelle /itile  quelle  muta- 
zioni, che  vi  par  neceffario,chefcurger  viji doutJJ ero  }qu  andò 
il  mouimento  annuo  fujfe  delia  terra  ì 

SIMP.  Sarei fenza  dubbio  per  quanto  appartiene  a  quefio  parti* 
colare . 

SALV.  Vorrei ,  che  voi  dice  ile,  che,  quando  vna  tal  diuerfità  fi 
fcorgeffe,  niuna  co/a  remerebbe  più ,  chepoteffe  render  dubbiti. 
la  mobilità  della  terra,  attefo  che  a  cotal  apparenza  nijfurì al- 
tro ripiego  ajlegnar fi potrebbe .  iSMa  quando  bene  anco  eia 
fenfibilmente non  appariffe,  nonpero  la  mobilità  fi  rimuoue, 
ni  la  immobilità  neceffàriamente  fi  conclztde ,  potendo  effer 
(  come  afferma  il  Copernico)  chelHmmenfa  lontananza  della 
sfera  fèeìlata  renda  inofferuabiH  cotali  minime  apparenze  ;  le 
quali)  come  già  si  e  detto,  può  efier  che  fin  bora  non  fieno  fiate 
ne  anco  ricercate ,  0  fé  pur  ricercate  >  non  ricercate  nella  ma- 
niera, che  fi  deue,  cioè  con  quella  efatte 'zza ,  che  a  così  minute 
puntualità  farebbe  neceffaria-,  la  qziale  efattezza  è  difficile  a^~* 
confeguirfì ',  fi  per  difetto  de  gli  ììrumenti  Afironomici  fug- 
getli  a  molte  alterazioni  ,fi ancora  per  colpa  di  quelli ,  che  gli 
maneggiano  con  minor  diligenza,di  quello,  che  farebbe  necef- 
fario;  Argomento  neceffàriamente  concludente  di  quanto  po- 
co fia  ddfidarfidi  taUofferuazioni,fianela  diuerfità,  che  noi 
trottiamo  tra  gli  ^Aftronorm  nell'affègnare,  i  luoghi ,  non  di- 
ro delle  felle  nuoue,  e  delle  Comete ,  ma  dtlk  /ielle fife  mede- 
fime,  fino  anco  all'altezze  polari ,  nelle  quali  il  più  delle  volte 
per  molti  minuti  fi  trottano  tra  dUoro dif cordati  \E  per  vero 
dire,  chi  vuole  in  vn  quadrante  ,p  fefiante  }.che  al  più  hauerà 
il  lato  di  $.ò  Af.  braccia  di  lunghezza,  afiìcurarfi nell'inciden- 
za del  perpendicolo,  fonti  taglio  della- diottra,  di  non  fi  ingan- 
nare di  dua  ò  tre  minuti,che  ntllafua  circonferenza  non  fa- 
ranno maggiori  della  larghezza  di  vn  grano  di  miglio  /  oltre 
all'  effer  qua  f  impofiib ile  ,  che  lo  frumento  fa  con  afsoluta—* 
giujìezza fabbricato.,  e  contentalo  ^Tolomeo  moftradiffden- 


za 


■    - 


Del  Galileo.  3£r 

. .;  za 'di  vn  frumento  armillare  fabbricato  daWijìeffo  ^Archi- 
mede per  prender  l'ingre/fò  del  Sole  nell'Equinoziale  . 

S1MP.  J^la  fé  gli  ftrumenìi fon  così  fofpetti  ,  e  le  ofseruazioni  Strumenti   di 
tanto  dubbwfe,  come  potremo  noi  già  mai  costituirci '  injìcu-  Ticone    tatti 
.  rezza*,  e  liberarci  dalle  fallacie  ì  Io  baueuofentito predicare  congiadiipe- 
.  gran  cof e  de  gli  fìrumenti  di  Ticone  fatti  con  immenfejpef^, 
e  della fuajingolar  diligenza  nelle  ofseruazioni, 

SALV.  Tutto  quejio  vi  ammetto  ;.  ma  ne  quelli,  ne  quejla  batta- 
no per  ajjìcurarci  in  vn  negozio. di  tanta  importanza ,  Io  vo- 
glio,cbeciferuiamo  difkrumenti  maggiori  affai,  affai  di  quelli 
di  Ticone ,  efattijfìmi ,  e  fatti  con  pochiffimafpefa  ;  il  lato  dei  Quali  ftrum» 
quali  sia  di  4.6.  20.  30..e L$o-*migliatsì  cbevn  grado  sia  lar-  ù  fiano  atti* 

vo  vn  mÌ7lio,vn  minuto  pr.  co.  sbraccia,  vn  fecondo  poco  me-  P.er      ?  j.5^* 
&      ,.       &,  j~  ■     r  i-  iJ  rr     r        zioni  eiattinV 

■no  di  vn  braccio,  <&  mj ammagli  potremo  bauerejenzafpen-  me  i 

dernulla  di  qual  grandezza  più  ci  piacerà.  lofiando  in  vna 
mia  villa  vicino  a  Firenze  ojferuai  manifefìamente  l'arriuo,  EfquifaaoiTei? 
€  la  partita  del  Sole,  dal foljlizio  efliuo  ;  mentre  che  vna  ferx->  nazione  dell' 
nelfuo  tramontare^  addoph  a  vna  rupe  delle  Montagne  di  aitino,  e  parti 
Pietrapa'na  lontana  circa  6v.  miglia,  lafciando  di  fé  fcoperto  Sa,c|f-  •       ^ 
vn  fottìi  fio  verfo  Tramontana  ,  la  cui  larghezza  non  era  la 
centesima  parte  delfuo  diametro  ;  elafeguente  fera  in  simil 
occafo  mojìrupurdifefcoperta  vna  simil  parte  ,  ma.notabil- 
mentepiufottile,argomento  necefario  dell' bauer- egli  comin- 
ciato-a  difcojiarsi  dal  Tropico;  &il  vegrefso  del  Sole  dalla  pri- 
ma alla  feconda  ofseruazione  non  importò  sicuramente  vn » 

minuto  fecondo  nell' Orizonte  ;  l' ofseruazione  poi  fatta  con: 
Telefcopio  efquisito,  e  che  multiplica  il  difco  del  Sole  più  di 
mille  volte, riefce  facile,  e  insieme  diletteuóle  .Mora  con simi- 
lifrumenti  voglio,  che  facciamo  le  no/Ire  ofseruazioni  nelle 
felle ffse,  fruendoci  di  alcuna  di  quelle,  nelle  qualità  muta- 
zione dourtbbe  efserpik  cofpicua,  quali  fono  ,  come  già  si  e  di- 
chiarato, le  più  remote  dall'Eclittica,  tra  le  quali  la  Lirafìella 
grandijjìma ,  e  vicina  al  Polo  dell' Eclittica,  farebbe  molto  op- 
portuna ne  ipaefi  affai  Settentnonali,operando  nella  manie-  Luogo*  acco^ 
ra,  che  dtroapprejfo,  ma  co'l  fruirmi  di  altra  fella;  e  già  me-  modato  per  1' 
co  mede/imo.  ho  appo/lato  vn  luogo  affai  accomodato  per  tale  ófferu'ationO- 
ojftruazione .  //  luogo  e  vn' 'aperta  pianura,  fopra  la  quale  fi  irL^ 

alza  verfo  Tramontana  vna  montagna  molto  eminente,  nel  jiene  aj  moto, 
vertice  della -quale  e  f abbicata  vna  piccola.  Qhiefetta ,  fìtuata  aunuo  della-j» 
.  darQuidente  verfo  Oriente  ^  fi  che  la  fchiena  del  fuo  coperto  terra .. 

pm 


3  Sa  Dialogo  terzo 

puòfegare  ad  angoli  retti  il  meridiano  di  qualche  b abitazione 
pofia  nella  pianura  .  Voglio  fermare  vna  trauetta  parallela 
alla  dettafchiena,  ò  colmo  del  tetto,  e  da  ejfo  difiantevn  brac- 
cio in  circa  :  fermata  quefta ,  cercherò  nel  piano  il  luogo  dai 
quale  vna  delle  fìelle  del  Carro  nel  pajfar  per  il  Meridiano 
venga  afcondendofi  doppo  la  traue  già  collocata,  o  vero,  qua* 
do  la  traue  nonfuffe  tanto  grojfa  ,'che  bafiajfe  ad  occultar  la 
fiella ,  trouerb  tipo/lo, di  doueji  vegga  la  medejima  traue  ta- 
gliare in  mezo  il  di/co  di  ejfa  slella:  effetto,  che  con  Telefcopio 
efquifito  fi  difcerne  efqutfitamente .  E  fé  nel  luogo, di  dout-* 
tale  accidente  fi  fior geràfuffe  qualche  habitazione  ,farà  tanto 
più  comodo;  quanto  che  no  f  faro  piantare  vnpah  ben  fermo 
in  terra ,  con  nota fiabile per  indice  t  douefi  debba  ricofìttuir 
V  occhio  qualunque  volta  fi  voglia  reiterar1  l'ofieruazione  ;  la 
prima  delle  quali  offeruazionifaro  intorno  aljoljiizio  efiiuo, 
per  continuar  poi  di  mefe  in  mefe ,  b  quando  più  mi  piacerà  , 
fino  all' altro  folfiizio  ;  con  la  quale  ofseruazione  fi  potrà /co- 
prir V  alzamento,  &  abbafiamento  della  Bell*  per  piccolo,  che 
egli  sia .  E  fé  in  tal1 'operazione fucceòerà  il  poter  comprender 
mutazione  alcuna,  quale ,  e  quanto  acquijìò  si  farà  in  Afiro- 
nomia  ?  poiché  con  tal  mezo,  oltre  all'oscurarci  del  moto  an~ 
nuo  ,  potremo  venire  in  cognizione  della  grandezza,  e  lonta- 
nanza della  medesima  jiella . 

SAGR.  Io  comprende  bentjfimo  tutto  ilprogrefso,  e parmiJ ope- 
razione tanto  facile,  e  accomodata  al  bt fogno,  che  molto  ragio- 
neuolrnente  si  potrebbe  credere,  che  dall'i flefso  Copernico^  da 
altro  afìronomo fu/se  fiata  mefsa  in  atto . 

$ALV.  <-/4  me  par  tutto  l'opposito ,  perchè  non  ha  del  verisimile , 
che  fé  alcuno  Vhauefse  fperimentata,  non  hauefse  fatto  men- 
zione dell'esito ,  fé  fuccedeua  infauore  di  quella ,  b  di  quella 
opinione  ;  oltre  che  neper  queflo,  neper  altro  fine  si  troua,cbe 
alcuno  si  sia  valfo  di  tal  modo  di  ofseruare  ;  ti  quale  ancofen- 
za  Telefcopio  efatto  t,  malamente  si  potrebbe  effettuare. 

SAGR.  Re/io  interamente  quieto  di  quanto  dite .  Magia ,  che  ci 
auanza  gran  tempo  a  notte  ,fe  voi  desiderate  ch'io  pofsa  tra- 
palarla con  quiete,  non  vi  siagraue  efplicarci  quei  problemi, 
la  dichiarazione  de  i  quali,  poco  fa,  domanda/le  di  poter  diffe- 
rire a  dimane,  rendeteci  in  grazia  il  già  conceduto  indulto,  e 
iafciati  tutti  gli  altri  ragionamenti  da  banda  venite  dichiaran- 
doci, comepofiii  mouimenti ,  che  il  Copernico  attribuifce  alla 

terra, 


Del  Galileo.  381 

Urrà,  e  ritenendo  immobile  il  Sole,  e  le  ReUefijfe ,  ne  poj/àno 
feguire  quei  medefimi  accidenti  circa  gli  alzamenti,  &  abbaf- 
J amenti  del  Sole ,  circa  le  mutazioni  delle  Ragioni,  e  le  dife- 
gualità  de  i giorni,  e  delle  notti,  &c.  nel  medejimo  modo  appun- 
to, che  neljijlema  Tolemaico  ajfai  facilmente  fi  apprendono, 

SALV.  Nonjtdeue ,  ne  fi  pub  negare  coja,  chejta  ricercata  dal  S. 
Sagredo  :  e  la  proroga  da  me  domandata  non  era  ad  altro  ef- 
fetto, che  per  hauer  tempo  di  riordinarmi  nella  fan  tpfta  quel- 
le premevi  cheferuonoper  vna  larga,  &  aperta  dichiarazio- 
ne del  modoycol  quale  i  nominati  accidenti jeguono,tanto  nel-   Siftema  Co- 
la pq/tzione  Copernicana,  quanto  nella  Tolemaica  ;  anzi  con  permeano  dif 
ajfai  maggiore  ageuolezza ,  efemplicità  in  quella ,  che  in  que-  *jC1^  a  1"£e"" 
fia:  onde  rnanifejiamentejì comprenda  quella  ipoteji  altretta-  ad  jffetii'arfi. 
to  ejfer  facile  ad  ejfettuarfi dalla*  natura ,  quanto  diffìcile  ad  proporzioni 
ejfer comprefa  dalfintelletto;tuttauiajpero  conferuirmi  d'ai-  neceflarie  per 
trafpiegatura ,  cbedell'vfata  dal  Copernico,  rendere  anco  la  ben  capire  le 
fua  apprenjione  ajfai  meno  ofeura  ;  per  lo  che  fare  Proporro™^^vixfk 
alcune  fuppojizioni  per  fé  note ,  e  manifejie ,  e  faranno  le^>  dena  tcrra , 
feguenti . 

Prima .  Po  fio ,  che  la  terra  corpo  sferico  fi  volga  tir  ed  l  proprio 
Afse,  e  Poli,  ciafebedun  punto  fegnato  nella  fuajuperficie  de- 
fcriue  la  circonferenza  di  vn  cerchio,  maggiore ,  b  minore,  fe- 
condo, che  il  punto  fegnato  farà  più,ò  meno  lontano  da  i  Poli; 
E  di  quejii  cerchi  majfimo  §  quello ,  che  vien  difegnato  da  vn 
punto  egualmente  Untano  da  effi  Poli;  e  tutti  quejii  cerchi  fo- 
no tra  di  loro  paralleli;  e  paralleli  li  chiameremo  . 

Seconda  .  Efsendo  la  terra  di  figura  sferica ,  e  difuiianza  opaca, 
vien  continuamente  illuminata  dal  Sole,  fecondo  la  metà  del- 
la fua  fuperficie  ,  reftando  V altra  metà  tenebrofa  :  &  efsendo 
il  termine,  che  difiingue  la  parte  illuminata  dalla  tenebrofa 
vn  cerchio  majjimo ,  lo  chiameremo  cerchio  terminator  della 
luce . 

Terza  .  Quando  il  cerchio  terminator  della  luce pajfajfc peri  Polì 
della  Terra  taglierebbe  (  e/fendo  cerchio  mafftmo  )  tutti  i  pa- 
ralleli in  parti  eguali  ;  ma  nonpajfando  per  i  Toli  gli  taglie- 
rà tutti  in  parti  difeguali,  trattone  il  filo  cerchio  di  mezo,  chi 
per  ejfer  majjimo  vien  pur  fegato  in  parti  eguali . 

Quarta .  Volgendofi  la  terra  intorno  a  i propri/  Poli  le  quantità 
de  i giorni,  e  delle  notti  vengono  determinate  da  gli  archi  de  i 
paralleli  fegati  dal  cerchio  terminator  della  luce ,  e  Varco ,  che 

re/ÌA 


D  i  fogno  fé  m- 
piicilìimo^che. 
rappréfenta  la 
coitùuziont-». 
Copernicana, 
e  ie  lue  confe- 
querue .. 


384  Dialogo  terzo 

refila  neWEmisferio  illuminato  prefcriue  la  lunghezza  dei 
giorno ,  e  il  rimanente}  la  quantità  della  notte .   v   • 

\Propofte  quejie  cofe,perpià  chiara  intelligenza  di  quello,  cbt~> 
rejìa  da  dir/i,  verremo  a  dtfcriuerne  vna  Jigura,'  e  prima  fé- 
gneremo  la  circonferenza  di  vn  cerchiò ,  che  ci  rapprefenterà 
quella  dell' orbe  magno  defcritta  nel  piano  dell'  Échttica,e  que- 

'  Jia  diuideremo  in  quattro  parti  eguali  y  con  li  due  diàmetri 
Capricorno ,  Granchio ,  Libra,  e  Ariete,  chenell'ijìejfo  tempo 
ci  rapprefenter  annoi  quattro  punti  cardinali-,  cioè  li  due  Sol- 
fi izi/,  e  li  due  equinozi);  enei  centro  di  tal  cerchio.noteremo  il 
Sole  0 fi/Io,  &  immobile.  Segnamo  bora  circa  i  quattro pun* 
ti  Capricorno,  Granchio,  Librai  e  Ariete],  come  centri ,  quat- 
tro ctrtbi  eguali,  li  quali  ci  rappr efintino  la  terra  in  e£i  in—* 

"•    (liuerjì  tempicQJiituita *  La  qualecolftio centro  nello  Jpazh 

%:;di  vn' anno  cammini  per  tutta  la  circonferenza  Capricornp, 

~$Ariete  ^Granchio ,  e  Libra  >  mouendoji  da  Occidente  ver  fa 

■■  -'"■  ;  !'   ;  :.  •  v  ■'■.:':-        -■'•;  v  •-;  Oriente, 


Jk.  &*' 


Dei  Galileo:  Jff 

Qrknte,  cioè  fecondo  V  ordine  de1  fegnt  •  Gii  ì  manifefto ,  eb& 
mentre  la  terra fta  in  Gap.  il  Sole  apparirà  in  Gran,  e  moué- 
dofi  la  terra  per  Varco  Cap.  e  Ar.  il  Sole  apparirà  muouerji  £ 
(arco  Gran,  e  Lib.  &  in  fomma /correre  il  Zodiaco  fecondo  Moro  annue 
bordine  dei fegni  nello  fpazio di  vn 'anno ,  e  con  quejìo primo  dei  Sole,  co- 
djunto  vien  J'enza  controuerjtafodisfatto  all'apparente  mo~  me  feguaiiL-» 
mmento  annuo  del  Sole  fitto  l'Eclittica .  Hora  venendo  al-  v.!a  dei  ^°1 
l'altro  mouimento  ,  cioè  al  diurno  della  terra  in  fé  Jhjfabifi-  '  " 
gnaftabUire  ifuoi  Poli}  &  il  fuo  AJfe ,  il  quale Jì  ha  da  inten- 
dere ejfer  non  eretto  a  perpendicolo  [opra  il  piano  dell'Eclit- 
tica ,  cioè  non  parallelo  all'  AJfe  dell  orbe  magno,  ma  declinate 
dall'angolo  retto  gradi  23.  e  mezo  in  circa ,  co'lfuo  Tolo  Bo- 
reale ver  fi  V  Afe  dell  orbe  magno  ,Jìanle  il  centro  della  terrai 
nel  punto  fot/ìiziale  di  Cap.  Intendendo  dunq;  il  globo  terre- 
Jìre  battere  ti  fuo  centro  nelpztnto  Gap.  fogneremo  iPoli ,  £j* 
il  fuo  Afe  A3,  inclinato f oprai  diametro  Gap. 4  Gran,  gra- 
di 23 .  e  mezo,  si  che  l'angolo  A.  Gap.  e  Gran,  venga  ad  ejferè 
il  complimento  di  vna  quarta,  cioegr.  66.  e  mezo,  e  tale  incli- 
nazione b  fogna  intendere  ejfer  immutabile ,  &  il  Polofupe- 
riore  A.  intenderemo  e/fere  il  Boreale ,  e  l'altro  B.  V Aujìrale, 
Immaginandoci  bora  la  terra  riuolgerfì  in  fejìcjfa  circa  l' Af- 
fé AB.  in  bure  ventiquattro  ,pur  da  Occidente  verfi  Oriente 
verranno  da  tutti  i  punti  notati  nella  fu  a  fuperjicie  deferitti 
cerchi  tra  di  loro  paralleli .  Segneremo  in  quejto  primo  pò  fio, 
dtlla  terra  il  majfimo  CD.  e  li  due  da  ejfo  lontani' gr.  23.  e_-» 
mezo  EF.fopra,  e  GH.  fitto,  e  gli  altri  due  ejìremi  IK.LM» 
lontani  per  fimile  interna  Ilo  da  1P0I1  AB.  eficome  hauiamo 
notati  quejh  cinque,  cosi  nepojjìamo  intendere  altri  innume- 
r abili  paralleli  a  qutjii  deferitti  da  gì'  mnumer  abili  putiti-del- 
ia terrfìrefuperjicic .  Intendiamo  bora  la  terra  coU  moto  an- 
nuo del  fuo  centro  trasferir// ne  gli  altri  luoghi  già  notati,  ma 
pajfarui  con  tal  legge ,  che  il  proprio  <~Ajfe  AB.  nonfiiamente 
non  muti  inclinazione J opra  il  piano  dall'Eclettica  ,  ma  non 
varij  anco  già  mai  direzzione  ,fi  che  mantenendo/i  femprts 
parallelo  a  fé  fi  ejfo ,  riguardi  continuamente  verfo  le  m.  dtfì- 
me  parti  dclXvniuerfo,  o  vogliamo  dire  del  Firmamemo  ;  do- 
tte fé  noi  l  intendemmo  prolungato  ,-vernbbe  co'lfuo  alti/fimo 
termine  a  difegnare  vn  cerchio  parallelo ,  fa'  eguale  ali"  or  bis 
magno  Lib.  Cap.  Ar.  e  Gran,  omebafe  fuperiore  di  v/-  Ci- 
lindro dejcritto  da  fi  medefmo  nel  moto  annuo  fopra  Vìnfe.- 

Bb        rior 


f$£  Dialogo  terzo 

rior  lafe  Lib.Cap.Ar.  e  Gran.  E  perorante  quefia  immuta- 
bilità d'inclinazionefegneremo  quefi altre  tre  figure  intorno 
ai  centri  Ar. Gran,  e  Lib.fimiliin  tutto,  e  per  tutto  allade- 
fcritta prima  intorno  al  centro  Gap.  Confederiamo  adejfo  la 
prima  figura  dilla  terra,  nella  quale  per  ejjer  l'afe  AB.  decli- 
nante dal  perpendicolo  fipra il diametro  Gap.  Gran.gr.  23.  e 
mezo.verfoilSok  Q.&  e/fendo  Varco  AI. pur  gr.  23.  emezo< 
Hlluminazion  del  Sole  illufireràV.Emisferio  del  globo  terrea 
Jlre  efpoftoverfi  il  Sole  (del  quale  qui  fé  ne  vede  la  meta)  di» 
ttifo  dalla  parte  tenebro/a  per  il  terminator  della  luce  IM.dal 
quale  ilparallelo  CD. per  effer  cerchio  ma/fimo ,  verrà  diuifo 
in  parti  eguali,magU  altri  tutti  in  parti  di/eguali,  ejfendo  chi 
il  terminator  della  Luce  IM..  nonpajfaper  i  lor  Poli  AB.  fà? 
ilparallelo  IK.infieme  con  tutti  gli\altri  defcritti  dentro  di 
isf/o,  e  più  vicini  al  Polo  A.  refteranno  interi  nella  parte  illu- 
minata; come  alVincontro  gli  oppojli  ver/o  il  Polo  B.  conte- 
nuti dentro  al  parallelo  LM.  refteranno  nelle  tenebre .  Oltre 
a  ciò  per  ejfer  Varco  Al.  eguale  all' arco  ED.  e  Varco  AE.  co- 
mune, far  anno  li  due  IKE.  AED.  eguali,  e  ciafcheduno  vn& 
quarta;  eperchì  tutto  Varco  IEM.Ì  mezo  cerchio ,  farà  Varco 
ME.vna  quarta,  &  eguale  all'altra  ERI.  e  però  il  Sole  (k. 
farà  in  quefto  fiato  della  terra  verticale  a  chifujfe  nel  punto. 
i7.  iSMaper  la  reuoluzione  diurna  intorno  all' <-AJfeftabilz-j 
AB»  tuttii  punti  del  parallelo  EE.paJfanoper  ti  med efimo 
jpunto  E. e  perì)  in  tal  giorno  il  Sok  nel  mezo  dì  farà  verticale. 
a  tutti  gli  habitatori  del  parallelo  EE.  eglifembrerà  defcri- 
■uernelfuo  moto  apparente  il  cerchio ,  che  noi  chiamiamo  il 
Tropico  di  Cancro .  Ma  a  gli  habitatori.  di  tutti  i  paralleli? 
$he fono  fipra' l  parallelo  EE.  verfo  il  Polo  Borealf  A.  il  Soli 
declina  dal  lor  vertice  verfoAuftm,  &  all'incontro  tutti  gli- 
habitatori  de  i  paralleli,  che  fono  fitto  V  EE .  verfo  V  Equino- 
ziale CD  e'ifPolo  Auftrino  B.il  Sole  Meridiano  è  eleuato- 
oltre  al  lor  vertice  ver  fi  l  Polo  Boreale  A.  Vedefiapprejfo  co- 
me di  tutti  i  paralleli ,  il  filo  majfimo  CD»  ì  tagliato  in  parti- 
eguali  dal  terminator  della  luce  LM.  tSMagli  altri ,  che  fino 
[otto,  e  fipra  il  detto  maffimo  fin  tutti  tagliati  in  parti  difi- 
guali;e  de  ifuperiorigli  archi  femidiurni,  che  fono  quelli  del^ 
la  parte  della  fuperficie  terrefire  illuftrata  dal  Sole  fon  mag- 
giori de  ifeminotturni ,  che  re fiano  nelle  tenebre  ;  <fcxil  con-> 
erario  àcsadeÀe  $  rimanenti '■»,  che  fono  fatto  il  majjimo  CEK 

verfi- 


Del  Galileo  r  }$7 

tferf)  il  Polo  B.  de  i  quali  gli  archi  femìdiuvm fon  minori  d& 
i  feminotturni .  Vedefi  ancora  manif eoamente ,  che  le  dtjfb- 
renze  di  efi  archi  fi  vanno  agumentando ,  fecondo  che  i  pa- 
r alidi  fon  più  vicini  a  é  Poli  fin  tantoché  il  parallelo  IA1*  re» 
fia  tutto  intero  nella  parte  illuminata ,  egli  habitatori  di  effe 
hanno  vn giorno  di  ventiqziattr'borefenza  notte,&  allineo* 
tro  il  parallelo  LM.  rejlando  tutto  nelle  tenebrey  ha  vna  noti- 
te  di  ventiquattr'borefenza  giorno  „  Verghiamo  bora  alla—» 
terza  figura  della  terra  pò  fia  collfuo  centro  mi  punto  GràZ, 
Ai  douc  il  Sole  appari/ce  ejfere  nel  primopunto  di  Capgià  ma- 
niftjlamenteji  vede, -come per  non  hauerV^Ajfe  iAB. mutata 
4nclinazione,ma per  efferfi 'conferuato parallelo  a  fé fiefioj 'afi 
fetto,  efituazion  delia  terra,  e  Vijlefio  a  capello  -,  che  queldeU 
la  prima  figura;  falzio,  che  qzidl' Emisferi  o,  che  nella  prima—» 
era  illuminato  dal  Sole,  in  quefia  refia  nelle  tenebre ,  te  viene 
illuminato  qziello,che  nel  primo  pofio  era  tenebtofo'yOnde  quel- 
lo che  accadeua  prima  circa  le  differenze  de  i  giorni  >  e  delizi 
notti,  arca  lejfcr  quelli  maggiori ,  b  minori  di  quefle,  bora—» 
accade  il  contrario  .  E  prima  fi  vede ,  che  doue  nella  prima— » 
figura  ti  cerchio  1K.  era  tutto  nella  luce,  bora  e  tutto  nelle  te- 
nebre ,  e  Poppu/ìo  LM.  bora  e  tutto  nella  luce ,  che  prima  era 
tutto  tenebrofo  .  T>ei  paralleli  trai  cerchio  ma/fimo  CD.e'Z 
Polo  A.  fono  bora  gli  archi  femidiumz  minori  dei feminot- 
turni ,  che  prima  erano  il  contrario  ;  Degli  altri parimente— * 
vtrfo  U  Palo  R.fono  boragli  archi  femidiurni  maggiori,  dei 
fcminotturni  ,l 'oppoflo  .di  che. accadeua  -nell'altro fiato  della—» 
terra .  Vede/i  bora  il  Sole  fatto  verticale  a  gli  habitatori  del 
Tropico  GN.&  ejfcrjì abb affato  verfo  Aufiro  a  quelli  Ad  pa- 
rallelo E  E.  per  tutto  l'arco  ECG.  cioìgr.4.-}.  Ò'-eJfereinfom- 
ma pa  fato  d  ali  v  no  ali  altro  Tropico  trazierfando V Equino- 
ziale con  alzarfi ,  (y  abbaffarfi  ne'  Meridiani  il  detto  fpazio 
di  gr.  47.  E  tutta  quefia  mutazione  derma  non  dall'indi- 
Uaffii  0  dcuarjila  terra ,  ma  all'incontro  dal  non  fi  inclinare, 
u  c'uv.ar  gii  mai;  dy  infomma  dalconferuarfiellafempie  nel- 
la mede/ima  cojlituzione  rifpetio  aJlvnizicrfoJoIo  co ?l  circon- 
dare il  Sole  [ìtv.ato  nel  messo  ddlifìeflo  piano  T  nel qz  ale  arco-  A  • . .»  _ 
rJ  ..  ...  k,i         ■■•  2  /\  ce  1  ae  terne* 

larmentejegli  mzicue  ella  intorno  co  l  mouimento  annuo .  E  rauj'gl.ofcTde» 

qui  e  da  ;;  otare  vn accidente  marauigliofo ,  che  è ,  che  fi  come  pende  1.  te  dal 
//  confa  uar  laffedtìla  ttrra  la  mcdefma  direzioni  ve>  fc  Iz-  non  inclinarli 
nizicrfoi4  vogliamo  dire  ver/ola  sfiraaUijJ'jna  ddk  f'dljf  *£***-* 


3  8  8  Dialogo  terzo 

fé,  fi  che  il  Sole  ci  appare  eleuar/ì,  &  inclinarjìper  tanto  fp <a~ 
zio-,  cioè  per  gr.  47.  e  niente  inclinar  fi,  0  eleuar/ì le jìelk fife  ; 
tosi  ali  incontro,  quando  il  medefimo  Affé  della  terra  fi '  man- 
tenere continuamente  con  la  medefìma  inclinazione  verfo  il 
Sole  ,.  h  voglia  dire  verfo  l'afe  del  Zodiaco,niffuna  mutazione 
apparirebbe fiarfì  nel  Sole  circa  l'alzar/i,  eabbaffarfì,  onde  gli 
babitatori  delliflejfo  luogo  fempre  haurebbero  le  medefime  di- 
jierfiìtà  de  i giorni,  e  delle  notti ,  e  la  medefìma  cojìituzione  di 
flagioni ,  cioè  altri  fempre  Inuerno  >  altri  fempre  State ,  altri 
Primauera ,  &c.  ma  all'incontro  grandifjìma  apparirebbe  la 
'mutazione  nelle  felle fìj] e,  circa  l'eleuarfìy  <&  inclinarfia  noiy 
che  importerebbe  i  medefìmi  47.  gr.  Per  intelligenza  di  che , 
torniamo  a  confderar  lo  fiato  della  terra  nella  prima figura  > 
douefìvede  l'Afe  AB.  col  Polofuperiore  A. inclinare  verfo 
il  Sole;  ma  nella\terza figura,  hauendo  il  medefimo  ^Affe  con- 
feruataliflejfa  direzione  verfo  la  sfera  altijjìma  colmante" 
nerfì parallelo  a  fefleffo,  non  più  inclina  verfo' l  Sole,  col  Po" 
lofuperiore  o4.  ma  all'incontro  reclina  dal  primiero  Rato  gr» 
'qrj.  ^7  inclina  verfo  la  parte  oppojla ,  fi  che  per  rejiituir  la—» 
7nedefimainclìnazione  dell' ifìeffo  Polo  A.  verfo 7 Sole ,  bi fo- 
gnerebbe co  7  girar  'il globo  terrcjlre ,  fecondo  la  circonferenza 
ACB\D.  trafportarlo  verfo  E.  i  medefìmi  47.gr.  e  per  tanti 
gradi qualfiuoglia fella fiffa  ojferuata  nel  Meridiano  appari- 
rebbe efierfìeleuata ,  b  inclinata .  Venghiamo  aàeffo  all'e/pli- 
fazione  di  quel  che  resla ,  e  confederiamo  la  terra  collocata—» 
nella  quartafigura,  cioè  co'lfuo  centro  nel  punto  primo  della 
Lib.  Onde  il  Sole  apparirà  nel  principio  dell'air.  E  perche  f 
±Ajfe  ddla  terra ,  che  nella  prima  figura  s'intende  tffer3,  incli- 
nato fopr  a  il  diametro  Cap.  Gr.  e  però  effer  nel  medefimo  pia- 
tio,  che  fegando  il  piano  deli  orbe  magno,  fecodo  la  linea  Cap» 
Qr.a  quello fufie  eretto  perpendicolare  tra/portato  nella  quar- 
ta figura,  e  mantenuto,  come  fempre  fi "s  detto,  parallelo  afi—> 
fleffo ,  verrà  adefser'tn  vn piano  pur' eretto  alla  fuperficizs 
dell'orbe  ìnagno,  e  parallelo  al  piano,  che  ad  angoli  retti fega 
la  medefìma fuperficie ,  fecondo' l  diametro  Ca.Gr*  E  però  la 
linea,  che  dal  centro  del  Sole  va  al  centro  della  terra,quale  e  la 
O.  Lib.  farà  perpendicolare  all'Afe  BA»  ma  la  medefìma  li" 
nea,  che  dal  centro  del  Soleva  al  centro  della  terra,}  femprt^ 
perpendicolare  ancora  al  cerchio  terminator  della  luce  }per» 
quello  medefimo  cerchio  paf sera  per  i  Poli  %AB,  nella  quarte 


Del  Galileo.  391 

banda,  ditemi  di  grazia,  quali jìrauaganze,  o  troppo  sforzate 
fottigliezze  virendon  meno  applaujibile  quejia  Copernicana 
cofìituzione  ? 

SIMP.  Io  inaerò  non  l'ho  interamente  capita,  forfè  perchè  non—», 
ho  ne  anco  be?i  in  pronto  le  ragioni ,  che  dei  medefimi  effetti 
vengon  prodotte  da  Tolomeo ,  dico  di  quelle  fiazioni ,  retro* 
gradazioni,  accoramenti,  e  allontanamenti  de' pìaneti',accre- 
fcimenti ,  e  [cor  ci  amenti  de'  giorni,  mutazioni  delle  Ragioni, 
&C.  ma  lafciate  le  confeguenze,  che  depedono  dalle  prime  fup~ 
porzioni,  [trito  nelle fuppofìzionijlejfe  non  piccole  dijficultà, 
le  quali fuppoJìzioni,quando  vengon'atjerratejt  tiran  dietro 
la  rouina  di  tutta  la  fabbrica;  Hora ,  perchè. tutta,  la  machina 
del  Copernico  mi  par  che Ji fondi fopra  inflabili fondamenti , 
pache Jì  appoggia  fu  la  mobilità  della  terra,  quando  quejlo—». 
Jìa  rimofia,  non  accade  pajfare  ad  altre  difputazioni  ;  e  per  ri~ 
muouer  quefìa,  panni ,  che  Vaffìoma  d * AriJi.JìafujficientiJfi- 
mo,  chedivn  corpo  femplicevn  filo  mo%o  femplicc  pojfa  ejfer 
naturale;  ma  qui  alla  terra,corpo  femplice evengono  ajfegnati 
y  fé  non  4.  mouimenti ,  e  tra  di  loro  molto  differenti  ;  poiché  Quattn 
oltre  al  moto  retto  ,  comegraue  verfo  il  centro ,  che  non  fé  gli  diuerlì 
può  negare,  fé  gli  atlribuifce  vn  moto  circolare  in  vngran—>  buiciallaterr 
cerchio  intorno  al  Sole  in  vaanno,&  vna  vertigine  in  fé Jief 
fa  in  ventiquattrhore.  E  quello  poi,  che  è  più  eforbitante,e  che 
forfè  per  ciò  voi  lo  taceui ,  vn  altra  vertigine  intorno  al  pro- 
prio centro  contraria  alla  prima  delie  ventiquattr'  bore ,  e  che 
fi  compie  in  vnanno.  Aquejìo  V intelletto  mio  /ente  repu- 
gnanza grandi/ fìma  . 

SALV.  Quanto  al  moto  ingiù,già  sé  conclufo  non  ejfer'' altrimen- 
ti del  globo  terre/ire,  che  mai  di  tal  mouimento  non  s'è  moffo,   Moto  'in  giù 
rie  già  mai  s'è  per  muouere;  ma  è  {fé  pure  è  )  delle  parti  per?on  è  del  f[o' 
riunir/i  alfuo  tutto;  quanto  poi  al  'mouimento  annuo  ,  &  al  m°  defleffìi^J 
diurno,  quesli  ejfendo  fatti  per  ilmedefìmo  verfo,  fono  benif-pani. 
fimo  compatibili  in  quella  maniera ,  che  fé  noi  lafciaffìmo  an-  Moto' annuo , 
dare  vna  palla  giù  per  una  fuperjìcie  decliue,ella  nello  fcende-Q  moto  dllu'l 
re  per  quella,  fpontaneamente  girerà  in  fé  fleffa  .  QjJ/into  poi1^^^1 
al  terzo  moto  attribuitole  dal  Copernico  infejìejfa  in  vri an- 
no folamente,  per  conferuare  il  fuo  ^Ajfe  inclinato,  e  diretto 
verfo  la  medejìma  parte  del  Firmamento  ,  vi  diro  co  fa  degna 
di grandijjìma  confìderazione;  cioè,  che  tantum  abeft   &_-> 
(  benché  fatto  al  contrario  dell'altro  annuo)  in  effb  fa  repu- 

Bb  3        gnanza, 


o  moti 
attiri- 


Ogni  corpo 
rcniiie  ,  e  li- 
brato, portato 
in  giro  nella 
circonferenza* 
d'vn    cerchio^ 
acquiita  pe  rfe„ 
fteffo  vn  moto 
in  fé  medenV 
dio  contrario» 
a  quello . 
Eipetienza  l& 
quale  fenfata-- 
unente  inoltra, 
due  moti  con- 
trarij  naturai- 
talmente  con- 
uettire  nel  me. 
cefimo  niobio; 

Terzo  mota 
attribuito  alla 
cerca  e  più  p  re 
ilo  vn  reitare. 


%ft  Dialogo  terzo 

gnanza,  o  difjìcultà  alcuna,che  egli  natziraliffìmamente,eferP' 
za  veruna  caufa  matrice  compete  a qualfiuoglia  corpo  fojpefò, 
e  librato,  il  quale,  fé  farà  portato  in  giro  per  la  circonferenza 
di  vn  cerchio,  immediate  per  fé JleJfo,acqui/la  vna  couerfione 
aire  dì  proprio  centro,contraria  a  quella,  che  lo  porta  intorno, 
e  tale  in  velocità ,  che  amendue  finifeono  vna  conuerfioni^* 
'  neWifteffo  tempo prectfamente .  Potrete  veder  quejìa  mirabi- 
le, &  accomodata  al  nofìro propojito  efperienza,  mettendo  in 
vii- catino- d'acqua.,  vna  palla,  che  vì galleggia  tenendo  il  va- 
foin mano, fé  vi  andrete  riuolgendofoprale  piante  de' piedi, 
vedrete  immediatamente  cominciar  la  palla  a  riuolgerji  in  fé 
Jiejfa  con  moto  contrario  a  quel  del  catino,  e  finir  la  fu  a  reuo- 
luzione,  quando  finirà  quella  delvafo ..  Hora,  che  altro  e  la 
terra ,  che  vn  globo  penfile ,  e  librato  in  aria  tenue,  e  cedente,. 
il  quale  portato  in  giro  in  vn' anno  per  la  circonferenza  di  vn- 
gran  cerchio  ben  deue  acquiRar  fenz' altro  motore  vn  averti- 
gine,circa'l proprio  ce.tro,annua,e  cetraria- all' altro  mouim  età 
pur  annuo  ì  Voi  vedrete  que  fi' effetto,  ma  fé  poi  andrete  più. 
accuratamente  confiderandovi  accorgerete  q-ueffejfer  non—*  , 
cofa  reale,  ma  vnafemplice  apparenza,  e  quello,  che  vi  ajfcm- 
bra  effere  vn  riuolgerji  in  fé Jiejfo,.eJfere  vn  non  fi  muouere ,, 
&  un  conferuarfi  deltutto  immutabile,  ri/petto  a  tutto  queir 
Io,  che  fuor  dà  voi,e  del vaforefia  immobile;  perche,  fé  in  quel- 
la palla  fegnerete  qualche  nota,  e  confedererete  verfoqual par' 
te  del  muro  della  fìanza  douefete ,  h  della  Campagna ,  à  del 
Cielo  ella  riguarda,  vedrete  talnota  nel.  riuolgimento  del  va- 
fo,  e  vofiro,  riguardar fempr e  verfo  quella  medefima  partii, 
ma  paragonandola  al  vajo,&  avoifiejfo,  che  fé  te  mobili,  ben9 
apparirà  ella  andar  mutando* direzione,  e  con  mouimento  co- 
ìr ario  al  vofiro,  e  del  va/o  andar  ricercando  tutti  i punti  deU 
giro  di  quello;  talchi  con  maggior  verità  fi  può  dir  e, che  voi,& 
il  vafo  giriate  intorno  alla  palla  immobile ,  che  eh' ef a  fi  volga 
drento  alvafo  .  Intalguifala.terrajofpefa,  e  librata  nella 
circonferenza  dell' orbe  magno,  e fituatain  tal  modo,  che  vna 
dellefue  note ,  qual  farebbe  per  efempio' il fuo>PolocBoreal<L^ 
riguardi  verfo  vna  talejieUa,  ò  altra  parte  del  Firmamento ,. 
verfo  la  medefima  fi  mantknfempre diretta  ,  benché  portata: 
to' l  moto  annuo ,  per  la  circonferenza  di  efio  orbe  magno  . 
Quefiofolo  e  bafiante  a  far  ceffare  lamarauiglia ,  e  rimuoue* 
3?e  ogni  dijfcultà .-  Ma  che  dirà  il  Sign.  Sirnp.  fé  a  quefia  no» 

indigenza! 


Del  Galileo;  |ì$  . 

fgura,  e  nel fuo  piano  farà  V-~Af$e  AB.  ma  H  cerchio  majjìmè 
Rapando  per  i  Poli  de  i  paralleli  gli  diuide  tutti  in  parti  egua- 
li ,  adunque  gli  archi  IK.EF.  CT>.GN.LM.  faranno  tutte 
mezi  cerchie  lEmisferio  illuminato  far  a  quefio ,  che  riguar- 
da vtrfo  noi,  e'I  Sole,  e'I  terminator  deUa  luce  farà  l'ijìefso  cer~ 
cbio  ACB'D.  ejiante  la  terra  in  quefio  luogo  farà  l'Equino* 
zio  a  tutti  li  fuoi  babitatori  .  RI  mede/imo  accade  nella J eco- 
da  figura  doue  la  terra,  bauendo l 'Emisferio  fuo  illuminat9 
verfo  il  Sole,mojlra  a  noi  l'altro  ofcuro  con  li  fuoi  archi  not- 
turni ,  che  pur  fon  tutti  mezi  cerchi,  ^7  in  confeguenza  qui 
ancora  fi  fa  l'Equinozio  ;  efinalmente ,  effondo  che  la  linea-* 
prodotta  dal  centro  del  Sole  ai  centro  della  terra  e  perpendico- 
lare alìAJJè  AB. al  quale  e  parimente  eretto  il  cerchio  majfimQ) 
de  i  paralleli  CD.pajferà  la  mede/ima  linea  O.Lìh.  necejfaria- 
mente  peri' iflejfo  piano  del  parallelo  CD.fegando  lafua  cir- 
conferenza nel  mezo  dell'arco  diurno  CD.  e  però  il  Sole  farà, 
verticale  a  quello,  che  in  talfegamentofitrouajfe,  ma  vipafi 
Jano,  portati  dalla  diurna  conuerfion  della  terra,  tutti  gli  ba- 
bitatori di  tal parallelo  j  adunq;  tutti  quejli  in  tal  giorno  ba- 
ceranno il  Sole  Meridiano  fopra  il  vertice  loro  .  Et  il  Sole 
intanto  a  tutti  gli  babitatori  della  terra  apparirà  defcriuere  il 
ima  (fimo  parallelo  detto  Equinoziale .  In  oltre  ejfndo  cbds  f 
lìante  la  terra  in  amen  due  i  ptmti  folfiiziali ,  de  i  cerchi  "Po- 
lari 1K.LM.  l'vno  refia  intero  nella  luce,e  l'altro  nelle  tene- 
bre ;  ma  quando  la  terra  e  nei  punti  Equinoziali,  la  metà  de 
i  medefimi  cerchi  polari  fi  trouano  nella  luce  ,  re  f landò  il  ri- 
manente nelle  tenebre,  non  donerà  ejfer  difficile  a  intmderfì , 
come  pacando  la  terra  vg.  dal  Gr.  (  doue  il  parallelo  JK.  e 
tutto  nelle  tenebre)  nel  Leone  cominci  vna partedel  paralle- 
lo IK.  verfo  il  punto  l.  a  entrar  nella  luce,e  che  il  terminator 
della  luce  I  Al. cominci  a  ritirar/i verfo  i  Poli  ATìfegandoil 
cerchio  ACBD.  non  più  in  l M+  ma  in  due  altri  punti  cadeti 
tra  i  termini  IA.MB.  de  gli  archi  1 A.  MB.  onde  gli  babita- 
tori del  cerciio  JK.  comincino  a  goder  del  lume,  egli  altri  ba- 
bitatori del  cerchio  LAI.  a  fentir  della  notte .  Et  ecco  con  due 
ftmplicijfìmi  mouimenti fatti  dentro  a  tempi  proporzionati 
alle  grandezze  loro,  e  tra  fé  non  contrariami ,  auzifatù ,  co- 
me tutti  gli  altri  de'  corpi  mondaci  mobili,  da  Occidente  verfo 
Oriente  a'jtgnaii  al  globo  terrtfire ,  refe  adequale  ragioni  di 
tutte  quelle  mede/ime  apparenze, per  le  qz'jiifaluarecon  la—* 

Uh  2.       jìabdità 


32»  Dialogo  terzo 

Jìabilità  della  terrai  neceffario  (renunziando  a  quellafimme- 
tria,  che  fi  vede  tra  le  velocità, ,  e  le  grandezze  de  i  mobili  )  at- 
tribuire ad  vna  sfera  v  afii [[ima  f opra  tutte  le  altre  vna  cele- 
rità incomprenfibile ,  mentre  le  altre  minori  sferefi  muouono 
lenlijfimamente  ;  e  più.  far  tal  moto  contrario  al  mouimento 
di  quelle ,  e  per  accrefeere  l'improbabilità,  far  che  da  quella  fu- 
periore  sfera fieno  co tro  alla  propria  inclinazione  rapite  tut- 
te le  inferiori.  E  qui  rimetto  al  vo/iro  parere  il  giudicar  quel- 
lo}  che  babbiapiù  del  verifimile , 
SAGR.  iA  me,per  quello  che  appartiene  al  miofenfo,fi  rapprefen- 
ta  non  piccola  deferenza  tra  la femplicità,e facilità  dell'opera- 
re effetti  con  i  mezi  ajfegnati  in  quefia  nuoua  confiituzione , 
e  la  multiplicità,confufione,  e  difficoltà,  chefitroua  nell'anti- 
ca, e  comunemente  riceuuta,  che  quando  fecondo  quefia  mul- 
tiplicitàfujfe  ordinato  quefìo  vniuerfojjifognerebbe  infilofo- 
fia  rimuouer  molti  ajfiomi  comunemente  riceuuti  da  tutti  ifi- 
lofofi,  comecché  la  natura  non  multiplica  le  cofefenza  necejfi- 
Amomi  am-  ^  e  cfoe  eQa  a  rerm  ^  mezi  più  facili ,  e  [empiici  nel  produrre 

fflielìi  comune  •  r    •  &**-       1      ?i  A    ■  »  j~    »/ •  r    •;• 

mente  da  tutti  '       */#w  eJJe^h  z  che  ella  non  fa  mente  in  damo,  &  altri  Jnnilt . 

ì  rUofofi .  Io  confeffò  non  hauerfentita  cofapiu  ammirabile  di  quefia—», 

ne poffb  credere ,  che  intelletto  humano  habbia  mai  penetrato 
in  più  fittile fpeculazione .  Non  so  quello,  che  ne  paia  al  Sig. 
Simplicio . 
A  'fi        ft  SJMP.  QueRe  (fé  io  deuo  dire  il  parer  mio  con  libertà)  mi paio- 
Plat.  per  trop  n0  ^  quelle fottiglkzze  Geometriche ,  le  quali  Ari/i.  riprende 

pò    fhidiofo  inPlatone,  mentre  l'accufa,  che  per  troppo  fiudio  della  Geo- 

della  Geome  metriafi fcojlaua  dal  f aldo filofof arsiti'  io  ho  conofciuti,ejcn- 

**&-  tifi  grandinimi  filofofi  peripatetici  fconfigliar  fuoi  difcvpoli 

-  I     dallo  fiudio  delle  Matematiche,  come  quelle,  che  rendono  L'in- 
telletto cauillofo,  &  inabile  al  ben  filo]  of are-,  infiituto  diame- 
tralmete  contra  a  quello  di  Platone  ,  che  -non  ammetteua  alla 
filofofia,fe  non  chi  prima fuffh  impofiejfato  della  Geometria. 
SAL  V.  Applaudo  al  configlio  di  quefii  vofiri  peripatetici  di  difior  - 
rei  lorofcolari  dallo  fiudio  della  Geometria,  perche  non  ci  e 
arte  alcuna  più  accomodata  per  [coprir  le  fallacie  loro;ma  ve- 
dete quanto  cotefìifien  differenti  da  i filofofi  <SM atematici ,  U 
Filofofi  Peri-  quali  afiaipiù  volentieri  tratta  fio  con  quelli  >  che  ben  fori  in- 

fa{?!?'  ^T  formati  della  comune filofofia  peripatetica,  che  con  quelli  ,che 

la  Geometria"  mancano  di  tal  notizia,  li  quali  per  tal  mancamento  nonpof- 

fon far  parallelo  tra  dottrina,  e  dottrina .  Mapofio  quefto  da 

bandat 


Del  Galileo.  S9S 

SIMP.  Credo,  che  le  pietre,}  marmi,  i  metalli,  le  gemme ,  e  £  altre 
tante  materie  diuerfe,  fieno  appunto  come  gioie,  &  ornamenti 
e  fi  e  ri  ori,  e fupcr fidali  del  primario  globo ,  che  in  mole  penfo , 
che  fmifurat  amente  fuperi  tutte  quefi  altre  cofe . 

SALV.  E  quefìa principale^  vafìa  mole ,  della  quale  le  nominate 
cofe  fon  quafi  eferefeenze,  <&  ornamenti;  di  che  materia  crede- 
te, cbejia  compofia  i 

SIMP.  Penfo ,  chefia  ilfemplice ,  ò  meno  impuro  elemento  della 
terra . 

SALV.  -Ma  per  terra ,  che  cofa  intendete  voi  !  forfè  quefìa  ,  eh*  e 
fparfaper  le  campagne,  la  quale  fi  rompe  con  le  vanghe ,  e  con 
gli  aratri,  douefif  minano  i  grani,  e  fi  piantano  ifrutti,edo~ 
uè  fpo'ntaneamente  nafeono  bofeaglie grandiffìme,  e  che  in  so- 
ma è  Vhabitazione  di  tuffigli  animali ,  eia  matrice  di  tutti  ì 
vegetabili  ? 

SIMP.  Cotefia  direi  io ,  chefuffe  \la primaria  fufianza  di  quefìo 
nofìro  globo . 

SALV.  Oh  qufio  non  pare  a  me ,  chefia  ben  detto  ;  perche  quejia 
terra,  ebefi  rompe,  sifemina,  e  che  e  fruttifera,  e  vna  parte ,  e 
benfottile ,  della  fuperficie  del  globo  ,  la  quale  non  si  profon- 
da, faluo  che  per  breue  fpazio,in  comparazione  della  dijìanza 
sino  al  centro  ,•  e  Vefperienza  ci  moflra ,  che  non  molto  si  caua 
al  baffo,  che  si  trouano  materie  diuerfe  affai  da  quefìa  efìerior 
corteccia,  più  fode,  e  non  buone  alle  produzioni  de  i  vegetabi- 
li .  Oltre  che  le  parti  pia  interne ,  come  premute  da  grau'iffì- 
mi pesi,  che  a  loro  foprafianno,  e  credibile,  che  siano  cofHpatet 
e  dure ,  quanto  qualsiuoglia  duriffimo  foglio  .  Aggiugnete 
a  que/io,  che  in  damo  farebbe  fiata  contribuita  la  fecondità  a 
quelle  materie,  che  già  mai  non  erano  per  produr  frutto ,  ma 
per  reftare  eternamente  fepolte  ne' profondi,  e  tenebrosi  abififì 
della  terra  . 

SIMP.  E  chi  ci  affìcura,  che  le  parti  più  interne,  e  vicine  al  centro 
siano  infeconde  ?  forfè  hanno  effe  ancora  le  lor  produzioni  di 
cofe  ignote  a  noi . 

SALV.  Voi  quanto  qualsisia  altri potrefte  di  ciò  efser  certo ,  come 
quello ,  che  ben  potete  comprendere ,  che  fé  i  corpi  integranti 
dell  vniuerfo  fon  prodotti  folo  per  benefizio  del  genere  huma- 
fio ,  quefto  fopra  tutti  gli  altri  deue  efser  deftinato  a  ifoli  co- 
modi di  noi  habitatori  fuoi .  Ma  qual  benefizio  potremo  ri' 
trarre  da  materie  talmente  a  noi  r scondite,  e  remote,  che  già 

mai 


ifertì  interne 
-dei  globo  ter- 
reftrecotnuen 
che  fìanc  ioli- 


Ilnoìrro  glo- 
bo fi  chiame- 
rebbe pietra 
in  vece  di  rer- 
ra,fe  tal  nome 
gli  ruffe  Italo 
pofto  da  prin- 
cipio , 


Prc*gre(fo  del 
•Gilberto  nel 
filo  fiiofoiaie* 


3  9  £  Dialogo  terzo 

mai  non fiamo  per  farcele  trattabili?  Non  pub  dunque  t  interi- 
najuflanza  di  quejlo  no/irò  globo  ejftre  vna  materia  frangi- 
bile, difjìpabile ,  e  nulla  coerente-,  come  quefì a  fuper fidale,  che 
noi  chiamiamo  terra;  ma  conuien ,  che  fa  corpo  denfjjtmo ,  e 
folulijjìmo  ,  &  infiamma  vna  durijfìm  a  pietra  .  E  fé  ella  pur 
dtbbt  ejfer  tale ,  qual  ragione  vi  ha  da  far  più  renitente  al  ere» 
der ,  che  ellafìa  vna  Calamita ,  che  vn  porfido,  vn  diajpro,  ò 
altro  marmo  duro  (  Forfè  quando  il  Gilberto  haueffe  fcritto  „ 
che  quefio  globo  e  interiormente  fatto  di  pietra  frena ,  b  dì 
calcidonio  ilparadojfo  vifiartbùeparfio  meno  eforbitante  i 

SJMT,  Che  le  parti  di  quefio  globo  più  interni fiano  più  com- 
prefife,  e  per  eia  pia  cojìipate ,  efblide  ;  e  più ,  e  più  tali ,  fecon- 
do che  elle  fi pr ofondan  più,  lo  concedo,  eh  concede  anco  Arì- 
jiotile,  ma  che  elle  degenerino,  e  fieno  altro  che  terra  della  me- 
defmaforta,che  quejla  delle  parti fuperficialijnon  finto  cofa9 
che  mi  necejjitta  concederlo . 

$<-ALV.  lo  non  ho  intraprejb quefio  ragionamento  afine  di  con" 
cluderui  demofiratiuamente  che  la  primaria  ,  e  realfufianza 
di  qmefio  nofiro  globo  fa  Calamita  ;  ma  fol  amente  per  mo- 
Jlrarui  ninna  ragione  ritrouarfì per  la  quale  altri  detta  effe? 
più  renitente  a  conceder, che  eifia  di  Calamita ,  che  di  qualche 
altra  materia  :  E  voi,  fi  andrete  ben  confiderando  trouerete9 
non  ejfer  improbabile,  che  vn  filo  puro,  &  arbitrario  nómz^ 
habbia  mojfi gli  huomini  a  creder  che  eifìa  di  terra;  e  quejlo  e 
X  ejferfi fruiti  comunemente  da  principio  di  quefio  nome  ter- 
ra, per  fignifear  tanto  quella  materia ,  che  fi  ara,  efifemina  t 
quanto  per  nominar  quefio  nofiro  globo  .  La  denominazioni 
del  qualefefifujfeprefia  dalla  pietra,come  non  menopoteua—» 
prender]! da  quella  ,  che  dalla  terra;  il  dir  che  la  fuflanza pri- 
maria di  ejfofufie  pietra  noti  bar  ebbe ficur ameni  t:  trottato  re- 
nitenza ,  b  contr  adizione  in  alcuno  .  E  quefio  ha  tanto  pia 
del  probabile  guanto  io  tengo  per  fermo,  che  quando  fi potefìe 
fcortecc'mr  quefio  gran  globo  ieuandone  vn /itolo  grojso  mil- 
le,b  duamila  braccia^  f eparar  poi  le  pietre  dalla  terra,molto,e 
molto  maggior  farebbe  il  cumulo  de  ifafii,che  quello  del  terre* 
no fecodo  /Delle  ragioni  poi  >  che  concludentemente  prouino, 
de  Ì2iù:otquefto  nojtro globo  tfser  di  Calamitalo  no  vene  ho 
prodotte  nefiuna-,  ne  quefio  e  tempo  dì  produrle ,  e  majfimo  9 
vheconvofira  comodità  le potretelvcdcre  nel  Gilberto  ;  filo 
per inAnimir.ui a  leggerlo  vi  voglio  efporre  con  certa  mia  fimi 

litudme 


Del  Galilea  •  '§f% 

ìndigeza  di  caufi  cooperate  aggiugneremo  vna  mirabile  virtù 

inìrinfca  del  globo  terre/Ire  di  riguardar  cofue  detcrminate  Virtù  mir^BI* 

parti  vtrfo  determinate  parti  del  Firmam.  parlo  della  virtù    ,  "lterna  Je* 
*  .J  .  .  £       -rr-  «      i    r     r        i-  elobo     terre— 

magnetica partecipata  coftantijjimamete  da  quajiuogliapezzo  j|re  dìrio'uar- 

di  Calamitai  fé  ogni  minima  particella  di  tal  pietra  ha  in  fé  dar  tempre  la 

tal  virtù, chi  vorrà  dubitare  la  medejtma  più  altamete  rifede-  médefìraa  par 

re  in  tutto  quejìo globo  terreno  abbodante  di  tal  materiale  che  ^    ^    Cielo» 

forfè  egliftejfo,  quanto  allafua  interna  ,  e  primaria  fuftanza  ^Tre    fatt(>  ^ 

altro  non  e  che  vnimmenfa  mole  di  Calamita  i  Calamita. 

S1MP.  lAdunq;  voifete  di  quelli  ,  che  aderifcono  alla  magnetica 
filofbjìa  di  Guglielmo  Gilberto  ì 

SALV.  Sono  per  certo  ,  e  credo  d'bauerper  compagni  tutti  quelli, 

che attentamente  hauranno  letto  ilfuo  libro ,  e  rifcontrate  le  ~.T  t  r   ,,A 

r       ,  v  r        r         ir  1  11       t  '  v  •       Hloiona  M3*- 

Jue  ejperienze;  nejareifuor  di  fperanza,  che  quello,  che  e  m-  cTnecjca  dì  ciu 

teruenuto  a  me  in  quejìo  cafo ,  poiejfe  accadere  a  [voi  ancora ,  Slielmo  Gif- 
tuitauolta  che  vna  curiojitàfimile  alla  mia  t&  vn  conofcere,  berti» 
the  infinite  cofe  rejtano  in  natura  incognite  a  gl'intelletti  hu- 
mani ,  con  liberami  dalla  fchiauitudine  di  quejìo ,  ò  di  quel 
particolare  fcrittore  delle  cofe  naturali,  allentajfe  il  freno  al 
vojìro  difcorfo,  t  rammorbidijfe  la  contumacia,  e  renitenza—» 
del  voBro  fenfo;Jì  che  ei  non  negajfe  taVhora  di.dare  orecchio 
a  voci non  più  fentite .  <SMa  (/lami  per mej/b  d'vfar  quejìo 
termine)  la  pufìllanimità  de  gl'ingegni  comuni  e  giunta  a  fe- 
gno,che  non  folamente  alla  cieca  fanno  dono,anzi  tributo  del  Pu  «jjamm.it» 
proprio  afìtnfo\a  tutto  quello,  che  trouano fritto  da  quelli  au-  popolari  ! 
tori,  che  nella  prima  infanzia  de"  lorofìudij  gli  furono  accre- 
ditati  da  i  lor precettori,  ma  recufano  di  afcoltare ,  non  che  di 
efaminare  qualfìjìa  nuoua proporzione,  o problema,  benché^ 
non  folamente  non  fi  a  fiato  confutato,  ma  ne  pure  efami- 
nato,ne  cor. fi 'derato  da  i  loro  autori;  de'  quali  vno  e  quello  di 
inuefligare  qualfìa  la  vera,  propria,  primaria,  interna,  e  ge- 
neral materiaT  efulìanza  di  quejìo  noflro globo  terrejlr&>  chc9 
benché,  ne  ad  lArijì.  ne  ad  altri  prima ,  che  al  Gilberto jia  ca- 
duto in  mente  di  penfare,  fé  pofìa  ejfer  Calamita ,  non  che ,  ne 
Arili. ne  altri  babbiano  confutata  vna  tale  opinione,tuttauia 
mi  fon' io  incontrato  in  molti ,  che  al  primo  motto  di  quejìo  * 
quafì  cauallo,  che  adombri,  jt  fono  ritirati  in  dietro,  e  sfuggi- 
to di  trattarne  spacciando  vn  tal  concetto  per  vna  vana  chi- 
mera, anziper  vna  folenne pazzia;  e  forfè  il  libro  del  Gilber-* 
la  non  mi  farebbe,  venuto  nelle  mani ,  fé  vnjHofofoperipate* 
*  uso 


3  94  .   Dialogo  terzo 

tico  di  gran  nome-,  credo  per  afficurar  la  fua  librerìa  dal  con* 
tagìo,  non  ?ne  nbaueffe  fatto  dono . 

SIMP.  Io  che  liberamente  confefo  efiere  flato  vno  de  gl'ingegni 
comuni,e  folamente  da  quejii  pochi  giorni  in  qua,  she  mi  e  /fa- 
to conceduto  d'interuemreai  ragionamenti  vojlru  cono/co  di 
efsermi  alquanto  fequefìrato  dalle  Ftrade  trite,epopolari,non 
però  mifento  per  ancora  follcuato  tanto  ,  che  le  fcabrofità  di 
quejla  nuouafantajìica  opinione,  non  mi  fembrino  molto  ar* 
due,  e  difficili  dafuperarft* 

SALV.  Se  quello,  che  ferine  il  Gilberti  e  vero,  non  e  opinione ,  m& 
fughetta  di  faenza;  non  e  co/a  nuoua,  ma  ayiiicbijjìma  quatto 
la  terra Jlefsa;  ni  potrà  (  efiendo  vera)  efserafpra,  ne  difficile, 
ma  piana ,  &  ageuolijfima ,  <£r  io ,  quando  vi  piaccia,  vi  faro 
toccar  con  mano,  come  voi  da  per  voijìefm  vi  fate  ombra  ,  & 
hauete  in  orrore  cofa,  che  nulla  tiene  in  fé  di fpauentofo,  quali 
piccol fanciullo,  che  ha  paura  della  tregenda,  fenzafapere  di  lei 
altro,  che  il  nome  ;  come  quella,  che  oltre  al  nome  non  e  nulla* 

SIMP.  Haurò  piacere  d,efier'illuminato\,  e  tratto  terrore. 

SALV.  Rifpondetemi  dunque  alle  domande,  ch'io  vi  faro .  E  pri- 
ma; ditemi,  fé  voi  credete,  che  queflo  noBro  globo,  che  noi  ha' 
bitiamo,  e  nominiamo  terra,  confi  di  vnafola,  efemplìce  ma- 
teria, ò  pur  fa  va  aggregato  di  materie  diuerfe  tra  di  loro. 
„,  ,  SIMP.  Io  lo  veggo  compojlo  difuBanze ,  e  corpi  molto  diuerfi;  e 

ftre  comporto         prima  per  le  maggiori  parti  componenti,  veggo  l'acqua,  e  leu* 
di  materie  di-  terra  fomm '  amente  tra  di  loro  differenti . 

uerfe .  SALV.  Lafciamo  da  parte  per  bora  i  mari ,  e  l'altr' acque ,  e  confi- 

deriamo  le  parti  foltde,  e  ditemi  s'elle  vi  paiono  tutte  vna  co- 
fa  fefa,  òpur  cofe  diuerfe , 

SIMP.  Quanto  aW  appaféza  io  le  veggo  diuerfe ,  trouandqftgra- 
dijfìme  campagne  di  infeconda  arena,  &  altre  di  terreni  fecò- 
di,  e  fruttiferi  :  Veggonfi  infinite  montagne  fteriliì<b'  alpejlri, 
ripiene  di  duri f affi,  e  pietre  di  diuerfijfime  forte, come  porfidi, 
alabafiri,  diafprh  e  mille  ,  e  mM  altre  forte  di  marmi:  ci  fono 
le  miniere  vaftiffime  de  i  metalli  di  tante  Jpezie;*&  infomma 
tante  diuerfità  di  materie, che  vn giorno  intero  non  battereb- 
be a  numerarle  folamente . 

SALV.  Hora  di  tutte  quefle  diuerfe  materie, credete  voi,  che  nel  co- 
por  quejla  gran  maffa  concorrano  porzioni  eguali,  òpur,  che 
tra  tutte  cenejìa  vnaparte,che  di  gran  lunga  fuperi  le  altre fi 
Jia  come  materiale  fufianza principale  della  vajia  mole? 

Credo, 


jj 


Del  Galileo.  597 

lìtudine  ìlprogrefso,  che  egli  tiene  nel  fuo filofofare .  So  cbt*> 
voifapete  ben'ijfìmo  quanto  la  cognizione  degli  accidenti  con- 
fo ìfia  alla  inueftigazione  della  fu ilanza,  fa'  ef senza  delle  co-  Proprietà 
fé; però  voglio,cbe  vfiate  diligenza  di  beri infcrm arni  di  molti  multiplici  del 
accidentiye proprietà,che  fìngGlarmeyite fi  trouano  nella  Cala-  ^^mu* 
mita,e  non  in  altra  pietra,  ne  in  altro  corpo;  come  farebbe  per 
efempio  dell'attrarre  il  ferro,  del  conferirgli folo  co  lafuapre- 
fenza  la  medefima  virtù ,  di  e amunicargliparimete proprietà 
di  riguardar  verfo  i  Poli  ,  fi  come  vna  tale  ritiene  ella  tnJL^ 
medtjìmay&  oltre  a  quefiafatedi  veder  per prouajome  in  lei 
rifede  virtù  di  conferire  all'ago  magnetico ,  non/blamente  il 
drizzar/i /òtto  vn  Meridiano  verfo  i  Poli  con  moto  Orizon- 
tale  {proprietà  già  più  tempo  fa  conofeiuta  )  ma  vn  nuoua- 
mente  o/feruato  accidente-,  di  declinare  (Bando  bilanciato  fot* 
to  il  Meridiano  già  fegnatofopra  vna  sferetta  di  Calamita  ) 
declinar  dico/ino  a  determinati  fegni  più ,  e  meno ,  fecondo  y 
che  tal'  ago  fi  terrà  più,  ò  meno  vicino  al  Polo,  fin  chefopra~~» 
ìijìejfo  Polo  fi  pianta  eretto  a  perpendicolo ,  doue  ebefopra  le 
parti  di  mezofià  parallelo  air  Afe .  Di più  proccurate  di  far 
proua,  come  rifedendo  la  virtù  di  attrarre  il  ferro  vigorofiu* 
affai  più  verfo  i  Poli,  che  circa  le  parti  di  mezo,  tal  forza  e  no- 
t  abilmente  più  gagliarda  nelTvno,  che  nell'altro  Polo ,  e  que- 
fio  in  tutti  1  pezzi  di  Calamita;  il  Polo  più  gagliardo  de'  qua- 
li è  quello,  che  riguarda  verfo  Aufiro  .  Notate  appre/fo  ,  che 
in  vna  piccola  Calamita  quefio  Toh  Aufìrale  >  epiù  valoro- 
fo  dell'altro ,  diuentapiù  debile  qualunq,  volta  e'  deuafofìe- 
nere  il  ferro,  allaprefenza  del  Polo  "Boreale  di  vn' altra  Ca- 
lamita afiai  maggiore-,  e  per  non  far  lungo  difeorfo,  ajfìcura- 
teui  con  r  efperienza  di  quefe,&  altre  molte proprietà  defini- 
te dal  Gilberto;  le  quali  tutte  fono  talmente  proprie  della  Ca- 
lamita, che  nefiuna  di  loro  compete  a  veruna  altra  materia  »  Argomento 
Ditemi  bora  Sign.  Simplicio,  quando  vi  fujfiro proporli  mil  cócludente  il 
le  pezzi  di  diuerfe  materie,  ma  ciafebeduno  copertoi,  e  rinuol-  gl°k°  rte,rre~ 
to  in  vn  panno,  fatto  il  quale  eifì  occultafse\,  e  vifufie  doma-  Calamita  Vfta 
daìo,che  fenza  fioprir gli  voifacefle  opera  d'indouinare  da  fe- 
gni ejleriori  la  materia  di  ciascheduno,  e  che  nel  tentare  voi  vi 
incontra/le  in  vno  ,  il  quale  mofirafie  apertamente  di  batter 
tutte  le  proprietà  da  voi  già  conofeiute  rifedere  nella  fola  Ca- 
lamita,e  non  in  veruna  altra  materia,cbe  giudizio  farefie  voi 
iztt'efie nza  di  tal  corpo  i  direfie  vùif  cbepotefse  efsere  wnpezo 

d'ebano^ 


§  ?  8  Dialogo  terzo 

d'Ebano ,  ò  di  tAlabaftro ,  ò  di  Stagno  ? 
SIMP.  Direi,  fenza  punto  dubitare ,  che  fu/se  vn  pezzo  dì  Ca- 
lamita . 
&ALV.  Quando  ciòfia ,  dite  pur  rifolutamente ,  che  fitto  quefla-^ 
touerta ,  ,efcorza  di  terra ,  di  pietre ,  di  metalli ,  di  acqua,  <b"c* 
Ji  nafionde  vnagran  Calamita  ,  poiché  intorno  ad  efsaji ri- 
eonoficono,  da  chi  di  ofscruargli fi  prende  cura,  tutti  quei  me- 
dejìmi  accidenti \  che  ad  vn  verace  ,e  ficoperto  ghbo  di  Calami' 
■fa  competer  fi fiorgono  ;  che  quando  altro  non  fi  vedejfi,cbi^t 
quello  dell'ago  declinatolo ,  che  portato  intorno  alla  terra-*» 
più,  e  più  s'inclina  con  l' auuicinarft  al  Polo  Boreale  ,  e  menù 
declina  verfi  l'Equinoziale,  fiotto  il  qu.ik  fi  riduce  finalmen- 
te all'equilibrio  ,  dourebbe  bafiare  a  perfuadere  ogni  più  reni- 
tente giudìzio  .  Taccio  quell'altro  mirabile  effetto ,  che  fi  Jt  ra- 
tamente fi  vede  in  tutti  i pezzi  di  Calamita ,  de  i  quali  a  noi 
habitat  ori  dell' Emisferio  Boreale,  il  Polo  ^Meridionale  diefi 
fa  Calamita  e  più  gagliardo  dell  altro;  e  la  differenza  fi fccrgc 
maggiore ,  quanto  più  aUr't  fi allontana  dall'Equinoziale  ;  € 
fiotto  l' Equinoziale  amendzie  le  parti  fono  dt  forze  eguali ,  ma 
notabilmente  più  deboli  ;  ma  nelle  regioni  ^Meridionali,  lon- 
tana dall'  Equinozialefi  cangia  natura  ,  e  quella  parte ,  chea 
noi  era  più  debile,  acquijìa  vigore  fiora  l'altra  :  e  tutto  quejlo 
confronta  con  quello ,  che  veggiamo  farfida  vn  piccol  pez- 
zetto di  Calamita  alla  prefinza  di  vn  grande ,  la  virtù  del 
quale preualendo  al  minore, filo  rende  obbediente,  eficondo, 
eh' e  fi  terrà  di  qua ,  o  di  là  dall'  Equinoziale  della  gran  de,  fa 
le  mutazioni  mede/ime ,  che  ho  detto  farsi  da  ogm  Calamita 
portata  di  qua,  o  di  là  dall' Equinozial  della  terra  . 
SAGI{.  Io  rimasi perfuafo  alla  prima  lettura  del  libro  del  Gilber- 
to; &  hauendo  incontrato  vn  pezzo  di  Calamita  eccellcntifi 
tima,  feci per  lungo  tempo  malte  afférmazioni ,  e  tutte  degnts 
•Calamita  ar-  d'ejìrema  memuiglia  ;  ma  f opra  a  tutte  a  me  pare  ftupenda 

mata. .  foflieoe  quella  dell' accrefcergli  tanto  lafacultà  del  foflenere  vn  ferro 

afiaiiiimo  pai  (on  tarmarla  n el  modo  ,  cbe'l  medesimo  autore  infgna $  &  io 

Ikiuata       ^  ton  armare  quii  mio  pezzo  gli  moltiplicai  la  forza  in  ottupla 

proporzione ,  e  doU£  difarma  *a  non  J ofi 'eh eua  appena  n ou<l~» 
once  di  ferro,  armatane  fofteneua più  di  fei  libbre;  E  forfè 
voi  harete  veduto  quefio  medefimo  pezzo  nella  Galleria  dd 
Sereni/ffssìo  Gran  Duca  voflro  (al  quale  io  la  cadetti  )-fijh- 
mente  due  amarette  di  ferro* 

Io 


Del  Galileo.  jgpgj 

tÀLV.  Io  molte  volte  la  vedài,  e  con  gran  merauìglìa,fin  che  al' 
irò  ajlai  maggior  fìupore  miporfh  vn  piccolo  pezzetto >,  che  fi 
ritrova  in  mano  del  nofìro  Accademico,il  quale  non  ejfsndo 
più  che  oncefei  dipefo,  nefofienendo  di/armato  altro ,  che  on- 
ce dua  appena ,  armato  ne  foftiene  ióo.Ji  che  viene  a  regger 
So.  volte  più  armato  ,che  d;farmato>& a  regger pefo  26 .volte 
maggiore  del  fuo  proprio,  maraviglia  affai  maggiore  diqusl- 
lorche  baueua  potuto  incotrareil  (Jilberti ,  che  ferine  non  ba- 
tter potuto  incontrar  Calamita ,  che  arriui  a  fofienere  il  qua- 
druplo del  proprio  pefo .  ■ 

SAGR.  Gran  campo  difilofofare  mi  par ,  che  porga  quefia  pietra 
a  gV  intelletti  humani ,  &  io  l'ho  ben  mille  volte  meco  medefi- 
mofpecolato,  comepofia  ejfer ,  che  ellaporga  a  quel  ferro-,  che- 
tarma,  forza  tanto  fuperiore  alla fua  propria,  e  finalmente 
non  trouo  cofa  ,  che  mi  quieti;  ne  molto  cofiruttocauo  da  quel 
che  circa  que  fio  particolare  ferine  il  Gilberto  ; non  so,  fé  Vijlefi 
fo  auuenga  a  voi . 

SALV.  Io  fommamente  laudo,  ammiro,  ^Tinuidio  quefio  autore^ 
per  ejfergti  caduto  in  mente  concetto  tanto Jlupendo  circa  a—> 
cofa  maneggiata  da  infiniti  ingegni  fublimi,  ni- da  alcuno  au* 
uertita;  parmi  anco  degn  0  di  grandifiìma  laude  per  le  molte 
nuoue ,  e  vere  ojfer  nazioni  fatte  da  lui,in  vergogna  di  tanti 
autori  mendaci)  e  vani ,  cheferiuono  nonfol  quel  che  fanno , 
ma  tutto  quello ,  chejenton  dire  dal  vulgo  fiocco  ,fenza  cer- 
tare  di  afjìcurarfene  con  efperienza,  forfè  per  non  diminuire  i 
lor  libri  ;  Quello,  che  haurei  defid erato  nel  Gilberti  e ,  chefufi 
fé  fiato  vnpoco  maggior  J7M  atematico,  &  in  particolare  ben 
fondato  nella  Geometria  ,  la  pratica  della  quale  Vhaurebbt^* 
refo  men  rifiuto  neW  accettare  per  concludenti  dimofirazio^ 
ni  quelle  ragioni,  eh lei produce 'per  vere  caufe  delle  vere  con- 
tlufioni  da  fé  ojferuate .  Le  quali  ragioni  (  liberamente  par~ 
landò)  non  annodano,  efinngonocon  quella  forza ,  che  in- 
dubitabilmente debbonfare  quelle,  che  di  conclufioni  natura- 
li, necejfarie,  ed  eterne  fi  pofono  addurre .  E  io  non  dubito  9 
the  col  progrefo  deVtempo  fi  habbia  a  perfezionar  quefia 
nuouafcienza,  con  altre  nuoue  ofseruazioni ,  e  più  con  vere, 
t  necef sarie  dimofir  azioni .  Ni  per  ciòdeue  diminuirfilaglo-  *  Pnn}1  W&** 
ria  del  primo  ofseruatore;  ne  io  fimo  meno,  anzi  ammiro  più  uen£orj  degni 
afsai  il  primo  inuentor  della  Lira  (  benché  creder  fi  debba,  che  di  effere  som* 
iojirumentofufse  rQziJfimamentefabbrk$to>epiù  rozamen-  mirati, 

tefonato) 


Cagione  vei'a 
della  gran_t 
multiplicazio 
ne  di  virtù  nel 
la  Calamita-* 
mediante  Par 
matura. 
Di  mio uo  ef- 
fetto, niioiia-^» 
£onuien»che_-» 
fia  la  cagione. 

Si  moflra,  co- 
me il  ferro  è 
di  partì  più 
fottili ,  pure,e 
coftipate. ,  che 
la  Calamita. 


40$  Dialogo  terzo 

te  fonato  )  che  cenf  altri  arti  ffi',  che  ne  i  confieguentì fecolitaì 
profejjlone  ridufiìro  a gr ari d'ej quietezza:  E  partii,  che  mot" 
to  ragioneuolmente  l 'antichità  annumer  affé  tra  gli  Dei  tari- 
mi inventori  dell'arti  nobili  ;già  che  noi  vtggtamo  il  comune 
degl'ingegni  humani  ejfer  di  tanta  poca  curiojìtà ,  e  così  poca 
furanti  delle  coj e  pellegrine \  e  gentili}  che  nel  vederle,  efentir- 
ieefiercitar  da  profefforiefqui/ìfamehte  non  per  ciojìmuouo» 
nono  a  dcjiderar  d 'apprenderle  ;  hor  peti  fate  ,  fi  ceruelli  dì 
queflafiorta  fi fiariano  giamai  applicati  a  valere  inuejligar  la 
fabbrica  della  Lira,ò  ali'inuenzion  dilla  Mufica,  allettati  dal 
sibilo  de  i  nerui  ficchi  divna  testuggine ,  0  dalle  per  coffe  di 
quattro  martelli .  Lapplicarfi  a  grandi  inuenzioni,mo]fò  da. 
-gkcolijfimiprincipij,  e  giudicar fiotto  una  prima,  e  puerile  ap- 
parenza poter  fi 'contenere  arti  marazngiiof^non  è  da  ingegni 
dazinoli ,  mafion  concetti  ,  e penfieri  di  [piriti foprahumani • 
H  ora  rijpondendo  aliavo  firn  domanda  dico ,  che  io  ancora 
lungamente  ho penfiato  per  ritrouar  qualpoffa  efière  la  cagio- 
ne di  quefia  cosi  tenace,  e  potente  congiunzione ,  che  noi  veg*.. 
giamo  farfitrà  tvn  ferro,  che  arma  la  Calamita,  e  l'altro,che 
a  quello  fi  congiugne  *  E  prima  mi  fono  ajficurato,  che  la  vir- 
tù, e  forza  della  pietra  non  fi  agumenta  punto  per  efière  ar- 
mata, per  ciò  che,  ne  attrae  da  maggior  diHanza  ,  ne  meno  fo- 
jlienepiu  validamente  vn  ferro ,tral  quale,e  l 'armadura  s'in- 
terponga vnafiottilifjìma  carta  ,Jìno  a  vna  foglia  d'oro  bat- 
tuto^ anzi  con  tale  interpojizione più  ferro  fiofìiene  l'ignuda  » 
che  l'armata;  non  eie  dunq;  mutazione  nella  virtù. ,  e  pure  ci 
ì  innouazione  nell'effetto  :  e  perche  e  neceffario ,  che  di  nuouo 
effetto,  nuouafia  la  cagione ,  ricercando  qual  nouità  Ji intro- 
duca nell'atto  delfioflener  con  l' armadura  »  altra  mutazione 
nonjìfcorge,  che  nel  diuerfo  toccamento ,  che  doue  prima  fer- 
ro toccaua  Calamita,  bora  ferro  toccaferro  :  ^Adunque  bifio- 
gna  necefiariamente  cocludere  i  diuerfi  tocc amenti  efifier  caufit 
della  diuerjìtà  degli  effetti .  La  dtuerjitàpoi  tra  i  contatti,  no 
veggo,  chepoffa  deriuar  da  altro,  che  dall' effer  lafufianza  del 
ferro  di  parti  pia  fottili,pià  pure,e  più  cofìipate,che  quelle  del- 
la Calamita,  che  fon  più  groffe,  menpure,  e  più  rare  ;  dal  che 
nefigue,  che  le  fuperjicie  de'  due  ferri,  che  s'uanno  da  ficcare, 
mentrejieno  efquìfitamente  /pianate,  fot  bite,  e  lujlrate, tanto 
efiattametejì 'congiungono  -t  che  tutti  gì' infiniti  punti  ddl'vna 
fi  incontrano  con  gì' infiniti  dell'altra  7fi  che  iff lamenti  (per 

così 


Del  Galileo  T  40 1 

così  dire)  che  collegano  i  due  ferri,  fono  molti  più  di  quelU,che 
collegano  Calamita  con  ferro ,  per  ejfer  lafujianza  della  Ca~ 
lamita  più  porofa,  e  menjìncera,  che  fa,  che  non  tutù  i  punti, 
e  filamenti  della  fuperf eie  del  ferro,  trouino  nella  fuperficit-* 
della  Calamita  rincontri  con  chi  vnirfì .  Che  poi  lafujianza. 
del  ferro  (  e  ma(fimo  del  ben  purificato,  quale  l 'acciaio Jìnifji- 
mo)jìa  di  parti  grandemente  più  denf e,  fattili ,  e  pure,  che  la 
materia  della  Calamita,fivede  dal  poter/i ridurre  ilfuo  taglio 
dd  vnafottigliezza  ejlrema ,  quaVe  il  taglio  del  rafoio ,  ali*—* 
quale  mai  nonjì  condurrebbe  a  granfegno  quel  d'vn pezzo 
di  Calamita .  L'impurità  poi  della  Calamita ,  e  Ve/Ter  mefco-  .  r  °^fa"  a* 
lata  con  altre  qualità  di  pietre,  prima  Jenjatamente  jijcorge  ;  Vìt^  ^ella  ^^ 
dal  colore  di  alcune  macchiette  per  lo  più  biancheggianti  ;  e  poi  lamiu  j 
dal pr  e  Tentargli  vrì  ago  pendente  da  vnfilo,  il  quale fopra  ta- 
li pietruzze  nonfipuopofare,  ma  attratto  dalle  parti  circon- 
fufe,par  che  sfugga  quelle,  efaltifopra  la  Calamita  contigua 
ad  effe  ;  e  come  alcune  di  tali  parti  eterogenee  fon  per  la  gran- 
dezza loro  molto  vifìbili,  cosìpoffìamo  credere  altre  in  gran 
copia  per  lalor  piccolezza  incofpicue ,  ejferne  dif  eminate  pet 
tutta  la  majfa .  Confermafì quanto  io  dico  (  che,  che  la  molti- 
tudine de'  toccarne??  ti ,  che  si  fanno  traferro ,  e  ferro ,  è  cauft 
del  tanto  faldo  congiugnimento)  da  vna  efperienza  la  qual% 
che  fé  noiprefentertmo  l 'aguzza  punta  d'vri 'ago  all'armatu- 
ra della  Calamita,  non  più  validamente  fé  gli  attaccherà  ,  che 
alla  medejìma  ignuda;  il  che  da  altro  non  pub  deriuare ,  chz^* 
daWeJfer'i  due  toccamenti  eguali,  che  amendue  di  vn  fot  pun- 
to .  Ma  che  più  f  prendafivn'ago  ,  epongaji  fopra  la  Cala* 
mita,fìche  vna  delle  fue  estremità  fporga  alquanto  infuori, 
£j  a  quella fi apprefentivn  chiodo  al  quale fluito  l'ago  fi  at- 
taccherà, in  maniera,  che  ritirando  in  dietro  il  chiodo ,  Vago  fi 
ridurrà  fq/pefo,&  attaccato  con  le  fu  a  eflremìtà  alla  Calami- 
ta, &  al  ferro ,  e  ritirando  ancora  più  il chiodo faccherà  l'ago 
dalla  Calamita; fé  pero  la  cruna  dell' ago  farà  vnita  al  chiodo, 
e  la  punta  alla  Calamita  ;  ma  fé  la  cruna  farà  ver  fa  la  Cala- 
mita, nel  rimuouere  il  chiedo,  l'ago  reflerà  attaccato  con  1%—» 
Calamita,  equejio  (per  mio  giudizio)  non  per  altro  ,ft  non, 
eie  per  e/ìer  l'ago  più  grojfo  verfo  la  cruna,  tocca  in  molti  più 
punti,  che  noti  fa  l' acutijfìma  punta . 
SAGR.  Tutto  il  di fc  or  fa  mi  eparfo  molto  concludente ,  e  quefl'ef- 
penenze  dell'ago  me  lorendon  di  poco  inferiore  a  vna  dimo- 

Cc       flrazion 


4©  i  Dialogo  terzo 

jlrazion  Matematica,^ ingenuamente  confeffodinon  haue» 
re  in  tutta  lafilofofia  Magnetica  fentito ,  b  letto  altrettanto  > 
abe  con  firmi efficacia  renda  ragione  ài  alcun  altro  de'fuoi  ta- 
ti marauigliqfi  accidenti,  de  i  quali  ,fe  haueffìmo  le  caufe  con 
tanta  chiarezza /piegate,  non  io  qual  più  foaue  cibo  potejpu* 
dejìderare  l'intelletto  nofìro , 
SALV.  Nell'inueBigar  le  ragioni  delle  conclujtont  a  noi  ignote^ 
bifogna  hauer  ventura  d indirizzar  da  principio  il  difcorfo 
ver/ò  lajirada  del  vero, per  la  quale  ,  quando  altri  Jì incam- 
mina ageuolméte  accade,che  sincotrino  altre-,  &  altre  propor- 
zioni conofciute per  vere,,  bper  difcorfi,  b per  esperienze,  dalla 
certezza  delle  quali  la  verità  della  nojira  acquifìi  forza  ,  & 
euìdenza  ;  come  appunto  e  accaduto  a  me  del  prefente proble- 
ma: del  quale  volendo  io  co  qualche  altro  ri/contro  affìcurar- 
mi,fe  la  ragione  da  me  inueììigatafujfe  vera  ;  cioè ,  che  la  fu* 
Jìanza  della  Calamita fujfe  veramente  affai  men  continuata* 
ebe  quella  del  ferro,  b  dell'acciaio,  feci  da  quei  maejiri ,  che  la- 
vorano nella  Galleria  del  Gran  Duca  mio  Signore  ,fpianare 
vna faccia  di  quel  medefimo  pezzo  di  Calamita, eh  e  già  fa  vo- 
Jlro,  e  poi  quanto  più  fu  pojjìbile  pulire ,  e  lufìrare ,  doue  con 
mio  contento  toccai  con  mano,  quel  ctì io  cercano;  imperocché 
Jìfcoperfero  molte  macchie  di  color  diuerfo  dal  reJlo,mafplen- 
dide,  e  lufìre ,  quanto  qualftuoglia  più  denfa  pietra  dura  :  il 
vejio  del  campo  era  pulito,  ma  al  tatto  folamente ,  non  effendi 
Jpunto  lucrante,  anzi  come  da  caligine  annebbiato,  e  quejias 
era  lafufhanza  delta  Calamita ,  e  lafplendida  di  altre  pietre 
mefcolate  tra  quella ,  fi  come  fènfat  ameni  e  fi  conofceua  dal- 
Haccojìar  la  faccia  [pianata  fopra  limatura  di  ferro ,  la  quale 
in  gran  copia  faltaua  alla  Calamita  ,  ma  ne  pure  vna  fola-*» 
filila  alle  dette  macchie ,  le  quali  erano  molte ,  alcune  grandi 
(guanto  la  quarta  parte  di  vnvgna ,  altre  alquanto  minori  9 
moliiffimepoi  le  pìccole',  e  le  appena  vifibtli,quaficbe  innume- 
v  abili;  onde  io  mi  affìcurai  verijfimo  e  (fere  flato  il  mio  concet- 
to, quando  prima  giudicai  douer  la  fu  fi  an  za  della  Calamita 
ejfer  nonjiffa,  e  ferrata,  maporofa ,  oper  meglio  direfpugno- 
J'a;  ma  con  quejìa  differenza  che  doue  la  (pugna  nelle  fue  ca- 
mbi, e  cellule  contiene  aria,  ò  acqua ,  la  Calamita  ha  le  fue  ri- 
piene dipmra  durijfìma,  e  grazie ,  come  ci  dimojlra  Vefquifit* 
iu/fro,  che  effe  riauono:  Onde,  come  da  principio  dijfi ,  appli- 
SAiìdu  la fuperfick  del ferro  t  alia fuperjicie  della  Calamita  le 

mmims. 


Del  Galileo,  40$ 

minime  particelle  del  ferro ,  benché  contìnttatìffìme  forfè  pia 
di  quelle  di  qualfiuoglki  altro  corpo  (fi  come  ci  mofira  illu- 
Jirarfi  egli  più  di  qualfiuoglia  altra  materia  )  non  tutte ,  anzè 
poche  incontrano  fine  era  Calamita  ;  &  efferido  pochi  i  contat- 
ti ^debole  è  l'attaccamento .  Ma\perchìl'arm adura  detta  Ca- 
lamita ,  oltre  al  toccar  gran  parte  della  fuafitperficie  ,fi  ve/fe 
anco  della  virtù  delle  parti  vicine,  ancorché  non  tocche;  ejfen- 
do  efattamente  fpianata  quella  fu  a  facciala  quale  fi  applica- 
l'altra,  pur fimilmete  bene fpianata,  del  ferro  da  ejfer fo/ìenu- 
to  ,  il  toccamentofifì  di  innumerabili  minime  particelle  ,JL* 
no  forfè  degl'infiniti  punti  di  amen  due  le  fuperficie,per  lo  ebe 
£  attaccamento  ne  rie/ce  gagliardiffimo .  Quefia  offeruazione 
di  /pian arie fa perfide  de  i ferri,  che  fi  hanno  a  toccare,nonfà 
auuertita  dal  ùilberti,anzi  egli  fa  i ferri  colmi,  fi  che  piccolo  e 
il  lor  contatto  ;  onde  auuiene ,  che  minor  ajfai  sia  la  tenacità, 
con  la  quale  e  fi ferri  si  attaccano . 

SAGR.  Re  fio  dall' affegnata  ragione,  come  difii pur  ora , poco  mi- 
no appagato ,  chef  ellafujfe  vnapura  dimofirazìon  Geome- 
trie a;e  perche  ti  tratta  di  problema fisico, Jiimo,che  anco  il  Sig. 
Simp.  si  trouerà  fodisfatto  per  quanto  comporta  la  faenza—* 
naturale,  nella  quale  ci  sa,  che  non.,  si  deue  ricercar  la  Geome- 
trica euidenza . 

SIMP.  Tarmi  veramente,  che  il  Sig.  Saluiati  con  bel  circuito  di 

parole  habbia  si  chiaramente  fpiegata  la  caufa  di  que fi' effetto  , 

che  qualsiuo?Ua  mediocre  ingegno ,  ancorché  non  fevenziato,    imPatia>«-» 

2        ?  1    ^  n  A      •    '  r     ■    1  ,         antipatia  ter- 

ne  potrebbe  rejtar  capace;  ma  noi,  contenendoci  dentro  a  ter-  m[n\  v^a£Ì  da  • 

mini  dell'  arte ,  riduchiamo  la  caufa  diquefii,  e  simili  altri  e f  filofofi  per  ré- 
fetti  naturali,  alla  simpatia,  che  e  certa  conuenienza ,  efeam-  der  fàcilmen- 
bieuole  appetito,  che  nafee  tra  le  cofe ,  che  fono  tra  di  loro  simi-  c,e.  *e  ragioni 
glianti  di  qualità;  si  come  all'incontro  quell'odio),  e  nimicizia,  £  ™?     f-     " 
per  la  quale  altre  cofe  naturalmente  si  fuggono,  e  si  hanno  in 
borrore  noi  addimandiamo  antipatia  . 
SAGR.  E  cosi  con  quetti  due  nomi  fi  vengono  a  render  ragioni 
di  vn  numero  grande  di  accidenti,  &  effetti,  che  noi  veglia- 
mo non fenza  marauiglìa produrfi  in  natura.  <31aqucfio 
modo  difilofofare,  mi  par  che  habbia  gran  fimpatia,  con  certa  Piaceuole  e- 
maniera  di  dipignere,che  haueua  vn1  amico  mio,il  quale  [opra    ^.'f.1?  Pcf  ^'lm 
la  telafcnucua  congeffo,  qui  voglio,  chefia  il  fonte  co  Diana,  effjcacja  J°al- 
tfue  "Ninfe,  qua  alcuni  leurieri,  in  quetto  canto* 7  voglio  chz^.  cun  i    dimorfi 
fia  vn  cacciatore  con  tejia  di  ceruio,  il  re  fio  campagna,  bofco}  filolòfici. 

Ce  z        e  colli- 


4<>4  Dialogo  terzo 

e  collinette  ;  il  rimanente  poi  lafciaua  con  colori  figurare  al 
pittore ,  e  cosìfiperfuadeua  d'hauere  eglifiejfo  dipinto  il  cafo 
d'Atteone ,  non  ci  hauendo  meffo  difuo  altro,  che  i  nomi.  Ma 
dotte  cifiamo  condotti  con  fi  lunga  digrefiìone  contro  alle  no» 
fìre  già  flahilite  cofiituziòni  i  Quafimi  e  vfcito  di  mente  qual 
fujfe  la  materia,  che  trattauamo,  all' bora ,  che  deuiam>no  in 
quejìo  magnetico difcorfo  ;  epurehaueuo  perla  mente  non  s» 
che  da  dire  in  quel  propofito . 
$ALV.  Eramo  fui  dimofirare  quel  terzo  moto  attribuito  dal  Co- 
pernico alla  terra  non  ejfer' altrimenti  vn  mouimsto,  ma  vna 
quiete,  &  vn  mantener/? immutabilmente  diretta  confile  de» 
terminate  parti  verfo  le  medefime,  e  determinate  parti  dell' v* 
niuerfìj  cioè  vn  conferuar  perpetuamente  V  lAffe  della  fu& 
diurna  reuoluzione parallelo  a  fefiejfb ,  e  riguardante  verfo 
tali  Hellefifie  :  il  qual  cofianti fimo  fiato  diceuamo  competei* 
naturalmente  ad  ogni  corpo  librato,  efòfpefo  in  vnmezojìui» 
do  ,e  cedente;  che,  benché  portato  in  volta,  non  mutaua  dire- 
zione rif petto  alle  cofe  ejlerne,  ma  pareuajolamente  girare  in. 
fefiejfb,  rifpetto  a  quello,  che  loportaua ,  &  al  vafo,nel  quali 
era  portato .  Aggiugnemmo  poi  a  quejìo  femplice,  e  naturale 
accidente  la  virtù  magnetica,  per  la  quale  il  globo  terrefire  ta* 
topiùfaldamentepoteua  contenerfi  immutabile,  &c. 
SA  GR.  Già  mifauuien  del  tuttop  quel  che  althor  mi  paffaua  pet 
la  mente ,  e  che  voleuo  produrre  era  certa  confider azione  in» 
torno  alla  difficultà ,  e  inflanza  del  Sign.  Simpl.  la  quale  egli 
promoueua  contro  alla  mobilità  della  terra,prefa  dalla  multi* 
plicità  de*  moti, ìmpajjìbile  ad  attribuir Jt  ad  vn  corpofcmplice, 
del  quale \in  dottrina  d' Ari  fi.  vn  foto,  e  femplice  mouimenta 
Tre  moti  di-  può  ejfer  naturale;  e  quello,  eh "io  voleuo  mettere  in  confiderà» 

nerfi  naturali  zione  era  appunto  la  Calamita ,  alla  quale  noi  fenfat amente 

delia—»  Cai*-  veggiamo  competer  naturalmente  tre  mouimenti;l'vno  verfo 

il  centro  della  terra,  come  graue;  il  fecondo  ì  il  moto  circolari 
Orizontale ,  per  il  quale  refìituifee ,  e  conferua  il  fuo  --Afie 
verfo  determinate  parti  dell' vmuerfo;  il  terzo  e  quefìo  nuo» 
uamentefeopcrto  dal  Gilberto  d'inclinar' il  fuo  Affé ,  fiante 
rei  piano  di  vn  JiM  eridiano  ,  verfo  la  fuperficie  della  terra,  e 
quejìo  più,  e  meno  ficcando  ,  che  ella  fard  difiante  dall'Equi» 
%  oziale ,  fatteti  quale  r e fìa parallelo  all'effe  della  terrai  . 
Oltre  a  quelli  ire  ,  non  è  forfè  improbabile ,  chepojfa  hauerne 
%,u  guano  di  rigirar  fi  intorno  al  proprio  Affé ,  quduvqu^» 


&ìK3o 


J 


Del  Galileo  •  40  f 

volta  éllafujfe  librata,  efofpefa  in  aria,  ò  altro  mezo fluido,  e 
cedente,  fiche  tutti  gli  ejierni ,  &  accidentary  impedimenti 
fusero  tolti  via,  &  a  quejio  penflero  mojlradi  applaudere 
ancora  Viflejfo  Gilberto .  Talchi  Sign,  Simpl.  vedete  quanto 
refìi  titubante  Vaffioma  d'Arifl. 

SIMP.  Quejio  non  folo  non  va  a  ferire  il  pronunziato ,  mane  .  .- 

pure  e  drizzato  allafua  volta,  auuenga  che  egli  parli  d'vn^>  Ar^ot:  co.*! 
corpo  femplice  ;  e  di  quello ,  che  ade/o  pofla  naturalmente  mouimenticé 
tonuenire,  e  voi  opponete  ciò  che  auuiene  ad  vn  mi/lo  ;  ni  di-  pofti „ 
te  co/a  nuoua  in  dottrina  d 'Arili. perche  egli  ancora  concede 
a  i  mifli  moto  compo/ìo,  Ì7c. 

SAGT\;  Fermate  vnpoco  Sig.Simp.  e  rifpondetemi  all' interroga- 
zioni, ch'io  vi  farò .  Voi  dite,  che  la  Calamita  non  è  corpo  se- 
plice ,  ma  e  vn  mislo ,  bora  io  vi  domando  quali  fono  i  corpi 
femplici,  chefl  mefcolano  nel  compor  la  Calamita . 

SIMP.  Io  non  vifaprj  dire gVingreàienti,nela  dofe precifamen- 
te,  ma  bafla,  che  fono  corpi  elementari . 

SA  GR,  Tanto  bafia  a  me  ancora  .  E  di  quefli  corpi  femplici  elemt- 
Uri,  quali  fono  i  moti  loro  naturali  / 

SIMP.  Sono  i  due  femplici  retti,  furfum,  &  deorfum . 

SAG1{.  Ditemi  apprefio .  Credete  voi,  che'l  moto,  che  reflera  na~ 
turale  di  tal  corpo  mi/io  debba  ejfere  vno ,  che  pojfa  rifiatare 
d. il  componimento  de  i  due  moti  femplici  naturali  de  i corpi 
femplici  componenti,  a  pur  che  pò  fa  e fer' anco  vn  moto  ' jm-  Moto  dei  mi- 
poflibde  a  comporfi di  quelli  l  ili  conuien_« 

SIMP.  Credo,  ebeflmeuerà  del  moto  rifiatante  dal  componimi-  che  fia  talc> 

tode  moti  de  corpi  femplici  componenti,  e  che  d'vn  moto  im-f't  poffa  \\~ 

pojjìbile  a  comporfidi  quejìi ,  impojfibilfla ,  chefl  pojfa  muo-  compofizione 

Ar,Uere  '  de  moti   ck-» 

SAGR.  ^MaSign.  Simpl.  con  due  moti  retti  femplici ,  voinon~>  corPi  tèmpli- 
comporrete  mai  vn  moto  circolare,  quali  fono  li  duefoi  tre  F?  eompouea- 
circolari  diuerfl,  che  ha  la  Calamita;  vedete  dunque  in  quali  con  due  moti 
anguille  conducono  t  malfondati  principi/  ,  ò  per  dir  meglio  retti  non  fi  cò- 
te mal  tirate  confequenze  da  principi/  buoni ,  che  adejfo  feie  pongono  mò* 
coflretto  a  dire ,  chela  Calamita  fa  vn  miflo  compojto  di  fu- tl  eircilla"-  '' 
flanze  elementari,  e  di  celejìi,  fé  volete  mantenere,  c/kI  moto  ;£  ^SS-Sv 
retto  fla  fole >  de  gli  elementi,  e  l  circolare  de  corpi  celefti.T ero,  confefsar  che 
fé  volete  più  ficur amente fllofof are ,  dite  che  de'  corpi  integra-  la  Calamita-. 
ti  dell' vniuerfo,  quelli,  che  fon  per  natura  mobili ,  flmuouon  fia  comporta 
tutti  circolarmente,  e  che  però  la  Calamita ,  come  parte  della-,  f^Tdli^ 

Ce  3        verace,      cenuri  ,xe?" 


Fallacia  di 
quelli  che-» 
chiamano  la 
Calamita  cor- 
po miilo  ,  e'1 
globo  terre- 
ste corpo  sé* 
plice , 


Difcorfo  peri 
patetico  pie- 
no di  fallacie, 
e  contradizio* 

ai» 


Èfktto  impro» 
èabile  ammef 
To  dal  Gilber- 
to nella  Cala- 
mita , 


4°  6  Dialogo  terzo 

verace,prìmarìa,  fa'  integrai  fu  fìanza  del  nojlro  globo, ritien 
della  medefima  natura .  Et  accorgetevi  con  quejìa  fallacia,  che 
voi  chiamate  corpo  mi/io  la  Calamita,  e  corpofemplice  il  glo- 
bo terre/ire,  il  quale fi 'vede fenfatamente  ejfer  centomila  volte 
più  compofto:  poiché,  oltre  il  contenere  mille ,  e  mille  materie 
tra  fé  diuerfiffìme,  contien' egli  gran  copia  di  quejìa  3  che  voi 
chiamate  mi/la,  dico  della  Calamita .  Quefto  mi  pare  il  mede- 
fimo,  che  fé  altri  chiamafse  il  pane  corpo  mi  fio ,  e  corpo fempli- 
ce  rQgliopotrida,  nella  quale  entrafse  anco  non  piccola  quan- 
tità di  pane ,  oltre  a  cento  diuerfi  companatici  »  Mirabd  co/a 
mifembra  inuero  tra  V altre  quejìa  de  i  Peripatetici ,  //  quali 
concedono  (ne  pofo  negarlo  )  che  il  nqftro globo  terreftrefia 
de  facto  vn  compofto  di  infinite  materie  diuerfe  ;  concedono 
,    apprefso  de  i  corpi  compojìi  il  moto  douere  efser  compofto  ;  i 
moti  chefipofson  comporre  fono  il  retto ,  e'I  circolare  ;  attefo 
che  idue  rettiper  efser  cotrary  fono  incompatibili  tra  di  loro  : 
affermano  V  elemento  puro  della  terra  nonfi  ritrouare  ;  con- 
fefsano  ,  che  ella  non  fi  e  mofsagià  mai  di  verun  mouimento 
locale,  e  poi  voglion  porre  in  natura  quel  corpo ,  che  non  fi 
troua,  e  farlo  mobile  di  quel  moto,  che  mai  non  ha  egli  eferci- 
tato,  riè  mai  e  per  efercitare ,  &  a  quel  corpo ,  che  è,  Ò"è  ftato 
fempre,negano  quel  moto,che prima  concedettero  douergli  na- 
turalmente conuenire . 
SALV.  Digrazia  Sign.Sagr.  non  ci  ajfatichiam pia  in  quefii par- 
ticolari, e  maffime,  che  voifapete ,  che  il  fin  noftro  noni  fiato 
di  determinar  rifolutamente ,  ò  accettar  per  vera  quejìa,  b 
quella  opinione,  ma  fio  di  propor  per  noftro  gufo  quelle  ra- 
gioni, e  rifpofte,  che  per  l*vna,  e  per  l'altra  parte  fi  puf  sono  ad- 
durre; e  il  Sign.  Simpl.  rifponde  quefto  in  rifatto  defuoi  Pe- 
ripatetici, però  laviamone  il  giudizio  in  pendente,  eia  deter- 
minazione in  mano  di  chi  ne  sa  pia  di  noi .  E  perche  miparet 
the  afsaia  lungo  fi Jì a  in  quefti  tre  giorni  difcorfo  circa  il  fi- 
Jtema  dell 'vniuerfo ,  farà  hormat tempo  ,  che  venghiamo  ali 
accidente  majfìmo,  dal  quale  prefero  origine  i  noftri  ragiona- 
rnenti,parlo  delfufso,  e  refiufso  del  mare, la  cagione  del  qua- 
le pare  y  che  afsai probabilmente  fi  pofsa  referire  a  imouime- 
ti  deUa  terra .  Ma  ciò ,  quando  vt  piaccia  riferberemo  al  fe- 
guente  giorno .  In  tanto,  per  non  me  lo  fior  dare,  voglio  dir- 
ai certo  particolare,  al  quale  non  vorrei,cheil  Gilberto  bauefi 
fipreftatQ  orecchio  i[dko  dell'ammettere ,  che  quando  vna^ 

pìccola» 


Del  Galileo  •  4of 

piccola  sferetta  di  Calamita potefie  efattamente  libtàrfi,  ella 
fu/se  per  girare  in  fi  fiefsa,  perche  nifsuna  ragione  vi  e  per  la 
quale  ella  e  io  far  douefi;  imperocché,  fé  tutto  il  globo  terrejlre 
loa  da  natura  di  volgerjf  intorno  al  proprio  centro  in  venti 
quattrhore,  eciòbauer  debbono  ancora  tutte  le fue parti,  dica 
di  girare  in/teme  co'l  può  tutto ^intorno  al  centro  di  quello  in 
ventiquattrhore  ,già  ejfettiuamente  l'banrìelleno ,  mentre 
fiandofopra  la  terra  vanno  in/teme  con  efia  in  volta  ;  E  l'af- 
fegnar  loro  vn  riuolgimento  intorno  al  proprio  centro ,  fa' 
rebbe  vn  attribuirgli  vn  fecondo  mouimento  molto  diuerfo 
dal  primo,  perche  cosi  ne  hauerebbero  due ,  cioè  il  riuolgerjì  in 
ventiquattrhore  intorno  al  centro  delfico  tutto ,  éF  il  girare 
intorno  al  fuo proprio  ;  hor  que/io  fecondo  è  arbitrario,  ne  vi 
e  ragione  alcuna  d'in  trodurlo  .  Se  nello Jlaccarjì  vn  pezzo  di 
Calamita  da  tutta  la  majfa  naturale  figli  togliejfe  ilfeguir- 
la,  comefaceua  mentre  gli  era  congiunto  ;  si  che  cosi  refìaJfL^ 
priuo  del  rigirare  intorno  al  centro  vniuerfale  del  globo  ter- 
rejlre; potrebbe  per  auuentura  con  qualche  maggior  proba- 
bilità credere  alcuno ,  che  quello  f ufi  per  appropriar/!  vna—» 
nuoua  vertigine  circa 7  fuo particolar  centro  ;  ma  fi  ejfo  non 
meno  fcparato  ,  che  congiunto  continua  pur  tuttauia  il  fuo 
primo,  eterno, e  naturai  corfio,  a  che  volere  addogargliene  vn* 
altro  nuouo  ? 
SAJ-R.  Intendo  beni/fimo ,  e  ciò  mifàfouuenire  d"vn  difeorfo af- 
fai fmilc  a  queslo  nell'ejjer  vano  ,  pofìo  da  certi  fcrittori  di 
sfira,  e  credo,  fi  ben  mi  ricordo  ,  tra  gli  altri  dal  Sacrobofio,il  Difeorfo  va- 

auale  per  d'imo  firar  come  V  elemento  dell'acqua  fi  figura  infìe-  no        alcun* 
*        rr  J  i- r        r  •     r    •  1    i-        J  ,       n     /; •  Per prouar  1'- 

me  con  la  terra  dijuperficie  sferica  ,  onde  di  amendue  Ji  co/ti-  elemento  del- 

tuifee  quejìo  nojlro  globo,  firiue  di  ciò  ejfer  concludente  argo-  P  acqua  effer 
mento  il  veder  le  minute  particelle  dell' acqua Jìgurarjì  in  for-  di  %perfick_> 
ma  rotonda,  come  nelle  gocciole,  nella  rugiada  ,  efoprale  fo  •  stcrica« 
glie  di  molte  herbe  giornalmente  fi  vede  ;  e  parche  ,  conforme 
al  trito  affìoma ,  la  medejìma  ragione  e  del  tuttoché  delle  par- 
ti, appetendo  le  parti  e  )taljìgura,e  necejfirio,che  la  medejìma        / 
fia  propria  di  tutto  r elemento:  &  inueno  mi  par  cofia  afìaì fio- 
eia,  che  quejli  tali  non  Jì  accorgano  di  vnapur  troppo  patente 
leggerezza,  e  non  confederino, che  quando  il  difeorfo  lorofuf 
fi  retto,  conuerrebbe,che  non  filo  le  minutejlille,ma  che  qual- 
siuoglia  maggior  quantità  d 'acqua  feparata  da  tutto  V elemen- 
to si  riducejfe  in  vnapalla\,  il  che  non  sì  vede  altrimenti ,  ma 

Ce  4        ben 


4o  8  Dialogo  terzo 

ben  sì  può  veder  co*lJèn/ò,e  intender  con  l' intelletto,  ebeama- 
do  l'elemento  dell'acqua  di  figurar  si  in  forma  sferica ,  intor- 
no alcomun  centro  digrauità,  al  quale  tendono  tutti  igraui 
(  che  è  il  centro  del  globo  terrejìre  )  in  ciò  vknegli  feguito  da 
tutte  lefue parti  conforme  alVaJpoma,  si  che  tutte  lefuperficit 
de  i  mari,  de  i  laghi ,  deglifiagni,  &  infomma  di  tutte  le  par- 
ti dell'acque  contenute  dentro  a  vasi,  si  difendono  in  figura 
sferica,  ma  di  quella  sfera,  che  per  centro  ha  il  centro  delglob* 
terrejìre,  e  non  fanno  sfere  particolari  di  lor  medesime . 
$ALV.  L'errore  e  veramente  puerile,  e  quando  nonfujfe  d'altri  p 
the  del  Sacrobofco  facilmente  glie  lo  ammetterei  ;  mail 
bauerlo  a  perdonare  anco  a  fuoi  comentatori ,  ^T 
ad  altri  grand'huomini ,  e  sino  a  Tolomeo 
fìejfo ,  ne pojfo farlo  fenza  qualche  rof~ 
*%  fore,perlareputazionloro.<IMa 

è  tempo  di  pigliar  licenza  fen 
dbor  mai  l'hora  tarda 
per  ejfer  domani 
alfolito 
per  Vvltima  conclusione 
di  tutti  i  pajfati  ra- 
gionamenti o. 


GmmAT4 


GIORNATA 

Q_V  A  R  T  A. 


r*~ 


SAG%  Jlf^^'^OJV  so  fé  il  ritorno  voRro  ai  filiti 

%2  5^-    -"S?  gionamenti  sia  realmente  flato  più  tar~ 
¥&£  TV    I  *  f|  do  del  confueto ,  opur  fel  desiderio  di  se- 
\F-$  L^i  jjQp  tirt  i pensieri  del  Sig.Salu.  intorno  a  ma- 
t^Vì^^fW^tt  feria  tanto  curio/a  me  Vbabbia  fatto  pa\» 
aJX%Ba*s&*h*  rertale.  Mi  fono  per  vnagr  offa  bora.-* 
trattenuto  alLifinefìra  affettando  di  momento  in  mometo  di 
vedere  [puntar  la  gondola,  che  haueuo  mandato  a  leuarui . 
9ALV.  Credo  ver  amente  >cbe  l'imaginazion  coojìra)piu  che  la  no- 
Jlra  tardanza  habbia  allungato  il  tempo  :  e  per  non  loprolun* 
gar  più,  farà  bene ,  chefenza  interporre  altre  parole  vengbia- 
mo  al  fatto:  e  mojlriamo,  come  la  natura  hapermejfo  (  ò  sia ,  La  natura  pe? 
the  la  co  fa  in  rei  veri  la  te  jlia  così,  ò  pur  per  ifcherzo  ,  e  quasi  ÌfJe"*  ^ciic 
per  pigliarsi  giuoco  de  nojiri  ghiribizzi  )  ha  dicopermeJfo,che  jj  %l   ,  \e  r^ 
l  mouimentiper  ogni  altro  nfpetto,  che  per  fodisfare  alflujfo,  re  eppjaud^ 
e  refiujfo  del  mare,  attribuiti  gran  tempo  fa  alla  terra ,  ti  tro-  alla  mobiliti 
uino  bora  tanto  aggiu [latamente feruir  e  alla  caufa  di  quello  ;  della  terra . 
e  come  vicendeuolmente  il  medesimo  flujfo ,  efejiujfo  compa-  HuitojC  reflui 
ri[ca  a  confermare  la  terre/ire  mobilità: gli  indizy  della  quale  t^/r|flre  {c^m 
Jìrihorafì fon prejì dalle  apparenze  celeFti>efìendocbe,dell<L~>  bienolméce  15 
tofe>  che  accaggiono  in  terra  nejfuna  era  potente  a  flabilir  più  confermano  > 
quefla,  che  quella  fentenza^,  fi  come  a  lungo  habbiamo  già  efa- 
minato ,  con  mofìrare  r  che  tutti  gli  accidenti  terreni ,  peri 
quali  comunemente  fi  tiene  la  [labilità  della  terra,  e  mobilità 
del  Sole,e  del  Firmamento ,deuono  apparire  a  noi  farfi f  otto  le  Effetcj  terreni 
medefìme  fembianze,  pojìa  la  mobilità  della  terra,  e  fermezza  indifferéti  rat 
Ài  quelli .  Il  [oh  elemento  dell* acqua ,  come  quello ,  che  e  va-  ti  a  conferma- 
fìifJimOy  e  che  non  e  annejfoy  e  concatenato  al  globo  terrejlre ,  *c  "  raoto*  o 
tome  fono  tutte  V  altre fue  parti  folide,  anzi che  per la fez—*  la  terra  bratto 
fluidezza  rcjla  in  parte  fui  iuris  >  e  libero ,  rimane  tra  le  co/e  ne  jj  flugò ,  e 
fullunari,  nel  quale  noi  poliamo  riconofeere  qualche vejligìo,  refiuflò  del»* 
4?  indizio  di  quel  che  faccia  la  terra  in  quanto  al  moto-,  ò  alla  re  • 
quiete  •  lo  doppo  hauer  più ,  e  più  volte  meco  medejimo  ef&» 

minati 


Prima  gene- 
ral conclufìo- 
ne  del  non  po- 
teri! far  fluifo, 
erenufsoftan- 
«io  il  globo 
terreiìre  im- 
mobile . 


Cognizione 
de  gli  effetti 
conduce  all'- 
inueftigazio- 
ne  delie  cau- 
le. 


41  o  Dialogo  quarto 

minatigli  effetti ,  &  accidenti  parte  veduti ,  e  parte  wtejida 
altri,  che  ne  i  mouimcnti  dell 'acque fi  offeruano  ;  e  più  lette ,  e 
fentite  le  gran  vanità  prodotte  da  molti  per  caufe  di  tali  acci" 
denti,  mi  fon  quafìfentito  non  leggiermente  tirare,  ad  amet- 
tere que  (le  due  conclufìoni  {fatti  pero  i  prefuppojli  necejfari) 
che  quando  il  globo  terrejlrejia  immobile ,  non  fìpoffa  natu- 
talmente  fare  ilfluffb,  e  reflujfo  del  mare,e  chetando  al  me- 
dejìmo  globo  fi  conferivano  i  mouimenti  già  ajfegnatili}  ne- 
ceffario,  che  il  marefoggiaccia  aljluffb ,  e  refluffb,  conforme  s 
tutto  quello,  che  in  ejfo  viene  offeruato  . 

SAGR.  La  proporzione  e  grandijjima,jìperfejleffa,fiper quello 
eh' ella  fi  tira  in  confeguenza,  onde  io  tanto  più  attentamente 
ne  Raro  afentire  la  dichiarazione ,  e  confermazione . 

SALV.  Perche  nelle  quefìioni  naturali ,  delle  quali  quejìa ,  ch^j 
habbiamo  alle  mani}ne  è  vna,la  cognizione  degli  effetti  e  quel- 
la,che  ci  conduce  all' inuefigazione,  e  ritrouamento  delle  cau- 
fe, efenza  quella  il  nojiro  farebbe  vn  camminare  alla  cieca , 
anzi  più  incerto ,  poiché  nonfapremmo  doue  riufeir  ci  volejji- 
mo,  chei  ciechi  almeno  fanno  doue  e'  vorrebber  peruenire;  pe- 
rò innanzi  a  tutte  V altre  cofe  e  necejìaria  la  cognizione  de  già 
effetti,  de*  quali  ricerchiamo  le  cagionile'  quali  effetti  voi  Si- 
gnor Sagr.  e  più  abbondantemente,  e  più  ficur amente  douetc 
effe/ informato,  che  io  non  fono;  come  quello ,  che  oltre  all'ef- 
fer  nato,  e  per  lungo  tempo  dimorato  in  Venezia,  doue  ifiujft, 
e  rejlufflfono  molto  notabili  per  la  lor  grandezza,  hauete  an- 
cora nauigato  in  Soria,ecome  ingegno  fuegliato,  e  curìofo  do- 
vete hauer  fatte  molte  offeruazioni;  doue  che  a  me,chefolame- 
te  ho  potuto  ofìeruareper  qualche  tempo,  benché  breue,quello, 
che  accade  qui  in  queB'eJlremità  del  golfo  Adriatico,e  nel  no- 
Jlro  mar  difotto,intorno  allefpiagge  del  Tirreno,conuiene  di 
molte  cojejìarmene  alle  relazioni  di  altri ,  le  quaH  effendoper 
lo  più  non  ben  concordi,  e  per  confeguenza  affai  incerte ,  con- 
fusonepiù  tojlo,  che  confermazione poffono  arrecare  alle  no- 
Jlrefpecolazioni .  Tuttauia  da  quelle ,  che  hauiamojìcure ,  e 
che  fon*  anco  le  principali ,  parmi  di  poter  peruenire  al  ritro- 
uamento delle  vere  caufe ,  e  primarie;  non  mi  arrogando  di 
potere  addur  tutte  le  ragioni  proprie,  &  adequate  di  quelli  ef- 
fetti, che  migiugneffer  nuoui ,  e  che  in  confeguenza  io  non-~> 
poteffìhaueruipenfato  fopra .  E  quello,  che  io  fon  per  dire  lo 
propongo  folamente,  come vnachiaue,  che  apra  la  porta  dì 

vna 


Del  Galileo.  411 

vnaflrada  non  mai  più  calpejlata  da  altri,  con  ferma  fperan- 
za,  che  ingegni più  Jpecolatiui  del  mio fìano per  allargarli ',  e 
penetrar pm  oltre  affai  di  quello,  che  hauro  fatto  io  in  quejìa 
mia  prima  fcoperta  ;  &  ancor  che  in  altri  mari  da  noi  remoti 
poffano  accadere  de  gli  accidenti,  che  nel  nojiro  Mediterraneo 
non  accaggiono,  non  per  quefto  refterà  di  ejfer  vera  la  ragio- 
ne, e  la  caufa,  ch'io  produrrò,  tuttauoltache  ella  Jì  verifichi , e 
pienamente  fodisf accia  a  gli  accidenti ,  chefeguono  nel  mar 
noftro  ;  per  chi finalmente  vnafola  ha  da  effer  la  vera ,  e  pri- 
maria caufa  de  gli  effetti  che  fon  del  medejìmo  genere  .  Diro 
dunque  Visiona  de  gli  effetti,  clSiosò  effer' veri,  e  affegneron- 
ne  la  cagione  da  me  creduta  vera,  e  voi  altri  Signori  ne  pro- 
durrete degli  altri  noti  a  voi,  oltre  a  i  miei ,  e  poi  faremo  prò' 
uà,  fé  la  caufa  da  me  addotta  poffa  a  quelli  ancora  fodisf  are . 

Dico  dunque  tre  effe/ i periodi,  che  ft  ofteruano  ne  iflujfi,  e  re- 

Jluffì dell'acque  marine;  il  primo, e  principale  e  que/io  grande,    Tre  peno  di 
e  noti/fimo ,  cioè  il  diurno ,  fecondo  il  quale  con  interuaìli  di  JT1  n?uj •  e  r^"" 
alcune  bore  l'acque  fi  alzano,  ejì  abbaffano;e  quejii  internai-  meftruo  &  an 
li  fono  per  lo  più  nel  Mediterraneo  di  6.  in  6. bore  in  circa,cioe  mio  . 
per  6.  bore  alzano,e per  altre  6.  abboffano  .  Il  fecondo  perio- 
do  e  mejìruo  ,  e  par  che  tragga  origine  dal  moto  della  Luna , 
non  che  ella  introduca  altri  mouimenti ,  mafolamente  altera, 
la  grandezza  dei  già  detti,  con  differenza  notabile ,  fecondo 
the  ella  farà  piena,  ofcema,  ò  alla  quadratura  co'l  Sole.  Il  ter- 
zo periodo  e  annuo  ,  e  mofira  depender  dal  Sole ,  altrerando 
pur  folamente  i  mouimenti  diurni,con  rendergli  ne'  tempi  de* 
Solslizij  diuerfi,  quanto  alla  grandezza ,  da  quel  che  fono  ne 
gli  Equinozi/ . 

Parleremo  prima  del  periodo  diurno,  come  quello,che  e  il  princi- 
pale ,  efopra'l  quale  par  ,  che  fecondariamente  efercitino  loro 
azione  la  Luna ,  el  Sole ,  con  loro  mejlrue ,  &  annue  altera- 
zioni .  Tre  dìuerjitàjì  offeruano  in  queBe  mutazioni  bora- 
rie  ;  imperocché  in  alcuni  luoghi  le  acque  fi alzano ,  &  abbaf  Diuerfìta  che 
fan o,  fenza  far  moto  progrejfiuo  ;  in  altri fenza  alzarji  ,ne  ^"n^o  diur- 
abbaffarfi fi muouono  hor  verfo  Leuante ,  &  bor  ricorrono  \ÌOt 
verfo  Ponenteìò"  in  altri  variano  V  altezze^  variano  il  corfo 
ancora,  come  accade  qui  in  Venezia  ,  doueV  acque  entrando 
alzano,  e  nell'vfcire  abboffano  ;  e  quejlo  fanno  \nell' efìremità 
delle  lunghezze  dei  golfi,  che  fi  difendono  da  Occidente  in—> 
Oriente  t  e  terminano  in  tfpiagge,fopra  le  quali  l'acqua  neW 

alsarfi 


Caufa  del  fluf 
fo  ,  e  refluffo 
prodotta  da_j 
certo  fìlofofo 
moderno . 

Caufa  dal  fluf 
fo ,  e  refluffo 
attribuita  alla 
Luna  da  certo 
Prelato. 


41 %  Dialogo  quarto 

alzar  fi  ha,  campo  di  poter/i  fpargere  ;  che  quando  il  corfo  gli 
fujfe  intercetto  da  montagne-,  0  argini  molto  rilettati ,  quiuifì 
alzerebbero^  abbafferebberofenza  moto  progrejjiuo  .  Cor- 
rono poi,e  ricorrono  fenza  mutare  altezza  nelle  parti  di  mez- 
zo, come  accade  notabiiijjìmamente  nel  Faro  di  Mejfina  tra 
Scilla,  e  C  ariddi,  doue  le  correnti  per  lajtrettezza  del  canale 
fono  velocifjlme;  ma  ne  i  mari  più  aperti ;  e  intorno  alTifole  di 
mezo,  come  fono  le  Baleariche,  la  Cor/Ica,  la  Sardigna,l Elba, 
ìa  Sicilia  verfo  la  parte  di  Affrica,  Malia,  Candia,  &C.  le  mu- 
tazioni dì  altezza  fono  piccoliJJ  ime  ;  ma  ben  notabili  le  cor- 
renti, e  majjìme  doue  il  mare  tra  l'ifole,  o  tra  ejse,  e'I  contenete 
Ji  rifìrigne . 
Mora  quejlifoli  effetti  veraci,  e  certi,  quando  altro  nonflvedef 
fé,  parmi,  che  affai probabilmente  perfuadano  a  chiunque  vo- 
glia Jiar  dentro  a  i  termini  naturali  a  conceder  la  mobilita) 
della  terra  ;  imperocché  ritener  fermo  il  vafo  del  mediterra- 
neo ,  e  far  che  l'acqua ,  che  in  effofì contiene  faccia  quejlo  che 
fà,Jupera  la  mia  immaginazione ,  e  forfè  quella  di  ogn' altro  » 
che  oltre  allajcorza  s'internerà  in  talefpecolazione . 
SIMP.  Quejìi  accidenti  Sig.  Salu.  non  cominciano  adejfo ,  fona 
antichi/fimi  ,  e  Rati  offeruati  da  infiniti ,  e  molti  fi  fono 
ingegnati  di  renderne  chi  vna ,  e  chi  vn 'altra  ragione  :  e  non 
è  molte  miglia  lontano  di  qui  vngran  Peripatetico ,  che  #e-» 
adduce  adduce  vna  caufa  nuouamente  efpifcata  da  certo  te/lo 
di  Ari  fi.  non  bene  auuertito  da'fuoi  interpreti,dal qual  tefio 
ei  raccoglie  la  vera  caufa  di  queBi  mouimenti  non  deriuar 
d'altronde,  che  dalle  diuerfe profondità  de' mari  :  imperocché 
l' aeque  delle  più  alte  profondità  ,  effendo  maggiori  in  copia ,  e 
e  per  ciò  più  graui ,  di/cacciano  l'acque  de'  minor  fondi ,  ks 
quali  poi  folleuate  voglion  defcendere ,  e  da  quefìo  continuo 
combattimento  deriua  iljiuffo,  e  refuso  .  Quelli  poi ,  che  re- 
ferifcon  eiò  alla  Luna  fon  molti,  dicendo ,  [che  ella  bapartico- 
lar  dominio fopra  l'acqua  ;  ér  vltimamente  certo  'Prelato  ba 
pubblicato  vn  trattatalo,  doue  dice,  che  la  Luna  vagando  per 
il  CiéXò  attrae  jefolleua  verfo  di  fé  vn\ctrniolo  d' acquaci quale 
la  va  continuamente  feguitando ,  fi  che  il  mare  alto  e  fempre 
in  quella  parte,  che  foggiate  alla  Luna ,  e  perchè  quando  effa  è 
fotto l'Orizonte ,'pur  tuttauia  ritornai' alzamento, dice,che 
non  fi  può  dir' altro,  per faluar  tal' effetto,  fé  nou  che  la  Luna 
non f oh  ritiene  in  fé  naturalmente quejìafacultà^mam  qnc- 


Dei  Galileo.  4*3 

Jlo  cafo  ha  poffanza  di  conferirla  a  quel  grado  del  Zodiaco,cbe  Girolam» 
gli  ì  oppofio  .  Altri,  come  credo  che  pappiate ,  dicono  pur,  che  ^  ,ìerj'Q^cct^. 
ia  Luna  ha  poffanza  co'lfuo  temperato  calore  di  rarefar  l'ac-  c\  \Q  referifco- 
qua,  la  quale  rarefatta  viene  afolleuarfi .  Non  ci  e  mancato  no  al  caldo 
anco  chi.  temperato  dèi 

SA  GR.  Digrazia  Sig.Sìmpl.  non  ce  ne  ri  ferite  picche  non  mipa-3,  ^una  ' 
re,  che  metta  conto  di  confumare  il  tempo  nel  referirle,  ne  me- 
no  le  parole  per  confutarle;  e  voi,quando  ad  alcuna  di  quefle> 
ò  firn  ili  leggerezze prefìajie  Vaffenfo  ,farefìe  torto  al  voìiro 
giudizio,  che  pur  lo  e  onofeiamo  per  molto  purgato . 

ÌALV.  Io  che  fono  vn  poco  più  flemmatico  di  voi  Sign.Sagredo 

fpendtro  pur  cinquanta  parole  in  grazia  del  Sig.Simp.fefor-  g-  rjfJOncfe_j 
fé  egli  jìimajfe  nelle  cofe  da  lui  raccontate  ritrouarjì  qualche  alle  vanità  ad- 
probabilità  .  \D;co  per  tanto .  L'acque  Sig.Simpl.  che  hanno  dotte  per  ca- 
piu  alta  la  lorofuperjicie  eBeriore,  difeacciano  quelle ,  che  gli  ?loni  del  flui- 
Jbno  inferiori,  e  più  bajfe  :  ma  ciò  non  fanno  già  le  più  alte  di  io>  c  ic      so  " 
profondi  tà;  e  le  più  alte  facciate ,  che  hanno  le  più  bajfe ,  in—» 
èreue  f  quietano ,  e  fi  librano  .  Bifogna,che  queflo  vojìro  pe- 
ripatetico creda,che  tutti  i  laghi  del  mondo,  ctie  ftanno  in  quiz* 
te ,  e  tutti  t  mari ,  doue  iljlujfo ,  e  rejiujfo  è  infenfibile,  hab-   L'ifole  fono 
biano  i  letti  loro  eguali/fimi ,  &  io  erafìfemplice ,  che  mi  per-  indizio  dell* 
fuadeuo,  che  quando  altro  fcandaglio  non  cifujfe ,  lifole  ,che  . !  fo^^jj 
foprauanzano  fopra  l'acque  fu'fero  affai  mamfejlo  indizio  mare m 
dell'inegualità  de  i  fondi .  ^A  quel  Prelato potrejle  dire,che  la 
Luna  [corre  ogni  giorno  fopra  tuttofi  Mediterraneo ,  ne  perì» 
JifUeuano  le  acque  ,faluo  che  nelle fue  ejlremità  Orientali ,  e 
qui  a  noi  in  Venezia .  A  quelli  del  calor  temperato  potente  a 
far  rigonfiar  l'acqua  ,  dite  che  pongano  il  fuoco  fitto  di  vna  ^ 

caldaia  piena  d'acqua ,  e  che  vi  tengan  dentro  la  man  de/ira , 
fin  che  V  acqua  per  il  caldo  (ì folleui  vnfol  dito ,e poi  la  canino, 
e  fcriuano  del  rigonfiamento  del  mare  .  O  dimandategli  al- 
meno, che  vi  infigmno  come  fa  la  Luna  a  rarefar  certa  parte in^enì  pwe»- 
dell' 'acque}e  non  il  rimanente;cr-rne  dir  qnefìe  qui  di  Venezia,  dei  di  due_j^ 
«  non  quelle  d\4.ncona}di  Napoli,  0  di  kìenoua  :  e  forza  dire,  fpezie . 
the  gl'ingegni  poetici  fieno  di  duefpezie,  alcuni  defiri ,  &  atti 
ad  inuentar  le  fattole ,  &  altri  dtfpojli ,  ^5*  accomodati  a-** 
crederle  » 

$IMiJ.  lo  non  penfo ,  che  alcuno  creda  lefauole,  mentre  chepe? 
tali  le  cono/ce;  e  delle  ojj  nioni  intorno  alle  cagioni  delflujjò,  e 
reflujò ,  cuefin  mdte, pereti^  so ,  che  di  vn  effetto  vnafola  è 

laca- 


4*4  Dialogò  quàrro 

la  cagione  primaria,  e  vera  intendo  bt?,t/fìmo,  e/bnficuro3che 
vn  a  fola  al  più  potrebbe  ej/er  vera ,  ma  tutto  il  teflc  ;o,cbefon 
fauolofe,  e  false;  e  forfè  anco  la  vera  non  e  tra  fatile,  che  sin* 
Non  hi  il  ve-         bora  fon Jiate-prodotte  ;  anzi  così  credo  effir  veramente  aper- 
to fi  poca  in-         chi  gran  cofa  farebbe ,  cbe'l  vero  p  ite  ff  bauer  fi  poco  di  luce , 
ce  che  non  lì  ffoe  nufla  appariffi  tra  ìe  tenebre  di  ì  inufalfì.  Ma  diro  bene 

„f  °«RÌ l  ì/"-!  e on  quella  libertà ,  che  tra  noi  e  p  wméfTa ,  ebe  l'introdurre  il 

faL£  m  moto  della  terra ,  e  farlo  cagione  del  puffo  ,  e  rejiujfo  mijem» 

brajìrìhora  vn  concetto  non  *men  fauolofo  di  quanti  altri  io 
me  rìbabbia  fintiti;  e  quando  non  mi  fuffer porte  ragioni  pia 
conformi  alle  cofi  naturali  ,finza  veruna  repugnanza  paf- 
ferei  a  credere  quejìo  e/fere  vn "effetto /òpra  naturale ,  e  per  eia 
miracohfoj  e  ìmperferutabile  dagl'intelletti  humani,come  in- 
finiti altri  ce  ne  fono  dependenti  immediatamente  dalla  mano 
onnipotente  di  Dio . 
SALV.  Voi  di/correte  mollo  prudentemente,  e  conforme  anco  alla 
Ariftoe.  attri-         dottrina  d1 'Ari/i,  che  Capete  come  nel  principio  delle  fue  quiftio* 
buifee  a  mira-         ni  meccaniche  aftributfee  a  miracolo ,  le  cofc,deile  quali  le  ca* 
colo  gli  effèt-         giani  fono  occulte;  ma  che  la  caufa  vera  deltiufp),e  reflujfoJÌA 
ti  ,^de  1  quali         ^^e  impenetrabili ,  non  credo  ,  ebe  ne  h abbiate  indizio  mag- 
szufe  giore,  che  il  vedere,  come  tra  tutte  quelle,  che  fin  qui  fono  fiate 

prodotte  per  vere  cagioni ,  nef s'una  ve  ne  e  con  la  quale  per 
qualunq;  artifizio Jt  adoperi  , fi  pò  fa  rapprefentar  da  noi  vn 
fimìle  effetto;  atte/òche  ne  con  lume  di  Luna,  ò  di'Sole,  ne  con 
taldi  temperatane  con  diuerf  e  profondità,  mai  non  fi  farà  ar- 
tifiziofamente  correrete  ricorrere,  alzarfi}&  abbajfarfi in  vn 
luogo  sì,  &  in  altri  nò,  l'acqua  contenuta  in  vn  vafo  immo~ 
bile .  Ma  fi  col  far  muouere  il  vafofenza  artifizio  nejfuno , 
anzifimplìeij/ìmamenteio  vipoffo  rapprefentar puntualme- 
te  tutte  quelle  mutazioni,  che  fi  of sentano  neW acque  marine , 
perche  valete  voi  ricufar  quefia  cagione,  e  ricorrere  al  mira' 
colo  ? 
SIMP.  Voglio  ricorrere  al  miracolo  yfe  voi  con  altre  caufe  natu- 
rali ,  che  co' l  moto  de  i  vafi  dell'acque  marine  non  me  neri- 
mouete,  perche  sa  che  tali  va/i  non  fi  muouono  :  e/fendo,  cbi~> 
*»       tutto  l'intero  globo  terre/Ire ,  è  naturalmen  te  immobile . 
SALV.  <JMa  non  credete  voi,  che  il  globo  terre/Ire,  potefsefopra- 
naturalmente  feioì per  lafsokita  potenza  di  'Dio  far/i  mo- 
bile! 
$2 MT.  E  chine  dubitai 

Adunq; 


Del  Galileo  'l  41$ 

SALTr.  Adunq;  Sig.  Simpl.già  che  per  fare  ilflufso,  e  reflufso  del 
mare  ci  e  bifogno  d'introdurre  il  miracolo ,  facciamo  miraco- 
loj amente  muover  la  terra ,  al  moto  della  quale  Jlmuoua  poi 
naturalmente  il  mare  ;  e  quejìa  operazione  farà  anco  tanto 
piùfemplice  ,  e  dirò  naturale  tra  le  miracolo/e  ,  quanto  ilfaf 
muouerein  giro  vn  globo ,  de  quali  ne  veggi  amo  tanti  altri 
muouerjì,  e  men  diffìcile,  che'  Ifare  andar'innanzi,e  in  dietro^ 
dotte  pia  velocemente,  e  dotte  meno,  alzar  fi,  ^T  abbafsarji do- 
ne  più,  e  doue  meno  ,  e  dotte  niente ,  vna  immenfa  mole  d 'ae- 
qua, e  tutte  quesle  diuerjltà  farle  neU'islefso  vafo,  che  la  con- 
tiene'-,  oltre  che  que/ìifon  molti  miracoli  diuerfl,  e  quello  è  vn 
folo  .  Et  aggiugnete  di  più,  cbe'l  miracolo  del  far  muouer  l'ac- 
quaie ne  tira  vn  altro  in  confeguenza ,  che  e  il  ritener  ferma 
la  terra  contro  agli  impulfl  dell' acqua,potenti  a  farla  vacilla- 
re hor  ver  fa  quefta,  &  hor  verfo  quella  parte ,  quando  mira- 
colofamente  non  venga  ritenuta  . 

SAGR.  Digrazia  Sig. Simp.fofpendiamper  vnpoco  il  nojìro giu- 
dizio circa  ilfentenztarper  vana  la  nuotta  opinione ,  che  ci 
vuoV efplicare  il  Sig.  Saluiati,  e  non  la  mettiamo  cosìprejio  in 
mazzo  con  le  vecchie  ridicolofe;e  quanto  al  miracolo  ricorria- 
moui  parimente  doppo  che  bauremofentito  i  di fcorjl  contenu- 
ti dentro  a  i  termini  naturali  ;fe  ben  per  dire  il  miofenfo,  a—» 
me  fi  rapprefentano  miracolofe  tutte  l'opere  della  natura,  e  di 
Dio. 

$ALV.  Et  io  fìimo  il  mede/Imo  ne  il  dire ,  che  la  cagìon  naturala 
delflufso,  e  rejluf sofia  ilmouimento  della  terra,  toglie ,  cbt~r 
quejìa  fi  a  operazion  miracolofa  .  Hora  ripigliando  il  nofiro 
ragionamento ,  replico ,  e  raffermo  efser finora  ignoto ,  come 
pofsa  efsere,che  l'acque  contenute  dentro  al  nofiro feno  Medi- 
terraneo facciano  quei  mouimenti,  che  far  fé  gli  veggono,tut- 
tattottaebe  lidefsofeno,  e  vafo  cotenente  refi  immobikie  quel* 
lo,cbefa  la  d;,Jicultà,eréde  quefia  materia  mefìricabile,fono  le 
so  fé,  che  diro  apprefso,  e  cb  e  giornalmente  fi  oferuano .  Però 
n itale  . 
Siaorj  qui  in  Venezia,  doue  bora  fono  Tacque  bafse  y  ir  il  «&«•  Moftrafirìatj 
quieto^  e  l'aria  tranquilla,  comincia  l'acqua  ad  alzar/l ,  &  in  P°  slblilCac,eI 
termine  dì  $.  o  6.  bore  rkrefce  dizci  palmi,e  più,  tale  alzamèto  mente  farft  il 
non  efa+tj  dulìa  prima  acqua  ,  ebefifìa  rarefatta  ;  ma  e  fatto  flu'fce  refiuf- 
p.r  acqua  nu  "ìuam  jnte  venutaci  ;  acqua  della  medefima for  fonando  \-^* 
le*  cai  era  la  prima,  daJa  mede/Ima  J albedine  t  della  medefima  Jerra  ltnfì*(>is* 

dwjità) 


4i  6  Dialogo  quarfo 

denfità  ;  del  mede/imo  pefo  ;  i  Nauily  Sign.  Simplicio  vi  gal" 
foggiano,  come  nella  prima  y  fenza  demergerji  vn  capello  dì 
più  ;  vn  barile  di  quefìafeconda  nonpefa  infoi  gì  ano  più , 
ne  meno,  che  altrettanta  quantità  dell'altra)  rititn  e  la  medefi- 
ma  freddezza  non  punto  alterata  :  Einfomma  acqua  talu- 
namente ,  e  viabilmente  entrata  per  i  tagli ,  e  bocche  del  Lio  • 
Trouatemi  bora  voi  come ,  e  donde  elle  qua  venuta .  Son—» 
forfè  qui  intorno  voragini ,  b  meati  nel  fon  do  del  mare  per  le 
quali  la  terra  attragga ,  e  rinfonda  l  acqua  ,  rejpirando  quaji 
immenfa  ,  efmifurata  Balena  ?  JjVlafe  qucfio  e ,  come  nello 
Jpazio  di  6.  bore  nunfìalza  l'acqua  parimente  in  Ancona,  in 
Ragugia  )  in  Corfù,  doue  il  nere] cimento  epiccolifsimo  ,e^/ 
forfè  ìnojferuabìle  ?  chi  ritrouerà  modo  di  infondere  nuoua—* 
acqua  in  vn  vafo  immobile ,  e  far  chefolamente  in  vna  deter- 
minata parte  di  efso  ellajì  alzi ,  &  altroue  no  ?  Direte  forfè 
quejìa  nuoua  acqua  venirgli  prefìata  dall'Oceano, porgendo- 
gliela per  lo  fretto  di  Gibilterra  i  quefìo  non  forra  le  difficol- 
tà già  dette ,  ed  arrecheranne  delle  maggiori .  E  prima ,  dite- 
mi qualdeu  a  efsere  il  corfo  eli  quell'acqua  ,  che  entrando  per 
■  lo  Hr  etto  fi  conduca  in  6 .bore  fino  alt ejlremef piagge  del  Me- 
diterraneo  in  disianza  di  due ,  e  tremila  miglia ,  e  che  il  mede- 
Jìmofpazio  ripajfìin  altrettanto  tempo  nelfuo  ritorno  (  che 
faranno  i  nauìly  fparft  pe'l  mare}  che  quelli ,  chefujfero  nel- 
lofretto  in  vn  precipizio  continuo  di  vn' immenfa  copia  di 
acque ,  che  entrando  per  vn  canale  largo  non  più  di  8.  miglia 
h abbia  a  dare  il  tranfìto  a  t ani' acqua ,  che  in  6.  bore  allaghi 
vnofpazio  di  centinaia  di  miglia  per  larghezza,  e  miglìaicu* 
per  lunghezza}  qual  tigre,  qual  falcone  corse*,  ò  volo  mai  con 
tanta  velocità  ?  con  velocità,dico,dafar  400.  e  più  miglia  per 
bora .  Sono  (ìììfi  nega)  le  correnti  per  la  lunghezza  del  Gol- 
fo, ma  così  lente,  che  ì  vaf selli  da  remi  lefuperano,fe  ben  non 
fé?:  za  /capito  del  lor  viaggiare .  In  oltre,J'e  qutff  acqua  viene 
per  lofiretto,refìapur  l'altra  difficoltà ,  cioè ,  comef  conduca 
ad  alzar  qui  tanto  in  parti  così  remote  ,  fenza  prima  alzar 
perfimile ,  0  maggiore  altezza  nelle  parti  più  propinque  /  In 
fomma  non  credo ,  che  ne  orinazione ,  nejòttigliezza  d'inge- 
gno pojfa  riirouar  mai  ripiego  a  qucjìc  difficoltà ,  ni  iti  confè- 
guenzafofìener  contro  di  effe  lajiabilità  della  terra  contens- 
dofì dentro  a  i  termini  naturali . 
SAGR.  Di  quejto  rejlo  io  fin' bora  benàffìmo  capace^  e  fio  con  auidi- 

tà 


Del  Galileo.  417 

fi  attendendo  difentire  in  qual  modo  qmjìe  marauiglie  pof- 
fonofeguirefenza  intoppo,da  i  moti già  augnati  alla  terra . 
%ALV.  Come  quefii  effetti  habbiano  a  venire  in  confeguenza  de  i 
mouimenti,cbe  naturalmente  conuengano  alla  terrai}  necef- 
fario,  che  n on fittamente  n on  trouino  repugnanza,ò  intoppo,      • 
ma  che feguano facilmente,  e  non  foto,  ebefeguano  con  facili-  r .,  ff    . 
tà,  ma  con  necefftà;jì che  impoffbìlfia  ilfuccedere  in  aifra^  filali    e  veTk 
manierante  tale  e  la  proprietà,  e  condizione  delle  co/e  natu-  feguero  fenz» 
tali ,  e  vere .  Stabilita  dunque  l' impojfibità  del  poter  render  dfiicukà , 
ragione  de  1  mouimtnti,  ebe/ifeorgono  nell'acque,  &  infìeme 
mantenere  l'immobilità  del  vafijbe  le  contiene;pa/Jìamo  a  ve- 
dere, fé  la  mobilita  del  contenente poffa  ella  produrre  (effetto 
condizionato  nella  maniera,  ebefì  ojferua  feguire . 
D  uè  forte  di  mommenti  poffon  conferir^  ad  vnvafoper  li  qua-    n     r    •  ,« 
li! acqua,  chemeffofuffe  contenuta,  acqui  ftaffe  facultà  di moufmétfdel 
f  correre  m  ejfo  bar  ver/o  Vvna ,  hor  verfo  l' altra  eflremjtà,  e  vafo  corifene- 
quiui  bora  alzarfì,  &  bora  abbaffarfi .  Il  primo  far  ibbe^  qua-  te  poffon  fare 
do  bor  l'vna ,  bori 'altra  di  effe  Ijhcmiiàfi  abbaffaffe ,  per  chi  fbfQ  ,',&ab~ 
all' bora  V  acqua  ffeorrendo  verfo  la  parte  inclinata ,  vicen-  cont«\2° 
deuolmente  bora  m  quefta ,  &  bora  ir,  qudla  s'alzerebbe ,  & 
abbaerebbe.  M a  perche  qucfto  alzatfì ,  &  abbaffarfi  noni 
altro,  che  difeoflarfì,  f  ainminarfi  al  centro  dellucrra  ,  tal 
fitte  di  mommtnto  non  può  attribuir/i  alle  eoncauità  della 
medefma  terra,  che  fono  1  v  off  contenenti  l'acque,  le  parti  de 
quali  uafi,p£r  qualunque  moto,  che  fi  attribuiffe  al  olobo  ter-  r  - 
reiire,  nifi poffono  aumemare,  ne  allontanare  dal  centro  di  la  teflon  fi 
quello    U  altra  forta  di  mouimento  è,quandoil  vafofimuo-  poffono  aimi- 
ueffe  (fenza punto  inclinarfì)  di  moto progrej/iuo  non  vni-  c,nàre  >  òal- 
farme ,  ma  che  cangiaffe  velocità ,  con  accelerar/i  taluolta ,  &  Jo,uanarc  daJ 
altra  volta  ritardar//;  dalla  qual  difformità  feguirebbe ,  ch<u>  C^°     4 
i  acqua,  t  onunuta  sì  nel  vafo,ma  non fiffamente  anneffa ,  co- 
me l'altre  fue  parti  folide,  anzi  per  la  (uà  fluidezza ,  quafi fi- 
parata  ,  e  Ubera,  e  non  obbligata  a  fecondar  tutte  le  mutazio- 
ni del  fuo  continente,  nel  ritardar  fi  il  va fo,  ella  ritenendo 
parte  dell' impeto  già  concepito,fcorrenbbe  verfo  la  parte  pre-     Jloto  Pro' 
cedente,  doue  di  necejfìtà  verrebbe  ad  alzar  fa  dr  all'incontro,  jjSgg'  * 'I 
quando  Jopraggmgneffe  al  vafonuoua  velocità,  ella  con  ri-  fare  fcorrlr  1' 
tener  parte  della  fua  tardità ,  reflando  alquanto  indietro,^™  conte- 
prima,  che  abituarfìal  nuouo  impeto,  re/let  ebbe  verfo  la  par-  ?uca  m  "" 
tefujjt^uentey  doue  alquanto  verrebbe  adahiarfi .  I quali     ' 

Dd         effetiì 


va  va* 


4 1 8  *  Dialogo  quarto 

effetti  poliamo  più.  apertamente  dichiarare ,  e  manifejlare  al 
-  fenfo  conte/empio  di  vna  di  quefte  Barchette  quali  continua- 
Mente  vengano  da Lizza fujtna piene  d *  acqua  dolce  per  vfo 
della  Città  .  Figuriamoci  dunque  vna  tal  barca  venirfem^* 
con  mediocre  velocità  per  la  Laguna  portando  placidamente 
V  acqua ,  della  quale  ella  fa  piena  ;  ma  che  poi  >  ò  per  dare  in—* 
fecce)  òper  altro  impedimento^,  che  le  Jìa  oppojlo  venga  nota- 
bilmente ritardata ,  non  perciò  l'acqua  contenuta  perderà  al 
pari  della  Barca  limpeto già  concepito  ;  ma  conferuandofelo 
fcorìrerà  auanti  ver fo  là  prua  ;  doue  notabilmente  f  alzerà  , 
abbaffandof dalla poppa .  Ma  fé  per  l  oppofìto  aHifeffa  B  ar- 
ea nel  mezo  del  fuo placido  corfoverrà  con  notabile  agumeto 
aggiunta  nuona  velocità ,  V acqua  contenuta , prima  di  habi- 
tuarjene  j  refando  nella  fua  lentezza*  rimarrà  indietro ,  cioè 
verfo  lapoppa,domin  confeguenzaf folleuerà,  abbajfandofi 
dalla  prua  .  Quefio  effetto  e  indubitato,  e  chiaro,  epuojjì a—> 
tutte l' bore  efperimentare  ;  nel  quale  voglio  ,  che  notiamo  per 
adeflo  tre  particolari .  Il  primo  è,  chi' per  fare '.alzar  Inacqua, 
in  vna  dell' efìremità  del  vafo^no  ci  e  bifogna  di  nuoua  acqua*, 
ni  che  ella  vi  corra ■  partendo ft. 'dall "altra  elìremità.  Il  fecondo 
e,  che  l'acqua  di  mezo  nonfì  alzarne  abbajfa  notabilmente,  fi 
già  il  corfo  della  Barca  nonfujfe  velocijtfimo,  e  l'vrto ,  ò  altra- 
ritegno,che  lariteneffe gagliardijJtmo,e  repéntino,nel  qual  ca- 
Jò  potrebbe  anco  tutta  l'acqua,  non  pure,  fcorrer  auanti ,.  ma 
per  la  maggior  parte  f aitar  fuor  della  'Marca  :  e  l'fejj.o  anco 
farebbe,  quando  mentre  ella  lentamente  camminaJ?e,m/prou- 
uifamente  gli  fopraggiugnejfe  vn'impeto-  viokntiffimo  ;  ma- 
quado  ad.  vnfuo  moto  quieta  fop Raggiunga  mediocre  rifar- 
aamento,  o  incitazione ,le parti  dì  mezo  (come  ho  detto  )  inof- 
feruabilmentef  alzano,  ejì  abbacano  :  e  le  altre  par  ti,  fecon- 
do, che  fon  più  vicine  al  mezo,  meno  fi  alzano,  e  più  le  più  lo- 1 
tane.il  terzo  è,  che  doue  le  parti  intorno  al  mezo  poca  muta- 
zione fanno  nelValzarf,  &  abbajfarfi rifpetto  all'acque  delle. 
parti  efreme,  all'incontro fiorron  molto  innanzi ,  ein  dietro 
in  comparazion  dell  efreme  .  Hora  Signori  miei  quello  cheja 
la  Barca  ri/petto  all'acqua  cont entità  da  ejfa  ,  e  quello  che  fa 
l'acqua  contenuta  rifpetto  alla  Barca  fua  contenente ,  e  liftefi 
fo  a  capello,che  quel  che  fa  ilvafo  Mediterraneo ,  rifpetto  l'ac- 
que da  ejfo  contenute ,  e  che  fanno l 'acque  contenute  nfpetto> 
alvafo  Mediterraneo:  lor contenente .  Seguita  hora,  che  di- 

mojìriamj}, 


j 


mqflriamo ,  come ,  &  in  qual  maniera fia  vero ,  tbe  il  Medi'  J[^ini 
terraneo,  e  tutti  gli  altri  Jèni,  &infomma  tutte  le  parti  della  ftre  fi  acceleri 
terra  fi  muou  ano  di  moto  notàbilmente  difforme ,  benché  mo-  no ,  e  fi  rirar- 
uimento  nejfuno ,  cheregolare ,  &  vniforme  nonjia ,  venga  dano  nel   lor 
j  tatto  Uftejfo globo  affegnato  .  moto  • 

SIMP.  Qui/lo  nel  primo  ajpetto  a  me ,  che  non  fono  ni  matema- 
tico ,  ne  agronomo ,  hafembianza  di  vn  gran  paradojfo ,  e-» 
quando  fi  a  vero  ?  che  fendo  il  mouimentoSdel  tutto  regolare  t 
quel  delle  parti,  rejìando  fempre  congiunte  alfuo  tutto, poffa 
e/fere  irregolare,  il  paradojjò  diìlruggcra  Vafjioma  ,  che  affer- 
ma earìdeai  effe  rationém  totius ,  &  partitili , 

SALV.  lo  dimojlrero  il  mio  paradojfo,  &  a  voi  Sig.  Simp.  lafcero 
il  carico  di  difender  l'a/Jiom  a  da  e/Io ,  òdi  mettergli  daccordo  \ 
e  li  mia  dimofìrazione  farà  breue ,  e  facili/Jìma,dependentts 
dalle  coft  lungamente  trattate  "ne  i  noftripajfati  ragionamen- 
ti fenza  in  dur,ne  pure  vna  minimajillaba  ingrazia  del fittf. 
fo,  e  reflufio . 
Due  hauiamo  detto  efiere  i  moti  attribuiti  al  globo  terreftre;  il  £>imo^rar  c» 
primo  annuo  fatto  dalfuo  centro  per  la  circonferenza  dell'  me    ]e   parti 
orbe  magno  foito  l'Ecdìttìca  fecondo  V ordine  de'fegni,  cioè  del  globo  ter- 
d.i  Occidente  verfo  Oriente  ;  l'altro  fatto  deWiJlefso  globo ,  ri-  reftre  fi  accele 
tt'Jgcndqfì  intorno  al  proprio  centro  in  ventiquattr'hore  ;  zs  rano,e  "  ncar* 
qujlo  parimente  da  Occidente  verfo  Oriente;  benché  circa  vn 
afe  alquanto  inclinato,  e  non  equidijìante  a  quello  della  con- 
uerfione  annua  .  Dalla  compofìzione  di  queftidue  mouime- 
ti,ciafcbedunoperfejlefso  vniforme  tdico  refultare  vn  moto 
diffe-rme  nelle  parti  della  terra .  Il  che  accio  più  facilmertt<L^ 
i  intenda,  dichiarerò  facendone  la  figura  .  E  prima  intorno 
al  centro  A.  deferiuerò  la  circonferenza  dell'orbe  magno  B.Q 
nella  quale prefo  qualfiuoglia punto  B.  circa  ejJoy<iome  centro 
deformeremo  quejlo  minor  cerchio  DEh'G.  rapprefenianie il 
globo  terre  fi  re  ;  il  quale  intenderemo  difeorrer  per  tutta  ìa—> 
a / confnnza' del' orbe  magno  co'l  'uo  centro  2>\  da  Ponente 
verfo  Lcuante,  cioè  dalla  parte  \B.  verfo  C.  &  oltre  a  ciò  in-  Le  parti  di  vn 
tenderemo  il  globo  terre/ire  volgerfì  intorno  al  proprio  centro  ccltnio  rego- 
li, pur  da  Ponente  verfj  Leuante,  cioè  fecondo  la  fucceifìone  j.arnience  mo\- 
i    ?  •  »-  -nr^        iì    r  ;•  r  w     '      ./        >lo  interno  al 

dei  punti  Ut  tu.  nello  Jpazio  di  ventiquattr  bore .  Ma  qui  propriocétro 

douiamo  attentamente  notare ,  come  rigirati dofi  vn  cerchio  fi  nwcuonoin 
intorno  al  proprio  centro ,  qualjiuoglia  parte  di  efso  conuien  ài  vedi  tempi 
rnuouerfiin  diuerfi  tempi  di  moti  contrari];  il  che  e  manifejìo,    _  ™otl  con* 

Dd  2         confi- 


$zq  Dialogo  quartt 


oonfideranàoy  che  mentre  le  parti  della  circonferenza  intorni 

al  punto  D.fimuouono  verfo  la  fini  [Ira,  cioè  ver/o  E.  le  op- 

pojie,  che  fono  intorno  aW  F.  acquijìano  verfo  la  defìra ,  cioè 

verfo  G.  talché  quando  le  parti  D /faranno  in  F.  il  moto  toro 

farà  contrario  a  quello  3_  che  era  prima,  quando  era  in  D.  In 

oltre  neUifiefso  tempo}  che  le  parti  E.  defcendono,per  così  di* 

re,  verfo  F.  le  G.  afcendono  verfo  D.  jìante  dunque  tal  con- 

trarietà  di  moti  nelle  parti  della  fuperficie  terrejlt x ,  mentre» 

La  mifnene  c  fa  €najf  r^im  intorno  a\  proprio  centro ,  e  forza ,  che  nelt 

annuole  dTur-  accoppiar  quello  moto  diurno ,  con  l'altro  annuo,  rifulti  vn 

no  cau'ia  l 'ine-  mofo  afsolutoper  legarti  di  ef sa  fuperficie  terreRre ,  bora  ac- 

gualicà  nel  rao  celerato  afsai,  &  bora  altrettando  ritardato  :  Il  che  e  manife- 

xo  delle  parti         Jl0}  confederando  prima  la  parte  intorno  aD.il  cui  moto  af- 

?«iife°b  °  ^ "         filutofarà  velociffimo,  come  qudlo,che  nafce  da  due  motifat^ 

Ù  verfo  la  medefima  banda,  cioè  verjo  lafinijìra  ;  il  primo  de* 


la  vertigine  diurna,  talchi  in  qv.efio  cafo  il  moto  diurno  ac- 
trefce,  &  accelera  il  moto  annuo  ;  Voppofito  di  che  accade  alla 
parte  oppofia  F,  la  quak  mentre  dal  comune  moto  annuo  § 

portati 


Del  Galileo  r  421 

portata  infame  con  tutto  il  globo  verfo  la  finijìra,  vien  dalla 
conuerfion  diurna  portata  ancor  verfo  la  de/Ira;  talchi  il  mo- 
to diurno  viene  a  detrarre  alVannuo;per  lo  che  il  mouimento 
affbluto,  refultante  dal  componimento1' dì  amendue,  ne  rimari 
ritardato  affai .  Intorno  poi  a  ipuntiEG.il  moto  affbluto 
viene  a  refìare  ,  come  eguale  alfemplice  annuo ,  auuenga  che 
il  diurno  niente-  ò poco  gli  accrefee,  ogli  detrae  )  per  non  ten- 
dere ne  afiniftra,  ne  a  de/ira,  ma  in  giù ,  &  in  su  .  Conclu- 
diamo per  tanto;  che  fi  come  è  vero,  che  il  moto  di  tutto  il  glo- 
boidiciafeuna  delle  fue partì ',  farebbe  equabile,  <!j  vniforme, 
quando  elle  fi  mouejfero  d'immoto  folo  >  ò  fuj fé  il  J empiici-*» 
annuo,  o  fuffe  il  foto  diurno,così  è  neceffario,  che  mefcolando- 
fitali  due  moti  infame,  ne  rifiatino  per  le  parti  di  efo  globo 
mouimenti  difformi  bora  accelerati ,  & 'bora  ritardati  t  me-  , 
dia,  de  gli  addit  amenti  y  o filtrazioni  della  conuerfìon  diurna 
alla  circolazione  annua .  Onde  fé  è  vero  (  come  e  veriffimo,  e 
Vefperienza  ne  dimofìra  )  che  l'accelerazione,  e  ritardamento 
dt  l  moto  del  va  fo, faccia  correre ,  e  ricorrere  nella  fua  lunghez- 
za, alzarji,  &  abbaffarfi  nelle  fue  eftremità  V acqua  da  ejfo  co- 
ti   v'.r ,  chi  vorrà  por  diffìcultà  nel  concedere ,  che  tale  effetto 

'"  f  iffà  ,  anzi  pur  debba  di  necejftà  accadere  all'acque  marine  9 
hiittmute  dentro  a  i  va/i loro,  /oggetti  a  colali' alterazioni ,  e 
maffìme  in  quelli,  che  per  lunghezza  fi  di jlen  dono  da  Ponen- 
te verfo  Leu  ante ,  che  e  il  verfo  per  il  quale  fi  fa  il  mouimento 
di  e/li  vafii  Hor  queslafìa  la  poti/fima,  e  primaria  caufa  del    PotifKma ,  e 
fluipj,e  reflulfo,fenza  la  quale  nulla  feguir  ebbe  ditale  effetto,  j  rimaria  cau- 
£Ma  perchè  multiplici,  e  vari;  fono  gli  accidenti particolari ,  &  del  tìuìfo^e 
che  in  diuerfi  luoghi,  e  tempi  fi  ojferuano,  i  quali  è  forza ,  che  rclluli0, 
ds  altre  diuerfe  caufe  concomitanti  dipendano,  f  ben  tuttzs 
deuon  0  bauer  conneffione  con  la  primaria  ;  pero  fi  dimeQiero 
andar  proponendo ,  &  efaminando  i  diuerji accidenti  ,  che  di 
tali  diuerfi  effetti pojfano  e  jfer  cagioni .  . 

Il  primo  de"  quali  e,  che  qualunque  volta  l'acqua,  merci  cVvn >  wfCr ldentl  dl" 

notabile  ritardamento  ,  o  accelerazione  di  moto  dclvafo  fio  (tane  ne  i  fluf 


ìptro  re/lera  in  tale  flato,  quando  ben  ce  ff affé 
r    ■       J  -,  .        •  -».j.i  •         r  J    ì    •      uara  in  vna__» 

:        n  p.  rmatta',  ma  in  virtù  del  proprio  pefo ,  e  naturale  in-  eftremità  tor- 

txont  di  lìuiìlarfì,  e  librar  fi  tornerà  per  fé  F  e  (fa  con  ve-  na  per  fé  ftef- 

locita  in  elicli  e }e come graue,e jluida}  non  foloji mouerà  ver-  fa-  all'equili- 

Dd  3        fo      bri°- 


\ 


- 


Nevafipiù 
fcortijle  reci- 
procazioni so 
più  frequenti. 


La  maggior 
profondità  fa 
le  reciproca- 
aioni  dell'ac- 
qua più  fre- 
quenti . 


l'acqua 'alza, 
&  abbaila  nel 
leu»  eitremità 
del  vafo,e  cor 
je  nelle  parti 


41 2,  Dialogo  quarto 

foV  Equilìbrio,  mapromoffa  dal  proprio  impeto  lo  trapalerà* 
alzando/i  nella  parte  doue  prima  era  più  bajfa  ;  ne  qui  anco* 
ita  fi  fermerà ,  ma  di  nuouo  ritornando  in  dietro  con  più  rei' 
terate  reciprocazioni  di  fcorrimenti  ci  darà  fegno  ,  come  ella 
non  vuole  da  ima  concepita  velocità  di  moto ,  ridurfi  fuhito 
aSapriuazion  di  quello,  &  allo  fiato  di  quiete,  mafuccejpua- 
mente  ci  fi  vuole,  mancando  a  poco,  a  poco,lentamente  ridur- 
re; in  quel  modo  appunto,  che  vediamo  alcun  pefo  pendente 
da  vna  corda,doppo  effere  fiato  vna  volta  rimoffb  dal fuo fia- 
to dì  quiete,  cioè  dal  perpendicolo,  per  fé  medefìmo  ricondur- 
itìfi,e  quietaruifi,ma  noprima,che  molte  volte  l'baurà  di  quà3 
e  di  là  confue  vieendeuoli  cor/è,  e  ricorfe  trapajfato . 

Il  fecondo  accidente  da  notarfiì ,  che  le  pur' bora  dichiarate  reci- 
procazioni di  mouimento  vengon  fatte,  e  replicate  con  mag- 
giore,)} minor  frequenza,  cioè  fiotto  pia  breui,  òpiù  lunghi  te- 
pi  ,  fecondo  le  diuerfe  lunghezze  de"  vafi  contenenti  tacque  ; 
fi  che  negli fpazij più  breui  le  reciprocazioni  fon  più  frequen- 
ti, e  più  rare  né  più  lunghi  ;  come  appunto  nel  medefimo  ese- 
pio  de  corpi  pendoli  fi  veggono  le  reciprocazioni  di  quelli ,  cber 
fono  appefiapiù  lunghe  corde,effer  men  frequenti ,  che  quelle 
de  i  pendenti  da fili  più  corti  ► 

E  qui  per  il  terzo  notabile  vien  dafaperfi,  che  nonfolamente  la- 
maggiore,  ò  minor  lunghezza  del  vafo  e  cagione -di  far  cbz~* 
V  acqua  fiotto  diuerfi  tempi  facciale  fuc  reciprocazioni;  ma  la 
maggiore ,  b  minor  profondità  opera  l'ifieffò .  Et  accade ,  che 
dell'acque  contenute  in  ricetti  di  eguali  lunghezze%ma  di  difie- 
guali profondità quella,  che  farà  più  profonda,  faccia  le  fiutar 
vibrazioni  fiotto  tempi  più  breui,  e  men  frequentifiano  le  re- 
ciprocazioni dell 'acque  men  profonde  . 

Quarto  vengon  degni  d'efier  notati,  e  diligentemente  offèruati 
due  effetti ,  che  fa  V  acqua  in  talifuoi  libramenti;  l'vno  e  Val- 
zarfi,  &  abbaffarfi alter 'natamente  verfo  quefia ,  e  quella-* 
ejìremità;  l'altro  e  il  muouerfi,  efiorrereper  così  dire,  orizon- 
talmente  innanzi,  e  in  dietro .  Lì  quali  due  moti  differenti  , 
differentemente  rifeggono  in  diuerfe  parti  dell'acqua  ;  impe- 
rocché le fue  parti  efiremefbn  quelle,  che  fommamentefi  alza- 
no, efi  abbaffanoiqueUe  di  mezo  niente  afiolutamentefi  muo- 
uon'in  su,  o  in  giù  :  dell'altre  digrado  in  grado  quelle ,  ch^* 
fon  più  vicine  agli  efiremi fi alzano,^  abboffano  proporzio- 
natamente più  delle  più  remote:  ma  per  Xoppofito  dell'altro 

motti- 


Del  Galileo.  ggj 

mouimento  progreffiuo  innanzi,  indietro ,  affai fimuòuono 
andando ,  e  ritornando  le  parti  di  mezo ,  e  nulla  acquiftano  l' 
acque,  che  fi  trouano  nell'vltimeeslremità;finonfe  in  quato 
neW  alzar/i  elleno fuper afferò gli  àrgini ,  e  traboccalo  fuor 
ddfuo primo  alueo,  e  ricetto;  ma  doue  e  l'intoppo  degli  argi- 
ni, che  le  raffrenano ,  filamenti fi alzano,  e  fi  abb  affano;  ms 
però  reflan \  l'acque  di  mezo  di /correr' innanzi ,  e  indietro  ;  il 
the  fanno  anco  proporzionatamente  l'altre  parti ,  /correndo 
più,  ò  meno,  fecondo,  cbefitrouan  locate  più  remote ,  ò  vicine 
al  mezo . 
Il  quinto  particolare  accidente  dourà  tanto  più  attentamente  ef-  Accidente  de 
fir  considerato ,  quanto  chea  noi  e  imponìbile  il  rapprefentar-  i    mouimenti 
ne  con  efperienza,e pratica  il  fuo  effètto;  e  l'accidente  è  quefio.  della  terra  ira 
Ne  i  vaji fatti  da  noi  per  arteye  mojfi,  come  le  foprànominate  P^ffibile  a  rap 
Barche,  h or  più ,  ^7  hor  meno  velocemente,? accelerazione ,  e  !Jne  -  pK[t-    * 
ritardamento  vien  fempre partecipato  neU'iJUJfo  modo  da  tut 
to  il  vafi,  e  da  ciajcheduna  fua  parte  ;  fi  che  mentre  v.g.  la—» 
'Barca fi  raffrena  dal  moto,  non  più  fi  ritarda  la  parte  prece- 
dente, che  la  fujfeguente,  ma  egualmente  tutte  partecipano  del 
medefimo  ritardamezito,  e  Vifiejfo  auuiene  dell'  accelerazione  9 
cioè,  che  contribuendo  alla  Barca  nuoua  caufa  di  maggior  ve- 
locità, nellijlejfo  modo  fi  accelera  la  prora,  e  la  poppa;  Ma  ne' 
vafi  immensi,  quali  fino  i  letti lunghijfimi  de  marì,b  eriche  ef 
ti  ancora  altro  non  siane,  che  alcune  cauità  fatte  nella  filidi- 
tà  del  globo  terrefire,  tuttauia  mirabilmente  auuiene  ,  che  gli 
ejlremi  di  quelli  non  vnitamente ,  egualmente ,  e  ne  gl'ifiej/i 
momenti  di  tempo  accrefihino,  efeemino  il  lor  moto,  ma  acca- 
de ,  che  quando  Vvna  delle  ffue  eflremità  si  troua  hauere  in—» 
virtù,  del  componimento  de  i  due  moti  diurno ,  &  annuo  ri- 
tardata grandemente  la  fua  velocità,?  altra  ejlremità  si  ritro- 
ui  ancora  affetta,  e  congiunta  con  moto  velocijfimo.  Il  che  per 
più  facile  intelligenza  dichiareremo,  ripigliando  la  figura  pur 
bora  dtfegnata;  nella  quale ,  fi  intenderemo  vn  tratto  di  ma- 
re effer  lungo  v.g.  vna  quarta ,  quaVe  Varco  B.  C.  perchè  le 
parti  B.fono,  come  difopra  si  dichiarò ,  in  moto  velocijjìmo, 
perl'vnione  de'  due  mouimenti  diurno ,  &  annuo ,  verfo  la 
medesima  band  a,  ma  la  parte  C.  all' 'bora  si  ritroua  in  moto 
ritardato ,  come  quello,  che  e  priuo  della  progrejjione  depen- 
dente dal  moto  diurno,  fi  intenderemo,  dico,  vn  fino  di  mare 
lungo  quante! arco  BC.già  vedremo ,  come  gli  ejlremi  fuoi 

Dd  4.        simuo- 


4*4 


Dialogo  quarto 


nmuouono  nélViJlejfo  tempo,  con  molta  di/egualità .  Efom- 
mamentc  differenti  farebbero  le  velocità  d'vn  tratto  di  mare 
lungo  mezo  cerchio,  e  pò  fio  nello  fiato  dell'arco  ijCD.auue* 
gachè  Vefiremità  B.fi  trouerrebbe  in  moto  velocijjtmo,  l'altra 
D.  farebbe  in  moto  tardijfimo;  e  le  parti  di  mezo  verfo  C.  fa- 
rebbero in  moto  mediocre .  E  fecondo ,  che  ejfl tratti  di  mare 
faranno  più  breui, parteciperanno  meno  di  quefìojirauagan- 
te  accidente,di  ritrouarjl in  alcune  bore  del  giorno,  co  le  parti 
loro  diuerfamente  affette  da  velocità,  e  tardità  di  moto.  Si  che, 
Jerome  nel  primo  cafo  veggiamo  per  efperienza,V accelerazio- 
ne, e'I  ritardamene,  benché partecipate  egualmente  da  tutte  le 
parti  del  vafo  contenente,ejfer pur  cagione  ali  acqua  contenu- 
ta difeorrer  innanzi,  én  dietro,  che  douremofiimare,  che  ac- 
cader debba  in  vn  vafo  sosz  mirabilmente  difpofìo  ,  che  molto 
difegualmente  venga  contribuita  alle  fu  e  parti  ritardanza  di 
moto,  &  accelerazione}  certo,  che  noi  dir  nonpofftamo  altrot 


pojfa parer  a  molliche  in  machine^  vafi ' artifiziali,noi  pojpa- 

mo  ejperi* 


-■: 


Del  Galileo.  4M 

efperimentare gli  effetti  di  vn  tale  accidente  ;  nulla  dimeno  no 
e  però  del  tutto  impojfìbile ,  &  io  ho  la  corruzione  d'vna  ma- 
china, nella  quale  particolarmente  Jì  può  fcorgere  l'effetto  di 
quejìe  merauigliofe  compojizioni  di  mouimenti.  Ma  per  qua* 
to  appartiene  alla prefente  materia ,  balta  quello ,  chejìn  qui 
potete  bauer  compre/o  con  l'immaginazione  . 

SAGR.  Io  per  la  parte  mia  molto  ben  capifco,queJlo  marauigliojb 
accidente  douerji  necejfariamente  ritrouare  ne  ifeni  de  i  ma- 
ri, e  majfìme  in  quelli ,  che  per  gran  dijìanzefi  dijìendono  da 
Occidente  in  Oriente}  cioè,  fecondo  ilcorfo  de  i  mouimenti  del 
globo  terrejlre;  e  come  che  eijìa  in  certo  modo  ine/cogitabile ,  e 
fenza  e/empio  tra  i  mouimenti  pò jjìb  di  afarjida  noi ,  così  no 
mi  e  difficile  a  credere ,  che  da  effopoffxno  deriuar'  effetti  non 
imitabili  con  no/ire  artificiali  efperienze . 

SALV.  ^Dichiarate  quejìe  co/è,  e  tempo,che  venghiamo  a  efamina- 

re  i particolari  accidenti ,  e  loro  diuerjìtà ,  che  ne' fluJJì,  e  re-  Rendonfi  ra- 
fiuffi  dell'  acque  per  efperienzajì  offeruano .  E  prima  non  do-  &101?1 ..  1  ^ 
uremo  hauer  difficultà  nell' intendere,  onde  accaggia,  che  ne  i  Retiti  oflerua- 
laghi,  Bagni,  &  anco  ne  i  mari  piccoli ,  nonfia  notabiljìuffo ,  ti  ne  i  fluii! ,  e 
€  reflu jfo:  il  che  ha  due  concludentifsime  ragioni .  L'vna  e,  che  refluffi . 


acqui/tati  da  tutte  le fue  parti',  ma  tanto  le  precedenti  ^quanto  ne  i  laghi  non 
lefuffeguenti,  cioè  l'Orientali,  e  V  Occidentali,  quajì  nell'i jleffo  fi  fanno  fluffi  a 
modo Jì accelerano,  e  Jì  ritardano;  facendojì  di  più  tale  altera-  e  reilufìì. 
zione  apoco  apoco,e  non  con  V opporre  vn  repentino  intoppo, 
e  ritardamene ,  ò  vnafubitanea  ,  e  grande  accelerazione  al 
mouimento  del  vafo  contenente:  &  effo ,  e  tutte  le  fue  partì 
vengon  lentamente,  &  egualmente  imprejfìonandojì  de  i  me* 
defìmi gradi  di  velocità;  dalla  quale  uniformità  nefeguita,che 
anco  V  acqua  contenuta  con  poca  contumacia,e  renitenza  rice- 
ua  le  medtjìme  imprej "sioni ,  e  per  confeguenza  molto  ofcura- 
mente  diafegno  d'alzarjì,ò  abbajfarfi,Jcorrendo  verfo  quejìay 
o  verfo  V  altra  ejiremità  .  Il  quale  effetto  Jì  vede  ancora  mani- 
fejlamente  ne' piccoli  vajì artijiziali,  ne  i  quali  V acqua  conte- 
nuta Jì  va  imprej sionando  degl'ifìefsigradidivelocità-.tutta- 
tioltacbe  l'accelerazione,  ò  ritardamene  Ji  faccia  con  lent$—>y  . 
^7  vniforme  proporzione .  <JM  a  ne  ifeni  de  i  mari ,  che  per 
grande  fpazw  fi discendono  da  Leuantea  Ponente,  off  ai  pia 
notabile^  e  difforme  è  l'accelerazione ,  ò'I  ritardamento ,  men- 
tre. 


42, 6  Dialogo  quarto 

tre  vna  deUefuè  efiremitàfi  trouerà  in  vn  moto  affai  ritarda» 
to,e  l'altra  farà  ancora  di  moto  veloctfsimo  .  La  feconda  cau- 
faela  reciproca  librazion  dell' acqua,  proueniente  dall'impeto, 
che  ella  pure  hauejfe  concepito  dal  moto  delfuo  continente ,  la 
qual  librazione  ha ,  come  fi  e  notato ,  le  fue  vibrazioni  molto 
frequenti  ne  i  vafi  piccoli  :  dal  che  ne  rifulta  f  che  ri  fedendo  ne 
i  mouimenti  terrejlri  cagione  di  contribuire  all'acque  moui- 
mento  filo  di  dodici  in  dodici  bore ,  poi  che  vna  volta  filali 
giorno  fommamente  Jì  ritarda ,  e fommamenteji  accelera  il 
mouimento  de  i  vafi  contenenti;  nientedimeno  l 'altra feconda 
cagione  dependente, dalla grauità  dell'acqua  ,  che  cerca  ridurfi 
all' equilibrio)  efecondoìa  breuità  del  vafi  ha  le  fue  reciproca- 
zìoni,  ò  di  vn'bora,  ò  di  due,  ò  di  tre,  &e.  quella  mefcolandqfi 
con  la  prima,  che  anco  per  fi  nei  vajì  piccoli  rejla  piccolif sima, 
la  vien  del  tutto  a  render"  infensibile;  imperocché  non  si  effèn- 
do  ancorafinita  di  imprimer  la  commozione  precedente  dalla 
cagion primaria,  che  ha  i periodi  di  12.  bore,  fiprauuien  con- 
trariando V  altra  fecond aria  dependente  dal  proprio  pefo  del- 
\  V  acqua ,  la  quale  fecondo  la  cortezza,  e  profondità  del  vafi  , 
ha  il  tempo  delle  fue  vibrazioni  dii.z.^.q  4.  bore,  &c.  e  con- 
trariando alla  prima  la  perturba,  e  rimuouefinza  la/ciarla 
giugnere  alfommo ,  ne  almezo  delfuo  mouimento  >  e  da  tal 
contrappofizione,  refia  annichilata  in  tutto ,  ò  molto  ofiurata 
l'euidenza  del  flujfi,  e  reflujfo .  Lafcioftare  V  alter azion  con- 
tinua dell'aria ,  la  quale  inquietando  X acqua  non  ci  lavereb- 
be venire  in  certezza  d'vnpiccolifsimo  ricrefcimento ,  0  abbaf- 
famento  di  mezo  dito,  0  di  minor  quantità,  chepotejfe  realme- 
te  rifedere  ne  ifini,  e  ricetti  di  acque  non  più  lunghi  di  vn-* 
grado ,  0  due . 
Vengo  nel  fecondo  luogo  afciorre  il  dubbio ,  come  non  rifidenda 
nel  primario  principio  cagione  di  commuouer  l'acque  ,  fL* 
Re  ¥**  non  di  12.  in  1 2.  bore  ,  cioè  vna  volta  per  lafomma  velociti 

1  fluffr  erefìuf         di  moto  ,  e  l'altra  per  la  maJfimatardità,nulladimenoappa- 
{1  per  lo  più  fi  rifce  comunemente  il  periodo  de  ifluffi,  e  reflufsi  effer  difei  in 

facciano  di  6.         fii  bore  .  Al  che  Ji  rijponde ,  che  tale  determinazione  non  fi 
horejin  6.  ore.  puo  \n  verun  modo  hauere  dalla  cagion  primaria  folamente  ; 

ma  vi  bifogna  inferire  le  fecondane ,  cioè  la  lunghezza  mag- 
giore, ò  minore  de  i  vafi,  e  la  maggiore  ,  ò  minor  profondità 
dell'acque  in  efiì  contenute .  Le  quali  cagioni  fi  ben  non  han- 
no azione  veruna  ne  i  mouimenti  dell'acque ,  ejfendo  tale  a- 

zione 


Del  Galileo»  4*7 

rione  della  fola  cagion  primaria ,  fenza  la  quale  nulla fegut- 
rebbe  de' flujfly  e  reflufsi  ,  tuttauk  l 'hanno principali/fimo—» 
nel  terminaci  tempi  delle  reciprocazioni ,  e così  potente  ,  che 
la  cagion  primaria  conuien  che  gli  rejìi foggetta .  Non  e  dun- 
que il  periodo  delle  6.  bore pia  proprio ,  b  naturale  di  quelli 
d'altri  interualli  di  tempi ,  ma  ben  forfè  ilpiu  ojferuatoper  ef- 
fer  quello ,  che  compete  [al  nojìro  Mediterraneo ,  chefolopev 
lunghi fecoli fu  praticabile  >  ancor  che  ne  tal periodo fi ofserua 
in  tutte  le fue  parti  ;  attefo  che  in  alcuni  luoghi  pia  rtflrettiy 
quale  VEÌlefponto  ,  e  l"Egeo,i periodi fon' af ai  più  breui  ,  & 
anco  tra  di  loro  molto  differenti  ;per  la  quaì varietà  ,  efuz^j 
cagioni  incomprenftbili  ad  Arijlotile, dicono  alcuni ,  che  dopo 
ìhauerla  egli lungamente  ojferuataj opra  alcuni  fogli  di  Ne- 
groponte  j  tratto  dalla  difper azione  fi precipitajfe  in  mar  e  ,  e 
fpontaneamente  s'annegajfe. 

Hauremo  nel  terzo  luogo  molto fpedita  laragione,onde  auuen-  Caufa,perchè 
ga,che  alcunmare}bencbe  lungbiJ/tmo,qual'e  ilmarrojfo,nul-  alcuni  mari  , 
iadimeno  e  quafidel  tutto  efente  da  ifluffi,  e  rejlufsi  ;  la  qual  béchè  lunghif 
sofà  accade ,  perche  lafua  lunghezza  non  fi difende  dall'Ori-  "mi  "°"  *en" 
ente  verfo  l'Occidente ,  anzi  trauerfa  da  Strocco  verfo  Mae-  ^jjJJlfo1  ° 5  € 
Jlro  ;  ma  efèndo  i  mouimenti  della  terra  da  Occidente  in  Ori- 
ente ,  gli  impulfìdell 'acque  vanno  fempre  a  ferire  ne  i  meri- 
diani ,  e  non  si  muouono  di  parallelo  in  parallelo  ',•  onde  ne  i 
mari,  che  trauerfalmente  si  difendono  verfo  i  poli  ,  e  che  per 
X  altro  verfo  fono  angusli,  non  refta  cagione  di  fu/fi,  e  refluf- 
si  ,fe  non  per  la  participazione  di  altro  mare  ,  cdl  quale  co» 
manicafsero ,  chefujfefoggetto  a  'mouimenti grandi. 

Intenderemo  nel  quarto  luogo  molto  facilmente  la  ragione,per-  Fltiflì,  erefluf 
chi  iflufsi ,  e  reflufsi  siano  mafsimi,  quanto  all' alzarsi,^  ab-  fi,  perchè  maf 
bajfarsi  le  acque  negli  efremi  de'  Golf;  e  minimi  nelle  parti  ^m}1  negl'egre 
di  mezo  ;  come  la  quotidiana  efperienza  nemoHra  qui  in—»  m*  •  MS™??6 
Venezia,  pofia  ned  'efremita  dell'Adriatico  ,  doue  comune-  parti  di  mezo» 
mente  tal  diuer  sita  importa  $.  ò  6. piedi  ;  ma  ne  i  luoghi  del 
Mediterraneo  difanti  dagli  efiremi,  tal  mutazione  e  piccoli f 
sima,  come  nelllfole  di  Corsica ,  e  Sardigna ,  e  nelle  Spiaggie 
di  Roma,  e  di  Liuorno,  doue  nonpajfa  mezopiede;intendere- 
mo  anco,  come  all'incontro,  doue  gì' alzamenti,  &  abbajfame- 
tifon  piccoli  i  corsi,  &  i  ricorsi  fon  grandi ,  ageuol  cofa  dico  ì 
V intender  la  cagion  di  quefìi  accidenti ,  poiché  di  e/si  ne  ba- 
riamo rif contri  manifesti  in  ogni  forte  di  vasiartifizialmente 

danai 


Perchè  ne'Ioe 
ghi  lìretti  il 
corfo  dell'ac- 
que è  più  ve- 
loce.che  negli 
fpazioiì. 


Sì  difcorre  di 
alcuni  più  re- 
conditi accidé 
tinche  fi  olfer- 
uano  ne  i  fluf- 
fì,  e  refluflì. 


42.8  Dialogo  quatto 

da  noi  fabbricati ,  ne  i  quali  i  mede/imi  effeiti  fi  veggono  na- 
turalmente feguir  e  dal  muouergli  noi  con  mouimenio  diffor- 
me ,  cioè  bora  accelerato,  <£r  bora  ritardato  . 

In  oltre  considerando  nel  quinto  luogo,  come  la  medesima  qua- 
lità d'acqua  mojfa ,  benché  lentamente  per  vn  alueo  fpaziofo> 
nel  douer poi  pajfareper  luogo  riflretto ,  per  necfsità /corre 
con  impeto  grande,  non  bauremo  dificultà  à ]  intendere  la-» 
caufa  delle  gran  correnti,  che  si  fanno  nello  fìretto  canale,  che 
fepara  la  Calabria  dalla  Sicilia  ; poiché  tutta  l'acqua  ,  che  dal- 
l'ampiezza ddl'Ifola,  e  dal  Golfo  Ionico  vien  fojìcnuta  nella 
parte  del  mare  Orientale;benche  in  quello  per  la  fua  ampiez- 
za lentamente  defenda  verfo  Occidente ,  tutiauia  nel  rijìri- 
gnersi  nel  Bosforo  tra  Scilla,  e  Cariddi  rapidamente  cala,  e  fa 
grandifsima  agitazione  .  Simile  alla  quale,  e  molto  maggiore 
s'intende  ejfer  tra  V  Affrica  ,  e  la  grand' I fola  di  S.  Lorenzo  , 
mentre  le  acque  de  i  due  vajìi  mari  Indico,  &  Etiopico,  che  la 
mettono  in  mezo  ,  deuono  feor  rendo  rijìrìgnerjì in  minor  ca- 
nale tra  ejfa,  e  la  co/la  d'Etiopia  .  Grandi/ime  conuiene,  che 
Jleno  le  correnti  nello  [fretto  di  Magaliarié^che  comunicagli 
Oceani  vafìifsimi  Etiopico,  e  del  Sur . 

Seguita  adejfo  nel  6.  luogo ,  che  per  render  ragion  di  alcuni  più 
reconditi,  &  inopinabili  accidenti,che  in  quefia  materia  si  of- 
.  fintano  andiamo  facendo  vn  altra  importante  considerazio- 
ne fopra  le  due  principali  cagioni  deijlufsì,  e  reflufsi,  compo- 
nendole poi,  e  mefcolandole  insieme .  Laprima,  epiufimpli- 
ce  delle  quali  e  (  come  più  volte  si  e  detto  )  la  determinata  ac- 
celerazione, e  ritayngmento  delle  parti  della  terra,  dalla  quale  , 
harebbon  l'acque  vn  determinato  periodo  di  fior r ere  verfo 
Leuanie,  e  ritornar  verfo  Ponente  dentro  al  tempo  di  venti- 
quattr'hore  .  L'altra  e  quella,  che  depende  dalla  propria  gra- 
nita dell'acqua ,  che  commojfa  vna  volta  dalla  caufa  prima- 
ria, cerca  poi  di  ridursi  alV  equilibrio,  con  iterate  reciprocazio- 
ni; le  quali  non  fono  determinate  da  vn  tempo  folo,eprefl/fò; 
ma  hanno  tante  diuer sita  di  tempi ,  quante  fono  le  diuerfi^f 
lunghezze,  e  profondità  de  ì  ricetti,  e  fini  de  i  mari;  e  per  qud- 
to  depende  da  quejlo  fecondo  principio  ^correrebbero,  e  ritor- 
nerebbero altre  in  vn'hora ,  altre  in  2.  in  4.  in  6.  in  S.in  io. 
&c.Horafe  noi  cominceremo  a  congiztgner  la  cagion  prima- 
ria, che  ha  ^abilmente  il fuo perìodo  di  12,  in  12.  bore  con — » 
alcuna  delle fecondane ,  che  hauejle  il  fuo  periodo  ver.gr.  di 

$.ins- 


Del  Galileo .  \i$ 

j.in  f.  accatterà ,  che  in  alcuni  tempi  la  cagton pri?naria ,  e  la 
fecondarla  fi  accordino  a  far  gli  ìmpulfi  amendue  verfo  Icl~» 
mede/ima  parte ,  &  in  quefìo  congiugnimelo,  e  per  così  dire, 
vnanime  cofpirazìone,iflujfi faranno  grandi.  In  altri  tem- 
pi accadendo ,  che  Cimpulfo  primario  venga  in  vn  certo  modo 
a  contrariare  a  quello,c  he  porterebbe  il  periodo  fecondano ,  & 
in  cotal  raffronto  ,  togliendo  l'uno  de  principe  quello  che  Val' 
tro  ne  darebbe  fi  debiliteranno  i  moti  dell'acque ,  e  ridurrajfiy 
il  mare  in  tino Jiato  affai  quieto  ,  e  quafi immobile .  Et  altre 
volte  fecondo  che  i  due  medefimi  principi/'  ne  del  tuttofi  con- 
tratteranno-,  ne  dei  tutto  andranno  'uniformi  Sfaranno  al- 
tre mutazioni  circa  l'accr e/cimento,  e  dimìnuzion  dejhifsi,  e 
rejlufst .  Può  anco  accadere ,  che  due  mari  affai  grandi ,  e co- 
municanti per  qualche  angufio  canale  s'incontrino  ad  bauer 
mediante  la  mifiione  de  i  due  principi)  di  moto ,  V  vna  caufa—» 
di f luffa ,  nel  tempo  che  l'altro  habbia  cazifa  di  mouimento 
fontrario  ,nel  qual  caffo  nel  canale ,  doue  e/si  mari  comunica- 
no ,  fi fanno  agit azioni firaor  din  arie  con  mouimenti  oppofìi, 
€  vortici  ,  ebollimenti  pericolofifsimi,  de  i  quali  fé  ne  hanno 
continue  relazioni ,  &  efperienze  infitto .  'Da  tali  difcordì 
mouimentiydependenti  nonfolamente  dalle  diuerfe  pofiture,  e 
lunghezze ,  ma  grandemetite  ancora  dalle  diuerfe  profondità 
de  i  mari  comumcanti&afceranno  in  alcuni  tempi  varie  com- 
mozioni nell'  acque. f regolate ,  &  inoffèruabili ,  le  ragioni  del- 
le quali  hanno  affai  perturbato,  e  tuttauia perturbano  i  mari- 
nari, mentre  le  incontrano  -,fenza  vedere  ■,  che  ne  impeto  di 
venti,  o altra graue  alterazion  dell'aria  nepoffa  effer  cagione; 
il. Ila  qual  perturbazion  d'aria  debbiamo  in  altri  accidenti  far 
gran  conto  ,  e  prenderla  come  terza  cagione  ,<& accidentata, 
puiente  a  grandemente  alterare  l'offeruazione  de  gli  effètti  de- 
pt udenti  dalle  fecondane ,  e  più  efsenziali  cagioni .  E  non  # 
dubbio,  che  continuando  afoffar'  venti  impetuosi  per  efem- 
p'.o  da  Lcuantefofterranno  l'acque  proibendoli  il  rejlufsoion- 
d? fopraggiugnendo  all' bore  determinate  la  feconda  replica^} 
epu  la  terza  delflufso,  rigonferanno  molto  ;  e  così  fofìenuts 
ptr  alcuni  giorni  dalla  forza  del  vento  sì  alzano  più  del  foli' 
io,  facendo  (traordmarie  inondazioni . 
Dobbiamo  ancora  (  e  farà  come  il  fettimo  problema)  hauere  au~ 
vértéza  d' va' altra  cagione  di  mouimeto,dependelJ  dalla  copia 
.grande  dell 'acqua  de  i fiumi,  che  vano  afcaricani  né  mari  n$ 

molto 


Cauia  per  la 
quale  ai  alcu- 
ni] canali  an- 
gli lìi  lì  vede  1' 
acqua  del  ma- 
re correr  Tem- 
pre per  il  me- 
4efìmo  verfo. 


Si  oppone  al- 
l'ipotefì  della 
mobilità  del- 
la terra ,  prefa 
in  grazia  del 
fìu ilo, e  refliif- 
fo  del  mare . 


430  Dialogo  quarto 

merfto  vafìì ,  doue  nei  canali ,  ò  fosfori ,  che  con  tali  mari  eo~ 
manicano ,  V acqua  si  vede  /correr  fempre per  l'i/hfso  verfo  : 
come  accade  nel  Bosforo  'Tracio  folto  Costantinopoli ,  doue  1* 
acqua  forre  fempre  dal  Mar  negro  verfo  la  Prop'ótide;impe- 
r  acche  in  efso  Mar  negro  ,  per  lafua  breuita ,  di  poca  efficacia 
fono  le  caufe principali  dclfluffa  ,  e  reflufo  ;  Ma  all'incontro 
f caricando/i  in  effo  grandyjimi fiumi ,  nel  douer paff-aì  e ,  e* 
fgorgar  tanto  profiuuio  d'acque  per  lojìretto,  quitti  il  corfo  è 
affli  notabile ,  e  fempre  verfo  mezo  giorno  .  Doue  di  più  de* 
marno  auuertire,  che  tale  /ir etto ,  e  canale ,  benché  affai  angu* 
fio,  non  e  fottopofto  alle  perturbazioni)  come  lofrelio  di  Scil- 
la, e  Cariddi  ;  imperocché  quello  ha  il  Alar  negro  fopra  verfo 
Tramontana  ,  eia Propontide ,erEgeo >cdl  Mtdittrraneo 
po/iogliy  benché  per  lungo  tratto  verfo  Mezogiomo  :  magia, 
come  Gabbiamo  notato ,  i  mari  quanto  fi  voglmo  lunghi  da—* 
Tramontana  verfo  Mezogiomo ,  nonfoggiacciono  a  ìfiujfi, 
e  refluffì ;  ma  perche  lo  fretto  di  Sicilia  e  trapofìo  tra  le  parti 
del  Mediterraneo,  di/le  fé  per  gran  diflanze  da  Ponente  a  Le- 
gante, cioè  fecondo  la  corrente  de  fluffi,  e  refhtf%peru  in  que- 
Jio  le  agitazioni  fon  molto  grandi;  e  maggiori  farebbero  tra  le 
Colonne,quando  'ofirettodi  Gibilterra  s'aprifse  meno;e gra- 
difsìme  riferifeono  efser  quelle  dello  fretto  di  Magalianes . 
Que  fio  e  quato per  bora  mi  fouuiene  di  poter  dirui  intorno  alle 
caufe  di  que  fio  primo  periodo  diurno  ddjìufso ,  e  reflufso ,  e 
fuoi  vari/  accidenti,  doue  fé  hanno  da propor  cofa  alcuna,  po- 
tranno farlo,  per  pafsar  poi  agli  altri  due  periodi, mejlruo,  & 
annuo . 
SIMP.  Non  mi  par  chefipoffa  negare,  che  il  difeorfo  fatto  da  voi 
proceda  molto  probabilmente  argumentandoycome  noidichia-s 
mo,  ex  ixipipo{ìtionc,cioè  pofto  che  la  terra  fi muoua  dei  due 
mouimemi ^attribuitigli  dal  Gopernicoima  quando  fi  efcluda- 
no  tali  mouimenti,  il  tutto  rejia  vano,<&"  inuahdo:  l'efclufion 
poi  di  tale  ipoteji  ci  viene  dall' iflejfo  voflro  difeorfo  affai  ma» 
nifefiamente  additata  .  Voi  con  la  fuppofizion  de  i  due  mo- 
uimenti terrefiri,  rendete  ragione  del f ufo,  e  refiuffo  ,*  <fir  al- 
l'incontro ,  circolarmente  dfeorredo  ,dalfluffo,e  refiujfo  trae- 
te  l'indizio,  e  la  confermazione  di  quei  medéfimi  mouimenti  ; 
e  paffando  a  piufpecifico  difeorfo  ,  dite,  che  l'acqua  per  efèr 
corpo  fluido,  e  non  tenacemente  anneffo  alla  terra ,  non  ì  co- 
rretta ad  vbbidir puntualmente  ad  ognifuo  mouimento,  dal 

ebe 


Del  Galileo.  431 

the  inducete  poi  ilfuoflujfo ,  e  reflujfo .  Io  su  le  vo/ìre  fiejfe 
pedate  arguifco  in  contrario,  e  dico  :  l'aria  e  affai  più  tenue,  e 
fluida  dell'acqua ,  e  meno  annejfa  aìlafuperjicie  terrena ,  alla 
quale  V  acqua,  fé  non  per  altro  per  la  fua  grauità,co'l premer- 
gliJ opra  ajfaìpiu ,  che  l'aria  leggierif/ìma^derifce  ;  adunque 
molto  meno  dour  ebbe  l'aria  fecondavi  mouimenti  della  terra: 
e  però  quando  la  terra Jì  mouefse  in  quella  maniera,  noihabi- 
tatori  di  quella,  e  da  lei,  conjimile  velocità  portati,douremmo 
ptrpeiuamcnie  fentir  v n  vento  da  Leuante,  che  con  intollera- 
bd  forza  cifenfse;e  del  così  douer  feguire  l'efperienza  ci  fa  co- 
tidianamente  auuertiti:  cheje  nel  correr  la  pofìafolam ente ', 
con  velocità  di  S.o  io.  miglia  per  bora  nell'aria  tranquilla > 
l'incontrarla  noi  con  la  faccia  ci  rafsembra  vn  vento,  che  non 
leggiermente  ci  percuota ,  che  dourehbe  fare  il  nofìro  rapido 
coijb  dt  Soo.  0  1000.  miglia  per  bora  contro  l'aria  libera  da. 
tal  moto  ?  tuttauianuUadi  tale  accidente  fentiamo  noi. 
&ALV.  iA  quejìa  infìanza,  che  ha  afsai  dell'apparente ,  ri/pondo, 

che  e  vero,  che  l'aria  e  più  tenue,  e  più  leggiera,eper  la  fua  leg-  si  rffponde  af 
gerezza  meno  aderente  alla  terr a y  che  l'acqua  tanto  più  gra-  l'inftanza  fat- 


ue,  e  corpulenta,  ma  e  poi  fai  fa  la  confevuenza ,  che  voi  dedu-  ta  contro  alla 

vertigine   del 
.    .  "  elobo    terre- 
nuita,  e  minore  aderenza  alla  terra,  ella  douejse  ejentarji più  \x^. 


cete  da  quejle  condizioni,  cioè ,  che  per  tal  fua  leggerezza ,  te-  vfl  l1^1"^ 


dell'acqua  dal  fecondare  i  mouimenti  terrefìri;  onde  a  noi,che 
totalmente  gli  partecipiamo  tal  fua  inobbedienza  fi  facef se  se- 
fìbile,  e  man ifcfla;  anzi  accade  tutto  l'oppqfito;  imperocche,se 
voi  ben  vi  ricordate ,  la  caufa  delflufso ,  e  reflufso  dell'acqua 
afegnata  da  noi,confìfìe  nel  non  fecondar  l'acqua  la  difegua- 
lit.i  del  moto  del  fuo  vafo  ,  ma  ritener  l'impeto  concepito  per 
auanti,fenza  diminuirlo,  bere/cerio  con  quella  precifa  mi- 
fura,  che  fi  accrefee,  ò  diminuifce  nel  fuo  vafo;  perche  dunque 
nella  con feru azione ,  e  mantenimento  dell'impeto  concepito    L»acqua  pia 
prima,  cinfjie  V inobbedienza  ad  vn  nuouo  agumento  ,  o  dì-  atta  a  confer- 
minuzion  di  moto,  quel  mobile,  che  farà  più  atto  a  tal  confer-  uare  vn'impc- 
uazione,  farà  anco  più  aceomodato  a  dimofìrar  l'effetto, e  he  a  c°  concepito  » 
1  ,         r  ■■  r  1  t        J J        1     r   che  non  e  1  a* 

tal  conjeruazione  viene  in  conjeguenza  .  ri  ora  quanto  Jia  ■    ^ 

l'acqua  dfpofla  a  mantenere  vna  coccpita  agitazione ,  benché 
ceffi  la  caufa  ,  che  l'imprejfe ,  l'efperienza  de  i  mari  altamente 
commojfì da  venti  impetuofì, ce  lo  dimoflra,  l'onde  de  i  quali , 
benché  tranquillata  l'aria,  e  cejfato  il  vento ,  per  lungo  tempo- 
rejìano  in  moto,  come  leggiadramente  canto  il  Torta  facro  . 

Qual 


Corpi  lcggìe« 
fi  più  facili  ad 
<eil'crmoiTì,che 
ì  granii  ma  so 
thanco  arti  a 
conferitóre   il 

fltiOCQi 


Più  ragione- 
vole è  che  l'a- 
ria fia  rapici-» 
«falla  fuperfi- 
eie  afpra  del- 
ia terra  ,  che 
dal  moto  cele- 
re. 


Confermarla 
vertigine  del- 
la terra  ,  con 
nuono  argo- 
mento prefc 
dall'aria* 


4  j  ì  Dialogo  quarto 

Qual  l'alto  Egeo,  jfyc.  Et  il  continuar' in  tal  gitila  nella  comi* 
mozione  depende  dalla  granita  dell'acqua;  imperocché ,  come 
altra  volta  s'è  detto,  i  corpi  leggieri  fon  ben  più  facili  ad  ejfev 
mojfìj  che  ipiu  graui,  ma  fon  ben  tato  meno  atti  a  conferuar* 
il  moto  impresoli  ceffante  la  caufa  momnte  .  Onde  l'ariamo" 
me  infeflejfa  '.enui/jìmat  e  leggieri/lima  ,  e  ageuolifimamente 
mobile  da  qualfiuoglia  minima  forza ,  ma  e  anco  mettiffìma  & 
.  tonferuare  il  moto  ceffante  il  motore;  per  alquanto  aUaria>cbe 
circonda  il  globo  terre/ire,  direi  ,  che  per  la  fua  aderenza  non 
menoy  che  l'acqua  venga  portata  in1  giro,  e  maffìme  quella  par" 
te ,  che  e  contenuta  da  ì  vafi,  i  quali  vafi  fono  le  pianure  cir- 
condate da  i  monti;  e  quefìa  tal  porzione  pojfiamo  noi  molto 
più  ragioneuolmente  affermare,  e  befia  portata  in  volta  rapi- 
ta dall' afprezza  della  terra  t  che  lafuperiore  rapita  dal  moto 
celefle,  come ajferite  voi  Peripatetici* 
Quanto  fin  qui  ho  detto  mi  pare  affai  competente  ri fpofla  all' in- 
fianza  del  Sig.  Simp.  tuttauia  voglio  con  rntoua  obbiezione  » 
£  con  nuoua  rifpojla  fondata  fopra  vna  mirabile  efperieuza 
fopr  abbondantemente  dar fodisf azione  ad  effo  ,  e  confermare 
al  Sig.  Sagredo  la  mobilità  del  globo  terrejire.  Ho  detto  l'aria, 
&  in  particolare  quella  parte  di  lei ,  che  non  fi  ekua  fopra  la, 
fommità  delle  più  alte  montagne  efier  dall' a/prezza  della  ter" 
re/ire fuperficie  portata  ingiro;dal  che  pare,cbe  in  confeguen- 
za  ne  venga,  che  quando la  fuperficie  della  terra  nonfujfe 
ineguale-,  ma  terfa,  epulita,non  remerebbe  cagione  per  tirarfi 
in  compagnia  Varialo  almeno  per  condurla  con  tanta  vnifor- 
mità  .  Hora  la  fuperficie  di  quejìo  nojìro globo  non  e  tutta—* 
Jcabrofa,  &  afpera,  ma  vi  fono  granaiffìme  piazze  ben  lifcef 
cioè  lefuperjìcie  di  mari  ampli fsimi ,  le  quali  fendo  anco  lon- 
tani fsime  da  i  gioghi  de  i  monti,  chela  circondino,  non  par  che 
pojfano  hauer facilità  di  condurfteo  l'aria  fopreminente,  e  no 
la  conducendo  fi dourebbe  in  quei  luoghi  fenùr  quello ,  che  in 
confeguenza  ne  viene . 

SI  MP.  Quefìa  medefima  difficultà  voleuo  io  ancora  prò  muouere, 
la  qual  mi  pare  e jjhr  di  grand' efficacia . 

SALV.  Voi  parlate  benifsimo,  di  maniera  che  Sig.  Simp.  dal  non 

Jìfentir  nell'aria  quello, che  in  confeguenza  accaderebbe,  qua- 

do  quefìo  no  Ziro  globo  andaffe  in  volta,voi  argumentate  la—* 

fua  immobilità  .  Ma  quando  quefìo ,  che  vi  par ,  che  per  ne- 

sejfaria  confeguenza  fentir fi douejè,  infatto  f  e  per  efperien* 

zaffi 


Dei  Galileo.  435 

zaftfenttffe,  V  accetterete  voi  per  indizio,  &  argomenta  affai 
gagliardo  per  la  mobilità  del  medefimo  globo  ì 

tIMP.  In  quefìo  cafo  non  bifogna  parlar  con  me  fola ,  perchè 
quando  ciò  accadejfe,  e  che  a  me  nefuffe  occulta  la  caufa,  forfè 
ad  altri  potrebbe  efier  nota . 

SALV.  Talché  con  ejfo  voi  no  fi  pub  mai  guadagnare ,  mafempre 

fi  fìà  fu 7  perdere,  e  perì)  farebbe  meglio  non  giocare  ;  tuttauia 

per  non  piantare  il  terzo  feguirò  auanti .  Diceuamopurbo- 

ra,e  con  qualche  aggiunta  replico,  che  l' aria, eome  corpo  tenue9 

t  fluido ,  e  non  fidamente  congiunto  alla  terra ,  pareua  che 

non  bauejfe  necefsità  d obbedire  al  fuo  moto,  fé  non  in  quanto 

Vafprezza  della  fuperficie  terre/Ire  ne  rapifce  ,  e  feco pori  l-» 

vna  parte  a  fé  contigua ,  che  di  non  molto  interuallofopra- 

uanza  le  maggiori  altezze  delle  montagne  ;  la  qual porzion 

d'aria  tanto  meno  dourà  ejfer  renitente  alla  conuerfion  ter' 

rejlre,  quanto  che  ella  e  ripiena  di  vapori  ,fumi ,  &  efalazio- 

ni,  materie  tutte participanti  delle  qualità  terrene ,  e  per  con-  ******,  vapo- 

fepuenza  atte  nate  per  lor  natura  a  i  mede  fimi  mouimenù  .  f0  „a  viciua  al~ 
-'<?        .  hi  r  j  i  -ni        ir        r  m  terra  parte- 

CM a  doue  manca/sero  le  cauje  del  moto  ,  cioè  doue  lafuperji-  cjpa   de   fuoj . 

eie  del  globo  bauefie  grandi fpa%ij  piani,  e  meno  vi  fife  della  mouimenti. 
miRione  de  i  vapori  terreni,  quiui  cefserebbe  inparte  la  caufa      i 
per  la  quale  lana  ambiente  douefse  totalmente  obbedire  al  ra- 
pimento delia  conuerfion  terre/Ire, fiche  in  tahluoghì,mentrt 
ehe  la  terra  fi volge verfo  Oriente  ,  fi deurebbe  fentir conti- 
nuamente vn  vento ,  che  ci  feri  fsefpirando  da  Leuante  verfo 
Ponente,  e  tale  fpir amento  deurebbe farfi più  fenfibile,  doue 
la  vertigine  del  globo  fuf  e  più  veloceiil  che  farebbe  ne  i  luoghi 
più  remoti  da  i  Poli ,  e  vicini  al  cerchio  mafsimo  della  diurna 
€0  nuerjione .  vWagià  de  fadto  l'efperienza  applaude  molto 
aqucfiojilofofìco  difeorfo,  poiché  negli  ampi  mari ,  e  nelle  lor 
parti  lontane  da  terra,  efottopofìe  alla  Zona  torrida ,  cioè  co- 
prefe  dai Tropici,  doue  anco  l  euapor  azioni  ter  rejìri  manca- 
no, fi  J  ente  vna perpetua  aura  muouere da  Oriente, con  tenor 
tanto  cofìante,  cbt  le  naui^  merci  di  quella  , profperamente  fé 
ne  vanno  all'Indie  Occidentali  ;  e  dalle  medefìme,  fciogliendo    /^ura  perpe- 
da  i  lidi  Me/ficanijf deano  col  medefimo  fau  ore  il  mar  paci-  tua  dentro  a  i 
fico  verfo  Vinate  Orientali  a  noi,ma  Occidentali  a  loro.  Doue  Tropici  fpira 
che  per  loppofitole  nauigazioni  di  là  verfo  Oriente  fon  diffi-  vcr'°  0CCi^cn 
€Ìli,,ù'  incerte,  né  fi poflono  in  maniera  alcuna  far  per  le  me-  e^/  •      •   ■• 
dejimejtrade}  ma  bifgna  capeggiar  più  verfo  terra,  per  tro-  fc 

Ea        uarz 


verfo  r  Indie 
occidentali  fa 
cilij  e  difficile 
il  ritorno  . 


Venti1"  da.  ter- 
ra  perturbano 
imari. 


Altra-ofTemas 
zione.  prefa_» 
dall'aria  in__» 
confermazio- 
ne del  moto 
della  terra .. 


4;   *  I)  1  *-»T  r\  rrr>   ri  1 1  «1  *-*-r\ 

uare  altri  venti,  per  coù  dìreyacciàentarìjye tumultuari),  ca- 
gionati  da  altri  prmcipjj fi  com£.noiìiabitanti  tra  terraferma, 
continuamente  fèntiamo  per.  proua;  delle  quali  generazioni 
diventi  molte,ediuerfefon  le  cagioni,  chealprefente  non  ac- 
cade produrre  ..  E  quefìi  venti  accidentarijfon  quelli,cbe  in» 
differentementefpirano  da  tutte  le  parti  della  terra,  e  che  per» 

,  turbano  i  mari  remoti  dall' Equinoziale ,  e  circondati  dalla, 
Superficie  afpra  della  terra,  chetanto  e,  quanto  a  dire  fottopo- 
Jìi  a  quelle  perturbazioni  d'aria ■-,  che  con  fondono  quella  pri- 
maria ejpirazione,  la  quale,  quando  mancaffero  quefii  impe» 
dimenti  accidentarij  ,  fi deurebbe perpetuamente 'fentire ,  e—»' 
mafsimefopramare .  Hor  vedete,  come  gli  effetti  dell* acqua  ; , 
e  dell'aria par  che  mar auigliof amente  s 'accordino  con  lofser» 
uazioni.Celefii  a  confermar  la  mobilità  nehnofìro  globo  ter- 
reftre^j .. 

SAGR.  Voglio  pur* io  acoraper  vltimofigìUò  dìruìvn  particolare^ 
che  mi  par  che  vifia  incognito  ,  e  che  pur' viene  in  conferma* 
zion  della  medefima  conclufione.  Voi  Sig.  Salu.  hauete  pro- 
dotto queW  accidente,che  trottano  i  Nauiganti  dentro  ai  Tro* 
pici  ;dico  quella  cojìanza  perpetua  dèlventoy  cheglivien  d& 
Leuante,  delquale  io  ho  relazione,  da  chi  più  volte  ha  fatto; 
quel  viaggio  tedi  più  (ch'ecofa  notabile)  intendo ,  che  li  Ma» 
rinarinon  lo chiamano  vento ,  ma con  altro nome,  che  hor  A' 
non  mi fouuiene,prefo  forfè  dal  fuo  tenore  tanto  fermo ,  e  co» 
flante,  che  quando  V hanno  incontrato  legano  lefarte,  e  l'al- 
tre corde  delle  vele,  ejenzamai piàbauer  bifognodi  toccarle^ 
ancora  dormendo  con ficurezzapoffbn  far  lor  cammino  .Ho» 
ra  quejia  auraperpetua  e  fiata  conofiiuta  per  tale  dal  fuo  cS» 
tinuo  fpir are  fenzainterr ompimenti,cbe  quando  da altrivè"» 
ùfujfe  interrotta,  nonfarebbefiata  conofiiuta  per  effittofin» 
golare,  e  differente  da  gli  altri;  dal  che  voglio  inferire,  che  pò* 
irebbe  effer  che  anche  il  mar  noftro  Mediterraneo fuffe parte- 
cipe d'vn  tale  accidente,  ma  non  ojferuato,  come  quello >,  chzs 
frequentemente  vien'alterato  da  altri  ven  tifoprauegnenti;R 
quejlodico  io  non finza  gran  fondamento  y  anzi  con  molto 
probabili  confetture ,  le  quali  mi  vengono  da  quello > ,  che  ha 
hauuto  occafione d'intender  mediante  il  viaggio ,  che  feci  in 
Soria)  andando  confilo  dèlia  Inazione  inAleppo  ;  e  queìì'e  9 
chetenendofi particolar  regiRrOy  e  memoria  de  i giorni dellL* 
partenze, j  e  degli  srriui  delle  nani  ne  i  porti  di  Alexandria , 

dAlef» 


Del  Galileo.  435 

i  Aleffandretta, equid't  Venezia ,  nelrìfcontrarne molti ,<l~>  ~c>nf rogasi^- 

molti ,  //  chejecipermiacuriqjitay  trottai ,  che  ragguagliata-  rane0  ^a  l£_ 

mente  i  ritorni  in  qua,  chele  nauigazioni  da  Leuante  verfo  uante  verfo 

Ponente, per  il  Mediterraneo  fi  fanno  in  manco  tempo,che  le  ponente  fi  fan 

contrarie  a  ragion  di  2  j.  per  cento;. talché  fi  vede ,  che fottojò-™  m   tempi 

prai venti  da  Leuante  fon  più  potenti,cbe  quei  da  Ponente .  r5iu   re-lll' c  jC. 
„  . .  fr    IT  „,  r       .  /i         \-    i  /  -da ponete  ver 

SiALV.  Ho  caro  a  hauerjaputo  quejto particolare,  che  arreca  non^  Quante . 

piccola  confermazione  per  la  mobilità  della  terra.  E  fé  bene 

fi  potrebbe  dire  ,  cheX acqua  tutta  del  Mediterraneo  cali  per- 

petuamenie  verfo  lo  fìretto  ,  come  quella ,  che debbe andare  a 

fcaricar  nell'Oceano  V  acque  dei  tati  fiumi,  che  dentro  vifgor- 

gano,  noncredo ,  chetai  corrente  pojfa  ejfer  tanta ,  che  per  fé 

fola  bafìafie  a  far  sì  notabil  differenza-,  fiche  è  anco  manifefio 

dalvederfinel  Faro  ricorrer  l'acqua  non  meno  verfo  Leuate; 

che  correr  verfo  Ponente . 

SAGR.  Io  che  non  ho,  come  il  Sig.  Simp.  /limolo  di  fodisfare  ad 
altri,  che  a  mejlejfo ,  re  fio  da  quan  tofi  è detto  appagato  circa 
quejla  prima  parte  ;  però  Sig.  Salu.  quando  vi  fia  comodo  di 
feguir  più,  fono  apparecchiato  ad  ajcoltarui .. 

SALV.  Faro  quanto  mi  comandate,  ma  vorrei  pur  feniire  anco  il 
parer  del  Sig.  Simpl.  dal  giudizio  del  quale  poffo  argomentar 
quanto  io  mi  potejfi  prometter,  circa quejli  miei  dffeorfi,  dalle 
fcuole  Peripatetiche, fé  mai  gli  perù  enijfero  all'orecchie. 

SIMP.  Nan  voglio,  che'l  mio  parer  vi  vaglia,  òferuaper  coniet- 
tura  de  giudizj  d'altri,  perche,  come  più  volte  ho  detto,  io  fon 
.de'  minimi  in  quejla  forte  di  sludi/,  e  tal  cofa  fouuerrà  a  quel- 
li ,  che  fi fono  internati  negli  vltimi  penetrali  della  FiloJbfiat 
che  non  può  fouuenire  a  me ,  che  Pho  (  comefi  dice)  falutata 
a  pena  dalla  foglia  ;  tuttauiaper  parer  viuo  dirò ,  che  de  gli 
effetti  raccontati  da  voi,  &  in  particolare  in  quefi' ultimo,  mi 
pare,  che  fenza,  la  mobilità  della  terra  fé  nepojfa  rendere  affai 
fufjìziente  ragione  con  la  mobilità  del  Cielo  folamente,  fenza 
introdur  nomtà  veruna,  fuor  che  il  conuerfo  di  quella,  chi^r 
voi  fieffo  producete  in  campo.  E fiato  riceuuto  dalle  fcuole  Pe- 
ripatetiche l'elemeto  del  Fuoco,fj  anco gr a  parie  dell' aria  ejfer 
portati  in  giro,  fecondo  la  conuerpon  diurna  da  Oriente  ver- 
fo Occidente  dal  contatto  delconcauo  dell'orbe  lunare,  comz^j 
da  vafo  lor  contenente  ..  H  ora  fenza  difeofiarmi  dalle  vofìre 
vefiigie,  voglio ,  che  determiniamola  quantità  dell'aria  par  ti-  vimoftrzm 
cipante  di  tal  moto  abbajfarfi  sin preffo  allefommità  delle  //«iveamenta-» 

Ee  z        alte 


M6  Dialogo  quarto 

tuo^elPaK         a^te  montaSne  >  € ehe anco fino  in  terra  arriverebbe,  quanà9 
da  Leuante_^  g}ì  ojìacoli  delle  mede/ime  montagne  non  iimpedifsero ,  cbts 

a  ponete  pio-  corrifponde  a  quello  ,  che  dite  voi  ;  cioè ,  che  fi  come  voi  ajfer- 

uenàr  dai  mo-  mate  l'aria  circondata  da  i  gioghi  de  i  monti  ejfer  portata  in—» 

%o  dei  Qielo  »         gjYQ  ^alla/prezza  della  terra  mobile  ,  noi  per  il  conuerfo  di- 
ciamo V Elemento  dell'aria  tutto  ejfer  portato  in  volta  dal 
moto  del  Cielo ,  trattone  quella  parte ,  chefoggìace  a  i  gioghi  *, 
che  viene  impedita  dall'agrezza  della  terra  immobile .  E  do- 
uè  voi  diceui ,  che  qitandertale  afprezzajì  toglie/se ,  Jitorreb- 
he  anco  all'aria  l' ejfer  rapita,  noi pojjìam  dire ,  che  rimojfa  la 
mede  firn  a  afprezza,  l'aria  tutta  continuerebbe fuo  mouimen- 
to .  Onde, perche  lefuperjicie  degli  ampli  mari  fono  lifee ,  e-* 
terfe,fopra  di  quelle Ji  continua  il  moto  dell' aura,  che  perpe- 
tuamente fpira  da  Leuantese  quejìo  fi fa  più  fentire  nelle  par- 
ti fottopojìe  all'Equinoziale,  e  dentro  a  i  Tropici,  doueil  mo- 
to del  'Cielo- e -più  veloce  ;  e fi  come  tal  mouimento  celejìe  e  pò* 
tente  a  portar  feco  tutta  Varia  libera ,  così  pojjiamo  molto  ra- 
gioneuolmente  dire ,  che  contribuifea  il  mede/imo  moto  all' ac- 
qua mobile  per  efer  fluida,  e  non  attaccata  all'immobilità  dei- 
Moto  dell'ac-  ja  ferra-  e  tanto-più  polii,  amo  noi  ciò  affermare  con  confiderà- 
te   dal   moto          z,a">  1uan^°  Psr  wftra  confeffione  tal  mouimento  deue  ejfer 
del  Cielo.               pochi/fimo,  ri/petto  alla  caufajua  efficiente,  la  quale ,  circon- 
dando in  vn  giorno  naturale  tutto' l  globo  terrestre , pajfa—» 
molte  centinaia  di  miglia  per  hora,e  maffìme  verfo  l'Equina' 
".      ziale;  doue  che  nelle  correnti  del  mare  aperto  e  di pocbijJim<L*> 
miglia  per  bora  ;  E  così  le  nauigazio-ni  verfo  Occidente,  ver- 
ranno ad  ejfer  comode,  ejpedite,nonfolamente  merce  dell'au- 
ra perpetua  Orientale,ma  del  corfo  ancora  dell' acque,dal  qual 
Flufso ,  e  re-          corfo potrà  anco  per  azmentura  procedere  il  ftujjo ,  e  refujfo- 

fliilso  può  de-  mediante  le  diuerfe  pofiure  de  i  lidi  terre firi; ne  i  quali "andan- 

pendere     dal  ,  ,      „J  r  J,        v  •      J        ■     j-  , 

niouiméto  di-  do  a,  percuoter  t acqua', può  anco  ritornare  in  dietro  con  mo- 

urno  delCìe-  uimento  contrario,  fi  come  l'efperienza  ci  mojìra  del  corfo  de  i 

lo  .  jìumi,  che  fecondo,  che  l'acqua  nella  difegualità  delle  riue  in- 

contra qualche parte 7  che jporga  infuori,  ò  che  di  fotto  faccia 
qualche  feno,  qui  l'acqua  fi  raggira,  e  fi  vede  notabilmente  ri- 
tornare in  dietro .  Ter  quejìo  mipare,che  de  i  medejimi  effet- 
ti, da  i  quali  voi  argomentate  la  mobilità  della  terra ,  e  la  me» 
dejima.  adducete  per  cagione  di  quelli  \Jipojfa  allegar  caufa^» 
concludente  abbastanza,  ritenendo  la  terrajìabile}e  rejìituen* 
do  la  mobilità  al  Gido , 

Ncm 


Del  Galileo .  4 j  7 

SALV.  Non  Jì può  negare,  che  il  voftro  difcorfo  non  fia  ingegno- 
fa,  &  h  abbia  affai  del  probabile  ;  dico  pero  probabile  in  appa- 
■  renza ,  ma  non  già  in  cjìiìenza^  e  realtà:  Egli  ha  due  parti, 
nella  prima  rende  ragione  del  moto  continuo  dell'azera  Qrien- 
tale,  Ó"  anco  di  vnfìmil  moto  nell'acqua  ;  nella  feconda  vuoV 
anco  dal  medejìmo  fonte  attigner lac -aufa 'del  fluffo,e reflujfo •. 
La  prima  parte  ha  (  come  ho  detto)  qualche fimbianza  di  pro- 
babilità, ma  pero  Jbmmamente  minore,  di  quella,  che  noi  pren- 
diamo dal  moto  terre/ire  ,•  la  feconda  è  del  tatto  non  foto  im- 
probabile, ma  ajfolutamente  impo/fibile,  e  falsa*.  E  -venendo  Più  probabile 
alla  prima,  doue fi  dice,  che 7  concauo  lunare  rapifce  l'ekmen-  niente  fi  ren- 
io del  Fuoco,  e  tuttal' aria  fino  alla fommità  delle  pia  alterno-  /\  iaSIO,ie-^ 
tagne,  dico  prima,  che}  dubbio  fi  ci  ^a  l'elemento  del  Fuoco  ;  tjnuo  jejp  a_ 
mapjjlo  che  cifìa  fi  dubita  grandemente  dell'orbe  della  Luna,  ria ,  e  deJl'ac- 
come  anco  di  tutti  gli  altri ,  cioè  fé  ci  fi  ano  tali  corpi folidi ,  e_->  °llia  con  frrla 
vafiiijimi ,  ò  pure  fé  oltre  ali 'aria fi efenda  vna  continuata—*  t5rra  m°Dile  , 
efpanfìone  di  vnafuftanza  afsaipiù  tenue  ,  e  pura  della  no-  ^bile 
jira  aria  ,per  la  quale  v  adiano  vagando  1  Pianeti ,  come  hor 
mai  comincia  ad  ejfer  tenuto  anco  da  buona  parte  de  i  medefi- 
mifilofofì  :  mafia  in  quello,  o  in  quel  modo ,  non  ci}  ragione  ^  .         ,   ,. 
per  la  quale  il  Fuoco  da  vnfemplice  cotatto  d'vna  fuperjicie,  je  che  V  ele- 
cbeper  voifìjlima  effer  terfifsima ,  e  lifcia  ,pofsa  ejfer  fecondo  memo  del  fu® 
tutta  la  fua  profondità  portato  in  volta  di  vn  moto  alieno  co  fìa   rapit© 
dalla  fu  a  naturale  inclinazione  ;  come  diffufarnente  è  fiato  ^à\  -concauo 
prouato  ,  e  confenfite  efperienze  dimostrato  dai faggiatore  ;  una  ' 

oltre  all'altra  improbabilità  del  trasfonder/i  tal  moto  dal  Fuo- 
co fottili/simo per  l'aria  afsaipiù  denfa ,  e  da  quefìa  anco  poi 
nell'acqua  .  Ma  che  vn  corpo  di  fuperficie  afpra ,  e  montuo- 
fa  ,  nel  volger/i  in  fé  fìefso  conduca  fico  l'aria  a  se  contigua  'Jè 
nella  quale  vanno percotendo  le  fue prominenze  ,  e  nonpur 
probabile ,  ma  necefario  ,  e  fi  può  tutiauia  vederne l 'efperien~ 
z.a  ,  benché  fenza  vederla  non  credo ,  cbefia  intelletto ,  che  ci 
ponga  dubbio  .  Quanto  all'  altra  parte,  poflo  che  dal  moto  del 
Cielo  fofse  condotta  l'aria,  &  anco  l'acqua,  non  però  tal  moto 
haurebbe ,  che  far  nulla  co'lfiufso,  e  reflufso  .  Imperocché , 
tjfendo  che  da  vna  caufa  vna  ,  <&  vniforme  non  pub  feguire  Flu&o  >  €  re- 
■altro,  che  vn  effetto folo,  &  vniforme ,  quello  ,che  nell'acqua  *]     °  n.on  PJl® 
Ji  deurebbe  feorgere ,  farebbe  >vn  corfo  continuato,  <&  vnifor-  motodei Cài» 
meda  Leuante  verfo  Tonente  ,  <fcr  in  quel  mare folamente  ,  lo , 
the  ritornando  in  fé Jlef so  circonda  tutto 7  globo;  ma  nei  mari 

Ee  j         terminati) 


43  8.  Dialoga  quarto 

terminàtii,  cornei  il  Mediterraneo-,  r.acchìufo  da  Oriente',  non 
vi  potrebbe  ejfer  tal. moto,  %  perche,  fé  l'acqua  fua  poteffe  ejfer 
cacciata  dal  cor/o  del  Cielo  verfo  Occidente ,  fon  molti  fecali  , 
che  farebbe  rejlàto  afciutto  i.oltre  che  la  nofìra  acqua  non  cor» 
refolamente  verfo  Occidente,  ma  ritorna  in  dietro  verfo.  Le- 
vante; e  con  periodi  ordinatile  fé  ben' voi  dite  con  tefèmpio  de  i 
fiumi,  che  benché  il  cor fo  del  marefufse  originariamente  il  fo- 
to da  Oriente  in.  Occidente ,  tuttauia  la  diuerfa  poflura  de  i 
Lidi  pub  far  ingurgitare parte  dell"  acqua  in  dietro;  ciò  vi  co- 
medo, ma  bifogna  Sig.Simp.mio,  che  voi.auuer.tiate ,  che  doue 
L'acqua  per  tal  cagione  ritorna  in  dietro^  viritorna  perpetua- 
mente ,  e  doue  ella  corre  a  dirittura),  vi.  correfempre  neil'ijìej- 
fo  modo,  cbe  così  vi.  mqflra  l'.efempio  de  i [fiumi  ;  ma  nel  cafo 
delflufso ,  e  reflufio,  bifogna  trottare ',  eprodur  ragione  dif ar- 
che neli'i/lefso  luogo  hora  corra  per  vnverfo^  bora  per  l'op- 
pofito  ;  eflètti,  che  efiendo contrari) > ,  e diffórmi:  t  voi  non  po- 
trete mai  dedurre  da  vnacaufavniforme,  ecofìante;e  queflo,, 
con  che  s'atterra  quefiapofizione  del  moto  contribuito  al  ma- 
re dal  mouimento  diurno  del  Cielo  ,  abbatte  ancora  quella  di. 
chi  volefse  ammetter' il  moto  fola  diurno  della  terra,, e  cr.edefst 
con  quello fòlapoter  render  ragione  delflufso ,  e.reflufso  ;  del 
qual 'effetto ■>  perche  e  difforme,  bifognanecffsarijfsimamente, 
che  difforme  ,&  alter  abile  fi  a  la  cagione  ,. 
$IlMB.  lo  non  ho, che  replicare,  ne  del  mio  proprio  per  là  debolez- 
za del  mio  ingegno  ,ne  di  quel  d'altri  per  la  nouità  dell'opi- 
nione :.  ma  crederei  bene, :  che  quando  la  fi fpargcffe  per  k^» 
fcuole,  non  mancherebbero filofofi  ,  cbe  la  faprebbero  impu- 
gnarti .. 
SAGR.  Afpetteremo  dunque  vnatalè  occafione  ::  e  noi  tra  tanto 

fé  così  vi  piace  Sig.  Salutati  procederemo  auanti. 
&ALV.  Tutto  quello ,  che  fin  qui  fi  e  detto  appartiene  al  periodo 
diurno  delflujfo,  e  refiujfo  ,  del.quale  primafie  dimojlrata—* 
in  genere  la  e agion  primaria,  &  vniuerfale,fenza  la  quatta 
nulla  ditale  effetto feguirebbe  ;  di  poi  pafsando  a  gli  accidenti 
particolari  varij ,  fa  in  certo  modo/regolati  ,  che  in  ejfofi  of- 
feruanorfi fon  trattate  le  caufe  fecondane  ,  e  concomitanti , 
onde  efsi dipendono -..  Seguono  bora  gli  altri  due  periodi,  mt- 
Jlruo,  & "annuo,  li  quali  non  arrecano  accidènti. nuoui  ,,t^t 
diuerfi  olire  a  i  già  confìderati  nel  periodo  diurno  ,ma  opera- 
no nei  medefìmi.conjrmdergU.maggiori  3  cminoriindiuerfe 

farti 


Del  Galileo  l  43$ 

parti  del  mefe  lunare  ,  &  in  diuerfi  tempi  del?  Anno  Solare  2 
quafi  che,  eia  Luna,  e  il  Sole  entrino  aparte  nell'opera  #  nel' 
laproduzion  Ji  tali;effètti.;coJà-cbe  totalmente  repugna  al  mi& 
intelletto ,  il  quale  vedendo  -,  come  quejlo  dei  mari  e  vn  mo- 
vimentò locale,  efenfato,fatioin  vnamoleimmenfà  d'acqua, 
non  può^rrecarfiajottojcriuere  a  lumi  ,a  e  aldi  temperati ,  a 
predomini/  per  qualità  occulte  ,  &  a  Jìmilì  vane  immagina- 
zioni ,  le  quali  tantum  abeft ,  cbejìano,  bpoffanoeffèreaufe 
delflufso ,  che  per  l'opposto  il  fiufso  è  caufa  di  quelle ,  cioè  di 
farle  venire  nei  ceruelli  atti  più  alla  loquacità ,  (7  ojlentazio' 
ne ,  che -alla fpecolazione  ,  &  inuejiigazione dell' opere piufe- 
grete  di  natura  ;  li  qualiprimaebe  ridurfi  a  profferir  quella— > 
fauia,  ingenua,  e  mode  fia  parola ,  Non  lo  soccorrono  a—> 
lafciarfi  vfeir  di  bocca ,  &  anco  della  penna  .,  qualfi  voglia 
grande  esorbitanza  .  Et  il  veder folamente ,  chela  medefima 
Luna ,  el  medefimo  Sole  non  operano  col  lorlume,  co'l  moto, 
co'l  caldo  grande,  b  col  temperato ,  nei  minori  ricetti  d  acqua, 
anzi  che  a  volerla  per  caldo  far folliuarebifogna  ridurla  po- 
co meno  che  al -bollire,  <lfX  in  fomma  non  poter  noi  artifiziofa- 
menteimmitar'in  verun  modo  i  mouimenti  delflufso  ,  fatuo 
che  co'l  moto  del  vafo  ,  non  dounbbe  egli  afficurare  ogrìvno,, 
tutte  l'altre  cofe  prodotte  per  caufe  di  tale  effetto  e ffer  vam—>    -*?'*1*0* 
fantafie ,  e  del  tutto  aliene  dal  vero  i  Dico  per  tanto ,  che  fé  e  t/  "rfuif     ~ 
vero,  che  di  vn' effetto  vnafolafìa  lacagion primaria,  ecbz->  alterazione^ 
tra  la  caufa,  e  l' effetto fia  vnaftrma  ,  e  cofiante  connejfione,  nelle  caule. 
ncceffària  cofa  e,  che  qualunque  volta  fi  vegga  alterazione— > 
ferma,  eco/tante  nell'effetto,  ferma,  e  collante  .alterazione fia 
nella  caufa  .  E  perche  le  alterazioni,  ebe  accaggiono  a  iflujfi, 
e  reflufii  in  diuerfe parti  dell  anno,e  del  mefe,banno  lor perio- 
difermi,  e  cojianti,  e  forza  dire ,  ebe  regolata  -alterazione  nei 
medefimi  tempi  accaggia  nella  cagion  primaria  de  iflujfi,  ere-    T ,   _ 
fiu/lì.  L'alterazione  poi,  ebe  fi  troua  nei  detti  tempi  ne  ifluf-  ,J  ^.leSflano 
fi,  e  rejlujfi,non  consijte  m  altro,  ebe  nella  lor  grandezzate  koufe  de  pe- 
nell  alzarsi,  &  abboffarsi piu,o  meno  le  acque, e  nel  correr  con  riodime/huo, 
impeto  maggiore,  0  minore  ^adunque  è  neceffàrio, che  quello ,  &^>mi«o  de  i 
che  è  cagicn  primaria  del  fluflo,  e  ref biffo  ,  ne  i  detti  tempi  de-  "u^s^  €  refluf- 
terminati  accrefea^o  diminmfca  la  fua  forza .  Ma  già  siecon- 
clufo  la  difegualità ,  e  difformità  del  moto  dei  vasi  contenenti 
V  acqua  efier  caufa  primaria  deifluffì,  e  ref  tuffi,  adunque  bu 
fogna,  chetai  difformità  di  tempo  in  tempo  corrifpon  dente* 

Ee  4        meni» 


Alterazioni 
sneftrne,  &ans 
nue  de'  fiufsi . 
e  reflufsi  noti; 
pò ffon  depen- 
dere da  altro 
che  dall'alte- 
razione degli 
additaméti  e- 
futtrazioni  del 
periodo  diur- 
no fopra  l'an- 
suo  0 


4f  #  Dialogo  quarta 

mente  si  difformi  più,  cioè  si  faccia  maggiore,  e  minorcHora 
conuien  che  ci  ricordiamo,  coinè  la- difformità,  cioè  la  diucrfa 
velocità.di  moto  de  i  vafi,  cioè  delle  parti  della  fuperfcie  terre- 
Jìre  r  depende  dal  muouerfì  loro  del  mouimentocompoflo  re- 
fultante  dall'  accoppiamento  de  i  due  moti  annuo ,  e  diurno 
propri/  dell'intero  ghiro  terre/Ire  ^  de  ìquali  la  vertigine/diur- 
na co'lfuo  bora  aggiugnere,  &  hor  detrarre  al  vnouimento 
annuo,  e  quella,  che  produce  la  difformità  nel  moto  compojlo; 
talché  negli  additamene ,  e  filtrazioni  ,  che  fa  la  vertigino^> 
diurna  al  moto  annuo ,  conjìjle  l 'originaria  cagione  del  moto 
difforme  dei  vaji,  &  in  conseguenza  delflujso,  e  refluffo  ;  in 
guifa  tale,  che  quandoquefìì  additamene,  e futtr  azioni/i  fa- 
ceffer  fempre  con  la  mede/ima  proporzione  verfo'l  moto  an~ 
nuo,  continuerebbe  ben  la  caufadelfluffo,  erefluffo,  ma  pero- 
di  farjì  perpetuamente  nell'ijleffomoaoima noi  habbiambifo- 
gno  di  trouar  la  cagione  del  far/i  imedejìmifluj/ì,e  reflujjiin 
diuerji  tempi  maggiori,  e  minori;  aduque  bìfogna  [fé  voglia- 
mo ritener  l'identità  della  caufa  )  ritmuar  alterazione  in—* 
quelli  addii  amenti ,  e  futtr  azioni,  che  gli  faccia  più,  e  meno 
potenti  nelprodur  quelli  effètti,  che  da  loro  dependono  ..  Mot. 
tal  potenza,  <£r  impotenza  non  veggo,  chejìpoffa  indurre,  fé 
non  crìi \ farei  medejjmi  additamene,  e futtrazioni ,  hor  mag- 
giori^.hor  minori,  fiche  l "accelerazione,e 'Iritard  amento  del 
moto  compojlo ft faccia  hor  conmaggiore  h<&  hor  con  minor, 
proporzione  - 

SAGR.  Io  mi  finto  ?nolto  placidamente  guidar  per  mano,  e  bencU 
io  non  tr  oid  intoppi  per  la  Brada ,  tuttauia ,  a  guifa  di  cieco  y, 
non  veggo  doue  la  vofìra  feorta  mi  conduca  ,  ne  so.  immagì~ 
narmi  doue  tal  viaggio  habbia  a  terminare . 

$ALV.  ^Ancorché gran  differenzajìa-  trai  mio  lento  filofio fare,  t 
il  vojìro  veloci/fimo  dlfcorfo,tuttauza  in  quefopartieolare,chc 
bora  hakbiamo  alle  mani ,  non  voglio  mar auigliarmi ,  che  la- 
peìfpkacita  del.vojlro  ingegno  refìi  ancora  offufeata  dalla  ca- 
ligine alta,  è"  ofeurar,  che  ci  na fonde  il  termine ,  al  quale  noi 
camminiamo  :.  e  ceffa  la  mia  maraviglia  nel  rimembrarmi 
quant'hore ,  quanti  giorni ,  e  più  quante  notti  habbia  io  tra- 
paffate  in  queflafpecolazione,  e  quante  volte,  difperato  dipo<- 
terne  venire  a  capo ,  habbia  per  confolazion  di  me  medefimor 
fatto  forza  di  perfuadermi  a  guifa  dell 'infelice  Orlando ,  che. 
goteffe  non  effer  vero  quello,  che  tuttauia  la  teslimonianza  di 


Del  Galileo.  441 

fanti  hnomìni  degni  di  fede  mi  rapprtfentaua  innanzi  a  gli 
occhi;  non  vi  maravigliate  dunq;  fé  quejia  volta ,  contro  al 
vofìro  con/lieto  ,  non  prevedete  ilfegno;  e  fé  pur  vi  maravi- 
gliate-, credo  che  la  riufcita ,  per  quanto pojfo giudicare ,  affai 
ir,  opinata,  vi  farà  cejfar  la  maraviglia*. 

SAGR.  Ringrazio  dunq;  Iddio  dell  bavere  egli  ovviato,  che  tal. 
di/per 'azione  non  traejfe  voi  alVefìto,  chef  favoleggia  delmi- 
fero  Orlando  ,nea  quello ,  che  forfè  non  men  faziolofamente 
s'intende  d' Ari/i*  accioccche  ne  io,  ne  altri  refìnjfe privo  del  ri- 
trovamento  di  cofa  tanto  recondita,  qvantodeftderataiprego- 
ui  dunq;  che  quanto  prima  jìpojfa  fatolUate  la  mia  famelica 
avidità  . 

$ALV*  Eccomi  afodisfarvi .  Eramo  ridotti ,  a  ritrovare  in  quaì 
manieragli  additamene ,  e filtrazioni  della  vertigine  terre- 
firefopra'l  moto  annuo potejfero  farji  hor  con  maggiore ,  & 
hor  con  minore  proporzione ,  la  qual  diverjità  ,  e  non  altra  \ 
cofa,  poteva  afegnarjiper  cagion  delle  alterazioni  mejìr.ve,& 
annve ,  che  fi  veggono  nella  grandezza  de  ijiujji ,  e  reflvjfì*. 
Confiderò  adej/o,  come  quefìa proporzione  de  gli  additamen-  jn  tremodi  £ 
ti,  e futtr azioni,  della  vertigine  diurnale  del  moto  annuo, puh  può  alterar  lx 
farfì  maggiore  ,  e  minore  in  tre  maniere  .  L'vna  e  cc'l  ere-  proporzione.* 
fere  ,  e  diminuire  la  velocità  delmoto  annuo ,  ritenendo  gli  degli.  addica- 
addii  amenti ,  e  filtrazioni  fa:  te  dalla  vertigin  e  diurna,nella  ^tiaihe   /""* 
medefìma  grandezza,  perche  per  efere  il  moto.annuo  circa  tre  pra'i  motoan- 
volte  maggiore,  cioè  più  veloce  del  moto  divrno  (  confiderato  mio  . 
anco  nel  cerchio  ma/fimo  )fe  noi  di  nuouoV  accrefeeremo,  mi- 
nore alterazione  gli  arrecheranno  legivnte,  bfvttrazioni  del 
moto  diurno  ;  maper  V oppofìto  facendolo  più,  tardo ,  verrà  ca> 
proporzion  maggiore  alterato  dal  medefmo  moto  diurno  '■>  in 
quel  modo,  che  laecrefeere,  a  detrarre  quattro  gradi  di  veloce 
tà  a  quello  ,  che  Jimuouecon  ventigradi,  altera  meno  il  fuo>. 
eorfo,  che  non  farebbero  i  medefimi  quattro  gradi  aggiunti,o> 
detratti  a  vno,  chef  movejfe folamente  con  io. gradi  .  La— » 
feconda  maniera  farebbe  con  far  maggiori,  orninoti  gliaddi- 
lamentile  le  futtr  azioni ,  ritenendo  il  moto  annuo  nellijìejfa. 
velocità  ;il  che  e  tanto  facile  da  intenderfì,  quanto  e  mamfe- 
fio  ,  che  vna  velocità  vg.  di  io,gradi  più  fi  altera  con  lag- 
giunta,  ofuttrazione  di  io.  gradi,  che  con  la  giunta,  ofvttrai 
zione  di  4.  La  terza  maniera  farebbe ,  quando  quejìe  duejì 
&ongivgneffero  injìeme.f  diminuendo  ilmoto  annuo ^  crefeen^ 

do  le 


44 *  Dialogo  quarto 

do  le  giunte,  e  futtrazioni  diurne .  Sin  qui ,  come  voi  vedete 
non  è fiato  difficile  il peruenire,  ma  ben  e  egli  fiato  a  mt  labo- 
riofoll  ritrouare^in  qual  maniera  ciopojfa  effettuar/un  natu 
ra .  Tur  finalmente  trouo,  che  ella  mirabilmente  fi neferue, 
Quello  che  a          e  con  modi  quafi inopinabili:  dico  mirabili,  &  inopinabili  .a 
noi  è  difficili^         noi,,  ma  non  a  lei ,  la  quale,anco  le  cofe  ali  intelletto  nojìro 
fimo  a  interi-          d'infinito  fìupore,opera  ella  con  fiamma facilità ,  e  femplicità: 
derfi  alla  Na          £  quello  che  a  noti  difficili/fimo  a  intender/i,  a  quella  e  ageuo- 
lifsimo  a  farli.          lifiìmo  afarfi.  PaJJando  bora  pia  auanti ,  &  bauendo  dimo  - 
Se'l  mouimen         fìrato,come la  proporzione  tra  gli  additamenti,  e  futtrazioni 
co  annuo  non         della  vertigine,  e  l  moto  annuo  ,fipuofar  maggior  e-,  e  mina- 
ti alterafife  ce£          re  jn  jue  maniere  {e  dico  in  due , perchè  la  terza  vien  compo- 
lerebbe  1  pe-         j^a  falle  due  prime)  aggiungo  ,  chela  natura  di  amenduefi 
£ruo  m                   ferue;  e  di  più  foggiungo ,  che  quando  ellafifieruijfe  di  vna-* 
Se'l  periodo         Jòla,bifognerebbe  tor  via  vna  delle  due  alterazioni  periodiche*, 
diurno  non  fi          Cederebbe  quella  del  periodo  mefiruo  }fe'l  mouimmto  annuo 
f     hh6'']     ~          non  fi  alter  affé .  E  quando  le  giunte,  e futtrazioni  della  ver- 
riodo  annuo  „          tigine  diurna  fi  mante  nejfer  continuamente  eguali,  manche' 
r  ebbero  le  alterazioni  del  periodo  annuo  , 
SAGR.  ^Adunq;  V alterazione mefirua  de'flujjìye rejlujfì depende 
dalFalterazion del  moto  annuo  della  terra  ì  e  l'alterazione 
annua  de medefimiflujjì }  e  reflujfi deriua dagli  additamen- 
ti, e  futtrazioni  delia  vertigine  diurna  1  Hura  mi  ritrouo  io 
più  confufo,  che  mai,  e  più  fuori  difperanza  d'bauere  apoter 
refitar  capace,  comefiia  queflo  in  tralciamenìo più  intrigato  ai 
mio  parere  del  nodo  Gordiano;^ inuidio  il  Sig.  Simp*  dal  cui 
Jllenzìo  argomento ,  cheei  refii  capace  del  tutto ,  e  libero  da-* 
quella  corfufione ,  che  grandemente  a  me  ingombra  la  fan- 
tafilm  »  -o 

SIMP~  Credo  veramen  te  Sìg.  Sagr.  che  voi  vi  rìtrouiate  confufop 
e  credo  difapere  anco  la  caufa  della  vofira  confufiane,  la  qua- 
le per  mio  auuifo  no/ce,  che  delle  cojè portate  da  poco  in  qua 
dal  Sig~  Salutartene  intendete  ,  e  parte  nò,  £  anche  vero 
eh' iomi  trouo  fuori  di  confuf ione  ;  ma  non  per  quella  eaufa  9 
che  voi  credete,  cioè  perche io  refi  capace  del  tutto  0  anzi  eia  mi 
auuiene dal  contrario jcioì dal  non  capir  nulla  ,•  eia  confu- 
Jioneè  nella  pluralità  delle  cofe,  e  non  nel  niente . 

SAGTi.  Vedete  Sig.  Salu.  tome  alcune  sbrigliatene  t  che  fi  fon  date 

ne  i giorni p affati  al  Sig.  Simp.  r  hanno  refi)  manfueto  ,  e  di 

faltatore  cangiato  in  vna  chinea ,  ^Ma  di  grazia  fenza  pia 

indugio 


Del  Galileo .  443 

indugio  cattateci  amenduedi  tramaglio  . 

SAZiV.  Farò  forza  quanto  potrò alla  miaduraefprefsiua  ,  aUt~* 

cui  ottu/ìtàfupplirà  l acutezza  del  vo/ìro.  ingegno .  Due  fono 

gli  accidenti, de' quali  doniamo  inu.ejiigar  le  cagioni;  Il  primo 

riguarda  le  diuerfità,cbe  accafcanomdflufsi ,  e  reflufsi.  nel  pe* 

riodo  mefìruo  ;  e  laltro  appartiene  alpertodo  annuo .  Prima 

parleremo  del  mefìruo  ,  poi  tratteremo  dell,  annuo  ;  e  tutto 

conuien  che rifoluiamo fecondo  i fondamenti,  eipotefigiàfìa- 

hilìte,fenza  introdur  nouità  alcuna  ,  ne  in  lAftronomìa  , 

ne  netf  Vnìuerfo  ingrazia  de  iflufsi,  e  reflufsi,  madimofiria- 

mo ,  che  di  tutti i  diuerfi  accidenti ,  che  in  efsifìfcorgpno,.lz^- 

caufe  rifeggono  nelle  cofe  già  conofciute,  e  riceuuteper  vexe,<kx  j  potcfì  Verif- 

indubitate  .  Dico  per  tanto  cofa  vera  naturale,  anzi  necefsa-  fìma_»  in  più 

ria,  efere  che  vn  mede/imo  mobile  fatto  muouere  in  giro  dalla  breue   tempo 

mede/ima  virtù  moueniein  più  lungo  tempo  faccia-  fuo  corfo  ipec*u""  *e  re~ 

J  ,•  •  /  *.  &   .      e  j  j   ,        j     uoluzioni  ne  1 

per  vn.  cerchio  maggiore,  che  per  vn.mmore  ;  e  questa  e  venta  cercjù  mi,10ri 

riceuuta  da  tutti,  e  confermata  da  tutte  V  ef per  ienze.  ,  dellt-j  che  ne  i  ma"- 
quali  ne  produrremo  alcuna ..  Ne  gli.boriuoli.  da  ruote  x  &  giori:  il  che  fi 
in  particolare  ne  i grandi, per  temperare  il  tempo  accomodano,  dichiara   con 
*  loro  artefici  certa  bafa  volubile  orizontalmente,e  nelle fue  e-  dmeiempi . 
flremità  attaccano  due  pefì  di  piombo  ,  e  quando  il  tempo,  an-  pj0> 
dafe  troppo  tardo, co' Ifolo  auuicinare  alquanto  in  d'etti  pi.om 
hi  al  centro  dell' bafìa  ,  rendono  le  fue  vibrazioni  più.  fre- 
quenti ;  &  aW  incontro  per  ritardarlo  kaBa  ritirare  i  mede/i- 
mi  pefì  più  verfo  lefìremità  ;  perche  cosi  le  vibrazioni  fi  fanno 
più  rade  ,  &  in.  confegucnzagl'interuallì.  dell' bore  fi  allun- 
gano . 
Qui  la  virtù  mouente  e  la  medefima,cioe  il'contrappefó  ,  i.  mobili 
fono  i  mede/imi  piombi,  e  le  vibrazioni  loro,  fon  più  frequenti,, 
quando  fono  più  vicini  al.centro,  cioè  quando  fi  muouono  per    EfemDi<5  fe. 
minori  cerchi .  Sofpendanfìpefì  equali  da  corde  difeguali ,  e  concio  . 
rimoffì dal  perpendicolo  lafcin/ìin  libertà  ;  vedremo  gli  appefi 
a  corde  più  breui  fare  lor  vibrazioni  fiotto  più  breui.  tempi ,  co- 
me quelli,  che  fi  muouono  per  cerchi  minori .  Ma  più  :.  attac- 
chilivn  talpefo  a  vna  corda* }  la  quale  caualchivn  e  biodo  fer- 
mato nel  palco,  e  voi  tenete  Ealtro  capo  della  cor  dain  mano, iy 
bauendo  data  l"  andata  al pendente  pefio-,  mentre  ei  va  facen- 
do fue  vibrazioni ,  tirate  il  capo  della  corda,cbe  bauete  in  ma- 
no »  fi che  ilpefofi  vadia  alzando ,  vedrete  nel  fuo folleuarfì 
trefeer  la  frequenza ideile fue vibrazioni ,  come  quelle  ,  che  fi 

vanno 


Due  partico- 
lari accidenti 
notabili  ne  i 
■pendoli,  e  lo- 
so  vibrazioni. 


*  Problemi  ma- 
rauigliofi  __  di 
mobili  defcén 
dènti  per  vna 
quarta  di  cér- 
chio  :  e  de  i 
defcendenti 
per  tutte  le_^ 
corde  di  tutto 
il  rerchio . 


44.4  Dialogo  quarto 

vanno  facendo  continuamente  per  cerchi  minori  ~  Equi  vo- 
glio ,  che  -notiate  due  particolari  degni  d%  cffer  faputi .  Vno  * 
che  le  vibrazioni  di  vn  tal  pendolo  fi  fanno  con  tal  necefsità 
fotto  tali  determinati  tempi  ,  che  e  del  tutto  impofsibile  il  far- 
gliele far  fotto  altri  tempi,  fatuo  che  con  allungargli,  o  abbre* 
uiargli  la  corda  ;  del  ebe potete  anco  diprefente  coni'  efperien- 
za  accertar  ui,  legando  vnfafso  a  vnofpago,  e  tenendo!  altro 
■capo  in  mano .;  tentando,  fé  mai  per  qualunque  artifizio Jì  vjt 
vipofsafuccedere  difarlo  andare  in  qua  ?  &  in  là J otto  altro  9 
che  vn  determinato  tempo  ,fuor  che  con  allzmgare  ,  òfeorciar 
lofpago,  che  affolutamente  vedrete  ejfere  impofsibile .  L 'altro 
particolare  veramente  marauigliofoe ,  che  il  medesimo  pendo- 
lo fa  lefue  vibrazioni  con  V  ijìeffa frequenza ,  è  pochifsimo  ,  t 
quasi  infensibilmente  differente  ,  sien elleno  fatte  per  archi 
grandi/fimi,  ò  per  piccoli/fimi  dell' ijìejfa  circonferenza .  T)ico 
che  fé  noi  rimoueremo  il  pendolo  dal  perpendicolo  vno,  due, 
e  tre  gradi  folamente  ,ò  pure  lo  rimuoueremo  jo.  So.  &  anco 
sino  a  vna  quartaintera,  lafciato  infua  libertà  farà  neWvnot 
£  nell'altro  cafo  lefue  vibrazioni  con  la  medesima  frequenza , 
tanto  le  prime, doue  ha  da  muouersiper  vn  arco  di  4.  0  6.  gra- 
di ,  quanto,  le feconde  dazic  ha  da  poffare  archi  di  160.  0  pia 
gradi  ;  il  che  più  manifejìamenie  >  si  vedrà  con  fof pender  due 
pesi  eguali  da  due  fili  egualmente  lunghi  }  rimouendone  poi 
dal  perpendicolo  vno  per  piccola  dijtanza  t  eV  altro  per  gran- 
Ai  (firn  a, li  quali  pò  fU  in  libertà  andranno  ,£  torneranno  fotto 
gtifle/Ji  tempi ,  quello  per archi affai piccoli,  e  queflo  per  gran- 
difjìyn'h  dal  che nefeguita  la  conclusione d'vn Problema bellif- 
•simo ,  che} ,  che  data  vna  quarta  di  cerchio  (  ne  fegnerò  qui  in 
terra  vn  poco  di  figura  )  qual farebbe 
quejla  >lAB,  eretta  all'  Orìzonte ,  sì 
cheimifìa  sulpiano  toccando  nelpun- 
to  S.  e  fatto  vn  arco  con  vna  tauola 
ben  pulita  ,  e  lifeia  dalia  parie  conca- 
va ,  piegandola  fecondo  la  curuitàdel- 
la  circonferenza  ADB.  si  che  vna-~> 
palla  ben  rotonda  ,  e  terfa  vi poffa  li- 
beramente feorrer  dentro  (  da  cajfa  di 
vn  vaglio  e  accomodata  a  taleefperì- 
mza  )  dico ,  che  pqfìa  la  palla  in  qualsiuoglia  luogo,  ovìcìnOj 
ò  lontano  dati 'infimo  termine  R,  come  farebbe  mettendola  nel 

punto 


À 


fi 


Del  Galileo  .  44 jt 

punto  C.  o  vero  qui  in  D.ò  in  E.  e  la/data  in  libertà,  in  tetti' 
pi  eguali  y  b  infenjibilmenie  differenti  arriverà  al  termine  B+ 
partendofi  dal  C.  b  dalD.  ò  dall'  E.  à  da  qualjiuoglia  altro 
luogo:  accidente  veramente  marauigliofo .  Aggwgncievrì 
altro  accidente  non  men  bello  di  qutjìo  ,chee  ,  che  anco  per 
tutte  le  corde  tirate  dal  punto  B.  ai  punti  CD  E.  &  a  qua- 
lunq;  altro  non  folamente prefo  nella  quarta  BA.  ma  in  tut- 
ta la  circonferenza  del  cerchio  intero  il  mobile  Jleffo  feenderà 
in  tempi  a fiolut amente  eguali ,  talché  in  tanto  tempo  feenderà 
per  tutto  l  diametro  eretto  a  perpendicolo  /opra  il  punto  B.  in 
quanto  feenderà  per  la  BC.quando  bene  ella  futtendejle  avn 
fol grado ,  ò  a  minore  arco  .  <-Aggiug7iete  l'altra  meraviglia  , 
quale,  che  i  moti  de  i  cadenti  fatti  per  gì  archi  della  quarta—* 
AB. fi fanno  in  tempi  più  breui,  che  quelli,  che  fi  fanno  per  le 
(orde  de  i  mede  fimi  archi,  talchi  il  moto  velocijfimo,e  fatto  nel 
tempo  breui f/imo  da  vn  mobile,  per  arriuare  dal  punto  A.  al 
termine  B.  farà  quello,  the  fi  farà,  non  per  la  linea  retta  AB, 
(ancor  chefìa  la  brcuifjima  di  tutte  quelle,che  tirar Jìpoffono 
tra  i  punti  AB.  )  ma  per  la  circonferenza  AB  D. e  prefo  anco 
qualfiuoglia  punto  nel  medefimo  arco ,  qualjia  v.g.  il  punto 
D.  e  tirate  due  corde  AD.  DB.  il  mobile  partendo/i dal  pun- 
to A.  in  manco  tempo giugnerà  al  B.  venendo  per  le  due  cor- 
de AD.  DB.  che  per  la  fola  AB.  ma  breuiJ[imo,fopra  tutti  i 
tempi  farà  quelli  della  caduta  per  Varco  A  DB.  egli  Beffi  ac- 
cidenti intendanfì  di  tutti  gli  altri  archi  minori preji  dall'in- 
fimo termine  'B.  in  su  , 

$AGR,  Non  più ,  non  più ,  che  voi  mi  ingombrate  sì  dì  marauì- 
glia,  &  in  tante  bande  mi  distraete  la  mente,  ch'io  dubito ,  che 
piccola  parte  farà  quella,  che  mi  rejìerà  libera  ,efincera  per  ap- 
plicarla alla  materia  principale,  che  fi  tratta ,  e  che  pur  troppo 
e  per  fé  fìeffa  ofeura ,  e  difficile  ;  vi  pregherò  bene ,  che  vogliate 
favorirmi,  fpedtta,  che  hauiamo  la  fpecolazione  deìfluffi,  c^ 
refiuji,  di  effer' altri  giorni  ancora  a  honorar  quefìa  mia ,  e_-> 
vofira  cafa,iy  a  difeorrere  fopra  tati  altri  Problemi,che~hauia 
mo  lafciati  in  pendente,  e  che  forfè  nonfonmen  curioji^e  belli 
di  quefìo,  che  fi  e  trattato  ne  i p affati  giorni  ■,  e  che  hoggi  dourà 
terminar  fi . 

$ALV.  Saro  aferuirui,  ma  più  di  vna,  e  di  duefefsioni  bifogneràt 
che  facciamo  ,  fé  oltre  aW  altre  quifìioni  riferbate  a  trattarfi 
appartatamente  vorremo  aggiugnerei  le  tante  attenenti  al 

mote 


Mote  annuo 
della  terrai 
per  1'  Eclitti- 
ca ineguale 
mediante*  il 
«noto  dellau» 


44^  Dialogo  quarto 

moto locale ,  tantode i mòbili  naturali ,  quanto  dei  proietta, 
materia. dtffufament  e  trattata  dal nojtro  ^Accademico  Linceo. 
Ma  tornando. al  nojlro primo propo/ìto ,  doue  erauamo  su  il 
dichiarare,  tome  de  i  mobili  circolarmente  da  virtù motrici^, 
che  contìnuamentefi  confimi  la  medefima,  i  tempi  delle  circo  ' 
lazionì  erano  prefifsi,  e determinati ,  &  impofsihili  afarfipiù 
lunghi,  bpiùbreui,  bau endone dati  ej empi,  e portate efperien- 
xefenfate,  e  fattibili  dannilo/siamola  medefima  verità  con' 
fermare  con  le  ejperienze  de  imouimenti  C etesii  de  i  Pianeti, 
ne  i  quali  fi  vede  mantener  X  iftejfa  regola ,  che  quelli  ,  che  Jl 
muouono per  cerchi  maggiori ;> più  tempo  confumano  inpaf- 
fargli .  Spediti/sima  ojfem azione  di  queflo  h  abbiamo  da  i 
Pianeti  Medicei, che  in  tempi  breui fanno  lorreuoluzioni  in' 
torno  a  Gioue .  Talché  noni  da  metter  dubbio,  anzipoffia- 
fno  tener  per  fermo,  eficuro,  che  quando  per  efempio  la  Luna 
feguitando  di  ejfer  mofsa  dalla  mede/ima  facoltà  mouentt^» 
fujje  ritirata  a  poco  ,apaco  in  cerchi  minori,  ella  acquifiereb- 
he  dijpoJìzÀone  di  abbreviarci  tempi  de  ifuoi periodi 3  confor- 
jmea  quel  pendolo  ^  del. quale ,  nel  cor fo  delle fue  vibrazioni  3 
.andauawiQ  abbreviando  la  corda ,  cioefcorciandoilfimidia' 
metro. delle  circonferenze  da  lui pafsate..  Sappiate  bora  chi^j 
quejlo j  che  della  Luna  ho  portato  per efempio  3auuiene ,efi 've- 
rifica efsenzialmente in  fatto ..  Rammemoriamoci ,  che  già  fu 
.conclufodanoiinfiemecd'l  Copernico ,  non  efser pofiìbile  fe- 
pararlaLuna  dalla  terra,  intorno  alla  quale ,  fenza  contro* 
uerfia  ,fi  vnuoue  in  vn  mefe  :  ricordiamoci  parimente ,  che  il 
;  globo  terreBre,  accompagnato  pur fimpr  e  dalla  Luna,  va  per 
la  circonferenza  dell' orbe  magno  intorno  al  Sole  in  vrìanno^ 
nel  qual  tempo  la  Lunaji  riuolge  intorno  alla  terra  quafii$» 
volte ,  dal  qual  riuolgimento Jèguita ,  che  efsa  Luna  talhorfi 
iroui  vicinaal  Sole,cioè  quando}  trai  Sole,  eia  terraye  talho» 
ra  afsai più  lontana ,  che  e  quando  la  ferrar 'iman  tra  la  Lu- 
nare il  Sole;  vicina  in  fomma  nel  tempo  della  fua  congiunzio* 
ne,  e  nouilunio;tontana  nel  plenilunio,  &  oppofizione;  e  leu* 
majpma  lontananza  ,  e  la  mafsima  vicinità  differì/cono  per 
guanto i$  grande  il  diametro dell 'orbe  lunare ,  R orafi è  ve* 
ro,  chela  virtù,che  muouelaierra ,  e  la  Luna  intorno  al  So- 
le  fi  mantenga fempre  del medefimo  vigort 'jefe  ì vero  .,  che  il 
mede/imo  mobile  mofso  dalla  medefima  virtù,  ma  in  cerchi  di' 
Jèguali,  in  tempi  più  br  sui paf si  arcbifimilide  i  cerchi  minori  $ 

bifogna 


Del  Galilea.  447 

Infogna necefsariamente dire,  che  la  Luna  quando  è  in  mino* 
dijfanza: dal  Sole,  cioè  nel  tempo  della  congiunzione  ,  archi 
maggiori pajjì 'dell  orbe  magno,  che  quando  e  in  maggior  lon- 
tananza,cioe  nell'oppq/ìzione ,  e  plenilunio  ;e  quejìa  lunare 
inegualità  conuien  che fìa  partecipata dalla  terraancora  ;  im- 
peroccbèffe  noi  intenderemo  vna  linea  retta  prodotta  dal  cen- 
tro del  Sole  per  il  centro  del  globo  terre/ire ,  e prolungata fino 
air  orbe  lunare ,  queflafarà  il fcmidiametro  dell'orbe  magno  , 
nel  quale  la  terra  y  quando  fujfe fola Jìmouer  ebbe  vnij orme- 
mente  ,  ma  fé  nel  medejìmo  fcmidiametro  collocheremo  vn'al- 
tro  corpo  da  ejfer  portato >> ponendolo  vna  volta  tra  la.  terra,  e 
il  Sole,  &  vn  altra  vottaoltre  alla  terra  in  maggior  lonta- 
nanza dal  Sole,} forza  ,  che  in  queflo  fecondò  cafo  il  moto  co- 
mune di  amendue,  fecondo  la  circonferenza  dell'orbe  magno, 
mediante  la  lontananza  della  Luna,  riefea  alquanto  più  tar- 
do, che  nell'altro  cafo,  quando  laLuna-ètrà  la  terra ,  e'ISote, 
cioein  minor dijìanza .  Talché  in  quefìo fatto  accade giufìo 
quel  che  auuìene  nel  tempo  dell' borìuolo,  rapprefentandoci  la 
Luna  quel  piombo ,  che  s'attacca  bar  più  lontano  dal  centro  , 
per  far  le  vibrazioni  dell' hajìa  men  frequenti  y  (7  bora  più 
vicino  per farle pia  fpefe .  Di  qui  può  ejfer  manifìjio ,  come 
il  mouimento annuo  della  terra  nell'orbe  magno ,  e  fotta  l'E- 
clittica ,  non  e  vniforme  ,.e  come  la  fua  difformità  deriu.t^» 
dalla  Luna,  &  hà/uoi  periodi,  e  rejlituzioni  mafirue .  E  per- 
che fi  era  conclufo  le  alterazioni  periodiche ,  mefirue  ,  &  an* 
nue  de  i  jluffì,  e  reftu/Ji  nonpater  deriuare  da  altra  cagione , 
che  dall' alterata  proporzione,  tra  il  moto  annuo,  egli  addita- 
mene, e  fitttr azioni  della  vertigine  diurna,  e  tale  alterazione 
poteua  far  fi  in  due  modi,  cioè  conV  alterare  il  moto  annuo,  ri- 
tenendo ferma  la  quantità  degli  additamene  ,o  co'l  mutar  la 
grandeza  di  queHi  ,  mantenendo  l'uniformità  del  moto  an- 
nuo, già  habbiamo  ritrouato  il  primo  di  quefìidue  modi  fon» 
datofoprala  difformità  del  moto  annuo  dependente dàlla^* 
Luna ,  e  che  bài fuoi periodi  meflrui ..  E  dunque  necejfario , 
the  per  tal  cagione  iflujjt ,  e  refìujjìhabbianovn  periodo  me- 
firuo  dentro  al  quale  fi  facciano  maggiori  ,.  e  minori .  Hora 
vedete,  come  la  caufa  del  periodo  mejìruoriftede  mimato  an- 
nuo; &  injieme  vedete  ciò  che  ha  che  far  la  Luna  in  queflo  ne- 
gozio^ come  ella  ci  entra  a  parte fènza  bauer  ebe fare  niente, 
me  con  mari)  ne  con  acque . 

$agr* 


44§  Dialogo  quarto 

SAGR.  Seavno ,  che  non  baueffe  cognizione  di  veruna  forte  di 
fiale,  fufìe  mójìrata  vna  torre  aliijjìma ,  e  domandatogli  fi^ 
gii  de  (fé  l'animo  d'arriuare  alla  fina  fuprema  altezza  y  credo 
ajfolutamente,  che  direbbe  di  no ,  non  comprendendo  che  in-a 
altro  mudo,  che  convolare }  vifipotejfeperuenire  ;  ma  mo- 
firandofegli  vna  pietra  non  più  alta  di  mezo  braccio  ,  <£r  in- 
terrogandolo fé  f  opra  quella  credeffi  di  poter  montare ,  fon—* 
terto,  che  risponderebbe  disi;  &  anco  non  negherebbe  ,c  he  non 
vna  fola  ma  io.  20.  e  100.  volte  ageuolmeniefalir' vi  potreb- 
be :  parlo,  che  quando  fé  gli  mojirafsero  lefcale  co'l  mezo  delle 
quali,  con  lageuihzzada  lui  conceduta ,  fi poteua peruenire 
colà ,  douepocof  haueua  affermato  efser 'imponibile  di  arri- 
uare ,  credo  che  rìdendo  di fé  fìtfso  conf efser  ebbe  ilfuopoco 
auuedimento ,  Voi  Sig.  Salu.  mi  hauete  di  grado  in  grado 
tanto  foauemente guidato  >  chenonfenza  merauiglia  mi  tro- 
no giunto  con  minima  fatica  a  quell'altezza ,  doue  io  credeua 
non  poter/i  arriuare;e  ben  vero,che per  ejfer fiata  lafcala  buia 
nonmi  fono  accorto  di ejfer mi  auuicinato  ,  ne  peruenuto  alla 
cima  ,  fé  non  dopo  che  vfeendo  all'aria  lumino/a  ho  feoperto 
gran  mare-,  e  gran  campagna;  e  come  nelfalire  vn  grado  non 
sfatica  veruna ,  così  ad  vna  ad  vna  d,elle  vojìre  proporzioni 
mifonparfi  tanto  chiare,  che fopraggiugnendomi  poco,  ò  nul- 
la di  nuouoj  piccolo,  0  nulla  mifimbraua  efsere  il  guadagno  ; 
onde  tanto  maggiormente  Jì  accrefee  in  mela  marauiglia  per 
l'inopinata  riujcita  diquejìo  difeorfo  ,  che  mi  ha  f corto  all'in- 
telligenza di  co  fa  f  ch'iojiimaua  inefplicabile  .   Vna  difficultà 
mi  rimane  folamente  dalla  quale  de/idero  di  efser  liberato  ,  e 
■  qutfìae,che  fc' l  mouimento  della  terra  injìeme  con  quel  della 
Luna  fiotto' l  Zodiaco  fono  irregolari  ,  dourebbe  tale  irregola- 
rità efsere  fiata  ofseruata,  e  notata  dagli  ^AJironomi ,  il  ches 
non  so  che fìafeguito;  pero  voi,  che  più  di  mefite  di  quefìe  ma- 
terie informato,  liberatemi  dal  dubbio  ,  e  ditemi  come  Jià  il 
fitto  . 
8ALV.  Molto  ragioneuolmente  dubitate  ,  &*  io  aWinJlanzari- 
fpondendo ,  dico  ;  che  benché  V ^AJironomia  nel  corfo  di  molti 
fec  oli  h  abbi  a  fatto  gran  progrejjì  nell'inuefiigar  la  confìitu- 
Molte  cole  zione,  e  i  mouimenti  de  i  corpi  Celejli ,  non  pero  e  ella  fin  qui 

*  °  u  "  "a-  ar  rinata  afegno  tale,  che  moltijjimc  cofe  non  reftino  indecifie,e 

ftronoiaia  nò'        forfi  ancora  molt' altre  occulte  .  E  da  credere ,  che  i primi  ofi 
o&ruatc  .  feruaiori  del  Cielo  non  conofcefsero  altro,  che  vnmoiocomu- 

.  '  ne 


Del  Galileo .  44$ 

ne  a  tutu  lefielle,  quale  è  quejìo  diurno  ;  crederò  bene ,. che m 
f  ocbi giorni  fi  accorgeffero ,  chela  Luna  era  incojìante  nel  te- 
ner compagnia  aW  altre Jlelle ,  ma  chefcorrefiero  ben  poi  mot' 
tianni prima,  che  fi  diftinguejfero  tutti  iTianeti  ;  ^  in  par-  Saturno  pe* 
ticolar e  penfo ,  che  Saturno  perla  fua  tardità  ,  e  <SMercurio\^  cardici  ,  e 
jper  il  veder/Idi  radofufferodegli  vitina  ad  ejfer  conqfciuti  Mercurio^  per 
per vagabondi  ,  ferranti.  Molti più  anni  e  da  crederti ,      veder^   di 
(bepaffafiero  atlanti  che  fuffero  offeruate  le fi *  azioni  ,  e  retro  ^^    y™^ 
gradazioni  de  i  trefuperiori,  come  anco  gli  accoramenti ,  c_->  ad^etTer'offer- 
difeofìamenti  dalla  terra  ,  occafioni  neceffarie  dell'introdurrti* 
gli  Eccentrici ,  e  gli  Epicicli ,  e  ofe  incognitejino  ad  ^Arifì.già 
che  ei  non  nef.ì  menzione  ;  Mercurio ,  e  Venere  con  le  loro 
ammirande  apparizioni  quanto  hanno  tenuto  fofpejì  gli 
lARronomi  nel  rifoluerfi  non  che  nitro  circa  ilfito  loro  (  tal" 
ibi  ,qualfia  l'ordine  folamente  dei  corpi  mondani ,  e  la  in- 
tegrale firuttura  delle  parti  deW  Vniuerfo  da  noi  conojciute,* 
Jiata  dubbia  fino  al  tempo  del  Copernico,  il  quale  ciba  final- 
mente additata  la  vera  cofìituzione,  &  il  verofiflemaffecon-  ; 
do  il  quale  effe  parti  fono  ordinate  ;  fi  che  noifiamo  certi ,  che 
tSMercurio ,  Venere ,  egli  altri  Pianeti [fi  volgono  intorno  al      ■ 
Sole ,  £  che  la  Luna  fi  volge  intorno  alla  terra  •.  Ma  come  poi 
ciafeun  Pi.inetafi gommi  nelfuo  riuolgimento  particolare,  e  o 
tome  Ria  precifamente  la  ftruttura  dell  orbe  fuo  ,  che  e  quella  ticohri  diteli 
the  vulgarmente fi  chiama  la  fua  teorica  ,  'non  pnfijìamo  noi  orbi  de'  Pia- 
per  ancora  indubitatamente.rifoluere  .   lefìimomo  ce  nefia*1^  ancora_j> 
Marte,  che  tanto  trauaglia  i  moderni  ^Aftronomi  ;  £r  alli—>  .non  ^en  r€^0,D 
Lunafieffa  fono  fiate  ajftgnate  variate  teoriche  ,  dopo  l'ha- 
uerla  il  medefimo  Copernico  mutata  affai  da  quella  di  Tolo- 
meo .  E  per  defender  più  al  noflro  particolare  ,  cioè  al  moto 
apparente  del  $ole,  e  della  Luna;di  quello  e  flato  offeritalo  cer- 
ta grande  in  egualità,  per  la  quale  in  tempi  affai  differenti ,  e' 
P  affa  li  due  mezi  cerchi  dell' Eclittica  diuifì  dai  punti  de  gli 
Equinozi/  :  nel  pafsar  l'vno  dei  quali  egli  confuma  circa  a    Il  Sole  paffe 
none  giorni  di  più,  che  nel  pafsar  l'altro  ;  differenza  come  ve-  vna  metà  del 
dete  molto  grande ,  e  notabile .  ^V£a  fé  nel  poffare  archi  pie-  Zodiaco  noue 
coli,  quali  farebbono  per  efempio  i  iz.fegni ,  e  mantenga  vn  fi °r  l1  *[i,u,  ^re 
moto  regolar  ìffìmo  ,  o  pure  proceda  conpajfibor  più  veloci  al- 
quanto, &  bor più  lenti,  come  e  necifiario,  cheftgua,  quando 

il  movimento  annuo fiafolo  in  apparenza  del  Sole ,  ma  in * 

realtà  della  terra  accompagnata  dalla  Luna,  ciò  non  e  fiato 

Ff  fin 


4  5  •  Dialogo  quarto 

fin  qui  ofseruato  ,  ne  forfè  ricercato  .  Della  Lunapoi,le  cui 

Moto  de!la_j  reflituzioni  fono  fiate  inuejìigate  principalmente  in  grazia-* 

Luna  ricerca-  degli  Ecliffi-, per  i  quali  bajla  hauer' efatta  cognizione  del  mo* 

in  oi  ce  in  era-  tofuo  intorno  alla  terra,  non  fi  e  parimente  con  intera  curio- 
sia  de  gii  E-  Jttà  ricercato  qualfta  ilfuoprogrefsopergli  archi  particolari 
cliiii .  del  Zodiaco .  Che  dunque  la  terra,  e  la  Luna  nello  fcorrer per 

il  Zodiaco ,  cioè  per  la  circonferenza  dell'orbe  magno  fi  accele- 
rino alquanto  nt  nouiluny,  e  fi  ritardino  né pleniluni/,  non 
deue  metter/i  in  dubbio,perche  tal  inegualità  non  fi fia  mani- 
ftfiata  :  il  che  per  due  ragioni  ì  accaduto  ;  prima,  perchè  non  } 
fiata  ricercata  .  Secondariamente  poi  ,perche  ella  può  e/sere 
non  molto  grande  ;ne  molto  grande fd  di  bifogno ,  che  ellafìa 
perprodur  l'effetto  che  fi  vede  nell'alterazione  delle  grandez- 
TlvSsì,e  refluf-         zede  ifluffi,  e  refuf/?; perche  non  folamente tali  alterazioni, 
%  top  piccoJii-  ma  gli  ftefsi  flufei,  e rejiufsi fon  piccola  cofa  rifpetto  alla  gran- 

ipeiìo  alla  va"  dezza  de  fuggetii ,  in  cui  fi  efer  citano  ;  ancor  che  rifpetto  a—» 
rficà  de'  mari,  '  noi ,  &  alla  no/ira  piccolezza  fembrino  cofe  grandi.  Imperoc- 
ik  alia  véiccw  che  Vaggiugnere,  òfeemare  vn  grado  di  velocità,  doue  ne  fono 
ta  ìuqI  moto  .  naturalmente  700.  ò  iooo.  non  fi  può  chiamar  grande  alte- 
riti globo  ter»  "  •  *  •  1  •  1  r  -r  ^  7  ■  >  ■  v  ~  j„t 
«cirre                      razione*  ne  in  chi  lo  conferì/ce ,  ne  in  chi  lo  riceue:  l  acqua  dei 

mar  nofìro portata  dalla  vertigine  diurna  fa  circa  700.  mi- 
glia per  bora  (che  e  il  moto  comune  alla  terra,  <ÙX  ad  e/ìa,  e  pe- 
rò impercettibile  a  noi)  quello,  che  nelle  correnti  cififàfenfìbi* 
le,  none  di  vn  miglio  per  bora  (parlo  nel  mare  aperto,  e  non 
ne  gli  fretti)  è  quejio  è  quello ,  che  altera  il  mouimento  primo 
naturale,  e  magno;  e  tale  alterazione  è  ajfai  rifpetto  a  noi ,  iy 
a  i  nauili/;  perche  a  vn  vaffello  ehe  dalla  forza  de  i  remi  ha  di 
fare  nell acqua fognante  v.g.  3.  miglia  per  bora,  in  quella—* 
tal  corrente ,  dall'  hauerlain  fauore  aWhauerla  contro  impor- 
terà il  doppio  del  viaggio  ;  differenza  notabiliffima  nel  moto 
della  barca,  mapiccolijììma  nel  mouimento  del  mare,  che  vie- 
ne alterato  per  Ufuafettecentefima  parte  .  Lifìejfo  dico.deW 
alzar Ji,  ir  abbajfarfivno,  dite,  ò  tre  piedi  ;  &  a  pena  quattro, 
h  cinque  nell'ejìremità  delfeno  lungo  due  mila ,  òpiu  miglia,^ 
dout fono  profondità  di  centinaia  di  piedi;  quefìa  alterazioni 
}  a/i  ai  meno  ,  che  fé  in  vna  delle  barche ,  che  conducon  V  acqua 
dolce,  ej/a  aequa,  nell'arre  ffar/i  la  barca,  salzaffe  alla  prua, 
quanfe  la  groffezza  d'vn foglio  :  Concludo  per  tanto  picco?- 
Uff  me  alterazioni  rifpetto  alt  immenfa  gran  dezza  ,  efomma 
velatiti  de  i  mari  ejfer  bacanti  ptr  jave  in  efsi  mutazioni 

grandi 


Del  Galileo.  4$ ir 

grandi  in  relazione  alla  piccolezza  noRra  t  t  di  nojiri  acci" 
denti . 

§AGR.  T{imango  pienamente  fodis fatto  quanto  a  quefiaparte  ; 
re/la  da  dic'aiararci,come  quelli  additameli,  e  Cut  trazioni  de- 
rivanti dalla  vertigine  diurna,  fi 'facciano  bor  maggiori  ,  & 
bor  minori  ;  dalla  quale  alterazione  ci  accenna/le  ,  che  depen- 
deua  il  periodo  annuo  degli  accrefcimenti  f  e  diminuzioni  d£ 
flufsi  t  e  reflufsi . 

$ALV.  Faro  ogni  po/fìbile  sforzo  per  lafcìarmi  intendere,  ma  la—» 
difficolti  deli  accidente Jlejfo,  e  la  grand' ajiAtzìon  di  mente  , 
the  ci  vuol  per  capirlo  mifgomentdno  .  La  difegualìta  de  gli  Caufe  dalliL* 
tdditamenti ,  e  filtrazioni,  che  la  vertigine  diurna  fàfopr  al  difegualica 
moto  annuo,  depende  dall' inclinazion  dell' affé  del  moto  diur-  delle    fuccra- 
no /opra' l  piano  dell'orbe  magno, ò  vogliamo  dire  dell'Editti-  Zl,°!V  ' e  Qe  ?*J 
ca  ;  mediante  la  quale  inclinazione  l'equinoziale  fega  efs.i^  clelJa  vertiei- 
Eclìttica,  refìandofopra  di  lei  inclinato ,  <tX  obbliquo fecondo  ne  diurna  fo- 
ia mede/ima  inclinazion  dell'afe .  E  la  quantità  degli  addi-  pra'l  moto  an- 
tamenti  viene  a  importar  quanto  e  tutto  'il  diametro  di  efso  nuo« 
equinoziale ,  fi  ante  il  centro  della  terra  ne  i  punti  folfìiziali  jp 
ma  fuor  di  quelli  imporla  manco ,  e  manco ,  fecondo  che  ejfo  "' 
eentro  fi  va  auukinando  a  i punti  degli  equinozi/  ,  doue  tali 
addit amenti fon  minori ,  che  in  tutù  gli  altri  luoghi  .  Quefìo  - 
e  il  tutto  ,  ma  inuolto  in  quella  ofeuriià  che  voi  vedete. 

SA3R.  Anzi  pure  in  quella  ch'io  non  veggo  ;  perche  fin  bora  non 
comprendo  nulla. 

%ALV.  Già  l'ho  io  predetto  .  Tuttauia  proueremo  fé  co'l  dife- 
gnarne  va  poco  di figura  fi potefe  guadagnar  qualche  lume; 
fé  bene  meglio  farebbe  il  rapprefentarla  con  corpi  fjlidi ,  cbz~* 
tonftmpUci  difegni  ;  pure  ci  aiuteremo  con  la  profpettiua,  e_-» 
eonglifcorci .  Segnamo  dunque ,  come  di  [opra ,  la  circonfe- 
renza dell'orbe  magno,  nella  quale  intenda/i  il  punto  A.  effe' 
re  vno  de  i  folfìiziali ,  ^T  il  diametro  AP.  la  comunfezionc 
del  Coluro  de  folfìizi  ■,  e  del  piano  dell'orbe  magno  ,  b  vo- 
gliam  dir  dell'  Eclittica  ;  £T  in  ejfo  punto  A.  effer  locato  il 
eentro  del  globo  terre/ire  ,  l'afe  del  quale  CAB.  inclinata 
fopra  il  piano  dell' orbe  magno  ,  cade  nel  piano  del  detto  Co- 
luro ,  chepajfaper  amenduegli  afsi  dell' Equinoziale  ,  e  dell* 
Eclittica.  E per minor  confufionefegneremo  il  foto  'cerchio 
equinoziale  ,  notandolo  con  quefìi  caratteri  DGEF.  del 
quale  la  comun  fezione  col  piana  dell'orbe  magno  fia  leu»' 

Ff  a,        linea 


s 


$5* 


. 


Dialogo  quarto 


linea  DE.Jìcbe  ìametà  di  e/so  equinoziale  DEE.  rimarrà- 
inclinata  fotto  il  piano  deli  orbe  magno ,  e  l'altra  metà  DGE» 
deuatafopra  .  Intendaji borala  reuoluzione die/so  equino- 
ziale far/i  fecondo  la  confeguen^a  de  i  punti  DGEF.  &  il 
moto  dtl  centro  da  A.  ver/o  E.  E  perche /tante  il  centro  delia- 
ter  r  a  in  A.  l'afe  GB. (che  e  eretto  al  diametro  dell'equinoziale 
%DE.)  cade  comejie  detto  nel  coluro  defolflizy-,  la  eomun  fa- 
zione del  quale ,  e  dell'orbe  magno  e  il  diametro  P  A.  farà  e  (fa 
linea  P  A.  perpedicolare  alla  mede/ima  DE. per  efser'il  coluro 
eretto  all'orbe  magno, e  perì?  e  [sa  DE.  farà  la  tangente  dell' or* 
he  magno  nel  punto  A.  talchi  in  quejìo  flato  il  moto  del  cen* 
fro  per  l'arco  AB.  che  è  di  vn  grado  per  giorno  pochi/fimo 
differifee ,  anzi  e  come  fé fuf  e  fatto  per  la  tangente  DAE.  E 
per  chi  per  la  vertigine  diurna  il  punto  T>.  portato  per  G.  iti 
E.  accrcfce  al  moto  del  centro  mofso  quafìper  la  medejtma  li- 
nea DE.  tanto  quanto  è  tutto  il  diametro  DE.  $*  all'incon- 
tro altrettanto  dimìnuifee  mouendojt  per  l'altro  mezo  cer- 
chio EFD .faranno gli  additamenti  ,  efuttrazion  i  in  quejla 
luogo ,  cioè  nel  tempo  delfolflizio  mifurati  da  tutto  il  diame- 
tro DE. 
PaJJìamo  bora  a  vedere^fene  i  tempi  de  gli  equinozi/  e' Jian& 

della 


Del  Galileo^  451 

iella  mtdejìma grandezza ,  e  tra/portando  il  centro  della  ter- 
ra nel  punto  I.  lontano  per  vna  quarta  dal  punto  *A,  inten- 
diamo il  medefimo  equinoziale  GEF\D.  la  fua  comunfezione 
ton  l'orbe  magno  DE.  lafse  con  la  medefi-ma  inclinazione 
C'H.  ma  la  tangente  dell'orbe  magno  nel  punto  /,  non  farà 
tiìt  la  DE.  ma  vn' altra,  che  lafegherà  ad  angoli  retti  ;  e  Jts 
quefla  notata  H  IL. fecondo  la  quale  verrà  ad  ejjère  incammì-* 
nato  il  moto  del  centro  I. procedente  per  la  circonferenza  del-- 
l'orbe  magno .  Hora  in  quejlo  flato  gli  additamenti,  e  figura- 
zioni nonfimifuranopizì  nel  diametro  DE.  come  prima  Ji 
fece  ;  perche  non  fi  difendendo  tal  diametro  fecondo  la  linea 
del  moto  annuo  HL.  anzi  fugandola  ad  angoli  retti  f  niente 
promuouono  ,  o  detraggono  efsi  termini  DE.  ma  gli  addita- 
r/tenti, e  fu  ìtr azioni  s' hanno  a  prendere  da  quel  diametro,  che 
tade  nel  piano  eretto  alpiano  dell'orbe  magno ,  e  che  lofega—* 
fecodo  la  linea  HL.  il  qual  diametro  farà  adefso  quejlo  GF. 
&il  moto  addiettiuo,per  così  dire  ^farà  il  fatto  dal  punto  G. 
per  il  mezzo  cerchio  GEF.  e  l'ablatiuo  farà  il  reflante  fatto 
per  l'altro  mezo  cerchio  FDG.  Mora  queflo  diametro  per 
non  efier  nella  medsfima  linea  HL.  del  moto  annuo  ;  anzi 
perche  lafega ,  come  fi  vede  nel  punto  I.  relìando  il  termine 
G.  eleuatofopra ,  &  F.  deprefso  fotto  il  piano  dell'orbe  ma- 
gno ;  non  determinagli  additamenti  ,  e  futtr azioni  fecondo 
tutta  la  fua  lunghezza,  ma  dcuefila  quantità  di  quelli  pren- 
dere dalla  parte  della  linea  H  L.  che  rimane  intercetta  tra  le 
perpendicolari  tirate  fopra  di  lei  da  i  termini  GF.  quali  fono 
quelle  due  GS.  FV.fi  che  la  mifura  de  gli  additamenti  e  la—» 
linea  SV.  minore  della  GF.  b  vero  della  DE. che  fu  la  mifura 
de  gli  additamenti  nelfolflizio  <-A.  Secondo  poi  cheficoflitui- 
rà  il  centro  della  terra  in  altri  punti  del  quadrante  Al.  tiran- 
do le tangenti  in  efi  punti ,  e  le  perpendicolari  fopra  efse  ca- 
denti dai  termini  dei  diametri  dell'equinoziale  fegnati  da  i 
piani  eretti  per  efse  tangenti  al  piano  dell'orbe  magno,  le  partì 
di  efse  tangenti  (  che  faranno  fernpre  minori  verfo  gli  Equi- 
nozij ,  e  maggiori  verfo  i  Soljìizy  )  ci  daranno  ie  quantità  de 
gli  additamenti ,  e  futtr  azioni  .  Quanto  poi  dijfèrifchino  i 
minimi  additamenti  da  imafsimi,  e  facile  a  fiiperfi, perche  tra 
tfsi  e  la  differenza  medefima,  the  tra  tutto  lafse  ,  o  diametro 
della  sfera  ,  e  la  parte  di  efso,  che  refi  a  tra  i  cerchi  poi-ari ,  la—» 
quale  è  minor  di  tutto' 7  diametro  la  duodecima  parte  profsi- 

Ff  j        mamente 


4  5  4  Dialogo  quarto 

mamente,intendendo  però  de  gli  adattamenti  ,  e  filtrazioni 
fatte  nell'equinoziale;  ma  negli  altri  paralleli  fon  minori  y  fe- 
condo che  i  lor  diametri  fi  vanno  diminuendo  . 
Qucjlo  e  quanto  io  pojfo  dirui  in  quefìa  materia ,  e  quanto  per 
auuentur-a puh  comprender/i fotto  vna  nojira  cognizione,  la 
quale,  come  benfapete ,  non/i può  hauerfe  non  di  quelle  con- 
clufioni,  che  fon  ferme ,  e  coflanti ,  quali  fono  i  tre  periodi  in 
genere  de* jtuffì,  e  reflufijì,  come  quelli,  che  dependono  da  cau- 
fe  inuarìabili,  vne,  Ò~  eterne .  Ma  perche  con  quejìe  cagion 
primarie,  &  vniuerfalhfi me/colano  poi  le  fecondane ,  e  par- 
ticolari, potenti  a  far  molte  alterazioni^  fono  quejìe fec  onda- 
rie  parte  inojferuabili,  &  incojianti,  quaVè  per  efiempio  V al- 
ter azion  de  i  venti,  e  parte  (  benché  determinate,  efierme)non 
però  ojferuateper  la  loro  multiplicità,  come  fono  le  lunghezze 
de  i fieni,  le  loro  diuerfe  inclinazioni  verfio  quejìa,  ò  quella—» 
parte,  le  tante,  e  tanto  diuerfe  profondità  dell'  acque, chi  potrà, 
fé  non  fior fie  doppo  lunghijfìme  ojfieruazioni,  eben/ìcure  rela- 
zioni, formarne  hijioriecosìfpedite,  che  pojfiano  feruir  come 
Ipoteji,  e  fiuppoftzionijìcure,  a  chi  volefle  con  le  lor  combina- 
zioni render  ragioni  adequate  di  tutte  le  apparenze ,  e  dirò  , 
anomalie,  e  particolari  difformità,\che  ne  i  mouimenti  dell' ac- 
que pojfono  fcorgerjìì  lo  mi  contenterò  d'hauere  auuertito , 
comelecaufe  accidentale  fono  in  natura,  e  fin  potenti  a  pro- 
dur  molte  alter  azioni;  le  minute  ojferuazioni  le  lafcerò  farz—f 
a  quelli,  che  praticano  diuerflMari;  e  filo  per  chiufa  di  que- 
Jio  nojìro  dAfcorfo  metterò  in  con/iderazione,come  i  tempi pre- 
ci/? de  iflujfì,  e  reflujjì  non  fintamente  vengono  alterati  dalle 
lunghezze  dei  fieni,  e  dalle  profondità  varie;  ma  notabile  al- 
terazione ancora penfio  tocche pojfia prouenire  dalla  conferen- 
za di  diuerji  traiti  di  Mari  deferenti  in  grandezza ,  &  in—* 
pojìiura,  ò  vogliam  dire  inclinazione  ;  qual  diuer/ìtà  cade  ap- 
punta qui  nel  golfo  Adriatico,  minore  afiai  delrefìo  del  Me' 
diterranneo,  epojloin  tanta  diuerfia  inclinazione,  ebedout** 
quello  ha  ilfiuo  termine,  che  lofierra  dalla  parte  Orientale,ch§ 
fono  le  riue della  Sorìa,  quejlo  è  racchiufio  dalla  parte  più  Oc- 
cidentale; e  perche  nelle  ejiremitàfiono  affai  maggiori  ìfluffi,  e. 
rejlujjì,  anzi  quitti filamente  fino  grandijjìmi  gli  alzamen- 
ti, &  abbaiamenti*  molto  verifimilmentepuò  accadere ,  che'i 
tempi  de  iflujji  in  Venezia  Jì  facciano  ne  i  rejlujjì  deW  altra 
ffiare ,  il  quale9  carne  molto  maggiore,  e  più  direttamente  dir 

Jlefi 


Del  Galileo.  45$ 

Jfefo  da  Occidente  in  Oriente,  viene  in  certo  modo  ad  hauer 
dominio  fopra  P  Adriatico;  e  pero  no  farebbe  da  marauigliar- 
fi,  quando  gli  ejfetti  dipendenti  dalle  cagioni  primarie  non  fi 
verificajfi.ro  net  tempi  debiti ,  e  rifpondenti  a  i  periodi  nell' 
Adriatico ,  ma  fi  bene  nel  refio  del  cMediterraneo .  Ma  que- 
fìe particolarità  ricercano  lunghe  offeruazioni ,  le  quali  ne  io 
ho  fin  qui /attenne  meno  fon  per  poterle  fare  peri"  auuenirei 

$AGR.  lAJfai  mi  par, che  voi  babbiate  fatto  in  aprirci  il  primo  in* 
grejfo  a  così  alta  fpecolazìone,  della  quale ,  quando  altro  non 
ci  hauefie  arrecato,  che  quella  prima  general proporzione ,  che 
a  me  par,  che  non  patifca  replica  alcuna ,  doue  molto  conclu- 
dentemente fi  dichiara  ,  cheftando  fermi  i  vafi  contenenti  le 
acque  marine ,  impojfibil  farebbe ,  fecondo  il  comun  corfo  dà 
natura,  che  in  ejfefeguijfero  quei  mouimenti ,  chefeguir  veg- 
liamo, e  che  all' incontro  pofii  i  mouimenti  per  altri  ri/petti  at- 
tribuiti dal  Copernico  al  globo  terrefire  debbano  necejfaria- 
mente  feguire  fimilì  alterazioni  ne  imari,  quando  dico  altro 
non  cifujfe  ,  quefio  foto  mi  par  chefuperi  di  tanto  interuallo 
le  vanità  introdotte  da  tanti  altri,  che  il  ripenfar folamente  a 
quelle  mi  muoue  naufea  ;  e  molto  mi  marauiglio,  che  tra  huo- 
mini  difublime  ingegno,  che  pur  ve  ne  fono  fiati  non  pochi , 
non  fa  ad  alcuno  cafcato  in  mente  la  inconpatibilità,cbe  e  tra 
il  reciproco  moto  dell'acqua  contenuta,  e  la  immobilità  del  va~ 
fo  contenente ,  la  quale  repugnanza  bora  mi  par  tanto  ma- 
nifefia. 

SALV.  Più  e  da  marauigliarfi,  che  ejfendopur  caduto  inpenfiero 

ad  alcuni  di  referir  la  caufa  de  iflujfi,  e  refiu/fi al  moto  della 

terra,  onde  in  ciò  hanno  mofìrato  perfpicacìtà  maggiore  della 

comune,  nello /irigner poi  il  negozio ,  non  habbiano  afferra-     Non  balla 

to  nulla; per  non  bauere  auuertito,  che  non  bafìa  vn  femplice  per  produrre 

moto  ,  <&"  vmforme  ,  quale  e  v.g.  il  femplice  diurno  del  globo  j*  flurso,  e  re- 

terrefire,  ma  fi  ricerca  vn  mouimento  ineguale ,  bora  accele-  **$  so  vn    mf 

'  ■>    1  j  .  iv  1     1  ?    ■       /•  r       paco   moto 

rato,  1fX  bora  ritardato  ;percbe  quando  il  moto  de  i  vajijia—*  del  elobo  tcr- 

vnìforme  l'acque  cont enute fi  abitueranno  a  quelle ,  ne  mai  reftre  . 

far  anno  mutazione  alcuna  .  Il  dire  anco  (come  fi  referifee    Opinione  di 

d'vno  antico  Matematico  )  che  il  moto  della  terra  ine ontran-  ^cleucom*tc* 

dosi  col  moto  dell'orbe  lunare  cagiona  per  tal  contraflo  ilflufi  uau       * 
fo,  e  rejlujfo,  refìa  totalmente  vano, non  folo,percbe  non  vien. 

dichiarato,  ne  si  vede ,  come  ciò  debba  feguire ,  ma  sì  forge  la 
falsità  manifefìa,  attefochcla  comunione  della  terra  none 

sontra- 


45  £  Dialogo  quarto 

.contraria  al  moto  della  Luna ,  ma  e  per  il  medesimo  verjo . 
Talché  il  detto ,  eimaginato  sin  qui  da  gli  altri,  re/la,  alpartt 
mio  ,  del  tutto  inuakdo  .  Ma  tra  tutti  gli  huomini  grandi  , 
II  Feplera  the  [opra  tal  mirabile  effetto  di  natura  hanno  jSlo/òfato  ,  pia 

tfiene  con  ri-  mi  merauiglio  del  Keplero  che  di  altri  ,  il  quale  ti  ingegno  li- 

fpetra  accula-  £er0  ,  fò>  acut0 t  e  che  haueua  in  mano  i  moti  attribuiti  alla 

terra,  habbiapoi  dato  orecchio ,  &  ajfenfo  a  predomini/ della 
Luna  J opra  l'acqua ,  ^7  a  proprietà  occulte  ,  ejìmilifanciul-* 
lezzzs  . 
ÉAGR.  Io  fon  d 'opinione,che  a  quejìi più  fpecolatiuifìa  auuenuto 
quello  che  diprefente  accade  a  me  ancora ,  cioè  il  non  poterti 
intendere  il  viluppo  de  i  tre  periodi  annuo,  mc/ìruo,e  diurno; 
ccomélecaufe  loro  mofirino  di  dependere  dal  Sote,e  dalla  Lu- 
na,fenza  che  rie  il  Sole,  ne  la  Luna  habbiano  che  far  nulla 
€on  t acqua  5  negozio  per  piena  intelligenza  del  quale  a  me  fa 
dimefìiero  vnapiùjiffa  ,  £  lunga  applicazione  di  mente,  la 
quale  fin  bora  dalla  nouità,  e  dalla  difficoltami  rejìa  affai  of- 
fufeata;  ma  non  difperocol tornar  da  mejhjlomfolitudine,  e 
fìknzio,a  ruminar  quello yche  non  ben  digejlo  mi  rimane  nel- 
la fantajìa,  d\efferper j armene poffeffor e .  Hauiamo  dunque 
da  i  difcorjìdi  qutfìi  ^.giorni, grandi  attejìaziom  a fauor  del 
si/iema  Copernicano ,  tra  le  quali  quejle  tre  prefe,  la  prima 
dalle  fazioni  ,e  retrogradazioni  de  i pianeti .,  e  da  iloro  acca- 
fìamenii,  e  allontanamenti  dalla  ferrarla  feconda  dalla  reuo- 
luzion  del  Sole  mfejìeffb,  e  da  quello ,  che  nelle fue  macchie  fi 
offerua^la  terza  da  ijlujjì^  rejlufft  del  marosi  mojìrano  affai 
£oncludenti . 
SALV*  Ci  si  potrebbe  forfè  in  breue  aggiugner  la  quartale  per  au' 
-  r„r  ueniur  a  anco  la  quinta,  la  qziarta  dico  prefa  dalle Jìellejìffef 

Mariìlijotìer-  mentre  in  loro,  per  efattijjìme  offeruazioni  appariffèro  quelle 

uà  la  iiicn'dia  minime  mutazioni ,  che  il  Copernico  pone  per infensibili  . 

na.  enei-  mobi*  Surge  di  prefente  v'na  quin  fa  nouità ,  dalla  quale  si  poffà  ar- 

§?^  *  guir  mobilità  nel  globo  terre/ire,  mediante  quello ,  chefottilif 

/imamente  va  /coprendo  l '  ìllujìrijjìmo  S.  Cefare  della  nobi- 
le/ima famiglia  de  i  cMarflij  di  Bologna ,  puf  accademico 
Linceo,  il  quale  in  una  dottif  ima  frittura  va  efponen do,  co- 
me ha  offe 7 nato  vna  continua  mutazione ,  benché  tardi/sima 
nella  linea  meridiana,  della  quale  frittura,  dame  vltima- 
men  te  con  flupore  veduta  ,/pero  che  doueràfane  copia  a  tutti 
.gli Jìudioji  delle  marauiglie  della  natura  • 

Non* 


Del  Galileo.  457 

SAGR.  Non  e-quejta  la  prima  volta ,  \cbe  io  ho  ìntefo  parlar  dtlì 
efquisita  dottrina  di  quejio  Signore,  e  dì  quanto  egli  si  moslri 
ansiofoprotettor  di  tutù  i  litterati,  e  fé  quejìa,  b  altra  fua  ope- 
ra  vfcirà  in  luce,  già  pofsiamo  ejler  sicuri,  che  sia  per  ejfer  co/a 
insigne. 

$ALV.  Oraperchè  è  tempo  di  por  foie  ai  nojiri  dìfcorsì,  mi  rejìa  a 
pregami,  che  fé  nel  riandar  più  pò fatnmente  le  cofe  da  me  ar- 
recate, incontrajie  delle  dìfìculià,  o  dubbi/  non  ben  re/aiuti 
fcusiate  il  mio  difetto,  si  per  la  nouità  del  pensiero,  si  per  la  de- 
bolezza del  mio  ingegno^  si  per  la  grandezza  dclfuggetto,  e  si 
finalmente  ,  perche  io  non  pretendo ,  ne  ho  pretejo  da  altri 
epiteli 'ajfenfo,  ch'io  mede/imo  non prejìo  a  queHa  fantajìa ,  la 
quale  molto  ageuolmen  te  potrei  ammetter  per  vna  vanijjima 
chimera,  e  per  vn  folenmfsìmo  paradofo  ;  e  voi  Sig.  Sagr.  fé 
ben  ne  ìdìfcorfihauuti  hauete  molte  volte  con  grand 'applau- 
fo  mojirato  di  rimaner' appagato  d'alcuno  de*  miei  penjìeri  9 
ciò  Rimo  io,  chefiaproue?iuto  in  parte  più  dalla  nouità ,  chzs 
dalla  certezza  di  quelli,  ma  più  affai  dalla  voftra  cortejìa,  che 
ha  creduto,  e  voluto  colfuo  ajfenfo  arrecarmi  quel  gufo  ,  che 
naturalmente  fogliamo  prendere  dall' approuazione  ,  e  laude 
delle  cofe  proprie  ;  e  come  a  voi  mi  ha  obbligato  la  vojira  gen- 
tilezza, così  me  piaciuta  l'ingenuità  del  Sig.  Simp.  ^Anzila 
fua  coftanza  nel fojiener  con  tanta  forza ,  e  tanto  intrepida- 
mente  la  dottrina  delfuo  maefìro  ,  megli  ha  refe  affeziona- 
tìf  imo.  B  come  a  V.S.  Sig.Sagr.  rendo  grazie  del  cortejifsimo 
affetto,  così  al  Sig.  Simp.  chieggio  perdono, fé  tal  volta  col  mio 
troppo  ardito,  e  refoluto  parlare  Ihò  alterato;  e  fa  certo,che  ciò 
non  ho  io  fatto  ,  moffo  da  Jìnifiro  affette ,  ma  folo  per  dargli 
maggior'  occafìone  di  portar  in  mezo  penjìeri  alti,  onde  iopo- 
tefsi  rendermi  più  feienziato  . 

SIMP.  Non  occorre ,  che  voi  arrechiate  queflefeufe ,  che  fon  fu- 
perfiue,  e  maffime  a  me ,  che  fendo  confueto  a  ritrouarmi  tra 
circoli ,  'e pubbliche  difpute  ho  cento  volte fentìto  ì  difputaniì 
non  fellamente  rifcaldarfi,  e  tra  di  loro  alterarjì}  ma  prorom- 
pere ancor  a  in  parokinghtriofe  ,  e  talhora  trafeorrere  affai 
vicini  al  venire  a  i fatti .  Quanto  poi  a  ì  difeor/ì  hauutì  ,  & 
in  particolare  in  quefvltimo  intorno  alla  ragione  delflufso9 
ereflufso  del  mare  io  veramente  non  ne  retto  interamente 
capace ,  ma  per  quella  qualfijìa  ajjai  tenue  idea , .  che  me  nt^t 
fon  formala,  conf effe  il  vojlropenfìero  parermi  bene  più  in* 

gegnofo 


o 


45  8         Dialogo  quarto  del  Galileo . 

gegnofo  di  quanti  altri  io  me  ri  h  abbia  fentiti ,  ma  non  peri 
lofiimo  verace,  e  concludente  ;  anzi  ritenendo  ftmpre  aitanti 
àgli  occhi  della  mente  vnafaldijjìma  dotti  ih  a,  che  già  da  per- 
dona dottijfima,  &  emine ntif sima  apprefi  y  &  alla  quale  e f or- 
za  quietarfi,  so  che  amen  due  voi  interrogati ,  Se  1  ddio  con  la 
fua  infinilap/Otenza,  e fapienra  pottua  confa  ire  ali  tltmentd 
dell'acqua  il  reciproco  mouimento ,  che  in  efso  forgiamo  ,  in 
altro  modo,  che  col  far  muouereil  vafo  contenente,  su,  dico , 
€he  rifpOfiderete  hauere  egli  potuto ,  efaputo  ciò  fare  in  molti 
modi,  &  anco  dall'intelletto  nofìro  inefcogilabilv,  onde  io  im- 
mediatamente vi  concludo,  che ,  fante  quefio  ,fouerchia  ardi' 
tezza  farebbe,  fé  altri  vclefse  limitare,e  coartare  la  diuina  po- 
tenza, efapienza,  ad  vnafuafantafiaparticolare. 

SALV.  cM  ir  abile ,  e  veramente  Angelica  dottrina  ,  alla  quale 
molto  concordemente  rifponde  quell'altra,  pur  diuina,  la  qua- 
le mentre  ci  concede  il  difputare  intorno  alla  cojìituzione  del 
Mondo,  ci foggiugne  (forfè  acciò  che  Vefercizio  delle  menti 
bumane  non ji tronchi ,  ò  anneghittifea  )  che  nonfiamo  ,per 
titrou  are  l'opera  fabbricata  dalle  fue  mani.  Faglia  dunque 
l'efercizio  permefsoci,  <&  ordinatoci  da  Dio  per  riconofeere ,  e 
tanto  maggiormente  ammirare,  lagrandezafuay  quanto  me- 
no dirottiamo  idonei  a  penetrare  i  profotìdi  abifsi  della  fua 
infinita  fapienza . 

%iASR.  E  quefia  potrà  efser  Vvltima  chiufa  de  i  nofiri  ragiona- 
menti quatriduani ,  dopo  i  quali ,  fé  piacerà  al  Sig.  Saluiati 
prenderjì  qualche  interuallo  di  ripofo,  conuiene,  che  dalla  no- 
Hra  curiojìtà  glifia  conceduto,  con  condizione  pero,  che  quan- 
do glifia  meno  incomodo  torni  afodisfare  al  defiderio,  in  par- 
ticolare mio,  circa  i  Problemi  lafciati  indietro ,  e  da  me  regi- 
jlrati, per  proporgli  in  vna  ,o  due  altre  fefsioni,  conforme  al 
fonuenuio  ;  efopra  tutto  fìarò  con  efìrema  auidità  affettan- 
do difentiregli  elementi  della  nuouafcienza  delnojlro  Acca- 
demico, intorno  a  i  moti  locati  naturale ,  e  violento .  Et  in—» 
tanto  potremo,  fecondo  Ufolito,  andare  a  gufi  are  per  vribora 
4£  nojìriff  efebi  nella  Gondola  che  ci  ajpetta. 


IL    FINE. 


e  k 

Car.    Ver. 
ia    31       alcura 
li     17        m elfi  per 

Nella  poftilla 
13     ii        Queft» 

Nella  poftilla 
16     6.  e  7.    mobile 
ti     17        cadere 
li     30         mai  vi  fi 

Nella  poftilla  prima 
»i  non  può 

Nella  feconda  poftilla 
ti  circolarmente 

Nella  poftilla 
ti 

*J     34 
26        4 

33  3i 

39  14 

64  36 

71  iS 
74 


rata: 

alcuna 
molli  di 


106 
116 

117 
in 
in 

114 

xi4 
ii- 
154 
156 
159 

16? 
134 
186 
188 


14 


medefìmo 

non  ci  va  parentefi 

latcio 

quefte 

princioali 

ne  ti  ite 

da 

le  poftille  fon  fuperflue 

le  feconde  poftille  replicate  fon  fuperflue 

ìotefi  inerii 


Quiete 

piano 
cadente 
mai  non  vi  il 

non  fi  può 

circolare  perpetuatnciJQI 

medefimo  luogo 

lafciò 

quefto 

principale 

venite 

de 


Nella  poftilla  prima 


14 

16 

5 

6 

37 
14 


eruftra  fa 

Koftechio 

vne 

delle 

falfa,  e  due 

confeiTate 


fruftra  fic 

Roftochio 

vna 

delle  due 

falfa 

confeflato 


a.  giuocare 
mefe  alando 

la  figura  per  errore  è  capouolta 
Nella  poftilla 


giuocano 
mefcolandola 


*7 
17 
3° 


iperare 
.  leghili 
termino 
lontano  dalla 


191     ii       cagione 
196     13         femprc   : 
i^3     17        voftra: 
103     18        cadente 

Nella  poftilla  nel  fine 
ao?  ingiù 

Nella  poftilla  feconda 
114  otto 

Nella  poftilla  prima 
*JJ  l    Argute 


operare 

.  Leghili 

terminò 

lontano  dal  contatto  d«e  palmi  $ 

trouerebbe  lontano 
ragione 
l'opra 
voftra? 
cedente 

insù 

fei 

Argmg 


/ 


%6o 
%66 
284 
285 
285 
2.88 
289 
291 
3*4 
3i  3 
3*3 


Nella  poftilla  prima 


2 
2. 

18 

Si 

3 

39 

a 

6 

n 
13 


conueniente 
forma 
fo 

viufi 
Ma 

P  e  miro        , 
ifmagar 
diltatiza 
l'oileruzione 
conuefla 
concaua 


Nella  peilUla  feconda . 


33°  irraggiatiti 

335  le  lettere  fuperiore  della 
figura  yxn  pzu  qa  xcs 

335  39  e 

336  2,9  Venere 
53Ó  29  Venere 
343  2  quelli 

343  19  GCF. 

344  <5  e  obliquità 
351  18  prefa 
354  7  lira 
354  2,3  so,  che 


comune 

forza 

fon 

ricun" 

Maaa 

peucero 

ifmagliar 

differenza 

l'o  fferuatore 

concaua 

conueifa 

irraggiarli 

ynx  zp  uaqtrs 

C 

Saturno 

Saturno 

quelle 

GSF. 

d'obliquità 

jpofta 

Lira 

sòche 


Nella  postilla 
3  %6  della  alalia 

362    2.7       apparifee  apparine 

584  nella  figura  tra  le  due  lettere  AE.  manca  la  Ietterai. 

385    2.6       GH. 


387      4        IM. 

Nella  poftilla  prima 
390  tafta     ' 

Nella  poftilla  feconda 
390  danno 

39i     37        folamente, 

416  28        volo 
Nella  poftilla  prima 

417  feguero 
420 


GN. 
IK. 

«afta 

dannano 
,  folamente 
volò 


feguono 
ueìla  figura  la.  lettera  C.  pofta  alla  delira,  va  notata  alla 
finifìra, 

procedente 
l'vno 


4^6     16        precedente 
4-9     £5         ì'vha 

Nella  terza  poftilla 
431  delra 

Nella  poftilla  terza 
443  £el  periodo 


della  terra 
Se'l  moto 


A 

Accademico  Linceo  primo  (copri  tordelle  Macchie 
Solari,  e  di  tutte  l'altre  nouità  lcìcùiì  .  337 

Accelerazione  de  i  graui  nattiralméte  de(cendenti,cre- 
fce  di  momento  in  momento .  224 

Acciaio  brunito ,  da  alcune  vedute  apparìfce  chiarilsi- 
mo,  e  da  altre  ofcuriiUmo .  72 

Accidente  marauiglioiò  nel  moto  de  i  proietti.  1 48 

Da  gl'Accidenti  comuni  non  li  pò  {"fon  conofcer  le  na- 
ture diuer  le.  259 

Accidente marauigliofo,depcndente  dal  non  inclinarfi 
l'alfe  della  terra .  587 

Accidente  de  i  mouimenti  della  terra  imponìbile  a  rap- 
prefentaru*  con  arte  in  pratica .  42$ 

Due  particolari.  Accidenti  notabili  ne  i  pendoli  ,  e  loro 
vibrazioni .  444 

Acqua  iòlleuata  in  vna  eftremiti ,  torna  per  fé  fteifa  all' 
Equilibrio .  421 

Ne  i  vali  più  cortile  reciprocazioni  dell'Acqua  fon  più 
frequenti.  422 

La  maggior  profondità  dell'Acqua,  fa  le  reciprocazio- 
ni più  frequenti .  422 

Acqua  alza,  &  abballa  nell'eltremìtÀ  del  vafo ,  e  corre 
nel  le  parti  di  mezo  422 

Corlò  dell'  Acqua  ncluoghi  ftretti  più  veloce,che  negli 
fpazioiì  :  e  perchè  :  428 

Acqua  più  atta  a  conièruar  l'impeto  concepito,  che  nò 
è  l'aria.  451 

Alchimifti  interpretano  le  fauolc  per  fegreti da  far'Qro  105 

Alcuni  Icriuono  quei  che  non  intendono,  e  però  non 
s'intende  quel  che  ciTi  icriuono .  71 

Alcuni  di  il  orrendo  prima  (i  fidano  nella  mente  la  con- 
cludane da  \ot  creduta,  e  poi  adattano  a  quella  i  di- 
feonì .  269 

Alterazioni  negl'effetti,  arguifeono  alterazioni  nelle 
caule .  459 

L'Ari  ti  tic  oiic  accomoda  le  ofìeruazioni  Aitronomi- 
che  a  i  fiioi  di  Jet  ni .  44 

Animali  non  fi  Mancherebbero,  quando  il  lor  moto 
precedei;  come  quello,  che  viene  attribuito  ai  glo- 
bo tea  e;lre.  Ug  ~,      265 


Argento  brunito  apparifee  più  ofeuro ,  che  il  non  bru- 
nito: è  perche .  72 

Appre (lamento ,  e  difeoftamento  de  i  tre  Pianeti  mpe- 
riori  importa  il  doppio  della  diftanza  del  Sole.  3  22 

L'Aria  toccandoci  Tempre  con  la  medeli  ma  parte,  non 
ci  ferifee .  23  S 

Più  ragioneucle  è  che  l'Aria  (la  rapita  dalla  fuperflcie 
afpra  della  terra,  che  dal:  moto  celefte  .  451 

Argomento .. 

Argomento  Cornuto,  detto  altrimenti  Sorite».         •        3$, 

Argomento,  che  necefiàriamen te.  proua  le  Macchie 
folari  generarli ,  e  diilbluerfi . *  46 

Argomento  terzo  prefo  da  i.  tiri  d'Artiglieria  verfo  Le- 
uante,  e  verfo  Ponente .  113 

Argomenti  di  due  generi  intorno  alla  quiftione  del 
moto ,  ò  quiete  della  terra .  11? 

Argomenti  di  Tolomeo  di  Tieone, e  d'altri  oltre  a  quel- 
li d'Ariitotilc .  118 

Primo  Argomento prefo  da  i  cadenti  da  alto  a  baiso;       1 19 

Secondo  Argomento  prefò  dai  proietto  tirato  iu  gran- 
de altezza.  119 

Argomento  prefo  dalle  nugole,  e  da  gli  vccelli ..  125 

Argomento  prefo  dal  Vento ,  che  ci  par  ferirci  mentre 
corriamo  a  cauallo  .  125 

Argomento  prefo  dalla.vertigine,  che  hi  facoltà,  d'e- 
ftr  udei  e,  e  diiìipare .  12  5 

Scioglierli'  Argomento  prefo dai  tiri,  verfo.  Leuante,  e 
ver  lo  ponente  ..  164 

Siconfuta  in  altra  maniera  l'Argomento  prelb  da:  i  ca- 
denti a  perpendicolo.  242 

Argomenti  contro  al  moto  della  terra,  preti  ex  rerum 
natura.  250 

Argomento  contro  al  triplicato  moto  della  terra .  2/ 2 

Argomento  prefo  da  gli  animali  ,  che  hanno  bifogno. 
di  ripofo.benche  il  moto  loro  fia  naturale,  262 

Argomento  del  Keplero  a  fauor  del  Copernico;.  265 

Argomento  di  Ticone  fondato  fopra  ipoteh*  falfe.  ^51 

Argomento  concludente  il  globo  terxeitre  elfer'  vna. 
Calamita:»-  397 

Ariit 


Adftotìfe. 

Suitanze  celeni  inalterabili ,  &  elementari  alterabili  ne- 
celiarle  in  natura  di  mente  d' Ariitotile .  i 

Ariitotile  fa  il  Mondo  perfetto  perchè  ha  la  trina  di- 
meni! one.  2 

Dimoftrazione  d' Annotile  per  prouar  le  dimenilonì 
eiìer  tre .  z 

Parti  del  Mondo  dua  per  Ariftotile,celefte ,  &  elemen- 
tare, tra  di  loro  contrarie .  7 

Annotile  accomoda  i  precetti  deli' Architettura  alla  fa- 
brica,  e  non  la  fabrica  a  i  prec  etti .  % 

Detìnizion  della  Natura,  ò  difetto  la,  ò  indotta  fuor  di 
tempo  da  Annotile .  % 

Linea  circolare  perfetta  fecondo  Annotile  ,  e  la  retta 
inperfetta:  e  perchè .  io 

Argomento  d'Ariftotile  per  prouar  che  i  granì  fi  imto- 
uono  per  andare  al  centro  dell'  Vniuerlb  .  26 

Ariftouie  non  puòequiuocareeiTcndo  inuentor  delia 
Logica.  26 

Paralogismo  dWrifrotile  nel  prouar  la  terra  eifer  nel 
e  e  iì  tro  del  M  ondo  .  2  7 

Scuoprcii*  il  Paralogiimo  d'Anito  t.  per  vn'altro  verfo.       28 

Difcorfo  d' Arili,  per  prouar  l'incorruttibilità  del  Ciclo.     30 

Annotile n  moftra  diminuto  nell'anegnar  le  caule  del- 
reifer  gli  Elementi  generabili,  e  corruttibili.  3  5 

Annotile  ,  e  Tolomeo  pongono  il  globo  terreftre  im- 
mobile. 37 

Arittotilc  muterebbe  opinione  vedendo  le  nouità  del 
noitro  fceolo .  42 

Suftanzaccieitc  impenetrabile  per  Annotile.  ór 

Inuenzione  del  Telefcopio  cauata  da  Annotile .  102 

Alcuni  leguaci  d'Annotile  feemano  la  reputazion  di 
quello  col  troppo  volergliela  accrefeere .  105 

Il  troppo  aderire  ad  x\riftotilc  è  biaflmeuole.  105 

Ariftotile,  e  Tolomeo  argomentano  contro  al  moto 
diurno  attribuito  alla  terra  .  107 

Ragioni  d  Annotile  per  la  quiete  della  terra .  1 17 

Ariftotile,  ò  luorrebbegli  Argomenti  contrari),  ò  mu- 
terebbe opinione.  124 

Argomento  d' Ariitotile  contro  al  moto  della  terra  pec- 
ca in  dua  maniere.  Gg  2  130 


Paralogiimo  d'Annotile,  e  di  Tolomeo  nel  fuppor  per 
noto  quello  che  è  in  quidione  .  133 

Ari  dotile  ammette  che  il  Fuoco  fi  muoua  rettamente 
per  ma  natura,  &  in  giro  per  participazione .  1 34 

Il  Proietto  fecondo  Andatile  non  è  mollo  da  virtù  im- 
preca, ma  dal  rnezo »  14$ 

Eiperienze,  e  ragioni  molte  contro  alla  caufa  del  moto 
de  i  proietti  polla  da  Arido tile  .  1 44 

Arido  die,  e  Tolomeo  par  che  confutino  la  mobilità 
della  terra  contro  a  ehi  haueife  creduto  che  eflendo 
ella  (lata  lungo  tempo  ferma  cominciane  a  muoueril 
al  tempo  di  Pittagora ,  185 

Errord' Ariftotile  nell'affermare  i  grani  cadenti  muo- 
uerfi  fecondo  la  proporzione  delle  grauità  loro .  24S 

Si  dubita,  di  dua  proporzioni  repugnanti  alla  fua  dot- 
trina, quale  ammetterebbe  Aridotile  neceflitato  a  ri- 
ceuern'vna..  517 

Aridotile  fa  centro  dell' Vniuerio  quel  punto  intorno 
al  quale  tutte  le  sfere  celelli  li  girano  .  517 

Le  dimodrazioni  d' Ariftotile  per  proua  che  l' Vniuerfo 
Ha  finito  calcano  tutte,  negandoli  che  fia  mobile         517 

Argomento  d' Ariilotile  contro  a  gli  antichi,  che  vole- 
uano,  che  la  terra  fuife  vn  Pianeta  .  371 

Ariftotile  taffa  Platone  per  troppo  ftudiofo  della  Geo- 
metria. 39Q 

Ariilotile  concede  a  i  midi  mouimen  ti  comporti.  405 

Arido  tile  attribuite  e  a  miracolo  gli  erfetti  dei  quali  s'i- 
gnorano le  caule..  414 

Artifizio  arguto  per  apprender  la  filofofia  da  qualfìuo- 
glia  libro".  iot 

Ainomi  ammeilì  coni unemen te  da  tutti  i  filofofi.  3 9Q 

Adronomi . 

Adronomi  conuinti  dall' Antidcone.  44 

Principale  feopo  de  gU  Adronomi  render  ragione  del- 
l'apparenze. 33Z 

Inganno  comune  di  tutti  gli  Adronomi  intorno  alle 
grandezze  delle  delle.  353 

Adronomi  conuengono  che  della  maggior  tardanza 
delle  conuerilonine  ila  cagione  la  maggior  grandez- 
za de  gli  orbi.  3  $7 

Aftro- 


Aftronomi  forfè  non  hanno  auuertito  quali  apparenze 
leguano  al  moro  annuo  della  terra  .  365 

Il  non  hauer  gii  Aftronomi  fpecificato  quali  mutazio- 
ni poflàn  deriuar  dal  moto  annuo  delia  terra  da  legno 
che  eili  non  l'habbiano  bene  intele ,  570 

Molte  cole  poifonreitare  in  Altronomia  non  oiìerua- 
te  ancora .  448 

Aura  perpetua  dentro  a  i  tropici  verfo  accidente .  453 

Autore . 

L'Autore  del  libretto  delle  disquifìzioni  (  che  è  il  P. 
Chriitoforo  Scheiner  Geiuita  )  vi  accomodando  le 
cole  a  i  fuoi  propoli  i,  e  non  i  propoli  ti  alle  cofe.  88 

L'Autor  dell' Antiticone  infta  contro  al  Keplero,  263 

Prima  oppofizione  dell'Autor  moderno  del  libretto 
ddledii'quifizioni.  214 

L'Autor  del  libretto  fi  confonde ,  e  fi  contradice  nelle 
lue  interrogazioni»  363 

B 

Buonarruoti  d'ingegno  fubblime .  95 

Burla  fatta  a  vno,  che  voleua  vender  certo  fegreto  da 
parlar  con  vno  in  lontananza  di  mille  miglia.  9$ 

Calamita . 

Calamita  armata  foitiene  aflaiiilmo  più  ferro  che  di- 
lanila ta.  398 

Cagione  vera  della  gran  multiplicazione  di  virtù  nella 
Calamita  mediante  l'armatura.  400 

Si  inoltra  come  il  ferro  è  di  parti  più  fottili,  pure >  e  con- 
fhpate  che  la  Calamita  »  400 

Moltraii  al  fenlò  l'impurità  della  Calamita.  40/ 

Tre  moti  diucrfl  naturali  delia  Calamita .  404 

ài  coftringouo  i  Filofofì  a  confeilàre  che  la  Calamita  fia 
comporta  di  fuftanze  celefti,  e  di  elementari .  403 

Fallacia  di  quelli  che  chiamano  la  Calamita  corpo  mi- 
rto,  e  1  globo  tcrreftre  corpo  fempliee .  406 

Ehctto  improbabile  ammeuò  dal  Gilberto  nella  Ca- 
lamita. 406 

Calcolo  di  quanto  i  tiri  d'Artiglieria  deurebbero ^ma- 
ri ar  dal  legno  pollo  il  moto  della  terra .  175 

Cagione  che  impedifee  il  Pendolo ,  e  lo  riduce  alla 
quiete .  2> 

Cagione 


Cagione  delio  francarli  gii  animali .  26$ 

Cania  per  la  quale  in  alcuni  canali  angufti  lì  vede  l'ac- 
qua del  mare  correr  i èmpre  per  ii  medefimo  verib.      4  ? 0 
Ca io  ridicolo  di  certo  .Seul  core  .  1 04 

Cafonotabilepermoftrare  il  nulla  operare  del  moto 

comune,  16$ 

Cercar  quello  che  feguirebbe  dopo  vn'impoiìibile  è 

vanità  .  26 

Certezza  delia  conclmìone  aiuta  a  trouar  la  dimo- 
strazione .  43 
Che  gli  oggetti  lontani  appariscano  più  piccoli  è  difet- 
;    to  delio  echio,  come  lì  dimoflra.                                  364 
Chi  nega  il  Senio  merita  d'eiferne  priuato  -  24 
Chi  mancale  della  cognizione  dell'elemento  dell'ac- 
qua non  li  potrebbe  imaginare  le  naul,  né  i  pefei.           5 3 
Copernico  » 
Copernico  reputa  la  terra  eiTere  vn  globo  Simile  a  vn 

Pianeta .  I 

I  feguaci  del  Copernico  non  fon  morii  per  ignoranza 
delle  ragioni  contrarie  .  121 

I  feguaci  dei  Copernico  tutti  fono  Itati  prima  contrari) 

a  tale  opinione  ,  ma  1  feguaci  d' Aristotile  non  fono 
flati  mai  della  contraria .  121 

X  Seguaci  del  Copernico  troppo  largamente  ammetto- 
no come  vere  alcune  proporzioni  aliai  dubbie .  174 

Altre  oppoiizioni  di  dna  autori  moderni  contro  al  Co- 
pernico , .  213 

Neìl'oponione  del  Copernico  fi  guada  il  Criterio  della 
filoiòfìa .  242 

In  via  del  Copernico  bifogna  negar  le  fenfazioni .  248 

Arguta  %  &  inileme  ièmpiice  inilanza  contro  al  Co- 
pernico, 255 

II  Copernico  a  fegna  con  errore  le  medesime  opposi- 
zioni a  nature  riiuerfe.  259 

Altro  Argomento  pur  contro  al  Copernico  .  260 

Copernico  mette  perturbazione  nell'Vniuerfo  d' An- 
notile .  262 

La  ragione }  e'1  difeorfò  in  Aristarco ,  e  nel  Copernico 
p rcuaglicno  al  fenlb  manifesto .  325 

iv.ofraii  quanto  (la  jmri.cbabile  l'opinion  del  Co- 
pernico 7  325 


11  Copernico  tace  la  poco  variata  grandezza  in  Venere*     '• 
e  Matte.  326 

Copernico  rettauuó  l'Altro  no  mia  ibpraFIpotelldi  To- 
lomeo, io 
Quello  che  mone  il  Copernico  a  ftabilire il  Ilio,  fi  ttema.  5  3  3 
GrandiiUmo  Argomento  a  fauor  del  Copernico,  e  il  ri- 

muouer  legazioni,  e  i  regreisi  da  i  moti  de  i  Pianeti.     334  ^ 

Copernico  perfuafo  dalle  ragioni  contro  alle  leniate  e- 
Iperknzc.  331 

Inttanzc  di  certo  libretto  proporte  ironicamente  con- 
tro ai  Copernico.  349 

Alcune  cole  non  comprefe  iL  Copernico  per  manca- 
meli to  di  (Ini men ti .  36$ 

Difficolta  mailima  contro  al  Copernico  per  quel  che 
apparitele  nel  Sole,  e  nelle  fìfse  .  371 

Dileguo  fempiiciilìmo,  che  rapprefenta  la  corti tuzione 
Copernicana,  e  le  lue  confeguenze .  3  84 

Corpi . 

Corpi  mondani  morii  da  principio  dì  moto  retto ,  e  por 
circolarmente  fecondo  Platone.  12 

Corpi  celeftì  non  fono  ne  graui  ne  leggieri  per  Aùr 
fiorile .  26 

Condizioni  per  le  quali  i  corpi  celctti  differifeono  da  gli 
elementari  dependono  da  i  moti  aflegnatigii  da 
Aditoti  le.  29* 

Corpi  celclti  generabili  ,  e  corruttibili  perchè  fono  in- 
generabili,  e  incorruttibili .  3  32 

Corpi  celetti  toccano  ma  non  fon  toccati  da  gli  ele- 
mentari .  34 

Corpi  lucidi  per  natura  diuerfi  da  i  tenebroli .  39 

Lagenerabilità  è  alterazione,  e  perfezion  maggiore 
nei  corpi  mondani,  che  l'oppofte  condizioni.  50. 

Corpi  celclti  ordinati  per  feruizio  della  terra  non  han- 
no bifogno  d'altro  che  del  moto,  e  del  lume.  jt 

Corpi  e  eletti  mancano  d'operazione  fcanbieuole  tra 
di  loro .  52 

Corpi  e  eletti  alterabili  nelle  parti  etterne ..  52 

Corpiccllo  delle  ftelle  irraggiato  appanfee  mille  volte 
maggior  che  nudo  .  69 

l  corpi  illuminati  apparìfeon  pia  chiari  neU'anbiente 
iiuro ,  «1 


Ogni  corpo  penflle,  e  librato  portato  ingiro  nella  cir- 
conferenza d'vn  cerchio  acquila  per  le  dello  vn  mo- 
to in  le  medelimo  contrario  a  quello  .  392 

Corpi  leggieri  più  facili  ad  eirermoiii,  che  i  graui  ,  ma 
menoattiaconferuareil  moto.  43* 

E 

Le  eleuazioni  minime  ,  e  maffime  della  della  nuoua 
non  diìterilcono  tra  di  loro  più  che  le  altezze  polari 
(e  la  della  nuoua  tara  nel  firmamento  .  27  5 

Elica  intorno  al  Cilindro  può  diri!  linea  femplice.  S 

E  gran  tementi  il  chiamar  neirVniuetfò  fuperfluo 
quello  non  intendiamo  efièr  fatto  per  noi .  361 

E  l'ideilo  elier  l'opinioni  nuoue  a  gli  huomini ,  de  eder 
gli  huomini  nuoui  all'opinioni.   :  36 

E  piu  dimeile  trouar  figure  che  11  tocchino  con  parti  di 
loro  luperricie  che  con  vn  punto  folo .  203 

Etror  grane  dell'impugnator  del  Copernico.  254 

Eiplicazione  del  vero  ienib  del  detto  del  Keplero,  e  Tua 
ditela.  ■    264 

©Tempio  della  cura  di  Dio  lbpra'l  genere  humano  tolto 
dal  Sole.  560 

E  ibrbitanzaimmefa  nell'Argomento prefo  dalla  palla 
cadente  dal  concauo  della  Luna .  216 

Eiperienze  Leniate  deuono  anteporll  a  i  difeorfi 
h  umani.  24  e  3% 

Eiperièza  che  modra  la  reflembn  delFacqua  efTer  men 
chiara  di  quella  delia  terra.  91 

Eiperienze ,  e  ragioni  contro  al  moto  della  terra,  intan- 
to apparirono  concludenti  in  quàto  ci  mantengono 
tra  gli  equiuoci .  177 

Elperienza  con  laqual  fola  il  modra  la  nullità  di  tutte 
le  prodotte  contro  al  moto  della  terra.  180 

Efpcrienza',  che  modra  come  il  moto  comune  è  im- 
percettibile .  -  244 

Elperienza  facile  che  modra  il  ricrefeimento  nelle  del- 
le mediante  i  raggi  auuentizi) .  329 

E '\  erienzala  quale  (enfaLamentemodra  due  moti  con 
trarij  naturalmente  conuenire  nel  medellmo  mobile.  392 

F 

La  Filofofia  può  riceuereaccrefcimemo  dalle  difpute, 
e  conii  adizioni  dei  Li  jiofi.  29 


felicità  grande,  e  da  cflrrc  inuidiata  di  quelli *  die  fi  per- 
vadono di  iàpere  ogni  cofa .  i  jf 
Figura  sferica  più  facilmen  te  s'imprime  di  ogn'altra.        204 
Figura  circolare  polla  fola  fra  i  pofhilati.                         204 
Figure  sferiche  di  diuerfc  grandezze  fi  poflbn  formare 

con  vn  folo  finimento .  204 

Le  figure  fuperfìcialicrefcono  in  "proporzion  duplica- 
ta delle  lor  linee .  3  2$ 
Filoibfia  peripatetica  inalterabile .  49 
La  figura  non  è  caufa  d'incorruttibilità ,  ma  di  più  lun- 
ga durazione .  77 
La  perfezion  di  figura  opera  ne  i  corpi  corruttibili  -,  ma 

non  negl'eterni .  77 

Se  la  figura  sferica  conferiue  l'eternità,  tatti  i  corpi  fa- 
rebbero eterni .  73 
Fi loibfi  Peripatetici  danano  lo  ftudio  della  Geometria .  390 
Filoibfia  magnetica  di  Guglielmo  Gilberto.                     393 
Flefiiire  negli  animali,  neceiìàrie  per  la  diuerfità  dei  mo 

u ime n ti  loro  .  20$ 

Le  FleiTure  negli  animali  non  fon  fatte  perla  diuerfità 

de  i  mouimen  ti .  252 

Forme  irregolari  difficili  a  introdurfi  .  205 

Foro  della  pupilla  dell'occhio  fi  allargale  fi  riftrigne .       355 

Fluno . 
La  natura  per  ifcherzo  fi  che  il  Fluno,  erefluflb  del 

Mare  applaude  alla  mobilità  della  Terra  .  409 

Fiufso,  e  refiufso  ,  e  mobilità  della  terra  fcanbicuol- 

mente  fi  confermano  .  409 

Effetti  terreni  indiiièrenti  tutti  a  confermare  il  moto,  ò 
la  'quiete  della  terra  ,  trattone  il  fiufso  ,  e  rerlufso 
dei  Mare .  409 

Prima  general  conclufione  del  non  poterli  far  fiufso ,  e 

repulso  ftando  il  globo  terreftre  immobile.  410 

Tre  periodi  de'rlufiì,e  refluiti  diurno,me(truo,&  annuo.  41 1 
Diuerfità,  che  accaggiono  nel  periodo  diurno .  411 

Caufa  del  fluito ,  e  redulfo  prodotta  da  certo  Filofofo 

moderno.  412 

Caufa  del  Auffa,  e  refluflb  attribuita  alla  Luna  da  certo 

prelato.  41 2 

Girolamo  Borro,  <3c  altri  Peripatetici  referifeono  la  cau 

Hh        fa  dei 


/ 


fa  dellfluflo,  e  reflufib.al  calor  temperato  della  Luna .  4/  j 
Si  rifonde  alte  vanità  addotte  per  cagioni  del  fluiTo ,  e 

relìuffo..  413 

Moftrail i'imp Giubiliti  de]  poter  :naturalmente.  fari!  il. 

fludbj  e. reflufTo,  ftando  la  Terra  immobile . .  415 

Potiffima,  e. primaria  caufa  del  fi  uffo,  e  refluffo .  421 

Accidenti.diuerfì,  che  accafeano  ne  i  fluffi,  e  refluffi.      421. 
Rendonfj  ragioni  de  i  particolari  accidenti-,QtTeruati  ne. 

i  fluffi,  e  refluilì »,      "  '  425 

Gaufe  fecondarie  perchè  ne  i  mari  piccoli.  >  e  ne  i  laghi. 

non  fi  fanno  fluffi,  e  refluiti  ^  42  5 

Rendei!  la  ragione  perchè. i fluii!  ,  erefluffi  perlo  più  fi 

facciano  di  lei  fiore  in  fei  hore ..,  426 

Caufa  perchè.alcuni mari  benché  lunghiffiminon  fen- 

tonoflufso,  ereflufso..  427 

Buffi,  e  refluffi  perchè  maffimi ne  gli  eftremi  dei  golfi , 

e  minimi  neile.parti  di  mezo .  427 

Si  difeorre  di  alcuni  più  reconditi  accidenti.che.fi  offer- 

uano  ne  i  fluffi,  e  refluffi,  42S 

Hufso  ,ereflufso  può  depender  dal  mouimento  diurno 

del  Cielo  .  43  6 

Bufso,ereflufso.  non  può  depender  dal  moto  del  Cielo.  437 
Si  aflegnano  diftufamente le  causerei  periodi  meitruo, , 

&  annuo  de i  fluffi, erefluffi . .  459, 

Alterazioni  meftrue  ,  &  annue  de  flufsi,  e  refluiti  non: 

poffon  depender  da.  altro  che  dall'alterazione  de  gli 

ad.ditamenti ,  efuttrazioni  del  periodo  diurno:  fopra , 

l'annuo.  440 

Buffi,  erefluffi  fon  piccoliffime  cofe  rifpetto alla  vaftità. 

de.'mari,6c  alla  velocità  del  moto  del  globo  terreitre.   450, 
Kon  baita  per  produrre  il  flufso ,  e  refluiso  vn  femplice. 

mo  to  del  globo  terreflre ■. .  4  5  §  ; 

G 
Grandezze  de  gli  orbi,' e  velocità  de'  moti  de'  Pianeti  ri- 

ipondono  proporzionatamente  all'effer  difeefi  dal  : 

medefimo  luogo .  22_ 

Generazione.,  e  corruzione,  è  folamentetrai  contrarij  j 

per.  Arido  tile..  -      30 

Cenerazioni,e  mutazioni  fatte  in  terra  fon  tutte  per  be- 

aeii^io-deli'huomo  ^  5* 

GÌQucfc 


Giouc  ,  e  Samrno  drcondanòefsi ancorala  terra,  eli 

Sole.  522 

Gioue  ricrefee  manco  dei  Cane .  3  £9 

Quando  il  globo  terreftre  furie  perforato  vn  grauc  de- 
.  incendente  per  tal  foro  patterebbe  afeendendo poi  ol- 
tre al centxo.per  altrettanto  ipazio  quanto  fu  quel 
della  fcefa  „  222 

Globo  terreftre  fatto  di  Calamita.  595 

Globo  terreftre  comporto  di  materie  diuerfe . 
Partiinterne  del^lobo  terreftre  <:onuien  che  ilano  foli- 

difìlme.  596 

Il  globo  noftro  il  chiamerebbe  pietra  in  iiecedi  terra  le 

tal  nome  gli  fofse  ftato  pofto  da  principio .  396 

Argomento  concludente  il  globo  terreftre  erTere  Ama 

Calamita.  597 

Si  rilponde  aii'inftanza  Fatta  contro  alla  vertigine  del 

globo  terreftre .  451 

Grandezze,e  numeri  immenfi  fono  incomprensibili  dal 

noftro  intelletto.  5  59 

Grande ,  piccolo  immenfo  fon  termini  rclatiui .  561 

La  grandezza,  e  piccolezza  del  corpo  fanno -diuerfità 
nel  moto  ma  non  nella  quiete .  264 

Guglielmo  Gilbcrti . 
Pilo  fona  magnetica  di  Guglielmo  Gilbcrti .  595 

Progrefso  dei  Gilberti  nel  fuo  filofofare  .  590 

Effetto  improbabile  ammetto  dal  Gilberto  nella  Ca- 
lamita, 40S 
L'inclinazione  dei  graui  al  moto  in  giù  eguale  alla  re- 
nitenza al  moto  in  sii .  200 
Ingegni  poetici  di  due  ipczie .  413 
L'iattanza  del  Chiar  amonte  (1  ritorce  contro  a  lui  ftefllb.  2.66 
Ifole  fono  indizio  delia  di  (egualità  de  fondi  del  mare.  41 3 
Inuenzione  delio  ìcriuerc  ftupenda  fopra  tutte  l'altre.  9$ 
Intelletto  ninnano  partecipe  di  diuinità  perchè  intende 

i  numeri,  fecondo  Piatone .  5 

Il  fenfo  moftrai  graui  muoucrll  ]àl  mezo  ,  e  i  leggieri 

al  coricano.  24 

I  graui  defeendenti  è  dubbio  fé  il  muouano  di  mo- 
to retto .  24 
I  graui  fi  muouono al  -centro  della  terrà  per  accidens 

Hh   2       -ico&ì* 


i  contrari)  che  fòri  caufà  di  corruzione  non  rileggo- 
no nell'ifteflò  corpo  che  fi  corrompe .  54 
Incorruttibilità  celebrata  dal   vulgo  per  timor  del- 
la Morte .  51 
Iraggi  più  obbliqui  illuminano  meno;  e  perchè .-              71 
Il  corruttibilericeue  ilpiù,  e'1  meno  ;  ma.  non  l'incor- 
ruttibile .  77 
Idetrattori  della  corruttibilità  meriterebber  d'efTer can- 
giati inftatue .                                                               51 
Il  non  hauer  mai  ihtefo  nulla  perfèttamente  fa  che  al- 
cuni credano  d'intendere  il  tutto ..                                 94 
Intendere,  humano  fatto  per  difcorf o\ .  97 
Ingegno  humano  mirabile  per  acutezza ..                         98 
Imberciatori  come  ammazzino  glivccelli  per  aria.         171 
Il  n  olirò  fapere  è  vn  certo  ricordarli,  fecondo  Platone.    18/, 
Il  vero  tal'ora  acquifta  forze  dalle  contradizioni.             19$ 
11  pendente  da  corda  più  lunga  fa  le  fue  vibrazioni  più. 
rade  e  he  il  pendente  da  corda  più  breue. .                      226 

I  capi  de  gli  olii  mobili  .fon  tutti  rotondi , .  23  z-, 
lì  conuenir  gliEìementi  in.vn  moto  comune  non  im- 
porta più  ,,ò.  meno  che  il  conuenire.  in  vna  quiete 
comune .  260- 

Ilriuolgimento  di  Mercurio  fi  conclude  effére  intorno 
al  Scile  dentro  all'erbe  dLV  enere ...  3211 

Inftanze  dell'autor  del  libretto  per  interrogazioni.  363 

Interrogazioni  fatte  all'autor  del  libretto  con  le  quali 
fi  moftra  l'inefficacia  delle  fue  *  £$$; 

Ipotefi  veriffima  in  più  breue  tempo  ipedirfi  le  reuolu- 
zioni  nei  cerchi  minori  che  nei  maggiori  :  il.  che  fi 
dichiara  con  dua  efempi .  441: 

K 

II  Keplero  vien  conrifpetto  acculato  ■.  45& 

Luna. 

Luna  manca  di  generazioni  limili  alle  nofl;re>&  è  inabi- 
tata da  huomini .  5  3 

Nella  Luna  poifon'efler  generazioni  di  cofeMiuerfe  dal 
le  noftre .  $& 

NellaXuna  porTon'elfer  ftiftanze  diuerfedalic  noftre.       54. 

Prima  conformità  tra  la  Luna,  e  la  Terra ,  che  è  quella . 
della  figura ,  il  cheli  prona  dal  modo  dellleifexe  illur 
aaiaata  dal  Sole  .*.  ss 


Seconda  conformità  è  l'elìer  la  Luna  tenebro  fa,  coms 

la  Terra .  5  5 

Terza  conformità  è  la  materia-delia  Luna  denfa,  come 

la  terra,  emontuofa..  56 

Quarta  conformità,Luna  diftinta  in  due  parti  differenti 
per  chiarezza,  &  ofturità,  come  il  globo  terreftre  nel 
mare ,  e  nella  fuperrìcie  terrena  -  5  5 

Quinta,  mutazioni  di  figure  nella  Terra  limili  a  quelle 

della  Luna,  ratte  con  riiteflb  periodo .  26 

Sefta,  la  Luna,  eia  Terra  fcambieuolmète  s'illuminano.  59 
Settimana  Luna,e  la  Terra  fcambieuolmète  il  ecliliano.  '  60 
Dalla  Terra  fi  vede  più  che  la  meta  del  globo  Lunare .  $8 
Due  macchie  nella  Luna ,  perle  quali  fi  offerua  lei  ha- 

uer  riguardo  al  centro  della  Terra  nel  fuo  moto.  59 

Luce  fecondarla  armata  propria  della  Luna .  61 

Eminenze,e  caui ti  nella  Luna,  fono illulloni  di  opaco, 

e  di  perfpicuo .  62 

Superficie  della  Luna  terfa  più  d'vno  fpecchio  *  62 

Prouafi  la  Luna  efier  ;di  fuperrìcie  afpra .  64 

La  Luna,  fé  fuife  come  vno  lpecchio  sferico ,  farebbe 

inuifibile.  1  6j 

Luna  le  luffe  terfa,  e  lifeia  farebbe  inuifìbile  .  70 

Apparenze  varie ,  dalle  quali  fi  argumenta  la  montuo- 

lìtà-della  Luna.  79 

Le  apparenti  inegualità  della  Luna  non  fi  poffcno  im> 

tar  per  via  di  più,  e  meno  opaco,  e  perfpicuo.  79 

Vedute  varie  della  Luna  imitabili  con  qualfiuoglia  ma- 
teria opaca.  79 
Luna  apparifee  più  rifplendente  la  notte,cheil  giorno .     81 
Luna  veduta  di  giorno  limile  a  vna  nugola .                      81 
Illumina  più  la  terza  refìeilìon  d'vnmuro,  che  la  prima 

della  Luna.  82 

Lume  della  Luna  più  debole  di  quel  del  crepufcolo .  82 
Nugolette  atte  ad  eifere  illuminate  dal  Sole  non  meno 

che  la  Luna.  \  82 

Luce  fecondarla  della  Luna,  cagionata  dal  Sole  fecon- 
do alcuni.  85 
Luce  fecondarla  della  Luna  apparifee  in  forma  di  anel- 
lo, cioè  chiara  nella  circonferenza  ?  e  non  nel  mezo , 
e  perche*.                                                                  Sé 

Difco 


Diico  della  Luna  jiell'eclifle  non  può  vederi! ,  fc  non 

per  priuazione  »  tj 

Modo  di  offeruar  iaiuce  fecondarla  xiella  Luna.  87 

Affinità  tra  la  Terra,  e  la  ■Luna,ri(petto-àlia  vicinanza .  90 
Solidità  del  globo  Lunare  s'argometadaU'eiler  mòtuoiò.  90 
Luce  fecondarla  della  Luna  più  chiara  inanzì  la  con- 

giunzione^che  doppo ,  91 

Le  parti  della  Luna  più  ofcure  fon  piane ,  e  le  più  ofcu- 
re monmo  fé .  93 
Afpetti  del  Sole  nece [fari;  per  le  generazioni,  non  fono 

nella  Luna  «  95 

Alla  Luna  il  Sole  R  alza,  e  s'abbafTacon  diuerfità  di  gra- 
di io.  &:  alla  Terra  di  gr.47,  95 
Luna  non  compofra  di  Terra,  e  d'Acqua .  93 
Nella  Luna  non  lì  generano  cole  Umili  alle  noftre,ma 

diuerfìmme,  qu andò  p  m  vi  fi  generino ,  95 

Nella  Luna  non. fon  pioggie-  94 

Giorni  naturali  nella  Luna,  fon  dì  vnmefe  l'vno .  93 

Intornoalie  macchie  della  Luna,  fon  lunghe  tirate  di 

monti»  93 

La  Lu na  non  può  fepararfì  dalla  Terra .  319 

La  Luna  perturba  affai  d'ordine  .degl'altri  pianeti .  3 1 6 

Il  Soie,  e  la  Luna  riorefeon  poco  ~  33Q 

E  improbabile,  che  l'elemento  del  fuoco  ila  rapito  dal 

■concauo  della  Luna  -.  437 

Moto  della  Luna  ricercato  principalmente  In  .grazia 

degi'ecliilL  ...  450 

La  linea  deferitta  dal  cadente  naturale,  fuppofto  il  mo- 
lodella  Terra  circa'l  proprio  centro  sfarebbe  ^proba- 
bilmente circonferenza  di  cerchio  .  75  8 
La  lìnea  retta,^  circonferenza  di  cerchio  Infinito ,  fon 
l'iftefìà  cofa,.  369 

M 
Materia  celefte  intangibile .  6x 

Madreperle  atte  a  imitar  l'apparenti  inegualità  della  Lu.  .79 
Marte  neceilàriamente comprende  dentro  al  ilio  orbe 

la  Terra,  e  anco  fil Sole ,  3  22 

Marte  alloppofìzion  del  Sole,  fi  moftra  60.  Tolte  mag- 
giore, che  ver'fo  la  congiunzione..  323 
Mediterraneo  fatto perla  diuifìone  fra  Abila^e  Calpe.       40 

Mercurio 


Mercurio  non  ammette  chiare  ofleruazioni .  3  30 

Metodi  ofieruati  dal  Chiaramotein  confutar  gì' Agro- 
nomi, e  dal  Saluiati  in  confutar  lui.  273 

Mifterij  de'  numeri  Pitagorici  fauolo  fi .  3 

Mobile  non  s'accelera,  fé  non  quando  acquifta  vicinità 
al  termine.  13 

Mobile  cadente  dalla  cima  della  torrelimuoue  per  la 
circonferenza  d'vn  cerchio:  no  fi  niuouepiù  né  me- 
no, che  fé  furie  reftato  lalsù  :  e  ìlmuoue  di  moto  e- 
quabile,  e  non  accelerato .  1 59 

Il  Mobile  fopra  il  piano  orizontale  ftà  fermo .  io 

Modo  di  conolcerdi  Dio,  diuerlo  da.  quella  degl'Imo- 
mini.  97 

Mondo  fi  fuppone.dairautore^efler  perfettamente  or- 
dinato. 11 

11  mobilepolto  in  quiete  non  fi  mouerà  quando  non        « 
habbia  inclinazione  a  qualche  luogo  particolare .         12 

Il  mobile  accelerali  moto  andando  verfo  il  luogo  doue 
ha  inclinazione.  13 

Il  mobile  partendoli  dalla  quiete  palla,  per  tutti  i  gradi 
di  tardità .  1 3 

Immobile  partendoli  dalla  quiete  palla  per  tutti  i  gradi 
di  velocità  lenza  dimorare  in  alcuno  .  14; 

Il  mobile  graue  feendendo  acquilla  impeto  ballante  a 
ricondurlo  inaltrettanta  al iczza .  15 

Impeti  de  i  mobili  eguahnenteauuicinatifi.  al  centro 
fono  eguali.  16 

Non  è  finora  fiato  prouato  da  alcuno  feri  Mondo  ila* 
finito,  ò  infinito . .  316 

Moitrafi  con  cuidente  efperienzai  corpi  più  riiplenden- 
ti  irraggiarli  più  de  i  manco  lucidi .  J3© 

Motiuo  per  il  quale  par  che  il  tiro  d'artiglieria  verfo  Po- 
nente debba  riufeir  più  lungo,  che  quello  verfo  Leu.  162 

Mouimcnti  differenti  ,  dependenti  dalla  fluttuazion 
della  naue..  245 

Muro  illuminato  dal  Sole ,  e  paragonato  con  la/Luna^ 
lucido  men  di  quelfa . .  82 

MacchieSolari. . 

Dimofirazione  concludente  j£  Macchie  clTer  .contigue  : 
aicorpofolare..  46 

Figura 


figura  nelle  Macchie  ftretta  verfo  la  circonferenza  del 
difcolòlare,.e  perchè  apparile  a  tale.  46 

Iftoriade  iprogrem*  dell'Accademico  per  lungo  tempo 
intornoalle  ofTeruazioni  delle  Macchie  fòlari .  337 

Creuentichefi offeruano  nelle  Macchie  furonriipon- 
denti  alle  predizioni..  344 

I  puri  nlofon'  peripatetici  fi  rideranno  delle  Macchie  fò- 
lari], e  loro  apparenze ,  come  illufìoni  de'cxiitalii  del 
Telefcopio-  34  $ 

Macchicene  fi  generante  fi  dilìbkiono  in  faccia  delSole.43 

Macchie  folari  maggiori  di  tutta  V  Afla ,  &  Affrica .  43 

Macchie  folari  non  fono  di  figura  sferica,  ma  diflefe 
come  falde  fottili  .  47 

Mutazioni  ftrauaganti  jda  oueruarfi  ne  ì  mouimenti 

-  ideile  Macchie  preuedute  dall'  Accademico  _3  quando 

il  moto  annuo  fune  delia  Terra .  339 

Opinioni  diuerfe  circa  le  Macchie  folari .  4S 

Primo  accidente  da  feorgeni  nel  moto  delle  Macchie 
1  folari;  £  còieguentemente  fi  esplicano  tutti  gl'altri .     340 
Concetto  repentinamente hreniato.in  mente  dell'  Acca- 

-  demico  Linceo  intorno  alla  gran  confeguenza,  che 

v  enfila  appreffo  al  moto  delle  Macchie  IbiarL  3  39 

Moto. 
Moto  retto  taLuotta  femplice,  e  taluol ta  mifto  per  Ariti.     9 
M  oto  retto  imponibile  |effer  nel  mondo  ben'ordinato .     1 1 
Moto  retto  di  fuanatura  infinito  -  1  i 

Moto  ietto  imponìbile  per  natura  *  12 

M  oro  retto  forfè  nel  primo  Caos.  12 

Moto  retto  accomodato  a  ordinare  i  corpi  mal'ordinati.  1  2 
Velocità  vniforme  conuiene  al  moto  retto.  li 

Velocità  per  il  piano  inclinato  eguale  alla  velocità  per 
la  perpendicolare ,&:  il  f moto  per  la  perpendicolare 
più  veloce,  che  per  l'inclinata .  1 6 

Moto  circolare  non  fi  può  acquiflar  mai  naturalmente 

lenza  il  moto  retto  precedente .  21 

Moto^cireolare  per  natura  vnifbrme .  21 

Moti  circolari  finiti,e  terminati  non  difordinano  le  par- 
ti del  mondo .  23 
Moto  circolare  fblo  vniforme  ;                    x  2$ 
Moto  circolare  pu^  continuarli  perpetuamente .  23 

Moto 


ftfotOTetto  non  può  naturalmente  efìcr  perpetuo  1  t$ 
Moto  retto  alìegnato  a  i  corpi  naturali ,  per  ridurli  alT 

ordine  perfetto,  quando  ne  fiano  rimorTì .  -2$ 

Kcl  moto-circolare  ogni  punto  delia  .circonferenza  è 

principioycrlne.  2? 

Moto  retto  de  i  graui  comprefo  dai  fenfi..  z% 

Al  moto  circolare niuno altro  moto  è  contrario .  .30 

Prcua,  che  il  moto  circolare  non  ha  contrario .  j© 

Jvloti  retti  con  più  ragione  attribuiti  alle  parti,. che  a  gì* 

interi  elementi.  37 

Moto  delle  macchie,  verfola  circonferenza  apparifee 

tardo.  4$ 

Moto  diurno  fi  moftra  comuniilìmo  a  tutto  1*  Vniuerfo 

trattone  il  globo  terreftre .  107 

Moto  diurno,  perchè  più  probabilmente  deua  elfer  del- 
la Terra  lòia,  che  delreito  dell  Vniucrfo.  10S 

I  moti  della  Terra  iòno  impercettibili  a  gli  abitatori  di 

quella .  107 

Dal  mouimcnto  diurno  nell'una  mutazione  naice  tra 

tutti  i  corpi  celelli,  ma  tutte  iì  riferifeono  alla  Terra .  1  19 
Moti  circolari  noi  lòn  contrari) per  Ariltotilc.  ni 

Moto delle  venti quattrhoreattribuito alla  sfera  altifli- 

-ina,  difordina  il  periodo ■dell'inferiori .  1 1* 

Moti  delle  stelle  'fi ile  lì  accclcr.ino,c  ritardano  in  diuer- 

fi  tempi,  quando  la  sfera  stellata  lia  mobile .  n  2 

D'vn  mobile  lenir,  lice  vn  folo  è  il  moto  naturale,  e  gli 

altri  per  participazione-  lOf 

lì  moto  per  le  cole,  che  di  cflbcgualmente  fi  muouono 

è  come  le  non  fuife ,  &  in  tanto  opera  in  quanto  ha 

relazione  a  cofc,che  di  elio  mancano .  Éc>jp 

II  moto  non  è  lènza  mggetto  mobile  .  1 14 
Moto,  e  quiete,  accidenti  principali  in  natura .  12J 
Due  cole  il  ricercano ,  acciò  il  moto  po.fa  perpetuarli , 

lo  lpazioimerminato.  e'I  mobile  incorruttibile .  12! 

Moto  retto  non  può  elTere  eterno/C  perù  41011  può  effer 
naturale  alia  Tetra  .  12S 

Moto  dell'aria  atto  a  portar  fcco  le  co  fé  leggicrifiìme , 
ma  non  le  graiuiiìme .  156 

Il  mezo  imr,  edifee  il  moto  de' .-proietti ,  e  non  lo  confe- 
rire, 146^ 

li        Moto 


Moto  par  de!  tutto  eicluio  in  natura,  1 63 

Inftanza  contro  almo  ro>  diurno,  della.  Terra>;  prefa  daL 

tirò  perpendicolare deìlTArtiglieria..  167 

Motoimpreflo  dal  proiciente  è  fola  per  linea  retta  Y       1 86 
Accelerazione  deimoto  naturale  de  igraui  fi  fa  fecon- 
do inumejumpan,  cominciando  dall' vnità..  217 
Intera,,  e  nuoua.  faenza  dell' Accademica  x  intorno  àL 

moto  locale  „.  2i7r 

Il  mobile  cadente,  quando  fi  mouefle  col  grado  di  ve- 
locitàacquiftato  per  altrettanto  tempo  co  moto  vni- 
formej  pallerebbe  lpazio  doppio  del  pattato,  col  mor- 
to accelerato ..  221: 
11  moto  de  i  penduli  graui  ^perpetuerebbe,,  rimom*  gì* 

impedimenti.,  222. 

Il; moto  naturale  flconuerte per  fé  fteflo  in  quello ,  che. 

fi  chiama  preternaturale,  e  violento ..  25 1 

Dejmotomifto  noi  non  veggiamola  parte  circolare* 

perchè  di  quella  fiamo  partecipi ..  ,   257- 

Il  moto  comune  è  come  le  non  fune  2.  242. 

limato  deli;ocehi  o  ci4arguifce  il  mota  dell'oggetto  ve- 
duto- 241; 
Moto  annuo  della  Tèrra  dèurebbe  cagionar,  vento  per- 

pertuo ,  e  grandinimo ..  247' 

Moto  della  barca  infenfibilea  quei  ,.  che.  ci  fon  dentro* 

quanto  al  fenfo  del  tatto».  249; 

Moto delK barcafenfibile  alla  vifìa;  congiunta,  col  dì- 

fcorfo  »  249? 

Moto  terreftre  comprende*!  nelle  ftelle  0  249 

Onde  fi  comprenda  il  moto  di  vn^cadente ..  241, 

11  moto  noftro  può  enere  in  terno^St  efterno  ?  fenz'eflerj 

da  n  oi  comp  relò  *.  249^ 

Moti  degl'animali  fon  tutti  d'Vna  fòrte .  25*, 

Moti  fecondarij  dell'animale,  dependenti  da  i  primi».       251 
Per  il  moto  della  Terra,  non  fi  ricercano  flefìure .  255 

Altra  inftanza  contro  al  triplicato  moto  dellaTerra.        254 
Più4ifterente  è  il  moto  dalla  quiete ,  che  il  moto  tetta; 

dal  circolare.,  257: 

Moto  delle  parti  della  Terra ,  ritornando  al  fua  tutta 

può efler  circolare.,  25$: 

Crefce  la  velocità  nel  moto  circolare^  feconda  che  cre- 
sce ii  diametro  del  cerchio»  z6t 


^loto  degl'alterabili  più  torlo  è  da  chiamarli  violento , 
che  naturale.  z6$ 

Moto  dell'acqua  tra'l  flutti,  e  refluito  noninterrotto  da 
quiete.  ,270 

Moto  annuo  della  Terra,  mefcolandou*  co  1  moti  degl' 
altri  pianeti  produce  apparenze  ftrauaganti ,  3  19 

La  quiete,  il  moto  annuo,  <Sc  il  diurno  deuono  diftribu- 
irii  tra'l  Sole,  la  terra,  el  Firmamento .  32$ 

Iliòlo  moto  annuo  della  Terra  cagiona  le  grandi  ine- 
gualità de'  moti  apparenti  nei  $,  Pianeti-,  554 

Moto  annuodella  Terra,attiflimo  a  render  ragione  del- 
l'eforbitanze de i  5. Pianeti.  3J7 

Benché  il  moto  annuo  attribuito  alla  Terra ,  rijponda 
alle  apparenze  delle  macchie  lòlari,  non  però  ne  ie- 
guita;cheperil  conuerib,  dalle  apparenze  delle  mac- 
chie li  debba  inferire  il  ruoto  annuo  eiìer  della  Terra..  544 

L'apparente  diuerlità  dimoto  dei  pianeti  rena  infenfi- 
bile  alle  llelle  fìffe .  3  51 

Tico,e  Tuoi  aderenti  non  hanno  tentato  di  vedere,fe  nel 
Firmamento  Ila  apparenza  alcuna  contro,  ò  in  fauor 
del  moro  annuo .  364. 

Tito ,  &  altri  argomentano  contro  al  moto  annuo  per 
rinuariabilceleuazion  del  Polo,  36$ 

Il  moto  doue  è  comune,  è  come  fc  non  vi  fufte .  367 

Inftanza  conto  al  moto  della  Terra,preia  dalle  ttelle  fi£ 

fé  polle  nell'Eclittica,  .  373 

Moto  annuo  fatto  dal  centro  della  Terra  lotto  l'Eclitti- 
ca ,  e  moto  diurno  fatto  dalla  Terra ,  circa'1  proprio 
•centro.  37Z 

AI  moto  annuo  della  Terra  può  feguir  mutazione  411 
qualche  llella  filia,  ma  non  nel  Polo ,  36% 

Sella  contermazione ,  e 

Se  ttima  del  m oto  diur  no  -  n  j 

Moto  annuo  dei  Sole  ,«ome  fegua  invia  del  Copern.    385 

Moto  in  giù,  non  è  del  globo  terreftre,  ma  delle  lue 
parti .  '391 

Moto  annuo,  e  moto  diurno  compatibili  nella  Terra .     3$i 

Terzo  moto  attribuito  alla  Terra,  è  più  pretto  vn  retta- 
le immobile,  39% 

Moto  de  i mifti  ccnujenche  ila  tale,  chepoiTa refultarc 

li  z       dalla 


dalla  compofizìòn  de  i  moti  dei  corpi  /empiici  com- 
ponenti .  40$ 

Con  due  moti  retti  non  il.  compone  vn  moto  circolare.  405 

Dimoftrail  còuertendo  l'argomento  il  moto  perpetuo 
dell'aria  da  Leuante  a  Ponente  prouenir  dal  moto. 
del^Cielo .  436 

M  oto  dell'acqua  dependente  dal  moto  delCielo .  456 

Più  probabilmente  fi.  rende  ragione  del  moto  conti- 
nuo adell'aria,  e  dell'acqua  con  /aria  Terra  mobile ,, 
che  con  farla  (labile .  437- 

Se  il  moto  annuo  non  il  alterane,  cederebbe  ilperiodo 
mef^ruo .  442*. 

Se'l  moto,  diurno  ru>n<  s'alterane  cenerebbe  il  periodo- 
annuo..  443;. 

Moto  annuo  deila  Terra  per  l'Eclittica^  ineguale  medi- 
anteiknoto  della  Luna.  446» 

Ni 

Natura  non  intraprende  a  far  quello  che  è  impoiìlbilc. 
aeiTerfatto.  13 

Natura  perindur  nel  mobile  qualche  grado  di  velocità- 
Io  fa  muouer  di  moto  re  tto .  1 3: 

Natura  non  conferifeeimmediatamente  vn  determinai 
to  grado  di  velocità ,  fé. ben  potrebbe .  1$; 

Natura  non  opera  .con  molte  cole,  quello^che  può  con. 
poche.  no- 

Natura  primafece  le  cofea  modofuo,  e  poi  fabbricò  i 
diieorfì  degl'huomini  abili  a  intenderle.  258. 

La  Naturale  Dio  il  occupanonella  cura  degl'h  uomini, 
cerne  le  altro  non  curaiìero  .  $4® 

Quello  chea  noièdhfteiliimno  a  intenderli,  alla: Natur 
ra  è  ageiicliilimo  a  farli.. 

j^Jatejrale  inclinazione  delie  parti  di?tuttii  globi  monda> 
sì  d'andare  a  i  lor  centri .  2% 

^Navigazione  verio  l'Indie  occidentali  facile ,  e  difficile 

il  ritorno .  454 

Xe  Navigazioni  nel  Mediterraneo  da  Leuante  verioPo< 
nente  il  ranno  in  tempi  più  breui,  che  da.  Ponente 
veriò  Leuante  «  455 

JJegadofi  i  principi)  nelle  fcienzc>il  puòfoitenerequal 
fiuoglia  paradollQ  •  U 

Negl' 


Negl'oggetti  molto  lontani,  ehiminofi  vn  piccok>  att- 

uicinamento,  ò  diicoitamento  è  impercct  cibile .  37$ 

Nelle  icienze  naturali  è  inefficace  l'arte  oratoria .  4% 

Nell'Aiììoma: Frultra6tperplura>  &c.  l'aggiugnerc ,. 

xque  bene,  è  fupernuo  .  117 

Nelle  icienze  naturali ,  non  fi  deue  ricercar  Teuidenza 

matematica.  22  j 

Non  eonuiene,che  chi  non  filofbfa  mai  li  vfurpì  il  tito- 
lo di  filoibfo .  io 
Non  hai  vero  fi  poca  luce,  chenonfi  icorga  tra  le  te- 
nebre dei  falli .                                                             4*4 
Non  poiìbn'efiere  i  falfi  dìmofìrabiii, come  i  veri .           123 
Non  repugna  ii  poterli  con  la  circonferenza  d'vn  cer- 
chio piccole,  "poche  volte  riuoltato,  mifurare,  ede- 
fcriuere  v na  1  !  .iea  maggiore  di  qualfiuoglia  grandif- 
fimo  cerchio  ~                                                                241 
Non  fi  icema  la  f  urza  douc  non  se  n'efercitapunto.        266 
Numero  ternario  celebre  appreflb  i  Pitagorici.  a 

O 
GrOggetti,quantofondlfucepÌLivfua;,  tanto  più  mo- 
ndano di  rie  refe  ere  .  329 
Oggetti  ri fplend enti  fi  moftrano  circondati  da'  raggi 

auuentizij.  32S 

Opinione  di  Seleuco  matematico  reprouata.  455 

Operazione  del  mezo  nel  cótinuareii  moto  al  Proietto.  144 
Operazioni  del  Telefcopio  reputate  fallacie  dai  Peripat.  32$ 
Oportuna  refoluzione  d'vn  filoibfo  Peripatetico .  ioj 

Orbe  della  Luna  abbraccia  la  Terra*  ma  non  il  Sole.  322 
Ordine  della  Natura  è  il  far  circolare  gforbi  minori  in 

tempi  più  breui,&  i  maggiori  in  tempi  più  lunghi.        264 
Origine  de  i.nerui  fecondo  Ariftot.  e  fecondo  i  medici.  101 
OiTeruazioni  dalle  quali  fi  raccoglie  il  Sole,e  nò  la  Ter- 
ra cifer  nel  centro  delle  reuoluzioni  e  eleni.  318 

P 
Paralogifmo  d'vn  Peripatetico,  che  proua  ignotum  per 

ignotius .  220 

Paralogifmo  dell'autor  dell' Antitieone  .  262 

Ptsralogifmo  d' Ariti,  fcuoprefi  per  vn' altro  verfo .  28 

Paflìoni  infinite  fon  forfè  vna  fola .  97 

Pallaggi  fctàcon  tempo  dai  difeorfo-vmano,  l'intellet- 
ti 


to  Diuino  fa  in  infrante ,  cioègl'ha  tèmpre  prelenti .      97 

Penuria,  e  abbondanza  mcttonoin  grezzo,  e  auuilifco- 
no  lecofe.  51 

Peripatetici  aflègnano  con  poca  ragione  per  naturali 
e  uei  moti  a  gii  Biemen  ti  dei  quali  non  u  muouono 
mai ,  e  per  preternaturali  quelli  de  i  quali  il  xnuo  uon 
fempre.  38 

Per  le  proporzioni  vere  s'incontrano  argomenti  con- 
cludenti, ma  non  per  le  falle ..  266 

Per proua delle Goncìufioni  vere porToneffer molte  ra- 
gioni concludenti,  per  le  falfe  nò ,  1 23 

Piacenole  efempio  per  ^dichiarar  la  poca  efficacia  di  al- 
cuni di  icorfi  iìioiòiicL  .403 

La  Pietra  cadente  dall'albero  della  nauc,  batte  nèiriftef- 
fo  luogo,  mu  ouafi  la  nane  ,  ò  Itia  ferma.  1 ft 

La  propensione  de  i  corpi  elementari  in  feguir  la  Terra 
ha  vna  limitata  sfera..  233 

Prouafì  più  ragioneublmente  dirli,  che  i  graul  tendono 
al  centro  delia  Terra,  che  a  quello  dell'  Vniuerfo.  2% 

Più  conuemente  è  jcheil contenente,  e'1  contenuto  li 
muouano  intorno  allineilo e en tronche  /òpra  diuerfi.  318 

Pitagora  fece  l'Ecatumbeper  vna  dimoftraziongeome 
tricarimxuata.  43 

Più  facile  è  accorgerti  fé  la  Terra  fi  muoua,che  felacor 
ruzione  fi  faccia  da  i  contrari/.  31 

Prima  fono  le  colè  graui,  che  il  centro  di  granita .  240 

Frimioiìcruatori,  & inuentori  degni  deiièreamirriratu  J99 

Pri  nei  pi  j  con  trarij  non  poiìbn  rifèder  naturalmente  nel 
medefimo  fuggettc  231 

Problemi  diuerii,e  curioìl  intorno  al nioto  de'  Proietti.  1 50 

Problemi  marauigiiofi  ,di  mobili  deicendenti  per  vna, 
quarta  di  cerchio  ,e  deidefcendentipertuttele  cor- 

?.,  <le  di  tutto ileerchio,  444 

Proietti  continuano  il  moto  per  linea  ietta",  che  Fegue 
la  direzion delinoto,che fecero  infiemecol  proici- 
ente,  mentre  con  elio  erano  congiunti.  169 

Proietto  fi  rnuoue  per  la  tangente  il  cerchio  del  moto 
precedènte  nel  punto  della feparazione.    ,  187 

proietto  grane  fubito,ehe  è  feparatokial  proicienteco- 
iidnciaa  declinare.  1S9 

Propo- 


Proporzione  prefa  da  Arift.  da  gl'antichi* ma  alterata,  i 00 

Proprietà  multiplici della  Calamità ..  397 

Putì  Ihnimità  d'alcuni  feguaci  d'  Arido  tile .,  105 

Puiillanimiti  degl'ingegni  popolari-  395 

Quello  che  è  violenta  noni  può  eiìere  eterno,  e  quello,, 

che  non  può  eflere  eterno,  non  può  eiier  naturale.       1 27 
Quiete  è  il  grado  di  tardità  infinita: ..  1 3 

Tra  la  Quiete,  equalfluoglia  grado  di,  velocita  media- 
no inrini  ti  gradi  di  veiocitiminorì  l  i  3 

R 
Raggi  perpendicolari  illuminano  più5,  chegl'obbliqui  > 

e  perchè ..  73 

Ragione  per  la  quale  i  corpi  lùminofl  li  inoltrano  in- 

granditi  tanto  più ,  quanto  fono  più  piccoli  *,  428 

Rarita,e  dentiti  nei  corpi  celefti,diuerie  da  quelle  degl* 

Elementi..  3  5 

Regreffipiù  frequenti  ih  Saturno,  menoihGioue,  e 

meno  ancora  in  Marte,  e  perchè ..  3  36 

Regreili  di  Venere,  ediMercurio,  dimoltrati  da  Apol- 
lonio, e  dal  Copernico .  336 
Requilitr  per  poter  ben  filofofare  in  via  d'Ariti...  101 
Refponfo  dell'Oracolo  vero,in  giudicai:  Socratefàpien- 

tiilìmo.  95 

Rifoluelì  la  medefìma  inftanza  con  efèmpi  dimouime- 
tifimilidi  altricorpi  celerti..  257 
Rifpofta  ridicola  d'vnifilofotò  nel  determinar  doue  fiai 

l'origine  de  inerui.  100 

Rifpofta  al  primo  argomento  d'Ariftotilev  127 

Rifpofta  al  fecondo  Argomento .  12^ 

Rifpofta  al  terzo  argomento ..  13 1 

Rifpofta  al  quarto  argomento ■..  131 

Rifpofta  all'argomento  prefò  da  i  tiri  di punto  bianco 

Orientali,  &  Occidentali..  17J 

Rifpofte  a  gl'argomenti  còtro  al  moto  della  Terrapre- 

fi,  ex  rerum  natura.  2$l 

Rifpofta  finta  del  Keplero,  con  certa  arguzia  coperta*.   26$ 

$ 
Saper  Diuino,  infinite  volte  infinito.  95 

Saturno  per  la  tardità,  e  Mercurio  per  il  vederli  di  rado, 

.7  furo» 


Hiron  de  gl-vltimi  ad  efìer'ofteTuati .  44* 

Sconueneuoiezze,  che  ibno  nei  fiftema  di  Tolomeo .      3  3  3 

Se  il  centro  del  mondo  è  riltcflb,  che  quello  intorno  ai 
.  quale  il  niuoiio.no  i  Pianeti  ,  il  Sole ,  e  non  la  Terra  è 
collocato  in  e  fio.  31S 

U  Sole  palla  vn  a  metà  del  Zodiaco  none  giornate  più 
preito,  che  l'altra.  449 

Semplice  traipoiTzion  di  parti  può  rapprefèntarci  i  cor- 
pi (otto  diuerrl  alpe  1  ti .  3  2 

I^à  sfera.,  benché  materiaie ,  toccai  piano  materiale  in 
vn  ibi  punto  ,  199 

Perche  la  arerà  iò.aftrattQ  tocchili  piano  in  vn'punto , 
ma  non  la  materiale  è  in  concreto.  20/ 

Qua!  e  debba  fumarii,  la  sièra  dell'  Vniucrfo  -.  3  23 

Sfera  di  arduità  ne  1  corpi  celelti ,  maggiore ,  che  negT 
elementari,  6$ 

Sfericità  perfetta  perche  lì  ponga  da  i  Peripatetici  ne  i 
cor-pi  e  eletti..  77 

Si  inoltra  la  neceiiìtà  deirefiereicapi  degl'orli  tutti  -ro- 
tondi, &:  imoti degl'animali  tutti  circolari .  253 

Simpatia,  eantipatia,  termini  vlàd  da  i  fuoibn* ,  per  ren- 
der naturalmente  le  ragioni  di  mqlti  effetti  naturali .    403 

Si  rifponde  all'iattanza,  inoltrando  l'equiuoco.  1 6.7 

Smibluermrranzaprefa  dai  tiri  d'artiglieria  verfb  me- 
zogiorno,  e  tramontana .  173 

Si  rifponde  alle  prime  tre  opponziorii  contro  al  (ìftema 
Copernicano .  3  27 

Siftema  Copernicano  difneile  a  intenderli ,  e  facile  a  ef- 
fettuarli. 3S3 

Soluzione  delì'initanza  prefa  da  i  tiri  verfb  Leuante ,  e 
verlb  Ponen  te.  1 74 

Sottigliezze  aliai  inlìpide  ironicamente  dette  cattate  da 
certa  Enciclopedia,  167 

Oli  ipazij  paftàti  dal  graue  cadente ,  fono ,  come  i  qua- 
drati de  i  tempi .  217 

I  o  fpazio  afìegnato  per  vna  fina,  è  molto  minore  di 
quello  d'vn  Pianeta.  3òz 

Specchi  piani,  mandano  la  reiktTìone  in  vn  luogo  fcloj 
-ma  gli  sierici  per  tutto  .  66 

Stazione,  direzione,  e  retrogradazione  il  conoiceinre- 
iazione  aileiklie  filler  375 


Prouaiì ,  come]  poco  è  da  fidarli  degli  finimenti  agro- 
nomici nelle  minute  ofleruazioni .  3 Sol 

iQuali  {frumenti  fiano  atti  per  i'ofleruazioni  efattidlmc.  jst 

Strumenti  Astronomici  fon  (ottopodi  a  errar  faciline  te.  2S3 

Strumenti  di  Ticone  fatti  con  grandi  ifpefe .  3SX 

Strutture  particolari  degl'orbi  dei  Pianeti  ancora  non 
.  ben  reiòlute-. 

Superticie  del  mare  apparirebbe  da  lontano  più  ofeura 
.  di  quella  delia  Terra .  5$ 

Superficie  più  icabrolà  fa  maggior  refleffion  di  lume, 
che  la  meno  fcabrofa .  73 

Sudanze  celelti  inalterabili  5  &  elementari  alterabili  ne- 
-ceilarie  in  natura:  di  mente  d' Arido  t.  I 

Stella. 

"E  non  meno  imponibile  corromperli  vna  Stella,  che 
.  tutto  il  globo  terredre  -  42 

Le  mutazioni  nelle  delle  lille  deuono  edere  in  alcune 
maggiori,  in  altre  minori,  in  altre  nulle.  370 

lie  delle  lille  podc  nell'Eclittica  mai  non  s'alzano,  ne 
abballane  per-caula  del  moto  annuo  della  Terra,  ma 
,  ben  s'auuicinano,  e  s'allontanano.  372 

Le  delle  fuori  dell'Eclittica  fi  eleuano,  ed  abbacano 
più,  e  meno,  fecondo  la  lor  didanza  da  cfla  Eclittica .  3j6 

Modo  per  mifurare  il  diametro  apparente  d'vria  della.     3  54' 

.Maggior  cliucriità  fanno  le  delle  più  vicine ,  che  le  più 
remote.  37% 

Non  fi  ha  maggior  cognizione  di  chi  muoue  i  graui  al- 
l'ingiù,  che  di  chi  muoue  le  delle  in  giroaie  di  quede 
caule  lappiamo  altroché  il  nome .  230 

Stelle  Medicee  fon  come4.  lune  intorno  a  -Gioue .    -      33.2 

Nelle  Stelle  riffe  la  diuerdd  d'afpetro  cagionata  dall'or- 
be magno,  poco  maggiore  della  cagionata  dalla  Ter 
ra  nel  Sole.  352 

Podo,  che  vna  fi  Ta  della  feda  grandezza'  no  da  maggior 
del  Sole,  la  cUuerfità,  che  nei  pianeti  è  grande ,  neile 
.fide  reda  come  i ufendbile .  3  5  t 

Steli  e  -fu  perai  >o  in  denuta  la  f uftanza  del  redo  del  Cielo 
infinitamente.  35 

Stelìe  nuoue apparite  in  Cielo,  '     43 

Situazione  probabile  delle  delle  fide.  373 

Kk        Stella 


fee&a  della  (erta  grandezza  porta  da  Ticone  »  e  dall'  Au- 
tor del  libretto  centofei  milioni  di  volte  maggiore 
delbifogno..  354 

Sirifblue l'equiuoca di  chi  crede,  che  al  moto  annuo  fi 
deua  far  gran  mutazionejCircarelenaziondvna  fteL- 
làfìflìu  161 

Tutta  la sferaftellata',  da  lontananza; grande*  potrebbe 
apparir  piccola  quant'vna  ftella.  ..  56* 

Col  priuareil  Cielo  di  qualche  ftella,,ft  potrebbe  venire 
in  cognizione  di  quello,che  ella  operi  in  noi.,  361 

Vna  ftella  fi  chiama  piccola  rifpetto  alla  grandezza  del- 
lo fpazio,  che  la  circonda..  162, 

T 

Telefeopioottimamezo  per  leuar  la,  capellatura,  alle 
fteller 

Tempi  delle  conuerfioni  de  i  Pianeti  Medicei ..  1  tz 

Quattro  moti diuerfi  attribuiti  alla. Terra .  391 

Toccarfi  in  vn  punto  non  è  proprio  delle  sfereperfet- 
te  (blamente ,  ma  di  tutte  le  figure  curue .  20JL 

Trafponendofi  iìgrand'aggregato  de  i  graui,le  particel- 
le feparateda  eflb  lo  fèguirebbero ..  240* 

Tre  dignità  fi  fuppongon©  manifeftc.  25 1 

Si  oppone  all'Ipotefi  delia  mobilità  della  Terra,  prefain 
grazia  del  fluflb,  e  refluflb  .  410 

Confermai  la  vertigine  della  Terra;  con  nuouo  argo- 
mento prefb  dall'aria  *  43  2. 

Parte  vaporofavicinaalla  Terrai,  participa  de'  fùoimo- 
uimenti.  45 1 

Altra  offeruazione  prcfàdali'ariain  confermazione  del: 
moto  della  Terra  ►  434 

Terra. 

Terra  sferica  per  la  cofpirazion  delle  parti  al  fuo  centro*  25 

Naturale  delglobo  terreftre  deue  dira  più  tolto  la  quie- 
te, che  il  moto  all'ingìu .  37 

Terra  nobiliffima  per  le  tante  mutazioni*  che  in  lei  fi 
fanno.  50 

Terra  inutile,  e  piena  di  ozio,  Iettatele  alterazioni  ►  sa 

Terra  più  nobile  dell'oro,  e  delle  gioie .  51 

L'alterabilità  non  è  nell'intero  globo  #  ma  nella  parte 
dei*  Tea*  0  '....%% 

Tutta 


Tutta  la  Terra  vedcla  metà  folamente^clla  Luna ,  e  la 
metà  iòlamcntedella  Luna  vede  tutta  la  Tcixa*  $j 

Lume  della  Terra&cfl elio  nella  Luna .  5 9 

Terra  impotente  axeflettere  i  raggi  delSolc .  61 

La  Terra  più  reciprocamente  opera  ne  i  corpicclefli  «       Sp 

Rerlcllione  del  lume  più  debole  del  mare  «  che  della 
Terra .  $t 

Della  Terra  non  pofTori'eflere  altri  mouimenu ,  che 
quelli ,  che  a  noi  apparifeono  cilèr  comuni  di  tutto! 
redo  dell' Vniuerfo,  mattone  la  Terra .  iof 

Primo  dilcorfo  per  prouare  il  moto  diurno  cflèr  della 
Terra  ~  109 

feconda  confermazione,  -chcl  moto  diurno  ila  della 
Terra.  no 

Terza  con fermazione  per  il  medefimo ,  ni 

Quarta  confermazione  il  moto  diurno  eifer  della  Terra.  112 

Terra  penfìle,  e  librata  in  mezo  fluido  non  par,  che 
polla refiftere  al  rapimento  del  mo to  diurno ,  t 1 3 

Le  parte  dell'aria  inferiore  alle  più  alte  montagne  iè- 
gue  il  moto  della  Terra .  ij$ 

Si  nlblue  l'argomento  contro  al  moto  delia  Terra, pre- 
io  dal  volar  degli  vecchi.  180 

Stupidità  di  alcuni,  che  ftimano  la  Terra  efrerii  comin- 
ciata a  muouere,  quando  Pittagora  cominciò  a  dir* 
che  ella  fi  moueua-  18 $ 

Dato  che  la  vertigine  diurna  fuile  della  Terra',  e  che  el- 
la per  qualche  repentino  oftacolo,  ò  intoppo  li  fer- 
malfe,  le  fabbriche,  e  le  montagne  fteue, e  forfc  rutto 
ilglobofidiflbluerebbe*  .aot 

Vn  corpo  femplice ,  'quale  è  la  Terra ,  non  lì  può  muo- 
uer  di  tre  moti  diuerfi.  25 1 

La  Terra  non  11  può  muouere  d'alcuno  dei  moti  attri- 
buitigli dal:  Copernico.  251 

Quarta  dignità  contro  al  moto  della  Terra .  252 

Si  derìderà  lapere  per  mezo  dì  quali  fleflure  il  globo  ter 
reftre  fi  potrebbe  muouer  di  tre  moti  diuerfi .  254 

Vn  folo  principio  può  cagionar  più  moti  diuerfi  nella 
Terra.  25^ 

imanifefta l'error dcH'oppofitore, dichiarando,  come 
i  mo  ti,  annuo,  e  diurno  della  Terra ,  ^iò  n  per  il  mede- 

Kk  2        fimo 


fimo  ver fò ,  e  non  contrari) .  ^5 .5- 

Si  dubita ,  chel'oppofitorenon  habbia  intefo  il  terzo 
motto  attribuito  dal  Copernico  alla  Terra .  256 

Argomentai  dall' e  (Ter  per  natura  tenebrofa  la  Terra,  e 
lucido  il;Sole  >  eie  fteile  mfe„,  quella  elfer  mobile,  e 
quefti  immobili  v.  260 

Altra  dirlercnza  tra  la  Terra,  ei  corpi  celefti ,  prefa  dalla.. 
-  p  uri  tà ,  e  i  mp  uri  tà .  26 1 

Stoltamente  vien  detto  la  Terra  effer  fuor  del  Cielo  .      262 . 

Più  ragioneuolmerite  lì  pofìòno  attribuire  alla  Terra 
dueprincipij  interni  al  moto  retto,  oc  al  circolarcene 
dueal  moto,  &  alla  quiete  .  25S: 

Più  è  da  temerli  laiianchezza  nella  sfera  ftellata^che  nel 
globo  terreftre :.-..  267 

Dandoli  il  moto  annuo  alla  Terra ,  conuiene  afìegnar> 
le  anco|  il diurno .  324,- 

Rimuouefi  la  difficultà  nata  dal  muoiierlT  la  Terra  in- 
torno al  Sole  non  foiitaria ,  ma  in  compagnia  della 
Luna.  331 

Dimouiazione  delleinegualità  dei  tre  Pianeti  fiìperio- 
ri,  dependenti  dal  moto  annuo  della  Terra .  3  34; 

Il  Sole  fteftb  tefhficail  moto  annuo  effer  della  Terra.      3 3 7 

Quando  la  Tcrrafia  immobile  nel  centro  del  Zodiaco , 
bifogna  attribuire  al  Soie  quattro  mouimenti  diueril.  346' 

Ponendoli  il  moto  annuo  effer  della  Terra, bifogna,che  - 
vna  fteila.mTa  ila  maggiore  dell'orbe  magno  ...  3  50?; 

Elcmpio  accomodato  per  dichiarar',  come  l'altezza  del 
Polo  non  fi  deue  variare,  mediante  immoto  amino 
della  Terra .  367 

Si  cerca  quali  mutazioni,  &  in  quali fteile  il  debbano  , 
fc  ergere,  mediante  il  moto  annuo  della  Terra ._  37© 

L'aflè  della  Terra  fi  mantiene Tempre  parallelo  a  ieftef- 
fo,  e  deferiue  vna  iuperficie  cilindrica,&c.  3j%. 

L'orbe  della  Terragia  mar  non  s'inclina ,  ma  immuta- 
bilmente fi  conferua.  372 

Indizio  nelle  fteile  fiiTe.fimile  a  quel  clic  fi  vede  ne  i  pia', 
neti  per  argomento  del  moto  annuo  della  Terra.         31 '$< 

La  Terra  fi  accorta ,  e  allontana  dalie  lìfie.deireclittica 
quanto  è  il  diametro  dell'orbe  magno-.  377 

Quando  nelle  fteile  fifle  il  feorgefìe  qualche  mu.tazio> 

ne  an* 


ne  annua,  ri  mòto  della  Terra  non  patirebbe  con  tra- 
dizione. JSO'- 

Luogo  accomodato  per  l'oiTeruazione  delle  fifte  inqua 
to  appartiene  al  moto  aniruo  della]  Terra.      .  j8i 

Proporzioni  neceiìàrie  per  ben  capire  le  conféguenze 
dei  moti  della  Terra.  S$3 

Accidente  maraiiigliofo,dependente.dal  noninclinarit 
l'afle  delia  Terra.  387 

Vanità  dei  difeorfo  di  quelli  che  giudicano  la  sfera  {Iel- 
lata troppo  varia  nella  pofizion  del  Copernico^  j6z 
La  Vcloc  1  tà  maggiore  compenia  preeifamente  la  mag- 
gior grauita.  210 
Velocita  diconfi  eguali  quando  gli  ipazij  panati  fon 

proporzionali'  ai  tempi .  17 

Venti  da  terra  perturbano  l'aria  .  ,    434 

Venere  grandiilìma  veriò  la  congiunzione  vefpertina  ', 

e  piccoliiTima  verib  la  mattutina  .  321 

Si  conclude  neceisariamentc  Venere  raggirarli  intor- 
no al  Scie.-  321 
Altra  difficolta  molla  da  Venere  contro  al  Copernico.    326 
Ragione  ondeauuenga  che  Venere,  e  Marte  non  ci  ap- 

parifeon  variar  grandezza  quanto  conuicne .  327 

In  Venere  la  mutazion  di  figura  argomenta  il  ilio  mo- 
to e  il  ere  intorno  al  Sole  .  319 
Altra  feconda  cagione  del  poco  ricrefeer  di  Venere.  330 
Venere  rende  feufabile  l'error  degl'Attronomi  nel  de- 
terminar le  grandezze  delle  Ite  Ile  .  3  53 
Venere  fecondo  il  Copernico  elucida  per  ie  (teffa .  316 
Apparenze  di  Venere  fi  moftran  difeordi  dal  iiftema 

Copernicano .  326 

Vcro;e  bello  fon  rirrciìb;  come  anco  fallo,  e  brutto.         1 26 
La  vertigine  veloce  ha  facilità  d'eftrudcre ,  e  difiipare.     184 
Porta  la  vertigine  delia  Terra  la  'palla  nelf  Artigl.  eretta 
a  perpendicolo  non  li  muoueper  linea  perpendicolar 
re,  ma  per  vna  inclinata  .  169 

Caule  della  difcguaiiu  delle  futtrazioni ,  e.degliaddita- 

menn  della  Vertigine  diurna fopral  moto  annuo.       451 
Vibrazioni  del  mcdefimo  pendolo  fi  fanno  con  la  mc- 
deiima  frequenza,  ilano  elle  grandi,  6  piccole.  226- 

La 


La  Virtu,chc"conducc  iproicttigrauiin  alto,  non  £li  è 
mcn  naturale,chc  la  grauità,che  gli  muoucabballb.    230 

Virtù  mirabile  internarci  globo  rerreftre  di  riguardar 
fempre  la  medefima  parte del  Cielo  •  $9$ 


Il  Fitte  dell*  TauoU  delle cofe più  notabili  ,  the  fi 
contengono  in  quefio  libro  • 


Regiftgo  * 
f  ABCBEFGHIKLMNOPQJRSTVXYZ 
AzBb  Ce  Dd  Ee  Ff  Gg  Hh  li  Kk 

Tutti  fin  duerni,  eccetto,  che\  vn  foglio  Ffvnfoglio4 1  mtt&* 
G^Hbii  Kk  fon  0  vn  foglio  * 


IN    FIORENZA. 
PerGiorBatiftaLandini  MDCXXXIL 
Con  licenza  de'  Superiori* 


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